Trump afferma che la guerra in Iran «potrebbe finire in tre settimane» e rispolvera l’addio alla Nato

Donald Trump ha affermato dallo Studio Ovale che gli Stati Uniti porranno fine agli attacchi contro l’Iran «entro due o tre settimane», aggiungendo che Teheran non dovrà accettare un accordo come condizione per la fine della guerra. «È irrilevante. Quando riterremo che siano stati riportati indietro di molto, quasi all’età della pietra, e che non saranno più in grado di sviluppare un’arma nucleare, allora ce ne andremo», ha detto il presidente Usa, che in precedenza su Truth si era scagliato contro gli alleati europei «come il Regno Unito», che non possono rifornirsi di carburante per aerei a causa delle restrizioni imposte dallo Stretto di Hormuz: «Dovrebbero farsi coraggio, andare e prenderselo». La Casa Bianca ha poi annunciato che Trump terrà un discorso alla nazione alle 21 di mercoledì primo aprile (le 3 in Italia) «per fornire un importante aggiornamento sull’Iran», come ha spiegato la portavoce Karoline Leavitt.

Trump: «Sto valutando seriamente l’uscita degli Usa dalla Nato»

Intervistato dal Telegraph, Trump ha inoltre affermato che in questo momento sta «valutando seriamente», definita l’uscita degli Stati Uniti dalla Nato, definita «una tigre di carta», cosa che «sa anche Vladimir Putin». L’addio all’Alleanza atlantica, ha affermato, potrebbe arrivare dopo al fine della guerra in Medio Oriente. Evidenziando rapporti tesi con Keir Starmer, il tycoon ha poi detto che il Regno Unito non possiede una marina militare: «Siete troppo vecchi e avete portaerei che non funzionano», ha dichiarato riferendosi allo stato della flotta di navi da guerra britanniche.

Il legale dei Caroccia: «Delmastro l’unico che ha teso una mano»

L’avvocato difensore di Miriam Caroccia e Mauro Caroccia, indagati per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, ha dichiarato che «Andrea Delmastro andava alla Bisteccheria d’Italia (ndr il ristorante gestito dalla società Le 5 forchette di cui l’ex sottosegretario di Fdi era socio, sotto indagine perché sospettata di aver riciclato soldi del clan Senese) a mangiare con gli uomini della sua scorta, era un cliente ed è stato l’unico a tendere una mano a Mauro Caroccia a cui nel 2019 era stato bruciato il locale». «Nonostante abbia chiesto aiuto a tutti», ha aggiunto il legale, «è stato abbandonato e ha subito ulteriori aggressioni. Caroccia è vittima della criminalità organizzata».

L’avvocato: «I soldi sono stati messi da Delmastro»

Il difensore ha inoltre annunciato di voler chiedere ai magistrati «di dirci dove stanno i flussi di denaro della famiglia Senese perché, se ci fossero stati, credo che il mio assistito non sarebbe stato in questa condizione, lui non riusciva a portare da mangiare ai figli». E ancora: «L’apertura della società Le 5 forchette con la figlia Miriam è stata una scelta per sentirsi più tranquillo. Una parte della criminalità che lo vessava si è allontanata perché vedeva Delmastro frequentare il locale con la scorta, auto dello Stato. Pensava di cambiare vita. Diremo ai magistrati che non c’è un centesimo della criminalità organizzata ne Le 5 forchette, non c’entra nulla la famiglia Caroccia, non c’entra nulla la famiglia Senese. I soldi sono stati messi da Delmastro, questo lo chiariremo perché è tutto tracciato».

Il taglio delle accise sui carburanti sarà prorogato fino al 30 aprile

Tommaso Foti, ministro degli Affari europei e il Pnrr, ha confermato che la proroga del taglio delle accise sui carburanti, in scadenza il 7 aprile, è imminente. «Lo faremo in settimana, tra pochi giorni», ha detto Foti a Sky Tg24, parlando della misura attesa con urgenza da milioni di cittadini e operatori economici, vista l’impennata dei prezzi causata dalla guerra contro l’Iran, che ha spinto al rialzo le quotazioni del petrolio.

