Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai

C’è un piano che si aggira tra le stanze di Via Asiago, fin su agli studi di Saxa Rubra per arrivare alla nuova sede di via Alessandro Severo, ma che in questi giorni arriva addirittura a Sanremo, dove è iniziato un soporifero Festival (che ha già fallito alla prova degli ascolti). Alcuni sussurri raccontano di un amministratore delegato, Giampaolo Rossi, che si sarebbe stufato di guidare la Rai, un’azienda praticamente irriformabile, completamente bloccata da un sindacato fortissimo che mette bocca su tutto e sempre sotto l’occhio vigile della politica, che non perde occasione per occuparsi di televisione. Un’azienda dove qualsiasi polemica, anche piccola, diventa un affare di Stato. E così Rossi, che qualcuno chiama “il guru” e qualcun altro “il profeta”, si sarebbe stancato. Ne avrebbe addirittura parlato con Giorgia Meloni, che l’ha ascoltato annuendo in silenzio, perché la premier, come tradizione della vecchia destra, non ama chi si sfila dalla lotta. E soprattutto ama chi le risolve i problemi, non chi gliene porta di nuovi.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
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Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai

Comunque, il piano di cui si narra è il seguente. Dopo mesi di stallo, in parlamento si è notata un’accelerazione di Fratelli d’Italia sulla legge di riforma della Rai, con il testo base adottato dalla maggioranza che arriverà nell’aula del Senato tra il 3 e il 5 marzo e dove sono anche pronti gli emendamenti presentati dall’opposizione. Radio Transatlantico spiega che questo improvviso sprint, dopo mesi di melina, è dovuto alla volontà di approvare la riforma della tivù pubblica – così come chiesto dall’Europa tramite il Media Freedom Act – entro l’estate.

Con una nuova legge per la governance, il cda dovrebbe dimettersi

Per quale motivo? Non certo per fare un piacere a Bruxelles o ai partiti di opposizione, che da mesi denunciano il pericolo che possa scattare un meccanismo d’infrazione dell’Unione europea verso l’Italia. Ma perché, con la riforma approvata, a quel punto l’attuale vertice sarebbe in pratica esautorato: non c’è nessun obbligo alle dimissioni, ma di fatto all’intero consiglio di amministrazione, di fronte a una nuova legge per la governance, si chiederebbe il beau geste del passo indietro.

Il timone della Rai in mano alla destra durante importanti tornate elettorali

A quel punto, magari in autunno, il parlamento eleggerebbe con la nuova norma un altro vertice Rai che, nonostante i paletti imposti dai regolamenti europei, sarebbe comunque espressione della maggioranza, quindi del centrodestra. Un vertice Rai che durerebbe cinque anni e non gli attuali tre, e quindi sarebbe alla guida della televisione pubblica sia durante le elezioni politiche del 2027 sia quando ci sarà da eleggere il nuovo capo dello Stato nel 2029, per non parlare di tutte le altre tornate amministrative, tra cui l’importante voto per Milano.

Fazzolari, Filini e la mossa del cavallo nelle stanze di Via della Scrofa

Insomma, il governo Meloni farebbe un passo indietro, facendo dimettere Rossi e il cda un anno prima della scadenza, per farne cinque in avanti, visto che poi la nuova governance durerà fino al 2031. Mica male. Una vera mossa del cavallo, partorita nelle stanze di Via della Scrofa, di cui sono stati informati Giovanbattista Fazzolari e il suo fedelissimo con delega alla tivù, Francesco Filini.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai

Il bivio di Chiocci: Palazzo Chigi o il vertice della tivù pubblica

Addirittura si vocifera che il nome a cui i Fratelli puntano come futuro ad sia quello di Gian Marco Chiocci, attuale direttore del Tg1 e fedelissimo di Giorgia. «Ma non doveva lasciare il Tg1 per andare a rinforzare la comunicazione di Palazzo Chigi?», è la domanda che sorge spontanea. Sì, ma non è detto. Per lui si sta aprendo anche questa seconda possibilità. Dunque, se Chiocci va a Chigi, per lui si spalancherebbe la strada di una futura candidatura in parlamento. Se invece resta al Tg1, sarà in pole position per guidare l’azienda con il nuovo vertice.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Gian Marco Chiocci (foto Imagoeconomica).

Da risolvere l’impasse sulla commissione di Vigilanza Rai

In più, seguendo questo percorso, si risolverebbero un paio di importanti questioni. Da un lato si verrebbe incontro alla stanchezza di Rossi e al suo desiderio di andare altrove; dall’altra si risolverebbe l’impasse sulla presidenza, sbloccando di conseguenza la paralisi che attanaglia da un anno la commissione di Vigilanza Rai. Chiaramente poi tutto dipenderà dalla nuova legge che uscirà dal parlamento, ma la maggioranza non farà più l’errore di voler imporre un nome alle opposizioni, che è il motivo per cui la Vigilanza è in stallo sul profilo di Simona Agnes.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Simona Agnes e Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

L’exit strategy di Rossi: andare a Rai Cinema al posto di Del Brocco

Alcuni parlamentari negano questo scenario, smentendo il fatto che Rossi voglia lasciare. «Non è vero, lui vuole andare fino in fondo, gli piace assai quello che fa», assicurano. Altri però confermano: anzi spiegano che addirittura l’ad abbia in mente una precisa exit strategy per lasciare il timone ma non l’azienda, che consisterebbe nel prendere le redini di una casella che gli sta molto a cuore, cioè Rai Cinema, dove ad aprile scade l’ennesimo mandato di Paolo Del Brocco. Il quale punta alla riconferma, ma che invece FdI vuole far sloggiare.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema (foto Imagoeconomica).

Da tempo per quel posto si scalda l’attuale direttore del Day Time, Angelo Mellone, che però in Via della Scrofa considerano inadatto al ruolo. «Lì ci vuole qualcuno con capacità manageriali», ripetono in coro i meloniani che seguono da vicino le vicende di mamma Rai. E quello di Rossi potrebbe corrispondere al giusto identikit.

Rossi, Chiocci e il piano segreto della destra per stringere la presa sulla Rai
Angelo Mellone (foto Imagoeconomica).

