Cina, sotto indagine il numero uno dei militari: avrebbe passato segreti nucleari agli Usa

Il generale Zhang Youxia, primo vicepresidente della Commissione militare centrale cinese, membro del Politburo e considerato il più fidato alleato del presidente Xi Jinping nell’esercito, è accusato di aver girato agli Stati Uniti informazioni segrete sul programma nucleare di Pechino. Lo riporta il Wall Street Journal, citando un briefing riservato tenuto da alti ufficiali militari cinesi che ha avuto luogo il 24 gennaio, poco prima dell’annuncio del ministero della Difesa dell’apertura di un’indagine su Zhang – rimosso dall’incarico – per «gravi violazioni della disciplina del Partito e delle leggi dello Stato», senza fornire ulteriori dettagli.

Le altre accuse a Zhang

Le autorità di Pechino, spiega il Wsj, stanno inoltre indagando sulla supervisione di Zhang dell’agenzia responsabile della ricerca, dello sviluppo e dell’approvvigionamento di equipaggiamento militare. Il generale sarebbe sospettato di aver accettato tangenti in cambio di promozioni. Secondo le fonti del Wsj, Zhang è poi indagato anche per aver formato “correnti politiche“, accusa che nel linguaggio del Partito comunista indica la costruzione di reti di potere personali in grado di minare l’unità della leadership. Zhang, infine, sarebbe inoltre sospettato di abuso di potere all’interno della Commissione militare centrale, il massimo organo decisionale delle forze armate della Repubblica Popolare.

Cina, sotto indagine il numero uno dei militari: avrebbe passato segreti nucleari agli Usa
Zhang Youxia (Ansa).

Pechino: «Tolleranza zero»

Parte delle prove contro Zhang, scrive il Wsj, sono state fornite da Gu Jun, ex direttore generale della China National Nuclear Corp., la holding statale che supervisiona l’intero programma nucleare civile e militare della Cina. In una dichiarazione al Wall Street Journal Liu Pengyu, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, ha affermato che la decisione del partito di indagare su Zhang evidenzia «l’approccio a tolleranza zero e onnicomprensivo della leadership del Paese nella lotta alla corruzione». Sotto indagine sarebbe finito anche Liu Zhenli, membro della Commissione militare centrale e capo del Dipartimento di Stato maggiore congiunto.

Australian Open, Sinner vince il derby con Darderi

Jannik Sinner resta imbattuto nei derby. L’altoatesino si è aggiudicato il match contro Luciano Darderi con il punteggio di 6-1, 6-3, 7-6, staccando il biglietto per i quarti di finale degli Australian Open 2026. Dopo un primo set dominato dal campione in carica a Melbourne, l’italoargentino è entrato sempre più in partita fino a duellare alla pari nel terzo parziale, in cui ha avuto anche quattro palle break nel nono gioco con l’opportunità di andare a servire per il set. È il 18esimo trionfo su altrettanti match contro tennisti italiani, il sesto negli Slam, per il numero due del mondo, che si conferma bestia nera per i connazionali nel circuito. Attende ora uno fra Casper Ruud e Ben Shelton, che scenderanno in campo attorno alle 10.45 italiane. Ai quarti anche Lorenzo Musetti, che nella notte ha eliminato lo statunitense Taylor Fritz con una prova strepitosa in tre set.

Le parole dopo il successo: «Partita difficile, felice di essere ai quarti»

Al termine del match, Jannik Sinner ha fatto i complimenti a Darderi per la prova messa in campo «È stato molto difficile giocare con lui, siamo amici e questo ha complicato le cose», ha spiegato l’azzurro nell’intervista post-partita. «Ho avuto le mie opportunità anche nel terzo set, ma lui ha giocato molto bene. Abbiamo cambiato qualcosa nel servizio: c’è ancora spazio per migliorare ma sono soddisfatto di come sto servendo, è un colpo stabile. Sto cercando di venire più spesso a rete ed essere meno prevedibile e ci sto riuscendo». Poi un’anticipazione sul prossimo turno: «Shelton o Ruud? Li conosco bene, sono migliorati nel loro aspetto del gioco. Sarà una partita diversa. Ora devo recuperare, qui le partite possono essere lunghe e fisiche. Sono felice di essere di nuovo nei quarti».

