L’Inter e Coca-Cola hanno raggiunto un accordo di sponsorizzazione triennale che renderà il colosso delle bevande nuovo Official Soft Drink Partner. Nella trattativa è stato inserito anche il brand Powerade, che fa parte del gruppo, come Official Sports Drink Partner. L’accordo prevede l’esclusività e una serie di attività di branding che riguarderanno la prima squadra maschile, l’Inter Women e l’Inter U23. Il logo Coca-Cola sarà visibile durante le partite casalinghe a San Siro e le bevande vendute sugli spalti e nelle aree hospitality, oltre ad avere l’esclusiva nei bar e nei punti di ristoro.
Coca-Cola: «Inter società storica»
Paola Donelli, Marketing Director di Coca-Cola Italia, ha spiegato: «La collaborazione con l’Inter, una delle società storiche della Serie A, conferma il nostro impegno nel sostenere lo sport e nel promuovere valori positivi come passione, dedizione e gioco di squadra. Questa partnership rappresenta un’opportunità unica per entrare in contatto con i tifosi, creare esperienze memorabili e condividere le emozioni che solo il calcio sa regalare».
Il club: «Felici dell’accordo»
E così ha parlato Giorgio Ricci, Chief Revenue Officer nerazzurro: «Siamo felici di annunciare questo accordo con Coca-Cola, un brand globale amatissimo e da sempre vicino al mondo dello sport. Collaborare con un marchio di questa rilevanza ci consentirà di rafforzare il nostro percorso di crescita e di offrire ai tifosi nuove opportunità per arricchire l’esperienza nerazzurra, sia nelle giornate di gara sia nella vita quotidiana».
Mattinata del venerdì dominata politicamente dalla conferenza stampa “di inizio anno” della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha ribattezzato Carlo Bartoli, il numero uno dell’Ordine dei giornalisti, come «il presidente De Bortoli», correggendosi subito dopo dicendo «ma sì, tanto sempre di giornalisti si tratta». E così ha sistemato pure Ferruccio (che tra l’altro commentava le parole meloniane su SkyTg24), oltre a depotenziare Bartoli sbagliandone il cognome (della serie, per stare in zona Garbatella, “ma a te chi te conosce”). Nel mondo dello spettacolo però, che non ama particolarmente la premier, proprio mentre è in corso la conferenza stampa ecco la presentazione in pompa magna del film La grazia diretto da Paolo Sorrentino, con la proiezione a Testaccio, in via del Commercio. E non c’è solo Sorrentino nell’elenco dei “reprobi”, o – come ha detto qualcuno – «dei disfattisti», perché pure la Rai di Giampaolo Rossi si è messa di fatto contro Meloni, con la fiction Zvanì, il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli presentata alla stampa nella stessa mattinata. Che poi tra i colleghi, parlando di Pascoli, alcuni hanno scherzato dicendo che «questa fiction, con il titolo che ha, forse non è stata scelta a caso, visto che la nuova sede della Rai, via Alessandro Severo, sembra davvero posta in mezzo alla campagna».
Meloni, Il Messaggero conduce insieme alla Rai
Non solo è stata la prima a poter fare una domanda al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, grazie al sorteggio effettuato tra i 40 giornalisti ammessi alla conferenza stampa nella nuova aula dei gruppi parlamentari a Campo Marzio: Ileana Sciarra, “di casa” a Palazzo Chigi, in forze al quotidiano Il Messaggero, ha anche co-condotto per la Rai la presentazione dell’incontro. C’è da dire che Meloni, maligna un vecchio cronista parlamentare, «ha anche dato una notizia, annunciando che è stato siglata una convenzione con l’agenzia Dire, da tempo in crisi, per la gioia di Nicola Perrone, il direttore presente nella sala e autore anche di una domanda relativa alla situazione in Medio Oriente con un “che fa il governo italiano per la popolazione stremata di Gaza?”. E da Meloni non sono mancate alcune dichiarazioni relative all’equo compenso. E ha fatto perfino il nome di Francesco Cancellato, il direttore di Fanpage».
Pure Giorgia ha l’armocromista?
«E pure Giorgia ha l’armocromista», ha bofonchiato un giornalista parlamentare vedendo la scenografia della conferenza stampa e soprattutto lo stile della presidente del Consiglio. Armocromista: per Wikipedia, «professionista della consulenza d’immagine che analizza i colori naturali di una persona (pelle, occhi, capelli) per determinare la sua palette cromatica ideale, consigliando i colori». Era stato uno dei punti di debolezza di Elly Schlein, quando la segretaria del Partito democratico confessò di dotarsi di queste consulenze, anche se nessuno si è mai reso conto dell’effetto di questo lavoro sull’immagine della leader del Nazareno. Fatto sta che Meloni, a sentire i professionisti della televisione, «con lo sfondo azzurro e un vestito chiaro, per nulla istituzionale ma da scampagnata primaverile che sembra dare meno importanza del dovuto all’appuntamento con la stampa», ha «fatto risaltare il colore degli occhi e con un tocco giovanile, tanto da sembrare uscita da una settimana in una farm di Chenot o Mességué».
Nel pomeriggio la messa per le vittime italiane di Crans-Montana
Giornata di venerdì davvero micidiale, per i parlamentari: ci sono da onorare le vittime italiane di Crans-Montana, e nel pomeriggio nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo in via del Corso verrà celebrata una messa con la presidente del Consiglio Meloni, i ministri e tutti i rappresentanti dei partiti, della maggioranza e dell’opposizione. Chi, tra gli onorevoli e i senatori, voleva tornare a casa giovedì pomeriggio ha dovuto rinviare la partenza da Roma.
