Caregiver, chi e quanti sono: ecco qual è la possibile platea del nuovo sussidio di 400 euro

L’Università Cattolica del Sacro Cuore ha presentato a Milano gli esiti di una ricerca biennale, coordinata dalla rettrice Elena Beccalli e dalla sociologa Donatella Bramanti, relativa al caregiver, figura che riveste un ruolo sempre più cruciale nel sistema di welfare italiano, rappresentando il pilastro – quasi invisibile – dell’assistenza domestica. Lo studio rivela che circa otto milioni di persone prestano cura a soggetti fragili. Il dato risulta fondamentale per avere un’idea di quale possa essere la platea del nuovo sussidio economico da 400 euro, approvato dal Consiglio dei ministri nella giornata del 12 gennaio 2026. Il provvedimento, sostenuto dalla ministra per le disabilità Alessandra Locatelli, punta a offrire tutele economiche e giuridiche a chi assiste congiunti non autosufficienti, cercando di ridurre il rischio di isolamento per migliaia di famiglie.

Cosa si intende per caregiver?

Caregiver, chi e quanti sono: ecco qual è la possibile platea del nuovo sussidio di 400 euro
Anziani (Imagoeconomica).

Il caregiver familiare è colui che assiste un congiunto in condizioni di non autosufficienza in modo prevalente, continuativo e gratuito. Grazie ai dati della ricerca, l’Università Cattolica ha tracciato un identikit preciso di questa figura in Italia. Infatti:

  • l’86,8 per cento della popolazione ha fornito aiuto ad almeno una persona nell’ultimo anno;
  • il 29 per cento circa assiste soggetti vulnerabili almeno una volta a settimana;
  • il 56 per cento dei caregiver è composto da adulti, mentre più di un quarto degli assistenti, pari al 27,2 per cento, è costituito da anziani;
  • il 16,8 per cento appartiene alla categoria degli young caregiver (sotto i 35 anni).

L’attività di cura non riguarda solo l’assistenza fisica, ma coinvolge anche la gestione amministrativa e il coordinamento dei servizi. Tuttavia, circa un terzo dei soggetti non dispone di una rete di supporto, operando in condizioni di isolamento.

Quanto prende al mese un caregiver

Il disegno di legge stabilisce un sussidio mensile che può raggiungere un importo massimo di 400 euro. Tale somma viene erogata ogni tre mesi dall’Inps ed è totalmente esente da tassazione. Per l’attuazione della misura, il governo ha stanziato 257 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028.

Il pagamento del bonus è vincolato alla situazione economica del nucleo familiare. Sebbene la procedura di mappatura e le domande inizino nel 2026, l’erogazione effettiva dei fondi avverrà a decorrere dal 2027.

Bonus caregiver 2026, che cos’è e a chi spetta

Il bonus caregiver è un sostegno economico nazionale destinato a chi si prende cura di familiari con gravi disabilità. Per accedere al beneficio, il richiedente deve essere formalmente riconosciuto tramite una piattaforma digitale dell’Inps, operativa entro settembre 2026. È indispensabile possedere requisiti di convivenza con la persona assistita. La normativa identifica come potenziali fruitori:

  • il coniuge o la parte dell’unione civile;
  • i conviventi di fatto;
  • i parenti entro il secondo grado;
  • gli affini entro il terzo grado (in casi specifici).

Il beneficio principale è riservato a chi presti assistenza per almeno 91 ore settimanali. Oltre al contributo monetario, sono previste agevolazioni come il lavoro agile per i lavoratori e l’esenzione dalle tasse universitarie per i giovani studenti impegnati nella cura.

Congedo parentale 2026, a chi spetta e come richiederlo

La nuova legge di Bilancio ha rivisto le tutele previste dal Testo unico su maternità e parternità, modificando anche il congedo parentale 2026 e prevedendo margini di flessibilità più ampi per i nuclei familiari. È fondamentale sottolineare che le nuove disposizioni mirano a sostenere i genitori lavoratori dipendenti nella gestione dei figli durante l’intero percorso delle scuole dell’obbligo. La misura, operativa dal 1° gennaio 2026, permette di beneficiare di periodi di astensione facoltativa dal lavoro con una maggiore ampiezza temporale rispetto al passato. Ecco, quindi, come si applicano le nuove norme del congedo parentale, considerando i requisiti di ammissibilità alla misura e le modalità di presentazione della domanda illustrate dall’Inps nel messaggio del 27 gennaio 2026.

Come cambia il congedo parentale nel 2026?

Congedo parentale 2026, a chi spetta e come richiederlo
Asilo aziendale (Imagoeconomica).

La legge di Bilancio 2026 ha innalzato il limite temporale per la fruizione del congedo parentale da 12 a 14 anni. L’estensione riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti, mentre restano invariati i termini per le altre categorie. Nel dettaglio, le scadenze aggiornate sono le seguenti:

  • per i genitori lavoratori dipendenti la fruizione è possibile fino ai 14 anni di vita del figlio o dall’ingresso in famiglia del minore;
  • per gli iscritti alla Gestione separata il limite rimane fissato a 12 anni;
  • per i lavoratori autonomi il termine resta confermato al primo anno di vita del bambino.

Se si tratta di lavoratori alle dipendenze, è bene distinguere la decorrenza dei termini a seconda che si consideri l’indennità della madre rispetto a quella del padre. Infatti, per le madri il conteggio inizia dalla fine del congedo di maternità obbligatorio, mentre per i padri decorre dalla nascita. In caso di adozione o affidamento, il termine di 14 anni scatta dall’ingresso nel nucleo familiare, purché il minore non abbia ancora raggiunto la maggiore età.

Come presentare domanda del congedo parentale 2026?

Le modalità di trasmissione della domanda di congedo parentale sono state chiarite dall’Inps con il messaggio del 26 gennaio 2026, n. 251. La procedura deve essere effettuata esclusivamente in via telematica attraverso il portale dell’istituto. In particolare, è necessario utilizzare il servizio aggiornato l’8 gennaio 2026, cercando la sezione «Domande di maternità e paternità». Al genitore che abbia fruito del congedo tra il 1° gennaio 2026 e la data di aggiornamento del software senza poter inviare la richiesta preventiva, è consentita la possibilità di regolarizzare la propria posizione presentando istanza per i periodi pregressi. L’Inps ha istruito le proprie sedi territoriali affinché tali istanze vengano accolte, riconoscendo l’impossibilità oggettiva dal punto di vista tecnico del cittadino di procedere anticipatamente. La domanda deve rispettare i consueti limiti individuali e di coppia stabiliti dal decreto legislativo numero 151 del 26 marzo 2001.

Quali sono i bonus per i figli nel 2026?

Oltre all’estensione del congedo, il sistema di welfare prevede diverse forme di sostegno economico per le famiglie, regolate in base all’Isee e alla condizione lavorativa. Di seguito si riporta una sintesi dei principali strumenti disponibili.

Sia il padre, sia la madre possono accedere a tali agevolazioni, purché in possesso dei requisiti contributivi richiesti. È opportuno verificare periodicamente le circolari dell’ente previdenziale per monitorare eventuali aggiornamenti sugli importi, che possono subire variazioni annuali legate al costo della vita.

Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati

Il tema delle pensioni e dei nuovi esodati torna di stretta attualità dopo la pubblicazione delle ultime proiezioni sull’adeguamento dei requisiti anagrafici alla speranza di vita. Un’analisi dettagliata è stata elaborata dall’Osservatorio previdenza della Cgil nazionale e indica che, a partire dal 1° gennaio 2027, oltre 55 mila lavoratori rischiano di trovarsi in una condizione di fragilità economica e previdenziale. Si tratta di soggetti che hanno già cessato il rapporto di lavoro aderendo a strumenti di accompagnamento alla pensione, confidando in un quadro normativo che allora appariva stabile. Il nuovo scenario delineato dalla legge di Bilancio 2026 e dal rapporto del ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) introduce, tuttavia, incrementi che spostano in avanti la data del pensionamento, generando un periodo di mancata copertura durante il quale i contribuenti coinvolti non percepiranno né l’assegno di accompagnamento, né la pensione.

Pensioni e nuovi esodati: gli effetti dell’adeguamento della speranza di vita dal 2027

Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).

Il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita subirà una variazione significativa rispetto alle previsioni utilizzate per gli accordi sottoscritti fino al 31 dicembre 2025. Inizialmente, infatti, si ipotizzava una stabilità dei requisiti per il biennio 2027-2028, con un incremento contenuto a soli due mesi per il periodo successivo (2029-2030). Invece, i nuovi dati indicano una progressione più rapida che porterà un incremento pari a:

  • un mese dal 1° gennaio 2027;
  • due mesi ulteriori dal 1° gennaio 2028.