Sinner ai quarti degli Australian Open: la cronaca del match

Dopo un primo game complicato, in cui ha dovuto annullare due palle break sul 15-40, Sinner ha dominato il parziale giocando un tennis aggressivo e sempre a una spanna dalla riga. Per l’altoatesino, che ha inanellato colpi a un ritmo quasi impossibile da gestire per l’avversario, due break consecutivi che gli hanno permesso di salire 5-0 e chiudere il parziale al settimo game. Più equilibrato il secondo parziale, con Darderi – nervoso con il suo angolo lamentando la troppa velocità del campo – che ha trovato più solidità al servizio, cedendo 6-3. L’italoargentino, testa di serie numero 22 del tabellone, ha messo in difficoltà il campione di Sesto Pusteria soprattutto però nel terzo, arrivando ad avere ben quattro palle break nel nono gioco, salvate da Sinner anche con la seconda di servizio. Al tiebreak, dopo essere andato sotto 0-2 il quattro volte campione Slam ha chiuso conquistando sette punti di fila.

Australian Open, Sinner vince il derby con Darderi
Luciano Darderi nel match contro Sinner agli Australian Open 2026 (Ansa).

Gli Obama sulle uccisioni dell’ICE: «È un campanello d’allarme per tutti»

Negli Stati Uniti sono giornate di fortissima tensione sociale e politica dopo un’altra uccisione in Minnesota da parte dell’ICE, gli agenti federali per l’immigrazione. Barack e Michelle Obama hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condannano l’uccisione di Alex Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni colpito con nove colpi di pistola dopo essere stato immobilizzando mentre aiutava una donna durante una protesta. I due ex inquilini della Casa Bianca definiscono la morte di Pretti «una tragedia straziante» e «un campanello d’allarme per tutti gli americani, indipendentemente dal partito», chiedendo un’indagine completa sull’operato delle forze federali. Nella dichiarazione, gli Obama accusano gli agenti di non agire «in modo legale o responsabile» e denunciano «tattiche pensate per intimidire, molestare, provocare e mettere in pericolo i residenti di una grande città americana». Secondo il Dipartimento per la Sicurezza interna, Pretti si sarebbe avvicinato agli agenti con una pistola semiautomatica con l’intenzione di «massacrare le forze dell’ordine». Il procuratore generale del Minnesota Keith Ellison ha definito questa versione «totalmente folle». Un’analisi dei video, girati da più angolazioni, mostra che Pretti aveva l’arma nella fondina e che un agente l’ha rimossa prima di sparare all’infermiere.

Bill Clinton: «Chi è al comando ci ha mentito»

Poco dopo è intervenuto anche Bill Clinton. L’ex presidente democratico ha condannato l’uccisione di Pretti e di Renee Good parlando di «scene orribili» legate alla stretta sull’immigrazione. «A peggiorare le cose, a ogni passo, chi è al comando ci ha mentito, dicendoci di non credere a ciò che abbiamo visto con i nostri occhi». Dello stesso tono le parole del governatore del Minnesota Tim Walz, che ha definito quanto accaduto «un punto di svolta per l’America» e ha rinnovato la richiesta al presidente di ritirare gli agenti federali da Minneapolis.

Trump sull’ICE: «Hanno fatto un lavoro fenomenale»

Nonostante le proteste che hanno portato centinaia di migliaia di persone in strada in diverse città degli Stati Uniti, la Casa Bianca continua a difendere l’operato degli agenti federali. Intervistato dal Wall Street Journal, Donald Trump non ha risposto direttamente quando gli è stato chiesto per due volte se l’agente che ha sparato ad Alex Pretti avesse agito correttamente. Incalzato ulteriormente, il presidente ha dichiarato: «Stiamo esaminando e valutando tutto e prenderemo una decisione al riguardo». Per quanto riguarda le richieste delle autorità locali di ritirare l’ICE dal Minnesota, ha detto: «A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale».

