Cosa sappiamo dell’operazione Arctic Endurance in Groenlandia
Francia, Germania, Svezia e Norvegia hanno annunciato il 14 gennaio l’invio di militari in Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca e ambito dagli Stati Uniti di Donald Trump. Una quindicina i soldati francesi già sbarcati a Nuuk e, come ha spiegato Emmanuel Macron, altri sono in arrivo. Il dispiegamento fa parte dell’operazione Arctic Endurance, che mira a rassicurare gli americani sulla sicurezza dell’isola, ma soprattutto a riaffermare il ruolo del territorio all’interno della sfera d’influenza europea, prevenendo qualsiasi interferenza. Ecco cosa sappiamo della missione.
À la demande du Danemark, j’ai décidé que la France participera aux exercices conjoints organisés par le Danemark au Groenland, l’Opération Endurance Arctique.
— Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) January 14, 2026
De premiers éléments militaires français sont d'ores et déjà en chemin. D'autres suivront.
La mobilitazione l’incontro alla Casa Bianca
Dopo il sostanziale buco nell’acqua del vertice alla Casa Bianca tra Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia, il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen ha parlato della creazione di un «gruppo di lavoro di alto livello» per cercare di conciliare le esigenze di sicurezza americane con l’integrità territoriale della Danimarca. Subito dopo il capo della Difesa Troels Lund Poulsen ha annunciato l’immediato dispiegamento di «ulteriori aerei, mezzi navali e truppe danesi in Groenlandia, nell’ambito di un’attività di addestramento ampliata», aggiungendo che l’iniziativa avrebbe incluso «forze alleate, l’impiego di jet da combattimento e lo svolgimento di compiti di sicurezza marittima».

Quanti militari hanno inviato i singoli Paesi
Parigi, Berlino, Stoccolma e Oslo hanno detto sì a un’esplicita richiesta del governo di Copenaghen, che svolge alcune funzioni sovrane come la diplomazia e la protezione della Groenlandia. Ma gli alleati della Danimarca sono ben lungi dall’inviare intere brigate in Groenlandia. La Francia, come detto, ha spedito a Nuuk 15 militari, «specialisti d’alta quota» ed «esperti di climi freddi», come ha spiegato Olivier Poivre d’Arvor, ambasciatore per gli affari polari e oceanici. E Macron ha pure annunciato l’apertura di un consolato. L’esercito tedesco dovrebbe inviare 13 persone, stando a quanto dichiarato dalla Difesa, mentre la Norvegia – riporta l’emittente NRK – ha deciso di mandarne solo due. Tore Sandvik, ministro della Difesa, ha detto all’agenzia di stampa VG che «è attualmente in corso un dialogo all’interno della Nato sulle modalità per rafforzare la sicurezza nell’Artico, in particolare in Groenlandia e nelle sue vicinanze», precisando che «non sono ancora state raggiunte conclusioni». Per quanto riguarda la Svezia, Stoccolma non ha specificato il numero di uomini inviati, limitandosi a spiegare che quelli giunti in Groenlandia «sono disarmati».
Soldats arrivés au Groenland: la Russie se dit "inquiète" pic.twitter.com/lE1M2XZjXE
— BFM (@BFMTV) January 15, 2026
Lo spiegamento è modesto, ma «senza precedenti»
Un diplomatico europeo ha affermato che hanno detto sì alla Danimarca anche Paesi Bassi e Canada: Ottawa ha però smentito, Amsterdam non ha commentato. Questo modesto dispiegamento di soldati europei, ha sottolineato Poivre d’Arvor, è tuttavia «senza precedenti». Si tratta infatti di una mobilitazione di Paesi Nato per far fronte non alle minacce rappresentate da Russia e Cina, ma a quelle messe nero su bianco dagli Stati Uniti, pilastro dell’organizzazione di cooperazione militare, che non vogliono davvero la Groenlandia per questioni di sicurezza o, almeno, non solo per tale motivo.

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L’operazione scontenta sia gli Stati Uniti sia la Russia
In questo caos c’è una certezza: l’operazione Arctic Endurance è riuscita a scontentare in un colpo solo sia la Casa Bianca sia il Cremlino. Tramite l’ambasciata a Bruxelles, la Russia si è infatti detta «seriamente preoccupata» per l’invio di altre truppe Nato in Groenlandia: «Invece di portare avanti un lavoro costruttivo nell’ambito delle istituzioni esistenti, in particolare il Consiglio dell’Artico, la Nato ha deciso la strada di una militarizzazione accelerata del Nord e il rinforzo della sua presenza militare con il pretesto immaginario di una minaccia crescente da parte di Mosca e Pechino», si legge in una nota.












