Il corpo di Federica Torzulloè stato ritrovato all’interno dell’azienda del marito Claudio Carlomagno. Il rinvenimento, avvenuto nella mattinata del 18 gennaio, mette fine alle ricerche avviate dopo la scomparsa della donna, funzionaria delle Poste di 41 anni, di cui si erano perse le tracce dall’8 gennaio ad Anguillara Sabazia. L’identificazione ufficiale sarà completata solo dopo il riconoscimento formale da parte dei familiari, ma nelle ore successive al ritrovamento parenti e conoscenti hanno indicato come riconducibili a Federica alcuni indumenti e accessori trovati sul corpo. Nel frattempo Claudio Carlomagno si trova presso la caserma dei carabinieri di Anguillara Sabazia, dove sono in corso gli accertamenti investigativi: al momento l’uomo non risulta sottoposto a fermo.
Scontri in autostrada tra ultrà della Fiorentina e della Roma. I gruppi si stavano spostando verso due diverse destinazioni: i tifosi viola erano diretti a Bologna, dove alle 15 era in programma il derby dell’Appennino, disputato a poche ore dalla scomparsa del presidente Rocco Commisso, mentre i romanisti viaggiavano verso Torino, dove alle 18 la squadra di Gasperini avrebbe affrontato i granata. L’episodio si è verificato poco dopo l’ora di pranzo, lungo l’A14, all’altezza del chilometro 195, sulla corsia di emergenza in direzione Ancona.
Secondo le prime ricostruzioni, numerose auto si sono fermate improvvisamente e da diversi veicoli sono scesi tifosi con il volto coperto, alcuni incappucciati e altri mascherati, in parte armati di mazze e bastoni. La maggioranza sarebbe appartenuta agli ultras della Fiorentina, che avrebbero preso di mira un mezzo sul quale viaggiava un piccolo gruppo di sostenitori romanisti. In breve tempo sarebbero arrivati rinforzi anche dall’altra tifoseria e lo scontro è degenerato in una rissa, durante la quale si è tentato di sottrarre striscioni e bandiere agli avversari. Nel caos sono state danneggiate anche diverse automobili di utenti estranei ai fatti. Al momento non risultano feriti; sul posto sono intervenuti la Polizia stradale e la Digos.
Le forze armate tedesche avrebbero lasciato la Groenlandia in modo improvviso e senza alcuna comunicazione ufficiale. A riferirlo è la Bild, che spiega come l’ordine di rientro sarebbe stato trasmesso da Berlino «solo questa mattina molto presto» e «nessuna spiegazione è stata data alle truppe sul campo», costringendo alla cancellazione immediata di tutti gli impegni in programma. La partenza, precisa ancora il quotidiano, sarebbe avvenuta intorno a mezzogiorno del 18 gennaio.
La nota degli otto Paesi: «Siamo impegnati a difendere la nostra sovranità»
Intanto cresce la tensione tra Europa e Stati Uniti dopo la decisione di Trump di imporre nuovi dazi ai Paesi che hanno inviato truppe in Groenlandia. In una nota congiunta, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito avvertono che «le minacce tariffarie minano le relazioni transatlantiche e rischiano di innescare una pericolosa spirale discendente. Continueremo a rispondere in modo unito e coordinato. Siamo impegnati a difendere la nostra sovranità». Da Parigi, fonti vicine all’Eliseo riferiscono che il presidente Emmanuel Macron sarebbe pronto a chiedere l’attivazione dello strumento anti-coercitivo dell’Unione europea in caso di nuovi dazi statunitensi.
Schlein: «Ci aspettavamo una presa di posizione netta dal governo»
In Italia invece la segretaria del Partito democratico Elly Schlein critica la linea del governo, affermando che «la politica estera di un grande paese come l’Italia non può ridursi all’attesa e all’interpretazione di quello che dirà o farà Donald Trump» e aggiungendo: «Ci saremmo aspettati una presa di posizione netta da Meloni: la Groenlandia non si tocca, non si vende e non si compra, difendiamo l’integrità territoriale di uno Stato membro dell’Unione europea». Secondo Schlein «per la prima volta l’Italia appare politicamente incapace di esprimere una vera solidarietà europea» e «se la tua unica ambizione è essere il governo più trumpiano d’Europa è inevitabile scivolare nella marginalità ed entrare in contraddizione con il resto dell’Ue».
