L’Eurogruppo ha indicato il croato Boris Vujčić come candidato a ricoprire il ruolo di vicepresidente della Banca centrale europea, destinato a prendere il posto di Luis De Guindos, il cui mandato si concluderà a maggio. La decisione è maturata a Bruxelles e rappresenta un passaggio politico preliminare: ora spetterà al Consiglio adottare la raccomandazione formale da trasmettere al Consiglio europeo, che avrà l’ultima parola sulla nomina, dopo aver consultato la Bce e il Parlamento europeo.
Come si è arrivati alla designazione di Boris Vujčić
Vujčić, alla guida della banca centrale della Croazia dal 2012, è emerso al termine di una selezione che ha visto restringersi il numero dei candidati, inizialmente sei, nel contesto di un negoziato tra i Paesi dell’area euro finalizzato a raggiungere una maggioranza qualificata rafforzata. La sua designazione potrebbe inoltre favorire un maggiore equilibrio nella composizione geografica del consiglio direttivo della Bce, con l’ingresso di un rappresentante di uno Stato membro che ha aderito all’Eurozona in tempi più recenti.
Era particolarmente attesa l’emissione del cedolino del personale della scuola per il mese di gennaio 2026 in vista dell’applicazione pratica del rinnovo contrattuale per il triennio 2022-2024. E le aspettative sono state premiate. La firma definitiva del nuovo accordo, avvenuta il 23 dicembre 2025, ha sbloccato le risorse destinate a circa 1 milione 200 mila lavoratori tra personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata). È lo stesso ministero dell’Istruzione e del Merito a garantire l’arrivo degli aumenti degli stipendi mensili e il pagamento degli arretrati maturati negli anni precedenti per il ritardo del rinnovo stesso. Il dicastero di Viale Trastevere ha gestito le procedure in tempi ridotti per assicurare che i benefici economici fossero visibili già nel primo mese dell’anno, confermando una gestione amministrativa orientata all’efficienza. L’accordo si inserisce in un piano di interventi pluriennali che avranno quale obiettivo quello di stabilizzare il potere d’acquisto dei dipendenti del pubblico impiego degli istituti statali.
Cedolino personale scuola gennaio 2026: cifre e modalità di erogazione
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).
La visione del cedolino degli insegnanti e del personale Ata del mese di gennaio 2026 permette di individuare le somme specifiche attribuite alle diverse categorie professionali. Per quanto riguarda gli aumenti a regime, i docenti percepiscono circa 150 euro mensili aggiuntivi, mentre per il personale Ata l’incremento si attesta su 110 euro. Parallelamente, il 13 gennaio 2026 è stata effettuata un’emissione straordinaria per il pagamento degli arretrati relativi al periodo 2022-2024. La distribuzione delle somme avviene secondo i seguenti parametri:
gli arretrati per il personale docente ammontano a 1.948 euro;
gli arretrati per il personale Ata sono pari a 1.427 euro;
l’indennità una tantum, di circa 145 euro per i docenti, sarà erogata nel mese di febbraio 2026;
la verifica degli importi è disponibile sulla piattaforma digitale Noipa;
gli aumenti totali stimati dopo tre rinnovi contrattuali raggiungono i 416 euro mensili, considerando anche quello per il quale partiranno, a breve, i nuovi tavoli contrattuali all’Aran per il triennio 2025-2027.
Prospettive contrattuali e dichiarazioni del ministero
In merito alle operazioni in corso, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha dichiarato: «Abbiamo mantenuto la promessa. Aumenti e arretrati già in pagamento da gennaio 2026. Un investimento concreto sul personale scolastico, con una tempistica senza precedenti. Il lavoro continua già sul contratto 2025–2027». Tuttavia, l’attività amministrativa non si esaurisce con i pagamenti di questo mese. Sono infatti già state avviate le procedure di rinnovo del contratto per il triennio successivo attraverso l’invio della proposta di atto di indirizzo alla Funzione pubblica. Questo passaggio permetterà all’Aran di convocare i rappresentanti sindacali per l’apertura delle nuove trattative. Contestualmente, è stato siglato un accordo per la distribuzione delle risorse del fondo di istituto, da assegnare al personale tramite una contrattazione specifica all’interno di ogni singola scuola e finalizzata a valorizzare le attività aggiuntive svolte in sede.
La corretta procedura di richiesta dei valori aggiornati dell’Isee 2026 rappresenta il quesito principale di migliaia di nuclei familiari che, a partire dal 1° gennaio scorso, hanno presentato la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). L’Inps, con il messaggio del 12 gennaio 2026, numero 102, ha fornito chiarimenti cruciali sulla riforma introdotta dalla legge di Bilancio (L. 199 del 30 dicembre 2025). L’istituto previdenziale ha precisato che il nuovo valore dell’indicatore è indispensabile per accedere a specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione. Sebbene le domande siano state inoltrate, molti cittadini hanno notato che l’attestazione ufficiale non riporta ancora le cifre ricalcolate secondo i nuovi parametri. Si tratta di un’operazione tecnica complessa che l’ente gestirà in modo automatico. Chi ha già provveduto alla compilazione non deve presentare una nuova istanza, ma semplicemente attendere la conclusione delle procedure interne prevista entro la fine del mese di gennaio.
Isee, valori aggiornati 2026 dall’Inps: quando arrivano?
Indicatore della situazione economica equivalente – Isee (Imagoeconomica).
Per chi ha già sottoscritto la Dsu all’inizio dell’anno, la buona notizia è che non è necessario intraprendere alcuna azione aggiuntiva. L’istituto ha confermato che il calcolo del nuovo indicatore avverrà d’ufficio per tutti i richiedenti, indipendentemente dalla modalità di presentazione (precompilata od ordinaria). Tuttavia, al momento attuale, consultando la propria area riservata o scaricando l’attestazione ufficiale, non compare ancora il dato ricalcolato con i parametri della riforma 2026. Tale valore sarà comunicato ufficialmente ai richiedenti entro la fine del mese di gennaio mediante una comunicazione diretta da parte dell’Inps. L’intervallo tecnico è dovuto all’adeguamento dei sistemi informatici necessari per recepire le soglie più alte previste per le famiglie con tre o più figli. Una volta completata la migrazione dei dati, l’attestazione verrà integrata retroattivamente, garantendo la correttezza dei parametri economici.
Cosa cambia con il nuovo Isee 2026?
La riforma agisce su specifici parametri per abbassare l’indicatore delle famiglie numerose. Il messaggio numero 102 chiarisce che il nuovo calcolo si applica prioritariamente a cinque prestazioni specifiche erogate dall’ente. Per queste misure, la franchigia sulla casa di abitazione sale a 91 mila 500 euro, ovvero a 120 mila euro per chi risiede nei capoluoghi delle Città Metropolitane, con un ulteriore bonus di 2 mila 500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Le prestazioni interessate al calcolo agevolato sono:
l’Assegno di inclusione (Adi);
il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
l’Assegno unico e universale per i figli a carico;
il bonus asilo nido e il supporto domiciliare;
il bonus nuovi nati da 1.000 euro.
Questa differenziazione significa che una famiglia potrebbe trovarsi con due valori diversi: un Isee ordinario per prestazioni come le tasse universitarie e un Isee valori aggiornati 2026, più basso, per i sostegni alla genitorialità.
Domande Adi in istruttoria e scadenza Assegno unico
Banconote (Freepik).
Le domande presentate per l’Assegno di inclusione (Adi) o per le altre prestazioni legate ai figli restano attualmente in uno stato di istruttoria. Questo non deve allarmare i richiedenti: l’ente ha previsto che tutte le istanze sospese vengano riesaminate non appena il valore successivo alla riforma della legge di Bilancio 2026 sarà disponibile. Per quanto riguarda l’Assegno unico universale, è fondamentale che la Dsu venga comunicata o aggiornata entro il 28 febbraio 2026. Se l’indicatore non risulta attestato entro tale data, da marzo l’erogazione avverrà con l’importo minimo previsto dalla legge. Presentando la domanda tempestivamente, le famiglie con tre o più figli potranno beneficiare delle nuove maggiorazioni della scala di equivalenza, che per i nuclei più numerosi passano da 0,25 per tre figli fino a 0,55 per chi ha cinque o più figli a carico, assicurando un sostegno economico proporzionato alle reali necessità del nucleo.