Una dinamica di questo tipo comporta che chi matura il diritto nel 2028 dovrà attendere due mesi in più rispetto a quanto programmato al momento dell’uscita dal lavoro. Poiché i contratti di isopensione o di espansione sono stati calcolati sulle vecchie scadenze, si determina un vuoto temporale di reddito e di contribuzione.

Pensioni, chi è a rischio di rientrare tra i nuovi esodati?

Le categorie maggiormente esposte al rischio legato a una revisione dei requisiti di esodo sono quelle che hanno utilizzato strumenti di flessibilità in uscita per gestire crisi aziendali o ricambi generazionali. Si distinguono tre principali canali di esodo che, nel complesso, coinvolgono 55.400 lavoratori:

Per quanto riguarda i fondi di solidarietà, si stima che il 70 per cento della platea complessiva di 40 mila uscite effettuate tra il 2022 e il 2025 sia potenzialmente a rischio. Nel caso dell’isopensione, la percentuale sale all’80 per cento, poiché molti lavoratori hanno usufruito del massimo anticipo consentito di sette anni. Si tratta di una platea ampia che necessita di interventi correttivi per evitare che il costo dell’adeguamento ricada interamente sul lavoratore.

Le richieste della Cgil e l’assenza di salvaguardie normative

Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati
Veduta esterna della sede Inps in piazza della Vittoria a Genova (Ansafoto).

Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale, ha evidenziato come migliaia di persone abbiano lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole vigenti, firmando accordi basati su date certe. Il cambiamento delle regole a posteriori rischia di produrre effetti retroattivi sostanziali. Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, ha sottolineato che il governo aveva inizialmente vincolato l’Inps a non applicare gli incrementi dal 2027, salvo poi procedere diversamente nella legge di Bilancio 2026. La dirigente sindacale ha segnalato la necessità di:

  • introdurre una salvaguardia immediata per chi ha già sottoscritto accordi di accompagnamento;
  • rafforzare strutturalmente gli strumenti di tutela previdenziale;
  • prevedere meccanismi automatici di adeguamento degli assegni di isopensione;
  • riaprire il confronto istituzionale, fermo dal 18 settembre 2023.

Senza un intervento legislativo, il rischio è quello di creare una nuova generazione di soggetti privi di tutela in una fase della vita estremamente delicata.

Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo

L’accesso al fotovoltaico e al bonus per le batterie rappresenta una delle principali opportunità per ridurre i costi energetici domestici e favorire la transizione ecologica degli edifici residenziali. La normativa vigente, basata sull’articolo 16-bis del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), disciplina le modalità attraverso le quali i contribuenti possono recuperare una parte significativa della spesa sostenuta. La legge 207/2024, di Bilancio per il 2025, ha delineato i criteri di accesso, confermati poi da successivi interventi normativi. È fondamentale considerare che i sistemi di accumulo sono identificati come elementi funzionali all’impianto di produzione. Tuttavia, l’agevolazione varia in base alla destinazione dell’immobile e al soggetto che sostiene l’onere economico, rendendo necessaria una verifica dei requisiti tecnici e burocratici per evitare la perdita del beneficio fiscale.

La disciplina del fotovoltaico e il bonus per le batterie di accumulo

Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo
Fotovoltaico in condominio, pannelli di energia solare pulita (Imagoeconomica).

I sistemi di accumulo sono considerati parte integrante degli impianti di produzione energetica. Per questa ragione, la spesa per l’acquisto e la messa in opera delle batterie risulta detraibile. La misura dell’agevolazione dipende dal titolo di possesso e dalla destinazione dell’unità immobiliare. Il contribuente deve assicurarsi che l’installazione avvenga nel rispetto delle norme tecniche e che sia seguita dall’invio della comunicazione dei dati all’Enea. Per quanto riguarda le percentuali applicate, la normativa distingue tra abitazione principale e altre tipologie di immobili, prevedendo le due aliquote del 50 e del 36 per cento.

Inoltre, le procedure necessarie per l’accesso al bonus includono:

  • l’acquisto e l’ installazione delle batterie di accumulo;
  • l’invio dei dati tecnici tramite il portale dell’Enea;
  • la conservazione delle fatture e delle ricevute dei bonifici parlanti;
  • la ripartizione della detrazione in 10 rate annuali di pari importo;
  • il limite massimo di spesa fissato a 96 mila euro per unità immobiliare.

Bonus fotovoltaico, ultime notizie sulle aliquote del 2026

Le prospettive per l’anno 2026 hanno subito delle variazioni significative rispetto alle previsioni iniziali. Si era ipotizzato, infatti, un calo delle aliquote al 36 per cento per le abitazioni principali e al 30 per cento per gli altri immobili. Tuttavia, l’articolo 1, comma 22, della legge 199/2025, di Bilancio per il 2026, ha modificato questo scenario. La nuova disposizione stabilisce che le percentuali maggiorate siano mantenute anche per le spese sostenute nel corso del 2026. Ciò significa che i proprietari possono continuare a beneficiare della detrazione del 50 per cento o del 36 per cento, a seconda dei casi, senza subire la riduzione precedentemente programmata. La conferma legislativa fornisce stabilità al mercato delle energie rinnovabili e permette una pianificazione a lungo termine per i privati che intendano completare i propri impianti.

Incentivi fotovoltaico 2026 privati

Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo
Banconote (Freepik).

I privati che acquistano un immobile direttamente dall’impresa costruttrice possono beneficiare delle medesime agevolazioni. L’acquisto di una prima casa nel 2026 con aliquota Iva al 4 per cento, consente di fruire del bonus fiscale per le batterie di accumulo relative all’impianto installato durante la costruzione. La circolare 8/E/2025 dell’agenzia delle Entrate ha chiarito che il beneficio spetta nella misura massima quando l’immobile è adibito ad abitazione principale dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento. Se le spese sono sostenute da un soggetto differente o per immobili non principali, l’aliquota scende al 36 per cento. È importante ricordare che il limite di 96 mila euro deve essere rispettato per ogni singola unità immobiliare, includendo sia l’impianto sia i sistemi di accumulo collegati, per esempio per massimizzare l’autoconsumo energetico diurno e notturno.

Pensioni, come ricominciare a lavorare: fine dei divieti al compimento dei 67 anni

Ricominciare a lavorare è un tema centrale per migliaia di cittadini che hanno scelto una delle pensioni anticipate con quota 100, 102 o 103, ma desiderano rimettersi in gioco nel mercato del lavoro. Il sistema previdenziale italiano prevede regole rigide sulla cumulabilità dei redditi fino al raggiungimento dell’età per la vecchiaia, fissata a 67 anni. Tuttavia, una volta spenta questa candelina, i vincoli decadono, permettendo di percepire l’assegno previdenziale e lo stipendio senza subire sospensioni o decurtazioni.

Pensioni, come ricominciare a lavorare senza tagli: le novità per chi ha usato le quote

Pensioni, come ricominciare a lavorare: fine dei divieti al compimento dei 67 anni
Lavoratore addetto allo spostamento e consegna di merci (Freepik).

L’articolo 14 del decreto legge 28 gennaio 2019, stabilisce che la pensione ottenuta con i regimi sperimentali non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. Questa restrizione resta valida dalla decorrenza del trattamento fino alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Esiste un’unica deroga per il lavoro autonomo occasionale, ammesso entro il limite di 5 mila euro lordi annui. Superata questa soglia, l’Inps sospende l’erogazione dell’assegno per l’intero anno di percezione del reddito. I titolari devono presentare il modello “Quota 100” per dichiarare preventivamente eventuali attività, consentendo all’istituto di monitorare i flussi reddituali attraverso le banche dati dell’Agenzia delle entrate.

Chi è andato in pensione con quota 100 può lavorare dopo i 67 anni?

Al compimento dei 67 anni, la situazione muta radicalmente poiché si perfezionano i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria. In questa fase, i vincoli di incumulabilità previsti dalle quote cessano di esistere. È, dunque, possibile intraprendere nuove attività professionali o riprendere collaborazioni precedenti senza che l’assegno previdenziale venga intaccato. Per esempio, un soggetto che compie 67 anni a maggio 2026 potrà, dal mese successivo, aprire una partita Iva o essere assunto come dipendente. In questa fattispecie, i redditi percepiti non rilevano ai fini della sospensione del trattamento, garantendo piena libertà di movimento nel mercato del lavoro sia per i liberi professionisti, sia per chi opera nel settore privato.

