Cosa cambia dopo la sentenza della Cassazione sulla coltivazione della cannabis

Non sarà più reato l'attività finalizzata all'uso personale e alla produzione in quantità minima. La pronuncia che ribalta i precedenti pareri della Consulta.

Non sarà più reato coltivare in casa la cannabis, il tutto beninteso se in quantità minima e solo per uso personale: è quanto hanno deciso le Sezioni unite penali della Cassazione con una pronuncia che è destinata a non passare inosservata. Secondo gli ‘ermellini’, che hanno preso la decisione il 19 dicembre scorso, «non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica». Se, raccomandano, «lo scarso numero di piante e il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale».

I PRECEDENTI PARERI DELLA CONSULTA

Su questo tema in passato la Corte Costituzionale si è pronunciata più volte, stabilendo in linea di principio che la coltivazione della cannabis costituisce sempre un reato, al di là della quantità, dall’uso personale che se ne può fare e dalla presenza dei cosiddetti principi attivi. Su quest’ultimo aspetto la Consulta ha sottolineato infatti il pericolo, sotto il profilo della salute, a cui possono andare incontro gli utilizzatori, nonché la creazione «potenziale di più occasioni di spaccio di droga». E finora proprio a questo principio si era uniformata la Cassazione.

NORMA PENALE NON CONFIGURABILE PER L’USO ESCLUSIVO

Ma con la nuova decisione i giudici della Cassazione hanno stabilito che «il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza», ma devono però «ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore».

IL RICORSO CONTRO UNA CONDANNA

La pronuncia ha preso le mosse dal caso di una persona che aveva fatto ricorso in Cassazione per l’annullamento di una condanna che riguardava la coltivazione di due piante di marijuana, una alta un metro e con 18 rami e l’altra alta 1,15 metri e con 20 rami.

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Disegnata una svastica sulla targa alla partigiana Tina Costa

Un altro oltraggio alla memoria del simbolo della Resistanza, morta nel marzo del 2019.

Una svastica ha danneggiato la targa che ricorda la partigiana e sindacalista Tina Costa a Roma, nel quartiere di Cinecittà, che inaugurata 20 giorni fa ha già subito un altro atto vandalico. Il gesto «vergognoso e oltraggioso contro una protagonista della nostra Repubblica», è stato fermamente condannato dalle istituzioni locali e dal mondo della politica.

I MESSAGGI DI ZINGARETTI E RAGGI

«Tina, nessuno può dimenticare la sua incredibile tenacia e non saranno quattro idioti ad infangarne la memoria». Così su Facebook Nicola Zingaretti, segretario del Pd e presidente della regione Lazio, mentre la sindaca Virginia Raggi ha definito una «vergogna» l’atto vandalico che sarà prontamente ripulita: «È la seconda volta che la targa per la partigiana Costa viene imbrattata con svastiche. L’avevo già fatta ripulire dopo l’episodio di qualche giorno fa. Domani faremo altrettanto e abbiamo già denunciato il fatto al comandante della polizia locale chiedendo di tenere più sotto controllo la zona» , ha detto la presidente del municipio VII di Roma Monica Lozzi.

UNA VITA DA ANTIFASCISTA

«Questa mattina», hanno raccontato Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Prc-Sinistra Europea, Vito Meloni, segretario della Federazione di Roma, e Giuseppe Carroccia, segretario del circolo Luigi Longo, «i compagni del circolo Luigi Longo di Rifondazione Comunista sono immediatamente intervenuti apponendo sopra al macabro simbolo nazista un cartello con la frase di Tina che è stata vigliaccamente imbrattata: ‘Sarò in piazza fino a quando avrò l’ultimo respiro perché so di essere dalla parte del giusto e che le mie idee sono condivise da tanti’. Tina – morta il 20 marzo 2019 a 93 anni – fino all’ultimo giorno è stata una militante dell’Anpi e di Rifondazione Comunista come Gennaro Di Paola che è venuto a mancare ieri a Massa Vesuviana. Erano giovanissimi quando entrarono nelle fila della Resistenza e non hanno mai smesso di testimoniare con la loro militanza la fedeltà ai principi di libertà e giustizia sociale dell’antifascismo».

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Disegnata una svastica sulla targa alla partigiana Tina Costa

Un altro oltraggio alla memoria del simbolo della Resistanza, morta nel marzo del 2019.

Una svastica ha danneggiato la targa che ricorda la partigiana e sindacalista Tina Costa a Roma, nel quartiere di Cinecittà, che inaugurata 20 giorni fa ha già subito un altro atto vandalico. Il gesto «vergognoso e oltraggioso contro una protagonista della nostra Repubblica», è stato fermamente condannato dalle istituzioni locali e dal mondo della politica.

