Gaza, nuova stretta di Israele sugli aiuti

Il ministro per gli Affari della diaspora e la lotta all’antisemitismo Amichai Chikli ha comunicato che, a partire dal 1° marzo, 37 organizzazioni internazionali non potranno più operare a Gaza e nei Territori palestinesi. Secondo quanto riferito dal suo dicastero, «Le licenze sono scadute ed è vietato loro far arrivare aiuti. Hanno due mesi per ritirare i loro team». Alla base del provvedimento, spiegano le autorità, ci sarebbero motivazioni legate alla sicurezza e alla necessità di «impedire l’infiltrazione di operatori terroristici all’interno delle strutture umanitarie» straniere. Chikli ha ribadito: «L’assistenza umanitaria è benvenuta, lo sfruttamento delle strutture umanitarie a fini terroristici non lo è». Il confronto con il mondo delle Ong dura da marzo, quando Israele ha modificato le procedure di registrazione per le organizzazioni non governative.

L’impatto del lavoro di Medici senza frontiere a Gaza

Tra i soggetti coinvolti figurano realtà di primo piano come Norwegian Refugee Council, Oxfam, World Vision e Medici senza frontiere.  Le conseguenze di un blocco delle attività di Msf sono evidenziate dai dati: a Gaza un neonato su tre viene al mondo in strutture sostenute dall’organizzazione, un posto letto su cinque negli ospedali della Striscia resta operativo grazie al suo supporto e nel 2025 sono stati assistiti oltre 100 mila pazienti con traumi di guerra. La commissaria europea alla cooperazione Hadja Lahbib ha sollecitato Israele a rivedere la legge sulla registrazione delle Ong, ma il 29 dicembre la Knesset ha approvato un ulteriore irrigidimento delle norme, esteso anche ai rapporti con l’Unrwa, prevedendo l’interruzione delle forniture di acqua e gas alle sue sedi. Una scelta contestata dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, che ha chiesto a Israele di ripristinare le garanzie giuridiche internazionali a tutela del lavoro dell’Unrwa e delle altre agenzie delle Nazioni Unite.

Tommy Lee Jones, la figlia Victoria trovata morta in un hotel

Grave lutto per Tommy Lee Jones. La figlia della star di Hollywood, Victoria, è stata trovata senza vita in una stanza d’albergo a San Francisco la notte di Capodanno. Lo riporta Tmz citando alcune fonti delle forze dell’ordine, spiegando che la 34enne è morta all’interno dell’elegante Hotel Fairmont. I soccorsi sono intervenuti poco prima delle tre del mattino per un’emergenza medica, ma all’arrivo i paramedici non hanno potuto far altro che constatare il decesso, di cui per il momento non sono note le cause. Spetterà ora al Dipartimento di polizia di San Francisco e all’ufficio del medico legale effettuare ulteriori accertamenti. Nessun commento ufficiale da parte dei rappresentanti dell’attore premio Oscar per Il fuggitivo.

Tommy Lee Jones, la figlia Victoria trovata morta in un hotel
Tommy Lee Jones con la figlia Victoria (Ansa).

Chi è Victoria, la figlia di Tommy Lee Jones morta a 34 anni

Victoria Jones era nata dal matrimonio tra Tommy Lee Jones e la prima moglie Kimberlea Cloughley. In giovane età aveva deciso di seguire le orme del padre, debuttando nella recitazione al suo fianco in Men in Black II interpretando una piccola parte. Successivamente, aveva preso parte alla serie tv One Tree Hill del 2003 e al film Le tre sepolture di due anni dopo, diretto dal padre, al quale aveva anche collaborato la matrigna Dawn Laurel-Jones come fotografa di scena. Negli ultimi anni, Victoria si era tenuta per lo più lontana dai riflettori, anche se occasionalmente era apparsa accanto al padre alle anteprime cinematografiche e ai festival internazionali.

Mps, convocata un’assemblea straordinaria per modifiche allo statuto

Banca Monte dei Paschi di Siena ha convocato un’assemblea straordinaria il 4 febbraio 2026, alle ore 14:30. Tra i punti all’ordine del giorno alcune modifiche allo statuto, riguardanti in particolare la facoltà del cda uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo dell’organo; la rieleggibilità degli amministratori (e dunque l’abrogazione dell’articolo che prevede la non applicabilità all’ad del limite massimo di mandati); la riduzione alla quota minima di legge della percentuale degli utili da destinare a riserva legale e all’eliminazione della riserva statutaria. Gli azionisti potranno partecipare esclusivamente tramite il rappresentante designato. Mps precisa che l’efficacia delle proposte di modifica statutaria «è subordinata, oltre che al voto favorevole da parte dei soci – anche all’approvazione da parte della Banca Centrale Europea».

Zohran Mamdani ha revocato una misura pro-Israele del suo predecessore

La cerimonia di giuramento di Zohran Mamdani, celebrata prima con un rito notturno privato in una stazione della metropolitana dismessa di City Hall e poi con l’evento ufficiale davanti al municipio di New York, ha segnato l’inizio di una fase politica che il nuovo sindaco ha definito «audace» e senza compromessi. Il 34enne socialdemocratico è il primo sindaco musulmano nella storia della città, oltre al più giovane da oltre un secolo. È stato anche il primo a giurare sul Corano, e appena insediato ha revocato una delle ultime misure del suo predecessore Eric Adams che secondo i critici limitava la libertà di critica a Israele.

Mamdani revoca una misura pro-Israele ma mantiene l’Ufficio per il contrasto all’antisemitismo

In uno dei suoi primi atti da sindaco, Zohran Mamdani ha cancellato in blocco i decreti esecutivi firmati dal suo predecessore, Eric Adams, dopo il 26 settembre 2024, data dell’incriminazione dell’ex sindaco per corruzione. Tra le misure revocate, rientra l’adozione da parte delle agenzie di New York, a giugno, della definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), utilizzata dall’amministrazione precedente e ritenuta problematica da parte di giuristi e organizzazioni per i diritti civili. La definizione dell’Ihra include una serie di esempi che, secondo i critici, tendono a sovrapporre l’antisemitismo a determinate forme di critica politica allo Stato di Israele. In particolare, alcuni passaggi equiparano l’odio antiebraico al sostegno a campagne di boicottaggio o pressione economica contro Tel Aviv. Dalla scorsa estate le agenzie comunali avevano quindi il divieto di aderire a boicottaggi o disinvestimenti contro Israele. Mamdani, però, non ha cancellato l’Ufficio comunale per il contrasto all’antisemitismo, istituito da Adams, ribadendo l’impegno a garantire sicurezza e riconoscimento alla comunità ebraica della città.

