Champions League, i playoff: le avversarie di Inter, Juventus e Atalanta

La Champions League 2025/2026 entra nel vivo. Sorteggiati a Nyon gli accoppiamenti dei playoff, primi match a eliminazione diretta verso la finale di Budapest del 30 maggio. Tre le italiane impegnate con Atalanta, Inter e Juventus che giocheranno il ritorno in casa in quanto teste di serie. Non c’è il Napoli, 30esimo nella fase campionato dopo la sconfitta interna all’ultimo turno contro il Chelsea. Le gare di andata si giocheranno il 17 e il 18 febbraio, mentre i ritorni sono in programma una settimana dopo. Il 27 febbraio l’urna regalerà invece gli accoppiamenti dell’intero tabellone, con il possibile cammino dagli ottavi di finale fino all’ultimo atto. Ecco tutti i match delle italiane.

Champions League, tutti gli accoppiamenti dei playoff

Benfica – Real Madrid

Bodo/Glimt – Inter

Monaco – Paris Saint-Germain

Qarabag – Newcastle

Galatasaray – Juventus

Club Brugge – Atletico Madrid

Borussia Dortmund – Atalanta

Olympiacos – Bayer Leverkusen

I possibili ottavi di finale delle tre italiane

Bisognerà attendere il 27 febbraio per conoscere invece gli accoppiamenti degli ottavi di finale. Per le italiane tuttavia si prospetta un cammino piuttosto difficile che rischia di mettere sulla strada verso Budapest alcune delle favorite per la vittoria della coppa. Per l’Inter di Cristian Chivu ci potrebbero essere lo Sporting Lisbona, vera sorpresa di questa edizione della Champions, oppure il Manchester City di Pep Guardiola in quella che sarebbe la rivincita della finale 2023. Per quanto riguarda invece la Juventus di Luciano Spalletti, spauracchio inglese agli ottavi: i bianconeri rischiano di trovare una fra il Liverpool e il Tottenham, protagonista di una stagione a due facce tra Premier ed Europa. Ben più ostico il cammino dell’Atalanta: qualora dovesse superare i playoff, si troverebbe di fronte una tra Arsenal, dominatore della League Phase, e il Bayern Monaco, primo in Bundesliga.

Annullata la conferenza stampa alla Camera sulla remigrazione

È stata annullata la conferenza stampa alla Camera dei deputati organizzata per lanciare la raccolta firme per la proposta di legge sulla remigrazione, che avrebbe dovuto vedere esponenti di CasaPound tra i relatori. Alla vigilia dell’evento, le opposizioni avevano fatto capire che avrebbero ostacolato l’iniziativa («No ai fascisti alla Camera», aveva avvertito il Pd): a un’ora dall’inizio (previsto per le 11:30) la sala stampa è stata occupata da un gruppo di deputati delle opposizioni e ci sono stati momenti di tensione con il leghista Domenico Furgiuele, che l’aveva prenotata. A stretto giro la presidenza della Camera ha deciso di annullare tutte le conferenze stampa di oggi per ordine pubblico. Lorenzo Fontana, presidente della Camera, aveva definito «inopportuna» l’iniziativa, appellandosi «alla responsabilità e al rispetto delle istituzioni» e auspicando un ripensamento da parte di Furgiuele, il quale però aveva chiarito di non aver intenzione di «piegarsi alla sinistra».

Riforma giustizia, Nordio: «Blasfemo ritenere che mini l’indipendenza delle toghe»

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte di Cassazione, ha respinto le accuse rivolte alla riforma della giustizia. «Sento il dovere istituzionale di ribadire che ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare l’indipendenza della magistratura, un principio non negoziabile che oltre mezzo secolo fa, in un momento molto doloroso della Repubblica, mi indusse a far parte di quel nobile ordine al quale mi sento ancora di appartenere», ha dichiarato.

Riforma giustizia, Nordio: «Blasfemo ritenere che mini l’indipendenza delle toghe»
Pasquale D’Ascola (Imagoeconomica).