I MESSAGGI DI ZINGARETTI E RAGGI

«Tina, nessuno può dimenticare la sua incredibile tenacia e non saranno quattro idioti ad infangarne la memoria». Così su Facebook Nicola Zingaretti, segretario del Pd e presidente della regione Lazio, mentre la sindaca Virginia Raggi ha definito una «vergogna» l’atto vandalico che sarà prontamente ripulita: «È la seconda volta che la targa per la partigiana Costa viene imbrattata con svastiche. L’avevo già fatta ripulire dopo l’episodio di qualche giorno fa. Domani faremo altrettanto e abbiamo già denunciato il fatto al comandante della polizia locale chiedendo di tenere più sotto controllo la zona» , ha detto la presidente del municipio VII di Roma Monica Lozzi.

UNA VITA DA ANTIFASCISTA

«Questa mattina», hanno raccontato Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Prc-Sinistra Europea, Vito Meloni, segretario della Federazione di Roma, e Giuseppe Carroccia, segretario del circolo Luigi Longo, «i compagni del circolo Luigi Longo di Rifondazione Comunista sono immediatamente intervenuti apponendo sopra al macabro simbolo nazista un cartello con la frase di Tina che è stata vigliaccamente imbrattata: ‘Sarò in piazza fino a quando avrò l’ultimo respiro perché so di essere dalla parte del giusto e che le mie idee sono condivise da tanti’. Tina – morta il 20 marzo 2019 a 93 anni – fino all’ultimo giorno è stata una militante dell’Anpi e di Rifondazione Comunista come Gennaro Di Paola che è venuto a mancare ieri a Massa Vesuviana. Erano giovanissimi quando entrarono nelle fila della Resistenza e non hanno mai smesso di testimoniare con la loro militanza la fedeltà ai principi di libertà e giustizia sociale dell’antifascismo».

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Sul Gran Sasso sono morte tre persone in due giorni

Due alpinisti sono caduti mentre salivano verso la vetta il 26 dicembre. Ritrovato il corpo dell'escursionista dispersa a Natale.

Tre morti nel giro di poche ore, a cavallo tra Natale e Santo Stefano. È il tragico bilancio delle festività sul Gran Sasso. Il 26 dicembre hanno perso la vita due alpinisti che facevano parte di una cordata di tre arrampicatori. Avevano pernottato nel rifugio Franchetti, poi due di loro erano partiti per un’escursione in mattinata, decisi a salire in vetta. Durante la scalata, però, sono caduti e scivolati a valle. Il Soccorso Alpino ha avviato le operazioni di recupero dei due corpi.

RITROVATO IL CORPO DI UNA ESCURSIONISTA DISPERSA IL 25

È stato già ritrovato, invece, il cadavere dell’escursionista dispersa nel pomeriggio del 25. A lanciare l’allarme al 118 per il suo mancato rientro erano stati i familiari. Le intenzioni della donna erano di salire in vetta a Corno Grande, ma probabilmente un distaccamento nevoso ne ha causato la morte. L’elicottero del 118, partito dalla base di Preturo (L’Aquila) e in volo dalla mattina del 26 dicembre all’alba, ha avvistato il corpo nel Vallone dei Ginepri, a circa 2500 metri e sta provvedendo al recupero. Il ritrovamento è avvenuto dopo un’intera notte di ricerche, supportate anche dall’elicottero dell’Aeronautica Militare, che in volo notturno ha portato in quota le squadre di tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo. La salma verrà trasportata dall’elicottero del 118 all’obitorio dell’ospedale di Teramo.

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Sul Gran Sasso sono morte tre persone in due giorni

Due alpinisti sono caduti mentre salivano verso la vetta il 26 dicembre. Ritrovato il corpo dell'escursionista dispersa a Natale.

Tre morti nel giro di poche ore, a cavallo tra Natale e Santo Stefano. È il tragico bilancio delle festività sul Gran Sasso. Il 26 dicembre hanno perso la vita due alpinisti che facevano parte di una cordata di tre arrampicatori. Avevano pernottato nel rifugio Franchetti, poi due di loro erano partiti per un’escursione in mattinata, decisi a salire in vetta. Durante la scalata, però, sono caduti e scivolati a valle. Il Soccorso Alpino ha avviato le operazioni di recupero dei due corpi.

RITROVATO IL CORPO DI UNA ESCURSIONISTA DISPERSA IL 25

È stato già ritrovato, invece, il cadavere dell’escursionista dispersa nel pomeriggio del 25. A lanciare l’allarme al 118 per il suo mancato rientro erano stati i familiari. Le intenzioni della donna erano di salire in vetta a Corno Grande, ma probabilmente un distaccamento nevoso ne ha causato la morte. L’elicottero del 118, partito dalla base di Preturo (L’Aquila) e in volo dalla mattina del 26 dicembre all’alba, ha avvistato il corpo nel Vallone dei Ginepri, a circa 2500 metri e sta provvedendo al recupero. Il ritrovamento è avvenuto dopo un’intera notte di ricerche, supportate anche dall’elicottero dell’Aeronautica Militare, che in volo notturno ha portato in quota le squadre di tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo. La salma verrà trasportata dall’elicottero del 118 all’obitorio dell’ospedale di Teramo.