Zohran Mamdani ha revocato una misura pro-Israele del suo predecessore
Il giuramento di Zohran Mamdani davanti al senatore Bernie Sanders (Ansa).

Mamdani considera il suo mandato come un laboratorio politico da tenere d’occhio

Nel suo discorso inaugurale, Mamdani ha rivendicato apertamente la propria identità di socialista democratico, promettendo di governare come ha fatto in campagna elettorale: con un’agenda centrata su accessibilità economica, diritti sociali e classe lavoratrice. Ha respinto l’idea di «abbassare le aspettative» ora che è in carica, e ha parlato di New York come di un possibile laboratorio politico da osservare a livello nazionale e internazionale. Accanto a lui c’erano gli altri esponenti dell’ala più a sinistra del Partito democratico: Bernie Sanders, che lo ha ufficialmente insediato, e Alexandria Ocasio-Cortez.

Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026

Le nuove aliquote dell’Irpef contenute nella legge di Bilancio, approvata in via definitiva il 30 dicembre 2025, segnano un punto di svolta per milioni di lavoratori italiani. L’obiettivo dichiarato dai ministri Giancarlo Giorgetti e Marina Elvira Calderone è quello di sostenere concretamente il potere d’acquisto attraverso un incremento strutturale dei redditi netti. Oltre alla rimodulazione delle aliquote, il governo ha introdotto agevolazioni significative per il lavoro notturno, i turni festivi e i rinnovi contrattuali firmati nel triennio 2024-2026. La strategia del governo risponde alle richieste di una maggiore equità fiscale avanzate da sindacati e datori di lavoro.

Qual è la riduzione dell’Irpef in busta paga prevista per il 2026?

Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).

La riforma fiscale si concentra sulla rimodulazione del carico di imposte per alleggerire il prelievo sui contribuenti. Il taglio dell’Irpef nel 2026 si concretizza principalmente nella riduzione della seconda aliquota, che scende dal 35 al 33 per cento. L’intervento, che interessa circa 13,6 milioni di cittadini, consente un risparmio diretto sui redditi medi. Tuttavia, per i soggetti con reddito superiore a 200 mila euro, l’aumento si sterilizza con una riduzione di 440 euro su alcune detrazioni. Parallelamente, si introduce un’imposta sostitutiva del 5 per cento sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali 2024-2026, applicabile ai dipendenti privati con reddito 2025 non superiore a 33 mila euro. La misura coinvolgerà circa 3,8 milioni di lavoratori, assicurando che i nuovi contratti si traducano nel nuovo anno in effettivi aumenti in busta paga, rendendo più vantaggiosa la gestione dell’Irpef.

Come cambiano le aliquote Irpef nel 2026?

Oltre al cambiamento delle aliquote ordinarie, la manovra interviene sulla tassazione agevolata dei premi. La disciplina dell’Irpef nel 2026 prevede un abbattimento drastico dell’imposta sostitutiva sui premi di produttività, che passa dal 5 all’1 per cento. Non solo la tassazione diminuisce, ma aumenta anche il tetto massimo degli importi agevolabili, che sale da 3 mila a 5 mila euro complessivi. Questa novità si applica anche alle quote di partecipazione agli utili da parte dei dipendenti, coinvolgendo una platea potenziale di 250 mila unità. L’obiettivo è quello di incentivare le performance aziendali riducendo il prelievo fiscale sulle componenti variabili della retribuzione. La scelta precisa di rendere più attraenti le premialità consente ai lavoratori di percepire una quota nettamente maggiore del valore generato in azienda.

Come cambia la busta paga da gennaio 2026?

Taglio Irpef, premi e lavoro festivo: come cambia la busta paga nel 2026
Una lavoratrice (Imagoeconomica).

La busta paga di gennaio 2026 si presenta con diverse novità impattanti sulla liquidità mensile. Per il lavoro notturno e festivo scatta un’imposta sostitutiva del 15 per cento fino a un limite annuo di 1.500 euro, riservata a chi ha redditi inferiori a 40.000 euro. Le lavoratrici madri con almeno due figli vedranno il loro bonus salire da 40 a 60 euro mensili, fruendo dell’ulteriore sostegno economico, confermato anche per il prossimo anno. Anche i buoni pasto diventano più ricchi, con la soglia esentasse che passa da 8 a 10 euro. Per i dipendenti del pubblico impiego con redditi sotto i 50.000 euro, i compensi accessori saranno tassati al 15 per cento entro il limite di 800 euro. Questi interventi combinati assicurano una maggiore disponibilità economica immediata. La struttura della retribuzione si fa più orientata al welfare e alla remunerazione dei turni gravosi, confermando l’impegno istituzionale verso la valorizzazione del lavoro in ogni sua forma.

Bollette luce I trimestre 2026, in arrivo ribassi sulle tariffe e sconti di 156 euro

Le bollette della luce del I trimestre del 2026 segnano un’inversione di tendenza positiva per i consumatori italiani grazie all’ultimo aggiornamento tariffario disposto dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera). Sulle nuove bollette dell’energia elettrica, infatti, i cittadini che rientrano nel servizio di tutela della vulnerabilità potranno finalmente beneficiare di una riduzione sensibile dei costi complessivi che riflette il calo delle quotazioni all’ingrosso delle materie prime. Nonostante il calo, tuttavia, l’attenzione delle autorità resta alta sulla composizione dei costi fissi e degli oneri di sistema, voci che continuano a pesare sensibilmente sul budget domestico, rendendo fondamentale il monitoraggio costante delle oscillazioni per ottimizzare i consumi e la spesa energetica.

Bollette luce I trimestre 2026, a chi vanno gli sconti?

L’aggiornamento comunicato dall’Autorità per l’energia prevede una riduzione del 2,7 per cento della spesa per l’utente tipo nel servizio di maggior tutela per i vulnerabili. Ma a chi spettano concretamente questi benefici? La nuova bolletta dell’energia elettrica con tariffe agevolate riguarda esclusivamente i clienti domestici considerati fragili. Si tratta di soggetti in condizioni economiche svantaggiate, percettori di bonus sociale, disabili ai sensi della legge 104, persone con utenze in isole minori o zone colpite da calamità, e cittadini di età superiore ai 75 anni. Per queste categorie, il calo è trainato principalmente dalla flessione della voce «spesa materia energia», che compensa ampiamente i leggeri adeguamenti tecnici di altre componenti. Sebbene non si tratti di un abbattimento totale dei costi, l’intervento mitiga gli effetti dei precedenti rincari della bolletta dell’energia elettrica, assicurando una maggiore protezione sociale a chi si trovi in una posizione di svantaggio in un mercato energetico complesso.

