Matera 2019, sabato 14 dicembre passeggiata nell’arte urbana

Sabato 14 dicembre, nell’ambito del programma ufficiale di Matera 2019, sarà possibile fare una passeggiata nell’arte urbana di Matera, per scoprire alcuni dei luoghi della città contaminati da questa forma d’arte. “Negli ultimi anni – si legge in una nota della Fondazione Matera Basilicata 2019 - diversi sono stati gli interventi artistici realizzati su tutto il territorio lucano, anche grazie a progetti promossi dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019 come le residenze artistiche, i progetti di comunità e il progetto capitale per un giorno. La periferia e il centro di Matera hanno acquisito nuova identità per mano di artisti dal calibro internazionale (Momo, Jorit, Mister Thoms, Giorgio Bartocci etc.), i quali, in molti casi con il coinvolgimento delle realtà cittadine di riferimento, hanno reso i luoghi protagonisti di nuova luce e colore, generando un rapporto unico e diverso con gli abitanti e i fruitori”.

A coloro che parteciperanno alla passeggiata verrà presentata e consegnata una mappa dell'arte urbana, realizzata dalla Fondazione Matera Basilica 2019 insieme alla Momart Gallery. Su di essa sono stati inseriti i progetti di arte urbana sviluppati a Matera e in altri Comuni lucani, proponendo al visitatore un percorso turistico alternativo. Alla passeggiata prederanno parte gli artisti, le associazioni e gli studenti coinvolti nei vari progetti di arte urbana realizzati in città e in regione.

L’appuntamento è alle ore 11,00 al Parco Giovanni Paolo II, dove l’artista Giorgio Bartocci ha riqualificato i gradoni della pista di pattinaggio nell’ambito del progetto Open Playful Space coprodotto da UISP e Fondazione Matera Basilicata 2019. Da qui partiranno due diversi itinerari. Uno andrà verso il rione Agna, passando dal parcheggio di via Vena dove si incontrerà l’opera di Salvo Ligama e dei giovani artisti lucani Luca Bia e Francesco Tonno Cortese, realizzata per la Festa dell’Europa 2019. Si farà poi tappa al Liceo artistico e insieme agli alunni dell’istituto si visiterà l’opera realizzata all’interno della scuola dagli artisti Nico Skolp e Daniele Geniale nel 2018 in occasione della Festa dei volontari di Matera 2019. All’esterno dell’edificio scolastico sarà inoltre possibile ammirare l’opera di Jorit Agoch realizzata attraverso il progetto di Residenza artistica di Matera 2019 “Icone per il futuro” promosso dal Centro Carlo Levi di Matera. Il percorso si chiuderà nel quartiere Agna, con la visita agli interventi di Videl Art (Vincenzo Del Vecchio), realizzati grazie all’ATER Matera in collaborazione con Associazione @llopera.

L’altro itinerario avrà come prima tappa il PalaSassi, dove si osserveranno le opere realizzate per la festa dei Volontari di Matera 2019 dagli artisti Gods in love, Daniele Geniale, Caktus & Maria e DPC per poi proseguire e arrivare presso piazza degli Olmi, oggetto di riqualificazione in modo partecipato e coordinato dagli artisti Mister Thoms e Nico Skolp insieme agli studenti e ai condomini del quartiere nell’ambito del progetto Open Playful Space. Il percorso terminerà in via B. Croce con la visita all’intervento di Luis Gomez De Teran, realizzato in occasione di MAAP – Fiera di Arte Pubblica organizzata dall’Associazione MAAP – Atelier d’Arte Pubblica.

Omicidio Sacchi: per il gip la versione di Anastasia è inverosimile

Il giudice per le indagini preliminari ha valutato «lacunose e scarsamente plausibili» le dichiarazioni della fidanzata di Luca.

«Lacunose, inverosimili e in più punti scarsamente plausibili»: così giudica il gip di Roma le dichiarazioni rese da Anastasia, la fidanzata di Luca Sacchi, nel provvedimento con cui ha respinto una istanza di revoca della misura dell’obbligo di firma presentata dal difensore al termine dell’interrogatorio svolto il 4 dicembre scorso. Per il giudice Costantino De Robbio le dichiarazione di Anastasia «appaiono del tutto inidonee a scalfire il quadro indiziario» e arrivano da un soggetto «interessato e non obbligato a rispondere dicendo la verità».

L’ORIGINE DELLA PISTOLA

Si aggrava intanto la posizione di uno degli indagati nell’inchiesta. Il gip di Roma ha notificato un provvedimento di custodia cautelare in carcere a Armando De Propris, padre di Marcello, il giovane di San Basilio che ha dato l’arma a Valerio Del Grosso, autore materiale dello sparo. All’uomo,in carcere per possesso di droga, i pm contestano la detenzione illegale della pistola calibro 38, mai trovata, utilizzata da Del Grosso.

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Il racconto della vita quotidiana stravolta da Piazza Fontana

Milano piena di operaie che chiedevano pari trattamento economico con gli uomini. All'insegna dello slogan Anni 70 «riprendiamoci la vita». Un fumetto della Bonelli scritto da Manfredi ripercorre il contesto sociale in cui scoppiò la bomba. Libri, musica, teatro e cinema: la strage nella cultura italiana.

A 50 anni di distanza, la strage di Piazza Fontana diventa un fumetto della Bonelli. Milano, 12 dicembre è il titolo: copertina e disegni sono di Roberto Rinaldi, soggetto e sceneggiatura di Gianfranco Manfredi.

STORIA INSERITA DENTRO “CANI SCIOLTI”

Già cantautore e scrittore, Manfredi si è poi segnalato soprattutto come autore per la Bonelli, per cui oltre a storie di Tex e Dylan Dog ha realizzato varie serie autonome: il western horror Magico Vento: Volto Nascosto, che è ambientata attorno alla battaglia di Adua e ha un seguito in Shangai Devil, durante la Rivolta dei Boxers; Adam Wild, che si svolge nell’Africa coloniale; e appunto Cani sciolti, in cui si inserisce questa storia.

TRA OCCUPAZIONI UNIVERSITARIE E UTOPIE

«Cani sciolti si svolge dal 1968 al 1989: dalla contestazione alla caduta del Muro di Berlino», spiega a Lettera43.it. «Protagonisti sono un gruppo di ragazzi attorno ai 20 anni che si conosco durante le occupazioni universitarie a Milano. Mostra la loro crescita, anche contrapponendo il come erano al come sono diventati. È un intervallo non casuale, perché la generazione dei baby boomer è cresciuta nell’epoca della Guerra fredda, e bene o male la caduta dei muri ha segnato la fine dei blocchi e una certa compiutezza nella loro esperienza, anche se la caduta del Muro di Berlino non ha certo realizzato loro utopie. Non è che il mondo venuto dopo sia assomigliato in maniera particolare a Imagine di John Lennon».

La copertina di “Cani sciolti”.

DOMANDA. Questo numero come mette i Cani sciolti a confronto con la Strage di Piazza Fontana?
RISPOSTA. Si tratta di una esperienza tra le più scioccanti vissuta nella storia di Milano. Siccome ovviamente avevo previsto che sarebbero usciti molti libri di rievocazione politica dell’evento, ho voluto invece trattarlo dal punto di vista della vita quotidiana.

