Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno

Un passo indietro prima della decisione. Il promotore di Giustizia vaticana Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero) si è chiamato fuori dal processo contro il cardinale Angelo Becciu prima che la Cassazione vaticana sostenesse l’inammissibilità dell’appello. Diddi aveva impugnato la sentenza di primo grado del 16 dicembre 2023, dopo che le difese di Becciu avevano fatto ricorso in appello per tentare di ribaltare la condanna (il caso è quello della compravendita di un palazzo a Sloane Avenue a Londra). Solo che aveva commesso degli errori formali e così la Corte d’appello vaticana, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, aveva dichiarato l’inammissibilità dell’appello. La Cassazione ora doveva decidere se ricusare il promotore di Giustizia vaticana, escludendolo dal processo. Ma lui ha anticipato tutti. Per i suoi detrattori, adesso dovrebbe essere anche rimosso dal suo ruolo di promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano…

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno
Alessandro Diddi (Ansa).

Forza Italia punta tutto sul Sì

Sulla Giustizia Forza Italia non scherza. Del resto la separazione delle carriere dei magistrati è da sempre un cavallo di battaglia dei berluscones. In nome del Cav, il partito ha deciso così di puntare pesante sul Sì al referendum con una serie di iniziative in ogni regione e pure all’estero. Un impegno che non sarà soltanto a parole, ma anche a suon di danè. Quelli raccolti con la campagna di tesseramento – 250 mila circa i nuovi iscritti nel 2025 – sicuramente, ma si sta pensando anche a un contributo ad hoc da parte degli eletti azzurri. Così almeno hanno stabilito Tajani, il coordinatore del comitato per il sì Giorgio Mulè, Enrico Costa, Pierantonio Zanettin e il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini. Si parte con una tre giorni nel weekend del 24 gennaio a Milano, Roma e Napoli. E proprio nella Capitale ci si concentrerà sulla giustizia con un evento – il 24 – all’hotel Ergife. Saranno presenti Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente del comitato nazionale dei cittadini per il sì, il radicale Maurizio Turco, Giandomenico Caiazza. La ciliegina sulla torta sarebbe l’apparizione di Marina e Pier Silvio, ma l’ipotesi di una loro discesa romana al momento è remota. Intanto Tajani, impegnato a difendere la propria leadership tra richiami di Arcore e correnti interne, si gode i complimenti ricevuti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che nel corso della conferenza stampa di inizio anno ha definito i suoi ultimi tre anni di gestione «miracolosi»: «Forza Italia non aveva più il carisma di Silvio Berlusconi», ha detto la premier. «Nessuno pensava che fosse possibile vedere lo stato di salute attuale di Forza Italia. Antonio Tajani ha fatto un lavoro straordinario». Mentre in qualità di ministro degli Esteri non può che fare silenziosamente il tifo per Donald Trump: grazie all’interventismo spregiudicato del presidente Usa, anche lui si è riconquistato i riflettori di tg e quotidiani…

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Toh, chi si rivede: Enrico Letta

Elly Schlein, tanto per cambiare, deve preoccuparsi: torna Enrico Letta. L’ex segretario del Partito democratico ed ex presidente del Consiglio sarà protagonista del convegno conclusivo del programma Restart, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca guidato da Anna Maria Bernini con 116 milioni di euro nell’ambito del Pnrr. L’incontro, dal titolo: Shaping Horizons In Future Telecommunications si svilupperà lungo tre giornale, dal 19 al 21 gennaio, a Roma, nell’Auditorium della Tecnica di Confindustria. Il programma coinvolge oltre 130 partner tra università, grandi imprese, con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare il settore delle telecomunicazioni in Italia. Tra i presenti, Livia Ferraro head IT Digital Public Policy di Amazon Italia, Giuseppe Gola ceo Open Fiber, Alessandro Gropelli direttore di Connect Europe, Stefano Grieco ceo Nokia Italia, Benedetto Levi ceo iliad, Andrea Missori ceo Ericsson Italia, Antonio Perrucci presidente Astrid, Federico Protto ceo Cellnex Italia. Letta partecipa in qualità di presidente di Arel, l’Agenzia di Ricerca e Legislazione nata da un’idea di Beniamino Andreatta.

Il passo indietro di Diddi dal processo Becciu e le altre pillole del giorno
Enrico Letta (Imagoeconomica).


Proteste in Iran, Teheran ammette: «Aperti canali di comunicazione con gli Usa»

Smentendo ogni chiusura totale del dialogo nonostante le tensioni, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha affermato che «è stato aperto» un «canale di comunicazione» tra Abbas Araghchi, capo della diplomazia di Teheran, e «l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti». Nella notte Donald Trump aveva dato notizia della richiesta di negoziazione da parte dell’Iran e di un incontro in preparazione, dopo le minacce Usa di un intervento militare in caso di prosecuzione della repressione violenta delle proteste contro il regime degli ayatollah. Iran International scrive che l’inviato speciale di Trump è Steve Witkoff, il quale ha tenuto i canali aperti con Teheran anche in passato.

Teheran continua però ad accusare Washington di interferenze

«Non vogliamo la guerra, ma siamo pronti a combatterla. Siamo altrettanto pronti al negoziato, purché sia equo, basato sulla parità di diritti e sul rispetto reciproco», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei sulla tivù di Stato, accusando però Stati Uniti e Israele di essere dietro alla trasformazione delle manifestazioni – inizialmente pacifiche – in «atti di violenza armata» e sostenendo che «l’intervento americano e sionista mira a provocare il caos» nella Repubblica Islamica. A due settimane dall’inizio dell’insurrezione popolare sono morte almeno 538 persone, secondo i numeri della ong Hrana: 490 manifestanti e 48 membri delle forze di sicurezza.

Bonus scuole paritarie 2026 di 1.500 euro: che cos’è e come si integra con le detrazioni Irpef

Il comma 519 della legge 199 del 30 dicembre 2025 (nuova legge di Bilancio) istituisce un bonus per l’iscrizione alle scuole paritarie per l’anno 2026. La misura è concepita per sostenere i nuclei familiari con un Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 30 mila euro, in modo da facilitare l’accesso all’istruzione presso gli istituti privati facenti parte del sistema nazionale. Il governo ha autorizzato una spesa complessiva di 20 milioni di euro per l’anno 2026, destinando le risorse agli studenti iscritti alla scuola secondaria di primo grado o al primo biennio della secondaria di secondo grado. Il voucher scuole paritarie 2026 viene erogato in base a scaglioni proporzionali al reddito, garantendo un aiuto più alto a chi possiede una capacità economica inferiore. Un decreto ministeriale di prossima emanazione determinerà i dettagli per l’invio delle domande e l’assegnazione dei fondi.

Requisiti e beneficiari del bonus scuole paritarie 2026

Bonus scuole paritarie 2026 di 1.500 euro: che cos’è e come si integra con le detrazioni Irpef
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).

