Putin: «Le relazioni con l’Italia e altri Paesi Ue lasciano a desiderare»

Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso preoccupazione per lo stato delle relazioni tra Mosca e diversi Paesi europei, tra cui Italia, Francia e Austria, durante la cerimonia di presentazione delle credenziali di 34 nuovi ambasciatori a Mosca, tra cui anche l’italiano Stefano Beltrame. La cerimonia si è svolta nella Sala Alessandro del Gran Palazzo del Cremlino. «Lo stato attuale delle relazioni tra Russia e Italia, Francia, Austria e numerosi altri Paesi europei lascia molto a desiderare», ha dichiarato Putin, aggiungendo che «la diplomazia, la ricerca del consenso e di soluzioni di compromesso vengono sempre più sostituite da azioni unilaterali e molto pericolose». Il presidente ha inoltre sottolineato che «invece del dialogo tra gli Stati, sentiamo il monologo di coloro che, in nome del diritto della forza, ritengono lecito dettare la propria volontà, insegnare agli altri come vivere e impartire ordini». Putin ha assicurato che «la Russia è pronta a ripristinare le relazioni con i Paesi europei ed è aperta alla cooperazione con tutti i Paesi senza eccezioni».

Tajani: «Non siamo in guerra contro la Russia e il suo popolo»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha precisato che «lasciano a desiderare perché noi abbiamo detto che la Russia ha invaso l’Ucraina e abbiamo difeso l’Ucraina, ma noi non siamo in guerra con la Russia, non lo siamo mai stati, non siamo guerra con il popolo russo». Tajani ha inoltre sottolineato che l’Italia «ha detto soltanto che il Cremlino ha sbagliato, che l’invasione dell’Ucraina è stato un atto che noi consideriamo assolutamente illegittimo che punta a conculcare la libertà degli ucraini, nulla di più».

Lara Comi, cade l’accusa di corruzione: pena ridotta

La Corte d’Appello di Milano ha ridimensionato la sentenza pronunciata in primo grado nel processo sull’inchiesta “Mensa dei Poveri”, riducendo la condanna inflitta a Lara Comi. L’ex europarlamentare di Forza Italia è stata assolta dalle accuse di corruzione e da uno degli episodi di truffa, vedendo la pena scendere da 4 anni e 2 mesi a 1 anno, con sospensione condizionale, e una multa di 500 euro. I giudici hanno riconosciuto l’attenuante del risarcimento, ritenuta equivalente all’aggravante contestata. La Corte ha inoltre pronunciato sentenza per altri 13 imputati, confermando l’assoluzione per Pietro Tatarella, ex vicecoordinatore lombardo di Forza Italia ed ex consigliere comunale di Milano, e scagionando l’ex parlamentare Diego Sozzani, che in primo grado era stato condannato a un anno e un mese. Ridotte anche le pene per l’imprenditore Daniele D’Alfonso, da 6 anni e mezzo a 5 anni e 2 mesi, e per Giuseppe Zingale, ex direttore generale di Afol Metropolitana, da 2 anni a un anno e mezzo.

Comi: «Stabilito che il fatto non sussiste, continuerò a lottare in Cassazione»

Dopo la decisione dei giudici, Lara Comi ha commentato: «Le mie, dopo sette anni, sono lacrime di gioia, perché è stato stabilito oggi che “il fatto non sussiste”. Ho sempre dimostrato fin dal primo giorno di essere innocente e continuerò anche in Cassazione a dimostrare l’innocenza per quest’ultimo pezzettino. Non ho mai preso un euro, ho servito il mio Paese di cui sono orgogliosa ed è stato dimostrato che non c’è mai stata corruzione». L’ex eurodeputata ha sottolineato come resti in piedi soltanto l’accusa di truffa ai danni del Parlamento europeo, mitigata però dal riconoscimento dei risarcimenti. Alla domanda su un possibile ritorno in politica, l’ex esponente azzurra ha risposto: «Finiamo con la Cassazione intanto, non è finita, però ripeto ancora “il fatto non sussiste” e questo è anche un mio messaggio agli elettori che hanno creduto in me, mentre a dieci giorni dal voto erano arrivati tre avvisi di garanzia. E mi hanno votato lo stesso, grazie agli elettori che mi diedero fiducia nel 2019».

