Ilhan Omar, chi è la deputata dem americana aggredita a Minneapolis

Martedì sera, durante un incontro pubblico in una sede del comune di Minneapolis, un uomo ha aggredito la deputata democratica Ilhan Omar mentre parlava in modo critico delle operazioni dell’ICE. L’aggressore le ha spruzzato addosso una sostanza liquida utilizzando una siringa ed è stato bloccato immediatamente dagli agenti presenti. Omar non è rimasta ferita e ha ripreso il suo intervento dopo pochi minuti. La polizia ha arrestato Anthony J. Kazmierczak, 55 anni, ora detenuto nel carcere della contea di Hennepin. Mentre Donald Trump ha commentato l’episodio dichiarando all’Abc che «probabilmente ha organizzato lei l’aggressione», per il Council on American-Islamic Relations «non è avvenuta nel vuoto». Omar è infatti «frequentemente presa di mira da retorica anti-musulmana, anti-immigrati e anti-somala».

È la prima donna rifugiata africana a essere stata eletta al Congresso

Ilhan Omar è una delle figure più note dell’ala più a sinistra del Partito democratico. Deputata dal 2019, rappresenta il 5° distretto del Minnesota alla Camera dei Rappresentanti, che comprende Minneapolis e l’area circostante. Quarantatré anni, nata in Somalia, Omar è arrivata negli Stati Uniti da rifugiata dopo essere fuggita con la famiglia dalla guerra civile e aver trascorso quattro anni in un campo profughi in Kenya. Si è stabilita a Minneapolis nel 1997 e lì ha iniziato il suo percorso politico, lavorando anche per l’Università del Minnesota e per il Consiglio comunale della città. Con il giuramento al Congresso è entrata nella storia come la prima rifugiata africana eletta, la prima donna di colore a rappresentare il Minnesota e una delle prime due donne musulmane americane al Congresso.

Ilhan Omar, chi è la deputata dem americana aggredita a Minneapolis
Ilhan Omar e Alexandria Ocasio-Cortez (Ansa).

Le posizioni politiche di Ilhan Omar

Le sue battaglie politiche riguardano il diritto all’istruzione, il salario equo, una riforma dell’immigrazione, la tutela dei lavoratori e la lotta al cambiamento climatico. Fa parte del gruppo di giovani deputate progressiste noto come “The Squad”, di cui fa parte anche Alexandria Ocasio-Cortez. Omar è anche una delle parlamentari più bersagliate da Donald Trump, che da anni la prende di mira con attacchi personali e politici, spesso estendendo le critiche alla comunità somala del Minnesota. Sul piano politico, ha suscitato polemiche anche tra i Democratici per alcune dichiarazioni su Israele, tra cui un post in cui accusava gli alleati politici dello Stato ebraico di essere motivati dal denaro. Nel 2023, con il ritorno della maggioranza repubblicana, lo speaker Kevin McCarthy l’ha rimossa dalla commissione Esteri per quelli che ha definito «ripetuti commenti antisemiti e antiamericani».

Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe stradali: a chi conviene aderire?

La Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe stradali non pagati rappresenta una novità introdotta dalla legge 30 dicembre 2025, n. 199, che concede ai Comuni la facoltà di disciplinare la definizione agevolata delle proprie entrate. Attraverso questa misura, le amministrazioni locali possono favorire la riscossione dei crediti di difficile esigibilità, offrendo ai contribuenti l’opportunità di regolarizzare la propria posizione. È indispensabile sottolineare che non si tratta di un automatismo statale, bensì di una scelta autonoma di ogni singolo ente, il quale deve approvare un apposito regolamento. La norma diventa immediatamente operativa per regioni, città metropolitane, province e comuni, decongestionando il carico amministrativo degli uffici.

Chi può scegliere la Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe?

Rottamazione 2026 per Imu, Tari e multe stradali: a chi conviene aderire?
Sede dell’Agenzia delle entrate – Rottamazione (Imagoeconomica).

La definizione agevolata prevista dalla normativa sulla Rottamazione 2026 permette l’abbattimento totale delle sanzioni e degli interessi di mora, rendendo il pagamento del solo tributo base più sostenibile per il cittadino. Tuttavia, per gli enti locali questa operazione non deve essere considerata ordinaria, ma un intervento straordinario finalizzato a stimolare l’incasso di somme altrimenti difficilmente recuperabili. In conformità con la nota pubblicata dalla Fondazione Ifel, l’adesione comporta benefici immediati, quali:

  • l’annullamento delle sanzioni amministrative;
  • l’esclusione degli interessi di mora e di rateizzazione;
  • la possibilità di dilazionare il pagamento in più rate;
  • la sospensione delle procedure esecutive in corso;
  • l’annullamento delle maggiorazioni previste per le sanzioni. I Comuni possono modulare la durata della rateizzazione e i termini di presentazione della domanda, garantendo flessibilità rispetto alla situazione del territorio. In questo modo, si persegue un equilibrio tra l’esigenza di cassa e il supporto ai debitori.

Quali cartelle rientrano nella Rottamazione 2026?

L’ambito di applicazione della norma è vasto, includendo sia le entrate tributarie sia quelle patrimoniali dell’ente locale. In particolare, rientrano nella definizione agevolata i debiti derivanti da atti di accertamento e ingiunzioni di pagamento notificati entro le scadenze stabilite dal Comune. Per quanto riguarda le diverse categorie, si può fare riferimento alla tabella predisposta di seguito.

Inoltre, la procedura è applicabile anche ai carichi già affidati a soggetti esterni per la riscossione coattiva. È importante precisare che la misura non riguarda solo le pendenze attuali, ma può estendersi anche a debiti oggetto di precedenti rateizzazioni ancora in corso. Tuttavia, l’ente deve definire criteri precisi per circoscrivere i periodi temporali interessati dalla misura.

Quando ci sarà la definizione agevolata delle multe?

