Usa, nuovo raid nel Pacifico Orientale: uccisi otto presunti narcos

L’esercito degli Stati Uniti ha portato a termine una nuova serie di attacchi in acque internazionali contro navi dedite al traffico di droga. Su X lo US Southern Command ha infatti reso noto che la Joint Task Force Southern Spear «ha condotto attacchi cinetici letali su tre imbarcazioni gestite da organizzazioni terroristiche in acque internazionali», coinvolte in attività di narcotraffico nell’Oceano Pacifico orientale. Si tratta dell’ennesimo episodio dello scontro gli Stati Uniti di Donald Trump e il Venezuela di Nicolás Maduro.

«In totale, otto narcoterroristi di sesso maschile sono stati uccisi durante queste azioni: tre sulla prima imbarcazione, due sulla seconda e tre sulla terza», ha spiegato su X lo US Southern Command, sottolineando che l’attacco è stato condotto «sotto la direzione del Segretario Pete Hegseth». Da settembre gli Usa, nell’ambito della campagna lanciata da Trump contro il traffico di droga nella regione, hanno colpito 25 imbarcazioni nel Pacifico e nei Caraibi, uccidendo almeno 95 presunti narcos nelle varie operazioni.

Omicidio nel Bresciano, accoltellato un barista 55enne

Un uomo di 55 anni è stato ucciso nella tarda serata del 15 dicembre a Sarezzo, nel Bresciano, dopo essere stato ferito con un coltello all’esterno di un bar. L’aggressione è avvenuta intorno alle 23 e ha avuto come vittima Andrei Zakabluk, barista. Le sue condizioni sono apparse subito critiche: soccorso e trasportato in codice rosso all’ospedale di Gardone Val Trompia, è morto poco dopo il ricovero a causa delle lesioni riportate. L’uomo, cittadino italiano di origini ucraine, lavorava nel locale di proprietà della moglie.

Il presunto omicida si è presentato spontaneamente dai carabinieri

Il presunto responsabile dell’accoltellamento è Pirau Artenie, 32 anni, di nazionalità moldava, che si è presentato spontaneamente dai carabinieri ed è stato arrestato con l’accusa di omicidio aggravato. I militari hanno rinvenuto il coltello utilizzato per l’aggressione all’interno di un cassonetto vicino al luogo del ferimento. In base alle prime ricostruzioni investigative, il delitto sarebbe collegato a un episodio avvenuto alcuni mesi fa, quando il 32enne era stato coinvolto in una rissa all’interno del bar ed era stato denunciato dai titolari. L’uomo si sarebbe poi ripresentato nel locale, colpendo la vittima a una gamba e recidendo l’arteria femorale, ferita che si è rivelata fatale.

I repubblicani criticano Trump per il post su Rob Reiner

Pioggia di critiche su Donald Trump per il suo post sulla morte del regista Rob Reiner, per la quale lunedì è stato fermato il figlio Nick, di 32 anni. Il presidente ha attribuito la scomparsa del regista a una fantomatica «sindrome da ossessione per Trump», sostenendo che Reiner sarebbe morto «a causa della rabbia che ha provocato negli altri». Il riferimento è all’attivismo politico del regista, che negli ultimi anni aveva apertamente appoggiato i Democratici e criticato aspramente Trump. Dopo la pubblicazione del post su Truth, diversi repubblicani, democratici e celebrità di Hollywood hanno preso le distanze dal presidente.

Il deputato Massie: «Sfido il mio partito e il vicepresidente a difendere le parole di Trump»

Tra i primi a prendere le distanze c’è stato il deputato repubblicano Thomas Massie, del Kentucky: «Indipendentemente da come la si pensasse su Rob Reiner, questo è un linguaggio inappropriato e irrispettoso su un uomo che è stato appena brutalmente ucciso». Massie ha aggiunto: «Sfido chiunque nel mio partito, incluso il vicepresidente e lo staff della Casa Bianca, a difendere queste parole». Sulla stessa linea Marjorie Taylor Greene, che da fedelissima di Trump si è recentemente trasformata in una delle voci più critiche all’interno del partito. La deputata, che lascerà il Congresso dal 5 gennaio, ha ricordato al presidente che quanto accaduto è «una tragedia familiare, non una questione di politica o di nemici politici». Greene ha scritto che «molte famiglie affrontano la dipendenza da droghe e problemi di salute mentale di un familiare. È incredibilmente difficile e dovrebbe essere affrontato con empatia, soprattutto quando finisce in un omicidio». Il deputato di New York Mike Lawler ha liquidato il post di Trump come «sbagliato», aggiungendo: «Indipendentemente dalle opinioni politiche, nessuno dovrebbe essere vittima di violenza». Anche la repubblicana Stephanie Bice ha invitato a «pregare per la famiglia» invece di «fare politica».

