Gli Stati Uniti impongono nuove sanzioni all’Iran

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha reso noto di aver imposto nuove sanzioni «contro i funzionari iraniani responsabili della brutale repressione del regime nei confronti del suo stesso popolo», prendendo di mira sette cittadini iraniani e due entità. Tra essi Eskandar Momeni, ministro dell’Interno che «sovrintende alle letali forze repressive della Repubblica Islamica, un’entità chiave responsabile della morte di migliaia di manifestanti pacifici», e Babak Morteza Zanjani, imprenditore che «in passato si era appropriato indebitamente di miliardi di dollari di proventi petroliferi iraniani» e che «ha fornito sostegno finanziario a importanti progetti a sostegno del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica». Scott Bessent, segretario del Tesoro, ha affermato: «Invece di costruire un Iran prospero, il regime ha scelto di sperperare ciò che resta delle entrate petrolifere della nazione nello sviluppo di armi nucleari, missili e terroristi in tutto il mondo».

La minaccia di Teheran: «Gli eserciti europei saranno considerati terroristi»

L’Iran ha lanciato un avvertimento all’Unione europea dopo la recente risoluzione contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. In un messaggio pubblicato su X, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale Ali Larijani ha affermato che «l’Unione Europea sa certamente che, secondo la risoluzione dell’assemblea consultiva islamica, gli eserciti dei Paesi coinvolti nella recente risoluzione dell’Ue contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica sono considerati terroristi», aggiungendo che «pertanto, le conseguenze ricadranno sui Paesi europei che hanno adottato tali misure». Intanto, dagli Stati Uniti è arrivato un nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti di Teheran: nel mirino sono finiti il ministro dell’Interno Eskandar Momeni, alcuni comandanti delle Guardie Rivoluzionarie e le società di servizi finanziari Zedcex Exhange e Zedxion Exchange. «Continueremo a colpire le reti iraniane e l’elite dell’Iran», ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent.

Kevin Warsh è il nuovo presidente della Fed

Come anticipato dai media americani, Donald Trump ha annunciato la nomina di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve. Già membro del Consiglio dei governatori della Banca centrale degli Stati Uniti dal 2006 al 2011 (a 35 anni il più giovane di sempre), Warsh in precedenza – come ha ricordato Trump – aveva ricoperto il ruolo di assistente speciale del Presidente per la politica economica e di segretario esecutivo del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca. Inoltre è stato membro del Dipartimento Fusioni e Acquisizioni di Morgan Stanley & Co., a New York, di cu è stato anche presidente e direttore esecutivo.

«Conosco Kevin da molto tempo e non ho dubbi che passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore», ha assicurato Trump su Truth. Warsh assumerà l’incarico a maggio, quando terminerà il mandato di Jerome Powell.

Mosca: «Tregua fino a domenica, lo ha chiesto Trump»

La Russia ha confermato che Donald Trump ha chiesto una sospensione dei bombardamenti su Kyiv fino a domenica 1° febbraio, con l’obiettivo di favorire condizioni più favorevoli per i negoziati di pace. A riferirlo è il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Ria Novosti, che ha precisato come la richiesta riguardi esclusivamente la capitale ucraina. Intanto il ministero della Difesa russo ha annunciato la «liberazione» dei villaggi di Ternovatoye, nella regione di Zaporizhzhia, e di Berestok nell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, secondo quanto riportato dall’agenzia Tass.

Le accuse di Mosca: «Kyiv risponde con i bombardamenti ai negoziati»

L’ambasciatore straordinario del ministero degli Esteri russo per i «crimini del regime di Kyiv», Rodion Miroshnik, ha accusato l’Ucraina di aver reagito a ogni iniziativa per la pace «con un aumento dei bombardamenti su obiettivi civili o nuovi attacchi terroristici». In conferenza stampa ha sottolineato che l’intensità degli attacchi e il numero di vittime civili «sono cresciuti in modo esponenziale e sono direttamente correlati all’intensificazione del processo di mantenimento della pace». Miroshnik non ha invece fatto alcun riferimento alla presunta tregua dei bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche ucraine, definita ieri dal presidente Usa come un risultato positivo del dialogo con Vladimir Putin.