L’Inps ha aggiornato le procedure per la presentazione della domanda integrativa del bonus mamme, recependo le importanti novità introdotte dalla legge 30 dicembre 2025, numero 199. In particolare, il comma 207, dell’articolo 1 della legge di Bilancio 2026 ha modificato i requisiti di accesso e l’entità del beneficio, elevando la quota mensile a 60 euro mensili. Mediante il messaggio numero 147 del 15 gennaio 2026, l’ente di previdenza ha confermato che le lavoratrici madri possono ora inviare un’istanza per recuperare le mensilità non percepite o non incluse nelle precedenti richieste. L’integrazione risulta fondamentale per allineare le nuove soglie di reddito previste, fissate a 40 mila euro annui, e per includere le categorie di lavoratrici autonome e professioniste precedentemente escluse. Il termine per regolarizzare la propria posizione scade il 31 gennaio 2026.
Domanda integrativa bonus mamme, quando bisogna farla?
La sede Inps in piazza della Vittoria, a Genova (Ansafoto).
Il termine perentorio per l’invio della richiesta di integrazione è fissato al 31 gennaio 2026. La data è cruciale per diverse tipologie di lavoratrici che intendano beneficiare delle nuove disposizioni normative. Innanzitutto, devono presentare l’istanza coloro che hanno già inoltrato una domanda entro il 9 dicembre 2025, ma che necessitino di includere mesi precedentemente omessi. Inoltre, la scadenza riguarda chi ha maturato i requisiti nel periodo compreso tra il 10 e il 31 dicembre 2025. L’Inps ha precisato che:
le lavoratrici devono verificare l’esito dei controlli automatici sul portale;
è possibile correggere i dati relativi al pagamento entro la fine del mese;
la domanda integrativa serve a coprire i periodi di vigenza del rapporto di lavoro non richiesti;
le somme spettanti da gennaio a novembre 2026 verranno liquidate in un’unica soluzione a dicembre 2026.
Come cambia il bonus per le mamme lavoratrici nel 2026?
La legge di Bilancio 2026 ha innovato la misura, estendendo la platea dei beneficiari e aumentando il valore del contributo. Innanzitutto, l’importo passa dai precedenti 40 euro a 60 euro mensili, risultando inoltre non imponibile ai fini fiscali e contributivi. La novità più rilevante riguarda l’inclusione delle lavoratrici autonome, delle iscritte alla gestione separata e delle professioniste iscritte alle casse di previdenza. Per accedere al beneficio, le madri lavoratrici devono possedere un reddito da lavoro non superiore a 40 mila euro su base annua. Per inoltrare la domanda integrativa del bonus mamme per l’anno 2026, è necessario seguire il percorso telematico:
accedere all’area «Sostegni, Sussidi e Indennità»;
selezionare «Per genitori»;
cliccare su «Nuovo Bonus mamme».
Tuttavia, le lavoratrici domestiche restano escluse dal beneficio, indipendentemente dal numero di figli o dal reddito percepito.
Cosa spetta a chi diventa mamma nel 2026?
Per le donne che maturino i requisiti nel corso del 2026, la normativa stabilisce criteri precisi legati al numero dei figli e alla loro età. Il contributo di 60 euro mensili spetta per ogni mese di attività lavorativa, ma la durata del beneficio varia a seconda della composizione del nucleo familiare. In particolare, la legge stabilisce i seguenti parametri:
Le somme erogate non rilevano ai fini della determinazione dell’Isee, preservando così l’accesso ad altre agevolazioni sociali. È importante sottolineare che per le madri con più di due figli, il diritto al bonus sussiste a condizione che il reddito non derivi da un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. In ogni caso, l’Inps procederà alle lavorazioni delle istanze entro il 31 gennaio 2026, permettendo il monitoraggio costante degli esiti attraverso i propri canali digitali.
La legge di Bilancio 2026 ha delineato il quadro normativo inerente le modalità di sostegno al reddito da parte dell’Inps, introducendo modifiche strutturali per garantire una rete di protezione sociale più efficace. Secondo quanto illustrato nella circolare numero 1 del 15 gennaio 2026, l’Inps gestirà le nuove risorse destinate ai lavoratori e nuclei familiari, con particolare attenzione alla continuità dei trattamenti di integrazione salariale. Le misure di sostegno al reddito includono proroghe per le aree di crisi industriale e innovazioni nelle modalità di erogazione degli indennizzi. L’azione dell’istituto di previdenza si concentra sulla digitalizzazione dei processi e sulla semplificazione dell’accesso ai sussidi, dando priorità ai più fragili e ai percettori di Naspi, nonché ai soggetti disoccupati che intendano sfruttare le opportunità dell’autoimpiego.
A chi spetta il sostegno al reddito Inps 2026?
Il diritto a beneficiare degli interventi dell’Inps a sostegno del reddito previsti per l’anno 2026 riguarda una platea diversificata di destinatari, che spazia dai dipendenti di grandi gruppi industriali ai lavoratori dello spettacolo. In particolare, il trattamento straordinario di integrazione salariale è stato prorogato per le imprese operanti in aree di crisi complessa e per il gruppo ex Ilva. Una novità rilevante concerne l’indennità di discontinuità per il settore dello spettacolo, con il limite di reddito Irpef fissato a 35 mila euro. Per quanto riguarda la tutela della genitorialità, il congedo parentale è stato esteso, permettendo la fruizione fino ai 14 anni di vita del bambino. Di seguito si riportano le principali categorie interessate dalle proroghe e dalle nuove soglie:
lavoratori di imprese in aree di crisi industriale;
dipendenti di aziende del settore call center con oltre 50 unità;
lavoratori socialmente utili, con convenzioni attive fino al 31 dicembre 2026;
attori cinematografici con almeno 15 giornate di contributi nell’anno precedente;
genitori lavoratori dipendenti, sia per le nascite sia per le adozioni.
Come posso richiedere il nuovo bonus dell’Inps
La presentazione delle domande delle misure di sostegno al reddito deve avvenire attraverso i servizi telematici dell’istituto previdenziale, rispettando i nuovi criteri di erogazione stabiliti dal legislatore. Per l’incentivo all’autoimprenditorialità, ovvero l’anticipazione della Naspi, il pagamento non avviene più in un’unica soluzione, ma in due rate. La prima rata, pari al 70 per cento dell’importo totale, viene corrisposta subito mentre la seconda, del restante 30 per cento, viene erogata dopo la verifica della mancata rioccupazione. Tuttavia, è fondamentale che il lavoratore comunichi tempestivamente al datore di lavoro e all’ente previdenziale qualsiasi variazione dell’attività lavorativa durante la fruizione degli ammortizzatori, al fine di evitare la decadenza dal beneficio. Le domande per i trattamenti straordinari richiedono spesso la stipula di accordi in sede governativa presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. È inoltre opportuno monitorare i messaggi procedurali che l’istituto pubblicherà nel corso dell’anno per gestire le singole scadenze.
Il nuovo anno, in Sardegna, è iniziato con il timore di una nuova crisi industriale. Secondo alcune fonti, lo storico impianto Saras di Sarroch, comune a una ventina di km a sud-ovest di Cagliari, potrebbe mettere fine alle attività di raffinazione del petrolio per diventare un semplice magazzino di stoccaggio. A un anno e mezzo dal passaggio di proprietà dalla famiglia Moratti alla multinazionale olandese con passaporto svizzero Vitol, il destino del polo pare segnato: deindustrializzazione. Il colosso energetico, che ha rilevato la Saras a giugno 2024, potrebbe così mettere mano alla strategia industriale dell’impianto, uno dei più importanti del Mediterraneo, da cui arriva un quinto dei carburanti usati in Italia.
Gli impianti della SARAS a Sarroch (Ansa).
Il passaggio dai Moratti alla Vitol
Fondata nel 1962 da Angelo Moratti, la Saras – Società Anonima Raffinerie Sarde – con l’inaugurazione dello stabilimento di Sarroch segnò l’industrializzazione della Sardegna diventando uno dei simboli dell’Italia del boom economico.
Il lancio della Saras in una foto d’archivio degli Anni 60 (Ansa).
