La sentenza su CasaPound: «Non è un’associazione sovversiva»

La Corte di Assise di Napoli ha assolto gli imputati dell'inchiesta sugli scontri con antagonisti nella città partenopea.

Tutti assolti dalle accuse di associazione sovversiva e banda armata, in quanto «il fatto non sussiste»: la seconda Corte di Assise di Napoli (presidente Alfonso Barbarano) non ha condiviso la linea dell’accusa rappresentata dal sostituto procuratore Catello Maresca nell’ambito del maxi processo nei confronti di militanti di CasaPound. Solo una la condanna a tre anni inflitta a Enrico Tarantino, per porto e detenzione in luogo pubblico di ordigni esplosivi, precisamente quattro bottiglie incendiarie.

TRENTACINQUE RICHIESTE DI CONDANNA

Il pm Catello Maresca chiuse con 35 richieste di condanna la requisitoria nei confronti dei militanti del movimento CasaPound e di altre sigle come Blocco studentesco e H.M.O. Le pene più severe furono proposte per quattro imputati, ritenuti capi e organizzatori: 8 anni di reclusione furono chiesti per Tarantino, 6 anni ciascuno per Giuseppe Savuto ed Emmanuela Florino (figlia dell’ex senatore di An Michele) e Andrea Coppola. Il pm Maresca chiese anche pene alternative rispetto all’ipotesi d’accusa secondaria di associazione per delinquere «semplice».

L’OPINIONE CONTRARIA DELLA CASSAZIONE

L’inchiesta partì in seguito a violenti scontri tra gruppi di estrema destra e di antagonisti, a Napoli. Per Maresca erano sussistenti le ipotesi di associazione sovversiva e banda armata perché il gruppo era ispirato da «un’ideologia che cerca lo scontro e si propone di affermare violentemente i propri ideali». Su questi due reati, nella fase delle indagini, si sono registrate decisioni contrastanti: la tesi della Procura è stata accolta dal gip Francesco Cananzi, bocciata dal tribunale del Riesame e riconsiderata invece dalla Cassazione, che aveva ritenuto i fatti al centro dell’inchiesta espressione «di una strategia ideologicamente orientata alla sovversione del fondamento democratico del sistema».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

La sentenza su CasaPound: «Non è un’associazione sovversiva»

La Corte di Assise di Napoli ha assolto gli imputati dell'inchiesta sugli scontri con antagonisti nella città partenopea.

Tutti assolti dalle accuse di associazione sovversiva e banda armata, in quanto «il fatto non sussiste»: la seconda Corte di Assise di Napoli (presidente Alfonso Barbarano) non ha condiviso la linea dell’accusa rappresentata dal sostituto procuratore Catello Maresca nell’ambito del maxi processo nei confronti di militanti di CasaPound. Solo una la condanna a tre anni inflitta a Enrico Tarantino, per porto e detenzione in luogo pubblico di ordigni esplosivi, precisamente quattro bottiglie incendiarie.

TRENTACINQUE RICHIESTE DI CONDANNA

Il pm Catello Maresca chiuse con 35 richieste di condanna la requisitoria nei confronti dei militanti del movimento CasaPound e di altre sigle come Blocco studentesco e H.M.O. Le pene più severe furono proposte per quattro imputati, ritenuti capi e organizzatori: 8 anni di reclusione furono chiesti per Tarantino, 6 anni ciascuno per Giuseppe Savuto ed Emmanuela Florino (figlia dell’ex senatore di An Michele) e Andrea Coppola. Il pm Maresca chiese anche pene alternative rispetto all’ipotesi d’accusa secondaria di associazione per delinquere «semplice».

L’OPINIONE CONTRARIA DELLA CASSAZIONE

L’inchiesta partì in seguito a violenti scontri tra gruppi di estrema destra e di antagonisti, a Napoli. Per Maresca erano sussistenti le ipotesi di associazione sovversiva e banda armata perché il gruppo era ispirato da «un’ideologia che cerca lo scontro e si propone di affermare violentemente i propri ideali». Su questi due reati, nella fase delle indagini, si sono registrate decisioni contrastanti: la tesi della Procura è stata accolta dal gip Francesco Cananzi, bocciata dal tribunale del Riesame e riconsiderata invece dalla Cassazione, che aveva ritenuto i fatti al centro dell’inchiesta espressione «di una strategia ideologicamente orientata alla sovversione del fondamento democratico del sistema».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Ilva, i senatori del M5s non cedono sullo scudo penale

Approvato un documento in quattro punti. L'immunità non è tema di discussione. E se dovesse riproporsi per ragioni legali, andrà rimessa all'assemblea degli eletti.

I senatori del M5s non cedono sullo scudo penale per l’Ilva. La pattuglia pentastellata a Palazzo Madama, composta da 105 persone, ha infatti approvato con soli cinque voti contrari un documento in quattro punti sul dossier ArcelorMittal, che ribadisce come l’immunità non sia tema di discussione. Il testo è stato inviato ai colleghi deputati.

LEGGI ANCHE: Stop agli emendamenti di Italia viva e Forza Italia sullo scudo penale

Se la questione dovesse riproporsi per ragioni legali durante il contenzioso con l’azienda davanti al Tribunale di Milano, i senatori chiedono che l’argomento venga sottoposto all’assemblea di tutti gli eletti del M5s, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il documento, in ogni caso, dà piena fiducia alle iniziative che il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli vorrà portare avanti e non collega la vicenda dell’acciaieria alla fiducia nei confronti del governo Conte.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Rai, saltano le nomine e la Lega gode

Il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, posticipando il dossier. Intanto a RaiDue è battaglia tra Di Meo appoggiato da FdI e Marano, decano della tivù pubblica in quota Carroccio. E nel caos Foa rafforza il suo staff.

Ancora giorni di attesa in Rai, dopo che il cda del 12 novembre ha deciso di non decidere, rinviando la palla in avanti. Così, alla vigilia dell’incontro, è stato cambiato in tutta fretta l’ordine del giorno inserendo l’audizione dell’ad di RaiCom Monica Maggioni sulla riorganizzazione della società e il progetto di un canale in inglese e altri temi meno spinosi.

