L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno

Giornata in agrodolce dedicata alla famiglia Elkann e ai suoi interessi editoriali, a Roma. Ore che, agli occhi di chi segue la situazione delle testate Gedi, a livello di emozioni ricordano le montagne russe. Cominciamo dalla nota più piccante: alla Camera dei deputati, in commissione Cultura, davanti al presidente (meloniano) Federico Mollicone si è tenuta (dalle 12.30 alle 13.15) l’audizione del sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini sulle problematiche legate alla vendita del gruppo Gedi: 45 minuti per trattare un tema che ha provocato fin qui facce lunghe, continue richieste sulle garanzie per i posti di lavoro e per l’indipendenza editoriale, scioperi e dubbi sulle intenzioni della proprietà. Su Repubblica c’è sempre forte l’interesse dei greci di Antenna (per Gedi si era fatto avanti pure Leonardo Maria Del Vecchio, che dopo la porta in faccia ha però virato su il Giornale), mentre per La Stampa si vocifera di un possibile accordo col gruppo veneto Nord Est Multimedia di Enrico Marchi (che ha già, tra gli altri, Il Mattino di PadovaLa Nuova VeneziaIl Messaggero Veneto). Una guerra che passa anche dalla comunicazione.

Ma basta qualche ora e la situazione cambia, almeno di facciata, per coinvolgere una marea di vip nella gioia di un compleanno speciale: in serata nel quartiere Testaccio, al Mattatoio, dove una volta si uccidevano i vitelli (e non solo), grande party per il mezzo secolo di vita del quotidiano la Repubblica, fondato nel 1976. Un modello che fu la più importante impresa editoriale del 900 e su cui sembra stia calando il sipario. In tanti si chiedono chi verrà della proprietà, tanto alla fine tutti pronosticano che il vero protagonista sarà il direttore Mario Orfeo, che ha chiamato a raccolta, personalmente, ogni collega direttore in circolazione, con sollecito telefonico per assicurarsi della presenza. Anche perché, di questi tempi, gli editori è meglio se non si fanno vedere. Prevista comunque una folta rappresentanza della Rai, tra gli invitati. Qualcuno, amaramente, ha già fatto trapelare la battuta: «Fanno la festa prima che gli facciano la festa».

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Mario Orfeo (Imagoeconomica).

Per Urso pure il guaio delle radio Fm

Non se l’aspettava nessuno, eppure la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto del codice europeo delle comunicazioni elettroniche e della direttiva quadro, ritenendo che il nostro Paese non abbia adottato misure amministrative sufficienti per eliminare le interferenze dannose causate dalle emittenti radiofoniche Fm italiane negli Stati europei nella banda di frequenza Fm. Le interferenze si estenderebbero in particolare al territorio croato, sloveno, francese (cioè alla Corsica) e maltese. L’ennesima grana da risolvere per il ministro Adolfo Urso.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

Il Corriere e Report agli antipodi

«I laboratori di cucina degli chef stellati per ripartire dopo anoressia e bulimia», si legge sulla prima pagina romana del Corriere della Sera, con spazio visibilissimo e tanto di foto, più una testimonianza e un’intervista a Ciro Scamardella, il cuoco del ristorante Pipero di Roma. Di che si tratta? «Nelle campagne dell’orvietano, il centro Verdeluce della Fondazione Cotarella è un punto di riferimento per la riabilitazione dei giovani che hanno sofferto di disturbi del comportamento alimentare». Una bella iniziativa, a leggere il giornale diretto da Luciano Fontana. Poi la mente ricorda qualcosa: ma quel centro non era stato preso di mira da Report, la trasmissione di RaiTre condotta da Sigfrido Ranucci, con il servizio “In vino non veritas” dove si parlava di 240 mila euro raccolti grazie alla beneficenza per mettere su questa dimora? Sì, è proprio quello.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Alla Francia piace Rosso (Renzo)

Légion d’honneur per Renzo Rosso all’ambasciata di Francia in Italia, nel romano Palazzo Farnese. Che poi è il riconoscimento, spiffera qualcuno nei dintorni di Palazzo Chigi, «a chi non ama il governo di Giorgia Meloni». Insomma, una specie di club transalpino che mette insieme i vip italiani che detestano la maggioranza di centrodestra. L’imprenditore della moda (pure dei vini, ma non ricordatelo al gruppo Masi Agricola, quelli dell’Amarone) si è presentato in giacca, ma sotto indossava una maglietta nera con stampata una cravatta. Martin Briens, il diplomatico che rappresenta il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, ha apparecchiato una tavolata per il festeggiato. Rosso poi ha pubblicato un testo sui social per esaltare l’onorificenza ricevuta dai “galli” in terra romana. In quale lingua? In italiano? No. In francese? Nemmeno. In inglese…

Andrea Rigogliosi è il nuovo Ceo di Diesel

Diesel ha nominato Andrea Rigogliosi nuovo Chief Esecutive Officer. Riporterà direttamente a Ubaldo Minelli, amministratore delegato del gruppo Otb di Renzo Rosso che controlla il brand. «Sono molto felice del suo arrivo», ha commentato lo stilista. «Insieme alla squadra potrà valorizzare il potenziale del marchio in un momento evolutivo di cruciale importanza. Diesel è un brand magico, da sempre rappresenta una realtà unica nel panorama della moda. La direzione creativa di Glenn Martens ha saputo trasformarlo, riscoprendone il Dna più autentico e rendendolo più fresco e contemporaneo e sempre più amato dai giovani. Oggi Diesel può considerarsi l’unica alternativa al mondo del lusso».