In che modo?
Ho raccolto oltre a ricordi personali anche ricordi di amici, cui ho chiesto dove erano e cosa facevano quando è scoppiata la bomba. Quindi molti spunti finiti nella storia sono autentici.

Per esempio?
Alla casa discografica e musicale Ricordi, che è in Via Berchet a due passi da piazza Fontana, quando è scoppiata la bomba era in corso una riunione per decidere sulla partecipazione di Bobby Solo al Festivalbar. Lo scoppio fece uscire tutti fuori a vedere cosa era successo, e quindi mi hanno raccontato lo spaesamento del passare da un appuntamento di lavoro che sembrava divenuto improvvisamente futile a qualcosa che in quel momento era sconvolgente e inimmaginabile.

Quindi un fumetto per ricollocare Piazza Fontana nel suo contesto?
L’impatto che questo evento ha avuto sulla vita quotidiana, ma anche il periodo che lo aveva preceduto. Quando si seguono le piste complottistiche e spionistiche si tende un po’ a smarrire il contesto sociale di quella che era stata l’ultima grande agitazione operaia della storia italiana.

Cosa stava succedendo?
A Milano l’autunno caldo era stato vissuto in modo molto particolare perché, come racconto appunto nel fumetto, la città era piena di fabbriche a prevalenza femminile. Quindi le manifestazioni di donne erano continue: non solo le operaie, ma anche le infermiere della clinica Melloni, le portinaie, le sarte di Via Montenapoleone, le donne dell’editoria che chiedevano pari trattamento economico con gli uomini perché non facevano più semplicemente le segretarie.

E gli operai uomini?
Le loro rivendicazioni erano prevalentemente salariali e contrattuali, le lotte delle lavoratrici si aprivano ad altri campi come i servizi in città, le case, la vivibilità. Si annunciano tutta una serie di tematiche che poi percorreranno gli Anni 70 all’insegna dello slogan «riprendiamoci la vita».

Ipotesi?
Era evidente che quella forzatura violenta era dovuta da una parte a dinamiche che riguardavano il Mediterraneo. Con regimi autoritari di destra al potere in Grecia, in Spagna e in Portogallo, l’Italia era rimasta l’unico Paese democratico dell’area. Allo stesso tempo le lotte avevano suscitato una spinta di reazione autoritaria. Quella di Piazza Fontana fu la prima, ma poi di bombe nella storia italiana ce ne sono state per anni e anni, e ancora aspettiamo l’individuazione dei responsabili.

Cos’è rimasto?
Possono cambiare governi di ogni tipo, si può fare la Terza Repubblica, possono arrivare quelli che dicono «cambiamo tutto, facciamo una nuova classe politica», ma ancora oggi appurare cosa è successo, chi ha messo le bombe, chi ha pagato, chi ha ordito, nomi e cognomi, resta un grido inascoltato dei parenti delle vittime e della società civile.

Se ne parla nel fumetto?
Non ho voluto fare il giornalista detective o cose del genere, per non infognarmi in qualche deriva complottista. Ho voluto però dare alcune indicazioni soprattutto fondate sulla base del famoso libro che uscì a caldo: La strage di Stato. Fu opera di un team di giornalisti rimasti poi anonimi: per autoprotezione, perché non era facile esprimersi nell’Italia di quel periodo.

Cosa diceva?
Si basava molto su documenti già pubblicati prima dell’estate su giornali inglesi, tra cui l’Observer. Sostenevano che era in atto una grossa provocazione in Italia, sulla base di documenti provenienti evidentemente dai Servizi britannici, che non gradivamo una eccessiva preponderanza degli Stati Uniti nel Mediterraneo.

Altre opere da ricordare su Piazza Fontana?
Il Corriere della Sera ha ora pubblicato un libro: La strage di Piazza Fontana. Ma penso che sarebbe stato corretto fare autocritica ricordando il comportamento tenuto dal giornale a quell’epoca, con Valpreda coperto di fango e descritto come una sorta di Charles Manson italiano. Invece da quella storia vennero varie opere di intellettuali non conformi, che la affrontarono con più coraggio dei giornali.

Tipo?
In teatro su Pinelli Dario Fo fece Morte accidentale di un anarchico. Non parlavano direttamente di Pinelli e Valpreda ma erano evidentemente ispirati a quello che si era visto film come Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo o Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio.

Altro?
Anche Pier Paolo Pasolini dedicò al 12 dicembre un documentario, che però hanno visto in pochi. Lo stesso Pasolini, consigliato da avvocati che temevano conseguenze in tribunale, lo firmò come anonimo. Comunque vi si faceva una lettura del silenzio dei milanesi in chiave quasi di omertà che era completamente sbagliato: era un silenzio di indignazione, non di connivenza mafiosa.

LA STRAGE NELLA CULTURA ITALIANA

Ma sulla strage di Piazza Fontana l’arte e la cultura negli anni è tornata diverse volte.

LIBRI

Wikipedia cita in bibliografia 40 libri, 17 sentenze e sette trasmissioni televisive. Tra i libri usciti o riusciti in occasione di questo 50esimo anniversario ci sono innanzitutto La strage. Il romanzo di piazza Fontana di Vito Bruschini (Newton Compton), che è l’unico di genere narrativo. Di genere saggistico sono invece Piazza Fontana: 12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta di Giorgio Boatti (Einaudi), La strage di piazza Fontana di Saverio Ferrari (Red Star Press), Cronache autoptiche. La strage di Piazza Fontana attraverso i verbali necroscopici dell’Istituto di Medicina Legale di Milano di Umberto Genovese, Michelangelo Casali e Sara Del Sordo (Maggioli), La strage degli innocenti di Maurizio Dianese e Gianfranco Bettin (Feltrinelli), La maledizione di Piazza Fontana. L’indagine interrotta. I testimoni dimenticati. La guerra tra i magistrati di Guido Salvini e Andrea Sceresini (Chiarelettere), Piazza Fontana. Per chi non c’era. Cosa c’è da sapere su una pagina decisiva della nostra storia di Mario Consani (Nutrimenti), Piazza Fontana di Carlo Lucarelli (Einaudi), Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli (Ponte alle Grazie), La bomba: Cinquant’anni di Piazza Fontana di Enrico Deaglio (Feltrinelli).

MUSICA

La Ballata del Pinelli, composta al funerale, è l’ultima traccia di un famoso doppio del Canzoniere Internazionale del 1973 dedicato a un’antologia della canzone anarchica in Italia. L’anno prima Enzo Jannacci aveva raccontato la storia di una ragazza morta a piazza Fontana in Una tristezza che si chiamasse Maddalena. E nel 1975 una canzone dedicata a Piazza Fontana è incisa dal gruppo Yu Kung, pioniere del Folk Rock in Italia. Altre canzoni invece si limitano a citazioni. “Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre”. Francesco De Gregori in Viva l’Italia. “Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera”: Giorgio Gaber in Qualcuno era comunista. “Agosto. Che caldo, che fumo, che odore di brace / Non ci vuole molto a capire che è stata una strage,/ Non ci vuole molto a capire che niente, niente è cambiato/da quel quarto piano in questura, da quella finestra./ Un treno è saltato”: Claudio Lolli in Agosto. “Con il cuore in quella piazza / tiene a mente Piazza Fontana: I Litfiba in Il Vento. “E non fu solo un sogno e non ci credemmo poco / mettere il mondo a ferro e fuoco, / mentre un’altra stagione già suonava la campana / il primo rintocco fu a piazza Fontana”: Vittorio Sanzotta in Novecento.