Il caso Mensa dei Poveri: su cosa verteva l’inchiesta

L’inchiesta, avviata nel 2019 e culminata allora in numerosi arresti, ipotizzava un sistema di tangenti e incarichi pilotati nella politica lombarda, con al centro l’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, che ha poi patteggiato una pena di 4 anni e 10 mesi dopo aver collaborato con gli inquirenti. Il nome dell’indagine deriva da un’intercettazione che faceva riferimento a un ristorante, in realtà noto e frequentato da esponenti politici per la sua vicinanza al Pirellone. In primo grado, nell’ottobre 2023, il processo che aveva coinvolto 62 imputati si era concluso con 11 condanne e 51 assoluzioni. Con la decisione di secondo grado, la gran parte delle pene è stata ulteriormente ridotta o annullata.

Omicidio di Nada Cella, emessa la sentenza a tre decenni dal delitto

È stata emessa la sentenza per l’omicidio di Nada Cella, segretaria di Chiavari uccisa nel 1996 nello studio del commercialista Marco Soracco, dove lavorava: Anna Lucia Cecere è stata condannata a 24 anni per il delitto. A Soracco è stata invece inflitta una pena di due anni per favoreggiamento. La pm Gabriella Dotto aveva chiesto l’ergastolo per Cecere – ex insegnante che subito dopo il delitto si trasferì a Boves (Cuneo) – e quattro anni per il commercialista.

Il caso è stato riaperto nel 2021

Come stabilito dal processo, Cella è stata uccisa dal Cecere che, invaghita del commercialista, avrebbe visto in lei una potenziale rivale, anche per il posto di lavoro. Soracco fu inizialmente sospettato per l’omicidio. E fu indagata anche Cecere, che era stata vista uscire trafelata dal palazzo: la sua posizione fu però subito archiviata, nonostante fossero stati trovati a casa sua dei bottoni con base metallica incastonata identici a uno trovato vicino al corpo della vittima. Il cold case è stato riaperto nel 2021 con l’ascolto di nuovi testimoni, tra cui anche la madre di Soracco.

Padova, ritrovato il corpo di Annabella Martinelli

Ritrovato il cadavere di Annabella Martinelli, la 22enne padovana il cui corpo senza vita è stato rinvenuto nei Colli Euganei. Il cadavere della giovane, studentessa dell’università di Bologna, è stato individuato appeso a un albero da un passante che ha avvisato le forze dell’ordine. L’area si trova a meno di un chilometro dal luogo in cui era stata lasciata la bici viola, a circa venti chilometri da Padova. Secondo una prima ricostruzione, Annabella avrebbe proseguito a piedi per alcune centinaia di metri dopo aver abbandonato il mezzo. Della ragazza non si avevano più notizie dalla sera del 6 gennaio, giorno dell’Epifania, l’allarme era scattato nella notte per iniziativa dei genitori. Le ultime immagini, diffuse dalla procura di Padova e riprese dalle telecamere di videosorveglianza di Teolo, mostrano la giovane quella sera in jeans e giubbotto verde, con uno zainetto rosso sulle spalle, occhiali neri, senza guanti e con due pizze sistemate sul portapacchi della bicicletta.