Se i meloniani andranno in pressing, allora sarà una prova…

Nelle prossime settimane ne sapremo di più, soprattutto tenendo d’occhio il cammino della riforma in parlamento. Se da Fratelli d’Italia, come sembra, si spingerà per una rapida approvazione, anche aprendo alle richieste dell’opposizione, allora tutte le caselle del mosaico potrebbero andare al loro posto, all’interno dello scenario di cui sopra. Se invece non succederà, si continuerà con l’attuale vertice fino alla scadenza del mandato, nell’ottobre 2027. A quel punto, però, il nuovo management sarà poi eletto dalla prossima maggioranza di governo. Un rischio che in Via della Scrofa si preferirebbe evitare.

Crans-Montana, Berna annuncia aiuti straordinari per feriti e famiglie delle vittime

La Svizzera verserà un contributo di solidarietà di 50 mila franchi (circa 55 mila euro), ai 115 feriti e ai familiari delle vittime del rogo scoppiato a Capodanno nel Le Constellation di Crans-Montana, nel quale hanno perso la vita 41 persone, tra cui sei italiani. La proposta, che è stata presentata dal Consiglio federale – l’organo esecutivo del governo della Confederazione Elvetica – verrà votata dal Parlamento a marzo come misura urgente. L’obiettivo del contributo una tantum è fornire assistenza rapida alle persone colpite, evitando lunghe e complesse procedure giudiziarie: si aggiunge all’aiuto finanziario d’urgenza di 10 mila franchi disposto dal Canton Vallese, dove si trova la località sciistica di Crans-Montana.

Poste italiane porta il co-working del progetto Polis a Sanremo

Poste italiane sbarca a Sanremo, dove martedì 24 febbraio 2026 ha avuto inizio la 76esima edizione del Festival della canzone italiana. Il Gruppo ha aperto un’area per il co-working a disposizione di privati, professionisti e imprese nell’ambito del programma Spazi per l’Italia che mira ad ampliare le opportunità di lavoro condiviso sul territorio. Entro la fine dell’anno saranno 250 i siti di co-working di Poste attivi in tutto il Paese, di cui 80 in Comuni con meno di 15 mila abitanti. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto Polis volto a promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nei piccoli centri. In Liguria, oltre ai co-working già operativi a Sanremo, Genova e La Spezia, sono previste nuove aperture a Imperia, Savona, Alassio e Santa Margherita Ligure.

Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori

C’è un momento esatto in cui capisci di aver perso. Non quando, dopo un rosario di buoni propositi, cedi e accendi la tivù. Ma quando, mezz’ora dopo aver deciso di non farlo, guardi il telefono e Sanremo è già lì: nei tweet, nelle storie, nei titoli, nelle analisi di chi magari sa poco nulla di musica ma conosce alla perfezione l’algoritmo.

Il Festival non ha più bisogno del televisore per colonizzarti

Per evitarlo dovresti spegnere tutto. Smartphone compreso. Un gesto estremo, quasi antisociale: rischio di sindrome da abbandono, vertigine da isolamento, sospetto di essere sparito dal consesso umano. Così, che lo si guardi oppure no, il Festival ineluttabilmente lo si subisce. Questa è la sua vera mutazione antropologica: non ha più bisogno del televisore per colonizzarti. Gli basta un inciampo, una gaffe, un abito azzardato, una lacrima calibrata male, un microfono ammutolito, la stecca di un cantante, e la macchina distributiva entra in funzione.

Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
Sanremo si nutre di indignazione e ti bracca anche se tu lo ignori
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Sanremo è diventato un flusso che si consuma ovunque

Quest’anno la prima serata ha registrato un calo di ascolti. Una volta sarebbe stato un segnale. Oggi è un dettaglio statistico. Lo share misura chi guarda la televisione, non chi consuma Sanremo. E Sanremo ormai si consuma ovunque: nei giornali che lo anticipano e lo commentano, nei podcast che lo smontano, nei talk che lo riciclano. Vive di frammenti, clip, citazioni, polemiche. Non è più un programma, è un flusso.

Quello che una volta era solo spettacolo è diventato un organismo dotato di metabolismo autonomo. Assorbe qualsiasi cosa, critica compresa, e la restituisce sotto forma di contenuto digeribile. Anzi: la critica è il suo concime preferito. Ogni articolo che ne denuncia la sgradevolezza o l’eccesso contribuisce ad accrescerne la centralità. Il Festival prospera nell’indignazione come nel consenso.

Cassa armonica permanente: la notizia è l’eco che viene prodotto fuori

Durante la settimana sanremese la gerarchia dei media si rovescia con docile devozione. I programmi diventano ancelle, i quotidiani glossatori, i siti internet stenografi del rumore digitale. Non raccontano l’evento, lo amplificano. La notizia non è ciò che accade sul palco, ma l’eco che produce fuori. È una cassa armonica permanente.

La contaminazione, da cifra stilistica, è diventata processo industriale. Non più gara canora ma contenitore emotivo, seduta collettiva di autoanalisi generazionale. La canzone è il pretesto necessario, non il centro. Si discute del messaggio, del sottotesto, dell’ospite simbolico, della battuta riuscita o fallita, di Andrea Pucci che magari a sorpresa potrebbe tornare sui suoi passi così da rendere il clima meno soporifero.

Negli anni lo spettacolo è diventato un esame di cittadinanza culturale

La musica resta sullo sfondo, come un dettaglio tecnico, spesso figlia di un destino segnato dalla sua banalità o bruttezza dove cuore, anche nelle sue declinazioni più tragiche o stralunate, fa sempre rima con amore. Negli anni Sanremo è diventato un esame di cittadinanza culturale. Puoi dichiararti immune, puoi ironizzare, puoi perfino disertare. Ma prima o poi ne parli. E nel momento stesso in cui accade – come sto facendo io adesso – lui certifica la sua vittoria. Non è un festival. È una repubblica. E noi siamo suoi elettori permanenti, anche quando disertiamo le urne o votiamo scheda bianca.