TEATRO

A parte la Morte accidentale di un anarchico realizzata da Dario Fo nel 1970 e dedicata alla morte di Giuseppe Pinelli, al 2009 risale Piazza Fontana, il giorno dell’innocenza perduta di Daniele Biacchessi, “spettacolo di teatro civile” realizzato per il quarantennale.

CINEMA

Risale al 1972 La pista nera, documentario di Giuseppe Ferrara. Nel 2012 da Il segreto di piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, Marco Tullio Giordana ha tratto Romanzo di una strage, che è l’unico vero film sulla vicenda. 12/12 – Piazza Fontana, realizzato da Matteo Bennati e Maurizio Scarcella nel 2019, è infatti pure un documentario.

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Respinto il sequestro del profilo Twitter del prof che ha elogiato Hitler

Secondo il gip di Siena, il post del docente Emanuele Castrucci non integra il reato di propaganda o istigazione all'odio razziale. La procura farà ricorso.

Il gip di Siena, Roberta Malavasi, ha respinto l’ordinanza di sequestro del profilo Twitter di Emanuele Castrucci, docente universitario di Filosofia del diritto e autore di un post elogiativo della figura di Adolf Hitler.

Il tweet pro Hitler del professor Emanuele Castrucci.

Il gip, secondo il quotidiano La Nazione, avrebbe motivato la sua decisione affermando che «non ci sarebbero gli estremi del reato di propaganda e istigazione all’odio razziale, ma solo una rilettura storica e apologetica della figura di Hitler».

ANNUNCIATO IL RICORSO AL TRIBUNALE DEL RIESAME

La procura di Siena farà ricorso al Tribunale del Riesame. I pm si appellano alla legge Fiano e all’articolo 604 bis del codice penale, che punisce «propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa». L’ateneo toscano, da parte sua, per limitare i contatti del prof con gli studenti lo ha sospeso dalle sessioni d’esame. Gli studenti che si erano iscritti sosterranno la prova con un sostituto.

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Secondo il gip di Siena, il post del docente Emanuele Castrucci non integra il reato di propaganda o istigazione all'odio razziale. La procura farà ricorso.

Il gip di Siena, Roberta Malavasi, ha respinto l’ordinanza di sequestro del profilo Twitter di Emanuele Castrucci, docente universitario di Filosofia del diritto e autore di un post elogiativo della figura di Adolf Hitler.

Il tweet pro Hitler del professor Emanuele Castrucci.

Il gip, secondo il quotidiano La Nazione, avrebbe motivato la sua decisione affermando che «non ci sarebbero gli estremi del reato di propaganda e istigazione all’odio razziale, ma solo una rilettura storica e apologetica della figura di Hitler».

ANNUNCIATO IL RICORSO AL TRIBUNALE DEL RIESAME

La procura di Siena farà ricorso al Tribunale del Riesame. I pm si appellano alla legge Fiano e all’articolo 604 bis del codice penale, che punisce «propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa». L’ateneo toscano, da parte sua, per limitare i contatti del prof con gli studenti lo ha sospeso dalle sessioni d’esame. Gli studenti che si erano iscritti sosterranno la prova con un sostituto.

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“Patata bollente”: Feltri a processo per il titolo sulla Raggi

Il direttore editoriale di Libero rinviato a giudizio insieme al responsabile Senaldi con l'accusa di diffamazione aggravata.

«Molti ricorderanno un “raffinatissimo” titolo che mi dedicò oltre due anni fa il quotidiano Libero, “La patata bollente“, ed un articolo di Feltri condito dai più beceri insulti volgari, sessisti rivolti alla mia persona: nessun diritto di cronaca esercitato né di critica politica… semplicemente parole vomitevoli», ha scritto su Facebook la sindaca di Roma Virginia Raggi, annunciando che il Gup di Catania «accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri per diffamazione aggravata».

«Avevo annunciato che avrei querelato il giornale e i suoi responsabili per diffamazione. L’ho fatto», ha spiegato la sindaca Raggi sul Facebook, «e oggi voglio darvi un aggiornamento: mi sono costituita parte civile ed il Gup di Catania ieri, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri e per il direttore responsabile Pietro Senaldi. Andranno a processo per rispondere di diffamazione aggravata».

«VITTORIA PER TUTTE LE DONNE»

«È un primo importante risultato. Non tanto per me, ma per tutte le donne e tutti gli uomini che non si rassegnano a un clima maschilista, a una retorica fatta di insulti o di squallida ironia», continua la sindaca di Roma, «e il mio pensiero va a tutti coloro, donne e uomini, che hanno subito violenze favorite proprio da quel clima. Gli pseudointellettuali, i politici e alcuni giornalisti che fanno da megafono ai peggiori luoghi comuni, nella speranza di vendere qualche copia o conquistare qualche voto in più, arrivano persino a infangare la memoria di figure istituzionali come Nilde Iotti o a insultare le donne emiliane e romagnole. Patata bollente e tubero incandescente mi scrivevano..io non dimentico… vediamo come finisce in Tribunale questa vicenda».

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“Patata bollente”: Feltri a processo per il titolo sulla Raggi

Il direttore editoriale di Libero rinviato a giudizio insieme al responsabile Senaldi con l'accusa di diffamazione aggravata.

«Molti ricorderanno un “raffinatissimo” titolo che mi dedicò oltre due anni fa il quotidiano Libero, “La patata bollente“, ed un articolo di Feltri condito dai più beceri insulti volgari, sessisti rivolti alla mia persona: nessun diritto di cronaca esercitato né di critica politica… semplicemente parole vomitevoli», ha scritto su Facebook la sindaca di Roma Virginia Raggi, annunciando che il Gup di Catania «accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri per diffamazione aggravata».

«Avevo annunciato che avrei querelato il giornale e i suoi responsabili per diffamazione. L’ho fatto», ha spiegato la sindaca Raggi sul Facebook, «e oggi voglio darvi un aggiornamento: mi sono costituita parte civile ed il Gup di Catania ieri, accogliendo la richiesta della procura, ha disposto il rinvio a giudizio per il direttore Vittorio Feltri e per il direttore responsabile Pietro Senaldi. Andranno a processo per rispondere di diffamazione aggravata».

«VITTORIA PER TUTTE LE DONNE»

«È un primo importante risultato. Non tanto per me, ma per tutte le donne e tutti gli uomini che non si rassegnano a un clima maschilista, a una retorica fatta di insulti o di squallida ironia», continua la sindaca di Roma, «e il mio pensiero va a tutti coloro, donne e uomini, che hanno subito violenze favorite proprio da quel clima. Gli pseudointellettuali, i politici e alcuni giornalisti che fanno da megafono ai peggiori luoghi comuni, nella speranza di vendere qualche copia o conquistare qualche voto in più, arrivano persino a infangare la memoria di figure istituzionali come Nilde Iotti o a insultare le donne emiliane e romagnole. Patata bollente e tubero incandescente mi scrivevano..io non dimentico… vediamo come finisce in Tribunale questa vicenda».