Via libera al testo di maggioranza sull’Ucraina, due leghisti votano contro

Via libera dell’Aula della Camera alla risoluzione di maggioranza che impegna il governo a «continuare a sostenere l’Ucraina, in coordinamento con la Nato, l’Unione europea, i Paesi G7, e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche e in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europeo». La risoluzione è passata con 186 sì, 49 no e 81 astensioni. Tra i deputati contrari anche i due leghisti Rossano Sasso e Edoardo Ziello, oltre all’ex FdI Emanuele Pozzolo, oggi nel gruppo misto. Il segretario Matteo Salvini aveva radunato i suoi per fare un punto in vista del voto sugli aiuti all’Ucraina, indicando di esprimersi a favore in quanto il testo ha recepito le osservazioni della Lega (l’aggettivo “militari”, riferito agli aiuti, compare nelle premesse ma non negli impegni). Tuttavia, in due hanno votato “no”. «Al di là delle acrobazie lessicali, la sostanza non è cambiata», ha spiegato Ziello. «Sostenere l’Ucraina non significa voler prolungare il conflitto, significa evitare che la fine dell’ostilità si trasformi in una pace apparente e fragile, costruita sull’ingiustizia e destinata a spezzarsi nuovamente. Interrompere oggi il sostegno, l’aiuto all’Ucraina significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita», ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, nella sua informativa sugli aiuti a Kyiv.

Crans-Montana, Mantovano: «Chiesto alla Commissione europea di costituirsi parte civile»

Al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con i familiari delle vittime italiane della strage di Crans-Montana, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha spiegato che l’Italia ha chiesto alla Commissione europea di costituirsi parte civile. «L’Italia chiede che la Commissione europea si costituisca parte civile nel procedimento in Svizzera. Esistono numerosi precedenti, se l’Europa ha senso anche in termini di cooperazione giudiziaria, qui ci sono interessi economici e qualcosa di più importante e significativo che non può non trovare rappresentatività da parte della Commissione europea», ha dichiarato nel corso della conferenza stampa.

Mantovano: «Stesso livello di attenzione anche per i feriti»

Mantovano ha inoltre illustrato l’intenzione dell’esecutivo di avviare un’iniziativa comune con altri Paesi dell’Unione che hanno avuto cittadini coinvolti nella vicenda, sia come vittime sia come feriti. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di creare un coordinamento tra Stati per sostenere l’azione delle autorità svizzere nel rispetto dell’ordinamento elvetico e delle prerogative delle persone danneggiate. In questo quadro, ha precisato che il coordinamento servirà «per affiancare l’autorità giudiziaria elvetica e quindi si utilizzeranno tutti gli strumenti disponibili a cominciare da Eurojust». In apertura dell’incontro, lo stesso Mantovano ha voluto chiarire: «Tengo a precisare che abbiamo ricevuto in questa occasione i familiari delle vittime decedute, il che non significa una mancanza di considerazione nei confronti dei feriti, per i quali esattamente lo stesso livello di attenzione sarà ovviamente manifestato e ribadito da subito in tutte le sedi».

Crans-Montana, Mantovano: «Chiesto alla Commissione europea di costituirsi parte civile»
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (foto Ansa).

L’avvocatura dello Stato: «Noi siamo con le famiglie»

Durante la conferenza è intervenuto anche Carlo Nordio, che ha richiamato gli strumenti previsti dall’ordinamento italiano. «L’articolo 10 del codice penale prevede anche la richiesta del ministro della Giustizia italiano per procedere eventualmente contro queste persone. Richiesta che noi siamo intenzionati a fare appena si creeranno i presupposti. Noi abbiamo assicurato ai parenti e ai loro avvocati tutta la nostra vicinanza e collaborazione. Anche nelle attività come il coinvolgimento degli organi sovranazionali», ha aggiunto. A ribadire il valore della presenza dello Stato nel procedimento è stata l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli. Rivolgendosi alle famiglie, ha evidenziato che «La nostra presenza» costituendoci parte civile «non è solo formale ma sostanziale». Un messaggio che, ha spiegato, ha lo scopo di far sentire i familiari accompagnati dalle istituzioni: «Così le famiglie sanno di non essere sole: questo è il senso della nostra presenza. Il segnale deve arrivare chiaro e forte: noi siamo con le famiglie. Come ha fatto Francia».

