Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

«Sì, alla fine può pure lasciare la guida del gruppo, ma almeno un posto da sottosegretario se lo merita». Così dicono di Paolo Barelli, in vista dell’incontro di Antonio Tajani (che poi è il suo consuocero) con Marina Berlusconi. E allora, ecco che si materializza uno spazio ancora vuoto, quello lasciato da Massimo Bitonci, che aveva l’incarico di sottosegretario fino al 13 dicembre 2025, quando è stato indicato dal nuovo governatore del Veneto, Alberto Stefani, per ricoprire il ruolo di assessore allo Sviluppo economico nella giunta regionale. Insomma, Barelli (per il suo posto di capogruppo alla Camera si fa il nome di Enrico Costa) a fare il semplice parlamentare non ci pensa proprio: fatto sta che qualcuno storce il naso, pensando che lui è anche presidente della Fin, che non è una finanziaria ma la Federazione italiana nuoto, e che dal Mimit ci sono contatti diretti con l’Istituto del credito sportivo. Sì, perché si può accedere a mutui a tasso zero per la costruzione e l’ammodernamento di campi, oltre a contributi a fondo perduto e bandi regionali per l’impiantistica e l’imprenditoria sportiva. Già, le imprese…

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Schillaci tentato da Forza Italia. Con Bassetti…

Orazio Schillaci tentato da Forza Italia. Domani ne ha parlato, inserendo anche una prospettiva professionale nel gruppo San Donato: fatto sta che i forzisti vogliono aumentare la quota dei medici eletti. In Liguria è tanta la voglia di schierare nelle liste l’infettivologo Matteo Bassetti, diventato un volto noto ai tempi del Covid-19. Poi c’è la famiglia Zangrillo, con quello che è stato il medico preferito da Silvio Berlusconi, Alberto, e il fratello ministro, Paolo. E va ricordato che Mario Pepe, medico endocrinologo e parlamentare di Forza Italia, è diventato il presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, meglio nota come Covip. «Più che il corridoio del Transatlantico, quelli di Forza Italia lo hanno trasformato nel corridoio di un ospedale», scherza un leghista.

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Schlein e Conte, sfida a Meloni sul voto per i 16enni

«Il voto dei giovani ha deciso il risultato del referendum sulla giustizia», dicono alcuni parlamentari del Partito democratico e del Movimento 5 stelle. E allora, ecco la sfida a Giorgia Meloni, che vedrebbe uniti Elly Schlein e Giuseppe Conte: far votare anche i sedicenni alle elezioni politiche, già dal 2027. L’iniziativa “Voto16“, per chiedere una modifica dell’articolo 48 della Costituzione, è stata lanciata da +Europa. E ora una campagna mediatica per consentire di partecipare alle scelte nazionali anche coloro che ancora vanno a scuola «farebbe molti danni alla destra, che mettendosi contro si allontanerebbe molto dalla popolazione studentesca», sussurra qualcuno. Una sfida astuta, che punta ad aumentare la platea degli elettori spingendo sulla voglia di protestare di molti giovani. Anche se qualche centrista, sotto sotto, è d’accordo per far votare i sedicenni.

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Avvistato Grilli da Pomellato per una gioia

Improvvisamente, Vittorio Grilli è apparso nella romana via Condotti. Il banchiere, con la solita grisaglia d’ordinanza, è arrivato a piedi e a un certo punto della strada è entrato in un negozio. La meta? Pomellato. Alla fine, è uscito dallo store di lusso con una vistosa busta griffata, andandosene sempre a piedi con il prezioso acquisto. Grilli, classe 1957, ora è presidente di Mediobanca, con un compenso che viene indicato in 1,3 milioni di euro. Un suo “collega” ha notato la scena e ha detto: «Certo che nella stessa strada ci sono griffe ben più costose di quella che ha scelto lui, ma lì ci entrano i miliardari».

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Vittorio Grilli (Imagoeconomica).

Sechi e Ghisleri, da via Condotti alla televisione

Una coppia a passeggio nel centro storico di Roma. No, niente paura, non si tratta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e di Claudia Conte, i due impegnati in dotte conversazioni erano Mario Sechi e Alessandra Ghisleri, protagonisti di una lunga “vasca” in via Condotti, passando davanti a griffe del lusso come Bulgari e Louis Vuitton. Poi, in serata, il direttore di Libero e la regina dei sondaggi si sono ritrovati in televisione, nella stessa trasmissione, da Tommaso Labate su Rete4.

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Riecco Bonaccini, al Vinitaly

Chi ha visto negli ultimi tempi l’eurodeputato ed ex presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini? Dopo qualche comparsata televisiva, soprattutto su La7, lunedì 13 aprile riapparirà a Verona, al Vinitaly, nella sala Salieri, all’evento intitolato “Il vino in un mondo che cambia: il valore del modello italiano oltre i dazi e lo scenario geopolitico”. Accanto avrà una vecchia conoscenza, l’ex ministro Paolo De Castro, oggi presidente di Nomisma.

