Il manifesto delle Sardine: «Populisti, ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto»

Il movimento bolognese su Facebook sfida i "nemici". E mette in guardia: «Siete gli unici a dover avere paura. La festa è finita».

Le Sardine bolognesi su Facebook sfidano i populisti spiegando, nero su bianco, le ragioni della loro mobilitazione dopo il successo inaspettato dei primi appuntamenti di Bologna e Modena. Una sorta di manifesto in cui i quattro organizzatori – Giulia, Andrea, Roberto e Mattia – raccontano chi sono e quali sono gli obiettivi del banco.

«CARI POPULISTI, LA FESTA È FINITA»

«Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita. Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata», comincia la “lettera” dei capi banco. «Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo […]. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla». Le Sardine accusano i populisti di aver «buttato in caciara» argomenti seri. E di aver spinto i seguaci «a insultare e distruggere la vita delle persone sulla Rete».

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«CREDIAMO NELLA POLITICA CON LA P MAIUSCOLA»

Ora però, la marea pare essere cambiata. «Siete gli unici a dover avere paura», continua il manifesto. «Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. Siamo un popolo di persone normali […] Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto. Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono».

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«Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo le sardine, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto». E quindi un’ultima citazione da Com’è profondo il mare di Lucio Dalla, diventato l’inno delle piazze. «È chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare».

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La legge elettorale divide Pd da M5s, renziani e Leu

Vertice interlocutorio sulla riforma. I dem spingono per il doppio turno. Mentre grillini, Italia viva e sinistra propongono il proporzionale, ma con la soglia ancora da decidere.

La certezza è che il Rosatellum, l’attuale legge elettorale, è destinato ad andare in pensione. Ma l’esito del primo vertice di maggioranza, tenuto la sera del 20 novembre, sulla legge elettorale, ha fatto emergere due modelli tra cui i partiti sceglieranno: o il doppio turno, su cui ha insistito il Pd, o un proporzionale sul quale però è aperta la discussione sulla soglia di sbarramento. Per il proporzionale, sempre a quanto si apprende, si sono invece schierati M5s e i due partiti più piccoli Iv e LeU.

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Roma è un po’ meno fascista nei nomi delle vie

La sindaca Raggi ha cambiato la denominazione a tre strade della Capitale che erano intitolate a Donaggio e Zavattari, firmatari del Manifesto della razza. Ora sono state dedicate a Carrara, Mortara e Calabresi, scienziati discriminati durante il Ventennio.

Roma è un po’ meno fascista, almeno nella toponomastica. Sono stati tolti infatti i nomi di due strade e un largo della Capitale che erano intitolati ad Arturo Donaggio ed Edoardo Zavattari, firmatari del Manifesto della razza.

REINTITOLAZIONE A UN MEDICO, UNA FISICA E UNA ZOOLOGA

L’iniziativa è stata presa dalla sindaca Virginia Raggi, che ha presentato insieme con studenti romani e con la comunità ebraica la reintitolazione delle vie al medico Mario Carrara, alla fisica Nella Mortara e alla zoologa Enrica Calabresi. I tre nuovi intestatari sono scienziati che si opposero e furono vittime di discriminazioni razziali durante il regime fascista.

RAGGI AGLI STUDENTI: «SCRIVETE UN PEZZO DI STORIA»

La sindaca ha commentato così parlando agli studenti durante la cerimonia: «State scrivendo un pezzo di storia. La state scrivendo voi che avete contribuito a scegliere tre nomi di strade a Roma che rimarranno per sempre».

Voi avete imparato crescendo che il contributo di ciascuno è fondamentale per scrivere le pagine della nostra storia


Virginia Raggi agli studenti

Gli alunni di alcune scuole romane hanno infatti partecipato alla scelta: «Voi avete imparato crescendo che il contributo di ciascuno è fondamentale per scrivere le pagine della nostra storia. Dobbiamo imparare a capire il valore delle nostre azioni e della nostra storia. È un atto storico», ha detto la Raggi.

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Tusk chiude le porte del Ppe in faccia alla Lega di Salvini

«Ho tanta immaginazione però ci sono dei limiti», ha risposto il neo presidente del centrodestra europea a chi gli chiedeva di un possibile ingresso del Carroccio. Mentre su Orban la scelta è rimandata a fine gennaio.

Porte in faccia alla Lega di Matteo Salvini, da parte del neo presidente del Partito popolare europeo, Donald Tusk, polacco, ma fervente europeista ed ex presidente del Consiglio Ue, insomma, il politico del centrodestra continentale probabilmente più lontano dal sovranismo del nuovo Carroccio.

«HO TANTA IMMAGINAZIONE, MA CI SONO DEI LIMITI »

«Ho tanta immaginazione però ci sono dei limiti», ha dichiarato il neo presidente del Ppe a chi gli chiedeva se in futuro il partito di Salvini potrebbe aderire al Ppe. «Posso dire che finora non abbiamo ricevuto alcuna richiesta della Lega di diventare membro del gruppo», ha aggiunto l’ex presidente del Ppe, Joseph Daul.

LA SCELTA SU ORBAN A FINE GENNAIO

Il neo presidente del Ppe ha «annunciato che a fine gennaio» deciderà il da farsi sul premier ungherese Viktor Orban, il cui partito Fidesz è stato sospeso dal Ppe. «È un compito delicato, sono in contatto con van Rompuy», ha aggiunto Tusk e «a fine gennaio deciderò». L’ex presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy è alla guida di un comitato di tre probiviri per controllare la condotta del partito Fidesz del premier nazionalista ungherese.

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Carlo Calenda ha lanciato il suo nuovo partito, Azione

L'ex Pd "nemico" dei cinque stelle: «Siamo un pilastro contro populisti e sovranisti». La missione: «Un movimento-scossa per un Paese che non cresce. Serve una sfida ai riformisti rammolliti». Il programma.

Il nuovo partito di Carlo Calenda ha preso vita: si chiama Azione, è stato lanciato sui social e in Rete. L’ex ministro dello Sviluppo economico dei governi Renzi e Gentiloni ci riprova, dopo il tentativo a inizio 2019 di “Siamo Europei“, la lista europeista e riformista unitaria da opporre ai sovranisti in ottica elezioni europee.

PARTE DALL’1% NEI SONDAGGI

Calenda, uscito dal Partito democratico perché fermo oppositore all’alleanza di governo col Movimento 5 stelle, aveva annunciato l’intenzione di creare un «progetto liberal-progressista», una nuova «casa dei riformisti». Secondo il sondaggio Emg Acqua presentato ad Agorà la lista Calenda vale l’1%.

Nessuna maledizione ci condanna a dover scegliere tra i disastri dei populisti e quelli dei sovranisti


Il manifesto di Azione

Il titolo completo del manifesto è “Azione – Per una democrazia liberal-progressista”. Nel testo si legge: «Ora basta! L’Italia è un grande Paese, nessuna maledizione ci condanna a dover scegliere tra i disastri dei populisti e quelli dei sovranisti».