Quota 100, cumulo con altri redditi

Non tutti i proventi finanziari determinano la sospensione della pensione anticipata. Esistono, infatti, specifiche tipologie di entrate che possono essere percepite anche prima dei 67 anni. Tra queste si la circolare dell’Inps n. 117 del 9 agosto 2019 ricorda:

  • le indennità connesse a cariche pubbliche elettive;
  • i redditi di impresa non connessi ad attività di lavoro o le partecipazioni agli utili come soci di capitale;
  • i compensi per la funzione sacerdotale;
  • le indennità percepite dai giudici di pace o dai tributari;
  • i rimborsi spese per trasferte e le missioni fuori dal territorio comunale;
  • l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

In mancanza di comunicazioni ufficiali da parte del pensionato, l’Inps imputa il reddito all’intero anno solare, salvo prova contraria dell’interessato.

Bonus riqualificazione energetica: chi può richiederlo e quali sono le novità del 2026

Il bonus per la riqualificazione energetica del 2026 rappresenta uno dei maggiori incentivi per l’attuazione della transizione ecologica degli edifici esistenti. Nelle ultime ore, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato l’aggiornamento della guida dedicata alle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico, confermando le disposizioni della legge numero 199/2025. Per le spese sostenute nel corso dell’anno, la normativa stabilisce un’aliquota ordinaria del 36 per cento, che sale al 50 per cento qualora l’intervento riguardi l’abitazione principale del contribuente. Il beneficio si applica a immobili di ogni categoria catastale, purché già esistenti e censiti. È fondamentale ricordare che la detrazione deve essere ripartita in 10 rate annuali di pari importo, richiedendo una sufficiente capienza fiscale per l’intero decennio al fine di non perdere alcuna quota del beneficio.

Bonus riqualificazione energetica: requisiti e novità 2026

Bonus riqualificazione energetica: chi può richiederlo e quali sono le novità del 2026
Caro vita, risparmio energetico, manopola radiatore (Imagoeconomica).

L’accesso alla detrazione del bonus per la riqualificazione energetica richiede il rispetto di precisi criteri tecnici e amministrativi per garantire l’effettivo miglioramento termico degli edifici. La norma esclude gli impianti a gas, favorendo sistemi a biomassa e pompe di calore. Gli interventi ammessi comprendono le seguenti categorie:

  • l’acquisto e la posa in opera di finestre e infissi;
  • l’installazione di schermature solari;
  • la sostituzione di impianti con caldaie a condensazione di classe A dotate di sistemi di termoregolazione evoluti.

In quest’ultimo caso, la detrazione può raggiungere il 65 per cento, mentre per i semplici infissi si attesta sui valori ordinari. La corretta posa in opera è essenziale per il risparmio dei consumi. La tabella seguente riassume le aliquote principali previste per l’anno in corso.

Limiti alla cessione del credito e bonus riqualificazione energetica 2026

Bonus riqualificazione energetica: chi può richiederlo e quali sono le novità del 2026
Una ragioniera lavora ad un modello 730 (Ansafoto).

In merito alla gestione finanziaria del beneficio, le opzioni di sconto in fattura e cessione del credito risultano fortemente limitate dalle normative vigenti. Le restrizioni introdotte a partire dal 2023 hanno reso la detrazione diretta la modalità ordinaria di fruizione dell’incentivo. Sebbene esistano deroghe specifiche, la maggior parte dei contribuenti deve utilizzare il credito d’imposta nella propria dichiarazione dei redditi. Per i limitatissimi casi di utilizzo alternativo del bonus per la riqualificazione energetica, è possibile effettuare fino a tre cessioni ulteriori esclusivamente a favore di soggetti qualificati, quali:

  • le banche e gli intermediari finanziari iscritti all’albo;
  • le società appartenenti a un gruppo bancario;
  • le imprese di assicurazione autorizzate.

Il divieto generale mira a stabilizzare i conti pubblici, pur mantenendo l’incentivo fiscale per chi possiede capacità di spesa. Per esempio, i correntisti delle banche possono ricevere il credito dai propri istituti, ma non possono cederlo ulteriormente. Risulta dunque opportuno verificare la propria posizione fiscale con un professionista prima di avviare i cantieri.

Oro, nuovo prezzo record: superati i 5 mila dollari l’oncia

Per la prima volta nella storia l’oro ha superato i 5 mila dollari l’oncia (unità di misura pari a 31,1 grammi), aggiornando il suo libro dei record. Il rally si inserisce all’interno di un contesto già piuttosto forte per il metallo prezioso, che ha guadagnato l’8 per cento nell’ultima settimana e il 17 per cento a partire dall’inizio dell’anno. Sommandosi a un 2025 già robusto, quando i prezzi erano schizzati di 65 punti facendo registrare il più grande guadagno dal 1979. Record anche per l’argento, il cui valore ha superato per la prima volta i 100 dollari l’oncia, il 150 per cento in più rispetto al 2025.

Oro, nuovo prezzo record: superati i 5 mila dollari l’oncia
Alcuni lingotti d’oro (Imagoeconomica).

Cresce il prezzo dell’oro: le ragioni alle spalle dell’impennata

A spingere fortemente sull’aumento del prezzo dell’oro è soprattutto l’incertezza geopolitica globale, alimentata da tensioni in Groenlandia e Venezuela fino al Medio Oriente che hanno rafforzato il ruolo dei metalli preziosi come rifugio per eccellenza. A impattare sono anche le decisioni del presidente Usa Donald Trump sui dazi, tra cui la recente minaccia di imporre tariffe del 100 per cento al Canada qualora quest’ultimo decidesse di stringere un accordo commerciale con la Cina. Il mercato intanto attende che la Fed mantenga invariati i tassi, guardando con attenzione al discorso del presidente Jerome Powell per ottenere indicazioni sulle prossime mosse future.

Oro, nuovo prezzo record: superati i 5 mila dollari l’oncia
Il presidente Usa Donald Trump (Imagoeconomica).

Crescono anche argento e platino

Sostenuto dall’indebolimento del dollaro, il prezzo dell’oro è ormai in costante aumento da due anni: basti pensare che, solamente nel gennaio 2024, un’oncia valeva poco più di 2 mila dollari. Parallelamente, è in crescita anche quello degli altri metalli preziosi. L’argento è cresciuto di circa il 2 per cento issandosi a 106,56 dollari l’oncia e segnando un nuovo record storico. Discorso simile anche per il platino che si è spinto fino ai 2.798,46 dollari l’oncia, facendo registrare il nuovo massimo personale.

Assegno di inclusione (Adi): ecco il calendario dei pagamenti del 2026

L’Inps ha ufficializzato il calendario dei pagamenti dell’Assegno di inclusione 2026 attraverso la pubblicazione del messaggio numero 214 del 22 gennaio 2026. Il documento risulta fondamentale per i nuclei familiari che beneficiano della misura di sostegno, poiché stabilisce con precisione le tempistiche per la disponibilità delle somme spettanti a ogni beneficiario. Per ricevere l’indennità è necessario che i richiedenti abbiano superato con esito favorevole la fase istruttoria e sottoscritto il Patto di attivazione digitale (Pad). La procedura segue due percorsi distinti: il primo riguarda chi accede alla prestazione per la prima volta, mentre il secondo interessa i rinnovi per le domande già attive e soggette a verifiche periodiche sulla permanenza dei requisiti previsti dalla legge. Il primo pagamento dell’anno è in programma per martedì 27 gennaio 2026, mentre giovedì 15 gennaio 2026 è stato già versato l’importo per le nuove domande accolte.

Calendario dei pagamenti Assegno inclusione 2026 per i nuovi beneficiari

Assegno di inclusione (Adi): ecco il calendario dei pagamenti del 2026
Banconote (Freepik).

Le somme relative alle prime istanze accolte dell’Assegno di inclusione 2026 vengono erogate mediamente intorno alla metà di ogni mese, includendo e eventuali mensilità arretrate maturate dal nucleo familiare. Le date stabilite dall’ente previdenziale per i primi accrediti sono le seguenti:

  • giovedì 15 gennaio 2026;
  • sabato 14 febbraio 2026;
  • venerdì 13 marzo 2026;
  • mercoledì 15 aprile 2026;
  • venerdì 15 maggio 2026;
  • martedì 16 giugno 2026;
  • mercoledì 15 luglio 2026;
  • venerdì 14 agosto 2026;
  • martedì 15 settembre 2026;
  • giovedì 15 ottobre 2026;
  • venerdì 13 novembre 2026;
  • martedì 15 dicembre 2026.

Tempistiche per i rinnovi e ricariche mensili

Assegno di inclusione (Adi): ecco il calendario dei pagamenti del 2026
Schermata del sito dell’Inps per la richiesta di indennità e prestazioni (Ansafoto).

