TikTok ha annunciato di aver concluso l’accordo per la cessione delle sue attività negli Stati Uniti a investitori non cinesi, chiudendo uno scontro politico e legale che andava avanti da anni. L’operazione porta alla nascita di una nuova società, TikTok U.S. Joint Venture, controllata in maggioranza da capitali americani. Oracle, Silver Lake e MGX detengono ciascuna il 15 per cento, mentre ByteDance scende al 19,9 per cento.
L’accordo evita la chiusura di TikTok negli Stati Uniti
La separazione delle operazioni statunitensi risponde alla legge approvata dal Congresso nel 2024, che prevedeva il divieto dell’app negli Stati Uniti se la società cinese non avesse ceduto il controllo. Il provvedimento mirava a ridurre i timori sulla sicurezza nazionale, legati alla possibile raccolta di dati degli utenti americani e all’influenza di Pechino sui contenuti. Il bando sarebbe dovuto entrare in vigore a gennaio 2025, ma Donald Trump ne ha rinviato più volte l’applicazione per consentire il raggiungimento di un’intesa. Trump ha rivendicato il risultato con un messaggio su Truth Social, definendo l’accordo una «conclusione drammatica, finale e bellissima» e scrivendo: «Sono così felice di aver aiutato a salvare TikTok». Una posizione distante da quella del suo primo mandato, quando aveva sostenuto il divieto dell’app, prima di cambiare linea dopo le elezioni del 2024.
ByteDance tuttavia manterrà l’algoritmo
Secondo TikTok, l’operazione consente di «allentare i legami con la Cina» e garantire continuità agli oltre 200 milioni di utenti statunitensi. In un memo interno, l’amministratore delegato Shou Chew ha parlato di «ottime notizie» per la community americana. Restano però interrogativi sull’impatto reale dell’accordo: ByteDance manterrà l’algoritmo, che verrà concesso in licenza alla nuova entità, e diversi esperti continuano a dubitare che la riorganizzazione sia sufficiente a eliminare tutte le preoccupazioni sulla sicurezza.
Il quadro normativo inerente i bonus per la genitorialità, la disabilità e l’inclusione sociale è stato delineato dalla nuova legge di Bilancio con non poche novità per il 2026. La legge 199 del 30 dicembre 2025 introduce, infatti, una serie di misure volte a rafforzare il sistema di protezione sociale per i nuclei familiari, con un’attenzione specifica verso le fragilità e le responsabilità di cura. Le disposizioni di competenza dell’Inps mirano a garantire una maggiore flessibilità nel lavoro e un sostegno economico diretto per contrastare l’inflazione e le difficoltà abitative. Attraverso un recente focus dell’istituto, si delinea una strategia di inclusione che non riguarda solo i sussidi mensili o una tantum, ma anche lo sviluppo di infrastrutture digitali e normative per agevolare l’assistenza continuativa ai soggetti più vulnerabili all’interno della società italiana.
A chi spetta il bonus genitorialità del 2026?
Lavoratrice addetta in un’azienda ortofrutticola (Imagoeconomica).
Le novità riguardanti il sostegno ai genitori prevedono l’estensione del congedo parentale ordinario fino ai 14 anni di vita del figlio, applicabile anche in caso di prole con disabilità. Per quanto concerne la malattia del bambino, la tutela è stata potenziata per la fascia d’età compresa tra tre e 14 anni. I giorni fruibili da ciascun genitore passano da cinque a dieci all’anno. Una misura rilevante è il bonus mamme 2026, destinato alle lavoratrici dipendenti, escluso il settore domestico, e alle autonome con reddito fino a 40 mila euro. Tale beneficio, erogato su domanda dall’Inps, non concorre alla formazione del reddito imponibile e non rileva ai fini Isee.
Riforma dell’assegno di inclusione e strumenti di contrasto alla povertà
La disciplina dell’assegno di inclusione, anche ai fini sociali, ha subito modifiche sostanziali riguardanti i rinnovi. La prestazione viene riconosciuta per 18 mesi e può essere rinnovata per ulteriori 12 mesi senza l’obbligo di sospensione di un mese tra i cicli. Tuttavia, la prima mensilità di ogni rinnovo è erogata al 50 per cento dell’importo spettante. Parallelamente, è stata rifinanziata la carta Dedicata a te per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità, destinata a chi possiede un Isee entro i 15 mila euro. Per i genitori separati è stato istituito un fondo specifico presso il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Le principali novità includono:
l’erogazione continua dell’assegno di inclusione senza pause tra i periodi;
il contributo straordinario per chi abbia terminato la fruizione a novembre 2025;
l’incremento dei fondi per la carta acquisti;
il sostegno abitativo per genitori non assegnatari con figli a carico fino a 21 anni;
il rifinanziamento delle convenzioni operative con Poste italiane.
Quali indennità si possono richiedere nel 2026 per la disabilità e l’assistenza familiare?
Caregiver (Ansafoto).
Il governo ha stanziato risorse significative per la figura del caregiver familiare, prevedendo la creazione di una piattaforma informatica entro il mese di settembre 2026 per la gestione dei flussi di sostegno. Presso il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) è stato istituito un fondo con una dotazione iniziale di 1 milione 150 mila euro per quest’anno, che salirà a 207 milioni di euro annui dal 2027. Per quanto riguarda gli accertamenti sanitari, l’epilessia farmacoresistente ottiene il riconoscimento di gravità ai sensi della legge 104 del 1992. Si segnalano inoltre:
l’assegno sostitutivo dell’accompagnatore militare pari a 1.000 euro mensili;
l’implementazione di una piattaforma telematica dell’Inps per il controllo dei permessi legge 104;
l’integrazione dei flussi informativi Uniemens per la verifica degli utilizzi;
il vincolo delle risorse per definire il valore economico dell’attività di cura;
il trasferimento all’Inps di quote del fondo caregiver per la gestione digitale.
Il bonus per le ristrutturazioni edilizie del 2026 rappresenta la principale agevolazione fiscale per il recupero del patrimonio immobiliare, disciplinata dal Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir). Nelle ultime ore, l’Agenzia delle entrate ha diffuso i dettagli operativi per accedere alla detrazione Irpef, che deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Nonostante la normativa generale prevedesse una riduzione delle aliquote, il governo è intervenuto per stabilizzare il sostegno al settore edilizio. La misura mira a incentivare la riqualificazione degli edifici esistenti, garantendo un risparmio d’imposta significativo per i proprietari che decidano di investire nell’efficienza e nella sicurezza delle proprie abitazioni. La Manovra 2026 conferma l’esclusione dagli incentivi delle caldaie a combustibili fossili.