PILASTRO DI UN «FRONTE REPUBBLICANO E DEMOCRATICO»

Il nome Azione richiama le «nostre radici culturali e politiche, quelle del liberalismo sociale e del popolarismo di Sturzo». La parte finale del testo dice che «Azione diventerà il pilastro di un grande Fronte repubblicano e democratico capace di ricacciare populisti e sovranisti ai margini del sistema politico».

PERMESSA LA DOPPIA TESSERA

Sarà consentita la doppia tessera: «Non vogliamo escludere, ma al contrario tenere le porte ben aperte. Il nostro obiettivo non è frammentare ulteriormente il sistema politico, ma lavorare per l’unità e il rinnovamento delle forze liberal democratiche».

UNA SFIDA SIA A ITALIA VIVA SIA A FORZA ITALIA

Calenda ha parlato delle sue intenzioni a Il Messaggero: «Siamo contro i riformisti che si sono rammolliti. E che si aggregano ai populisti e ai sovranisti. Questo vale sia per Pd e Italia viva, che si sono messi al seguito dei cinque stelle, sia per Forza Italia ormai al rimorchio di Matteo Salvini. La subalternità dei presunti riformisti è uno dei problemi che affossano il nostro Paese. I sostenitori della democrazia liberale devono essere tosti e coraggiosi».

LE ACCUSE: PARTITO PERSONALE ED ELITISTA

Calenda ha respinto la definizione di partito personale, spiegando che con lui ci sono imprenditori, professionisti e professori: «È un movimento di mobilitazione. Possiamo già contare sulla rete di Siamo Europei, 200 comitati e 150 mila iscritti». Rinnegata l’etichetta di elitista: «Di elitismo non c’è nulla di nulla nel nostro progetto».

SOLUZIONE PER ROMA: «COMMISSARIARLA»

E niente corsa sulla Capitale: «La mia è una sfida di tipo solo nazionale. Roma si salva se c’è un governo centrale composto da persone capaci, altrimenti il rischio è che diventi il prossimo caso Ilva. Le condizioni purtroppo ci sono tutte. Adesso bisogna assolutamente commissariare la città».

PROGRAMMA SU TRE BASI: SANITÀ, SCUOLA E SICUREZZA

Nel programma ha spiegato che «ci sono tre priorità a cui l’autorità pubblica centrale deve lavorare con estrema determinazione: sanità, scuola e sicurezza. Lo Stato deve investire soldi su questo e non per nazionalizzare Ilva e Alitalia. Magari lasciando a metà il Mose».

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Abbiate più cura di Liliana Segre, per favore

La senatrice a vita è una donna straordinaria. Evitiamo di immettere il suo nome nelle baruffe locali, nelle polemichette di tanti che vogliono fare i cretini come il sindaco di Biella.

Il sindaco di Biella ha ammesso di essere un cretino e ha chiesto scusa a Liliana Segre.

C’è una sua foto in cui si inginocchia davanti a Matteo Salvini per baciargli la mano e quindi è facile immaginare che sia stato il leader della Lega, preoccupato dalla figura indecente che il suo partito stava facendo, a imporre al primo cittadino di Biella la marcia indietro con l’ammissione della propria evidente natura.

Aspettiamo ora il sindaco di Sesto San Giovanni. Ma soprattutto dobbiamo aspettarci una maggiore tutela di Liliana Segre.

LILIANA SEGRE, ESEMPIO DI SOBRIETÀ E DIGNITÀ

La senatrice a vita è una donna straordinaria, ha avuto una vita terribilmente straordinaria e un rigore successivo nel raccontarla che ha pochi precedenti. È una cultura di famiglia. Conosco da anni l’avvocato Luciano Belli Paci con cui abbiamo in comune una appartenenza alla sinistra, spesso con differenze fra di noi, e una assidua partecipazione a iniziative contro l’antisemitismo e a difesa di Israele. Fino a che non c’è stata la nomina di Liliana a senatrice a vita, non sapevo che Luciano Belli Paci avesse cotanta madre.

Le cose ignobili che vengono pubblicate sui social sono terribili testimonianze di un sempre attivo antisemitismo, che è malattia di destra e di sinistra

Discrezione quindi, sobrietà, dignità. Sono queste le cose, oltre al coraggio, che dobbiamo imparare da Liliana Segre. Ma dobbiamo soprattutto imparare a rispettarla. Voglio dire che le cose ignobili che vengono pubblicate sui social sono terribili testimonianze di un sempre attivo antisemitismo, che è malattia di destra e di sinistra. Bisogna combattere costoro. Ma io critico anche questo attivismo di sindaci o consiglieri generosi che espongono Liliana Segre nei consessi comunali alla valutazione di gruppi di cretini nel giudicare se la senatrice meriti o no la cittadinanza onoraria.

EZIO GREGGIO HA DIMOSTRATO CHE UN COMICO VALE PIÙ DI UN CRETINO

Liliana Segre ha la cittadinanza onoraria italiana. Lei è l’onore di questo Paese, la sua memoria civile, soprattutto l’orgoglio dei cittadini più giovani. Capisco che molte comunità locali vogliano farle sentire vicinanza e affetto. Ma forse è il momento di metterla al riparo. Ho criticato la “genialata” di due colleghi del gruppo Repubblica di proporla anticipatamente come futuro capo dello Stato con uno sgarbo evidente al caro presidente Sergio Mattarella. Evitiamo di immettere il nome austero e rispettato di Liliana Segre nelle baruffe locali, nelle polemichette di tanti che vogliono fare i cretini come l’autoproclamato sindaco.

Da sinistra, Liliana Segre ed Ezio Greggio.

Mettere al riparo non vuol dire dimenticarla, al contrario. Se posso dirlo retoricamente, Liliana Segre è una riserva della patria che va chiamata nel mondo della comunicazione nei momenti cruciali quando la sua storia e soprattutto il suo pensiero attuale possono offrire agli italiani parole generose e utili. La vicenda di Biella ci consegna anche la bella notizia che uno dei comici più noti ha avuto un atteggiamento dignitoso ricordando il dramma del suo papà nei lager. Ezio Greggio ha capito che il suo nome non era stato proposto per i suoi meriti e per la sua appartenenza a quel territorio ma come deminutio della figura della Segre che, hanno pensato quelli di Biella, vale meno di un comico. Invece un comico vale più di un cretino e questo è un altro bel regalo per il Paese.

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Il M5s voterà su Rousseau per decidere se correre in Emilia e Calabria

I grillini si appoggiano agli iscritti per decidere se prendere parte alle Regionali di gennaio. Consultazione al via dalle 12 alle 20 di giovedì 21 novembre.

Un voto su Rousseau per uscire dall’empasse. Il Movimento 5 stelle ha deciso di appoggiarsi alla piattaforma per decidere se correre alle Regionali di gennaio in Emilia-Romagna e Calabria. Con un post sul blog delle Stelle è stato annunciato che il 21 novembre, dalle 12 alle 20, gli iscritti potranno sceglere le prossime mosse del Movimento.