Unicredit lancia la seconda edizione di Skills for Transition

Unicredit ha annunciato la seconda edizione di Skills for transition, il programma sociale che fornisce formazione strategica ai giovani – inclusi studenti e persone che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (Neet) – che si prevede saranno impattati dagli effetti della transizione verde. Il percorso dedicato agli studenti, sviluppato in collaborazione con Polimi Graduate school of management – la business school del Politecnico di Milano – offre agli studenti selezionati l’opportunità di partecipare a due percorsi formativi, ovvero un master per neolaureati e un bootcamp di quattro mesi aperto sia a diplomati che a studenti universitari.

Il percorso raddoppia la sua copertura geografica, passando da sei a 12 Paesi

Entrambi i percorsi mirano ad accrescere conoscenze e consapevolezza sulla transizione verde e sul framework Net zero, aiutando gli studenti ad acquisire competenze utili a migliorare le loro prospettive professionali future. I partecipanti avranno inoltre l’opportunità di fare esperienze pratiche con aziende maggiormente esposte alla transizione verde e affrontare i cambiamenti specifici che stanno trasformando settori come manifattura, energia e sviluppo urbano. A seguito del successo della prima edizione, questo percorso raddoppia la sua copertura geografica, passando da sei a 12 Paesi. Ora gli studenti potranno partecipare da Italia, Germania, Austria, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Il programma inizierà a settembre 2026 e le candidature sono già aperte.

Attività anche per i Neet in linea con gli obiettivi Ue

La seconda edizione di Skills for Transition includerà anche un percorso dedicato a persone che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (Neet), in collaborazione con la cooperativa sociale Glocal Factory. Il lancio è previsto in primavera e l’iniziativa contribuirà al raggiungimento dell‘obiettivo Ue di ridurre il numero di Neet al di sotto del 9 per cento entro il 2030. Il percorso sarà aperto a giovani Neet in Italia, Germania, Austria, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia e Romania. L’iniziativa si inserisce pienamente nel costante impegno di Unicredit a favore di una transizione giusta ed equa e nel supporto all’educazione – un elemento chiave per il futuro dell’Europa.

La Russia sta inviando migranti nell’Ue attraverso tunnel segreti

Nell’ambito della sua guerra ibrida contro l’Occidente, la Russia sta inviando migranti in Europa attraverso tunnel sotterranei dalla Bielorussia, progettati da specialisti «con un elevato livello di competenza» reclutati in Medio Oriente. Lo scrive il quotidiano britannico The Telegraph, che ha parlato con funzionari polacchi: difficile stabilire con certezza quali gruppi siano stati coinvolti, ma secondo le fonti di Varsavia le uniche entità con questo tipo di competenza sono Hamas, Jihad Islamica Palestinese, Hezbollah, alcune fazioni curde e l’Isis. Sarebbero decine di migliaia i migranti entrati nell’Unione europea attraverso il confine orientale della Polonia.

Nel corso del 2025 sono stati scoperti in tutto quattro tunnel

A metà dicembre le autorità polacche hanno scoperto uno dei tunnel più grandi, nei pressi del villaggio di Narewka, nella Polonia orientale: lungo circa 60 metri e alto 1,5, è stato usato da almeno 180 migranti, quasi tutti afgani e pachistani, che sono stati poi fermati sul lato polacco della frontiera. Nel corso del 2025 sono stati scoperti in tutto quattro tunnel.

La Bielorussia da tempo sta aiutando la Russia nella sua guerra ibrida

Sotto la guida di Alexander Lukashenko, al potere da oltre 30 anni, la Bielorussia ha svolto un ruolo attivo nei tentativi di Vladimir Putin di destabilizzare l’Occidente attraverso ondate migratorie. E questo ben prima dell’invasione dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022. Per tentare di bloccare il grande numero di migranti fatti arrivare fino al confine polacco, Varsavia aveva una barriera frontaliera lunga 200 chilometri, dotata di telecamere e sensori di movimento.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Alle Olimpiadi invernali l’inno nazionale è risuonato così tante volte, grazie alle vittorie dei nostri atleti, che non ne abbiamo sentito la mancanza all’inaugurazione della kermesse patriottico-canora per eccellenza, il Festival di Sanremo. Anche perché quando è stato eseguito l’ultima volta sul palco dell’Ariston, dalla banda dell’Arma dei Carabinieri, l’8 febbraio 2020, non è che abbia portato tanta fortuna: un mese dopo l’Italia, anziché destarsi, si chiudeva in casa per il lockdown. Un altro inno, però, ci sarebbe stato bene: quello di Garibaldi, «si scopron le tombe, si levano i morti». L’Eroe di Caprera non gode di tanta popolarità nell’Italia meloniana di cui questo Festival è espressione – Peppino era troppo cosmopolita, troppo rivoluzionario, oggi un bel fermo preventivo non glielo toglierebbe nessuno – ma Carlo Conti sembra aver preso alla lettera almeno il suo inno: fin dalle battute iniziali, il suo Sanremo si presenta all’insegna della riesumazione, a cominciare dal defunto Pippo Baudo, evocato in voce ad aprire la prima seduta spiritica, pardon, la prima serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il ricordo di Pippo Baudo e Peppe Vessicchio a Sanremo (Ansa).

Il Sanremo di Conti è il Festival dei Due mondi, l’al di qua e l’aldilà

Sono seguite le evocazioni del maestro Peppe Vessicchio e l’ostensione di alcune reliquie viventi: la 105enne che votò per la prima volta nel referendum del 1946 e si è dichiarata apertamente «di sinistra» con l’impunità che oggi è concessa solo a una centenaria; il vetusto ma arzillo Kabir Bedi, il primo (e, per quanto mi riguarda, unico) Sandokan televisivo; Patty Pravo. Altre commemorazioni si attendono da qui alla finale. Insomma, il Festival dei Due mondi non è più a Spoleto, ma a Sanremo. Solo che i due mondi non sono l’Europa e le Americhe, come per Garibaldi, ma questo mondo e quello di là. Vista l’atmosfera da camera ardente, non stupisce che i look all’Ariston avessero tutti una nota sepolcrale: bianco-ectoplasma, rosa-corona funebre, marrone-cassa di noce, e un gettonatissimo nero, colore che sfina il Vip non ancora sgonfiato dall’Ozempic ed evoca cromaticamente sia la famiglia Addams che la famiglia politica oggi al potere, sintesi perfettamente rappresentata da Laura “Morticia” Pausini nella prima parte della serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Fedez-Masini, l’esorcismo perfetto per la coppia Mahmood e Blanco