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Uccisa da un’auto fuori dalla chiesa alla vigilia di Natale

La ragazza di 26 anni si stava recando a messa col padre quando la loro macchina è stata centrata da una Giulietta nel parcheggio.

Stava andando in chiesa per la messa della Vigilia, Ilaria, la giovane volontaria laureata in sociologia rimasta uccisa la notte del 24 dicembre in un tragico e assurdo incidente. Mentre entrava nel parcheggio con la Lancia Y10 del padre, la ragazza di 26 anni è stata centrata in pieno da una Alfa Romeo Giulietta lanciata ad alta velocità. È successo ad Arce, nel Frusinate.

IL PADRE È RIMASTO FERITO

Lo scontro tra le due auto, su una delle quali viaggiava la 26enne con suo padre, sarebbe avvenuto a pochi metri dalla chiesa di Sant’Eleuterio, lungo la regionale ‘Valle del Liri’, poco prima della mezzanotte. Il padre e il conducente dell’altra auto, un 30enne residente a Colli, nella frazione di Monte San Giovanni Campano, sono rimasti feriti, ma non sarebbero in pericolo di vita. Sulla dinamica indagano i carabinieri di Sora e la procura di Cassino. La 26enne era una volontaria della protezione civile di Fontana Liri.

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Le previsioni meteo fino a Capodanno 2020

Il 2019 è stato il quarto anno più caldo per l'Italia dal 1800. A Natale temperature primaverili, in Puglia gli alberi di pero sono in fiore. L'allarme di Coldiretti: «Sconvolti i normali cicli stagionali».

Il clima primaverile che ha caratterizzato il Natale continuerà a farsi sentire sull’Italia fino a Capodanno 2020. Le feste proseguiranno all’insegna dell’alta pressione, che impedirà il passaggio di nuove perturbazioni. Il meteo sarà prevalentemente soleggiato, con temperature più alte della media, ma le ripercussioni del riscaldamento globale sono nefaste.

Il perché lo spiega (anche) Coldiretti, con un’elaborazione su dati del Cnr che certifica come il 2019 sia stato il quarto anno più caldo per il nostro Paese dal 1800, segnando 0,88 gradi in più rispetto alla media storica. Gli effetti del caldo anomalo pesano sulla natura: «I normali cicli stagionali sono sconvolti, in Puglia gli alberi di pero sono in fiore. A nulla vale più la programmazione degli agricoltori: broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicorie e bietole sono tutti maturati contemporaneamente».

Adesso, se le temperature dovessero abbassarsi improvvisamente, potrebbero esserci «conseguenze disastrose» sulla raccolta dei frutti primaverile ed estiva. L’eccezionalità degli eventi atmosferici, sempre secondo Coldiretti, «è ormai diventata la norma anche in Italia». Evidente la «tendenza alla tropicalizzazione», caratterizzata da «una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ma intense e un rapido passaggio dal sole al maltempo». Ecco cosa ci attende nei prossimi giorni.

LE PREVISIONI PER IL 26 DICEMBRE

Per giovedì 26 dicembre gli esperti di 3bmeteo.com prevedono tempo stabile e soleggiato su tutte le regioni del Nord. Aumento della nuvolosità in serata, con fiocchi di neve sulle Alpi di confine. Temperature in calo, massime tra 10 e 13 gradi. Al Centro annuvolamenti su Marche e Abruzzo, qui con isolate precipitazioni il mattino; soleggiato altrove. Temperature in lieve calo sulle regioni adriatiche, massime tra 12 e 15 gradi. Al Sud nubi irregolari e residui rovesci al mattino su Basilicata e Salento; bel tempo prevalente altrove. Temperature in calo sulle regioni adriatiche, massime tra 13 e 17 gradi.

LE PREVISIONI PER IL 27 DICEMBRE

Venerdì 27 dicembre un piccolo nucleo di aria instabile attraverserà rapidamente il Centro-Sud. Al mattino un po’ di nubi al Centro, associate a brevi rovesci sul Lazio. Qualche annuvolamento anche nel Nord della Sardegna, sulle aree alpine di confine e al Nord-Est. Nel pomeriggio la nuvolosità si estenderà alle regioni meridionali e verso la Sicilia, ampie schiarite al Nord e sulla Toscana. Verso sera rovesci isolati in Sicilia, deboli precipitazioni isolate su Abruzzo e Molise, nevose sopra i 900 metri. Temperature in lieve calo: diminuzione più sensibile al Sud. Venti dai quadranti settentrionali in prevalenza deboli o moderati.