Le critiche arrivano anche da repubblicani e lobby per le armi

Le critiche alle modalità violente degli agenti per l’immigrazione stanno arrivando anche da alcuni repubblicani e dalla National Rifle Association, la lobby per il libero possesso delle armi vicina a Trump. Il governatore dell’Oklahoma Kevin Stitt ha detto che gli americani «stanno guardando altri americani essere uccisi in televisione» e che «tattiche federali e responsabilità» sono diventate una preoccupazione centrale. Il senatore Bill Cassidy ha definito la sparatoria «incredibilmente inquietante», aggiungendo che «la credibilità di ICE e del Dipartimento per la Sicurezza interna è in gioco». L’NRA ha chiesto «un’indagine completa», prendendo le distanze da chi sostiene che avvicinarsi alle forze dell’ordine mentre si porta legalmente un’arma giustifichi automaticamente l’uso della forza letale. «Questo sentimento è pericoloso e sbagliato», ha scritto la NRA.

Lorenzo Musetti conquista i quarti degli Australian Open per la prima volta

Lorenzo Musetti supera Taylor Fritz in tre set e conquista per la prima volta in carriera i quarti di finale degli Australian Open. A Melbourne Park l’azzurro ha battuto lo statunitense per 6-2, 7-5, 6-4 in poco più di due ore, firmando una delle prestazioni più solide del suo torneo: variazioni continue, ritmo spezzato e un servizio decisivo nei momenti chiave. Con questo risultato Musetti diventa il terzo italiano di sempre a raggiungere i quarti in tutti e quattro i tornei dello Slam. Mercoledì lo aspetta Novak Djokovic sulla Rod Laver Arena.

Le parole di Musetti

«Sono molto orgoglioso di me stesso», ha detto Musetti a margine del match. «Non avevo mai superato la prima settimana qui a Melbourne: aver raggiunto la finale a Hong Kong, il titolo in doppio, i quarti qui… è davvero un sogno. Mi sento più maturo in campo. Voglio continuare a giocare così», spiega l’azzurro. Guardando al prossimo match aggiunge: «Djokovic? Abbiamo già giocato tante volte io e Novak e ogni volta per me è una lezione. È un grande onore condividere il campo con lui». Il numero 5 al mondo sa che non sarà semplice: «So che non sarà stanco, ma spero che il ritmo che ho adesso mi porti fortuna». Djokovic raggiungerà Musetti ai quarti senza scendere in campo nella giornata precedente, dopo il forfait di Mensik.

Calenda a Forza Italia: «Felicissimo se ci sarà spazio per lavorare insieme»

Carlo Calenda, segretario di Azione, è intervenuto all’evento di Forza Italia al Teatro Manzoni di Milano, una tre giorni che ha celebrato i 32 anni del video della discesa in campo di Silvio Berlusconi e dato il via alla campagna referendaria. «Questo Paese ha disperatamente bisogno di liberali, popolari e riformisti che non si sottomettano né a sovranità di destra né a estremisti di sinistra. Faremo quel percorso e se ci sarà spazio per lavorare insieme sarò felicissimo, perché io a condividere un partito con Conte, Bonelli, Fratoianni, Vannacci e Salvini proprio non ce la faccio», ha detto. «Oggi più che mai la battaglia per la libertà richiede scelte coraggiose, ovvero avere la forza di rendersi autonomi da chi è nemico dell’Europa, e Azione non defletterà», ha continuato. Quindi l’attacco a Salvini e al suo incontro con l’estremista britannico Tommy Robinson: «Non si può far finta di non vedere chi riceve neonazisti cocainomani in un ministero della Repubblica (ndr Robinson, ritenuto islamofobo, è stato condannato diverse volte per violenza, droga e frode). Chi non è in grado di condannare il regime di Putin e quello di Maduro. È arrivato il momento di costruire l’identità europea. E serve farlo subito senza ambiguità».

La nota di Mattarella a 10 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha diffuso un messaggio a 10 anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, avvenuta il 25 gennaio 2016. «L’annuale commemorazione che la comunità di Fiumicello Villa Vicentina dedica a Giulio Regeni raccoglie l’Italia intera in un sentito e commosso tributo per una vita ignobilmente spezzata. A 10 anni dalla sua scomparsa, ribadiamo le ragioni universali della giustizia e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, contro ogni forma di tortura. Il rapimento e il barbaro assassinio di Giulio, un nostro concittadino, rimangono una ferita aperta nel corpo della comunità nazionale», si legge nella nota.