La tempistica per la definizione agevolata delle sanzioni per le violazioni del Codice della strada dipende esclusivamente dall’adozione dell’atto deliberativo comunale. In queste ultime ore, Ifel ha pubblicato le linee guida operative per facilitare questo processo. Una volta approvato, il regolamento deve essere pubblicato sul sito istituzionale dell’ente e inviato al ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Per quanto riguarda le multe, la definizione agevolata comporta l’abbattimento degli interessi, comprese le maggiorazioni previste dalla legge, fermo restando il pagamento della sanzione originaria. Per esempio, il cittadino potrà richiedere l’adesione entro i termini fissati dall’amministrazione, che non possono essere inferiori a 60 giorni dalla pubblicazione dell’atto. Successivamente, l’ufficio comunale comunica l’importo dovuto, specificando le scadenze delle rate e le modalità di versamento. Quest’ultimo può avvenire sia in un’unica soluzione sia attraverso un piano dilazionato con interessi al tasso legale maggiorato del 2 per cento

L’Università di Brescia e quel concorso su misura non vinto dal predestinato

L’onnipotente primario di pneumologia ed endoscopia respiratoria, il collezionista di cariche e finanziamenti abituato a chiedere e ottenere sempre e subito, ha preso una cinquantina di punti in meno (53,2, per essere precisi) rispetto agli altri candidati. Eh quindi sì: nonostante le previsioni, il concorso dell’Università di Brescia – consorziato con gli Spedali Civili – per assumere un docente in Malattie respiratorie non è stato vinto dal predestinato. E adesso che si fa?

Il candidato non riusciva a condividere lo schermo del computer

Il bando, di cui Lettera43 aveva parlato nelle puntate precedenti di questa inchiesta sanitaria, sembrava fatto su misura per il primario. Sembrava, perché alla fine è arrivato terzo. Su tre. Il verbale della Commissione è molto interessante. Il primario, per esempio, ha chiesto e ottenuto di invertire l’ordine della prova didattica, però non è nemmeno riuscito a condividere lo schermo (ce l’ha fatta dopo 20 minuti di tempo supplementare gentilmente concesso dagli esaminatori).

LEGGI ANCHE I guai coi conti dell’Università degli studi di Brescia tra stipendi e investimenti

Punteggio finale 26,3, contro il 79,5 del primo

Il primo test è stato superato ma sono subentrati altri problemi, sostanzialmente gli stessi, nel secondo: anche qui il primario non è riuscito a condividere lo schermo del pc. Tra una seccatura e l’altra, al termine dei lavori il nostro ha ottenuto un punteggio di 26,3 (al vincitore ne sono stati assegnati 79,5).

L’Università di Brescia e quel concorso su misura non vinto dal predestinato
Il rettore dell’Università degli studi di Brescia Francesco Castelli (foto Imagoeconomica).

Rinuncia all’incarico da parte del vincitore

Finita qui? Figuriamoci. In ateneo, fino a qualche giorno fa, tra le vipere girava voce che il capo dipartimento fosse intenzionato a cestinare il verbale: non ha vinto il candidato designato, dunque la cattedra è inutile. E, nelle ultime ore, alla notizia presunta se ne è aggiunta una certa: il primo classificato ha presentato formale rinuncia all’incarico.

Massimo 45 giorni per deliberare la chiamata

In teoria, il posto spetterebbe di diritto al collega secondo classificato, che ha ricevuto 72,15 punti. In pratica, il punto uno dell’articolo 9 del regolamento dice che, dopo l’approvazione degli atti da parte del rettore, il Consiglio del dipartimento ha al massimo 45 giorni di tempo per deliberare la chiamata del vincitore. In caso di rinuncia, la Commissione viene riconvocata per dare l’incarico a un altro candidato, il più idoneo. E dunque il secondo classificato.

Se si annulla tutto, poi per due anni niente concorsi…

Nel caso il dipartimento rinunci alla cattedra, rendendo inutile tutto l’ambaradan, deve dare spiegazioni al rettore. E per i due anni successivi non può chiedere nessun concorso per la copertura di un posto da professore per la stessa fascia e per lo stesso gruppo e settore scientifico e disciplinare. Come finirà?

La classifica delle università migliori d’Europa: più italiane, ma peggiorano le posizioni

Con 65 atenei l’Italia è il quarto paese europeo più rappresentato nella classifica ‘Qs World University Rankings: Europa 2026‘, che comprende in tutto 958 università di 42 Paesi e territori. Ma le buone notizie finiscono qui o quasi. A fronte di un aumento della presenza, c’è infatti un peggioramento delle posizioni in classifica.

Quattro italiane in top 100: svetta ancora il Politecnico di Milano

Sono 14 le new entry, tra esse l’Università di Cagliari e l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Delle 51 università italiane precedentemente classificate, 14 hanno fatto passi in avanti e 35 invece indietro. Due quelle rimaste stabili nelle loro posizioni. Il Politecnico di Milano resta l’università italiana con il punteggio più alto nella classifica europea, ma scende di sette posizioni dal 38esimo al 45esimo posto. L’Alma Mater Studiorum di Bologna esce dalla top 50, passando dal 48esimo al 59esimo posto. La Sapienza di Roma passa dal 66esimo al 77esimo posto. Giù anche l’Università di Padova, ultima delle quattro italiane in top 100, sceda dall’87esimo al 92esimo posto. Scorrendo la classifica, tra la posizione 101 e 200 ci sono 10 atenei italiani, in generale calo: Statale di Milano, Politecnico Torino, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma), Pisa, Tor Vergata (che fa un balzo di 17 posizioni fino alla 150esima), Federico II (Napoli), Torino, Firenze, Trento e Pavia.

Domina il Regno Unito sette università nelle prime dieci

Come detto, l’Italia è il quarto paese europeo più rappresentato. In testa c’è il Regno Unito, con ben 129 università, seguito da Turchia (107) e Germania (102). Ci sono ben sette università britanniche nelle prime dieci posizioni. Tra esse anche la “regina” Oxford, al terzo posto nel 2025: soffiato lo scettro al Politecnico federale di Zurigo (ETH), che scivola al secondo posto. Gradino più basso del podio – a pari merito – per l’Imperial College di Londra e lo University College London (rispettivamente secondo e quinto nel 2025). Chiude la top 5 Cambridge. Per quanto riguarda i singoli Paesi in classifica, dopo il Regno Unito ci sono Turchia (107) e Germania (102).