I repubblicani criticano Trump per il post su Rob Reiner
Donald Trump (Ansa).

Le critiche dei Democratici e delle celebrità

Il governatore democratico della California Gavin Newsom ha definito il post del presidente incompatibile con il ruolo istituzionale che ricopre: «Quest’uomo è malato», ha scritto su X. Sulla stessa linea il deputato democratico della Florida Maxwell Alejandro Frost, che ha commentato: «Che pezzo di spazzatura spregevole». Il senatore del Connecticut Chris Murphy ha accusato Trump di aver oltrepassato ogni limite: «Ha completamente perso il controllo. Ora dice che Rob e Michele Reiner si sono causati da soli il loro omicidio perché non lo sostenevano. È disgustoso». Alle critiche politiche si sono aggiunte quelle degli attori. Patrick Schwarzenegger ha scritto: «Che dichiarazione disgustosa e vile». Whoopi Goldberg, che ha definito Reiner «un uomo davvero straordinario», ha attaccato direttamente il presidente ricordando il suo discorso al funerale di Charlie Kirk: «Dopo aver parlato a lungo di rispetto e compassione, pubblica questo. Non hai vergogna? Nessuna vergogna?».

Perché Trump ha intentato una causa da 10 miliardi di dollari contro la Bbc

Donald Trump ha avviato una causa civile contro la Bbc chiedendo un risarcimento complessivo di 10 miliardi di dollari per la diffusione, nel 2024, di un documentario contenente un montaggio ritenuto ingannevole di un suo intervento del 6 gennaio 2021, giorno dell’assalto al Congresso. L’azione legale, riferisce Bloomberg, è stata depositata presso un tribunale federale di Miami e contesta all’emittente britannica sia la diffamazione sia la violazione del Deceptive and Unfair Trade Practices Act della Florida, norma pensata per tutelare i consumatori da pratiche scorrette o fuorvianti. Per ciascuna delle due contestazioni, il presidente chiede un risarcimento di 5 miliardi di dollari.

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La spiegazione della Bbc: «Errore non intenzionale»

La Bbc aveva riconosciuto di aver alterato il discorso trasmesso all’interno del programma Panorama, spiegando che l’unione di due passaggi distinti era frutto di un errore non intenzionale e privo di finalità diffamatorie. L’emittente aveva inoltre inviato una lettera di scuse a Trump, sostenendo però l’assenza dei presupposti per un’azione legale, anche perché il documentario era stato trasmesso esclusivamente nel Regno Unito e non avrebbe arrecato danni al presidente, rieletto poco tempo dopo. Le spiegazioni non hanno però fermato l’iniziativa giudiziaria: «Bbc, un tempo rispettata e ora caduta in disgrazia, ha diffamato il presidente manipolando in modo intenzionale, maliziosamente e in modo ingannevole il suo discorso, nel tentativo sfacciato di interferire nelle elezioni del 2024», si legge nella dichiarazione dei legali di Trump.

Vertice di Berlino, l’Europa pronta a guidare una forza multinazionale in Ucraina

Il vertice di Berlino tra Stati Uniti, Ucraina e i principali alleati europei ha prodotto un avanzamento concreto sul capitolo delle garanzie di sicurezza per Kyiv, mentre resta irrisolto il nodo dei territori occupati dalla Russia. Dopo due giorni di consultazioni tra Volodymyr Zelensky e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, americani ed europei parlano di un riallineamento politico che rende la possibilità di un cessate il fuoco «reale».