In ambito penale, Nordio ha spiegato: «Non ci siamo accaniti in una proliferazione dissennata di indiscriminati interventi persecutori, piuttosto abbiamo inteso colmare alcuni vuoti di tutela determinati da intollerabili forme di aggressività, di sopruso e di frode soprattutto verso i soggetti più deboli e da nuove forme di criminalità connesse all’uso improprio delle innovative tecnologie informatiche e dell’intelligenza artificiale». Parole del ministro che arrivano dopo quelle del primo presidente della Corte di Cassazione Pasquale D’Ascola, che ha richiamato il tema dell’autonomia: «La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l’indipendenza e l’autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale», ha affermato, aggiungendo che «la sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale».

Crans Montana, annullata la discesa libera: paura per Vonn a pochi giorni dai Giochi

Annullata la discesa libera di Crans Montana, ultima gara prima delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e tappa che quest’anno ricorda le vittime della tragedia di Capodanno. Nella prima mezz’ora sono arrivate al traguardo solamente tre atlete su sei, dopo che l’austriaca Nina Ortlieb (scesa con il pettorale numero uno), la norvegese Marte Monsen (pettorale tre, portata via in barella) e la fuoriclasse americana Lindsey Vonn (sesto pettorale) sono cadute rovinosamente. La troppa neve e la poca visibilità hanno spinto quindi gli organizzatori ad annullare la discesa. Non partiranno dunque Sofia Goggia, qui vincitrice per quattro volte, e Federica Brignone, che con il pettorale 16 voleva mettersi alla prova con la velocità prima dei Giochi olimpici.

Crans Montana, paura per Lindsey Vonn: come sta la campionessa

Dopo le abbondanti nevicate delle ultime ore, che avevano costretto già all’annullamento delle prove di giovedì 29 gennaio, la discesa libera è scattata attorno alle ore 10. L’austriaca Ortlieb, partita per prima, è tuttavia scivolata finendo contro le reti di protezione, senza riportare per fortuna gravi conseguenze. La prima a registrare un tempo è stata la francese Romane Miradoli, prima che la gara si fermasse per un’altra caduta, stavolta peggiore, della norvegese Monsen alla penultima porta: caduta a pochi metri dal traguardo, ha anche perso il casco ed è stata portata via in barella con delle vistose ferite sul volto. Dopo la discesa di Jacqueline Wiles e Corinne Suter è toccato alla fuoriclasse Vonn. L’americana è però scivolata in una curva in alto, finendo anche lei nelle reti. Rimessasi in piedi nonostante il dolore al ginocchio sinistro, è arrivata a valle sugli sci. Si teme un infortunio serio pochi giorni prima delle Olimpiadi, con cui spera di chiudere la sua leggendaria carriera.

Crans Montana, annullata la discesa libera: paura per Vonn a pochi giorni dai Giochi
Lindsey Vonn a Crans Montana (Ansa).

Per la prima volta l’Idf ammette oltre 71 mila vittime accertate a Gaza

L’esercito israeliano ha riconosciuto come attendibili i numeri del ministero della Salute di Gaza secondo cui 71.667 palestinesi sono stati uccisi durante la guerra iniziata dopo il 7 ottobre 2023. Lo scrive Haaretz. Secondo il ministero di Gaza, i morti accertati comprendono esclusivamente le persone uccise dal fuoco israeliano, escludendo chi è deceduto per fame o per malattie aggravate dal conflitto. L’ammissione da parte dell’esercito arriva dopo mesi in cui il governo israeliano aveva definito quei numeri inaffidabili, senza produrre dati alternativi e nonostante diverse organizzazioni internazionali avessero già esaminato le cifre considerandole attendibili.