Separatisti dell’Alberta a Washington, Carney: «Trump rispetti la sovranità del Canada»

Nuovo capitolo delle tensioni tra Stati Uniti e Canada. Alcuni esponenti del movimento separatista della provincia dell’Alberta – ricca di petrolio – avrebbero incontrato più volte funzionari statunitensi al Dipartimento di Stato: circostanza che ha provocato la reazione del premier canadese Mark Carney, il quale ha dichiarato di aspettarsi che il presidente Usa Donald Trump «rispetti la sovranità» del suo Paese. «Sono sempre molto chiaro su questo punto nelle mie conversazioni con lui. E poi passo a ciò che possiamo fare insieme», ha detto Carney.

Ci sono stati almeno tre incontri a Washington: la richiesta dei separatisti

Secondo fonti a conoscenza degli incontri colloqui, i leader dell’Alberta Prosperity Project (App), movimento di estrema destra che promuove l’indipendenza della provincia canadese, da aprile 2025 si sarebbero recato in almeno tre occasioni a Washington. «Gli Stati Uniti sono estremamente entusiasti di un’Alberta libera e indipendente», ha detto al Financial Times Jeff Rath, consulente legale dell’App, sostenendo di avere «un rapporto molto più solido» con l’Amministrazione Trump rispetto a quella di Carney. Secondo alcune fonti, l’App intende chiedere una linea di credito da 500 miliardi di dollari, destinata a sostenere finanziariamente l’Alberta nel caso in cui venisse approvato un referendum per l’indipendenza. Dal Dipartimento del Tesoro è arrivata in tal senso una smentita, anche se il segretario Scott Bessent ha definito l’Alberta «un partner naturale per gli Stati Uniti». Un portavoce del Dipartimento di Stato ha precisato che l’Amministrazione «incontra regolarmente esponenti della società civile» e «che non è stato assunto alcun impegno». Sulla stessa linea la Casa Bianca.

In Alberta tre residenti su dieci sono a favore della separazione

In tutto questo David Eby, premier della provincia della Columbia Britannica, ha accusato «tradimento» il gruppo di attivisti per l’indipendenza dell’Alberta che ha incontrato funzionari dell’Amministrazione Trump. Secondo recenti sondaggi Ipsos, circa tre residenti su dieci in Alberta e Quebec voterebbero a favore della separazione. A differenza da quanto successo in Quebec, però, il movimento indipendentista dell’Alberta non ha mai acquisito una vera trazione politica.

Per la prima volta l’Idf ammette oltre 71 mila vittime accertate a Gaza

L’esercito israeliano ha riconosciuto come attendibili i numeri del ministero della Salute di Gaza secondo cui 71.667 palestinesi sono stati uccisi durante la guerra iniziata dopo il 7 ottobre 2023. Lo scrive Haaretz. Secondo il ministero di Gaza, i morti accertati comprendono esclusivamente le persone uccise dal fuoco israeliano, escludendo chi è deceduto per fame o per malattie aggravate dal conflitto. L’ammissione da parte dell’esercito arriva dopo mesi in cui il governo israeliano aveva definito quei numeri inaffidabili, senza produrre dati alternativi e nonostante diverse organizzazioni internazionali avessero già esaminato le cifre considerandole attendibili.

Com’è stato calcolato il numero delle vittime accertate a Gaza

I numeri del ministero della Salute di Gaza sono stati calcolati attraverso un sistema di registrazione nominale. Oltre il 90 per cento dei morti è identificato con nome, data di nascita e numero di documento. Circa l’80 per cento delle informazioni proviene dagli obitori degli ospedali della Striscia. Il resto arriva dalle famiglie, ma solo dopo una verifica legale dei decessi. Il calcolo non distingue tra combattenti e civili, ma le stime delle organizzazioni internazionali indicano un’altissima percentuale di morti civli. Action on Armed Violence, con sede nel Regno Unito, ha stimato che per ogni combattente ucciso sarebbero morti circa cinque civili, il che implicherebbe che oltre l’80 per cento delle vittime siano civili.