Per quanto concerne le prestazioni dell’Assegno di inclusione oggetto di rinnovo e, dunque, già in corso, la disponibilità degli importi sulla carta di inclusione avviene solitamente verso la fine di ogni mensilità. Tuttavia, l’erogazione è subordinata alla verifica costante del mantenimento dei requisiti economici, patrimoniali e di inclusione sociale. Nel 2026, i primi e prossimi pagamenti sono fissati per il 27 gennaio, il 27 febbraio e il 27 marzo. Nei mesi successivi, le ricariche avverranno in queste date:

  • martedì 27 gennaio 2026;
  • venerdì 27 febbraio 2026;
  • venerdì 27 marzo 2026;
  • martedì 28 aprile;
  • mercoledì 27 maggio;
  • venerdì 26 giugno;
  • martedì 28 luglio;
  • giovedì 27 agosto;
  • venerdì 25 settembre;
  • martedì 27 ottobre;
  • venerdì 27 novembre;
  • mercoledì 23 dicembre.

In particolare, l’ultima mensilità annuale dell’Adi viene erogata in anticipo per le festività natalizie. Tale pianificazione permette alle famiglie una gestione organizzata delle proprie risorse finanziarie durante tutto l’anno solare, garantendo continuità al sostegno previsto.

Pensioni, la Rgs prevede altri tre mesi di aumenti dei requisiti dal 2029

La Ragioneria generale dello Stato ha pubblicato le nuove proiezioni della speranza di vita sul sistema previdenziale che prospettano un nuovo inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi delle pensioni a partire dal 2029. La previsione è contenuta nella nota di aggiornamento del 26esimo Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del ministero dell’Economia e delle Finanze. Il documento tecnico, basato sullo scenario demografico elaborato dall’Istat e riferito all’anno 2024, delinea scatti biennali che allontanano la data del ritiro dal lavoro. Sebbene la legge di Bilancio 2026 abbia introdotto una certa gradualità sugli aumenti dei requisiti pensionistici per il biennio precedente (2027-2028), il meccanismo automatico basato sui dati statistici a consuntivo sembra destinato a riprendere la corsa.

Pensioni, requisiti e scatti previsti dal 2029

Pensioni, la Rgs prevede altri tre mesi di aumenti dei requisiti dal 2029
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’elaborazione della Ragioneria generale dello Stato prevede, dal 1° gennaio 2029, un nuovo innalzamento di tre mesi per l’accesso alla pensione di vecchiaia. La soglia anagrafica per l’uscita dal lavoro con almeno 20 anni di contributi salirà, dunque, a 67 anni e sei mesi. Contemporaneamente, per la pensione anticipata saranno necessari 43 anni e quattro mesi di versamenti, con un anno di sconto per le lavoratrici. Le proiezioni indicano che nel 2031 si verificherà un ulteriore incremento di due mesi, portando l’età anagrafica a 67 anni e otto mesi.

Quadro normativo e la legge di Bilancio 2026

La determinazione delle soglie delle pensioni dipende dal decreto direttoriale del 19 dicembre 2025, che ha disciplinato gli adeguamenti con decorrenza dal 1° gennaio 2027. Tuttavia, la legge di Bilancio di quest’anno ha diluito gli aumenti dei requisiti, limitando l’aumento a un solo mese per il 2027 e a tre mesi complessivi per il 2028. Questo intervento ha influenzato sia l’età anagrafica sia il monte contributivo. La Rgs ribadisce che le proiezioni restano ancorate all’aspettativa di vita accertata. Si ricorda che nel 2026 l’accesso è garantito con:

  • 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne;
  • 67 anni di età e 20 anni di contributi per la vecchiaia.

Come cambiano i requisiti delle pensioni nei prossimi anni?

La gestione dell’adeguamento anagrafico comporta oneri significativi per le finanze statali. Per esempio, il blocco totale dell’aumento di tre mesi previsto per il 2027 avrebbe richiesto una copertura economica superiore a tre miliardi di euro. Tale spesa spiega la decisione del governo di applicare una diluizione graduale invece di una sospensione integrale, al fine di mantenere il rigore richiesto in sede europea. Tuttavia, la variabile politica giocherà un ruolo fondamentale, poiché nel 2027 si terranno le elezioni politiche. I partiti saranno chiamati a esprimersi sulle soglie di uscita che appaiono impopolari per l’elettorato. Spetta al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’emanazione dei decreti di variazione necessari a rendere esecutivi gli scatti basati sulle rilevazioni Istat.

Bonus sociali, Arera alza l’Isee per accedere agli sconti: ecco qual è la soglia 2026

I bonus sociali 2026 rappresentano una misura fondamentale per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie italiane che si trovino in condizioni di vulnerabilità economica. Nelle ultime ore, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) ha ufficializzato l’innalzamento della soglia dell’Isee per accedere alle agevolazioni, recependo l’adeguamento triennale legato all’inflazione. Il provvedimento mira a proteggere i nuclei familiari dai rincari dei costi energetici e dei servizi essenziali attraverso un automatismo che facilita la gestione e l’erogazione dei benefici. È importante notare che l’aggiornamento dei parametri reddituali permette a una platea più ampia di cittadini di beneficiare delle riduzioni previste per le utenze domestiche. La gestione centralizzata tramite l’incrocio dei dati tra Inps e fornitori assicura che il sostegno arrivi correttamente a chi ne abbia diritto.

Bonus sociale, di quanto deve essere l’Isee per avere agevolazioni 2026

Bonus sociali, Arera alza l’Isee per accedere agli sconti: ecco qual è la soglia 2026
Manopola termosifone gestione risparmio bollette elettriche e del gas (Imagoeconomica).

Per accedere ai bonus sociali, la soglia minima del valore Isee del 2026 è stata ritoccata verso l’alto per riflettere l’andamento dei prezzi al consumo. Dal 1° gennaio di quest’anno, il limite passa dai precedenti 9.530 euro a 9.796 euro. Tuttavia per le famiglie numerose, ovvero con almeno quattro figli a carico, la normativa conferma la soglia Isee più alta del 2025, fissata in 20 mila euro. Inoltre, viene prorogato anche l’adeguamento dell’andamento dei prezzi basato sull’Indice nazionale del triennio di riferimento, nonché l’applicazione automatica degli sconti sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari a favore delle famiglie con la semplice presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), utile al calcolo dell’Isee. L’aggiornamento triennale è previsto dal decreto del ministro dello Sviluppo economico del 29 dicembre 2016. In questo modo, il sistema garantisce una protezione dinamica che segue il reale costo della vita per le fasce della popolazione meno abbienti.

Di quanto sarà l’assegno sociale nel 2026

L’entità del risparmio economico garantito dai bonus sociali 2026 varia significativamente in base alla tipologia di utenza e alla composizione del nucleo familiare. Non si tratta di un versamento monetario diretto sul conto corrente dei beneficiari, sia per quanto riguarda l’energia elettrica sia per il gas, bensì di una decurtazione applicata nelle fatture emesse dai fornitori. Per esempio, il sistema assicura che il peso delle bollette sulle spese mensili sia ridotto in modo proporzionale.

Quali sono gli sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari 2026

Nel corso del 2026, gli sconti nelle bollette di luce, gas, acqua e Tari permettono di abbattere i costi dei servizi a rete in modo cumulativo. Per l’energia elettrica, la riduzione è pari al 30 per cento della spesa dell’utente medio. Per il gas, il risparmio si attesta al 15 per cento, mentre per l’acqua viene garantito il quantitativo minimo vitale gratuito, pari a 50 litri al giorno per ogni componente del nucleo. Infine, la Tari prevede un abbattimento del 25 per cento sulla tariffa corrispettiva dovuta. Per beneficiare di tali misure, è sufficiente che il cittadino ottenga l’attestazione Isee presso l’Inps. Di seguito si riportano le percentuali e le modalità di calcolo dello sconto previste.

Bonus genitorialità, inclusione sociale e disabilità: quali indennità sono disponibili nel 2026?

Il quadro normativo inerente i bonus per la genitorialità, la disabilità e l’inclusione sociale è stato delineato dalla nuova legge di Bilancio con non poche novità per il 2026. La legge 199 del 30 dicembre 2025 introduce, infatti, una serie di misure volte a rafforzare il sistema di protezione sociale per i nuclei familiari, con un’attenzione specifica verso le fragilità e le responsabilità di cura. Le disposizioni di competenza dell’Inps mirano a garantire una maggiore flessibilità nel lavoro e un sostegno economico diretto per contrastare l’inflazione e le difficoltà abitative. Attraverso un recente focus dell’istituto, si delinea una strategia di inclusione che non riguarda solo i sussidi mensili o una tantum, ma anche lo sviluppo di infrastrutture digitali e normative per agevolare l’assistenza continuativa ai soggetti più vulnerabili all’interno della società italiana.