La società è rimasta nelle mani della famiglia milanese per 62 anni, scanditi nel 2006 da una a dir poco sfortunata quotazione in Borsa e poi da un mesto addio a Piazza Affari nel settembre 2024, con la scalata di Vitol a un prezzo da saldo di 1,75 euro per azione. Gli svizzeri-olandesi hanno pagato meno di 2 miliardi di euro, mentre Saras era sbarcata in Borsa a un valore di 6 miliardi.
Massimo Moratti nel 2013 (Imagoeconomica).
Posti di lavoro a rischio
Finanza a parte, se davvero Vitol decidesse di chiudere le attività di raffinazione o ridimensionarle, per la Sardegna e per l’Italia l’impatto sarebbe pesantissimo. A Sarroch lavorano 1.500 dipendenti, la maggior parte dei quali si trasformerebbero automaticamente in esuberi, perché l’impianto fa perlopiù raffinazione (15 milioni di tonnellate di petrolio lavorato all’anno) oltre a produrre energia elettrica(più di 3,5 miliardi di kWh/anno nel 2023, pari a circa il 42 per cento dei consumi della Sardegna). Un deposito, anche avanzato, richiederebbe una forza lavoro ridotta (circa 3/400 unità). In più c’è tutto l’indotto attorno alla raffineria: si stima che la Saras dia indirettamente lavoro a circa 8 mila persone. Per Cagliari e la Sardegna sarebbe drammatico e per il governo Meloni un nuovo fronte aperto.
Nella bozza del decreto Pnrr 2026, si prevede l’eliminazione dell’obbligo di conservazione delle ricevute del Pos, misura che mira a snellire le procedure burocratiche delle attività produttive e a favorire i consumatori. Il testo è emerso come parte integrante delle riforme necessarie per la digitalizzazione e la trasparenza amministrativa. L’iniziativa si inserisce nel quadro dell’articolo 8 del provvedimento, che punta a razionalizzare gli adempimenti previsti dal decreto legislativo numero 33 del 2013. Tale intervento legislativo riconosce che il mantenimento fisico degli scontrini emessi dai terminali di pagamento rappresenta un onere spesso gravoso e non più coerente con le moderne infrastrutture digitali. Pertanto, la semplificazione intende rimuovere i cosiddetti doppioni documentali che appesantiscono la gestione quotidiana senza apportare un reale beneficio ai fini della tracciabilità. Quest’ultima è garantita, invece, dai flussi bancari e dai documenti aventi valore fiscale.
Obbligo di conservazione delle ricevute Pos, quali novità nel 2026?
Pos, pagamenti elettronici (Imagoeconomica).
La principale novità introdotta dalla bozza del decreto Pnrr 2026, contenente le «Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e in materia di coesione» e recante, all’articolo 8, le «Semplificazioni in materia di obblighi amministrativi e di pubblicazione per amministrazioni e imprese», riguarda l’abrogazione dell’onere di conservare i supporti cartacei generati dai pagamenti con carta di debito, carta di credito o carta prepagata. La modifica è giustificata dal fatto che queste ricevute non costituiscano documenti contabili necessari per la redazione del bilancio o per la dichiarazione dei redditi. In sintesi, i punti principali della riforma prevedono:
il superamento della valenza della ricevuta cartacea come prova fiscale esclusiva;
la centralità dei documenti fiscali standard per i controlli delle autorità;
la riduzione dei costi di gestione documentale per gli esercenti.
Le finalità di verifica possono essere perseguite tramite la documentazione fiscale ufficiale, rendendo inutile la sovrapposizione di ricevute non rilevanti ai fini del Codice civile.
Per quanto tempo bisogna conservare gli scontrini del Pos?
La normativa tuttora in vigore, reperibile all’articolo 2220 del Codice civile, prevede la conservazione della documentazione per 10 anni. Tuttavia, la bozza del decreto Pnrr 2026 stabilisce che questo termine non sia più applicabile alle ricevute dei terminali abilitati.
La scelta di eliminare il vincolo deriva dalla natura della ricevuta Pos, considerata una mera prova di avvenuto pagamento. Poiché non influisce direttamente sulla determinazione del reddito, il legislatore ha ritenuto opportuno sollevare i soggetti economici da un adempimento considerato oneroso e non strettamente necessario agli obiettivi di trasparenza.
L’invio della domanda di adesione alla Rottamazione quinquies, da effettuarsi entro il termine perentorio del 30 aprile 2026, non rappresenta solo una scelta di risparmio economico, ma un vero «scudo legale» per il patrimonio del contribuente. Una volta presentata l’istanza, scatta un regime di protezione che congela le azioni aggressive del Fisco, garantendo al debitore l’ossigeno necessario per riorganizzare le proprie finanze.
Rottamazione 2026, stop ai pignoramenti: effetti immediati della domanda di adesione
La prima pagina del sito dell’Agenzia delle entrate (Ansafoto).
Il primo effetto immediato dell’invio della domanda è il blocco delle nuove azioni cautelari ed esecutive. L’Agente della Riscossione non può iscrivere nuovi fermi amministrativi, né ipoteche sugli immobili, fatti salvi quelli già presenti alla data di presentazione. Ancora più rilevante è lo stop alle procedure esecutive: non possono essere avviati nuovi pignoramenti e quelli già in corso devono fermarsi, a meno che non si sia già tenuto il primo incanto con esito positivo. Sotto il profilo amministrativo, il debitore beneficia di uno status di “limbo positivo”: non è considerato inadempiente ai sensi degli articoli 28-ter e 48-bis del Dpr 602/73. Questo significa che le Pubbliche Amministrazioni non possono bloccare i pagamenti dovuti al contribuente a causa di debiti esattoriali pendenti. Inoltre, un vantaggio cruciale per le imprese è la possibilità di ottenere il Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva), essenziale per partecipare ad appalti e ricevere saldi contrattuali.
Aderire alla definizione agevolata 2026: pagamenti sospesi e rilascio Durc
Dalla data di presentazione dell’istanza e fino alla scadenza della prima (o unica) rata del piano di rottamazione, sono sospesi gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere. In parallelo, la legge prevede la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza dei carichi inseriti nella domanda, garantendo che il tempo necessario per la lavorazione della pratica non danneggi il credito dello Stato. Al contempo, il cittadino è tutelato da azioni improvvise.
Ripescaggio dei decaduti: chi può rientrare nella Quinquies dopo il fallimento delle precedenti sanatorie
Una delle novità più attese riguarda la possibilità di ripescaggio per chi sia decaduto dalle precedenti definizioni agevolate (come la Ter o la Quater). L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’accesso è consentito anche a chi non ha onorato i vecchi piani di rottamazione, a patto che i carichi rientrino nell’ambito applicativo della Quinquies. Tuttavia, il perimetro è circoscritto ai debiti per omessi versamenti di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali (per esempio, liquidazione e controllo automatico) e contributi Inps dichiarati e non versati. Restano esclusi gli importi derivanti da attività di accertamento (ovvero le somme chieste a seguito di verifiche e rettifiche degli uffici). Insieme con il proprio consulente, il contribuente deve quindi analizzare il Prospetto Informativo per isolare i carichi «ripescabili» e assicurarsi che la domanda venga inviata correttamente, trasformando il debito in un piano di rientro sostenibile e protetto.
Nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un incremento dello 0,2 per cento rispetto a novembre e dell’1,2 per cento su base annua, in lieve accelerazione rispetto al +1,1 per cento rilevato a novembre. I dati, diffusi dall’Istat, confermano le stime preliminari sull’andamento dell’inflazione. Considerando l’intero 2025, l’aumento medio dei prezzi al consumo si attesta all’1,5 per cento, in crescita rispetto all’1 per cento del 2024. Più marcato il rialzo del carrello della spesa: a dicembre i beni alimentari e quelli per la cura della casa e della persona passano da +1,5 per cento a +1,9 per cento, mentre nella media annua l’incremento sale dal +2 per cento del 2024 al +2,4 per cento del 2025.
L’inflazione pesa soprattutto sulle famiglie meno abbienti
L’aumento dei prezzi nel 2025 coinvolge tutte le tipologie di famiglie, ma colpisce in misura più accentuata il 20 per cento dei nuclei con i livelli di spesa più bassi, per i quali l’inflazione Ipca passa dallo 0,1 per cento del 2024 all’1,7 per cento del 2025. Per il gruppo con la spesa più elevata l’indice cresce dall’1,6 per cento all’1,7 per cento. Secondo l’Istat, la differenza è legata al maggiore peso dei beni, in particolare energetici, nei bilanci delle famiglie meno abbienti, mentre i servizi incidono di più su quelle con livelli di spesa più alti. Il divario tra famiglie più ricche e più povere si è così quasi azzerato, dopo il forte scarto registrato nel 2022.
