Nyt: nei colloqui Nato ipotesi di sovranità Usa su parti della Groenlandia

Mercoledì sera Donald Trump ha smorzato i toni con l’Europa ritirando la minaccia dei dazi e annunciando di aver raggiunto «la cornice di un futuro accordo» con la Nato sul destino della Groenlandia, dopo una giornata di colloqui in cui i funzionari dell’Alleanza hanno discusso anche l’ipotesi che gli Stati Uniti possano ottenere una forma di sovranità limitata su porzioni dell’isola, destinate a basi militari. I dettagli emergono da ricostruzioni fornite da funzionari occidentali al New York Times.

Lo schema ricalca quello delle basi britanniche di Cipro

Secondo tre alti funzionari informati sui colloqui, durante le riunioni tra i vertici militari Nato è stata presa in considerazione una soluzione che consentirebbe a Washington di esercitare sovranità su «piccole sacche di territorio» in Groenlandia per fini strategici. Uno dei funzionari ha paragonato lo schema a quello delle basi britanniche di Cipro, «considerate territorio sovrano del Regno Unito». Un secondo funzionario ha confermato che il modello discusso per la Groenlandia «si ispira proprio a quel precedente». La Nato, interpellata dal quotidiano, ha precisato che «i negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti andranno avanti» con l’obiettivo di «garantire che Russia e Cina non ottengano mai un punto d’appoggio, economico o militare» nell’isola. Il segretario generale Mark Rutte, tuttavia, tramite la sua portavoce Allison Hart, ha chiarito che «non ha proposto alcun compromesso sulla sovranità» durante l’incontro con Trump a Davos.

Groenlandia, Trump fa marcia indietro sui dazi: «Definito un framework con la Nato»

Donald Trump fa marcia indietro sui dazi che dovevano entrare in vigore dal primo di febbraio contro i Paesi che si oppongono alle mire americane sulla Groenlandia. Lo ha annunciato in un post su Truth poco dopo il suo discorso al Forum di Davos, pur confermando che l’obiettivo politico sull’isola resta invariato. Trump ha cambiato idea sulle tariffe dopo «un incontro molto proficuo» con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, si legge nel post. «Abbiamo definito la struttura di un futuro accordo relativo alla Groenlandia e, di fatto, all’intera regione artica».

Secondo il presidente, l’intesa sarà «estremamente vantaggiosa per gli Stati Uniti d’America e per tutte le nazioni della Nato». I negoziati sono affidati al vicepresidente JD Vance, al segretario di Stato Marco Rubio e all’inviato speciale Steve Witkoff, che «riferiranno direttamente» a lui. Il dietrofront sui dazi non coincide però con un arretramento sulla sostanza. Trump ha chiesto «negoziati immediati» per discutere il trasferimento della proprietà della Groenlandia dalla Danimarca agli Stati Uniti e avverte gli alleati europei: «Avete una scelta. Potete dire sì, e ne saremo molto riconoscenti, oppure potete dire no ma ce lo ricorderemo». Durante il suo discorso al Forum, ha escluso l’uso della forza.

Meloni conferma che l’Italia non entrerà nel Board of peace su Gaza

L’Italia non parteciperà al Board of peace su Gaza voluto da Donald Trump. Lo ha confermato in serata la premier Giorgia Meloni dopo le indiscrezioni di questa mattina, e dopo aver parlato con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Intervistata da Bruno Vespa, la premier ha citato l’articolo 11 della Costituzione italiana che ci consente di partecipare a organismi internazionali solo se fondati sulla «parità tra Stati». Il board invece nasce come struttura privata, con gli Stati Uniti in posizione di primato e un accesso subordinato al pagamento di una quota stimata in un miliardo di dollari. 

Meloni: «È un organismo che comunque è interessante»

Per non voltare le spalle a Trump, tuttavia, la premier ha sottolineato che «la posizione dell’Italia è di apertura», sostenendo che possa «giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati». Mentre la Francia si è sfilata dal progetto sottolineando come esso rischi di svuotare il ruolo delle Nazioni Unite, Meloni ha detto di non considerare «una scelta intelligente da parte dell’Italia e dell’Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante». In questo senso il governo vuole comunque ritagliarsi un ruolo: «Ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura».

A Kyiv più della metà delle case è senza elettricità

Il raid russo di martedì contro le infrastrutture energetiche di Kyiv ha lasciato gran parte della capitale ucraina al buio e al freddo. Lo ha detto mercoledì il presidente Volodymyr Zelensky in un lungo post su X, in cui ha spiegato che quasi il 60 per cento delle abitazioni è ancora senza elettricità, mentre circa 4 mila edifici risultano privi di riscaldamento. In questo momento a Kyiv ci sono tra i meno 11 e i meno 15 gradi. Il ministero dell’Interno ha allestito centri di assistenza e punti di riscaldamento, oltre alla distribuzione di pasti caldi. Ma nel post Zelensky accuse le autorità cittadine di una risposta inadeguata. «Ho tenuto una chiamata speciale di coordinamento dell’energia. Kyiv, Kharkiv, Sumy, Chernihiv e Dnipro sono le aree in cui la situazione è attualmente più difficile. Secondo i rapporti delle autorità cittadine, le risorse coinvolte sono sufficienti, ma è necessario del tempo. Non sono d’accordo con questa valutazione: sono necessarie misure aggiuntive e risorse aggiuntive», scrive il presidente ucraino. Nel frattempo, è atteso per domani a Davos un incontro tra Zelensky e Donald Trump.