LEGGI ANCHE: La Lega di Salvini è all’opposizione, ma non in Rai

IL GELO TRA DE SANTIS E SALINI

Nel frattempo, dopo che i 5 stelle sono riusciti a far slittare il tormentato capitolo nomine, dopo alcuni giorni di assenza è ricomparsa la direttrice della rete ammiraglia Teresa De Santis (quota Lega) che d’imperio ha bloccato la partecipazione di alcuni ospiti importanti nel programma di Caterina Balivo. I rapporti tra De Santis e l’ad di viale Mazzini Fabrizio Salini restano tesissimi (i due non si parlano) cosa che provoca non pochi intoppi. Come la soluzione della vicenda di Nunzia De Girolamo, l’ex deputata di Forza Italia in predicato per la conduzione di un programma sulla prima rete. La pratica è così passata sulla scrivania del capo delle risorse artistiche Andrea Sassano nel tentativo di sbloccarle il contratto.

LA BATTAGLIA DI RAIDUE TRA DI MEO E MARANO

Guerra aperta anche a RaiDue, contesa tra Ludovico Di Meo, sostenuto dal consigliere di Fratelli d’Italia Giampaolo Rossi, e il decano della tivù pubblica Antonio Marano, leghista della prima ora e in Rai sin dai tempi di Umberto Bossi. Che in alternativa a RaiDue si sta muovendo per ottenere una delle direzioni di genere previste dal piano Salini, ovvero quella del Day Time. Il barometro politico del resto sembra impazzito al punto tale da restringere gli spazi di manovra. Se a questo si aggiunge la crescente irritazione del Pd per la scarsa rappresentanza di cui gode in Rai ora che è diventato partito di governo, il quadro dell’impasse è completo.

FOA RAFFORZA IL SUO STAFF

Intanto, approfittando della caotica situazione, il presidente Marcello Foa sta rafforzando il suo staff. Dal Tg1 è arrivata come addetta stampa la giornalista Fenesia Calluso che si va ad affiancare al portavoce Marco Ventura. Calluso è una seconda scelta, visto che inizialmente Foa aveva puntato sulla giornalista Micaela Palmieri che però ha declinato l’offerta.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Alle Regionali in Emilia-Romagna cresce l’ipotesi desistenza per il M5s

Mentre Salvini prepara la kermesse al PalaDozza,, il Pd corteggia i cinque stelle. Che, però, non escludono più di saltare un giro. La Lega a Bologna attesa dalle contestazioni.

Mentre Matteo Salvini prepara la kermesse al PalaDozza, in vista delle Regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio, prosegue la corte serrata del Partito democratico al Movimento 5 stelle per mettere in piedi un’alleanza che ricalchi la maggioranza di governo. Anche se, in casa cinque stelle, prende sempre più quota l’ipotesi di un giro di riposo, di una sorta di desistenza in chiave anti-Lega, senza il simbolo sulla scheda.

DI MAIO NON ESCLUDE A PRIORI LA DESISTENZA

Dell’ipotesi aveva parlato nei giorni scorsi Max Bugani, capogruppo in Comune a Bologna e membro del direttivo di Rousseau. Il capo politico Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi aveva assicurato che il M5s sarebbe stato della partita con un proprio candidato alternativo sia al Pd sia alla Lega, per la prima volta non ha escluso la possibilità. «Dove non saremo pronti non ci presenteremo. Nei prossimi giorni prenderemo decisioni su questo», ha detto. La decisione dovrebbe essere presa il 15 novembre, in un incontro al quale parteciperanno i parlamentari del territorio con il capo politico Luigi Di Maio.

L’APPELLO DEL MINISTRO DE MICHELI

Intanto, dal Pd, agli appelli più volte ripetuti da Bonaccini, si è aggiunto quello di un membro del governo che è anche esponente di spicco del Pd emiliano-romagnolo, la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli. «Mi piacerebbe» – ha detto – «se il ‘primo bacio’ tra Pd e M5s fosse in Emilia, ma capisco che ci sono dei problemi. Con i colleghi dei cinque stelle ho lavorato bene. Ma continuo a rimanere un’emiliano-romagnola che vorrebbe e farà di tutto affinché Bonaccini continui a essere governatore».

PRODI BENEDICE LA CANDIDATURA DI BONACCINI

A Bonaccini è arrivata intanto anche la ‘benedizione’ di Romano Prodi «Questi» – ha detto Prodi riferendosi alla giunta uscente – «hanno governato bene, mentre Salvini porta per mano la candidata. L’elettore riflette non solo sui grandi slogan, ma anche sulle cose e su cosa un’alternativa a questo potrebbe produrre. La disoccupazione cala e tutti vengono a farsi curare qui». La Lega, intanto, Lucia Borgonzoni, puntando a riempire il PalaDozza di Bologna e lanciando le proprie parole d’ordine. Il clima si preannuncia caldissimo: oltre al flashmob delle ‘6 mila sardine’ in piazza Maggiore ci sarà un corteo dei centri sociali e dei collettivi universitari, che cercherà di avvicinarsi il più possibile alla convention del Carroccio, sicuramente ‘blindata’ dalle forze dell’ordine. Nella vicina Porta Lame, prevista anche una biciclettata organizzata dagli anarchici. Appuntamenti che potrebbero rendere molto delicata la gestione dell’ordine pubblico.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Regionali in Calabria, caos candidati per Pd e M5s

A pochi giorni dalla scelta ufficiale, spunta un sondaggio commissionato dai dem che "affonda" Oliverio: l'86% non ha fiducia in lui. E l'imprenditore Callipo dice no ai pentastellati.

Quando mancano pochi giorni alla scelta del candidato ufficiale per le elezioni regionali in Calabria, in programma il 26 gennaio assieme a quelle in Emilia-Romagna, spunta un sondaggio commissionato dal Pd sull’apprezzamento di cui godrebbe – ma sarebbe meglio dire non godrebbe – il governatore uscente Mario Oliverio, espressione dello stesso Pd.

LEGGI ANCHE: La politica calabrese corteggia Pippo Marra in vista delle Regionali

Alla domanda «negli ultimi cinque anni lei ritiene che la qualità della vita nel suo territorio sia migliorata o peggiorata?», il 64% dei calabresi intervistati ha risposto «peggiorata», solo il 7% «migliorata». Ma il dato più eclatante riguarda proprio Oliverio: l’86% del campione dichiara infatti di non aver fiducia nel governatore uscente, a fronte di un 14% di favorevoli.