Ranucci, dalla Rai a teatro
La Sardegna ospiterà lo spettacolo teatrale di Sigfrido Ranucci sabato 7 febbraio, a Cagliari, all’Auditorium del Conservatorio. Due appuntamenti, alle 18 e alle 21, con il conduttore della trasmissione Rai Report pronto a portare in scena un racconto che intreccia le sue esperienze di giornalista d’inchiesta con riflessioni intime, aneddoti sconosciuti, incontri sorprendenti e scelte difficili che hanno segnato la sua vita personale e professionale. Non a caso il titolo è Diario di un trapezista, accompagnato dalle musiche originali di Enrico Melozzi e dalla voce narrante di Stella Gasparri. Al termine Ranucci incontrerà il pubblico per un momento di dialogo e per il firmacopie del suo libro.
X ha deciso di limitare drasticamente l’uso della funzione di creazione e modifica delle immagini di Grok, il chatbot di intelligenza artificiale sviluppato da xAl, dopo che il Regno Unito ha minacciato di bloccare e sanzionare la piattaforma. Da ora, come annunciato direttamente dall’account ufficiale di Grok, «la generazione e la modifica delle immagini sono limitate agli abbonati»: la stragrande maggioranza degli utenti quindi non può più usare lo strumento, che resta accessibile solo a chi ha un abbonamento e ha fornito dati personali.
Migliaia di immagini ritraevano donne e minori in modo sessualmente esplicito
Nelle ultime settimane Grok è stata apertamente criticata per la nuova funzione di modifica delle immagini con l’IA, introdotta il 24 dicembre. Molti utenti infatti hanno utilizzato lo strumento per creare immagini sessualmente esplicite e violente, spesso senza il consenso delle persone ritratte. Migliaia di foto di donne – e in alcuni casi di minorenni – sono state manipolate per farle apparire denudate o in pose sessualizzate e poi diffuse pubblicamente su X. Secondo ricerche citate dal Guardian e da Al Forensics, il sistema è stato usato anche per generare video pornografici e immagini di estrema violenza.
L’Ue giudica insufficiente la modifica
La Commissione europea, però, giudica insufficiente la decisione di X. «Abbiamo preso nota delle recenti modifiche annunciate. Tuttavia, limitare la generazione e la modifica delle immagini agli utenti abbonati non cambia la nostra posizione di fondo. Che si tratti di abbonamenti a pagamento o gratuiti, non vogliamo vedere immagini di questo tipo», ha dichiarato il portavoce Thomas Regnier, chiarendo che Bruxelles continuerà a valutare il rispetto delle norme europee su sicurezza e tutela delle persone sulle piattaforme digitali.
Fulvio Adamo Macciardi resta sovrintendente del Teatro di San Carlo di Napoli. Il Tar della Campania ha infatti respinto il ricorso presentato dal Comune di Napoli contro la nomina fatta ad agosto 2025 dal ministero della Cultura a seguito alle indicazioni del Consiglio d’Indirizzo, che non erano state ritenute valide dal sindaco Gaetano Manfredi. Il primo cittadino di Napoli, presidente della Fondazione, aveva appunto ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale assieme a Maria Grazia Falciatore, consigliera della Città Metropolitana. I giudici si erano riuniti in camera di consiglio il 17 dicembre, oggi la pubblicazione della decisione: ricorso introduttivo improcedibile e quindi respinto, con Macciardi che resta al suo posto.
Quando parte la Rottamazione quinquies del 2026? È questo il quesito principale per milioni di contribuenti che intendono regolarizzare la propria posizione debitoria con il Fisco e con l’Inps. La legge di Bilancio 2026 ha stabilito che possono essere estinti i debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. La misura permette di eliminare sanzioni, interessi di mora e aggi, richiedendo il versamento della sola quota capitale e delle spese per le procedure esecutive. Pertanto, la norma rappresenta un’occasione significativa per ridurre il contenzioso, specialmente per i debiti derivanti da dichiarazioni annuali o contributi previdenziali non versati. I debitori hanno la facoltà di scegliere tra il pagamento in un’unica soluzione e una dilazione estremamente lunga, che può arrivare a 54 rate. Tuttavia, è necessario prestare attenzione alle esclusioni, come quelle riguardanti le somme richieste a seguito di accertamento.
Quando parte la Rottamazione quinquies e le modalità di invio
Sito dell’Agenzia delle entrate (Ansafoto).
Analogamente alla precedente edizione, la Rottamazione quinquies prevede una procedura telematica da effettuare sul portale dell’Agenzia delle entrate – Riscossione per manifestare la volontà di aderire alla definizione agevolata. La scelta può essere effettuata fino al 30 aprile 2026, giorno entro il quale il contribuente deve indicare il numero di rate desiderate e l’eventuale presenza di giudizi pendenti, impegnandosi a rinunciarvi. La presentazione della domanda genera effetti immediati sulla tutela del patrimonio del debitore. In particolare, a seguito dell’istanza:
sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza;
non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi o ipoteche;
restano sospesi gli obblighi di pagamento derivanti da precedenti rateizzazioni;
è inibito l’avvio di nuove procedure esecutive;
viene garantito il rilascio del Durc per la regolarità contributiva.