Bonus ristrutturazioni edilizie 2026: chi può richiederlo?
Sede dell’Agenzia delle entrate (imagoeconomica).
Il bonus per le ristrutturazioni edilizie del 2026 rappresenta un incentivo di natura fiscale rivolto a una vasta platea di beneficiari che sostengono le spese per interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo sui propri immobili. Possono accedere alla detrazione, quindi, i proprietari degli immobili, chi detiene un diritto reale di godimento su di essi e i locatari. Nello specifico, i soggetti ammessi sono:
i proprietari e i nudi proprietari;
i titolari di un diritto reale di godimento come usufrutto, uso, abitazione o superficie;
i locatari e i comodatari;
i soci di cooperative a proprietà divisa e indivisa;
gli imprenditori individuali, limitatamente agli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce.
Inoltre, il bonus è riconosciuto a chi acquista immobili a uso abitativo facenti parte di edifici interamente ristrutturati da imprese di costruzione o cooperative edilizie, purché l’alienazione avvenga entro 18 mesi dal termine dei lavori.
Quali sono le nuove agevolazioni per la ristrutturazione nel 2026?
La legge 199/2025 ha modificato, ancora per un anno, le aliquote ordinarie al fine di sostenere contribuenti e imprese edili. Per le spese sostenute nel corso del 2026, l’entità del rimborso varia in base alla tipologia di immobile.
Per chiacquista da impresa, la detrazione si calcola su un importo forfettario pari al 25 per cento del prezzo di vendita comprensivo di Iva. Dal 2027, l’aliquota del bonus ristrutturazioni scenderà al 30 per cento per le seconde case e al 36 per cento per l’abitazione principale.
Quali sono le nuove regole per i bonus edilizi nel 2026?
Il modello 730 per la denuncia dei redditi (Ansafoto).
Le modalità di fruizione del bonus sulle ristrutturazioni edilizie hanno subìto restrizioni importanti rispetto al passato. Innanzitutto, per gli interventi previsti dall’articolo 16-bis del Tuir, non è più possibile optare per lo sconto in fattura o per la cessione del credito d’imposta, salvo rari casi previsti dalle deroghe normative. Pertanto, la detrazione avviene quasi esclusivamente in modo diretto nella dichiarazione dei redditi. Restano comunque vigenti alcune disposizioni per le cessioni residue, che possono essere effettuate verso:
banche e intermediari finanziari;
società appartenenti a un gruppo bancario;
imprese di assicurazione autorizzate.
È fondamentale conservare i bonifici parlanti e le abilitazioni amministrative per fruire dell’incentivo. Infine, si segnala che la sostituzione di gruppi elettrogeni di emergenza con modelli a gas di ultima generazione mantiene una detrazione specifica del 50 per cento.
Un ritorno all’antico; sarà un progresso. David Ermini, già vicepresidente del Csm (vice dunque del presidente della Repubblica Sergio Mattarella), già parlamentare del Partito Democratico, avvocato penalista con il no alla riformadella giustizia in tasca, in ottimi rapporti con la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani, sarà il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni amministrative di Figline e Incisa Valdarno, nato nel 2014 dalla fusione di due Comuni del Valdarno fiorentino (c’è anche un valdarno aretino e ovviamente fra i due territori contigui esiste un’accigliata contesa).
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con David Ermini e Carlo Nordio (Imagoeconomica).
Sulla candidatura si allunga l’ombra di Renzi
L’annuncio ufficiale è stato dato questa settimana dopo una riunione serale del Pd locale, ma la notizia era nell’aria da tempo. Almeno dalle dimissioni del precedente sindaco, Valerio Pianigiani, che i conterranei descrivono come ingenuo e impolitico (non il massimo per guidare una comunità), avvenute nel novembre del 2025 ad appena un anno dal voto. Ermini, un tempo compagno di classe dell’allenatore Maurizio Sarri, sarà dunque il candidato sindaco del centrosinistra e torna nel suo Valdarno: l’esordio in politica fu infatti da consigliere comunale a Figline (tra il 1980 e il 1985, incarico che poi ha ricoperto anche tra il 2001 e il 2006). Tutto semplice, tutto chiaro, tutto risolto? Naturalmente no. Ermini è appena tornato ma deve già affrontare un enigma proveniente dal suo passato politico: che farà Italia Viva? Che farà Matteo Renzi, con cui ci sono stati cospicui e stranoti scazzi a mezzo stampa? L’ex presidente del Consiglio è in una fase ecumenica, va d’accordo con tutti nel campo largo, ha buone parole per chiunque (da Elly Schlein in giù), ha favorito anche alleanze in ogni dove alle Regionali. Ha accettato di buon grado l’idea di farsi perdonare qualcosa (l’essere Renzi, a occhio). Ma chissà se riuscirà a sostenere anche l’ex amico Ermini, considerato nientemeno che un traditore sia da Renzi sia da un altro ex membro autorevole del vecchio Giglio Magico, Luca Lotti (ma anche con lui Renzi ha avuto non pochi problemi; c’è qualcuno che ancora non ha litigato con il fondatore di Italia Viva?).
Matteo Renzi (Imagoeconomica).
La rottura tra Ermini e il leader di Italia viva
Il problema è che il renzismo vive di superlativi, tutto è bellissimo o bruttissimo. Nella renziana guerra dei superlativi – un giorno sei un genio, quello dopo uno sfigato – Ermini è rimasto sempre sulla linea mediana. Non una parola di troppo, non un bercio, mai una parola contro il Capo, neanche quando ci rimase male perché nel 2017 Renzi fece un rimpasto della segreteria e lui rimase fuori. Sempre basso profilo, anche sui social dove basta un “ciaone” a far deragliare. Questo però era vero un tempo. Nel senso che la rottura con Renzi è conclamata, aspra, superlativa appunto. Una bellissima rottura (dipende dai punti di vista; giornalisticamente, lo è). Ermini tuttavia non sembra essere troppo preoccupato, alle persone con cui ha parlato in queste ore spiega di non aver bisogno di Italia Viva, che può anche farne a meno. Per il momento, comunque, non sono arrivate dichiarazioni di Francesco Bonifazi, parlamentare di primo piano di Italia Viva, che di solito viene mandato in avanscoperta quando c’è da tirare una legnata a qualche avversario.
Francesco Bonifazi (Ansa).