LE PREVISIONI PER IL 28 DICEMBRE

Nella giornata di sabato 28 dicembre si assisterà a un flusso di aria decisamente più fredda da Nord-Est, che si avvertirà maggiormente sui settori orientali del Paese, al Sud e sulla Sicilia. I venti soffieranno da moderati a forti su tutte le regioni peninsulari e sulle Isole, intensificandosi tra sabato e domenica 29 dicembre. Questo flusso di aria fredda sarà accompagnato da deboli nevicate sparse fino a quote collinari su Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria. Fiocchi di neve fino a 500-600 metri anche nel Nord della Sicilia.

LE PREVISIONI FINO A CAPODANNO 2020

Nei giorni successivi un intenso anticiclone associato ad aria particolarmente mite si consoliderà sull’Europa Occidentale e sull’Italia. Di conseguenza l’afflusso di aria fredda sulle regioni meridionali si esaurirà rapidamente, già da lunedì 30 dicembre, mentre sulle regioni centro-settentrionali si farà strada una massa d’aria eccezionalmente mite per la stagione. Gli ultimi giorni dell’anno e l’inizio del 2020 saranno quindi caratterizzati da tempo stabile in tutto il Paese. Temperature primaverili al Centro-Nord e in particolare in montagna, con valori anche di 10-12 gradi sopra la norma.

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Nel 2019 gli sbarchi dei migranti si sono ridotti del 50%

I dati del ministero dell'Interno rispetto al 2018. In calo anche furti (-11,8%) e rapine (-17,6%). Ma crescono i maltrattamenti in famiglia (+6,8%) e le multe per eccesso di velocità (+35%).

Nel 2019 gli sbarchi dei migranti in Italia si sono ridotti del 50%. I dati arrivano dal ministero dell’Interno, secondo cui nell’anno che sta per finire sono arrivate sulle nostre coste 11.439 persone, rispetto alle 23.210 del 2018. La differenza con il 2017, quando gli sbarchi furono 118.914, è ancora più netta: -90,3%.

AL PRIMO POSTO CITTADINI TUNISINI

Nel 2019 la maggior parte degli approdi via mare ha riguardato cittadini tunisini (2.654), seguono i pachistani (1.180) e gli ivoriani (1.135). I minori stranieri non accompagnati sono stati invece 1.618, circa mille in meno rispetto al 2018 e 14 mila in meno sul 2017.

L’APPELLO DEL PAPA

Proprio il 25 dicembre papa Francesco, davanti a 50 mila fedeli radunati a piazza San Pietro, ha voluto lanciare un appello definendo i migranti «gli schiavi di oggi». Gesù, ha detto il papa, «sia difesa e sostegno per quanti, a causa delle ingiustizie, devono emigrare nella speranza di una vita sicura. È l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e mari, trasformati in cimiteri. È l’ingiustizia che li costringe a subire abusi indicibili, schiavitù di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani. È l’ingiustizia che li respinge da luoghi dove potrebbero avere la speranza di una vita degna e fa loro trovare muri di indifferenza».

IN CALO ANCHE OMICIDI E RAPINE

I dati del Viminale dicono che sono calati anche gli omicidi, le rapine, le violenze sessuali e i furti. Ma non i maltrattamenti in famiglia, che risultano in crescita del 6,8%. In questo caso occorre tuttavia verificare se davvero sono aumentati gli episodi o se le donne che spesso ne sono vittime hanno finalmente trovato il coraggio di denunciare. Entrando nei dettagli, le rapine sono scese del 17,6% e i furti dell’11,8%. Gli omicidi volontari sono calati del 9,6%, le violenze sessuali dell’8,9%. Mentre sulle strade c’è stato un incremento del 35% delle multe per eccesso di velocità.

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La storia di Jenni Cerea e della sua patologia genetica rara

La 36enne bergamasca ha la sindrome di Ehlers Danlos da 14 anni. È costretta a letto e i sintomi sono dolorosi: dal mal di testa alle parestesie su tutto il corpo. Solo in America è riuscita a curarsi. Ma gli interventi sono costosi. Così ha fondato una onlus per raccogliere fondi. La videointervista di Lettera43.

Una cascata di morbidi capelli ricci raccolti in una coda, intensi occhi castani e una voce tranquilla ma determinata. Jenni Cerea è una giovane donna bergamasca di 36 anni. Da quando ne aveva 22 è costretta a trascorrere le sue giornate a letto a causa di una patologia genetica rara, molto grave e invalidante.