Franco Mari (Avs): «L’inflazione sale e il governo se ne frega»
Sul tema è intervenuto anche Franco Mari, capogruppo di AVS in commissione Lavoro alla Camera, affermando: «Nel 2025 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5 per cento, in accelerazione dall’1 per cento nel 2024. Lo conferma l’Istat, dati che il paese conosce sulla propria pelle, come sa che una persona laureata il Germania guadagna l’80 per cento in più di quanto può avere qui da noi, allarme lanciato ieri dal governatore della Banca d’Italia Panetta. Il paradosso è che il governo non ha alcun interesse ad affrontare queste piaghe, se ne frega, preferisce promuovere referendum per sfasciare la magistratura e cercare nemici ovunque».
Con l’adesione alla Rottamazione quinquies del 2026, il risparmio per il contribuente si concretizza nell’eliminazione di diverse voci, consistenti in sanzioni, interessi e oneri vari, che solitamente appesantiscono le cartelle esattoriali. Anche la legge di Bilancio 2026 agevola chi ha debiti verso il Fisco, tenuto a corrispondere solo la quota capitale, ovvero l’imposta o il contributo inizialmente non versato. Risultano totalmente stralciate, pertanto, le sanzioni amministrative, gli interessi di mora e il cosiddetto aggio, cioè il compenso che spetta all’agente della riscossione per l’attività svolta. Questa impostazione ricalca quanto già visto nelle passate rottamazioni, ma con una differenza sostanziale in termini temporali: in questa edizione rientrano, infatti, anche i debiti più recenti, affidati per tutto l’anno 2023. Si offre una via d’uscita anche a chi abbia accumulato pendenze durante la ripresa post-pandemica.
Cosa non si paga e quali sanzioni sono abbattute con la Rottamazione quinquies del 2026?
La schermata del portale dell’Agenzia delle Entrate (Ansafoto).
L’abbattimento di sanzioni, interessi di mora e costi accessori rappresenta il maggior vantaggio, in termini economici, per chi aderirà alla Rottamazione quinquies entro il 30 aprile 2026. Secondo stime basate anche sulle passate edizioni della definizione agevolata, in alcuni casi il debito complessivo può ridursi di una quota superiore al 40 per cento. Nello specifico, le voci eliminate sono:
le sanzioni collegate ai tributi o ai contributi;
gli interessi di mora previsti dal decreto del presidente della Repubblica numero 602 del 1973;
le sanzioni e le somme aggiuntive dovute agli enti previdenziali (Inps);
l’aggio della riscossione, precedentemente dovuto al 3 o 6 per cento;
gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo.
Rottamazioni a confronto: cosa cambia nel 2026?
La Rottamazione quinquies introduce una flessibilità nei pagamenti mai vista prima. Mentre la Rottamazione quater prevedeva un massimo di 18 rate in cinque anni, la versione 2026 triplica la durata del piano di rientro, portandolo a 54 rate spalmate su quasi dieci anni.
Inoltre, la Quinquies è particolarmente inclusiva, poiché permette di recuperare anche i debiti relativi a precedenti sanatorie non perfezionate o decadute entro il 30 settembre 2025. Tuttavia, come sottolineato in precedenza, l’aumento del tasso di interesse al 3 per cento richiede una pianificazione finanziaria più attenta rispetto al passato, nonostante la rata mensile risulti più leggera grazie alla maggiore diluizione nel tempo.
Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio contenente le istruzioni operative per presentare la domanda di Ape sociale 2026. La comunicazione interessa, in particolare, chi ha diritto di andare in pensione in anticipo quest’anno avendo compiuto l’età di 63 anni e cinque mesi e sia in possesso di specifici requisiti. Proprio questi ultimi sono oggetto di accertamento da parte dell’istituto di previdenza che, a tal proposito, informa gli interessati delle modalità di riconoscimento delle condizioni di accesso alla misura previdenziale. La proroga stabilita dalla legge di Bilancio 2026 (L. 199 del 30 dicembre 2025) garantisce continuità al sussidio per tutto l’anno in corso, stanziando nuove risorse finanziarie per coprire la spesa prevista fino al 2031. Tuttavia, per ottenere il beneficio, è necessario seguire un iter amministrativo preciso che prevede una doppia istanza nel caso in cui i requisiti siano già maturati.
Ape sociale, quali sono le modalità per andare in pensione prima nel 2026?
Lavoratore addetto a mansioni usuranti (Freepik).
L’accesso all’Ape sociale, così come prorogato per quest’anno dalla Manovra 2026, richiede innanzitutto l’invio di una domanda di verifica delle condizioni. Il messaggio Inps numero 128 del 14 gennaio 2026 stabilisce tre finestre temporali entro cui presentare l’istanza:
entro il 31 marzo 2026;
entro il 15 luglio 2026;
non oltre il 30 novembre 2026.
Le domande inviate oltre i primi due termini sono prese in considerazione solo se residuano le coperture finanziarie necessarie. Per inoltrare la pratica è possibile utilizzare il portale istituzionale tramite identità digitale, oppure rivolgersi ai patronati o al contact center. Se il richiedente possiede già tutti i requisiti al momento della certificazione, deve presentare contemporaneamente la domanda vera e propria di pensione 2026 per evitare la perdita di ratei pregressi.
Quali sono i requisiti per avere l’ape sociale?
Per ottenere l’indennità corrispondente a un trattamento di pensione anticipata, oltre all’età i soggetti devono appartenere a specifiche categorie tutelate. La normativa individua i profili meritevoli di tutela:
nei disoccupati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali;
nei i lavoratori che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente con handicap grave;
negli invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74 per cento;
nei dipendenti che svolgono un lavoro usurante o attività gravose.
L’anzianità contributiva richiesta varia tra 30 e 36 anni a seconda della categoria di appartenenza. Per le donne è prevista una riduzione dei requisiti contributivi di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. È fondamentale che lo stato di bisogno o la condizione professionale siano certificati secondo le procedure indicate dall’istituto di previdenza.
Anche per l’anno 2026, l’esenzione dal pagamento del canone tv rappresenta un’agevolazione fondamentale per diverse categorie di contribuenti, tra le quali le persone anziane, che possono alleggerire il carico fiscale attraverso la presentazione di una specifica domanda. È opportuno ricordare che l’imposta viene addebitata in maniera automatica nelle bollette dell’energia elettrica. Tuttavia, la normativa vigente permette di ottenere un esonero totale o parziale qualora sussistano determinati requisiti anagrafici o tecnici. In particolare, l’esonero spetta a chi non detenga apparecchi televisivi o a chi abbia superato i 75 anni con redditi contenuti. La scadenza per presentare la domanda di esenzione è fissata al 31 gennaio 2026.
A chi spetta l’esenzione dal pagare il canone tv 2026
Caro bollette utenza elettrica con canone tv (Imagoeconomica).
Il diritto a beneficiare dell’esonero dal pagamento del canone tv 2026 spetta principalmente a due categorie di soggetti intestatari di un’utenza elettrica. In primo luogo, possono presentare domanda i cittadini che compiano l’età di 75 anni entro il 31 gennaio 2026, a condizione che la somma dei redditi del richiedente e del coniuge non superi la soglia di 8 mila euro annui. Inoltre, nel nucleo familiare non devono essere presenti conviventi con reddito proprio, fatta eccezione per collaboratori domestici, colf e badanti. In secondo luogo, l’esenzione è prevista per i titolari di un’utenza elettrica residenziale che non detengano alcun apparecchio televisivo in nessuna delle abitazioni dove è attivata l’utenza. Altre categorie incluse nel beneficio sono:
i diplomatici stranieri;
i militari stranieri;
i funzionari di organizzazioni internazionali.
Assieme a questi requisiti, occorre ricordare che per i non possessori di apparecchi riceventi l’istanza va rinnovata annualmente, poiché la validità è limitata alla singola annualità di riferimento.
Chi non paga il canone Rai 2026?
