Dal 1° gennaio 2026 i prezzi dei biglietti dell’Alta Velocità di Trenitalia cambiano in base alla domanda. Lo prevede il nuovo sistema di pricing dinamico, che riguarderà esclusivamente le Frecce e gli Intercity o i treni regionali, che restano soggetti a tariffe regolate anche grazie ai contributi pubblici. Il meccanismo è simile a quello già utilizzato da anni nel trasporto aereo: il costo del biglietto non dipende più da quote fisse di offerte scontate, ma varia in tempo reale in funzione delle richieste dei passeggeri. Questo significa che le tratte, i giorni e gli orari molto richiesti avranno prezzi più alti. Oltre alla domanda, l’algoritmo tiene anche conto di fattori come la stagionalità e i prezzi dei concorrenti.
I biglietti Super Economy ed Economy non ci sono più
Treno Frecciarossa (Imagoeconomica).
Fino al 2025, Trenitalia prevedeva ogni giorno un numero prestabilito di biglietti “Super Economy” ed “Economy“. Esaurite quelle quote, restavano solo le tariffe più care. Con il nuovo sistema questa struttura scompare: le offerte non sono più garantite e diminuiscono quando la domanda cresce. L’obiettivo dichiarato è aumentare il tasso di riempimento dei treni, evitando carrozze semivuote nelle fasce meno frequentate. Trenitalia assicura comunque l’esistenza di un tetto massimo ai prezzi, anche in periodi di punta come le festività, grazie anche alla concorrenza di Italo e, in prospettiva, di Sncf. Per i viaggiatori la conseguenza è chiara: conviene acquistare con largo anticipo, mentre i biglietti comprati a ridosso della partenza rischiano di costare di più.
A circa una settimana dall’uscita dell’episodio finale, Stranger Things 5è già entrata tra le 10 serie televisive in lingua inglesepiù viste di sempre su Netflix. L’ultima stagione del fenomeno mondiale ideato dai fratelli Matt e Ross Duffer ha totalizzato infatti 105,7 milioni di visualizzazioni, posizionandosi al nono posto della classifica di tutti i tempi misurata sulle prime 13 settimane di distribuzione in streaming. Con 1,099 miliardi di ore trascorse dagli utenti davanti allo schermo, è già terza in questa speciale chart dietro solo alla prima stagione di Mercoledì, tuttavia più breve in termini di durata complessiva degli episodi, e a Stranger Things 4, che vanta una runtime maggiore.
Netflix, quali sono le 10 serie tv in lingua inglese più viste di sempre
Jenna Ortega alla première di Mercoledì 2 (Ansa).
In vetta alla classifica delle serie tv in lingua inglese più viste della storia, che tiene conto solamente dei primi 91 giorni di distribuzione, c’è la prima stagione di Mercoledì. La produzione di Tim Burton con Jenna Ortega tratta dalla famiglia Addams ha totalizzato 252,1 milioni di visualizzazioni per un totale di 1,7 miliardi di ore. Segue con 142 milioni di views Adolescence, miniserie con Owen Cooper e Stephen Graham che ha conquistato il mondo nel 2025. Sul podio Stranger Things 4 con 140 milioni di visualizzazioni e 1,8 miliardi di ore trascorse dagli utenti online. Ecco la Top 10 completa.
1. Mercoledì: 252,1 milioni visualizzazioni
2. Adolescence: 142,7 milioni di visualizzazioni
3. Stranger Things 4: 140,7 milioni di visualizzazioni
4. Mercoledì 2: 119,3 milioni di visualizzazioni
5. Dahmer: Mostro: 115,6 milioni di visualizzazioni
6. Bridgerton: 113,3 milioni di visualizzazioni
7. La regina degli scacchi: 112,8 milioni di visualizzazioni
8. Bridgerton 3: 106 milioni di visualizzazioni
9. Stranger Things 5: 105,7 milioni di visualizzazioni (ancora in corsa)
10.The Night Agent: 98,2 milioni di visualizzazioni
Le 10 serie tv non in lingua inglese più viste della storia
Le guardie rosa di Squid Game (Ansa).
Parallelamente, Netflix ha stilato anche la classifica delle 10 serie tv realizzate in una lingua diversa dall’inglese. In questo caso è un vero e proprio dominio di Squid Game, la produzione sudcoreana di Hwang Dong-hyuk che occupa con le sue tre stagioni tutte le posizioni sul podio. In cima c’è la prima stagione, capace di totalizzare 265,2 milioni di visualizzazioni per oltre 2,2 miliardi di ore e diventare così la più vista in assoluto sulla piattaforma streaming californiana. Medaglia d’argento per la seconda tornata di episodi (192,6 milioni di visualizzazioni), seguita dalla terza e ultima, fermatasi a 145,8 milioni di views che hanno confermato un calo di interesse e di qualità. In classifica anche alcune produzioni europee, tra cui La casa di carta.
1. Squid Game: 265,2 milioni di visualizzazioni
2. Squid Game 2: 192,6 milioni di visualizzazioni
3. Squid Game 3: 145,8 milioni di visualizzazioni
4. La casa di carta: parte 4: 106 milioni di visualizzazioni
5. Lupin: 99,5 milioni di visualizzazioni
6. La casa di carta: parte 5: 99,2 milioni di visualizzazioni
7. La casa di carta: parte 3: 80 milioni di visualizzazioni
8. La Palma: 70,3 milioni di visualizzazioni
9. Lupin: Parte 2: 68,4 milioni di visualizzazioni
10. Che fine ha fatto Sara?: 58,4 milioni di visualizzazioni
Dopo un inseguimento durato più di due settimane attraverso l’Atlantico, gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera battente bandiera russa, legata al Venezuela. La nave, originariamente nota come Bella-1 e ribattezzata Marinera, è stata messa in sicurezza ed è sotto la custodia degli Usa. «Questo sequestro supporta le parole del Presidente degli Stati Uniti contro le navi sanzionate che minacciano la sicurezza e la stabilità dell’emisfero occidentale. L’operazione è stata eseguita da componenti del Dipartimento di Sicurezza Nazionale con il supporto del Dipartimento della Guerra, dimostrando un approccio che coinvolge l’intero governo per proteggere la patria», si legge sull’account X dello U.S. European Command. Il sequestro è avvenuto nel Nord Atlantico.