Per la prima volta l’Idf ammette oltre 71 mila vittime accertate a Gaza
Il quartiere di Sheikh Radwan a Gaza City (Ansa).

Lancet stima oltre 100 mila morti

Nei primi mesi del conflitto sono emersi errori e duplicazioni, poi corretti con revisioni e cancellazioni di casi dubbi. Dopo questi aggiustamenti, ricercatori indipendenti non hanno riscontrato anomalie significative. Diverse analisi indicano però che il bilancio reale potrebbe essere più alto. Le stime ufficiali infatti non includono chi è morto per cause indirette, né i dispersi sotto le macerie. Studi accademici recenti, come quello di Lancet, suggeriscono che le vittime potrebbero superare le 100 mila.

Zelensky smentisce la “tregua energetica” annunciata da Trump

Non esiste un accordo ufficiale di cessate il fuoco sugli obiettivi energetici tra Ucraina e Russia. Lo ha detto Volodymyr Zelensky, spiegando che si tratta di un’iniziativa proposta dagli Stati Uniti e personalmente da Donald Trump e che al momento è «una possibilità», piuttosto che un vero e proprio accordo. Zelensky ha poi affermato che se Mosca interromperà gli attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina, Kyiv «in cambio si asterrà dal colpire i siti energetici russi».

Continuano gli attacchi: pioggia di dron russi nella notte

Nella notte intanto si sono verificati nuovi massicci attacchi russi. Mosca ha lanciato sul territorio ucraino un missile balistico Iskander-M e 111 droni d’attacco, tra cui Shahed, Gerbera, Italmas e velivoli di altri tipi, secondo quanto riferito dall’Aeronautica militare di Kyiv. Di contro, il ministero della Difesa russo ha comunicato l’abbattimento di 18 droni ucraini, precisando che cinque erano in volo sul territorio della Repubblica di Crimea, due sul Mar Nero, due nella regione di Rostov, uno nella regione di Astrakhan e uno nella regione di Kursk.

Kevin Warsh verso la presidenza della Fed

Con ogni probabilità sarà Kevin Warsh, ex governatore della Federal Reserve, la scelta di Donald Trump per sostituire Jerome Powell alla presidenza della Banca centrale degli Stati Uniti d’America. Lo riportano i principali media americani, tra cui il New York Times, il Financial Times e il Wall Street Journal. L’annuncio, come ha affermato lo stesso presidente degli Stati Uniti, dovrebbe arrivare in giornata.

Era arrivato vicino all’incarico durante il primo mandato di Trump

Il mandato dell’attuale presidente, aspramente criticato dal capo della Casa Bianca, terminerà a maggio e Trump ha detto il 29 gennaio di aver scelto al suo posto «qualcuno di molto bravo», aggiungendo poi: «Molti pensano che si tratti di qualcuno che avrebbe potuto essere lì qualche anno fa». Sarebbe questo un chiaro riferimento a Warsh, che The Donald aveva quasi scelto come presidente della Fed durante il suo primo mandato, prima di puntare su Powell.

Warsh di recente ha aperto a tassi di interesse più bassi

Sono quattro i finalisti: Warsh, Christopher Waller (attuale governatore della Fed), Rick Rieder (dirigente del colosso finanziario BlackRock) e Kevin Hassett (direttore del National Economic Council della Casa Bianca). In passato The Donald aveva lasciato intendere che fosse quest’ultimo il favorito. Poi il cambio di rotta su Warsh, che ha fatto parte del Consiglio dei governatori della Fed dal 2006 al 2011 e ha fornito consulenza a Trump in materia di politica economica. Nonostante la fama di falco anti-inflazione, Warsh di recente ha aperto a tassi più bassi: esattamente ciò che chiede il presidente Usa, da mesi in rotta di collisione con Powell proprio su questo tema.

