L’Italia non parteciperà al Board of peace su Gaza voluto da Donald Trump. Lo ha confermato in serata la premier Giorgia Meloni dopo le indiscrezioni di questa mattina, e dopo aver parlato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Intervistata da Bruno Vespa, la premier ha citato l’articolo 11 della Costituzione italiana che ci consente di partecipare a organismi internazionali solo se fondati sulla «parità tra Stati». Il board invece nasce come struttura privata, con gli Stati Uniti in posizione di primato e un accesso subordinato al pagamento di una quota stimata in un miliardo di dollari.
Meloni: «È un organismo che comunque è interessante»
Per non voltare le spalle a Trump, tuttavia, la premier ha sottolineato che «laposizione dell’Italia è di apertura», sostenendo che possa «giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati». Mentre la Francia si è sfilata dal progetto sottolineando come esso rischi di svuotare il ruolo delle Nazioni Unite, Meloni ha detto di non considerare «una scelta intelligente da parte dell’Italia e dell’Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante». In questo senso il governo vuole comunque ritagliarsi un ruolo: «Ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura».
Un sussidio a supporto delle pensioni minime per l’anno 2026: è questa la proposta presentata dai sindacati lucani per aiutare le famiglie e le persone in condizioni di fragilità economica. In una fase storica segnata dall’incertezza e da un sensibile invecchiamento della popolazione, la Uil ha inoltrato una richiesta formale alla Regione affinché venga istituito un aiuto economico annuale. Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil Basilicata, ha ribadito la necessità di adottare modelli di sviluppo che favoriscano una distribuzione equa della ricchezza territoriale. L’iniziativa punta a contrastare la povertà e l’esclusione sociale, fenomeni che colpiscono duramente i piccoli centri soggetti a spopolamento. Attraverso questo intervento, si intende garantire il rispetto della dignità umana e promuovere l’invecchiamento attivo dei cittadini più anziani.
Requisiti per il sussidio sulle pensioni minime del 2026
Anziani, pensionati (Imagoeconomica).
L’erogazione del contributo prevede regole precise per individuare i destinatari residenti nel territorio lucano. Innanzitutto, la misura costituisce un sussidio a chi percepisce le pensioni minime dell’Inps o i trattamenti di importo inferiore, includendo le diverse tipologie di assegni previdenziali. Per accedere al beneficio, è indispensabile presentare un’attestazione Isee non superiore a 15 mila euro. Carmine Vaccaro, segretario generale della Uil Pensionati Basilicata, ha chiarito che l’aiuto mira a sostenere 27.701 persone. La suddivisione dei potenziali beneficiari evidenzia la portata sociale dell’intervento:
11.891 titolari di pensione di vecchiaia;
10.943 percettori di assegni di reversibilità;
2.154 beneficiari di assegni di invalidità;
1.478 titolari di pensione di anzianità;
939 soggetti con pensione di inabilità.
Tuttavia, l’assegnazione dei fondi richiede una verifica puntuale delle dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) presentate dai cittadini.
Nuovo assegno per chi percepisce una pensione minima in Basilicata: di cosa si tratta?
Il fabbisogno economico per coprire l’intero bacino di utenza del nuovo sussidio sulle pensioni minime ammonta a 9 milioni 695 mila 350 euro all’anno. Per reperire questa somma, nella proposta si suggerisce di utilizzare le entrate derivanti dai diritti di sfruttamento per l’estrazione di idrocarburi. In questo modo, le royalty petrolifere si trasformerebbero in uno strumento di giustizia sociale a vantaggio della comunità locale. L’inserimento di un nuovo capitolo di spesa nella legge di Bilancio regionale per il triennio 2026-2028 garantirebbe la stabilità della misura nel tempo, generando ricadute positive sull’intera economia regionale.
Come ricevere il sostegno se già si percepisce la pensione dall’Inps?
La realizzazione del piano assistenziale richiede la definizione di un regolamento attuativo e una convenzione con l’Inps per automatizzare i pagamenti. Si osserva con interesse l’esperienza della Regione Friuli Venezia Giulia o della Provincia Autonoma di Bolzano, che hanno già adottato simili forme di sostegno assistenziale. L’analisi dei dati statistici mostra che la maggioranza dei pensionati lucani interessati riceve trattamenti mensili compresi tra 601 e 700 euro.
Niente da fare. Anche stavolta, Antonio Tajani con la “sua” (davvero?) Forza Italia si è messo di traverso. Tanto che i leghisti duri e puri ormai lo hanno ribattezzato «Rompitajani». Non bastava la politica estera ad accendere le scintille tra Lega e FI, ora anche la Consob è diventata un casus belli: il leader azzurro in zona Cesarini ha posto il veto alla nomina di Federico Freni, indicato da Matteo Salvini e pare già bollinato dal potente sottosegretario Alfredo Mantovano, come successore di Paolo Savona. E il Consiglio dei ministri ha rinviato la decisione. «Abbiamo rinunciato ad altre nomine su altri enti», ha sbottato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, minacciando indirettamente di fatto di far crollare il castello di carta delle nomine, presidenze, amministratori delegati, direttori generali, che devono essere fatte dal governo meloniano. «Quella di Freni era una nomina che partiva già con un accordo di massima con Forza Italia e che ora è stata messa in discussione», ha aggiunto assicurando: «Noi continueremo a portare avanti quel nome».
Riccardo Molinari (Imagoeconomica).