L’accesso al bonus scuole paritarie 2026 dipende da parametri reddituali precisi e dal percorso di studi dell’alunno. Per ottenere il voucher le famiglie dovranno presentare un’attestazione Isee valida che rispetti la soglia di 30 mila euro. Il contributo massimo previsto è di 1.500 euro per ogni studente, ma l’importo effettivo varia in base alla situazione economica specifica del nucleo. Gli istituti interessati al provvedimento sono:

  • le scuole secondarie di primo grado;
  • il primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado.

L’obiettivo è, dunque, quello di garantire la libertà di scelta educativa anche ai redditi medi e bassi. Tuttavia, l’erogazione del contributo dovrà tenere conto anche di eventuali somme già riconosciute dalle Regioni per la medesima finalità. È necessario che la frequenza sia documentata e relativa al solo anno 2026, escludendo esplicitamente le spese per corsi esteri o universitari.

Spese ammissibili e voucher scuole paritarie 2026

Il voucher scuole paritarie 2026 copre diverse tipologie di costi a carico dei genitori durante l’anno scolastico. Infatti, la copertura non riguarda la sola retta di iscrizione, ma abbraccia sia l’attività didattica, sia i servizi accessori necessari alla frequenza. Inoltre, i pagamenti dovranno essere tracciabili per consentire i controlli previsti dalla legge 199 del 30 dicembre 2025. Saranno inlcusi nel conteggio anche i contributi volontari deliberati dagli istituti per l’ampliamento dell’offerta formativa, quali i corsi di teatro o di lingua, svolti al di fuori dell’orario scolastico. Ecco, di seguito, una tabella riepilogativa delle spese incluse nel voucher.

Impatto fiscale e detrazioni Irpef

Bonus scuole paritarie 2026 di 1.500 euro: che cos’è e come si integra con le detrazioni Irpef
Persona effettua conti con calcolcatrice (Freepik).

L’utilizzo del voucher scuole paritarie 2026 interagisce con le agevolazioni fiscali esistenti, in particolare con la detrazione Irpef del 19 per cento. Già la scorsa legge di Bilancio aveva previsto una modifica al Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) circa il limite massimo di spesa detraibile di 1.000 euro per ogni studente a partire dal 2025. Poiché il contributo statale riduce la spesa effettiva rimasta a carico della famiglia, di conseguenza diminuisce l’importo su cui calcolare la detrazione fiscale. Pertanto, dal momento che il beneficio diretto di 1.500 euro è superiore al risparmio fiscale, la detrazione massima ottenibile scende a 190 euro. La normativa specifica, inoltre, che il contributo non è cumulabile con altre erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici.

Checco Zalone, dove vedere in streaming i suoi film prima di Buen Camino

Checco Zalone è il re del cinema italiano. Con l’uscita di Buen Camino, capace di conquistare il box office del nostro Paese, il comico pugliese si è confermato il vero e proprio dominatore della settima arte, portando nelle sale più di 8 milioni di spettatori. Un primato incredibile, che gli ha consentito – secondo i dati Cinetel – di riscrivere i libri dei record nella storia dello spettacolo. Un successo che ha coinvolto anche lo streaming: nella prima settimana di gennaio, Quo Vado? e Cado dalle nubi sono entrati in Top 10 su Netflix rispettivamente al secondo e all’ottavo posto. Dal debutto fino a Tolo Tolo del 2020, ecco dove guardare per la prima volta oppure riscoprire i cinque film del comico pugliese.

LEGGI ANCHE: Checco Zalone, da Cado dalle nubi a Tolo Tolo: gli incassi dei suoi film

Checco Zalone, dove vedere in streaming tutti i film della carriera

Cado dalle nubi (2009)

Nel primo film della sua carriera, uscito nel 2009 per la regia di Gennaro Nunziante, Zalone interpreta un giovane cantante neomelodico con grossi problemi nello sbarcare il lunario: sognando il successo, nonostante la rottura con la sua storica fidanzata Angela, si trasferisce a Milano dal cugino Alfredo. E conosce la bella Marika. Capace di incassare 14 milioni di euro, Cado dalle nubi è disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.

Che bella giornata (2011)

Due anni dopo Cado dalle nubi, Checco Zalone è tornato in sala con Che bella giornata. Qui il comico veste ancora una volta i panni di un ragazzo pugliese, che però da anni vive al Nord con i genitori Anna e Nicola e che si guadagna da vivere come buttafuori in una discoteca. Grazie allo zio carabiniere, ottiene dall’arcivescovo di Milano un posto come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano, ma con la sua incompetenza finisce per creare più guai che ordine. Sul posto di lavoro conosce Farah, ragazza araba che si finge studentessa di storia dell’arte per compiere un attentato terroristico. È disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.

Sole a catinelle (2013)

Quasi 52 milioni di euro al box office per Sole a catinelle, terzo film della carriera di Checco Zalone, uscito nel 2013. Il comico pugliese è qui un cameriere che, stanco della vita monotona, lascia il lavoro ma sfortunatamente, nello stesso giorno, la moglie Daniele viene licenziata dalla fabbrica in cui era impiegata. Divenuto venditore di aspirapolveri, ottiene un enorme successo convincendo i suoi numerosi parenti ad acquistarne uno, ma terminati i familiari finisce sul lastrico. Deciso nell’osservare la promessa fatta al figlio di portarlo in vacanza, parte con lui verso la Basilicata, dove conosce la francese Zoe e il figlio Lorenzo. In streaming è possibile recuperarlo su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e TimVision: è disponibile anche sull’on demand di Sky.

Quo vado? (2016)

Nel quarto film della carriera, Quo Vado?, Zalone è un ragazzo pugliese che ha realizzato il suo sogno sin da bambino: avere un posto fisso. Quando un giorno però il governo approva una riforma per il taglio degli impiegati pubblici, viene spinto al licenziamento con cospicua buona uscita. Pur di mantenere il lavoro, tuttavia, accetta di trasferirsi all’estero e di ricoprire i ruoli più improbabili e pericolosi. Al Polo Nord conosce Valeria, ricercatrice di cui si innamora e con cui inizia una nuova avventura prima di sentire il richiamo dell’Italia. È disponibile in streaming sulle piattaforme Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Now Tv, Mediaset Infinity, TimVision e sull’on demand di Sky.

Tolo Tolo (2020)

In Tolo Tolo Zalone è invece un giovane imprenditore pugliese che sognava di fare successo con un ristorante di sushi in Puglia: oberato dai debiti, fugge in un resort africano, dove si confida con l’amico e collega Oumar. Quando una guerra civile spazza ogni cosa, finisce sulla rotta dei migranti verso l’Europa: determinato a non tornare in Italia, dove debiti e parenti attendono solo di condurlo alla giustizia, decide di sfruttare il viaggio per andare in Liechtenstein. Innamoratosi di Idjaba, anche lei in fuga con il figlio Doudou, finirà in un’avventura capace di insegnarli molto più di quanto potesse immaginare. Il film è disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e sulla piattaforma on demand di Sky.