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I giudici danno ragione a CasaPound: «Facebook riattivi il profilo»

Il tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso dell'organizzazione: «Se il soggetto non è sui social è escluso dal dibattito politico». Zuckerberg dovrà anche risarcire 15 mila euro.

Il tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso di CasaPound e ha ordinato a Facebook la riattivazione immediata del profilo chiuso lo scorso 9 settembre. A darne notizia è lo stesso movimento in una nota in cui spiega che la società di Zuckerberg dovrà anche risarcire CasaPound per 15 mila euro.

«SE IL SOGGETTO NON È SU FB È ESCLUSO DAL DIBATTITO POLITICO»

Nella sentenza con cui il tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso, il giudice spiega che «il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano, come testimoniato dal fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente affida alla propria pagina Facebook i messaggi politici e la diffusione delle idee del proprio movimento».

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Radiografia delle fratture e dei riposizionamenti nel M5s

Un senatore è passato ufficialmente alla Lega. Mentre il Movimento è sempre più in balìa di correnti trasversali che si coagulano in gruppi e gruppetti a seconda del tema. Dal Mes fino all'Ilva. Chi sta con chi (fino alla prossima giravolta).

Quando in estate iniziò a concretizzarsi l’ipotesi di un governo giallorosso, in molti teorizzarono che sarebbe durato almeno fino all’implosione del Partito democratico. Il Pd, sebbene svuotato della sua componente renziana e calendiana, sta invece dando prova di una inattesa solidità. Non si può dire lo stesso del Movimento 5 stelle che, sballottato dai tanti inciampi elettorali (la perdita di 6 milioni di voti dalle politiche del 2018 alle europee del 2019 e la sconfitta a ogni tornata regionale cui si è presentato), sembra sempre più diviso in correnti.

Le scissioni sono tante e tali che si potrebbe persino dire che «l’uno vale uno» delle origini sia diventato «ciascun per sé»

Difficile presentare una mappa di ciò che sta avvenendo all’interno dei 5 stelle, galassia giorno dopo giorno più nebulosa. Le scissioni sono tante e tali che si potrebbe persino dire che «l’uno vale uno» delle origini sia diventato «ciascun per sé». Del resto, anche le correnti sono, per usare due termini cari ai grillini, “post ideologiche e trasversali” e si coagulano in gruppi e gruppetti a seconda del tema e, soprattutto, del mal di pancia. E se Luigi Di Maio derubrica tutto alle solite «sparate contro il Movimento» dei «giornaloni», è innegabile che sia proprio la sua leadership uno dei motivi principali delle innumerevoli divisioni. Ma, come vedremo, ricondurre tutto a un confronto serrato tra chi spinge perché l’alleanza con il Pd arrivi fino a fine legislatura e chi invece spera che Di Maio strappi sarebbe riduttivo.

DA FRACCARO A SILVESTRI: I FEDELI A DI MAIO

Anche nel M5s è possibile rinvenire, come nei grandi partiti, un cerchio magico. File che, però, si assottigliano giorno dopo: per un Riccardo Fraccaro (già scivolato nel gruppo dei governisti) che ripete che «la leadership non è in discussione» c’è chi, come Michele Gianrusso, attacca: «Non è vero che solo 10 parlamentari sono contro Di Maio. Semmai in 10 sono rimasti con lui. E se ricomincia a fare coppia con Di Battista, ne resteranno cinque». Si posizionano tra gli ultimi fedelissimi Pietro Dettori (braccio destro di Davide Casaleggio e ciò fa pensare che lo stesso Casaleggio appoggi Di Maio, contrariamente a Beppe Grillo che supporta invece i governisti), la viceministra Laura Castelli, il sottosegretario Manlio Di Stefano e Francesco Silvestri (in bilico tra dimaiani e nuova guardia) che Di Maio voleva capogruppo alla Camera come successore di Francesco D’Uva, così da porre fine al rebus che sta rendendo plateali i disaccordi interni. Ma i deputati si sono rifiutati. Ora Silvestri potrebbe diventare tesoriere.

Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

GIARRUSSO E TIZZINO: GLI OPPOSTI TRA I CRITICI DI DI MAIO

Ben più variegata la fronda di chi si posiziona contro Di Maio. Solo tra i rappresentanti siciliani si va dal già citato Giarrusso, da sempre considerato vicino alla Lega, a Giorgio Trizzino, che negli ultimi giorni oltre ad avere chiesto che il Movimento sia guidato da un organo collegiale, ha più volte fatto sentire la propria voce chiedendo compattezza nell’alleanza con i dem («Il vero nemico nostro e del Paese», ha detto il deputato, «è la destra sovranista»). Insomma, il leader pentastellato prende schiaffi sia da chi contesta la sua linea filo-governativa sia da chi lo accusa di mettere a rischio la tenuta dell’esecutivo.

DI PIAZZA, RICCARDI E QUELLI CHE VOGLIONO UN’ASSEMBLEA

Trizzino non è il solo a chiedere che al vertice di M5s venga istituito un organo corale. Tra questi anche Steni Di Piazza e Riccardo Ricciardi (fichiano) che va oltre e chiede l’«assemblea deliberante». Di Maio dovrebbe insomma sottostare alle decisioni prese dalla maggioranza di deputati e senatori. Ricciardi sarà candidato a vice dell’ex sottosegretario al Mise Davide Crippa nella corsa al posto dei questori alla Camera.

PARAGONE GUIDA LA PATTUGLIA DEGLI ANTI-MES

Sul fronte del Meccanismo europeo di stabilità combattono Elio Lannutti, Gian Luigi Paragone e Raphael Raduzzi. Dalla battaglia sembra invece essersi ritirato Stefano Patuanelli, che lo scorso 19 giugno in Aula oltre a chiedere la riforma del Mes tuonava: «È giusto andare con la schiena dritta a rappresentare le esigenze del nostro Paese, con la forza di un governo che ha una grande maggioranza e ha capito che, soltanto attraverso il cambiamento, si salva non solo l’Italia, ma anche l’Europa». Il tema ha spaccato il M5s, tanto che alcuni senatori hanno minacciato di fare le valigie per passare alla Lega e uno di loro, Ugo Grassi, ha ufficialmente lasciato il gruppo grillino per trasferirsi nel Carroccio.

Alessandro Di Battista.

GRILLO E I GOVERNISTI CONTRO L’ASSE DI MAIO-DI BATTISTA

Tutto ciò accadeva ben prima che Patuanelli ereditasse da Di Maio la poltrona del Mise. Particolare che ha determinato un sostanziale riposizionamento. Oggi, infatti, è tra i governisti assieme a big quali il collega Alfonso Bonafede (Guardasigilli) e all’ultimo arrivato in questo club, il sottosegretario alla Presidenza Fraccaro. Si tratta della compagine sostenuta da Beppe Grillo, il fautore la scorsa estate – assieme a Matteo Renzi – di questo esecutivo. La corrente appoggia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e critica aspramente la ritrovata alleanza tra il ministro degli Esteri e Alessandro Di Battista.