The @TheJusticeDept & @DHSgov, in coordination with the @DeptofWar today announced the seizure of the M/V Bella 1 for violations of U.S. sanctions. The vessel was seized in the North Atlantic pursuant to a warrant issued by a U.S. federal court after being tracked by USCGC Munro. pic.twitter.com/bm5KcCK30X
Il primo tentativo di abbordaggio, poi l’inseguimento dell’Atlantico
La Guardia costiera statunitense aveva un mandato di cattura per sequestrare la nave, accusata di aver violato le sanzioni Usa e di aver trasportato greggio iraniano: un primo tentativo di abbordaggio si era verificato a dicembre nei Caraibi, quando la petroliera – senza carico e battente bandiera della Guyana – si stava dirigendo verso il Venezuela. Ma l’equipaggio aveva respinto i primi tentativi di sequestro. Da allora le autorità Usa avevano seguito l’imbarcazione – ha nel frattempo cambiato bandiera – attraverso l’Atlantico settentrionale, mentre la Russia pare avesse schierato un sottomarino per scortarla in mare: il sequestro potrebbe alimentare le tensioni lungo l’asse Washington-Mosca, che aveva definito «sproporzionata» l’attenzione degli Stati Uniti nei confronti della petroliera.
It takes two dots to draw a line, and we now appear to have a bearing. MARINERA (9230880) is now facing east-by-southeast towards northern Scotland/Shetland; thereabouts. pic.twitter.com/pBMM9GFiiw
— TankerTrackers.com, Inc. (@TankerTrackers) January 7, 2026
Tolion Health AI, società che punta a ritagliarsi sempre più spazio nel campo della salute digitale e dell’AI applicata al benessere cerebrale, ha annunciato un nuovo ingresso nel proprio cda. Si tratta di Gregory J. Moore, scienziato e medico che vanta una vasta esperienza nel settore grazie ai ruoli di vertice ricoperti in Microsoft e in Google Health. È stato, infatti, Corporate VP di Microsoft Health & Life Sciences, incarico che lo ha portato a guidare team in tutto il mondo. Inoltre è il fondatore di Google Cloud Healthcare & Life Sciences. Attualmente è membro dei cda di DaVita Inc. e Fortive Corporation, oltre a essere Senior Advisor per Gates Ventures. Qui sviluppa progetti legati all’Alzheimer e all’uso dell’AI nella prevenzione. Dopo la nomina, Moore ha affermato: «La prevenzione inizia molto prima dei sintomi. Con Tolion, è possibile oggi. Mi unisco con entusiasmo a un team che trasforma la scienza in azioni concrete e personalizzate per migliorare la salute cerebrale globale». Nei giorni scorsi è stata lanciata su Apple App Store l’app gratuita del brand.
Anche se non sono in programma nuove Regionali, il 2026 sarà comunque un anno con diversi appuntamenti elettorali di rilievo in Italia, in attesa delle Politiche che – in caso di arrivo alla scadenza naturale della legislatura – si terranno nel 2027. Dal referendum sulla riforma della giustizia alle Amministrative, ecco le principali votazioni del 2026 e quando si svolgeranno.
I capoluoghi interessati dalle Amministrative
Timbro su una tessera elettorale (Imagoeconomica).
Nella primavera del 2026 si terranno le elezioni amministrative nei Comuni che nel 2020 erano andati al voto in autunno, ovvero in ritardo a causa della prima ondata di Covid. La principale città interessata è Venezia: l’attuale sindaco Luigi Brugnaro, al secondo mandato, non potrà essere rieletto. Tra gli altri grandi Comuni interessati dalle elezioni della primavera c’è Reggio Calabria. Altri capoluoghi di provincia interessati dal voto sono Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Macerata, Fermo, Chieti, Andria, Trani, Crotone, Enna e Agrigento. Altre importanti centri dove si voterà sono Imola, Viareggio, Vigevano, Marsala e Quartu Sant’Elena. Non c’è ancora una data ufficiale per le elezioni: i cittadini saranno chiamati alle urne tra il 15 aprile e il 15 giugno.
Il referendum sulla riforma della giustizia
Un seggio elettorale (Imagoeconomica).
Nel 2026 si terrà anche il referendum confermativo riguardante la riforma costituzionale della giustizia che, promossa dalla maggioranza, prevede la separazione delle carriere dei magistrati e ridisegna gli organi di governo autonomo e disciplinari. Si sa che il voto sarà spalmato su due giorni, ma anche in questo caso non ci sono le date: il governo spinge per l’ipotesi delle urne aperte il 22 e 23 marzo
Le suppletive in Veneto per due seggi a Montecitorio
Altro appuntamento elettorale saranno le suppletive in Veneto per seggi parlamentari rimasti vacanti: entro il 9 marzo verranno scelti gli “eredi” del governatore Alberto Stefani (collegio uninominale 1 “Rovigo”) e di Massimo Bitonci (collegio uninominale 2 “Selvazzano Dentro”).
Warner Bros ha deciso di respingere la proposta di acquisizione avanzata da Paramount, valutata 108 miliardi di dollari, ribadendo la propria preferenza per l’offerta presentata da Netflix. Il consiglio di amministrazione del gruppo ha giudicato «inadeguata» l’iniziativa, nonostante il sostegno diretto annunciato dal miliardario Larry Ellison, cofondatore di Oracle, pronto a garantire personalmente parte dell’operazione. Secondo il board, la proposta di Netflix, pari a 83 miliardi di dollari e concentrata sugli studi di produzione e sulle attività di streaming, risulta più vantaggiosa rispetto a quella di Paramount, che riguarda l’intero perimetro di Warner Bros Discovery, inclusi asset come i canali televisivi, tra cui Cnn.