I Ceo di Apple e OpenAI contro l’Ice: «Sta andando troppo oltre»

I giganti della Silicon Valley criticano l’Ice. I Ceo delle grandi aziende hi-tech americane, da Apple a OpenAI fino ad Anthropic, hanno contestato le operazioni anti-immigrazione messe in atto dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcements nella città di Minneapolis e in altre zone del Paese. Con personali comunicazioni ai dipendenti, Sam Altman, Tim Cook e Dario Amodei hanno unito le loro voci a quelle di 60 amministratori delegati del Minnesota, che solamente poche ore prima avevano firmato una lettera aperta chiedendo una de-escalation dopo settimane di tensioni. La presa di posizione arriva dopo un lungo silenzio da parte dei leader delle aziende tech, da tempo schieratesi a sostegno dell’amministrazione Trump.

La Silicon Valley critica l’Ice: le parole di Altman e Cook

Tra i grandi della tecnologia a esprimersi c’è Sam Altman. «Quello che sta succedendo con l’Ice sta andando troppo oltre», ha scritto il Ceo di OpenAI in un messaggio Slack ai dipendenti riportato da Reuters che ha citato fonti vicine all’azienda. «C’è una grande differenza tra l’espulsione dei criminali violenti e quello che sta accadendo per le strade, dobbiamo fare una distinzione corretta. Amo gli Stati Uniti e i suoi valori di democrazia e sosterrò il Paese in ogni modo possibile: lo farà anche OpenAI. Parte dell’amore è tuttavia il dovere americano di contrastare gli eccessi». Discorso simile anche da parte di Tim Cook, ad di Apple. Intervenuto sugli incidenti di Minneapolis, secondo quanto riporta Bloomberg il Ceo di Cupertino ha dichiarato di essere «addolorato» per le tensioni in città e di aver chiesto una rapida de-escalation parlando direttamente con il presidente Trump.

I Ceo di Apple e OpenAI contro l’Ice: «Sta andando troppo oltre»
Il Ceo di OpenAI Sam Altman (Ansa).

Preoccupato anche Dario Amodei, fondatore e Ceo di Anthropic, azienda leader nel mercato dell’IA. Parlando con Nbc News, ha espresso i suoi timori «per quello cui abbiamo assistito negli ultimi giorni a Minneapolis» e ha chiesto di armare la democrazia per «difendere i valori della patria americana». Immediato il ringraziamento da parte di alcuni esponenti di Iceout.tech, organizzazione composta da professionisti del settore tecnologico che condanna l’operato di Ice e Border Patrol. «Siamo lieti di sentire i Ceo di OpenAI e Anthropic condannare gli omicidi dell’Ice», hanno detto a TechCrunch. «Ora attendiamo quelli di Google, Microsoft e Meta, che sono rimasti tutti in silenzio nonostante le richieste provenienti da tutto il settore».

Oltre 60 Ceo del Minnesota hanno chiesto una de-escalation

In precedenza, più di 60 Ceo di aziende con sede in Minnesota avevano firmato una lettera aperta per chiedere una «de-escalation immediata delle tensioni» a seguito della morte di Alex Pretti a Minneapolis. I manager hanno invitato «i funzionari statali, locali e federali a collaborare per trovare soluzioni concrete» sperando di arginare «diffusi disagi e tragiche perdite di vite umane». A sostegno della lettera, pubblicata dalla Camera di Commercio del Minnesota, vi sono, tra gli altri, i vertici di 3M, William Bronw, di Target, Michael Fiddelke, e di UnitedHealth Group, Stephen J. Hemsley. «In questo momento difficile per la comunità, chiediamo pace e una cooperazione mirata per una soluzione rapida e duratura che consenta alle famiglie, alle aziende, ai nostri dipendenti e alle comunità di tutto il Minnesota di riprendere il lavoro per costruire un futuro luminoso e prospero», si legge nella lettera.

Meloni a Niscemi, sorvolo in elicottero e riunione operativa in Comune

Giorgia Meloni è a Niscemi per partecipare alla riunione operativa per fare il punto della situazione sulla frana che ha colpito il Comune in provincia di Caltanissetta. Prima di arrivare in municipio, la presidente del Consiglio ha anche eseguito, con un sorvolo in elicottero assieme Fabio Ciciliano, capo della Protezione civile nazionale, un sopralluogo nelle zone colpite dal maltempo in Sicilia. Presenti in municipio il sindaco Massimiliano Conti, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina e il deputato di Avs Angelo Bonelli.

Meloni a Niscemi, sorvolo in elicottero e riunione operativa in Comune
combo niscemi frame video us GC

Schifani: «A Niscemi situazione senza precedenti»

«A Niscemi c’è una situazione senza precedenti: ho visto di persona un paese che rischia di crollare davanti a un vuoto enorme. Bisogna rimboccarsi le maniche, cosa che stiamo facendo. Studieremo un piano urbanistico di ricostruzione parziale di quella struttura, lontana dalla frana». Lo ha detto a Sky Tg24 Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia, spiegando che stata istituita opportunamente una zona rossa a 150 metri di distanza dalla frana. Per quanto riguarda gli sfollati, è stata messa a disposizione una palestra, ma «soltanto 20 persone hanno deciso di andarci perché in questo momento si sono riallineate altrove», trovando posto da amici o parenti.

Meloni a Niscemi, sorvolo in elicottero e riunione operativa in Comune
Niscemi dopo la frana (Ansa).

Il ciclone Harry ha fatto due miliardi di danni in Sicilia

«Questa mattina mi è stato prospettato un documento da cui si evince che l’entità dei danni del ciclone Harry in Sicilia, come segnalato dagli amministratori, ammonta a circa due miliardi. È una situazione che si evolve sempre con maggiore gravità», ha aggiunto Schifani: «In questo momento, come Regione, abbiamo stanziato subito 90 milioni di euro. Li abbiamo messi a disposizione proprio per un decreto che viene adottato oggi e che consente l’erogazione, quasi immediata, di 5 mila euro a famiglia e altre somme verranno erogate per le attività commerciali».

Renzi: «Meloni si è svegliata dopo giorni di menefreghismo»

«Meloni stamani si è finalmente svegliata ed è andata in Sicilia. È arrivata dopo Elly Schlein, è arrivata dopo la mia uscita, è arrivata dopo giorni di menefreghismo. Ma è arrivata. Meglio tardi che mai. Ora vediamo se tira fuori gli stivali e soprattutto i soldi», ha scritto Matteo Renzi su X. Per far fronte ai danni, la segretaria del Pd ha proposto di «dirottare immediatamente un miliardo di euro che era stato messo sul progetto del ponte di Messina per il 2026, che chiaramente non potrà essere usato per effetto dello stop della Corte dei conti».