OLIVERIO BOCCIATO SU TURISMO E OCCUPAZIONE

Il sondaggio, apparso sul sito del quotidiano la Repubblica, è dell’istituto Swg e prende in considerazione anche altri parametri. Da 1 a 10, per esempio, gli intervistati hanno dato un voto di 3,9 alla promozione turistica della regione e di 3,2 agli interventi per favorire l’occupazione e la creazione di posti di lavoro. Elementi che, secondo i vertici del Pd, dovrebbero spingere Oliverio a farsi da parte. Ma il governatore appare determinato a ripresentarsi anche da solo, con una lista civica, senza l’appoggio del Nazareno.

I POSSIBILI PROFILI ALTERNATIVI

Nella rosa di nomi che il segretario Nicola Zingaretti è chiamato a valutare circolano diversi profili alternativi: dal catanzarese Giuseppe Gualtieri, il super-poliziotto che ha arrestato Bernardo Provenzano, al prefetto Arturo De Felice, ex capo della Dia e originario di Reggio Calabria. Ma ci sarebbero anche il prorettore dell’Università della Calabria, Luigino Filice, e la direttrice generale di Confindustria, Marcella Panucci, nata a Vibo Valentia.

IL PASSO INDIETRO DI CALLIPO

Come se non bastasse l’imprenditore del tonno Pippo Callipo, su cui puntava in particolare il M5s per una candidatura che avrebbe potuto essere sostenuta anche dai dem, ha deciso di non scendere in campo. Pesano i ritardi accumulati dai pentastellati, le indecisioni sulla linea da seguire e le alleanze da stringere. Un quadro pieno di incognite, che ha indotto Callipo a fare un passo indietro.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

La battaglia per cambiare la Bossi-Fini torna alla Camera

La proposta popolare di legge "Ero straniero" all'esame dell'Aula. Prevede la possibilità di permessi di soggiorno regolari per gli immigrati economici.

La prossima settimana riprende alla Camera l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare “Ero straniero, che modificherebbe la legge Bossi-Fini sull’immigrazione (in vigore dal 2002) prevedendo la possibilità di permessi di soggiorno regolari per immigrati economici. Lo ha annunciato il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5s). «Ripartono la prossima settimana», ha detto Brescia, «le audizioni sulla proposta di legge di iniziativa popolare “Ero straniero”».

LA LEGGE PROMUOVE L’IMMIGRAZIONE REGOLARE

Il testo era stato presentato nell’ottobre 2017 e incardinato nel giugno 2018 in commissione Affari costituzionali fa con la sola illustrazione del testo da parte del relatore Riccardo Magi (+Europa). «Promuovere l’immigrazione regolare, in raccordo con i settori produttivi del Paese», ha detto Brescia, «deve essere una risposta strutturale per contrastare illegalità e lavoro nero. Noi diciamo no alle sanatorie del passato e con queste audizioni apriamo in parlamento il cantiere per un’immigrazione capace di produrre ricchezza per lo Stato e per le nostre imprese».

IL FLUSSO NON SODDISFA LA DOMANDA DEL MERCATO DEL LAVORO

«Sono tanti a sostenere», ha proseguito, «che il decreto flussi annuale non garantisce più i fabbisogni del mercato del lavoro. Lo dimostrano i dati: a inizio luglio erano più di 44 mila le domande presentate per i lavoratori stagionali a fronte di 18 mila ingressi autorizzati. Domani con un question time in commissione chiederò al Ministero dell’Interno un aggiornamento sul numero di domande presentate. La realtà parla sempre più forte della propaganda» conclude Brescia.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Berlusconi suggerisce di nazionalizzare l’ex Ilva

Il Cav, ospite al Maurizio Costanzo Show, ha suggerito che l'unica soluzione per l'impianto di Taranto sia quello di intervenire con soldi pubblici.

«Non sono riuscito a farlo smettere…Ho anche organizzato un attentato, con una bomba, ma niente…». Silvio Berlusconi ha aperto così la sua ospitata al Maurizio Costanzo Show, durante il quale ha affrontato tutti i temi caldi dell’attualità politica.

L’ex presidente del Consiglio, che in passato si trovò ad affrontare la crisi di Alitalia, ha parlato anche dei problemi intorno all’ex Ilva e del passo in dietro di Arcelor Mittal:«Dall’Ilva come se ne esce? Entrandoci, con i soldi di tutti noi. Non credo ci sia altra soluzione», ha aggiunto.

Parlando di eredità politica il Cav si è soffermato anche su Matteo Salvini e Matteo Renzi, riferendosi in particolare all’ex sindaco di Firenze: «Di Mattei ce ne sono molti, forse troppi…Auguri a Renzi che però gioca nell’altra metà di campo, la sinistra. Tra noi c’è una distanza assolutamente incolmabile», ha spiegato. Mentre sul leader della Lega si è limitato a una battuta: «Avete visto che Salvini comincia ad avere la barba grigia…Non piace alle donne».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Mara Carfagna smetta di illudere i moderati

L'azzurra, al netto dell'errore di legarsi a Toti, è una stella politica. Ma rischia di sparire se resta alla finestra e non si propone come leader di un centrodestra alternativo al duo Salvini-Meloni.

Ogni tanto riemerge la candidatura di Mara Carfagna per qualcosa di importante. È stata una delle berlusconiane di ferro tuttavia priva di eccessiva piaggeria, quando arrivò in parlamento aveva gli occhi puntati su di sé (indubbiamente era, ed è, la più bella) ma vestì i panni dell’austera parlamentare e dette prova immediata di serietà e di capacità di lavoro. Molto spesso a destra hanno pensato a lei come al vero personaggio che avrebbe potuto prendere il posto di Silvio Berlusconi. A mano a mano le sue posizioni si sono anche fatte più limpide e spesso si sono discostate dal suo benefattore facendola diventare una icona del moderatismo politico. Infine è per tanti la candidata ideale per battere Vincenzo De Luca nella gara per la presidenza della Campania. Pur essendo una giovane politica ha, insomma, accumulato molte aspettative ma non sappiamo quanti meriti

L’ERRORE DI LEGARSI A GIOVANNI TOTI

Carfagna ha anche commesso alcuni errori evidenti, l’ultimo dei quali è stato legarsi a Giovanni Toti il presidente per caso della Liguria, avendo perso di vista Berlusconi, alla ricerca di una paterna mano sulle spalle da parte di Matteo Salvini. Questo errore Carfagna l’ha compensato schierandosi con grande nettezza come l’esponente di Forza Italia, o quel che resta, che osteggia ogni estremismo di destra (oggi in pratica tutta la destra, si potrebbe dire) e in particolare il sovranismo di Matteo Salvini.