Mattarella: «Si faccia piena luce su circostanze e responsabilità»

«Rivolgo anzitutto un affettuoso pensiero ai suoi genitori, colpiti dal dolore inconsolabile per la perdita di un figlio – avvenuta per cause abiette e con modalità disumane -, ammirevoli esempi di coraggio e determinazione nella ricerca della verità. Un’esigenza condivisa da tutti gli italiani e non solo. Verità e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale e delle relazioni internazionali». E ancora: «L’impegno di quanti, con dedizione, hanno operato e operano per corrispondere, in questa vicenda, alla sete di verità storica e giudiziaria, merita rispetto e gratitudine. La piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova. Nella dolorosa ricorrenza odierna, rinnovo la vicinanza della Repubblica alla famiglia Regeni e l’impegno del nostro ordinamento affinché sia onorata la memoria di Giulio facendo piena luce sulle circostanze e le responsabilità che ne segnarono il tragico destino».

Il rapimento e il ritrovamento del corpo con segni di torture

Regeni era un dottorando italiano dell’Università di Cambridge che venne rapito a Il Cairo e ritrovato senza vita pochi giorni dopo vicino a una prigione dei servizi segreti egiziani. Il corpo presentava evidenti segni di tortura. Sulla pelle erano state incise, con oggetti affilati, alcune lettere dell’alfabeto, e tale pratica di tortura era stata documentata come tratto distintivo della polizia egiziana. La vicenda ha dato vita in tutto il mondo, e soprattutto in Italia, a un acceso dibattito sul coinvolgimento nella vicenda e nei depistaggi successivi dello stesso governo egiziano.

Salvini avverte Vannacci e risponde alle polemiche su Robinson

Matteo Salvini è intervenuto in chiusura della tre giorni della Lega a Rivisondoli, in Abruzzo. Tra i temi toccati spiccano questioni interne al partito, come il possibile addio del suo vicesegretario ed eurodeputato Roberto Vannacci, e le polemiche per il suo incontro con l’esponente dell’estrema destra britannica Tommy Robinson (ritenuto islamofobo e condannato diverse volte per violenza, droga e frode).

L’avvertimento di Salvini: «Chi esce dalla Lega finisce nel nulla»

«Ci sono persone che vogliono mantenere la poltrona? Persone elette grazie a chi ha fatto i gazebo senza prendere un euro? Auguri, andate. Se lungo il cammino lo zaino si riduce di peso improduttivo, noi lo lasciamo volentieri agli altri, non abbiamo bisogno di pesi improduttivi. Anche perché la storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla», ha detto Salvini. Pur non avendo esplicitato a chi fossero riferite le dichiarazioni, non è difficile pensare che possano essere per il generale Vannacci, che sta per annunciare la fondazione di un nuovo partito ultra sovranista.

Su Robinson: «Ma potrò incontrare chi voglio?»

Il focus si è poi spostato sull’incontro con Robinson e sulle critiche ricevute dalle opposizioni: «Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire, cosa risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare. Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?».

Afghanistan, Meloni: «Stupore per le parole di Trump, affermazioni inaccettabili»

La premier Giorgia Meloni ha definito inaccettabili le parole di Donald Trump sui soldati della Nato, che per lui stavano «a distanza dalla prima linea in Afghanistan». In una nota diffusa da Palazzo Chigi, ha scritto: «Apprendiamo con stupore le dichiarazioni del presidente Trump secondo cui gli alleati della Nato sarebbero “rimasti indietro” in Afghanistan. Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, la Nato ha attivato l’Articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia, un atto di solidarietà straordinario nei confronti degli Stati Uniti. In quell’imponente operazione contro chi alimentava il terrorismo, l’Italia rispose immediatamente insieme agli alleati, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West, una delle aree operative più rilevanti dell’intera missione». Quindi la rivendicazione dell’impegno «lungo quasi 20 anni» del nostro Paese, che «ha sostenuto un costo che non si può mettere in dubbio»: 53 soldati italiani morti, oltre 700 feriti in combattimento, missioni di sicurezza e programmi di addestramento delle forze afghane.