Il logo di Paramount a Los Angeles (Ansa).
In una lettera indirizzata agli azionisti, il gruppo ha inoltre evidenziato i rischi finanziari legati all’offerta concorrente, definita «di fatto il più grande leveragedbuyout della storia». L’operazione comporterebbe infatti l’assunzione di circa 54 miliardi di dollari di debiti verso istituti di credito come Bank of America, Citigroup e Apollo. «La struttura di questa transazione aggressiva porrebbe materialmente a maggiore rischio Wbd» rispetto alla proposta di Netflix, ha spiegato il cda, sottolineando anche che «un’enorme quantità di finanziamenti tramite debito aumenta il rischio di mancata chiusura» dell’accordo. Alla luce di queste valutazioni, il consiglio ha votato all’unanimità per bocciare l’ultima offerta di Paramount, pur accompagnata da una garanzia personale di Ellison fino a 40,4 miliardi di dollari.
I fan di Stranger Thingsstanno ancora elaborando il finale della serie. Tra entusiasmo e aspre critiche, l’ottavo episodio della storia creata e diretta dai fratelli Matt e Ross Duffer sta dividendo il pubblico dei social tra chi celebra l’epica conclusione e chi invece elenca buchi di trama, irregolarità ed errori di continuità. Tanto da elaborare un’incredibile teoria secondo cui il finale, visto in streaming il primo gennaio 2026, sia in realtà finto, in quanto un’illusione provocata dal villain Vecna che ci ha soltanto fatto credere che gli eventi siano andati realmente così. La vera ultima puntata, invece, arriverebbe – sempre secondo tale teoria, nota come Conformity Gate – mercoledì 7 gennaio. Un sistema per elaborare l’addio a una delle produzioni più influenti degli ultimi anni, cui gli appassionati non sono evidentemente ancora pronti a rinunciare.
Stranger Things, cos’è il Conformity Gate e perché si parla di illusione
Diffusasi inizialmente negli Stati Uniti, la teoria del Conformity Gate – in italiano, ponte di conformità – ritiene che il finale di Stranger Things 5 sia solamente un’illusione. Gli appassionati ritengono che il villain Vecna (Jamie Cambell Bower) non sia mai stato sconfitto, ma abbia irretito i protagonisti e, con loro, anche il pubblico in uno stato di trance lasciando vedere loro solamente un’illusione. Una falsa situazione di comfort, normalità e sicurezza prima di attaccarli una volta per tutte. Anzi, c’è chi è convinto che la battaglia contro il Mind Flayer nell’Abisso sia stata persa da Will, Undici e compagni e ora tutti loro vivano attaccati ai cordoni assieme a Holly e agli altri 11 bambini rapiti da Henry. Sui social circolano decine di prove, dalle più “attendibili” fino alle più stravaganti che confermerebbero l’illusione e lascerebbero dunque aperte le porte per un nono episodio.
Dal fake ending al look dei personaggi, le “prove” dei fan
Per corroborare la loro tesi, i fan di Stranger Things hanno smontato scena per scena l’episodio finale della quinta stagione, isolando alcuni momenti a loro avviso non conformi alla trama. Secondo alcuni l’illusione di Vecna sarebbe iniziata nelle fasi iniziali della puntata, in un dei momenti che più di altri hanno fatto sobbalzare i fan. Steve Harringon (Joe Keery) è sul punto di cadere dalla torre radio nel Sottosopra, quando Jonathan Byers (Charlie Heaton) lo afferra salvandolo da morte certa. Nel mezzo, lo schermo si oscura per diversi secondi: un cliché narrativo utile ad aumentare la tensione che per gli appassionati sarebbe l’inizio dell’illusione creata dal villain della serie. L’amato Steve in realtà non è sopravvissuto e proprio da questa cruda scena potrebbe aprirsi Conformity Gate.
ALR I NEED TO SAY SOME
This conformity gate theory is getting really weird.
I've watched so many series and I've never seen this many eastereggs evidence hints everything colors changing the characters literally suggesting if this is even real and I wanna say delusional but,… pic.twitter.com/Q7d0YdWDgK
A sostegno del finto finale ci sarebbero poi i vestiti arancioni degli studenti alla fine dell’episodio, il cui colore richiamerebbe quello dei prigionieri (in questo caso di un’illusione). Persino la posa delle loro mani sarebbe identica a quella del personaggio di Henry Creel alias Vecna in alcune scene delle precedenti stagioni. E ancora, gli occhiali che Mike Wheeler (Finn Wolfhard) indossa nelle ultime scene sono identici a quelli del villain così come il taglio dei capelli. Che dire del fatto che tutti i personaggi si tengano per mano, ugualmente ai bambini rapiti durante lo stato di trance? C’è anche chi ha riesumato l’amato Eddie Munson (Joseph Quinn) che, in una scena della quarta stagione, descrive Vecna in Dungeons & Dragons come un mago cattivo ancora vivo pur essendo stato dato per morto in vecchie campagne.
La scritta “X è una bugia” rilevata dai fan.
Infine, i manuali da Dungeon Master che i protagonisti lasciano sulla mensola di casa Wheeler dopo la loro ultima partita a D&D formano – agli occhi dei complottisti – la scritta «X a Lie» ovvero «la dimensione X è una menzogna». Altri ideatori del Conformity Gate di Stranger Things 5 hanno invece scoperto che, scrivendo «fake ending» nella barra di ricerca di Netflix si arriva proprio alla serie dei fratelli Duffer. Una coincidenza dettata tuttavia dall’algoritmo che, spinto dalle tante ricerche, ha ora interiorizzato il collegamento ed erroneamente creato un legame.