Il Parlamento europeo sospende l’intesa sui dazi con gli Usa

Dopo le minacce di nuove tariffe da parte di Donald Trump legate alla contesa sulla Groenlandia, il Parlamento europeo ha deciso di sospendere l’intesa commerciale raggiunto con gli Stati Uniti la scorsa estate. I deputati di Strasburgo ritengono che i dazi minacciati da Trump per Danimarca, Svezia, Norvegia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Regno Unito (i Paesi che hanno condotto l’esercitazione congiunta in Groenlandia) rappresenti una violazione dell’accordo, che prevede già tariffe statunitensi del 15 per cento sui beni dell’Ue e impegna l’Unione europea a ridurre a zero le proprie tariffe sulle importazioni industriali americane. L’accordo richiedeva ancora l’attuazione formale da parte dell’Eurocamera: il voto era stato programmato per la prossima settimana in seno alla Commissione per il commercio internazionale.

Dalla Groenlandia al Venezuela, cosa ha detto Trump a Davos

Dopo il ritardo causato da un problema elettrico all’Air Force One, il ciclone Donald Trump si è infine abbattuto su Davos. Salito sul palco del World Economic Forum, il presidente americano ha rivendicato i successi del suo primo anno del secondo mandato alla Casa Bianca. «L’economia Usa è in pieno boom, praticamente non c’è inflazione. Saremmo morti se avessero continuato a governare i democratici», ha affermato il tycoon, attaccando poi l’Europa. «La amo, ma non sta andando nella giusta direzione», ha detto Trump, parlando poi di «migrazioni di massa incontrollate» nel Vecchio Continente, dove «alcuni luoghi sono francamente irriconoscibili».

Trump ha escluso l’uso della forza per la Groenlandia

L’astio di Trump nei confronti dell’Europa nasce, ovviamente, anche dalla volontà di non permettere agli Usa di annettere la Groenlandia, di cui – ha ribadito – gli Stati Uniti hanno assoluto bisogno. «Nessuna nazione può mettere al sicuro la Groenlandia tranne gli Usa», ha dichiarato Trump. «Gli Stati Uniti hanno salvato la Groenlandia e l’hanno restituita alla Danimarca dopo la Seconda guerra mondiale, i danesi sono veramente ingrati nei nostri confronti», ha aggiunto, dicendo di volere «colloqui immediati per l’annessione» ed escludendo l’uso della forza. Quanto ai dazi, ha spiegato, «servono a far pagare quei Paesi che hanno danneggiato gli Usa».

Dalla Groenlandia al Venezuela, cosa ha detto Trump a Davos
Donald Trump (Ansa).

Le accuse alla Nato: «Dato tanto e ricevuto molto poco»

Nel suo discorso Trump si è lamentato a più riprese per il trattamento riservato dalla Nato agli Stati Uniti. «Abbiamo dato tanto e abbiamo ricevuto molto poco in cambio». Poi ha detto: «Se gli Stati Uniti non fossero intervenuti nella Seconda guerra mondiale a quest’ora parlereste tutti tedesco, forse un po’ di giapponese». Così sull’Ucraina: «Spetta all’Europa e alla Nato occuparsene, non a noi».

Le parole sul Venezuela e sulla «grande truffa green»

Trump ha inoltre parlato del Venezuela, dove gli Stati Uniti hanno condotto l’operazione militare che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro. O, meglio, del suo greggio: «Tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela. Apprezziamo la collaborazione del governo di Caracas, stanno facendo benissimo». Cambiando tema, il presidente degli Stati Uniti ha anche rivendicato di aver evitato al suo Paese la «catastrofe energetica» avvenuta in Europa a causa della «grande truffa green, la maggiore della storia».

Putin-Witkoff, confermato il nuovo incontro a Mosca

Vladimir Putin «ha previsto in agenda» di incontrare il 22 gennaio a Mosca l’inviato statunitense Steve Witkoff. Lo ha riferito alla Tass il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, confermando quanto annunciato dallo stesso Witkoff a margine del World Economic Forum in corso a Davos. Anche se c’è una leggera discrepanza sui tempi: l’inviato Usa ha infatti dichiarato che partirà – assieme a Jared Kushner, genero di Donald Trump – nella serata di giovedì 22 gennaio e che l’arrivo a Mosca è previsto «a tarda notte». Witkoff ha inoltre dichiarato: «La Russia ha richiesto l’incontro. Penso che si tratti di un segnale importante. E ho semplicemente la sensazione che tutti vogliano la pace in Ucraina». Il viaggio di Witkoff e Kushner proseguirà poi negli Emirati Arabi Uniti «per incontri nell’ambito dei gruppi di lavoro».