Meloni: «L’amicizia merita rispetto»

Alla luce di ciò, per Meloni sono «non accettabili affermazioni che minimizzano il contributo dei Paesi Nato in Afghanistan, soprattutto se provengono da una nazione alleata». «Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto», ha continuato. «Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza Atlantica».

Crans Montana, Meloni: «Lacune nelle indagini, costituire squadra investigativa comune»

La premier Giorgia Meloni ha commentato la scarcerazione di Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans Montana dove si è consumata la tragedia di Capodanno, esprimendo «profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti». Parlando con il Corriere della sera, ha assicurato che «lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità». Insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera chiedendogli di prendere contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione di scarcerare Moretti.

La premier: «Nostra disponibilità a collaborare ignorata»

Meloni è poi entrata nel merito dell’inchiesta, spiegando che dall’inizio l’Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto: «La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie. Mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni». Quindi la richiesta che venga istituita, «senza ritardo e senza ulteriori resistenze, una squadra investigativa comune che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani».

Time: «Tra l’8 e il 9 gennaio 30 mila morti in Iran»

Solo nell’arco delle due giornate dell’8 e 9 gennaio 2026 «potrebbero essere state uccise nelle strade dell’Iran oltre 30 mila persone». Lo scrive il Time, citando due alti funzionari del ministero della Salute iraniano coperti da anonimato. In quei giorni migliaia di persone erano scese in piazza per manifestare contro il regime. Le autorità avevano bloccato Internet e tutte le altre comunicazioni con il mondo esterno. Testimoni oculari e filmati girati con i cellulari mostrano cecchini appostati sui tetti e camion muniti di mitragliatrici aprire il fuoco sui manifestanti.

Il bilancio è 10 volte superiore a quello fornito dal governo iraniano

Le fonti hanno riferito che in quei due giorni le scorte di sacchi per cadaveri sono andate esaurite e le ambulanze sono state sostituite da autoarticolati a 18 ruote. La stima di 30.304 morti, scrive la rivista, non tiene poi conto dei feriti ricoverati negli ospedali militari deceduti successivamente, o delle vittime in aree dove non sono stati forniti bilanci. Questo bilancio è 10 volte superiore a quello comunicato dal governo iraniano, secondo cui i morti sarebbero 3.117. Il Time ha precisato di non poter verificare in modo indipendente i dati, ma ha segnalato che la stima è coerente con le testimonianze di medici e soccorritori presenti sul campo. La rivista americana ha paragonato la mattanza in Iran a quella compiuta dai nazisti alla periferia di Kyiv, Ucraina, il 29 e 30 settembre 1941, quando vennero trucidati 33 mila ebrei ucraini a Babyn Yar.

Minneapolis, un altro uomo ucciso dagli agenti

Un altro morto sulle strade di Minneapolis, dove un agente della Border Patrol ha ucciso Alex Pretti, un infermiere di 37 anni, sostenendo che fosse armato e si fosse avvicinato con intenzioni ostili. I fatti si sono verificati sabato 24 gennaio 2026 alle nove del mattino. I testimoni e i video sembrano però contraddire la versione ufficiale, secondo cui la vittima avesse in mano una pistola e avesse reagito con violenza al tentativo di disarmarlo, con l’agente che gli avrebbe sparato perché si sentiva in pericolo. Una persona presente sulla scena ha infatti riferito che Pretti stava cercando di aiutare una donna che era stata spinta a terra, quando è stato afferrato da alcuni agenti, e non sembrava opporre resistenza. «Non l’ho visto con una pistola. L’hanno buttato a terra e hanno iniziato a sparargli», ha raccontato.

Un video mostra Alex Pretti con in mano un telefono

C’è anche un filmato analizzato dal New York Times da cui emergerebbe che l’uomo aveva in mano un telefono e si era frapposto tra una donna e un agente che le stava spruzzando spray al peperoncino. Sempre secondo le immagini, la sua arma sarebbe stata trovata solo dopo che era stato immobilizzato sul marciapiede. Intanto nella città sono infiammate le proteste, interrotte solo dall’ondata di gelo che si sta abbattendo sul Nord Est degli Stati Uniti. La temperatura è scesa fino a -23 gradi.