Il nuovo anno, in Sardegna, è iniziato con il timore di una nuova crisi industriale. Secondo alcune fonti, lo storico impianto Saras di Sarroch, comune a una ventina di km a sud-ovest di Cagliari, potrebbe mettere fine alle attività di raffinazione del petrolio per diventare un semplice magazzino di stoccaggio. A un anno e mezzo dal passaggio di proprietà dalla famiglia Moratti alla multinazionale olandese con passaporto svizzero Vitol, il destino del polo pare segnato: deindustrializzazione. Il colosso energetico, che ha rilevato la Saras a giugno 2024, potrebbe così mettere mano alla strategia industriale dell’impianto, uno dei più importanti del Mediterraneo, da cui arriva un quinto dei carburanti usati in Italia.
Gli impianti della SARAS a Sarroch (Ansa).
Il passaggio dai Moratti alla Vitol
Fondata nel 1962 da Angelo Moratti, la Saras – Società Anonima Raffinerie Sarde – con l’inaugurazione dello stabilimento di Sarroch segnò l’industrializzazione della Sardegna diventando uno dei simboli dell’Italia del boom economico.
Il lancio della Saras in una foto d’archivio degli Anni 60 (Ansa).
La società è rimasta nelle mani della famiglia milanese per 62 anni, scanditi nel 2006 da una a dir poco sfortunata quotazione in Borsa e poi da un mesto addio a Piazza Affari nel settembre 2024, con la scalata di Vitol a un prezzo da saldo di 1,75 euro per azione. Gli svizzeri-olandesi hanno pagato meno di 2 miliardi di euro, mentre Saras era sbarcata in Borsa a un valore di 6 miliardi.
Massimo Moratti nel 2013 (Imagoeconomica).
Posti di lavoro a rischio
Finanza a parte, se davvero Vitol decidesse di chiudere le attività di raffinazione o ridimensionarle, per la Sardegna e per l’Italia l’impatto sarebbe pesantissimo. A Sarroch lavorano 1.500 dipendenti, la maggior parte dei quali si trasformerebbero automaticamente in esuberi, perché l’impianto fa perlopiù raffinazione (15 milioni di tonnellate di petrolio lavorato all’anno) oltre a produrre energia elettrica(più di 3,5 miliardi di kWh/anno nel 2023, pari a circa il 42 per cento dei consumi della Sardegna). Un deposito, anche avanzato, richiederebbe una forza lavoro ridotta (circa 3/400 unità). In più c’è tutto l’indotto attorno alla raffineria: si stima che la Saras dia indirettamente lavoro a circa 8 mila persone. Per Cagliari e la Sardegna sarebbe drammatico e per il governo Meloni un nuovo fronte aperto.
Il Comitato Nobel era già intervenuto per chiarire che «una medaglia può cambiare proprietario, ma il titolo di Nobel per la Pace non può essere condiviso né trasferito». Nella giornata del 18 gennaio l’ente ha nuovamente criticato la decisione di Machado di donare la sua medaglia a Donald Trump, specificando attraverso una nota come «una delle missioni principali della Fondazione Nobel è tutelare la dignità dei Premi Nobel e la loro amministrazione. La Fondazione rispetta il testamento di Alfred Nobel e le sue disposizioni. Essa stabilisce che i premi saranno assegnati a coloro che “hanno apportato il massimo beneficio all’umanità” e specifica chi ha il diritto di assegnare ciascun premio. Un premio non può pertanto essere ceduto o ulteriormente distribuito, nemmeno simbolicamente».
Statement from the Nobel Foundation
One of the core missions of the Nobel Foundation is to safeguard the dignity of the Nobel Prizes and their administration. The Foundation upholds Alfred Nobel’s will and its stipulations. It states that the prizes shall be awarded to those who… pic.twitter.com/WIadOBLtpD
Giorgia Meloni dice no all’inasprimento dei dazi annunciato dagli Stati Unitinei confronti dei Paesi europei impegnati in Groenlandia, definendo la scelta «un errore che non condivido». La premier ha spiegato di aver già avviato contatti diretti con i principali interlocutori internazionali coinvolti: «Ho sentito sia Donald Trump a cui ho detto quello che penso e ho sentito il segretario della Nato, sentirò anche i leader europei ma credo che sia molto importante parlarsi ed evitare una escalation». Secondo Meloni, alla base della vicenda ci sarebbe «un problema di comprensione e comunicazione» e l’iniziativa dei Paesi dell’Unione europea non dovrebbe essere interpretata in chiave «anti-americana».