Calendario dei pagamenti e tassi di interesse
Il pagamento delle somme dovute è contenuto in un calendario di scadenze che si estende per quasi un decennio. La comunicazione delle somme effettivamente da versare sarà inviata dall’agente della riscossione entro il 30 giugno 2026. In caso di rateizzazione, si applica un tasso di interesse del 3 per cento annuo a decorrere dal 1° agosto 2026.
Decadenza dal beneficio e carichi inclusi
L’efficacia della definizione agevolata dipende dal rispetto rigoroso delle scadenze, poiché il mancato o insufficiente versamento, anche di sole due rate, comporta la perdita dei benefici. Possono rientrare nella misura anche i debiti relativi a precedenti rottamazioni risultate inefficaci entro il 30 settembre 2025. Non possono essere estinti, invece, i carichi delle definizioni precedenti per i quali risultino versate regolarmente tutte le rate scadute alla medesima data. Per quanto riguarda le sanzioni del codice della strada, la rottamazione si applica limitatamente agli interessi e all’aggio. Infine, le Regioni e gli enti locali hanno la facoltà di introdurre autonomamente tipologie di definizioni agevolate analoghe per i tributi di loro competenza, come l’Imu o la Tari, al fine di assicurare ai cittadini un trattamento omogeneo.
Il marchio cinese BYD, leader globale nella mobilità elettrica, ha rafforzato la propria organizzazione in Italia con due nomine: Filippo Savi è stato scelto come nuovo Sales Director, mentre Daniela Bertone ha assunto l’incarico di Head of Fleet, RAC & Used Cars.
Chi è Filippo Savi
Savi, che ha oltre due decenni di esperienza nel settore automobilistico, arriva dal Gruppo Volkswagen, dove ha ricoperto fino al 2025 il ruolo di Sales Director del marchio Volkswagen in Italia. In passato ha anche lavorato presso l’headquarter Seat/Cupra in Spagna.
Filippo Savi (LinkedIn).
Chi è Daniela Bertone
Bertone, prima di entrare in BYD, ha ricoperto il ruolo di Commercial Director Italy presso Lynk & Co, con responsabilità su Fleet, Leasing/Noleggio, Remarketing e sviluppo rete nazionale. In precedenza aveva trascorso quattro anni in FCA.
Il pallavolista Gianluca Galassi, 28enne centrale di Piacenza e della Nazionale, due volte campione del mondo, è stato operato per un tumore a un testicolo presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Lo hanno comunicato sui social lo stesso giocatore e il suo club. «Per fortuna tutto è stato preso in tempo, grazie alla prevenzione e ai controlli», ha scritto Galassi, spiegando che l’intervento chirurgico è andato bene: «Ora dovrò affrontare analisi e controlli per capire quali saranno i tempi di recupero. Ovviamente spero siano i più brevi possibili, per poter tornare presto a fare ciò che amo: giocare a pallavolo». Galassi ha poi sottolineato l’importanza della prevenzione: «Se anche solo uno di voi, dopo questo messaggio, deciderà di fare un controllo in più, per me varrà più di una vittoria sul campo».
Carlo Conti ha annunciato che Max Pezzali sarà super ospite al Festival di Sanremo 2026. L’artista si esibirà in tutte le cinque serate dal palco della nave da crociera che attraccherà di fronte alla città dei fiori per l’intera manifestazione, dal 24 al 28 febbraio. In scaletta tutti i grandi successi, tra cui con ogni probabilità anche quelli degli 883. Nel commentare la notizia, Mauro Repetto – ex membro del duo Anni 90 che ha emozionato più generazioni – ha aperto alla possibile reunion della band in occasione della kermesse. «Io sono pronto», ha detto a La volta buona di Caterina Balivo. «Anche per lavare i piatti».
Sanremo 2026, l’appello di Repetto per la reunion degli 883 con Max Pezzali
Sebbene sia difficile immaginare una reunion vera e propria della band, è noto che durante il Festival di Sanremo anche l’impossibile diventa possibile. Ecco dunque che l’appello di Mauro Repetto diviene più di una semplice suggestione. «Io sono a disposizione in tutte le birrerie di Sanremo», ha spiegato l’artista. «In effetti sono molto backstage, compagno di banco, co-autore di tutte le canzoni degli 883 e quindi sulla scena eravamo unici, eravamo originali, eravamo surrealisti. A Sanremo sono contento che lui (Max Pezzali, ndr.) sarà lì e io sarò in ogni birreria, pronto a bere con lui e con Nicola Savino, con grande piacere». Poi l’appello a una reunion: «Le canzoni sono nostre. Io sono pronto sia sul palcoscenico, sia in birreria, sia a lavare i piatti. A qualunque cosa».
Max Pezzali in concerto (Ansa).
Mauro Repetto ha intanto lanciato un nuovo singolo
I fan di tutta Italia dunque già sognano di poter cantare davanti alla tv sulle note di indimenticabili canzoni come Hanno ucciso l’Uomo Ragno, Con un deca, Come mai e Nord Sud Ovest Est solo per citarne alcune. Nell’attesa di scoprire se gli 883 animeranno il Festival di Sanremo, Mauro Repetto ha lanciato In riva a te, nuovo singolo pop-rock che racconta l’amore in uno dei momenti più delicati. La canzone è legata a Ho trovato Spider Woman, spettacolo teatrale con anteprime nel 2026.
Venerdì mattina è in corso alla Camera la conferenza stampa della premier Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare. Al centro dell’incontro i principali dossier di politica estera e interna, dal Venezuela all’Ucraina, fino ai rapporti con gli Stati Uniti.