Usa, il dipartimento di Giustizia apre un’indagine penale contro il presidente della Fed

L’ufficio del procuratore distrettuale del distretto di Columbia ha avviato un’indagine penale nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve. L’inchiesta, spiega il New York Times, è stata approvata a novembre da Jeanine Pirro, alleata di Donald Trump nominata a capo dell’ufficio nel corso del 2025, e riguarda la possibilità che Powell abbia mentito di fronte al Congresso sulla portata del progetto di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della Fed a Washington. «È un pretesto. La minaccia di accuse penali è conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, invece di seguire le preferenze del Presidente», ha dichiarato Powell. Trump, che ha più volte sollecitato tagli dei tassi più rapidi da parte della Fed al fine di dare maggiore slancio all’economia Usa, si è reso protagonista di diversi attacchi a Powell, “colpevole” di essersi opposto alle sue richieste, puntando il dito (tra le altre cose) contro l’onerosa ristrutturazione di alcuni edifici della banca centrale statunitense.

Ex Ilva, un operaio è morto dopo una caduta dall’impianto

Un operaio è morto lunedì mattina all’acciaieria 2 dello stabilimento ex lIva di Taranto. Si tratta di Claudio Salamida, 46 anni. Ha perso la vita dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto mentre era in servizio. Secondo le prime informazioni, era impegnato in attività di controllo e ispezione delle valvole su un paiolato, una pedana interna all’impianto, che avrebbe ceduto facendolo cadere per diversi metri, da un’altezza di circa otto metri. L’incidente sarebbe avvenuto al convertitore 3. Sul posto sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale sanitario del 118, che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione, senza esito. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.

Proclamato sciopero immediato di 24 ore

I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero a partire da subito, da svolgersi in tutti i siti del gruppo con articolazioni territoriali. «In attesa di conoscere la dinamica, tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico si stringono intorno alla famiglia del lavoratore», comunicano i sindacati. Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha espresso «profondo cordoglio» e ha fatto sapere che «sono in corso tutte le verifiche necessarie per accertare la dinamica dei fatti».

Zalone, Buen Camino a un passo dal record di incassi di Quo Vado? e Avatar

Checco Zalone si prepara a riscrivere il libro dei record del cinema italiano. Il suo Buen Camino, sesto lungometraggio della sua carriera, si appresta a diventare il film più redditizio di sempre nel nostro Paese. Con altri 2,1 milioni di euro guadagnati domenica 11 gennaio, è infatti salito all’incredibile cifra di 65.292.956 complessivi: secondo i dati Cinetel è ora a poco più di 70 mila euro di distanza da Quo Vado?, sempre con protagonista il comico pugliese, ad oggi il film italiano con i maggiori incassi della storia. Un gap che verrà, con ogni probabilità, colmato già lunedì 12 e che lo avvicinerà ancor di più al primato di 68.675.722 detenuto da Avatar, kolossal di James Cameron, che resiste dal 2009. Diretto da Gennaro Nunziante, ad oggi ha portato in sala più di 8,1 milioni di spettatori, circa 1,2 milioni in meno rispetto al totale di Quo Vado? del 2016.

LEGGI ANCHE: Zalone, da Cado dalle nubi a Tolo Tolo: gli incassi di tutti i suoi film

Effetto Zalone anche nelle ricerche sul Cammino di Santiago

Il successo incredibile del nuovo film di Luca Medici, vero nome di Checco Zalone, si conferma anche sui motori di ricerca. Come conferma Google Trends, specializzato nell’analisi delle tendenze a livello nazionale e internazionale, da quando Buen Camino è sbarcato nei cinema italiani il 25 dicembre, il Cammino di Santiago de Compostela – cruciale nella trama del film – ha assistito a un incremento medio delle ricerche pari addirittura al 400 per cento rispetto al passato. Un dato in crescita già da Natale, giorno di uscita del lungometraggio, con un aumento del 200 per cento. Il picco tuttavia risale al 28 dicembre, quando il Cammino di Santiago ha avuto una crescita del 600 per cento. Numeri che non fanno altro che confermare come Zalone incarni un vero e proprio fenomeno di tendenza sociale che oltrepassa i confini delle sale.

Gli incassi degli altri film nei cinema italiani

Alle spalle di Buen Camino, che nell’ultimo weekend (8-11 gennaio) ha incassato 5,6 milioni di euro sfiorando le 700 mila presenze, si è piazzato Avatar: Fuoco e cenere, terzo capitolo della saga diretta da James Cameron. Il film con Sam Worthington e Zoe Saldana ha totalizzato 1,4 milioni di euro negli ultimi tre giorni, salendo a 23.667.007 euro complessivi dal giorno dell’uscita, lo scorso 17 dicembre. Terzo posto per Norimberga con Russell Crowe e Rami Malek che ha registrato altri 878 mila euro nel weekend e si è issato a € 7.055.950 complessivi. Chiudono la Top 5 Spongebob – Un’avventura da pirati e Una famiglia – The Housemaid, film con Sydney Sweeney che sta conquistando anche le sale americane tanto da aver convinto i produttori a mettere in cantiere un sequel.

Elena Sorlini nuova ceo di Grandi Stazioni Retail

Elena Sorlini è la nuova ceo di Grandi Stazioni Retail, società che dal 2016 gestisce in esclusiva il diritto di sfruttamento commerciale e pubblicitario nei 14 maggiori scali italiani, distribuiti in 11 città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Venezia, Bologna, Verona, Genova, Bari e Palermo). Sorlini, che subentra a Francesco Tagliapietra, vanta oltre 20 di esperienza nel settore infrastrutturale e del travel retail: da giugno del 2023 ricopriva l’incarico di amministratrice delegata degli Aeroporti di Abu Dhabi.

Le reazioni alla liberazione di Alberto Trentini

Soddisfazione e sollievo per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto per 423 giorni in Venezuela senza accuse formali e rilasciato nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 gennaio 2025. Dal governo alla famiglia, ecco le reazioni alla notizia arrivata intorno alle 5 di mattina. Con lui è stato liberato anche l’imprenditore piemontese Mario Burlò.

Meloni: «Aereo già partito da Roma per riportarlo a casa»

Queste le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni: «Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato».

Tajani: «L’annuncio ieri alle 20, Meloni preallertata ma serviva riserbo»

Così invece il ministro degli Esteri Antonio Tajani, informato intorno alle 20 di domenica dal suo omologo venezuelano circa la liberazione dei due connazionali: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ho appena comunicato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha sempre seguito la vicenda in prima persona. Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto». Come ha spiegato in una serie di interviste rilasciate nella mattinata di lunedì, Tajani aveva preannunciato la notizia alla premier Meloni, ma «il riserbo era necessario».

Mattarella: «Condividiamo la vostra felicità»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato la madre di Alberto Trentini per dirle che, dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, «condividiamo tutti la vostra felicità». Lo riporta Repubblica.

La famiglia: «Ferite inguaribili, grazie a chi ha reso possibile la liberazione»

In un comunicato rilasciato tramite l’avvocato Alessandra Barberini, la famiglia di Trentini ha così commentato la notizia: «Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!».