Com’è stato calcolato il numero delle vittime accertate a Gaza

I numeri del ministero della Salute di Gaza sono stati calcolati attraverso un sistema di registrazione nominale. Oltre il 90 per cento dei morti è identificato con nome, data di nascita e numero di documento. Circa l’80 per cento delle informazioni proviene dagli obitori degli ospedali della Striscia. Il resto arriva dalle famiglie, ma solo dopo una verifica legale dei decessi. Il calcolo non distingue tra combattenti e civili, ma le stime delle organizzazioni internazionali indicano un’altissima percentuale di morti civli. Action on Armed Violence, con sede nel Regno Unito, ha stimato che per ogni combattente ucciso sarebbero morti circa cinque civili, il che implicherebbe che oltre l’80 per cento delle vittime siano civili.

Per la prima volta l’Idf ammette oltre 71 mila vittime accertate a Gaza
Il quartiere di Sheikh Radwan a Gaza City (Ansa).

Lancet stima oltre 100 mila morti

Nei primi mesi del conflitto sono emersi errori e duplicazioni, poi corretti con revisioni e cancellazioni di casi dubbi. Dopo questi aggiustamenti, ricercatori indipendenti non hanno riscontrato anomalie significative. Diverse analisi indicano però che il bilancio reale potrebbe essere più alto. Le stime ufficiali infatti non includono chi è morto per cause indirette, né i dispersi sotto le macerie. Studi accademici recenti, come quello di Lancet, suggeriscono che le vittime potrebbero superare le 100 mila.

Zelensky smentisce la “tregua energetica” annunciata da Trump

Non esiste un accordo ufficiale di cessate il fuoco sugli obiettivi energetici tra Ucraina e Russia. Lo ha detto Volodymyr Zelensky, spiegando che si tratta di un’iniziativa proposta dagli Stati Uniti e personalmente da Donald Trump e che al momento è «una possibilità», piuttosto che un vero e proprio accordo. Zelensky ha poi affermato che se Mosca interromperà gli attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina, Kyiv «in cambio si asterrà dal colpire i siti energetici russi».

Continuano gli attacchi: pioggia di dron russi nella notte

Nella notte intanto si sono verificati nuovi massicci attacchi russi. Mosca ha lanciato sul territorio ucraino un missile balistico Iskander-M e 111 droni d’attacco, tra cui Shahed, Gerbera, Italmas e velivoli di altri tipi, secondo quanto riferito dall’Aeronautica militare di Kyiv. Di contro, il ministero della Difesa russo ha comunicato l’abbattimento di 18 droni ucraini, precisando che cinque erano in volo sul territorio della Repubblica di Crimea, due sul Mar Nero, due nella regione di Rostov, uno nella regione di Astrakhan e uno nella regione di Kursk.

Australian Open 2026, Alcaraz batte i crampi e Zverev: è in finale

Una semifinale che resterà negli annali del tennis. Carlos Alcaraz e Alexander Zverev hanno dato vita a una partita incredibile sulla Rod Laver Arena, durata cinque ore e mezza (la terza più lunga di sempre nella storia del torneo) e intrisa di colpi di scena e ribaltamenti di fronte. Alla fine, sotto il sole cocente di Melbourne, l’ha spuntata lo spagnolo numero uno del mondo, capace di resistere ai crampi e alla rimonta del tedesco, che sotto due set a zero era riuscito a portare il match al quinto. Il punteggio recita 6-4, 7-6, 6-7, 6-7, 7-5. Grandi rimpianti per il 28enne di Amburgo, che ha avuto la possibilità di servire per la partita nel decimo gioco. Per il murciano invece sarà la prima finale in carriera agli Australian Open, unico torneo che gli manca per completare il Career Grand Slam. Incrocerà uno fra Jannik Sinner e Novak Djokovic.

