Tregua Usa-Iran: tutte le incertezze che minano i negoziati di Islamabad
Due sono le certezze: la prima è che il cessate il fuoco è ufficialmente entrato in vigore. La seconda è che nessuno crede davvero che la tregua possa reggere a lungo. Per il resto Stati Uniti, Israele e Iran non concordano su nulla. E questo fa capire quanto saranno complicati i negoziati che cominceranno venerdì a Islamabad.
Il caos sulla riapertura dello Stretto di Hormuz
Per Donald Trump la condizione base per la tregua era la riapertura dello Stretto di Hormuz. Non è però chiaro quanto rimarrà navigabile né se Teheran farà pagare un pedaggio. Il ministero degli Esteri iraniano ha posto condizioni chiare: le navi che vogliono attraversarlo dovranno coordinarsi con le forze armate iraniane e saranno contingentate. Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth però ha smentito Teheran confermando che sì, Hormuz è stato riaperto ed è navigabile. Poi ci si è messo pure Trump che ad Abc ha avanzato l’ipotesi di una gestione congiunta iraniana e americana dello Stretto. Il primo (non) risultato della guerra è lampante: quelle che erano acque internazionali rischiano di diventare a pagamento.

La tregua si estende anche al Libano. Anzi no
Ma i misunderstanding non finiscono qui. Per i mediatori pakistani il cessate il fuoco doveva riguardare anche il Libano. Ma, come si è visto, Israele ha intensificato gli attacchi, liquidati dal presidente Usa come «scaramucce» di cui ci si occuperà in un secondo momento. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha infatti smentito l’estensione della tregua al Paese dei cedri. Teheran dal canto suo ha continuato a bombardare con missili e droni Israele e alcuni impianti petroliferi negli Emirati, in Kuwait e in Arabia Saudita per «rappresaglia» dopo gli attacchi Usa e israeliani. Hegseth ha messo le mani avanti dichiarando che gli attacchi sono continuati a causa di problemi di comando e di comunicazione.

Il balletto di Trump sulle condizioni del cessate il fuoco
Trump annunciando la tregua aveva dichiarato che le 10 condizioni poste dall’Iran erano una «base praticabile su cui negoziare». Ma anche in questo caso regna l’incertezza. Secondo il Consiglio di sicurezza iraniano, l’elenco include: il controllo dello Stretto, il mantenimento del diritto di arricchire l’uranio, la revoca di tutte le sanzioni e un risarcimento per la guerra. A questo punto è intervenuto il vicepresidente J.D. Vance che mercoledì ha accusato alcuni membri del regime iraniano di mentire su quanto concordato. Sempre mercoledì Trump ha cambiato nuovamente idea. Su Truth ha messo in chiaro che non si riferiva ai famosi 10 punti iraniani ma alla proposta made in Usa in 15 punti, precedentemente respinta da Teheran. Secondo il tycoon l’arricchimento dell’uranio è escluso. «Gli Stati Uniti, lavorando con l’Iran, dissotterreranno e rimuoveranno tutta la ‘polvere’ nucleare profondamente sepolta», ha scritto The Donald. Aggiungendo che al tavolo dei negoziati si discuterà di riduzione dei dazi e delle sanzioni.

I combattimenti possono riprendere in qualsiasi momento
Insomma la tregua è appesa a un filo. Gli Usa hanno messo in chiaro di essere pronti a riprendere i combattimenti. «Resteremo nei paraggi per assicurarci che l’Iran rispetti gli accordi… siamo pronti a ripartire in qualsiasi momento», ha confermato Hegseth.
«Abbiamo il dito sul grilletto, pronti a rispondere a qualsiasi attacco con maggiore forza», hanno ribattuto i pasdaran. Non proprio basi solide da cui partire per un negoziato. Anche perché alcuni ‘dettagli’ non sono proprio stati toccati: i fondi per la ricostruzione dell’Iran, l’eliminazione del programma nucleare e la fine della guerra tra Israele e Hezbollah.

