Andrea Rigogliosi è il nuovo Ceo di Diesel
Il logo di Diesel davanti a uno store (Imagoeconomica).

Chi è Andrea Rigogliosi, nuovo Ceo di Diesel

Laureato in International Business Administration alla Bocconi di Milano, Andrea Rigogliosi vanta un’esperienza ventennale nei settori di moda, lusso e retail. Global Head of Retail and Commercial in Miu Miu-Gruppo Prada dal gennaio 2024, ha rivestito alcune posizioni di primo piano all’interno del Gruppo Lvmh. È stato infatti, da luglio 2021 a gennaio 2024, Presidente Europa di Fendi, mentre dal 2013 al 2021 è stato in Christian Dior Couture dapprima come General Manager Italia e in seguito come Directeur General France & Monaco. All’inizio della sua carriera avea svolto ruoli manageriali in Gruppo Poltrona Frau (General Manager per quattro anni fra il 2009 e il 2013) e presso L’Oréal Luxury Products.

Venezuela, riaperti i pozzi petroliferi dopo l’embargo Usa

La riapertura di parte dei pozzi petroliferi venezuelani segna una svolta dopo mesi di stop legati alle sanzioni statunitensi. Pdvsa, il colosso energetico controllato dallo Stato, ha rimesso in funzione impianti rimasti inattivi durante l’embargo, consentendo la ripartenza delle spedizioni di greggio già in questa settimana. Nelle ultime ore hanno lasciato i porti del Paese almeno due superpetroliere, ciascuna con un carico di circa 1,8 milioni di barili. Fonti citate da Reuters collegano queste partenze a un’intesa tra Caracas e Washington che prevede un volume complessivo di forniture fino a 50 milioni di barili.

Lo stop forzato con l’unica eccezione di Chevron

La ripresa arriva dopo un lungo periodo di quasi totale paralisi dell’export, che aveva messo in evidenza le difficoltà strutturali dell’industria petrolifera venezuelana sotto la pressione degli Stati Uniti. In questo scenario, l’unica eccezione era rappresentata da Chevron, autorizzata a operare con permessi speciali e con quantitativi ridotti destinati al mercato americano. Sul fronte giudiziario, intanto, il consiglio di amministrazione di Pdvsa designato dall’opposizione ha annunciato di aver presentato un ricorso contro la cessione di Citgo, la controllata statunitense della compagnia, vendita che era stata autorizzata dal Tribunale distrettuale del Delaware alla fine di novembre.

Kenny Wilson nuovo ceo di K-Way

Avvicendamento ai vertici di K-Way. A meno di un anno dalla nomina, Luca Lo Curzio ha lasciato il ruolo di amministratore delegato: gli subentra ad interim Kenny Wilson, già direttore non esecutivo e membro del cda. La nomina arriva in un momento chiave per il marchio, che si prepara a presentare la collezione autunno-inverno 2026-2027 durante la Milano Fashion Week. Wilson, che vanta un’esperienza trentennale nel settore, da aprile 2025 era presidente di Represent, marchio britannico di streetwear di lusso. In precedenza era stato per sette anni ceo di Dr. Martens e prima ancora di Cath Kidston. Dal 2009 al 2011 era stato presidente per l’Europa di Claire’s. Nel suo background anche una lunga esperienza in Levi Strauss.
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5 bonus Inps che richiedono il nuovo Isee 2026 per non interrompere il pagamento

Nella giornata del 12 gennaio, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio nel quale elenca 5 bonus destinati alle famiglie che necessitano dell’aggiornamento dell’Isee alle novità e alle modalità di calcolo del 2026 per non subire l’interruzione del pagamento. Il rinnovo tempestivo dell’indicatore risulta indispensabile, pertanto, sia per presentare nuove istanze, sia per mantenere i pagamenti delle prestazioni di sostegno al reddito e all’inclusione già in corso. La normativa introdotta con la legge di Bilancio di quest’anno ha stabilito criteri di calcolo sensibilmente più vantaggiosi per le famiglie con figli, puntando a una maggiore equità sociale. A tal proposito, l’Inps ha già adeguato i propri sistemi informatici per applicare le nuove franchigie e le maggiorazioni previste. Questa operazione risulta determinante per definire correttamente la platea dei beneficiari dei bonus erogati dall’istituto di previdenza, in modo da assicurare che il sostegno economico raggiunga i nuclei che ne hanno effettivamente diritto.

Chi deve fare domanda del nuovo Isee 2026 per non perdere i bonus Inps

5 bonus Inps che richiedono il nuovo Isee 2026 per non interrompere il pagamento
Una ragioniera lavora ad un modello 730 (Ansafoto).

I soggetti che percepiscono prestazioni assistenziali o di sostegno al reddito devono presentare la nuova Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) a partire dal 1° gennaio 2026. L’aggiornamento è necessario per chi beneficia di bonus quali l’Assegno di inclusione o il Supporto per la formazione e il lavoro, poiché l’omissione del rinnovo potrebbe causare la sospensione dei pagamenti. L’Inps ha specificato che le procedure informatiche sono già pronte per accogliere i nuovi dati. Qualora una domanda presentata all’inizio dell’anno dovesse risultare respinta sulla base del vecchio indicatore, l’istituto procederà a un riesame d’ufficio non appena sarà disponibile il calcolo più favorevole. Questo meccanismo di tutela automatica evita che i cittadini debbano presentare ulteriori ricorsi o integrazioni, garantendo la continuità dei sussidi previsti dalla legge di Bilancio 2026 per le fasce più fragili della popolazione.