«SERVE UN MOMENTO DI RIFLESSIONE»

«Ci siamo confrontati. Abbiamo consultato le persone che portano dalla prima ora sulle spalle questo Movimento, e tutti concordano che serva un momento di riflessione, di standby. Ma decidiamo insieme», si legge nel post in cui si annuncia la consultazione. «È quindi il momento di chiederci se questa grande mobilitazione di crescita e rigenerazione sia compatibile con le attività elettorali».

«TUTTI SI CHIEDANO SE PARTECIPARE AL VOTO»

«Per questo», continua il post, «abbiamo deciso di sottoporre agli iscritti la decisione riguardante la partecipazione alle imminenti elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria». «Partecipare alle elezioni richiede uno sforzo organizzativo, anche nazionale, e di concentrazione altissimo. Ciascuno di noi deve interrogarsi, con la massima responsabilità, sul contributo che sente di dare nei prossimi mesi, su dove sente più giusto che i suoi portavoce dirigano il proprio impegno». «Deve chiedersi», conclude la nota, «se pensa se siamo capaci, tutti insieme, in un grande lavoro di rete di condivisione e divisione degli incarichi, di essere utilmente presenti su diversi fronti. Qualsiasi cosa sceglieremo, la affronteremo come sempre con tutta la dedizione di cui siamo capaci»,

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Il sindaco di Biella dice di essere stato un cretino con la Segre

Il leghista Corradino si scusa dopo averle negato la cittadinanza onoraria. Ma aggiunge: «Ha subito quelle sofferenze 70 anni fa, adesso qualcuno se ne approfitta». E intanto anche la Giunta di centrodestra di Sesto San Giovanni dice no al riconoscimento per la senatrice a vita sopravvissuta ai lager.

Il sindaco di Biella Claudio Corradino ci ha pensato su. E sulla vicenda della cittadinanza onoraria negata a Liliana Segre e riconosciuta a Ezio Greggio, che però l’ha rifiutata, ha elaborato questo pensiero autocritico: «Io sono stato un cretino, lo ammetto, e chiedo scusa».

«È STATA FATTA UNA SPECULAZIONE INDEGNA»

Però c’è sempre un però: «Su questa cosa è stata fatta una speculazione indegna da parte di tutti quanti e mi dispiace. Il risultato è stato negativo, ingiustamente. Una grandissima sciocchezza che è diventata una cosa nazionale. La signora Segre non ha bisogno che arrivi il sindaco di Biella a darle la cittadinanza, è un “patrimonio dell’umanità” e le chiedo ancora scusa», ha detto.

LA SENATRICE INVITATA PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Infine l’invito: «Le ho chiesto di venire a Biella per la Giornata della Memoria e non c’è nulla contro di lei». Intanto Greggio ha annullato la sua di visita, sabato 23 novembre a Biella: era atteso all’Istituto Eugenio Bona, scuola in cui ha conseguito la maturità nel 1973, nel reparto di pediatria dell’ospedale e al Rotary Club, per un incontro benefico.

«SI MINA LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE»

Il sindaco ha parlato ai microfoni di Stasera Italia – in onda su Retequattro – dopo la polemica scoppiata. Prima però a Radio Capital aveva detto anche altro: «La signora ha subito quelle cose 70 anni fa. Voglio dire che si tira fuori la Segre adesso evidentemente perché c’è un tentativo di minare la libertà espressione. A me fa pensare al peggior maccartismo. C’è gente che vuole approfittare delle sofferenze che la signora ha subito».

Questa vicenda è nata male, per un errore di comunicazione che abbiamo fatto


Il sindaco di Biella

In realtà la “signora” sta subendo minacce anche adesso. E infatti le è stata assegnata la scorta. Il sindaco di Biella ha provato a metterci una pezza dicendo che «questa vicenda è nata male, per un errore di comunicazione che abbiamo fatto» e ribadendo poi di essere dalla parte della Segre.

MA ANCHE SESTO SAN GIOVANNI FA LA STESSA COSA

Fine degli episodi spiacevoli? Non proprio, visto che Sesto San Giovanni, Comune nel Milanese, ha fatto la stessa cosa: niente cittadinanza onoraria per la senatrice a vita internata nei campi di sterminio nazisti. In Consiglio comunale è stata infatti bocciata la “manifestazione di intenti” presentata dal Movimento 5 stelle, accolta da tutta l’opposizione. Il Partito democratico ha spiegato che «le motivazioni del sindaco di centrodestra, Roberto Di Stefano, sono che “Liliana Segre non ha a che fare con la storia della nostra città e darle la cittadinanza sarebbe svilente per lei perché è una strumentalizzazione politica». Ci risiamo, insomma.

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Perché i gattini di Salvini non neutralizzeranno le Sardine

Per arginare il movimento, il leader leghista sguinzaglia i «bambini felini». Cercando di spostare il confronto dalle piazze piene ai social «dove può tornare protagonista», spiega Sara Bencivenga, docente di Comunicazione politica. Più che una vera controffensiva un «gioco per i suoi fan». L'analisi.

In principio furono le Sardine, poi (ri)spuntarono i gattini. Così, sui social, il leader della Lega Matteo Salvini tenta di tener testa e ribaltare il successo di piazza del neonato movimento, e non solo in vista delle prossime Regionali in Emilia-Romagna.

I gattini leghisti in funzione anti-sardina sono spuntati durante la trasmissione Fuori dal coro, padrone di casa Mario Giordano su Rete4. «Alle Sardine preferisco i gattini», ha detto Salvini, «che se le mangiano, quando hanno fame». Poi sul suo profilo Facebook è apparsa la foto di un feroce micetto intento ad azzannare il pesce azzurro. Accompagnato dal messaggio: «Cosa c’è di più dolce e bello dei gattini? Ai vostri bambini felini piacciono sardine e pesciolini? Mettete la foto nei commenti! Miao!». A seguire emoticon, logo e hashtag #gattiniconSalvini. Stessa operazione su Twitter.

Cosa c'è di più dolce e bello dei gattini? 😉P.s. Ai vostri bambini felini piacciono sardine e pesciolini? Mettete la foto nei commenti! Miao! 😸#gattiniconSalvini

Posted by Matteo Salvini on Tuesday, November 19, 2019

FOTI: «I GATTINI NON SARANNO MAI CON SALVINI, LUI È UN GATTOPARDO»

Eppure l’idea non è così originale. Come hanno fatto subito notare gli ideatori di ‘Gattini per Civati‘. Correva l’anno 2013 e i cuccioli apparivano con occhi languidi sulla spalla di Pippo allora in corsa per le primarie Pd incitandolo con miagolii e fusa. «È un atto di accattonaggio», dice a Lettera43.it il creatore della fortunata pagina Franz Foti. «Ma i gattini non saranno mai con lui. Che è più un Gattopardo». E così nella pagina dei gattini civatiani campeggia l’appello a superare le naturali opposizioni tra gattini e sardine.

Noi con Salvini?! Al massimo andiamo a graffiargli tutti i divani! #gattiniANTIsalvini: la controffensiva è appena iniziata!