A New York un uomo ha cercato di liberare Luigi Mangione

Mercoledì sera un uomo si è presentato all’ingresso del Metropolitan Detention Center di Brooklyn e ha tentato di liberare Luigi Mangione, detenuto in attesa dei processi per l’omicidio dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare, Brian Thompson. L’uomo si è finto un agente dell’FBI, dichiarando di avere un ordine del giudice per liberare Mangione, ma gli agenti del carcere non gli hanno creduto: poche ore dopo, è stato arrestato e ora si trova detenuto nello stesso istituto.

Nello zaino una forchetta da barbecue e un tagliapizza

La persona fermata è Mark Anderson, 36 anni, originario del Minnesota. Anderson è arrivato nel carcere intorno alle 18.50, ha mostrato ai secondini una patente del Minnesota al posto delle credenziali federali e ha lanciato alcuni documenti, affermando di essere armato. Le carte, visionate successivamente da un agente dell’FBI, riguardavano presunte azioni legali contro il Dipartimento di Giustizia. Nella sua borsa gli agenti hanno trovato una forchetta da barbecue e una piccola lama circolare in acciaio, simile a un tagliapizza. Anderson è comparso davanti a un giudice federale a Brooklyn con l’accusa di impersonificazione di pubblico ufficiale. Il giudice ha disposto la custodia cautelare senza cauzione.

In che fase sono i processi su Luigi Mangione

L’episodio arriva in una fase delicata per Mangione. Poche ore prima dell’arresto di Anderson, la procura di Manhattan ha chiesto di fissare al 1° luglio l’inizio del processo statale. Venerdì è invece prevista un’udienza nel procedimento federale, in cui la giudice potrebbe già decidere se autorizzare i pubblici ministeri a richiedere la pena di morte. Mangione si è dichiarato non colpevole in entrambi i procedimenti.

Crans-Montana: «Le lacune nella sicurezza note al Comune ben prima del rogo»

La situazione del Le Constellation a livello di sicurezza era «probabilmente già nota al Comune ben prima dell’incendio del primo gennaio 2026». Lo hanno scritto le tre pm che stanno conducendo l’indagine, nel provvedimento di una ventina di pagine con cui hanno respinto la richiesta del municipio di Crans-Montana di costituirsi parte civile.

Cosa hanno scritto le pm

Dopo aver elencato le varie colpe dei proprietari e gestori del locale, le magistrate del Canton Vallese hanno scritto che «ci sono inoltre motivi per ritenere che il Comune abbia mancato al suo dovere di far rispettare le varie norme a lui incombenti per salvaguardare la vita e l’integrità fisica degli avventori» e che «tali mancanze potrebbero essere attribuite sia ai dipendenti che ai membri attuali ed ex membri del consiglio comunale». Le pm hanno poi rimproverato all’Amministrazione di Crans-Montana di essersi «limitata a elencare diverse violazioni del diritto edilizio, senza spiegare alcun nesso causale tra queste e i reati perseguiti e senza tentare di dimostrare la veridicità delle violazioni». E poi, soprattutto: «Il Comune non spiega perché l’eventuale disattivazione dell’uscita di sicurezza del seminterrato costituirebbe un problema strutturale di interesse edilizio e probabilmente non aveva adottato alcuna misura repressiva in merito alle presunte violazioni delle norme edilizie che ora riscontra, sebbene la situazione gli fosse probabilmente già nota ben prima dell’incendio del primo gennaio 2026».

Trump ha detto che Putin «ha accettato di non attaccare l’Ucraina per una settimana»

Vladimir Putin ha accettato la richiesta di Donald Trump di sospendere per una settimana gli attacchi sull’Ucraina, visto il drastico calo delle temperature nei prossimi giorni. Lo ha annunciato lo stesso presidente Usa. Fonti dell’ufficio presidenziale ucraino avrebbero confermato ufficiosamente che la tregua, concordata con gli americani, è stata discussa ad Abu Dhabi. Ma non ci sono conferme sul cessate il fuoco di una settimana. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, si è limitato a dire di non poter commentare la notizia.