Alla Consob però difficilmente sarà possibile rimpiazzare Freni con un altro leghista. Il dossier banche è infatti caro a Forza Italia che pare abbia già avanzato il nome di Federico Cornelli, dal 2023 commissario dell’Autorità per la vigilanza dei mercati. L’altro nome tornato in circolo è quello di Marina Brogi, professoressa di Economia e tecnica alla Bicocca di Milano. Ma i problemi non finiscono qui. Tajani lo scorso ottobre aveva accolto alcuni transfughi alleati da Noi Moderati, tra cui il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli. Un ritorno pesante, il suo, perché vale una poltrona al governo. Ora Maurizio Lupi, che aveva appoggiato la nomina di Freni – « Evitiamo veti pregiudiziali. Non sempre, peraltro, i ‘tecnici’ si dimostrano migliori», ha commentato – potrebbe rivendicare un posto per i suoi. E perché non proprio alla Consob?
Maurizio Lupi e Antonio Tajani (Imagoeconomica).
Mieli nelle foto di Di Piazza
C’era anche Paolo Mieli martedì sera a Roma all’inaugurazione della mostra dedicata alle fotografie dell’amico Giuseppe Di Piazza, per anni a capo delle pagine romane del Corriere della Sera, e rimpianto da molti giornalisti quando se n’è andato in pensione. Tra i tanti che sono accorsi ai Musei di San Salvatore in Lauro, negli spazi artistici de Il Cigno di Lorenzo Zichichi, c’erano anche Fabrizio Roncone, Bobo Craxi, Francesco Rutelli e Peppe Cerasa.
Giuseppe Di Piazza (L43).
Da segnalare pure la presenza dell’attrice, pittrice e scultrice Marilina Succo. Nota al pubblico Rai per le previsioni del tempo, Succo vanta nel suo cv artistico anche la performance The Process andata in scena nel marzo 2025 al Vittoriale degli Italiani.
Tornando a Mieli: il giornalista e storico era “presente” anche nelle opere esposte con un scatto che lo ritrae assieme alla figlia Oleandra.
Paolo Mieli e la figlia ritratti da Giuseppe Di Piazza (L43).
Parolin per Ceccherini e i giovani editori
È già passato un quarto di secolo dalla fondazione dell’Osservatorio dei giovani editoridi Andrea Ceccherini recentemente ribattezzato Osservatorio for independent thinking. E mercoledì 21 gennaio a Roma, nell’Auditorium Antonianum, all’incontro con gli studenti sarà presente anche il cardinale Pietro Parolin. L’evento sarà moderato dal direttore del Corriere della sera, Luciano Fontana, e dalla giornalista Maria Latella.
Via libera definitivo di Palazzo Madama alla riforma dello statuto del Friuli-Venezia Giulia. Il disegno di legge costituzionale era al quarto e ultimo passaggio parlamentare: l’Aula del Senato lo ha approvato con 110 voti favorevoli, 50 contrari e 3 astensioni. Tra le opposizioni hanno dichiarato voto contrario M5s e Pd. Favorevole Avs, mentre Italia Viva si è astenuta. La legge – di iniziativa del Consiglio regionale – prevede il ripristino delle Province e l’introduzione degli ‘enti di area vasta’. Modifica poi la disciplina del referendum confermativo sulla legge su forma di governo e sistema elettorale regionale. Inoltre prevede un numero fisso di 49 consiglieri regionali.
La nomina di Federico Freni alla presidenza della Consob resta sospesa dopo lo stop arrivato dal Consiglio dei ministri, che nel pomeriggio del 20 gennaio ha rinviato ogni decisione almeno di una settimana. La scelta del sottosegretario all’Economia, indicato dalla Lega, sembrava ormai prossima alla ratifica, ma si è arenata a causa di un confronto interno alla maggioranza. Il vertice di governo, durato circa venti minuti, non ha sciolto il nodo e ha lasciato invariata la situazione alla guida della Commissione nazionale per le società e la Borsa, attualmente presieduta da Paolo Savona, in carica dal 2019 e con mandato in scadenza all’inizio di marzo.
Molinari: «Eventuale sostituto di Freni deve essere in quota Lega»
A rivendicare apertamente la candidatura di Freni è stato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, intervenuto a Skytg24: «Freni è un nome che noi abbiamo proposto. C’era un accordo di massima in Cdm», ha spiegato, sottolineando che «è sottosegretario al Mef e ha le competenze per ricoprire quel ruolo, riteniamo che sia la persona adatta». Molinari ha poi accusato Forza Italia di aver «messo un freno e se ne discuterà». Ribadendo la posizione del Carroccio, ha aggiunto: «Noi continueremo a portare avanti quel nome», ricordando che «la Lega ha rinunciato ad altre nomine su altri enti». Alla domanda sulla necessità che anche un eventuale sostituto resti in quota Lega, la risposta è stata netta: «Assolutamente sì».
Nevi (Forza Italia): «La designazione di un politico alla Consob non convince»
Raffaele Nevi di Forza Italia ha spiegato che «la designazione di un politico alla Consob non ha mai convinto» il partito, che preferirebbe un profilo tecnico «autorevole e riconosciuto dagli operatori». Poi, rispondendo alle parole di Molinari: «Nessun accordo, nemmeno di massima». Da Fratelli d’Italia, Marco Osnato ha osservato che Freni «ha tutte le caratteristiche» per guidare la Consob, ma è anche «una pedina importante nello scacchiere del Mef». A sostegno del sottosegretario sono arrivati gli interventi di Matteo Salvini, secondo cui «Freni è stato un bravissimo sottosegretario all’Economia, può fare con altrettanta capacità altri ruoli», e di Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, che ha invitato a evitare veti: «Evitiamo veti pregiudiziali, soprattutto in un momento così delicato per l’economia italiana. Non sempre, peraltro, i tecnici si dimostrano migliori».