LE VOCI SU UN POSSIBILE ACCORDO CON ITALIA VIVA

Nascono da qui le ricorrenti voci sul possibile incontro politico con Matteo Renzi solitamente accompagnate dall’odioso pettegolezzo che solo Maria Elena Boschi, invidiosa, impedisca che l’accordo si faccia. Insomma Carfagna è una stella politica che non è ancora scomparsa dall’orizzonte ma che rischia di sparire se questi andirivieni dal palcoscenico parlamentare non la vedranno finalmente dentro un progetto vero.

PER UNA COME CARFAGNA IL PROGETTO VERO È IL CENTRO

Il progetto vero per una come lei è quella cosa che in tempi meno selvaggi chiamavamo “centro”, cioè il luogo ideale del moderatismo italiano, nella consapevolezza che è vero che fra gli italiani l’animo di destra è molto forte, ma è anche vero che dopo un po’ gli italiani si stancano dei contafrottole e di chi vuole dividerli in bande che si odiano e anelano a un partito moderatissimo. La Dc non si può rifare, resta però l’ipotesi di lanciare una chiamata alle armi di chi non si rassegna, anche nel campo del centrodestra, all’affermarsi del duo Salvini-Meloni che non ci porterebbe al fascismo ma certamente darebbe il Paese nelle mani di persone ancora più inadeguate di quelle che oggi lo governano. Salvini in particolare è, e sarà sempre, quello del Papeete. Per quanti sforzi possa fare l’intelligente Giancarlo Giorgetti non si cava sangue dalle rape, come si usava dire. Ecco, quindi, che la sfida, se lanciata in grande, per una leadership moderata potrebbe, passo dopo passo, spingere molti italiani, tranne quelli come me che voteranno sempre a sinistra, a scegliere l’offerta centrista sia che si voglia far da sponda per una sinistra dissanguata sia che vogliano temperare i facinorosi del populismo sovranista.

GLI AUTOCANDIDATI ALLA LEADERSHIP MODERATA

I candidati a questo ruolo sono stati tanti. Diciamo, gli autocandidati. Gli ultimi Carlo Calenda, troppo GianBurrasca, Renzi, troppo antipatico, Urbano Cairo che molti invocano o temono, infine Mara Carfagna. Lei potrebbe farcela ma dovrebbe prendere dalle donne che hanno guidato i vari Paesi del mondo quel tanto di decisionismo, di amore per il rischio, di linguaggio diretto che ancora le mancano. Le manca soprattutto decidere quel che farà da grande. Può scegliere di correre per la Campania. Può scegliere invece la battaglia, inizialmente minoritaria e solitaria, per diventare il punto di riferimento di chi non vuole che l’Italia faccia parte del gruppo di Visegrad. Può deciderlo solo lei. Ma se resta alla finestra ancora a lungo, la dimenticheranno. 

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

La missione di Zingaretti negli Usa tra dazi e lotta alle destre

Prima visita Oltreoceano da segretario del Pd. Incontri con Clinton, de Blasio e Pelosi. Prima dell'appuntamento alla Casa Bianca.

Non solo i rapporti fra Italia e Stati Uniti, ma anche le «battaglie comuni contro le destre e i nazionalismi». Sono alcuni dei temi nell’agenda di Nicola Zingaretti, che è volato negli Stati Uniti al suo debutto Oltreoceano da segretario del Pd. Il 12 novembre ha in programma un incontro con la speaker della Camera Nancy Pelosi, dopo che l’11 ha incontrato l’ex presidente Bill Clinton.

È stato un lungo e utile scambio di opinioni sull’Europa, sull’Italia e sugli Usa, su come ricostruire contro la cultura della paura

Nicola Zingaretti

«È stato un lungo e utile scambio di opinioni sull’Europa, sull’Italia e sugli Usa, su come ricostruire contro la cultura della paura», ha affermato al termine del faccia a faccia alla Clinton Foundation di Midtown Manhattan. Zingaretti e Clinton si sono scambiati alcuni convenevoli e poi si sono messi al lavoro. L’incontro è durato in tutto un’ora ed è stato propedeutico all’avvio di una nuova fase, «di un rapporto» fra i democratici «come baluardo contro le destre».

IL DELICATO DOSSIER DEI DAZI USA

In serata Zingaretti ha visitato la sede del Pd di New York in occasione dell’elezione del segretario e avuto un faccia a faccia con il sindaco della Grande Mela Bill De Blasio. La seconda tappa della visita americana di Zingaretti è a Washington, dove è pronto a incontrare Pelosi, terza carica dello Stato e volto dell’indagine per un possibile impeachment del presidente Donald Trump. Il segretario del Pd ha in programma anche incontri alla Casa Bianca con esponenti del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che ha in carico fascicoli importanti di politica estera e sicurezza, ma gioca anche un ruolo non secondario in questioni come quelle commerciali, a partire dal delicato dossier dei dazi Usa che ultimamente hanno colpito anche alcuni prodotti del made in Italy.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Conte e Merkel, intesa d’acciaio

Il premier italiano e la cancelliera tedesca vogliono cooperare nel settore siderurgico. Sintonia anche su migranti, Nato e Libia.

Sintonia su migranti, Libia e Nato. E un confronto sullo spinoso dossier ArcelorMittal. Il premier Giuseppe Conte ha accolto la cancelliera tedesca Angela Merkel a Roma, ribadendo la comune volontà di lavorare insieme per affrontare le grandi sfide internazionali e combattere le «intolleranze» e le «forze disgregatrici» in seno all’Europa.

CONTE RIVENDICA LA SUA AUTONOMIA

Il premier ha rivendicato anche la sua autonomia di pensiero, a prescindere dalla coalizione che lo sostiene: «Se avrete la bontà di comparare le posizioni del sottoscritto assunte nel precedente esecutivo e quelle che esprimo in questo, non vedrete differenze. Anche sul piano dell’approccio all’immigrazione ho sempre ritenuto che si dovesse partire dai diritti fondamentali di queste persone, che soffrono e cadono in mano ai trafficanti di esseri umani».