Ue, ulteriore ribasso al price cap del petrolio russo

L’Unione europea ha deciso di rivedere al ribasso il limite massimo al prezzo del petrolio russo, stabilendo che dal 1° febbraio il tetto scenderà a 44,10 dollari al barile, rispetto ai 47,60 dollari attualmente in vigore. La modifica è legata all’attivazione di un nuovo meccanismo flessibile che prevede aggiornamenti periodici del price cap, calcolato in modo da restare inferiore del 15 per cento rispetto al valore medio di mercato del greggio Urals. Per accompagnare il passaggio al nuovo sistema senza creare effetti immediati, Bruxelles ha previsto una fase transitoria: i contratti conclusi sulla base del precedente limite potranno continuare a essere eseguiti per un periodo di 90 giorni a partire dal 15 gennaio.

Ue, ulteriore ribasso al price cap del petrolio russo
Ursula von der Leyen (Imagoeconomica).

Il nuovo assetto rientra nel pacchetto di sanzioni adottato dall’Ue dopo che il precedente tetto fisso di 60 dollari non aveva prodotto i risultati attesi. L’obiettivo è ridurre i proventi derivanti dalle esportazioni petrolifere della Russia, limitandone così le risorse disponibili per sostenere la guerra in Ucraina, senza però provocare squilibri nei mercati energetici internazionali. Il meccanismo prevede inoltre un controllo semestrale da parte della Commissione europea, con la possibilità di interventi anticipati qualora si registrassero variazioni significative nell’andamento del mercato del petrolio.

La Cedu condanna l’Italia per la morte di Riccardo Magherini

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nella notte del 3 marzo 2014, mentre l’uomo giaceva a terra immobilizzato dai carabinieri. Secondo i giudici di Strasburgo lo Stato italiano è responsabile del decesso in quanto non c’era «l’assoluta necessità» di mantenere Magherini immobilizzato a terra. Censurata inoltre la scelta di affidare gli accertamenti agli stessi carabinieri. La Cedu, che non è entrata nel merito della responsabilità degli uomini dell’Arma, né della loro assoluzione nel procedimento in Italia, ha disposto un risarcimento di 140 mila euro per la famiglia. «Alla luce di questa sentenza mi chiedo se i giudici che hanno assolto quei carabinieri non dovrebbero dimettersi», ha dichiarato il padre di Magherini.

Donald Trump riceve María Corina Machado alla Casa Bianca

Nella giornata di giovedì Donald Trump incontrerà alla Casa Bianca María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e vincitrice del premio Nobel per la pace 2025. I due discuteranno del futuro politico del Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro. Molti in Venezuela si aspettavano che Machado assumesse un ruolo centrale nella transizione dopo il blitz statunitense del 3 gennaio, ma Trump ha inizialmente frenato l’idea, sostenendo che la leader non abbia sufficiente popolarità nel Paese. Al momento la Casa Bianca ha riconosciuto come presidente ad interim Delcy Rodríguez, ex vicepresidente di Maduro, mentre Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti «gestiranno» il Paese. Non è stato specificato in che modo, ma nei giorni scorsi la Casa Bianca ha annunciato un accordo che prevede fino a 50 milioni di barili di greggio venezuelano destinati agli Stati Uniti – per un valore fino a 2 miliardi – e un ordine esecutivo per mettere al sicuro i proventi del petrolio in conti controllati da Washington. Machado arriva all’incontro rivendicando il proprio ruolo, e ringraziando Trump per aver «portato Maduro davanti alla giustizia».

Groenlandia, arrivati i primi militari dalla Francia

Dopo il sostanziale nulla di fatto nell’incontro alla Casa Bianca tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia, sull’isola più grande del mondo – su cui ha messo gli occhi Donald Trump – sono sbarcati 15 militari francesi. Come ha spiegato Emmanuel Macron, prenderanno parte a esercitazioni congiunte organizzate dalla Danimarca. «Altri seguiranno», ha precisato il presidente francese. La presenza dei militari transalpini si iscrive nel quadro dell’operazione Artic Endurance: prevista anche la presenza di soldati tedeschi, svedesi e norvegesi.