Il mite avvocato diventato battagliero
Aver fatto il vice di Mattarella ha dunque dato non poco coraggio a questo mite avvocato, ex mite, oggi piuttosto battagliero. Si è pure messo a scrivere un libro, Ermini, ma chissà se a questo punto vedrà mai la luce. «Arriva un momento nella vita in cui chi ha avuto l’onore di ricoprire incarichi di grande prestigio come ho avuto l’onore di ricoprire io, può dimostrare che le Istituzioni, le proprie idee e i propri valori si possono servire provando a mettersi al servizio e a disposizione della Comunità di cui si è figli». È questo un modo anche per rintuzzare chi non lo voleva, tipo appunto Italia Viva: io ho fatto il vice di Mattarella, dice Ermini, che altro volete di più da me?
Lmdv Capital, la società di investimento di Leonardo Maria Del Vecchio, ha messo sul tavolo un’offerta vincolante per entrare con una quota di maggioranza in En – Editoriale Nazionale, la società che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e Qn. Il consiglio di amministrazione di Monrif, attuale azionista di controllo del gruppo editoriale, ha approvato l’avvio della formalizzazione dell’operazione. I dettagli economici non sono stati comunicati e non è stata indicata la percentuale esatta che verrà acquisita. Secondo Il Sole 24 Ore, però, la partecipazione dovrebbe essere intorno all’80 per cento, un livello che consentirebbe a Del Vecchio di assumere il controllo di Editoriale Nazionale.
Del Vecchio: «L’operazione rientra in un progetto industriale di lungo periodo»
Resta quindi aperta la partita sulla futura composizione dell’azionariato e su quali soci decideranno di cedere le proprie quote. L’acquisizione si inserisce in una fase di crescente attivismo nei media: di recente Del Vecchio ha infatti avviato Lmdv Media, una società dedicata agli investimenti editoriali, separata dalle altre attività finanziarie della famiglia. Del Vecchio ha spiegato che «l’operazione rientra in un progetto industriale di lungo periodo che riconosce all’editoria un ruolo centrale per il Paese», aggiungendo di credere «nel valore dell’informazione di qualità e nell’autonomia delle redazioni». Ha inoltre chiarito che l’obiettivo è «investire con capitale paziente, mettendo tecnologia e competenze al servizio del lavoro giornalistico», con l’intenzione di avviare un confronto con redazioni e comitati una volta completati i passaggi formali. Dal gruppo Monrif, il presidente Andrea Riffeser Monti ha definito l’accordo «un rafforzamento del futuro di un’informazione libera e responsabile».
Sarà una tornata di nomine pesante quella primaverile. Anche per Leonardo, dove ad aprile scade il mandato del presidente Stefano Pontecorvo. E, com’è naturale, è partita la solita girandola di nomi e relativi incastri. Con una possibile sorpresa.
Cossiga jr non dispiacerebbe a Crosetto
Tra i papabili, come riportato dal Fatto Quotidiano, c’è Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex presidente della Repubblica. Classe 1963, laureato in Ingegneria aeronautica, Cossiga jr ha dalla sua un cv invidiabile: ex parlamentare di Forza Italia e sottosegretario alla Difesa nel Berlusconi IV, nel 2012 ha aderito a Fratelli d’Italia, suo main sponsor nella corsa alla poltrona. Dal 2017 è direttore delle relazioni istituzionali di Mdba, gruppo missilistico europeo controllato da Airbus, BAE Systems (entrambe con il 37,5 per cento) e la stessa Leonardo (25 per cento) e nel 2022 è subentrato a Guido Crosetto alla guida dell’Aiad, la Federazione aziende italiane per l’Aereospazio, la Difesa e la Sicurezza.
Giuseppe Cossiga (Imagoeconomica).
I desiderata di Forza Italia
Forza Italia, dal canto suo, spingerebbe per Stefano Cuzzilla, attuale presidente di Trenitalia. Ma le sue chance sono al lumicino, visto che i Berlusconi difficilmente rinunceranno alla presidenza di Paolo Scaroni all’Enel.
Stefano Cuzzilla (Imagoeconomica).
Della rosa fa parte anche Andrea De Gennaro, capo della Guardia di Finanza in scadenza a maggio. Le sue quotazioni sono in salita, anche se occupare la poltrona che fu del fratello Gianni (presidente di Leonardo dal 2013 al 2020) potrebbe sembrare poco ortodosso. Infine il jolly: il generale Francesco Paolo Figliuolo, ex commissario straordinario alla ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione in Emilia-Romagna, Toscana e Marche.
Andrea De Gennaro (Imagoeconomica).
Torna a circolare il nome di Belloni
Fin qui i profili noti. Ma Lettera43 conferma che nella corsa alla presidenza del colosso italiano della Difesa c’è anche una donna. E non una qualunque, perché si tratta di Elisabetta Belloni, il cui nome riappare puntualmente ogni volta che spunta una poltrona strategica da assegnare come nel caso di Eni. C’è però un “ma” che non riguarda certo le competenze, semmai la funzione che Belloni andrebbe a ricoprire: Leonardo oggi gioca nel mondo delle guerre, delle fratture geopolitiche, delle tensioni Ue–Usa e dei dossier Nato. La presidenza non è un ruolo prettamente istituzionale e contro Belloni potrebbero giocare le frizioni che si porta dietro. La sua uscita dal DIS, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, è arrivata in un clima tutt’altro che lineare, con retroscena di attriti nel perimetro di Palazzo Chigi. E il passaggio a Bruxelles nello staff di Ursula von der Leyen si è chiuso dopo appena sei mesi, senza che restasse l’immagine di un addio “sereno”. In altre parole Belloni non è una figura neutra, ma porta con sé un carico politico già acceso, e in questo momento storico è un lusso che Leonardo non può permettersi. Perciò la domanda non è se Belloni “meriti” la poltrona. La domanda è se davvero “serva”.
Elisabetta Belloni con l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (Imagoeconomica).
Il 22 gennaio 2026 Donald Trumpha firmato a Davos l’atto costitutivo del suo Board of Peace, che ha promosso assegnandosi fin dall’inizio la presidenza a vita. Sul palco del World Economic Forum, assieme al capo della Casa Bianca, sono saliti leader e rappresentanti di (quasi) tutti i Paesi che hanno aderito all’invito degli Stati Uniti. «Una giornata emozionante», l’ha definita Trump. Ecco le cose da sapere sul Board of Peace.
