Eredità Agnelli, imputazione coatta per John Elkann

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino ha disposto che la procura proceda con l’«imputazione coatta» nei confronti di John Elkann per due ipotesi di reato nell’inchiesta relativa alla residenza in Italia della nonna, Marella Caracciolo. Una decisione che arriva nonostante la richiesta di archiviazione avanzata dai pubblici ministeri, istanza che il gip non ha accolto. Lo stesso provvedimento riguarda anche il commercialista Gian Luca Ferrero. Diversa la posizione degli altri indagati: il giudice ha infatti disposto l’archiviazione totale per Lapo Elkann, Ginevra Elkann e per il notaio svizzero Urs Robert von Gruenigen. Il giudice dell’udienza preliminare ha rinviato all’11 febbraio la decisione sulla richiesta di messa alla prova avanzata da Elkann nello stesso procedimento, mentre è stata fissata al 21 gennaio l’udienza sulla proposta di patteggiamento di una sanzione pecuniaria di circa 73 mila euro presentata da Ferrero.

I legali di John Elkann: «Decisione abnorme»

Alla decisione del gip hanno risposto i difensori di John Elkann, definendo il provvedimento una «Decisione abnorme». In una nota, i legali hanno affermato: «Pur esprimendo la nostra soddisfazione per le archiviazioni disposte dal gip, la sua decisione di imporre al pm di formulare l’imputazione per John Elkann è difficile da comprendere, perché in contrasto con le richieste dei Pubblici Ministeri, che erano solide e ben argomentate per tutti i nostri assistiti». Gli avvocati hanno annunciato che presenteranno «ricorso per Cassazione eccependone l’abnormità» e hanno ribadito «la nostra ferma convinzione che le accuse mosse a John Elkann siano prive di qualsiasi fondamento», sottolineando che ciò vale ancor più «dopo aver definito con l’Agenzia delle Entrate ogni possibile controversia attinente i tributi potenzialmente gravanti sui fratelli Elkann in qualità di eredi di Donna Marella Agnelli».

Ucraina, nuovi colloqui a Berlino: pressing Usa sul Donbass alla Russia

Nuova giornata di colloqui a Berlino, dove sul tavolo c’è il piano di pace sull’Ucraina sviluppato dagli Stati Uniti. Domenica 14 novembre Volodymyr Zelensky e gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno negoziato per più di cinque ore. Come ha riferito all’Afp un alto funzionario a conoscenza delle discussioni, gli inviati Usa hanno chiesto all’Ucraina di rinunciare alla parte del Donbass ancora controllata da Kyiv che la Russia vorrebbe annettere. «Molti progressi sono stati fatti e ci incontreremo di nuovo questa mattina», ha scritto Witkoff su X.

Zelensky spinge per il congelamento della linea del fronte

Parlando con i giornalisti, Zelensky ha affermato detto di essere pronto a rinunciare alla richiesta di adesione alla Nato in cambio di garanzie di sicurezza da Stati Uniti e Europa simili a quelle dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, che contiene la clausola di reciproca protezione per qualsiasi membro sotto attacco. Per quanto riguarda la questione territoriale, Zelensky ha detto di voler convincere gli Usa al congelamento della linea del fronte, prima della tregua e di negoziati in merito. In serata atteso il vertice tra Zelensky e alcuni leader europei (tra cui Giorgia Meloni), a cui sono stati invitati anche Witkoff e Kushner.

Ucraina, nuovi colloqui a Berlino: pressing Usa sul Donbass alla Russia
Stretta di mano tra Steve Witkoff e Volodymyr Zelensky, sotto gli occhi di Friedrich Merz (Ansa).

Mosca: «Kyiv fuori dalla Nato pietra angolare dei negoziati»

Per la Russia il non ingresso dell’Ucraina nella Nato è la «pietra angolare» dei negoziati. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sottolineando che la questione «richiede una speciale considerazione» tra tutte le altre. Mosca ha espresso inoltre fermezza, ribadendo che avrà «decise obiezioni» a qualsiasi emendamento dell’iniziale piano di pace per l’Ucraina in 28 punti proposto da Washington (su suggerimento di Vladimir Putin): il testo è stato poi modificato in seguito a diversi round di negoziati tra Ucraina, Ue e Usa. Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera dello zar, ha detto che Mosca «non accetterà disposizioni» su questioni territoriali o trattative su una zona cuscinetto nel Donbass.

Kamala Harris si sta preparando per un’altra corsa alla Casa Bianca

Dopo un periodo di basso profilo nella prima parte dell’anno, a seguito della sconfitta patita contro Donald Trump e nonostante le preoccupazioni dei finanziatori dell’Asinello riguardo alla sua capacità di vincere, Kamala Harris si è messa al lavoro per preparare un’altra candidatura alla Casa Bianca. Lo riporta Axios, sottolineando che l’ex vicepresidente Usa è ancora in testa nella maggior parte dei sondaggi relativi alle primarie democratiche del 2028, grazie anche all’ampio sostegno tra gli elettori afroamericani.

Kamala Harris si sta preparando per un’altra corsa alla Casa Bianca
Il libro ‘107 Days’ di Kamala Harris (Ansa).

Le mosse interpretabili come l’inizio della campagna elettorale

Axios spiega che Harris ultimamente ha compiuto alcune mosse interpretabili come l’inizio della sua campagna elettorale per il 2028. Innanzitutto ha ampliato il tour di presentazione del libro 107 Days, incentrato sua breve campagna presidenziale, aggiungendo tappe Detroit, Jackson, Memphis e Montgomery, grandi città con molti elettori afroamericani, nonché Columbia, che si trova in Carolina del Sud, Stato storicamente cruciale per le primarie dem. Inoltre, in occasione della riunione invernale del Comitato Nazionale Democratico, andata in scena a Los Angeles, ha incontrato i principali rappresentanti del partito: il presidente Ken Martin ha presentato suo marito Doug Emhoff come «l’ex second gentleman», scherzando sul fatto che in futuro potrebbe diventare «first». Harris, infine, ha adottato una nuova retorica: a Los Angeles ha infatti criticato aspramente entrambi i partiti Usa e lo status quo, prendendo le distanze dal messaggio di sostegno a Joe Biden che aveva veicolato durante la breve campagna del 2024.