Mosca si dice «seriamente preoccupata»

Lo sbarco a Nuuk dei militari francesi ha portato alla reazione della Russia, che tramite l’ambasciata a Bruxelles si è detta «seriamente preoccupata» per l’invio di altre truppe Nato in Groenlandia: «Invece di portare avanti un lavoro costruttivo nell’ambito delle istituzioni esistenti, in particolare il Consiglio dell’Artico, la Nato ha deciso la strada di una militarizzazione accelerata del Nord e il rinforzo della sua presenza militare con il pretesto immaginario di una minaccia crescente da parte di Mosca e Pechino», si legge in una nota.

Milano, sotto sequestro il locale COA di via Lecco

La procura di Milano ha disposto il sequestro del COA, cocktail bar con discoteca in via Lecco, a Porta Venezia, dopo aver accertato gravi violazioni delle norme di sicurezza nella sala da ballo ricavata nel seminterrato. Secondo gli atti, nei fine settimana nel locale si radunavano fino a un centinaio di persone, con un’unica via di accesso e di fuga, che è una scala a chiocciola.

Da anni il proprietario ignora i provvedimenti delle autorità

Le verifiche della polizia locale erano iniziate già nel settembre 2024, a seguito di un esposto dei residenti per disturbo della quiete pubblica. Gli agenti avevano riscontrato la presenza di una discoteca priva della licenza di agibilità e con vie di uscita giudicate inadeguate. Accertamenti analoghi erano stati svolti anche dai carabinieri nell’ottobre successivo. Nonostante due provvedimenti della Procura e un ordine del Comune di cessare l’attività arrivato a metà 2025, il proprietario J. X. H. ha ignorato le attività repressive delle forze dell’ordine e il locale ha continuato a funzionare. Il sequestro è scattato dopo un’ulteriore segnalazione, pochi giorni dopo la tragedia di Capodanno a Crans-Montana, dove 40 persone sono morte in una discoteca sotterranea senza uscite di emergenza. Proprio dopo quell’incendio, il sindaco Beppe Sala e il prefetto Claudio Sgaraglia avevano annunciato controlli più serrati sui locali cittadini.

Perquisizioni nella sede del Garante della Privacy, indagato il presidente

Sono in corso perquisizioni e interrogatori da parte della Guardia di Finanza presso la sede del Garante della Privacy, nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma che vede indagati il presidente Pasquale Stanzione e gli altri membri dell’Autorità: ipotizzati i reati di peculato e corruzione. Gli investigatori stanno procedendo al sequestro di telefoni cellulari e computer per acquisire elementi utili all’indagine.

Perquisizioni nella sede del Garante della Privacy, indagato il presidente
Pasquale Stanzione (Imagoeconomica).

L’inchiesta è stata avviata in seguito ai servizi di Report. Su Facebook il conduttore Sigfrido Ranucci ha spiegato che al centro delle indagini ci sono «le spese di rappresentanza del Collegio, le spese per la carne comprata dal presidente Stanzione addebitate al Garante e la mancata sanzione di circa 40 milioni di euro nei confronti di Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dalla società di Mark Zuckerberg: i Ray-Ban Stories».

Le autorità dell’Iran smentiscono la condanna a morte per Erfan Soltani

La magistratura iraniana ha reso noto che Erfan Soltani, la cui impiccagione per il coinvolgimento nelle proteste era attesa per oggi, in realtà «non è stato condannato a morte». Tramite un comunicato diffuso dalla tv di Stato, è stato spiegato che Soltani è accusato di propaganda contro il sistema islamico iraniano e di atti contro la sicurezza nazionale, «reati per i quali la pena di morte non esiste». Soltani, attualmente detenuto nella prigione di Qazl-Hisar a Karaj, rischierebbe dunque “solo” la reclusione.