Meloni sulla Groenlandia: «Non credo che Trump userà la forza militare»
Tra i temi affrontati, la premier è tornata sulle dichiarazioni e sulle ultime mosse dell’amministrazione Trump, soffermandosi in particolare sulla Groenlandia. «lo non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei» e «che non converrebbe a nessuno», ha detto. Meloni ha quindi chiarito che «l’ipotesi di un intervento per assumere il controllo della Groenlandia è stato escluso da Rubio e dallo stesso Donald Trump», spiegando che «l’amministrazione Trump con i suoi metodi molto assertivi stia ponendo l’attenzione sulla importanza strategica della Groenlandia per suoi interessi e per la sua sicurezza». Secondo la presidente del Consiglio, si tratta di «un’area in cui agiscono molti attori stranieri» e il messaggio degli Stati Uniti è che «non accetteranno ingerenze eccessive di attori straniere».
La sorte di Alberto Trentini e la liberazione degli italiani in Venezuela
Un passaggio rilevante è stato dedicato anche alla sorte di Alberto Trentini, dopo che il governo venezuelano ha annunciato il rilascio di diversi prigionieri politici. «Il governo italiano si occupa della vicenda Trentini quotidianamente da 400 giorni, e come sappiamo non è l’unico», ha affermato Meloni. «Lo abbiamo fatto e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio». La premier ha aggiunto: «È molto doloroso non potere riuscire a dare risposte nei tempi che vorrei». Parlando del Venezuela, Meloni ha infine commentato la recente liberazione di altri cittadini italiani, Biagio Pilieri e Luigi Gasperin: «Saluto con gioia la liberazione degli altri italiani, io sono fiduciosa». Un segnale che, secondo la presidente del Consiglio, «è nel senso della pacificazione» e che «penso anche che possa rappresentare un elemento molto importante nella relazione tra l’Italia e il Venezuela».
Alberto Trentini (Ansa).
Il ‘no’ all’invio di truppe in Ucraina con i Volenterosi
Sull’Ucraina, la premier ha respinto la ricostruzione secondo cui sarebbe stata la Lega a porre un veto sull’invio di militari, nell’ambito della creazione di una forza multinazionale come garanzia per il cessate il fuoco. «Il dibattito all’interno della maggioranza è come difendere al meglio l’interesse nazionale. C’è una fetta maggioritaria a livello nazionale che ritiene che si possano fare passi indietro» nell’impegno a Kyiv, «io penso che occorre essere al fianco dell’Ucraina, per me l’unico modo di garantire la pace è la deterrenza». «Non c’è l’ipotesi di un intervento con l’ombrello dell’Onu, si sta parlando dell’istituzione di una forza multinazionale per rafforzare la difesa ucraina come strumento di garanzia. Io non ritengo necessario l’invio di truppe perché il principale strumento è quello di ispirarsi al sistema dell’articolo 5 della Nato, è quella la principale garanzia per Kyiv».
Meloni attacca i giudici: «Spesse rendono vano il lavoro di forze dell’ordine e parlamento»
I risultati sulla sicurezza «per me non sono sufficienti», dunque «questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più». «Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura, che è fondamentale in questo disegno» ha detto la premier, sottolineando che «spesso le toghe rendono vano il lavoro delle forze dell’ordine e del parlamento». In merito al referendum sulla giustizia, «il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla».
Il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti e la vendita di Gedi
Giorgia Meloni è intervenuta sul rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti dopo la contestazione della segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante, che ha mostrato uno striscione contro lo stallo contrattuale. La presidente del Consiglio ha ricordato che «c’è un tavolo aperto» e che il governo «ha a cuore il tema del rinnovo dei contratti», ma «la responsabilità non è del governo». Secondo Meloni il ruolo dell’esecutivo può essere solo di «moral suasion». La premier è poi tornata sulla situazione della vendita del gruppo Gedi, spiegando che «il governo si è mosso tempestivamente» e ha avviato interlocuzioni con l’editore coinvolto nella trattativa. L’obiettivo, ha sottolineato, è «assicurare il trattamento occupazione», pur chiarendo che al momento «non c’è nulla di deciso».
Poste italiane sperimenta nuovi prototipi innovativi di veicoli leggeri e completamente green per efficientare ulteriormente il servizio di recapito di posta e pacchi. In collaborazione con il Centro nazionale per la mobilità sostenibile MoSt e in partnership tecnologica con aziende dell’automotive, il Gruppo sta lavorando in particolare sullo sviluppo di nuovi prototipi di cargo e-bikeelettrici a tre ruote. Il team di progetto, oltre a Poste Italiane, è composto da Italian aluminium technology, Pirelli e da ricercatori dell’Università degli studi di Firenze, dell’Università degli studi di Bergamo e del Politecnico di Milano. Tra i principali obiettivi del progetto, in fase sperimentale in Puglia, c’è anche l’integrazione di una sofisticata componente tecnologica per rafforzare la sicurezza nelle fasi di recapito di posta e pacchi.