DIBBA, BATTITORE LIBERO FILO-LEGHISTA

Già. E dove si colloca Di Battista? Rimasto fuori dal parlamento, non ha mai fatto mistero di avere simpatie filo-leghiste e di non avere affatto apprezzato la costruzione di un esecutivo con il Pd (del resto, in estate aveva annunciato di essere al lavoro su un libro sulla vicenda di Bibbiano, che l’inattesa alleanza con i dem ha poi fatto saltare). Nelle ultime settimane, il terrore di vedere crollare ulteriormente il proprio consenso tra gli elettori ha spinto Di Maio a riavvicinarsi a Di Battista, battitore libero. Scelta che ha ulteriormente ridotto le schiere dei “dimaiani” nelle Camere: gli onorevoli al secondo – e ultimo – mandato non possono certo guardare con favore i tentativi di accorciare la legislatura.

DA TONINELLI A LEZZI: I “TROMBATI” DEL CONTE 2

Accanto a chi sta concludendo il secondo giro trova posto un’altra categoria di delusi: i ministri del Conte 1 che non sono stati riconfermati nel Conte 2. A iniziare dall’ex titolare del dicastero delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. La sua insoddisfazione sarebbe tale che, secondo alcuni, lo avrebbe trasformato in una scheggia impazzita da corteggiare in caso di votazioni ad alto rischio. Seguono Giulia Grillo, Barbara Lezzi e il già citato Crippa (che ha preso il posto di D’Uva come capogruppo raccogliendo consensi proprio tra chi contesta Di Maio).

Barbara Lezzi.

L’EX MINISTRA A CAPO DEI DURI E PURI CONTRO L’ILVA

Ma Lezzi anima un’altra fronda, quella degli esponenti pugliesi che vogliono a tutti i costi mantenere le promesse fatte nelle piazze della regione in campagna elettorale, ovvero la chiusura dell’Ilva senza se e senza ma. Tra i duri e puri, contrari all’ipotesi di qualsiasi scudo a tutela della dirigenza franco-indiana, alla Camera spiccano Giovanni Vianello e Gianpaolo Cassese, mentre al Senato, dove i numeri si fanno insidiosi, i dissidenti sarebbero tra i 13 e i 15.

MANTERO, LA MURA E L’ALA DEI “FICHIANI”

Attorno a Roberto Fico si è raccolta ormai da tempo l’ala “sinistra” del Movimento. Si tratta di una delle correnti più anziane, risalenti a quando si doveva determinare a chi spettasse la leadership. Nell’ultimo periodo i “fichiani” hanno fatto un passo verso la coalizione governativa allontanandosi ulteriormente dalla visione di Di Maio e Di Battista. «Il Parlamento deve continuare a lavorare, ha altri tre anni di vita davanti a sé», ripete come un mantra il presidente della Camera, Fico. Nella sua fronda militano i senatori Matteo Mantero e Virginia La Mura e i deputati Doriana Sarli e Gilda Sportiello.

L’IDENTITÀ A 5 STELLE DI MORRA E COMPAGNIA

Tra i più critici nei confronti della leadership di Di Maio si posiziona senz’altro il senatore Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia e tra i primi ad avere deciso di “metterci la faccia”, sfidando apertamente il capo politico. È stato Morra ad avere detto che il Movimento si è «imborghesito». Per questo ha iniziato a indire una serie di riunioni ristrette con altri onorevoli dissidenti volte a riscoprire l’identità delle origini. Da qui il soprannome della sua corrente: Identità a 5 Stelle. Gravitano in quell’area Carla Ruocco, Piera Aiello e Ugo Grassi.

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Salini cede ad Agnes e la Rai rifà Check-up

Collocata nel palinsesto 2020 sul secondo canale la trasmissione ideata negli Anni 70 dallo storico direttore generale. Ora la figlia Simona ha convinto l'attuale ad dopo i no di Gubitosi, Campo Dall'Orto e Orfeo. Arriva dunque l'ennesimo programma sulla salute.

La Rai del cambiamento che a detta di presidente e amministratore delegato dovrebbe cambiare linguaggi, contenuti editoriali e modalità di fruizione, sta decidendo in queste ore per un ritorno al passato. L’idea è quella di riprogrammare Check-up, una famosa trasmissione ideata negli Anni 70 da Biagio Agnes che è stato per lungo tempo direttore generale a Viale Mazzini.

SU RAIDUE NEL PERIODO FEBBRAIO-MARZO 2020

Perciò si sta lavorando per trovargli una collocazione in palinsesto e, salvo sorprese, l’ipotesi è che la nuova edizione di Check-up possa essere inserita nella programmazione di RaiDue nel periodo febbraio-marzo 2020.

PRESSING ASFISSIANTE PER IL FORMAT

Simona Agnes, figlia di Biagio, e presidente della fondazione che porta il nome del padre, aveva già tentato più volte in passato di riproporre il format ricevendo sempre un cortese quanto fermo no da parte degli ultimi tre direttori generali della tivù pubblica, ossia Luigi Gubitosi, Antonio Campo Dall’Orto e Mario Orfeo.

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Simona Agnes. (Ansa)

UNA MIRIADE DI PROGRAMMI SULLA SALUTE

Invece con Fabrizio Salini è riuscita nell’impresa, avendo anche trovato una buona sponda in un consigliere del consiglio di amministrazione. L’attuale ad, dopo una serie di riunioni operative che hanno visto coinvolte alcune direzioni, avrebbe dato semaforo verde. L’appalto è esterno, visto che il nuovo Check-up sarà un prodotto fornito chiavi in mano da una società della Agnes. E andrà ad aggiungersi alla miriade di programmi sulla salute che già esistono nei palinsesti delle tre reti.

SULLA RETE DI CUI SALINI È DIRETTORE AD INTERIM

Unica novità rispetto all’originale che andava in onda sul primo canale, per il nuovo Check-up è stata scelta RaiDue, la rete di cui dopo l’uscita di Carlo Freccero l’ad Salini è direttore ad interim.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Renzi attacca i magistrati al Senato dopo l’inchiesta su Open

L'ex premier cita Moro e Craxi. Poi affonda il colpo: «Diritto e giustizia sono diversi dal giustizialismo, barbarie contro di me».

Si incendia il dibattito al Senato sui finanziamenti alla politica. Matteo Renzi ha preso la parola a Palazzo Madama e ha attaccato i magistrati dopo l’inchiesta della procura di Firenze sulla fondazione Open.

AZIONE PENALE O AZIONE POLITICA?

Per il leader di Italia viva, infatti, «la magistratura pretende di decidere cosa è un partito e cosa no. E se al pm affidiamo non già la titolarità dell’azione penale, ma dell’azione politica, quest’Aula fa un passo indietro per pavidità e lascia alla magistratura la scelta di cosa è politica e cosa non lo è».