Trump ha detto che Putin «ha accettato di non attaccare l’Ucraina per una settimana»
Vladimir Putin (Ansa).

Non è chiaro se si tratti di una tregua energetica o meno

«A causa del freddo estremo, ho chiesto personalmente al presidente Putin di non aprire il fuoco su Kyiv e le altre città per una settimana durante questo periodo e lui ha accettato di farlo. E devo dire che è stato molto bello». Quella che si potrebbe prospettare (e che forse è già iniziata) sarebbe però una “tregua energetica”. Eventuali raid contro le centrali ucraine, infatti, complicherebbero ulteriormente la fornitura dei servizi di riscaldamento e elettricità, che già riscontra criticità. L’annuncio di Trump, peraltro, segue a stretto giro l’allarme lanciato da Volodymyr Zelensky per nuovi attacchi russi alle centrali elettriche.

Trump ha detto che Putin «ha accettato di non attaccare l’Ucraina per una settimana»
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Le temperature potrebbero scendere fino a -30 gradi

Per quanto riguarda le rigide temperature in arrivo, secondo il Centro Idrometeorologico Ucraino tra il primo e il 3 febbraio potrebbero scendere di notte fino a -30 gradi in alcune parti del Paese. Dove i problemi relativi alle forniture abbondano. L’amministrazione comunale di Kyiv, per fare un esempio, ha denunciato che 613 condomini della città sono al momento senza riscaldamento. Per sostenere il sistema energetico ucraino, la Commissione europea e la Banca europea per gli investimenti hanno stanziato altri 50 milioni di euro alla società energetica statale ucraina Naftogaz. Il sostegno totale dell’Ue per gli acquisti di gas di emergenza destinati all’Ucraina per l’inverno 2025-2026 è di 977 milioni di euro.

Il prossimo vertice sull’Ucraina negli Emirati non sarà un trilaterale

La prossima tornata di colloqui ad Abu Dhabi sul possibile accordo per la risoluzione del conflitto in Ucraina – che si terrà il primo febbraio – non vedrà la partecipazione di una delegazione statunitense. Niente trilaterale, dunque, ma “solo” un bilaterale tra le delegazioni di Mosca e Kyiv. Lo ha dichiarato il consigliere presidenziale russo Yury Ushakov. «È così che americani e ucraini si sono accordati tra loro: tenere un contatto bilaterale a un livello inferiore», ha affermato in un’intervista, rispondendo alle domande sul motivo per cui Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca, e Jared Jushner, genero di Donald Trump, questa volta non prenderanno parte ai colloqui negli Emirati Arabi Uniti.

I pasdaran sono stati inseriti nella lista Ue dei terroristi

I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno trovato un’intesa per la designazione a livello Ue del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica come organizzazione terroristica. «La repressione non può restare senza risposta. Ogni regime che uccide migliaia di suoi concittadini sta lavorando per la propria rovina», ha scritto su X Kaja Kallas, alto rappresentante per gli Affari esteri e la sicurezza Ue, sottolineando che la designazione porrà i pasdaran «sullo stesso piano di Daesh, Hamas, Hezbollah e al-Qaeda». La proposta di Antonio Tajani al Consiglio Affari Esteri dell’Ue di inserire i Guardiani della rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche aveva portato le autorità iraniane a convocare Paola Amadei, ambasciatrice italiana a Teheran.

Il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di imporre misure restrittive nei confronti di 15 persone e sei entità per gravi violazioni dei diritti umani in Iran e al sostegno militare fornito alla Russia contro l’Ucraina. Le misure sono state imposte nei confronti di 15 persone e sei entità. Tra esse Eskandar Momeni, ministro dell’Interno e capo del Consiglio di sicurezza nazionale, Mohammad Movahedi-Azad, procuratore generale, e Iman Afshari, giudice presidente. E poi comandanti del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, alti ufficiali della polizia e delle forze di sicurezza.