Il nuovo decreto è atteso in Cdm il 3 aprile

La proroga della misura, introdotta con il Dl Carburanti varato dal governo il 18 marzo e valido per 20 giorni, avverrà tramite un decreto legge, che renderà effettivo dall’8 aprile lo sconto da 24,4 centesimi al litro sulle accise di benzina e gasolio. Troppo macchinosa l’ipotesi di un emendamento al dl Carburanti in esame in Senato, in quanto la modifica sarebbe stata soggetta ai tempi della conversione. Il nuovo decreto è atteso in Consiglio dei ministri venerdì 3 aprile ed è destinato ad allungare il taglio per altri 23 giorni, dunque fino al 30 aprile.

Bonifici bloccati dal 2 al 6 aprile: cosa cambia e le alternative disponibili

Dal 2 al 6 aprile 2026, i bonifici bancari ordinari (quelli che solitamente impiegano una o due giornate lavorative per essere incassati dal beneficiario) saranno “bloccati“. In questo lasso di tempo, infatti, il sistema che gestisce i pagamenti tra le banche europee, la piattaforma dell’eurosistema Target2, si fermerà per le festività di Pasqua che, come da calendario pubblicato dalla Bce, comprendono anche il venerdì santo. Questo implica che tutti i bonifici ordinari saranno messi in coda a partire dalle 18 di giovedì 2 aprile e partiranno quando riprenderà il funzionamento, cioè dalla mattina del 7 aprile. La lunga pausa potrebbe influenzare i tempi di accredito degli stipendi e in alcuni casi delle pensioni.

Le alternative

Va specificato che Target2 gestisce lo scambio di denaro per quanto riguarda i bonfici ordinari. Dunque, i giroconti e i bonifici istantanei (che vengono gestiti da un’altra piattaforma, ovvero Tips) non subiranno alcuna interruzione e potranno essere utilizzati normalmente per trasferire i soldi. Trattandosi di un blocco legato alla chiusura per festività, non c’è alcun rischio che il denaro bonificato in prossimità dello stop venga perso o respinto al mittente. Arriverà sul conto corrente del destinatario a partire da martedì 7.

La disfatta dell’Italia diventa un caso politico

L’Italia non parteciperà per la terza volta di fila alla Coppa del Mondo di calcio. Un dramma sportivo, diventato però un’abitudine per gli Azzurri. Dopo Svezia e Macedonia del Nord, ieri sera siamo stati sbattuti fuori dai Mondiali dalla Bosnia, che ha prevalso ai rigori. A Zenica in panchina c’era Rino Gattuso, mentre milioni di allenatori hanno seguito la partita in tv: l’eliminazione dell’Italia è diventata rapidamente (anche) un caso politico.

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Esposito sbaglia il rigore: la Russa se la prende col «presuntuoso» Bonucci

Questo il commento su X di Ignazio La Russa, presidente del Senato: «Non andiamo ai mondiali. Abbiamo tifato, abbiamo sperato, abbiamo inveito contro un paio di decisioni arbitrali discutibili, ci siamo persino stupiti che incredibilmente abbiano mandato il più giovane a tirare il PRIMO rigore (lo ha deciso Gattuso o forse un Bonucci presuntuoso?). Ma a ripensarci bene, in cuor nostro lo temevamo o meglio lo sapevamo. Ridire adesso come la pensiamo – e non da oggi – sarebbe inutile più che ingeneroso. Ma a tutto c’è un limite». Da interista, insomma, La Russa condanna la scelta di affidare a Pio Esposito il primo tiro dal dischetto, “scagionando” l’attaccante nerazzurro (che lo ha sbagliato) e scagliandosi contro l’ex juventino Bonucci. Quel «ridire adesso come la pensiamo sarebbe inutile» lascia invece intravedere una critica all’eccessiva presenza di calciatori stranieri nelle squadre italiane, anche a livello giovanile.

Salvini parla di «vergogna inaccettabile» e invoca le dimissioni di Gravina

«Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina», ha scritto Matteo Salvini chiedendo un passo indietro da parte del presidente della Figc, che essendo in sella dal 2018 ha già due mancati Mondiali nel curriculum.

La Lega è allineata al pensiero del suo segretario: «Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina».