Ma il nero totale più significativo era quello indossato da Fedez, che si è esibito in coppia con Masini, anche lui in tenuta da necroforo sbarazzino. Chi era il morto? Il passato di Fedez, probabilmente. Solo tre anni fa era l’uomo che la destra amava odiare, e che amava farsi odiare dalla destra, il mister Ferragnez audace e scostumato che a Sanremo provocava Salvini e baciava sulla bocca Rosa Chemical. Nell’ultimo anno l’abbiamo visto sfarfallare fra gli eventi dei giovani di Forza Italia, dove ha criticato Beppe Sala e Marco Travaglio, e lo yacht dei Santanchè, al fianco di Ignazio La Russa. L’inversione a U ora l’ha riportato sul palco dell’Ariston al fianco di Marco Masini, accreditato fra gli “artisti di destra” e che presumibilmente deve fungere da garante della nigredo politica dell’ex rapper.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Fedez e Marco Masini (Ansa).

La loro presenza sul palco – due maschi vestiti indubitabilmente da maschi, che cantavano un testo cupo e vittimista – sembrava una specie di esorcismo per scacciare da Sanremo il ricordo di una coppia di tutt’altro genere, Mahmood e Blanco, così luminosamente belli, desiderabilmente fluidi e sfacciatamente stilosi, che nel 2022 con Brividi raccontavano il tormento e la malìa di un amore fra uomini, fra umani. Il punto più avanzato raggiunto dalla canzone italiana, prima del ritorno all’ordine. Oltretombale.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Blanco e Mahmood sul palco dell’Ariston nel 2022 (Ansa).

Referendum, il caso dell’incontro per il “no” cancellato dall’Università di Genova

È diventato un caso politico l’annullamento di un incontro sul “no” al referendum sulla giustizia, organizzato dagli studenti di Sinistra universitaria nella sede del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Genova e poi, appunto, cancellato dall’ateneo. Valentina Ghio e Alberto Pandolfo, deputati liguri del Pd, hanno annunciato un’interrogazione alla ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini, parlando di «un atto che rischia di comprimere la libertà di discussione dentro l’ateneo» e di «regole devono valere per tutti». Stefano Balleari, presidente del consiglio regionale ed esponente di Fratelli d’Italia, ha invece applaudito la scelta del rettore Federico Delfino: «L’università è un luogo di confronto, non di propaganda»

Sinistra universitaria: «Grave violazione del diritto degli studenti a esprimersi»

L’incontro si sarebbe dovuto tenere il 2 marzo in via Balbi 5, sede del Dipartimento di Giurisprudenza e del rettorato. Ma è stato annullato perché non avrebbe rispettato il regolamento dell’ateneo, che esclude le iniziative di tipo politico dall’università, e in quanto «non rispettava il contraddittorio», rappresentando la sola posizione del “no”. Da parte sua, Sinistra universitaria – evocando altre iniziative promosse dalla maggioranza – ha denunciato sui social che il dietrofront rappresenta «una grave violazione del diritto di studentesse e studenti a esprimersi».

Referendum, il caso dell’incontro per il “no” cancellato dall’Università di Genova
Federico Delfino (Ansa).

Il nodo della presenza dell’ex ministro Orlando, esponente del Partito democratico

Tra i relatori, oltre a professori dell’Università di Genova e magistrati, ci sarebbe stato anche l’ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ora è consigliere regionale Pd in Liguria. «Ci hanno chiesto spazi per organizzare un dibattito monotematico sul “no”, alla presenza di un esponente politico. I nostri regolamenti ci invitano a tenere un atteggiamento neutro. Quindi ho chiesto agli studenti di Sinistra universitaria di organizzare lo stesso dibattito con gli stessi relatori, ma dando voce anche alle ragioni del “sì”, in modo tale da mantenere questa neutralità», ha spiegato il rettore Delfino. L’organizzazione studentesca ha precisato di aver invitato Orlando non in qualità di esponente del Pd, ma di ex ministro della Giustizia, dunque come tecnico.

Referendum, il caso dell’incontro per il “no” cancellato dall’Università di Genova
Andrea Orlando (Imagoeconomica).

Alcolock in auto: come funziona, chi deve installarlo e quanto costa

Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato l’elenco degli installatori autorizzati e dei modelli di veicoli compatibili con ogni tipo di alcolock, il dispositivo che impedisce l’avvio del motore dell’auto se il tasso alcolemico è superiore a zero, obbligatorio per i conducenti già sanzionati per aver guidato con un tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l. Costoro potranno condurre soltanto veicoli con a bordo tale dispositivo, che farà accendere il motore solo se il livello di alcol risulterà pari a zero. L’obiettivo principale è scoraggiare la guida in stato di ebbrezza e aumentare la sicurezza stradale.

Come funziona l’alcolock e le sanzioni per chi non lo installa

L’alcolock può essere installato su diverse categorie di veicoli adibiti al trasporto sia di persone che di merci e dovrà rispettare gli standard della normativa unionale. Gli installatori autorizzati avranno un ruolo cruciale, dovendo applicare un sigillo speciale per prevenire qualsiasi tentativo di manomissione. In caso di controlli su strada, il conducente dovrà esibire l’originale della dichiarazione di installazione e il certificato di taratura valido del dispositivo. Chi ha l’obbligo di installare il dispositivo e non lo fa, dovrà pagare una multa da 158 a 638 euro e si vedrà la patente nuovamente sospesa, per un periodo da uno a sei mesi. Le pene raddoppiano se si manomette, altera (ad esempio facendo soffiare un’altra persona) o rimuove del tutto il dispositivo. Se una persona che ha l’obbligo di alcolock viene sorpresa nuovamente alla guida in stato di ebbrezza, invece, le sanzioni previste aumentano di un terzo.