Cos’è il Board of Peace
Come si legge nello statuto, il Board of Peace è «un’organizzazione internazionale che mira a promuovere stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti». A Gaza avrà il compito di supervisionare l’operato del comitato tecnico palestinese incaricato dell’amministrazione provvisoria della Striscia, occupandosi della ricostruzione e attraendo finanziamenti. Ma il suo raggio d’azione, nelle intenzioni di Trump, non si limiterà a Gaza: il suo “mandato” sarà infatti globale. Il Consiglio, ha assicurato il tycoon, «lavorerà con molti, inclusa l’Onu».
Donald Trump (Imagoeconomica).
Cosa prevede lo statuto
Trump ha parlato per la prima volta del Board of Peace a settembre del 2025, quando ha annunciato il suo piano per porre fine alla guerra tra Israele e Hamas. Il Consiglio è stato poi avallato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Lo statuto prevede ampi poteri esecutivi per il presidente, cioè lo stesso Trump: tra essi la possibilità di porre il veto sulle decisioni e di rimuovere i membri, fatte salve alcune limitazioni. In base allo statuto, i membri hanno un mandato limitato a tre anni, a meno che non versino un miliardo di dollari ciascuno per finanziare le attività del Board of Peace e ottenere così la qualifica di membri permanenti.
Chi partecipa al Board of Peace
«Tutti vogliono farne parte», ha affermato Trump. Ma per ora hanno aderito solo 21 Paesi e ben pochi di primo piano sullo scenario internazionale, con una presenza fortemente sbilanciata verso Medio Oriente, Asia centrale e America Latina: Argentina, Armenia, Ungheria, Kazakistan, Bielorussia, Uzbekistan, Arabia Saudita, Marocco, Bahrein, Turchia, Vietnam, Kosovo, Emirati Arabi Uniti, Azerbaigian, Paraguay, Giordania, Indonesia, Pakistan, Mongolia e Qatar. E c’è pure Israele: il primo ministro Benjamin Netanyahu non si è presentato a Davos – a differenza di altri leader e rappresentanti – perché ricercato per crimini di guerra dal Tribunale penale internazionale dell’Aia.
Chi ha detto no all’invito di Trump
Hanno detto no alla proposta di Trump la Franciae la Norvegia, citando interrogativi sul rapporto tra il Consiglio e il sistema delle Nazioni Unite. Invito rispedito al mittente anche da Regno Unito, Svezia e Germania, così come dall’Unione europea. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha dichiarato di non ritenere possibile la partecipazione a un organismo che include al momento la Bielorussia e che potrebbe accogliere anche la Russia (perché Vladimir Putin non ha chiuso la porta).
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
La posizione dell’Italia
Ospite a Porta a Porta, Giorgia Meloni ha dichiarato che, per il momento, nemmeno l’Italia entrerà a far parte del Board of Peace, spiegando di aver rilevato nello statuto «alcuni elementi che sono incompatibili con la nostra Costituzione» e in particolare con l’articolo 11, quello per cui «possiamo concedere cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati». Insomma, Meloni ha detto no a Trump non per l’obiettivo dichiarato del Board of Peace (definito «organismo interessante»), ma per il modo in cui lo statuto distribuisce poteri e prerogative tra gli Stati partecipanti.
L’Academy ha diramato le nomination agli Oscar 2026, la cui cerimonia di premiazione si terrà nella notte italiana fra il 15 e il 16 marzo. Come da pronostico, il favorito è Sinnersdi Ryan Coogler, che ha conquistato un nuovo record con ben 16 candidature, il numero più alto nella storia. Segue con 13 Una battaglia dopo l’altra, opera d’autore di Paul Thomas Anderson sempre di Warner Bros., con Leonardo DiCaprio. Bene anche Sentimental Value, Marty Supremee Frankensteincon nove. In attesa dell’evento di gala, ecco dove recuperarlo in streaming oppure al cinema.
Dove vedere al cinema o in streaming tutti i film nominati agli Oscar
Una riproduzione degli Oscar (Ansa).
Sinners, il film che ha segnato un nuovo record agli Oscar
Storico record per Sinners, film di Ryan Coogler (Black Panther e Creed) tra i più acclamati dalla critica americana, agli Oscar 2026: con 16 nomination, ha strappato il primato di candidature agli Academy Awards detenuto da Eva contro Eva, Titanic e La La Land. La trama ruota attorno alle vicende dei gemelli Elijah ed Elias Smoke, entrambi interpretati da Michael B. Jordan, che decidono di tornare nella loro cittadina natale per ricominciare dopo un passato oscuro. All’arrivo, scoprono che un male ancor più terrificante di ciò che ricordavano è lì ad attenderli. È possibile noleggiarlo su Apple Tv, Amazon Prime Video, Rakuten Tv, Chili e Tim Vision.
Una battaglia dopo l’altra in streaming su HBO Max
Diretto da Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra ha ricevuto 13 nomination agli Oscar 2026, tra cui miglior film. Protagonista è Bob Ferguson (Leonardo DiCaprio, candidato fra gli attori), rivoluzionario fallito che vive in un cronico stato di paranoia assieme alla figlia Willa, nata dalla sua relazione con Perfidia Beverly Hills (Teyana Taylor). Quando quest’ultima viene rapita dal colonnello Lockjaw (Sean Penn), dovrà affannarsi per ritrovarla. Miglior comedy ai Golden Globes, è disponibile in streaming sulla piattaforma HBO Max.
Hamnet, al cinema dal 5 febbraio
Uscirà invece al cinema il 5 febbraio Hamnet – Nel nome del figlio, nuovo film di Chloé Zhao tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell e candidato a otto premi Oscar. Al centro della narrazione un grave lutto che, nel Cinquecento, colpì William Shakespeare e la moglie Agnes, privati del figlio Hamnet ucciso dalla peste. Nei panni dei due protagonisti recitano Paul Mescal e Jessie Buckley, rivelazione dei Golden Globes e candidata dall’Academy come miglior attrice protagonista.
Marty Supreme, il film Timothée Chalamet al cinema dal 22 gennaio
Timothée Chalamet è l’asso del ping pong Marty Reisman in Marty Supreme, film di Josh Safdie per cui il giovane talento di Hollywood ha vinto il Golden Globe come miglior attore protagonista in una commedia e ora corre per l’Oscar. Ispirato alla storia vera dell’atleta, medaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo, ne racconta la vita privata e la carriera che oscillarono tra scommesse, truffe, passioni proibite e sogni di gloria. Nel cast anche Gwyneth Paltrow e Fran Drescher, a lungo presidente del sindacato degli attori SAG-Aftra. Il film sarà in sala il 22 gennaio.