Ecco la lista del Bilderberg Meeting

Volete sapere chi c’è a Washington DC al Bilderberg Meeting? Ecco la lista dei partecipanti, per l’Italia spicca il nome di Marco Alverà, ex Snam. E poi ci sono i capi di Amundi, Spotify, Engie, Deutsche Bank, Lazard…

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Indagato per corruzione Fabio Lazzerini, ex amministratore delegato di Ita Airways

Fabio Lazzerini, amministratore delegato di Ita Airways dal 2020 al 2023 e oggi ceo di Comtel, è indagato per corruzione e peculato dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul Garante della Privacy. Il filone di indagine riguarda alcune tessere Volare Executive del programma fedeltà di Ita Airways, del valore di 6 mila euro annui, regalate ai componenti del collegio dell’Authority. La notizia arriva dopo il blitz del nucleo Pef della Guardia di Finanza, che si è presentato negli uffici di Ita Airways per acquisire documenti.

Indagato per corruzione Fabio Lazzerini, ex amministratore delegato di Ita Airways
Fabio Lazzerini (Imagoeconomica).

L’ipotesi della procura di Roma

La procura di Roma era alla ricerca di riscontri concreti sul rapporto tra Ita Airways e il Garante per la protezione dei dati personali. Nel capo di imputazione in cui si contesta la corruzione, si legge che gli indagati «in concorso tra loro, quali pubblici ufficiali, omettendo un atto del loro ufficio, ovvero non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale alla società Ita Airways, a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni e nella tenuta della comunicazione relativa al trattamento dei dati nonché mettendo comunque a disposizione i propri poteri e la loro funzione in favore della società di volo, ricevevano come utilità tessere “Volare”». L’ipotesi, insomma, è che il Garante abbia scelto a più riprese la linea morbida con Ita Airways, in cambio di queste card. Nell’inchiesta sul Garante della Privacy risultano indagati per peculato e corruzione il presidente Pasquale Stanzione e gli altri membri dell’Autorità: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza, che nel frattempo si è dimesso.

LEGGI ANCHE: Le spese, la card Ita AIrways, la mancata sanzione a Meta: cosa c’è nelle carte dei pm sul Garante della privacy

Eni, tutti i master e i programmi di formazione attivi nel 2026

Il mondo dell’energia richiede nuove competenze capaci di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e visione internazionale. Per questo Eni investe da anni in percorsi formativi avanzati che uniscono eccellenza accademica, esperienza sul campo e un forte orientamento alle sfide del futuro. Attraverso Eni Corporate University e in collaborazione con università e centri di ricerca italiani e internazionali, l’azienda promuove master e programmi specialistici rivolti a giovani laureati e laureate che desiderano intraprendere un percorso professionale nei settori più strategici dell’energia. I percorsi proposti da Eni rappresentano un ponte concreto tra formazione e mondo del lavoro. Modelli didattici innovativi, docenti provenienti dal mondo accademico e aziendale, borse di studio complete e opportunità di inserimento professionale rendono questi programmi un punto di riferimento per chi vuole contribuire alla trasformazione del settore energetico. Tra le iniziative attualmente attive si distinguono il Master Medea della Scuola Enrico Mattei, l’Eni Engineering academy, Gems, master dedicato alle geoscienze per l’energia e Minds, il Master in Natural resources, Development and Storage in collaborazione con il Politecnico di Torino.

Master Medea – Scuola Enrico Mattei

Il Master Medea è il programma storico della Scuola Enrico Mattei, attivo dal 1957 e riconosciuto a livello internazionale come uno dei percorsi più avanzati per la formazione nell’ambito dell’energia, dell’ambiente e del management. Realizzato in collaborazione con l’Università di Pavia, il master si sviluppa in 10 mesi intensivi, da settembre a giugno, e coinvolge gli studenti in un’esperienza immersiva a stretto contatto con i docenti. Il piano di studi ha un orientamento specifico verso i temi dell’energia e dell’ambiente, una visione internazionale e una impostazione interdisciplinare. La didattica combina lezioni frontali, flipped classroom, project work e attività interdisciplinari, con il coinvolgimento di docenti universitari, manager Eni ed esperti del settore. L’esperienza è immersiva e internazionale, grazie alla partecipazione di studenti provenienti da tutto il mondo e a un network consolidato di alunni. Il master è completamente gratuito e prevede borse di studio che coprono l’intero valore del percorso (50 mila euro), oltre a un contributo mensile di 1.500 euro lordi. Le candidature sono aperte fino al 30 aprile 2026 per i candidati internazionali e fino al 15 maggio 2026 per i candidati italiani, con requisiti specifici per età, background accademico e votazione di laurea.