PROBLEMA AL TESSUTO CONNETTIVO

Si chiama sindrome di Ehlers Danlos e colpisce il tessuto connettivo che circonda la maggior parte degli organi. La componente principale del tessuto connettivo è il collagene, che si occupa dell’elasticità e che nei pazienti affetti da questa malattia è mutato, ossia più elastico. Questa mutazione comporta varie conseguenze negative a livello muscolare e scheletrico.

TANTI FARMACI DA PRENDERE OGNI GIORNO

Ma tutto questo si traduce anche in una valanga di sintomi molto dolorosi con cui Jenni è costretta a convivere quotidianamente da 14 anni. Mal di testa e vertigini costanti, parestesie a tutto il corpo e insensibilità in varie parti, dolore al torace alla schiena, problemi cardiocircolatori come la tachicardia che aumenta in posizione seduta, crisi della pressione, difficoltà di coordinazione, difficoltà di movimento a volte di deglutizione e respirazione, nausea e mancanza di equilibrio. E per cercare di lenire almeno un poco lo straziante dolore fisico Jenni assume tutti i giorni una dose di farmaci da cavallo.

  • Guarda la videointervista

GLI SPECIALISTI ITALIANI SENZA SOLUZIONI

Gli specialisti italiani non sono riusciti a fornirle risposte e soluzioni efficaci per contrastare la sua patologia, se non quella di rassegnarsi a un continuo e inesorabile peggioramento. Ma Jenni è una forza della natura e non si è arresa di fronte al loro ineluttabile verdetto. Si è rivolta ad altri luminari ma per farlo ha dovuto volare negli Stati Uniti.

SOLO IN AMERICA HA TROVATO LE CURE (COSTOSE)

Lì è stata presa in carico da medici molto competenti che l’hanno sottoposta a diversi interventi chirurgici, esami e visite specialistiche per farla stare meglio. Il percorso clinico sta dando buoni risultati ma non si è ancora concluso. Jenni dovrà sottoporsi ad altri interventi. In America però la sanità è privata e le spese mediche sono a completo carico suo e della famiglia. Ma non sono in grado di sostenerle interamente. Così, mettendo da parte il suo orgoglio, Jenni ha deciso di chiedere aiuto agli altri, a tutti noi. Ciascuno di noi, nel suo piccolo, può offrire il suo contributo affinché lei possa tornare a uscire di casa, andare al cinema, a ballare, a studiare e molto altro ancora. Tutte possibilità che alle sue coetanee sono concesse e che la malattia le ha distrutto con la violenza di un uragano.

LA ONLUS E IL SITO PER LE DONAZIONI

Jenni ha fondato la “giornopergiornoonlus (https://www.giornopergiornonlus.it/) tramite la quale chiunque lo voglia può aiutarla a sostenere il suo percorso medico e riabilitativo.

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Morto il campione di nuoto under 18 Dario D’Alessandro

Il giovane era in scooter e si è scontrato con un'auto mentre stava tornando a casa.

Incidente mortale a Capezzano Pianore, frazione di Camaiore in Versilia, in provincia di Lucca. La vittima è un 16enne del posto, Dario D’Alessandro, campione italiano under 18 di nuoto pinnato. Da quanto emerso, il ragazzo, mentre viaggiava lungo la via Sarzanese in sella allo suo scooter avrebbe prima urtato un’auto che lo precedeva e poi sarebbe finito contro un muretto. Sul posto l’auto medica della Misericordia e i carabinieri. Sembra che la vittima stesse tornando a casa dopo una serata trascorsa con gli amici a Pietrasanta.

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Un prete ha usato un aereo per benedire la comunità con 380 litri di acqua santa

La storia arriva dalla Lousiana, nel Sud-Est degli Stati Uniti. Ma non è la prima volta che succede.

La storia arriva dalla Lousiana, nel Sud-Est degli Stati Uniti. Un prete ha usato un piccolo aereo per spargere 380 litri di acqua santa sull’intera comunità di Cow Island, nei pressi della città di Lafayette.

UN FERTILIZZANTE “SPIRITUALE”

L’idea, secondo l’Independent, è stata del missionario L’Eryn Detraz, nativo della zona ma residente in Ohio. La proposta è stata accolta da padre Matthew Barzare, che ha benedetto l’acqua prima di farla caricare sul piccolo aereo, di solito utilizzato per spargere fertilizzanti o pesticidi sulle coltivazioni. «Così abbiamo potuto mandare la benedizione su una zona più vasta», ha raccontato il sacerdote, spiegando che al pilota è stato detto di sganciare l’acqua su chiese, scuole, negozi di alimentari e luoghi di ritrovo della comunità.