Campane a festa a Venezia, il sindaco: «Non abbiamo mai spesso di sperarci»

«Finalmente dopo tanti mesi di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini è libero e potrà finalmente tornare in Italia e riabbracciare i suoi genitori e i suoi cari. Oggi per tutta Venezia è una giornata di gioia», ha affermato il sindaco Luigi Brugnaro. «È un risultato importante frutto di un lavoro diplomatico serio, costante e silenzioso che ha visto impegnate con determinazione le istituzioni italiane ai massimi livelli. Per questo desidero esprimere un sentito ringraziamento al ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, con cui abbiamo seguito da subito la vicenda, e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per l’impegno profuso nel raggiungimento di questo obiettivo. La liberazione di Alberto restituisce serenità alla sua famiglia e a un’intera comunità che non ha mai smesso di sperare e di chiedere il suo ritorno».

Alle 7.00, dalla chiesa di Snt’Antonio al Lido (vicino alla quale abita la famiglia di Trentini), sono suonate campane a festa. «È stata una sveglia gioiosa, contenta e piena di speranza», ha detto il parroco don Renato Mazzuia. «È stato un anno intenso di preghiera e di vicinanza ai genitori, che vediamo spesso qui dentro. Ho mandato un messaggino alla mamma, ho sentito l’avvocata Ballerini e ho suonato le campane. Adesso celebreremo una messa di ringraziamento».

Schlein: «Splendida notizia, grazie a chi ha lavorato per riportarlo a casa»

La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha così commentato la notizia: «Alberto Trentini è finalmente libero! È stato liberato insieme a Mario Burlò e si trovano all’ambasciata di Caracas. È una splendida notizia che ci dà tanta gioia, il nostro abbraccio stretto alla sua famiglia e all’avvocata Ballerini, e il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per riportarlo a casa».

Le tappe della vicenda Trentini, dall’arresto alla liberazione

Alberto Trentini è stato liberato dalle autorità del Venezuela dopo 423 giorni in carcere. Il rilascio del cooperante, avvenuto assieme a quello dell’imprenditore Mario Burlò, è arrivato dopo un intenso lavoro di diplomazia e intelligence, che ha subito un’accelerata dopo l’operazione Absolute Resolve degli Stati Uniti. Ecco le tappe della vicenda Trentini, dell’arresto alla liberazione.

L’arresto e il trasferimento nella prigione El Rodeo

Trentini, cooperante della ong Humanity & Inclusion specializzata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità, era stato fermato il 15 novembre del 2024 – circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela – a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Arrestato senza accuse formali (mai arrivate), è stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e poi rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Paese sudamericano.

Nelle prime settimane non si è saputo nulla

Dopo l’arresto di Trentini sono passate diverse settimane prima dell’arrivo di notizie del cooperante. A gennaio 2025 la famiglia ha rilasciato un comunicato in cui denunciava che a quella data, quasi due mesi dopo il suo arresto, nessuno era riuscito a vederlo o a contattarlo, chiedendo al governo italiano di «compiere tutti gli sforzi diplomatici possibili e necessari» per ottenere il suo rilascio e il ritorno a casa. Dopo la notizia della detenzione, sempre a gennaio 2025 Palazzo Chigi ha assicurato di aver attivato «tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva».

Le tappe della vicenda Trentini, dall’arresto alla liberazione
Manifestazione per la liberazione di Alberto Trentini, al centro la madre Armanda Colusso (Ansa).

Il lavoro della Farnesina e le accuse della madre

Nel corso dei mesi il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato almeno due volte l’incaricato d’affari venezuelano a Roma per chiedere un intervento urgente e risolutivo sul caso. A confermare l’impegno dello Stato in tale direzione, l’8 aprile 2025 la premier Giorgia Meloni ha contattato telefonicamente la madre di Trentini, Armanda Colusso. E lo stesso ha fatto prima di Natale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, manifestando la solidarietà di tutto il Paese. La donna, in occasione del primo anniversario dell’arresto del figlio, in una conferenza stampa nella sede del Comune di Milano aveva puntato il dito contro l’esecutivo: «Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto con quello venezuelano. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Sono qui dopo 365 giorni a esprimere indignazione. Per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare».

Le tappe della vicenda Trentini, dall’arresto alla liberazione
Antonio Tajani e sul maxischermo il volto di Alberto Trentini (Ansa).

Trentini ha potuto parlare con la famiglia solo tre volte

In oltre un anno di detenzione, Trentini ha parlato con la famiglia solo tre volte. La prima telefonata risale al 16 maggio del 2025, sei mesi dopo l’arresto. Il cooperante è poi riuscito a parlare con la famiglia il 26 luglio e il 9 ottobre, dopo una visita in carcere da parte dell’ambasciatore a Caracas Giovanni De Vito, che poi è tornato a El Rodeo anche il 27 novembre.

L’accelerata dopo l’operazione militare degli Stati Uniti

La situazione si è sbloccata dopo l’operazione militare degli Stati Uniti del 3 gennaio, che ha portato all’arresto del presidente Nicolas Maduro. Meloni, dopo la liberazione, ha ringraziato la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, «per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato». Trentini, da parte sua, ha raccontato di non essere stato maltrattato e che durante gli spostamenti non è stato incappucciato, aggiungendo che fino al momento della scarcerazione è stato all’oscuro della rimozione di Maduro.

Heineken, lascia il Ceo Dolf van den Brink

Cambio al vertice di Heineken. Dolf van den Brink lascerà dopo circa sei anni, a partire dal 31 maggio, l’incarico di Chief Executive Officer e presidente del comitato esecutivo dell’azienda, fra i principali produttori internazionali di birra che controlla anche Birra Moretti in Italia. Sotto la sua direzione, il marchio ha intrapreso un lungo percorso di modernizzazione operativa e di rafforzamento della propria posizione globale, conservando però al contempo i valori che ne hanno caratterizzato la storia. Come riporta Heineken, van den Brink sarà a disposizione in qualità di advisor per gli otto mesi successivi alle dimissioni, garantendo in questo modo una transizione ordinata nella leadership. Non è ancora stato individuato il suo successore.

Heineken, lascia il Ceo Dolf van den Brink
Dolf van den Brink (Imagoeconomica).

Chi è Dolf van den Brink e le parole sull’addio a Heineken

Formatosi in Filosofia e Business Administration all’Università di Groningen e in seguito alla Wharton della Pennsylvania, Dolf van den Brink lavora da più di 28 anni in Heineken, azienda per cui ha ricoperto diversi ruoli di primo piano fino a diventarne amministratore delegato nel giugno del 2020. In precedenza aveva diretto il mercato americano (dal 2009 al 2015), poi quello del Messico (2015-2018) e successivamente era stato eletto presidente Asia Pacific Region and Member of Global Executive Team. «Credo che questo sia il momento giusto per il passaggio di consegne», ha scritto in una nota nell’annunciare l’addio. «Heineken ha progredito nella sua trasformazione e ora ha raggiunto una fase in cui un cambiamento ai vertici sarà il modo migliore per contribuire a realizzare ulteriormente le sue ambizioni a lungo termine. Rimarrò pienamente concentrato sull’esecuzione disciplinata della nostra strategia e sulla garanzia di una transizione fluida».