Putin-Witkoff, confermato il nuovo incontro a Mosca
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Groenlandia, von der Leyen: «Massiccio aumento degli investimenti Ue»

Dopo il suo intervento a Davos, la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, parlando all’Eurocamera, ha nuovamente illustrato la linea europea sulla sicurezza nell’Artico: «L’Europa preferisce il dialogo e le soluzioni, ma siamo pienamente preparati ad agire, se necessario, con unità, urgenza e determinazione». In questo quadro si inserisce il lavoro su un pacchetto dedicato alla sicurezza artica, che prevede come primo elemento «un massiccio aumento degli investimenti europei in Groenlandia, in particolare per sostenere l’economia e le infrastrutture locali».

Von der Leyen: «Spesa per la difesa utile ad acquistare attrezzature adatte all’Artico»

Von der Leyen ha ricordato il rafforzamento della presenza europea nell’isola e l’impegno finanziario già messo in campo. «Due anni fa, prima che tutto questo accadesse, mi trovavo a Nuuk per inaugurare il nostro primo ufficio in quella città. E nel prossimo bilancio europeo abbiamo già proposto di raddoppiare il nostro sostegno finanziario. Ma dobbiamo fare di più e più rapidamente», ha detto, sottolineando anche l’importanza di orientare l’aumento delle spese militari verso mezzi adeguati alle condizioni estreme del Nord. «Dovremmo utilizzare l’aumento della spesa per la difesa per acquistare attrezzature adatte all’Artico», ha aggiunto, indicando inoltre la necessità di rafforzare gli accordi di sicurezza con partner come Regno Unito, Canada, Norvegia, Islanda.

La Francia chiede un’esercitazione Nato in Groenlandia

La Francia, che assieme ad altri Paesi europei ha inviato personale militare in Groenlandia nel quadro dell’esercitazione congiunta Arctic Endurance, guidata dalla Danimarca, ha richiesto che nel territorio autonomo danese – nelle mire di Donald Trump – si svolgano esercitazioni Nato, dicendosi «pronta a contribuire». Lo ha annunciato l’Eliseo. Parigi, hanno spiegato fonti vicine a Emmanuel Macron citate da Le Parisien, auspica ora un’esercitazione sotto ombrello Nato «per lo stesso motivo della partecipazione» a quella a guida danese: inviare un segnale a Trump, perché la sicurezza nella regione artica «viene presa sul serio». La proposta è stata già avanzata da Danimarca e Groenlandia.

La Francia chiede un’esercitazione Nato in Groenlandia
Donald Trump (Ansa).

La Francia è stato il Paese a inviare più militari per l’esercitazione Arctic Endurance

La Francia è stato il Paese a inviare il maggior numero di militari in Groenlandia: 15 specialisti. Poco dopo l’avvio delle esercitazioni, Trump ha minacciato dazi commerciali del 10 per cento per la Francia e altri Paesi coinvolti: Regno Unito, Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia, Finlandia e Svezia. Le tariffe, ha fatto sapere Washington, sono destinate a rimanere in vigore fino al raggiungimento di un accordo sulla cessione dell’isola agli Usa.

Board of Peace, Netanyahu accetta l’invito di Trump

La firma per la nascita del Board of Peace, l’organismo promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump con l’obiettivo di vigilare sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e di intervenire più in generale nella risoluzione dei conflitti internazionali, è prevista per giovedì 21 gennaio, a margine del World Economic Forum di Davos, in Svizzera. All’iniziativa ha aderito il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, come comunicato dal suo ufficio. La notizia è stata riportata dal Times of Israel. Tel Aviv entra così a far parte del gruppo di Paesi che hanno accettato l’invito di Trump, insieme ad Argentina, Azerbaigian, Bielorussia, Ungheria, Kazakistan, Marocco, Emirati Arabi Uniti e Vietnam.

La composizione del Board: le posizioni di Italia, Francia e Ucraina

In vista della cerimonia, sta prendendo forma la composizione del nuovo organismo, anche se l’iniziativa ha suscitato perplessità tra diversi leader europei e ha già registrato defezioni importanti, come quella del presidente francese Emmanuel Macron. La decisione dell’Eliseo ha provocato una reazione da parte di Trump, che ha minacciato misure commerciali contro la Francia. «Applicherò dazi del 200 per cento sui suoi vini e champagne. E lui accetterà. Ma non è obbligato a farlo». Resta in bilico la decisione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo l’invito rivolto anche al presidente russo Vladimir Putin e a quello bielorusso Aleksandr Lukashenko, appare invece poco probabile la partecipazione del leader ucraino Volodymyr Zelensky, che ha fatto sapere che per ora non si recherà a Davos.