LA CITAZIONE DI MORO E CRAXI

Renzi ha esordito citando Aldo Moro, quando sullo scandalo Lockheed – l’acquisto nel 1971 di 14 aerei Hercules C-130 pagati 39 miliardi di lire, con accuse di corruzione che portarono al processo per i ministri Luigi Gui e Mario Tanassi, il primo assolto e il secondo condannato – per difendere il ruolo della Democrazia cristiana disse: «Non ci faremo processare nelle piazze». Il caso provocò anche le dimissioni di Giovanni Leone dalla presidenza della Repubblica: «Non perchè coinvolto», ha detto Renzi, «ma per uno scandalo montato dai media e da una parte della politica. Per distruggere la reputazione di un uomo può bastare la copertina di un settimanale». Poi un’altra citazione, questa volta di Bettino Craxi: «Ho imparato ad avere orrore del vuoto politico».

LA DIFFERENZA TRA GIUSTIZIA E GIUSTIZIALISMO

L’inchiesta su Open, a giudizio di Renzi, sarebbe “macchiata” da una «violazione sistematica del segreto d’ufficio sulle vicende personali del sottoscritto. Non è uno stato di diritto questo, siamo alla barbarie». Avere rispetto per la magistratura, sempre secondo l’ex premier, è «riconoscere che ci sono magistrati che hanno perso la vita per il loro impegno. Ci inchiniamo davanti a queste storie. Ma a chi oggi volesse immaginare che questo inchino diventi una debolezza del potere legislativo, si abbia la forza di dire: contestateci per le nostre idee o per il Jobs act. Chi volesse contestarci per via giudiziaria, sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio di dire che diritto e giustizia sono diversi dal giustizialismo».

LE PERQUISIZIONI AI FINANZIATORI DI OPEN

Renzi ha quindi duramente contestato le scelte della procura di Firenze: «Trecento agenti della Guardia di Finanza alle 6 del mattino, in casa di persone non indagate (non tutti i finanziatori di Open sono sotto inchiesta, ma sono stati perquisiti per verificare la natura dei loro rapporti con l’ex presidente della fondazione Alberto Bianchi e l’ex consigliere Marco Carrai, ndr) sono una retata, non uno strumento a tutela degli indagati». Tali modalità sarebbero finalizzate «a descrivere come criminale non il comportamento dei singoli, ma qualsiasi finanziamento privato che venga fatto in maniera legale e regolare. Il risultato è che nessuno finanzierà più quella parte politica. Io rivendico l’abolizione del finanziamento pubblico, ma se viene penalizzato il finanziamento privato nessuno lo farà più».

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Milano ricorda Piazza Fontana a 50 anni dalla strage

La città commemora le 17 vittime della bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura del 12 dicembre 1969. Nel pomeriggio il saluto di Mattarella.

Milano ricorda oggi, alla presenza del presidente Sergio Mattarella, la strage di piazza Fontana a 50 anni dalla bomba che uccise 17 persone e per la quale fu ingiustamente accusato l’anarchico Pinelli, morto poi in circostanze mai chiarite cadendo da una finestra della questura. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha chiesto «scusa e perdono» da parte di tutta la città alla famiglia di Pinelli. In suo ricordo, nel quartiere di San Siro, è stata piantata ieri una quercia rossa.

ALLE 16.30 MATTARELLA IN PIAZZA FONTANA

Il presidente Mattarella sarà alle 16.30 in Piazza Fontana per le commemorazioni insieme al segretario della Cgil Maurizio Landini. «Non dimentichiamo le 17 vittime della strage di piazza Fontana. Sono passati 50 anni ma quelle immagini continuano ad addolorarci. Anche le pagine più buie fanno parte della nostra storia. Ci spronano a impegnarci, ogni giorno per consegnare ai nostri figli una storia più luminosa»: così il premier Giuseppe Conte su Facebook.

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Da oggi in distribuzione le bandiere di Matera 2019

È iniziata oggi, nella cupola “Open Dome” allestita dall’Open Design School in piazza San Francesco, la distribuzione delle bandiere di Matera2019. Le bandiere saranno distribuite fino al 19 dicembre ogni giorno dalle ore 12 alle ore 18.30.

Al momento del ritiro il team di Matera Factory raccoglierà, sempre all’interno dell’Open Dome, le testimonianze dei cittadini e degli operatori culturali per condividere la loro riflessione sulle attività culturali, le opinioni su come la città è cambiata e qual è stata l’esperienza di tutti i suoi protagonisti. Ma anche per raccogliere la loro visione e immaginare insieme gli scenari futuri. Saranno incontri individuali e, sulla base della disponibilità dei cittadini, saranno organizzati tavoli di lavoro per approfondire questi temi.

“L’obiettivo – spiega il direttore generale della Fondazione Matera Basilicata 2019, Paolo Verri – è quello di arrivare alla stesura di un documento riguardante la percezione dei cittadini e il futuro di Matera dopo questo anno speciale di capitale europea della cultura. Il documento verrà consegnato il 20 dicembre al presidente del Parlamento europeo, David Sassoli”.

Matera Factory è il team di lavoro che si occupa della raccolta di informazioni e della redazione del documento. Il team è guidato da Stefano Mirti, esperto in comunicazione digitale e titolare del corso di design all’Università Bocconi.

Il sindaco di Scalea arrestato per assenteismo dal lavoro

Secondo la procura di Paola, anziché lavorare all'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza passava ore ed ore al bar. Sospesi altri tre dipendenti, accusati di complicità.

Più di 650 ore di assenze ingiustificate dal posto di lavoro all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Per questo motivo, con l’accusa di truffa aggravata, è stato arrestato Gennaro Licursi, sindaco di Scalea, rinomata località turistica affacciata sul Tirreno calabrese. Altri tre dipendenti della stessa Azienda sanitaria sono stati sospesi, perché ritenuti suoi complici.

L’operazione della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto del primo cittadino, coordinata dal procuratore di Paola Pierpaolo Bruni, è stata ribattezzata “Ghost work”, lavoro fantasma. Le Fiamme Gialle hanno eseguito anche un sequestro di beni per un valore di 12 mila euro. Le indagini hanno portato alla luce quello che secondo gli inquirenti era «un radicato e consolidato meccanismo» illecito, che avrebbe permesso al sindaco di «assentarsi senza alcuna giustificazione dal luogo di lavoro».

Licursi, secondo l’accusa, una volta timbrato il cartellino «lasciava l’ufficio e si dedicava allo svolgimento di quotidiane attività di natura personale. Sovente attestava falsamente di essersi recato in missione per conto dell’ufficio, occupandosi anche in questo caso di questioni non attinenti al servizio». Mentre i tre colleghi accusati di complicità «attestavano che le missioni si erano svolte regolarmente».

Le riprese di telecamere nascoste, le analisi dei tabulati telefonici e un’accurata attività di pedinamento hanno permesso di ricostruire «la marcata disinvoltura con la quale gli indagati hanno agito», rendendo necessario il provvedimento cautelare. In molte circostanze il sindaco Licursi, anziché lavorare, avrebbe passato ore ed ore al bar.

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Liliana e Nilde, vittime del maschilismo impotente

C'è una banda di sovranisti, ieri berlusconiani oggi salviniani, che se la prendono con due grandi donne. Ma più che giornalisti sono conformisti del pensiero unico cattivista impegnati nell'impresa titanica di far sembrare il leader della Lega una persona intelligente. Ridateci una destra vera.