Google, Alessio Cimmino nuovo Head of Communications per l’Italia

Alessio Cimmino torna in Google 10 anni dopo la conclusione della sua prima esperienza. Come ha annunciato lui stesso su LinkedIn, ha assunto il ruolo di Head of Communications per l’Italia parlando di un «ritorno a casa» in un momento molto importante per l’azienda, caratterizzato dal lancio delle nuove tecnologie e dallo sviluppo di prodotti avanzati. Guiderà il team italiano della comunicazione attraverso i valori di trasparenza, responsabilità e dialogo con gli stakeholder, elementi strategici per rafforzare il posizionamento dell’azienda tech. «Non potrei essere più felice», ha proseguito online augurando buon lavoro a tutta la squadra.

Google, Alessio Cimmino nuovo Head of Communications per l’Italia
Il logo di Google (Imagoeconomica).

Chi è Alessio Cimmino, nuovo Head of Communications Italia di Google

Formatosi in Pubbliche relazioni, Comunicazione e Pubblicità all’Università IULM e specializzatosi a Leeds in Marketing & Advertising, Alessio Cimmino aveva già lavorato in Google dal 2006 al 2015 per nove anni in qualità di Corporate Communications & Public Affairs Manager. Dopo aver ricoperto ruoli di primo piano in aziende come Yoox e Uber, nel novembre 2018 aveva assunto l’incarico di Head of Communications in Meta, guidandone la comunicazione per il mercato italiano. Il suo background è fortemente orientato alla comunicazione corporate, con attenzione particolare sull’innovazione, sulle strategie digitali e sulla gestione della reputazione.

Golden Globes 2026, la protesta contro Trump: gli attori indossano spille anti-Ice

A Hollywood, le spille sono diventate il nuovo strumento di protesta. Era accaduto con il conflitto a Gaza durante gli Oscar 2024 e gli Emmy 2025 e, ancor prima, con il Black Lives Matter e il movimento MeToo e si è ripetuto nuovamente ai Golden Globes 2026. Sul red carpet e durante la cerimonia al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles, diverse celebrità hanno deciso di appuntarne una sul vestito per attaccare il presidente americano Donald Trump e l’Ice, l’agenzia federale che si occupa di applicare le leggi sull’immigrazione. Un omaggio a Renee Nicole Good, 37enne uccisa il 7 gennaio da un agente a Minneapolis.

Golden Globes 2026, la protesta contro Trump: gli attori indossano spille anti-Ice
Mark Ruffalo e Sunrise Coigney ai Golden Globes 2026 (Ansa).

Golden Globes 2026, origine e significato delle spille di protesta anti-Ice

Sia sul red carpet sia durante la cerimonia di premiazione, diverse celebrità hanno sfoggiato sul petto una spilla con due slogan in primo piano: «Ice Out» in chiara relazione all’Immigration and Customs Enforcement, e «Be Good» in omaggio alla giovane donna uccisa a colpi di pistola nella sua auto a Minneapolis. A ideare le spille è stata Nelini Stamp, attivista Working Families Power, associazione che si batte per la parità di diritti negli States, assieme a Jess Morales Rocketto, direttrice esecutiva di un gruppo di difesa dei latini chiamato Maremoto. «Abbiamo bisogno che ogni parte della società civile, la società, prenda la parola» ha dichiarato Stamp ad Associated Press. «Abbiamo bisogno dei nostri artisti, dei nostri intrattenitori. Abbiamo bisogno delle persone che riflettono la società».

«La campagna #BeGood mira a onorare Renée Nicole Good e Keith Porter (altra vittima degli agenti Ice, ndr.), ricordandoci anche cosa significhi essere buoni gli uni con gli altri di fronte a un simile orrore: essere buoni cittadini, vicini, amici, alleati e esseri umani», si legge in una nota congiunta di Maremoto, Move On e Working Families Power, tra gli organizzatori della protesta. La campagna non si fermerà ai Golden Globes, ma si protrarrà per l’intera stagione dei premi televisivi e cinematografici verosimilmente fino agli Oscar, attesi il 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles.

Le parole degli attori, Mark Ruffalo: «Gli agenti Ice come Stormtroopers»

«Abbiamo letteralmente degli Stormtroopers (unità d’assalto dell’esercito imperiale nella saga Star Wars, ndr.) che vanno in giro a spargere terrore», ha dichiarato Mark Ruffalo, noto per aver recitato nei panni di Hulk nel Marvel Cinematic Universe. «Anche se amo tutto ciò (i Golden Globes, ndr.) non so se posso far finta che questa follia non stia avvenendo». Parlando con Variety, invece, Wanda Sykes – che ha ritirato il premio per la stand-up comedy al posto di Ricky Gervais – ha precisato come l’intera comunità di Hollywood debba «essere là fuori per fermare questo governo allo sbando, perché quello che stanno facendo alle persone è semplicemente terribile». Sempre sul red carpet, Jean Smart (premiata ancora una volta per la serie Hacks) ha spiegato di aver aderito alla campagna #BeGood «non come attrice, ma come madre e cittadina». Tra le star che hanno indossato le spille anche Ariana Grande e Natasha Lyonne.

Chi è Mario Burlò, l’italiano liberato in Venezuela

Mario Burlò è stato liberato il 12 gennaio dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela. L’imprenditore torinese tornerà in Italia con un volo di Stato da Caracas insieme al cooperante italiano Alberto Trentini, anche lui scarcerato. Burlò ha lasciato il carcere di El Rodeo I, dove era detenuto dal novembre 2024. Sul suo arresto si sa ancora poco. Era stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Le accuse non sono mai state chiarite e, per gran parte della detenzione, non gli è stato formalmente contestato alcun reato. I suoi legali hanno sempre sostenuto che si trattasse di una detenzione arbitraria. Solo nel novembre 2025, durante una visita consolare in carcere, Burlò aveva riferito di essere stato rinviato a giudizio per generiche accuse di terrorismo. 

Perché Mario Burlò era in Venezuela

Cinquantadue anni, residente nel Torinese, Burlò è un imprenditore specializzato nel settore dell’outsourcing e a capo di diverse aziende. Alla famiglia aveva detto di essere partito per il Venezuela per valutare nuove opportunità imprenditoriali. Di lui si erano perse le tracce dopo l’ingresso nel Paese, raggiunto via terra dalla Colombia. In Italia il suo nome era già noto per alcune vicende giudiziarie. Nel febbraio 2025 la Cassazione lo ha assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito di un processo sulla ‘ndrangheta in Piemonte. Nei giorni scorsi, inoltre, il Tribunale di Torino ha stralciato la sua posizione nel procedimento sul crac dell’Auxilium Basket, società di cui era stato patron.