Corea del Sud, condannato a 23 anni di carcere l’ex premier Han

L’ex primo ministro sudcoreano Han Duck-soo è stato condannato a 23 anni di carcere per il ruolo avuto nel maldestro tentativo dell’ex presidente Yoon Suk-yeol di imporre la legge marziale il 3 dicembre 2024. Come ha spiegato Lee Jin-gwan, giudice della Corte distrettuale centrale di Seul, Han «ha ignorato il suo dovere e la sua responsabilità di premier fino alla fine», in quanto pur esprimendo preoccupazioni a Yoon «non si è opposto esplicitamente» al «piano di sovversione dell’ordine democratico», svolgendo dunque «un ruolo significativo negli atti insurrezionali di Yoon e di altri, garantendo, almeno formalmente, il rispetto dei requisiti procedurali». Il team del procuratore speciale Cho Eun-suk aveva chiesto la pena detentiva di 15 anni per Han con l’accusa di favoreggiamento dell’insurrezione.

Corea del Sud, condannato a 23 anni di carcere l’ex premier Han
Han Duck-soo (Ansa).

Yoon rischia addirittura la pena di morte

Durante il processo, Han ha negato ogni illecito, affermando di non aver mai sostenuto o favorito la dichiarazione di legge marziale da parte di Yoon, che aveva poi sostituito ad interim come presidente dopo la rimozione dall’incarico a seguito dell’impeachment validato dalla Corte costituzionale, carica poi lasciata a maggio per una nuova candidatura presidenziale (a cui ha successivamente rinunciato). Yoon è già stato condannato a 5 anni di carcere per reati che vanno dall’ostruzione alla giustizia ad altre legate alla dichiarazione della legge marziale, ma rischia ben di più: in un altro processo è stata infatti chiesta la pena di morte per l’ex presidente, sul banco degli imputati perché accusato di insurrezione.

Spagna, deragliano altri due treni dopo l’incidente ad Adamuz

Due nuovi incidenti hanno colpito la rete ferroviaria spagnola a due giorni dalla strage ferroviaria di Adamuz, in Andalusia. Martedì sera un treno di pendolari è deragliato a Gèlida, una trentina di chilometri a nord-est di Barcellona, dopo che un muro di contenimento della vicina autostrada AP-7 è crollato direttamente sui binari. Uno dei macchinisti ha perso la vita nello scontro, e almeno 37 persone sono rimaste ferite, quattro delle quali in condizioni critiche. L’operatore ferroviario Adif ha indicato che le forti piogge che hanno colpito la Catalogna negli ultimi giorni è la causa più probabile del crollo del muro di contenimento. Sempre in Catalogna, nelle stesse ore, c’è stato un altro deragliamento per dei massi caduti sui binari tra Maçanet Massanes e Tordera, in provincia di Gerona, ma per fortuna senza vittime.

Il bilancio di Adamuz è salito a 42 morti

Il bilancio ufficiale dell’incidente ad Adamuz è salito a 42 morti, mentre nove persone restano ricoverate in terapia intensiva. La Guardia Civil ha ricevuto 45 denunce di scomparsa: secondo le autorità, alcune potrebbero riferirsi alla stessa persona, in quanto molti dei corpi recuperati non sono ancora stati identificati. L’Istituto di Medicina Legale è riuscito finora a identificare 25 vittime tramite le impronte digitali, mentre per le altre è in corso la comparazione del Dna con quello dei familiari dei dispersi.

Newsom e l’appello all’Europa: «Sveglia, Trump è un T-Rex»

Insistere nel cercare un dialogo, nonostante l’aggressività delle parole e delle intenzioni, oppure con Donald Trump è più utile mostrarsi intransigenti? Gavin Newsom, governatore della California e tra i papabili candidati Dem alle presidenziali Usa 2028, non ha alcun dubbio. «Lui è un tirannosauro. O ti allei e fai coppia con lui oppure ti divora», ha dichiarato ad alcuni giornalisti al World Economic Forum di Davos. «Con lui la diplomazia non serve, non ci sono vie di mezzo. Un messaggio per i leader europei? Sì, dovete reagire. È ora di fare sul serio e smetterla di essere complici. È il momento di essere saldi e forti, mostrare un po’ di spina dorsale».

Gavin Newsom: «Trump è una palla da demolizione, vuole un mondo a sua immagine»

Per Gavin Newsom, ciò che i leader europei non devono fare è «continuare a fare quello che hanno fatto finora», piegandosi alla volontà di Trump. «Lui capisce solo e unicamente la forza, non esiste mai una situazione in cui si vince entrambi: se avverte le tue debolezze, le sfrutta a suo vantaggio», ha spiegato il governatore californiano. «Questo tizio è una palla da demolizione, spero che la gente apra gli occhi: siamo di fronte a un codice rosso, con lui vige la legge della giungla. Basta lusinghe: distribuire corone e riconoscimenti, premi Nobel che vengono regalati, è tutto così patetico. Questo tizio sta manipolando la gente, prende tutti per scemi. È imbarazzante».