Eni, tutti i master e i programmi di formazione attivi nel 2026
Studenti a lezione (Eni).

Eni Engineering academy

L’Eni Engineering academy è il programma di formazione tecnica avanzata dedicato ai giovani ingegneri che desiderano entrare in EniProgetti, la società di ingegneria del Gruppo. Il percorso prevede una formazione strutturata di tre mesi che integra training on the job, lezioni in inglese, site visit, role play e simulazioni 3D e si conclude con l’assunzione con contratto a tempo indeterminato nella società. L’academy è rivolta a laureati magistrali in 12 indirizzi ingegneristici, con meno di tre anni di esperienza professionale, e rappresenta un accesso privilegiato alle attività di progettazione onshore e offshore, alle tecnologie rinnovabili, alle opere navali e ai sistemi innovativi. Le posizioni aperte per la nuova edizione dell’academy, sono:

  • process engineer
  • piping engineer
  • mechanical engineer
  • instrumentation & automation engineer
  • electrical engineer
  • civil & structural engineer
  • naval engineer
  • safety engineer
  • renewables engineer
  • project engineer

Le attività si svolgono principalmente presso la sede di San Donato Milanese, con possibili trasferte e mobilità in altri contesti operativi. Le candidature sono attualmente aperte, con inserimenti previsti tra giugno e settembre 2026.

Gems – Geoscience for energy – Eni Master School

Gems (Geoscience for energy – Eni Master School) è il corporate master dedicato alla formazione di giovani laureati in Geoscienze, Fisica, Matematica o Ingegneria. Il percorso, interamente in inglese e della durata di nove mesi, offre una preparazione avanzata in geologia, geofisica, data science, tecniche di esplorazione e valutazione delle risorse, integrando lezioni, laboratori, attività sul campo e un progetto finale. Il percorso formativo prevede lezioni di manager ed esperti Eni integrate da interventi tenuti da eccellenze del panorama universitario nazionale e internazionale nell’ambito delle Geoscienze, un corpo insegnanti interdisciplinare e con un forte orientamento all’applicazione pratica delle conoscenze. È completamente finanziato da Eni e prevede una borsa di studio mensile di 1.500 euro lordi. È rivolto a laureati magistrali con un voto minimo di 100/110 in discipline Stem affini alle geoscienze, con età inferiore ai 29 anni al 31 dicembre 2026. È un master aperto ad un massimo di 20 partecipanti. Le candidature per la nuova edizione sono aperte fino al 10 agosto 2026 per gli studenti internazionali e fino al 25 agosto 2026 per gli studenti italiani. Le prove di selezione si terranno nella prima metà di settembre 2026. Le date e le istruzioni relative al processo di selezione saranno comunicate ai candidati via e-mail dopo la scadenza per la presentazione delle candidature. Il master inizierà il 2 novembre 2026.

Master Minds

Il Master Minds in Natural resources development and storage, organizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino ed erogato in lingua inglese, fornisce ai propri studenti una visione a 360° del mondo dell’energia, con un focus particolare sulle competenze tipiche del mondo dell’energia tradizionale e ai temi legati alla digitalizzazione e alla transizione energetica. Attualmente alla sua 22esima edizione, il master ha una durata complessiva di 12 mesi e accoglie giovani laureati magistrali che trascorrono otto mesi al Politecnico frequentando una delle due specializzazioni previste – Reservoir oppure Drilling & production -, per poi concludere il percorso con un tirocinio aziendale di quattro mesi. Il master è finanziato interamente da Eni e prevede una borsa di studio mensile di 1.500 euro lordi per tutti i partecipanti che ricevono, al termine del percorso, un titolo accademico da parte del Politecnico di Torino. Maggiori informazioni relative ai requisiti di accesso al master quali le classi di laurea magistrali specifiche richieste, voto di laurea, requisiti di età e conoscenza della lingua inglese verranno pubblicate nei prossimi mesi nel nuovo bando, che sarà disponibile sul sito Eni.com. Le date e le istruzioni relative al processo di selezione saranno comunicate ai candidati via e-mail dopo la scadenza per la presentazione delle candidature. L’inizio del master è fissato per gennaio 2027.