Come si è arrivati alla liberazione di Trentini e Burlò

Gli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati nell’ambito del rilascio di diversi prigionieri politici annunciato dal Venezuela la settimana scorsa. Trentini, cooperante della ong Humanity & Inclusion, era stato imprigionato a novembre del 2024 senza accuse formali. Anche Burlò, imprenditore di Torino al centro di alcuni processi in Italia per reati fiscali e finanziari, era stato arrestato nel 2024: durante una visita consolare in carcere, aveva detto di essere stato rinviato a giudizio per accuse di terrorismo. Ecco come si è arrivati alla doppia liberazione.

L’ambasciatore: «Mesi di lavoro da parte di tante persone»

La liberazione di Trentini e Burlò è avvenuto grazie a un fitto lavoro diplomatico lungo l’asse Roma-Caracas. L’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito ha dichiarato che «è stata un’operazione complessa, cui tanti hanno lavorato per mesi, senza sosta, dietro le quinte». Parlando col Corriere della Sera, una delle figure di punta della task force che ha riportato a casa Trentini e Burlò ha detto che «è stato un lavoro di squadra, un lavoro di Paese, in cui tutti, la Farnesina, Palazzo Chigi, i servizi d’intelligence hanno dato il massimo», citando «rapporti e interlocuzioni continue» del ministro degli esteri Antonio Tajani con gli Stati Uniti, e contatti «ad altissimo livello» della premier Giorgia Meloni.

L’accelerata dopo la rimozione del presidente Maduro

Il lavoro diplomatico e di intelligence è iniziato prima dell’operazione Absolute Resolve degli Stati Uniti in Venezuela, ma certamente ha subito un’accelerata dopo l’arresto di Nicolas Maduro. L’uomo della task force ha anche parlato che ruolo fondamentale della Chiesa: «Sempre molto discreta, però presente, ci aiutò moltissimo a ottobre a riavviare il dialogo con i venezuelani, che si era interrotto in occasione della canonizzazione dei due santi a San Pietro». E poi: «Nella nostra prioritaria shortlist c’erano sei nomi e oggi sono tutti liberi. Ma ci occuperemo anche degli altri italiani, con la doppia cittadinanza, che sono ancora reclusi: almeno una decina».

Le prime parole di Alberto Trentini dopo la liberazione

«È stato tutto così improvviso, inaspettato». Sono le prime parole di Alberto Trentini, il cooperante veneto liberato in Venezuela dopo 423 giorni di detenzione. «Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ora posso fumare una sigaretta?», ha aggiunto al suo arrivo presso l’ambasciata d’Italia a Caracas. Ha chiesto subito di sentire la mamma al telefono, poi ha chiamato la fidanzata. Ha raccontato di non essere stato maltrattato e che durante gli spostamenti non è stato incappucciato. La sua famiglia ha commentato la notizia con un breve comunicato: «Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione».

Il rientro in Italia è previsto tra lunedì sera e martedì mattina

Con Trentini è stato liberato anche l’imprenditore piemontese Mario Burlò. La premier Meloni ha reso noto che è già partito da Roma un aereo per riportarli in Italia. Il rientro è previsto tra lunedì sera e martedì mattina. L’operazione fa parte di un disegno più ampio del governo venezuelano per scarcerare molti prigionieri politici stranieri dopo la cattura di Maduro e l’insediamento del nuovo governo di Delcy Rodriguez.

Iran, Trump minaccia l’intervento militare mentre i morti superano quota 500

Le proteste in Iran entrano nel diciassettesimo giorno consecutivo, con il Paese isolato da internet per il quarto giorno e un bilancio delle vittime che continua ad aggravarsi. Secondo l’ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana), i morti confermati sono almeno 544. Tra questi, 483 sarebbero manifestanti, 47 membri delle forze di sicurezza e almeno otto minorenni. Hrana riferisce inoltre di altre 579 segnalazioni di decessi ancora in fase di verifica. Le persone arrestate risultano 10.681. Altre fonti parlano di numeri ancora più alti. La Fondazione del premio Nobel Narges Mohammadi e ambienti dell’opposizione riferiscono di oltre 2.000 manifestanti uccisi nelle ultime 48 ore, ma si tratta di cifre che non possono essere verificate in modo indipendente a causa del blackout informatico. Le poche informazioni che arrivano, lo fanno grazie alla rete satellitare Starlink.

Le manifestazioni, esplose inizialmente dal crollo della valuta e dalla crisi economica, si sono rapidamente trasformate in una contestazione diretta contro il regime iraniano. Per intensità e diffusione, il movimento viene descritto come il più significativo dai tempi di “Donna, vita e libertà”, la protesta esplosa nel 2022 dopo l’uccisione da parte della Polizia Morale di Mahsa Amini. Dagli Stati Uniti, Donald Trump osserva attentamente la situazione, affermando di stare valutando un intervento militare contro l’Iran.

Trump minaccia l’Iran: «Stiamo studiando opzioni molto forti»

Il presidente degli Stati Uniti ha detto che Teheran avrebbe contattato Washington per proporre negoziati e che l’amministrazione «potrebbe incontrarli», mentre valuta opzioni «molto forti» contro il regime. Interpellato dai giornalisti a bordo dell’Air Force One sulla sua “linea rossa” – l’uccisione dei manifestanti – Trump ha risposto: «Pare che abbiano iniziato, sembra così». E ha aggiunto: «Stiamo monitorando la situazione molto seriamente. I militari la stanno esaminando e stiamo studiando alcune opzioni molto forti». Trump ha ribadito anche su Truth Social che gli Stati Uniti sarebbero pronti a intervenire per «aiutare» e persino «salvare» i manifestanti. Dichiarazioni che hanno provocato una reazione immediata da Teheran. II presidente del parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha messo in guardia Washington dal fare «un calcolo sbagliato», affermando che, in caso di attacco, interessi statunitensi e israeliani nella regione diventerebbero «target legittimi». Intanto, le autorità iraniane continuano la repressione, rivendicando arresti di figure chiave del movimento e minacciando accuse gravissime per le persone arrestate, fino a quella di essere «nemici di Dio», un reato che è punibile con la pena di morte.

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi

Il prossimo maggio scadrà il mandato del Comandante generale della Guardia di Finanza e la macchina che ne determinerà il successore è già da tempo in movimento. L’attuale numero uno, Andrea De Gennaro, sembra destinato a una presidenza di peso nel giro delle partecipate pubbliche, segnatamente Leonardo, secondo una tradizione che rispetta un copione già visto. La scorsa tornata di nomine era toccato a Giuseppe Zafarana, traslocato senza soluzione di continuità alla guida di Eni. Oggi il film si rimette in moto, con gli stessi registi che si dividono tra Palazzo Chigi, Mef, segreterie dei partiti, ma con un cast ancora da definire.