Con ogni probabilità l’Italia non parteciperà al Board of Peace voluto da Donald Trump per la supervisione post-bellica della Striscia di Gaza. Secondo quanto rivela il Corriere della Sera, la premier Giorgia Meloni potrebbe partecipare all’appuntamento a Davos che suggellerà la nascita del board, ma non firmerà l’ingresso formale del Paese. I motivi sono principalmente due. Il primo è inderogabile: l’articolo 11 della Costituzione consente la partecipazione italiana solo a organismi internazionali fondati sulla «parità tra Stati», mentre il board nasce come struttura privata, con gli Stati Uniti in posizione di primato e un accesso subordinato al pagamento di una quota stimata in un miliardo di dollari. C’è poi un nodo politico. L’idea stessa di un organismo privato svuota il diritto internazionale e il ruolo delle Nazioni Unite, attirando soprattutto la contrarietà di Forza Italia, apprende il Corriere, secondo cui anche la Lega si rimette alla linea del governo.
La posizione degli altri Paesi sul Consiglio di Pace
Tra i Paesi che si sono sfilati dal progetto di Trump c’è la Francia, che ha sollevato dubbi sul rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite. Il Canada ha escluso il pagamento di qualsiasi quota per ottenere un seggio permanente, pur confermando la partecipazione all’incontro a Davos. Secondo il Financial Times il premier britannico Keir Starmer è orientato a rifiutare l’invito, e anche la Germania considera l’adesione «improbabile» nella forma attuale. Hanno invece aderito Israele, con l’annuncio del primo ministro Benjamin Netanyahu, l’Autorità nazionale palestinese e diversi Paesi tra cui Argentina, Azerbaigian, Bielorussia, Ungheria, Kazakistan, Marocco, Emirati Arabi Uniti e Vietnam.
Il Mezzogiorno è sempre stato un notevole problema per il segretario di turno del Partito Democratico. Matteo Renzi annunciò un improbabile lanciafiamme, ma perse la guerra con viceré e cacicchi vari. Ma i Michele Emiliano, i Vincenzo De Luca, i Marcello Pittella non sono un’invenzione recente. Mauro Calise, politologo illustre, li conosce tutti molto bene e per loro ed epigoni vari, ancorché in formato minore, aveva coniato il termine di «micronotabili».
Vincenzo De Luca con Michele Emiliano (Imagoeconomica).
Il caso Salerno e le rivendicazioni di De Luca
Il caos campano di questi giorni però supera la fantasia politologica. De Luca, finito il mandato da presidente di Regione, dopo aver avallato Roberto Fico in cambio di un grosso grasso accordo con Pd e M5s (sì a Fico in cambio del figlio Piero segretario regionale, posti in Giunta e candidature in consiglio attraverso la sua lista civica regionale) vuole tornare a Salerno, dove ha fatto il sindaco a più riprese guadagnandosi il titolo di sceriffo, con tutta quella prosopopea sui «cafoni zero». L’attuale sindaco, Vincenzo Napoli, si è dimesso venerdì scorso e ha iniziato le operazioni di trasloco per facilitare il rientro deluchiano. Ha 20 giorni di tempo per poter ritirare le dimissioni, come gli ha chiesto Sandro Ruotolo, viceré pure lui, ma solo di Michele Santoro prima e ora di Elly Schlein nel Mezzogiorno, terra di conquista del primo cacicco che passa. A parole sembrano essere tutti (l’europarlamentare Ruotolo, il deputato Marco Sarracino, la stessa Schlein) sempre molto decisi, pronti a spezzare le reni agli ex presidenti di Regione che non si sentono pronti per la pensione, salvo poi accorgersi che di quei voti e di quei lasciapassare hanno bisogno per ottenere qualche risultato. Senza l’avallo politico di De Luca, Fico sarebbe rimasto a fare quello che faceva prima (qualunque cosa fosse). Quindi ora l’ex presidente di Regione passa all’incasso, evidentemente infischiandosene delle sortite di Ruotolo («C’è aria di nuovo feudalesimo») e compagni, pronto com’è a farsi largo contro chi non lo vuole. Per ora infatti non c’è traccia di campo largo a Salerno. Quantomeno non a sostegno di De Luca, che potrebbe presentarsi in autonomia.
Sandro Ruotolo (Imagoeconomica).
Lo sbarco dei riformisti a Napoli
Il fermento campano, comunque, è trasversale. Non ci sono infatti soltanto gli schleiniani della prima ora a cercare una bussola per orientarsi nel marasma scatenato da De Luca. Anche la battaglia fra riformisti si arricchisce di un nuovo capitolo territoriale, stavolta geolocalizzato a Napoli. Dopo la scissione di Giorgio Gori, Lorenzo Guerini, Pina Picierno e Filippo Sensi, che da tempo sono in tour per l’Italia, con le due iniziative di lancio a Milano e a Prato, Energia Popolare – la corrente di Stefano Bonaccini che è entrata in maggioranza a sostegno di Schlein – ha organizzato un incontro proprio nel capoluogo campano, il prossimo 31 gennaio.
Elly Schlein e Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).
Siccome è una iniziativa istituzionale, organica al Pd, riconosciuta e di origine controllata, in questo caso non mancherà la presenza della segretaria; ma ci sarà anche tutto l’organigramma riformista, quello fedele alla linea della segretaria, va da sé. I presidenti di Regione Antonio Decaro (Puglia), Michele de Pascale (Emilia-Romagna), Eugenio Giani (Toscana) e Stefania Proietti (Umbria). Presenti anche i sindaci di Roma Roberto Gualtieri e di Torino Stefano Lo Russo, insieme alle due nuove stelle del firmamento campolarghista: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredie la sindaca di Genova Silvia Salis. La fedeltà a Schlein è garantita, infatti non è la segreteria nazionale il bersaglio di questa iniziativa bonacciniana: casomai un modo per dire a Guerini e ai suoi che la patente di riformisti col botto è ancora un’esclusiva di Energia Popolare.