Meloni tra il Board of peace di Gaza e le tensioni con la Lega
La presidente del Consiglio ha poi ridimensionato le tensioni emerse nelle ultime ore, affermando che «non c’è un problema politico con la Lega», dopo che il partito guidato da Matteo Salvini aveva diffuso una nota in cui definiva alcuni governi europei «deboli d’Europa», accusandoli di avere la «smania» di inviare soldati e di raccoglierne i «frutti amari». Meloni è intervenuta anche sul dossier internazionale relativo a Gaza, confermando l’invito dell’Italia a partecipare al Board of peace: «Siamo stati invitati anche noi a farne parte. Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano, siamo pronti a fare la nostra pace nella costruzione del piano di pace». Infine, sul pacchetto sicurezza in preparazione da parte dell’esecutivo, la premier ha annunciato «una riunione per fare il punto sul provvedimento» al suo rientro, precisando: «Non so se sarà pronto per martedì ma ci stiamo lavorando».
Un cadavere è stato rinvenuto all’interno del deposito di via comunale San Francesco, sede operativa dell’azienda di Claudio Carlomagno, e gli accertamenti in corso dovranno stabilire se si tratti di Federica Torzullo, la funzionaria delle Poste di 41 anni scomparsa l’8 gennaio ad Anguillara Sabazia. L’uomo, marito della donna, è da alcuni giorni indagato a piede libero per omicidio: le verifiche del Ris, effettuate con il luminol, avevano evidenziato tracce di sangue sui suoi vestiti da lavoro, nell’abitazione, sui veicoli in uso e in una cava. Le indagini si erano concentrate su di lui già dal 9 gennaio, giorno della denuncia di scomparsa, anche in ragione di una ricostruzione ritenuta illogica e contraddittoria. Dalle verifiche è emerso inoltre che la coppia stava attraversando una fase di crisi: era infatti prevista a breve la prima udienza per la separazione e per l’affidamento del figlio di dieci anni, nonostante Carlomagno avesse riferito ai militari di un rapporto definito normale, con alti e bassi.
Buen Caminoha raggiunto un incasso complessivo di 68.823.069 euro in 24 giorni di programmazione, con 8.562.320 spettatori, superando così il primato che apparteneva ad Avatar fermo a 68,6 milioni. Il film di Checco Zalone diventa quindi il titolo con il maggiore incasso di sempre nelle sale italiane. Il 25 dicembre, giorno dell’uscita, la pellicola ha incassato 5.671.922 euro, stabilendo il miglior risultato di sempre in Italia nel giorno di Natale e superando il record di Natale a New York del 2006.
Con una quota del 78,8 per cento, ha spinto l’intero mercato cinematografico sopra i 7 milioni di euro giornalieri, un livello che non si vedeva dal 2011. Anche Santo Stefano ha segnato un nuovo traguardo, con quasi 8 milioni raccolti il 26 dicembre e un totale di circa 14 milioni nei primi due giorni. Il primo weekend si è chiuso a quota 27 milioni in quattro giorni, mentre il 1° gennaio sono arrivati oltre 5 milioni, superando i 41 milioni complessivi e i 5 milioni di spettatori. Nella seconda settimana il film ha oltrepassato i 53 milioni, scalando la classifica storica, fino a superare prima Quo Vado? e poi Avatar.
A partire dal 1° febbraio gli Stati Uniti introdurranno dazi del 10 per cento sulle importazioni provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia, con un ulteriore aumento al 25 per cento previsto da giugno. L’annuncio è arrivato direttamente da Donald Trump attraverso il suo social network Truth, dove il presidente ha chiarito che «le tariffe saranno dovute fino a quando non si raggiungerà un accordo per il completo e totale acquisto della Groenlandia». In Danimarca, nelle ore precedenti alla comunicazione ufficiale, si era tenuta una grande manifestazione di protesta contro Trump.