Il punto sulle garanzie di sicurezza e i territori occupati

Il punto di maggiore convergenza riguarda le garanzie di sicurezza post-cessate il fuoco. La Casa Bianca ha messo sul tavolo un pacchetto definito «molto robusto», con un meccanismo di monitoraggio sulla tregua guidato da Washington e la disponibilità europea a creare una forza multinazionale guidata dalla cosiddetta coalizione dei volenterosi, in particolare Francia, Germania e Regno Unito. La forza si occuperebbe di assistere le forze ucraine e mettere in sicurezza i cieli e i mari dell’Ucraina, anche operando all’interno del Paese. La proposta prevede anche il sostegno occidentale a un esercito ucraino di 800 mila militari. I funzionari americani hanno parlato di garanzie paragonabili al meccanismo dell’articolo 5 della Nato, pur senza l’ingresso di Kyiv nell’Alleanza. Sul fronte territoriale invece rimangono diversi ostacoli. Zelensky ha respinto l’ipotesi di cessioni territoriali, mentre gli Stati Uniti sono restano più aperti sul tema, esplorando soluzioni negoziali che includono formule come il congelamento della linea del fronte, lo status speciale e zona economica libera.

Vertice di Berlino, l’Europa pronta a guidare una forza multinazionale in Ucraina
Volodymyr Zelensky e Friedrich Merz (Ansa).

Trump: «Pace in Ucraina mai così vicina»

Donald Trump, parlando dallo Studio Ovale, ha dichiarato che l’Ucraina «ha già perso territorio», sottolineando però che l’obiettivo condiviso con l’Europa è evitare una nuova guerra attraverso solide garanzie di sicurezza. Il presidente americano ha detto di aver parlato con Vladimir Putin e ha affermato che la pace «non è mai stata così vicina». Sempre a margine del vertice la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha scritto su X: «Ottimo incontro stasera a Berlino. Stiamo assistendo a progressi concreti grazie all’allineamento tra Ucraina, Europa e Stati Uniti. Gli ucraini difendono coraggiosamente la loro indipendenza ogni giorno».

Usa, Pam Bondi: «Sventata serie di attacchi terroristici in California»

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha reso noto l’arresto di quattro persone sospettate di far parte di un gruppo estremista e accusate di stare organizzando una serie di attacchi coordinati nel sud della California durante la notte di Capodanno. In base all’incriminazione depositata, i fermati erano stati arrestati nei giorni scorsi a Lucerne Valley, un’area desertica a est di Los Angeles, dove sarebbero stati impegnati nella preparazione di ordigni rudimentali destinati agli attentati pianificati.

Kash Patel: «Gruppo di sinistra, pro Pal e anti governativo»

Secondo quanto scritto dal direttore dell’Fbi, Kash Patel, in un messaggio pubblicato su X, gli indagati «si autodefiniscono membri del Turtle Island Liberation Front, gruppo estremista di sinistra motivato da un’ideologia pro Palestina, anti-forze dell’ordine e anti-governativa», e avrebbero «pianificato attacchi nella notte di Capodanno, prendendo di mira cinque diverse località a Los Angeles». La procuratrice generale Pam Bondi, ha dichiarato che l’Fbi e il dipartimento hanno «sventato quello che sarebbe stato un massiccio e orribile complotto terroristico in California».

Gruppo Caltagirone, voto su Mps e Generali passa dal Comitato indipendenti

Francesco Gaetano Caltagirone rinuncia in qualità di presidente a esercitare «i poteri delegati per l’esecuzione del voto nelle assemblee di Banca Mps e Assicurazioni Generali». La scelta, precisa la nota, è stata adottata «allo scopo di evitare ogni possibile strumentalizzazione dannosa per la Società rispetto alla gestione delle partecipazioni direttamente e indirettamente detenute in Mps e Assicurazioni Generali».

Caltagirone: «Con Delfin acquisti differenziati e non coordinati nel tempo»

Nel corso della riunione, il presidente Francesco Gaetano Caltagirone ha inoltre illustrato un’analisi sui rapporti con Delfin, chiarendo che gli acquisti di azioni Mediobanca da parte delle due realtà «non sono stati coordinati differenziandosi invece negli anni per entità e tempistiche» e che, nella maggior parte delle occasioni, «hanno espresso, nella gran parte dei casi, voto divergente». È stato anche ricordato che, durante il consiglio di amministrazione di Mps che ha deliberato sull’Ops su Mediobanca, i due consiglieri indicati dal gruppo Caltagirone «hanno volontariamente abbandonato l’adunanza che ha deliberato l’Offerta senza dunque prendere parte alla votazione». Sempre al termine del Cda, Generali Spa ha diffuso una nota nella quale, «ribadendo la piena fiducia nella magistratura procedente», ha confermato «la piena convinzione nella correttezza dei comportamenti del Presidente della Società auspicando che, in tempi celeri, la stessa possa essere riconosciuta anche a tutela di una buona gestione del gruppo».