L’IDEA DI COOPERARE NEL SETTORE SIDERURGICO

Con la canceliera Merkel si è parlato anche di AcelorMittal: «Ci siamo ripromessi una cooperazione sull’acciaio, anche per cercare di confrontarci sulle soluzioni più avanzate dal punto di vista tecnologico. Il governo sta lavorando a una soluzione che tenga in piedi da una parte la tutela della salute e dell’ambiente, dall’altra la salvaguardia dei livelli di occupazione». Comune sentire anche su altri dossier: dalla Nato – dopo lo schiaffo del presidente francese Emmanuel Macron, che l’ha definita «in stato di morte cerebrale» – all’immigrazione, che vede la Germania in prima linea.

LA NATO «PILASTRO» DELLA POLITICA INTERNAZIONALE

«Voglio ringraziare pubblicamente il governo tedesco perché in materia di migrazioni non ha fatto mancare il suo aiuto all’Italia. La Germania, se parliamo di sensibilità sul quadro complessivo dei problemi e l’esigenza della redistribuzione, è un Paese in prima linea e questo va riconosciuto», ha detto il premier italiano. Ringraziamenti che la cancelliera tedesca ha restituito «per l’impegno dell’Italia sulla Libia». E a meno di un mese dal prossimo vertice Nato, Merkel ha sottolineato come l’Alleanza atlantica resti «un pilastro della politica internazionale».

IL NODO DELL’UNIONE BANCARIA EUROPEA

I capi dei governi di Italia e Germania hanno affrontato anche il tema dell’Unione bancaria europea. «L’Italia è favorevole a un raforzamento, ma non temiamo scossoni per il nostro sistema», ha detto Conte. Su questo punto la cancelliera non si è sbilanciata: «Mi sono aggiornata sullo sviluppo dei rischi nel sistema bancario italiano. Devo esprimere la mia soddisfazione, avete compiuto notevoli progressi».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Il presidio anti-odio a Milano per Liliana Segre

Manifestazione di solidarietà nei confronti della senatrice a vita sopravvissuta ad Auschwitz e finita sotto scorta a 89 anni per le minacce ricevute. Secondo il Pd presenti 5 mila persone nonostante la pioggia. «Non grideremmo "al lupo" se il lupo non ci fosse».

Milano al fianco di Liliana Segre. Nonostante la pioggia diverse persone si sono riunite per esprimere solidarietà nei confronti della senatrice a vita e scampata ai campi di sterminio nazisti, finita sotto scorta a 89 anni per le minacce ricevute soprattutto via social.

presidio-milano-liliana-segre-manifestazione
Cittadini sotto gli ombrelli davanti al Memoriale della Shoah. (Ansa)

RITROVO DAVANTI AL MUSEO DELLA SHOAH

Uno dei punti di ritrovo per i manifestanti è stato il museo della Shoah, al binario 21 della Stazione centrale di Milano, da dove partirono gli ebrei verso i lager. «Non grideremmo “al lupo” se il lupo non ci fosse», era uno dei messaggi. E per “lupo” si intendono fascismo e razzismo. Al presidio intitolato “Milano non odia. Insieme per Liliana Segre” hanno aderito numerose associazioni antifasciste e partiti politici.

presidio-milano-liliana-segre-manifestazione
Un cartello dell’Anpi. (Ansa)

SECONDO IL PD 5 MILA PARTECIPANTI

Secondo il Partito democratico milanese sono stati 5 mila i cittadini che hanno partecipato. Erano presenti anche i figli della parlamentare deportata da ragazzina ad Auschwitz, Federica, Luciano e Alberto. Dopo i saluti istituzionali della vicesindaca Anna Scavuzzo è partita Bella ciao intonata da Checcoro.

«OSCURITÀ GIÀ SCONFITTE CON LA DEMOCRAZIA»

La segretaria metropolitana del Pd Silvia Roggiani ha spiegato: Abbiamo voluto stringerci in un abbraccio collettivo alla senatrice, in tanti oltre ogni steccato, per dimostrare che siamo di più e più forti di chi vorrebbe farci ripiombare nell’oscurità del passato, un passato che abbiamo sconfitto con i valori della democrazia e dell’antifascismo, scolpiti nella nostra Costituzione».

presidio-milano-liliana-segre-manifestazione
Una donna legge un brano di un libro durante il presidio. (Ansa)

«NON ARRETRIAMO CONTRO GLI SPARGITORI DI ODIO»

Poi ha aggiunto: «Nessun passo indietro, non concederemo neppure un millimetro agli spargitori di odio contemporanei. Milano, città Medaglia d’oro alla Resistenza, non si piega. Milano non odia e le migliaia di cittadine e cittadini presenti questa sera sono la testimonianza dell’impegno a non arrendersi mai all’intolleranza e agli istinti più biechi».

presidio-milano-liliana-segre-manifestazione
Fiori di giglio alla manifestazione. (Ansa)

IL GIGLIO COME SIMBOLO

Per dimostrare affetto e vicinanza alla Segre molte persone presenti al presidio hanno utilizzato l’immagine del giglio, un fiore bianco simbolo di purezza, innocenza e candore, ma anche di fierezza e orgoglio, dal quale deriva proprio il nome di Liliana.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Riace, decade il sindaco leghista Trifoli: era ineleggibile

Dipendente del comune, aveva preso un'aspettativa che non gli spettava per candidarsi. La candidata della lista di Mimmo Lucano che aveva presentato ricorso ha vinto la sua battaglia.

Un altro sindaco decaduto a Riace, il paesino calabrese divenuto celebre per il modello di accoglienza dei migranti che a ottobre 2018 ha visto arrestare il primo cittadino Mimmo Lucano e a maggio ha eletto il primo sindaco leghista della sua storia. L’11 novembre il Tribunale di Locri ha accolto il ricorso che era stato presentato dalla candidata a sindaco di Riace Maria Caterina Spanò, dichiarando l’ineleggibilità di Antonio Trifoli, eletto primo cittadino in occasione delle amministrative svoltesi il 27 maggio scorso.