Ciò che mi colpisce nel giornalismo di destra conformista è la viltà. Oggi per esempio Pietro Senaldi replica a Filippo Facci difendendo la storia di Liliana Segre per attaccare coloro che Liliana Segre hanno difeso dagli energumeni di destra che la insultano. Lo fa anche citando quell’antisemitismo di sinistra che alligna nelle file dei sostenitori della causa palestinese. Ormai stiamo arrivando al punto che gli arnesi più di destra e che hanno alle spalle, nella loro storia, l’ignominia della Shoah, salgono in cattedra per quattro scalmanati idioti che difendono i palestinesi aggredendo la Brigata ebraica e insultando gli ebrei e Israele.

L’IGNORANZA DILAGA E COLPISCE ANCHE PARISI

L’ignoranza dilaga se persino Stefano Parisi, che è uomo di qualità, ha scritto un post in cui pretende che si canti l’inno americano per celebrare la liberazione dai lager dimenticando che i maggiori campi di concentramento furono espugnati dall’Armata rossa. I tempi sono questi e il conformismo sovranista porta all’analfabetismo di ritorno anche brave persone.

Stessa sorte è toccata alla cara Nilde Iotti, probabilmente il miglior presidente della Camera che abbiamo avuto. La Nilde è stata una giovane dirigente partigiana, seria, competente, combattiva, che conobbe Palmiro Togliatti quando si era già aperta una strada nella politica di allora, politica durissima dove la selezione era feroce, e se ne innamorò riamata per tutta la vita.

NILDE, PREPARATISSIMA E INTEGERRIMA

Il partito, per regole di cui ci si deve tuttora vergognare, costrinse i due innamorati a una lunga vita clandestina, fino a che il rapporto non venne portato alla luce e il capo del partito e la deputata preparatissima e integerrima poterono mostrare il loro amore e l’amore per la bambina adottata, sorella di una vittima di una violenza poliziesca.

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Palmiro Togliatti e Nilde Iotti. (Ansa)

CHE MISERABILE COMMENTO SULLE EMILIANE-ROMAGNOLE

Ora questa banda di conformisti sovranisti, ieri berlusconiani oggi salviniani domani chissà, ha avuto la genialità, di fronte a uno sceneggiato televisivo, di vantare le qualità “di letto” della Nilde e allorché la reazione delle donne si è rivelata vigorosa, vilmente hanno degradato la loro osservazione allargando queste qualità al tipico femminino emiliano-romagnolo. Miserabili. Anche perché non per caso se la prendono con due donne, Liliana e Nilde, nel loro maschilismo da impotenti.

MOSTRUOSITÀ QUOTIDIANE A COLPI DI FAKE NEWS

Come al solito scagliano la pietra e nascondono la mano. Questo gruppo di facinorosi di destra, a cui si è aggiunto anche Alessandro Sallusti dopo anni di sofferente solitudine nel periodo anti-salviniano di Silvio Berlusconi, ha occupato un paio di reti televisive, produce mostruosità quotidiane con fake news e insulti a tutto spiano, cerea allarme e timori. Non hanno neppure quella qualità professionale che ebbe negli anni difficili del Dopoguerra quella stampa di destra che radunò brillantissime teste di corsivisti e scrittori e di inviate coraggiose come Gianna Preda (Maria Giovanna Pazzagli era il suo vero nome), eroina giornalistica dell’anticomunismo.

Un drappello di giornalisti che, col culo al caldo, è impegnato nell’impresa titanica di far sembrare Salvini una persona intelligente

Oggi abbiamo un drappello – e dal punto di vita militare si dice “drappello” perché è guidato da militari di grado inferiore – che, col culo al caldo e senza i rischi che correva la Preda, è impegnato nell’impresa titanica di far sembrare Salvini una persona intelligente.

VOLTAGABBANA PRIMA GIUSTIZIALISTI E POI GARANTISTI

Io ho coltivato amicizie a destra, ho frequentato e frequento intellettuali di destra, leggo i libri che loro leggono. Ma non riesco ad appassionarmi alla propaganda di questi quattro voltagabbana giustizialisti e poi garantisti, craxiani e poi berlusconiani, salviniani e conformisti del pensiero unico cattivista.

GIORDANO NON È FUNARI, MA SOLO UNA MACCHIETTA

Ormai sono all’ultimo giro di ballo. Mario Giordano non è Gianfranco Funari. Fra qualche anno neppure Blob si occuperà di un vecchio giornalista de il Giornale autore di severi editoriali liberisti trasformatosi oggi in una macchietta televisiva sguaiata e priva di ingegno. Voglio una destra vera, anche con quelli cattivi e cattive, non personaggetti coltivati negli studi televisivi compulsando gli ascolti.

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Sorgente Sein, parte il piano per diventare un big dei biocarburanti

Il progetto della società del gruppo di Valter Mainetti prevede investimenti per 3 miliardi al fine di realizzare impianti tra l’Italia e gli Usa. Lo farà con la collaborazione di Saipem.

Un maxi piano da 3 miliardi di investimenti nel triennio 2020-2022 per la produzione di biocarburanti. È il progetto di Sorgente Sein, società per l’energia e le infrastrutture che fa capo a Sorgente Group, di Valter Mainetti. Un nuovo filone di business, che si affianca a quello tradizionale del gruppo focalizzato sul mercato immobiliare. «Il nostro obiettivo era diversificare il portafoglio», spiega a Lettera43 Carlo Petagna, amministratore delegato di Sorgente Sein, «perché il mercato immobiliare oggi ha meno prospettive rispetto al passato, gli investimenti si concentrano soprattutto a Milano e, in misura minore, a Roma. Mentre il business dei biocarburanti è più democratico, si può fare in Puglia come in Lombardia, e utilizza scarti di produzione agricola per fare il biometano. Da cui peraltro si può creare anche un fertilizzante biologico. Non si butta via niente, insomma, e così facendo si crea un perfetto modello di economia circolare».

UN PROGETTO TRA ITALIA E USA CON SAIPEM

Nei piani si parla di realizzare una sessantina di impianti di produzione in Italia e si vuole fare almeno altrettanto negli Stati Uniti. Per farlo il gruppo Sorgente si è affidato a Saipem, con la quale ha stretto una partnership: «Per noi l’accordo con Saipem è un punto di partenza importante per dare credibilità alla nostra iniziativa», continua Petagna, «La nostra collaborazione si basa, da un lato, sulle nostre competenze sul lato della finanza e sulla la nostra credibilità sul mercato statunitense, e dall’altra sull’esperienza di ingegneria applicata che può offrire un colosso come Saipem».

BIOCARBURANTI: UN BUSINESS IN PIENO SVILUPPO

L’iniziativa, se da una lato può avere risvolti ambientali positivi con la produzione di energia pulita, dall’altra s’incanala in un trend di mercato attraente come quello della sostenibilità. «Questo tipo d’investimenti è in grado di offrire rendimenti a doppia cifra: anche del 10, 12, 13%», ne è convinto Petagna, «più alti di molti altri prodotti sul mercato e migliore di quello che può offrire il mercato immobiliare. Per di più, quello dei biocarburanti, si tratta di un comparto anticiclico, che offre rischi contenuti ed è poco soggetto a fluttuazioni. A nostro modo di vedere, nel contesto attuale, si sta delineando un’opportunità d’investimento che ritengo più appetibile anche del fotovoltaico. Quest’ultimo infatti offre buoni rendimenti, ma soprattutto all’estero perché in Italia ci sono pochi incentivi e il mercato è saturo».

