Rapinese, il Lider Maximo di Como tra situazionismo, polemiche e dossier stadio
Qui si va oltre il dramma politico. Con la figura di Alessandro Rapinese, sindaco di Como, si entra ufficialmente nella stand up comedy. Con lui che piomba in scena, comincia e finisce quando gli pare, massacra tutti gli schemi possibili e, come direbbero quelli del mestiere, «rompe la quarta parete». Ma magari anche le successive, dovesse capitare.
Un sindaco situazionista, un po’ «Lider Maximo» e un po’ «pezza da piedi»
Ha uno stile tutto suo, irripetibile. Puro situazionismo, declinato in una modalità che trasforma il primo cittadino in un primattore. Stile proto-grillino, come è stato detto da qualcuno. E davanti a certe performance, come si può rispondere? Indignarsi? Invitare i cittadini al risveglio delle coscienze? Rispondiamo subito: tempo perso. E per capire il motivo di questa affermazione basta fare una cosa semplice: scaricare una copia del curriculum vitae del sindaco, presente nel sito del comune di Como. Sul web ne esiste una vecchia versione del 2003, rimasta sostanzialmente intatta nella versione presente in rete civica. È una raffica di nonsense come quello associato alla voce “Principali mansioni e responsabilità”: «Lider Maximo e pezza da piedi». Per quanto riguarda le competenze e capacità relazionali, viene rivendicato di aver fondato l’Associazione Polenta Uncia alle superiori e «l’Associazione Avv.Oltoio all’università». Competenze artistiche? Presto detto: «Nessuna. Alla recita di fine elementari mi hanno fatto suonare il triangolo. L’ho fatto male». Riguardo alle altre capacità e competenze, viene menzionato quanto segue: «Capace di convivere da 17 anni con Sara; Capace di farmi sopportare da Olivia da 15 anni». Conclusione coi botti, alla voce “Ulteriori Informazioni”: «Ex fumatore; Estimatore del Prosecco; Ciclista della domenica (non tutte); Amo la scherma ma Lei non contraccambia».
A reti unificate, in diretta da Palazzo Cernezzi, il discorso di Rapidanno #rapidanno #Matterello #rapinese #como pic.twitter.com/NTTzirNxsj
— ilbacodicomo (@ilbacodicomo) December 31, 2025
L’interminabile esibizione di se stesso
Date le premesse, è facile capire che qui siamo oltre anche rispetto alle figure di sindaco più eccentriche, dal vecchio Gentilini al fresco Bandecchi passando per Cateno De Luca. Con quest’uomo che oscilla fra il Lider Maximo e la pezza da piedi si apre la strada per una nuova antropologia politica: quella dell’outsider totale. L’uomo che è fuori non soltanto dal sistema dei partiti e dalla politica politicante, ma fuori proprio del tutto. Talmente fuori da rendere difficile anche l’applicazione dell’etichetta da candidato civico. Teorico della politica-trap, Rapinese è lo Sfera Ebbasta dell’ANCI. Con un ricorso all’insulto e al turpiloquio che viene normalizzato e rivendicato come una diversa forma di libertà d’espressione. Soprattutto, c’è che per lui il set deve essere sempre attivo e illuminato. Sicché, in condizioni del genere, è inevitabile che s’ingrassi l’aneddotica. Dal 2022, anno in cui questo agente immobiliare classe 1976 è stato eletto battendo al ballottaggio la candidata del centrosinistra Barbara Minghetti, la lista degli episodi è tale da costruire un’aneddotica sterminata. C’è l’imbarazzo della scelta. Fra le ultime prodezze si trova la lunga diretta video condotta, prima delle feste di fine anno, assieme alla vicesindaca nonché assessora ai servizi sociali, Nicoletta Roperto. Che durante quella diretta è stata decorativa e nulla più. A parte pronunciare gli auguri per le feste, Roperto non ha praticamente aperto bocca. Travolta dall’incontinenza verbale del suo sindaco, si è vista parlare sopra anche quando l’intervistatore ha provato a farla intervenire. Niente, il sindaco ha deciso che doveva continuare a parlare lui anche in vece di lei. Parevano Fabio e Mingo.
Uno stile trap tra commenti inappropriati e battibecchi
La scena muta dell’assessora è soltanto uno fra i motivi di polemica con cui il sindaco comasco si è misurato. Il più delle volte gli è successo a causa del linguaggio esplicito (eufemismo) che usa come se – appunto – fosse un trapper. Tanto per fare un esempio: se si parla di due scuole che a suo giudizio andrebbero chiuse, queste vengono bollate come “cessi”. Epiteto che Rapinese utilizza in molte altre circostanze, ritenendo che non si tratti nemmeno di termine offensivo. Come ha specificato nella diretta successiva a quella con vicesindaca muta, quel termine è soltanto il nome di uso manufatto bianco presente in ogni casa. Quell’esternazione sulle due scuole è stata parte di un’esibizione in Consiglio comunale che ha visto il sindaco esprimere commenti del tutto inappropriati – eufemismo – sulle classi speciali per alunni disabili, e manifestare disprezzo quasi antropologico nei confronti delle opposizioni. Non un’esibizione isolata, come si può constatare facendo un giro per il web a caccia di video sulle esternazioni di Rapinese. Comunque sia, questo modo di esprimersi ha provocato un’iniziativa da parte di un esponente politico locale, Luigi Bottone, che ha inviato via PEC un esposto alla Prefettura di Como per segnalare la situazione e fare moral suasion sul debordante primo cittadino. Quanto a lui, la cosa non lo sfiora. E da sindaco continua a imperversare nell’arena mediatica. Battibecca in tv con Alessandro Cecchi Paone, irride gli avversari politici definendoli frustrati che contro di lui non toccano palla, zittisce un prete del luogo impegnato nel sociale (don Giusto Della Valle) invitandolo a farsi eleggere anziché stare a criticare. Un flusso irrefrenabile dell’uomo ch’è sempre più Lider Maximo e perciò sente d’essere autorizzato a trattare chiunque come pezze da piedi.

Il dossier stadio e le mire dei fratelli Hartono
Tutto ciò avviene mentre Como è al centro di una vasta manovra di sviluppo territoriale condotta dall’esterno tramite l’uso del club calcistico. I ricchissimi proprietari indonesiani del club lariano, i fratelli Hartono, hanno riportato la squadra dalla Lega Pro alla Serie A e proseguono nel progetto di ascesa calcistica. Non lo fanno certo per amore della città e dei tifosi. Piuttosto, agiscono come se dovessero trasformare Como in un loro parco a tema, una meta per ricchissimi e famosi. E la comunità locale? Se ne farà una ragione, sempre che per essa resti spazio sul territorio.
Di questo tema si è occupato a inizio anno un vasto reportage del quotidiano francese Le Monde. Un articolo nel quale, fra le altre cose, si mette in evidenza il progetto di privatizzazione dello stadio Giuseppe Sinigaglia. Che, situato in riva al lago, è un gioiello paesaggistico definito da Gianni Brera «lo stadio più bello del mondo». Sull’impatto del progetto di rifacimento si sono già mobilitati i comitati locali, esprimendo posizioni nettamente contrarie. E invece il sindaco Rapinese, manco a dirlo, è favorevole. E per difendere il progetto ha messo mano al suo miglior frasario, invitando gli oppositori a «mettere il cappellino da muratori o lasciare perdere». L’uomo giusto al posto giusto, per la città che s’appresta a diventare provincia di Giacarta.