Come cambia la bolletta dell’energia elettrica nel 2026?

Bollette luce I trimestre 2026, in arrivo ribassi sulle tariffe e sconti di 156 euro
Bollette energia elettrica, lampadina a basso consumo (Imagoeconomica).

Dal punto di vista economico, l’analisi del Codacons sottolinea che il ribasso si traduce in un risparmio potenziale su base annua di circa 156 euro per ogni nucleo familiare rispetto ai picchi di prezzo passati. Tuttavia, l’associazione dei consumatori lancia un monito importante: nonostante il calo del primo trimestre, le tariffe attuali risultano ancora più elevate del 3,9 per cento rispetto ai livelli medi del 2021, prima che esplodesse la crisi energetica globale. Le dinamiche che regolano la spesa finale restano influenzate da fattori strutturali e gli utenti devono prestare attenzione alla gestione del mercato libero, data la fine definitiva delle tutele per i clienti non vulnerabili. Se da un lato si evitano nuovi e immediati aumenti in bolletta, dall’altro la stabilità dei prezzi a lungo termine rimane un’incognita. La sfida per il 2026 sarà dunque quella di bilanciare i risparmi con una gestione efficiente per evitare sorprese sgradite.

Intesa Sanpaolo consolida il ruolo di partner strategico nella regione del Golfo

Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione IMI Corporate & Investment banking guidata da Mauro Micillo, consolida il proprio ruolo di partner finanziario di riferimento nel Medio Oriente. Dal 2023 ha partecipato, assieme ad altre banche, a operazioni del valore complessivo pari a oltre 60 miliardi di euro, tra cui operazioni di finanziamento nel ruolo di mandated lead arranger per oltre 30 miliardi di euro ed emissioni obbligazionarie in qualità di bookrunner per un importo complessivo pari a 30 miliardi di euro. A queste si aggiungono operazioni di advisory e di copertura tasso. La recente partnership strategica con il ministero dell’Economia e del Turismo degli Emirati Arabi Uniti nello sviluppo del Green innovation district e la funzione di catalizzatore nei progetti energetici e infrastrutturali della regione rafforzano il ruolo di Intesa Sanpaolo come ponte tra Italia, Europa e Golfo.

Accordi strategici per la transizione sostenibile

Numerosi gli accordi conclusi da Intesa Sanpaolo nella regione, in linea con il piano Vision 2031 degli Emirati Arabi Uniti. Come anticipato, a ottobre 2025 è stato annunciato il coinvolgimento della banca, in qualità di partner strategico del ministero dell’Economia e del Turismo emiratino, nello sviluppo del distretto innovativo presso Expo City Dubai. Il progetto vuole essere un potente motore di crescita industriale sostenibile, capace di attrarre imprese globali nella regione e dare impulso concreto agli ambiziosi obiettivi di diversificazione economica e di impatto sul clima. Sempre quest’anno la divisione IMI CIB ha firmato un memorandum of understanding con Masdar, attore chiave nella strategia degli Emirati Arabi Uniti nell’ambito delle energie rinnovabili a livello globale, per rafforzare la collaborazione nell’attività di m&a. Dal 2020, inoltre, Intesa Sanpaolo è stata selezionata come partner dagli Emirati Arabi Uniti per supportare la transizione verso un’economia circolare, attraverso la firma di un accordo quadro strategico con il ministero dell’Economia degli emiratino, definendo politiche circolari, promuovendo modelli di business sostenibili e sviluppando un ecosistema collaborativo tra istituzioni, università, centri di ricerca, imprese e start-up.

Un network internazionale a supporto della crescita globale

Intesa Sanpaolo vanta una storia consolidata negli Emirati Arabi Uniti, dove opera dal 1977 e dove è l’unica banca italiana con una presenza diretta attraverso due branch, ad Abu Dhabi e Dubai. Questa doppia struttura onshore/offshore consente alla divisione IMI CIB di operare in modo integrato a livello locale e globale, rafforzando il proprio ruolo di ponte tra Italia, Europa e Golfo. Il Gruppo ha inoltre costruito relazioni di lungo periodo con i principali fondi sovrani degli Emirati, con le istituzioni governative e con le grandi corporate operanti nei settori energetico e infrastrutturale. All’interno dell’International network della divisione IMI CIB, la Uk & Mea region che include le sedi di Dubai, Abu Dhabi, Doha, Istanbul e Londra gestisce relazioni con oltre 600 gruppi corporate e istituzionali tra Regno Unito e Medio Oriente e conta su 310 professionisti, oltre a relazioni con circa 400 subsidiary locali di grandi gruppi italiani e globali.

Micillo: «Middle East pilastro chiave del nostro percorso di crescita»

Queste le dichiarazioni di Mauro Micillo, chief della divisione IMI Corporate & Investment banking di Intesa Sanpaolo: «Gli Emirati Arabi Uniti e più in generale l’area del Middle East rappresentano un pilastro strategico del nostro percorso di crescita internazionale. La divisione IMI CIB è impegnata a supportare la trasformazione energetica e industriale della regione, mobilitando capitali e competenze per accelerare lo sviluppo di progetti innovativi e sostenibili. Il nostro network internazionale, unito alla capacità di strutturare operazioni complesse, ci consente di essere partner di lungo periodo per istituzioni, fondi sovrani e grandi corporate del Golfo».

Will Smith denunciato da un violinista per molestie sessuali

Will Smith accusato di molestie sessuali e comportamento predatorio. Come riporta Variety, il rapper e divo di Hollywood è stato denunciato a Los Angeles da un violinista che ha preso parte alla tournée Based on a True Story 2025. Ingaggiato alla fine dell’anno precedente per uno spettacolo a San Diego, Brian King Joseph – con un passato anche ad America’s Got Talent – è stato successivamente inserito nella band per il tour mondiale. Con il passare del tempo, il rapporto con la star di Men in Black e di Willy, il principe di Bel-Air si sarebbe trasformato in amicizia, accompagnato da presunte attenzioni ritenute inappropriate dal musicista, che ora chiede un risarcimento.

