L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno

Un Doge per Venezia? L’ipotesi di una candidatura di Luca Zaia a sindaco alle elezioni della prossima primavera è suggestiva, ma sempre meno realistica. Vero, l’ex governatore non ha mai chiuso del tutto la porta. E considerando le 7 mila preferenze raccolte in città alle Regionali 2025, la sua corsa sarebbe in discesa. Non solo: Fratelli d’Italia a livello nazionale ha già garantito al leghista «il massimo appoggio», segno del rapporto stretto da Zaia con Giorgia Meloni (e anche a Matteo Salvini non dispiacerebbe sistemarlo a Venezia togliendosi così un potenziale disturbatore). Il fatto è che l’ex governatore pare avere obiettivi diversi. Nel 2027 sono in programma le Politiche e potrebbe aprirsi per lui la possibilità di tornare al governo da ministro o essere eletto presidente della Camera, poltrona su cui ora siede il collega leghista Lorenzo Fontana. Oppure l’ex governatore potrebbe ambire a un ruolo di primo piano nella Lega. Difficile che Salvini lo nomini vicesegretario (una poltrona che a Zaia comunque andrebbe stretta), ma, visto il ciclone Vannacci, potrebbe riprendere piede il progetto di Lega del Nord sul modello Cdu-Csu, finora scartato dal leader. Su ogni piano aleggia poi l’incognita referendum. Il fronte del no tallona quello del sì e un eventuale sorpasso rischia di avere effetti anche sui voti locali. Pure a Venezia. Meglio dunque non rischiare. Resta il fatto che, a pochi mesi dall’appuntamento con le urne, il centrodestra non ha ancora un candidato ufficiale per la città, a differenza del fronte progressista che ha schierato per tempo Andrea Martella, segretario regionale dem. La coalizione potrebbe allora puntare su Simone Venturini, attuale assessore al Turismo. Un segno di continuità con Luigi Brugnaro e la giunta uscente.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
Luca Zaia, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Il party per i 50 anni della top manager

Serata molto allegra per festeggiare il compleanno di Rosalba Benedetto (siciliana, 50 anni dichiarati anche sulla torta), vicepresidente di Banca Ifis. Ad accogliere gli ospiti nella Residenza Vignale, location di charme nel centro di Milano, un carrettino siciliano con limoni e arance, come siciliana è stata tutta la cena, composta da arancini, sarde a beccafico e grande torta di cassata. Tra gli ospiti Francesco Specchia, portavoce e capo ufficio stampa del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Osvaldo De Paolini, condirettore del Giornale, il giornalista Claudio Antonelli, Patrizia Rutigliano, Gianluca Comin, Fabiana Giacomotti, Giovanni Bernabei, Monica Provini, Elena Di Giovanni, l’amministratore delegato di Prelios Luigi Aiello, Marco Forlani e Roberto Papetti, direttore de Il Gazzettino. E naturalmente Ernesto Fürstenberg Fassio, proprietario di Ifis, assieme al team della banca. Prezzario dei regali, visto il parterre, in sintonia con le lussuose tasche.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno

La longevità di Daniele Franco

«Mai come oggi il tema della longevità ha occupato il dibattito pubblico e suscitato tanto interesse. La consapevolezza odierna che non solo singoli individui ma intere società stanno invecchiando e che la durata e la qualità della vita degli anziani stanno via via migliorando, assieme all’incertezza su quale sia il limite ultimo alla durata della vita, inducono a riflettere sulle implicazioni di questo processo. È un tema che va affrontato da molteplici prospettive scientifiche, economiche e politiche; ma anche filosofiche e culturali e quindi artistiche, storiche, spirituali»: lo ha detto Daniele Franco, classe 1953, ex ragioniere generale dello Stato dal 2013 al 2019, quindi direttore generale della Banca d’Italia e poi nominato ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo di Mario Draghi, ora direttore scientifico della Fondazione Giorgio Cini, a Venezia. E proprio “l’aspirazione umana alla longevità” è il cantiere tematico della fondazione per il 2026, con workshop, conferenze, giornate di studio e un simposio internazionale. Tutto, dopo una lunga serie di iniziative che hanno avuto al centro dell’attenzione Giacomo Casanova e la sua vita. Chissà cosa combinerà durante il martedì grasso, a Venezia.

L’ipotesi Zaia sindaco di Venezia e le altre pillole del giorno
Daniele Franco (foto Imagoeconomica).

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste

Sanremo non è ancora cominciato, ma Carlo Conti pensa già al dopo. Prima dei bilanci, dei confronti, degli share mattutini, delle inevitabili polemiche, il direttore artistico della kermesse ha annunciato che con il 2026 si chiude un ciclo. Questo sarà il suo ultimo Festival, buona la quinta (edizione) dunque. La domanda allora è: chi sarà il suo successore? A radio Subasio, Conti non aveva dato alcuna indicazione ovviamente: «C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma al di là del conduttore o della conduttrice, la figura centrale resta quella del direttore artistico». Un professionista con l’esperienza necessaria per riuscire a guidare e a gestire «una macchina del genere».

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Carlo Conti sul palco di Sanremo 2025 (Ansa).

De Martino sogna l’Ariston

Se è ancora nebbia fitta sul prossimo direttore artistico, sul possibile frontman invece le voci girano e da tempo. Il più quotato, e non da oggi, è il re dei pacchi, Stefano De Martino. I faretti sullo showman campano si erano riaccesi a gennaio quando lo stesso Conti, ospite del podcast Pezzi – Dentro la musica, sul futuro del Festival aveva detto: «Intanto facciamo questo, ma spero che il prossimo anno ci sia qualcun altro, anche più giovane, aitante e belloccio». Un identikit che corrisponde perfettamente a quello dell’ex ballerino di Amici, oggi 36enne.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Stefano De Martino (Ansa).

Savino scalda i motori ma c’è l’incognita Fiorello

Il team #DeMartino e il diretto interessato, però, non hanno considerato i superpoteri di Conti che avrebbe già in testa il suo successore, per lo meno sul palco dell’Ariston. Un personaggio che è già suo ‘vice’ visto che condurrà per la quarta edizione consecutiva il Dopofestival: Nicola Savino (reduce dalla conduzione di quattro puntate di Tali e Quali, a proposito di eredità). In Rai qualcuno ne è più che certo: «Conti e Savino solo alleati contro De Martino. Ne dovrà mangiare di polvere, il povero Stefano, prima di mettere le mani sul Festival». Savino – quello che «da vecchio sarà come Massimo D’Alema, e tra poco come Tommaso Labate», scherza la fonte – sarebbe già pronto a incassare. C’è solo un big che potrebbe rovinargli la festa ed è Fiorello.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Nicola Savino (Ansa).

Le baruffe alla Pennicanza

Tra l’altro lo showman siciliano recentemente ha scazzottato amabilmente proprio con Conti, buttando una bombetta a La Pennicanza sulla possibile partecipazione al Festival Adriano Celentano. Conti non ha né confermato né smentito il presunto spoiler. È stato il prezzo per aver ‘mentito’ a Fiorello sulla partecipazione di Eros Ramazzotti. «Quando io l’ho chiamato qua gli ho chiesto “Senti ma c’è Ramazzotti?”, lui mi ha risposto “non mi risulta”…bugiardo sei!!!». L’uomo è avvisato.

Il dopo-Conti a Sanremo? Le voci su De Martino e il possibile guastafeste
Fiorello in videochiamata con Carlo Conti (Ansa).

La campagna referendaria al contrario di Gratteri e Nordio e le altre pillole del giorno

Ha ragione Luca Bizzarri quando dice che i campioni della campagna referendaria «si stanno sbattendo tantissimo»: «Gratteri per il Sì, e Nordio per il No». Uno scambio di campo per destabilizzare l’avversario e confondere un elettorato già abbastanza confuso di suo sulla separazione della carriere? Ci piace pensare che sia così, che si tratti di una strategia raffinata. Anche perché l’alternativa getterebbe nello sconforto. L’ultimo colpo del procuratore capo di Napoli – «Voteranno per il No le persone perbene. Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente» – ha appiccato l’incendio.

L’intero centrodestra è insorto, a partire dal ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Mi chiedo se l’esame psico-attitudinale che abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera», ha commentato l’ex procuratore di Venezia, rispolverando un vecchio adagio di Berlusconi. Il quale, meglio ricordarlo, nel 2003 in un’intervista al britannico The Spectator fu al suo solito ben più tranchant: «Questi giudici sono doppiamente matti!», disse. «Per prima cosa perché lo sono politicamente; secondo, sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dalla razza umana». Gratteri dal canto suo ha cercato di ridimensionare le sue dichiarazioni parlando di «strumentalizzazione», ma ormai la frittata era bella che fatta.

La campagna referendaria al contrario di Gratteri e Nordio e le altre pillole del giorno
Nicola Gratteri (Imagoeconomica).

Non che Nordio sia da meno, intendiamoci. È da mesi che il ministro offre (involontariamente) assist allo schieramento opposto. Solo qualche giorno fa, per esempio, ha assicurato che con la riforma si eviterebbero casi «come quello di Garlasco». Sabbia negli occhi e nelle orecchie degli indecisi. Ma è andato anche oltre. Con una spontaneità disarmante ha “svelato” il vero obiettivo della riforma: introdurre un controllo della magistratura. Peccato che l’articolo 104 della Costituzione dica qualcosa di diverso: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere».

Non si tratta di uno scivolone isolato. Perché il Guardasigilli, dietro lo scudo di Giuliano Vassalli (che cita a ripetizione a garanzia di ciò che dice), lo sosteneva già lo scorso novembre: la riforma serve a far «recuperare alla politica il suo primato costituzionale», disse al Corriere. «Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo». Vai tu poi a smontare le tesi di Alessandro Barbero o a spiegare, come fa Antonio Di Pietro, che «la separazione renderà la magistratura più indipendente e autonoma, non solo dalla politica ma anche dalle correnti interne»…

La campagna referendaria al contrario di Gratteri e Nordio e le altre pillole del giorno
Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Guidoni lascia Fondazione Ania per Cassa Forense?