Posted by Gattini per Civati on Wednesday, November 20, 2019

Nell’immagine di copertina lo sguardo minaccioso di un gatto, quasi da pantera: «Salvini nemmeno immagina in che guaio si è cacciato». «Noi da Salvini andiamo per graffiargli tutti i divani». E nuovo hashtag #gattiniANTIsalvini. L’allergia dei gattini per Salvini non è nuova. Nel maggio 2015, per esempio, venne lanciato il flashmob virtuale Gattini su Salvini: l’obiettivo era intasare la pagina Fb del leader della Lega di micetti contro l’odio. Per non parlare di Salvini Blocker, una estensione con cui è possibile sovrapporre a tutte le foto del segretario in Rete immagini di cuccioli.

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BENCIVENGA: «QUELLO DI SALVINI È UN GIOCO POLITICAMENTE IRRILEVANTE»

I gattini «sono un simbolo ormai sdoganato», spiega Sara Bencivenga, docente di Comunicazione politica all’università La Sapienza di Roma. «Ormai da 20 anni si usano per rendere leggero e ironico un messaggio. Basti pensare ai primi video di Youtube in cui i gatti cantavano in varie lingue del mondo». Sull’operazione di Salvini Bencivenga non ha dubbi: «Politicamente è un atto irrilevante, è più un gioco per i suoi», mette in chiaro. «Perché, fin quando le piazze vere continueranno a riempirsi non ci saranno effetti». A meno che non ci siano nuovi sviluppi: «Le stesse sardine potrebbero dare il via a una controffensiva, per fare un esempio il pescecane che mangia i gattini che mangiano…e così via».

IL LEADER DELLA LEGA VUOLE SPOSTARE LA BATTAGLIA SUL WEB

Il tentativo del leader della Lega e del suo staff a livello comunicativo è chiaro: «Tentare di trasformare a suo favore una mobilitazione che è partita dal basso, ha utilizzato sì i social ma come mezzo per raggiungere uno scopo, non come destinazione finale», aggiunge Bencivenga. «Salvini cerca così di creare una distinzione tra luogo reale dove è stato espresso un dissenso pacifico, e i numeri per le due tappe già consumate sono a favore delle Sardine, e quello virtuale, sul web, dove può vincere». È lì, che in modo divertente, vorrebbe ridiventare protagonista. E vincente: «Perché il gattino mangia le sardine, appunto. Chiude il cerchio e fa simpatia».

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Un furto sui generis «perché lo stile ben si inserisce nella sua produzione, ma sui social è più un prestito, un’inclusione, un innesto. Tra l’altro minimo nella sua enorme produzione che è un flusso continuo». I fan risponderanno con una valanga di immagini di mici – «i bambini felini», li chiama Salvini – e poi il tormentone finirà. «L’espressione “bambini felini”», aggiunge Bencivenga, «è un richiamo strumentale all’infanzia e ai bambini nei discorsi politici. Anche questo è un suo elemento ricorrente». Insomma, niente di nuovo sul fronte online. Resta da monitorare quello delle piazze (reali), dove si stiperanno ancora – stando ai calendari degli organizzatori disponibili in Rete – le Sardine. Sagome di cartone e battage social dietro cui però ci sono persone in carne e ossa. 

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Sardine nuotate a Sud e liberate la sinistra

Il nuovo movimento nato per contrastare Salvini si sporchi le mani. E scenda anche nel Mezzogiorno per rimediare allo scempio che Pd e soci stanno facendo in Puglia e Calabria.

Il dilagare delle Sardine è una buona cosa non solo perché indica una vitalità crescente contro la politica di Matteo Salvini, ma perché dice che la società reagisce agli stimoli, brutti o buoni (in questo caso brutti), della politica.

Non è una novità nella storia recente del Paese veder scendere in piazza auto-organizzati movimenti di protesta. Si può partire dai girotondi, si può indicare un punto di svolta nelle donne di «Se non ora quando». Ancora le donne presero l’iniziativa a Torino e Roma così male amministrate e oggi abbiamo in Emilia-Romagna questo nuovo fervore ribelle che si starebbe estendendo in tutta Italia.

LE PARABOLE DEI MOVIMENTI A-PARTITICI

Il dato saliente è che si tratta di movimenti a-partitici anche se prevalentemente di sinistra. Tranne i girotondi che ebbero riferimenti in area Ds e nel sindacato, tutti gli altri si sono tenuti alla larga dalle formazioni politiche. Questo ha segnato la loro “purezza”, ma anche la loro temporaneità. Il tema che propone lo svilupparsi e il morire di movimenti di questo tipo è che non trovano mai un interlocutore politico che, rispettandone l’autonomia, sappia dialogare con loro e li aiuti a strutturarsi come componenti della società civile.

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Le Sardine si muovono di fronte alla pretesa di Salvini di «liberare l’Emilia-Romagna». È una stupidaggine troppo grande. Tutto si può capire, anche la eventuale voglia di cambiare da parte dei cittadini (fu così con Giorgio Guazzaloca che, a differenza di Lucia Borgonzoni, era un signore sveglio e preparato), ma la ridicolaggine di rappresentare Bologna e le altre città emiliano-romagnole come sentina di vizi poteva venire in mente solo ai leghisti a giornalisti ex clintoniani che in tivù sparlano di città governate dalla sinistra.

IL DISASTRO DELLA SINISTRA IN CALABRIA E PUGLIA

Le Sardine, però, estendendosi dovranno sporcarsi le mani con le crisi della sinistra. Possono essere indifferenti alla scempio di sé che sta facendo la sinistra in Calabria? Si può accettare che in Puglia si combattano il solito Michele Emiliano, una ex deputata europea ed ex assessora regionale e un consigliere regionale attuale? Siamo ormai al numero chiuso, siamo di fronte al fatto che non deve crescere un pianta. Ecco in queste regioni meridionali le Sardine devono avere un impatto forte nel dibattito nella sinistra. Devono pretendere il cambiamento. E il partito che Nicola Zingaretti vuole rifondare deve chiedere aiuto a queste forze nuove per congedare chi non si rassegna a occupare posti e ne cerca sempre altri. E basta, no?

SERVE PULIZIA E UN AIUTO A QUESTA RIVOLUZIONE

Le Sardine se sapranno nuotare senza paura dei gatti di Salvini devono anche evitare la pesca a strascico dei vecchi marpioni di sinistra. Il tema della democrazia italiana non sta solo nella minaccia che un uomo inadatto arrivi al potere, ma anche nel fatto che chi dovrebbe contrastarlo è altrettanto inadatto, anche se per ragioni  diverse. Mi piacerebbe se qualche vecchio dirigente, un po’ alla Bernie Sanders, decidesse di incoraggiare ragazze e ragazzi a fare un po’ di pulizia nella grande e ormai sbrindellata casa della sinistra. Io insito a pensare, e a scrivere, che la destra salviniana non durerà a lungo: in primo luogo perché sarà insidiata dalla destra tradizionalista di Giorgia Meloni; in seconda battuta perché a furia di madamine e di Sardine alla fine ci sarà un vero grande movimento che spazzerà via tutto. Spero che la sinistra aiuti questa “rivoluzione”.