IL PRECEDENTE ORTODOSSO

Ma non è la prima volta che succede. In Russia, infatti, un gruppo di preti ortodossi l’11 settembre 2019 aveva sganciato 70 litri di acqua benedetta sulla cittadina di Tver, in occasione della giornata che ricorda la morte di Giovanni Battista. Lo scopo? «Liberare i residenti dai vizi dell’alcol e della fornicazione».

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Bimbo di cinque mesi in coma: la madre lo aveva scosso per farlo dormire

Condizioni disperate per il piccolo, ricoverato in terapia intensiva a Padova. La donna indagata per lesioni gravissime aggravate.

Sono disperate le condizioni del bimbo di cinque mesi che da sabato si trova in ospedale in coma a Padova. Il piccolo è nel reparto di terapia intensiva di Pediatria dopo che la madre lo ha violentemente scosso perché non dormiva. I medici hanno richiesto l’intervento della commissione per la morte cerebrale. I fatti sono accaduti nella casa che la giovane famiglia condivide a Mestrino.

LA MADRE INDAGATA PER LESIONI AGGRAVATE GRAVISSIME

La donna, 29 anni, è indagata per lesioni gravissime aggravate. È stata lei stessa a confessare ai carabinieri e al magistrato Roberto Piccione di aver «cullato troppo forte» il piccolo, che non ne voleva saperne di dormire. La mamma, di origini vicentine, ha chiamato il 118 dopo aver visto che il piccolo non respirava più. Se i fatti venissero confermati dalla visita di due esperti delegati dalla procura, che effettueranno un accertamento venerdì, il caso rientrerebbe nel “Baby shake syndrome”, la sindrome del bambino scosso che nei piccoli provoca gravissimi danni cerebrali e neurologici.

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Tecnico muore folgorato in una cabina elettrica in Liguria

Stefano Strada, 45 anni, sposato e padre di due figli, dipendente della ditta Temar di Chiavari, stava riparando un guasto. Inutili i soccorsi e l'intervento del 118.

Tragedia sul lavoro a Casarza Ligure, in via Tangoni, dove un tecnico della ditta Temar di Chiavari, Stefano Strada, è morto folgorato all’interno di una cabina elettrica con alta tensione dove stava riparando un guasto. Sul posto i carabinieri, il magistrato di turno e i medici del 118 che hanno constatato il decesso.

INUTILE L’INTERVENTO DEI VIGILI DEL FUOCO

La vittima aveva 45 anni, era sposato e aveva due figli di nove e 11 anni. L’uomo, che risiedeva nel vicino Comune di Mezzanego stava facendo un intervento in una cabina elettrica all’interno della fabbrica Comer. Era assistito da un collega in un impianto da 15 mila volt, ma per cause non ancora accertate la media tensione ha continuato a erogare energia e lo ha folgorato. Il collega, disperato, ha dato l’allarme, ma a nulla è servito l’intervento dei vigili del fuoco di Chiavari e del 118.

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Cappato ringrazia per il sostegno: «Ora andiamo avanti»

«Grazie», ha scritto oggi l'esponente radicale, «anche a chi mi è stato vicino per mia mamma».

Le prime parole su Facebook di Marco Cappato, l’esponente dei radicali assolto il 23 dicembre dalla Corte d’Assise di Milano dall’accusa di aiuto al suicidio per la vicenda di dj Fabo: «Grazie a chi mi ha sostenuto in questo percorso che ha portato al riconoscimento del diritto di Fabiano di non soffrire più». «Ora», ha aggiunto il leader dell’associazione Luca Coscioni’ – andiamo avanti per la libertà delle persone che sono nelle condizioni di Davide Trentini» (malato affetto da sclerosi multipla morto in Svizzera nel 2017, ndr).

LEGGI ANCHE: Cappato assolto per aver accompagnato a morire Dj Fabo

IL LUTTO PER LA MADRE

Durante il processo che si è concluso il 23 dicembre, Cappato, che era presente in aula, ha ricevuto la notizia della morte della madre, malata da tempo. «Grazie», ha scritto oggi l‘esponente radicale, «anche a chi mi è stato vicino per mia mamma. Le esequie si terranno in forma privata. Chi vorrà fare ‘opere di bene’ sa già come fare».

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Malore per Mastella: ricoverato in terapia intensiva

Il sindaco di Benevento trasportato all'ospedale San Pio del capoluogo sannita. Difficoltà respiratorie legate a un'asma bronchiale, ma le sue condizioni non desterebbero preoccupazione.

Apprensione per le condizioni del sindaco di Benevento Clemente Mastella, trasportato all’ospedale San Pio del capoluogo sannita in seguito a un malore. Mastella è ricoverato in terapia intensiva per difficoltà respiratorie legate ad asma bronchiale. Secondo quanto si è appreso, al momento le sue condizioni di salute non desterebbero preoccupazione.