Quanto costa

«La spesa stimata per l’installazione dell’alcolock sulle auto è di circa 2 mila euro a vettura, a cui si dovranno aggiungere i costi di taratura periodica prevista dal decreto, di manutenzione, e quella per i boccagli monouso», ha spiegato il presidente di Federcarrozzieri Davide Galli. Un costo elevato che rappresenta solo una delle criticità sollevate sul dispositivo. A questa si aggiunge il fatto che il parco auto italiano è molto anziano, al punto che l’età media delle vetture si attesta a 13 anni. Su molte di esse, particolarmente anziane, sarà tecnicamente impossibile installare l’alcolock. Non tutte le autocarrozzerie, inoltre, seppur in possesso dei requisiti di legge, potranno montarlo, ma solo quelle indicate dal produttore dell’apparecchio e inserite nell’elenco del Mit. Un limite che riduce il numero di operatori abilitati.

Polemiche su Gaza, la direttrice della Berlinale sarà sostituita?

Secondo quanto riportato dalla Bild, il ministro della Cultura tedesco Wolfram Weimar farà sostituire la direttrice artistica della Berlinale, l’americana Tricia Tuttle, dopo le polemiche su Gaza avvenute durante la kermesse. Alla premiazione, come Miglior opera prima, del film Chronicles from Siege dell’attivista palestinese Abdallah Alkhatib, quest’ultimo ha tenuto un discorso contro Israele e contro la Germania sul palco, indossando e sventolando una kefiah. Durante il suo intervento, il ministro dell’Ambiente Schneider ha lasciato la sala in segno di protesta. Secondo Weimer, il problema non è solo lo scandalo dell’antisemitismo, ma anche il fatto che la direttrice Tuttle avesse posato con la troupe cinematografica una settimana prima con una bandiera palestinese e alcune kefiah. «La Berlinale non è il luogo adatto per incitamento, minacce e antisemitismo. L’odio per Israele non deve dilagare lì», sostiene il ministro.

Polemiche su Gaza, la direttrice della Berlinale sarà sostituita?
Tricia Tuttle posa con il cast di Chronicles from Siege (X).

Cos’ha detto Alkhatib? Il discorso integrale

Questa la traduzione del discorso pronunciato dal regista siriano-palestinese: «Mi piacerebbe dire “Grazie, sono felice di essere qui, di ricevere questo premio”. Ma sapete, sono palestinese, quindi devo approfittare di questo momento per parlare della Palestina.
E non sono fortunato come Tricia (Tuttle, direttrice della Berlinale). Quindi devo leggere da un foglio, mi dispiace. Ho subito molte pressioni per partecipare alla Berlinale per un solo motivo: stare qui e dire che i palestinesi saranno liberi. E un giorno avremo un grande festival cinematografico nel cuore di Gaza, nel cuore di altre città palestinesi. Il nostro festival sarà solidale con le persone che vivono sotto assedio, sotto occupazione e sotto dittature in tutto il mondo. Parleremo di politica prima che di cinema. Parleremo di resistenza prima che di arte, di libertà prima che di bellezza e di esseri umani prima che di cultura. Il giorno tanto atteso, questo giorno tanto atteso, sta arrivando. E quando vi chiederanno cosa è successo, rispondete loro che la Palestina ricorda. Ricorderemo tutti coloro che sono stati al nostro fianco e ricorderemo tutti coloro che si sono opposti a noi, al nostro diritto di vivere con dignità, o che hanno scelto il silenzio, che hanno scelto di tacere. Alcuni mi hanno detto che forse dovrei stare attento prima di dire quello che voglio dire ora. Perché sono un rifugiato in Germania, e qui ci sono così tante linee rosse. Ma non mi interessa. Mi interessa il mio popolo, mi interessa la Palestina. Quindi dirò la mia ultima parola al governo tedesco. Siete complici del genocidio di Gaza da parte di Israele. Credo che siate abbastanza intelligenti da riconoscere questa verità. Ma avete scelto di non curarvene. Palestina libera, da ora fino alla fine del mondo».

La quota di Rcs in Mediobanca la prenderà Del Vecchio jr? Le pillole del giorno

«Dopo le fusioni c’è sempre qualcosa che avanza», sussurra un vecchio banchiere. Ultimo caso, quello tra Mps e Mediobanca, con partecipazioni definite “storiche” e che in alcuni casi permettevano di sedere nei consigli “giusti”, quelli per pochi eletti: ci sono dei pacchetti azionari di Italmobiliare dei Pesenti, il 25,4 per cento dello Ieo (Istituto europeo di oncologia) che ha fatto scatenare la guerra finanziaria ancora in corso, qualcosa di Piquadro e soprattutto il 6,55 per cento di Rcs. «Che ci facciamo con questa quota?», si chiede qualcuno dei componenti del board. Domanda condita da una proposta, che magari si concretizzerà davvero: «Forse il migliore acquirente potrebbe essere Leonardo Maria Del Vecchio, il figlio del fondatore di Luxottica che ora si è appassionato di editoria e che va a caccia di giornali. Magari gli interessa pure il Corriere della Sera». LMDV, nonostante la figuraccia da Lilli Gruber, pare volersi pigliare tutto quello che c’è su piazza (forse il problema non è lui, ma il mondo dell’editoria che ne ha bisogno), tanto che ha fondato una società apposta per investire nel settore, dove si è già “pappato” il 30 per cento del Giornale e la maggioranza di Editoriale Nazionale, la società che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN. E aveva fatto anche un’offerta per Repubblica, respinta però nettamente da John Elkann (rifiuto che pare gli abbia provocato qualche tensione di troppo con il fratello Lapo, sceso in campo per perorare la causa dell’amico Leonardo). Insomma, vuoi vedere che se offrono la quota Rcs a LMDV lui la prende? Altrimenti tocca chiedere un posto nel prossimo consiglio di amministrazione di Rcs Media Group. Ipotesi che comunque non è da scartare, visto che lì già ci si trova un big come Carlo Cimbri, il “comandante” di Unipol, incarico che con astuzia mette bene in evidenza nel suo curriculum. Che poi Cimbri è anche presidente dello Ieo, sempre grazie a Unipol. Chiamiamole “coincidenze curiose”. Non resta che attendere.