TRIFOLI NON POTEVA CHIEDERE L’ASPETTATIVA DA VIGILE URBANO

Maria Caterina Spanò, assistita dall’avvocato Francesco Rotundo, aveva sostenuto l’ineleggibilità di Trifoli in quanto dipendente del Comune, con mansioni di vigile urbano con contratto a tempo determinato. E in quanto tale non poteva beneficiare dell’aspettativa per motivi politici. Spanò capeggiava la lista in cui era candidato a consigliere l’ex sindaco Mimmo Lucano, decaduto dopo il suo arresto nell’ottobre 2018 per i presunti illeciti nella gestione dei migranti. Lucano, comunque, non era stato eletto. La sentenza con cui è stato accolto il ricorso di Maria Caterina Spanò sarà esecutiva soltanto dopo i tre gradi giudizio. Fino ad allora Trifoli resterà in carica come sindaco.

INELEGGIBILITÁ CONFERMATA DAL MINISTERO DELL’INTERNO

Il ricorso della candidata a sindaco era stato riunito con un’analoga iniziativa che era stata promossa da tre cittadini di Riace. L’ineleggibilità di Trifoli era stata anche sancita in un parere espresso nel mese di settembre dal Ministero dell’Interno e notificato alla Prefettura di Reggio Calabria.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Giorgetti lancia la proposta di un tavolo costituente

Il numero due della Lega fa un appello alle altre forze politiche: «Sediamoci a un tavolo per cambiare le regole del gioco e dare un governo decente a questo Paese». Ma Salvini lo stoppa.

Un tavolo costituente «per cambiare le regole del gioco». Lo ha proposto il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti, appellandosi alle altre forze politiche. Al centro della discussione, in primis, la riscrittura della legge elettorale. «Sediamoci a un tavolo per cambiare tre-quattro regole del gioco e per dare un governo decente a questo Paese», ha detto Giorgetti durante il convegno “Metamorfosi”.

«VA DATA LA POSSIBILITÀ A CHI GOVERNA DI DECIDERE»

A Lucia Annunziata, che gli domandava se ritenesse necessario aprire un tavolo per le riforme, Giorgetti ha risposto: «Era l’unica cosa che bisognava fare il 20 di agosto. Interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così, ci si mette d’accordo per cambiare le quattro-cinque cose necessarie,magari anche la legge elettorale per dare la possibilità a chi governa di decidere».

SALA SULLA STESSA LUNGHEZZA D’ONDA

«Se la struttura costituzionale rimane quella di adesso e si torna al sistema proporzionale, questo Paese è spacciato, indipendentemente da chi va al governo. Lo dico non autorizzato da Salvini, quindi nessuno può dire che io suggerisco…» Con lui sul palco il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha condiviso l’idea: «Sono d’accordo, anch’io oggi vedrei la necessità di una costituente a cui partecipano persone che sanno di cosa parlano». Secondo Giorgetti «l’interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così: ci si mette d’accordo per dare la possibilità a chi governa di decidere».

ANCHE RENZI APRE AL NUMERO DUE LEGHISTA

«Oggi Giorgetti della Lega lancia l’idea di scrivere tutti insieme le regole del gioco. Mi sembra una proposta saggia e intelligente. Italia viva c’è», ha scritto su Twitter Matteo Renzi. Decisamente più freddo Matteo Salvini. «Sono impegnato in temi molto più concreti», ha detto il leader della Lega a margine di un incontro a Capriano Briosco. Per Salvini, la proposta di Giorgetti «può essere interessante in prospettiva, però incontrando gli italiani, dalla Calabria alla Romagna, mi chiedono meno tasse e meno burocrazia oggi. Quindi me ne occuperò più avanti».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Giorgetti lancia la proposta di un tavolo costituente

Il numero due della Lega fa un appello alle altre forze politiche: «Sediamoci a un tavolo per cambiare le regole del gioco e dare un governo decente a questo Paese». Ma Salvini lo stoppa.

Un tavolo costituente «per cambiare le regole del gioco». Lo ha proposto il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti, appellandosi alle altre forze politiche. Al centro della discussione, in primis, la riscrittura della legge elettorale. «Sediamoci a un tavolo per cambiare tre-quattro regole del gioco e per dare un governo decente a questo Paese», ha detto Giorgetti durante il convegno “Metamorfosi”.

«VA DATA LA POSSIBILITÀ A CHI GOVERNA DI DECIDERE»

A Lucia Annunziata, che gli domandava se ritenesse necessario aprire un tavolo per le riforme, Giorgetti ha risposto: «Era l’unica cosa che bisognava fare il 20 di agosto. Interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così, ci si mette d’accordo per cambiare le quattro-cinque cose necessarie,magari anche la legge elettorale per dare la possibilità a chi governa di decidere».

SALA SULLA STESSA LUNGHEZZA D’ONDA

«Se la struttura costituzionale rimane quella di adesso e si torna al sistema proporzionale, questo Paese è spacciato, indipendentemente da chi va al governo. Lo dico non autorizzato da Salvini, quindi nessuno può dire che io suggerisco…» Con lui sul palco il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha condiviso l’idea: «Sono d’accordo, anch’io oggi vedrei la necessità di una costituente a cui partecipano persone che sanno di cosa parlano». Secondo Giorgetti «l’interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così: ci si mette d’accordo per dare la possibilità a chi governa di decidere».

ANCHE RENZI APRE AL NUMERO DUE LEGHISTA

«Oggi Giorgetti della Lega lancia l’idea di scrivere tutti insieme le regole del gioco. Mi sembra una proposta saggia e intelligente. Italia viva c’è», ha scritto su Twitter Matteo Renzi. Decisamente più freddo Matteo Salvini. «Sono impegnato in temi molto più concreti», ha detto il leader della Lega a margine di un incontro a Capriano Briosco. Per Salvini, la proposta di Giorgetti «può essere interessante in prospettiva, però incontrando gli italiani, dalla Calabria alla Romagna, mi chiedono meno tasse e meno burocrazia oggi. Quindi me ne occuperò più avanti».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Giorgetti lancia la proposta di un tavolo costituente

Il numero due della Lega fa un appello alle altre forze politiche: «Sediamoci a un tavolo per cambiare le regole del gioco e dare un governo decente a questo Paese». Ma Salvini lo stoppa.