Il risultato della scritta Fake ending su Netflix.
Quando dovrebbe uscire il vero finale di Stranger Things 5?
Secondo gli appassionati, dunque, l’ottava puntata non è la vera conclusione di Stranger Things. Il vero finale dovrebbe arrivare mercoledì 7 gennaio, quando tuttavia in Italia saranno le 2 del mattino di giovedì 8. Una data casuale? Nemmeno per sogno, in quanto anche qui si nasconderebbero indizi celati nella serie. Il numero sette infatti appare spesso: è quanto esce dal dado lanciato da Will nella prima puntata del 2016, ma anche l’intervallo di tempo che trascorre tra i fulmini nel Sottosopra. Se si contano dunque sette giorni dal “finto finale” si arriva al 7 gennaio. Curiosamente, Netflix è pronta a un importante annuncio nella medesima data, il «What Next», tramite cui la piattaforma anticipa i nuovi prodotti dell’anno. Non resta che attendere, dato che anche nel Sottosopra la speranza sembra l’ultima a morire.
Il 2025 è stato un anno molto difficile per Stellantis. A evidenziarlo è il report di Fim-Cisl su produzione e occupazione negli stabilimenti italiani. Secondo il documento del sindacato, il gruppo italo-francese ha prodotto in Italia appena 379.706 veicoli. Il calo rispetto al 2024 è stato del 20 per cento. Ferdinando Uliano, segretario generale, ha affermato: «Si è scesi sotto le 400 mila unità e il dato dell’auto non era così basso da oltre 70 anni».
Stellantis, prodotte appena 214 mila auto
Nel report si parla di 213.706 autovetture e 166 mila veicoli commerciali: la discesa rispettivamente è stata del 24,5 e del 13,5 per cento. Uliano ha aggiunto: «Il risultato avrebbe potuto essere ancora peggiore ma il lancio produttivo nell’ultimo trimestre della 500 ibrida a Mirafiori e della nuova Jeep Compass a Melfi ha consentito di recuperare parte delle perdite». Che se no «sarebbero state ben più consistenti dopo il crollo di circa un terzo delle produzioni auto nei primi nove mesi dell’anno».
Papa Leone XIV ha convocato il suo primo Concistoro straordinario. I lavori si svolgono mercoledì 7 e giovedì 8 gennaio 2026 in Vaticano, a porte chiuse, con la partecipazione dei membri del Collegio cardinalizio. Al centro delle due giornate ci sono i principali nodi del pontificato: la Evangelii gaudium e la missionarietà della Chiesa, l’attuazione della costituzione apostolica Praedicate Evangelium, il ruolo della Curia romana nel rapporto con le Chiese particolari, la sinodalità e la liturgia. L’obiettivo, spiega la Santa Sede, è favorire un discernimento comune e offrire consiglio al papa nel governo della Chiesa universale.
Cos’è il Concistoro e come funziona
Concistoro del 2024 (Imagoeconomica).
Il Concistoro è una riunione ufficiale del papa con il Collegio dei cardinali. Il termine viene dal latino consistorium, cioè seduta, assemblea, consiglio. Può essere ordinario o straordinario e serve a consultare i porporati su questioni di particolare rilievo per la Chiesa. Non è un organo deliberativo, ma consultivo: le decisioni restano prerogativa del pontefice, che utilizza il confronto come strumento di orientamento e sostegno. A differenza del concistoro ordinario, a quello straordinario partecipano tutti i cardinali. Il confronto avviene a porte chiuse e non produce votazioni o documenti vincolanti. Il Collegio cardinalizio conta oggi 245 cardinali: 122 elettori, con meno di 80 anni, e 123 non elettori. Dal 5 gennaio, con il compimento degli 80 anni del cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, i non elettori hanno superato numericamente gli elettori per la prima volta nella storia della Chiesa.
A cosa serve il Concistoro
Il Concistoro serve a mettere il papa nelle condizioni di confrontarsi direttamente con i cardinali sui passaggi più delicati della vita della Chiesa. È uno strumento di consultazione e ascolto: il Pontefice espone orientamenti, priorità e problemi aperti, e raccoglie valutazioni, osservazioni e suggerimenti dai membri del Collegio cardinalizio. Nel caso dei Concistori straordinari, l’obiettivo è affrontare temi di particolare rilevanza pastorale e istituzionale, che incidono sull’assetto della Chiesa universale. Durante questo tipo di assemblea possono anche essere creati dei nuovi cardinali. Nei 10 concistori convocati da papa Francesco, sono stati creati 163 cardinali, dei quali 133 elettori (al momento della nomina). Tra questi, c’era il futuro papa Leone XIV.
Da simbolo di una protesta locale a gadget virale in tutta Italia e non solo. Se non è un salto di specie – uno spillover – poco ci manca. La spilletta con una chiave di violino su sfondo giallo autoprodotta dai lavoratori del Teatro La Fenice di Venezia a sostegno della battaglia degli orchestrali contro la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale va a ruba. Dopo aver distribuito più di 1.200 spillette durante il Concerto di Capodanno – il gadget è stato indossato dall’orchestra, dal coro e da parte del pubblico – la Rsu del teatro veneziano ha deciso di produrne altre visto il boom di richieste (oltre 3 mila) arrivate da altri teatri italiani e persino dall’estero.
L’orchestra e il coro della Fenice con le spillette della protesta.
È stato così aperto un conto PayPal con una donazione minima di 2 euro a spilla. «Con questo gesto, il pubblico ha l’opportunità di unirsi ai lavoratori nella difesa dell’identità artistica, della competenza tecnica e dell’amore per la Musica, che rendono La Fenice un’eccellenza mondiale», ha scritto la Rsu in un comunicato. «Non lottiamo contro una persona, ma contro un metodo di gestione che antepone logiche estranee alla missione culturale della Fondazione, ovvero, la salvaguardia dell’eccellenza artistica». La raccolta fondi per la ristampa del gadget è però stata sospesa quando sul conto si è superata la soglia dei 2 mila euro. «Dobbiamo già sospendere per evadere queste prime numerosissime richieste», ha spiegato il sindacato, promettendo aggiornamenti.