Per identificare correttamente i profili esenti, occorre valutare la situazione economica e la composizione del nucleo familiare in relazione alle scadenze temporali. Se il compimento del 75° anno di età avviene entro il 31 gennaio 2026, l’esonero copre l’intera annualità. Diversamente, per compleanni festeggiati tra il 1° febbraio e il 31 luglio 2026, si ha diritto all’esenzione dal pagamento del canone tv solo per il secondo semestre, ovvero per il periodo che va da luglio a dicembre. L’esonero deve essere comunicato tramite una dichiarazione sostitutiva. Per esempio, se un utente invia la richiesta entro il 15 del mese, l’addebito in bolletta viene interrotto dalla rata relativa al mese successivo a quello di invio.
Come presentare domanda di esonero?
Studio televisivo (Imagoeconomica).
In merito alle modalità di invio della domanda di esonero dal canone tv, l’Agenzia delle Entrate conferma i canali ufficiali già utilizzabili nello scorso anno. Il contribuente può procedere in modo autonomo o avvalersi dell’assistenza di intermediari abilitati. Le opzioni disponibili per i cittadini includono:
l’applicazione web ufficiale dell’Agenzia delle Entrate;
l’assistenza presso le sedi territoriali del CAF;
l’invio di una raccomandata senza busta all’indirizzo di Torino.
Nel caso di spedizione postale, il plico va indirizzato alla Direzione Provinciale I di Torino, Ufficio Canone TV, Casella postale 22, 10121 Torino (To). Sia che si scelga la via telematica, sia quella cartacea, è fondamentale rispettare il termine del 31 gennaio 2026 per ottenere la copertura totale. Tuttavia, chi perde i requisiti segnalati durante l’anno, magari superando la soglia di reddito di 8.000 euro, ha l’obbligo di presentare una dichiarazione di variazione dei presupposti. La procedura rimane dunque incentrata sulla responsabilità del cittadino nel dichiarare periodicamente la propria situazione.
Come cambia l’Isee 2026 per una famiglia con tre figli rispetto all’indicatore del 2025? Il nuovo metodo di calcolo del valore della situazione economica equivalente è stato spiegato dall’Inps con un nuovo messaggio utile a fornire le indicazioni operative per l’adeguamento alle novità della legge di Bilancio di quest’anno. Presentare la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) nei tempi giusti è indispensabile per trasmettere la domanda di una prestazione erogata dall’Inps o per continuare a fruire di specifiche agevolazioni familiari. Rispetto al sistema precedente, la normativa stabilisce parametri sensibilmente favorevoli per i nuclei con più figli, facilitando il mantenimento dei sussidi. Pertanto, le nuove maggiorazioni e le soglie di franchigia ridisegnano l’accesso al welfare, premiando la natalità e riducendo il peso del patrimonio immobiliare nel calcolo finale.
Come cambia l’Isee 2026 per una famiglia con tre figli?
Preoccupazione delle famiglie per il caro-vita e richiesta di prestazioni dell’Inps (Imagoeconomica).
La presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) dal 1° gennaio 2026 è necessaria per tutti i nuclei che intendano accedere o confermare i sostegni economici. Nel messaggio numero 102 del 12 gennaio, l’Inps chiarisce che le modifiche di calcolo dell’Isee riguardano le maggiorazioni sui coefficienti della scala di equivalenza e la franchigia sulla propria abitazione. Rispetto al 2025, la maggiorazione del 2026 per i nuclei con tre figli passa da 0,20 a 0,25; per le famiglie con quattro figli, la maggiorazione sale da 0,35 a 0,40; infine, per le famiglie con cinque o più figli, la maggiorazione passa da 0,50 a 0,55. Inoltre, la corretta applicazione della scala di equivalenza permette di ottenere importi più elevati della prestazione richiesta. Il ricalcolo automatico operato dall’ente assicura che, laddove il nuovo indicatore risulti più favorevole, l’importo della prestazione venga adeguato senza necessità di una nuova istanza da parte del genitore o del richiedente.
Nuovo Isee 2026, maggiorazioni e franchigie di calcolo con tre figli
A prescindere dal numero dei figli, nel calcolo dell’Isee 2026 la soglia base di deduzione per l’immobile di residenza subisce un aumento significativo rispetto al 2025, passando dai 52 mila 500 euro dello scorso anno ai 91 mila 500 euro del 2026. Tuttavia, il valore della franchigia sulla casa situata in una Città Metropolitana viene elevato a 120 mila euro. Il numero dei figli conta per l’ulteriore incremento di franchigia sulla prima casa. Infatti, l’incremento del valore è di 2 mila 500 euro per ogni figlio successivo al primo. Pertanto, per famiglie di tre figli occorre considerare una franchigia aggiuntiva di 5 mila euro rispetto al valore da portare in detrazione sulla prima casa, di 91 mila 500 euro o 120 mila euro.
Chi deve fare domanda di Dsu per non perdere i bonus Inps?
Casa di proprietà (Imagoeconomica).
Le prestazioni erogate dall’Inps che beneficiano del calcolo più vantaggioso sono limitate a cinque categorie specifiche. Per tutte le altre misure, restano validi gli indicatori ordinari. L’elenco comprende:
l’Assegno di inclusione (Adi);
il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
l’Assegno unico e universale per i figli a carico;
il bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare;
il bonus nuovi nati.
Si ricorda che per la Dsu precompilata si conferma l’esclusione automatica dal patrimonio mobiliare dei titoli di Stato e buoni fruttiferi postali fino a 50 mila euro per nucleo, come stabilito dal messaggio dell’Inps 1895 del 16 giugno 2025. Diversamente, per la modalità autodichiarata, l’esclusione deve essere effettuata dal richiedente secondo le indicazioni dell’istituto, reperibili nella circolare numero 7 del 3 aprile 2025.
Nella giornata del 12 gennaio, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio nel quale elenca 5 bonus destinati alle famiglie che necessitano dell’aggiornamento dell’Isee alle novità e alle modalità di calcolo del 2026 per non subire l’interruzione del pagamento. Il rinnovo tempestivo dell’indicatore risulta indispensabile, pertanto, sia per presentare nuove istanze, sia per mantenere i pagamenti delle prestazioni di sostegno al reddito e all’inclusione già in corso. La normativa introdotta con la legge di Bilancio di quest’anno ha stabilito criteri di calcolo sensibilmente più vantaggiosi per le famiglie con figli, puntando a una maggiore equità sociale. A tal proposito, l’Inps ha già adeguato i propri sistemi informatici per applicare le nuove franchigie e le maggiorazioni previste. Questa operazione risulta determinante per definire correttamente la platea dei beneficiari dei bonus erogati dall’istituto di previdenza, in modo da assicurare che il sostegno economico raggiunga i nuclei che ne hanno effettivamente diritto.
Chi deve fare domanda del nuovo Isee 2026 per non perdere i bonus Inps
Una ragioniera lavora ad un modello 730 (Ansafoto).
I soggetti che percepiscono prestazioni assistenziali o di sostegno al reddito devono presentare la nuova Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) a partire dal 1° gennaio 2026. L’aggiornamento è necessario per chi beneficia di bonus quali l’Assegno di inclusione o il Supporto per la formazione e il lavoro, poiché l’omissione del rinnovo potrebbe causare la sospensione dei pagamenti. L’Inps ha specificato che le procedure informatiche sono già pronte per accogliere i nuovi dati. Qualora una domanda presentata all’inizio dell’anno dovesse risultare respinta sulla base del vecchio indicatore, l’istituto procederà a un riesame d’ufficio non appena sarà disponibile il calcolo più favorevole. Questo meccanismo di tutela automatica evita che i cittadini debbano presentare ulteriori ricorsi o integrazioni, garantendo la continuità dei sussidi previsti dalla legge di Bilancio 2026 per le fasce più fragili della popolazione.
Quali sono i bonus 2026 per le famiglie
Le prestazioni che richiedono obbligatoriamente il calcolo del nuovo Isee, secondo quanto stabilito dal messaggio 102 dell’Inps, sono limitate a cinque specifiche categorie di sostegno. Pertanto, i bonus interessati sono i seguenti:
Assegno di inclusione (Adi);
Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
Assegno unico e universale per i figli a carico;
bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare;
bonus nuovi nati.