Un tavolo costituente «per cambiare le regole del gioco». Lo ha proposto il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti, appellandosi alle altre forze politiche. Al centro della discussione, in primis, la riscrittura della legge elettorale. «Sediamoci a un tavolo per cambiare tre-quattro regole del gioco e per dare un governo decente a questo Paese», ha detto Giorgetti durante il convegno “Metamorfosi”.

«VA DATA LA POSSIBILITÀ A CHI GOVERNA DI DECIDERE»

A Lucia Annunziata, che gli domandava se ritenesse necessario aprire un tavolo per le riforme, Giorgetti ha risposto: «Era l’unica cosa che bisognava fare il 20 di agosto. Interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così, ci si mette d’accordo per cambiare le quattro-cinque cose necessarie,magari anche la legge elettorale per dare la possibilità a chi governa di decidere».

SALA SULLA STESSA LUNGHEZZA D’ONDA

«Se la struttura costituzionale rimane quella di adesso e si torna al sistema proporzionale, questo Paese è spacciato, indipendentemente da chi va al governo. Lo dico non autorizzato da Salvini, quindi nessuno può dire che io suggerisco…» Con lui sul palco il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha condiviso l’idea: «Sono d’accordo, anch’io oggi vedrei la necessità di una costituente a cui partecipano persone che sanno di cosa parlano». Secondo Giorgetti «l’interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così: ci si mette d’accordo per dare la possibilità a chi governa di decidere».

ANCHE RENZI APRE AL NUMERO DUE LEGHISTA

«Oggi Giorgetti della Lega lancia l’idea di scrivere tutti insieme le regole del gioco. Mi sembra una proposta saggia e intelligente. Italia viva c’è», ha scritto su Twitter Matteo Renzi. Decisamente più freddo Matteo Salvini. «Sono impegnato in temi molto più concreti», ha detto il leader della Lega a margine di un incontro a Capriano Briosco. Per Salvini, la proposta di Giorgetti «può essere interessante in prospettiva, però incontrando gli italiani, dalla Calabria alla Romagna, mi chiedono meno tasse e meno burocrazia oggi. Quindi me ne occuperò più avanti».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Giorgetti lancia la proposta di un tavolo costituente

Il numero due della Lega fa un appello alle altre forze politiche: «Sediamoci a un tavolo per cambiare le regole del gioco e dare un governo decente a questo Paese». Ma Salvini lo stoppa.

Un tavolo costituente «per cambiare le regole del gioco». Lo ha proposto il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti, appellandosi alle altre forze politiche. Al centro della discussione, in primis, la riscrittura della legge elettorale. «Sediamoci a un tavolo per cambiare tre-quattro regole del gioco e per dare un governo decente a questo Paese», ha detto Giorgetti durante il convegno “Metamorfosi”.

«VA DATA LA POSSIBILITÀ A CHI GOVERNA DI DECIDERE»

A Lucia Annunziata, che gli domandava se ritenesse necessario aprire un tavolo per le riforme, Giorgetti ha risposto: «Era l’unica cosa che bisognava fare il 20 di agosto. Interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così, ci si mette d’accordo per cambiare le quattro-cinque cose necessarie,magari anche la legge elettorale per dare la possibilità a chi governa di decidere».

SALA SULLA STESSA LUNGHEZZA D’ONDA

«Se la struttura costituzionale rimane quella di adesso e si torna al sistema proporzionale, questo Paese è spacciato, indipendentemente da chi va al governo. Lo dico non autorizzato da Salvini, quindi nessuno può dire che io suggerisco…» Con lui sul palco il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha condiviso l’idea: «Sono d’accordo, anch’io oggi vedrei la necessità di una costituente a cui partecipano persone che sanno di cosa parlano». Secondo Giorgetti «l’interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così: ci si mette d’accordo per dare la possibilità a chi governa di decidere».

ANCHE RENZI APRE AL NUMERO DUE LEGHISTA

«Oggi Giorgetti della Lega lancia l’idea di scrivere tutti insieme le regole del gioco. Mi sembra una proposta saggia e intelligente. Italia viva c’è», ha scritto su Twitter Matteo Renzi. Decisamente più freddo Matteo Salvini. «Sono impegnato in temi molto più concreti», ha detto il leader della Lega a margine di un incontro a Capriano Briosco. Per Salvini, la proposta di Giorgetti «può essere interessante in prospettiva, però incontrando gli italiani, dalla Calabria alla Romagna, mi chiedono meno tasse e meno burocrazia oggi. Quindi me ne occuperò più avanti».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Giù l’Iva sugli assorbenti: nel dl Fisco il Pd rilancia la proposta

Nell'emendamento dem prevista un'aliquota del 10%. La misura era già stata bocciata dalla Camera dei deputati a maggio. Sarà questo il mese buono per le italiane?

Se questa volta la proposta fosse approvata, finalmente le donne non saranno più costrette a pagare a un’Iva al 22% sugli assorbenti. Con un emendamento al decreto legge sul fisco presentato in commissione Finanze alla Camera il Partito Democratico rilancia il taglio alla tassa sulle mestruazioni che la Camera dei deputati aveva già rigettato a maggio.

MILLE EMENDAMENTI, CONDONO PD E CRITICHE DA CONFINDUSTRIA

In realtà sono circa mille gli emendamenti al decreto fiscale presentati
alla Camera. Il Pd chiede anche di estendere anche agli avvisi bonari la pace fiscale. Quanto alla manovra, si va verso la modifica della sugar tax e anche della plastic tax, che resta nel mirino di Confindustria. Secondo
l’associazione degli imprenditori, la tassa sugli imballaggi costa 109 euro l’anno a famiglia, mentre l’aumento della tassa sulle auto aziendali sarebbe ‘una stangata per 2 milioni di lavoratori’.

LA NUOVA VERSIONE PREVEDE L’IVA AL 10%

La nuova formulazione dell’emendamento contro la cosiddetta “tampon tax” prevede che «ai prodotti sanitari e igienici femminili, quali tamponi interni, assorbenti igienici esterni, coppe e spugne mestruali, si applica l’aliquota del 10 per cento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva)» contro l’attuale 22.

