Meloni occhio, c’è la Corte dei Conti contro il governo: le pillole del giorno
È una di quelle conferenze stampa pre-natalizie capaci di far traballare anche la maggioranza più stabile: nella giornata di lunedì è in programma a Roma un singolare incontro con la stampa, organizzato dall’Associazione Magistrati della Corte dei Conti, convocato per evidenziare le criticità del ddl Funzioni della Corte dei Conti (o riforma Foti), già approvato dalla Camera e atteso al voto del Senato il 27 dicembre. La riforma, voluta fortemente dal governo di destra-centro, prevede – tra le altre cose – che per il controllo preventivo di legittimità su appalti, grandi opere, programmi di spesa i magistrati contabili abbiano appena 30 giorni. Se il parere non arriva puntuale, scatta il silenzio-assenso e di conseguenza l’esenzione dalla colpa grave e dal danno erariale.
Già il luogo scelto, nel centro storico della Capitale, dovrebbe preoccupare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: si tratta della sala del Camino dell’istituto intitolato a don Luigi Sturzo, in via delle Coppelle, un posto frequentatissimo dall’ex numero uno dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, dove si svolgono incontri e dibattiti sul futuro dei democristiani nella politica italiana, la sede nella quale il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli ha presentato il progetto di una “Camaldoli europea”, e molto altro ancora. Insomma, «meditate, gente, meditate». Che poi il ruolo dell’Associazione Magistrati della Corte dei Conti, costituita il 17 febbraio 1949, è molto ampio: ha lo scopo di tutelare l’esercizio della funzione dei magistrati contabili e i loro interessi morali ed economici, e «di assicurare il contributo dell’esperienza degli associati nell’elaborazione delle riforme legislative inerenti all’ordinamento e alle funzioni dell’istituto», oltre che «di promuovere l’attuazione di un ordinamento che realizzi l’indipendenza e l’autonomia della magistratura della Corte dei Conti in conformità alla Costituzione e alle esigenze di un regime democratico». Curiosità: l’associazione ha stipulato una serie di convenzioni, tra le quali spicca quella con Italo treni, che prevede sconti del 30 per cento per i magistrati viaggiatori, mentre non sembra esserci traccia di accordi con le Ferrovie dello Stato…

Dopo Askatasuna, Askatafascio?
La battaglia per Askatasuna non è finita, su entrambi i fronti: la palazzina torinese è blindata, il centro sociale non la vuole dare vinta al governo, il Viminale punta alla «sicurezza». Già, ma dopo a chi toccherà? L’obiettivo è su Roma, con lo SpinTime, in via Santa Croce in Gerusalemme, centro già aiutato da Papa Francesco che incaricò l’Elemosiniere Konrad Krajewski di riallacciare la corrente staccata per morosità, e CasaPound all’Esquilino. «Dopo Askatasuna, Askatafascio?», si commenta nella Capitale…

Cacciari alla presentazione del libro di Irti
Natalino Irti è un gigante del diritto, giurista finissimo, accademico dei Lincei, già presidente del Credito Italiano, vicepresidente di Enel, e molto altro ancora: classe 1936, il 22 gennaio del prossimo anno presenterà il suo nuovo libro Sguardi nel sottosuolo. Dove? Proprio nella sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei, a Roma, con il filosofo Massimo Cacciari. Ma cosa intende Irti per sottosuolo? «Il sostrato, in cui l’individuo, sciolto dai vincoli funzionali degli apparati tecnici e produttivi, prova a costruire o scoprire la propria identità. Donde un oscuro agitarsi di istinti e desideri, di ambiguità e smarrimenti. Dove trovare il mito o la fede, che rivelino noi a noi stessi e pure ci stringano agli altri? Come percorrere le strade buie e impervie del sottosuolo? E qui il diritto ‘privato’ riprende il suo carattere privato, e si porge come difesa e riparo. Un diritto, che appare diviso dalle leggi economiche e finanziarie del soprassuolo, e non obbedisce ad alcuna legge di coerente razionalità. Ne discendono corollarî decisivi intorno alla funzione del diritto, alla sua crisi, all’eredità, accolta o rifiutata, di concetti che un tempo ci parvero indispensabili. Questo libro, alle illusioni consolatorie, preferisce la sobria nudità della diagnosi».

Oltre a Cacciari saranno presenti Roberto Antonelli, presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, monsignor Riccardo Battocchio, vescovo di Vittorio Veneto, il linceo Luigi Capogrossi Colognesi. E tanti vecchi amici di Irti, a cominciare dai suoi concittadini dell’abruzzese Avezzano. Uno tra tutti, Gianni Letta.

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