Newsom e l’appello all’Europa: «Sveglia, Trump è un T-Rex»
Il presidente Usa Donald Trump (Imagoeconomica).

L’obiettivo di Trump, che Newsom ha definito «un narcisista», è quello di creare «un mondo a sua immagine». Nell’intervista rilasciata ai giornalisti, tra cui Corriere e La Repubblica, ha lanciato anche un monito per quanto riguarda la questione della Groenlandia. «Se userà la forza militare? Chi può dirlo con lui», ha chiosato il governatore della California. «Avete visto cosa è successo a Maduro. Avete visto cosa sta succedendo nelle strade americane, cosa è successo in California, dove ha schierato 700 marines in servizio attivo. Ora ci sono 1.500 membri delle forze armate in servizio vicino a Minneapolis. Questo tizio ha instaurato uno Stato di polizia. Avete visto cosa sta succedendo con l’Ice, la polizia segreta, le persone che scompaiono? Svegliatevi, basta con questa diplomazia del c***o fatta di convenevoli».

Guasto all’Air Force One, Trump costretto a ritardare la partenza per Davos

Il viaggio di Donald Trump verso il Forum Economico Mondiale di Davos, in programma dal 19 al 23 gennaio, è iniziato con un imprevisto tecnico. L’aereo presidenziale decollato dalla base di Andrews, un VC-25 derivato dal Boeing 747, è stato costretto a rientrare poco dopo il decollo per un problema elettrico minore. Per precauzione, l’equipaggio ha invertito la rotta e il presidente degli Stati Uniti ha proseguito il viaggio a bordo di un altro velivolo, un Boeing C-32A, versione militare del 757. Anche su questo aereo Trump continua ufficialmente a volare come “Air Force One“, il nominativo che indica la presenza del presidente a bordo e non il modello del velivolo.

Trump rifiuta l’incontro con Macron dopo il suo discorso a Davos

Il ritardo ha avuto ripercussioni sull’agenda del presidente, atteso nelle prossime ore in Svizzera, dove sono previsti oltre 2.500 esponenti del mondo economico, politico, scientifico e culturale. Prima della partenza, Trump ha affidato a Truth un messaggio diretto ai suoi sostenitori: «L’America sarà ben rappresentata a Davos da me. Dio vi benedica tutti». Parlando con l’emittente NewsNation, ha affrontato anche il tema della Groenlandia, abbassando leggermente i toni dopo le dichiarazioni più dure dei giorni scorsi, alle quali Emmanuel Macron ha replicato direttamente dal palco di Davos dandogli indirettamente del bullo: «Probabilmente riusciremo a trovare una soluzione con l’Europa», ha detto Trump, aggiungendo che un accordo potrebbe arrivare «possibilmente anche a Davos nei prossimi giorni». Come prevedibile, tuttavia, il presidente ha respinto l’invito del presidente francese a un incontro del G7 a Parigi. Alla domanda dei cronisti ha risposto: «No, non lo farei. Perché, sapete, Emmanuel non resterà lì a lungo. È un mio amico. È una brava persona. Mi piace Macron, ma non resterà lì a lungo, come sapete». La scadenza del suo mandato è a maggio del 2027.

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza

Da qualche settimana Minneapolis è al centro di un inquietante esperimento sociale. I quasi 3 mila agenti dell’ICE, la United States Immigration and Customs Enforcement, arrivati nella città del Minnesota hanno portato inquietudine e paura tra la popolazione e alimentato un crescente sentimento di rabbia contro l’amministrazione Trump. Ma hanno anche dimostrato che gli Stati Uniti stanno entrando in un’era della sorveglianza di massa. Le retate riempiono le pagine dei giornali e raccontano di una realtà quotidiana durissima per gli immigrati, che vengono “catturati” in barba a qualsiasi forma di tutela legale. Spesso gli agenti agiscono senza mandato, entrando nelle case e prelevando le persone nei luoghi di lavoro. Persino Joe Rogan, storico podcaster conservatore che nel 2024 aveva appoggiato la candidatura di Donald Trump alle Presidenziali, ha bollato l’ICE come una nuova «Gestapo». Questo corpo, simile a una forza paramilitare e agli ordini diretti della Casa Bianca, inizia ad adottare metodi di ricerca e cattura sempre più controversi. 

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Un blitz dell’ICE a Minneapolis (Ansa).