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Andrea De Gennaro, Alfredo Mantovano, Matteo Piantedosi e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Buratti, Sirico e Greco tra i favoriti

Sul tavolo ci sono nomi, correnti, sponsor e qualche silenzio molto eloquente. Il primo papabile è l’attuale vice di De Gennaro, il generale Bruno Buratti: profilo solido, competenza indiscussa, ma carattere introverso. Uno che se entra nella stanza dei bottoni non lascia impronte. È il candidato che rassicura l’istituzione, meno la politica che preferisce figure più malleabili o quantomeno più estroverse. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Bruno Buratti (Ansa).

Il secondo è Umberto Sirico, ora comandante dei reparti speciali della Gdf, sostenuto apertamente da Giancarlo Giorgetti. Appoggio pesante quello del titolare dell’Economia, ma non risolutivo. Sirico si porta dietro un rapporto complicato con Giovanni Melillo, il procuratore nazionale Antimafia, uomo chiave del sistema giudiziario in ottimi rapporti con il sottosegretario Alfredo Mantovano. Sullo sfondo, come un dossier che nessuno vuole intestarsi ma che resta comunque dirompente, il caso Striano: una di quelle vicende che non esplodono, ma sedimentano. E che vede indagati, oltre all’ex luogotenente della Gdf Pasquale Striano, il magistrato in pensione Antonio Laudati e alcuni giornalisti. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Umberto Sirico (Imagoeconomica).

Il terzo nome è quello di Francesco Greco, attuale comandante interregionale dell’Italia meridionale. Profilo operativo, come conferma il suo curriculum, opera in un territorio difficile. Piace a chi pensa che la Guardia di Finanza debba limitarsi a fare il suo mestiere, meno a chi la immagina come lo snodo di una rete di potere più ampia. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Francesco Greco (Ansa).

Cuzzocrea, il candidato della continuità

Questi i tre favoriti per sedersi sulla poltrona di De Gennaro. Ma i papabili non si fermano qui. Più di palazzo, nel senso romano del termine, è Leandro Cuzzocrea, oggi vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. È il candidato della continuità, fortemente appoggiato dallo stesso De Gennaro. Un passaggio di testimone che somiglia però più a una tutela che a una svolta autonoma. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Leandro Cuzzocrea (Ansa).

La rosa degli outsider

E poi ci sono gli outsider, quelli che compaiono sempre nelle liste dei partecipanti ma raramente tagliano il traguardo da vincitori. Vito Augelli, comandante dei reparti d’istruzione, e Fabrizio Cuneo, alla guida dell’interregionale dell’Italia centrale. Nomi che servono a ricordare che l’istituzione è più larga delle sue correnti, anche se non sempre decide da sé i suoi destini. Ma la partita non si chiuderà nelle caserme e nemmeno nei corridoi di via XX Settembre. La scelta verrà fatta a Palazzo Chigi, dove i partiti della maggioranza porteranno come sempre le loro preferenze, col sorriso di circostanza ma il coltello in mano, pronti a battersi per i propri candidati. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Vito Augelli (Ansa).

Mantovano e Fazzolari sono i veri kink maker

Alla fine la partita, prima che sui nomi, si chiuderà sul metodo. I veri king maker restano i due sottosegretari alla presidenza del Consiglio. Mantovano, che conosce a memoria gli equilibri fragili tra sicurezza e giustizia, e Giovanbattista Fazzolari, che delle trame della politica è diventato un interprete finissimo, capace di tradurre rapporti di forza in atti apparentemente neutri. Tutto il resto è liturgia: nomi che circolano, voci che si inseguono, curriculum che si sovrappongono come fogli di carta. 

Guardia di Finanza, corsa al dopo De Gennaro: nomi, equilibri, registi
Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano (Ansa).

Golden Globes 2026, tutti i vincitori per film e serie tv

È andata in scena, nella notte italiana, la cerimonia degli 83esimi Golden Globes, premi per il cinema e la televisione assegnati dalla Hollywood Press Association, con la conduzione di Nikki Glaser. Come da pronostico e senza grandi sorprese, l’evento ha certificato il successo di Una battaglia dopo l’altra e Hamnet, che hanno trionfato rispettivamente come miglior commedia e miglior film drammatico e hanno lanciato la corsa agli Oscar di marzo. A Paul Thomas Anderson la statuetta per la regia. Fra gli attori, dopo l’antipasto dei Critics Choice Awards, Timothée Chalamet ha nuovamente battuto Leonardo DiCaprio nella categoria dei drama, mentre fra le donne si è imposta Jessie Buckley con Hamnet. Fra le serie, successi per The Pitt, The Studio e Adolescence, che rispettando i pronostici ha fatto man bassa di riconoscimenti. Owen Cooper a 16 anni ha fatto invece la storia come miglior attore non protagonista più giovane di sempre.

Golden Globes 2026, tutti i vincitori di ogni categoria

Golden Globes 2026, tutti i vincitori per film e serie tv
Timothee Chalamet ai Golden Globes 2026 (Ansa).

Miglior film drammatico

  • Frankenstein
  • Hamnet
  • Un semplice incidente
  • L’agente segreto
  • Sentimental Value
  • Sinners – I peccatori

Miglior film musical o commedia

  • Blue Moon
  • Bugonia
  • Marty Supreme
  • No Other Choice – Non c’è altra scelta
  • Nouvelle Vague
  • Una battaglia dopo l’altra

Miglior regista

  • Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra
  • Ryan Coogler, Sinners – I peccatori
  • Guillermo del Toro, Frankenstein
  • Jafar Panahi, Un semplice incidente
  • Joachim Trier, Sentimental Value
  • Chloé Zhao, Hamnet

Miglior attore in un film drammatico

  • Joel Edgerton, Train Dreams
  • Oscar Isaac, Frankenstein
  • Dwayne Johnson, The Smashing Machine
  • Michael B. Jordan, Sinners – I peccatori
  • Wagner Moura, L’agente segreto
  • Jeremy Allen White, Springsteen: Liberami dal nulla

Miglior attrice in un film drammatico

  • Jessie Buckley, Hamnet
  • Jennifer Lawrence, Die My Love
  • Renate Reinsve, Sentimental Value
  • Julia Roberts, After the Hunt – Dopo la caccia
  • Tessa Thompson, Hedda
  • Eva Victor, Sorry, Baby

Miglior attore in un film musical o commedia

  • Timothée Chalamet, Marty Supreme
  • George Clooney, Jay Kelly
  • Leonardo DiCaprio, Una battaglia dopo l’altra
  • Ethan Hawke, Blue Moon
  • Lee Byung-hun, No Other Choice – Non c’è altra scelta
  • Jesse Plemons, Bugonia

Miglior attrice in un film musical o commedia

  • Rose Byrne, If I Had Legs I’d Kick You
  • Cynthia Erivo, Wicked – Parte 2
  • Kate Hudson, Song Sung Blue
  • Chase Infiniti, Una battaglia dopo l’altra
  • Amanda Seyfried, The Testament of Ann Lee
  • Emma Stone, Bugonia

Migliore attore non protagonista

  • Benicio del Toro, Una battaglia dopo l’altra
  • Jacob Elordi, Frankenstein
  • Paul Mescal, Hamnet
  • Sean Penn, Una battaglia dopo l’altra
  • Adam Sandler, Jay Kelly
  • Stellan Skarsgard, Sentimental Value