Morte Rob Reiner e Michele Singer, arrestato il figlio Nick

Nick Reiner, figlio di Michele Singer e del regista Rob Reiner, è stato rinchiuso nel carcere della contea di Los Angeles con l’accusa di aver ucciso entrambi i genitori. A riportarlo è il Los Angeles Times, che cita i registri penitenziari: poche le informazioni disponibili, ma viene indicata una cauzione fissata a 4 milioni di dollari. A quanto emerso, il secondogenito del regista sarebbe stato fermato intorno alle 21.15 (ora locale), mentre l’arresto è stato formalizzato alle 5.04 della mattina.

I problemi di dipendenza di Nick Reiner

Nel corso degli anni Nick Reiner ha attraversato lunghi periodi segnati dalla dipendenza, alternando permanenze in centri di riabilitazione a momenti vissuti in strada. Nel 2015 aveva completato un percorso di disintossicazione e aveva collaborato con il padre al film La rivoluzione di Charlie, un’opera a carattere semi-autobiografico incentrata proprio sui temi della dipendenza e del recupero. I corpi del celebre regista e della moglie sarebbero stati scoperti da una delle figlie all’interno della loro abitazione di Los Angeles, con la gola tagliata. Restano al momento poco chiari i motivi che avrebbero portato alla violenza, ipotizzata dopo una lite in ambito familiare.

Trump: «Rob Reiner ossessionato da me»

Sulla vicenda è intervenuto anche Donald Trump con un messaggio pubblicato su Truth, nel quale ha commentato la morte di Rob Reiner e della moglie Michele attaccando il regista per il suo impegno politico a favore dei Democratici. «Ieri sera è accaduto un fatto molto triste a Hollywood. Rob Reiner, un regista e attore comico un tempo di grande talento, ma tormentato e in preda a gravi difficoltà, è deceduto insieme alla moglie, Michele, a quanto pare a causa della rabbia che aveva suscitato negli altri a causa della sua grave, irremovibile e incurabile afflizione, nota come Sindrome da Delirio di Trump», ha scritto il presidente degli Stati Uniti. Trump ha poi aggiunto che Reiner «era noto per aver fatto impazzire le persone con la sua ossessione sfrenata per il Presidente Donald J. Trump, e la sua evidente paranoia aveva raggiunto livelli inauditi mentre l’amministrazione Trump superava ogni obiettivo e aspettativa di grandezza, inaugurando un’Età dell’Oro per l’America, forse senza precedenti. Che Rob e Michele riposino in pace!», conclude il post.

Zaia eletto presidente del Consiglio Regionale del Veneto

L’ex governatore Luca Zaia è stato eletto presidente del Consiglio regionale del Veneto durante la prima seduta della nuova assemblea, riunitasi a Palazzo Ferro Fini. La nomina di Zaia (eletto consigliere con oltre 200 mila preferenze) è avvenuta con 34 preferenze su 51 al primo scrutinio, che richiedeva la maggioranza qualificata dei due terzi dei voti degli aventi diritto. «Non nego l’emozione. Questa per me è una nuova esperienza. Voglio ringraziare il gruppo di maggioranza che mi ha chiesto la disponibilità a presiedere questo Consiglio. Le dinamiche della Regione penso di conoscerle sufficientemente bene e sento fino in fondo questa responsabilità», ha detto Zaia nel suo primo intervento nel nuovo ruolo, definendosi una «figura terza» e una «fonte di garanzia» per l’intera assemblea. Nel corso della seduta sono stati eletti anche i vicepresidenti del Consiglio regionale. Per la maggioranza è stato scelto Francesco Rucco, ex sindaco di Vicenza, mentre per la minoranza l’incarico è andato ad Andrea Micalizzi, già vicesindaco di Padova.