La sorveglianza attraverso i cellulari

404 Media, una piccola startup editoriale nata dalle ceneri di Vice, ha messo le mani su diversi rapporti interni dell’ICE ed è riuscita a ricostruire non solo i meccanismi di funzionamento interni dell’agenzia, ma soprattutto a individuare gli strumenti che utilizza. È il caso, ad esempio, di un sistema di sorveglianza di telefoni e social media che viene impiegato per monitorare interi quartieri attraverso il movimento degli smartphone e, di conseguenza, dei rispettivi proprietari. Questo tipo di operazione avviene grazie a Penlink, società che ha acquisito la licenza di vendita negli Usa dei prodotti sviluppati dall’israeliana Cobwebs Technologies, che raccoglie e analizza i dati relativi alla posizione di centinaia di milioni di telefoni senza un vero e proprio mandato. Secondo i documenti visionati da 404 Media, l’ICE avrebbe acquistato due prodotti in particolare: Webloc e Tangles. Il primo mette a disposizione un database con dati di telefonia mobile, e permette di individuare i cellulari all’interno di un’area specifica. Dopodiché fornisce dettagli sul proprietario: i suoi spostamenti, l’indirizzo di casa e del luogo di lavoro. Tangles, invece, scandaglia i social media raccogliendo dati dai post pubblici. Ma come fa Webloc ad avere questi dati? 404 fornisce due possibili spiegazioni. Potrebbe esserci stato un travaso di informazioni dagli sviluppatori di app come quella per il meteo a chi gestisce i kit di sviluppo, noti come SDK. Oppure i dati deriverebbero dai sistemi RTB che condividono le posizioni di un utente in tempo reale, strumenti usati per il marketing real time basato sulla localizzazione. In realtà non è la prima volta che le agenzie governative utilizzano pacchetti di dati sulla posizione degli utenti per ragioni di “sicurezza”. Già nel 2020 il Wall Street Journal raccontava che le agenzie federali avevano iniziato a monitorare questo tipo di informazioni lungo il confine con il Messico per creare delle mappe sul movimento dei migranti. 

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Come funziona il sistema di geocalizzazione Webloc.

Il ruolo di Palantir

Il vero fulcro della macchina di identificazione dell’ICE è però Palantir. Esiste infatti un collegamento diretto tra le operazioni nelle città e l’infrastruttura di sorveglianza che la società di intelligenza artificiale fondata da Peter Thiel sta mettendo in piedi. Anche in questo caso 404 Media ha ottenuto documenti che spiegano nel dettaglio come funziona il meccanismo. Palantir ha elaborato uno strumento specifico per l’ICE noto come ELITE (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement) che crea una mappa dei potenziali obiettivi delle retate. In uno scenario che ricorda la serie distopica Black Mirror, l’app crea una scheda per ogni singolo individuo assegnando un “punteggio di affidabilità” sulla sua possibile localizzazione. Rispetto alle app di Penlink, Palantir si appoggia a dati di qualità superiore, in particolare gli indirizzi forniti al dipartimento della Salute (quindi dati sanitari), ma anche ad altri dipartimenti del governo federale e ad aziende terze. Tramite ELITE è possibile avere una scheda dettagliata del possibile “obiettivo” contenente biografia, casellario giudiziario e naturalmente la sua geocalizzazione. Tutti dati che vengono poi usati per organizzare le retate. 

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Peter Thiel (fAnsa).

Il monitoraggio delle donne incinte

Dal Colorado poi arriva una storia che dimostra come il nuovo stato di sorveglianza arrivi persino all’interno degli ospedali, nei reparti di ostetricia. Come racconta il Guardian, lo scorso settembre una donna originaria dell’Asia Centrale al nono mese di gravidanza si era presentata al pronto soccorso con uno smartwatch al polso. Non si trattava né di un dispositivo Apple né Samsung, ma di un modello fornitole l’ICE e ribattezzato VeriWatch. La paziente temeva che la batteria si scaricasse e che l’ICE, non potendola più tracciare, la prelevasse insieme con il suo bambino. Ai medici ha poi raccontato di aver scampato l’espulsione già una volta solo grazie al pilota che si era rifiutato di decollare e deportarla in Messico. L’ICE le aveva così fornito il dispositivo per monitorare ogni suoi spostamento e i suoi parametri fisici in modo da sapere quando provvedere a un nuovo tentativo di espulsione. Il VeriWatch rientra in un programma parallelo dell’ICE definito ATD, alternativo alla detenzione, che permette ad alcuni migranti di evitare la detenzione nei centri dell’agenzia indossando cavigliere o smartwatch. Il programma viene gestito con la BI Inc e prevede visite periodiche alle sedi dell’ICE o della BI Inc per controlli programmati. Il VeriWatch viene usato in particolare per donne in gravidanza e in moltissimi casi in ospedale genera liti col personale medico. I medici infatti chiedono di togliere il dispositivo in sala operatoria, ma le pazienti temono che la sua rimozione comporti l’arresto e la deportazione. Come ulteriore forma di controllo, oltre alle visite nei centri ICE o BI Inc, i titolari di smartwatch e cavigliere devono inviare proprie foto tramite app per il riconoscimento facciale. Questo infatti è l’altro grande strumento nelle mani dell’agenzia, quello che forse inquieta più di tutti.