L’agente segreto, a gennaio in sala uno dei migliori film internazionali
Il 29 gennaio sbarcherà al cinema invece L’agente segreto, produzione brasiliana diretta da Kleber Mendonça Filho con protagonista Wagner Moura, in lizza anche per il riconoscimento come miglior film internazionale dei 98esimi Academy Awards. La storia si svolge nel 1977 in Brasile, durante gli ultimi anni della dittatura militare. Al centro della storia c’è Marcelo, professore universitario di mezz’età che spera di lasciarsi alle spalle una vita di violenze e segreti. Scoprirà tuttavia che il passato trova sempre un modo per riaffiorare. È stato premiato come miglior film straniero ai Golden Globes.
Sentimental Value, il film di Trier premiato per Stellan Skarsgard
Nove nomination agli Oscar invece per Sentimental Value, premiato ai Golden Globes per la performance di Stellan Skarsgard (candidato anche dall’Academy) come attore non protagonista, uscito al cinema il 22 gennaio. Complessa storia dalle dinamiche familiari, si concentra su Nora, affermata attrice teatrale che dopo la morte della madre è in cerca di un nuovo equilibrio. Assieme alla sorella Agnes dovrà fare i conti con il ritorno del padre Gustav (Skarsgard), ex regista di fama internazionale a lungo distante dalle loro vite.
Bugonia, doppio record per Emma Stone
Doppia nomination per Emma Stone, candidata agli Oscar grazie al film Bugonia di Yorgos Lanthimos sia come attrice protagonista sia in qualità di produttrice. Traguardi che le hanno permesso, a 37 anni, la donna più giovane in assoluto a raggiungere quota sette candidature in carriera (è seconda solo a Walt Disney). Il lungometraggio, noleggiabile o acquistabile su Rakuten Tv, Apple Tv, Amazon Prime Video e Chili, racconta la storia di due cugini, Teddy (Jesse Plemons) e Jon (Aidan Delbis) che, vittime delle loro teorie cospirazioniste, rapiscono la Ceo di un’azienda farmaceutica, Michelle (Stone) convinti che sia un’extraterrestre che vuole distruggere la Terra.
F1, tra i candidati agli Oscar anche il film con Brad Pitt
In lizza, un po’ a sorpresa, per la statuetta più ambita degli Oscar 2026 anche F1, il film con Brad Pitt nei panni del veterano pilota Sonnie Hayes, grande promessa mancata dell’automobilismo. A 30 anni di distanza dalla sua ultima gara in Formula 1, viene richiamato dall’ex compagno Ruben Cervantes (Javier Bardem), oggi proprietario della scuderia Apex, per risollevare le sorti della squadra, ultima nel Mondiale. Sonny correrà al fianco del giovane talento Joshua Pearce (Damson Idris), esordiente dal carattere impulsivo. È possibile recuperare il film in streaming su Apple Tv.
Frankenstein, nove nomination per il film di Guillermo del Toro
È disponibile invece su Netflix Frankenstein, adattamento del romanzo di Mary Shelley diretto dal premio Oscar Guillermo del Toro candidato a nove statuette, tra cui quella per il miglior film. Volto del dottor Victor è quello di Oscar Isaac, che restituisce un personaggio sempre più preda delle sue angosce dopo aver dato vita a un Mostro (Jacob Elordi) per dimostrare di essere in grado di superare i limiti imposti da scienza e morale umana. Nel cast anche Christoph Waltz nel ruolo di Harlander, benefattore del protagonista, e Mia Goth nel doppio ruolo di Elizabeth, fidanzata con il fratello di Victor, e Claire, madre del dottore morta molto giovane.
Train Dreams, su Netflixanche il film con Joel Edgerton
Clint Bentley dirige Joel Edgerton e Felicity Jones in Train Dreams, ultimo dei 10 candidati agli Oscar come miglior film, disponibile in streaming su Netflix. Malinconico western presentato al Sundance Film Festival e ispirato all’omonimo libro di Denis Johnson, racconta la storia di Robert Grainier, un orfano cresciuto tra le foreste dell’Idaho americano. Semplice e solitario boscaiolo, si innamora della balla Gladys, che sposa e con la quale va a vivere in una piccola casa nel bosco assieme alla loro figlia. La coppia scoprirà ben presto che la tranquillità in cui crede di vivere è solo apparente.
Anima Holding, tra i principali operatori italiani nel settore del risparmio gestito, è vicina alla nomina di Saverio Perissinotto come nuovo amministratore delegato. In una nota, senza fare nomi, Anima Holding ha spiegato che in corso il processo di cooptazione nel board e la nomina del nuovo ceo, secondo «le procedure interne e le prassi di corporate governance», aggiungendo di aver ricevuto Banco Bpm, azionista di riferimento, «una candidatura per il ruolo», cioè quella di Perissinotto. La nomina avverrà nel prossimo cda, convocato per il 26 gennaio. Il nuovo ceo assumerà l’incarico a partire da febbraio, quando lascerà la presidenza di Eurizon Capital, la società di gestione del risparmio del gruppo Intesa Sanpaolo. Prenderà il posto di Alessandro Melzi d’Eril, da fine ottobre alla guida di Mediobanca.
La Francia ha abbordato una petroliera russa nel Mediterraneo. A renderlo noto è stato il presidente Emmanuel Macron con un messaggio pubblicato su X, nel quale ha affermato: «Non tollereremo alcuna violazione. Stamattina, la Marina francese ha abbordato una petroliera russa, soggetta a sanzioni internazionali e sospettata di battere una falsa bandiera. L’operazione è stata condotta in alto mare nel Mediterraneo, con l’assistenza di diversi nostri alleati». Macron ha precisato che l’intervento «è stata condotta nel rigoroso rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto marittimo» e ha aggiunto che sulla vicenda «è stata avviata un’indagine giudiziaria». Secondo quanto riferito dal capo dell’Eliseo, «la nave è stata dirottata» e Parigi resta determinata «a rispettare il diritto internazionale e a garantire l’efficacia delle sanzioni». Nel suo messaggio, il presidente ha infine denunciato il ruolo delle imbarcazioni riconducibili alla cosiddetta flotta fantasma, sottolineando che «le attività della flotta fantasma contribuiscono a finanziare la guerra di aggressione contro l’Ucraina».