In segno di solidarietà con i manifestanti in Iran, Matteo Renzi ha imitato la ragazza diventata simbolo delle proteste contro il regime, accendendosi una sigaretta durante un flash mob di fronte all’ambasciata della Repubblica Islamica a Roma. «L’immagine della ragazza iraniana che fuma una sigaretta accesa con una foto in fiamme dell’ayatollah Khamenei ha fatto il giro del mondo. Oggi l’attenzione sull’Iran è scesa, ma in queste ore migliaia di ragazzi vengono impiccati nel silenzio del mondo. Abbiamo voluto replicare il gesto della sigaretta per richiamare l’attenzione dei media. E per dire che non ci stancheremo di gridare donna, vita, libertà», ha scritto il leader di Italia Viva su X. Senza, però, accendere la sigaretta con la foto di Khamenei in fiamme, né tenendo in mano il ritratto dell’ayatollah mentre brucia. L’ex premier è apparso in difficoltà, non essendo – per sua fortuna – tabagista. Con lui anche Maria Elena Boschi e Raffaella Paita, che non hanno fumato.
L'immagine della ragazza iraniana che fuma una sigaretta accesa con una foto in fiamme dell'Ayatollah Khamenei ha fatto il giro del mondo. Oggi l’attenzione sull’Iran è scesa ma in queste ore migliaia di ragazzi vengono impiccati nel silenzio del mondo. Abbiamo voluto replicare… pic.twitter.com/JvjuwDb7PF
L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva con 136 voti a favore, 96 contrari e 4 astenuti il dl ex Ilva, che diventa legge. Il provvedimento contiene misure urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti.
Il Consiglio dei ministri ha rinviato la decisione sull’avvio della procedura di nomina del nuovo presidente della Commissione nazionale per le società e la Borsa. L’incarico di Paolo Savona scade l’8 marzo: secondo le indiscrezioni della vigilia il principale candidato alla successione era il sottosegretario all’Economia Federico Freni, deputato della Lega. È stata Forza Italia a esprimere perplessità sulla sua nomina. «Secondo noi è bene che lì, siccome si tratta di questioni molto tecniche, ci sia un tecnico, un non politico di alto livello con grande esperienza. Non facciamo nomi, ci sono tante persone autorevoli che secondo noi potrebbero svolgere al meglio, senza nulla togliere a Freni», ha detto a Sky TG24 il portavoce nazionale forzista Raffaele Nevi. Nel corso della discussione in Cdm, FI avrebbe avallato la nomina di Freni ma in qualità di componente del vertice Consob (che prevede un presidente e quattro commissari) ma non come successore di Savona. Il nuovo presidente resterà in carica per i prossimi sette anni.
Giuseppe Manzo è il nuovo Ambasciatore d’Italia in Turchia. Autore di articoli su media e terrorismo e sulla comunicazione dell’Onu, Manzo ha avviato la carriera diplomatica nel 1993. Il primo incarico a Tirana (1995-1998), nell’Albania del post-regime comunista. Successivamente ha trascorso 14 anni negli Stati Uniti, tra l’ambasciata a Washington e la Rappresentanza Permanente presso l’Onu a New York. Rientrato a Roma, Manzo è stato Capo del Servizio Stampa e Portavoce del Ministero degli Esteri. Successivamente è stato ambasciatore in Serbia (2013-2018) e Argentina (2018-2021). Nell’ultimo periodo è stato Consigliere Diplomatico dei Ministri della Transizione Ecologica e dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
La Regione Sardegna prosegue la sua lotta contro il declino demografico attraverso il bonus spopolamento 2026, la misura economica strutturale rivolta ai residenti dei piccoli centri. Il fenomeno dell’esodo dai territori interni verso le città ha spinto l’amministrazione regionale a investire risorse significative per invertire la tendenza. Nel 2023, l’Isola ha toccato il tasso di natalità più basso in Italia, con soli 4,9 nati ogni mille abitanti. Per fronteggiare l’emergenza, la Regione ha pianificato una dote finanziaria complessiva di 150 milioni di euro da ripartire nel triennio successivo. I fondi sono destinati a finanziare assegni diretti per le famiglie che scelgono di restare o trasferirsi nei centri dove i servizi, dalla sanità all’istruzione, sono spesso carenti. Il piano prevede un trasferimento di risorse agli enti locali che gestiranno materialmente le domande e l’erogazione dei contributi ai nuclei familiari aventi diritto.
Bonus spopolamento Sardegna 2026: quali sono gli incentivi in arrivo?
Il Nuorese si è svegliato sotto la neve e sono tanti i paesi che hanno chiuso le scuole. Tra questi Fonni, Desulo, Gavoi, Ollolai, Bitti, Lanusei e Villagrande (Ansafoto).
Per il triennio che inizia nel 2026, la Regione Sardegna ha confermato un impegno finanziario costante per garantire stabilità alle politiche demografiche. Le risorse sono così suddivise:
51,4 milioni di euro per l’anno 2026;
51,4 milioni di euro per l’anno 2027;
50 milioni di euro per l’anno 2028.