Beatrice Venezi (Imagoeconomica).
Cardinali in giro per saldi, grazie al concistoro
Chiuso il Giubileo della speranza, Papa Leone XIV ha convocato il concistoro straordinario, il primo del suo pontificato. Immancabile la presenza, con il ruolo di guida, del cardinale decano, l’italiano Giovanni Battista Re, che il 30 gennaio festeggerà il suo 92esimo compleanno. Previste lunghe sessioni dedicate alla spiritualità, giornate di discussioni sul futuro della chiesa cattolica, preghiere con il pontefice. Ma si sa, non si vive solo di orazioni e sante messe, tanto che qualche porporato potrebbe approfittare della due giorni (7 e 8 gennaio) per fare shopping con la scusa dei saldi.
Gualtieri pensa già al prossimo Giubileo
Si è appena chiuso il Giubileo, e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri già pensa al prossimo. «Abbiamo iniziato a verificare la possibilità di un nuovo tunnel su via Traspontina che passi sotto via della Conciliazione», ha detto il primo cittadino. «Sarebbe una cosa bella da realizzare. Certo bisognerà avere tempo per calendarizzare bene i prossimi interventi». Se il prossimo Giubileo ordinario è atteso nel 2050, è molto probabile che nel 2033 il Papa decida di celebrare i 2000 anni dalla nascita di Gesù con un Giubileo straordinario «o in un’altra forma», ha accennato il responsabile della Santa Sede per il Giubileo, monsignor Rino Fisichella. Dunque per Gualtieri non c’è tempo da perdere. Anche perché il sindaco del Pd nel 2027 dovrebbe conquistare senza problemi il suo secondo mandato in Campidoglio: nel centrodestra al momento non ci sono candidati in grado di batterlo.
Da sinistra il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, Alfredo Mantovano, monsignor Rino Fisichella, Roberto Gualtieri e Francesco Rocca (Imagoeconomica).
Parenzo in onda con il tutore al braccio
David Parenzo, mercoledì, ha aperto la puntata de L’Aria che Tira con un tutore al braccio: «La prima lezione dell’anno: mai fare troppo i bischeri sulle piste da sci, specie quando si arriva alla soglia dei 50 anni. Ma non è questo il punto della puntata di oggi…». Parenzo ha poi scherzato sull’infortunio: «No, non stavo con gli americani a Caracas».
In attesa dell’udienza di convalida del fermo, che si terrà a Brescia, la Procura di Bologna ha formalizzato l’accusa di omicidio nei confronti di Marin Jelenic, cittadino croato di 36 anni arrestato a Desenzano del Garda. Il procedimento è seguito dal pm Michele Martorelli e, allo stato, vengono contestate due aggravanti: l’aver agito per motivi ritenuti abietti e l’aver commesso il delitto all’interno o nelle immediate vicinanze di una stazione ferroviaria. Jelenic è accusato di aver ucciso il 5 gennaio scorso a Bologna il capotreno Alessandro Ambrosio, 34 anni. Subito dopo l’omicidio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori delle Squadre mobili di Milano e Bologna e dalla Polfer, l’uomo avrebbe trascorso la notte in una sala d’attesa dell’ospedale Niguarda di Milano.
Gli spostamenti di Jelenic dopo l’omicidio
Le indagini hanno ricostruito nel dettaglio gli spostamenti successivi al delitto. Jelenic era arrivato a Milano alle 22.40, dopo essere stato fatto scendere da un treno a Fiorenzuola perché privo di biglietto e aver proseguito il viaggio su un altro convoglio. Le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso in piazza Duca d’Aosta, all’uscita della Stazione Centrale. Poco dopo la mezzanotte, alle 00.15, è salito su un tram della linea 4, raggiungendo in seguito il Niguarda, dove avrebbe passato la notte prima di allontanarsi nuovamente.
Il precedente dell’aggressione nel centro di Udine
Intanto emergono precedenti episodi che vedono coinvolto il 36enne. Il 18 ottobre 2025, nel centro di Udine, aveva danneggiato un supermercato dopo essere stato sorpreso a nascondere alcune birre nello zaino. A raccontarlo al Messaggero Veneto e a Il Piccolo è il titolare dell’esercizio, Alfredo Vasto, che lo ha riconosciuto dalle immagini delle foto segnaletiche. «Un mio collega aveva sorpreso quell’uomo mentre stava imboscando delle birre e glielo aveva fatto notare, invitandolo a pagarle», ha spiegato, aggiungendo che Jelenic si era rifiutato e aveva iniziato a comportarsi in modo violento. «A quel punto, era andato fuori di testa, incominciando a mangiare cioccolatini e gettandone a terra le carte, oltre a prendersela con gli espositori».
L’assetto delle pensioni nella Manovra 2026 segna una svolta significativa, privilegiando la tenuta dei conti pubblici rispetto alle finestre di uscita. Mentre negli anni precedenti si erano sperimentati canali alternativi come opzione donna o quota 103, la nuova legge di Bilancio delinea una struttura previdenziale più rigida, sebbene siano stati preservati alcuni paracadute per le categorie fragili. È fondamentale comprendere che molte delle opportunità attuali di pensionamento sono legate ai requisiti maturati negli anni precedenti. Di conseguenza, i lavoratori devono valutare attentamente la propria posizione contributiva e l’appartenenza a specifiche categorie tutelate. La strategia adottata dal governo di Giorgia Meloni sulle pensioni nella legge di Bilancio 2026 mira ad ammortizzare i futuri adeguamenti legati alla speranza di vita, che diverranno più marcati a partire dal 2027.