RISVOLTI LAVORATIVI SULL’ECONOMIA DEL SUD

Il biometano viene prodotto partendo dagli scarti agricoli, che sono prodotti in buona parte dal Sud Italia. E, qualora il business si sviluppasse come nei progetti di Sorgente Sein, si potrebbero avere delle buone ricadute economiche su un’area del Paese che ne ha parecchio bisogno: «È proprio così», conclude Petagna, «per i produttori agricoli potrebbe tramutarsi in una miniera d’oro. Anche perché saprebbero dove collocare e valorizzare i loro scarti di produzione, i rifiuti organici o i prodotti rimasti invenduti. Per il sud potrebbe rivelarsi una bella operazione di micro-economia. Tant’è che stiamo guardando per ottenere la maggior parte delle autorizzazioni al centro-sud. Infatti, di una sessantina di impianti che vorremmo realizzare in Italia, l’80% sarà dislocato tra centro e sud della penisola e altri 15-20 saranno invece al centro-nord».

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Incendio sulla portaerei russa Ammiraglio Kuznetsov

Il rogo mentre erano in corso lavori di manutenzione al porto di Murmansk. Almeno tre dispersi.

Un incendio è scoppiato sulla portaerei russa ‘Ammiraglio Kuznetsov’ durante lavori di manutenzione nel porto di Murmansk, nel Nord del Paese. Secondo i media locali almeno tre persone risultano al momento disperse.

(notizia in aggiornamento)

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Le elezioni nel Regno Unito del 12 dicembre 2019 in diretta

Dalla resa dei conti tra Johnson e Corbyn dipenderà il futuro della Brexit. Favoriti i conservatori, ma le possibilità di un parlamento senza maggioranza sono alte. Seggi aperti fino alle 22 ore locali (le 23 italiane).

Elezioni al via questa mattina nel Regno Unito: i seggi sono aperti dalle 7:00 ora locale (le 8:00 in Italia) in 650 collegi elettorali tra Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord ed i sudditi di Sua Maestà potranno votare fino alle 22:00 locali. I risultati cominceranno ad arrivare quindi nella notte fra giovedì e venerdì. Il favorito è l’attuale premier Boris Johnson ed il suo partito conservatore, ma il suo principale sfidante, il laburista Jeremy Corbin, è ancora convinto di poterlo battere.

I MEDIA: «VOTO STORICO»

Johnson, che ha fatto campagna elettorale sotto lo slogan ‘Get Brexit done‘, punta a portare il Paese fuori dalla Ue alla nuova scadenza del 31 gennaio 2020. Il suo rivale Corbin promette di convocare un secondo referendum sull’uscita dall’Unione europea. Per i media britannici non ci sono dubbi: il Guardian parla questa mattina di una scelta «storica» e l’Independent gli fa eco definendo lo scrutinio «veramente storico».

Si tratta delle terze elezioni (dopo quelle del 2015 e 2017) in meno di cinque anni e le prime tenute nel mese di dicembre in circa 100 anni.

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I valori di Borsa italiana e spread del 12 dicembre 2019

Piazza Affari apre in positivo all'indomani della Fed. Il differenziale Btp-Bund a 153 punti base. I mercati in diretta.

Avvio di seduta positivo per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib segna un rialzo dello 0,32% a 23.231 punti.

LO SPREAD A 153 PUNTI BASE

Lo spread tra Btp e Bund è sostanzialmente stabile in avvio di giornata a quota 153 punti a fronte dei 152 della chiusura di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari all’1,21%.

L’ASIA CONTRASTATA DOPO LA FED

Listini orientali contrastati all’indomani della riunione della Fed da cui è emersa l’intenzione di mantenere i tassi invariati per l’intero 2020. Gli occhi sono oggi puntati sul voto nel Regno Unito, determinante per il futuro della Brexit, e sul primo direttivo della Bce guidato da Christine Lagarde, che non dovrebbe ritoccare il costo del denaro. Tokyo ha perso lo 0,12%, Shanghai lo 0,3% e Sidney lo 0,65%, mentre sono salite Taiwan (+1,16%) e Seul (+1,51%). In territorio positivo anche Hong Kong (+1,31%) e Mumbai (+0,24%), ancora in fase di contrattazioni. In progresso i futures sull’Europa e su Wall Street, dopo l’inatteso calo dei prezzi delle abitazioni nel Regno Unito (-12%) e la stabilità dei prezzi al consumo in Germania, in attesa dell’analogo dato francese, del tasso di disoccupazione italiano e della produzione industriale dell’Ue, per chiudere la mattinata con il già citato direttivo della Bce.

I MERCATI IN DIRETTA

09.02 – LA BORSA ITALIANA APRE IN POSITIVO

Avvio di seduta positivo per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib segna un rialzo dello 0,32% a 23.231 punti.

08.40 – MERCATI CINESI IN CALO

Le Borse cinesi chiudono la seduta in territorio negativo in attesa di novità sul negoziato tra Usa e Cina sul commercio: l’indice Composite di Shanghai cede lo 0,30%, a 2.915,70 punti, mentre quello di Shenzhen perde lo 0,19%, a quota 1.636,33. Lo yuan si rafforza di 132 punti base sul dollaro dopo che la Banca centrale cinese ha fissatola parità bilaterale a 7,0253: il renminbi, a ridosso della chiusura dei listini azionari, segna uno spot rate di 7,0329 (-0,08%).

08.31 – TOKYO CHIUDE IN LIEVE RIALZO

La Borsa di Tokyo termina la seduta poco variata, dopo i segnali della Fed su una possibile pausa sui tassi per tutto il 2020, e quando prevale l’ottimismo tra gli investitori per il raggiungimento di un accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti, prima dell’entrata in vigore di nuove tariffe. Il Nikkei segna una variazione appena positiva dello 0,14% a quota 23.424,81, con un guadagno di 32 punti. Sul mercato dei cambi lo yen si mantiene stabile sul dollaro a 108,40, e sull’euro a 120,80.

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Le mani della ‘ndrangheta sull’Umbria

Decine di arresti e sequestri hanno colpito le cosche di San Leonardo di Cutro e di Siderno. Inchiesta coordinata dai procuratori Gratteri e Bombardieri.

Le cosche della ‘ndrangheta hanno messo le mani sull’Umbria, infiltrando «in modo significativo» il sistema economico della regione.

È quanto emerge da un’indagine della polizia durata diversi mesi, che ha portato a decine di arresti e sequestri per diversi milioni di euro sia in Calabria, sia in Umbria.

L’inchiesta, coordinata dall’Antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, riguarda diversi presunti appartenenti alle cosche Trapasso, Mannolo e Zofreo di San Leonardo di Cutro e i Commisso di Siderno.

I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa in programma alle 11 cui parteciperanno il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e il capo della Direzione centrale anticrimine della polizia Francesco Messina.

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