Gli stanziamenti permettono di finanziare non solo l’assegno per i nuovi nati, ma anche altre strategie già sperimentate in precedenza, come i fondi per l’acquisto della prima casa e gli incentivi per l’apertura di nuove attività imprenditoriali nei territori a rischio. Rispetto agli anni passati, la soglia demografica per accedere ai benefici resta fissata ai comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti. Si tratta di una continuità necessaria per dare certezze a chi decida di stabilire il proprio progetto di vita in contesti rurali o montani.
Qual è il bonus di 600 euro per i nuovi nati in Sardegna
La misura principale consiste in un contributo economico mensile erogato per ogni figlio nato, adottato o in affido preadottivo. Il sostegno è pensato per alleggerire i costi di crescita dei bambini ed è slegato dalla situazione economica del nucleo familiare.
L’assegnazione avviene indipendentemente dall’Isee, rendendo l’incentivo universale per chiunque risieda nei comuni interessati. Nel caso di trasferimento della residenza durante l’anno, il calcolo dell’importo avviene in proporzione ai mesi di effettiva permanenza nel territorio comunale. Lo schema ricalca il potenziamento già avvenuto nel 2025, confermando l’efficacia di un aiuto economico diretto e prolungato nel tempo per sostenere la genitorialità.
Bonus 600 euro Regione Sardegna, quando arriva
Banconote (Freepik).
Il bonus anti spopolamento della Sardegna viene erogato tramite i singoli Comuni, che pubblicano periodicamente gli avvisi a sportello per raccogliere le istanze. Per ottenere il beneficio, è fondamentale che i genitori verifichino il rispetto di alcuni requisiti. Innanzitutto, è necessario possedere la residenza nel piccolo centro o trasferirla da un comune più grande. Inoltre, i beneficiari devono impegnarsi a mantenere la residenza nel territorio per almeno cinque anni consecutivi, pena la decadenza dal diritto. Almeno uno dei due genitori deve coabitare con il minore e risiedere legittimamente in un immobile a uso abitativo. Per quanto riguarda le tempistiche, le domande devono essere presentate direttamente al Comune di appartenenza. Infine, è consigliabile monitorare i siti istituzionali degli enti locali per conoscere le scadenze specifiche di presentazione delle istanze per le diverse annualità, inclusi i bandi per l’acquisto e la ristrutturazione delle abitazioni.
Il Consiglio dei ministri che si riunirà nel pomeriggio di martedì 20 gennaio 2026 dovrebbe designare Federico Freni, sottosegretario all’Economia in quota Lega, come nuovo presidente della Consob, la Commissione nazionale per le società e la borsa. Succederà a Paolo Savona, il cui mandato è in scadenza a marzo, e resterà in carica per sette anni. Il governo ha deciso di muoversi per tempo perché la nomina della presidenza dell’ente è un processo lungo. Dopo l’indicazione del Cdm ci sarà infatti un passaggio alle commissioni Finanze di Camera e Senato, dopodiché, ottenuto il parere favorevole, la palla tornerà al Consiglio dei ministri per l’approvazione della delibera definitiva. Quindi il capo dello Stato dovrà firmare il decreto, che sarà sottoposto al vaglio della Corte dei conti per il via libera.
Chi è Federico Freni
Avvocato del Foro di Roma, dopo una laurea in Giurisprudenza e un dottorato in Diritto amministrativo alla Sapienza ha insegnato in diverse università tra cui la Luiss Guido Carli. Attualmente è professore straordinario di Diritto amministrativo presso l’università Pegaso. Prima di entrare attivamente in politica, è stato consulente giuridico per diversi ministeri e società a partecipazione pubblica. Già sottosegretario al Mef nel governo Draghi, Freni sarà il più giovane presidente nella storia della Consob.
Nevi: «No a guida politica, serve tecnico di alto livello»
La nomina di Freni è stata spinta in particolare dal vicepremier Matteo Salvini, che l’ha definito «un bravissimo sottosegretario all’Economia» che «penso che possa fare con altrettanta capacità altri ruoli». Non tutti, però, nel centrodestra appoggiano la scelta. Il portavoce nazionale di Forza Italia Raffaele Nevi ha infatti dichiarato che «non ci ha mai convinto la designazione di un politico alla Consob, secondo noi è bene che lì, siccome si tratta di questioni molto tecniche, ci sia un tecnico, un non politico di alto livello con grande esperienza». E ancora: «Non facciamo nomi, ci sono tante persone autorevoli che secondo noi potrebbero svolgere al meglio senza nulla togliere a Freni che è uno straordinario sottosegretario al ministero delle Finanze e penso stia facendo bene. La Consob deve essere trattata in modo completamente diverso».
Giorgia Meloni dice no all’inasprimento dei dazi annunciato dagli Stati Unitinei confronti dei Paesi europei impegnati in Groenlandia, definendo la scelta «un errore che non condivido». La premier ha spiegato di aver già avviato contatti diretti con i principali interlocutori internazionali coinvolti: «Ho sentito sia Donald Trump a cui ho detto quello che penso e ho sentito il segretario della Nato, sentirò anche i leader europei ma credo che sia molto importante parlarsi ed evitare una escalation». Secondo Meloni, alla base della vicenda ci sarebbe «un problema di comprensione e comunicazione» e l’iniziativa dei Paesi dell’Unione europea non dovrebbe essere interpretata in chiave «anti-americana».