A14, riaperto il tratto tra Vasto Sud e Poggio Imperiale chiuso per la frana di Petacciato

Poco prima delle 12:15 di giovedì 9 aprile, sulla A14 Bologna-Taranto, sono stati riaperti i tratti compresi tra Vasto Sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto Sud in direzione Pescara, chiusi a causa della frana di Petacciato. Dalla giornata precedente, oltre 100 persone e 40 mezzi di Autostrade per l’Italia sono stati impegnati, anche nella notte, nelle attività di ripristino e messa in sicurezza della carreggiata Nord. Nel dettaglio sono stati realizzati lavori di consolidamento del rilevato autostradale e il rifacimento della pavimentazione. Congiuntamente sono state eseguite ispezioni approfondite per verificare tutti i dispositivi di sicurezza, quali soprattutto barriere laterali e spartitraffico. Nel contempo è proseguita l’attività di monitoraggio attraverso la sensoristica installata sulla rete e con l’impiego di mezzi speciali, come il by-bridge, che hanno consentito ai tecnici di verificare sul posto l’infrastruttura.

In corso i lavori per riaprire anche la carreggiata Sud

La riapertura al traffico è stata possibile grazie all’installazione di una corsia in deviazione lungo la carreggiata Nord, dove la circolazione è garantita sia verso Pescara che verso Bari con una corsia per senso di marcia. I lavori sono stati effettuati a partire dal pomeriggio dell’8 aprile, anche in accordo con gli organi preposti che ne hanno autorizzato l’esecuzione, alla luce degli ultimi esiti del monitoraggio del fronte franoso. Le attività di messa in sicurezza da parte della task force di Aspi continueranno per garantire la riapertura anche della carreggiata Sud in tempi brevi.

Giana: «Restituito in tempi record un collegamento strategico e indispensabile»

«Voglio ringraziare tutte le persone di Autostrade per l’Italia che, grazie alla loro determinazione, hanno consentito la riapertura dell’infrastruttura in tempi record, consentendoci di restituire agli utenti una via di collegamento indispensabile e strategica per il territorio e per l’intero Paese», ha affermato Arrigo Giana, amministratore delegato del Gruppo Aspi. «Questo risultato è stato ottenuto con il coordinamento del governo e del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in sinergia con la Protezione civile».

Crosetto su Cingolani: «Sono i mercati a giudicare l’operato di un ceo, non la politica»

«La politica non giudica l’operato di un amministratore delegato. Sono i numeri, sono i mercati». Lo ha detto Guido Crosetto intervistato da il Foglio, rispondendo a una domanda sulla valutazione sull’operato del ceo di Leonardo, Roberto Cingolani, dato in uscita nel giro di ‌nomine delle società controllate dallo Stato. Con tale affermazione, di fatto, Crosetto prende le distanze dalla decisione di Giorgia Meloni (e del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari) di rimuovere l’ex ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica – lo fu nel governo Draghi – dalla guida del colosso della difesa.

Crosetto su Cingolani: «Sono i mercati a giudicare l’operato di un ceo, non la politica»
Roberto Cingolani e Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Cingolani ha da poco annunciato un piano strategico quinquennale

Le azioni di Leonardo sono salite del 780 per cento dall’invasione russa dell’Ucraina: il mercato sta dunque premiando le scelte di Cingolani, in sella da maggio del 2023. Solo poche settimane fa il manager ha annunciato peraltro un piano strategico quinquennale che include investimenti in calcolo, intelligenza artificiale e cybersicurezza, oltre a un sistema ‌di difesa aerea multilivello noto come Michelangelo Dome.

I nomi in lizza per sostituire Cingolani alla guida di Leonardo

Per la sostituzione di Cingolani circolano quattro nomi: Lorenzo Mariani, ex condirettore generale di Leonardo e oggi numero uno di MDBA Italia; Gianpiero Cutillo, managing director della Divisione Elicotteri di Leonardo; Alessandro Ercolani, capo di Rheinmetall Italia; e Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri. A proposito degli sviluppi sui nuovi vertici di Leonardo, Crosetto si è limitato a dire: «Mi occupo di difesa, non sono azionista di nulla. Sapete più voi di me». Il governo italiano, che detiene poco più del 30 per cento di Leonardo tramite il ‌ministero dell’Economia, deve presentare una lista ⁠di candidati per il cda entro il 13 aprile.

Cannes 2026, svelati i film in concorso

Presentata la 79esima edizione del Festival di Cannes in programma dal 12 al 23 maggio 2026. Il delegato generale Thierry Frémaux ha annunciato il programma e i titoli dei film in concorso, molti dei quali erano stati previsti e dati per certi già nelle precedenti settimane. Ad aprire la kermesse sarà La Vénus Électrique di Pierre Salvadori, commedia romantica ambientata nella Parigi del 1928 con Pio Marmai e Anaïs Demoustier. Nessun film italiano è presente nella selezione ufficiale e nemmeno nelle sezioni collaterali annunciate finora. Non accadeva dal 2017.