«Accolgo con favore l’accordo politico sulle nuove sanzioni contro il regime omicida iraniano e sulla designazione del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica come organizzazione terroristica. Era dovuto da tempo. “Terrorista” è proprio il nome con cui si definisce un regime che soffoca nel sangue le proteste del proprio popolo. L’Europa è al fianco del popolo iraniano nella sua coraggiosa lotta per la libertà», ha scritto su X Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue.

Il ministro degli Esteri iraniano: «Grave errore strategico»

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha accusato l’Europa di contribuire all’escalation delle tensioni regionali, definendo un «grave errore strategico» l’inserimento dei pasdaran nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche.

Un’altra nave Usa verso il Medio Oriente: è la decima

Un’ulteriore unità navale degli Stati Uniti ha raggiunto il Medio Oriente, alimentando le ipotesi su un possibile nuovo intervento militare contro l’Iran. A darne conto sono le informazioni ricavate dai sistemi di monitoraggio del traffico marittimo, secondo quanto riportato dalla Bbc Verify. Il cacciatorpediniere lanciamissili USS Delbert D. Black è stato individuato mentre attraversava il Canale di Suez in direzione del Golfo. Nella regione si troverebbero ora almeno dieci navi da guerra statunitensi, tra cui anche la portaerei USS Abraham Lincoln.

Cosa ha detto lo “zar dei confini” Homan in conferenza stampa a Minneapolis

Lo “zar dei confini” Tom Homan, inviato da Donald Trump in Minnesota contestualmente alla rimozione di Gregory Bovino – comandante della Border Patrol rispedito in California – ha parlato in conferenza stampa, promettendo di «ristabilire la legge e l’ordine» a Minneapolis, dove le forze dell’ordine hanno già ucciso due persone che si stavano opponendo ai controlli anti-migranti.

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Lo “zar dei confini” promette «azioni mirate»

«La sicurezza della comunità è fondamentale», ha affermato Homan, sostenendo che i milioni di illegali entrati sotto l’Amministrazione Biden rappresentando una minaccia per i cittadini. Riconoscendo la necessità di «miglioramenti» nelle operazioni relative all’immigrazione, Homan ha di aver chiesto all’Ice e alla polizia di frontiera di lavorare a un «piano di riduzione»: con più criminali dietro le sbarre, ha spiegato, gli agenti si concentrerebbero sul lavoro in carcere e meno sulle operazioni di strada. Lo “zar dei confini” ha inoltre assicurato che gli agenti federali condurranno «operazioni mirate» contro persone che hanno storie criminali o di immigrazione illegale.

Cosa ha detto lo “zar dei confini” Homan in conferenza stampa a Minneapolis
Tom Homan (Ansa).

Homan: «Non voglio veder morire nessuno»

«Non voglio vedere nessuno morire, né gli agenti, né i membri della comunità, né gli obiettivi delle nostre operazioni», ha poi dichiarato Homan. E poi: «Voglio chiarire che gli agenti dell’Ice e della Border Patrol svolgono i loro compiti in un ambiente difficile, in circostanze tremende, ma cercano di farlo con professionalità. In caso contrario, saranno giudicati come avviene in qualsiasi altra agenzia federale, abbiamo standard di condotta». Infine: «Se non vi piace quello che facciamo, protestate. Chiedo solo che lo facciate in modo pacifico. Ma minacciare le forze dell’ordine, ostacolarle, impedire il loro operato e aggredirle non è mai accettabile e non ci sarà alcuna tolleranza».