Gli obiettivi di Trump e la posizione dell’Italia
Trump ha motivato la decisione sostenendo che «Abbiamo sovvenzionato la Danimarca e tutti i Paesi dell’Unione europea per molti anni, non imponendogli dazi. Ora, dopo secoli, è il momento che la Danimarca restituisca ciò che ha avuto».. Secondo il presidente, la misura rappresenta una punizione nei confronti dei Paesi che hanno inviato militari in Groenlandia nell’ambito di una missione Nato per rafforzare la difesa dell’Artico. L’Italia non ha preso parte all’operazione, anche se Giorgia Meloninon ha escluso un possibile coinvolgimento futuro. Nel suo intervento, Trump ha anche affermato che «Cina e Russia vogliono la Groenlandia, e non c’è niente che la Danimarca possa fare a riguardo. Al momento hanno due slitte trainate da cani come protezione, di cui una aggiunta di recente», aggiungendo che l’isola è considerata strategica per il nuovo sistema di difesa missilistica Golden Dome, descritto come «fantastico, ma altamente complesso, può funzionare al massimo del suo potenziale e della sua efficienza, a causa di angoli, metri e limiti, se questa terra è inclusa».
La quinta e ultima stagione della serie Gomorra era andata in onda su Sky alla fine del 2021. Sono quindi passati oltre quattro anni dall’epilogo della saga di Genny Savastano e Ciro l’immortale. E Sky, per non fare sfiorire un brand dal valore internazionale come Gomorra, ha pensato bene di proporre un prequel, ambientato nella Napoli del 1977, e che racconta le origini di Pietro Savastano, il boss di Secondigliano papà di Genny.
Regia di Marco D’Amore, l’attore che interpretava Ciro l’immortale
Gomorra-Le Origini ha preso il via il 9 gennaio, con due episodi andati in onda in prima serata su Sky Atlantic per la regia di Marco D’Amore (l’attore che interpretava Ciro l’immortale). E dopo i primi risultati di audience, qualche dirigente nella sede Sky di Milano Rogoredo ha iniziato ad avere i sudori freddi: 57 mila persone hanno visto il primo episodio, il 9 gennaio, su Sky Atlantic dalle ore 21.15 alle ore 22.07, e 50 mila persone hanno invece assistito alla seconda puntata, dalle 22.11 alle 22.59.
I prodotti Sky sono molto replicati e disponibili on demand
Premessa: stiamo parlando di una pay tivù che ha un parco abbonati di poco superiore a quota 4 milioni, e quindi l’universo è molto più piccolo rispetto alla platea televisiva della televisione in chiaro. In secondo luogo i prodotti Sky vanno giudicati nel medio periodo, perché molto replicati e disponibili on demand, visione alla quale l’abbonato Sky è molto abituato.
M-Il figlio del secolo era andata meglio (costando però molto)
Però sarà piuttosto difficile che, con 50 mila telespettatori nella prima messa in onda, quegli episodi possano superare la soglia del milione di persone nei sette giorni (che è il parametro che evidenzia una serie di successo su Sky). E va ricordato che pure M-Il figlio del secolo, ossia la serie Sky dedicata a Benito Mussolini con Luca Marinelli protagonista, pur arrivando a quota un milione di pubblico nei sette giorni a inizio 2025 non ha poi avuto una seconda stagione, essendo costata circa 60 milioni di euro.
Bisogna considerare anche il prestigio e la cosiddetta talkability
Ma tornando a Gomorra-Le Origini, l’enorme battage pubblicitario e di comunicazione messo in piedi da oltre un mese da Sky non pare, almeno per ora, aver sortito grossi effetti. Certo, per una pay tivù un prodotto audiovisivo non va valutato solo da un punto di vista quantitativo e di audience, ma anche dal prestigio con cui illumina il broadcaster e dalla cosiddetta talkability (quanto se ne discute sui social). Ma per Gomorra-Le Origini, prodotto per Sky da Cattleya srl (produttore di tutte le stagioni di Gomorra), contano pure i 19,8 milioni di euro di costi produttivi per sei episodi, per un totale di 270 minuti. Cioè 73.670 euro al minuto.