In Ania ha collezionato poltrone: è segretario generale della Fondazione, co-direttore generale (responsabile dei servizi Auto e Card, Antifrode, Distribuzione, Danni non auto, Consumatori, Innovazione, Vita e Welfare), e vicepresidente del forum Consumatori. Eppure c’è chi vede il futuro di Umberto Guidoni lontano dal mondo delle assicurazioni, prevedendone un trasloco in Cassa Forense, l’ente che gestisce la previdenza e l’assistenza degli avvocati italiani. Vedremo…

La campagna referendaria al contrario di Gratteri e Nordio e le altre pillole del giorno
Umberto Guidoni (Imagoeconomica).

Covip, c’è un medico

Quando alla guida della Covip, la strategica commissione di vigilanza sui fondi pensione, nel febbraio 2025 venne nominato l’ex forzista Mario Pepe – grazie si disse ai buoni uffici del deputato leghista, editore e re della sanità privata Antonio Angelucci e del vicesegretario salviniano Claudio Durigon – molti avevano storto il naso perché medico e non economista, come l’altro candidato, il leghista Antonio Maria Rinaldi (lo stesso che la Lega ha candidato a sindaco di Roma). Evidentemente in pochi erano al corrente di cosa stava accadendo: l’ultima versione del decreto Semplificazione e Pnrr affida infatti alla Covip la vigilanza sui fondi sanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale. Il cv di Pepe ora calza a pennello.

La campagna referendaria al contrario di Gratteri e Nordio e le altre pillole del giorno
Mario Pepe (Imagoeconomica).

Tutti a ricordare Andrea Barbato. E Agnes

Nonostante una pioggia torrenziale, a Roma, nella sala Zuccari di Palazzo Giustiniani molti sono accorsi per ricordare Andrea Barbato, giornalista di lungo corso e pure parlamentare. Presenti tra gli altri, Romano Prodi, Gianni Letta e Simona Agnes – destinata ormai a dimenticare la presidenza Rai dopo l’ennesima fumata nera in Vigilanza – che ne approfittato per parlare di tv pubblica. «Ancora oggi, e questa è sì continuità con quelle radici, la Rai è una colonna portante per il mercato dell’audiovisivo italiano e primeggia tra i Servizi pubblici europei», ha detto Agnes. «Vanta, unica in Europa per capillarità e lavoro di inchiesta, la Testata Giornalistica Regionale, a me particolarmente cara perché legata alla storia di mio padre, oltre a una rete autorevole e competente di corrispondenti esteri che raccontano conflitti e crisi geopolitiche». «Ma l’incontro non era per ricordare Biagio Agnes…», ha bofonchiato malignamente qualcuno in sala. 

Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole

C’è pure l’italico prodiano Sandro Gozi tra i francesi che vogliono dare il benservito a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi. Gozi, eurodeputato italiano eletto in Francia e segretario generale del Partito democratico europeo, è uno dei firmatari del documento che ha messo nel mirino l’intervento tenuto il 7 febbraio a Doha, in un forum organizzato da Al Jazeera, nel corso del quale Albanese ha parlato di un «nemico comune dell’umanità», che secondo i suoi detrattori era un riferimento a Israele, che però in quella frase non era stato citato. Albanese ha poi cercato di spiegare che «il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile». Sta di fatto che Gozi ha seguito le direttive del ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, che è intervenuto all’Assemblea nazionale di Parigi annunciando che la Francia chiederà le dimissioni di Albanese il 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. E Gozi, come da tradizione, si pone sulla scia del suo mentore, Romano Prodi, che aveva già “scaricato” Albanese da tempo, opponendosi alla cittadinanza onoraria da parte del Comune di Bologna.

Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
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Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
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Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole

Anche il giovane leghista ha la sua Giorgia

Sorriso smagliante, faccia rassicurante da bravo ragazzo, il classico volto su cui puntare per un ricambio generazionale nel partito. Il 33enne leghista Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto da novembre del 2025, ora prova a dare un’ulteriore rinfrescata alla sua immagine presentando ufficialmente a Novella 2000 la sua nuova fidanzata, come raccontato molto dalla stampa veneta, in particolare da Il Giornale di Vicenza e Il Mattino di Padova. Lei si chiama Giorgia Tavella, ha 26 anni, ed è di Sarcedo, Comune della provincia di Vicenza. «È laureata in psicologia e ora sta facendo un master in psicologia forense. Ci conosciamo da un anno e non è sempre facile conciliare gli impegni istituzionali con la vita privata. Però cerchiamo sempre di fare il possibile per stare insieme», ha detto Stefani, raccontando poi il loro primo incontro avvenuto attraverso amici comuni, seguito da un invito a cena «molto classico». «In un mondo di ostentazione, la semplicità è rivoluzionaria», ha commentato il più giovane governatore d’Italia con una frase che sembra uscita dai Baci Perugina. Chissà se andrà d’accordo con Giorgia più di quanto il “Capitano” Matteo Salvini ci riesca con l’altra Giorgia, quella di governo…

Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
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Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
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Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole

Arriva la Ferrari “Luce”. Ma a Roma la chiamano “Luca”…

La nuova Ferrari totalmente elettrica ha un nome: “Luce”. Pomposa la spiegazione annunciata da San Francisco, con Luce che «inaugura una nuova strategia di denominazione, simbolo dell’ampliamento della gamma e dell’evoluzione del brand verso nuovi territori», e via con il bla bla bla. Fatto sta che a Roma, dove non mancano gli amici di Luca Cordero di Montezemolo, questa Ferrari tutti la chiamano Luca, e non Luce…

Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole
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Anche Gozi contro Albanese, il giovane leghista in love con Giorgia e altre pillole

I cinquant’anni della banchiera

La sua carriera è stata spumeggiante, fin dall’inizio della sua storia professionale: e allora la banchiera ha deciso di festeggiare “alla grande” il suo mezzo secolo di vita. Inviti a vip e sodali dell’ultima ora per un evento che tutti preannunciano come «assolutamente indimenticabile». Fatto sta che alcuni vecchi amici non hanno ricevuto l’invito, e questa dimenticanza non è piaciuta: solo una gaffe dettata dall’entusiasmo per il momento felice che sta vivendo da cinquantenne, oppure si è trattato di un calcolo cinico? Ah, saperlo…

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno

Il 32esimo congresso annuale Assiom Forex – l’Associazione degli operatori dei mercati finanziari – sta per aprire i battenti. Il 20 e il 21 febbraio, in tempo di quaresima, il mondo finanziario si riunirà al Palazzo del Casinò del Lido di Venezia. Main sponsor dell’evento è Banca Ifis. Non a caso il presidente, Ernesto Fürstenberg Fassio porgerà i saluti di benvenuto dopo il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e il governatore veneto Alberto Stefani e appena prima di Massimo Mocio, numero uno di Assiom Forex. Immaginiamo che non mancheranno visite riservatissime nella vicina Mestre, a villa Fürstenberg, dimora del Cinquecento con di 22 ettari di giardini che ospita il parco internazionale di scultura.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis (Imagoeconomica).

Attesa anche per l’intervento del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, sabato 21 febbraio, dopo il quale si terrà la tavola rotonda dedicata a “Innovazione tecnologica, produzione di energia e mercati finanziari” in cui si discuterà di Intelligenza artificiale, espansione dei digital asset e tokenizzazione degli strumenti finanziari.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Fabio Panetta, n.1 di Bankitalia (Imagoeconomica).

Tra gli ospiti anche Marina Brogi, che oltre a insegnare Economia degli intermediari finanziari all’università Bicocca, è nel cda di Generali in quota Caltagirone. Non solo: è stata amministratrice indipendente di diverse società quotate tra cui Luxottica (cioè i Del Vecchio), Mediaset e Salini Impregilo. Non solo: la professoressa è nella rosa dei candidati alla presidenza della Consob, e il suo nome sarebbe gradito sia a FdI sia a Forza Italia, partito che aveva bloccato in corner la nomina del leghista Federico Freni. Insomma, considerati gli strascichi del risiko bancario, è meglio che Panetta al Forex «stia attento alle cosiddette ‘foto inopportunity’», si scherza nei corridoi di Palazzo Koch.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Marina Brogi (Imagoeconomica).

Crosetto non va alla festa di Sant’Egidio

La sera dell’11 febbraio si terrà il tradizionale incontro annuale della Comunità di Sant’Egidio, nella basilica capitolina di San Paolo fuori le Mura, con una celebrazione presieduta da monsignor Vincenzo Paglia. Al presidente della comunità, Marco Impagliazzo, intanto è arrivata una lettera di saluti del ministro della Difesa Guido Crosetto che «per impegni istituzionali già assunti» non parteciperà alla cerimonia.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Roma, il risorgimento dell’ex assessore Gotor

La Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali organizza un ciclo di conferenze dal titolo “Risorgimento a Roma”, in occasione degli «eventi commemorativi dedicati alla costituzione della Repubblica Romana e nell’ambito di un più vasto progetto di studi e di riletture interpretative sullo sviluppo del Risorgimento nella città di Roma». L’iniziativa da chi è curata? Da Miguel Gotor, docente dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, e già assessore alla Cultura. In Campidoglio si parla già di “Risorgimento di Gotor”.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Miguel Gotor (Imagoeconomica).

Damilano piace a Tajani, ma è il barolo…

Il vicepremier Antonio Tajani ha donato al vicepresidente degli Stati Uniti J.D Vance e al segretario di Stato Marco Rubio, in visita a Milano per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, alcune bottiglie di Barolo Cannubi “1752” di Damilano. «È questo l’unico Damilano che gli piace, non certo il giornalista… », sghignazzano alla Farnesina.

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Giorgia Meloni con Antonio Tajani e J.D. Vance (Ansa).

Le medaglie di Mollicone

Continua la distribuzione di medaglie della Camera dei Deputati. Mercoledì 11 febbraio, all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, c’è un appuntamento da non perdere: sul palcoscenico della sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, è in programma il recital del soprano lituano Asmik Grigorian con il pianista Lukas Geniušas. Al termine, il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone, alla presenza del Sovrintendente di Santa Cecilia Massimo Biscardi, consegnerà la Medaglia Ufficiale della Camera dei Deputati all’artista e all’ambasciatrice lituana Dalia Kreivienė. «L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per l’Anno Culturale Lituania-Italia 2026», comunica l’istituzione culturale, e il meloniano Mollicone «conferirà l’onorificenza quale tributo all’eccellenza artistica della Grigorian e al ruolo cruciale della diplomazia culturale nel consolidare lo storico legame tra Roma e Vilnius».