Quali sono i bonus 2026 per le famiglie

Le prestazioni che richiedono obbligatoriamente il calcolo del nuovo Isee, secondo quanto stabilito dal messaggio 102 dell’Inps, sono limitate a cinque specifiche categorie di sostegno. Pertanto, i bonus interessati sono i seguenti:

  • Assegno di inclusione (Adi);
  • Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
  • Assegno unico e universale per i figli a carico;
  • bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare;
  • bonus nuovi nati.

Per tutte le altre prestazioni non elencate, continuano ad applicarsi gli indicatori calcolati secondo le modalità ordinarie. Risulta fondamentale distinguere queste misure poiché i nuovi criteri di calcolo, più vantaggiosi rispetto al passato, si applicano esclusivamente a questo pacchetto di interventi per il sostegno alla natalità e alla coesione sociale. La presentazione della Dsu precompilata rimane la via consigliata, poiché permette di escludere automaticamente dal patrimonio mobiliare i titoli di Stato e i buoni fruttiferi postali fino a un valore di 50 mila euro.

Cosa cambia nell’Indicatore della situazione economica equivalente 2026

La principale novità dell’Isee 2026 riguarda l’innalzamento delle franchigie sulla casa di abitazione e il potenziamento della scala di equivalenza per chi ha figli. Il valore dell’immobile in cui risiede il nucleo familiare viene ora abbattuto in misura maggiore, riducendo l’indice finale e permettendo a più famiglie di rientrare nelle soglie di accesso.

Oltre a questi importi, la scala di equivalenza viene corretta con maggiorazioni crescenti: si parte da 0,10 per due figli, fino ad arrivare a 0,55 per i nuclei con almeno cinque figli. Tali parametri rendono il calcolo più favorevole per le famiglie numerose.

Quando si fa l’Isee 2026 per l’Assegno unico

Per quanto riguarda l’Assegno unico e universale, l’Inps ha previsto una fase transitoria per tutelare i percettori. Nei mesi di gennaio e febbraio 2026, l’importo dell’assegno viene calcolato sulla base dell’Isee valido al 31 dicembre 2025. Questa deroga temporanea serve a garantire la regolarità degli accrediti nelle more del rinnovo della documentazione. Tuttavia, a partire dalla mensilità di marzo 2026, l’erogazione della cifra corretta e delle eventuali maggiorazioni dipenderà esclusivamente dalla presenza di un indicatore aggiornato. Se la Dsu non viene presentata entro la fine di febbraio, l’istituto corrisponderà l’importo minimo previsto dalla normativa. Una volta ottenuto il nuovo valore, l’ente provvederà a conguagliare le somme spettanti a partire dal mese di presentazione della domanda, ricalcolando gli importi secondo i parametri più vantaggiosi definiti per l’anno 2026.

Bonus Inps di 1000 euro: a chi spetta

5 bonus Inps che richiedono il nuovo Isee 2026 per non interrompere il pagamento
Bonus nuovi nati e asili nido, due sostegni dell’Inps per l’infanzia (Freepik).

Il bonus nuovi nati, introdotto dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207, è destinato ai genitori per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2026. Per ottenere questo beneficio, che ammonta a 1000 euro, è necessario possedere un Isee che rispetti i limiti reddituali stabiliti dalla normativa vigente. Grazie alle nuove regole di calcolo, molte famiglie che in precedenza superavano le soglie d’accesso potrebbero ora rientrare nel beneficio, proprio per via delle franchigie immobiliari più elevate e delle maggiorazioni per i figli conviventi. La domanda deve essere inoltrata telematicamente all’istituto per ricevere il pagamento in un’unica soluzione. È importante ricordare che, nel caso di presentazione della Dsu in modalità autodichiarata, il cittadino deve indicare manualmente l’esclusione dei titoli di risparmio postale o di Stato fino a 50 mila euro, operazione che invece avviene in automatico utilizzando i modelli precompilati messi a disposizione dall’ente.

Alcuni membri del personale Usa invitati a lasciare la base in Qatar

Gli Stati Uniti hanno avvisato alcuni membri del personale di lasciare la base aerea Al Udeid dell’esercito americano in Qatar entro mercoledì sera. Lo riporta Reuters. Al Udeid è la più grande base statunitense in Medio Oriente, e ospita circa 10 mila truppe. «È un cambiamento di postura e non un’evacuazione ordinata», ha sottolineato uno dei diplomatici sentiti da Reuters. A giugno dell’anno scorso, circa una settimana prima che gli Stati Uniti lanciassero attacchi aerei sui siti nucleari dell’Iran, alcuni membri del personale e delle famiglie erano stati trasferite dalle basi statunitensi in Medio Oriente. Nelle ore scorse l’Iran ha avvertito gli Stati Uniti che attaccherà le basi americane in Medio Oriente in caso di un intervento di Washington, dopo che Donald Trump ha minacciato azioni militari contro Tehran in risposta alla repressione violenta delle manifestazioni in corso da oltre due settimane. L’Iran ha comunicato ai Paesi della regione, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, che le basi statunitensi in quei Paesi potrebbero essere attaccate. L’Arabia Saudita ha chiuso il proprio spazio aereo ai jet degli Stati Uniti per scoraggiare un intervento militare.