Cosa cambia nel 2026 con la Manovra per le pensioni anticipate?
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri (Imagoeconomica).
Il cambiamento più rilevante è l’addio definitivo a quota 103 e opzione donna. Dal 1° gennaio 2026 non è più possibile accedere a questi canali, a meno che i requisiti non risultino cristallizzati alle scadenze precedenti, ovvero al 31 dicembre 2025 per la pensione anticipata flessibile e al 31 dicembre 2024 per le lavoratrici. La parabola di opzione donna giunge dunque al termine, dopo anni di progressivi inasprimenti in virtù dei quali l’età di accesso è salita dai 58 anni originari fino alla totale abolizione. Anche quota 103 esce di scena, confermando la tendenza a eliminare le quote sperimentali che negli ultimi anni avevano offerto una via d’uscita con 41 anni di contributi e 62 anni di età, seppur con un calcolo interamente contributivo e tetti massimi all’assegno. Per chi non ha maturato i diritti in tempo, il sistema torna a convergere verso i requisiti ordinari della riforma Fornero.
Manovra: chi potrà andare in pensione nel 2026?
Nonostante le restrizioni, la normativa conferma l’Ape Sociale, il sussidio ponte fondamentale per i soggetti vulnerabili. Possono accedervi i lavoratori con almeno 63 anni e cinque mesi di età e 30 anni di contribuzione (36 anni per chi svolge mansioni gravose). La misura è riservata a disoccupati, caregiver che assistono familiari conviventi con handicap grave e invalidi con riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 74 per cento. Per le donne, è prevista una riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di due anni. I lavoratori precoci, ovvero chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni, mantengono la possibilità di uscire con 41 anni di contribuzione se appartenenti alle categorie protette dell’Ape sociale. Per la generalità dei lavoratori, la pensione di vecchiaia resta fissata a 67 anni, in attesa degli scatti futuri.
Quali novità sulle uscite anticipate?
Veduta esterna della sede Inps in piazza della Vittoria a Genova (Ansafoto).
La pianificazione previdenziale deve guardare con attenzione al biennio 2027-2028, poiché la Manovra 2026 introduce un meccanismo di adeguamento graduale delle pensioni alla speranza di vita. Sebbene il decreto ministeriale prevedesse uno scatto di tre mesi, la Manovra ha diluito l’aumento: nel 2027 sarà richiesto un solo mese aggiuntivo (67 anni e un mese), mentre gli altri due mesi scatteranno dal 2028. Esenzioni importanti riguardano i lavori usuranti e gravosi con 30 anni di contributi, per i quali il requisito di uscita resta a 66 anni e sette mesi. Un’ulteriore novità interessa i dipendenti pubblici: per chi cesserà il servizio dal 2027, la prima rata del Tfs/Tfr sarà erogata dopo nove mesi anziché dodici. È essenziale che ogni lavoratore verifichi la propria anzianità contributiva, poiché la corretta interpretazione delle decorrenze e delle deroghe può fare la differenza tra il pensionamento immediato e un rinvio forzato.
Donald Trump torna ad attaccare le persone transgender. Martedì 6 gennaio, davanti ai deputati repubblicani della Camera riuniti al Kennedy Center di Washington, il presidente degli Stati Uniti ha deriso le atlete transgender mimando una sollevatrice di pesi, tra smorfie e gesti plateali, per sostenere la sua opposizione alla loro partecipazione nella categoria femminile. Il video, diffuso dall’account X Rapid Response 47 dell’amministrazione, è circolato rapidamente online, attirando diverse critiche. A un certo punto del video, Trump racconta di essersi contenuto per non irritare la first lady Melania: «Mia moglie odia quando faccio queste cose. È una persona molto elegante. Mi dice: “Non è presidenziale”. Ma io le rispondo: “Sono comunque diventato presidente”».
.@POTUS on his imitation of "trans athletes" in women's sports: "My wife HATES when I do this."
Già nel maggio 2025, durante un discorso all’Università dell’Alabama, Trump aveva inscenato una performance simile, parlando di un fantomatico atleta che avrebbe fatto la transizione per ottenere migliori spazio nelle competizioni femminili. Nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno intrapreso diverse misure che hanno ridotto i diritti delle persone transgender, tra cui la riduzione delle tutele federali a loro dedicate, l’esclusione dal servizio militare e il tentativo di vietare sui passaporti l’indicazione del sesso coerente con la propria identità di genere.
A uccidere Brigitte Bardot, morta a 91 anni lo scorso 28 dicembre, è stato il cancro. Lo ha rivelato il marito Bernard d’Ormale, per più di 30 anni accanto alla diva del cinema francese, in un’intervista a Paris Match mercoledì 7 gennaio, giorno dei funerali a Saint-Tropez. «Ha resistito molto bene alle due operazioni per curare il cancro che alla fine e ha tolto la vita, ma voleva assolutamente tornare a La Madrague (la sua residenza, ndr.)», ha spiegato al quotidiano. «Negli ultimi tempi, il dolore alla schiena la debilitava e rendeva complicata ogni sua riabilitazione». Una sofferenza che ha segnato i suoi ultimi giorni: «Le è sfuggito due o tre volte “Sono stufa, voglio andarmene”». D’Ormale, rimasto al capezzale della star fino alla fine, ha raccontato come l’ultimo giorno fosse «bellissima, come ai tempi della giovinezza» prima di andarsene circondata dai suoi amati cani e gatti.
Una foto di Brigitte Bardot durante i funerali (Ansa).