L’attesa per Panetta al Forex e le altre pillole del giorno
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Tensione in Lega: guai a essere gentili con i «traditori» vannacciani

L’episodio misura il tasso di nervosismo dentro la Lega. Dopo l‘adesione a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci insieme con il collega Edoardo Ziello, Rossano Sasso ha perso la poltrona di capogruppo in commissione Cultura. Lo ha comunicato martedì il partito di Matteo Salvini, provvedendo a sostituirlo con la deputata pontina Giovanna Miele. Scelta che può essere letta come tentativo di arginare nuove fuoriuscite promuovendo rappresentanti del Centro-Sud, area più sensibile alle sirene vannacciane.

Tensione in Lega: guai a essere gentili con i «traditori» vannacciani
Giovanna Miele (Imagoeconomica).

Anche inviare un messaggio in chat diventa pericoloso

Il fatto è che dopo il “congedo” di Sasso, una delle deputate che siede in commissione ha scritto un messaggio nella chat comune, un saluto affettuoso per ringraziarlo dell’ottimo lavoro svolto come capogruppo. Un semplice segno di cordialità tra ex colleghi, si dirà. Ma qualcuno non ha proprio gradito la gentilezza. Il messaggio infatti è stato immediatamente screenshottato e inviato a un vicesegretario di ‘peso’ della Lega. La deputata in questione è stata subito rimproverata per l’affetto mostrato verso Sasso «il traditore». «Mi hanno chiamata urlandomi: “Ma come ti permetti di scrivere un messaggio così?”. Non dirò più niente», si è sfogata la leghista coi colleghi. «Non si finisce mai di imparare».

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno

Ai toscani piace l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, detta IILA. Carissima all’aretino Amintore Fanfani, che da ministro degli Esteri la istituì nel 1966, ora è nelle mani di Giorgio Silli, fiorentino, che per guidarla ha lasciato l’incarico di sottosegretario agli Esteri. Per la cronaca, lo scorso ottobre Silli aveva anche cambiato casacca, passando da Noi Moderati a Forza Italia. Certo, negli anni l’importanza dell’IILA è diminuita: la prima sede, ai tempi di Fanfani, era in un gigantesco palazzo dell’Eur, a pochi passi da quella della Democrazia Cristiana. Poi alla fine degli Anni 90 venne trasferita in piazza Cairoli, vicino al ministero della Giustizia, mentre ora l’IILA ha sede in uno stabile ai Parioli. Chissà se con Silli l’Organizzazione tornerà ai vecchi fasti. La domanda è lecita, visto che il Sud America interessa molto al ministro Antonio Tajani, che in qualità di vicepremier vuole fare sentire il suo peso e quello di quel continente, dicono, per contrapporlo al Piano Mattei di Giorgia Meloni. Vedremo…

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Giorgio Silli (Imagoeconomica).

Silenzio, parla Cipollone

Banchieri e politici hanno in agenda un appuntamento importante, a Roma, il 12 febbraio: all’Accademia Nazionale dei Lincei si terrà una conferenza con protagonista assoluto Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce. Il tema? “Europa e sovranità monetaria”. La platea sarà affollata di personalità, a cominciare dai vertici di Bankitalia. Chissà, potrebbe arrivare anche il governatore Fabio Panetta.

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Piero Cipollone (Imagoeconomica).

Zuppi star delle Notti di Nicodemo

Tra i cardinali pronti a intrattenere le platee non c’è solo Gianfranco Ravasi. A scendere in pista ora c’è il numero uno della Conferenza episcopale italiana. Il dialogo tra il cardinale Matteo Maria Zuppi, il poeta Andrew Faber e la psicologa Laura Pirotta aprirà infatti gli appuntamenti de Le notti di Nicodemo, il ciclo proposto dalla Chiesa di Bologna e animato dall’equipe dell’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria. Il primo incontro, dal titolo La Parola si fa incontro interpersonale, si terrà nella cattedrale di San Pietro mercoledì 11 febbraio, la stessa giornata in cui nel 1929 vennero siglati i Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa. Già in calendario anche un secondo appuntamento – La Parola si fa incontro internazionale – che si svolgerà mercoledì 25 febbraio, con Zuppi in dialogo con Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista di geopolitica Limes.

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Matteo Zuppi, presidente della Cei (Getty Images).

Da Caprarica c’è anche Veltroni

Appuntamento imperdibile nel pomeriggio di mercoledì 11 febbraio a Roma, a largo Argentina: non alla storica libreria Feltrinelli, ma presso la Fondazione Marco Besso. Qui, nell’appartamento di uno dei protagonisti dello sviluppo delle Assicurazioni Generali nella seconda metà dell’Ottocento, quel Besso che fu iscritto alla massoneria, verrà presentato il libro di Antonio Caprarica intitolato Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente. E chi ci sarà con l’autore che all’inizio della carriera scrisse per l’Unità, e per anni è stato corrispondente Rai prima da Mosca (è sposato con una pianista russa) e poi da Londra? Walter Veltroni, ex direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e la «mezzabusta» (a Mediaset la chiamano così) Cesara Buonamici, direttrice “ad personam” del Tg5. All’ambasciata degli Stati Uniti dicono, scherzando, che «Trump già trema»…

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Antonio Caprarica (Imagoeconomica).

Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista

Matteo Salvini sarebbe furioso. Chi lo ha visto inquadrato durante la cerimonia di inaugurazione di Milano-Cortina 2026 ha notato il broncio del vicepremier. Ma cosa ha rovinato al leghista la giornata di festa per l’apertura dei Giochi ‘padani’? Salvini si sarebbe legato al dito la scelta di Giorgia Meloni di escluderlo dall’incontro in prefettura a Milano, con J.D. Vance. D’altronde, il protocollo prevedeva l’incontro della premier con il vicepresidente degli Stati Uniti, alla presenza del segretario di Stato Usa Marc Rubio e dell’omologo italiano Antonio Tajani. Nessuno spazio per l’altro vicepremier. Ed è così che Salvini si sarebbe dovuto ‘accontentare’ della photo opportunity con Vance, scattata durante il ricevimento a Palazzo Reale.

Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista

La tigre leghista e il commesso

La “zampata” della tigre leghista. Nei corridoi di Montecitorio si parla così dell’ennesimo episodio di intemperanza della deputata eletta nelle file del partito di Matteo Salvini. Un collega che ha visto tutto ricostruisce così i fatti: «È successo circa 10 giorni fa. Presiedeva l’Aula la vice presidente Anna Ascani. Lei ha fatto irruzione in Aula urlando, letteralmente sbraitando, al telefono. Stava palesemente litigando con qualcuno». A quel punto è stata invitata ad abbassare i toni. «È intervenuto un commesso. Uno dei giovani assistenti parlamentari appena assunto, forse non troppo esperto», continua il racconto. Il ‘ragazzo’ l’ha invitata più volte ad abbassare il volume della voce. E lei? «Lo ha respinto malamente con il braccio, gli ha dato una spinta, salvo poi sostenere che era stato il commesso a spingerla». L’episodio sarebbe stato poi riesaminato e si sarebbe risolto con le scuse della deputata al commesso.

Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
L’Aula di Montecitorio (Imagoeconomica).

A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia

Il nuovo nemico della sottosegretaria no vax per autodefinizione, collezionista di post e virgolettati politicamente autolesionisti, è il sesso protetto dal logo istituzionale. Le solite e sempre più numerose vipere di palazzo riferiscono che Federica Picchi sia furibonda per la distribuzione di 300 mila preservativi alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, rivendicata dal governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana. Il leghista ha detto: «Se a qualcuno sembra strano, non è consapevole della prassi olimpica consolidata. Un tema che non deve creare imbarazzo». E in effetti è iniziato tutto nel 1988 a Seul, per sensibilizzare gli atleti alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (ai Giochi il corpo a corpo sessuale è disciplina molto praticata). A qualcuno però il tema evidentemente crea comunque imbarazzo, eccome. Secondo quanto riferiscono fonti certe, la cattolicissima sottosegretaria allo Sport Picchi sarebbe fuori dalle grazie di Dio per colpa di quel simbolo lombardo sui condom. Contrario al (suo) Vangelo.

A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
A chi proprio non sono andati giù i preservativi olimpici di Regione Lombardia
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I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?

Le Olimpiadi invernali sono partite malissimo per Paolo Petrecca, il direttore di RaiSport, e dentro la redazione qualcuno sussurra che nel ciclismo «gli avrebbero dato la maglia nera, quella dell’ultimo classificato», sorvolando sul fatto che «comunque il colore nero gli sarebbe piaciuto», vista la sua vicinanza a Fratelli d’Italia. La conduzione della serata inaugurale finirà negli annali di “come non si deve fare una telecronaca”, roba da instant book per i neoassunti della Rai. Per dirla col critico televisivo Aldo Grasso, che sul Corriere della sera l’ha distrutto, «non ne ha azzeccata una. Vaneggiava senza cognizione di causa, ignorava l’identità degli atleti e, colpa ancor più grave, non ha capito che esistono silenzi carichi di significato che non vanno profanati». I giornalisti di RaiSport sono sul piede di guerra, hanno annunciato un pacchetto di sciopero a fine Olimpiadi e comunicato la decisione di ritirare la loro firma da servizi, collegamenti e telecronache fino alla fine dei Giochi, «in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento». Se non altro è arrivata una buona notizia: Petrecca non condurrà la cerimonia finale dei Giochi, niente “esame di riparazione” per lui (aridatece il povero Auro Bulbarelli, defenestrato per aver spoilerato lo sketch di Sergio Mattarella sul tram). Ma è difficile che questo basti a salvarlo, e l’ipotesi dimissioni (probabilmente a fine Olimpiadi) sembra sempre più inevitabile. A Roma, tra l’altro, dall’Ordine dei giornalisti si spiffera che Petrecca abbia qualche conto in sospeso anche sulla parità di genere, con una commissione che sarà chiamata a valutare la «mancanza di un’adeguata rappresentanza» delle conduttrici, dato che sono stati scelti, tra i “big”, tantissimi uomini per raccontare le Olimpiadi.

I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
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I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?