Alcaraz dopo la vittoria: «Bisogna sempre credere in se stessi»

Stremato dal punto di vista fisico, Alcaraz non ha mai mollato mentalmente e lo ha testimoniato nell’intervista post-partita. «Credere. Credere sempre», ha detto il numero uno del mondo. «Dico sempre che bisogna credere in sé stessi, a prescindere dalle difficoltà che si stanno attraversando. Devi continuare a credere in te stesso in ogni momento. Stavo faticando a metà del terzo set. Dal punto di vista fisico è stata una delle partite più impegnative che abbia mai giocato nella mia giovane carriera. Mi ero già trovato in situazioni del genere, quindi sapevo cosa dovevo fare. Dovevo metterci il cuore e penso di esserci riuscito. Ho lottato fino all’ultimo punto. Sono estremamente orgoglioso del mio servizio e di come sono riuscito a rientrare nel match nel quinto set».

Milano-Cortina, Bannon: «Non volete l’Ice? Fuck you»

Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump e oggi figura di riferimento dell’area Maga, attacca duramente l’Italia in un’intervista a Repubblica, accusandola di aver fatto entrare nel Paese «terroristi e criminali» e di rifiutare poi il supporto degli agenti dell’Ice per la sicurezza: «Bene, allora non mandiamo nessuno e ritiriamo pure la squadra americana dalle Olimpiadi». Nel colloquio non risparmia Giorgia Meloni: «Era fantastica, ora è diventata una globalista, nessuno la prende più sul serio». Nel corso dell’intervista, Bannon critica anche le esitazioni di Trump sulla gestione della crisi a Minneapolis. Secondo la sua ricostruzione, le autorità locali «sostengono gli antifa, designati come gruppo terroristico, che conducono un’insurrezione», inserita in un modello che accomunerebbe Stati Uniti e Italia: «importare in massa gli immigrati, dando sussidi pagati dai contribuenti, per cambiare società e cultura commettendo frodi elettorali».

Bannon: «Trump a Minneapolis avrebbe dovuto richiamare l’Insurrection Act da tempo»

L’ex consigliere invoca una risposta drastica dello Stato federale, sostenendo che alla prossima conferenza stampa dovrebbero presentarsi Giustizia, Fbi, Tesoro e Pentagono per lanciare un ultimatum: «avete 72 ore per collaborare e rispettare la legge federale, se non lo fate inizieremo ad arrestarvi». A suo avviso, governatore e sindaco dovrebbero finire in carcere «perché stanno violando la legge», mentre Trump avrebbe dovuto richiamare l’Insurrection Act «da settimane», fino a schierare reparti militari per «ripulire Minneapolis da tutti gli insorti professionisti». Sul fronte internazionale e olimpico, Bannon ribadisce la linea dura: «Non è solo l’Ice: gli Usa forniscono un massiccio aiuto per la sicurezza. Se non lo volete, lo togliamo, tanto siete scrocconi che vi approfittate di noi», arrivando a concludere con un attacco frontale all’Europa e all’Italia: «Citami letteralmente: fuck you. Questo è il motivo per cui gli americani sono stanchi della Nato».

Kevin Warsh verso la presidenza della Fed

Con ogni probabilità sarà Kevin Warsh, ex governatore della Federal Reserve, la scelta di Donald Trump per sostituire Jerome Powell alla presidenza della Banca centrale degli Stati Uniti d’America. Lo riportano i principali media americani, tra cui il New York Times, il Financial Times e il Wall Street Journal. L’annuncio, come ha affermato lo stesso presidente degli Stati Uniti, dovrebbe arrivare in giornata.

Era arrivato vicino all’incarico durante il primo mandato di Trump

Il mandato dell’attuale presidente, aspramente criticato dal capo della Casa Bianca, terminerà a maggio e Trump ha detto il 29 gennaio di aver scelto al suo posto «qualcuno di molto bravo», aggiungendo poi: «Molti pensano che si tratti di qualcuno che avrebbe potuto essere lì qualche anno fa». Sarebbe questo un chiaro riferimento a Warsh, che The Donald aveva quasi scelto come presidente della Fed durante il suo primo mandato, prima di puntare su Powell.