Sinner torna ancora in semifinale agli Australian Open

Sinner si conferma imbattibile sul cemento degli Australian Open. Con la 19esima vittoria consecutiva a Melbourne, l’altoatesino ha sconfitto l’americano Ben Shelton per la nona volta di fila e ha raggiunto ancora una volta la semifinale dopo quelle del 2024 e del 2025. Il campione in carica ha chiuso con il punteggio di 6-3, 6-4, 6-4 in poco meno di due ore e mezza di gioco. Dopo aver strappato la battuta all’inizio sia del primo sia del secondo parziale, nel terzo Sinner ha rotto gli indugi nel nono gioco, piazzando l’allungo decisivo per mettere la parola fine alla partita al secondo match point. Lo attende ora la sfida a Novak Djokovic, che in precedenza aveva approfittato del ritiro di Lorenzo Musetti, avanti di due set, per passare il turno.

Sinner torna ancora in semifinale agli Australian Open
Jannik Sinner nel match contro Shelton agli Australian Open 2026 (Ansa).

Uccisione di Alex Pretti a Minneapolis: sono due gli agenti ad aver sparato

Sono due gli agenti della Border Patrol che a Minneapolis hanno sparato ad Alex Pretti, uccidendolo. Lo rivela un rapporto preliminare al Congresso del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), esaminato dalla Cnn, proveniente dall’indagine condotta sulla sparatoria dalla U.S. Customs and Border Protection, in cui sono state analizzate anche le riprese delle bodycam. In base al rapporto, il personale della polizia di frontiera «ha tentato di arrestare Pretti, che ha opposto resistenza, e ne è seguita una colluttazione». Un agente a quel punto ha urlato più volte che Pretti era in possesso di una pistola: «Circa cinque secondi dopo, un agente ha sparato con la sua Glock 19 e un agente ha sparato con la sua Glock 47». In nessun punto del rapporto il DHS afferma che Pretti abbia tentato di prendere la sua arma. Il dossier non specifica inoltre se i proiettili sparati da entrambi gli agenti delle forze dell’ordine abbiano colpito o meno Pretti. Nel rapporto si legge inoltre: «Dopo la sparatoria, un agente ha riferito di essere in possesso dell’arma da fuoco di Pretti», senza alcuna indicazione del momento preciso del recupero della pistola. Diversi video, girati da civili, mostrano che Pretti è stato disarmato da un agente delle forze dell’ordine poco prima che venisse sparato il primo colpo.

LEGGI ANCHE: Stati Uniti nel caos: il rischio di guerra civile e la “strategia” di Trump

I sondaggi sul referendum sulla giustizia

I sondaggi sul referendum confermativo sulla riforma della giustizia, in programma domenica 22 e lunedì 23 marzo, descrivono una partita che nelle ultime settimane si è improvvisamente riaperta. L’ultima rilevazione dell’istituto Ixè, condotta tra il 20 e il 27 gennaio su un campione di mille elettori, segnala infatti un sostanziale pareggio: il 50,1 per cento voterebbe Sì e il 49,9 per cento No, con uno scarto di appena due decimi. È la prima volta che il fronte contrario alla riforma arriva così vicino a quello favorevole. Il dato segna una netta inversione rispetto alle precedenti rilevazioni. A novembre 2025 lo stesso Ixè stimava un vantaggio di sei punti per il Sì. Anche altri sondaggi di gennaio indicavano un margine più ampio: YouTrend per Sky TG24, il 23 gennaio, collocava il Sì al 55 per cento.

L’aumento della conoscenza del referendum sembra aver favorito il No

Secondo Ixè, a incidere è soprattutto la crescita del livello di conoscenza del referendum. In due mesi è aumentata la quota di elettori che dichiarano di sapere di cosa si tratta, mentre è calata sensibilmente quella di chi non ne aveva mai sentito parlare. Questo ampliamento dell’elettorato informato sembra aver favorito il No, che pesca in modo trasversale tra giovani, donne e settori dell’opposizione. Sul piano politico, il margine resta aperto. I Sì mantengono un vantaggio tra gli elettori più anziani e tra quelli dei partiti di governo, ma il bacino potenziale del No appare più ampio in una fase di forte polarizzazione. La campagna deve ancora entrare nel vivo e, con un’affluenza stimata sotto la metà degli aventi diritto e senza quorum, la capacità di mobilitare gli indecisi potrebbe risultare decisiva per colmare – o consolidare – lo scarto minimo emerso dai sondaggi.

LEGGI ANCHE: Il trucco propagandistico della destra che butta il referendum in caciara

César 2026, tutte le nomination: c’è anche Valeria Bruni Tedeschi

C’è anche un po’ di Italia in corsa ai César 2026, i principali premi cinematografici assegnati in Francia. Valeria Bruni Tedeschi è infatti candidata come miglior attrice protagonista per il film L’Attachement – La tenerezza di Carine Tardieu, che ha ottenuto anche la nomination come miglior lungometraggio. La 61enne nata a Torino, già vincitrice nel 1994 come promessa femminile con Le persone normali non hanno niente di eccezionale, se la vedrà con Isabelle Huppert (La Femme la plus riche du monde), Léa Drucker (Dossier 137), Leila Bekhti (C’era una volta mia madre) e Mélanie Thierry (La stanza di Mariana). In cima alle nomination della 51esima edizione dei César c’è Nouvelle Vague del regista Richard Linklater che ha ottenuto 10 candidature. La cerimonia di premiazione si terrà il 26 febbraio a teatro Olympia di Parigi.

L’Orologio dell’Apocalisse mai così vicino a mezzanotte: le cause e cosa significa

All’alba dell’era nucleare, un team di scienziati creò l’Orologio dell’Apocalisse come rappresentazione simbolica di quanto l’umanità sia vicina alla distruzione del pianeta. Martedì 28 gennaio, a quasi 80 anni di distanza, le lancette sono state spostate a 85 secondi dalla mezzanotte, l’ora di un ipotetico annientamento globale. Lo ha annunciato il Bulletin of the Atomic Scientists, fondato nel 1945 da ex fisici del progetto Manhattan, e che dal 1947 scandisce il tempo che manca alla fine del mondo: con quattro secondi in meno rispetto al 2025, è il margine più ristretto nella storia dell’orologio. «È una metafora delle minacce che mettono in pericolo l’umanità», ha spiegato la presidente del Bulletin Alexandra Bell. «È anche un simbolo positivo, una chiamata all’azione, un invito a lavorare assieme. Il tempo sta scadendo».