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Un’operazione ICE a Minneapolis (Ansa).

Lo spettro del riconoscimento facciale

Dopo i blitz in una zona ad alta densità di “soggetti di interesse” e i relativi arresti, gli agenti possono compiere una verifica incrociata con un’altra app, Mobile Fortify, che utilizza il riconoscimento facciale e fornisce ulteriori dati sulla persona in questione. Nei mesi scorsi questa applicazione è finita al centro di una feroce polemica. In Oregon, a causa di un’identificazione errata, una donna è stata arrestata e poi liberata. E ora è al centro di un processo contro l’ICE. Mobile Fortify fa parte di una famiglia di app legate a quelle che vengono usate dalla CBP (Customs and Border Protection), l’agenzia “sorella” dell’ICE che gestisce gli ingressi nel Paese. Le foto raccolte nel database della CBP sono confluite nell’app e nel tempo sono state usate non solo contro cittadini stranieri, ma anche contro cittadini americani. La gestione di Mobile Fortify è estremamente opaca. Fonti governative, scrive il Wall Street Journal, confermano che l’app è stata sviluppata internamente, ma non è chiaro quali siano i database utilizzati. Il primo è ovviamente quello della CBP, a cui poi si aggiungono fonti secondarie, probabilmente dati presenti sui social, o altri parametri presi da registri di altri dipartimenti. 

L’ICE e il laboratorio americano dello Stato di sorveglianza
Una veglia per Renee Nicole Good (Ansa).

Non è da escludere poi un’integrazione con la stessa Palantir. Nel settembre scorso la società con sede nel Colorado ha iniziato a fornire al governo il software ImmigrationOS. Come ha scritto Business Insider si tratta di un sistema in grado di raccogliere ed elaborare grandi quantità di dati facendoli poi confluire in altre app come ELITE. Numerosi gruppi per i diritti civili e le cause che stanno iniziando a coinvolgere l’ICE come quella in Oregon sottolineano il crescente timore che il programma di espulsioni possa essere solo un assaggio. In futuro nel mirino potrebbero finire “nemici interni”, come dimostra la campagna denigratoria contro Renee Good, la donna di 37 anni uccisa da un agente ICE proprio a Minneapolis. Magari fantomatici “lunatici di sinistra” o peggio, avversari politici.

«X è più simile a un sito porno di deepfake»: l’Ue ancora contro Musk

Il caso di Grok e delle foto deepfake di nudo generate dal chatbot su X continua a far discutere. Dal Parlamento europeo si è levato il grido di 54 eurodeputati, da diversi schieramenti politici. Si parla di esponenti di Ppe, S&D, Renew, Verdi e Sinistra che hanno scritto a Ursula von der Leyen. La richiesta alla presidente della Commissione europea è di «sostenere le alternative europee alle piattaforme di social media dominanti». Hanno spiegato che «X non è più uno strumento aperto ed equilibrato per la comunicazione politica o il giornalismo. Assomiglia a un sito web di pornografia deepfake e a un sistema di trasmissione unidirezionale per lo stesso Musk». L’invito è a non comunicare più attraverso il social e a «indagare e far rispettare con fermezza le nostre leggi, comprese le eventuali leggi penali violate. La creazione di immagini di abusi sui minori è un reato».

Virkkunen: «Stiamo esaminando cosa fare»

Intanto la vice presidente Henna Virkkunen ha parlato della possibilità di considerare la creazione di deepfake sessuali una pratica vietata all’interno delle leggi sull’AI. Ha spiegato: «Il divieto di pratiche dannose nell’ambito dell’IA potrebbe essere rilevante per affrontare il problema dei deepfake sessuali non consensuali e del materiale pedopornografico. Dipende dal tipo di danno che causano». E su Grok ha ricordato: «Abbiamo ordinato alla piattaforma di conservare tutti i documenti e i dati interni ad essa relativi fino alla fine dell’anno. Stiamo ora esaminando in quale misura X possa in ogni caso violare il Dsa e non esiteremo a intraprendere ulteriori azioni se le prove lo suggeriranno».

