Zaia eletto presidente del Consiglio Regionale del Veneto

L’ex governatore Luca Zaia è stato eletto presidente del Consiglio regionale del Veneto durante la prima seduta della nuova assemblea, riunitasi a Palazzo Ferro Fini. La nomina di Zaia (eletto consigliere con oltre 200 mila preferenze) è avvenuta con 34 preferenze su 51 al primo scrutinio, che richiedeva la maggioranza qualificata dei due terzi dei voti degli aventi diritto. «Non nego l’emozione. Questa per me è una nuova esperienza. Voglio ringraziare il gruppo di maggioranza che mi ha chiesto la disponibilità a presiedere questo Consiglio. Le dinamiche della Regione penso di conoscerle sufficientemente bene e sento fino in fondo questa responsabilità», ha detto Zaia nel suo primo intervento nel nuovo ruolo, definendosi una «figura terza» e una «fonte di garanzia» per l’intera assemblea. Nel corso della seduta sono stati eletti anche i vicepresidenti del Consiglio regionale. Per la maggioranza è stato scelto Francesco Rucco, ex sindaco di Vicenza, mentre per la minoranza l’incarico è andato ad Andrea Micalizzi, già vicesindaco di Padova.

Narges Mohammadi ricoverata due volte dopo l’arresto

Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace, è stata portata due volte in ospedale dopo l’arresto del 12 dicembre scorso. Lo ha raccontato su X la Fondazione Narges, dopo aver sentito telefonicamente la famiglia della donna. Sul profilo si legge che l’iraniana «Narges ha detto che l’intensità dei colpi era così forte e violenta che è stata portata al pronto soccorso due volte. Le sue condizioni fisiche al momento della chiamata non erano buone». Già nel giorno dell’arresto la fondazione aveva lanciato un appello temendo per l’incolumità della premio Nobel. Mohammadi è stata arrestata il 12 dicembre nella città nord-orientale di Mashhad durante la cerimonia di lutto dell’avvocato Khosrow Alikordi. Oltre alla 53enne sono state arrestate anche Sepideh Gholian, Hasti Amiri, Pouran Nazemi e Alieh Motalebzadeh.

Manovra, l’annuncio di Giorgetti: «Pacchetto da 3,5 miliardi di euro»

Intervento inaspettato in Senato per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, presentatosi poco prima dell’avvio dell’ufficio di presidenza della commissione Bilancio. Il titolare del Tesoro ha annunciato l’arrivo di nuove risorse destinate al sistema produttivo, per un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di euro. A fornire i dettagli è stato il relatore del provvedimento, il senatore di Fratelli d’Italia Guido Quintino Liris. Le risorse serviranno a compensare strumenti che non hanno soddisfatto tutte le richieste, come Transizione 5.0 e i crediti d’imposta per gli investimenti nella Zes, oltre a interventi su previdenza complementare e alla rimodulazione temporale dei fondi per il Ponte sullo Stretto.

Giorgetti sull’oro di Bankitalia: «Tutto chiarito con la Bce, questione chiusa»

Nel corso del confronto con i senatori, il ministro ha affrontato anche un altro dossier sensibile, quello relativo all’oro di Bankitalia, al centro di un emendamento di Fratelli d’Italia. Giorgetti ha riferito l’esito del dialogo con la Banca centrale europea, spiegando di aver voluto informare direttamente il Parlamento: «Ho voluto chiarire la questione perché ne hanno letto solo sui giornali e mi sembrava corretto». Quanto alla sostanza del confronto con Francoforte, il ministro ha aggiunto: «Siamo a posto, nella riformulazione che ho presentato a nome del governo riteniamo che la questione possa essere chiusa».

Il Mit: «Fondi per il Ponte ricollocati perchè i cantieri partiranno nei prossimi mesi»

Dal ministero dei Trasporti arrivano chiarimenti sul ricollocamento delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto, escludendo qualsiasi passo indietro sull’opera e ribadendo che «Matteo Salvini è determinato a realizzare il Ponte sullo Stretto e farà di tutto per velocizzare il via ai lavori». In una nota, il dicastero spiega che il governo «ha garantito la copertura finanziaria per l’opera» e che, a seguito dell’intervento della Corte dei Conti, sono in corso ulteriori verifiche richieste, motivo per cui i fondi sono stati riallineati dal punto di vista temporale, considerando che l’apertura dei cantieri avverrà nei prossimi mesi e non entro la fine dell’anno come inizialmente previsto. Sulla stessa linea l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, che ha dichiarato all’Ansa: «Non c’è alcun definanziamento del ponte sullo Stretto di Messina, come ha confermato il ministero delle Infrastrutture», precisando che «si tratta di un dovuto adeguamento e allineamento temporale della copertura finanziaria al nuovo cronoprogramma realizzativo, conseguente alla mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera Cipess di approvazione del progetto definitivo».

