Bonus mobili 2026 con cambio della caldaia, si può richiedere?
Il bonus mobili non può essere più richiesto se l’intervento edilizio riguarda esclusivamente la sostituzione della caldaia e, più in generale, gli impianti di climatizzazione invernale con modelli alimentati da combustibili fossili. Nelle ultime ore, infatti, l’Agenzia delle entrate ha rivisto le proprie indicazioni ufficiali, recependo le novità introdotte dalla direttiva europea sulle Case green. In precedenza, la sostituzione della caldaia era classificata come manutenzione straordinaria e permetteva di trainare l’incentivo per mobili e grandi elettrodomestici. Tuttavia, la pubblicazione della nuova guida esclude esplicitamente questi interventi dal novero di quelli agevolabili. La decisione riflette lo stop ai sussidi per le tecnologie meno sostenibili, limitando l’accesso al bonus mobili solo a chi realizzi ristrutturazioni edilizie o installi generatori di calore alimentati da fonti rinnovabili.
Come funziona il bonus mobili caldaia dopo le nuove Faq dell’Agenzia delle entrate?

Il cambiamento interpretativo fornito dall’amministrazione finanziaria segna un punto di svolta per i contribuenti. Nonostante la sostituzione della caldaia a condensazione fosse un tempo l’intervento più semplice per sbloccare la detrazione del 50 per cento assicurata dal bonus mobili e grandi elettrodomestici, dal 1° gennaio 2025 questa opzione è stata eliminata. Restano validi, come lavori trainanti, gli interventi di manutenzione straordinaria che prevedono:
- l’installazione di stufe a pellet e di impianti dotati di generatori di calore a biomasse;
- gli interventi finalizzati all’utilizzo di fonti rinnovabili di energia;
- le ristrutturazioni edilizie sulle singole unità immobiliari;
- il restauro e il risanamento conservativo.
L’Agenzia delle entrate ha precisato che la detrazione spetta solo se l’intervento edilizio è iniziato a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto dei beni, rendendo necessaria la prova della data di avvio dei lavori.
Cosa cambia nel 2026 per chi vuole cambiare l’arredo e i grandi elettrodomestici
Il limite massimo di spesa del 2026 per il bonus mobili è confermato a 5 mila euro per singola unità abitativa. La detrazione Irpef del 50 per cento deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Per beneficiare dello sgravio è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico o carta di debito o credito. Tuttavia, è bene ricordare che le spese per il trasporto e il montaggio sono incluse nel calcolo totale, purché siano state pagate con le medesime modalità tracciabili richieste dalla norma.
Quali interventi non danno diritto al bonus mobili 2026?

Esistono specifiche categorie di lavori che, pur rientrando nel recupero del patrimonio edilizio, non consentono di accedere alla detrazione del bonus mobili. In particolare, l’amministrazione finanziaria ha chiarito che non tutte le spese edilizie fungono da traino per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici. I principali interventi esclusi sono:
- le misure dirette a prevenire il rischio di atti illeciti da parte di terzi, a meno che non siano inquadrabili in manutenzioni ordinarie o straordinarie;
- la realizzazione di posti auto o box pertinenziali rispetto all’abitazione principale;
- gli interventi di riqualificazione energetica per i quali si usufruisce dell’ecobonus.
Le limitazioni risultano fondamentali per evitare errori nella richiesta dell’incentivo. Per esempio, l’installazione di un sistema di allarme o di grate alle finestre, se non accompagnata da opere murarie strutturali riconducibili a manutenzione straordinaria, non permette di detrarre la spesa per i nuovi arredi. Allo stesso modo, chi ha installato pannelli solari o sostituito gli infissi avvalendosi unicamente dell’ecobonus non può agganciare il beneficio per i mobili.