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Le indagini sulla morte delle ragazze investite e uccise a Roma

La procura capitolina ha disposto l'autopsia sui corpi di Gaia e Camilla. E gli esami tossicologici hanno accertato per il giovane alla guida un tasso alcolemico oltre il consentito.

Due giorni dopo la tragedia, Roma e i suoi abitanti ancora non si capacitano dell’assurda morte di Gaia e Camilla, le due ragazze di 16 anni travolte e uccise mentre attraversavano Corso Francia. «Adesso non ho ragioni per andare avanti, Gaia era la mia forza dopo l’incidente che avevo subito», è stato il disperato messaggio affidato dal padre di Gaia al suo legale, l’avvocato Giovanni Maria Giaquinto. «Voglio giustizia, non vendetta», sono state invece le sole parole della mamma di Camilla. «Il padre, la madre e la sorella di Camilla sono distrutti per quanto accaduto», ha detto l’avvocato Cesare Piraino. «Una famiglia unita, colpita in modo tragico da questa vicenda».

LA PROCURA DI ROMA DISPONE L’AUTOPSIA

Intanto, la procura di Roma ha affidato incarico per effettuare l’autopsia sui corpi delle due ragazze. L’atto istruttorio è stato disposto dal pm Roberto Felici, titolare del fascicolo in cui è indagato per omicidio stradale Pietro Genovese che era al volante dell’auto. E proprio gli accertamenti tossicologici su Genovese hanno rivelato che il giovane aveva un tasso alcolemico pari a 1,4 grammi per litro (per la normativa vigente è consentito mettersi alla guida con un tasso di alcolemia di massimo 0,5 g/litro). Stabilita anche la non negatività ad alcune sostanze stupefacenti.

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Bimba rapita invia la posizione col telefono e viene ritrovata

La bambina di 11 anni, residente a Milano, era stata portata dal padre siriano in Danimarca. È riuscita a mandare la sua localizzazione via cellulare alla madre.

È stata ritrovata in Danimarca e sta bene la bambina rapita il 20 dicembre scorso a Milano dal padre, il siriano Maher Balle, che già l’aveva rapita tre anni fa e l’aveva portata in Siria. La ragazzina è stata rintracciata dagli uomini della squadra mobile di Milano e da quelli dello Scip della Polizia e attualmente si trova in una struttura della polizia danese. La ragazzina è stata affidata alla madre dopo la separazione dei genitori. Il padre l’aveva presa a scuola senza che il personale, forse non informato, sollevasse questioni.

LA POSIZIONE INVIATA ALLA MADRE

È stata la stessa bimba a mandare attorno alle 2 della scorsa notte via cellulare la sua posizione con Google maps alla madre subito dopo averla chiamata. Lo ha spiegato l’avvocato della donna, Angelo Musicco, riportando quanto le ha raccontato la sua cliente. In contemporanea da quanto è stato riferito Procura e polizia hanno geolocalizzato la ragazzina ad Aarhus, seconda città danese. Il pm di Milano Cristian Barilli ha aperto un’inchiesta per sottrazione internazionale di minori.

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Niente affitto a CasaPound? Otto dirigenti a giudizio per un danno di 4,5 milioni

Otto dirigenti statali sono stati citati a giudizio da parte della Corte dei Conti di Roma per la mancata riscossione, per 15 anni, del canone del palazzo occupato dall'organizzazione neofascista. Con la loro inerzia, o azioni dilatorie, avrebbero determinato «una perdita economica per le finanze pubbliche» .

Citazione a giudizio per otto dirigenti statali da parte della Corte dei Conti di Roma per la mancata riscossione, per 15 anni, del canone del palazzo occupato a via Napoleone III, in una zona centrale della Capitale, sede di CasaPound. Un danno erariale pari a 4,5 milioni di euro per quello che i magistrati contabili considerano un esproprio favorito dal fatto che i dirigenti non hanno messo in campo né misure per riscuotere il canone, né per ritornare in possesso dell’immobile.

IN STATO DI DIRITTO NON ESISTE L’ESPROPRIAZIONE AL CONTRARIO

A rispondere per omessa disponibilità del bene e mancata riscossione dei canoni dovranno essere dirigenti e funzionari dell‘Agenzia del Demanio e del Miur, proprietario dell’immobile. L’udienza è stata fissata al 21 aprile. Nel provvedimento di citazione a giudizio i magistrati contabili affermano che l’immobile al centro della vicenda «è un bene di proprietà dello Stato, appartenente al patrimonio indisponibile» e quindi «non è tollerabile in uno Stato di diritto una sorta di ‘espropriazione al contrario», che ha finito per sottrarre per oltre tre lustri una struttura di ben sei piani, sede storica di uffici pubblici, al patrimonio (indisponibile) dello Stato, causando in tal modo un danno certo e cospicuo all’erario”.