Stabilità, servizi di supporto al conducente e maggior capacità di carico rispetto alle biciclette
Le cargo e-bike di Poste Italiane rappresentano una soluzione innovativa e sostenibile per il recapito urbano, concepite per rispondere alle nuove esigenze di consegna nelle città i cui centri storici sono tutelati da norme per la limitazione del traffico su gomma e la riduzione delle emissioni di CO2. Il prototipo è caratterizzato da una capacità di carico superiore rispetto alle biciclette tradizionali, grazie a un vano modulare capiente fino a 700 litri, per un massimo di 100 chilogrammi. La configurazione a tre ruote, inoltre, offre maggiore stabilità durante la guida e consente di operare in modo sicuro anche in aree con traffico intenso o con pavimentazioni irregolari. La velocità massima è limitata a 25 chilometri orari come previsto dalla normativa per i veicoli leggeri a pedalata assistita. La rete di sensori, radar e calcolatori elettronici integrati sul veicolo offre innovativi servizi di supporto al conducente e permette di fornire dati utili alla ricerca di soluzioni sempre più efficaci per incrementare la sicurezza. Questi dispositivi consentono di rilevareostacoli lungo il percorso, monitorare lo stato e l’usura degli pneumatici e fornire al conducente supporto per migliorare lo stile di guida, contribuendo alla prevenzione degli incidenti e all’efficienza delle operazioni.
I mezzi sono anche in grado di monitorare gli indicatori ambientali
Le cargo e-bike, inoltre, sono equipaggiate con un sistema di antibloccaggio delle ruote per maggiore sicurezza e un sistema di rigenerazione energetica che sfrutta sia la frenata sia l’energia solare, tramite pannelli fotovoltaici integrati. L’apertura e la chiusura del vano di carico avvengono attraverso la tecnologia di comunicazione Nfc, mentre un sistema di allerta informa il conducente in caso di ostacoli improvvisi. Le cargo e-bike, dotate di sensori in grado di rilevare dati come la qualità dell’aria, la temperatura e l’umidità, hanno anche la funzione di monitorare gli indicatori ambientali, fornendo così informazioni utili per la gestione intelligente dello spazio urbano e contribuendo a favorire migliori condizioni di vita nei centri cittadini in cui operano.
Poste si conferma all’avanguardia nella decarbonizzazione del trasporto
Poste Italiane prosegue, dunque, nel suo processo di evoluzione tecnologica a beneficio della transizione green. Al 30 settembre 2025 l’azienda dispone di una flotta composta da quasi 29 mila mezzi a basse emissioni, di cui circa 6.200 completamente green e 8.800 ibridi, confermandosi così all’avanguardia in Italia nel processo di decarbonizzazione del trasporto, in linea con quanto previsto dal Piano strategico quadriennale 2024–2028 The connecting platform. La flotta green del Gruppo, la più estesa d’Europa tra quelle aziendali, comprende veicoli di nuova generazione alimentati da motori elettrici, ibridi e a combustione interna a ridotto impatto ambientale, tutti progettati per coniugare sostenibilità, efficienza e sicurezza.
Dopo 12 giorni di proteste l’ayatollah Ali Khamenei ha interrotto il silenzio, affermando in un discorso alla nazione trasmesso dall’emittente Irib che l’Iran «non cederà di fronte ai sabotatori». Ha poi aggiunto, riferendosi a Donald Trump, che i manifestanti «stanno rovinando le proprie strade per rendere felice il presidente di un altro Paese». Le mani del capo della Casa Bianca, ha detto Khamenei, «sono sporche di sangue» di «migliaia di iraniani che sono stati martirizzati in una guerra di 12 giorni». La guida suprema dell’Iran ha poi esortato la popolazione a mantenere «unità e prontezza» perché una nazione unita «può superare qualsiasi nemico». Parlando ancora di Trump, Khamenei ha chiosato: «Dovrebbe sapere che di solito i potenti arroganti e despoti del mondo vengono rovesciati esattamente quando sono al picco del loro orgoglio. Anche lui sarà rovesciato». Il discorso di Khamenei dimostra quanto seriamente le autorità di Teheran stanno prendendo le proteste, che hanno portato il governo a bloccare Internet e le linee telefoniche con il mondo esterno.
«Speriamo di giocare un buon tennis e far divertire le persone». Così Jannik Sinner e Carlos Alcaraz alla vigilia dell’esibizione di Seul, lo Hyundai Card Super Match, in programma sabato 10 gennaio alle 8 italiane (diretta su Sky Sport e in chiaro su Supertennis). Seduti l’uno accanto all’altro in conferenza stampa, i due maestri della racchetta si sono detti pronti a scrivere il nuovo capitolo di una rivalità che li ha visti affrontarsi già 19 volte in carriera, di cui 16 nel circuito Atp. Un antipasto dell’Australian Open, primo Slam della stagione 2026, in cui l’azzurro andrà a caccia del terzo successo consecutivo e lo spagnolo proverà a diventare il più giovane di sempre a completare il Career Grand Slam. A far parlare i fan sono tuttavia le loro parole per un possibile doppio assieme.
Jannik Sinner e Carlos Alcaraz (da Instagram).
Sinner-Alcaraz e la suggestione del doppio insieme: «Sarebbe bello»
In conferenza stampa, Sinner e Alcaraz hanno anche affrontato la suggestione di giocare in coppia. «Facciamo così tanti tornei che è molto difficile giocare anche il doppio», ha spiegato Alcaraz. «Tuttavia da Seul, probabilmente, potremmo farlo». L’altoatesino ha quindi rilanciato: «Giocare assieme? Non ne abbiamo mai parlato, ma sarebbe bello condividere il campo in modo diverso per una volta, stare dallo stesso lato. Se giochi in doppio non hai tanto tempo di recupero, ma ne parleremo. Magari già quest’anno o il prossimo, perché no». Una suggestione che ha già acceso la fantasia di tutti i fan, che già immaginano la possibilità di vedere i due maestri dalla stessa parte della rete come fatto qualche anno fa da Roger Federer e Rafael Nadal alla Laver Cup.