La quota di Rcs in Mediobanca la prenderà Del Vecchio jr? Le pillole del giorno
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Un’altra poltrona per Bianca Farina

Arriva un’altra poltrona per Maria Bianca Farina, classe 1941, soprannominata “highlander” dai suoi amici più stretti: dopo aver ricoperto incarichi di ogni tipo, uno tra tutti la presidenza di Poste Italiane, per l’85enne manager è pronta la presidenza con compiti non esecutivi del nuovo fondo di garanzia per le polizze vita. È ancora presidente emerito di Ania, l’associazione nazionale tra le imprese assicuratrici.

La quota di Rcs in Mediobanca la prenderà Del Vecchio jr? Le pillole del giorno
Maria Bianca Farina (foto Imagoeconomica).

Una limousine per Bellanova e il marito

Teresa Bellanova: chi la ricorda? Prima sottosegretaria e poi ministra come fedelissima di Matteo Renzi, nel pomeriggio di martedì 25 febbraio è apparsa improvvisamente nel centro storico di Roma: una limousine nera con autista si è fermata davanti alla Galleria Sordi, Bellanova è scesa dal lato del marciapiede e dalla parte opposta il marito, Abdellah El Motassime. Lei elegantissima, guidava la coppia, diretta verso via del Tritone. Bellanova conobbe l’attuale marito all’aeroporto di Casablanca, nel 1989, nel corso di un viaggio in Marocco con la delegazione di Federbraccianti.

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Un mare di incontri tra Berlusconi, Bocchino, Meloni e Veltroni

Pomeriggio di fuoco a Roma per chi si occupa di politica, a causa di una serie di presentazioni di libri. Si comincia a piazza di Pietra, alla Camera di Commercio di Roma, con Berlusconi, il mondo secondo lui di Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos, con la prefazione di Gianni Letta, per rileggere la politica estera del Cavaliere: ovviamente si parlerà dell’attuale titolare della Farnesina, cioè il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, leader di Forza Italia. A discuterne, il direttore del quotidiano Il Messaggero Roberto Napoletano, Maria Latella e molti altri ancora. Seconda tappa in Galleria Sordi, dove Italo Bocchino presenta la sua fatica editoriale dedicata a Giorgia Meloni: protagonisti della serata, il presidente del Senato Ignazio La Russa e la “sister”, ossia Arianna Meloni. E chissà, magari al termine si affaccerà pure la presidente del Consiglio, attraversando la strada, proveniente da Palazzo Chigi. Terza tappa, a Spazio Sette, in via dei Barbieri, a due passi da largo Argentina, con Walter Veltroni, impegnato a presentare il libro di Carlo Verdelli, Il diavolo in tasca. Poi tutti a casa a vedere il Festival di Sanremo.

Giustizia, nuovo scontro tra Gratteri e Nordio sugli organici

Nuovo botta e risposta tra il magistrato Nicola Gratteri e il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Dopo lo scontro sulle correnti del Csm, questa volta la querelle riguarda gli organici. «Bisognerebbe coprire tutti i buchi, tutte le scoperture che ci sono e poi rivedere la geografia giudiziaria. Anziché riaprire i tribunali come ha fatto adesso il ministro, riaprendo Bassano del Grappa, bisognerebbe chiudere i piccoli tribunali perché non funzionano bene», ha detto il procuratore di Napoli a margine dell’inaugurazione dell’anno formativo della Scuola superiore della magistratura a chi gli chiedeva quali fossero gli interventi necessari per migliorare l’amministrazione della giustizia. «Bisogna fare sinergia perché ogni volta che si apre un ufficio giudiziario c’è sempre un procuratore della repubblica con tutta la struttura amministrativa che ne consegue. Bisognerebbe accorpare e fare sinergia, altrimenti saranno sempre più in difficoltà. Se pensa alla proposta di Nordio che ha detto che nella riforma del codice di procedura penale si prevede che un’ordinanza di custodia cautelare venga firmata da tre giudici, voi capite il livello di incompatibilità che si creerà nei piccoli tribunali. Il presidente del tribunale dovrà chiedere altri magistrati, dovrà chiedere al presidente della corte d’appello l’applicazione di un magistrato dal tribunale più vicino. Il tribunale più vicino sarà nelle stesse difficoltà, con gli stessi problemi e quindi sarà come il cane che si morde la coda».

Giustizia, nuovo scontro tra Gratteri e Nordio sugli organici
Nicola Gratteri (Ansa).

La replica di Nordio: «Smentito dai numeri»

A stretto giro è arrivata la replica del Guardasigilli: «Prendo atto delle dichiarazioni odierne del procuratore Gratteri alla Scuola superiore di magistratura in merito alla copertura degli organici. Rilevo che, per la prima volta da mezzo secolo, stiamo colmando gli organici della magistratura attraverso ben sei concorsi, alcuni dei quali già definiti. Di conseguenza dalla fine di quest’anno avremmo in servizio 10.853 magistrati che contribuiranno ad accelerare la definizione dei processi. I nostri numeri lo smentiscono ancora una volta». E ancora: «Siamo rammaricati per questa ennesima sterile polemica che non asseconda quel clima di pacatezza e razionalità giustamente invocato dal presidente della Repubblica. Oltre alla copertura della piante organiche della magistratura, abbiamo provveduto al potenziamento delle strutture amministrative attraverso la stabilizzazione di circa 10 mila addetti all’Ufficio del processo, a suo tempo assunti a tempo determinato. Abbiamo finalmente regolarizzato la posizione dei giudici onorari, che erano privi di garanzie salariali e previdenziali. Abbiamo inoltre assunto dall’ottobre 2022 ad oggi circa 20 mila addetti alle funzioni amministrative».