È morto il comico Luciano Manzalini, metà dei Gemelli Ruggeri

Luciano Manzalini, membro dei Gemelli Ruggeri, è morto all’età di 74 anni. Il «secco», come era soprannominato durante gli show, si trovava nella Villa Paola di Bologna. A darne notizia è stato l’altra metà del duo, Eraldo Turra, con un omaggio sui social: «Luciano se n’è andato, povero amico amico mio». Formatisi nel 1979, i Gemelli Ruggeri hanno attraversato con il loro umorismo degli Anni 80, arrivando fino al nuovo millennio e facendo ridere con i loro sketch generazioni di appassionati sia a teatro sia in televisione. «Ci conoscevamo dal 1978», ha raccontato Turra al Resto del Carlino. «Ci siamo incontrati a uno spettacolo del Centro civico Mazzini e poi, dopo qualche stage, abbiamo iniziato con il teatro di strada e ricerca, sempre virato alla comicità».

È morto il comico Luciano Manzalini, metà dei Gemelli Ruggeri
I Gemelli Ruggeri (da Facebook).

Chi era Luciano Manzalini, comico dei Gemelli Ruggeri

Nato a Milano il primo gennaio 1952, Luciano Manzalini è stato un attore, comico, autore e scrittore. Laureato in Chimica, da dilettante aveva iniziato negli Anni 70 al Centro Teatrale Roselle, dove nacque il gruppo Gran Pavese Varietà di Bologna con alcuni dei volti comici più incisivi del periodo tra cui Syusy Blady, Patrizio Roverso e Freak Antoni. Consacratosi con i Gemelli Ruggeri, vestiva i panni di uno stralunato e demenziale Stanlio, mentre Eraldo Turra si calava nei panni di un novello Ollio. Il loro successo si è consolidato negli Anni 80 grazie alla televisione, tra cui la partecipazione al programma i Mixerabili su Rai 2 condotto da Gianni Minà. Poi il passaggio sotto l’ala di Antonio Ricci con Drive In nel 1983 e Lupo Solitario quattro anni dopo, dove hanno impersonato gli improbabili corrispondenti della tv di Stato di Croda, immaginario Paese dell’Europa dell’Est.

Seguirono poi anche diversi lavori per il cinema. Nel 1987 i Gemelli Ruggeri debuttarono sul grande schermo con Notte italiana di Carlo Mazzacurati, seguito da Mortacci di Sergio Citti e Affari speciali di Felice Farina. Attirarono persino l’attenzione di Federico Fellini, che come ricorda il Corriere li scritturò per il suo film del 1989 La voce della luna. In carriera, Luciano Manzalini aveva pubblicato con Pendragon alcuni libri come L’amore svenuto, raccolta di brevi poesie, e La felicità è un caso da risolvere intriso di aforismi. Alcuni anni fa era stato colpito da un ictus. «Era una persona schiva», ha raccontato Turra. «Non si può dire che non amasse stare sotto i riflettori: aveva uno sguardo ironico sulla vita, capace di guardare le cose in modo diverso».

L’omaggio del sindaco di Bologna Lepore: «Lascia un grande vuoto in città»

«Luciano Manzalini è stato un artista eclettico e una presenza importante a Bologna che lascia un grande vuoto in città», ha dichiarato il sindaco Matteo Lepore. «Dotato di un umorismo surreale, sottile e raffinato, da vero uomo di spettacolo ha saputo spaziare dal cinema al teatro, alla televisione, segnando gli anni d’oro del cabaret bolognese e nazionale con gli straordinari Gemelli Ruggeri, in coppia con Eraldo Turra. Ai suoi cari va il nostro più sincero affetto. Ricordarlo per noi sarà tornare inevitabilmente a sorridere, pensando agli infiniti sketch e alle risate che ha saputo donarci, vera e preziosa eredità che lascia un grande comico».

Bloomberg: Witkoff e Kushner presto a Mosca per un nuovo incontro con Putin

Steve Witkoff e Jared Kushner, che sono già stati al Cremlino a inizio dicembre, potrebbero recarsi a breve a Mosca per un nuovo incontro con Vladimir Putin. Lo riferisce Bloomberg, citando fonti a conoscenza della questione, secondo cui la visita dell’inviato speciale della Casa Bianca e del genero di Donald Trump sarebbe prevista entro la fine di gennaio. I tempi, spiega Bloomberg, potrebbero slittare a causa della situazione in Iran e anche perché non è chiaro quanto Putin possa essere interessato a un nuovo confronto con negoziatori americani. La Casa Bianca ha dichiarato che al momento non è in programma alcun incontro, mentre il Cremlino non ha risposto a una richiesta di commento.

Scuola, de Pascale sul commissariamento: «Provvedimento iniquo»

Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale intervistato da Repubblica ribadisce il no della Regione al dimensionamento scolastico richiesto dal governo, spiegando le ragioni che hanno portato al rifiuto dell’accorpamento di 17 scuole su 532 e al successivo commissariamento dell’Emilia-Romagna, insieme a Toscana, Umbria e Sardegna, deciso dopo il confronto con l’esecutivo e con il ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara: «In generale reputo sbagliata la scelta di tagliare il numero di autonomie scolastiche», ha detto de Pascale, «ma come presidente di Regione, nell’ottica di una corretta collaborazione istituzionale, tutti i giorni do attuazione a scelte politiche che non condivido. Io come Regione sono chiamato a contenere i danni. Ma qui non condividevo il principio e nemmeno l’attuazione».

