Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta di risarcimento che Andrea Giambruno aveva presentato alCorriere della Sera, al Fatto Quotidianoe il Manifesto, condannando il giornalista ed ex compagno della premier Giorgia Meloni a pagare le spese legali ai tre quotidiani.
Andrea Giambruno (Imagoeconomica).
La decisione del Tribunale di Roma
Giambruno aveva intentato causa ai tre giornali dopo una serie di articoli sulla nota vicenda dei fuori onda compromettenti diffusi a ottobre 2023 da Striscia La Notizia, che avevano portato Giambruno a lasciare la conduzione di Diario del giorno su Rete 4 e Meloni a ufficializzare (via social) la fine della loro decennale relazione. Per la giudice di Roma, i fuori onda costituiscono però un fatto di «oggettiva gravità», che è «legittimamente criticabile», sia «per il ruolo pubblico» ricoperto da Giambruno che «per il linguaggio e le allusioni utilizzate». L’articolo firmato da Alessandra Pigliaru sul manifesto, pertanto, è stato considerato un libero esercizio di critica per il suo «taglio chiaramente politico culturale, con una forte impronta femminista e simbolica».
É morto a 87 anni Fabio Roversi Monaco, giurista e professore emerito di Diritto amministrativo dell’Università di Bologna. Dal 1985 al 2000 è stato magnifico rettore dell’Alma Mater, contribuendo in modo decisivo al suo sviluppo internazionale attraverso diverse iniziative, tra cui la Magna Charta Universitatum firmata da oltre 400 Rettori (1988) e il Bologna Process, che ha trovato compimento nella partecipazione di 29 ministri dell’Istruzione europei, riunitisi a Bologna nel 1999 per la comparabilità qualitativa dei titoli di istruzione dei vari Paesi e la libera circolazione di studenti e laureati europei. Gli incontri hanno portato alla redazione della Bologna Declaration, sottoscritta da 29 Paesi Europei.
Oltre 20 università gli hanno conferito la laurea honoris causa
Presidente della Fondazione Cassa di risparmio in Bologna dal 2000 al 2013, è stato anche amministratore delegato dell’Istituto Giovanni Treccani per l’Enciclopedia italiana dal 2001 al 2003. Oltre alla laurea ad honorem in Medicina e chirurgia dell’Alma Mater, a Roversi Monaco è stata conferita la laurea honoris causa da oltre 20 università. Il professore è inoltre stato insignito, tra gli altri, dei titoli di Cavaliere di Gran croce della Repubblica italiana e di Cavaliere della Lègion d’honneur dal presidente della Repubblica francese.
Molari: «Una delle figure più autorevoli e rappresentative»
«Con la scomparsa di Fabio Roversi Monaco», ha dichiarato l’attuale rettore di Unibo Giovanni Molari, «l’Università di Bologna perde una delle sue figure più autorevoli e rappresentative. Nel corso del suo lungo rettorato, ha saputo guidare l’ateneo con visione, determinazione e profondo senso delle istituzioni, contribuendo in modo decisivo al suo sviluppo internazionale. A nome di tutta la comunità universitaria, esprimo il più sentito cordoglio alla famiglia e la nostra riconoscenza per l’eredità culturale e istituzionale che lascia».
Durante un incontro a porte chiuse con alcuni oligarchi russi, Vladimir Putin ha proposto loro di contribuire al sempre più esiguo bilancio della Difesa per poter proseguire l’invasione dell’Ucraina. Lo riporta The Bell, citando fonti informate. Nel corso dell’incontro, andato in scena al Cremlino, Putin ha assicurato che Mosca intende continuare il conflitto fino a quanto l’esercito russo non prenderà il controllo delle aree della regione orientale ucraina del Donbass non ancora occupate.
Vladimir Putin (Imagoeconomica).
Kerimov ha promesso di contribuire con un miliardo di euro
Alcuni oligarchi hanno risposto alla richiesta di Putin direttamente durante l’incontro. Secondo una fonte di The Bell Suleiman Kerimov, uno degli uomini d’affari (e politici) più ricchi della Federazione Russa, ha promesso di contribuire con 100 miliardi di rubli (circa un miliardo di euro). Almeno un altro importante magnate presente all’incontro ha appoggiato l’idea, pur non rivelando l’ammontare del suo contributo. L’idea di «dare una scossa al mondo degli affari in questo momento difficile per il Paese» sarebbe partita da Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, che l’avrebbe illustrata in una lettera a Putin il giorno precedente. La missiva proponeva l’emissione di obbligazioni militari come meccanismo per raccogliere fondi.
Sarà il magistrato in pensione Antonio Mura il nuovo capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio dopo le dimissioni di Giusi Bartolozzi. Quest’ultima, com’è noto, ha fatto un passo indietro dopo le polemiche per le sue frasi sulla magistratura come «plotone d’esecuzione», una volta certificata la sconfitta del centrodestra al referendum.
Carlo Nordio e Giusi Bartolozzi (Imagoeconomica).