L’Orologio dell’Apocalisse si avvicina alla mezzanotte: cosa significa e perché

Attivo a partire dal 1947, durante gli anni della Guerra Fredda che scandirono il secondo Dopoguerra, l’Orologio dell’Apocalisse è un timer simbolico con l’obiettivo di misurare la distanza da un’ipotetica fine del mondo, stabilita alla mezzanotte e in origine identificata come una guerra nucleare. Con il tempo la catastrofe ha assunto altri aspetti, tra cui un mondo reso inabitabile dalla crisi climatica e dalle conseguenze dell’operato, spesso irresponsabile, dell’uomo. Inizialmente il countdown era scandito in minuti: la decisione di passare ai secondi risale al 2017, anno della crescita dei nazionalismi spinta dalle dichiarazioni dell’allora neo-presidente americano Donald Trump sulle armi nucleari. L’unità di tempo è puramente simbolica, tanto che non esiste una corrispondenza con il tempo reale. Ogni secondo è un’unità di rischio che intende alzare il livello di allerta.

A spostare in avanti le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse a inizio 2026 sono più fattori. Gli esperti del Bulletin of the Atomic Scientists hanno citato il comportamento di Russia, Cina e Stati Uniti sul nucleare, con l’indebolimento sul controllo delle armi atomiche: l’ultimo trattato rimasto in vigore tra Washington e Mosca, il New START, scadrà infatti il 5 febbraio. Tra le cause anche i conflitti in corso sia in Medio Oriente sia in Ucraina, oltre alle tensioni nella penisola coreana, gli scontri tra India e Pakistan lungo il confine e i recenti eventi in Iran. Non mancano poi le preoccupazioni dovute allo sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale, la crisi climatica con livelli record di emissioni di anidride carbonica, e l’aumento della disinformazione.

Chi sposta le lancette e quando sono state più lontane dalla mezzanotte

A decidere costantemente sull’andamento delle lancette dell’Orologio dell’Apocalisse è il comitato della Scienza e della Sicurezza del Bulletin, in accordo con alcuni esperti esterni tra cui diversi premi Nobel. L’anno della sua creazione, nel 1947, segnava sette minuti alla mezzanotte ma negli anni si è avvicinato o allontanato più volte a seconda degli eventi più significativi su scala globale. Il momento più lontano? Nel 1991, dopo la fine della Guerra Fredda, la caduta del Muro di Berlino e la firma del Trattato di Riduzione di Armi Strategiche, gli scienziati spostarono le lancette a 17 minuti. Oggi, dopo 35 anni, è stato raggiunto il record negativo con 85 secondi dalla mezzanotte.

Corea del Sud, 20 mesi di carcere per l’ex first lady Kim Keon-he

La Corte centrale distrettuale di Seul ha condannato l’ex first lady Kim Keon-hee a 20 mesi di carcere per corruzione, al termine del processo che la vedeva sul banco degli imputati per l’accettazione di beni di lusso dall’Unification Church, una delle sette religiose più influenti del Paese asiatico. Kim è stata invece scagionata dalle accuse di uno schema di aggiotaggio e di violazione delle leggi sui finanziamenti alla politica. L’accusa aveva chiesto una punizione esemplare di 15 anni per la moglie dell’ex presidente Yoon Suk-yeol, coinvolta – come il marito – in vari procedimenti penali.

Carnevale di Ivrea, domenica 15 febbraio la Battaglia delle arance

Torna il Carnevale di Ivrea con il suo momento più atteso, la Battaglia delle arance, in programma domenica 15 febbraio 2026. La città si trasformerà in un’arena a cielo aperto tra colori, adrenalina e storia, con nove squadre di aranceri a piedi e oltre 50 carri da getto che si sfideranno in un combattimento all’ultimo frutto, rievocando la storica ribellione popolare contro la tirannia. La giornata sarà un susseguirsi di emozioni tra piazze colorate di arance e bandiere, il corteo storico con la Vezzosa Mugnaia e il Generale e il coinvolgimento attivo di migliaia di spettatori. Un evento unico al mondo dove storia, spettacolo e partecipazione si fondono in un’esperienza indimenticabile.

Si inizia domenica 8 febbraio con la Penultima

Il Carnevale entra nel vivo già domenica 8 febbraio con la Penultima. La mattinata è dedicata ai cavalli e ai carri da getto, sfilati lungo corso Massimo D’Azeglio con cavalli bardati, finimenti curati e sponde dipinte, seguiti dalla valutazione delle giurie. La giornata include anche fagiolate rionali, riti storici come la Riappacificazione, l’Alzata degli Abbà, la sfilata del corteo storico e il mercatino degli aranceri, offrendo un assaggio completo della tradizione eporediese e preparando il terreno alla Battaglia delle Arance. Un Carnevale da vivere ogni giorno in ogni angolo della città, tra adrenalina, storia, spettacolo e tradizione.

Il significato del Carnevale di Ivrea

Il Carnevale affonda le radici nella leggenda di Violetta, figlia di un mugnaio, che liberò la città dalla tirannia del barone ribellandosi allo ius primae noctis. La Battaglia delle arance rievoca questa rivolta. Le squadre di aranceri a piedi combattono senza protezioni, mentre gli aranceri sui carri, trainati da cavalli, indossano maschere e protezioni che richiamano le armature antiche. Oltre al divertimento, la manifestazione è un esempio di partecipazione civile e lealtà. Dopo ogni “testa a testa”, una stretta di mano sancisce il rispetto reciproco.

Morto Franco Menichelli, ginnasta medaglia d’oro a Tokyo 1964

È morto Franco Menichelli, ex ginnasta oro nel corpo libero a Tokyo 1964 e vincitore in tutto di cinque medaglie in due edizioni delle Olimpiadi. Aveva 84 anni. Considerato il più grande atleta italiano in questa disciplina fino all’avvento di Jury Chechi, Menichelli dopo il ritiro – avvenuto nel 1973 – era stato allenatore della Nazionale maschile di ginnastica artistica fino al 1979. Nel 2003 è stato inserito nella International Gymnastics Hall of Fame.