L’elenco dei film in concorso a Cannes 2026

Ecco l’elenco dei film in concorso per la Palma d’oro:

  • Minotaur di Andrey Zvyagintsev
  • El ser querido di Rodrigo Sorogoyen
  • The man I love di Ira Sachs
  • Fatherland di Pawel Pawlikowski
  • Moulin di Laszlo Nemes
  • Histoire de la nuit di Lea Mysius
  • Fjord di Cristian Mungiu
  • Notre salut di Emmanuel Marre
  • Gentle monster di Marie Kreutzer
  • Nagi notes di Koji Fukada
  • Hope di Na Hong-jin
  • Sheep in the box di Hirokazu Kore-eda
  • Garance di Jeanne Herry
  • The unknown di Arthur Harrari
  • All of a sudden di Ryusuke Hamaguchi
  • The dreamed adventure di Valeska Grisebach
  • Coward di Lukas Dhont
  • La bola negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo
  • La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Taquet
  • Parallel tales di Asghar Farhadi
  • Amarga Navidad di Pedro Almodóvar

L’elenco dei film fuori concorso a Cannes 2026

Questi invece i titoli fuori concorso:

  • Diamond di Andy Garcia
  • Her private hell di Nicolas Winding Refn
  • L’Abandon di Vincent Garenq
  • Karma di Guillaume Canet
  • L’Objet du delit di Agnes Jaoui
  • L’Âge de fer di Antonin Baudry
  • La Vénus électrique di Pierre Salvadori (film di apertura)

Il Nyt rivela l’identità dell’inventore del Bitcoin, ma il diretto interessato nega

Chi si cela dietro Satoshi Nakamoto, pseudonimo del fondatore del Bitcoin, la prima e più celebre delle criptovalute? A dare una risposta, dopo 17 anni di mistero, è il New York Times, che ha pubblicato una lunga inchiesta al riguardo: si tratterebbe di Adam Back, esperto informatico e di crittografia britannico, che però si è affrettato a smentire la “scoperta” del quotidiano statunitense.

Il Nyt rivela l’identità dell’inventore del Bitcoin, ma il diretto interessato nega
Una statua dedicata a Satoshi Nakamoto ad Hanoi (Ansa).

La lunga inchiesta del New York Times

L’inchiesta del Nyt è durata un anno. Al setaccio, tra le altre cose, centinaia di email scambiate nei primi giorni del Bitcoin dal programmatore finlandese Martti Malmi con Satoshi Nakamoto. Il quotidiano spiega poi che Back e il suo possibile alter ego «erano coinvolti nei Cypherpunks, gruppo di anarchici nato nei primi Anni 90 che voleva utilizzare la crittografia, ovvero l’arte di proteggere le comunicazioni tramite codice, per proteggere gli individui dalla sorveglianza e dalla censura governativa». Satoshi Nakamoto, in seguito, avrebbe progettato il Bitcoin seguendo – praticamente alla lettera – le intuizioni e le indicazioni di Back su una valuta elettronica in grado di impedire l’interferenza dei governi nelle transazioni finanziarie. Le coincidenze non finiscono qui. Back, che ha un dottorato in sistemi informatici distribuiti (quale è il Bitcoin), ha ideato Hashcash, sistema basato sulla risoluzione di puzzle statistici: la combinazione con un’altra idea di denaro elettronico chiamata b-money, proposta da un altro membro dei Cypherpunk, fu il modello usato da Satoshi per creare il Bitcoin. Inoltre il New York Times ha raccolto gli archivi di tre mailing list su Internet frequentate dai Cypherpunks: la scrittura usata da Back è risultata la più vicina a quella di Satoshi, che è scomparso dal 2011 dai forum online e nelle discussioni tra sviluppatori. E nei tre anni precedenti, in cui era stato particolarmente attivo, aveva smesso di scrivere proprio Back.

La smentita di Back: «Non sono io Satoshi»

«Non sono io Satoshi Nakamoto», ha scritto su X Back, che ha 55 anni ed è amministratore delegato della società di blockchain Blockstream: «Fin dall’inizio ero fortemente concentrato sulle implicazioni positive della crittografia per la società, sulla privacy online e sul denaro elettronico. Ma le prove presentate dal New York Times sono una combinazione di coincidenze e di espressioni simili usate da persone con esperienze e interessi analoghi».

L’attore Mario Adorf morto a 95 anni: recitò in oltre 200 film

È morto all’età di 95 anni Mario Adorf, attore svizzero che ha recitato in decine di film polizieschi, noir e d’autore italiani tra gli Anni 60 e 70, tra cui Milano calibro 9 di Fernando Di Leo e L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento. La notizia è stata confermata dal suo manager. Tra gli interpreti di lingua tedesca più conosciuti e amati in Germania e all’estero, Adorf ha recitato in oltre 200 film per il cinema e televisione. Ha lavorato con illustri registi tra i quali Sam Peckinpah, Dario Argento, Luigi Comencini, Carlo Mazzacurati, Franco Rossi, Wolfgang Staudte, Edgar Reitz, Billy Wilder, Claude Chabrol e Sergio Corbucci. Tra le pellicole girate in Italia figurano A cavallo della tigre (1961) di Luigi Comencini e La mala ordina di Fernando Di Leo (1972), uno dei numerosi film del genere poliziesco girato a Cinecittà.