Fermi tutti: dopo la maratona olimpica Salvini posta dal Mit

Fermi tutti. Ormai lo davamo per disperso sulle piste di Cortina, Livigno e Bormio, quasi una terza mascotte olimpica. O impegnato a esprimere sui social solidarietà alle forze dell’ordine dopo la giravolta carpiata effettuata su Carmelo Cinturrino, poliziotto che, è notizia recente, resterà in carcere. Invece il 24 febbraio Matteo Salvini si trovava esattamente dove doveva essere e cioè al ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Martedì infatti il vicepremier leghista ha postato sui social uno scatto in occasione dell’incontro con il ministro dell’Interno di Cipro. Magari, visto che è in sede, Salvini si sarà occupato anche della grana informatica che sta bloccando il sistema di protocollazione del dicastero di Porta Pia. Chissà…

Vivendi acquisisce la maggioranza di Lucky Red

Tramite la controllata StudioCanal, il conglomerato francese Vivendi ha acquistato il 51 per cento delle quote della società di distribuzione e produzione italiana Lucky Red, fondata nel 1987 da Andrea Occhipinti e da Kermit Smith, scomparso nel 2001.

Occhipinti manterrà la posizione operativa all’interno di Lucky Red

StudioCanal, nel dettaglio, ha acquisito per 26,6 milioni di euro un 40 per cento che finora apparteneva a Occhipinti e l’11 per cento che era in mano ai due soci di minoranza Valerio Scarinci e Stefano Massenzi, i quali escono così di scena. Occhipinti, che resta col il 49 per cento delle azioni, manterrà la propria posizione operativa all’interno di Lucky Red, che nel 2025 ha raggiunto quasi 24 milioni di euro di ricavi dalla distribuzione di film, principalmente d’autore. Vivendi, che in Italia possiede già una partecipazione in Mediaset e Telecom, sottolinea che l’operazione non influirà sulle attività di Lucky Red.

Festival di Sanremo, l’ordine di uscita dei cantanti nella seconda serata

Carlo Conti ha annunciato in conferenza stampa l’ordine di esibizione dei 15 big in gara nella seconda serata del Festival di Sanremo. Apriranno le Bambole di pezza, mentre l’ultimo a cantare sarà Tommaso Paradiso. Gli artisti cantanti saranno presentati dai restanti 15 colleghi, che vestiranno i panni di “annunciatori”.

L’ordine di uscita dei cantanti nella seconda serata di Sanremo

Ecco l’ordine di uscita dei big in gara nella seconda serata del Festival di Sanremo.

Bambole di Pezza – Resta con me
Chiello – Ti penso sempre
Dargen D’Amico – Ai ai
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Elettra Lamborghini – Voilà
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Ermal Meta – Stella stellina
Fedez & Marco Masini – Male necessario
Fulminacci – Stupida sfortuna
J-Ax – Italia starter pack
LDA & Aka 7even – Poesie clandestine
Levante – Sei tu
Nayt – Prima che
Patty Pravo – Opera
Tommaso Paradiso – I romantici

Accanto a Conti e alla coconduttrice fissa Laura Pausini, il 25 febbraio saliranno sul palco dell’Ariston anche l’attrice Pilar Fogliati, il cantante Achille Lauro e il comico Lillo.

Anche Deliveroo finisce sotto controllo giudiziario

Un mese dopo il concorrente Foodinho-Glovo, anche Deliveroo Italia è stata messa sotto controllo giudiziario dalla procura di Milano, che ritiene urgente «interrompere una situazione di vero e proprio sfruttamento ai danni di un numero rilevante di lavoratori che percepiscono retribuzioni sicuramente non proporzionate né alla qualità né alla quantità del lavoro (poco meno di 4 euro l’ora) contrastanti con l’articolo 36 della Costituzione e non in grado di garantire un’esistenza libera e dignitosa». L’azienda conta 20 mila ciclofattorini in Italia, di cui circa 3 mila a Milano. Per il pm «risultano sotto soglia 30 rider su 40 (80 per cento), con uno scostamento medio rispetto alla soglia di povertà di 7.600 euro annui, e punte di 15.300 euro annui».

L’amministratore giudiziario dovrà bonificare gli indici del reato di caporalato

Il controllo giudiziario, cioè la nomina di un amministratore giudiziario che non sostituisce ma affianca i vertici dell’azienda, è disposto quando c’è da interrompere una situazione di ritenuta illegalità. Il provvedimento d’urgenza del pm, che dovrà essere successivamente convalidato dal gip, nomina l’amministratore giudiziario Massimiliano Poppi per bonificare gli indici del reato di caporalato per il quale sono indagati Deliveroo come società e l’amministratore Andrea Giuseppe Zocchi come persona fisica, regolarizzare i lavoratori e adottare assetti organizzativi idonei a evitare il ripetersi di fenomeni di sfruttamento e di retribuzioni sotto soglia di povertà.

Ok definitivo del Senato al decreto Ucraina con la fiducia: la protesta delle opposizioni

L’aula del Senato ha confermato la fiducia posta dal governo sul decreto Ucraina, approvando il testo per la conversione definitiva in legge. A favore si sono espressi 106 senatori. Sono stati 57 quelli contrari, due gli astenuti. Visto che a Palazzo Madama il voto con la fiducia è unico, l’opposizione ha votato ‘no’ in blocco nonostante il sostegno – anche militare – da sempre accordato all’Ucraina da Pd, Italia Viva e Azione: «Siamo stati costretti dalla fiducia. La maggioranza ha blindato il testo per coprire le loro differenze e difficoltà», ha detto il senatore dem Alessandro Alfieri.

Referendum sulla giustizia: la propaganda di FdI sbarca a Sanremo

Giorgia Meloni era stata chiara: «Penso che sia molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito e sul contenuto di ciò di cui stiamo parlando, senza cercare di trasformarla in altro», aveva detto nell’ultima intervista rilasciata a SkyTg24. «Una polarizzazione o un referendum sul governo interessa chi non può stare nel merito, non noi perché la conferma della riforma può solo fare il bene dell’Italia», aveva insistito la premier costretta a mettere la faccia a difesa della Riforma della Giustizia per arginare l’avanzata del No.

Referendum sulla giustizia: la propaganda di FdI sbarca a Sanremo
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

E dopo la sbornia olimpica ecco il Festival da cavalcare

Il messaggio però non deve essere arrivato altrettanto chiaro allo staff social di Fratelli d’Italia che scopiazzando Taffo, Ryanair o Ceres, continuano a buttarla in caciara, declinando il sì al referendum sulla Giustizia sul tema del momento. Chiusa la maratona olimpica, non rimane che Sanremo, una manna per la Fiamma creativa. Dopo aver utilizzato a proprio vantaggio lo scivolone dem del meme con gli azzurri del curling, riproponendolo con Meloni protagonista (ma questa era farina del sacco della frizzante Atreju), ecco arrivare sul profilo ufficiale del partito il Festival Ingiustizia 2026, con ovviamente le card dei campioni del fronte del No.