Dopo l’incontro con Donald Trump (definito «buono» dal tycoon), Volodymyr Zelensky è salito sul palco del World Economic Forum, lanciando da Davos duri attacchi all’Unione europea. Il presidente ucraino ha infatti rimproverato all’Ue di aver «concesso una vittoria a Vladimir Putin» a causa del mancato utilizzo degli asset di Mosca congelati per finanziare il sostegno a Kyiv. Poi ha annunciato che il primo incontro trilaterale tra Stati Uniti, Russia e Ucraina avrà domani 23 gennaio e dopodomani 24 gennaio negli Emirati Arabi Uniti.
Volodymyr Zelensky (Ansa).
Zelensky: «Nessuno vorrebbe vivere ripetendo sempre la stessa cosa»
Visto l’avvicinarsi dei quattro anni dall’invasione russa, Zelensky ha iniziato il suo discorso paragonando la situazione in Ucraina a quanto succede nel film Ricomincio da capo, in cui il protagonista rimane intrappolato in un loop temporale nel Giorno della marmotta. «Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni. È esattamente così che ci piace vivere adesso. Ed è la nostra vita. Proprio l’anno scorso, qui a Davos, ho concluso dicendo che l’Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato. Siamo ancora in una situazione in cui devo dire le stesse parole».
A good meeting with @POTUS — productive and substantive. We discussed the work of our teams, and practically every day there are meetings or communication. The documents are now even better prepared. We also spoke today about air defense for Ukraine. Our previous meeting with… pic.twitter.com/E1j8kpJazN
— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) January 22, 2026
Zelensky: «Gli alleati europei sono divisi e persi di fronte a Trump»
Zelensky, invocando ancora una volta l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, nel suo discorso particolarmente critico verso l’Europa ha accusato gli alleati del Vecchio Continente di essere «divisi e persi» di fronte a Trump, affermando che gli è stato detto di «non parlare dei missili Taurus» e «nemmeno dei Tomahawk agli americani, per non rovinare l’atmosfera». Ad ogni modo, Zelensky ha definito «produttivo» l’incontro con Trump: «Abbiamo discusso del lavoro dei nostri team e praticamente ogni giorno ci sono incontri o comunicazioni».
Era il favorito della vigilia e ha addirittura superato i pronostici.Sinners, horror soprannaturale di quel Ryan Coogler già acclamato per aver diretto Creed e Black Panther, ha conquistato un primato assoluto nella storia degli Oscar: con 16 nomination, tra cui ovviamente miglior film, ha infranto il precedente record di 14 detenuto ex aequo da Eva contro Eva, Titanic e La La Land. Emerso come fenomeno cinematografico dell’anno, ha registrato il maggior incasso americano degli ultimi 15 anni (279,9 milioni di dollari), generando un plauso generale fra critica e pubblico curiosamente non replicato in Italia. Sbarcato nei cinema di tutto il mondo lo scorso aprile, è possibile noleggiarlo o acquistarlo su Rakuten Tv, Apple Tv, Tim Vision, Amazon Prime Video e Chili.
Tra vampiri, oppressione razziale, fratellanza e orrore, Sinnersinizia con un giovane ragazzo afroamericano che, sporco di sangue e fuori di sé, entra nella chiesa in cui il padre sta celebrando la messa. È il gancio per narrare quanto accaduto il giorno precedente fra eventi soprannaturali e molta violenza. Il film racconta principalmente la storia dei due gemelli Elijah ed Elias Smoke, entrambi interpretati da Michael B. Jordan (tra l’altro nominato come miglior attore protagonista), nel Delta del Mississippi durante gli Anni 30. Dopo aver vissuto vite travagliate, scelgono di fare ritorno nella loro città natale per ricominciare e sperare di lasciarsi il passato alle spalle. Qui acquistano un vecchio capanno e un po’ di terreno da un uomo bianco, verosimilmente del Ku Klux Klan, sperando quindi di trasformarlo in un locale di musica e ballo grazie al chitarrista Sammie Moore (Miles Caton) e al socio Delta Slim (Delroy Lindo).
Durante l’inaugurazione, tuttavia, gli Smoke scopriranno che un male ancor più terrificante di quello che ricordavano ha preso il controllo della cittadina. Un incubo va ben oltre i demoni che erano certi di aver lasciato alle spalle: la comunità è infestata dai vampiri oltre che da altre creature dell’orrore. Quando due uomini e una donna bianchi bussano alla porta, proprio mentre si celebra la festa, ma non vengono fatti entrare, si scatenerà una vera e propria guerra senza quartiere. Oltre a Michael B. Jordan, volto di entrambi i gemelli, nel cast vi sono anche Wunmi Mosaku (candidata agli Oscar fra le attrici non protagoniste) nei panni dell’ex moglie di Elijah, Annie, e Hailee Stanfield in quelli di Mary, ex partner di Elias.
Tutte le nomination agli Oscar del film
Con 16 nomination, Sinners ha tutte le carte in regola per poter puntare anche al record di statuette vinte durante la notte degli Oscar. Ad oggi, il primato appartiene ex aequo a Ben Hur, a Titanic e a Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re con 11 successi, quest’ultimo vincitore in tutte le categorie per cui concorreva. Ecco tutte le candidature del film di Ryan Coogler:
La redazione di Rai Sport ha proclamato lo stato di agitazione contestando l’impostazione del lavoro decisa dalla direzione soprattutto in vista delle prossime Olimpiadi di Milano-Cortina. In un documento approvato dall’Assemblea con 34 voti favorevoli e uno contrario, i giornalisti denunciano «le scelte del direttore Paolo Petrecca» e manifestano «fortissima preoccupazione per un piano di lavoro con molti punti deboli che dovrà essere necessariamente rivisto a ridosso dell’evento per garantire la copertura che Rai debbono ai propri telespettatori». Alla base del malcontento c’è soprattutto il crescente ricorso ai cosiddetti “talent”, figure esterne alla redazione con compensi elevati, sempre più spesso impiegate anche in ruoli giornalistici, mentre il budget complessivo è stato ridotto con conseguenti tagli a mezzi, personale tecnico e copertura degli eventi. Sulla vicenda è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle, che chiede le dimissioni del direttore: «È semplicemente folle. Ogni giorno che passa in cui Petrecca non fa un passo indietro è un giorno perso», ha dichiarato il capogruppo in commissione di Vigilanza Rai, Dario Carotenuto.
A breve cambieranno le regole per accedere al registro elettronico nelle scuole italiane. Con l’approvazione del ddl Semplificazioni, studenti e famiglie dovranno utilizzare esclusivamente l’identità digitale: Spid o Carta d’Identità Elettronica (Cie). Le credenziali tradizionali rilasciate da scuole e fornitori digitali non saranno più valide. La riforma punta a proteggere i dati sensibili degli studenti e a creare un sistema unico e sicuro per tutte le scuole.