Soltani è stato arrestato l’8 gennaio a Karaj

Soltani, residente a Fardis e commesso in un negozio di abbigliamento, è stato arrestato l’8 gennaio a Karaj, quarta città più popolosa dell’Iran che si trova a poche decine di chilometri dalla capitale Teheran. Un parente aveva denunciato alla Bbc che era stato condannato all’impiccagione «con un processo estremamente rapido, nel giro di soli due giorni», in quanto – era emerso – responsabile di “moharebeh”, (“guerra contro Dio”). Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato che quello a cui il 26enne sarebbe stato sottoposto non può essere definito un vero processo, ma piuttosto una procedura extragiudiziale.

Unicredit interviene dopo le voci di una partecipazione in Mps

Unicredit ha precisato che «le recenti voci e il clamore riguardo alla partecipazione in Mps sono di natura speculativa e ingiustificate, così come lo sono le ipotesi relative al presunto interesse nell’acquisto di altre partecipazioni». Il chiarimento arriva dopo la diffusione di rumor su un interesse dell’istituto per la quota di Delfin in Mps. «È motivo di rammarico dover nuovamente intervenire per smentire voci che sono pura invenzione e non hanno altro effetto se non quello di alimentare confusione e distorsioni sul mercato», ha aggiunto.

L’istituto ribadisce la propria strategia per le operazioni di M&A

La banca ha ribadito di aver «sempre affermato chiaramente che le operazioni di M&A rappresentano uno strumento strategico per il gruppo» e che «il ruolo del team interno dedicato alle operazioni di M&A è di valutare tutte le opzioni, sia all’interno che, potenzialmente, al di fuori del perimetro geografico del gruppo». Questa attività «comporta, in ogni momento, interlocuzioni, analisi e valutazioni preliminari sui potenziali target, elementi che non implicano in alcun modo la concreta possibilità che un’operazione venga effettivamente realizzata». E ancora: «La decisione di procedere o meno con qualsiasi operazione di M&A è basata esclusivamente sulla capacità del potenziale obiettivo non solo di integrarsi nella strategia di Unicredit, ma anche di soddisfare i nostri più volte dichiarati parametri di rendimento finanziario».

L’ICE ha sparato a un uomo a Minneapolis

Continuano le tensioni a Minneapolis dopo che mercoledì sera, durante un raid di controlli e arresti nel Nord della città, un agente dell’ICE ha sparato a un uomo colpendolo a una gamba. L’uomo è stato ricoverato in ospedale con ferite non gravi. La portavoce del Dipartimento di sicurezza interna, Tricia McLaughlin, ha dichiarato che gli agenti hanno agito per «legittima difesa» mentre stavano cercando di arrestare un uomo proveniente dal Venezuela che si trovava illegalmente nel Paese. La versione non è stata verificata in modo indipendente. L’episodio ha riacceso le proteste in una città già scossa dall’uccisione, una settimana fa, di Renee Nicole Good, 37 anni, colpita a morte da un agente federale.

Il sindaco di Minneapolis: «Ho visto condotte intollerabili»

Poche ore dopo il ferimento dell’uomo, alcune centinaia di persone si sono radunate sul posto. Gli agenti hanno isolato l’area e utilizzato fumo e altri strumenti di controllo della folla, mentre alcuni manifestanti hanno vandalizzato tre veicoli. Il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, ha parlato di «comportamenti illegali» da parte dei manifestanti e ha chiesto lo sgombero della zona. Mentre il sindaco Jacob Frey è tornato a criticare l’operato dell’ICE: «Ho visto condotte disgustose e intollerabili», ha detto. Allo stesso tempo ha invitato i manifestanti a tornare a casa, avvertendo che «non si può rispondere al caos di Donald Trump con altro caos».

L’ICE ha sparato a un uomo a Minneapolis
Fumogeni a Minneapolis (Ansa).