Chi è Antonio Mura
Il 72enne Mura, che era già consigliere giuridico di Nordio, diventa così il braccio destro operativo del Guardasigilli. Originario di Sassari, vanta una lunga esperienza nella carriera requirente. Ma ha anche esperienza come giudice. Nel corso dei decenni ha lavorato come sostituto procuratore della Repubblica a Livorno e poi come giudice in Corte d’Assise a Firenze. È stato inoltre componente del Consiglio superiore della magistratura. Successivamente ha ricoperto l’incarico di sostituto procuratore generale in Corte di Cassazione. Il via Arenula ha guidato diversi dipartimenti: giustizia minorile, organizzazione giudiziaria, affari di giustizia. La sua nomina verrà formalizzata nei prossimi giorni.
Il presidente americano Donald Trump ha esteso di 10 giorni la sospensione degli attacchi contro il settore energetico iraniano, fino alle 20.00 del 6 aprile 2026, ora di Washington. «Su richiesta del governo iraniano, la presente dichiarazione serve a comunicare che sospendo il periodo di distruzione degli impianti energetici per 10 giorni, fino a lunedì 6 aprile 2026, alle ore 20.00 (ora della Costa Orientale). I colloqui sono in corso e, nonostante le erronee dichiarazioni contrarie diffuse dai media delle Fake News e da altri soggetti, stanno procedendo molto bene», ha scritto il tycoon in un post su Truth.
È nella sconfitta, bruciante, netta, come quella patita dal centrodestra sul referendum, che si disegnano con più nettezza contorni, identità e anomalie. Come quella che incarna Forza Italia fin dai suoi inizi, la discesa in campo di Silvio Berlusconi che dette il fragoroso abbrivio alla Seconda Repubblica. Dal giugno del 2023 il Cav non c’è più, se non come culto della sua memoria e nome ancora inciso nel simbolo del partito che fondò, mentre l’eredità politica ed economica (Forza Italia non starebbe in piedi senza il sostegno del casato di Arcore) è passata dal padre alla figlia.
Silvio Berlusconi alla scrivania mentre firma il contratto con gli italiani a Porta a Porta nel 2018 (Ansa).
Fuori Gasparri, dentro Craxi grazie a Lotito: un rinnovamento da boomer
Marina, che per sua stessa ammissione non possiede il carisma del genitore, ha però i soldi per poter determinarne i destini. Teorica di un rinnovamento dei vertici azzurri finora relegato più alle intenzioni che ai fatti, ora ha rotto gli indugi tagliando una testa pesante, quella di Maurizio Gasparri, e sostituendola con una dal cognome ingombrante, Stefania Craxi.
Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).
Un salto generazionale? Difficile farlo passare così, visto che la primogenita di Bettino ha 65 anni e il buon Gasparri 69. Diciamo allora che è un primo scossone al vetusto albero da cui dovrebbe cadere, prima o poi, la testa di Antonio Tajani. Si aggiunga, per dovere di cronaca, che il golpe non avviene per mano di un baldanzoso giovane di Forza Italia, ma via Claudio Lotito, anni 68, ovvero quasi coetaneo del decollato. Un affare tra boomer, insomma, di cui le successive generazioni fanno da spettatori. Si direbbe, dunque, che Forza Italia non è un partito per giovani, che tornano buoni un paio di volte all’anno quando si tratta di blandirne le bellicose quanto velleitarie idealità. Perciò, nel momento in cui Marina B decide che Gasparri incarna il vecchio che non avanza e decide di sostituirlo con Stefania C, fa un’operazione che riguarda meramente la catena di comando. Non è questione di idee, di rinnovamento, di presa d’atto che lo statuto identitario creato dal padre abbisogna di un robusto maquillage, se non di una completa rifondazione.
Antonio Tajani (Imagoeconomica).
La gestione del partito ridotta a una questione di organigramma
In Forza Italia spa, sussidiaria del gruppo Fininvest, divisione “consenso elettorale”, il ricambio potremmo sintetizzarlo così: la presidente del consiglio di amministrazione della holding di famiglia convoca idealmente un cda e sposta una risorsa. Gasparri fuori, Craxi dentro. Con la stessa logica con cui si cambia un direttore di rete che non porta abbastanza share. Solo che qui il prodotto non è una delle fiction turche che tanto piacciono dalle parti di Cologno, ma un partito politico che dovrebbe rappresentare qualcosa di meno mercantile. Una visione del mondo, un’idea forte dell’Italia e del suo futuro, degli ideali senza i quali la politica si riduce, come diceva spesso la buonanima di Silvio, a teatrino. Invece sembra essere semplicemente una questione di organigramma.
La torre Mediaset a Cologno Monzese (Ansa).