Cosa cambia per il registro elettronico
L’aula di una scuola media (Imagoeconomica).
La novità riguarda tutti gli utenti: la scuola passerà da sistemi frammentati basati su username e password personali a una piattaforma uniforme. Elementari e medie vedranno un cambiamento significativo. Solo i genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale potranno consultare voti, assenze, note disciplinari e compiti. Gli studenti di elementari e media non avranno più accesso diretto, trasferendo alla famiglia la gestione della comunicazione con la scuola.
Possibili criticità e tempistiche
Alcuni dirigenti segnalano che lo Spid potrebbe rappresentare un costo aggiuntivo per le famiglie, mentre la Cie, pur gratuita, non è ancora diffusa ovunque. Tra le proposte avanzate c’è la creazione di uno Spid dedicato ai servizi scolastici, per semplificare l’accesso senza oneri economici. La nuova modalità dovrebbe entrare in vigore entro poche settimane.
Nel 2025 i principali artisti mondiali hanno guadagnato complessivamente 1,9 miliardi di dollari, con guadagni individuali medi di 52 milioni. Tra i protagonisti dell’anno della classifica di Forbes spicca The Weeknd, che ha chiuso l’anno con circa 298 milioni di dollari grazie a un tour da record, l’uscita dell’album Hurry Up Tomorrow e la vendita parziale del suo catalogo musicale a Lyric Capital, operazione valutata un miliardo di dollari. Anche Taylor Swift ha dominato la scena musicale, con guadagni pari a 202 milioni di dollari grazie all’album The Life of a Showgirl, al documentario su Disney+ e al riacquisto dei diritti dei suoi primi sei album. Tra gli artisti che hanno superato i 100 milioni ci sono Beyoncé (148 milioni), Kendrick Lamar (109 milioni), Coldplay (105 milioni) e Shakira (105 milioni). La classifica, che raccoglie i dati di tour, streaming, vendite di album e cataloghi musicali, include otto donne e 17 uomini.
I 25 cantanti più pagati del 2025
Taylor Swift sul red carpet dei Grammy 2025 (Ansa).
Giulia Bongiorno, senatrice relatrice del ddl sulla violenza sessuale, ha presento una proposta di riformulazione del testo, che è ora all’esame della commissione Giustizia e che verrà votato martedì 27 gennaio. Nel nuovo testo è sparita la parola “consenso”: quello approvato alla Camera parlava di “consenso libero e attuale”, concetto al centro dell’accordo bipartisan tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein. Il primo ddl avrebbe dovuto ricevere il via libera da Palazzo Madama il 25 novembre, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ma era stato stoppato dal centrodestra, che aveva chiesto approfondimenti.
Il nuovo testo del ddl
Nel nuovo testo dell’articolo 609 bis relativo al reato di violenza sessuale si legge che «la volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». E che «l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostante del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».
Giulia Bongiorno (Imagoeconomica).
Le altre modifiche al ddl
Le pene vengono inoltre distinte: per la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione viene ridotta a 4-10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo votato all’unanimità in prima lettura. Resta invece, il range di 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». Sulle sanzioni dei casi di minore gravità, che possono essere ridotte fino a due terzi, si fa riferimento alle «modalità della condotta» e alle «circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persone offesa».
Avs: «Proposta inaccettabile»
«La violenza sessuale è un crimine contro le donne, senza un sì non c’è rapporto sessuale, ma un reato. Bongiorno ci fa fare un enorme passo indietro. Dal consenso si passa al dissenso», ha dichiarato Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs e presidente del gruppo misto al Senato. Così Ilaria Cucchi, sempre di Avs: «La proposta della presidente Bongiorno non è accettabile. Per la destra chi subisce violenza ha l’onere di dimostrare perché non ha reagito o perché non ha detto un no abbastanza forte. Come se non bastasse la violenza subita. Meloni ci aveva messo la faccia, oggi la perde».
Inizia ufficialmente il conto alla rovescia per la notte degli Oscar 2026, in programma il 15 marzo con la conduzione di Conan O’Brien. Nella mattinata odierna di Los Angeles, infatti, Lewis Pullman (Thunderbolts) e Danielle Brooks (Il colore viola) hanno annunciato le nomination per la 98esima edizione degli Academy Awards, premi che celebrano ogni anno il meglio del cinema internazionale. Favorito della vigilia è indubbiamenteSinnersche con 16 nomination ha fatto registrare un primato assoluto nella storia degli Oscar, battendo il record di 14 stabilito da Titanic, Eva contro Eva e La La Land. Seguono poi Una battaglia dopo l’altra, già vincitore ai Golden Globes, che ha ricevuto 13 candidature, Marty Supreme e Hamnet (nove e otto nomination), con l’attrice rivelazione dell’anno Jessie Buckley. Assente dalla categoria per il miglior film internazionale l’Italia, dato che Familia non era già riuscito a superare lo scoglio delle shortlist. Tutte le nomination.
Il valico di Rafah resterà chiuso finché Hamas non restituirà il corpo dell’ultimo ostaggio ancora a Gaza. Lo ha riferito una fonte della sicurezza israeliana ai media del Paese, aggiungendo: «Non abbiamo ancora ricevuto istruzioni per l’apertura del valico». La presa di posizione arriva dopo le dichiarazioni, non confermate ufficialmente, del capo del comitato tecnico per Gaza, Ali Saath, secondo cui il passaggio dovrebbe riaprire la prossima settimana. Secondo quanto riportato dai notiziari israeliani, il premier ha convocato per domenica 25 gennaio una riunione di governo dedicata alla restituzione del corpo del sergente Ran Gvili, ultimo ostaggio rimasto a Gaza, e al possibile futuro del valico di Rafah.
In Groenlandia risiedono circa 57 mila persone, concentrate principalmente sulla costa sud-occidentale, mentre gran parte dell’isola rimane quasi disabitata a causa della spessa calotta glaciale che copre l’80 per cento del territorio. La maggioranza assoluta della popolazione è costituita dagli Inuit, un popolo indigeno presente da secoli prima dell’arrivo degli europei, che parla la lingua groenlandese e discende dal popolo Thule, insediatosi sull’isola tra il 1200 e il 1400 d.C. Il groenlandese medio ha circa il 75 per cento di ascendenza Inuit e il 25 per cento europea.