Meloni tra il Board of peace di Gaza e le tensioni con la Lega
La presidente del Consiglio ha poi ridimensionato le tensioni emerse nelle ultime ore, affermando che «non c’è un problema politico con la Lega», dopo che il partito guidato da Matteo Salvini aveva diffuso una nota in cui definiva alcuni governi europei «deboli d’Europa», accusandoli di avere la «smania» di inviare soldati e di raccoglierne i «frutti amari». Meloni è intervenuta anche sul dossier internazionale relativo a Gaza, confermando l’invito dell’Italia a partecipare al Board of peace: «Siamo stati invitati anche noi a farne parte. Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano, siamo pronti a fare la nostra pace nella costruzione del piano di pace». Infine, sul pacchetto sicurezza in preparazione da parte dell’esecutivo, la premier ha annunciato «una riunione per fare il punto sul provvedimento» al suo rientro, precisando: «Non so se sarà pronto per martedì ma ci stiamo lavorando».
Stanno uccidendo il Servizio Sanitario Nazionale (SSN). O forse è già stato ucciso. Delitto quasi perfetto. Ma nessuno è innocente. È la sintesi estrema del pamphlet di Piersergio Serventi, Sanità vendesi. Perché è successo (Silva editrice). L’autore ha titoli e pratica (una vita nella sanità ministeriale, poi della Regione Emilia-Romagna e come direttore generale dell’Asl di Piacenza) per scrivere la storia di un sistema che ha rappresentato al meglio a livello internazionale l’idea universalistica di salute pubblica. Ma che ora se la sta passando molto male. In balia delle contrapposte retoriche sinistra-destra che si palleggiano la responsabilità di avere definanziato il SSN, aumentate le code per accedere ai servizi e favorito la privatizzazione.
L’inizio del processo di aziendalizzazione del SSN
Per stare all’essenziale, i punti fondamentali sono tre. Il SSN è stato istituito nel 1978, principio guida universalità e gratuità dell’assistenza sanitaria e superamento delle mutue private. È stato “corretto” ponendo limiti alla spesa nel 1992, quando con il governo Amato l’Italia rischiò il default. Fu riformato nel 1999, ministro della Sanità Rosy Bindi, e le USL (Unità sanitarie locali) divennero ASL (aziende sanitarie locali). Da quel momento, c’era il governo Prodi, è partito il processo di aziendalizzazione che ha aperto le porte alla privatizzazione della sanità. I 27 anni trascorsi da allora hanno via via consolidato questa tendenza e sancito il passaggio della salute da diritto a bene. Non più garantito dalla Costituzione, ma in quanto bisogno, sia pure importante, dipendente dalle personali possibilità economiche. Se sei ricco ti curi, se sei povero prega e spera di stare bene. Al presente, la realtà ci dice che nel 2024, 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi; che i tempi medi di attesa per visite specialistiche sono di sei mesi con punte di 12 per esami diagnostici; che solo 13 Regioni rispettano i livelli essenziali di assistenza (LEA), cioè le prestazioni che ogni cittadino italiano ha diritto di ricevere dallo Stato.
Medici e infermieri all’interno di un ospedale (Imagoeconomica).
Con l’invecchiamento cresce il bisogno di servizi assistenziali
Il secondo punto rilevante è che tutti mentono sapendo di mentire. I dati parlano e le situazioni critiche al pari dei correttivi indispensabili sono più che evidenti. Noti da tempo. Però di fatto si procede col pilota automatico. Si sa, ma si finge di non sapere, si glissa, si sposta il discorso, anziché affrontare argomenti seri la si butta in polemica politica. Cambiano i governi ma la musica è la stessa. Un disco rotto. «Italiani in fuga dal Servizio sanitario… ticket stellari e attese troppo lunghe spingono verso le strutture private»: sembra oggi ma è il Corriere della Sera del 23 luglio 2014. Un anno fa il Cnel ha prodotto un documento redatto da 42 esperti in varie discipline medico-sanitarie nel quale, auspicando una profonda riforma del SSN e un coinvolgimento delle realtà locali, ha evidenziato tutte le criticità, soprattutto il progressivo invecchiamento della popolazione e dunque il bisogno crescente di servizi assistenziali più costosi in un contesto di risorse economiche calanti.
Anziani (Getty Images).
Il cronico deficit di risorse, investimenti e personale
Ovviamente, è il terzo punto, conciliare queste due tendenze non è possibile. Fare finta però che lo sia è pura ipocrisia o disonestà intellettuale. Più o meno come negare che tra spesa sanitaria e spesa per armamenti non ci sia, come invece c’è, una relazione inversamente proporzionale. Quando cresce una, tende a diminuire l’altra e viceversa. Il dato è provato e confermato a livello mondiale, eppure l’attuale governo lo nega risolutamente. Arduo pensare che il SSN recupererà nei prossimi anni l’attuale deficit di risorse, personale e investimenti strutturali in ospedali, residenze protette, case della salute. Ma è anche difficile da immaginare una mitigazione della burocrazia assurda che è stata creata introducendo modifiche non pensate all’interno di un disegno complessivo di riforma.
Operatore sanitario (Unplash).