Pure il piatto dei contributi pubblici piange
Si è trattato di ricostruire il 1977 e questo sicuramente ha aumentato i costi della scenografia. Però ci collochiamo al doppio rispetto, per esempio, alla quinta stagione di Gomorra andata in onda a fine 2021: era costata 18,5 milioni di euro per 10 episodi, per un totale di 500 minuti, in pratica 37 mila euro al minuto. Peraltro il tax credit concesso per Gomorra-Le Origini è stato di 4,5 milioni di euro, rispetto ai 6 milioni per la quinta stagione di Gomorra. Anche sul fronte contributi pubblici, insomma, i tempi stanno cambiando.
Dopo la tragedia di Crans-Montana, anche in Italia sono aumentati i controlli sui locali per verificarne la sicurezza e riscontrare eventuali irregolarità. A Roma, in particolare, sono stati chiusi tre club sviluppati ciascuno su un piano dello stesso edificio in via del Tritone, gestiti dalla stessa società titolare di una licenza unica per attività di somministrazione e trattenimenti danzanti. Si tratta di Toy Room (discoteca nel seminterrato), White Bar (bar al piano terra) e Clamore (dinner club al primo piano). La polizia li ha sequestrati dopo un blitz che ha svelato uno scenario di irregolarità diffuse e gravi carenze sul fronte della sicurezza antincendio.
Estintori mancanti, passaggi ostruiti, installazioni fuori norma
In dettaglio, nella sala da ballo sono state trovate installazioni non previste dalla planimetria autorizzata dalla Commissione comunale di vigilanza, tra cui casse acustiche e sistemi di illuminazione appesi al soffitto fuori norma. Oltre al tavolo allestito come un privé, tavoli e divani erano disposti in modo diverso da quanto consentito. Inoltre mancavano due estintori rispetto al numero originariamente previsto e lo spazio da adibire ad “area di protezione” in caso di emergenza era inaccessibile – chiuso a chiave e trasformato in magazzino. Stessa cosa al primo piano, dove la zona destinata all’evacuazione era ostruita dai motori degli impianti, i sensori antifumo sono risultati sottodimensionati e mancava l’unico estintore previsto. La situazione più grave, però, è stata riscontrata al piano terra, dove confluivano le uscite degli altri due livelli. Una porta di emergenza era coperta da un pesante tendaggio e bloccata con una spranga in ferro, un’altra era ostruita da un elemento decorativo, la terza parzialmente coperta da un frigorifero e priva di maniglione antipanico. Il titolare dovrà pagare sanzioni di migliaia di euro.
«In questo momento l’Europa ha molti nemici, forse più che mai, sia interni che esterni. Dobbiamo superare le nostre debolezze autoinflitte. E dobbiamo diventare più forti militarmente, economicamente e politicamente». Lo ha affermato l’ex premier Mario Draghi in un video messaggio trasmesso durante l’annuncio del vincitore del premio Carlo Magno, andato proprio a lui per la sua azione per l’unità europea.
«Nessuno come lui è sinonimo di rafforzamento economico dell’Europa»
Queste le motivazioni dell’assegnazione del riconoscimento, che verrà consegnato a Draghi a maggio: «La situazione è drammatica e l’Europa rischia di diventare un giocattolo nelle mani di altre potenze. Per questo motivo, in questa fase decisiva, è fondamentale garantire la capacità di azione e la sovranità dell’Europa. Sono stati compiuti passi importanti nel campo della difesa, ma la sicurezza e l’indipendenza strategica richiedono fondamentalmente un’Europa economicamente forte. La competitività e la forza economica sono quindi la base indispensabile per un’Europa sovrana, forte e autonoma. Come nessun altro, Mario Draghi è sinonimo del rafforzamento economico dell’Europa e il suo “Rapporto Draghi” del 2024, che prende il nome da lui, rappresenta la strategia necessaria per garantire competitività, crescita e stabilità nell’Unione europea».
Diverse migliaia di persone sono scese in piazza a Copenaghen per protestare contro Donald Trump e le sue mire sulla Groenlandia. I manifestanti, muniti di bandiere groenlandesi e danesi, hanno formato una marea rossa e bianca scandendo il nome della Groenlandia in groenlandese: «Kalaallit Nunaat!». Hanno sventolato cartelli con scritte come Make america go away, una parodia dello slogan Maga (Make America great again), o «Gli Stati Uniti hanno già abbastanza ghiaccio». Altre manifestazioni sono previste nel Paese scandinavo ad Aarhus (Centro), Aalborg (Nord) e Odense (Sud), su iniziativa di diverse organizzazioni groenlandesi.