Narges Mohammadi ricoverata due volte dopo l’arresto

Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace, è stata portata due volte in ospedale dopo l’arresto del 12 dicembre scorso. Lo ha raccontato su X la Fondazione Narges, dopo aver sentito telefonicamente la famiglia della donna. Sul profilo si legge che l’iraniana «Narges ha detto che l’intensità dei colpi era così forte e violenta che è stata portata al pronto soccorso due volte. Le sue condizioni fisiche al momento della chiamata non erano buone». Già nel giorno dell’arresto la fondazione aveva lanciato un appello temendo per l’incolumità della premio Nobel. Mohammadi è stata arrestata il 12 dicembre nella città nord-orientale di Mashhad durante la cerimonia di lutto dell’avvocato Khosrow Alikordi. Oltre alla 53enne sono state arrestate anche Sepideh Gholian, Hasti Amiri, Pouran Nazemi e Alieh Motalebzadeh.

Manovra, l’annuncio di Giorgetti: «Pacchetto da 3,5 miliardi di euro»

Intervento inaspettato in Senato per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, presentatosi poco prima dell’avvio dell’ufficio di presidenza della commissione Bilancio. Il titolare del Tesoro ha annunciato l’arrivo di nuove risorse destinate al sistema produttivo, per un ammontare complessivo di 3,5 miliardi di euro. A fornire i dettagli è stato il relatore del provvedimento, il senatore di Fratelli d’Italia Guido Quintino Liris. Le risorse serviranno a compensare strumenti che non hanno soddisfatto tutte le richieste, come Transizione 5.0 e i crediti d’imposta per gli investimenti nella Zes, oltre a interventi su previdenza complementare e alla rimodulazione temporale dei fondi per il Ponte sullo Stretto.

Giorgetti sull’oro di Bankitalia: «Tutto chiarito con la Bce, questione chiusa»

Nel corso del confronto con i senatori, il ministro ha affrontato anche un altro dossier sensibile, quello relativo all’oro di Bankitalia, al centro di un emendamento di Fratelli d’Italia. Giorgetti ha riferito l’esito del dialogo con la Banca centrale europea, spiegando di aver voluto informare direttamente il Parlamento: «Ho voluto chiarire la questione perché ne hanno letto solo sui giornali e mi sembrava corretto». Quanto alla sostanza del confronto con Francoforte, il ministro ha aggiunto: «Siamo a posto, nella riformulazione che ho presentato a nome del governo riteniamo che la questione possa essere chiusa».

Il Mit: «Fondi per il Ponte ricollocati perchè i cantieri partiranno nei prossimi mesi»

Dal ministero dei Trasporti arrivano chiarimenti sul ricollocamento delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto, escludendo qualsiasi passo indietro sull’opera e ribadendo che «Matteo Salvini è determinato a realizzare il Ponte sullo Stretto e farà di tutto per velocizzare il via ai lavori». In una nota, il dicastero spiega che il governo «ha garantito la copertura finanziaria per l’opera» e che, a seguito dell’intervento della Corte dei Conti, sono in corso ulteriori verifiche richieste, motivo per cui i fondi sono stati riallineati dal punto di vista temporale, considerando che l’apertura dei cantieri avverrà nei prossimi mesi e non entro la fine dell’anno come inizialmente previsto. Sulla stessa linea l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, che ha dichiarato all’Ansa: «Non c’è alcun definanziamento del ponte sullo Stretto di Messina, come ha confermato il ministero delle Infrastrutture», precisando che «si tratta di un dovuto adeguamento e allineamento temporale della copertura finanziaria al nuovo cronoprogramma realizzativo, conseguente alla mancata registrazione da parte della Corte dei conti della delibera Cipess di approvazione del progetto definitivo».