LA LORO INERZIA HA CAUSATO PERDITA ECONOMICA PUBBLICA

Secondo la Corte dei Conti di Roma e Lazio i dirigenti citati non hanno messo in campo azioni né per arrivare alla restituzione dell’immobile occupato da Casapound né per avviare azioni risarcitorie.«I convenuti dirigenti preposti agli uffici competenti non hanno dato disposizioni per agire in via di autotutela amministrativa e per coltivare le azioni civilistiche volte alla restituzione del bene e al risarcimento dei danni che, richiesti in via autonoma o nell’ambito di azioni penali o civili possessorie e petitorie (mai intentate o mai coltivate), sarebbero stati liquidati in sede giudiziaria (sempre in misura pari ai canoni di locazione non percepiti)”, scrivono i magistrati contabili. Gli otto a giudizio, «inoltre, non hanno dato disposizioni per richiedere l’indennità di occupazione sine titulo agli occupanti l’immobile in questione e per costituirli in mora, a partire dall’Associazione Casapound. Il comportamento appare censurabile anche per la genericità delle inconcludenti iniziative adottate in un lasso di tempo certo sufficiente ad intraprendere altre e più adeguate strade quali quelle amministrative e giudiziarie descritte a titolo di mero esempio nel presente atto (non spettando a questa Procura fornire dettagliate indicazioni sulla condotta lecita da attendersi dai convenuti)«. Insomma, per i magistrati contabili gli otto dirigenti con la loro inerzia, o azioni dilatorie, avrebbero determinato «una perdita economica per le finanze pubbliche» permettendo un esproprio di fatto nel pieno centro di Roma.

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A Venezia è sempre acqua alta

Prevista una marea di 150 centimetri sul medio mare. In città è già a un metro e 15.

A Venezia l’acqua alta continua a salire. I rilevamenti alla Punta della Dogana davanti a San Marco registrati dal Centro maree del Comune hanno segnato alle 8.30 del 23 dicembre 135 centimetri. Lo stesso Centro conferma, al momento, la previsione di 150 centimetri di acqua alta sul medio mare per le ore 9.40. A favorire il fenomeno l’assenza del vento di bora e lo scirocco, invece, che persiste in centro Adriatico favorendo la cosiddetta onda di sessa, cioè il movimento oscillatorio del mare. Nelle stazioni di rilevamento in mare la marea tocca già in questi momenti i 147 cm in città sta salendo, ed è intorno ai 115 cm.

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L’agghiacciante report dei Legionari di Cristo sulla pedofilia

Accertati 175 casi in 78 anni. Sessanta da parte del fondatore Maciel. Responsabili 33 sacerdoti.

Praticamente due casi di pedofilia ogni anno. E anche qualcosa in più. La Congregazione dei Legionari di Cristo ha pubblicato un Rapporto riguardante gli abusi sessuali su minori commessi da membri dell’associazione nel corso della sua storia e i numeri sono agghiaccianti: 175 casi in 78 anni, 33 sacerdoti responsabili. Il rapporto, che sarà presentato il 20 gennaio a Roma in occasione del Capitolo generale della Congregazione, precisa che il fondatore di essa, il padre messicano Marcial Maciel, è responsabile di almeno 60 casi di abusi di minori. Lo studio, si è inoltre appreso, è stato realizzato durante sei mesi da una commissione interna e riguarda la storia dei Legionari dalla fondazione in Messico, il 3 gennaio 1941, ad oggi.

CONDANNA DEGLI ABUSI

Nella presentazione del documento, pubblicato nel portale ceroabusos.org, si sottolinea che con esso «i Legionari di Cristo desiderano fare un ulteriore passo per conoscere e riconoscere il fenomeno dell’abuso sessuale su minori e favorire la riconciliazione con le vittime». Il Rapporto inoltre «condanna e deplora» gli abusi commessi, così come «quelle pratiche istituzionali o personali che possano aver favorito o propiziato qualsiasi forma di abuso o rivittimizzazione». Dopo aver sottolineato che fra i 175 minori abusati sono inclusi le 60 vittime dello stesso fondatore della Congregazione, padre Maciel, lo studio precisa che i 33 sacerdoti responsabili degli abusi rappresentano il 2,44% dei 1.353 legionari ordinati nel corso della storia dell’associazione.

27 PRETI PEDOFILI ANCORA VIVI

Dei responsabili, «sei sono morti, otto hanno abbandonato il sacerdozio, uno ha lasciato la Congregazione e 18 vi sono rimasti. Di questi ultimi, il 100% è escluso da rapporti pastorali con minori, quattro hanno restrizioni nell’esercizio del ministero e osservano un piano di sicurezza, mentre 14 non esercitano il ministero sacerdotale pubblico».

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