Brigitte Bardot, il 7 gennaio i funerali a Saint Tropez: dove sarà sepolta
La mattina di mercoledì 7 gennaio, con inizio alle ore 11, è in programma la cerimonia funebre in forma privata presso la chiesa Notre-Dame de l’Assomption. «Voleva esequie senza fronzoli», ha spiegato il marito d’Ormale. «Anche se tutto intorno a lei era complicato, era ciò che desiderava». Tra gli invitati Marine Le Pen, Mireille Mathieu, Paul Belmondo e Paul Watson. L’attrice sarà sepolta nella tomba di famiglia nel cimitero marino di Saint-Tropez, che si affaccia sul mare. L’area offre una vista panoramica sulla baia di Sainte-Maxime, sul massiccio dell’Estérel e sulle Alpi del Mercantour, completando il tributo a una delle figure più iconiche del cinema mondiale. La cerimonia religiosa sarà trasmessa su tre schermi giganti installati a Saint-Tropez, uno sul porto, uno in centro e un terzo davanti al municipio. Al termine, si terrà la processione dietro al feretro in direzione del cimitero.
La famiglia di Alberto Trentini ha deciso di intervenire pubblicamente chiedendo silenzio sulla vicenda. Un intervento definito e condiviso dalla madre Armanda insieme all’avvocata Alessandra Ballerini: «La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza. Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto. Ringraziamo tutti per la comprensione e la solidarietà», affermano.
Mantovano: «Ogni parola in più può essere dannosa»
A distanza di giorni dall’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro, il quadro resta estremamente fragile in Venezuela. Alberto Trentini, cooperante italiano originario del Lido di Venezia, fermato il 15 novembre 2024, è detenuto da oltre un anno senza accuse formali nel carcere di massima sicurezza di El Rodeo I, nei pressi di Caracas. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha ribadito la linea della massima riservatezza: «Ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda», ricordando che «il governo ha lavorato fin dal primo giorno per la sua liberazione e continua a lavorare». In passato, tuttavia, la madre del cooperante, Armanda Colusso, aveva manifestato perplessità sull’azione della Farnesina, affermando che nei primi mesi dopo l’arresto «non aveva avuto alcun contatto con il governo venezuelano».
Tajani: «Stiamo facendo l’impossibile»
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha invece assicurato che il dossier Trentini resta una priorità, spiegando che l’Italia è impegnata anche per «gli altri 20 detenuti politici arrestati durante le manifestazioni contro le elezioni politiche presidenziali». Intervenendo a Rtl 102.5, il vicepremier ha aggiunto: «Stiamo tentando il possibile e l’impossibile», precisando di aver parlato fino a domenica 4 gennaio con l’ambasciatore italiano a Caracas e di confidare che «con Rodríguez il dialogo sia più facile per riportare a casa una persona che non ha fatto del male».
xAI accelera rapidamente nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. La startup di Elon Musk ha infatti raccolto 20 miliardi di dollari in un nuovo maxi round di finanziamenti Serie E, superando di cinque miliardi le aspettative della vigilia e salendo a una valutazione complessiva di 230 miliardi di dollari. Ad annunciarlo è stata la stessa compagnia con un comunicato ufficiale, in cui ha definito il 2025 «un anno di svolta» grazie all’ampliamento dei data center e agli sviluppi di Grok 5. Tra i finanziatori MGX, Valor Equity Partners, Stepstone Group, Fidelity Management & Research Company, Qatar Investment Authority e Baron Capital Group. Investitori strategici sono anche Nvidia e Cisco, secondo l’azienda pronti a fornire supporto alle risorse di calcolo tramite i nuovi processori per addestrare i modelli. «Questo finanziamento accelererà lo sviluppo dell’infrastruttura e alimenterà una ricerca innovativa volta a promuovere la nostra missione principale: comprendere l’universo».
xAI, i nuovi finanziamenti nonostante la polemica su Grok
L’annuncio di un nuovo e massiccio round di finanziamenti arriva in un momento piuttosto delicato per la startup di Elon Musk. Negli ultimi giorni, xAI è finita infatti al centro della polemica dopo che il chatbot Grok ha generato immagini sessualizzate di minori e adulti, “spogliandoli” senza consenso. L’azienda ha risposto alle segnalazioni citando falle nei sistemi di sicurezza e pubblicando delle scuse ufficiali, senza tuttavia riuscire per ora ad arginare il problema. Soprattutto su X, piattaforma social su cui il chatbot è integrato, sono ancora virali diversi deepfake a sfondo sessuale, che coinvolgono celebrità ma anche persone comuni, ritratte in bikini o comunque abiti succinti tramite l’intelligenza artificiale. Tra le vittime, anche Ashley St Clair, madre di uno dei figli di Musk, che ha denunciato l’assenza di interventi dopo le segnalazioni: «Sono inorridita, mi sono sentita violata».
L’app di xAI su uno store (Ansa).
La vicenda ha attirato l’attenzione di numerose autorità internazionali. Lunedì 5 gennaio l’Ofcom, l’agenzia che controlla i servizi di comunicazione nel Regno Unito, ha dichiarato di aver contattato urgentemente xAI e X per chiarire quali misure siano state adottate per rispettare gli obblighi previsti per la tutela della privacy e porre un freno al fenomeno. Parallelamente, la procura francese ha già aperto un’indagine dopo centinaia di segnalazioni da parte di donne e adolescenti, che avrebbero trovato online alcune loro foto diffuse senza consenso. E ancora, in India il ministero dell’Informatica ha inviato una lettera ufficiale alla sezione locale di X imponendo di redigere un rapporto con tutte le misure correttive che intende adottare per risolvere il problema.
Il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi ha spiegato le motivazioni della sua adesione al comitato “Società civile per il No” al referendum sulla riforma della giustizia in un’intervista a Repubblica. Al centro della sua posizione c’è la difesa dell’autonomia della magistratura: «Prima di essere uno scienziato sono un cittadino. E come cittadino questa battaglia mi interessa moltissimo perché penso che il punto fondamentale sia essenzialmente difendere l’indipendenza della magistratura», ha dichiarato. Secondo Parisi, la riforma in discussione ha una finalità precisa: «ha lo scopo di indebolire la magistratura». Da qui la scelta di schierarsi per il no «in difesa della sua indipendenza affinché i magistrati possano continuare a indagare anche i politici, che non devono ritornare a essere una casta di intoccabili».