LA BOCCIATURA DI MAGGIO PER UN COSTO DI 212 MILIONI

A maggio dello scorso anno la stessa misura era stata respinta con 253 deputati contrari e appena 189 voti favorevoli. All’epoca il costo del taglio era stato calcolato dalla Ragioneria dello Stato in 212 milioni di euro. La bocciatura della misura era stata contestata ampiamente e sul web era stata lanciata la petizione “il ciclo non è un lusso” per far riconoscere che il ciclo mestruale riguarda più di metà della popolazione, anche se quella con in mano le maggiori leve del potere, anche legislativo. Che questo sia il mese buono per cambiare le cose?

BOLDRINI: «PROPOSTA BIPARTISAN»

«Insieme ad altre 32 deputate di vari gruppi politici, sia di maggioranza che di opposizione, ho sottoscritto un emendamento al decreto fiscale che riduce dal 22 al 10% l’Iva sui prodotti sanitari e igienici femminili. Perché non sono beni di lusso ma una necessità!», ha scritto in una nota Laura Boldrini aggiungendo l’hashtag “#NoTamponTax“.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Giù l’Iva sugli assorbenti: nel dl Fisco il Pd rilancia la proposta

Nell'emendamento dem prevista un'aliquota del 10%. La misura era già stata bocciata dalla Camera dei deputati a maggio. Sarà questo il mese buono per le italiane?

Se questa volta la proposta fosse approvata, finalmente le donne non saranno più costrette a pagare a un’Iva al 22% sugli assorbenti. Con un emendamento al decreto legge sul fisco presentato in commissione Finanze alla Camera il Partito Democratico rilancia il taglio alla tassa sulle mestruazioni che la Camera dei deputati aveva già rigettato a maggio.

MILLE EMENDAMENTI, CONDONO PD E CRITICHE DA CONFINDUSTRIA

In realtà sono circa mille gli emendamenti al decreto fiscale presentati
alla Camera. Il Pd chiede anche di estendere anche agli avvisi bonari la pace fiscale. Quanto alla manovra, si va verso la modifica della sugar tax e anche della plastic tax, che resta nel mirino di Confindustria. Secondo
l’associazione degli imprenditori, la tassa sugli imballaggi costa 109 euro l’anno a famiglia, mentre l’aumento della tassa sulle auto aziendali sarebbe ‘una stangata per 2 milioni di lavoratori’.

LA NUOVA VERSIONE PREVEDE L’IVA AL 10%

La nuova formulazione dell’emendamento contro la cosiddetta “tampon tax” prevede che «ai prodotti sanitari e igienici femminili, quali tamponi interni, assorbenti igienici esterni, coppe e spugne mestruali, si applica l’aliquota del 10 per cento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva)» contro l’attuale 22.

LA BOCCIATURA DI MAGGIO PER UN COSTO DI 212 MILIONI

A maggio dello scorso anno la stessa misura era stata respinta con 253 deputati contrari e appena 189 voti favorevoli. All’epoca il costo del taglio era stato calcolato dalla Ragioneria dello Stato in 212 milioni di euro. La bocciatura della misura era stata contestata ampiamente e sul web era stata lanciata la petizione “il ciclo non è un lusso” per far riconoscere che il ciclo mestruale riguarda più di metà della popolazione, anche se quella con in mano le maggiori leve del potere, anche legislativo. Che questo sia il mese buono per cambiare le cose?

BOLDRINI: «PROPOSTA BIPARTISAN»

«Insieme ad altre 32 deputate di vari gruppi politici, sia di maggioranza che di opposizione, ho sottoscritto un emendamento al decreto fiscale che riduce dal 22 al 10% l’Iva sui prodotti sanitari e igienici femminili. Perché non sono beni di lusso ma una necessità!», ha scritto in una nota Laura Boldrini aggiungendo l’hashtag “#NoTamponTax“.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Giù l’Iva sugli assorbenti: nel dl Fisco il Pd rilancia la proposta

Nell'emendamento dem prevista un'aliquota del 10%. La misura era già stata bocciata dalla Camera dei deputati a maggio. Sarà questo il mese buono per le italiane?

Se questa volta la proposta fosse approvata, finalmente le donne non saranno più costrette a pagare a un’Iva al 22% sugli assorbenti. Con un emendamento al decreto legge sul fisco presentato in commissione Finanze alla Camera il Partito Democratico rilancia il taglio alla tassa sulle mestruazioni che la Camera dei deputati aveva già rigettato a maggio.

MILLE EMENDAMENTI, CONDONO PD E CRITICHE DA CONFINDUSTRIA

In realtà sono circa mille gli emendamenti al decreto fiscale presentati
alla Camera. Il Pd chiede anche di estendere anche agli avvisi bonari la pace fiscale. Quanto alla manovra, si va verso la modifica della sugar tax e anche della plastic tax, che resta nel mirino di Confindustria. Secondo
l’associazione degli imprenditori, la tassa sugli imballaggi costa 109 euro l’anno a famiglia, mentre l’aumento della tassa sulle auto aziendali sarebbe ‘una stangata per 2 milioni di lavoratori’.

LA NUOVA VERSIONE PREVEDE L’IVA AL 10%

La nuova formulazione dell’emendamento contro la cosiddetta “tampon tax” prevede che «ai prodotti sanitari e igienici femminili, quali tamponi interni, assorbenti igienici esterni, coppe e spugne mestruali, si applica l’aliquota del 10 per cento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva)» contro l’attuale 22.

LA BOCCIATURA DI MAGGIO PER UN COSTO DI 212 MILIONI

A maggio dello scorso anno la stessa misura era stata respinta con 253 deputati contrari e appena 189 voti favorevoli. All’epoca il costo del taglio era stato calcolato dalla Ragioneria dello Stato in 212 milioni di euro. La bocciatura della misura era stata contestata ampiamente e sul web era stata lanciata la petizione “il ciclo non è un lusso” per far riconoscere che il ciclo mestruale riguarda più di metà della popolazione, anche se quella con in mano le maggiori leve del potere, anche legislativo. Che questo sia il mese buono per cambiare le cose?

BOLDRINI: «PROPOSTA BIPARTISAN»

«Insieme ad altre 32 deputate di vari gruppi politici, sia di maggioranza che di opposizione, ho sottoscritto un emendamento al decreto fiscale che riduce dal 22 al 10% l’Iva sui prodotti sanitari e igienici femminili. Perché non sono beni di lusso ma una necessità!», ha scritto in una nota Laura Boldrini aggiungendo l’hashtag “#NoTamponTax“.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it