I guai di Petrecca di certo vengono da lontano e non nascono certo con Milano-Cortina. Contro di lui a fine agosto del 2025 la redazione aveva già annunciato tre giorni di sciopero, sfiduciandolo, dopo la mancata approvazione del piano editoriale. Il quasi 62enne Petrecca è passato allo Sport a marzo dell’anno scorso, ma prima le cose non andavano tanto meglio, quando era alla guida di RaiNews. Nell’ordine, breve riassunto: il cdr lo ha accusato di presunti tagli imposti ai pezzi di cronaca sul figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa indagato per violenza sessuale; è finito nel mirino per non aver dato risalto nel telegiornale alla sconfitta della destra alle elezioni in Francia, con un particolare grottesco: «Petrecca ritiene opportuno concedere spazio a un evento non scevro da interessi personali», scrisse il cdr, alludendo al “Festival delle città identitarie” di Pomezia, dove si esibiva la cantante Alma Manera, che incidentalmente era la sua fidanzata (ora diventata moglie). Fu anche pesantemente attaccato dalla redazione per aver titolato sull’«assoluzione» del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, anticipando la sentenza: peccato si trattasse solo della richiesta dei pm sul caso Cospito, tant’è che poi Delmastro è stato condannato a otto mesi, altro che assoluzione. L’episodio portò la redazione a sfiduciarlo (c’è chi lo chiama il collezionista di sfiduce). E ora il caos olimpico, che potrebbe costargli la poltrona. Per Petrecca venerdì è arrivata una totale “stecca”, per usare il linguaggio caro ai musicisti: non c’entra nulla la già citata consorte del direttore, Alma Manera, la cantante che, visto il senso della Rai per la meritocrazia, qualcuno ha temuto per un attimo di vedere infilata nello spettacolo dello stadio Olimpico, pardon, San Siro, tra Mariah Carey e Laura Pausini

Arianna Meloni e gli intrecci politico-editoriali da Cerasa: le pillole del giorno

Arianna Meloni nell’agosto del 2024 annunciò a un giornale come Il Foglio la fine del suo legame con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Una notizia ghiottissima. E nella serata di venerdì 6 febbraio che appuntamento romano c’è nell’agenda di Arianna, la “sister” di Giorgia? La presentazione del libro del direttore del Foglio, Claudio Cerasa, nel Teatro de’ Servi, alle spalle di via del Tritone, mentre tutti hanno la testa e l’attenzione dedicata a Milano per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali. Titolo della fatica letteraria di Cerasa è L’antidoto, pubblicato da Silvio Berlusconi Editore, con la grancassa mediatica di Mondadori. Per Cerasa, oltre ad Arianna, ci saranno Gianni Letta, per competenza aziendale, e il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. A qualcuno sembra un’anticipazione di un prossimo patto politico: Forza Italia, Fratelli d’Italia e Partito democratico. Perché della Lega di Matteo Salvini non si vede nessuno. Tra l’altro il moderatore della serata è David Parenzo, proprio nell’orario in cui deve condurre La zanzara su Radio24 con Giuseppe Cruciani. Uno sgarbo al direttore Fabio Tamburini, del quale si è detto che il successore a Il Sole 24 Ore risponderebbe proprio al nome di Cerasa? Oppure solo un investimento sul futuro da parte del furbissimo David? Ah, saperlo…

Arianna Meloni e gli intrecci politico-editoriali da Cerasa: le pillole del giorno
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Il vino non mette d’accordo Lollo e Salvini

Da una parte c’è Francesco Lollobrigida che in qualità di ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare promuove il consumo del vino, dall’altra ecco Matteo Salvini che come ministro dei Trasporti “stanga” gli automobilisti che bevono anche solo un bicchiere di rosso con controlli talebani. Fatto sta che il 15 febbraio parte sulle televisioni e sulle radio nazionali la campagna istituzionale per promuovere e raccontare il valore e la cultura del bere alcolico. “Il Vino è il nostro tempo – Coltiviamo ciò che ci unisce” è il claim della campagna, articolata in due spot: il primo è un racconto istituzionale che celebra il valore della vigna, della storia, della cultura enologica italiana, il secondo un video emozionale, capace di raccontare il vino non solo come prodotto, ma come patrimonio e valore intergenerazionale. Non ditelo a Salvini, pronto a multare gli automobilisti appena usciti da una cena di festeggiamenti…

Arianna Meloni e gli intrecci politico-editoriali da Cerasa: le pillole del giorno
Matteo Salvini brinda con Francesco Lollobrigida (foto Ansa).

Olimpiadi a Milano? E Pizzaballa (proprio lui) è a Roma…

In Vaticano dicono che si avvicina la nomina del cardinale Pierbattista Pizzaballa ad arcivescovo di Milano, al posto di Mario Delpini che a luglio 2026 compie 75 anni e diventa pensionabile. Fatto sta che l’alto prelato, nel giorno delle Olimpiadi nel capoluogo lombardo in festa, si trova a Roma per partecipare a un incontro nella chiesa di San Francesco a Ripa. L’appuntamento si inserisce nel cammino delle celebrazioni del VIII centenario (1226–2026), promosse dal Comitato nazionale, con l’obiettivo di divulgare la conoscenza della vita e dell’opera di San Francesco e valorizzare luoghi e cammini francescani attraverso iniziative culturali e formative. L’iniziativa romana, tra l’altro, è realizzata con il sostegno di Enel e PwC. Pizzaballa da tempo è “in tour”, e sta raccogliendo in giro per l’Italia una generosa solidarietà per le sue iniziative, avendo la carica di Patriarca di Gerusalemme. Sabato 7 febbraio la tappa è Assisi. Ma ogni giorno c’è un impegno, nell’agenda del porporato: giovedì 12 febbraio, per esempio, sarà a Cosenza, e nel teatro Rendano sono già prenotate all’evento 800 persone, con protagonista il Rotary Club Rende presieduto da Sergio Mazzuca. Chiarissima l’impostazione dell’evento: «La Calabria si misura con le tensioni del Medio Oriente attraverso un confronto diretto con uno dei protagonisti del nostro tempo, un’occasione unica per ascoltare la viva voce del Patriarca, la complessità dell’attuale situazione a Gaza e riflettere sulla responsabilità condivisa tra popoli, istituzione e società civile». Intanto Milano si avvicina…

Arianna Meloni e gli intrecci politico-editoriali da Cerasa: le pillole del giorno
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Ravasi dai farmaceutici Angelini

Il cardinale Gianfranco Ravasi, in qualità di presidente emerito del Pontificio consiglio della cultura e fondatore del “Cortile dei Gentili”, si è spostato nella periferia romana. Non in una borgata, ma nel quartier generale di Angelini Pharma, in via Amelia, per un “Dialogo sulla salute mentale”, alla corte di Sergio Marullo di Condojanni. Le parole indimenticabili del cardinale? Occorre «riuscire a stabilire un linguaggio comune che permetta di comprendere le situazioni che qualche volta sono di difficoltà e sofferenza profonda e questo esercizio viene fatto non soltanto attraverso l’aspetto strettamente tecnico, medico e scientifico, ma anche un profondo aspetto umano, perché queste sindromi sono quelle che esigono molto più calore nel cuore e non solo nella mente». Amen. E una pillola per dormire.

Arianna Meloni e gli intrecci politico-editoriali da Cerasa: le pillole del giorno
Il cardinale Gianfranco Ravasi (foto Imagoeconomica).

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno

«Godzilla a Leonardo? E a Fincantieri chi ci mettono, Jeeg Robot?», scherzano alcuni parlamentari sentendo i nomi che girano per occupare le poltrone più importanti delle società pubbliche. Niente paura, dopo il viaggio in Giappone di Giorgia Meloni non ci sono sorprese da fumetto, come nei suoi amati manga, per il risiko delle partecipate”, dove ballano parecchie presidenze: il nome di cui si parla per Leonardo, il colosso della difesa, è Cuzzilla, non Godzilla. Stefano Cuzzilla è uno storico leader di Federmanager, e guida anche il Fasi, il fondo di assistenza dei dirigenti industriali italiani. Quest’ultimo gli ha permesso di conoscere tutti i big del mondo della sanità, convenzionati con il Fasi per le cure cliniche. E ora potrebbe prendere il posto del presidente Stefano Pontecorvo (anche se per quell’incarico si era fatto pure il nome di una donna). Attualmente Cuzzilla è presidente di Trenitalia ed è consigliere di amministrazione di Cassa depositi e prestiti. Stimatissimo dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, Cuzzilla, classe 1965, è inoltre presidente di Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità: iniziò come vicepresidente della società regionale del Lazio dedicata alle strade, Astral, ben visto dall’allora Margherita. C’è da dire che quell’incarico gli procurò il soprannome che si porta dietro da allora, e che viene pronunciato al suo apparire: «È arrivato lo stradino». Per i suoi amici è un «numero uno», e «troppo forte». Ambizioso, Cuzzilla è diventato padre da poco tempo, ama il sushi e la cucina giapponese. E qui si torna ai manga. Comunque, il collegamento tra i treni e la Difesa c’è, dato che in tempo di guerra la logistica ferroviaria è al primo posto nelle strategie degli alti comandi militari: il passo da Trenitalia a Leonardo, quindi, tutto sommato si può fare…

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno
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Pozzolo assieme a Vannacci? Ci è andato sparato…

Emanuele Pozzolo, ex deputato di Fratelli d’Italia, è passato al nuovo movimento politico di Roberto Vannacci. La migliore battuta è stata fatta dai suoi ex amici meloniani, non dai leghisti: «Ci è andato sparato».

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno
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Edi Rama da papa Leone. E Giorgia?

Nell’agenda di papa Leone, nella giornata di giovedì 5 febbraio, ecco la prima udienza: riceve il primo ministro della Repubblica di Albania Edi Rama. Stranamente, nel passaggio nella Capitale non è previsto alcun incontro ufficiale con Giorgia Meloni, sua grande (ex?) amica. E qualcuno si chiede: «Come mai?».