Scuola, de Pascale sul commissariamento: «Provvedimento iniquo»
Giuseppe Valditara (foto Imagoeconomica).

De Pascale ricorda che la misura, introdotta dal governo Draghi e confermata dall’esecutivo Meloni, rischia di svuotare la partecipazione nella scuola: «Disinvestire sulle autonomie scolastiche, arrivare ad avere scuole da 2 mila alunni è per me iniquo. Ma Valditara ha avvallato il provvedimento. Io sono stato in consiglio di istituto e se il numero degli studenti è troppo elevato si frena la partecipazione di famiglie, del collegio dei docenti, delle relazioni sindacali: ne soffre la vita democratica della scuola, che è un luogo di partecipazione. L’autonomia scolastica è stata una grande conquista».

De Pascale: «Siamo i più virtuosi e i più penalizzati»

Sul piano tecnico la Regione contesta l’assenza di motivazioni e i criteri applicati. «Ci siamo rifiutati di dare seguito al dimensionamento scolastico perché è stata una scelta univoca non motivata. Sono sei mesi che pretendiamo chiarimenti». De Pascale sottolinea che le scuole emiliano-romagnole superano la soglia ministeriale di 938 alunni per autonomia, con una media di 998, e che in base al meccanismo premiale spetterebbero più istituti e non tagli. «Siamo i più virtuosi e siamo i più penalizzati». La Regione aveva proposto di ridurre solo sei scuole, ma la scelta è stata tra l’accorpamento di 17 istituti o il commissariamento. Sulle pressioni europee replica: «Bisognava rinegoziare con l’Europa», definendo «una follia» la possibilità di ampliare nuovamente le scuole dopo il 2026. Conclude sul commissario ad acta: «Ognuno si assume le sue responsabilità. Si tratta di un provvedimento iniquo del centrodestra, le famiglie sapranno chi lo ha firmato. Io difendo la scuola pubblica e il dimensionamento è uno svilimento dell’autonomia scolastica, che porterà con sé tagli. Abbiamo avuto garanzie sull’occupazione, ma gli organici saranno comunque ridotti».

Operaio della Ford a Trump: «Difensore dei pedofili» e lui mostra il dito medio

Donald Trump ha mostrato il dito medio e mandato a quel paese un operaio della Ford che lo ha contestato duramente e definito «difensore dei pedofili» in relazione agli Epstein Files. L’episodio è avvenuto durante una visita del presidente degli Stati Uniti a uno stabilimento dell’azienda a Detroit in cui ha poi tenuto un discorso. Il filmato, diffuso da Tmz, ha catturato lo scambio di battute in cui il tycoon, oltre al gesto, ha rivolto un chiaro «Vaff***» all’impiegato prima di allontanarsi. «Un folle stava urlando insulti in modo incontrollato, in un vero e proprio accesso d’ira», ha commentato il portavoce della Casa Bianca Steven Cheung. «Il presidente ha dato una risposta appropriata e inequivocabile». Non tutti i dipendenti Ford hanno condiviso la protesta: in tanti hanno accolto Trump con applausi, incoraggiamenti e strette di mano. Il presidente esecutivo di Ford, Bill Ford, ha definito l’incidente «spiacevole» e ammesso di esserne rimasto imbarazzato.

La Cina ordina alle proprie aziende di non usare software di sicurezza di Stati Uniti e Israele

Le autorità cinesi hanno ordinato alle aziende nazionali di smettere di utilizzare software per la cybersicurezza sviluppati da circa una dozzina di società statunitensi e israeliane, citando motivi di sicurezza nazionale. Lo riferiscono a Reuters due persone informate sui fatti. Tra le aziende coinvolte figurano Broadcom, attraverso la controllata VMware, Palo Alto Networks e Fortinet per gli Stati Uniti, e Check Point Software Technologies per Israele. Le autorità di Pechino temono che questi software possano raccogliere e trasferire all’estero informazioni sensibili, esponendo aziende e infrastrutture a rischi di sicurezza. Non è chiaro quante imprese cinesi abbiano ricevuto la direttiva. La misura si inserisce nel contesto della crescente rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Negli ultimi anni Pechino ha intensificato gli sforzi per sostituire tecnologie occidentali con alternative domestiche, non solo nei semiconduttori e nell’intelligenza artificiale, ma anche nelle infrastrutture informatiche di base.

Netflix prepara una nuova offerta in contanti per Warner Bros. Discovery

Netflix potrebbe essere sul punto di giocare una nuova carta nella partita per Warner Bros. Discovery con Paramount. Il gigante dello streaming sta valutando l’idea di rimettere mano all’accordo da quasi 83 miliardi di dollari, presentando un’offerta di acquisizione interamente in contanti. Lo riporta in anteprima Bloomberg, citando alcune fonti vicine al dossier. Una mossa tramite cui semplificare la struttura dell’operazione, ridurne i rischi esecutivi e rafforzare l’appeal degli azionisti, accorciando se possibile i tempi di chiusura. Obiettivo dell’azienda californiana sarebbe anche quello di mettersi al sicuro dalla concorrenza di Paramount Skydance, che proprio poche ore prima aveva alzato il livello dello scontro portando l’accordo in tribunale e annunciando una proxy fight.