La Guida suprema iraniana Ali Khamenei è intervenuta in occasione della festività islamica dell’Eid al-Mab’ath, attaccando Donald Trump e accusandolo di essere responsabile dei morti in Iran durante le proteste degli ultimi giorni, che per lui sono state una «rivolta americana». «Riteniamo il presidente degli Stati Uniti colpevole per le vittime, i danni e le calunnie da lui rivolte alla nazione iraniana». «Non porteremo il Paese verso la guerra, ma non lasceremo nemmeno impuniti i criminali interni e internazionali», ha aggiunto sostenendo che l’obiettivo degli Usa sia inghiottire l’Iran e ottenerne «il dominio militare, politico ed economico». E ancora: «Nella lotta contro questa sedizione americana e sionista, le forze dell’ordine e i funzionari della sicurezza hanno veramente sacrificato la propria vita e, per quanto possibile, hanno completamente distrutto la sedizione che era stata creata a spese del nemico. L’intelligence americana e sionista ha addestrato i leader dei rivoltosi all’estero».
Zouhair Atif, il ragazzo accusato di aver ucciso il suo compagno di scuola Abanoud Youssefall’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia, ha ammesso di aver commesso l’omicidio per aver visto delle foto che coinvolgevano la vittima e la ragazza che frequenta. «Non doveva fare quello che ha fatto, scambiare quelle foto con la ragazza che frequento», avrebbe detto l’aggressore durante l’interrogatorio davanti al magistrato, che sta valutando se contestare l’aggravante della premeditazione dovuta all’essersi portato il coltello da casa. Secondo quanto appreso, Abanoud conosceva fin da bambino la ragazza che Atif frequentava e si sarebbero scambiati foto di quando erano piccoli.
Uno studente di 17 anni è stato accoltellato da un giovane davanti al liceo artistico di Sora, in provincia di Frosinone. I fatti si sono verificati intorno alle 14 di venerdì 16 gennaio 2026. Secondo le prime ricostruzioni, i due avrebbero discusso in maniera accesa, dopodiché uno ha estratto un coltello e ha colpito l’altro al collo causandogli alcune escoriazioni, per poi fuggire – è ancora ricercato dalle forze dell’ordine, che stanno raccogliendo testimonianze e visionando i filmati delle telecamere della zona. Il ragazzo ferito è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Sora, dove i sanitari gli hanno medicato l’escoriazione al collo giudicandola guaribile in 10 giorni. La vicenda segue di pochi giorni i fatti di La Spezia, dove uno studente di 18 anni è morto dopo essere stato accoltellato da un compagno di classe.
Donald Trump ha annunciato i nomi di alcuni componenti del Board of Peace per Gaza, il Consiglio previsto dalla seconda fase dell’accordo tra Israele e Hamas per gestire la Striscia. Ci sono il segretario di Stato Marco Rubio, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, l’ex premier britannico Tony Blair, l’imprenditore miliardario Marc Rowan, il direttore della Banca mondiale Ajay Banga e il l’ex produttore televisivo e collaboratore di Trump Robert Gabriel. Tra i compiti del Board c’è quello di supervisionare l’operato del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, un organismo composto da figure tecniche in gran parte palestinesi che dovrebbe governare il territorio esautorando Hamas.
Mladenov alto rappresentante per Gaza
«Ogni membro del Consiglio esecutivo supervisionerà un portafoglio definito, fondamentale per la stabilizzazione e il successo a lungo termine di Gaza, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il rafforzamento delle capacità di governance, le relazioni regionali, la ricostruzione, l’attrazione di investimenti, i finanziamenti su larga scala e la mobilitazione di capitali», si legge in una nota della Casa Bianca. S.E. Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per la pace in Medio Oriente (dal 2015 al 2020) ed ex ministro degli Esteri bulgaro, ricoprirà il ruolo di alto rappresentante per Gaza e fungerà da collegamento sul campo tra il Board of Peace e il comitato tecnico di 15 palestinesi. A breve verranno resi noti anche i nomi dei ruoli politici dell’organismo. A tal proposito, la premier Meloni ha detto che «l’Italia è disponibile a entrare nel Board».