Chiusi i colloqui a Berlino, Kyiv: «Possibile accordo in serata»

I colloqui tra le delegazioni di Stati Uniti e Ucraina a Berlino, ripresi questa mattina alle 11 dopo essere durati cinque ore domenica 14 dicembre, si sono conclusi attorno alle 13:30. «Negli ultimi due giorni i negoziati sono stati costruttivi e produttivi, con progressi concreti. Speriamo di raggiungere un accordo che ci avvicini alla pace entro la fine della giornata. Al momento sui media circolano molte voci e speculazioni anonime. Vi preghiamo di non cadere vittime di voci e provocazioni», ha scritto su X Rustem Umerov, capo della delegazione negoziale ucraina e segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale. E poi: «Il team americano guidato da Steve Witkoff e Jared Kushner sta lavorando in modo estremamente costruttivo per aiutare l’Ucraina a trovare una strada verso un accordo di pace duraturo. Siamo enormemente grato al presidente Trump e al suo team per tutti gli sforzi che stanno compiendo».

Witkoff e Kushner (genero di Trump) sono stati invitati ai colloqui di questa sera tra Volodymyr Zelensky e alcuni leader europei, tra cui Giorgia Meloni.

Chiusi i colloqui a Berlino, Kyiv: «Possibile accordo in serata»
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Torino, torna in libertà l’imam Mohamed Shahin

Mohamed Shahin torna in libertà e fa rientro a Torino, la città in cui risiede da più di 20 anni. La Corte d’Appello del capoluogo piemontese ha accolto l’istanza presentata dai difensori dell’imam di San Salvario, disponendo la cessazione immediata del trattenimento amministrativo nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Caltanissetta, dove era detenuto da alcune settimane. Alla base della decisione vi è il richiamo alla normativa europea, che stabilisce come la privazione della libertà per i richiedenti protezione internazionale debba costituire un’eccezione e non una prassi ordinaria, da applicare soltanto «in base ai principi di necessità e proporzionalità per quanto riguarda sia le modalità, che le finalità di tale trattenimento».

Le frasi sul 7 ottobre considerate «diritto di opinione»

Shahin, prelevato dalla propria abitazione il 24 novembre, non presenterebbe più i profili di pericolosità che avevano portato alla precedente convalida del trattenimento. Le dichiarazioni pronunciate il 7 ottobre nel corso di una manifestazione sono state considerate rientranti nel «diritto di opinione», garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.  La Corte ha inoltre richiamato il principio europeo che impone una verifica periodica del trattenimento da parte di un’autorità giudiziaria indipendente, sottolineando la necessità di un controllo sostanziale e non meramente formale, fondato sui criteri di necessità e proporzionalità.

Eredità Agnelli, imputazione coatta per John Elkann

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino ha disposto che la procura proceda con l’«imputazione coatta» nei confronti di John Elkann per due ipotesi di reato nell’inchiesta relativa alla residenza in Italia della nonna, Marella Caracciolo. Una decisione che arriva nonostante la richiesta di archiviazione avanzata dai pubblici ministeri, istanza che il gip non ha accolto. Lo stesso provvedimento riguarda anche il commercialista Gian Luca Ferrero. Diversa la posizione degli altri indagati: il giudice ha infatti disposto l’archiviazione totale per Lapo Elkann, Ginevra Elkann e per il notaio svizzero Urs Robert von Gruenigen. Il giudice dell’udienza preliminare ha rinviato all’11 febbraio la decisione sulla richiesta di messa alla prova avanzata da Elkann nello stesso procedimento, mentre è stata fissata al 21 gennaio l’udienza sulla proposta di patteggiamento di una sanzione pecuniaria di circa 73 mila euro presentata da Ferrero.

I legali di John Elkann: «Decisione abnorme»

Alla decisione del gip hanno risposto i difensori di John Elkann, definendo il provvedimento una «Decisione abnorme». In una nota, i legali hanno affermato: «Pur esprimendo la nostra soddisfazione per le archiviazioni disposte dal gip, la sua decisione di imporre al pm di formulare l’imputazione per John Elkann è difficile da comprendere, perché in contrasto con le richieste dei Pubblici Ministeri, che erano solide e ben argomentate per tutti i nostri assistiti». Gli avvocati hanno annunciato che presenteranno «ricorso per Cassazione eccependone l’abnormità» e hanno ribadito «la nostra ferma convinzione che le accuse mosse a John Elkann siano prive di qualsiasi fondamento», sottolineando che ciò vale ancor più «dopo aver definito con l’Agenzia delle Entrate ogni possibile controversia attinente i tributi potenzialmente gravanti sui fratelli Elkann in qualità di eredi di Donna Marella Agnelli».