Warsh di recente ha aperto a tassi di interesse più bassi

Sono quattro i finalisti: Warsh, Christopher Waller (attuale governatore della Fed), Rick Rieder (dirigente del colosso finanziario BlackRock) e Kevin Hassett (direttore del National Economic Council della Casa Bianca). In passato The Donald aveva lasciato intendere che fosse quest’ultimo il favorito. Poi il cambio di rotta su Warsh, che ha fatto parte del Consiglio dei governatori della Fed dal 2006 al 2011 e ha fornito consulenza a Trump in materia di politica economica. Nonostante la fama di falco anti-inflazione, Warsh di recente ha aperto a tassi più bassi: esattamente ciò che chiede il presidente Usa, da mesi in rotta di collisione con Powell proprio su questo tema.

Musk studia la fusione di SpaceX con Tesla o xAI

Elon Musk progetta una fusione fra tre delle sue principali aziende: SpaceX, Tesla e xAI. Lo riportano Bloomberg e Reuters, che hanno offerto due possibili scenari per il prossimo futuro, verosimilmente entro la fine dell’anno. Il primo ipotizza l’unione fra la società aerospaziale, impegnata con la Nasa nel progetto Artemis per riportare l’uomo sulla Luna, e la startup di intelligenza artificiale, madre del chatbot Grok. Il secondo, invece, suggerisce la fusione invece tra SpaceX e Tesla, gigante del settore automotive in difficoltà con le vendite. I tempi per una mossa simile non sono chiari, ma potrebbe arrivare in vista della maxi quotazione a Wall Street in programma entro fine 2026.

Musk studia la fusione di SpaceX con Tesla o xAI
Il lancio di un razzo di SpaceX (Imagoeconomica).

Fusione di Space X con Tesla o xAI: gli obiettivi di Elon Musk

Entrambi gli scenari presentano aspetti positivi. Qualora SpaceX si unisse con xAI, per Elon Musk finirebbero sotto lo stesso tetto i razzi Falcon 9 e l’IA Grok, avvicinando l’obiettivo dei data center nello spazio che il miliardario ha più volte dichiarato di voler raggiungere. In base all’ipotesi, scrive ancora Reuters, le azioni di xAI verrebbero scambiate con azioni di SpaceX e due nuove società ad hoc sarebbero state appena create in Nevada proprio per facilitare quest’operazione. Una fusione invece con Tesla potrebbe allineare l’attività di accumulo di energia del produttore di auto elettriche con l’idea di un data center in orbita. Anche senza le fusioni, tuttavia, le aziende di Musk sono già intrecciate tra di loro. Secondo Cnbc, nel 2024 Tesla ha venduto a xAI batterie di backup per 430 milioni di dollari mentre nel 2025 xAI ha acquisito X, che Musk aveva già fatto suo per 44 miliardi.

L’«anomalia» Vannacci inguaia Salvini

Roberto Vannacci è «un’anomalia» dentro la Lega, dice Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, convinto come altri – Luca Zaia, Gian Marco Centinaio – che il generale in pensione, europarlamentare nonché vicesegretario leghista debba essere accompagnato alla porta. Lo pensano in diversi, lo pensano in tanti, lo pensano persino in troppi; lo pensa, tra gli altri, Roberto Marcato, già potente assessore di Luca Zaia e oggi consigliere regionale in Veneto, che ricorda che c’è chi è stato cacciato dalla Lega per molto meno. 

L’«anomalia» Vannacci inguaia Salvini
Attilio Fontana e Luca Zaia (Imagoeconomica).