A chi spetta il bonus genitorialità del 2026?

Bonus genitorialità, inclusione sociale e disabilità: quali indennità sono disponibili nel 2026?
Lavoratrice addetta in un’azienda ortofrutticola (Imagoeconomica).

Le novità riguardanti il sostegno ai genitori prevedono l’estensione del congedo parentale ordinario fino ai 14 anni di vita del figlio, applicabile anche in caso di prole con disabilità. Per quanto concerne la malattia del bambino, la tutela è stata potenziata per la fascia d’età compresa tra tre e 14 anni. I giorni fruibili da ciascun genitore passano da cinque a dieci all’anno. Una misura rilevante è il bonus mamme 2026, destinato alle lavoratrici dipendenti, escluso il settore domestico, e alle autonome con reddito fino a 40 mila euro. Tale beneficio, erogato su domanda dall’Inps, non concorre alla formazione del reddito imponibile e non rileva ai fini Isee.

Riforma dell’assegno di inclusione e strumenti di contrasto alla povertà

La disciplina dell’assegno di inclusione, anche ai fini sociali, ha subito modifiche sostanziali riguardanti i rinnovi. La prestazione viene riconosciuta per 18 mesi e può essere rinnovata per ulteriori 12 mesi senza l’obbligo di sospensione di un mese tra i cicli. Tuttavia, la prima mensilità di ogni rinnovo è erogata al 50 per cento dell’importo spettante. Parallelamente, è stata rifinanziata la carta Dedicata a te per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, destinata a chi possiede un Isee entro i 15 mila euro. Per i genitori separati è stato istituito un fondo specifico presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Le principali novità includono:

  • l’erogazione continua dell’assegno di inclusione senza pause tra i periodi;
  • il contributo straordinario per chi abbia terminato la fruizione a novembre 2025;
  • l’incremento dei fondi per la carta acquisti;
  • il sostegno abitativo per genitori non assegnatari con figli a carico fino a 21 anni;
  • il rifinanziamento delle convenzioni operative con Poste italiane.

Quali indennità si possono richiedere nel 2026 per la disabilità e l’assistenza familiare?

Bonus genitorialità, inclusione sociale e disabilità: quali indennità sono disponibili nel 2026?
Caregiver (Ansafoto).

Il governo ha stanziato risorse significative per la figura del caregiver familiare, prevedendo la creazione di una piattaforma informatica entro il mese di settembre 2026 per la gestione dei flussi di sostegno. Presso il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) è stato istituito un fondo con una dotazione iniziale di 1 milione 150 mila euro per quest’anno, che salirà a 207 milioni di euro annui dal 2027. Per quanto riguarda gli accertamenti sanitari, l’epilessia farmacoresistente ottiene il riconoscimento di gravità ai sensi della legge 104 del 1992. Si segnalano inoltre:

  • l’assegno sostitutivo dell’accompagnatore militare pari a 1.000 euro mensili;
  • l’implementazione di una piattaforma telematica dell’Inps per il controllo dei permessi legge 104;
  • l’integrazione dei flussi informativi Uniemens per la verifica degli utilizzi;
  • il vincolo delle risorse per definire il valore economico dell’attività di cura;
  • il trasferimento all’Inps di quote del fondo caregiver per la gestione digitale.

Bonus ristrutturazioni edilizie 2026, che cos’è e chi può richiederlo

Il bonus per le ristrutturazioni edilizie del 2026 rappresenta la principale agevolazione fiscale per il recupero del patrimonio immobiliare, disciplinata dal Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir). Nelle ultime ore, l’Agenzia delle entrate ha diffuso i dettagli operativi per accedere alla detrazione Irpef, che deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Nonostante la normativa generale prevedesse una riduzione delle aliquote, il governo è intervenuto per stabilizzare il sostegno al settore edilizio. La misura mira a incentivare la riqualificazione degli edifici esistenti, garantendo un risparmio d’imposta significativo per i proprietari che decidano di investire nell’efficienza e nella sicurezza delle proprie abitazioni. La Manovra 2026 conferma l’esclusione dagli incentivi delle caldaie a combustibili fossili.

Bonus ristrutturazioni edilizie 2026: chi può richiederlo?

Bonus ristrutturazioni edilizie 2026, che cos’è e chi può richiederlo
Sede dell’Agenzia delle entrate (imagoeconomica).

Il bonus per le ristrutturazioni edilizie del 2026 rappresenta un incentivo di natura fiscale rivolto a una vasta platea di beneficiari che sostengono le spese per interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo sui propri immobili. Possono accedere alla detrazione, quindi, i proprietari degli immobili, chi detiene un diritto reale di godimento su di essi e i locatari. Nello specifico, i soggetti ammessi sono:

  • i proprietari e i nudi proprietari;
  • i titolari di un diritto reale di godimento come usufrutto, uso, abitazione o superficie;
  • i locatari e i comodatari;
  • i soci di cooperative a proprietà divisa e indivisa;
  • gli imprenditori individuali, limitatamente agli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce.

Inoltre, il bonus è riconosciuto a chi acquista immobili a uso abitativo facenti parte di edifici interamente ristrutturati da imprese di costruzione o cooperative edilizie, purché l’alienazione avvenga entro 18 mesi dal termine dei lavori.

Quali sono le nuove agevolazioni per la ristrutturazione nel 2026?

La legge 199/2025 ha modificato, ancora per un anno, le aliquote ordinarie al fine di sostenere contribuenti e imprese edili. Per le spese sostenute nel corso del 2026, l’entità del rimborso varia in base alla tipologia di immobile.

Per chi acquista da impresa, la detrazione si calcola su un importo forfettario pari al 25 per cento del prezzo di vendita comprensivo di Iva. Dal 2027, l’aliquota del bonus ristrutturazioni scenderà al 30 per cento per le seconde case e al 36 per cento per l’abitazione principale.

Quali sono le nuove regole per i bonus edilizi nel 2026?

Bonus ristrutturazioni edilizie 2026, che cos’è e chi può richiederlo
Il modello 730 per la denuncia dei redditi (Ansafoto).

Le modalità di fruizione del bonus sulle ristrutturazioni edilizie hanno subìto restrizioni importanti rispetto al passato. Innanzitutto, per gli interventi previsti dall’articolo 16-bis del Tuir, non è più possibile optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito d’imposta, salvo rari casi previsti dalle deroghe normative. Pertanto, la detrazione avviene quasi esclusivamente in modo diretto nella dichiarazione dei redditi. Restano comunque vigenti alcune disposizioni per le cessioni residue, che possono essere effettuate verso:

  • banche e intermediari finanziari;
  • società appartenenti a un gruppo bancario;
  • imprese di assicurazione autorizzate.

È fondamentale conservare i bonifici parlanti e le abilitazioni amministrative per fruire dell’incentivo. Infine, si segnala che la sostituzione di gruppi elettrogeni di emergenza con modelli a gas di ultima generazione mantiene una detrazione specifica del 50 per cento.

Bonus mobili 2026 con cambio della caldaia, si può richiedere?

Il bonus mobili non può essere più richiesto se l’intervento edilizio riguarda esclusivamente la sostituzione della caldaia e, più in generale, gli impianti di climatizzazione invernale con modelli alimentati da combustibili fossili. Nelle ultime ore, infatti, l’Agenzia delle entrate ha rivisto le proprie indicazioni ufficiali, recependo le novità introdotte dalla direttiva europea sulle Case green. In precedenza, la sostituzione della caldaia era classificata come manutenzione straordinaria e permetteva di trainare l’incentivo per mobili e grandi elettrodomestici. Tuttavia, la pubblicazione della nuova guida esclude esplicitamente questi interventi dal novero di quelli agevolabili. La decisione riflette lo stop ai sussidi per le tecnologie meno sostenibili, limitando l’accesso al bonus mobili solo a chi realizzi ristrutturazioni edilizie o installi generatori di calore alimentati da fonti rinnovabili.

Come funziona il bonus mobili caldaia dopo le nuove Faq dell’Agenzia delle entrate?

Bonus mobili 2026 con cambio della caldaia, si può richiedere?
Esposizione di mobili (Imagoeconomica).