Per tutte le altre prestazioni non elencate, continuano ad applicarsi gli indicatori calcolati secondo le modalità ordinarie. Risulta fondamentale distinguere queste misure poiché i nuovi criteri di calcolo, più vantaggiosi rispetto al passato, si applicano esclusivamente a questo pacchetto di interventi per il sostegno alla natalità e alla coesione sociale. La presentazione della Dsu precompilata rimane la via consigliata, poiché permette di escludere automaticamente dal patrimonio mobiliare i titoli di Stato e i buoni fruttiferi postali fino a un valore di 50 mila euro.
Cosa cambia nell’Indicatore della situazione economica equivalente 2026
La principale novità dell’Isee 2026 riguarda l’innalzamento delle franchigie sulla casa di abitazione e il potenziamento della scala di equivalenza per chi ha figli. Il valore dell’immobile in cui risiede il nucleo familiare viene ora abbattuto in misura maggiore, riducendo l’indice finale e permettendo a più famiglie di rientrare nelle soglie di accesso.
Oltre a questi importi, la scala di equivalenza viene corretta con maggiorazioni crescenti: si parte da 0,10 per due figli, fino ad arrivare a 0,55 per i nuclei con almeno cinque figli. Tali parametri rendono il calcolo più favorevole per le famiglie numerose.
Quando si fa l’Isee 2026 per l’Assegno unico
Per quanto riguarda l’Assegno unico e universale, l’Inps ha previsto una fase transitoria per tutelare i percettori. Nei mesi di gennaio e febbraio 2026, l’importo dell’assegno viene calcolato sulla base dell’Isee valido al 31 dicembre 2025. Questa deroga temporanea serve a garantire la regolarità degli accrediti nelle more del rinnovo della documentazione. Tuttavia, a partire dalla mensilità di marzo 2026, l’erogazione della cifra corretta e delle eventuali maggiorazioni dipenderà esclusivamente dalla presenza di un indicatore aggiornato. Se la Dsu non viene presentata entro la fine di febbraio, l’istituto corrisponderà l’importo minimo previsto dalla normativa. Una volta ottenuto il nuovo valore, l’ente provvederà a conguagliare le somme spettanti a partire dal mese di presentazione della domanda, ricalcolando gli importi secondo i parametri più vantaggiosi definiti per l’anno 2026.
Bonus Inps di 1000 euro: a chi spetta
Bonus nuovi nati e asili nido, due sostegni dell’Inps per l’infanzia (Freepik).
Il bonus nuovi nati, introdotto dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207, è destinato ai genitori per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2026. Per ottenere questo beneficio, che ammonta a 1000 euro, è necessario possedere un Isee che rispetti i limiti reddituali stabiliti dalla normativa vigente. Grazie alle nuove regole di calcolo, molte famiglie che in precedenza superavano le soglie d’accesso potrebbero ora rientrare nel beneficio, proprio per via delle franchigie immobiliari più elevate e delle maggiorazioni per i figli conviventi. La domanda deve essere inoltrata telematicamente all’istituto per ricevere il pagamento in un’unica soluzione. È importante ricordare che, nel caso di presentazione della Dsu in modalità autodichiarata, il cittadino deve indicare manualmente l’esclusione dei titoli di risparmio postale o di Stato fino a 50 mila euro, operazione che invece avviene in automatico utilizzando i modelli precompilati messi a disposizione dall’ente.
I contributi per l’innovazione delle imprese del 2026 rappresentano una risorsa strategica per il sistema produttivo nazionale a sostegno dei progetti per la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale a elevato profilo tecnologico. Le imprese sono chiamate a ultimare i preparativi per l’apertura della piattaforma telematica, prevista per le 10.00 del 14 gennaio 2026. Gli Accordi per l’innovazione si inseriscono in un quadro di politica industriale volto a rafforzare la competitività in settori chiave, grazie allo stanziamento del ministero delle Imprese e del Made in Italy di una dote di 731 milioni di euro. Il Mimit ha strutturato il bando per favorire sia la crescita delle singole realtà sia le collaborazioni sistemiche, garantendo una gestione dei flussi finanziari attraverso lo sportello di Mediocredito Centrale. La procedura rimarrà attiva fino al 18 febbraio 2026, salvo esaurimento anticipato delle risorse disponibili per le diverse aree di intervento previste dal provvedimento ministeriale.
Contributi innovazione imprese, quali incentivi domandare nel 2026?
Impresa di macchinari per la produzione di fibre plastiche (Imagoeconomica).
La ripartizione dei fondi destinati ai contributi per l’innovazione delle imprese del 2026 è stata studiata per coprire otto ambiti tecnologici fondamentali. La quota principale degli Accordi per l’innovazione, pari a 530 milioni di euro, è indirizzata verso i comparti dell’automotive, dei trasporti, dei materiali avanzati, della robotica e dei semiconduttori. Un secondo pilastro da 161 milioni di euro riguarda le tecnologie quantistiche, le reti di telecomunicazione e i cavi sottomarini, mentre 40 milioni di euro sono vincolati a progetti relativi alla realtà virtuale e aumentata. Una clausola rilevante stabilisce che il 34 per cento della dotazione totale sia riservata a iniziative localizzate nel Mezzogiorno. Qualora tale riserva non venisse utilizzata interamente, i fondi residui saranno ridistribuiti tra le altre regioni. È fondamentale che ogni soggetto proponente non compaia come capofila in più di una singola istanza, sebbene le aziende collegate possano presentare progetti congiunti attraverso raggruppamenti temporanei di imprese.
Cosa sono gli Accordi per l’innovazione 2026?
Il bando permette alle imprese di qualsiasi dimensione, incluse quelle artigiane, di accedere alle agevolazioni per investimenti compresi tra cinque e 40 milioni di euro. Per partecipare è necessario aver approvato almeno due bilanci alla data di presentazione della domanda. La partecipazione è estesa ai centri di ricerca e, per specifici ambiti come il quantum computing e le tlc, anche alle imprese di servizi. I progetti devono avere una durata variabile tra 18 e 36 mesi e l’avvio delle attività deve avvenire obbligatoriamente dopo l’invio della candidatura. Le imprese interessate devono considerare, necesssariamente, che:
la presentazione della domanda deve avvenire tramite il sito di Mediocredito Centrale;
i soggetti co-proponenti per progetto devono essere al massimo cinque;
non è previsto il cumulo degli Accordi per l’innovazione con altri aiuti di Stato, ovvero è consentito solo con agevolazioni non classificabili come tali e nel limite dei costi sostenuti;
si può collaborare con organismi di ricerca;
sono ammissibili le società di persone in contabilità ordinaria;
le imprese partecipanti sono obbligate a firmare un accordo con il ministero e con le Regioni cofinanziatrici;
deve essere definito l’avvio dell’investimento come primo impegno giuridicamente vincolante.
Cosa prevede la Finanziaria 2026?
La procedura di assegnazione dei contributi del Mimit prevede la possibilità di fruire di un mix di sovvenzionidirette e, su richiesta, di finanziamenti agevolati. L’intensità dell’aiuto varia in base alla dimensione dell’impresa, con meccanismi di premialità che possono incrementare l’incentivo finale. Le spese ammissibili includono i costi del personale interno per le ore dedicate alla partecipazione al progetto e l’acquisto di attrezzature specifiche.
Il decreto attuativo della misura prevede anche la possibilità di beneficiare di una maggiorazione del 15 per cento che scatta se il progetto:
viene realizzato integralmente nel Sud Italia;
coinvolge attivamente le piccole e medie imprese (Pmi);
prevede la partecipazione rilevante di organismi di ricerca.
Nella giornata del 12 gennaio, l’Inps ha pubblicato una nota per ricordare ai lavoratori dello spettacolo che siano rimasti disoccupati o che abbiano subito dei periodi di inattività involontaria, della possibilità di richiedere l’indennità di discontinuità anche nel 2026. L’ammortizzatore sociale, introdotto originariamente dal decreto legislativo 175/2023, mira a sostenere sia i lavoratori autonomi sia i subordinati a tempo determinato che operino in un settore caratterizzato da cicli lavorativi frammentati. Attraverso la prestazione, il legislatore riconosce la peculiarità delle professioni artistiche e tecniche, fornendo un aiuto concreto per affrontare le pause contrattuali. L’Inps, inoltre, chiarisce che il beneficio viene erogato in un’unica soluzione, previa presentazione di un’apposita istanza telematica. Risulta dunque essenziale monitorare le scadenze e i criteri di accesso stabiliti dalla normativa vigente, onde evitare la perdita di un diritto maturato nel corso dell’anno solare precedente a quello di presentazione della domanda.