Sinner & Alcaraz want to play doubles together once
Carlos: "At least once would be fun. I think I'd play forehand & he'd play backhand”
Jannik: "I agree on that. We've never talked about this. It would be fun at least one time"
La rivalità e il paragone con i Big Three: «Noi come loro? Troppo presto»
Sinner e Alcaraz, oltre a essere i dominatori assoluti del circuito Atp, sono anche protagonisti di una delle rivalità più intense ed equilibrate degli ultimi anni. Nel 2025 si sono affrontati in tre finali Slam su quattro, evento che non accadeva dal 1964, cui si aggiunge anche l’ultimo atto delle Atp Finals di Torino. «Abbiamo un ottimo rapporto anche fuori dal campo», ha spiegato l’azzurro, numero due del ranking. «Ci siamo affrontati la prima volta sulla terra rossa in Spagna nel 2021. Lui era giovane, ma si capiva che era speciale: ero certo sarebbe arrivato dov’è ora, mentre di me non lo ero».
La conferenza stampa di Alcaraz e Sinner (Ansa).
Quanto ai Big Three, ossia Federer, Nadal e Djokovic, è ancora presto per fare confronti. «Noi non possiamo paragonarci ancora a loro», ha aggiunto Sinner. «Dobbiamo vedere quanto riusciamo a mantenere questo livello, come hanno fatto loro per tanti anni». Lo spagnolo gli ha fatto subito eco: «Negli ultimi anni abbiamo vinto Slam, tornei e giocato finali: tutti hanno visto una bella rivalità: noi speriamo di affrontarci ancora tante altre volte». Magari proprio a Melbourne, dove Sinner arriva da favorito e Alcaraz non ha mai superato i quarti di finale.
Hyundai Motor Europe ha annunciato la nomina di Erika Accatino come nuova Head of Compliance. Negli ultimi tre anni è stata Head of Legal and Internal Audit presso la divisione italiana del marchio sudcoreano. Prima di entrare in Hyundai, Accatino ha maturato una lunga significativa esperienza all’interno di The Heineken Company, dove ha ricoperto il ruolo di Senior Legal Counsel. In precedenza aveva lavorato tre anni per Pomellato.
Tulsi Gabbard, da quasi un anno direttrice dell’intelligence Usa, sarebbe stata tenuta all’oscuro dei piani della Casa Bianca per il Venezuela. Lo scrive il Wall Street Journal, citando fonti secondo cui sarebbe stata esclusa dalla pianificazione dell’operazione Absolute Resolve, iniziate la scorsa estate. Questo per volere di Donald Trump che – non particolarmente vicino a Gabbard – voleva limitare il numero di persone a conoscenza della missione che ha portato all’arresto di Nicolas Maduro, affidandosi perlopiù al direttore della Cia John Ratcliffe per le consultazioni sull’intelligence.
Tulsi Gabbard e Donald Trump (Ansa).
Vance smentisce l’indiscrezione del Wall Street Journal
Il Wsj riporta che la decisione di Trump è stata condivisa dal segretario di Stato Marco Rubio. La Casa Bianca ha smentito però l’indiscrezione del Wall Street Journal: «Sono falsità. Abbiamo mantenuto un rapporto molto stretto con gli alti funzionari di gabinetto e i funzionari del nostro governo», ha assicurato il vicepresidente JD Vance quando gli è stato chiesto dell’esclusione di Gabbard dalla pianificazione per il Venezuela.
McDonald’s Italia ha nominato Ilaria Vaccarini come nuova Communication Manager all’interno del team Impact. Nel suo nuovo incarico, la manager avrà la responsabilità di sviluppare e di guidare la comunicazione strategica del marchio legata a persone, cultura aziendale e impatto sociale. «Sono lieta di fare un nuovo passo in questa grande azienda e ricoprire una nuova posizione lavorativa», ha postato su LinkedIn. «Nuove sfide, nuovi compagni di viaggio, sempre sotto gli archi dorati. Non vedo l’ora che la nuova avventura abbia inizio». Vaccarini sarà chiamata così a rafforzare la coesione interna, sostenendo il dialogo con dipendenti e stakeholder e promuovendo altresì una narrazione autentica dei valori del brand.
Un fast food di McDonald’s (Ansa).
Chi è Ilaria Vaccarini, nuova Communication Manager di McDonald’s Italia
Professionista di lunga esperienza nel settore, Ilaria Vaccarini si è formata all’Università Cattolica dove ha conseguito una laurea magistrale in Comunicazione d’Impresa. Dopo gli studi, ha costruito il suo profilo focalizzandosi sulle relazioni interne e sulla valorizzazione delle risorse umane in diverse aziende prima di approdare il McDonald’s Italia nell’aprile 2019. Per più di sei anni ha ricoperto la carica di Employer Reputation Lead, occupandosi di consolidare progetti ad alto valore umano e di aumentare l’engagement dei dipendenti.