La Casa Bianca invia 3 mila agenti dell’ICE in Minnesota

Nel Minnesota sono in corso o in arrivo circa 3 mila agenti dell’immigrazione, in quella che l’amministrazione Trump definisce la più grande operazione della storia del Dipartimento di sicurezza interna. In risposta, i cittadini pattugliano i quartieri, osservano gli arresti, offrono assistenza legale e supporto alle famiglie che temono di uscire di casa. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha invitato i cittadini a documentare le operazioni degli agenti, chiedendo di «registrare ciò che accade» per raccogliere prove. «La responsabilità arriverà, nelle urne e nei tribunali», ha detto. Ma sul piano politico il governo ha alzato ulteriormente il livello dello scontro in difesa dell’ICE, sostenendo che gli agenti godrebbero di «immunità federale» nello svolgimento delle loro funzioni e chiunque tenti di ostacolarli commette un reato. Diversi esperti legali hanno però ricordato che i poteri di questi agenti sono più limitati rispetto a quelli della polizia ordinaria.

Venezuela, è stato liberato Luigi Gasperin

L’italiano Luigi Gasperin è stato scarcerato dal Venezuela questa notte. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, specificando che ora si trova nell’ambasciata italiana a Caracas. Il suo ordine di scarcerazione era stato tra i primi a emergere, insieme alla notizia della liberazione di Biagio Pilieri, ma Gasperin era ancora in attesa di essere effettivamente rilasciato. La sua liberazione si aggiunge a quelle di Alberto Trentini e Mario Burlò. «Gasperin è provato ma in condizioni stabili. Ha annunciato che vorrebbe rimanere in Venezuela e tornare alla città di Maturin, nello stato del Monagas, dove si trova la sua azienda», ha spiegato la Farnesina. 

Gasperin era stato arrestato il 7 agosto scorso

Gasperin è un imprenditore italiano di 77 anni, titolare della sola cittadinanza italiana. È stato arrestato il 7 agosto 2025 a Maturin, nello Stato del Monagas, e trasferito in un centro di detenzione nella zona di Prados del Este, a Caracas. L’arresto è avvenuto dopo un controllo per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui Gasperin era socio di maggioranza e presidente.

Come sono andati i colloqui tra Usa, Danimarca e Groenlandia

I colloqui tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia si sono conclusi senza progressi. I ministri degli Esteri Lars Lekke Rasmussen e Vivian Motzfeldt hanno definendo l’incontro «franco ma costruttivo», respingendo ogni ipotesi di acquisizione dell’isola da parte di Washington, dopo che Trump ha insistito sull’intenzione di annetterla. Rasmussen ha riconosciuto l’esistenza di una «nuova situazione di sicurezza nell’Artico», riferendosi alla competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia, ricordando però che fu Washington a ridurre negli anni la propria presenza militare in Groenlandia. «Ora la situazione è completamente diversa e naturalmente dobbiamo reagire. La grande differenza è se questo debba portare a una situazione in cui gli Stati Uniti acquisiscono la Groenlandia, e questo non è assolutamente necessario», ha detto. La ministra danese Motzfeldt ha insistito sulla necessità di «normalizzare» і rapporti con Washington e di rafforzare la cooperazione. Rasmussen ha però ammesso che la delegazione non è riuscita a cambiare la posizione della Casa Bianca.

Germania, Svezia e Norvegia rafforzano la presenza militare in Groenlandia

Intanto l’Europa si muove sul piano militare. Secondo Bild, la Germania valuta l’invio di soldati della Bundeswehr in Groenlandia, ipotesi non confermata dal ministero della Difesa. La Svezia ha annunciato l’arrivo di propri ufficiali «su richiesta della Danimarca» nell’ambito dell’esercitazione Operation Arctic Endurance, mentre la Norvegia invierà due ufficiali militari, come confermato dal suo ministero della Difesa.