Quali sono le istruzioni Inps per l’indennità di discontinuità nel 2026?
Flashmob lavoratori dello spettacolo (Imagoeconomica).
Le indicazioni fornite dall’Inps chiariscono i parametri necessari per accedere all’indennità di discontinuità del 2026. La misura è rivolta a diverse categorie professionali iscritte al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo. Innanzitutto, è previsto un limite reddituale Irpef fissato a 35 mila euro per l’anno di imposta 2025. In secondo luogo, il richiedente deve dimostrare la prevalenza del reddito derivante dal settore dello spettacolo. Infine, il decreto 175/2023 fissa ulteriori requisiti contributivi e di residenza. Pertanto, il richiedente deve:
essere cittadino dell’Unione europea o straniero con regolare permesso di soggiorno;
risiedere in Italia da almeno un anno;
aver maturato almeno 51 giornate di contributi nel 2025. Per gli attori di cinema e audiovisivo, la soglia è di 15 giornate nel 2025 oppure 30 giornate nel biennio precedente;
non essere titolare di pensione diretta o di contratti a tempo indeterminato, salvo i casi di lavoro intermittente senza indennità di disponibilità.
L’importo erogato copre un terzo delle giornate accreditate nell’anno precedente.
Come richiedere l’indennità di discontinuità?
La procedura per ottenere l’Indennità di discontinuità è esclusivamente telematica. La domanda deve essere inviata entro il 30 aprile 2026 attraverso il portale ufficiale dell’Inps. In alternativa, i soggetti interessati possono avvalersi del supporto dei patronati o chiamare il contact center multicanale. Quest’ultimo è raggiungibile al numero gratuito 803 164 da rete fissa o al numero 06 164 164 da rete mobile. Si consiglia di preparare tempestivamente la documentazione relativa ai redditi e ai contributi versati, verificando la corretta iscrizione al Fondo Pensione Lavoratori nello Spettacolo. Una volta presentata l’istanza, l’istituto procede alla verifica dei dati e, in caso di esito positivo, liquida la somma spettante direttamente sul conto corrente indicato dal beneficiario. Per agevolare la compilazione, è disponibile un tutorial ufficiale dell’Inps in formato pdf che illustra i passaggi necessari per il corretto invio della richiesta.
Quali sono le novità per i disoccupati nel 2026?
Le recenti modifiche normative hanno introdotto alcuni aggiornamenti rilevanti per il comparto. Per esempio, la legge di bilancio 2026 ha confermato l’estensione della platea dei beneficiari, includendo diverse figure professionali tecniche e amministrative. Per maggiore chiarezza, si propone una sintesi delle principali categorie ammesse:
Tuttavia, è fondamentale ricordare che l’Indennità di discontinuità 2026 non è cumulabile, nello stesso periodo, con altre prestazioni relative alla disoccupazione, come la Naspi. Per questo motivo, l’Inps raccomanda a chi svolge più attività durante l’anno di prestare attenzione a non sovrapporre le giornate già indennizzate o coperte da altri contributi.
La puntualità nell’adempiere alle scadenze fiscali di gennaio 2026 è un segnale di correttezza e trasparenza verso il sistema tributario. A inizio anno, il calendario prevede una serie di obblighi che coinvolgono sia le famiglie sia i soggetti titolari di partita Iva. Innanzitutto, entro il 12 gennaio 2026, i datori di lavoro domestico devono provvedere al versamento dei contributi previdenziali per il quarto trimestre del 2025. L’obbligo riguarda chi impiega assistenti familiari, colf o baby sitter. Successivamente, entro il 15 gennaio 2026, i datori di lavoro sono tenuti a comunicare ai propri collaboratori la volontà di prestare assistenza fiscale diretta per la presentazione del modello 730/2026.
Scadenze fiscali, Cosa si paga il 16 gennaio 2026
Modello 730 di dichiarazione dei redditi (Imagoeconomica).
Tante le scadenze fiscali alle quali i contribuenti devono prestare attenzione in questo inizio anno. Scaduto il pagamento dei contributi previdenziali a favore dei lavoratori domestici, l’adempimento successivo riguarda i contribuenti con liquidazione mensile che devono versare l’imposta dovuta per il mese di dicembre 2025 entro il 16 gennaio 2026. Inoltre, si prevede l’invio telematico degli elenchi Intrastat entro il 26 gennaio prossimo. L’invio accurato dei dati relativi agli scambi comunitari previene anomalie nelle banche dati europee. Nello specifico, tale adempimento riguarda:
le cessioni di beni effettuate nel mese di dicembre 2025;
gli acquisti di servizi ricevuti nel corso del quarto trimestre 2025;
le prestazioni rese a soggetti passivi stabiliti in altri Stati dell’Unione europea.
Pertanto, le imprese devono monitorare con attenzione la documentazione commerciale per rispettare i termini previsti. La conformità a queste regole assicura la regolarità delle operazioni transfrontaliere ed evita contestazioni durante i controlli doganali o fiscali.
Quali sono le scadenze per il pagamento delle tasse
Un appuntamento rilevante è fissato per il 29 gennaio 2026, termine ultimo per sanare eventuali inadempienze dell’anno precedente. In questa data scadono i termini per la presentazione tardiva dei modelli che non sono stati inviati entro il 31 ottobre 2025. Le scadenze fiscali di gennaio 2026 permettono quindi di regolarizzare la posizione di persone fisiche e società tramite l’invio telematico. La trasmissione entro 90 giorni dalla scadenza originaria è l’ultima opportunità per evitare la qualifica di dichiarazione omessa. Nello specifico, il termine riguarda:
il modello Redditi 2025 relativo all’anno 2024;
il modello Irap 2025 per i soggetti con esercizio solare;
il modello 770/2025 per i sostituti d’imposta.
Tuttavia, il versamento delle imposte dovrà includere le sanzioni e gli interessi previsti dal ravvedimento operoso. Questo meccanismo consente di limitare l’impatto economico delle dimenticanze amministrative avvenute nel corso dell’anno precedente.
Calendario fiscale, cosa si paga a fine gennaio 2026
Gli ultimi giorni del mese richiedono attenzione sia sul canone televisivo sia sulla conservazione documentale. Entro il 31 gennaio 2026, i cittadini privi di apparecchio televisivo devono inviare la dichiarazione di non possesso per escludere l’addebito in bolletta per tutto l’anno corrente. Inoltre, entro la stessa data del 31 gennaio 2026, è necessario procedere alla conservazione digitale della contabilità del 2024.
La digitalizzazione dei registri e delle fatture garantisce la reperibilità e l’integrità dei dati in caso di accertamento. Le scadenze fiscali di gennaio 2026 si chiudono quindi con il consolidamento degli archivi fiscali, assicurando che tutta la documentazione obbligatoria sia messa in sicurezza secondo le norme vigenti.
All’atto della presentazione della domanda di adesione alla Rottamazione quinquies, da presentare all’Agenzia delle entrate – Riscossione entro il 30 aprile 2026, il contribuente deve valutare attentamente la convenienza tra il versamento in un’unica soluzione e la dilazione che comporta il pagamento degli interessi. In caso di scelta rateale, infatti, la normativa stabilisce l’applicazione di un tasso del 3 per cento annuo a decorrere dal 1° agosto 2026. L’aliquota è fissa e non segue le variazioni degli indici di mercato, rendendo il piano di rientro prevedibile nel tempo. La simulazione del calcolo deve tenere conto che le rate hanno una cadenza bimestrale e sono di pari ammontare, fatta eccezione per eventuali conguagli minimi. L’ammontare di ogni singola rata non può comunque essere inferiore a 100 euro, un limite che serve a garantire l’efficienza della riscossione per i debiti di più piccolo importo.
Simulazione calcolo interessi Rottamazione 2026 su un debito di 10 mila euro
La prima pagina del sito dell’ agenzia delle entrate (Ansafoto).