Minneapolis, un altro uomo ucciso dagli agenti
Proteste a Minneapolis (Ansa).

Femminicidio di Federica Torzullo, morti suicidi i genitori del marito accusato del delitto

Non ha fine la tragedia di Anguillara Sabazia. Dopo il femminicidio di Federica Torzullo, sono stati trovati morti i genitori di Claudio Carlomagno, il marito della donna accusato di averla uccisa. A casa dell’altro figlio, a Roma, trovato un biglietto di addio che avevano lasciato nel pomeriggio. È stato proprio lui che, allarmato per la sorte dei familiari, ha contattato una zia che, raggiunta la villetta sul Tevere dove vivevano i coniugi, ha fatto la tragica scoperta. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 per la constatazione del decesso e i carabinieri per i rilievi. Gli investigatori hanno ipotizzato fin da subito il suicidio.

Chi erano i genitori di Claudio Carlomagno

La donna, Maria Messenio, era una figura nota nell’amministrazione locale della cittadina laziale, dov’è stata assessora alla sicurezza del Comune di Anguillara fino a pochi giorni prima. Dopo il ritrovamento del corpo della nuora nell’azienda di famiglia e l’arresto del figlio, aveva presentato le dimissioni. Il marito, Pasquale Carlomagno, era finito nei giorni scorsi nelle carte delle indagini. Le telecamere di sorveglianza avevano ripreso il suo furgone transitare davanti alla villa della coppia nelle ore a ridosso del delitto e fermarsi per nove minuti. Nei giorni scorsi non si escludeva che la coppia potesse essere sentita dai carabinieri, anche se non era stata fissata una convocazione.

Treni, fino a quando dura il blocco della circolazione a Firenze

È scattato alle 15 il blocco della circolazione dei treni tra Firenze Campo di Marte e Firenze Rifredi per i lavori al cavalcaferrovia di Ponte al Pino. L’ultimo convoglio Alta velocità è transitato in direzione Sud verso le 14.45, mentre alle 15.30 sono partiti i primi autobus sostitutivi che collegano le due fermate. Il Gruppo Fs e Italo hanno dispiegato una grande quantità di volontari e personale per dare indicazioni, ma il numero dei viaggiatori è risultato inferiore alle attese tanto che un solo pullman aveva passeggeri a bordo. Il blocco proseguirà fino alle 15 di domenica 25 gennaio 2026.

Le ripercussioni sulla circolazione

Per consentire il completamento dei lavori, alcuni treni Alta velocità subiranno cancellazioni, modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Alcuni convogli fermeranno a Firenze Campo Marte o Firenze Rifredi anziché a Firenze Santa Maria Novella. Anche alcuni treni Intercity e Intercity Notte subiranno limitazioni di percorso e modifiche di orario e/o di fermate, anche con anticipi in partenza. Per i treni Intercity della tratta Trieste – Roma è previsto un collegamento con bus sostitutivo fra le stazioni di Prato Centrale e Firenze Rovezzano. Possibili disagi anche sui treni del Regionale.

Russia-Ucraina, concluso il secondo round di negoziati ad Abu Dhabi: com’è andato

Si è concluso il secondo round di negoziati sull’Ucraina ad Abu Dhabi. «Non si può dire che sia stato infruttuoso, anzi ci sono stati dei risultati», ha detto una fonte all’agenzia di stampa russa Tass. «Il dialogo in formato “troika” potrebbe proseguire nei prossimi giorni», ha aggiunto. Secondo l’Afp, gli inviati di Kiev, Mosca e Washington si vedranno nuovamente la prossima settimana sempre nella capitale emiratina. Zelensky ha riferito che «la nostra delegazione ha presentato un rapporto sugli incontri negli Emirati, si è discusso molto ed è importante che le conversazioni siano state costruttive». «Le parti hanno concordato di riferire nelle capitali», ha aggiunto in un post su X, «e di coordinare le ulteriori fasi con i leader».