Chiusi i colloqui a Berlino, Kyiv: «Possibile accordo in serata»

I colloqui tra le delegazioni di Stati Uniti e Ucraina a Berlino, ripresi questa mattina alle 11 dopo essere durati cinque ore domenica 14 dicembre, si sono conclusi attorno alle 13:30. «Negli ultimi due giorni i negoziati sono stati costruttivi e produttivi, con progressi concreti. Speriamo di raggiungere un accordo che ci avvicini alla pace entro la fine della giornata. Al momento sui media circolano molte voci e speculazioni anonime. Vi preghiamo di non cadere vittime di voci e provocazioni», ha scritto su X Rustem Umerov, capo della delegazione negoziale ucraina e segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale. E poi: «Il team americano guidato da Steve Witkoff e Jared Kushner sta lavorando in modo estremamente costruttivo per aiutare l’Ucraina a trovare una strada verso un accordo di pace duraturo. Siamo enormemente grato al presidente Trump e al suo team per tutti gli sforzi che stanno compiendo».

Witkoff e Kushner (genero di Trump) sono stati invitati ai colloqui di questa sera tra Volodymyr Zelensky e alcuni leader europei, tra cui Giorgia Meloni.

Chiusi i colloqui a Berlino, Kyiv: «Possibile accordo in serata»
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Torino, torna in libertà l’imam Mohamed Shahin

Mohamed Shahin torna in libertà e fa rientro a Torino, la città in cui risiede da più di 20 anni. La Corte d’Appello del capoluogo piemontese ha accolto l’istanza presentata dai difensori dell’imam di San Salvario, disponendo la cessazione immediata del trattenimento amministrativo nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Caltanissetta, dove era detenuto da alcune settimane. Alla base della decisione vi è il richiamo alla normativa europea, che stabilisce come la privazione della libertà per i richiedenti protezione internazionale debba costituire un’eccezione e non una prassi ordinaria, da applicare soltanto «in base ai principi di necessità e proporzionalità per quanto riguarda sia le modalità, che le finalità di tale trattenimento».

Le frasi sul 7 ottobre considerate «diritto di opinione»

Shahin, prelevato dalla propria abitazione il 24 novembre, non presenterebbe più i profili di pericolosità che avevano portato alla precedente convalida del trattenimento. Le dichiarazioni pronunciate il 7 ottobre nel corso di una manifestazione sono state considerate rientranti nel «diritto di opinione», garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.  La Corte ha inoltre richiamato il principio europeo che impone una verifica periodica del trattenimento da parte di un’autorità giudiziaria indipendente, sottolineando la necessità di un controllo sostanziale e non meramente formale, fondato sui criteri di necessità e proporzionalità.

Eredità Agnelli, imputazione coatta per John Elkann

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino ha disposto che la procura proceda con l’«imputazione coatta» nei confronti di John Elkann per due ipotesi di reato nell’inchiesta relativa alla residenza in Italia della nonna, Marella Caracciolo. Una decisione che arriva nonostante la richiesta di archiviazione avanzata dai pubblici ministeri, istanza che il gip non ha accolto. Lo stesso provvedimento riguarda anche il commercialista Gian Luca Ferrero. Diversa la posizione degli altri indagati: il giudice ha infatti disposto l’archiviazione totale per Lapo Elkann, Ginevra Elkann e per il notaio svizzero Urs Robert von Gruenigen. Il giudice dell’udienza preliminare ha rinviato all’11 febbraio la decisione sulla richiesta di messa alla prova avanzata da Elkann nello stesso procedimento, mentre è stata fissata al 21 gennaio l’udienza sulla proposta di patteggiamento di una sanzione pecuniaria di circa 73 mila euro presentata da Ferrero.

I legali di John Elkann: «Decisione abnorme»

Alla decisione del gip hanno risposto i difensori di John Elkann, definendo il provvedimento una «Decisione abnorme». In una nota, i legali hanno affermato: «Pur esprimendo la nostra soddisfazione per le archiviazioni disposte dal gip, la sua decisione di imporre al pm di formulare l’imputazione per John Elkann è difficile da comprendere, perché in contrasto con le richieste dei Pubblici Ministeri, che erano solide e ben argomentate per tutti i nostri assistiti». Gli avvocati hanno annunciato che presenteranno «ricorso per Cassazione eccependone l’abnormità» e hanno ribadito «la nostra ferma convinzione che le accuse mosse a John Elkann siano prive di qualsiasi fondamento», sottolineando che ciò vale ancor più «dopo aver definito con l’Agenzia delle Entrate ogni possibile controversia attinente i tributi potenzialmente gravanti sui fratelli Elkann in qualità di eredi di Donna Marella Agnelli».