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Sì di Bruxelles alla manovra giallorossa, anche se rischia di violare le regole

La Commissione europea ha dato l'ok. Ma restano le preoccupazioni sul debito. In primavera nuovo giudizio su conti e flessibilità, con Gentiloni agli Affari economici. A rischio violazione anche Belgio, Francia e Spagna.

La Commissione europea ha detto alla manovra economica italiana 2020, sebbene sussista il rischio di un mancato rispetto del Patto di stabilità e crescita.

La legge di bilancio del governo giallorosso, infatti, potrebbe portare a una «deviazione significativa» dagli obiettivi di medio termine per la sostenibilità delle finanze pubbiche. La Commissione europea tornerà a valutare i nostri conti in primavera, ma a farlo sarà la nuova squadra guidata da Ursula Von Der Leyen, con Paolo Gentiloni commissario agli Affari economici.

Anche il criterio della progressiva riduzione del debito pubblico rischia di essere disatteso. È quasi una certezza, ma sotto questo profilo l’Italia è in “buona” compagnia. Lo stesso discorso vale infatti anche per Belgio, Spagna, Francia, Portogallo, Finlandia, Slovenia e Slovacchia.

Tanto che il vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Valdis Dombrovskis, ha sottolineato che da tali Stati membri «ci si aspetta che non rispettino la regola del debito». I Paesi in questione «non hanno usato a sufficienza le condizioni economiche favorevoli per mettere in ordine i loro conti pubblici e nel 2020 non pianificano alcun significativo aggiustamento». Un elemento che preoccupa l’Unione europea, «perché i debiti molto alti limitano la capacità di rispondere agli choc economici e alle pressioni del mercato».

Per quanto riguarda in particolare l’Italia, la Commissione europea precisa che «la sostenibilità a breve termine delle finanze pubbliche continua ad apparire vulnerabile agli aumenti del costo di emissione del debito». Ma Bruxelles si dice pronta ad analizzare ex post la richiesta di flessibilità motivata dalle emergenze idrogeologiche e quantificata nello 0,2% del Pil, ovvero in 3,6 miliardi di euro.

È probabile che i recenti eventi meteorologici estremi che hanno colpito Venezia e Matera peseranno in modo favorevole. E in ogni caso anche questa analisi spetterà alla nuova Commissione targata Von Der Leyen.

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Barillari e il dossier bomba del neofascista Paliani contro Zingaretti

Un sindacalista di Avanguardia nazionale finito agli arresti. Stava raccogliendo informazioni sul segretario Pd e aveva coinvolto il consigliere regionale del M5s.

Un dossieraggio contro Nicola Zingaretti, presidente della regione Lazio e attuale segretario del Partito democratico. Questo stava macchinando, secondo le carte di un’inchiesta della procura di Roma, Andrea Paliani, sindacalista del «sindacato italiano confederazione europea del lavoro» e pure esponente neofascista di Avanguardia nazionale finito agli arresti, secondo quanto riporta il quotidiano Sole 24 Ore. Per il suo obiettivo – attaccare il sistema di clinichhe private accreditate della compagnia Ini spa, Paliani aveva puntanto al presidente della Regione e cercato di coinvolgere e trovato l’apparente sostegno del consigliere regionale M5s Davide Barillari e parlato anche con Mario Borghezio, europarlamentare della Lega. spiegando di avere informazioni sul segretario Pd.

«MO’ DISTRUGGE PURE IL PD»

«Qui tra poco scoppia la bomba contro Nicola Zingaretti», dice Paliani nelle intercettazioni rivelate dal quotidiano salmonato che spiega come il neofascista avesse tentato di arrivare al ministro della Sanità Giulia Grillo attraverso il consigliere M5s. .«Quindi tra poco scoppia la bomba penso…che con questa penso Zingaretti…il Pd…mo distrugge pure il Pd… Questa storia del milione di euro noi la conosciamo perché come danno i soldi questi in giro no! Con la sanità privata, con le porcate loro e questa è la verità», spiega parlando con Barillari che risponde: «Si, si». Il consigliere pentastellato, spiega Il Sole 24 Ore, dichiara di essere intenzionato a mandare gli ispettori all’Ini. E Paliani lo incita: «Li fai male anche a Zingaretti, capito? Che quelli sono gli amici suoi quelli della Asl». Con il sindacalista sono stati arrestati Giuseppe Costantino e Alessandro Tricarico, rispettivamente maresciallo dei carabinieri e consulente del lavoro. de gruppo Ini.

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Barillari e il dossier bomba del neofascista Paliani contro Zingaretti

Un sindacalista di Avanguardia nazionale finito agli arresti. Stava raccogliendo informazioni sul segretario Pd e aveva coinvolto il consigliere regionale del M5s.

Un dossieraggio contro Nicola Zingaretti, presidente della regione Lazio e attuale segretario del Partito democratico. Questo stava macchinando, secondo le carte di un’inchiesta della procura di Roma, Andrea Paliani, sindacalista del «sindacato italiano confederazione europea del lavoro» e pure esponente neofascista di Avanguardia nazionale finito agli arresti, secondo quanto riporta il quotidiano Sole 24 Ore. Per il suo obiettivo – attaccare il sistema di clinichhe private accreditate della compagnia Ini spa, Paliani aveva puntanto al presidente della Regione e cercato di coinvolgere e trovato l’apparente sostegno del consigliere regionale M5s Davide Barillari e parlato anche con Mario Borghezio, europarlamentare della Lega. spiegando di avere informazioni sul segretario Pd.

«MO’ DISTRUGGE PURE IL PD»

«Qui tra poco scoppia la bomba contro Nicola Zingaretti», dice Paliani nelle intercettazioni rivelate dal quotidiano salmonato che spiega come il neofascista avesse tentato di arrivare al ministro della Sanità Giulia Grillo attraverso il consigliere M5s. .«Quindi tra poco scoppia la bomba penso…che con questa penso Zingaretti…il Pd…mo distrugge pure il Pd… Questa storia del milione di euro noi la conosciamo perché come danno i soldi questi in giro no! Con la sanità privata, con le porcate loro e questa è la verità», spiega parlando con Barillari che risponde: «Si, si». Il consigliere pentastellato, spiega Il Sole 24 Ore, dichiara di essere intenzionato a mandare gli ispettori all’Ini. E Paliani lo incita: «Li fai male anche a Zingaretti, capito? Che quelli sono gli amici suoi quelli della Asl». Con il sindacalista sono stati arrestati Giuseppe Costantino e Alessandro Tricarico, rispettivamente maresciallo dei carabinieri e consulente del lavoro. de gruppo Ini.

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Il botta e risposta tra Salvini e Suso sui social network

Il leader della Lega: «Speriamo che Babbo Natale ti porti un po' di grinta». La replica dell'attaccante del Milan: «A te la voglia di amministrare meglio».