Caso Equalize, chiesto il processo per Enrico Pazzali

La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Enrico Pazzali, ex presidente di Fondazione Fiera Milano ed ex titolare dell’agenzia investigativa Equalize, accusato di associazione per delinquere e altri reati per il caso delle presunte cyberspie e dei dossieraggi con accessi abusivi in banche dati. Allo stesso tempo, i pm milanesi hanno chiuso un secondo maxi filone di indagini a carico di 81 indagati a vario titolo per associazione per delinquere, intercettazioni illegali, intrusione in sistemi informatici di rilevanza pubblica, corruzione per la cessione di dati riservati e calunnia. La seconda tranche ha al centro i presunti clienti di Equalize, tra i quali figurano Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei figli del fondatore di Luxottica, Fulvio Pravadelli, ex manager di Publitalia, Stefano Speroni, capo dell’ufficio legale di Eni, e Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, e Cosimo Di Gesù, generale della Gdf.

Documentario su Regeni, Giuli fa un passo indietro

Nuovo capitolo nel caso dei mancati fondi statali al documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, pellicola che dopo essersi aggiudicato il Nastro d’argento per la legalità, verrà anche proiettata al Parlamento europeo. Respinto per ben due volte dalla commissione “selettivi” del ministero della Cultura, il docufilm potrebbe ora rientrare in corsa per i finanziamenti previsti dal tax credit (su cui pesa, va detto, il drastico taglio dei fondi a disposizione). Lo ha reso noto il titolare del MiC Alessandro Giuli.

Giuli: «Nessuna censura, rappresentazione priva di fondamento»

Chiamato dalle opposizioni in Parlamento a spiegare le ragioni della bocciatura – a favore di altri progetti oggettivamente meno meritevoli dell’attenzione del pubblico – Giuli si è smarcato dalle accuse di aver “censurato” il documentario: «È una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi». Giuli ha poi spiegato di non condividere «né sul piano ideale né su quello morale» la scelta della Commissione, aggiungendo che tuttavia il ministero «non può intervenire senza violare il principio di terzietà».

Il MiC si aspetta «le dovute dimissioni degli esperti» responsabili della bocciatura

Non è finita qui: come ha spiegato la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, che ha la delega sul cinema ed è l’unica rimasta al ministero dopo l’uscita di Gianmarco Mazzi e Vittorio Sgarbi, il Collegio Romano è al lavoro per una proposta di revisione complessiva del sistema delle commissioni. Inoltre, ha aggiunto, il MiC si aspetta «le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni». In risposta alla decisione di escludere l’opera dai finanziamenti, il docufilm – uscito come evento al cinema il 2, 3 e 4 febbraio – verrà riproposto al pubblico in oltre 60 sale in tutta Italia.

Annullato l’arresto di Hannoun, attivista palestinese accusato di aver finanziato Hamas

La Corte di Cassazione ha annullato l’arresto di Mohammad Hannoun, l’attivista palestinese che a dicembre 2025 era stato arrestato assieme ad altre sei persone con l’accusa di aver finanziato Hamas con l’associazione da lui fondata (Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese). La Corte ha rinviato alla sezione del tribunale del Riesame di Genova la decisione sull’ordinanza di custodia cautelare sia per Hannoun, sia per le altre tre persone che erano rimaste in carcere. Il tribunale del Riesame è l’organo che si occupa di validare o annullare le misure cautelari, e Genova è la città in cui Hannoun viveva dal 1983. In attesa della decisione, resterà in carcere a Terni.

Legali soddisfatti: «Provato solo l’invio di aiuti umanitari»

Il collegio difensivo degli indagati nell’inchiesta della Procura di Genova ha espresso soddisfazione per la decisione della quinta sezione della Cassazione. In attesa delle motivazioni, hanno scritto i legali in una nota, «pare evidente che il tribunale dovrà riconsiderare le posizioni degli indagati per i quali era stato provato solo l’invio a Gaza di aiuti alimentari e di denaro destinato ad attività umanitarie di sostegno alla popolazione civile».