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno
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L’ammazzasentenze è morto

Corrado Carnevale, storico presidente della prima sezione penale della Corte suprema di Cassazione, noto come “l’ammazzasentenze”, se n’è andato all’età di 95 anni. Una carriera vissuta tra infinite polemiche, attacchi continui per il suo operato, «che poi era semplicemente la verifica attenta degli errori compiuti nei gradi inferiori del processo, spesso fatto con i piedi da incompetenti: quelli che lui rilevava non erano certo cavilli», sibila un suo anziano collega. Sul quotidiano Il Messaggero ecco il necrologio scritto dai familiari: «Ne danno il triste annuncio i figli, i nipoti e i parenti tutti ricordandone l’altissimo esempio di rigore e rettitudine nonché l’impegno morale per l’affermazione della legge e della Giustizia». Funerali romani il 6 febbraio nella basilica del Sacro Cuore di Cristo Re, in viale Mazzini. Tanti amici coetanei sono morti, nel corso degli anni, ma una lunga serie di discepoli c’è, nella magistratura e nel mondo dell’avvocatura: pronti a mettersi in fila a onorare Corrado Carnevale da Licata. Tra le tante registrazioni disponibili nell’archivio della benemerita Radio Radicale, da ascoltare c’è sicuramente quella del 7 aprile 2004 dedicata alla «domanda di riammissione in servizio del giudice Corrado Carnevale a seguito del decreto legge che ha stabilito il diritto al reintegro dei pubblici dipendenti sospesi dal servizio a causa di un procedimento penale a loro carico che si è concluso con l’assoluzione», richiesta nata dopo che le Sezioni Unite della Cassazione annullarono senza rinvio la sentenza di condanna a sei anni di reclusione inflitta a Carnevale dalla corte d’appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, con la formula “perché il fatto non sussiste”.

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno
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I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni

Alla fine non ce l’ha fatta più e ha cancellato il volto di Giorgio Meloni dall’affresco situato nella cappella del Crocifisso della basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma. Una decisione che Bruno Valentinetti, restauratore fai-da-te, pare aver preso dopo una «richiesta del Vaticano». La storia, ovviamente, non finisce qui, perché una buona parte è ancora da scrivere.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
Bruno Valentinetti (Ansa).

Per il restauro sono stati stanziati (ma non spesi) 2,6 milioni del Pnrr

I lavori di restauro conservativo di San Lorenzo in Lucina sono inseriti nei progetti del Pnrr, anche se la somma risulta non spesa. Sul sito si sottolinea che la basilica beneficia di un finanziamento totale di 2,64 milioni di euro dal ministero della Cultura, mentre il soggetto attuatore è il Fondo Edifici di Culto (Fec). Il progetto (codice CUP F89C22000410006) riguarda interventi di riqualificazione. La basilica in questione è di fatto di proprietà del ministero dell’Interno, gestito dal Fec, braccio esecutivo del Viminale per i beni acquisiti dallo Stato Italiano dopo la caduta dello Stato Pontificio per opera dei piemontesi, ovvero i Savoia. L’unico legittimato a parlare sarebbe il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che però sul tema non ha pronunciato una parola, impegnato poi com’era sui fatti accaduti a Torino.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
La facciata di San Lorenzo in Lucina a Roma (Ansa).

Don Pintus, il parroco «picconatore»vicino ai monarchici

Facciamo ancora un passo indietro. In quella chiesa in qualità di parroco fu don Piero Pintus, amico del fu presidente della Repubblica Francesco Cossiga, a voler dedicare una cappellina a Umberto di Savoia, con tanto di monumento. Pintus nel 1992 venne “licenziato” dall’allora presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini. Il parroco «picconatore» (cit. L’Unità) aveva infatti accusato Ruini di essere affiliato alla massoneria. Ma dietro la decisione del capo dei vescovi c’era la preoccupazione che quella basilica diventasse punto di riferimento per quell’aristocrazia nera che non era proprio a lui amica. Pintus, inoltre, era solito inviare lettere in cui dileggiava i politici di sinistra per difendere il suo vecchio amico Cossiga.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
L’articolo dell’Unità sul ‘licenziamento’ di don Pintus.

A questo quadro già rocambolesco, si aggiunsero poi le polemiche dei monarchici, che volevano trasferire i resti dell’ultimo sovrano italiano nel Pantheon e, dopo essersi “accontentati” del busto in San Lorenzo in Lucina, difendevano la chiesa come se fosse cosa loro.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
Una messa in suffragio di Maria di Savoia Borbone Parma in San Lorenzo in Lucina (Ansa).

La famiglia Memmo e il restauro del 2003

Di fronte alla chiesa si trova il complesso che fu dei Ruspoli, in parte acquistato dai Memmo, famiglia di origini leccesi. Il salotto di Daniela Memmo è caro da sempre alla destra romana. Alle sue cene spesso è presente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, sempre attento ai problemi della chiesa nel mondo. Si dice che Valentinetti lavori anche per loro, i Memmo, oltre che per la basilica. Al Corriere della Sera, Daniela Memmo ha dichiarato di aver finanziato personalmente i lavori della cappella nel 2003: «Fu un omaggio a mio suocero Carlo, ministro della Real Casa», cioè Carlo d’Amelio (1902-1996), gentiluomo e cameriere segreto di cappa e spada di Sua Santità, che nel 1983 sostituì Falcone Lucifero nel ruolo di ministro della Real Casa di Savoia durante l’esilio. Storie d’altri tempi che sono riemerse nel 2026 per colpa di un angelo al quale è stato dato il volto di Giorgia Meloni.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
Daniela Memmo con Gianni Alemanno, Dino Gasperini, Mario de Simoni nel 2012 (Ansa).

L’obolo delle fondazioni

Ma non è finita. Nel 2005 per il restauro «delle coperture della Chiesa di San Lorenzo in Lucina e di due cappelle interne a essa», come si legge nei documenti della Camera, fu proposto di utilizzare la destinazione dell’8 per mille del gettito Irpef per un importo di 190 mila euro. Non è specificato di quali cappelle si trattasse ma la firma era dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nel corso degli anni, come mecenate, nella basilica è intervenuta anche la Fondazione Camillo Caetani. Di fondi di Santa Romana Chiesa, direttamente, non se ne parla. Sono sempre girati tramite l’8 per mille. E per le emergenze c’è sempre stato il Fec. L’attuale parroco, don Cesare Micheletti, aveva parlato di due fondazioni. Esiste anche la Fondazione Memmo, che organizza iniziative culturali e gestisce lo spazio espositivo di via di Fontanella di Borghese. Il cerchio è chiuso (o quasi). Mancava solo l’apparizione, nella puntata di mercoledì de La pennicanza, su Radio2, di Fiorello con la maglietta nera con l’angelo Meloni…

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
Fiorello con la t-shirt del cherubino-Meloni alla Pennicanza (da RaiPlay).
I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
La maglietta di Fiorello con l’angelo-Meloni (da RaiPlay).

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno

Alla fine della prima giornata della Fontana di Trevi a pagamento, tutti a commentare che «è stato un successo». Però nessuno ha voluto dire che la decisione del sindaco di Roma Roberto Gualtieri di introdurre un biglietto – in questo caso non di ingresso ma di “visione” della storica fontana – è stata “copiata paro paro”, come dicono in Campidoglio, dall’idea dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano al Pantheon, una soluzione che ha permesso di creare nuovi introiti destinati al restauro del monumento. Gualtieri ha fatto la stessa cosa, omettendo il “diritto d’autore” (ma qualcuno ricorda che il copyright originale sarebbe in realtà di Dario Franceschini…). Comunque chi teme di vedere crollare i benefici per i meno abbienti è la Caritas, perché le monete lanciate venivano poi donate proprio all’istituzione caritatevole. Ora, dopo aver acquistato il ticket, quelli che lanciano i soldi nella fontana tireranno fuori 5 centesimi dalla tasca, e non certo 2 euro come spesso accadeva in passato.

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
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Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno

Prossimo ticket? All’Altare della Patria

Visto il risultato positivo del biglietto per Fontana di Trevi, ora ne seguiranno altri. Dalle parti del ministero della Cultura da tempo alcuni dirigenti spingono per creare un ticket per accedere all’Altare della Patria, il monumento di piazza Venezia. Il motivo è semplice: si tratta del luogo più amato dai turisti stranieri che cercano un bagno nel centro storico della Capitale, e le spese per manutenzione di quei wc sono arrivate a cifre astronomiche, per l’eccesso di utilizzo, come affermano sobriamente da via del Collegio Romano, la sede del dicastero. Una selezione all’ingresso con un biglietto a pagamento permetterebbe di avere anche i fondi per pagare tutti gli interventi urgenti di idraulica…

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
L’Altare della patria (foto Imagoeconomica).

Immigrati? Parla De Gennaro

Alla presentazione della ricerca intitolata “Tra accoglienza, divieti e regolamentazione. Leggi e politiche dell’immigrazione negli Usa”, organizzata dal Centro studi americani giovedì 5 febbraio, l’elenco degli ospiti è lungo. Si comincia con Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, qui presente nella veste di presidente del Centro studi americani. «Ogni sua parola sul tema è legge», ricorda un suo antico amico. Quindi, con la moderazione di Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera, ecco Giuliano Amato in qualità di presidente emerito della Corte costituzionale e presidente onorario del Centro studi americani, poi Lauren Braun-Strumfels del Cedar Crest College, Maddalena Marinari del Gustavus Adolphus College, Rosanna Rabuano che al ministero dell’Interno è capa dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. A seguire una seconda sessione con Stefania Craxi, presidente della commissione Affari Esteri e Difesa del Senato della Repubblica, e molti altri ancora. Si nota l’assenza, tra i relatori, del vicepresidente del Consiglio e ministro per gli Affari esteri e la Cooperazione internazionale, Antonio Tajani.

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
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Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno

Brunetta, sempre prof

Preparate i popcorn. Mercoledì mattina a Roma, nell’aula dei gruppi parlamentari, è in programma un evento imperdibile: la presentazione del rapporto 2025 di italiadecide “La cultura e i territori. Valori, modelli e strumenti per lo sviluppo delle aree interne”. Indirizzo di saluto del presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. Introduzione di Anna Finocchiaro, presidente di italiadecide. Presentazione del rapporto da parte di Daniela Viglione, direttrice scientifica dell’associazione. E, alla fine, lectio magistralis di Renato Brunetta, presidente del Cnel. Vuole far sempre ricordare che è stato “un prof”, Brunetta.

Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno
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Fontana di Trevi, l’idea copiata di Gualtieri e il prossimo ticket: le pillole del giorno

San Lorenzo in Lucina? Per Il Messaggero è a Trastevere

Il caso di Giorgia Meloni “affrescata” in una nota chiesa del centro storico di Roma fa venire il mal di testa. Anche a molti giornalisti. Per la cronaca del quotidiano romano Il Messaggero, la basilica di San Lorenzo in Lucina si trova a Trastevere. Non a due passi da via del Corso, nel “miglio quadrato” della politica nazionale, dove è sempre stata. E meno male che si tratta del giornale della Capitale. Altra pagina, quella della cultura, nello stesso quotidiano, con una “notizia”, quella del vino del Colosseo, che però è datata almeno tre anni fa e quindi non è certo uno scoop. Della serie «signora mia, per carità, qui non si butta via niente».

Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno

Imperdibile convegno nella giornata di lunedì 2 febbraio alla Camera dei deputati, intitolato “Appalti e contrasto alla mafia: informative antimafia e limiti operativi”, organizzato dall’Unione di centro. E di chi sono i saluti istituzionali? Di un immarcescibile e antico democristiano, che con le opere pubbliche ha sempre avuto a che fare, cioè il 74enne Lorenzo Cesa da Arcinazzo Romano. Che è anche il presidente della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato. Sono attesi poi Giovanni Melillo, procuratore nazionale Antimafia, e il prefetto di Roma Lamberto Giannini. Per non parlare delle presenze dei rappresentanti di Anas e Ponte sullo Stretto di Messina

Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno

Chi fa il meteo a La7? Udite udite, un Berlusconi

«Linea a Berlusconi per il meteo». Fermi tutti: abbiamo sentito bene? Sì. Condurre il telegiornale di La7, la rete di Urbano Cairo, per poi consegnare il video a uno che si chiama Daniele Berlusconi «è tutto un programma», come dicono dalle parti del direttore Andrea Salerno. Fatto sta che la morte di Paolo Sottocorona, l’uomo che per tanti anni ha curato le previsioni del tempo su La7, ha creato un vuoto incolmabile, tanto che Enrico Mentana, il ras del tg, si è spinto a dire che nessuno potrà occupare la sua scrivania. Dichiarazione inevitabile, tanto più se si subappalta il meteo a terzi esterni, cosa che era già cominciata quando ancora c’era Sottocorona, con l’istituto 3Bmeteo e Paolo Corazzon, il quale poi è stato indicato come il successore del fu Paolo. Ma adesso in video appare questo Berlusconi, nato a Como nel 1984, dottore in Fisica. Uno che sembra essere stato scelto apposta per scatenare battutine, illazioni e voci incontrollate. E tutto sommato chi conduce il tg si diverte, alla fine, a dare la linea a Berlusconi.

Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno

Papillon per Giuli, tra Battiato e Il Foglio

«Ma dove andrà Alessandro Giuli, in giro per Roma con il papillon», si chiedevano due turisti milanesi, nella serata di venerdì. Il ministro della Cultura aveva due appuntamenti imperdibili. Uno era al Maxxi, il museo che ha anche presieduto prima di arrivare al dicastero di via del Collegio Romano, per la mostra dedicata a Franco Battiato, con tanto di spettacolo per evocare il cantautore siciliano. L’altro incontro, obbligatorio, al ristorante Checco Er Carettiere, a Trastevere, per i 30 anni del quotidiano Il Foglio, del quale Giuli è stato a lungo vicedirettore e poi condirettore, quando alla guida c’era Giuliano Ferrara. Ma l’atmosfera nel locale era abbastanza fredda.

Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
Il ritorno di Cesa, Berlusconi per il meteo: le pillole del giorno
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Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta

Sui social non si parla d’altro. A tenere banco è la non riuscitissima (eufemismo) apparizione televisiva di Leonardo Maria Del Vecchio, ospite a Otto e mezzo da Lilli Gruber, nella serata di giovedì 29 gennaio su La7, incastrato fra Italo Bocchino e Massimo Giannini. Nessuno ne ha capito l’utilità (dell’apparizione, non di Leonardo jr): se doveva servire alla reputazione, è stata un boomerang, considerando i balbettii, le imbarazzanti pause con ritmi non certo televisivi, e addirittura un momento in cui maldestramente LMDV ha provato a leggere quello che stava cercando di dire a fatica, sulla questione giudiziaria dell’incidente con la Ferrari. Qualcuno l’ha già ribattezzato il re del cringe (copyright Socialisti gaudenti), in molti lo hanno definito il miglior sponsor possibile per una super tassa di successione (in Italia c’è, ma è la più bassa se confrontata con quella degli altri grandi Paesi d’Europa). Giannini, che l’ha fissato perplesso per tutta la puntata, avrà pensato che forse con l’imprenditore greco a quelli di Repubblica non è andata poi così male. Perché Del Vecchio era interessato a Gedi (c’è chi dice con l’ombra di Francesco Gaetano Caltagirone alle sue spalle), ma John Elkann non l’ha fatto nemmeno sedere al tavolo delle trattative. Il 31enne rampollo però non si è fatto scoraggiare e allora si è accontentato del Giornale, cambiando completamente sponda politica (sulla totale mancanza di coerenza tra i due progetti non ha saputo rispondere alla Gruber, aggrappandosi a generici concetti di pluralismo dell’informazione), e ne ha acquistato il 30 per cento dagli Angelucci. Poi si è pappato la maggioranza della società che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN. D’altronde ha fondato apposta Lmdv Media per investire nell’editoria (per farci cosa o con quale visione non si è capito). A proposito invece di risiko bancario, ha detto che «su MpsMediobanca non c’è mai stato nessun concerto», nonostante le accuse di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza mosse dalla procura di Milano a Caltagirone, Milleri e Lovaglio (anche se qui la giustizia rischia di arrivare fuori tempo massimo). Tra le numerose domande poste, ovviamente nessuno ha chiesto lumi sulla causa intentata da Solos Technology, società specializzata in “occhiali AI”, contro Meta e EssilorLuxottica, con in ballo un risarcimento danni di svariati miliardi di dollari per una storia di brevetti. Molto più facile porre qualche quesito sulla successione e il rapporto con la famiglia allargata, che alla fine gli ha permesso pure di elogiare Silvio Berlusconi per come ha saputo gestire il passaggio degli asset patrimoniali. Visto il risultato della performance, qualcuno si è chiesto chi abbia sciaguratamente consigliato a Del Vecchio jr di esporsi in quella maniera in prima serata, all’interno di un salotto televisivo seguitissimo. Quel che si sa, come già scritto da Lettera43, è che Leonardo Maria ha provato a puntare forte sulla comunicazione, grazie anche all’arrivo, da gennaio, di Raffaella Mangini, che ha curato per oltre 23 anni la comunicazione di Urbano Cairo e di La7, una veterana che lavora a stretto contatto col patron di Rcs (e dunque forse è lei la vera artefice dell’ospitata apparecchiata giovedì). Segno evidente che il giovin ereditiero non vuole parlare solo ai mercati, ma anche a chi quei mercati li racconta. Magari in modo più efficace, dalla prossima volta. Alla fine, tra quel che resta c’è anche un soprannome che rischia di restargli appiccicato addosso. Qual è? Guardate bene il suo volto: a quelli “di una certa età” ha evocato un celebre personaggio della televisione in bianco e nero della Rai, con protagonista Walter Chiari, ossia “il Sarchiapone”. Il nasone, gli occhiali, tutto coincide: mancava solo il cappello “rincalcagnato”, che però viene sostituito dalla folta capigliatura, e la somiglianza sarebbe stata quasi totale.

Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta

Ok a Freni, ma in cambio…

Il via libera a Federico Freni alla guida della Consob pare sia stato raggiunto, al termine di una faticosa trattativa che ha visto protagonista Forza Italia, con Antonio Tajani capace di dire la sua e rinviare la decisione con la scusa di volere «un tecnico e non un politico» alla presidenza, dove ora c’è Paolo Savona. Gli spifferi di Palazzo Chigi indicano una contropartita di peso: ai forzisti sarebbe stato concesso di poter dire l’ultima parola sull’ambitissima carica di presidente di Leonardo.

Del Vecchio dalla Gruber tra cringe, piani sull’editoria e quella domanda non fatta
Il sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni (Imagoeconomica).

Rutelli day

La famiglia Rutelli al lavoro. Due giornate per Francesco Rutelli, impegnato il 29 e 30 gennaio con la settima Soft Power Conference a Roma: presenti decine di esponenti della politica e dell’economia, tra cui il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, e poi Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, Alberto Tripi, presidente di Almaviva, monsignor Vincenzo Paglia (onnipresente) in qualità di presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, Valeria Sandei, ceo di Almawave, Alessandra Santacroce, responsabile Affari Governativi e Regolamentari Ibm Italia e vicepresidente Unindustria, e molti altri ancora. Nel pomeriggio di venerdì c’è spazio per il figlio dell’ex sindaco di Roma, ossia per Giorgio Rutelli, vicedirettore dell’agenzia Adnkronos, che nel Mondadori Bookstore della galleria intitolata ad Alberto Sordi si occuperà delle sorti del Venezuela.

La magistratura asfalta

Inaugurazione dell’anno giudiziario: si comincia con la Corte di Cassazione, nel “Palazzaccio”, nella giornata di venerdì, e a cascata, dopo poche ore, nel giorno successivo, il tradizionale sabato, nelle Corti di Appello sparse in tutta Italia. Tecnicamente si chiama «assemblea generale della Corte Suprema di Cassazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario», con la classica parata degli ermellini. A Roma tutti parlano dei giganteschi mezzi impegnati al rifacimento delle strade nella zona di piazzale Clodio, e in particolare la circonvallazione, nelle ultime notti, con camion enormi e tecnologicamente modernissimi che hanno lavorato dalla tarda serata e fino alle cinque del mattino, tenendo tutti svegli per il rumore prodotto, e rovinando il meritato riposo notturno di chi abita in quelle vie, per rifare l’asfalto proprio dove passeranno le auto delle autorità. «La magistratura asfalta», è la battuta che circola tra avvocati e “clienti” del tribunale romano: di certo, il sindaco Roberto Gualtieri sembra aver concesso i lavori “con un occhio di riguardo” nei confronti dei giudici, facendo lavorare all’impazzata il cantiere per tirare a lucido le strade che portano alla Corte d’Appello.

Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole

Finalmente chi guarda di mattina il TgCom24 può tornare a divertirsi: è riapparso in conduzione Andrea Giambruno, nella fascia oraria occupata su La7 da Andrea Pancani, dopo mesi passati lontano dalle telecamere di Mediaset per via del famigerato caso dei fuorionda pubblicati da Striscia la notizia, che avevano fatto deragliare la sua relazione con Giorgia Meloni. Questo periodo di sospensione forzata è stato comunque riempito da paparazzate varie con la nuova fiamma, selfie comparsi e poi rimossi, un’ospitata a Belve bloccata dal Biscione e le parole di riconciliazione di Pier Silvio Berlusconi, la scorsa estate: «Penso che presto dovrà e potrà tornare in onda, magari alla conduzione di un tg. È un bravo giornalista». Detto, fatto: riecco il vispo Andrea gigioneggiare e lanciare i servizi dei colleghi dedicati alla premier e al referendum sulla giustizia. Il ciuffo è sempre verticale, il viso sbarbato. Tutto (o quasi) è perdonato.

Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole
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Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole
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Fabrizio Corona “scende in campo”? Suggestioni e fantapolitica

C’è la politica nel futuro di Fabrizio Corona? Pare una boutade, se non fosse che Mario Adinolfi la vedrebbe come una strada percorribile, anzi salvifica. Il fondatore del Popolo della Famiglia ha lanciato la proposta sui social: «Spero in un tridente Adinolfi-Vannacci-Corona». In questa visione, Roberto Vannacci sarebbe l’utile patriota, mentre Fabrizio Corona «il campione della famiglia». Tradizionale e naturale, ça va sans dire. «Se la Trimurti assoluta in politica è Dio, Patria e Famiglia, secondo me un tridente Adinolfi-Vannacci-Corona avrebbe la capacità di spaccare gli equilibri politici e poter ambire al governo del Paese», chiude Adinolfi. Un tridente che, a dirla tutta, per molti italiani assomiglia a un board of peace trumpiano, nemmeno in sedicesimi, piuttosto in diluizione omeopatica. Ma la suggestione di un Corona politico va ben oltre Adinolfi. I milioni di visualizzazioni che macina con Falsissimo su YouTube potrebbero fare gola a molti, soprattutto in tempi in cui l’astensione è il primo partito in Italia. In più ha costruito su di sé l’immagine di «uomo del popolo», di alfiere della «verità» (la sua, fino a prova contraria), di kamikaze contro il potere, il sistema, il circolino. Una narrazione che, al netto del personaggio, richiama molto quella del Vaffa grillino delle origini. Automatico dunque pensare che questa macchina possa essere messa a servizio, magari sottotraccia, di un partito o di un aspirante leader. Le picconate assestate da Corona a Mediaset e a Marina e Pier Silvio Berlusconi sono la ciliegina sulla torta della fantapolitica. Solo la primogenita di Silvio, infatti, potrebbe dare del filo da torcere a Giorgia Meloni e restituire un briciolo di autenticità allo slogan “Berlusconi presidente” che campeggia ancora sul simbolo di Forza Italia. Solo chiacchiere. C’è qualcuno però che racconta di un certo interessamento dell’orbita italofraterna. Fantapolitica appunto. Per ora. Anche perché Furbizio (copyright Dagospia) non è stato esattamente tenero con il figlio di Ignazio La Russa, ras della fiamma a Milano e in Lombardia. L’unica vera grana incassata dalla premier non è arrivata da Elly Schlein o Giuseppe Conte, né tantomeno dalla magistratura, ma da Striscia la Notizia, cioè il Biscione, con la diffusione dei fuorionda malandrini di Andrea Giambruno…

Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole
Fabrizio Corona al Palazzo di Giustizia di Milano per l’interrogatorio, da lui richiesto, nell’inchiesta che lo vede indagato per revenge porn, sulla base della denuncia di Alfonso Signorini (foto Ansa).

Vespa gioca in difesa

Bruno Vespa, classe 1944, lavora senza sosta. Nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio alla Fondazione Roma va in scena il forum “Difesa e sicurezza in un mondo instabile”, che sembra ideato apposta per parlare di truppe Ice e Olimpiadi Milano-Cortina. Chi ci sarà? Ovviamente Guido Crosetto, ministro della Difesa, oltre a Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari internazionali, Domitilla Benigni, ceo & coo Elt Group, Pierroberto Folgiero, ad di Fincantieri, Lorenzo Mariani, ad e dg di Mbda Italia, Massimo Claudio Comparini, managing director Space Division di Leonardo, e molti altri ancora. Non c’è che dire, Vespa gioca in difesa.

Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole
Guido Crosetto e Bruno Vespa (foto Imagoeconomica).

Vigilanza sui direttori Chiocci e Travaglio

Metti insieme Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1, Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, Giovanni Floris, conduttore di diMartedì su La7, Veronica Gentili de Le Iene su Italia 1, Giorgio Lauro di Un Giorno da Pecora, Radio 1, e poi Peter Gomez, Francesca Fialdini e Luisella Costamagna: non sono i protagonisti di un talk sul piccolo schermo, ma quelli dell’evento organizzato nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio e intitolato “Le sfide dell’informazione. Il futuro del giornalismo e della comunicazione: tv, stampa libera, digitale e inchieste”, nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati, su iniziativa della presidente della commissione Vigilanza sulla Rai, la pentastellata Daniela Floridia. Nell’elenco degli interventi in programma non appare il nome di Sigfrido Ranucci.

Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole
Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole

È tornata Anna Maria Tarantola

Era stata vista numerose volte in Vaticano, dopo la dimenticabile esperienza in Rai (fu presidente dal 2012 al 2015): ora Anna Maria Tarantola, a 80 anni, è tornata sulla scena. A Roma ha partecipato da protagonista al “Forum nazionale sulla parità di genere nelle aziende”, promosso dal Winning Women Institute, società benefit che «accompagna le aziende nei percorsi di certificazione per la parità di genere e offre consulenza e formazione per diffondere la cultura dell’uguaglianza e dell’inclusione». Folla di parlamentari, alla riunione: Walter Rizzetto, presidente della commissione Lavoro della Camera, e poi Elena Bonetti, Chiara Gribaudo, Debora Serracchiani, Elena Murelli, Silvia Fregolent e Sandra Cioffi. Per la cronaca, Tarantola ha parlato in qualità di vicepresidente della Fondazione Giulia Cecchettin.

Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole
Anna Maria Tarantola, vicepresidente della fondazione Giulia Cecchettin (foto Imagoeconomica).

Bonaccini va in aceto

Di cosa si occupa Stefano Bonaccini al parlamento europeo? Di aceto. Manco fosse un Francesco Lollobrigida qualsiasi, l’esponente del Partito democratico, che voleva la poltrona di segretario poi “conquistata” da Elly Schlein, è stato il promotore di «un incontro dedicato al comparto degli aceti e alla necessità di introdurre una definizione europea unitaria per produzione, denominazioni ed etichettatura, colmando un vuoto normativo che incide su un settore in forte crescita». Questo perché, «attualmente, il diritto dell’Unione europea prevede una definizione armonizzata esclusivamente per l’aceto di vino, mentre tutte le altre tipologie di aceto restano disciplinate da normative nazionali eterogenee. Una frammentazione che, in un contesto di scambi internazionali sempre più intensi, genera distorsioni concorrenziali, incertezza per gli operatori e confusione per i consumatori». Nel corso del confronto, comunicano dall’europarlamento, «è stato ribadito anche il peso economico e internazionale dell’aceto balsamico di Modena, uno dei principali ambasciatori dell’agroalimentare italiano nel mondo».

Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole
Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

Suigo a Engineering, Scrivo in Angelini Pharma

Dal 16 febbraio Michelangelo Suigo ricoprirà l’incarico di chief public affairs, corporate communication & sustainability officer del Gruppo Engineering, subentrando a Roberto Scrivo, che ha lasciato il primo gennaio. Suigo «definirà e implementerà le strategie di comunicazione, delle relazioni istituzionali e dell’agenda Esg del gruppo» a diretto riporto con il ceo, Aldo Bisio. Suigo lascia Inwit, dopo una carriera passata a Leonardo e Vodafone. Invece Scrivo dal Gruppo Engineering entra in Angelini Pharma, nel ruolo di chief external affairs, communication and sustainability officer, con la responsabilità di guidare le attività di relazioni istituzionali, comunicazione corporate e sostenibilità per l’azienda a livello globale a diretto riporto del ceo, Sergio Marullo di Condojanni. In precedenza, Scrivo ha lavorato in Sky Italia e al ministero della Salute.

Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole
Il ritorno di Giambruno, la suggestione di Corona in politica e le altre pillole

La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia

Quanto conta ancora la Lega di Matteo Salvini? È questa la domanda che circola a Roma, tra gli alleati di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Il partito del Nord, che ha in mano il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e promuove il progetto del ponte sullo Stretto di Messina mentre il Comune siciliano di Niscemi frana, nella Capitale ha lanciato come candidato sindaco l’ex europarlamentare Antonio Maria Rinaldi. Cioè uno che, nonostante le apparizioni in televisione, la foga antieuropea e i “fondi” pubblicati su Milano Finanza, non è conosciuto praticamente da nessuno. Il padre, invece, lui sì che era famoso: il banchiere Rodolfo Rinaldi, già vicepresidente della Banca nazionale del lavoro (Bnl) e ultimo presidente del Banco di Santo Spirito prima della fusione con la Cassa di Risparmio di Roma, uomo vicinissimo a Giulio Andreotti. Antonio Maria Rinaldi ha poi come fratello Alessandro, finanziere, esperto in società fiduciarie e marito di Maria Laura Garofalo, quella della “famiglia delle cliniche”, con fondatore il chirurgo Raffaele Garofalo. E Ghc – Garofalo Health Care S.p.A. è «la prima e unica realtà privata sanitaria italiana a essere quotata sul segmento Euronext Star di Borsa italiana e ha sede a Roma», sottolineano dal gruppo.

La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia
La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia
La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia
La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia
La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia

L’uscita di Salvini ha fatto saltare la pazienza di Giorgia Meloni e Antonio Tajani, che sanno bene come andranno le prossime elezioni comunali, fissate per il 2027: vittoria di Roberto Gualtieri, con un altro mandato in Campidoglio. Una partenza anticipata rischia di mandare all’aria il lavoro sui super poteri assegnati a Roma Capitale, uno dei veri snodi della legislatura, che registra l’accordo parlamentare tra maggioranza e opposizione, con il Partito democratico parecchio contento della riforma fatta da Meloni a braccetto con Elly Schlein. Lasciato Rinaldi al suo destino di economista, si passa al contrattacco. E chi, ora che viene attirato da Forza Italia, può diventare il concorrente del leghista alla corsa al Campidoglio? Carlo Calenda, of course, che già si era presentato per diventare primo cittadino di Roma alle Amministrative del 2021 e aveva conquistato il 20 per cento dei voti. In pratica, un romano su cinque lo voleva già all’epoca come sindaco.