Gli auguri di compleanno (polemici) di Matteo Salvini non li ha proprio digeriti. Suso, attaccante spagnolo del Milan che il 19 novembre ha compiuto 26 anni, ha risposto senza peli sulla lingua al leader della Lega, che sull’account Instagram del club rossonero gli aveva scritto: «Auguri! Nella speranza che Babbo Natale ti porti un po’ di velocità, di grinta e di voglia di giocare».

Ecco la replica del giocatore: «Grazie. Nella speranza che Babbo Natale ti porti un po’ di velocità, di grinta e di voglia di amministrare meglio, molto meglio, un Paese che amo».

IL LEGHISTA SI SCONTRÒ ANCHE CON GATTUSO

Non è la prima volta che Salvini, tifoso del Milan, mette becco pubblicamente nelle vicende della sua squadra del cuore, ricavandone ulteriore visibilità. Tutti ricordano il duro scambio di battute con Gennaro Gattuso nel 2018.

VECCHIE FRECCIATINE SUI CAMBI

Il leghista, in tribuna all’Olimpico per assistere a Lazio-Milan, aveva lanciato una frecciatina all’allora tecnico rossonero: «Fossi stato in lui avrei fatto qualche cambio, i giocatori erano stanchi, non capisco per quale motivo non abbia cambiato qualcosa nel secondo tempo. Comunque va bene così».

L’ALLENATORE: «PENSI ALLA POLITICA»

E Gattuso di rimando: «Salvini si lamenta perché non ho fatto cambi? Sentite, io non parlo di politica perché non capisco nulla. A lui dico di pensare alla politica perché con tutti i problemi che abbiamo nel nostro Paese, se il vicepremier parla di calcio significa che siamo messi male».

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Lo zampino di Malagò dietro le dimissioni di Micciché

Il presidente della Lega di Serie A ha lasciato per le voci sull'irregolarità della sua elezione del 2018. Sulla quale aveva messo il timbro il n.1 del Coni. Un modo per evitargli conseguenze? Tutte le ombre su una vicenda politica che mina la credibilità dello sport italiano.

Dimissionario causa voci. È una bizzarra motivazione quella accampata da Gaetano Micciché per mollare a razzo la poltrona di presidente della Lega di Serie A, occupata da marzo 2018. Nella tambureggiante dichiarazione con cui ha reso noto l’addio alla presidenza, Micciché ha gridato la sua indignazione per le “indiscrezioni” giornalistiche sul suo conto. Relative alla chiusura delle indagini condotte dalla procura della Figc, capitanata dal dottor Giuseppe Pecoraro, riguardo all’elezione di un anno e mezzo fa.

NON ANCORA ARRIVATO IL DEFERIMENTO

Di fatto, l’ormai ex presidente si è dimesso non perché la sua elezione sia già stata considerata irregolare al termine di un procedimento della giustizia sportiva, e nemmeno perché egli abbia già ricevuto una notizia di deferimento. Nossignori, si è dimesso ancora prima di tutto ciò. Cioè quando “pare che” il documento conclusivo dell’istruttoria, come riferito da un articolo pubblicato nell’edizione del 16 novembre da Il Messaggero e firmato da Emiliano Bernardini, sia prossimo a planare sulla scrivania del presidente federale Gabriele Gravina. E sembra proprio di rivedere Massimo Troisi, nella scena in cui diceva che avrebbe confessato di tutto e di più se soltanto “forse” avessero minacciato di torturarlo.

QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELL’ELEZIONE

Meglio bruciare le tappe e farsi da parte prima che la macchia arrivi. È questo il senso più rilevante di un comunicato altrimenti stilato secondo il mood che potremmo definire “Micciché fa cose”: le misure prese, i dossier portati avanti nel corso di un anno e mezzo, persino il numero delle riunioni tenute dall’Assemblea dei soci e dal Consiglio. Una lista di “realizzazioni” che ognuno potrà valutare come gli pare, ma che comunque in nessun modo scalfisce il problema da cui derivano l’inchiesta della procura federale e le conseguenti dimissioni: il pasticciaccio brutto di un’elezione che, a quel modo, non s’aveva da fare.

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò.

UN PROBLEMA DI CONFLITTO DI INTERESSI

Micciché vi arrivava infatti in condizioni di conflitto d’interessi a causa della sua posizione di componente del consiglio d’amministrazione di Rcs. E dunque del suo rapporto col presidente del Torino, Urbano Cairo, che è anche componente dell’assemblea da cui Micciché è stato eletto presidente di Lega. Per consentirne l’ascesa alla presidenza si è approntata una modifica ad personam dello statuto Figc che comanda l’elezione all’unanimità. Ciò che ufficialmente è avvenuto, durante un’assemblea presieduta dal commissario straordinario Giovanni Malagò (presidente del Coni nonché grande sponsor di Micciché), nel corso della quale il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, si sarebbe spinto a chiedere l’elezione per acclamazione.

Urbano Cairo, presidente del Torino.

QUALCUNO HA MESSO SCHEDE BIANCHE NELL’URNA?

Ma nei fatti vi è davvero stata unanimità? O un paio di manine hanno depositato delle schede bianche nell’urna? Da questo interrogativo è partita l’indagine della procura federale. La cui conclusione (per il momento ancora ufficiosa, va ribadito) ha suggerito a Micciché di sposare il principio secondo cui la miglior difesa è la fuga. Ma come mai una decisione repentina al punto da sembrare improvvida?

Come sia andata l’elezione di Micciché è sotto gli occhi di tutti


Giovanni Malagò

Giovanni Malagò, a poche ore dalle dimissioni dell’ex presidente di Lega, ha detto: «Come sia andata l’elezione di Micciché è sotto gli occhi di tutti». Una frase da interpretarsi attraverso l’uso di diversi registri, cominciando con quello letterale. E giusto il registro letterale spinge a chiedersi: quali sarebbero questi “occhi di tutti”? Il presidente del Coni, nonché commissario di Lega sotto la cui reggenza si è consumato il pasticciaccio, farebbe bene a sciogliere l’interrogativo. I suoi, di occhi, hanno visto di sicuro. E resta da capire se al momento topico non si siano anche chiusi, o abbiano virato altrove.

gaetano micciché dimissioni presidente lega seriea
Gaetano Micciché.

STOPPATO IL RISCHIO DI “EFFETTI COLLATERALI”

Di certo il sempre più malconcio capo dello sport italiano sa di trovarsi sulla linea del fuoco. L’elezione di Micciché nel marzo 2018 porta il suo timbro, e costituisce motivo di pubblico vanto quando si tratta di ricapitolare il senso della sua missione da commissario della “Confindustria calcistica”. Del resto anche lui ha il personalissimo mood “Malagò fa cose”. Peccato che in questo caso la cosa fatta rischi di tornargli addosso tipo boomerang. Perché il presidente del Coni ha messo il marchio su un’elezione che dall’inchiesta della procura federale potrebbe essere etichettata come irregolare. E da lì in poi cosa succederebbe? Soprattutto, ciò che sta al centro del più dirimente fra gli interrogativi che si rincorrono in queste ore: le dimissioni di Gaetano Micciché hanno forse lo scopo di arrestare i possibili effetti collaterali, leggi alla voce “conseguenze per Malagò”?