Informativa di Meloni sull’azione di governo: le parole della premier

Durante l’informativa tenuta alla Camera dei deputati sull’azione di governo, Giorgia Meloni ha ancora escluso le dimissioni e anche un eventuale rimpasto dell’esecutivo, a seguito della batosta del referendum sulla giustizia. «Non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre sono da sempre scritte nel programma. Governeremo per cinque anni, come ci siamo impegnati a fare», ha assicurato la presidente del Consiglio: «Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini i soliti giochi di palazzo». La maggioranza, ha affermato Meloni, è «solida e coesa». Quanto alle dimissioni di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, la premier ha detto di aver «chiesto un passo indietro ad alcuni esponenti del governo» che «avevano lavorato bene», anteponendo «di nuovo l’interesse della nazione a quella del partito».

Meloni: «Sul referendum abbiamo la coscienza a posto»

Così sulla fallita riforma della giustizia «L’auspicio che formulo è che il cantiere di questa riforma non venga abbandonato come probabilmente qualcuno si augura, perché i problemi sul tappeto rimangono e abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose ed efficaci, possibilmente in un clima di collaborazione non certo contro la magistratura ma a favore di una magistratura libera da condizionamenti politici e ideologici». E poi: «Sul referendum la nostra coscienza è a posto, perché la riforma costituzionale della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto».

La premier ha smentito la sua «subalternità» a Trump

Per quanto riguarda il conflitto in Medio Oriente, smentendo la sua «subalternità al presidente americano Donald Trump», Meloni ha detto che «la collocazione internazionale dell’Italia non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte». Poi, rivolgendosi alle opposizioni: «Lo scenario internazionale non consente più a nessuno di cavarsela dicendo è tutta colpa della Meloni, finanche l’aumento del costo mondiale del petrolio». Inoltre al premier ha detto che, in caso di una recrudescenza del conflitto in Iran «dovremo porci seriamente il tema di una risposta europea non dissimile per approccio e strumenti da quella messa in campo per la pandemia». In quel caso, ha spiegato, «non dovrebbe e essere un tabù ragionare sulla possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita: non una deroga per singolo Stato membro ma un provvedimento generalizzato».

Le parole sul caso del selfie col pentito del clan Senese

Meloni ha poi parlato del caso politico causato dal selfie (del 2019) con Gioacchino Amico, pentito del clan Senese: «Mentre alcuni usano il tema per propaganda, a me interessa costruire gli anticorpi su un tema che ci riguarda tutti. E non accetto che i miei sacrifici possano essere usati per interessi di quelli che combatto dal 19 luglio del 1992 senza se e senza ma e non accetto lezioni su questo tema». E poi: «Mi permetto di chiedere alla Commissione parlamentare antimafia di occuparsi dei tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti, compreso FdI». Infine: «Vogliamo andare avanti sulla proposta di legge della presidente della commissione Antimafia Colosimo per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi. Tanto per rispondere ancora una volta con il sorriso e i fatti all’ultima palata di fango infilata nel ventilatore da un’opposizione disperata che costruisce surreali teoremi su una mia presunta vicinanza con la criminalità organizzata, tirando in ballo un padre, morto per altro, che non vedo da quando avevo 11 anni». La premier terrà l’informativa anche al Senato alle 13.

Trump attacca la Nato: «Non c’era quando avevamo bisogno e non ci sarà in futuro»

L’incontro tra Donald Trump e Mark Rutte non è andato benissimo, a giudicare dal post pubblicato dal presidente Usa su Truth dopo il faccia a faccia andato in scena alla Casa Bianca: «La Nato non c’era quando avevamo bisogno di lei e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo. Ricordate la Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio gestito male». Il tycoon minaccia da tempo di ritirare gli Stati Uniti dall’Alleanza Atlantica. «Sono stati messi alla prova e hanno fallito», aveva dichiarato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt prima dell’arrivo del segretario generale della Nato, citando direttamente Trump.

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Trump attacca la Nato: «Non c’era quando avevamo bisogno e non ci sarà in futuro»
Mark Rutte e Marco Rubio (Ansa).

Le parole di Rutte dopo l’incontro con Trump

Rutte, parlando con la Cnn, ha detto di aver avuto con Trump un «colloquio franco e aperto tra due buoni amici», aggiungendo poi: «È deluso, chiaramente, ma allo stesso tempo ha anche ascoltato con attenzione le mie argomentazioni su quello che sta succedendo». Alla domanda se il mondo sia più sicuro oggi rispetto a prima dell’inizio della guerra, Rutte ha risposto: «Assolutamente, e questo grazie alla leadership del presidente Trump: è molto, molto importante indebolire le capacità militari dell’Iran». Il segretario generale della Nato, dopo aver difeso la «grande maggioranza dei Paesi europei», che «ha fatto ciò che aveva promesso», ha glissato alla domanda se Trump fosse tornato a parlare o meno della sua minaccia di ritirare gli Usa dalla Nato.