Zelensky: «Discussi parametri per la fine della guerra»

«Il tema chiave della discussione sono stati i possibili parametri della fine della guerra», ha scritto sempre Zelensky su Telegram. In particolare, «la parte americana ha sollevato la questione dei possibili formati per l’adozione dei parametri della fine della guerra e delle condizioni di sicurezza necessarie a tal fine». Ai negoziati hanno partecipato:

  • da Kiev il ministro della Difesa Rustem Umerov, il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il comandante delle forze congiunte Andriy Hnatov, il deputato del partito Servo del popolo David Arakhamia, il rappresentante permanente dell’Ucraina presso le Nazioni Unite Serhiy Kyslytsia e il vice capo della direzione regionale militare Vadym Skibitsky;
  • da Washington c’erano Steve Witkoff, Jared Kushner, Dan Driscoll, Alex Grinkevich e Josh Gruenbaum;
  • da Mosca funzionari dell’intelligence militare e dell’esercito guidati dal capo della direzione generale dell’Intelligence dello Stato maggiore russo, Igor Kostyukov.

Crans-Montana, la procuratrice svizzera: «Non cederò alle pressioni dell’Italia»

La procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, titolare dell’inchiesta sulla strage di Crans Montana, è intervenuta dopo che la premier Meloni e il ministro Tajani hanno richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera, incaricandolo di esprimere proprio a Pilloud la grande indignazione del governo italiano per la scarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale dove si è consumato l’incendio. «Non voglio provocare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera ma non cederò a un’eventuale pressione delle autorità italiane», ha detto la procuratrice, sottolineando di non essere stata lei a scarcerare l’uomo ma il Tribunale delle misure coercitive. Pilloud ha riferito di essere stata contattata dall’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado: «Gli ho spiegato che non si tratta di una mia scelta e gli ho consigliato di prendere contatto con il tribunale, oppure con le autorità federali».

Svizzera: «Anche noi vogliamo chiarezza e piangiamo le vittime»

Sulla vicenda è intervenuto anche Ignazio Cassis, vicepresidente della Confederazione svizzera, con un post su X: «Come l’Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i tanti feriti della tragedia di Crans Montana. Capiamo il dolore, perché è anche il nostro dolore. Vogliamo chiarezza. Seguiamo con attenzione il lavoro della giustizia del canton Vallese. Ne ho discusso oggi con il collega Antonio Tajani e abbiamo ribadito la volontà di Svizzera e Italia di sostenersi reciprocamente in questa tragedia comune».

Cina, indagato e rimosso il numero uno dei militari Zhang Youxia

Il ministero della Difesa cinese ha messo sotto indagine e rimosso Zhang Youxia, il generale di grado più alto dell’esercito nonché vicepresidente della Commissione militare centrale, l’organo direttivo dell’esercito. L’uomo, numero due dell’ente dopo il presidente Xi Jinping, è indagato per sospette gravi violazioni della disciplina e della legge. La sua rimozione è l’ultima delle estesissime epurazioni a cui Xi sta sottoponendo le forze armate. Gli analisti ritengono che le purghe siano mirate sia a riformare l’esercito sia a garantire lealtà al leader cinese. Fanno parte di una più ampia campagna anti corruzione che ha punito oltre 200 mila funzionari da quando è salito al potere nel 2012.

Indagato un altro generale, nella Commissione restano solo due membri

Insieme a Zhang è stato indagato anche un altro generale, Liu Zhenli, anch’egli per presunte violazioni disciplinari su cui non si hanno dettagli. Nella Commissione restano dunque solo due membri, lo stesso Xi e il generale che lui stesso ha incaricato delle epurazioni, Zhang Shengmin. Tutti gli altri sei comandanti nominati in passato da Xi sono stati rimossi.

Milano, morto in un incidente l’ex bodyguard di Alberto Genovese

Incidente mortale all’alba di sabato 24 gennaio 2026 in centro a Milano. Secondo le prime ricostruzioni, un mezzo dell’Amsa (la società che si occupa della raccolta dei rifiuti) non avrebbe dato la precedenza all’incrocio tra corso Sempione e via Filiberto, urtando una Bmw. Dopo l’impatto, avvenuto intorno alle 5.30, l’auto è stata trascinata in avanti, abbattendo semaforo e segnaletica verticale, ed è andata a sbattere contro un’altra vettura che arrivava dalla direzione opposta. Il conducente della Bmw, 45 anni, è morto poco dopo l’incidente, nonostante il trasporto d’urgenza in Pronto soccorso. Si tratta di Simone Bonino, ex bodyguard di Alberto Genovese, l’imprenditore condannato per le violenze e gli abusi di Terrazza sentimento. Bonino, secondo quanto riporta il Corriere, sarebbe stato l’uomo che faceva da guardia mentre Genovese era in camera da letto anche con le ragazze che poi denunciarono i fatti. Il dipendente dell’Amsa è stato trasportato in codice giallo al San Carlo mentre il terzo automobilista è rimasto illeso.