Il cambiamento interpretativo fornito dall’amministrazione finanziaria segna un punto di svolta per i contribuenti. Nonostante la sostituzione della caldaia a condensazione fosse un tempo l’intervento più semplice per sbloccare la detrazione del 50 per cento assicurata dal bonus mobili e grandi elettrodomestici, dal 1° gennaio 2025 questa opzione è stata eliminata. Restano validi, come lavori trainanti, gli interventi di manutenzione straordinaria che prevedono:

  • l’installazione di stufe a pellet e di impianti dotati di generatori di calore a biomasse;
  • gli interventi finalizzati all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia;
  • le ristrutturazioni edilizie sulle singole unità immobiliari;
  • il restauro e il risanamento conservativo.

L’Agenzia delle entrate ha precisato che la detrazione spetta solo se l’intervento edilizio è iniziato a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto dei beni, rendendo necessaria la prova della data di avvio dei lavori.

Cosa cambia nel 2026 per chi vuole cambiare l’arredo e i grandi elettrodomestici

Il limite massimo di spesa del 2026 per il bonus mobili è confermato a 5 mila euro per singola unità abitativa. La detrazione Irpef del 50 per cento deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Per beneficiare dello sgravio è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico o carta di debito o credito. Tuttavia, è bene ricordare che le spese per il trasporto e il montaggio sono incluse nel calcolo totale, purché siano state pagate con le medesime modalità tracciabili richieste dalla norma.

Quali interventi non danno diritto al bonus mobili 2026?

Bonus mobili 2026 con cambio della caldaia, si può richiedere?
Esposizione di mobili (Imagoeconomica).

Esistono specifiche categorie di lavori che, pur rientrando nel recupero del patrimonio edilizio, non consentono di accedere alla detrazione del bonus mobili. In particolare, l’amministrazione finanziaria ha chiarito che non tutte le spese edilizie fungono da traino per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici. I principali interventi esclusi sono:

  • le misure dirette a prevenire il rischio di atti illeciti da parte di terzi, a meno che non siano inquadrabili in manutenzioni ordinarie o straordinarie;
  • la realizzazione di posti auto o box pertinenziali rispetto all’abitazione principale;
  • gli interventi di riqualificazione energetica per i quali si usufruisce dell’ecobonus.

Le limitazioni risultano fondamentali per evitare errori nella richiesta dell’incentivo. Per esempio, l’installazione di un sistema di allarme o di grate alle finestre, se non accompagnata da opere murarie strutturali riconducibili a manutenzione straordinaria, non permette di detrarre la spesa per i nuovi arredi. Allo stesso modo, chi ha installato pannelli solari o sostituito gli infissi avvalendosi unicamente dell’ecobonus non può agganciare il beneficio per i mobili.

Pensioni minime, arriva la proposta di un sussidio di 350 euro: ecco dove

Un sussidio a supporto delle pensioni minime per l’anno 2026: è questa la proposta presentata dai sindacati lucani per aiutare le famiglie e le persone in condizioni di fragilità economica. In una fase storica segnata dall’incertezza e da un sensibile invecchiamento della popolazione, la Uil ha inoltrato una richiesta formale alla Regione affinché venga istituito un aiuto economico annuale. Vincenzo Tortorelli, segretario generale della Uil Basilicata, ha ribadito la necessità di adottare modelli di sviluppo che favoriscano una distribuzione equa della ricchezza territoriale. L’iniziativa punta a contrastare la povertà e l’esclusione sociale, fenomeni che colpiscono duramente i piccoli centri soggetti a spopolamento. Attraverso questo intervento, si intende garantire il rispetto della dignità umana e promuovere l’invecchiamento attivo dei cittadini più anziani.

Requisiti per il sussidio sulle pensioni minime del 2026

Pensioni minime, arriva la proposta di un sussidio di 350 euro: ecco dove
Anziani, pensionati (Imagoeconomica).

L’erogazione del contributo prevede regole precise per individuare i destinatari residenti nel territorio lucano. Innanzitutto, la misura costituisce un sussidio a chi percepisce le pensioni minime dell’Inps o i trattamenti di importo inferiore, includendo le diverse tipologie di assegni previdenziali. Per accedere al beneficio, è indispensabile presentare un’attestazione Isee non superiore a 15 mila euro. Carmine Vaccaro, segretario generale della Uil Pensionati Basilicata, ha chiarito che l’aiuto mira a sostenere 27.701 persone. La suddivisione dei potenziali beneficiari evidenzia la portata sociale dell’intervento:

  • 11.891 titolari di pensione di vecchiaia;
  • 10.943 percettori di assegni di reversibilità;
  • 2.154 beneficiari di assegni di invalidità;
  • 1.478 titolari di pensione di anzianità;
  • 939 soggetti con pensione di inabilità.

Tuttavia, l’assegnazione dei fondi richiede una verifica puntuale delle dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) presentate dai cittadini.

Nuovo assegno per chi percepisce una pensione minima in Basilicata: di cosa si tratta?

Il fabbisogno economico per coprire l’intero bacino di utenza del nuovo sussidio sulle pensioni minime ammonta a 9 milioni 695 mila 350 euro all’anno. Per reperire questa somma, nella proposta si suggerisce di utilizzare le entrate derivanti dai diritti di sfruttamento per l’estrazione di idrocarburi. In questo modo, le royalty petrolifere si trasformerebbero in uno strumento di giustizia sociale a vantaggio della comunità locale. L’inserimento di un nuovo capitolo di spesa nella legge di Bilancio regionale per il triennio 2026-2028 garantirebbe la stabilità della misura nel tempo, generando ricadute positive sull’intera economia regionale.

Come ricevere il sostegno se già si percepisce la pensione dall’Inps?

La realizzazione del piano assistenziale richiede la definizione di un regolamento attuativo e una convenzione con l’Inps per automatizzare i pagamenti. Si osserva con interesse l’esperienza della Regione Friuli Venezia Giulia o della Provincia Autonoma di Bolzano, che hanno già adottato simili forme di sostegno assistenziale. L’analisi dei dati statistici mostra che la maggioranza dei pensionati lucani interessati riceve trattamenti mensili compresi tra 601 e 700 euro.

Bonus mobili seconda casa 2026: detrazione del 50 per cento valida anche per più immobili

Il bonus mobili abbinato ai lavori di ristrutturazione sulla prima e seconda casa, così come confermato dalla legge di Bilancio 2026, rappresenta una delle misure principali per sostenere il settore dell’arredamento. L’Agenzia delle entrate, con la guida aggiornata a gennaio 2026, ha chiarito che la detrazione Irpef del 50 per cento spetta per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici destinati a immobili oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio. L’agevolazione è stata prorogata per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2026, a condizione che i lavori edilizi siano iniziati a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto. Per ottenere il beneficio, è indispensabile che la data di avvio dell’intervento sia anteriore al pagamento dei beni, dimostrabile tramite abilitazioni amministrative o dichiarazioni sostitutive. L’incentivo richiede il riparto della detrazione in 10 quote annuali di pari importo.

Come funziona il bonus mobili 2026 per la seconda casa

Bonus mobili seconda casa 2026: detrazione del 50 per cento valida anche per più immobili
Sede dell’Agenzia delle entrate (Imagoeconomica).

Il bonus sulle spese per i mobili e gli elettrodomestici non si limita all’abitazione principale, ma si estende a ogni singola unità immobiliare residenziale oggetto di ristrutturazione. Di conseguenza, il contribuente che esegue lavori su più unità abitative può usufruire del beneficio più volte, poiché il limite massimo di spesa è riferito a ciascuna abitazione, comprese le eventuali pertinenze. Anche gli interventi sulle parti comuni condominiali danno diritto alla detrazione per l’acquisto di arredi destinati a tali spazi, come l’appartamento del portiere o i lavatoi, ripartiti tra i condomini in base ai millesimi. Tuttavia, i lavori condominiali non permettono di richiedere il bonus per l’arredo del proprio appartamento privato. In caso di frazionamento di un’unica unità in due appartamenti, il limite di spesa va calcolato sull’immobile censito al catasto all’inizio dei lavori.

Quali bonus ci sono nel 2026

Per l’anno 2026, il bonus mobili resta legato all’acquisto di beni nuovi dotati di specifiche caratteristiche energetiche per ridurre l’impatto ambientale. La detrazione riguarda le seguenti categorie:

  • mobili nuovi quali letti, armadi, divani e apparecchi di illuminazione;
  • forni di classe non inferiore alla A;
  • lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie di classe E o superiore;
  • frigoriferi e congelatori di classe non inferiore alla F;
  • spese di trasporto e montaggio, se pagate con metodi tracciabili.

È obbligatorio inviare una comunicazione all’Enea per l’acquisto di alcuni elettrodomestici, sebbene la mancata trasmissione non comporti la perdita del diritto al bonus. L’acquisto è agevolato anche se i beni sono destinati a un ambiente diverso dello stesso immobile oggetto di intervento.