VOCI SU UN PRANZO PRE-DIMISSIONI A MILANO

Se lo è chiesto Antonello Valentini, che essendo stato segretario generale della Figc è capace di leggere certe dinamiche. In un post scritto su Facebook nell’immediato dell’annuncio fatto da Micciché, Valentini ha dato una sua lettura dei fatti certamente degna di attenzione. A suo giudizio, dietro quelle dimissioni vi sarebbe proprio lo zampino di Malagò. Di più: la decisione sarebbe maturata nel corso del pranzo che i due hanno condiviso a Milano, poco prima che Micciché offrisse sul piatto la testa di se medesimo perché ossessionato dalle “voci”.

MISTERO BUFFO CHE MACCHIA LO SPORT ITALIANO

Un tentativo più o meno disperato, da parte del presidente dello sport italiano, per salvarsi? Non sappiamo, poiché si parla di cose che sotto gli occhi di tutti non sono. E ci auguriamo anche che il mistero buffo intorno alla vicenda non rimanga tale, e che le dimissioni di Micciché non abbiano l’effetto “saldo e stralcio” sull’intera vicenda. Perché le responsabilità di una situazione così grottesca vanno fatte scontare fino in fondo e a chicchessia. Ne va della credibilità dello sport italiano, o di ciò che ne rimane.

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Renzi apre a Salvini ma solo se «si sposta al centro»

L'ex segretario dem ospite a Porta a Porta ha scherzato con Vespa sulla possibile alleanza al centro con il leader della Lega: «Mai dire mai...»

Una boutade, ma forse neanche troppo. È quella che Matteo Renzi ha lanciato rispondendo a Bruno Vespa e Paolo Mieli durante Porta a Porta. «Salvini cercherà di spostarsi al centro», ha spiegato l’ex segretario dem. «Iv è una calamita e porterà a una polarizzazione al centro, scommetto che la prossima sfida dei prossimi due-tre anni non sarà degli estremismi ma al centro», poi il colpo: «Un’alleanza con Salvini al centro? Mai dire mai…credo proprio che vedere Vespa con il popcorn vale il prezzo del biglietto».

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Un sistema a punti per rimborsare chi paga con carte e bancomat

Per i più "virtuosi" il cashback potrebbe arrivare fino a 2 mila euro. Come cambia il decreto fiscale con la conversione in legge.

Un sistema a punti per rimborsare chi effettua pagamenti digitali, che premierà di più chi paga con carte di credito e bancomat il meccanico o l’idraulico rispetto a chi usa questi metodi per fare la spesa al supermercato.

Con la conversione in legge del decreto fiscale, il governo sta predisponendo una delle misure-chiave per promuovere la moneta elettronica, che potrebbe fruttare ai più “virtuosi” fino a 2 mila euro di cashback.

La riforma partirebbe a luglio, dunque entrerebbe in vigore nella seconda parte del 2020.

LEGGI ANCHE: Dalla plastic tax all’Imu, raffica di emendamenti alla manovra

IL PD CHIEDE DI AZZERARE LE COMMISSIONI BANCARIE PER LE PICCOLE TRANSAZIONI

La spinta passerà anche per «tagli drastici» alle commissioni bancarie, come promesso dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Il Pd, con un apposito emendamento, ha chiesto addirittura di azzerarle entro i 15 euro.

I RITOCCHI SULLE MISURE ANTI-EVASIONE

Tra le modifiche più attese al decreto fiscale ci sono anche quelle che riguardano il carcere per i grandi evasori, ovvero per chi evade più di 100 mila euro. Per il premier Giuseppe Conte si tratta di una «battaglia di giustizia sociale», ma Italia viva ne aveva chiesto l’abolizione. Di sicuro sarà rivista la normativa sulle ritenute negli appalti e qualche ritocco potrebbe arrivare anche sulle indebite compensazioni.

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Greggio sì, Segre no: la strana concezione di cittadinanza onoraria di Biella

Premiato il popolare conduttore una settimana dopo il rifiuto di dare il riconoscimento alla senatrice a vita sopravissuta ai lager nazisti. Il Pd: «Ridicola provocazione». Il sindaco è Corradino, della Lega.

Una sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti e sentatrice a vita sotto scorta no. Un popolare conduttore televisivo sì. Strane le scelte del Comune di Biella in tema di cittadinanza onoraria. La proposta di darla a Liliana Segre è stata rifiutata, mentre Ezio Greggio dopo una settimana l’ha ottenuta. La decisione è stata presa con l’approvazione di una delibera della Giunta di centrodestra: il sindaco è il leghista Claudio Corradino, eletto a giugno del 2019.

Segre no, Greggio sì dopo una settimana. La tempistica è da brivido. Una ridicola provocazione


Paolo Furia del Pd piemontese

Greggio si unisce così a una cerchia ristretta di personalità del territorio che si sono particolarmente distinte in diversi ambiti, come lo stilista Nino Cerruti e l’artista Michelangelo Pistoletto. Contro l’iniziativa però si è scagliato Paolo Furia, segretario regionale del Partito democratico in Piemonte: «Non c’è nulla di male di per sé», ha scritto su Facebook, «in un titolo di onorificenza a Ezio Greggio; ma la tempistica è da brivido. Farlo esattamente la settimana dopo aver bocciato la richiesta di dare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre (ex deportata a Auschwitz, cui sono state date minacce antisemite nelle ultime settimane), è una ridicola provocazione».

RICONOSCIMENTO PER LA CARRIERA E IL SOCIALE

Le motivazioni che hanno indotto il sindaco Corradino a offrire a Greggio il riconoscimento sono legate alla carriera, all’impegno rivolto al sociale e al forte legame mantenuto con la città natale, Cossato. «Si conferisce a Ezio Greggio», è il testo, «il titolo di cittadino onorario per la popolarità televisiva come conduttore, giornalista, attore e regista; per il suo costante impegno attraverso l’associazione “Ezio Greggio per i bambini prematuri“; per aver contribuito a diffondere in Italia e nel mondo il nome di Biella». Il sindaco, dopo l’elezione nel 2019, fece a piedi un percorso fino al Santuario di Oropa a Biella per ringraziare la Madonna. La Segre percorse a piedi la “marcia della morte”, dopo l’evacuazione del lager, da Auschwitz fino a Ravensbrück: circa 600 chilometri. Distanze diverse, storie diverse, spessore umano diverso.

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Chi sono le Sardine, il movimento dei flash mob contro Salvini

Il gruppo è nato in opposizione all'ex ministro dell'Interno e alla sua candidata alle elezioni regionali dell'Emilia-Romagna, Lucia Borgonzoni. Ma ora il gruppo ha varcato i confini della regione e ha messo in programma decine di manifestazione in altrettante piazze italiane. Tra cui Milano.