La sanità è un business che suscita appetiti finanziari e speculativi
Accade così, segnala Serventi, che in Romagna si siano accorpate tre Province e 74 Comuni con 1.125.000 assistiti e 16 mila dipendenti, con un bilancio di 2,5 miliardi. Mentre nella stessa Regione, a Imola, i Comuni sono sette, gli assistiti 133 mila, 1.900 i dipendenti e 316 milioni il valore della produzione. Ma simili situazioni si ripropongono in tanti altri territori nazionali. Certo è che il definanziamento del sistema sanitario va avanti da 30 anni e che il suo carattere universalistico e gratuito può essere mantenuto solo dalla fiscalità generale. Ovvero se tutti pagano le tasse. Cosa questa che raramente figura nei discorsi dei politici che affollano i talk show. Tuttavia questo sistema malato è stato in grado di mobilitare 137 miliardi di spesa pubblica nel 2024 e 48 di privata, mentre le famiglie hanno speso 16 miliardi per assistere anziani non autosufficienti, ai quali si aggiungono 9 miliardi di assegni di accompagnamento erogati dall’Inps. Un business che ovviamente suscita robusti appetiti finanziari e speculativi. Anzitutto perché è costante e in aumento la domanda di un bene primario e indispensabile come la salute, mentre la presenza pubblica cala. In secondo luogo perché la legge consente alle cliniche private di organizzarsi e concentrarsi sulle prestazioni a basso rischio, senza obblighi di avere reparti di urgenza ed emergenza che hanno costi molto alti. In terzo luogo perché la defiscalizzazione delle spese sanitarie e assicurative, per imprese e lavoratori, è un ulteriore fattore accelerante l’ingresso di nuovi investitori (fondi e gruppi assicurativi) sul mercato della salute.
Personale sanitario (Imagoeconomica).
La soluzione? Nazionalizzare le strutture convenzionate
Siamo alle solite: all’atavico vizio di privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Ma come ribadisce Serventi le colpe sono tutte della mano pubblica, dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni, dei leader politici che si scaldano nei talk show, ma giusto quei 10 minuti che non spostano né risolvono alcun problema. Eppure una cosa giusta, anche solo una, i nostri governanti, potrebbero farla. Ad esempio raccogliere l’invito del microbiologo Andrea Crisanti, che è anche eurodeputato del Pd, a nazionalizzare le strutture private convenzionate. Non è più tollerabile, scrive, che «il 25 per cento del budget sanitario vada a strutture che scelgono di erogare solo le prestazioni più remunerative e che si vedono ogni anno riconfermare il budget di quello precedente». Senza gare d’affidamento, con adeguamenti automatici e quindi senza rischi d’impresa. Anche qui siamo dalle parti dei balneari. Ma la cosa più fantastica è che il futuro prossimo della sanità italiana sembra, incredibilmente, riportarci alla situazione precedente la costituzione del SSN. Quando c’erano le mutue private e come segnalava un’affermazione sarcastica degli Anni 60, quelli del film commedia Il medico della mutua con Alberto Sordi, «dalla mutua la salute non avrai, anche se la mutua pagherai». Siamo tutti avvertiti.
«In questo momento l’Europa ha molti nemici, forse più che mai, sia interni che esterni. Dobbiamo superare le nostre debolezze autoinflitte. E dobbiamo diventare più forti militarmente, economicamente e politicamente». Lo ha affermato l’ex premier Mario Draghi in un video messaggio trasmesso durante l’annuncio del vincitore del premio Carlo Magno, andato proprio a lui per la sua azione per l’unità europea.
«Nessuno come lui è sinonimo di rafforzamento economico dell’Europa»
Queste le motivazioni dell’assegnazione del riconoscimento, che verrà consegnato a Draghi a maggio: «La situazione è drammatica e l’Europa rischia di diventare un giocattolo nelle mani di altre potenze. Per questo motivo, in questa fase decisiva, è fondamentale garantire la capacità di azione e la sovranità dell’Europa. Sono stati compiuti passi importanti nel campo della difesa, ma la sicurezza e l’indipendenza strategica richiedono fondamentalmente un’Europa economicamente forte. La competitività e la forza economica sono quindi la base indispensabile per un’Europa sovrana, forte e autonoma. Come nessun altro, Mario Draghi è sinonimo del rafforzamento economico dell’Europa e il suo “Rapporto Draghi” del 2024, che prende il nome da lui, rappresenta la strategia necessaria per garantire competitività, crescita e stabilità nell’Unione europea».
Giorgia Meloni non esclude, nel contesto di una missione della Nato, una presenza italiana in Groenlandia. L’ha detto in un punto stampa al termine della sua missione a Tokyo: «Ritengo che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia sia un tema serio, che però sta nell’ambito del dialogo all’interno dell’Alleanza atlantica. La Groenlandia va considerato territorio di responsabilità della Nato, la questione che gli americani pongono è una questione seria, ovviamente, e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia un ragionamento sicuramente necessario da fare all’interno dell’Alleanza, quello è l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza». Ciò avverrebbe dunque nella cornice Nato senza l’idea di muoversi con «intenti divisivi» rispetto agliStati Uniti di Donald Trump – che per lei ha «metodi assertivi» ma non tanto da arrivare a «un intervento militare di terra», che ritiene «molto difficile».
La Consob ha ufficialmente nominato i componenti del Comi, il Comitato degli operatori di mercato e degli investitori, per il biennio 2026-2028. A presiedere l’organismo sarà Pier Carlo Padoan, ex ministro dell’Economia. Al fianco del presidente ci sarà Antonio Pinto, in qualità di vice. Il mandato avrà durata biennale con possibilità di rinnovo. Tra i membri ci sono i docenti universitari Filippo Annunziata, Marina Brogi, Claudio Cacciamani, Fernando Greco, Michele Siri e Paolo Valensise. Con loro ci sono, tra gli altri, anche Marcello Bianchi, Fiorenzo Bortolato, Giovanna Dossena, Salvatore Rossi, Pietro Sella, Marco Tofanelli, Andrea Vismara, che rappresentano gli operatori di mercato. Per la rappresentanza dei consumatori, invece, Giuseppe Cammaroto e Antonio Pinto.