Parisi: «Il referendum ha lo scopo di indebolire la magistratura»
Nel merito delle modifiche previste, Parisi ha espresso forti critiche sull’assetto del Consiglio superiore della magistratura: «Diviso a pezzi è infinitamente più debole di un singolo consiglio più grande e anche più facilmente scalabile». Per il fisico, anche il ricorso al sorteggio risponde alla stessa logica: «Si cerca di evitare che nel Consiglio superiore della magistratura ci siano persone di prestigio. Al contrario persone scelte a caso sono più facilmente influenzabili. Questo sarà l’unico caso in Italia in cui i rappresentanti di un gruppo vengono sorteggiati». Parisi ha infine ridimensionato l’impatto della consultazione sull’esecutivo, affermando che «il governo sopravviverà benissimo a questo referendum, qualsiasi sia l’esito», ribadendo però che «il referendum ha uno scopo ben preciso: indebolire la magistratura».
Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti inizieranno a gestire fino a 50 milioni di barili di petrolio venezuelano bloccati dalle sanzioni statunitensi, per un valore stimato fino a 1,9-2 miliardi di dollari. Il greggio verrà spedito direttamente negli Stati Uniti, venduto a prezzo di mercato e gestito dalla Casa Bianca. Trump ha aggiunto che i ricavati verranno gestiti dagli Stati Uniti e che verranno destinati anche a beneficio del Venezuela, ma non è stato indicato in che modo. L’operazione, affidata al segretario all’Energia Chris Wright, rischia di dirottare verso Washington forniture finora destinate alla Cina, che attualmente acquista il 90 per cento del petrolio venezuelano.
Il piano di Trump sul petrolio del Venezuela
Il piano riguarda petrolio già caricato su petroliere o stoccato, che Caracas non è riuscita a esportare a causa del blocco imposto da Washington. Le sanzioni in vigore dal 2020 hanno escluso PDVSA, la compagnia statale del Venezuela, dal sistema finanziario globale, congelato i conti e impedito transazioni in dollari. Non è quindi chiaro come il Paese potrà accedere ai proventi. Attualmente l’unico canale regolare verso gli Stati Uniti passa da Chevron, che esporta tra 100 mila e 150 mila barili al giorno grazie a un’autorizzazione Usa. Trump chiede inoltre “accesso totale” al settore petrolifero venezuelano per aziende statunitensi e ipotizza investimenti per ricostruire le infrastrutture, coinvolgendo gruppi come Exxon Mobil, ConocoPhillips e la stessa Chevron. L’annuncio ha spinto i prezzi del greggio Usa in calo di oltre l’1,5 per cento.
Una donna in bicicletta con un bambino davanti a delle petroliere a Cabimas, Venezuela (Ansa).
Pechino ha definito il piano di Trump una violazione del diritto internazionale. «Il Venezuela è uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali e sulle sue attività economiche», ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning. La cooperazione energetica «tra Cina e Venezuela è condotta tra due Stati sovrani ed è protetta dal diritto internazionale e dalle leggi pertinenti», ha aggiunto. La portavoce ha inoltre condannato «l’uso sfacciato della forza» da parte degli Stati Uniti.
Il 2026 porta novità al palazzo al numero 90 di Queen Street, la sede londinese di Intesa Sanpaolo. A gennaio, negli uffici della City della banca guidata da Carlo Messina arriverà da Milano Costantino Palumbo. Napoletano con la passione per il kayak, il nuovo innesto andrà a occuparsi di finanza strutturata e a leva, sotto la direzione di Luca Pietrantoni, il capo della sede britannica, con le figure storiche Michel Bongiorno e Flavio Stellini, fratello di Cristian, il vice di Antonio Conte al Napoli. A sua volta il “London Hub” fa parte della divisione internazionale insieme con le sedi di New York, Abu Dhabi, Hong Kong e risponde ad Alberto Mancuso, figlio d’arte (il padre era il compianto finanziere Salvatore Mancuso, creatore del fondo Equinox). La moglie di Palumbo, Cristina Porzio, è una dirigente di Burberry Italia. Visto che il marchio del lusso ha il quartier generale proprio a Londra, è probabile che lo seguirà.
Universal Music Group ha nominato James Steven nuovo vicepresidente esecutivo e direttore delle comunicazioni. In carica a partire dal 26 gennaio, gestirà sia i comunicati interni sia i rapporti con le altre aziende dell’etichetta discografica, supervisionando anche le funzioni di comunicazione delle società operative in tutto il mondo. Con sede a New York, riporterà al direttore amministrativo Will Tanous che lo ha accolto come una persona di «straordinaria competenza e dedizione» anche grazie al suo «amore per la musica» e alla «vasta esperienza nel settore dei media e della tecnologia. «Non vediamo l’ora di approfittare del suo contribuito», ha aggiunto il Ceo Lucian Grainge. «Esperienza e prospettiva ci aiuteranno a plasmare il futuro della musica».
Chi è James Steven, vicepresidente esecutivo di Universal Music
Originario del Regno Unito, James Steven vanta una lunga esperienza nel settore delle comunicazioni e delle pubbliche relazioni. Formatosi all’Università di Edimburgo in Letteratura inglese, è entrato in Warner Music nel 2007 come parte del team con sede a Londra, dove è rimasto per quattro anni. A gennaio 2012 si è trasferito a New York, prima di essere promosso l’anno successivo a Senior Vice President dopo l’uscita di Tanous. Dal 2015 ricopriva per l’etichetta discografica il ruolo di Executive Vice President e Chief Communications Officer.