Will Smith accusato di molestie: il racconto del violinista

La causa depositata in un tribunale di LA menziona un episodio risalente al marzo 2025 durante una tappa a Las Vegas del tour. Il violinista sostiene di essere stato avvicinato sempre più da Will Smith, che a un certo punto gli avrebbe confessato di sentire con lui «un legame speciale» che non aveva con nessun altro membro della band. Joseph ha raccontato che in seguito qualcuno sarebbe entrato nella sua camera d’albergo senza permesso lasciando una serie di oggetti e messaggi indesiderati. Utilizzando la sua chiave personale, prelevata apparentemente dalla borsa a sua volta sparita per diverse ore, un ignoto individuo avrebbe lasciato in stanza alcune salviette, una bottiglia di farmaci contro l’Hiv con il nome di un’altra persona e un biglietto: «Tornerò non più tardi delle 17.30, solo noi».

Will Smith denunciato da un violinista per molestie sessuali
Will Smith in concerto in Spagna (Ansa).

Avvertita la sicurezza dell’hotel, Joseph ha raccontato di aver riferito l’accaduto ai rappresentanti di Will Smith prima di avvisare le forze dell’ordine. Pochi giorni dopo, tuttavia, un membro della troupe gli avrebbe comunicato il licenziamento immediato, insinuando che le sue fossero solo menzogne inventate per mettere in cattiva luce il team. L’accusa sostiene come l’allontanamento improvviso senza giusta causa abbia provocato conseguenze economiche e psicologiche rilevanti. Chiesto quindi un risarcimento per ritorsione, licenziamento immotivato e molestie sessuali. Al momento, né Will Smith né i suoi rappresentanti hanno commentato la vicenda.

Nuovo concorso 2026 per 294 funzionari ed elevate professionalità: requisiti e domanda

C’è tempo fino al 27 gennaio per inviare la domanda di candidatura al concorso pubblico per 294 posti tra funzionari e unità ad elevata professionalità, da assumere tutti con contratto a tempo indeterminato. Il bando riguarda vari ministeri e la Presidenza del Consiglio dei ministri ed è per titoli e esami. Ecco, quindi, dove reperire il bando, quali sono i requisiti di ammissibilità, in che modo inviare la domanda di partecipazione e in cosa consistono le procedure di selezione.

Nuovo concorso 2026 per funzionari: quali sono i posti?

Nuovo concorso 2026 per 294 funzionari ed elevate professionalità: requisiti e domanda
La sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy nello storico Palazzo Piacentini in via Veneto a Roma (Ansafoto).

Ci si può candidare al concorso pubblico per 294 posti di funzionario e di unità a elevata professionalità in materia di analisi, valutazione delle politiche pubbliche e di revisione della spesa di varie amministrazioni pubbliche e della Presidenza del Consiglio dei ministeri. Nel dettaglio, i posti riguardano 261 funzionari e 33 unità da inquadrare nell’area delle elevate professionalità. La distribuzione dei posti riguarda i ministeri:

  • dell’Università e della Ricerca (33 funzionari);
  • degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (34 funzionari);
  • del Turismo (6 unità di elevate professionalità e 18 funzionari);
  • dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (30 funzionari);
  • dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (27 funzionari);
  • dell’Economie e delle Finanze (11 unità di elevate professionalità e quattro funzionari);
  • dell’Interno (10 unità di elevate professionalità e 6 funzionari);
  • dell’Istruzione e del Merito (3 funzionari);
  • del Lavoro e delle Politiche sociali (32 funzionari);
  • della Cultura (6 unità di elevate professionalità e 17 funzionari);
  • della Salute (15 funzionari);
  • della Giustizia (5 funzionari);
  • delle Imprese e del Made in Italy (22 funzionari);
  • Presidenza del Consiglio dei ministri (15 funzionari).

Quali sono i requisiti per candidarsi al nuovo concorso 2026 per funzionari?

Per quanto riguarda i requisiti di ammissione al concorso pubblico per 294 posti, l’articolo 2 prevede il titolo di studio della laurea magistrale per gli interessati a candidarsi ai posti riservate alle elevate professionalità (codice 01) più l’esperienza di almeno tre anni nell’ambito dell’analisi, della valutazione delle politiche pubbliche, della revisione della spesa e della ricerca economica e sociale in forma di lavoro autonomo o dipendente, all’interno di un’unità organizzativa, presso un’amministrazione o ente pubblico, un ente privato o un’organizzazione internazionale. Per chi si candidi ai posti da funzionario, invece, è sufficiente la laurea magistrale nelle materie elencate nel bando. È importante sottolineare che i candidati alle elevate professionalità dovranno sostenere anche una prova preselettiva eventuale, nel caso in cui il numero delle domande pervenute dovesse essere di 10 volte superiore a quello dei posti, oltre alla prova scritta, all’esame orale e alla valutazione dei titoli. Le informazioni sullo svolgimento delle procedure sono reperibili a partire dall’articolo 3 del bando.

Come inviare la domanda di candidatura ai concorsi nei minsiteri?

Nuovo concorso 2026 per 294 funzionari ed elevate professionalità: requisiti e domanda
Ministero della Pubblica Istruzione a Trastevere (Ansafoto).

Per inviare la domanda di candidatura al concorso pubblico per funzionari ed elevate professionalità dei ministeri è necessario compilare l’apposito form reperibile sul portale di reclutamento della Pubblica amministrazione. Pertanto, occorre entrare sul sito Inpa, cercare la pagina del bando di concorso e cliccare su uno dei due tasti in basso «Invia la tua candidatura» riferiti ai profili di funzionario o di funzionario a elevate professionalità. Dopo aver compilato il form e allegato i documenti richiesti, occorre cliccare sul tasto «Conferma e invia» entro la scadenza delle ore 18.00 del 27 gennaio 2026.

Strage a Crans Montana, chi sono gli italiani coinvolti

L’ultimo bilancio aggiornato della strage di Capodanno a Crans-Montana conta almeno 47 vittime e 112 feriti. Tra loro ci sono anche numerosi italiani: 13 sono ricoverati in ospedale, mentre sei risultano ancora dispersi. È quanto emerge dal bollettino delle autorità svizzere e della Farnesina, mentre proseguono le operazioni di identificazione in una delle peggiori tragedie avvenute negli ultimi anni in una località turistica europea. L’incendio è divampato poco dopo l’1.30 del 31 dicembre nel bar Le Constellation, affollato da decine di giovanissimi riuniti per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Le autorità stanno ancora lavorando all’identificazione delle decine di vittime, molte delle quali hanno subito ferite così gravi da rendere difficile la loro immediata identificazione. Per questo motivo le liste dei nomi non sono state ancora pubblicate e non si sa se ci siano cittadini italiani tra i morti.