Con Marina si entra nella gestione successoria senza romanticismi
Il paradosso è antico quanto Arcore, ma ogni tanto torna a manifestarsi con una chiarezza quasi pedagogica. Forza Italia non è mai stata un partito azienda, nel senso in cui lo hanno battezzato fin dalla nascita i commentatori: struttura leggera, leadership indiscussa, la televisione come propellente del consenso che sostituisce circoli e sezioni sul territorio. È sempre stato qualcosa di più specifico e inquietante: il partito dell’azienda. Come se la Fiat avesse fondato “Avanti Agnelli” e l’avesse tenuto in portafoglio accanto alle allora esistenti fabbriche di automobili o camion. Berlusconi, padre nobile e nume tutelare, possedeva oltre al pingue portafoglio, il genio ambiguo del fondatore. La sua figura si sovrapponeva in tutto e per tutto a quella del suo prodotto politico, compreso il conflitto d’interessi sempiternamente incarnato e irrisolto. Con Marina si è entrati invece nella fase della gestione successoria, che per definizione è sempre meno romantica dell’epopea fondativa.
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
I berluscones sono politici o dipendenti?
E qui si apre la vera domanda, quella che nessuno nel centrodestra ha il coraggio di formulare ad alta voce: come fanno gli azzurri intellettualmente seri e dotati di fervida ispirazione politica a sopportarlo? Perché Forza Italia non è un partito di soli yes-men e portaborse. Ci sono giuristi, economisti, europarlamentari con curriculum rispettabili, persone che hanno letto qualcosa oltre ai comunicati stampa. Eppure restano, accettando che la loro carriera dipenda non da un congresso, un programma o una spiccata corrente di pensiero, ma dall’umore dinastico che spira nei corridoi milanesi di via Paleocapa. Sono politici o sono dipendenti? La risposta, a guardare come funziona il meccanismo, è imbarazzante. Ogni nomina che passa per il filtro di Marina per forza di cose trasforma un rappresentante eletto in qualcosa che somiglia più a un dirigente che aspetta la valutazione di merito. Con la differenza che nelle aziende normali il dirigente può dimettersi e cercarsi un altro lavoro. Il politico di Forza Italia, se esce, sparisce. Oppure tenta altrove un difficile riciclo. I casi recenti di Gelmini e Carfagna sono lì a dimostrarlo.
Un evento di Forza Italia (Imagoeconomica).
Gli eredi di B applicano il manuale del capitalismo familiare alla democrazia
La grande anomalia italiana, che non ha equivalenti nelle democrazie mature se non nell’odierna America trumpiana, è che tutto questo viene accettato come normale. Che nessuno trovi scandaloso che un partito con rappresentanza parlamentare e ministri in carica sia gestito come un asset familiare trasmissibile per linea diretta. Mediolanum, Mediaset, Mondadori, Forza Italia. Portafoglio diversificato, rischio distribuito e governance rigorosamente accentrata. Insomma, il manuale del capitalismo familiare applicato alla democrazia rappresentativa.
Anche nel 2025 Autostrade per l’Italia è nella A List di Cdp, posizione che aveva raggiunto già nel 2024. Un traguardo che la pone nel top 4 per cento tra le oltre 22 mila aziende partecipanti, e che riconosce la strategia ambiziosa sviluppata da Aspi sulla mitigazione e sull’adattamento climatico. Cdp è una non profit internazionale che fornisce a imprese, autorità locali, governi e investitori un sistema globale di misurazione e rendicontazione ambientale.
L’impegno di Aspi per la decarbonizzazione e la transizione climatica
Per il Gruppo alcune delle principali tappe di questo percorso, riconosciuto negli anni da Cp, includono la certificazione da parte dell’ente Sbti (Science based targets) degli obiettivi di decarbonizzazione volti al raggiungimento dello status Net Zero al 2050, e la pubblicazione nel 2024 del Climate transition plan, un documento strategico che delinea la strategia del Gruppo sul tema della gestione del rischio climatico, definendo strategie, obiettivi e azioni concrete per ridurre le emissioni climalteranti e adattare le infrastrutture ai fenomeni climatici estremi.
A Parigi riunite 300 realtà che si sono distinte nella trasparenza ambientale
Nell’ambito delle celebrazioni per il 25esimo anniversario dell’organizzazione, si è tenuta a Parigi la cerimonia per i Cdp Europe Awards, uno degli eventi di riferimento in Europa sulla disclosure ambientale, che ha riunito circa 300 rappresentanti di aziende, città e decisori pubblici che si sono distinti nella trasparenza ambientale e nella qualità e completezza nella rendicontazione. Duplice l’obiettivo: riconoscere le organizzazioni più avanzate nella rendicontazione ambientale, e stimolare un miglioramento degli standard di trasparenza e azione climatica tra imprese e amministrazioni pubbliche.
Botteon: «Premiata la coerenza e la determinazione del Gruppo»
«Essere presenti nella A-List di Cdp dimostra come la gestione dei rischi climatici e la rendicontazione ambientale rispondano ai più alti standard globali», ha detto Elena Botteon, head of Sustainability di Autostrade per l’Italia, intervenuta sul palco a ritirare il premio di Cdp. «È un risultato che premia la coerenza e la determinazione con cui il Gruppo Autostrade ha integrato la sostenibilità nel proprio modello di business. Partecipare a un evento di questo rilievo, confrontandoci con le più avanzate realtà europee, è per noi un’opportunità di scambio estremamente utile. Continueremo a lavorare con responsabilità e trasparenza per essere parte del cambiamento, consapevoli che la crisi climatica esige azioni immediate e misurabili».