Mollicone (FdI): «Chiederò un’audizione a Gravina in Parlamento»

La Russa non ha chiesto le dimissioni di Gravina, ma altri esponenti di Fratelli d’Italia sì. Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura Istruzione e Sport della Camera, ha annunciato che, «dati i poteri di vigilanza del Parlamento», chiederà un’audizione del presidente della Figc «per capire i motivi di una simile disfatta». Così su X Galeazzo Bignami, capogruppo meloniano alla Camera: «Dopo l’ennesimo fallimento della nazionale di calcio italiana, il Presidente della Figc Gabriele Gravina deve semplicemente dimettersi. Il calcio italiano va rifondato e le sue dimissioni sono imprescindibili».

Ronzulli: «L’Italia del calcio merita di meglio rispetto a Gravina»

Tra i partiti di governo manca solo Forza Italia. Ecco il post social della senatrice azzurra Licia Ronzulli: «Per la terza volta l’Italia ESCLUSA dai Mondiali. Nonostante la grinta degli azzurri e un grande capitano come Gattuso. E così, in totale, saranno 16 gli anni fuori dal torneo più importante del mondo. Una vergogna nazionale senza precedenti. Il Sistema Calcio è da azzerare, i vertici della figc dovrebbero avere la decenza di farsi da parte. GRAVINA, DOPO QUESTO DISASTRO HAI SOLO UNA COSA DA FARE: DIMISSIONI IMMEDIATE! Basta. L’Italia del calcio merita di meglio».

Gli Emirati sarebbero pronti a scendere in campo per forzare Hormuz

Gli Emirati Arabi Uniti si starebbero preparando ad aiutare gli Usa e altri alleati ad aprire con la forza lo Stretto di Hormuz. Lo scrive il Wall Street Journal citando alcuni funzionari arabi, i quali hanno riferito che il Paese ha avviato un’iniziativa per persuadere gli Stati Uniti e altri Stati ad aprire la via navigabile con ogni mezzo necessario, esortando a formare una coalizione per forzare l’apertura dello stretto. La mossa renderebbe gli Emirati il primo Stato del Golfo persico a diventare parte combattente, dopo essere stato colpito dagli attacchi iraniani. Secondo il quotidiano americano, starebbe esercitando pressioni sul Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite affinché adotti una risoluzione che autorizzi tale azione.

Trump: «La guerra finirà in due-tre settimane»

Intanto Donald Trump è tornato a parlare della fine della guerra, dicendo di ritenere che l’operazione militare in Iran finirà «in due-tre settimane». «Finiremo il lavoro», ha detto il presidente americano che dal 28 febbraio ha spostato più volte la data di fine del conflitto. «Quando lascerò l’Iran i prezzi della benzina caleranno. Lo farò molto presto. La benzina sale ma l’Iran non ha l’arma nucleare. L’Iran vuole l’accordo più di quanto lo vogliano gli Stati Uniti». Le sue parole hanno fatto aprire le Borse europee in netto rialzo e fatto calare il prezzo del petrolio e del gas.

Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni

Notizie dall’estero: c’è ancora chi si stupisce delle disfatte del calcio italiano. Pochi secondi dopo l’esito del campo che condannava ancora una volta all’eliminazione, è giunta sul telefono mobile una notifica di Noticias ao minuto, sito d’informazione portoghese. Titolo: «Inacreditável: Italia falha apuramento ao Mundial pela terceira vez!». Perché sì, all’estero continuano a pensare che l’Italia sia ancora una grande potenza calcistica. Quella dei quattro Mondiali vinti. Un’immagine a cui, dentro i nostri confini, non crede più nessuno e da molto tempo. Da almeno un ventennio, cioè giusto da quel 2006 in cui la nazionale azzurra vinceva in Germania il suo ultimo Mondiale. Da allora si sono susseguite non soltanto tre mancate partecipazioni, ma anche due rapide eliminazioni al primo turno della fase finale (Sudafrica 2010 e Brasile 2014). Abbiamo compiuto il nostro ventennio dell’Irrilevanza. E la cosa peggiore è che potrebbe non essere finita qui.

Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni
Il rigore di Bryan Cristante (Ansa).

Gravina, Gattuso… c’è qualcuno che se ne va?

Se si va in cerca delle colpe, non c’è che l’imbarazzo della scelta. La presidenza federale, certo. Gabriele Gravina è il primo presidente nella storia della Figc che resiste a due eliminazioni consecutive. Nella conferenza stampa post-partita in Bosnia ha affermato che ogni valutazione sulla sua permanenza a capo della Federcalcio va rimessa al Consiglio federale.

Accanto a lui, il commissario tecnico Rino Gattuso ribadiva che non era il momento di parlare del suo destino. Inevitabile tornare con la memoria proprio all’ultima presenza azzurra in una fase finale: Brasile 2014, conferenza stampa post Italia-Uruguay. Con l’eliminazione dal girone appena sancita, il presidente federale Giancarlo Abete e il commissario tecnico Cesare Prandelli annunciarono dimissioni irrevocabili. Uno accanto all’altro, senza fare una piega. Sembra un’altra era geologica. Invece sono passati esattamente quei 12 anni di assenza che tanto dovrebbero traumatizzare i pargoli italici «che non hanno mai visto la nostra Nazionale ai Mondiali».

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Cesare Prandelli e Giancarlo Abete dopo l’eliminazione dell’Italia dal Mondiale in Brasile, 24 giugno 2014 (Ansa).

Quello del calcio italiano è uno sfascio di sistema

Ma detto delle dimissioni che non arrivano dal vertice federale, bisogna essere lucidi fino in fondo e dire che non può essere colpa soltanto della federazione e della sua leadership: perché quello del calcio italiano è uno sfascio di sistema. Una crisi di profonde radici che chiama in causa tutte le leghe, che confezionano campionati mediocri ma soprattutto non riescono a governare il movimento senza andare oltre la mediazione fra associati famelici e litigiosi. In tali condizioni è impossibile procedere alla riforma dei campionati, col dimagrimento della Lega Pro e la riduzione della Serie A a 18 squadre (o altrimenti, e forse meglio, col ritorno alle quattro retrocessioni mantenendo le 20 squadre). L’effetto è avere tornei di qualità tecnica scadente, col formarsi di una vasta zona grigia di società che tirano a campare sapendo che basta poco per mantenere la categoria.

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Gli azzurri durante i rigori contro la Bosnia Erzegovina (Ansa).

I club sono incapaci di formare talenti

E poi ci sono i club, incapaci di formare il talento e sempre più propensi a battere la scorciatoia del reclutamento all’estero. Tema a proposito del quale va detta una cosa con chiarezza: il problema non sono i troppi stranieri, ma i troppi stranieri di bassa levatura. Che vanno a sommarsi ai pochi italiani mediocri e sopravvalutati. In fondo, basta guardarsi intorno e farsi le domande giuste: 1) quanti sono i calciatori stranieri del nostro campionato che potrebbero interessare ai club dell’élite europea? 2) Quanti sono i calciatori italiani che giocano nei club dell’élite europea? Sono interrogativi che vengono accuratamente elusi. Sicché si prosegue a guardarsi l’ombelico, a battezzare come giovani fenomeni gente che poi, quando conta, tira rigori in modo indecente, e a riempire le squadre Primavera di mezze figure con passaporto estero.

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L’espulsione di Alessandro Bastoni (foto Ansa).

Il calcio è il parente debosciato che però non si può abbandonare

Se vi aspettate che la riforma del calcio venga dal mondo del calcio medesimo, allora preparatevi a un altro ventennio di mortificazioni. Bisognerebbe commissariare a ogni livello. Ma chi dovrebbe farlo? E intanto il resto dello sport italiano scoppia di salute. Un perfetto contrappasso. Una volta il calcio era lo sport leader del Paese. Adesso è il parente debosciato che ha dissipato anche ciò che non possedeva. In condizioni normali, quel parente lo si rinchiuderebbe lontano alla vista e gli si lascerebbe placidamente completare il processo di degenerazione. Ma col calcio italiano fare questo non si può. Dobbiamo infliggerci la spettacolare esibizione di uno sfacelo. E ce lo siamo anche meritato.