Crans-Montana, indagata una quarta persona per il rogo di Capodanno

Si allarga il fronte degli indagati per l’incendio scoppiato nella notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana. Secondo quanto riferito dall’emittente svizzera Rts, la procura ha iscritto nel registro una quarta persona: il responsabile del servizio di pubblica sicurezza del Comune, che sarà ascoltato dagli inquirenti il 6 febbraio. L’audizione sarebbe collegata alla mancanza di verifiche effettuate dall’amministrazione comunale, a partire dal 2019, nei confronti del bar-discoteca teatro della tragedia. In precedenza risultavano già indagati i coniugi Jacques e Jessica Moretti e un ex responsabile della sicurezza del municipio di Crans-Montana. Resta invece fuori dall’inchiesta il sindaco del paese, Nicolas Féraud.

L’Iran sta allentando il blackout di internet

Le autorità iraniane hanno iniziato ad allentare il blackout di internet imposto l’8 gennaio. I dati di Cloudflare e Kentik mostrano che da martedì il traffico internet verso l’Iran è risalito in modo disomogeneo, arrivando in alcuni momenti a circa il 60 per cento dei livelli precedenti allo shutdown. La connettività è a macchia di leopardo, con picchi irregolari che indicano un controllo ancora attivo delle connessioni. Secondo Filterwatch, alcuni servizi come Google, Bing e ChatGPT risultano accessibili solo in determinate province, mentre molte piattaforme social e di messaggistica restano inutilizzabili o instabili. Nel mentre, gli Stati Uniti hanno rafforzato la pressione su Teheran dispiegando una flotta navale guidata dalla portaerei USS Abraham Lincoln, minacciando un intervento militare in assenza di un accordo sul programma nucleare.

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Il blackout, imposto dopo quasi due settimane di proteste antigovernative, ha oscurato la repressione più violenta degli ultimi anni e ha avuto un costo economico elevato. Un ministro iraniano ha stimato perdite fino a 36 milioni di dollari al giorno. Interi settori produttivi si sono fermati e dirigenti d’azienda hanno potuto collegarsi a internet solo per mezz’ora, sotto monitoraggio governativo, nei locali della Camera di commercio di Teheran. Sul piano internazionale, Donald Trump ha scritto che il tempo per Teheran «sta finendo» e che la flotta statunitense è pronta ad agire «con velocità e violenza» se l’Iran non negozierà un accordo che gli impedisca di produrre armi nucleari. Il segretario di Stato Marco Rubio ha detto al Senato che il governo iraniano è «probabilmente più debole che mai», pur restando in grado di colpire le forze statunitensi nella regione.

Gli agenti dell’Ice saranno al Super Bowl 2026

Gli agenti dell’Ice saranno presenti al Super Bowl 2026, in programma al Levi’s Stadium di Santa Clara in California il prossimo 8 febbraio. Funzionari locali hanno confermato ai media del posto che i federali dell’Immigration and Customs Enforcement dovrebbero essere schierati in occasione della finale del campionato Nfl che vedrà impegnati sul campo i Seattle Seahawks e i New England Patriots. Ancora nessuna conferma da parte del DHS, il Dipartimento di Sicurezza interna degli Stati Uniti cui l’Ice fa capo. Il vice segretario Tricia McLaughlin: «Non riveleremo operazioni future né discuteremo del personale. Chi si trova in città legalmente, comunque, non ha nulla da temere».

Gli agenti dell’Ice saranno al Super Bowl 2026
Un match di Nfl al Levi’s Stadium (Ansa)

L’Ice al Super Bowl 2026: dove saranno impiegati gli agenti

In attesa di annunci ufficiali anche dal Dipartimento di sicurezza, il San Jose Spotlight ha anticipato che decine di agenti dell’Ice saranno schierati sia all’interno del Levi’s Stadium sia nelle aree esterne tra cui i parcheggi dello stadio e le zone periferiche da cui si avvicineranno i tifosi attesi sugli spalti. Secondo Peter Ortiz, consigliere del distretto cinque di San José, si tratterà del dispiegamento più massiccio di agenti nella contea di Santa Clara da quando il presidente Trump (che non assisterà alla partita, a meno di ripensamenti dell’ultimo minuto) ha avviato le operazioni anti-immigrazione nel Paese. «Voglio essere assolutamente chiaro: nessuno è al di sopra della legge», ha spiegato Otto Lee, presidente del Consiglio di sorveglianza della contea commentando la presenza degli agenti federali. «Se qualcuno entrerà mascherato, diffondendo terrore, violando la legge o minacciando i residenti, verrà arrestato dai nostri sceriffi».

