Torino, torna in libertà l’imam Mohamed Shahin
Mohamed Shahin torna in libertà e fa rientro a Torino, la città in cui risiede da più di 20 anni. La Corte d’Appello del capoluogo piemontese ha accolto l’istanza presentata dai difensori dell’imam di San Salvario, disponendo la cessazione immediata del trattenimento amministrativo nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Caltanissetta, dove era detenuto da alcune settimane. Alla base della decisione vi è il richiamo alla normativa europea, che stabilisce come la privazione della libertà per i richiedenti protezione internazionale debba costituire un’eccezione e non una prassi ordinaria, da applicare soltanto «in base ai principi di necessità e proporzionalità per quanto riguarda sia le modalità, che le finalità di tale trattenimento».
Le frasi sul 7 ottobre considerate «diritto di opinione»
Shahin, prelevato dalla propria abitazione il 24 novembre, non presenterebbe più i profili di pericolosità che avevano portato alla precedente convalida del trattenimento. Le dichiarazioni pronunciate il 7 ottobre nel corso di una manifestazione sono state considerate rientranti nel «diritto di opinione», garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. La Corte ha inoltre richiamato il principio europeo che impone una verifica periodica del trattenimento da parte di un’autorità giudiziaria indipendente, sottolineando la necessità di un controllo sostanziale e non meramente formale, fondato sui criteri di necessità e proporzionalità.