Morto Franco Menichelli, ginnasta medaglia d’oro a Tokyo 1964
Franco Menichelli a Tokyo 1964 (Ansa).

Tutti i successi di Menichelli

Oltre all’oro nel corpo libero, a Tokyo aveva vinto anche l’argento negli anelli e il bronzo alle parallele. Ai Giochi Olimpici di Roma, nel 1960, si era aggiudicato due medaglie di bronzo: nel corpo libero e nel concorso generale a squadre. Nel corso della carriera aveva anche vinto cinque ori agli Europei (fu campione assoluto nel 1965) e tre bronzi ai Mondiali. Inoltre si era laureato sei volte campione nazionale nel concorso generale. Nel suo palmares, infine, otto ori ai Giochi del Mediterraneo. La carriera ad alti livelli di Menichelli si interruppe nel 1968 ai Giochi Olimpici di Città del Messico, dove subì la rottura del tendine d’Achille durante la fase finale della prova al corpo libero di qualificazione del concorso a squadre.

L’infortunio contro Djokovic e i precedenti: cos’è successo a Musetti

Il dominio su un 24 volte campione Slam per due set, poi l’imprevisto che infrange il sogno di tutti gli italiani. Lorenzo Musetti, autore di una delle migliori prestazioni in carriera, si è dovuto ritirare ai quarti degli Australian Open 2026 quando era avanti 2-0 su Novak Djokovic, fino ad allora in balia dei suoi colpi, un misto di eleganza e potenza. «Ero sulla via di casa», ha dichiarato il fuoriclasse serbo, 10 volte vincitore a Melbourne. «Oggi il migliore in campo è stato lui, io sono stato solo molto fortunato». A fermare Musetti è un nuovo problema all’anca, che all’inizio del terzo parziale gli ha completamente impedito di correre, costringendolo ad alzare bandiera bianca sul punteggio di 1-3 per Djokovic. L’ennesimo fastidio muscolare che richiama alla memoria quanto accaduto durante la stagione sul rosso 2025.

Musetti, l’infortunio e le lacrime: cos’è successo nei quarti con Djokovic

Sebbene il match si sia fermato dopo quattro giochi del terzo set, le prime avvisaglie di un problema erano arrivate già durante il secondo parziale, con Musetti che ha lamentato qualcosa al suo angolo. «Rilassati, stai vincendo», lo aveva rassicurato José Perlas, coach del carrarino dallo scorso dicembre. E così l’azzurro, approfittando anche una prestazione sottotono di Djokovic condita da oltre 30 errori non forzati, era riuscito a portarsi avanti di due set. A inizio del terzo, dopo aver subito il break del 2-1 e aver chiamato il fisioterapista, Musetti si è di nuovo consultato con il suo team, stavolta con maggior preoccupazione in viso: «Ho una sfiga ragazzi…». Poi la risposta di Perlas: «Sei tu che conosci il tuo corpo, decidi liberamente. Io appoggerò qualunque scelta». Da qui, il ritiro, forse per evitare danni peggiori in vista del prosieguo della stagione.

L’infortunio contro Djokovic e i precedenti: cos’è successo a Musetti
Musetti durante il match con Djokovic agli Australian Open 2026 (Ansa).

Musetti è così il primo giocatore dell’Era Open a ritirarsi in un quarto di finale Slam avanti di due set. Lo scorso anno, un caso simile è avvenuto negli ottavi di Wimbledon, con il bulgaro Grigor Dimitrov costretto a lasciare il campo quando era avanti di due parziali contro Jannik Sinner (6-3, 7-5, 2-2). Sfuma per Musetti anche il sorpasso in classifica allo stesso Djokovic e ad Alexander Zverev, a oggi rispettivamente numero tre e quattro del ranking Atp. In caso di successo, infatti, il carrarino sarebbe salito per la prima volta sul terzo gradino del podio mondiale, alle spalle dei soli Alcaraz e Sinner, scrivendo un’altra pagina di storia del tennis italiano.

Montecarlo, Roland Garros e Hong Kong: i precedenti che preoccupano

Per provare nuovamente l’attacco al podio del ranking bisognerà recuperare e soprattutto valutare l’entità di un infortunio che ricorda da vicino altri problemi fisici accusati da Musetti nella stagione 2025. A Montecarlo, infatti, dovette arrendersi in finale contro Alcaraz dopo che un guaio muscolare alla gamba destra – la stessa cui ha avvertito dolore oggi – lo aveva condizionato per tutto il terzo set, perso 6-0. Poche settimane dopo, il carrarino aveva dovuto alzare bandiera bianca, sempre in un match contro lo spagnolo, al Roland Garros, fermandosi al quarto set della semifinale dopo aver giocato alla pari con il numero uno iberico. Quella volta si trattò di un problema agli adduttori della gamba sinistra, che compromisero anche la stagione sull’erba, facendogli saltare il Queen’s e non consentendo una preparazione ottimale per Wimbledon, con conseguente uscita al primo turno.

L’infortunio contro Djokovic e i precedenti: cos’è successo a Musetti
L’infortunio di Musetti al Roland Garros 2025 (Ansa).

Musetti aveva iniziato anche la stagione 2026 con l’ennesimo infortunio. A Hong Kong, primo torneo dell’anno, ha perso la finale contro Alexander Bublik anche per via di un guaio al braccio destro per cui ha chiesto due volte il medical time out. Si è trattato della settima finale consecutiva persa dal tennista italiano in poco più di tre anni, se si esclude quella per la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024. Anche a Melbourne, nei match di esibizione pre-torneo, si era fermato per un fastidio all’anca. Nel secondo set contro Zverev, dopo che il tedesco aveva vinto il primo al tie break, l’azzurro aveva sentito dolore all’anca, chiedendo l’intervento del fisioterapista. Dopo un breve trattamento, la decisione di non rischiare per non compromettere il torneo.

Il dialogo tra Calenda e Tajani divide Azione e agita Forza Italia

Il dialogo è avviato da tempo e i due partiti non sono mai stati così vicini come nell’ultima settimana. Parliamo di Forza Italia e Azione. L’appuntamento al Teatro Manzoni di Milano per celebrare il 32esimo anniversario della discesa in campo di Silvio Berlusconi organizzato da Letizia Moratti, con Antonio Tajani e Carlo Calenda in prima fila, ne è la dimostrazione.