Kimberly Miller è la nuova Global Managing Director di Christie’s per la categoria del lusso. Manager dalla lunga esperienza nel settore, prende il posto di Emmanuel Dunan, che ha lasciato il gruppo nel 2025 dopo un anno di risultati record per la casa d’aste. Nel suo nuovo ruolo, continuerà a operare a New York, dirigendo tutti gli aspetti legati al business del Luxury, dalle aste dal vivo a quelle online fino alle vendite private, collaborando a stretto contatto con i dirigenti dei dipartimenti specializzati di Ginevra, Hong Kong, Londra, New York e Parigi. La sua nomina arriva al termine di un anno record per Christie’s con vendite per 795 milioni di dollari, il 17 per cento in più rispetto al 2024. Successi culminati a novembre, quando il Blue Mellon, diamante Fancy Color da 9,51 carati, è stato battuto per 25,6 milioni.
Il logo di Christie’s (Imagoeconomica).
La carriera di Kimberly Miller, nuova guida del Luxury di Christie’s
Laureatasi con lode in Storia dell’arte alla Temple University di Philadelphia, ha conseguito anche un master in Business Administation alla NYU Stern School of Business. Entrata in Christie’s nel 2010 nel dipartimento Wine, ha scalato rapidamente le gerarchie ricoprendo posizioni di responsabilità fino a imporsi come figura centrale nello sviluppo del business. Dopo una parentesi di quattro anni in Sotheby’s, dal 2015 al 2019, dove è stata anche Head of Sale, nel settembre 2021 è rientrata nella casa d’aste londinese in qualità di Managing Director del Luxury per le Americhe, dove ha guidato la strategia aziendale, l’espansione delle vendite e la performance finanziaria dei dipartimenti gioielli, orologi, vini e borse. Sotto la sua direzione è avvenuta anche l’integrazione di Gooding, casa d’aste di riferimento per le auto da collezione.
Non solo l’imprenditore Luigi Gasperin. Tra i detenuti politici rilasciati dalle autorità di Caracas c’è anche il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri, leader del partito Convergencia ed ex deputato dall’Assemblea Nazionale, che era stato arrestato nell’agosto del 2024, accusato di terrorismo e tradimento alla patria. Ma sostanzialmente, imprigionato in quanto oppositore del regime di Maduro.
Pilieri, 60 anni, era detenuto nell’Helicoide, una delle prigioni più dure del Venezuela. Le autorità non hanno fornito un elenco di nominativi: possibile liberazione di altri italiani, tra cui il cooperante Alberto Trentini, che lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e il commercialista Mario Burlò, partito per il Venezuela nel 2024 per esplorare nuove opportunità imprenditoriali e detenuto da oltre un anno senza motivi chiari. Gasperin, imprenditore di 77 anni in possesso del doppio passaporto, era stato arrestato il 7 agosto 2025 per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui era socio di maggioranza e presidente.
L’Iran ha imposto un blackout di internet nel Paese nel tentativo di soffocare le vaste proteste contro il regime. La rete è stata deliberatamente oscurata giovedì sera, attorno alle 19 italiane secondo i dati di CloudflareRadar, dopo una giornata di grosse manifestazioni in decine di città. Per le autorità iraniane, spegnere internet serve a impedire il coordinamento delle piazze e a isolare l’Iran dal resto del mondo. Spesso serve anche a coprire la repressione violenta. Nel novembre 2019, dopo un blackout simile, le forze di sicurezza uccisero oltre 200 persone in appena 48 ore. Secondo l’ong Iran Human Rights, finora le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 45 manifestanti, tra cui otto bambini. Ma Amnesty International e altri gruppi indipendenti stimano un bilancio ancora più alto, con migliaia di arresti.
Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province dell’Iran
La mobilitazione degli iraniani, diffusa e senza una leadership centrale, chiede la fine del regime islamico. Le proteste sono iniziate a fine dicembre. La scintilla, questa volta, è stata il crollo della valuta e l’aumento dei prezzi seguito alla fine del cambio agevolato per le importazioni. Il costo dei generi alimentari è aumentato di oltre il 70 per cento in un anno, quello dei medicinali di circa il 50. Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province. A Teheran grandi folle si sono radunate in diversi quartieri, mentre proteste sono state segnalate a Mashhad, Isfahan, Shiraz, Abadan, Bushehr e Karaj. Nelle regioni curde, da Kermanshah a llam e Lorestan, i commercianti hanno aderito a uno sciopero generale. Nel sud, nella provincia di Fars, i manifestanti hanno abbattuto una statua di Qassem Suleimani. Video verificati mostrano incendi, spari e uso di gas lacrimogeni. Il presidente Masoud Pezeshkian ha chiesto «moderazione», ma magistratura e apparati di sicurezza promettono una repressione senza sconti.
Lorenzo Musetti inizia bene la stagione 2026. Il carrarino è in semifinale al torneo 250 di Hong Kong, sua prima uscita dell’anno in vista degli Australian Open. Battuto in due set con un doppio 6-4 in poco più di un’ora e 14 minuti il padrone di casa Coleman Wong, che ha partecipato grazie a una wild card. Per l’azzurro, testa di serie numero uno, si tratta della 26esima semifinale in carriera a livello Atp: sfiderà uno tra il portoghese Nuno Borges e il russo Andrey Rublev. Match in controllo per Musetti, che ha strappato il servizio all’avversario nel settimo gioco prima di chiudere senza problemi al decimo game. Nel secondo parziale, dopo aver perso la battuta già in apertura, ha conquistato un immediato controbreak per poi mettere la freccia sul 5-4 e vincere l’incontro.