Gli italiani identificati finora tra i dispersi e i feriti

Tra gli italiani che mancano ancora all’appello c’è Giovanni Tamburi, 16 anni, di Bologna: era in vacanza con il padre e sarebbe stato visto per l’ultima volta mentre tentava di fuggire dal locale in fiamme. Disperso anche Riccardo Minghetti, sedicenne romano. Nessuna notizia nemmeno di Emanuele Galeppini, 17 anni, genovese, che viveva con la famiglia a Dubai e aveva telefonato a casa per gli auguri poco prima della tragedia. È ancora irreperibile Chiara Costanzo, 16 anni, di Milano, attesa per ore invano negli ospedali svizzeri dai familiari. Sul fronte dei feriti, c’è Francesca Nota, 16 anni, milanese, è in coma all’ospedale di Zurigo e non è stata trasferita perché non trasportabile. Nella serata di ieri sono invece arrivati al Niguarda di Milano Giuseppe Giola, 16 anni, di Milano, Manfredi Marcucci, 16 anni, romano, ed Eleonora Palmieri, 29 anni, di Cattolica: hanno ustioni gravi ma non sarebbero in pericolo di vita.

Strage a Crans Montana, chi sono gli italiani coinvolti
Una squadra del soccorso alpino nella cittadina svizzera di Crans-Montana (Ansa).

Le ipotesi sulle cause dell’incendio

Secondo le prime ricostruzioni, il rogo sarebbe stato innescato da candele scintillanti fissate su bottiglie di champagne, sollevate verso il soffitto in legno durante i festeggiamenti. Le autorità parlano di una dinamica di “flashover“: il rapido accumulo di calore e gas combusti sotto il soffitto avrebbe provocato l’estensione improvvisa delle fiamme a tutto l’ambiente: un evento considerato tra i peggiori dai vigili del fuoco. È stata aperta un’inchiesta per chiarire le responsabilità, mentre è stata esclusa fin dall’inizio l’ipotesi di un attacco terroristico.

Nella carne di Szalay: il paradosso dell’evento editoriale dell’anno

A leggere Nella carne, vincitore del Booker Prize e salutato come il miglior romanzo del 2025, viene un censurabile sospetto. Ovvero che il romanzo del canadese-ungherese David Szalay lo si stia celebrando più per il prestigio che si porta addosso che per ciò che lascia dentro al lettore. È l’evento editoriale dell’anno, che sembra confezionato per esserlo: un libro che vince uno dei premi internazionali più importanti ma che, per stare al titolo, non entra “nella carne” di chi lo legge. Parla di corpi, descritti come veicoli di una sessualità che risponde più al bisogno che al desiderio. Ma lo fa come certi ristoranti stellati descrivono i piatti nel menu: tutto è lì sulla carta, preciso e raffinato, ma all’assaggio difettano di sapore. I personaggi e gli eventi, anche i più drammatici, restano in superficie, controllati, levigati, impeccabili. L’involucro è perfetto, ma il contenuto emotivo lascia pochi segni. 

Nella carne di Szalay: il paradosso dell’evento editoriale dell’anno
La copertina di Nella carne (Adelphi).

L’unica forma di sopravvivenza è non trattenere nulla

Il paradosso è un libro che parla sì della carne, ma non la scalfisce. Brilla molto, ma morde poco. István, il protagonista, attraversa la guerra in Iraq, il carcere minorile, l’alta società londinese, il ritorno in Ungheria. La sua postura è quella di chi ha deciso che l’unica forma di sopravvivenza sia nel non trattenere nulla. È dotato di un firewall emotivo che risponde «Okay» a tutto: ai conflitti globali come ai piccoli o grandi accadimenti della vita quotidiana. Gli muoiono gli affetti più stretti: figlio, moglie, madre, lungo una sequenza che dovrebbe essere tragica e invece risulta solo cronologica. Le loro morti restano elementi della trama, non macigni interiori che aprono voragini. Non per cinismo, ma per uno stile che predilige l’ellissi allo scavo interiore. 

Nella carne di Szalay: il paradosso dell’evento editoriale dell’anno
David Szalay (dal profilo Fb).

Il minimalismo di Szalay risulta asettico

Szalay sceglie la distanza invece dell’impatto, il tocco leggero invece del colpo secco. Il suo penultimo libro, Turbolenza, aveva già questa impostazione: una serie di racconti legati tra loro che scivolavano via senza lasciare tracce profonde, senza creare vera inquietudine. Qui almeno l’ambizione di pesare c’è. L’effetto però raramente è raggiunto. Il minimalismo come stile: sottrarre interiorità per costringere il lettore a completare il disegno. L’operazione potrebbe essere raffinata, ma appare solo asettica. Il personaggio di István resta irrisolto non perché sia un enigma profondo, ma perché il testo non si decide mai a entrargli dentro. Vuole mostrarci come un uomo (e un autore) possano arrivare all’ultima pagina con il guscio lucido, senza ammaccature che non siano piccoli quasi invisibili graffi. 

Nella carne di Szalay: il paradosso dell’evento editoriale dell’anno
David Szalay alla premiazione del Booker Prize 2025 (da Fb).

Nella carne riflette perfettamente quest’epoca

È un romanzo fisico solo nelle intenzioni. E proprio per questo funziona come diagnostica perfetta di quest’epoca: non vince perché ferisce, ma perché non si lascia ferire. La letteratura come superficie riflettente: brillante, stilosa, certificabile, instagrammabile. István attraversa la storia senza mai cambiare, come avesse la consapevolezza che il destino è ineluttabile. Gli affetti più cari gli muoiono accanto, i conflitti gli esplodono intorno, il Covid non gli stravolge la vita ma è solo un banale incidente di percorso. Tutto resta in una specie di camera a pressione controllata, dove il dolore non diventa deformazione, i legami non diventano fratture, gli eventi non lasciano cicatrici. È il vero tratto distintivo di Szalay: scrivere di un uomo che resiste al mondo, che al tempo stesso non riesce mai a entrare in attrito con lui. Questa mancanza, che molti hanno scambiato per profondità, è in realtà il suo stile: una narrativa che accade, osserva, sfiora, e passa oltre. Bellissima da leggere, difficile da afferrare, impossibile da odiare perché alla fine ti ha lasciato addosso l’impronta della sua manieristica perfezione