La composizione della popolazione in Groenlandia
Persone tra i ghiacci in Groenlandia (foto Ansa).
I danesi rappresentano la principale minoranza etnica, circa l’8 per cento degli abitanti, e vivono soprattutto nei centri urbani, dove lavorano nell’amministrazione pubblica, nella sanità, nell’istruzione e nel commercio. Negli ultimi anni la Groenlandia ha visto crescere l’immigrazione dall’Asia, con arrivi da Filippine, Thailandia e Cina, oltre a piccole comunità provenienti da altri paesi europei e dal Nord America. La maggior parte dei groenlandesi è bilingue, parlando sia il danese sia il groenlandese. Oltre a vivere sull’isola, una parte della popolazione groenlandese risiede in Danimarca e in altri Paesi del Nord America e della Scandinavia. Nonostante l’autonomia conquistata con il referendum del 2009, la Groenlandia rimane legata alla Danimarca per questioni di sicurezza, finanza e affari esteri.
I tre gruppi degli Inuit
Gli Inuit, a loro volta, si distinguono in tre gruppi principali: i Kalaallit della Groenlandia occidentale. Parlano Kalaallisut, la lingua ufficiale della Groenlandia, e gran parte di loro è bilingue con il danese. Sono la componente centrale della società groenlandese moderna. Nell’Est ci sono i Tunumiit, che parlano il Tunumiisut (o Tunumiit oraasiat), spesso chiamato “groenlandese orientale”. Questo gruppo ha tradizioni e costumi leggermente differenti dai Kalaallit, mantenendo un forte legame con la pesca e la caccia tradizionali. Nella zona più a Nord, infine, ci sono gli Inughuit. Parlano Inuktun, noto anche come “Inuit polare”, una lingua più vicina agli Inuit canadesi settentrionali. Tradizionalmente, vivono in comunità molto isolate e basano la loro economia su caccia, pesca e allevamento di cani da slitta.
Giuseppe Conte e Giorgio La Malfa, insieme, per parlare di politica: la coppia è senz’altro inedita, ma il pentastellato e il repubblicano storico si riuniranno davvero, nella mattinata di sabato 24 gennaio, a Roma. Lo scenario sarà quello di piazza Campo de’ Fiori, all’ombra di Giordano Bruno, l’eretico: nella sala del cinema Farnese andrà in scena la presentazione di Officina Repubblicana, che viene definito come «un movimento di opinione erede delle posizioni politico-culturali della sinistra democratica». Protagonista, appunto, Conte, ex presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 stelle. A seguire Vincenzo Amendola, già ministro per gli Affari europei del governo Conte II e sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei nell’esecutivo guidato da Mario Draghi. E poi l’emergente Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma e coordinatore di “Progetto Civico Italia”. La Malfa, alla fine dell’incontro, riassumerà i contenuti della giornata e lancerà la sfida politica, alla tenera età di 86 anni. Qualcuno dica a Conte che dai “sacri palazzi”, quelli vaticani, viene guardata con preoccupazione la sua partecipazione a questo incontro, «dal carattere sicuramente laico», si sente affermare, «e poi, con quella statua di Giordano Bruno lì davanti, che affronto per la Chiesa che lui ha tanto frequentato».
I funerali di Valentino o un convegno con Amato e Ruffini?
Venerdì mattina di fuoco a Roma, il 23 gennaio. Da una parte i funerali di Valentino, nella basilica di Santa Maria degli Angeli, con autorità e vip provenienti da ogni parte del Pianeta. Dall’altra, all’Istituto Sturzo, ecco una mattinata in stile Prima Repubblica, sul tema “Parliamo seriamente di politica”, ossia “Ricostruire la partecipazione della politica muovendo dall’esempio di cattolici e socialisti”, con l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, il fondatore del Censis Giuseppe De Rita, il democristiano di lungo corso Marco Follini, l’eterno riformista Enrico Morando, monsignor Vincenzo Paglia e l’attesissimo Ernesto Maria Ruffini, che poi è il più giovane della compagnia, già direttore dell’Agenzia delle Entrate e fondatore di un nuovo movimento politico di ispirazione cattolica Più Uno. La sede, l’istituto dedicato a don Luigi Sturzo, è quella giusta, «anche per le origini siciliane del sacerdote e di Ruffini, nipote del cardinale Ernesto Ruffini», spiffera uno degli organizzatori.
Un prete c’è sempre
Ormai, quando si deve organizzare un convegno, il mix perfetto sembra essere questo: «Metti un po’ di politici, un rappresentante delle forze dell’ordine, un prete». Detto fatto: il 27 gennaio, nella sede della Camera di Commercio di Roma, va in scena l’incontro intitolato “Emergenza abitativa. Una casa che manca, un bisogno che cresce”. E chi ci sarà? Oltre al padrone di casa, appena confermato, il presidente Lorenzo Tagliavanti, il direttore generale di Federlazio Luciano Mocci che deve presentare il rapporto dell’Osservatorio Edilizia, e anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini (già capo della Polizia di Stato) e don Antonio Coluccia. Il convegno può cominciare.
Comunicare stanca, a una certa età
Dicono che un comunicatore, ormai anziano, faccia «sempre più fatica». Un commento che viene fatto anche nel suo “quartier generale”, non solo all’esterno. Dopo una lunga carriera passata nei panni del giornalista, al comando del settore dell’economia di un importante organo di informazione, ha cambiato casacca per servire il mondo della finanza e, infine, quello dei grandi appalti. Ma la lucidità è solo un ricordo, gli acciacchi sono continui, comunicare stanca, a una certa età. E lui sta trascinando il suo datore di lavoro nella fossa delle Marianne, non rendendosi conto che è ora di andare in pensione. E che pensione…
Giustizia, tutti all’Ergife sabato con Tajani
A Roma l’Hotel Ergife, storico feudo andreottiano, sabato torna protagonista con la politica. “Valori: Più Libertà Più Giustizia”, organizzato da Forza Italia, è l’appuntamento programmato in vista del referendum. Dopo i saluti istituzionali, tra gli altri, di Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Forza Italia al Senato, e di Paolo Barelli, presidente del gruppo Fi alla Camera, ecco Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, Enrico Costa, vicepresidente della commissione Giustizia, Deborah Bergamini, vicesegretario nazionale Fi, Francesca Scopelliti, presidente del comitato “Cittadini per il sì, Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato “Sì separa”, e poi Stefania Craxi, presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato. Conclusioni affidate ad Antonio Tajani, nei ruoli di segretario nazionale di Forza Italia, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Olè.