Gli agenti dell’Ice saranno al Super Bowl 2026
Alcuni agenti dell’Ice in Minnesota (Ansa).

Il sindaco di San José ai cittadini: «Difenderemo le vostre libertà»

Dura la presa di posizione del sindaco di San José, Matt Mahan. «So che c’è grande paura», ha scritto in un post su X. «Mentre ci prepariamo alla minaccia che l’Ice possa condurre attività di controllo in città, voglio chiarire una cosa: i nostri agenti di polizia garantiranno la sicurezza. Non interferiranno con i federali ma proteggeranno voi, le vostre libertà e la nostra città». Si sta mobilitando anche il Rapid Response Network, gruppo di volontari che monitora e documenta l’attività degli agenti federali dell’Ice con l’intento di fornire supporto gratuito agli immigrati. «Come per tutti i grandi eventi sportivi, il nostro team rafforzerà la sua preparazione per affrontare tutte le preoccupazioni della comunità e rispondere con responsabilità e attenzione», ha detto un portavoce al San Jose Spotlight. «Vogliamo che le persone sappiano che non sono sole».

Ue, Kallas: «Inseriremo la Russia nella lista nera del riciclaggio»

Arrivando al Consiglio Affari Esteri, l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha messo in dubbio la reale volontà russa di arrivare a una soluzione negoziata nel conflitto in Ucraina, spiegando che «assistiamo anche ai colloqui ad Abu Dhabi, ma da parte russa sono presenti solo militari che non hanno il mandato di concordare nulla, il che significa che non sono affatto seriamente intenzionati a raggiungere la pace. È esattamente il contrario». Nello stesso contesto, Kallas ha annunciato che Bruxelles intende inserire la Russia «nella lista nera del riciclaggio di denaro, perché sta utilizzando questi mezzi per finanziare la guerra». Kallas ha anche riferito che i ministri degli Esteri dell’Ue dovrebbero concordare l’inserimento delle Guardie Rivoluzionarie iraniane nella lista europea delle organizzazioni terroristiche dopo la repressione delle proteste, ribadendo che «se agisci come un terrorista, dovresti anche essere trattato come un terrorista».

Kallas: «No a un esercito comune»

Sul fronte della difesa, Kallas ha escluso la nascita di un esercito comunitario autonomo, chiarendo che «ogni paese europeo ha un esercito e gli eserciti di 23 paesi fanno anche parte delle strutture della Nato. Non riesco a immaginare che i Paesi creeranno un esercito europeo separato». Kallas ha inoltre sottolineato: «Per me è comprensibile che nell’esercito sia necessaria una catena di comando molto chiara e comprensibile, in modo che, quando succede qualcosa, sia chiaro chi dà ordini a chi», avvertendo che «se creiamo strutture parallele, finiremo solo per confondere le idee. Sapete, in tempi difficili, gli ordini potrebbero semplicemente cadere nel vuoto».

La Federal Reserve lascia i tassi invariati

La Federal Reserve ha deciso di mantenere invariato il costo del denaro, confermando i tassi nella forchetta compresa tra il 3,50 per cento e il 3,75 per cento, dopo una fase segnata da tre tagli consecutivi. La scelta arriva mentre c’è un’indagine in corso nei confronti del presidente Jerome Powell, e non ha raccolto il consenso unanime del board: dieci i voti favorevoli, due quelli contrari, espressi dai governatori Stephen Miran, nominato da Donald Trump, e Christopher Waller, attualmente in corsa per la guida della Fed. La banca ha sottolineato che «L’incertezza sulle prospettive economiche resta elevata», ribadendo al tempo stesso che continuerà a «osservare attentamente i prossimi dati per valutarne gli effetti sull’evoluzione del quadro economico».