Ucraina, nuovi colloqui a Berlino: pressing Usa sul Donbass alla Russia

Nuova giornata di colloqui a Berlino, dove sul tavolo c’è il piano di pace sull’Ucraina sviluppato dagli Stati Uniti. Domenica 14 novembre Volodymyr Zelensky e gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno negoziato per più di cinque ore. Come ha riferito all’Afp un alto funzionario a conoscenza delle discussioni, gli inviati Usa hanno chiesto all’Ucraina di rinunciare alla parte del Donbass ancora controllata da Kyiv che la Russia vorrebbe annettere. «Molti progressi sono stati fatti e ci incontreremo di nuovo questa mattina», ha scritto Witkoff su X.

Zelensky spinge per il congelamento della linea del fronte

Parlando con i giornalisti, Zelensky ha affermato detto di essere pronto a rinunciare alla richiesta di adesione alla Nato in cambio di garanzie di sicurezza da Stati Uniti e Europa simili a quelle dell’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, che contiene la clausola di reciproca protezione per qualsiasi membro sotto attacco. Per quanto riguarda la questione territoriale, Zelensky ha detto di voler convincere gli Usa al congelamento della linea del fronte, prima della tregua e di negoziati in merito. In serata atteso il vertice tra Zelensky e alcuni leader europei (tra cui Giorgia Meloni), a cui sono stati invitati anche Witkoff e Kushner.

Ucraina, nuovi colloqui a Berlino: pressing Usa sul Donbass alla Russia
Stretta di mano tra Steve Witkoff e Volodymyr Zelensky, sotto gli occhi di Friedrich Merz (Ansa).

Mosca: «Kyiv fuori dalla Nato pietra angolare dei negoziati»

Per la Russia il non ingresso dell’Ucraina nella Nato è la «pietra angolare» dei negoziati. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sottolineando che la questione «richiede una speciale considerazione» tra tutte le altre. Mosca ha espresso inoltre fermezza, ribadendo che avrà «decise obiezioni» a qualsiasi emendamento dell’iniziale piano di pace per l’Ucraina in 28 punti proposto da Washington (su suggerimento di Vladimir Putin): il testo è stato poi modificato in seguito a diversi round di negoziati tra Ucraina, Ue e Usa. Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera dello zar, ha detto che Mosca «non accetterà disposizioni» su questioni territoriali o trattative su una zona cuscinetto nel Donbass.

Kamala Harris si sta preparando per un’altra corsa alla Casa Bianca

Dopo un periodo di basso profilo nella prima parte dell’anno, a seguito della sconfitta patita contro Donald Trump e nonostante le preoccupazioni dei finanziatori dell’Asinello riguardo alla sua capacità di vincere, Kamala Harris si è messa al lavoro per preparare un’altra candidatura alla Casa Bianca. Lo riporta Axios, sottolineando che l’ex vicepresidente Usa è ancora in testa nella maggior parte dei sondaggi relativi alle primarie democratiche del 2028, grazie anche all’ampio sostegno tra gli elettori afroamericani.

Kamala Harris si sta preparando per un’altra corsa alla Casa Bianca
Il libro ‘107 Days’ di Kamala Harris (Ansa).

Le mosse interpretabili come l’inizio della campagna elettorale

Axios spiega che Harris ultimamente ha compiuto alcune mosse interpretabili come l’inizio della sua campagna elettorale per il 2028. Innanzitutto ha ampliato il tour di presentazione del libro 107 Days, incentrato sua breve campagna presidenziale, aggiungendo tappe Detroit, Jackson, Memphis e Montgomery, grandi città con molti elettori afroamericani, nonché Columbia, che si trova in Carolina del Sud, Stato storicamente cruciale per le primarie dem. Inoltre, in occasione della riunione invernale del Comitato Nazionale Democratico, andata in scena a Los Angeles, ha incontrato i principali rappresentanti del partito: il presidente Ken Martin ha presentato suo marito Doug Emhoff come «l’ex second gentleman», scherzando sul fatto che in futuro potrebbe diventare «first». Harris, infine, ha adottato una nuova retorica: a Los Angeles ha infatti criticato aspramente entrambi i partiti Usa e lo status quo, prendendo le distanze dal messaggio di sostegno a Joe Biden che aveva veicolato durante la breve campagna del 2024.