Ucraina, nuovi colloqui a Berlino: pressing Usa sul Donbass alla Russia

Nuova giornata di colloqui a Berlino, dove sul tavolo c’è il piano di pace sull’Ucraina sviluppato dagli Stati Uniti. Domenica 14 novembre Volodymyr Zelensky e gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno negoziato per più di cinque ore. Come ha riferito all’Afp un alto funzionario a conoscenza delle discussioni, gli inviati Usa hanno chiesto all’Ucraina di rinunciare alla parte del Donbass ancora controllata da Kyiv che la Russia vorrebbe annettere. «Molti progressi sono stati fatti e ci incontreremo di nuovo questa mattina», ha scritto Witkoff su X.

Zelensky spinge per il congelamento della linea del fronte

Parlando con i giornalisti, Zelensky ha affermato detto di essere pronto a rinunciare alla richiesta di adesione alla Nato in cambio di garanzie di sicurezza da Stati Uniti e Europa simili a quelle dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, che contiene la clausola di reciproca protezione per qualsiasi membro sotto attacco. Per quanto riguarda la questione territoriale, Zelensky ha detto di voler convincere gli Usa al congelamento della linea del fronte, prima della tregua e di negoziati in merito. In serata atteso il vertice tra Zelensky e alcuni leader europei (tra cui Giorgia Meloni), a cui sono stati invitati anche Witkoff e Kushner.

Ucraina, nuovi colloqui a Berlino: pressing Usa sul Donbass alla Russia
Stretta di mano tra Steve Witkoff e Volodymyr Zelensky, sotto gli occhi di Friedrich Merz (Ansa).

Mosca: «Kyiv fuori dalla Nato pietra angolare dei negoziati»

Per la Russia il non ingresso dell’Ucraina nella Nato è la «pietra angolare» dei negoziati. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sottolineando che la questione «richiede una speciale considerazione» tra tutte le altre. Mosca ha espresso inoltre fermezza, ribadendo che avrà «decise obiezioni» a qualsiasi emendamento dell’iniziale piano di pace per l’Ucraina in 28 punti proposto da Washington (su suggerimento di Vladimir Putin): il testo è stato poi modificato in seguito a diversi round di negoziati tra Ucraina, Ue e Usa. Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera dello zar, ha detto che Mosca «non accetterà disposizioni» su questioni territoriali o trattative su una zona cuscinetto nel Donbass.

Kamala Harris si sta preparando per un’altra corsa alla Casa Bianca

Dopo un periodo di basso profilo nella prima parte dell’anno, a seguito della sconfitta patita contro Donald Trump e nonostante le preoccupazioni dei finanziatori dell’Asinello riguardo alla sua capacità di vincere, Kamala Harris si è messa al lavoro per preparare un’altra candidatura alla Casa Bianca. Lo riporta Axios, sottolineando che l’ex vicepresidente Usa è ancora in testa nella maggior parte dei sondaggi relativi alle primarie democratiche del 2028, grazie anche all’ampio sostegno tra gli elettori afroamericani.

Kamala Harris si sta preparando per un’altra corsa alla Casa Bianca
Il libro ‘107 Days’ di Kamala Harris (Ansa).

Le mosse interpretabili come l’inizio della campagna elettorale

Axios spiega che Harris ultimamente ha compiuto alcune mosse interpretabili come l’inizio della sua campagna elettorale per il 2028. Innanzitutto ha ampliato il tour di presentazione del libro 107 Days, incentrato sua breve campagna presidenziale, aggiungendo tappe Detroit, Jackson, Memphis e Montgomery, grandi città con molti elettori afroamericani, nonché Columbia, che si trova in Carolina del Sud, Stato storicamente cruciale per le primarie dem. Inoltre, in occasione della riunione invernale del Comitato Nazionale Democratico, andata in scena a Los Angeles, ha incontrato i principali rappresentanti del partito: il presidente Ken Martin ha presentato suo marito Doug Emhoff come «l’ex second gentleman», scherzando sul fatto che in futuro potrebbe diventare «first». Harris, infine, ha adottato una nuova retorica: a Los Angeles ha infatti criticato aspramente entrambi i partiti Usa e lo status quo, prendendo le distanze dal messaggio di sostegno a Joe Biden che aveva veicolato durante la breve campagna del 2024.