Il dialogo tra Calenda e Tajani divide Azione e agita Forza Italia
Da sinistra, Carlo Calenda, Antonio Tajani e Letizia Moratti (Imagoeconomica).

Tajani lo corteggia, ma la minoranza azzurra frena

Alleanza fatta? Non proprio. Ovvero, gli azzurri vorrebbero rafforzare il rapporto con Azione, reputano Calenda un interlocutore affidabile e sono convinti che l’ingresso dell’ex ministro renziano nel centrodestra porti un valore aggiunto, oltre a rafforzare il centro, anche in funzione anti-Lega e anti-Vannacci. Ma tra i berluscones c’è chi frena. Per esempio, la minoranza interna che ruota intorno a Roberto Occhiuto, Giorgio Mulè, Alessandro Cattaneo e Licia Ronzulli. Perché, si sussurra, con l’ingresso di Calenda nel centrodestra «sarebbero più marginalizzati e conterebbero ancora meno». Alla maggioranza degli azzurri e al gruppone che fa capo a Tajani, invece, a chi più e a chi meno, l’idea di un’alleanza stabile con Calenda piace. «Vogliamo allargare il centro e una possibile alleanza porterebbe benefici a noi e a loro», si ragiona dalle parti del leader azzurro.

Il dialogo tra Calenda e Tajani divide Azione e agita Forza Italia
Licia Ronzulli (Imagoeconomica).

Anche Azione si spacca: il no di Richetti

Ma anche in Azione sono divisi. C’è una parte centrista, che in teoria include pure Calenda, che non vuol stare né di qua né di là. «Non c’è stato alcun annuncio di fidanzamento o di matrimonio tra Azione e Forza Italia. Calenda ha ricordato in quella sede i paletti oltre i quali Azione non potrà mai andare. Alleanze con Salvini e Vannacci, o con Conte, Fratoianni e Bonelli sono per noi inaccettabili. Dove stanno loro non potrà mai esserci Azione», osserva Osvaldo Napoli. Posizione vicina a quella del segretario. Si sta al centro, dunque, e a ogni tornata elettorale locale si decide cosa fare e come schierarsi, a seconda dei programmi e dei candidati, senza timore di andare da soli. Poi alle Politiche mancano ancora due anni e si vedrà. Ci sono, però, altre due aree. Una intorno al capogruppo alla Camera Matteo Richetti, più proiettata a sinistra. «Tajani il centrodestra vuole allargarlo, io voglio sconfiggerlo perché lì c’è chi è contro l’Ucraina, l’Europa, il Mercosur e chi è contro di conseguenza alle imprese e alle famiglie italiane», ha affermato proprio Richetti, sfilandosi. Poi c’è un’area che potremmo definire più democristiana, di cui fanno parte Ettore Rosato ed Elena Bonetti, che invece non mette il veto all’apertura a destra.

Il dialogo tra Calenda e Tajani divide Azione e agita Forza Italia
Matteo Richetti e Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Le tappe dell’avvicinamento di Calenda a FI

Interessante è però vedere com’è nato questo filo rosso tra Tajani e Calenda. Tutto è partito da Milano dove, lo scorso aprile, Ignazio La Russa lanciò la candidatura di Maurizio Lupi a sindaco organizzando una cena galeotta a casa sua per parlarne con alcuni selezionati ospiti: Giovanni Donzelli e Carlo Fidanza per Fratelli d’Italia, Licia Ronzulli e Maurizio Gasparri per Forza Italia, e Alessandro Morelli per la Lega. Uno strappo che irritò e non poco Tajani contrario agli accordi da salotto. A quel punto una parte di FI si mise pancia a terra per sabotare la suggestione Lupi – «leader di un partito all’1 per cento», si sottolineava – e il suo asse col presidente del Senato. Così, dopo aver rilanciato l’idea di un candidato civico per Milano, iniziò un lavoro sottotraccia, con il coordinatore lombardo Alessandro Sorte e l’ex sindaca Letizia Moratti che cominciarono a gettare ami a Calenda. Il quale, nel corso dei mesi, è stato invitato a qualche evento, tra cui il congresso lombardo e, infine, alla kermesse di domenica, con 1.500 persone al Manzoni. La suggestione azionista tra l’altro piace molto alla famiglia Berlusconi: Marina e Pier Silvio apprezzano soprattutto che l’ex ministro dello Sviluppo si sia schierato e faccia campagna per il Sì al referendum.

Il dialogo tra Calenda e Tajani divide Azione e agita Forza Italia
Alessandro Sorte (Imagoeconomica).

La resistenza di Maurizio Lupi

Insomma, l’obiettivo è l’ingresso di Calenda nel centrodestra a Milano – città dove Azione viaggia intorno al 7 per cento – a sostegno di un candidato civico. La Lega, naturalmente, è contraria, ma se davvero Vannacci se ne andrà, Salvini potrebbe ammorbidirsi. Mentre FdI per ora sta alla finestra e lascia fare. Contrarissimo, invece, è Lupi, che vedrebbe sfumare la candidatura (tra i civici si è fatto avanti Antonio Civita, proprietario della catena Panino Giusto) rischiando pure di perdere voti al centro. Il leader di Noi Moderati lo ha ribadito giovedì mattina in una intervista al Corriere della sera. «Il centrodestra costruito 30 anni fa da Silvio Berlusconi si muove sulle sue quattro gambe: Forza Italia, la Lega, Noi Moderati e Fratelli d’Italia», ha messo in chiaro. «Quindi, affermare di voler eliminare una parte di questa coalizione (come fanno Calenda e Richetti, ndr) è esattamente coerente con il progetto di distruggerla».

Il dialogo tra Calenda e Tajani divide Azione e agita Forza Italia
Maurizio Lupi (Imagoeconomica).