Netflix aggiorna l’offerta per Warner? Il quadro completo della situazione

L’accordo originario, firmato e annunciato a inizio dicembre 2025 da Netflix e WBD, ha valutato gli studi cinematografici di Warner Bros. e lo streaming (HBO Max) 27,75 dollari per azione (23,25 in contanti e 4,50 in azioni Netflix), portando l’offerta complessiva a 82,7 miliardi di dollari. L’eventuale passaggio a una proposta interamente in contanti punterebbe dunque a ridurre le complessità tipiche di un’operazione mista, avvicinando il closing. Sul tavolo tuttavia rimane anche la proposta ostile di Paramount da 30 dollari per azione, tutta cash, per l’intera società Warner Bros. Discovery – includendo anche la divisione della televisione via cavo tra cui la Cnn – da circa 108 miliardi di dollari. Nella giornata di martedì 13 gennaio, Paramount ha deciso di portare l’intesa in tribunale, chiedendo maggiori informazioni sulle cifre.

Netflix prepara una nuova offerta in contanti per Warner Bros. Discovery
I loghi di Netflix, Warner e Paramount (Ansa).

Warner Bros. Discovery, dal canto suo, ha confermato all’unanimità che l’offerta ostile di Paramount è inferiore rispetto a quella di Netflix, citando anche il tema di un rischio di finanziamento. Secondo la società di intrattenimento, la proposta degli Ellison dipenderebbe in maniera rilevante dal debito, creando incertezza per le capacità di closing. Timori cui Paramount ha risposto con il rafforzamento patrimoniale attraverso un sostegno di capitale riconducibile a Larry Ellison, patron di Oracle nonché padre del Ceo David. La partita per accaparrarsi franchise come Harry Potter, Il Trono di Spade e tanti altri è ancora aperta.

Meloni in Asia fino al 19 gennaio: gli incontri in agenda

Al via la missione in Asia di Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio è in volo per l’Oman, prima tappa del viaggio che la porterà successivamente in Giappone e poi in Corea del Sud, prima del ritorno in Italia. Gli incontri in agenda e i temi sul tavolo.

Prima tappa in Oman, per un bilaterale con il sultano

In Oman è in programma un incontro bilaterale con il sultano Haitham bin Tarik al Said, presso la residenza reale Al Baraka Palace. La premier e il sultano tornano a vedersi dopo il bilaterale del 3 dicembre in Bahrein, tenutosi a margine del Vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Al centro del colloquio l’ampliamento della cooperazione nei settori della difesa, giustizia, cultura, istruzione, ricerca, sport e politiche sociali. Sil tavolo anche i principali dossier regionali, su tutti Yemen e Iran.

Meloni in Asia fino al 19 gennaio: gli incontri in agenda
Haitham bin Tarik al Said (Ansa).

Il 16 gennaio vertice con la premier giapponese Takaichi

Conclusa la tappa in Oman, Meloni il 15 gennaio (giorno del suo 49esimo compleanno) volerà a Tokyo, dove il giorno successivo gennaio è previsto il bilaterale con l’omologa giapponese Sanae Takaichi, conservatrice come lei e fresca di insediamento. Meloni e Takaichi adotteranno una Dichiarazione congiunta che eleverà i rapporti bilaterali a Partenariato Strategico Speciale, definendo impegni concreti per accelerare il Piano d’Azione Italia-Giappone 2024-2027, in continuità con il rafforzamento delle relazioni avviato nel 2023 con l’allora primo ministro Fumio Kishida. Il Giappone è il terzo partner commerciale dell’Italia in Asia.

Meloni in Asia fino al 19 gennaio: gli incontri in agenda
Sanae Takaichi e Lee Jae-myung (Ansa).

Il 19 gennaio Meloni vedrà il presidente sudcoreano Lee

Il 19 gennaio Meloni sarà a Seul, dove incontrerà Lee Jae-myung, presidente della Corea del Sud. Come per Takaichi, si tratta della prima visita di un leader europeo dall’insediamento del capo di Stato. Il colloquio verterà sui rapporti politici, economici e industriali tra i due Paesi: la Corea del Nord rappresenta il quarto partner commerciale dell’Italia in Asia. Al termine del bilaterale, ci sarà la firma di diverse intese: un memorandum sulla prevenzione e gestione delle calamità naturali, un accordo per rafforzare la cooperazione industriale nel settore dei semiconduttori e un accordo sul patrimonio culturale.

Torino, misure cautelari tra i pro Pal per gli scontri di ottobre

La polizia ha eseguito arresti nei confronti di alcuni giovani torinesi individuati come figure centrali nei violenti episodi verificatisi in città durante le manifestazioni a sostegno della Palestina del 3 ottobre 2025. L’operazione, coordinata dalla procura di Torino insieme alla procura per i minorenni, è stata denominata Riot e punta a fare luce sulle responsabilità legate ai disordini che avevano interessato diversi quartieri nel corso della giornata.

Gli scontri nella giornata del 3 ottobre

Quel giorno a Torino si erano svolti più cortei in occasione dello sciopero generale promosso da Cgil e Usb, con decine di migliaia di partecipanti scesi in piazza anche in solidarietà con la Palestina e con la Global Sumud Flotilla. La manifestazione organizzata dai sindacati si era conclusa senza criticità, mentre altri gruppi avevano dato origine a scontri e atti vandalici. Le prime tensioni si erano registrate nell’area delle Ogr, dove era in corso l’Italian Tech Week alla presenza, tra gli altri, della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del fondatore di Amazon Jeff Bezos.

Torino, misure cautelari tra i pro Pal per gli scontri di ottobre
I danneggiamenti all’Ogr di Torino (Ansa).