Quali sono le novità per il bonus mobili nel 2026?

Bonus mobili seconda casa 2026: detrazione del 50 per cento valida anche per più immobili
Esposizione di mobili (Imagoeconomica).

La principale variazione interessa il tetto di spesa detraibile, che per il triennio che comprende il 2024, il 2025 e il 2026 è fissato a 5 mila euro per ogni unità immobiliare. Un cambiamento rilevante riguarda gli interventi trainanti: dal primo gennaio 2025 non sono più agevolabili gli acquisti legati alla sostituzione di impianti di climatizzazione con caldaie a combustibili fossili. I pagamenti devono avvenire esclusivamente tramite bonifico, carta di debito o carta di credito, conservando le fatture e le ricevute di transazione.

Bonus edilizi, familiari conviventi e non: chi può detrarre le spese nel 2026?

La normativa riguardante i bonus edilizi definisce i criteri per l’accesso alle detrazioni fiscali riguardanti il recupero del patrimonio edilizio del 2026 non solo per il proprietario dell’immobile oggetto di lavori, ma anche per i familiari conviventi e non conviventi. Spesso, infatti, la necessità di ottimizzare la capienza fiscale spinge i beneficiari a suddividere l’onere economico tra i vari componenti del nucleo, purché si rispettino le condizioni poste dall’Agenzia delle entrate. Il diritto alla detrazione non è legato esclusivamente al pagamento, ma anche alla relazione anagrafica o giuridica con l’immobile oggetto dei lavori. Per i familiari residenti nella medesima abitazione del proprietario, le procedure sono agevolate e basate sulla semplice convivenza di fatto. Al contrario, per chi risiede altrove, la legge richiede una qualifica specifica di detentore, certificata da atti registrati prima della comunicazione di inizio dei lavori, al fine di evitare contestazioni future.

Quali familiari conviventi hanno diritto alla detrazione?

Bonus edilizi, familiari conviventi e non: chi può detrarre le spese nel 2026?
Il modello 730 per la denuncia dei redditi (Ansafoto).

I soggetti che risiedono stabilmente con il possessore dell’immobile possono sostenere le spese e beneficiare dello sgravio Irpef senza necessità di titoli contrattuali specifici. Come stabilito dalla circolare dell’Agenzia delle entrate numero 121 del 11 maggio 1998, la detrazione spetta sia al coniuge, sia ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado. Per usufruire del beneficio nel 2026, lo status di convivente deve sussistere alla data di inizio dei lavori o al momento del primo pagamento. I requisiti principali includono:

  • l’effettiva convivenza attestata da certificato anagrafico;
  • il pagamento tramite bonifico bancario specifico;
  • le fatture intestate al familiare che richiede la detrazione;
  • la dichiarazione sostitutiva di atto notorio per attestare lo stato di fatto.

La convivenza può riguardare qualsiasi immobile in cui si esplichi il rapporto, purché sia a disposizione del nucleo familiare e non risulti locato a terzi.

Come funzionano i bonus edilizi per i figli non residenti?

La posizione dei parenti che non risiedono nell’immobile oggetto di intervento segue regole differenti. In assenza di convivenza, il semplice legame di sangue con il proprietario non conferisce il diritto alla detrazione automatica delle somme versate. Pertanto, un figlio che abita in un comune differente o in un’altra abitazione può accedere ai benefici fiscali solo se risulta detentore legale dell’immobile. Questo status si acquisisce tramite la stipula di un contratto di comodato d’uso gratuito o di locazione, che deve essere regolarmente registrato presso l’Agenzia delle entrate prima dell’avvio dei cantieri. Senza tale adempimento, il solo pagamento delle fatture non dà diritto ad alcun rimborso fiscale. La distinzione è cruciale nel 2026 per pianificare correttamente gli investimenti edilizi e sfruttare la capienza fiscale dei soggetti con redditi più alti, a garanzia della regolarità formale richiesta per i bonus edilizi a favore dei familiari conviventi e non conviventi.

Quali sono i requisiti formali per il recupero delle spese?

Per assicurare il successo della pratica fiscale, è necessario che la documentazione sia impeccabile sin dalla fase preliminare. Innanzitutto, i bonifici devono contenere il riferimento all’articolo 16-bis del Dpr 917 del 1986 e il codice fiscale del beneficiario della detrazione. La tabella seguente riassume le casistiche principali per la ripartizione dei costi durante l’anno 2026.

Qualora vi siano più soggetti partecipanti alla spesa, le fatture possono essere cointestate oppure riportare l’annotazione della percentuale di spesa sostenuta da ciascuno. Tuttavia, è sempre preferibile che chi intende detrarre esegua personalmente i pagamenti dal proprio conto corrente per garantire la tracciabilità tra esborso finanziario e beneficio fiscale.

Stipendi: bonus, sgravi e incentivi rischiano di saltare nella busta paga di gennaio 2026

L’applicazione delle nuove misure previste dalla legge di Bilancio nella busta paga di gennaio 2026 richiede estrema cautela a causa della mancanza di istruzioni tecniche ufficiali. Sebbene il testo normativo introduca diversi sgravi fiscali e incentivi contributivi, le aziende produttrici di software segnalano l’impossibilità di aggiornare i sistemi gestionali in assenza di chiarimenti dagli enti competenti. Per questa ragione, AssoSoftware invita i sostituti d’imposta, sia nel settore pubblico sia in quello privato, ad adottare un comportamento prudente e conservativo. L’obiettivo è quello di prevenire errori di calcolo che potrebbero generare sanzioni amministrative. La problematica coinvolge misure rilevanti, quali la detassazione dei rinnovi contrattuali e del lavoro notturno, rendendo indispensabile attendere le circolari interpretative prima di procedere con l’erogazione dei benefici spettanti ai lavoratori.

Busta paga di gennaio 2026, quando arrivano bonus e incentivi?

Stipendi: bonus, sgravi e incentivi rischiano di saltare nella busta paga di gennaio 2026
Banconote (Freepik).

Il mancato rilascio delle specifiche tecniche impedisce alle software house di implementare le modifiche necessarie per gestire i nuovi flussi. Il rischio è quello di estendere dei benefici fiscali e contributivi nelle buste paga e poi di dover intervenire nuovamente con correzioni e integrazioni. Risulta infatti poco chiaro se alcune aliquote ridotte debbano essere applicate all’intera retribuzione o solo a specifiche componenti. Le principali novità soggette a rinvio includono:

  • la detassazione dei rinnovi contrattuali;
  • gli sgravi contributivi per le lavoratrici madri;
  • la detassazione del lavoro notturno;
  • gli incentivi sul reddito accessorio nel pubblico impiego.

Si ricorda che l’articolo 46 della legge 182/2025, in vigore dal 18 dicembre scorso, riconosce la necessità di tempi congrui per lo sviluppo e il test dei software.

Il recupero dei benefici nei mesi successivi

I lavoratori riceveranno comunque gli i bonus e gli sgravi spettanti non appena il quadro normativo sarà definito. Gli enti competenti, in costante dialogo con i produttori di software, stanno elaborando provvedimenti che consentiranno il recupero delle somme non erogate nel primo periodo di paga utile. Si ipotizza che le circolari del ministero dell’Economia e delle Finanze possano essere pubblicate entro il mese di febbraio 2026, permettendo così il conguaglio degli arretrati. Esiste inoltre un accordo consolidato con l’Inps che prevede il blocco degli interventi tecnici fino alla fornitura dei codici corretti per i flussi Uniemens. Questo approccio garantisce l’ordinato svolgimento degli adempimenti amministrativi e la qualità dei dati trasmessi. Tuttavia, nel breve termine, gli stipendi saranno calcolati sulla base delle regole fiscali consolidate, rimandando l’applicazione delle nuove agevolazioni al momento in cui i sistemi saranno aggiornati e testati in totale sicurezza.

Lavorare per le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026? Ecco le posizioni ancora aperte

Lavorare per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi invernali Milano Cortina 2026 rappresenta un’occasione professionale senza precedenti per partecipare a un evento storico che per la prima volta vede la collaborazione tra due città e due regioni. La Fondazione Milano Cortina 2026, incaricata della gestione dei Giochi, collabora con Randstad in qualità di HR partner ufficiale. La collaborazione mira a selezionare profili che condividano i valori della determinazione, dell’inclusione e della sostenibilità, fondamentali per guidare le generazioni future attraverso lo spirito sportivo. Le attività di reclutamento riguardano diverse sedi strategiche, tra cui Milano, Cortina d’Ampezzo (Bl), Verona, Anterselva (Bz), Bormio (So), Livigno (So) e la Val di Fiemme (Tn). Partecipare alla candidatura per Milano Cortina 2026 consente di inserirsi in un contesto globale, dove i principi dello sport si integrano nei processi aziendali per favorire un ambiente lavorativo orientato all’eccellenza.