Calenda tra eventi forzisti e incontri con Sala

Il tutto avviene in un involontario gioco di sponda con Elly Schlein: più la segretaria va dietro a Giuseppe Conte e sposa posizioni massimaliste, più Calenda si allontana. E poi l’abbraccio della segretaria dem a Matteo Renzi fa il resto: dove c’è Renzi, al momento, non ci può stare Calenda. Ma l’ex ministro, si sa, è ondivago: da una parte, appunto, partecipa a eventi berlusconiani, dall’altra incontra Beppe Sala, che Azione appoggia ancora anche se dall’esterno, ponendo il suo personale veto alla candidatura di Pierfrancesco Majorino. Un po’ di qua e un po’ di là, come il “sor tentenna”. Come finirà? È presto per dirlo. Ma Carlo Calenda è tornato protagonista della scena. Grazie anche al corteggiamento forzista in chiave anti-Lega e anti-sovranista. Lo scenario è interessante, resta da vedere tutto questo movimentismo centrista dove porterà. 

Minneapolis, la deputata dem Omar aggredita con un liquido sconosciuto

Martedì sera, durante un incontro pubblico in una sede del comune di Minneapolis, un uomo ha aggredito la deputata democratica Ilhan Omar mentre stava parlando davanti a circa cento persone. L’uomo si è avvicinato al palco e le ha spruzzato addosso una sostanza liquida usando una siringa. Gli agenti presenti lo hanno immediatamente bloccato. Omar non è rimasta ferita e, dopo pochi minuti, ha ripreso il suo intervento. La polizia ha identificato l’aggressore come Anthony J. Kazmierczak, 55 anni, arrestato e trasferito nel carcere della contea di Hennepin. Sul posto sono stati effettuati rilievi per identificare il liquido, descritto da testimoni come rosato e dall’odore molto forte. «Penso che sia un’impostora e probabilmente ha organizzato lei l’aggressione». Questo il commento del presidente Donald Trump all’Abc. E alla domanda se avesse visto il video, ha risposto: «No, non ci penso nemmeno».

Il governatore Walz: «Il nostro Stato è segnato dalla violenza politica»

L’incontro era dedicato alle operazioni dell’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione, e alle recenti uccisioni avvenute nella città di Minneapolis. Dopo l’aggressione, Omar ha scritto sui social: «Sto bene. Non sono intimidita da questo piccolo agitatore. Non lascio che i bulli vincano». La condanna è arrivata anche dalle istituzioni statali e cittadine. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha scritto sui social: «Sono sollevato che la deputata Omar sia al sicuro. Il nostro Stato è stato segnato dalla violenza politica nell’ultimo anno. La retorica crudele, incendiaria e disumanizzante dei leader nazionali deve fermarsi subito». Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha scritto: «Inaccettabile. Violenza e intimidazioni non hanno posto a Minneapolis. Possiamo essere in disaccordo senza mettere le persone in pericolo».

L’associazione CAIR: «L’aggressione non è avvenuta nel vuoto»

Per l’associazione Council on American-Islamic Relations l’aggressione «non è avvenuta nel vuoto». L’associazione ha ricordato che Omar è «frequentemente presa di mira da retorica anti-musulmana, anti-immigrati e anti-somala». «Quando un membro del Congresso viene disumanizzato senza sosta, la violenza diventa un esito prevedibile», ha affermato Jaylani Hussein, chiedendo un rafforzamento immediato della sicurezza attorno alla deputata.

Australian Open, Musetti avanza di due set contro Djokovic poi si ritira

Lorenzo Musetti si ritira all’inizio del terzo set e Novak Djokovic vola in semifinale agli Australian Open. È questo il colpo di scena che chiude il quarto di finale sulla Rod Laver Arena, quando l’azzurro era avanti di due set, 6-4 6-3, dopo aver giocato una delle sue partite più solide contro il serbo. Musetti aveva preso il controllo del match fin dall’avvio, sfruttando gli errori di Djokovic e imponendo il suo ritmo negli scambi. Però, all’inizio del terzo parziale, qualcosa si spezza. Sul punteggio di 1-2, l’azzurro chiede il medical time-out per un problema muscolare alla coscia destra, forse lo stesso problema all’adduttore che gli aveva dato fastidio a Hong Kong. Il fisioterapista lo massaggia a lungo, Musetti prova a riprendere, ma capisce quasi subito di non poter continuare. Poco dopo arriva la decisione di ritirarsi. Djokovic, che fino a quel momento era apparso in difficoltà, accede così alla semifinale, dove affronterà il vincente tra Jannik Sinner e Ben Shelton, in programma questa mattina. Il serbo non nasconde l’amarezza per l’epilogo: «Ero pronto ad andare a casa, oggi il migliore è stato Musetti: ma è stato davvero sfortunato. Gli auguro di guarire presto». E ancora: «Il migliore in campo oggi era lui».

Il governo chiarisce il ruolo dell’ICE alle Olimpiadi: «Non saranno per le strade»

Dopo giorni di polemiche sulla presenza dell’ICE alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, il governo ha chiarito il perimetro dell’intervento statunitense. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi martedì ha incontrato l’ambasciatore degli Stati Uniti Tilman J. Fertitta per definire le attività di coordinamento tra le autorità italiane e l’Homeland Security Investigations (HSI), il ramo investigativo dell’ICE, in vista dei Giochi. Piantedosi ha precisato che gli agenti americani non svolgeranno alcuna funzione di ordine pubblico e non opereranno sul territorio. Il loro ruolo resterà confinato alle sale operative, con compiti di supporto informativo e di cooperazione investigativa a tutela delle delegazioni e degli atleti statunitensi. Il ministro ha inoltre annunciato la disponibilità a riferire alla Camera con un’informativa fissata per mercoledì 4 febbraio alle 17.

Tajani: «Gli agenti dell’ICE non saranno per le strade»

Sul punto è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha escluso in modo netto la presenza di agenti americani «in mezzo alla strada». Tajani ha sottolineato che l’ordine pubblico durante le Olimpiadi resterà una competenza esclusiva delle forze italiane e che la collaborazione con rappresentanti di altri Paesi nelle sale operative rientra in una prassi consolidata per i grandi eventi internazionali. Tajani ha inoltre chiarito che i funzionari non avranno compiti di protezione diretta delle alte cariche statunitensi, come dichiarato dal governatore della Lombardia Attilio Lontana, che invece è affidata al Secret Service. L’ICE ha confermato che l’HSI fornirà supporto informativo alle autorità statunitensi e alla nazione ospitante per prevenire rischi legati alla «criminalità transnazionale», precisando che tutte le operazioni restano sotto autorità italiana.