Strage di Crans-Montana, coinvolti anche degli italiani

È salito ad almeno 47 morti e un centinaio di feriti il bilancio dell’incendio divampato la notte di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Lo riporta il quotidiano svizzero Blick. Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, tra i dispersi ci sono almeno 16 italiani che si teme possano essere rimasti coinvolti nel rogo. Tajani ha aggiunto che 12 sono stati rintracciati negli ospedali svizzeri. «Mi auguro non ci siano vittime ma non possiamo escludere nulla», ha dichiarato a SkyTg24, spiegando che «la situazione è caotica». I soccorritori, infatti, stanno procedendo con cautela all’interno del locale in quanto pericolante, e non tutte le vittime sono immediatamente identificabili a causa delle gravi ustioni riportate. Il vicepremier ha inoltre annunciato il trasferimento in Italia di tre ustionati gravi all’ospedale Niguarda.

La premier Giorgia Meloni esprime condoglianze

In una nota di Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ha espresso «le più sentite condoglianze per il drammatico incendio verificatosi in Svizzera, a Crans-Montana». La presidente del Consiglio «segue con attenzione l’evolversi della situazione» ed è «in stretto contatto» con Tajani «al fine di assumere tutte le informazioni sull’accaduto e sul possibile coinvolgimento di connazionali». Nel comunicato, Meloni ringrazia anche «le risorse della Protezione civile già operative» ed esprime vicinanza «ai familiari delle vittime, ai feriti, alle istituzioni e al popolo elvetici».

Le possibili cause dell’incendio a Crans-Montana

La polizia cantonale ha escluso l’origine dolosa del rogo, ma le cause restano in fase di accertamento. Due giovani francesi hanno raccontato a BfmTv che sarebbe partito da alcune candeline di compleanno accese dai camerieri su bottiglie di champagne. Una testimone ha riferito: «Durante la serata, un cameriere è salito sulle spalle di un altro cameriere. Teneva in mano una candelina di compleanno, che era molto vicina al soffitto e il soffitto ha preso fuoco in un paio di minuti». Le autorità cantonali hanno spiegato che la tragedia sarebbe stata causata da un flashover, ovvero un «fenomeno pericolosissimo che vede il fuoco propagarsi all’improvviso e con violenza in ambienti chiusi provocando una o più esplosioni». I testimoni hanno raccontato anche di aver avuto difficoltà con l’evacuazione: all’interno del locale era presente una sola via di accesso e di fuga nel seminterrato.

Dl Milleproroghe, salta il bonus giovani e donne

Nel decreto Milleproroghe pubblicato in Gazzetta Ufficiale non c’è la proroga dei bonus per l’occupazione giovanile e femminile. Nel testo definitivo è infatti scomparso lo slittamento di un anno che figurava in una versione precedente del provvedimento e che avrebbe consentito di estendere gli incentivi anche oltre le scadenze già fissate. Restano quindi esclusi dal rinnovo il bonus giovani under 35 e il bonus donne, due strumenti pensati per favorire l’ingresso stabile nel mercato del lavoro di categorie considerate più fragili. Con la stessa scelta decadono anche altri interventi: la proroga del bonus per lo sviluppo occupazionale nelle Zes del Mezzogiorno e gli incentivi all’autoimpiego nei settori legati alle nuove tecnologie e alla transizione digitale ed ecologica.

Cos’era il bonus giovani

Il bonus giovani, introdotto con il decreto Coesione del 2024, prevedeva per i datori di lavoro un esonero totale dai contributi previdenziali per un massimo di 24 mesi, entro un limite di 500 euro al mese, in caso di assunzione o trasformazione a tempo indeterminato di under 35 mai occupati stabilmente. Una misura analoga era prevista per il bonus donne, riservato alle assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate. Con l’assenza della proroga nel Milleproroghe, gli incentivi restano applicabili solo alle assunzioni effettuate entro il 31 dicembre 2025. Oltre quella data, salvo nuovi interventi normativi, i benefici non saranno più disponibili.

I dati sanitari di migliaia di pazienti lombardi sono in vendita sul dark web

I dati sanitari di migliaia di pazienti lombardi sono finiti in vendita sul dark web. Secondo quanto scrive Il Post, a “offrirli” è un utente che si firma wizgun, legato all’attacco hacker che lo scorso ottobre ha colpito la piattaforma Paziente Consapevole, usata da molti medici di medicina generale per inviare prescrizioni. Secondo un’analisi di Cyberoo, sul mercato clandestino circolerebbero i profili di circa 90mila pazienti: ogni scheda completa costa 35 euro, mentre l’intero database viene proposto a 1,84 bitcoin, circa 140mila euro.

I dati sanitari di migliaia di pazienti lombardi sono in vendita sul dark web
Hacker (Ansa).

Nei file non ci sono solo nomi e contatti, ma anche informazioni sanitarie sensibili: prescrizioni mediche, certificati di malattia, esenzioni. È questo che rende i dati particolarmente preziosi. Con documenti reali e dettagli clinici verificabili, i criminali possono costruire truffe molto credibili, come false richieste di pagamento per prestazioni sanitarie, già arrivate a diversi pazienti via mail. Le stesse informazioni possono essere usate per furti d’identità, per attivare servizi a nome delle vittime o per campagne di phishing mirate, via telefono e posta elettronica. I dati erano stati sottratti con un attacco ai server di Murex Software, che gestisce il portale oggi messo offline. La Regione Lombardia ha escluso il coinvolgimento dei propri server, ma l’episodio ha riacceso l’allarme sulla sicurezza delle piattaforme sanitarie usate dai medici, sollecitati dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso a utilizzare software istituzionali per garantire maggiore sicurezza ai cittadini.

Zohran Mamdani giura come sindaco di New York nella metropolitana di City Hall

Poco dopo la mezzanotte del 1° gennaio, con una cerimonia privata tenuta nella vecchia stazione della metropolitana di City Hall, chiusa al pubblico da decenni, Zohran Mamdani si è insediato come sindaco di New York. La scelta del luogo non è casuale ma legata a uno dei temi principali del suo mandato: il ruolo centrale del trasporto pubblico nella vita quotidiana della città. Durante la cerimonia Mamdani ha presentato il nuovo commissario ai trasporti, Mike Flynn, urbanista con una lunga esperienza nell’amministrazione cittadina. 