Lavorare per le Olimpiadi Milano Cortina 2026: quali sono le ultime opportunità?

Lavorare per le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026? Ecco le posizioni ancora aperte
Luminarie olimpiche Milano Cortina 2026 (Ansafoto).

Le ricerche attuali di personale da assumere per lavorare per le Olimpiadi e le Paraolimpiadi invernali Milano Cortina 2026 coprono diversi settori operativi, dalla logistica alla gestione degli eventi. Le figure richieste devono possedere competenze specifiche per operare in contesti complessi e dinamici. Tra le posizioni aperte figurano:

  • event assistant e event & protocol officer a Milano;
  • coordinatore dei trasporti per la sede nel Milanese;
  • specialista operazioni di trasporto e logistica presso Cortina d’Ampezzo (Bl);
  • village communication centre supervisor a Cortina d’Ampezzo (Bl);
  • event supervisor a Predazzo (Tn);
  • operatore logistico con patentino a Tesero (Tn) e Rasun Anterselva (Bz).

Per questi ruoli si ricercano professionisti capaci di gestire i flussi di persone e materiali, garantendo l’efficienza organizzativa. Anche profili come hostess per Milano Cortina 2026 risultano determinanti per l’accoglienza e il supporto logistico durante le competizioni.

Come candidarsi per Milano Cortina 2026?

La procedura per sottoporre il proprio profilo avviene attraverso i canali ufficiali messi a disposizione dall’agenzia per il lavoro partner della Fondazione. Per accedere alla sezione «Lavora con noi Olimpiadi», gli interessati possono consultare il portale web di Randstad, dove sono pubblicati i dettagli dei singoli annunci. Tramite la piattaforma «Milano Cortina 2026 – Lavora con noi», è possibile filtrare le posizioni in base alla località e alla specializzazione desiderata. Tuttavia, è necessario verificare attentamente i requisiti tecnici, per esempio il possesso di patentini specifici per la movimentazione merci o la conoscenza delle lingue straniere per i ruoli di coordinamento. Le Olimpiadi di Cortina offrono contratti mirati a strutturare i vari dipartimenti della Fondazione in vista dello svolgimento delle gare, ma anche nei periodi successivi all’evento sportivo.

Il rendimento dei bond giapponesi a 40 anni supera il 4 per cento per la prima volta

Il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 40 anni ha superato il 4 per cento, un livello mai raggiunto dalla loro introduzione nel 2007 e il più alto per qualsiasi scadenza del debito sovrano negli ultimi trent’anni. L’aumento riflette un sell-off dei bond innescato dalle elezioni anticipate annunciate dalla premier Sanae Takaichi, fissate per l’8 febbraio, e dai suoi piani di stimolo fiscale. Takaichi ha chiesto un mandato per un «cambiamento di politica di ampia portata», che include una spesa pubblica da 135 miliardi di dollari e la sospensione per due anni dell’Iva dell’8 per cento sui prodotti alimentari.

Il debito pubblico giapponese è già pari al 200 per cento del Pil

Il mercato non ha reagito bene ai piani della premier. Il debito pubblico giapponese è già pari al 200 per cento del Pil, e nuovi stimoli fiscali e tagli alle tasse stanno spingendo gli investitori a chiedere rendimenti più alti per detenere bond a lunga scadenza. Di conseguenza, il prezzo dei titoli è sceso e il rendimento è salito, mentre l’asta di titoli a 20 anni ha registrato una domanda relativamente debole, con un rapporto di copertura pari a 3,29 inferiore alla media dell’ultimo anno. Il sell-off segna un cambiamento significativo nel mercato obbligazionario giapponese, tradizionalmente caratterizzato da tassi ultra-bassi. I rendimenti dei bond a lungo termine hanno superato quelli di alcuni pari scadenza europei, come i Bund tedeschi a 30 anni. Gli investitori restano cauti, aspettando segnali chiari sull’evoluzione dei piani fiscali e sul comportamento della banca centrale, mentre il governo cerca di rassicurare il mercato sul fatto che le nuove misure non comprometteranno la sostenibilità delle finanze pubbliche.

Come accedere a NoiPA: guida alla consultazione del cedolino e dei pagamenti

La procedura su come accedere a NoiPA rappresenta un passaggio fondamentale per i dipendenti del pubblico impiego e della scuola che intendano monitorare il proprio cedolino di stipendio. Attraverso il portale istituzionale, infatti, impiegati, docenti e collaboratori possono verificare l’accredito dei mensili e degli arretrati contrattuali, gestendo in autonomia le informazioni previdenziali e fiscali. L’utilizzo della piattaforma richiede il possesso di strumenti di identità digitale certificati, a garanzia della massima protezione dei dati sensibili degli utenti. Oltre alla semplice visualizzazione dei pagamenti, il sistema offre servizi avanzati, come la modifica delle coordinate bancarie o la richiesta delle certificazioni necessarie per le dichiarazioni dei redditi. La corretta configurazione del profilo iniziale assicura una navigazione fluida e previene eventuali problematiche legate al blocco delle credenziali di sicurezza.

Come accedere a NoiPA: le modalità di autenticazione

Come accedere a NoiPA: guida alla consultazione del cedolino e dei pagamenti
Busta paga di una dipendente del pubblico impiego (Ansafoto).

NoiPA rappresenta lo strumento fondamentale per il personale della scuola che desideri gestire in autonomia il proprio profilo economico e previdenziale. Per comprendere come accedere al portale del ministero dell’Economia e delle Finanze per la prima volta, è necessario essere a conoscenza del fatto che la piattaforma telematica richieda sistemi di identità digitale certificati. La procedura standard prevede l’utilizzo di Spid, Cie (Carta di identità elettronica) o Cns (Carta nazionale dei servizi). Una volta effettuato il primo ingresso, l’utente viene invitato a compilare i dati di contatto per completare la registrazione a NoiPA. Sebbene l’identità digitale sia ormai il canale prevalente, è possibile accedere a NoiPA senza SPID. L’opzione, alternativa e gratuita rispetto all’abbonamento allo Spid anche di Poste Italiane, si può attuare mediante l’utilizzo della Carta di identità elettronica e la tecnologia Nfc dal proprio smartphone. Si garantisce, in ogni modo, il massimo livello di sicurezza informatica richiesto per la protezione dei dati sensibili dei dipendenti pubblici.

Come entrare per la prima volta su NoiPA?

Per il personale di nuova immissione o per chi non ha mai effettuato il login, l’attivazione dell’utenza avviene in modo automatico non appena l’amministrazione di appartenenza inserisce i dati nel sistema. Il dipendente deve collegarsi alla pagina ufficiale e selezionare l’area riservata. Al primo accesso, è fondamentale configurare correttamente le credenziali e verificare che l’indirizzo e-mail sia aggiornato. In questa fase si stabilisce la password dell’area riservata di NoiPA che, insieme al codice Pin (se previsto per alcune tipologie di servizi dispositivi), consente di operare in totale autonomia. È importante conservare con cura queste informazioni, poiché esse sono strettamente personali e indispensabili per ogni successiva operazione di consultazione o modifica dei dati anagrafici e di pagamento.

Soluzioni ai problemi comuni e consultazione dei pagamenti

Capita frequentemente che, durante i periodi di picco come l’emissione degli arretrati di gennaio 2026, si riscontrino rallentamenti o errori di sistema. Se un utente nota che NoiPA non funziona, il primo passo è verificare lo stato della connessione o provare a svuotare la cache del browser. Nel caso in cui il messaggio visualizzato sia «non riesco ad accedere a NoiPA», è consigliabile controllare la validità delle proprie credenziali Spid o della Cie. Una volta entrati nel portale, la sezione più visitata è senza dubbio quella dedicata alla consultazione dei pagamenti, dove è possibile visualizzare l’importo netto dello stipendio prima ancora della pubblicazione del documento ufficiale. Ecco le operazioni principali effettuabili nella propria area personale:

  • visualizzazione del cedolino mensile in formato Pdf;
  • consultazione del modello Cu (Certificazione unica) per la dichiarazione dei redditi;
  • gestione delle modalità di riscossione (cambio Iban);
  • richiesta di piccoli prestiti Inps;
  • monitoraggio dei contratti a tempo determinato per i supplenti;
  • variazione dei dati di residenza e domicilio fiscale.