Successivamente alcuni gruppi antagonisti si erano diretti verso la sede della Leonardo a Collegno, lungo corso Francia, dando vita a un confronto con le forze dell’ordine durato circa un’ora e provocando danni all’esterno dell’azienda e nel parcheggio riservato ai dipendenti. In serata si erano verificati ulteriori episodi nel centro cittadino: alla stazione di Porta Susa persone con il volto coperto avevano lanciato bottiglie e pietre contro la polizia, mentre la notte si era conclusa con nuovi disordini davanti alla Prefettura e in via Po, dove era stato danneggiato l’allestimento di Portici di Carta, la rassegna libraria prevista dal 4 ottobre.

Valentino, Esther Hörmann nuova ceo per l’Europa

Valentino ha annunciato la nomina di Esther Hörmann come nuova Chief Executive Officer per l’Europa. Hörmann assume l’incarico dopo una carriera internazionale di quasi due decenni legata ad alcune delle principali aziende del settore del lusso e della moda. Arriva da Rimowa, dove è stata prima Managing Director EMEA e poi Chief Commercial Officer, in un periodo di forte consolidamento globale del marchio. In precedenza è stata per quattro anni direttrice di Prada Iberia e prima ancora Head of Southern Europe & Middle East per Loewe. Nel suo curriculum anche un periodo in Pronovias, dove ha ricoperto ruoli chiave come Global Retail Director e Global Franchise Manager, e in Mango.

Matteo Mascazzini è il nuovo Ceo di Giorgio Armani Corp.

Giorgio Armani Corp. ha annunciato la nomina, effettiva sin da subito, di Matteo Mascazzini per la carica di Chief Executive Officer, con responsabilità di sovrintendere tutte le attività del gruppo nelle Americhe. Succederà a Izumi Sasano, che ha ricoperto l’incarico dal 2023 dopo essere stato al timone di Giorgio Armani Giappone per quasi 20 anni. Lo riporta il sito specializzato Wwd, spiegando anche che Mascazzini risponderà direttamente a Michele Tacchella, Deputy Managing Director – Global Chief Branding and Commercial Officer di Giorgio Armani SpA.

Matteo Mascazzini è il nuovo Ceo di Giorgio Armani Corp.
Matteo Mascazzini (Imagoeconomica).

Chi è Matteo Mascazzini, Ceo di Giorgio Armani Corp.

Formatosi alla Bocconi in Business Administration and Management e poi specializzatosi alla London Business School, Matteo Mascazzini è stato presidente di Gucci Europa, Medio Oriente e Africa per tre anni. Ha ricoperto anche l’incarico di Chief Executive Officer di Geox fra il 2018 e il 2020, oltre a una lunga esperienza in Gucci, azienda in cui ha trascorso circa 10 anni occupando la posizione di Senior Vice President e Chief Operating Officer di Gucci America. All’inizio della sua carriera, dopo alcune esperienze in Versace, Matteo Mascazzini ha lavorato per circa 15 anni nel Gruppo Armani, di cui è stato, tra le altre cose, Chief Financial Officer per il Giappone, amministratore delegato per l’Australia e Chief Operating Officer per gli Stati Uniti.

È morta Valeria Fedeli, sindacalista ed ex ministra dell’Istruzione

È morta mercoledì mattina a Roma, all’età di 76 anni, Valeria Fedeli, sindacalista, ex senatrice del Partito democratico e ministra dell’Istruzione nel governo guidato da Paolo Gentiloni. Ne danno notizia i suoi famigliari.

La carriera politica di Valeria Fedeli

Nata a Treviglio nel 1949, aveva iniziato il suo percorso nel sindacato, diventando una figura di rilievo della Cgil. Ha ricoperto incarichi di vertice fino a essere segretaria generale della Filtea-Cgil, la federazione dei lavoratori del tessile e dell’abbigliamento. Nel 2012 era stata anche vicepresidente di Federconsumatori. Nello stesso anno aveva lasciato il sindacato per dedicarsi all’impegno politico. Candidata con il Pd alle elezioni politiche del 2013, era stata eletta senatrice e successivamente vicepresidente del Senato. Tra gennaio e febbraio 2015 aveva presieduto temporaneamente l’aula del Senato, subentrando a Pietro Grasso. Nel 2016 la nomina a ministra dell’Istruzione, incarico mantenuto fino al 2018. Rieletta senatrice nello stesso anno, non era stata ricandidata alle politiche del 2022. Fedeli è stata anche tra le fondatrici del comitato femminista «Se non ora, quando?». Era sposata con Achille Passoni, sindacalista ed ex esponente del Pd.

È morta Valeria Fedeli, sindacalista ed ex ministra dell’Istruzione
Valeria Fedeli (Imagoeconomica).

Il ricordo dei colleghi

«Un male inesorabile e feroce ci ha portato via Valeria Fedeli», ha scritto Piero Fassino, ricordandola come una «donna coraggiosa, sempre in prima linea in ogni battaglia per l’affermazione dei diritti dei lavoratori, delle donne, dei giovani, dei cittadini, credeva in una sinistra riformista capace di esprimere una cultura di governo». «Una donna intelligente, sensibile e molto lucida», dice citato dall’Adnkronos Matteo Renzi, che con un ricordo personale parla «dell’affetto con cui mi ha accompagnato sia negli anni del governo, quando era vicepresidente del Senato, sia negli ultimi anni. Era facile volerle bene ed era bello farlo».