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ll giuramento di Mamdani, 34enne democratico-socialista, si è svolto davanti a solo una ventina di persone. A officiare la cerimonia è stata la procuratrice generale dello Stato di New York Letitia James. Accanto a lui c’erano la moglie Rama Duwaji, i genitori Mira Nair e Mahmood Mamdani e altri familiari. Il sindaco, il primo musulmano a guidare la Grande Mela, ha giurato con la mano su due Corani: uno appartenuto al nonno e uno che fu di Arturo Schomburg, scrittore e storico afroamericano, messo a disposizione dalla New York Public Library. Nato in Uganda e cresciuto negli Stati Uniti, Mamdani fino a poco più di un anno fa era un deputato statale poco conosciuto. La sua popolarità è esplosa dopo una campagna elettorale centrata sul costo della vita, sull’accessibilità ai servizi e alla casa. Nel pomeriggio di giovedì è prevista una cerimonia pubblica sui gradini del City Hall, con l’intervento della deputata Alexandria Ocasio-Cortez e il giuramento cerimoniale affidato al senatore Bernie Sanders, entrambi esponenti dell’ala socialista del Partito democratico. Da lì, inizierà la fase operativa del suo mandato. 

La variabile impazzita Trump e il nuovo caos globale

Il mondo è sempre più instabile. E nel 2026 il caos rischia di aumentare anche a causa della variabile impazzita Donald Trump. Il suo approccio ormai è chiaro e si fonda su due pilastri: transazione e spartizione. Il presidente Usa ha adottato una diplomazia ‘imprenditoriale’, in cui la politica estera e i rapporti tra Stati sono ridotti a mere contrattazioni, e ha cambiato il baricentro dell’attenzione americana. In particolare ha spostato il focus sul Pacifico per contenere la Cina con il conseguente disimpegno in Europa. Una visione e una strategia che rischiano di riaccendere vecchie tensioni e alimentarne di nuove, come dimostrano i numerosi dossier che occupano la scrivania dello Studio Ovale.

La variabile impazzita Trump e il nuovo caos globale
Donald Trump (Ansa).

Il rebus ucraino e la tentazione di abbandonare il tavolo

Il 2026 potrebbe segnare la svolta nella guerra in Ucraina. Da mesi l’amministrazione Trump spinge per trovare un accordo di pace. Da un lato l’uomo forte e negoziatore di Trump, Steve Witkoff, lavora con la Russia per arrivare a un’intesa che porti alla fine delle ostilità con una palese inclinazione ad accettare quasi tutte le richieste del Cremlino; dall’altro è palpabile la crescente ostilità di Washington per tutti i “no” che arrivano da Kyiv. Al netto delle decine di “piani di pace” disegnati e poi gettati nel cestino, i nodi veri da sciogliere sono tre: il destino del Donbass, che l’Ucraina non intende cedere e che per Mosca è l’obiettivo minimo di una guerra che per ora non ha portato ai risultati sperati; le clausole di sicurezza per l’ex repubblica sovietica come la protezione stile articolo 5 del trattato Nato; la presenza di forze straniere in Ucraina per supervisionare l’intesa. Se queste tre questioni non verranno in qualche modo risolte, Trump potrebbe decidere di abbandonare il tavolo lasciando Volodymyr Zelensky al suo destino, ma soprattutto buttando la palla nel campo europeo che a quel punto, per quanto volenteroso, resterebbe solo.

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Steve Witkoff e Kirill Dmitriev (Ansa).

Le picconate trumpiane all’Europa

I rapporti tra Stati Uniti ed Europa da tempo sono ai minimi storici. E il prossimo anno potrebbero persino peggiorare. Fin dal discusso intervento del vicepresidente JD Vance alla conferenza di Monaco nel febbraio del 2025, in cui attaccava il Vecchio Continente per le politiche migratorie e la poca libertà di espressione, è stato chiaro che la Casa Bianca trumpiana avrebbe continuato a picconare l’architettura dell’Unione Europea. Nei mesi successivi è infatti arrivata la guerra dei dazi, seguita dalla National Security Strategy con cui Washington ha accusato l’Europa di andare incontro a una «cancellazione della civiltà». Trump e la sua amministrazione usano la scusa della mancanza di libertà di espressione per colpire il vero obiettivo: il reticolo di normative europee che impediscono alle big tech Usa di fare quello che vogliono nel mercato Ue. Episodi come quelli che hanno coinvolto l’ex commissario europeo Thierry Breton, cui è stato negato il visto di ingresso nel Paese, aumenteranno, mentre il bastone delle tariffe potrebbe tornare a colpire. 

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JD Vance (foto Ansa).

Verso un nuovo vassallaggio globale

Il vero obiettivo di Trump è un’Europa divisa. Non a caso The Donald preferisce trattare con i singoli Stati, attaccando quelli non “allineati”, come Francia, Germania e Spagna, e coccolando quelli a lui più vicini, come l’Italia e l’Ungheria. Il Trump 2.0 ha inaugurato un nuovo vassallaggio globale, che ha come fine ultimo la creazione di una sorta di internazionale di Stati fedeli al trumpismo. Si spiega così, per esempio, il supporto di Washington a Javier Milei in Argentina. Nei prossimi mesi in Europa potrebbe avvenire lo stesso. Il 12 aprile si vota in Ungheria e per la prima volta da diversi anni Viktor Orbán e il suo Fidesz sono in affanno. Non è quindi da escludere un qualche tipo di intervento di The Donald. Stesso discorso per la Svezia, dove si vota il 13 settembre. Qui Trump potrebbe supportare i populisti di estrema destra dei Democratici Svedesi facendo leva sull’aumento della violenza delle gang di stranieri e sul crescente malcontento per le politiche migratorie. 

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Donald Trump con Viktor Orbán alla Casa Bianca (Ansa).

Il riarmo e il ritorno dell’incubo atomico

Nel caos trumpiano, l’Europa potrebbe trovarsi scoperta anche su un altro fronte più inquietante. Se Washington dovesse accelerare il disimpegno dal Vecchio Continente, l’Ue sarebbe costretta a fare un salto di qualità nella propria difesa, in particolare dalle minacce ibride che arrivano da Mosca. A questo si aggiunge l’incubo di una nuova guerra atomica. Nel febbraio 2026 scadrà il trattato New Start, l’intesa firmata nel 2010 tra Stati Uniti e Russia che limita il numero di testate nucleari strategiche dispiegabili. Al momento nessuno dei due Paesi sembra intenzionato a rinnovarla. La scadenza comporterebbe un “libera tutti”. In un decennio, stima la Federation of American Scientists,Washington e Mosca potrebbero arrivare ad avere oltre 6 mila atomiche, a cui si potrebbero aggiungere le circa 1.500 della Cina, che negli anni ha aumentato i suoi arsenali in modo considerevole. 