I campioni del No in gara: da Gratteri a Travaglio

Un lavoro mica da poco visto che lo staff è arrivato a storpiare i titoli di hit del passato: Maledetta cronologia di Nicola Gratteri (il riferimento dei creativi è alla finta intervista di Giovanni Falcone per il no alla separazione delle carriere citata dal procuratore di Napoli).Ho cambiato idea, ma quale idea di Debora Serracchiani; Vuoto di memoria di Marco Travaglio; Voterei ma non posso eseguita da Nichi Vendola; I migliori scivoloni della nostra vita cantata da Rocco Maruotti, segretario generale dell’Anm, Non voglio mica riformare del presidente sempre dell’Anm Cesare Parodi. Insomma, a Sanremo la premier non è andata (Palazzo Chigi ha smentito la sua partecipazione alla prima serata bollandola come fake news, ma i ‘suoi’ Fratelli si sono dati da fare).

Forse però gli arditi social media manager hanno commesso un errore (o forse è solo l’ennesimo tentativo destrorso di scippare icone alla sinistra dopo Gramsci e Pasolini). Già perché il carosello su Instagram si chiude con un: A riformare comincia tu. Chissà se Raffaella Carrà sarebbe stata d’accordo…

Referendum sulla giustizia: la propaganda di FdI sbarca a Sanremo
dal post di FdI.

Christophe Leribault è il nuovo direttore del Louvre

Il Louvre ha un nuovo direttore dopo le dimissioni di Laurence des Cars, che ha rinunciato all’incarico dopo i disastri e le polemiche degli ultimi mesi. Alla guida del museo parigino – che sta vivendo un momento decisamente difficile – subentra Christophe Leribault, attuale direttore della Reggia di Versailles, altra importantissima istituzione transalpina. Storico dell’arte e conservatore generale, avrà il compito di «mettere in sicurezza, modernizzare e portare a termine il progetto Louvre – Nouvelle Renaissance».

Christophe Leribault è il nuovo direttore del Louvre
Laurence des Cars (Ansa).

Non solo il furto dei gioielli della Corona: gli ultimi disastrosi mesi del Louvre

Il clamoroso furto dei gioielli della Corona d’epoca napoleonica, avvenuto il 19 ottobre 2025 in pieno giorno, è stato l’episodio più clamoroso – in negativo – della gestione Des Cars, iniziata nel 2021. Ma di recente è emersa anche una maxi-frode riguardante visite guidate e biglietti, che prevedeva il riutilizzo dei ticket per persone diverse o la rivendita a prezzi maggiorati, grazie a contatti interni per aggirare i controlli. Non solo: negli ultimi mesi si sono verificati anche un paio di allagamenti, che hanno messo a repentaglio diverse opere e causato gravi danni a centinaia di riviste di egittologia. La gestione di des Cars era contestata anche dal personale, che di recente ha più volte indetto sciopero per chiedere migliori condizioni di lavoro. A questo bisogna aggiungere le rimostranze dei visitatori per i pochi bagni a disposizione dei moltissimi visitatori e le strutture obsolete. «Posso aver sbagliato, ma ho rimesso il Louvre in movimento», ha dichiarato Des Cars.

Leribault era subentrato a Des Cars già ai musei d’Orsay e dell’Orangerie

Leribault è stato nominato direttore della reggia di Versailles a febbraio 2024 al posto di Catherine Pégard, che era in carica dal 2011. In precedenza, per tre anni il 62enne aveva diretto i musei parigini d’Orsay e dell’Orangerie, subentrando proprio a Des Cars, che era stata scelta per guidare il Louvre. Emmanuel Macron ha accettato le dimissioni dell’ormai ex direttrice, affermando che il museo più visitato al mondo ha bisogno di «un nuovo slancio».

Miss Italia avvia azioni legali contro Ditonellapiaga: cos’è successo

Il concorso Miss Italia ha dato mandato agli avvocati Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca di intraprendere le più opportune azioni giudiziarie volte a inibire l’ulteriore utilizzo della denominazione “Miss Italia” da parte della cantante Ditonellapiaga, che l’ha usata quale titolo di un proprio brano musicale nonché dell’album in cui esso è inserito, e a ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi. Il testo della canzone, si legge nella nota, contiene «espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell’onore delle ragazze che partecipano al concorso». Una condotta che «risulta gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione “Miss Italia”, nonché dell’immagine e della reputazione del concorso e delle sue partecipanti». La canzone non è ancora uscita così come l’album, che uscirà il 10 aprile.

La replica della cantante: «Nessun insulto, non hanno capito che parlo di me»

In conferenza stampa a Sanremo, in cui è in gara con la canzone Che fastidio!, Ditonellapiaga ha replicato alla notizia dicendosi sorpresa: «Nessun insulto, è un testo che parla di me e del rapporto con me stessa, con la perfezione. Io non so neanche se loro abbiano sentito il testo, perché la canzone non è uscita. Mi dispiace che sia arrivata questa notizia, perché speravo in un po’ di autoironia. Se loro lo hanno ritenuto offensivo, evidentemente non hanno la sensibilità per poter capire che parlo di me e non parlo male del concorso». L’artista ha poi chiarito l’uso della parola “disperate“, al centro delle contestazioni: «Non ho detto che loro sono disperate. Il testo parla di me, che sto male e vivo male la mia bellezza. Mi sembra assurdo parlare di un testo che non è uscito. È facile estrapolare una frase senza il contesto, e un attimo dopo sembra che io dica che Miss Italia è una disperata o una sfigata. Non ho mai detto questo. Ho detto che l’essere in difficoltà con il proprio rapporto con la bellezza può portare a una disperazione. Anzi, il testo parla di nascondere la disperazione con il trucco, e quindi anche una donna bellissima può sentirsi disperata e triste».