Trevor Noah condurrà i Grammy Awards per l’ultima volta

Cbs ha confermato Trevor Noah alla conduzione dei Grammy Awards 2026: sarà la sesta apparizione consecutiva del comico sudafricano, ex presentatore del Daily Show, sul palco della Crypto.com di Los Angeles che ospiterà l’evento il prossimo primo febbraio. «Sono felicissimo di dare il benvenuto ancora una volta a Trevor per la sua sesta e purtroppo ultima volta», ha dichiarato Ben Winston, produttore esecutivo della manifestazione che premia il meglio della musica internazionale. «È stato un presentatore fenomenale, il migliore dello show. Il suo impatto è stato spettacolare, non vediamo l’ora di farlo assieme un’ultima volta». A partire dall’edizione 2027, i Grammy cambieranno anche casa, spostandosi su Abc e Disney+.

Trevor Noah presenta i Grammy Awards ininterrottamente dal 2021

Collaboratore ricorrente del The Daily Show su Comedy Central dal 2014, Trevor Noah ne è stato il conduttore per sette anni dal 2015 al 2022 quando lasciò per dedicarsi alla stand-up comedy. Al suo posto c’è ora Jon Stewart, il cui contratto è tuttavia in scadenza. Il comico sudafricano ha preso in mano le redini dei Grammy Awards nel 2021, quando subentrò ad Alicia Keys che aveva presentato le due edizioni precedenti. Districatosi bene nelle difficili condizioni della pandemia da Covid-19 in un evento segnato dal distanziamento sociale e dall’uso di più palchi proprio nel 2021, lo scorso anno guidò la cerimonia di premiazione che seguì di poche settimane i devastanti incendi di Palisades e di Eaton.

Trevor Noah condurrà i Grammy Awards per l’ultima volta
Il comico e conduttore Trevor Noah (Ansa).

I favoriti per vincere un premio nel 2026

La cerimonia di premiazione dei Grammy Awards 2026 scatterà domenica primo febbraio alle ore 17 di Los Angeles, quando in Italia saranno ormai le 2 del mattino successivo. Per quanto riguarda le nomination, in vetta c’è il rapper Kendrick Lamar con nove, seguito da Lady Gaga con sette. Appaiati Sabrina Carpenter, Leon Thomas e Bad Bunny a quota sei. Da segnalare l’esordio tra i candidati dell’attore Timothée Chalamet, nominato nella sezione dedicata ai progetti per il visual media. Tra le canzoni dell’anno, favoriti Lady Gaga per Abracadabra, Doechii per Anxiety e il duo Rosé e Bruno Mars con APT, mentre fra gli album occhio a Bad Bunny, Kendrick Lamar e Lady Gaga. Per il premio Best New Artist, riflettori puntati sulle Katseye, su Lola Young e Alex Warren.

Trump all’Iran: «Azioni molto forti se il governo impicca i manifestanti»

Tutti gli occhi sono puntati sulla Casa Bianca per vedere quali azioni Donald Trump potrebbe decidere di intraprendere contro l’Iran. Da giorni il presidente americano minaccia di intervenire contro la violenta repressione delle manifestazioni anti-regime, in corso da oltre due settimane. Martedì sera, in un’intervista alla Cbs, Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti reagiranno se il governo procederà con le esecuzioni capitali degli arrestati. Alla domanda sulle impiccagioni che, secondo diverse segnalazioni, potrebbero iniziare a breve, il presidente ha risposto: «Prenderemo misure molto forti. Se faranno una cosa del genere, prenderemo misure molto forti».

Incitato a chiarire cosa intenda per “misure forti”, Trump ha richiamato il raid in Venezuela e l’uccisione nel 2019 del leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi: «Vedremo come andrà a finire per loro. Non finirà bene». Poi, su Truth, il presidente ha lanciato un messaggio diretto ai manifestanti iraniani: «Continuate a manifestare. Prendete il controllo delle istituzioni. Segnate i nomi di chi uccide e abusa, pagheranno un prezzo alto. Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà. L’aiuto è in arrivo». Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hrana, nelle prime due settimane di proteste in Iran sono morte 2.571 persone, tra cui 2.403 manifestanti, 147 affiliati al governo e 12 minori. Gli arrestati sono oltre 18 mila.

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L’Iran sta iniziano le condanne a morte

Nonostante le minacce americane, l’Iran ha annunciato l’intenzione di eseguire processi rapidi ed esecuzioni per sedare le proteste: «Se vogliamo fare qualcosa, dobbiamo farla adesso. Se facciamo tardi, due o tre mesi dopo, non ha lo stesso effetto», ha detto il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni-Ejei, che ha già trascorso cinque ore in un carcere di Teheran per esaminare i casi. Ha inoltre detto che i processi dovrebbero essere tenuti «in pubblico». Tra le prime imminenti esecuzioni di cui si ha notizia, c’è quella di Erfan Soltani, arrestato giovedì scorso a Karaj, una città nella periferia nord-occidentale di Teheran. Secondo le informazioni raccolte da Amnesty International, il gruppo ha detto che una fonte informata ha appreso l’11 gennaio che i funzionari avevano detto alla famiglia di Soltani che è stato condannato a morte. Soltani ha perso i contatti con i propri cari l’8 gennaio. Sul piano militare, il ministro della Difesa Aziz Nafizardeh ha avvertito che l’Iran «attaccherà le basi statunitensi» se verrà attaccato, promettendo una «risposta dolora».