La variabile impazzita Trump e il nuovo caos globale
Ursula von der Leyen e Kaja Kallas (Imagoeconomica).

Il braccio di ferro con Pechino

L’altro fronte a rischio surriscaldamento è proprio quello con Pechino. Lo scorso ottobre Cina e Stati Uniti hanno raggiunto una tregua sui dazi in attesa del possibile viaggio di Trump. Politico ha interpellato una ventina di deputati e senatori impegnati sul dossier e molti sono convinti che presto le tensioni torneranno a crescere, in particolare su quattro temi. Il primo è ovviamente il futuro di Taiwan. La riunificazione dell’isola resta l’obiettivo primario di Xi Jinping. Gli Usa, anche se non menzionano nel dettaglio Taiwan nella National Security Strategy, hanno approvato una vendita di armi a Taipei del valore di 11 miliardi di dollari. La pressione su Taiwan si inserisce in una più ampia escalation militare cinese. Negli ultimi anni la Repubblica popolare ha potenziato il suo esercito, al punto da insidiare, almeno per dimensioni, il primato americano. La sua flotta, composta da oltre 330 navi, è la più grande del mondo e da novembre conta anche una terza portaerei, la Fujian, che presenta caratteristiche simili alla Usa Gerald Ford americana. Il terzo fronte è quello commerciale. Dopo la distensione autunnale, Pechino ha allentato le restrizioni delle esportazioni di terre rare e gli Usa hanno fatto altrettanto con alcuni chip. Ma questi rubinetti possono essere chiusi in fretta, come suggerisce il quarto fronte e cioè il settore agricolo. Nel pieno della schermaglia commerciale, la Cina aveva interrotto le importazioni di soia dagli Usa colpendo i coltivatori americani. Stando agli accordi Pechino avrebbe dovuto acquistare 12 milioni di tonnellate di soia entro dicembre, ma al momento è stata presa in carico solo una piccola quota. Xi Jinping sa che questo è il nervo scoperto dell’amministrazione Usa, perché le aree più colpite sarebbero distretti profondamente repubblicani che potrebbero punire il Gop in modo severo alle midterm

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Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Il cortile di casa: dall’Argentina al Venezuela

Non va poi dimenticato il “cortile di casa”. L’amministrazione Trump ha dimostrato di voler “fare ordine” nel continente americano. Da un lato con il vassallaggio di cui sopra, vedi i rapporti con Javier Milei e con i piccoli caudilli del Centro America, dall’altro aumentando le pressioni militari. Per il 2026 ci si aspetta quindi un intervento a gamba tesa nelle elezioni presidenziali in Brasile che si terranno a ottobre, in particolare per ostacolare la rielezione di Lula. Ma nei primi mesi del nuovo anno gli occhi saranno tutti puntati sul Venezuela.  Da settimane la pressione militare di Trump è ai massimi. L’obiettivo dichiarato è di fermare il narcotraffico, ma quello reale è portare all collasso del regime di Nicolas Maduro. Per giorni si è speculato su raid di terra e operazioni speciali. Per una guerra vera e propria serve un voto del Congresso, che difficilmente potrebbe avvenire in un anno elettorale. Ma non è detto che Trump estenda, ancora una volta, i suoi poteri presidenziali ordinando la sua personale “operazione militare speciale” nella repubblica bolivariana.

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Nicolas Maduro (Ansa).

Amsterdam, un incendio ha distrutto la chiesa di Vondelkerk

Un incendio scoppiato nella notte di Capodanno ha distrutto la Vondelkerk di Amsterdam, una chiesa monumentale in stile neogotico situata ai margini del Vondelpark. L’allarme è scattato poco prima dell’una, quando le fiamme hanno iniziato a propagarsi dal tetto per poi avvolgere la torre campanaria. Il campanile è crollato completamente e anche una porzione della struttura centrale è collassata. La Regione di sicurezza Amsterdam-Amstelland ha comunicato che l’edificio non è più recuperabile, e che le operazioni si sono concentrate sul contenimento del rogo e sulla protezione delle abitazioni circostanti. 

Il problema principale, secondo i soccorritori, è stata la pioggia di scintille e detriti proiettati su un’area ampia, con rischio di propagazione alle case vicine. Per precauzione sono state evacuate alcune decine di abitazioni e l’area è stata transennata. Non risultano feriti, mentre le cause del rogo restano da accertare. La sindaca Femke Halsema, presente sul posto, ha definito l’incendio «terribile». Costruita nel 1872 e progettata da P.J.H. Cuypers, architetto del Rijksmuseum, la Vondelkerk era un bene storico tutelato a livello nazionale ed era stata riconvertita negli ultimi decenni in spazio per eventi e concerti.

Svizzera, esplosione in un bar di una stazione sciistica: diversi morti

Nella notte di Capodanno un’esplosione ha devastato un bar a Crans-Montana, nota località sciistica del Canton Vallese, provocando almeno 10 morti e 10 feriti, secondo quanto ha riferito la polizia a Sky News. L’incidente è avvenuto intorno all’1:30 all’interno del bar Le Constellation, dove erano in corso i festeggiamenti per l’arrivo del nuovo anno. La polizia cantonale ha detto di non trattare l’episodio come un attentato terroristico e che è in programma una conferenza stampa alle ore 10 per chiarire ulteriori dettagli.

Secondo la Radiotelevisione svizzera, la prima esplosione si sarebbe verificata nel seminterrato del locale, da cui è poi divampato un incendio che ha distrutto l’intero edificio. Al momento dell’incidente all’interno del bar si trovavano oltre cento persone, anche se il locale poteva accoglierne fino a 400. I soccorsi sono intervenuti immediatamente: numerose ambulanze e gli elicotteri di Air-Glaciers hanno trasportato i feriti negli ospedali della regione. L’area è stata chiusa al pubblico e la polizia ha attivato una linea di assistenza per le famiglie. Il ministero degli Esteri italiano ha fatto sapere di seguire la situazione tramite il consolato a Ginevra e di aver avviato verifiche su un eventuale coinvolgimento di cittadini italiani.