Per comprendere l’impatto degli interessi, si può ipotizzare un debito fiscale verso l’Agenzie delle entrate – Riscossione, la cui quota capitale sia pari a 10 mila euro, al netto di sanzioni e interessi di mora eliminati dall’adesione alla Rottamazione quinquies secondo la disciplina della legge di Bilancio 2026. Il pagamento del carico fiscale effettuato in un’unica soluzione solleva il debitore dal pagamento degli interessi e del versamento del solo importo capitale. Se l’adesione alla definizione agevolata, da effettuare entro il 30 aprile 2026, dovesse evidenziare la scelta della rateizzazione in 54 rate, l’applicazione del tasso al 3 per cento comporterebbe il pagamento di ulteriori 1.350 euro circa a titolo di interessi. Pertanto, il debito finale salirebbe a 11.350 euro. Per quanto riguarda l’importo della rata mensile, si passerebbe dai 185,18 euro della quota senza interessi, ai 210,18 euro circa della rata comprensiva degli interessi.
Gestione delle scadenze e decadenza
Il rispetto del calendario della Rottamazione quinquies 2026 è fondamentale per mantenere il tasso agevolato del 3 per cento ed evitare il ripristino dei vecchi debiti. Il piano è estremamente lungo, con termine fissato nel maggio 2035, ma la tolleranza per i ritardi è minima. Innanzitutto, il mancato pagamento di due rate comporta l’inefficacia della definizione agevolata 2026. In tale scenario, le somme già versate vengono trattenute a titolo di acconto sull’intero debito originario, comprensivo di sanzioni e interessi pieni. Tuttavia, la sospensione delle vecchie dilazioni fino al 31 luglio 2026 offre una boccata d’ossigeno finanziaria ai debitori, permettendo di pianificare il primo versamento senza il peso di rate pregresse concomitanti.
La nuova legge di Bilancio introduce una distinzione fondamentale per chi risieda nei grandi centri urbani, ovvero nei capoluoghi delle Città Metropolitane, ai fini della determinazione dell’Isee 2026. Infatti la Manovra, riconoscendo il maggior peso economico del patrimonio immobiliare di queste aree, stabilisce che per i nuclei familiari residenti la quota di valore della prima casa, esclusa dal calcolo del patrimonio, salga a 120 mila euro. La misura è stata pensata per bilanciare il valore di mercato spesso elevato degli immobili nelle metropoli, garantendo che il possesso di una prima casa non diventi un ostacolo insormontabile per l’accesso ai sostegni al reddito. La riforma interessa direttamente le famiglie che richiedono l’Assegno unico per i figli e l’Assegno di inclusione, permettendo a una platea più vasta di rientrare nelle soglie di merito.
Quando si fa il nuovo ISEE 2026
Indicatore della situazione economica equivalente – Isee (Imagoeconomica).
La finestra per richiedere l’Isee 2026 si è aperta il 1° gennaio scorso, data a partire dalla quale si può sottoscrivere la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). Per i residenti nelle Città Metropolitane, la Manovra 2026 aumenta la soglia di valore della prima casa da escludere dal calcolo del valore reddituale fino a 120 mila euro (rispetto ai 91.500 euro degli altri comuni, comunque in aumento di circa 40 mila euro sul 2025). La famiglia, inoltre, può applicare un’ulteriore franchigia se sono presenti più figli nel nucleo. Infatti, la normativa prevede un aumento della quota da escludere ai fini della determinazione dell’Isee pari a 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Ciò significa che una famiglia con tre figli residente a Milano o a Roma può escludere dal calcolo patrimoniale un valore immobiliare superiore rispetto a un nucleo più piccolo. Ecco, di seguito, come considerare le soglie di franchigia.
A cosa serve aggiornare l’indicatore della situazione economica?
L’apertura della finestra di presentazione delle domande di rinnovo dell’Isee dal 1° gennaio 2026 rappresenta un passaggio cruciale per confermare il diritto alle prestazioni dell’Inps e alle relative maggiorazioni. La normativa stabilisce che l’istituto previdenziale utilizzi prioritariamente la modalità precompilata, facilitando l’acquisizione dei dati catastali aggiornati. La cooperazione tra l’istituto e l’Anagrafe nazionale della popolazione residente assicura che il parametro relativo al comune di residenza sia inserito automaticamente, riducendo il rischio di errori nel calcolo della franchigia per l’abitazione. È opportuno presentare la domanda entro il 28 febbraio 2026 per garantire la continuità dei pagamenti dell’Assegno unico per i figli. Nel caso in cui la situazione economica dovesse essere mutata significativamente rispetto a due anni fa, si può optare per l’Isee corrente, purché sussistano le condizioni di variazione reddituale o patrimoniale previste dalla legge.
Quali documenti servono per fare l’ISEE nel 2026 Città Metropolitane?
Una ragioniera lavora ad un modello 730 di dichiarazione dei redditi (Ansafoto).
La documentazione da produrre per la richiesta dell’Isee 2026 deve riflettere la composizione del nucleo e il patrimonio alla data del 31 dicembre 2024. Per chi abita nei capoluoghi metropolitani, non sono richiesti certificati aggiuntivi sulla residenza, poiché il sistema acquisisce il dato in automatico. Restano però fondamentali i documenti che attestino il valore degli immobili e la consistenza dei conti correnti. L’elenco dei dati da verificare comprende, pertanto:
la rendita catastale dell’abitazione principale e delle eventuali pertinenze;
l’estratto conto con saldo e giacenza media dei depositi bancari al 31 dicembre 2024;
la documentazione relativa ai mutui ipotecari residui per l’acquisto della casa;
i dati identificativi di veicoli e imbarcazioni, ora sottoposti ai controlli incrociati con il registro tenuto dall’Aci.
La verifica della corrispondenza tra i dati precompilati e la documentazione cartacea è un passaggio obbligatorio per evitare segnalazioni di difformità.
L’adesione alla Rottamazione quinquies del 2026 necessita di una distinzione precisa circa la natura dei debiti, specialmente per quanto concerne le multe stradali e le sanzioni amministrative derivanti dal mancato rispetto del Codice della strada. Per questi carichi, la legge di Bilancio 2026 prevede un regime speciale rispetto ai tributi erariali. Il beneficio, infatti, non riguarda la sanzione pecuniaria principale, che deve essere pagata per intero, ma si limita all’abbattimento degli interessi e delle somme maturate a titolo di aggio. Si tratta di una misura volta a decongestionare i carichi affidati agli agenti della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Inoltre, la presentazione della domanda, che deve avvenire entro il 30 aprile 2026, consente di bloccare l’aumento del debito legato ai ritardi nei pagamenti. Non pagare la sanzione entro la data di scadenza comporta, spesso, il raddoppio dell’importo originario a causa delle maggiorazioni semestrali del 10 per cento.
Multe stradali, requisiti e carichi ammessi alla Rottamazione 2026
I nuovi locali dell’Agenzia delle Entrate di via Finocchiaro Aprile durante l’inaugurazione. Genova (Ansafoto).
Il perimetro di definizione della Rottamazione quinquies 2026 per quanto concerne le violazioni stradali è circoscritto alle sanzioni irrogate dalle amministrazioni dello Stato, come quelle di Polizia di Stato e carabinieri. Per le multe dei Comuni, invece, è necessaria una delibera specifica dell’ente locale. I requisiti principali includono:
l’affidamento del carico all’agente della riscossione entro il 31 dicembre 2023;
il pagamento integrale della quota capitale (ovvero della sanzione originaria);
il versamento delle spese per le procedure esecutive e di notifica;
l’esclusione dal beneficio per chi ha già pagato tutte le rate delle precedenti rottamazioni.
Procedure e sospensione dei fermi
Insieme all’invio della dichiarazione telematica, il debitore ottiene una protezione immediata contro le azioni di recupero. Analogamente alle precedenti versioni del saldo e stralcio, la presentazione dell’istanza, infatti, inibisce l’iscrizione di nuovi fermi amministrativi sulle autovetture. Tuttavia, i fermi già iscritti prima della domanda restano attivi fino al pagamento della prima o unica rata, fissata per il 31 luglio 2026. L’estinzione definitiva del debito e la revoca delle procedure avvengono solo con il perfezionamento del versamento. È opportuno ricordare che le somme eventualmente già pagate a titolo di sanzioni e interessi prima dell’adesione restano definitivamente acquisite dall’ente creditore e non sono rimborsabili.