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Scappa con il Gratta e vinci lasciando il fidanzato: ma il biglietto non era vincente

Credeva di avere in mano un Gratta e vinci da 500 mila euro e per non dividerlo con il fidanzato era scappata lasciandolo su due piedi. Il fattaccio è accaduto a Carsoli, nell’Aquilano, l’8 marzo scorso. A distanza di un mese però si è scoperto che quel biglietto in realtà non era vincente: un quadratino era stato grattato male e un 43 era stato scambiato per un 13. Tutto era cominciato con un regalo per la Festa della Donna. Invece di mimose o cioccolatini, l’uomo aveva acquistato per la sua compagna un tagliando dal tabaccaio con l’accordo che, in caso di vincita, il premio sarebbe stato diviso. Ma quando i due si sono accorti di avere in mano mezzo milione di euro la situazione è precipitata. Lei ha lasciato su due piedi il compagno con cui conviveva da poco per intascarsi l’intero malloppo. Lui non l’aveva presa benissimo tanto da presentare un esposto alla GdF. Intanto la fuggitiva aveva depositato il biglietto in banca che, a sua volta, l’aveva inviato all’Ufficio premi di Roma. Come ha riportato il quotidiano Il Centro, è poi arrivata la doccia gelata. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha trovato l’errore: il 13 in realtà era un 43 e il tagliando d’oro era solo carta straccia.

Approvato il decreto bollette, ora è legge: cosa prevede

Il Senato ha dato il via libera, con 102 sì, 64 no e due astenuti, al decreto bollette, che ora è diventato legge. Tra le misure contenute nel provvedimento, in seconda lettura a Palazzo Madama, un contributo straordinario di 115 euro per chi percepisce il bonus sociale per l’energia, la proroga della dismissione delle centrali a carbone italiane, una stretta sul telemarketing e sostegno ai trasporti meno inquinanti.

Bonus di 115 euro e teleriscaldamento

Come anticipato, il testo prevede un contributo straordinario del valore di 115 euro ai titolari del bonus sociale per la fornitura di energia elettrica. Previsto inoltre un contributo che i venditori di energia elettrica possono volontariamente riconoscere per il 2026 e il 2027, in cambio di un’attestazione, a favore dei clienti domestici non titolari di bonus sociale e con Isee annuale non superiore a 25 mila euro. Dal 1° gennaio 2026, poi, viene riconosciuto, alle famiglie economicamente svantaggiate che hanno diritto all’applicazione delle tariffe agevolate per la fornitura di energia elettrica (bonus elettrico), anche il diritto alla compensazione della spesa per la fornitura del teleriscaldamento.

Sostegno alle utenze non domestiche

Il decreto introduce un meccanismo per ridurre il costo delle bollette elettriche delle utenze non domestiche attraverso una ristrutturazione degli incentivi del Conto energia per gli impianti fotovoltaici con potenza superiore ai 20kW. In particolare, i titolari di impianti fotovoltaici con potenza superiore a 20 kW che beneficiano di incentivi dei quattro meccanismi del Conto energia con scadenza dal 2029 possono scegliere volontariamente di ridurre del 15 o 30 per cento i premi tariffari previsti tra il 2026 e il 2027, in cambio di un’estensione della convenzione rispettivamente di tre o sei mesi. Viene prevista la possibilità, per questi soggetti, di optare per l’uscita anticipata dal sistema di incentivazione del Conto energia, a partire dal 2028, in cambio di un corrispettivo. L’erogazione del corrispettivo è subordinata all’obbligo di rifacimento integrale degli impianti fotovoltaici. Servirà un decreto del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per definire le modalità di attuazione della fuoriuscita dal Conto energia.

Prorogata la dismissione delle centrali a carbone

Viene prorogata al 2038 la graduale dismissione delle centrali a carbone utilizzate per la produzione di energia elettrica. Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, trasmesso alla Commissione europea nel luglio 2024, prevede la cessazione della produzione elettrica da carbone entro il 2025 per le centrali del continente ed entro il 2028 per quelle ubicate in Sardegna, subordinatamente al completamento delle necessarie infrastrutture di interconnessione. La disposizione fissa dunque un termine più ampio rispetto alla tempistica programmata, senza distinguere tra le centrali ubicate sul continente e quelle ubicate in Sardegna.

Stretta sul telemarketing

Prevista infine una stretta sul telemarketing, che si sostanzia nel divieto di effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi a consumatori, finalizzate alla proposta e conclusione di contratti di fornitura di energia elettrica e gas. Il professionista potrà contattare il consumatore per telefono, anche attraverso l’invio di messaggi, qualora vi sia stata una richiesta effettuata direttamente al professionista attraverso interfacce informatiche di quest’ultimo oppure nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti dei propri clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso per ricevere proposte commerciali. I contratti stipulati a seguito di contatto effettuato in violazione di quanto previsto da queste disposizioni saranno considerati nulli.