Migliore attrice non protagonista

  • Emily Blunt, The Smashing Machine
  • Elle Fanning, Sentimental Value
  • Ariana Grande, Wicked – Parte 2
  • Inga Ibsdotter Lilleaas, Sentimental Value
  • Amy Madigan, Weapons
  • Teyana Taylor, Una battaglia dopo l’altra

Miglior film straniero

  • Un semplice incidente
  • No Other Choice – Non c’è altra scelta
  • L’agente segreto
  • Sentimental Value
  • Sirat
  • La voce di Hind Rajab

Miglior sceneggiatura

  • Una battaglia dopo l’altra
  • Marty Supreme
  • I peccatori
  • Un semplice incidente
  • Sentimental Value
  • Hamnet

Miglior film d’animazione

  • Arco
  • Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba
  • Elio
  • KPop Demon Hunters
  • La piccola Amélie
  • Zootropolis 2

Miglior colonna sonora

  • Alexandre Desplat, Frankenstein
  • Ludwig Göransson, Sinners – I peccatori
  • Jonny Greenwood, Una battaglia dopo l’altra
  • Kangding Ray, Sirat
  • Max Richter, Hamnet
  • Hans Zimmer, F1

Miglior canzone originale

  • Dream As One, Avatar: Fire and Ash
  • Golden, KPop Demon Hunters
  • I Lied To You, Sinners – I peccatori
  • No Place Like Home, Wicked – Parte 2
  • The Girl in the Bubble, Wicked – Parte 2
  • Train Dreams, Train Dreams

Golden Globes 2026, tutti i premi per le serie tv

Golden Globes 2026, tutti i vincitori per film e serie tv
Owen Cooper con il Golden Globe 2026 per Adolescence (Ansa).

Miglior serie drammatica

  • The Diplomat
  • The Pitt
  • Pluribus
  • Scissione (Severance)
  • Slow Horses
  • The White Lotus

Miglior attore in una serie drammatica

  • Sterling K Brown, Paradise
  • Diego Luna, Andor
  • Gary Oldman, Slow Horses
  • Mark Ruffalo, Task
  • Adam Scott, Scissione (Severance)
  • Noah Wyle, The Pitt

Miglior attrice in una serie drammatica

  • Kathy Bates, Matlock
  • Britt Lower, Scissione (Severance)
  • Helen Mirren, Mobland
  • Bella Ramsey, The Last of Us
  • Keri Russell, The Diplomat
  • Rhea Seehorn, Pluribus

Miglior serie commedia o musical

  • Abbott Elementary
  • The Bear
  • Hacks
  • Nobody Wants This
  • Only Murders in the Building
  • The Studio

Miglior attore in una serie commedia

  • Adam Brody, Nobody Wants This
  • Steve Martin, Only Murders in the Building
  • Glen Powell, Chad Powers
  • Seth Rogen, The Studio
  • Martin Short, Only Murders in the Building
  • Jeremy Allen White, The Bear

Miglior attrice in una serie commedia o musical

  • Kristen Bell, Nobody Wants This
  • Ayo Edebiri, The Bear
  • Selena Gomez, Only Murders in the Building
  • Natasha Lyonne, Poker Face
  • Jenna Ortega, Mercoledì
  • Jean Smart, Hacks

Miglior miniserie o film televisivo

  • Adolescence
  • All Her Fault
  • The Beast in Me
  • Black Mirror
  • Dying for Sex
  • The Girlfriend

Miglior attore in una miniserie o un film televisivo

  • Jacob Elordi, La strada stretta verso il profondo Nord
  • Paul Giamatti, Black Mirror
  • Stephen Graham, Adolescence
  • Charlie Hunnam, Monster: The Ed Gein Story
  • Jude Law, Black Rabbit
  • Matthew Rhys, The Beast in Me

Miglior attrice in una miniserie o un film televisivo

  • Claire Danes, The Beast in Me
  • Rashida Jones, Black Mirror
  • Amanda Seyfried, Long Bright River
  • Sarah Snook, All Her Fault
  • Michelle Williams, Dying for Sex
  • Robin Wright, The Girlfriend

Miglior attore non protagonista in una serie, una miniserie o un film televisivo

  • Owen Cooper, Adolescence
  • Billy Crudup, The Morning Show
  • Walton Goggins, The White Lotus
  • Jason Isaacs, The White Lotus
  • Tramell Tillman, Scissione (Severance)
  • Ashley Walters, Adolescence

Miglior attrice non protagonista in una serie, una miniserie o un film televisivo

  • Carrie Coon, The White Lotus
  • Erin Doherty, Adolescence
  • Hannah Einbinder, Hacks
  • Catherine O’Hara, The Studio
  • Parker Posey, The White Lotus
  • Aimee Lou Wood, The White Lotus

Miglior performance di Stand-Up Comedy

  • Bill Maher, Is Anyone Else Seeing This?
  • Brett Goldstein, The Second Best Night of Your Life
  • Kevin Hart, Acting My Age
  • Kumail Nanjiani, Night Thoughts
  • Ricky Gervais, Mortality
  • Sarah Silverman, Postmortem

Miglior film per incassi

  • Avatar – Fuoco e cenere
  • F1KPop Demon Hunters
  • Mission: Impossible – The Final Reckoning
  • Sinners – I peccatori
  • Weapons
  • Wicked – Parte 2
  • Zootropolis 2

Miglior podcast

  • Armchair Expert with Dax Shepard
  • Call Her Daddy
  • Good Hang with Amy Poehler
  • The Mel Robbins Podcast
  • Smartless
  • Up First

Venezuela, liberati Alberto Trentini e Mario Burlò

Gli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati nell’ambito del rilascio di diversi prigionieri politici annunciato dal Venezuela la settimana scorsa. Lo ha annunciato lunedì mattina il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Sono liberi e sono nella sede dell’Ambasciata d’Italia a Caracas», scrive su X. «L’ho appena comunicato al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha sempre seguito la vicenda in prima persona», continua Tajani. «Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia. La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente» ad interim Delcy Rodriguez «che il governo italiano apprezza molto», conclude il ministro degli Esteri. Alberto Trentini, cooperante della ong Humanity & Inclusion, era stato imprigionato a novembre del 2024 senza accuse formali. Burlò invece è un imprenditore di Torino, al centro di alcuni processi in Italia per reati fiscali e finanziari. È stato arrestato anche lui nel 2024 ma non è chiaro per quali motivi: nel novembre del 2025, durante una visita consolare in carcere, ha detto di essere stato rinviato a giudizio per accuse di terrorismo.

La famiglia Trentini: «È la notizia che aspettavamo da 423 giorni»

«Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione». Lo afferma la famiglia Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini. «Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!», aggiungono i Trentini.

Meloni: «Un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa»

«Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò», scrive la premier Giorgia Meloni in una nota di Palazzo Chigi. «Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa», aggiunge. «Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato», conclude la Meloni.