Salvini ora non sa che pesci pigliare

La via dell’espulsione potrebbe anche essere pronta per il creatore di Futuro Nazionale, il partito non partito con il simbolo non simbolo della fiamma non fiamma; il problema è che non è chiaro che cosa voglia fare davvero Matteo Salvini, che ha contribuito a creare il mostro politico di Vannacci, dandogli un palcoscenico europeo per esibirsi, e ora non sa che pesci pigliare. Lui, come ricompensa, ha iniziato a spaccare la Lega. E adesso che ha appena depositato il logo di FN con la scritta “Vannacci” e un’ala tricolore in bella evidenza diventa complicato tenere a bada chi vorrebbe vedere Gip Vannacci «föra di ball». Vannacci assicura che è solo un simbolo, ma in questi mesi di “simboli” ce ne sono stati parecchi, tra la nascita dell’associazione Il mondo al contrario, il cui portavoce è Massimiliano Simoni, fin qui assistente parlamentare di Vannacci e da qualche mese consigliere regionale in Toscana, peraltro unico leghista presente, i team Vannacci – che pure, aveva ribadito Salvini a ottobre, «non possono diventare un soggetto politico alternativo alla Lega» – e dunque con il nuovo, centro studi Rinascimento Nazionale, che ha sede nel Castello Sforzini di Castellar Ponzano. 

Le possibili fuoriuscite e il convegno sulla remigrazione

La sensazione è dunque che Vannacci voglia provare a farsi cacciare, magari in compagnia di qualche parlamentare leghista. Come il deputato pisano Edoardo Ziello, che alla Camera ha votato no agli aiuti all’Ucraina pochi giorni fa e passa le giornate a rilanciare sortite e iniziative vannacciane. O il deputato Rossano Sasso, che è al lavoro per una proposta di legge sulla “remigrazione”, parola magica degli estremisti di destra alla Vannacci, che per l’appunto venerdì, alle 11.30, si sono dati appuntamento a Montecitorio per il convegno dal titolo “Remigrazione e riconquista. Presentazione della raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare”, ospiti del leghista Domenico Furgiuele. Presenti anche CasaPound e Forza Nuova. Il convegno è stato organizzato nonostante le proteste delle opposizioni e l’intervento del presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana. «Ritengo inopportuna la conferenza stampa di domani. Spero che il deputato ci ripensi. Ho fatto quanto era nelle mie possibilità in questi giorni», ha detto giovedì. Il deputato però non ci ha ripensato, anzi. 

L’«anomalia» Vannacci inguaia Salvini
Domenico Furgiuele (Imagoeconomica).

Una grana in più per Giorgia Meloni

La nuova invenzione di Vannacci insomma solleva ancora una volta critiche e perplessità nel Carroccio ma anche nel governo. Giorgia Meloni infatti si trova a gestire non soltanto Salvini ma pure la Lega alle prese con il problema Vannacci. Di fatto, la Lega è due volte un problema, ancorché di natura diversa. Il caos di Salvini alla fine è funzionale alla propaganda della Lega ma non è mai diventato esiziale per il governo. Vannacci è invece un generale con scarsa predisposizione per eseguire gli ordini, un impolitico incapace di stare in un partito. Ha usato la Lega come un taxi e a sua volta la Lega voleva usare lui come un TomTom per orientarsi nell’elettorato insoddisfatto da questo destra-centro così tradizionale. Il risultato è che Vannacci si è fatto la sua associazione, il suo centro studi, il suo partito, la sua caserma. Salvini dovrà decidere se vuole aiutarlo, sì, ma a casa sua. 

L’«anomalia» Vannacci inguaia Salvini
Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Alcaraz chiama il medical time out per i crampi, l’ira di Zverev: «È incredibile»

Il caldo torrido di Melbourne stavolta colpisce Carlos Alcaraz. Lo spagnolo, avanti di due set (6-4, 7-6) contro il tedesco Alexander Zverev nella semifinale degli Australian Open, cade vittima dei crampi nella seconda metà del terzo parziale e si lamenta con il suo angolo. «Non so cosa stia succedendo, ho vomitato», ha spiegato al suo angolo, presidiato dal nuovo coach Samu Lopez, subentrato a Juan Carlos Ferrero. «Devo prendere qualcosa?». Fermo sulle gambe e capace di giocare solo da fermo, il numero uno del mondo ha poi perso il parziale al tiebreak per sette punti a tre pur essendo stato a due punti dalla partita nell’undicesimo gioco. Dopo un inizio di quarto set in netta difficoltà fisica, ha ritrovato profondità dei colpi e una discreta agilità nel movimento allontanando lo spettro del ritiro.