Il cordoglio dell’Amsa

In una nota, l’Amsa ha espresso «profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia dell’automobilista». «In attesa di conoscere gli esiti degli accertamenti in corso, l’azienda si è immediatamente messa a disposizione delle autorità competenti per contribuire a chiarire ogni aspetto dell’accaduto e accertare la dinamica dell’incidente», si legge nel comunicato.

Media: «Usa chiedono all’Italia di far parte della Forza di stabilizzazione per Gaza»

Gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Italia di partecipare, come membro fondatore, alla Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) per Gaza. Si tratta del contingente concepito nell’ambito del piano di pace statunitense per monitorare la sicurezza nell’enclave palestinese. A riferirlo è Bloomberg, citando fonti informate. Secondo queste ultime, la proposta sarebbe stata presentata questa settimana alla premier Meloni e al ministero degli Esteri, che non avrebbero ancora deciso. In base alla richiesta, l’Italia non contribuirebbe con truppe ma sarebbe sufficiente un impegno ad addestrare la futura forza di polizia di Gaza. La portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers, interpellata nel merito, non ha specificato se gli Usa abbiano esteso un invito a Roma. «Gli annunci sull’Isf arriveranno presto», ha detto.

Scarcerazione Jacques Moretti, l’Italia richiama il nostro ambasciatore in Svizzera

La Farnesina ha deciso di richiamare a Roma l’ambasciatore italiano in Svizzera dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, il titolare del locale Le Constellation di Crans-Montana dove si è verificata la strage di Capodanno. L’uomo, indagato per omicidio, lesioni e incendio colposi, è infatti uscito di prigione dopo aver pagato una cauzione di 200 mila franchi. Ora sarà comunque sottoposto a misure cautelari come l’obbligo di firma e la consegna dei documenti di identità, ma la notizia ha suscitato molta rabbia nell’opinione pubblica e tra i membri del governo.

La nota di Palazzo Chigi: «Grave offesa e ulteriore ferita alle famiglie delle vittime»

Per questo la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani hanno dato istruzione all’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado «di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia di fronte alla decisione del tribunale di Sion (ndr quello che ha disposto la scarcerazione di Moretti) nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato Moretti, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico». Una decisione che, prosegue la nota di Palazzo Chigi, «rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale». E infine: «L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia, e chiede che a ridosso di questa sciagura vengano adottati provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie».

Proseguono i negoziati tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi

Sono ancora in corso ad Abu Dhabi i negoziati formali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti «nell’ambito degli sforzi per promuovere il dialogo e individuare soluzioni politiche alla crisi». Sono le parole dello sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, vice primo ministro e ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, il quale ha spiegato che i colloqui dovrebbero durare due giorni, quindi fino a sabato. Le discussioni di venerdì, ha spiegato il principale negoziatore ucraino Rustem Umerov, si sono concentrate sul raggiungimento di una «pace dignitosa e duratura».

Zelensky: «Trump ci darà i Patriot»

Intanto Zelensky ha riferito che, dopo l’incontro tra Stati Uniti e Ucraina al Forum economico mondiale di Davos, le due parti hanno concordato la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot. «Ho parlato con il Trump e ho ricevuto missili Pac-3 per il sistema Patriot», ha detto. Sui negoziati, invece, «è ancora troppo presto per trarre conclusioni, vedremo come proseguiranno e quali saranno i risultati». «È necessario», ha scritto su Telegram, «che non solo l’Ucraina desideri porre fine a questa guerra e raggiungere la piena sicurezza, ma che anche in Russia nasca in qualche modo un desiderio simile».