Davos, le frecciate di Macron a Trump

Parlando al World Economic Forum di Davos, il presidente francese Emmanuel Macron ha puntato il dito contro Donald Trump, affermando che «i nuovi dazi sono inaccettabili, soprattutto se usati come leva contro la sovranità territoriale». Il capo dell’Eliseo, nel suo intervento fitto di frecciate al presidente Usa – che oggi ha condiviso su Truth un messaggio privato dell’omologo transalpino – ha anche affermato che bisogna «smettere di perdere tempo con idee folli» di «imperialismo o di colonialismo», quando invece servirebbe collaborazione. Macron ha inoltre sottolineato che siamo passati a un «mondo senza regole, dove la legge internazionale è calpestata e le ambizioni imperiali tornano alla superficie», caratterizzato da «instabilità e squilibrio sia per la sicurezza per l’economia. «Il mondo pende verso l’autocrazia, nel 2024 ci sono state oltre 60 guerre anche se mi dicono che alcune sono state risolte», ha ironizzato Macron riferendosi al ruolo di pacificatore rivendicato da Trump (atteso in Svizzera il 21 e 22 gennaio). Proseguendo senza citare il tycoon, Macron ha poi dichiarato che «bisogna escludere di accettare passivamente la legge del più forte che porta alla vassallizzazione e alla politica del sangue». Nota di colore, il presidente francese ha iniziato il suo intervento scherzando così: «Viviamo tempi di pace, stabilità e prevedibilità».

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Giorgio Marrapodi Capo della Rappresentanza permanente all’ONU

Il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale ha nominato Giorgio Marrapodi nuovo Ambasciatore e Capo della Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York. Si tratta dell’ex ambasciatore d’Italia in Turchia. Prima di assumere lì l’incarico nel 2022, però, è stato direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo dal 2018 alla Farnesina. Precedentemente è stato ambasciatore in Austria e Capo del Servizio per gli Affari giuridici. Ruolo, quest’ultimo, che lo ha portato a rappresentare il Paese davanti alla Corte internazionale di Giustizia nella causa Germania c. Italia. Marrapodi è già stato alla Rappresentanza permanente d’Italia alle Nazioni Unite a New York dal 1994 al 1998.

Groenlandia, il documento americano del 1916 che smentisce Trump sulla sovranità danese

Una dichiarazione firmata dagli Stati Uniti nel 1916 smentisce le affermazioni di Donald Trump sulla sovranità della Groenlandia. «La Danimarca non può proteggere quella terra, e perché mai dovrebbe avere un “diritto di proprietà”? Non esistono documenti scritti», ha scritto Trump su Truth lunedì 19 gennaio. Ma un documento firmato dall’allora Segretario di Stato americano Robert Lensing, emanato in concomitanza con l’accordo tra Stati Uniti e Danimarca di commerciare con le Indie Occidentali, indica il contrario. Il documento è stato riportato dal Guardian e recita: «Nel procedere oggi alla firma della Convenzione relativa alla cessione delle isole danesi delle Indie Occidentali agli Stati Uniti d’America, il sottoscritto Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, debitamente autorizzato dal suo governo, ha l’onore di dichiarare che il governo degli Stati Uniti d’America non si opporrà all’estensione dei propri interessi politici ed economici da parte del governo danese all’intera Groenlandia».

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Perché Trump vuole la Groenlandia

Groenlandia, il documento americano del 1916 che smentisce Trump sulla sovranità danese
Un post di Trump su Truth.

Donald Trump insiste sul voler annettere la Groenlandia fin dal suo primo mandato. Sostiene che il territorio autonomo del Regno di Danimarca sia un’area di cui gli Stati Uniti «hanno assolutamente bisogno» per la «sicurezza nazionale», sostenendo che l’isola sia circondata da navi russe e cinesi. Una lettura che però si scontra con la presenza storica degli Stati Uniti sull’isola: Washington ha un accordo di difesa con la Danimarca dal 1951 e sulla costa nord-occidentale sorge la Pituffik Space Base, gestita dalla United States Air Force per il rilevamento missilistico e la sorveglianza spaziale. Oltre alla sicurezza, pesa la posizione strategica della Groenlandia, al centro di rotte marittime destinate a moltiplicarsi con lo scioglimento dei ghiacci artici. L’isola è inoltre ricca di risorse naturali – dalle terre rare all’uranio, fino a ferro, zinco, petrolio e gas — e ha già concesso oltre 50 permessi di esplorazione mineraria, anche a società cinesi, un elemento che a Washington viene osservato con crescente preoccupazione.

Allarme per la centrale nucleare di Chernobyl: cosa è successo

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha reso noto che «diverse sottostazioni elettriche ucraine, vitali per la sicurezza nucleare, sono state colpite questa mattina da un’intensa attività militare» e che la centrale di Chernobyl «ha perso tutta l’energia elettrica esterna». Colpite anche le linee elettriche di altri impianti nucleari. «L’Aiea sta monitorando attivamente gli sviluppi per valutare l’impatto sulla sicurezza nucleare», ha aggiunto l’Aiea citando il direttore generale Rafael Grossi.

Kyiv: «La Russia è uno Stato terrorista»

«Gli attacchi sconsiderati della Russia minacciano la sicurezza nucleare. Mentre i funzionari russi parlano dell’importanza delle linee elettriche, le loro forze colpiscono deliberatamente le sottostazioni, mettendo direttamente a repentaglio la sicurezza nucleare e sfidando i ripetuti avvertimenti dell’Aiea». Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha: «La Russia è uno Stato terrorista che crea deliberatamente rischi per la sicurezza nucleare».