La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia
Matteo Renzi e Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

«L’ideale sarebbe lanciare Calenda con un mega listone civico, così nemmeno ci contiamo tra noi, e con Gualtieri vincente non siamo noi a perdere», dicono a bocca stretta a Forza Italia. Nella famiglia Berlusconi la linea “pro Calenda” sta prendendo piede: certo per Carlo sarebbe l’ennesimo cambio di casacca, lui che era partito come europarlamentare grazie al Pd. E, come dice chi non lo ama, «per informazioni su Calenda, citofonare a Matteo Renzi».

La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Cucinelli, l’inaudito

La chiamano «collaborazione tra due realtà del territorio umbro di assoluto prestigio», che poi sarebbero i Musei nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria e la Fondazione Brunello e Federica Cucinelli. Così Brunello Cucinelli cerca di far dimenticare le assurde dichiarazioni e le interviste rilasciate a due passi dalla bara di Valentino: fatto sta che l’iniziativa ha come titolo “Inaudito”, ossia «stagione musicale nelle meraviglie dell’arte umbra». Secondo il programma, «i luoghi della cultura statali accoglieranno, da febbraio a ottobre, le proposte musicali ideate dalla Fondazione Cucinelli, in un viaggio tra sonorità e ritmi e in un invito a riscoprire le meraviglie conservate in questi siti». Che poi “inaudito” è l’aggettivo che hanno detto in tanti dopo aver sentito Brunello a piazza della Repubblica, al funerale di Valentino, quello che telefonava a lui e gli chiedeva «scherzosamente» lo sconto

La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia
Brunello Cucinelli (foto Imagoeconomica).

Zuppi Slow Food. O God?

Il cardinale a Slow Wine Fair: ovviamente si tratta del presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), Matteo Maria Zuppi, che a Bologna il 23 febbraio dialogherà con Carlin Petrini, il fondatore di Slow Food, l’istituzione enogastronomica che nel 2026 celebra i suoi primi 40 anni dalla nascita. Immancabile la presenza del portavoce della Comunità Sant’Egidio, Mario Marazziti. In fondo, Giancarlo Gariglio, curatore Slow Wine e coordinatore Slow Wine Coalition, ha detto che «l’edizione 2026 amplia ulteriormente lo sguardo, mettendo al centro non solo la qualità organolettica e ambientale del vino, ma anche il suo impatto sulle persone e sulle comunità». Pure quelle religiose. Zuppi Slow God.

La Lega candida Rinaldi a Roma? Ecco a chi pensa Forza Italia
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei (foto Imagoeconomica).

In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno

Un colpo di ramazza da record. Per pulire le sedi Rai di Roma Nord, l’amministratore delegato Giampaolo Rossi e il direttore generale Roberto Sergio hanno dato il via a un appalto “monstre”, che arriva praticamente a 13 milioni di euro. Il titolo del disciplinare è «Gara europea a procedura aperta ai sensi dell’art. 71 del D.lgs. n.36/2023, articolata in un unico lotto, per l’affidamento di un contratto avente a oggetto il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord», con scadenza fissata all’11 febbraio per i gruppi che volessero partecipare. Sono previsti anche sopralluoghi, facoltativi, per rendersi conto del lavoro da fare. Viene chiesto «il servizio di pulizia presso gli insediamenti Rai di Roma Nord (i.e. Saxa Rubra, Centro Nomentano Fabrizio Frizzi, Salario 1 e 2)», anche perché in viale Mazzini non c’è più nessuno, dato che si tratta di un cantiere. I «servizi programmati a canone» prevedono spolveratura, lavatura a secco e a umido, lucidatura (compresa la deceratura e ceratura per le pavimentazioni in linoleum laminato vinilamianto), raccolta dei rifiuti (oltre che lo svuotamento dei raccoglitori, secondo tipologia, dei contenitori di rifiuti nei corridoi per la raccolta differenziata), disinfezione di locali, ambienti, attrezzature, pulizia dei “beverini” (erogatori d’acqua presenti lungo i corridoi delle varie palazzine), «il tutto per assicurare il comfort igienico-ambientale all’interno e all’esterno degli immobili».

In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
La sede Rai di Saxa Rubra (foto Imagoeconomica).

Nelle prestazioni programmate è inclusa anche la fornitura, l’installazione e la manutenzione di tutti gli apparecchi dispensatori, il periodico rifornimento dei cosiddetti «consumabili (a titolo esemplificativo, carta asciugamani, carta igienica, sapone lavamani)». I servizi di pulizia straordinaria “a richiesta” sono tanti, anche perché ogni giorno non si sa cosa può accadere. C’è anche il «lavaggio stoviglie utilizzate negli studi che potrebbero avere inserti a carattere culinario/diete (trattandosi di cibi utilizzati come elemento di scena, non sono necessari gli adempimenti previsti dall’Haccp)». E qui viene in mente la polemica che ha avuto protagonista Fiorello e la sua cucina nella sua stanzetta in Rai, con lite a distanza con Dagospia che gli rinfacciava di non aver rispettato le misure di sicurezza antincendio (ma il fornelletto era a induzione, ha risposto il conduttore). Comunque, il valore globale massimo dell’appalto è pari a 12 milioni 758 mila 168 euro, per la durata massima di 48 mesi, comprensiva dell’opzione di proroga di ulteriori massimo 12 mesi, al netto di Iva e/o di altre imposte e contributi di legge di cui 9 milioni 568 mila 921 euro per la durata base di 36 mesi. Non c’è dubbio: per essere puliti dentro (e belli fuori?) bisogna sborsare.

D’Alema e Cirino Pomicino parlano di Andreotti e Cossiga

Questa settimana il tour romano del mercoledì pomeriggio si annuncia stressante, per tutti gli amanti della politica, e non solo. Il 28 gennaio il programma prevede “piatti forti”, e si comincerà dall’istituto intitolato a don Luigi Sturzo, per la presentazione del libro La crisi della Repubblica nel carteggio Andreotti-Cossiga 1985-1992, con Massimo D’Alema, Giuseppe De Rita e Paolo Cirino Pomicino. Per gli storici si tratta di un appuntamento straordinario. A seguire, nella Biblioteca del Senato, ecco un altro volume imperdibile: I popolari di Giorgio Merlo: qui interverranno Carlo Calenda, Pier Ferdinando Casini, Dario Franceschini, monsignor Vincenzo Paglia, Antonio Tajani, con la moderazione affidata a Bianca Berlinguer. Ma il giro continua, con un gran finale nell’Associazione della Stampa estera in Italia, in via del Plebiscito, a Palazzo Grazioli, dove una volta c’era Silvio Berlusconi: altra presentazione di un libro, stavolta tocca a Quel che resta del femminismo, a cura di Anna Paola Concia e Lucetta Scaraffia. Con le autrici, a parlarne, Mara Carfagna di Noi moderati e la renziana Maria Elena Boschi.

In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
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In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno

Chi si rivede: l’ex ministra Cartabia

I magistrati non la rimpiangono: l’ex ministra della Giustizia Marta Cartabia, sparita per lungo tempo dai radar, torna a presentarsi con un libro pubblicato da Egea, Custodi della democrazia – La Costituzione, le corti e i confini del politico. Già, perché Cartabia ha ricoperto pure la carica di presidente della Corte costituzionale. Cosa scrive? Diciamo che parte da lontano, perché si occupa innanzitutto di «regressione democratica», con il dato dell’Università di Göteborg dove si indica, alla fine del 2024, «che il 72 per cento della popolazione mondiale, in 91 Paesi, viveva in regimi illiberali di stampo autocratico, caratterizzati da elezioni debolmente competitive e da un progressivo svuotamento delle libertà fondamentali, in particolare quelle di espressione e di informazione. A questo arretramento si accompagna un impoverimento dell’idea stessa di democrazia, sempre più ridotta, nel senso comune, a pura volontà della maggioranza». Forse «vuole tornare in pista per il Quirinale», spiffera un suo vecchio collega. Non resta che attendere.

In Rai colpi di ramazza milionari per pulire gli uffici di Roma Nord: le pillole del giorno
Sergio Mattarella e Marta Cartabia (foto Imagoeconomica).

Zaia, Salvini e la verità sul Vannaccigate che agita la Lega

Nei corridoi dei palazzi romani del centrodestra non si fa altro che parlare del ‘Vannaccigate’. Cosa farà il generale in pensione, da aprile vicesegretario della Lega, dopo l’elezione a Strasburgo con boom di preferenze? Lascerà la Lega? Nessuno sa dirlo. I deputati più vicini a Vannacci, come Edoardo Ziello, smentiscono questa ipotesi. E lo ha fatto anche lo stesso generale. Anche se la sensazione è che le posizioni siano ormai così distanti che l’uscita (non si può parlare di scissione perché la Lega resterebbe a Matteo Salvini) sia ormai inevitabile.

Zaia, Salvini e la verità sul Vannaccigate che agita la Lega
Matteo Salvini con Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Gli avvertimenti di Zaia al capo

Una parte del partito di via Bellerio da mesi è in pressing sul segretario affinché lo estrometta. Ma Salvini finora si è sempre rifiutato, definendo Vannacci un «valore aggiunto». Nei mesi scorsi sono state diverse le telefonate fatte da Luca Zaia su questo tema. L’ex governatore veneto – viene riferito a Lettera43 da fonti qualificate – non si è mai spinto a chiedere l’espulsione del generale ma a più riprese ha avvertito Salvini sulla pericolosità del soggetto. «Hai visto i suoi video? Sono fatti da più operatori, con un sistema di luci ben organizzato. Questo è uno che investe e non si ferma certo qua», è stato l’avvertimento lanciato a Salvini. Ma la situazione è molto delicata, altri parlamentari potrebbero lasciare la Lega nei prossimi giorni. Salvini non vuole alimentare polemiche interne e critiche al generale. Per questo ha tenuto a smentire l’ennesima indiscrezione di stampa che riferiva di una telefonata di Zaia con richiesta di espulsione di Vannacci. Non è che il Doge leghista non vorrebbe Vannacci fuori dalla Lega… ma non è nel suo carattere imporre queste decisioni.