Reuters: gli Usa potrebbero colpire l’Iran entro 24 ore

Gli Stati Uniti potrebbero intervenire militarmente in Iran nelle prossime 24 ore. Lo scrive Reuters citando due funzionari europei. Un funzionario israeliano conferma la stessa lettura: Donald Trump avrebbe deciso di intervenire, anche se resta incerta la portata della possibile operazione. Nelle scorse ore la Casa Bianca ha invitato parte del personale dalla propria base di Al Udeid, in Qatar, a lasciare il luogo entro mercoledì sera, spiegando che la misura è stata presa «in risposta alle attuali tensioni regionali». Non ci sono però segnali di un’evacuazione di massa come quella avvenuta a giugno, durante l’intervento americano a supporto di Israele in Iran. Anche il Regno Unito sta evacuando parte del personale da una base in Qatar. «Tutti i segnali indicano che un attacco Usa è imminente, ma è anche il modo in cui questa amministrazione mantiene tutti sull’attenti», sottolinea a Reuters un ufficiale militare occidentale. «L’imprevedibilità fa parte della strategia».

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Gli Stati Uniti annunciano l’avvio della “fase due” del piano su Gaza

Mercoledì l’inviato speciale della Casa Bianca per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha annunciato l’avvio della “fase due” del piano per la Striscia di Gaza promosso da Donald Trump. In un post su X, Witkoff spiega che la seconda fase istituisce «un’amministrazione palestinese tecnocratica transitoria», «il Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza», e avvia la «completa smilitarizzazione e ricostruzione, in primo luogo il disarmo di tutto il personale non autorizzato». L’inviato statunitense lancia anche un avvertimento diretto a Hamas: «Gli Stati Uniti si aspettano che rispetti pienamente i propri obblighi, incluso l’immediato ritorno dell’ultimo ostaggio deceduto. In caso contrario, le conseguenze saranno gravi». L’annuncio arriva mentre, secondo le autorità di Gaza, Israele ha violato oltre 1.190 volte il cessate il fuoco entrato in vigore a ottobre, causando più di 400 morti e bloccando l’ingresso degli aiuti umanitari necessari. Restano poco chiari i dettagli sui poteri effettivi dell’amministrazione transitoria, su chi andrà a comporre il Comitato Nazionale e sulla ricostruzione di un territorio in cui oltre l’80 per cento degli edifici è stato danneggiato o distrutto.

L’FBI ha perquisito la casa di una giornalista del Washington Post

Mercoledì l’FBI ha perquisito l’abitazione di Hannah Natanson, una giornalista del Washington Post, nell’ambito di un’indagine su una presunta fuga di informazioni classificate. Si tratta di un evento piuttosto insolito negli Stati Uniti: anche nei casi di disclosure di documenti riservati, le autorità federali tendenzialmente evitano di colpire direttamente i reporter, per le tutele previste dal Primo Emendamento e dalla legge sulla protezione del lavoro giornalistico. Secondo quanto riferito dal Post, inoltre, la giornalista non è indagata.

L’indagine riguarda un tecnico informatico con accesso a file top secret

Durante la perquisizione, richiesta dal Pentagono, sono stati sequestrati computer portatili, un telefono e uno smartwatch. L’indagine riguarda Aurelio Perez-Lugones, un tecnico informatico che lavorava per il governo federale nel Maryland e per questo aveva accesso a materiale classificato. L’uomo è sospettato di aver gestito illegalmente documenti di intelligence top secret, che sono stati trovati anche nella sua abitazione. Riguardo al lavoro della giornalista, si sa che ha coperto per mesi le politiche dell’amministrazione Trump sui tagli nella pubblica amministrazione. Esperti di diritto costituzionale e organizzazioni per la libertà di stampa hanno commentato la notizia parlando di una «escalation» sotto l’amministrazione Trump in termini di pressione contro i giornalisti. La legge federale, infatti, prevede che le perquisizioni ai danni dei reporter siano un’extrema ratio, proprio per evitare interferenze con il loro diritto di informare le persone su questioni di interesse pubblico.