Si chiamano Mattia, Andrea, Giulia e Roberto i quattro giovani poco più che trentenni che hanno dato il via al movimento delle sardine, il gruppo di protesta che a Bologna ha portato in piazza Maggiore 14 mila persone e a Modena oltre 6 mila. L’obiettivo iniziale era quello di battere nei numeri l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, radunando in piazza un numero di persone più alto di quello raggiunto nel suo comizio al PalaDozza. Tuttavia, dopo il risultato raggiunto, altre piazze hanno risposto all’appello contro il segretario leghista. La prima è stata Modena, con la manifestazione di lunedì 18 novembre. E sono pronte Reggio Emilia, il 23, Rimini, il 24. E poi Parma, il 25, Genova, il 28, Firenze, il 30, Torino e Milano che si sta organizzando per domenica primo dicembre.

LA PRIMA ORGANIZZAZIONE

Tutto è nato da un’idea del 32enne bolognese Mattia Santori, laureato in Scienze politiche e istruttore di frisbee. Ad aiutarlo i tre amici ed ex coinquilini conosciuti ai tempi dell’università: Andrea Gareffa, guida turistica, Roberto Morotti, ingegnere e Giulia Trappoloni, fisioterapista. La protesta di Bologna, organizzata nell’arco di appena sei giorni, ha coinvolto 14 mila persone. I ragazzi hanno promosso l’iniziativa sia tramite i social, Facebook in particolare, sia personalmente, grazie al volantinaggio e alla distribuzione di piccoli ritagli di cartone a forma di sardina.

LA REGISTRAZIONE DEL MARCHIO

Il nome “sardine”, che è stato in seguito registrato come marchio, è stato scelto per il suo valore simbolico: la sardina è un pesce piccolo e indifeso, ma che spostandosi in gruppo riesce a “fare massa”.

LE SARDINE DI BOLOGNA

A Bologna le sardine erano 14 mila. La protesta è stata pacifica e rispettosa, ma anche fortemente critica, sia nei confronti del segretario leghista Matteo Salvini sia nei confronti della sua candidata alle regionali dell’Emilia-Romagna, Lucia Borgonzoni. Per scelta dei quattro organizzatori non sono state esposte bandiere di partito né simboli di altro genere, tuttavia molti politici di sinistra hanno fatto i complimenti e mostrato solidarietà nei confronti dei manifestanti.

LE SARDINE DI MODENA

Dopo Bologna, è venuta la protesta di Modena, per la quale lunedì 18 novembre si sono raccolte in piazza Grande tra le 6 e le 7 mila persone. Inizialmente il flash mob era previsto in piazza Mazzini, ma a causa dell’alto numero di adesioni il punto di ritrovo è stato modificato. Ad organizzarlo sono stati gli studenti di ingegneria Jamal Hussein e Samar Zaoui.

LE SARDINE DI PARMA

La terza manifestazione in programma per le sardine è quella di Parma, prevista per lunedì 25 novembre in piazza Duomo. L’appuntamento, che è stato rilanciato da molte personalità politiche e dall’Anpi locale, ha ricevuto il plauso anche del sindaco della città, Federico Pizzarotti, che ha così commentato l’iniziativa: «Quattro semplici ragazzi hanno sconfitto la grande macchina del populismo, la “Bestia“, la paura, i numeri, l’organizzazione e gli staff. Hanno spezzato da soli ogni singolo schema».

LE SARDINE DI GENOVA

Il flash mob delle sardine genovesi è in programma per giovedì 28 novembre in piazza De Ferrari e ha già raccolto, sui social, oltre 4 mila adesioni. L’organizzatore, che si chiama Roberto Revelli ed è un educatore impegnato nel sociale, ha stabilito che le modalità di partecipazione saranno esattamente le stesse di Bologna, ossia: «Nessun insulto, nessun simbolo, nessun partito».

LE SARDINE DI FIRENZE

A Firenze le sardine scendono in piazza il 30 novembre, in occasione della visita del leader leghista per l’apertura della campagna elettorale (per le amministrative) in Toscana. A guidare la manifestazione il 21enne Bernard Dika, di origini albanesi con un passato da militante nel Partito democratico.

LE SARDINE DI TORINO

La manifestazione di Torino non ha ancora una data, ma ha già raccolto l’adesione di oltre 20 mila persone. Uno degli organizzatori, Paolo Ranzani, sull’argomento ha dichiarato: «Agite di testa e non di pancia, distinguetevi. Non cercate di ragionarci, vi porterebbe nel campo dell’ignoranza. A tutti gli altri: grazie, siete delle sardine bellissime».

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La marcia delle Sardine

Il movimento su Facebook: «Circa 40 piazze pronte a reagire spontaneamente alla retorica del populismo». Poi la denuncia: «Veniamo diffamati ogni giorno da alcuni media». I prossimi appuntamenti a Reggio-Emilia, Rimini e Parma. Lavori in corso per Firenze e Milano.

Adesso che anche Matteo Salvini vuole andare in mezzo a loro, magari per provocarle, i prossimi appuntamenti delle Sardine – il movimento nato da Mattia Santori, Andrea Garreffa, Roberto Morotti e Giulia Trappoloni, che ha portato in piazza Maggiore a Bologna 12 mila persone a altre 9 mila in piazza Grande a Modena – si annunciano particolarmente “caldi”.

Le piazze fanno paura.Perché sono piene di gente.Perché sono libere.Perché hanno rovinato il tappeto rosso che la…

Posted by 6000sardine on Tuesday, November 19, 2019

«Oggi ci sono circa 40 piazze pronte a reagire spontaneamente alla retorica del populismo con la creatività e il sorriso sulle labbra», scrivono su Facebook i promotori, avvertendo però che sui social network «si moltiplicano gli account falsi che approfittano dell’immagine delle Sardine per seminare odio e sminuire il potente messaggio che le piazze stanno lanciando».

Sabato 23 novembre toccherà a Reggio-Emilia, dove è in programma un flash mob sebbene non sia prevista una visita elettorale del leader della Lega. Nella città emiliana il leader del Carroccio ha già fatto tappa il 9 novembre. L’appuntamento è alle 18.30 in Piazza Prampolini, davanti al Municipio, cuore del centro storico reggiano.

Mentre domenica 24 novembre le Sardine si sposteranno a Rimini, dove Salvini inaugurerà una nuova sede della Lega. «La Vecchia Pescheria si trasformerà in una fucina di creatività e resistenza. Sarà arte e libertà, anarchia e potenza, sarà follia e bellezza. Nessuna bandiera, nessun insulto, nessuna violenza. Perché fa più rumore un mare in silenzio che un pirata che urla. Salvini e la sua macchina del marketing hanno già dichiarato che il capitan Pesce Palla verrà in piazza a “conoscere” le sardine. Quindi oltre alla vostra sardina preparate un bel pesce palla da ragalargli. E poi giù di selfie così è contento. Tutto rigorosamente in silenzio. Lui non capirà, ma non importa».

Il 25 novembre sarà la volta di Parma, ma il movomento sta lavorando anche a un flash mob il 30 novembre a Firenze. Si punta anche all’Umbria e sempre su Facebook è spuntata una pagina «Le sardine di Milano». Una data ufficiale ancora non c’è, ma gli aderenti crescono rapidamente. Come quelli di Torino, che si avviano a superare quota 20mila.

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