Musetti, a Hong Kong è anche finale con Lorenzo Sonego
Lorenzo Musetti ha anche raggiunto l’ultimo atto nel tabellone di doppio in coppia con Lorenzo Sonego, conquistando la prima finale azzurra del 2026. I due si sono dapprima resi protagonisti di un trionfo in rimonta contro le teste di serie numero due Alexander Erler e Robert Galloway con il punteggio di 5-7, 6-3, 10-4, recuperando un break di svantaggio anche nel secondo parziale. Pochi minuti dopo hanno beneficiato del ritiro di Gabriel Diallo e Coleman Wong, che avrebbero dovuto affrontare in semifinale, per staccare il pass della finale. Giocheranno o contro la coppia russa di Andrey Rublev e Karen Khachanov oppure contro Vasil Kirkov e Bart Stevens.
Il carrarino vede anche la Top 5 del ranking mondiale
Grazie alla semifinale dell’Atp 250 di Hong Kong, Lorenzo Musetti ha raggiunto la sesta posizione del ranking mondiale, superando in un colpo solo il canadese Felix Auger-Aliassime e gli americani Taylor Fritz e Ben Shelton. L’azzurro, con 4.040 punti, è ora a sole 40 lunghezze da Alex De Minaur, ancora in corsa nella United Cup a squadre con la sua Australia. Un eventuale successo asiatico, unito a una contemporanea sconfitta del “Demone”, potrebbe spalancare le porte della Top 5 mondiale a “Muso” proprio alla vigilia del primo Slam della stagione.
Essere amici di Donald Trump è assai difficile. Ne sanno qualcosa i vari Giuseppi che, pur vantando solide relazioni presidenziali con il padrone della Casa Bianca, sono stati costretti a venire a patti con la Realpolitik americana. Il Giuseppi del 2026 si chiama, come noto, Giorgia Meloni. È lei ad aver definito «legittima» la cattura di Nicolás Maduro perché trattasi, ha detto la presidente del Consiglio, di un intervento di «natura difensiva».
Donald Trump con Giorgia Meloni, in occasione della firma dell’accordo di pace su Gaza, al vertice di Sharm el-Sheikh (Ansa).
E se Trump attaccasse la Groenlandia?
Il problema per gli amici di Trump di casa nostra è che dopo il Venezuela potrebbe arrivare la conquista della Groenlandia, ancora non è chiaro se via intervento militare o tramite regolare acquisto con fattura, come potrebbe voler fare invece il presidente americano, abituato a trattare tutto come se fosse la compravendita di un palazzo di New York (Marco Rubio, segretario di Stato, l’ha già comunicato ai parlamentari americani: pin e tasto verde). Il problema, dunque, sempre per gli amici di Trump, è che uno si trova invischiato in cose di cui forse vorrebbe fare a meno. La destituzione di un dittatore è, invero, sempre una buona notizia, ma Trump non si sa fin dove potrebbe spingersi. E se davvero attaccasse la Groenlandia, che fa parte della Danimarca, la quale a sua volta fa parte della Nato? Stephen Miller, vice capo dello staff alla Casa Bianca e mastino trumpiano, dice che gli «Stati Uniti dovrebbero avere la Groenlandia come parte degli Stati Uniti» e che nessuno vorrà mai avere militarmente a che fare con gli Stati Uniti. Che dirà Meloni nel caso in cui Trump non riuscisse a comprare, giocando al Monopoli internazionale, la Groenlandia? Che cosa farà Antonio Tajani, ministro degli Esteri?
Giorgia Meloni e Antonio Tajani (Ansa).
Con The Donald ogni equilibrismo diventa impossibile
Il problema di essere amici di Trump è che il mondo in cui vive il presidente degli Stati Uniti non consente sfumature. È un mondo polarizzato come la stessa società americana, dove il ricorso alla violenza politica è strategico e sovrastrutturale. O si è con Trump o si è contro Trump. O si è con l’Ice, la polizia anti-immigrazione, o si è contro l’Ice, e ci si becca una pallottola in testa, come la 37enne Renee Nicole Good. E questa polarizzazione imposta a chiunque, amico, nemico, passante della storia, rende impossibile il mestiere in cui Meloni eccelle: quello di equilibrista. La presidente del Consiglio è il collante di cui il governo ha bisogno, non quello che si merita, ma l’equilibrio vale entro certi limiti. E soprattutto Trump fa perdere l’equilibrio a tutti. Persino Matteo Salvini si è risentito per l’operazione venezuelana (sarà che l’amico Vladimir Putin, un altro che ti mette in brutte situazioni, si è accigliato) e si è ritrovato a citare il Papa. Ha detto che «nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo», ma «per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro». Sicché, ha detto ancora Salvini, «illuminanti al proposito le parole del Papa, che chiede di garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto». Il Papa notoriamente viene citato dai politici solo quando fa comodo; anche se fosse una volta ogni 10 prese di posizione che prende. Illuminante dunque, sì, ma soprattutto sui tic di alcuni leader di partito che fanno cherry picking tra le molte dichiarazioni papesche per darsi cristianamente un tono.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Il filo-atlantismo italiano rischia di diventare una gabbia
Trump è in carica da un anno e più passa il tempo e più mena fendenti sui capisaldi liberaldemocratici. L’Italia non può rinunciare certamente a posizioni filo-atlantiste, lo dice la sua storia, che poi è una storia di co-dipendenza sentimentale ma anche culturale, non solo italiana ma in fondo europea; così però facendo rischia di accettare senza battere un sopracciglio qualsiasi decisione di Trump, pronto come in una canzone di Calcutta a fare una svastica a Bologna solo per litigare. Pronto a conquistare la Groenlandia solo per litigare.