Giorgia Meloni non esclude, nel contesto di una missione della Nato, una presenza italiana in Groenlandia. L’ha detto in un punto stampa al termine della sua missione a Tokyo: «Ritengo che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia sia un tema serio, che però sta nell’ambito del dialogo all’interno dell’Alleanza atlantica. La Groenlandia va considerato territorio di responsabilità della Nato, la questione che gli americani pongono è una questione seria, ovviamente, e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia un ragionamento sicuramente necessario da fare all’interno dell’Alleanza, quello è l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza». Ciò avverrebbe dunque nella cornice Nato senza l’idea di muoversi con «intenti divisivi» rispetto agliStati Uniti di Donald Trump – che per lei ha «metodi assertivi» ma non tanto da arrivare a «un intervento militare di terra», che ritiene «molto difficile».
Rocco Commisso, presidente della Fiorentina, è morto all’età di 76 anni. Lo ha reso noto il club viola con una nota pubblicata sui social: «Con grande dolore e tristezza la famiglia Commisso, con la moglie Catherine, i figli Giuseppe e Marisa e le sorelle Italia e Raffaelina, comunicano la scomparsa del presidente Rocco B. Commisso. Dopo un prolungato periodo di cure, il nostro amato presidente ci ha lasciati ed oggi tutti ne piangiamo la scomparsa». La famiglia, conclude la nota, «desidera ringraziare tutti coloro che gli sono stati vicino in questi momenti così delicati ed è certa che il ricordo e la memoria di Rocco rimarrà per sempre nei cuori delle tante persone che gli hanno voluto bene e che hanno passato momenti difficili e momenti bellissimi insieme a lui. Un pensiero grande in un momento così triste va a tutte le persone della Fiorentina, staff, giocatori, dipendenti, a tutti le persone che conoscevano Rocco, a tutto il popolo viola e soprattutto a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che continueranno a portare in Italia e nel mondo i colori viola e il ricordo del nostro Rocco. Ci manchi e ci mancherai sempre».
Dal 2019 era proprietario del club viola
Nato a Marina di Gioiosa Ionica (Reggio Calabria) nel 1949, era emigrato in America con la madre e le due sorelle nel 1961 per raggiungere il padre falegname. Laureato in ingegneria alla Columbia University, dove ottenne una borsa di studio come calciatore, dopo varie attività imprenditoriali nel 2017 aveva acquistato le quote di maggioranza della squadra di calcio New York Cosmos e nel 2019 aveva poi acquisito la Fiorentina. Aveva anche acquistato un’area di proprietà privata per costruire il nuovo centro sportivo della squadra nel comune di Bagno a Ripoli. Il progetto, denominato Viola Park, è una struttura all’avanguardia dall’ampiezza di 22 ettari con 10 campi di allenamento, di cui uno stadio da 3 mila posti dove giocano le squadre primavera e femminile e uno da 1.500 posti per le giovanili, nonché un padiglione eventi da 400 posti. Il decesso è avvenuto negli Stati Uniti, dove risiedeva.
Continuano le polemiche sul funzionamento di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale a servizio di X. Stavolta a scagliarsi contro lo strumento è stata Ashley St Clair. La donna, influencer da un milione di follower sul popolare social, è anche la madre di uno dei figli di Elon Musk. Nelle scorse ore ha spiegato di aver depositato una causa contro la società di AI del miliardario al tribunale dello Stato di New York. L’accusa contro Grok è di aver generato immagini sessuali che la ritraggono, senza il suo consenso. E tra questi «numerosi deepfake sessualmente abusivi, intimi e degradanti» ce ne sarebbero anche alcuni di lei a 14 anni.
Musk blocca le modifiche alle immagini
Intanto lo stesso Elon Musk ha affermato in un post su X di aver dato l’input per bloccare le modifiche alle foto. Ha scritto: «Abbiamo implementato misure tecnologiche per impedire che l’account Grok consenta la modifica di immagini di persone reali in bikini o biancheria intima. Questa restrizione si applica a tutti gli utenti, compresi gli abbonati». Inizialmente aveva invece affermato, ha ricordato Reuters, di «non essere a conoscenza di alcuna immagine di minorenni nudi generata da Grok».