Alcaraz chiama il medical time out per i crampi, l’ira di Zverev: «È incredibile»
Carlos Alcaraz vicino al suo angolo nel match contro Zverev (Ansa).

Alcaraz in preda ai crampi chiama il medical time out, l’ira del tedesco: «È incredibile»

Lento e poco reattivo, Alcaraz si è spesso fermato per stirare la gamba. Netto il cambio di strategia nel gioco, con un’incredibile quantità di palle corte che hanno mandato in confusione l’avversario e gli hanno permesso di restare aggrappato alla partita. Sotto 4-5, lo spagnolo ha chiamato il medical time out, ottenendo l’aiuto del fisioterapista che gli ha massaggiato la coscia in un’area leggermente più in basso rispetto a quella in cui si era infortunato Lorenzo Musetti nei quarti con Novak Djokovic. A questo punto, è arrivata la furia di Alexander Zverev. «È incredibile che venga curato per i crampi», ha sbottato il tedesco, richiamando il regolamento che vieterebbe l’intervento medico in casi simili. «È una str****a». Poi si è rivolto direttamente al supervisore del torneo: «State proteggendo questi due (Alcaraz e Sinner, ndr.) in ogni modo».

Alcaraz chiama il medical time out per i crampi, l’ira di Zverev: «È incredibile»
Alexander Zverev agli Australian Open 2026 (Ansa).

Il riferimento è, probabilmente, al match di Jannik Sinner contro l’americano Eliot Spizzirri, durante il quale l’azzurro ha dovuto superare violentissimi crampi accusati all’inizio del terzo set quando era sul punteggio di 1-1. In quel caso, seguendo tuttavia le nuove regole Heat Policy introdotta nel 2026, si era deciso di chiudere il tetto così da tutelare la salute dei due giocatori.

A New York un uomo ha cercato di liberare Luigi Mangione

Mercoledì sera un uomo si è presentato all’ingresso del Metropolitan Detention Center di Brooklyn e ha tentato di liberare Luigi Mangione, detenuto in attesa dei processi per l’omicidio dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare, Brian Thompson. L’uomo si è finto un agente dell’FBI, dichiarando di avere un ordine del giudice per liberare Mangione, ma gli agenti del carcere non gli hanno creduto: poche ore dopo, è stato arrestato e ora si trova detenuto nello stesso istituto.

Nello zaino una forchetta da barbecue e un tagliapizza

La persona fermata è Mark Anderson, 36 anni, originario del Minnesota. Anderson è arrivato nel carcere intorno alle 18.50, ha mostrato ai secondini una patente del Minnesota al posto delle credenziali federali e ha lanciato alcuni documenti, affermando di essere armato. Le carte, visionate successivamente da un agente dell’FBI, riguardavano presunte azioni legali contro il Dipartimento di Giustizia. Nella sua borsa gli agenti hanno trovato una forchetta da barbecue e una piccola lama circolare in acciaio, simile a un tagliapizza. Anderson è comparso davanti a un giudice federale a Brooklyn con l’accusa di impersonificazione di pubblico ufficiale. Il giudice ha disposto la custodia cautelare senza cauzione.

In che fase sono i processi su Luigi Mangione

L’episodio arriva in una fase delicata per Mangione. Poche ore prima dell’arresto di Anderson, la procura di Manhattan ha chiesto di fissare al 1° luglio l’inizio del processo statale. Venerdì è invece prevista un’udienza nel procedimento federale, in cui la giudice potrebbe già decidere se autorizzare i pubblici ministeri a richiedere la pena di morte. Mangione si è dichiarato non colpevole in entrambi i procedimenti.