Ah, il Giappone. Terra esotica, mitica. Che risveglia, soprattutto nei nati tra i 70 e gli 80, i ricordi dei cartoni animati dell’infanzia. E Giorgia Meloni, classe 1977, non fa eccezione. Così, dopo aver discusso con la collega Sanae Takaichi di dossier internazionali – dall’Ucraina alla Corea del Nord – e di collaborazionein settori strategici comeintelligenza artificiale, semiconduttori, alta tecnologia e spazio, la premier italiana si è goduta grazie all’ospitalità della sua nuova «migliore amica» – così l’ha definita – un po’ di sano pop nipponico.
La missione giapponese riassunta in un video
«Conta sempre su di me, per qualsiasi cosa tu abbia bisogno. So che non è facile, ma ce la faremo insieme», ha detto la premier italiana salutando Takaichi al termine del bilaterale a Tokyo, riassunto da un video che ripercorre i momenti clou della visita e pubblicato sull’account ufficiale della prima ministra giapponese.
Immancabile il selfiein stile anime. Non da meno il brindisi in onore di Meloni e il «salute» di Takaichi, fino al coro “Tanti auguri a te” intonato in italiano dalla delegazione giapponese “diretta” dalla premier nipponica. Ovviamente Meloni, che ha compiuto 49 anni il 15 gennaio, è stata festeggiata con torta e candeline. Tanti sorrisi e strette di mano. Takaichi poi ha regalato a Giorgia «un paio di orecchini in vetro di Edo Kiriko», e «alla giovane signorina» Ginevra – la figlia di Meloni – «un bicchiere di Sanrio», il marchio che ogni teenager di ieri e di oggi conosce visto che firma personaggi come Hello Kitty.
La foto ricordo con Tetsuo Hara, papà di Ken il Guerriero
Ma c’è stato un altro regalo particolarmente gradito da Meloni. Una stampa di Ken il Guerriero con dedica e l’incontro – anche in questo caso con foto, perché se non è su Instagram non è successo davvero – con il suo creatore, Tetsuo Hara. «Lo ringrazio di cuore per il dono prezioso che mi ha voluto fare e per un’opera che ha segnato la crescita di intere generazioni di italiani, diventando parte dell’immaginario collettivo della nostra Nazione», ha scritto Meloni.
E tra gli italiani cresciuti a pane e Ken il Guerriero c’è senza dubbio Tommaso Longobardi, responsabile social della premier. Che ha approfittato per scattarsi una foto ricordo con il maestro Hara. «A Tokyo ho avuto l’emozione di incontrare uno dei miti che ha segnato la mia crescita: Tetsuo Hara, il creatore di Ken il Guerriero, e di farmi firmare il mio numero uno dell’edizione italiana del 1997 di Star Comics, un volume che custodivo preziosamente». Ken, continua Longobardi, «non è stato solo un personaggio. È stato un compagno di crescita, capace di trasmettere valori che, senza nemmeno accorgertene, restano con te e contribuiscono a formarti. Incontrare chi ha dato vita a un’opera capace di segnare l’infanzia di intere generazioni è stato davvero emozionante».
Il responsabile social di Meloni risponde alle critiche
E proprio Longobardi, rispondendo a «qualche lamentela» circa l’utilizzo dello stile anime per raccontare un incontro istituzionale, ha difeso a spada tratta l’idea con tanto di lezione di comunicazione politica. «Non esistono linguaggi vietati, esistono linguaggi usati bene o male», scrive in una storia su Instagram. «Qui c’erano due leader con una immagine forte, una personalità coerente con questa scelta, un contesto internazionale e una cultura, quella giapponese, che ha reso questo linguaggio universale». E continua: «Se i meme sono da tempo parte della comunicazione politica, è difficile sostenere che il linguaggio manga sia meno legittimo o meno adatto». Insomma, per chi non avesse capito o colto, «non è folklore. È comunicazione che sceglie consapevolmente di parlare anche fuori dai formati tradizionali». Insomma, se non fosse chiaro: Meloni-Chan is back.
L’interesse del governo per l’Artico «non è recente e coinvolge da tempo marina, aeronautica ed esercito». Lo ha ribadito il ministro Guido Crosetto alla conferenza di presentazione della Politica Artica Italiana a Villa Madama, prendendo tuttavia le distanze dall’ipotesi di inviare contingenti militari in Groenlandia. «Da tempo la Difesa si interessa dell’Artico, con la marina, l’aeronautica, l’esercito. Le esercitazioni non sono iniziate adesso. E che non sono sicuramente 15 soldati mandati in Groenlandia. Mi chiedo a fare cosa? Una gita? 15 italiani, 15 francesi, 15 tedeschi: mi sembra l’inizio di una barzelletta», ha detto il ministro, riferendosi alle decisioni di Svezia, Norvegia, Germania e Francia di rispondere all’appello della Danimarca per la difesa di Nuuk, anche alla luce delle mire di Donald Trump.
Crosetto: «In quella terra di nessuno qualcuno deve costruire le regole»
Sul possibile coinvolgimento italiano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non si è espressa e, secondo quanto emerge, Roma non sarebbe orientata a partecipare a questa fase di impegno militare Ue in Groenlandia, mentre a Bruxelles si discute l’eventuale attivazione dell’articolo 42 del Trattato sull’assistenza reciproca. Crosetto ha ribadito una linea favorevole al coordinamento internazionale: «Io sono per allargare», spiega Crosetto, «non frazionare in nazioni un mondo già troppo frazionato. Penso sia nostro interesse tenere insieme il mondo occidentale, pensando sempre in ottica Nato, in ottica Onu». E ha aggiunto: «La nostra forza è nella sinergia tra le amministrazioni. Siamo disponibili a impegnarci come Difesa. In quella zona che è la terra di nessuno occorre che ci sia qualcuno che in qualche modo costruisce delle regole».