Concorsi Agenzia entrate 2026, in arrivo 2.300 assunzioni: cosa c’è da sapere per chi attende il bando

Il quadro dei concorsi dell’Agenzia delle entrate del 2026 delinea la nuova fase del programma di rafforzamento del personale dell’amministrazione finanziaria. I dettagli del Piano integrato di attività e organizzazione confermano la volontà dell’ente, guidato dal direttore generale Vincenzo Carbone, di proseguire la cura ricostituente degli organici per colmare i 5.689 posti vacanti rilevati al 31 dicembre scorso. Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, il documento fissa gli obiettivi per il triennio 2026-2028, seguendo le strategie fissate dal governo di Giorgia Meloni negli atti di indirizzo firmati dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. L’obiettivo principale è quello di capovolgere il rapporto tra cittadini e Fisco, favorendo il dialogo preventivo e l’adempimento spontaneo. Parallelamente, l’Agenzia delle entrate intende potenziare la lotta all’evasione attraverso 605 mila controlli sostanziali. Tra i traguardi da raggiungere figura il miglioramento dei servizi, primo tra i quali quello della riduzione dei tempi medi per i rimborsi Iva dai 74 giorni del 2024 ai 64 giorni previsti per il 2028.

Quali concorsi usciranno nel 2026 per l’Agenzia delle entrate?

Concorsi Agenzia entrate 2026, in arrivo 2.300 assunzioni: cosa c’è da sapere per chi attende il bando
Sede dell’Agenzia delle entrate (Imagoeconomica).

Il programma di reclutamento per l’anno 2026 prevede l’ingresso nell’Agenzia delle entrate di 1.000 nuove unità dai concorsi, che saliranno ad ulteriori 1.300 nel corso del 2027. Il rafforzamento è necessario per dare seguito alla riforma che semplifica gli adempimenti nella Pubblica amministrazione. Innanzitutto, l’ente attiverà una nuova Direzione specialistica dedicata alla cooperative compliance. La struttura sarà organizzata in quattro aree distribuite tra Milano e Roma e richiederà un contingente iniziale di 300 funzionari per gestire il patto con le imprese che superano i 500 milioni di ricavi. Le selezioni del 2026 riguarderanno diverse figure professionali, da reperire tra i vecchie i nuovi concorsi mediante:

  • lo scorrimento delle graduatorie pubblicate nel 2025 per 628 funzionari;
  • il completamento delle procedure per 300 assistenti del bando Ripam datato 23 dicembre 2025;
  • l’inserimento di 14 dirigenti tramite il XII corso-concorso della Scuola nazionale dell’amministrazione;
  • i nuovi bandi per il reclutamento di 20 dirigenti di II fascia.

L’integrazione di queste risorse è fondamentale per sostenere l’invio di 7 milioni 200 mila lettere di compliance.

Quando esce il concorso dell’Agenzia delle Entrate 2026

L’uscita dei bandi per le nuove posizioni dirigenziali e per le eventuali integrazioni del profilo assistenti è programmata per la prima metà del 2026. L’amministrazione finanziaria deve completare, infatti, le procedure già in atto prima di avviare nuovi cicli di reclutamento. Tuttavia, la pubblicazione ufficiale nei canali istituzionali dei nuovi bandi dipende dai tempi tecnici di approvazione del ministero dell’Economia. L’obiettivo è quello di assicurare che le procedure concorsuali si concludano rapidamente per permettere l’operatività dei nuovi assunti entro il 31 dicembre 2026.

Qual è il prossimo bando di concorso in uscita con più posti

Il contingente più numeroso per il triennio riguarda la figura dei funzionari, essenziale per le attività di controllo e consulenza. Sebbene molti ingressi derivino da graduatorie già approvate, il piano prevede nuovi stanziamenti per coprire le carenze organiche residue. Per completezza, si riporta la distribuzione dei posti nel seguente schema.

Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati

Il tema delle pensioni e dei nuovi esodati torna di stretta attualità dopo la pubblicazione delle ultime proiezioni sull’adeguamento dei requisiti anagrafici alla speranza di vita. Un’analisi dettagliata è stata elaborata dall’Osservatorio previdenza della Cgil nazionale e indica che, a partire dal 1° gennaio 2027, oltre 55 mila lavoratori rischiano di trovarsi in una condizione di fragilità economica e previdenziale. Si tratta di soggetti che hanno già cessato il rapporto di lavoro aderendo a strumenti di accompagnamento alla pensione, confidando in un quadro normativo che allora appariva stabile. Il nuovo scenario delineato dalla legge di Bilancio 2026 e dal rapporto del ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) introduce, tuttavia, incrementi che spostano in avanti la data del pensionamento, generando un periodo di mancata copertura durante il quale i contribuenti coinvolti non percepiranno né l’assegno di accompagnamento, né la pensione.

Pensioni e nuovi esodati: gli effetti dell’adeguamento della speranza di vita dal 2027

Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati
Il ministro dellíEconomia Giancarlo Giorgetti (Ansafoto).

Il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita subirà una variazione significativa rispetto alle previsioni utilizzate per gli accordi sottoscritti fino al 31 dicembre 2025. Inizialmente, infatti, si ipotizzava una stabilità dei requisiti per il biennio 2027-2028, con un incremento contenuto a soli due mesi per il periodo successivo (2029-2030). Invece, i nuovi dati indicano una progressione più rapida che porterà un incremento pari a:

  • un mese dal 1° gennaio 2027;
  • due mesi ulteriori dal 1° gennaio 2028.

Una dinamica di questo tipo comporta che chi matura il diritto nel 2028 dovrà attendere due mesi in più rispetto a quanto programmato al momento dell’uscita dal lavoro. Poiché i contratti di isopensione o di espansione sono stati calcolati sulle vecchie scadenze, si determina un vuoto temporale di reddito e di contribuzione.

Pensioni, chi è a rischio di rientrare tra i nuovi esodati?

Le categorie maggiormente esposte al rischio legato a una revisione dei requisiti di esodo sono quelle che hanno utilizzato strumenti di flessibilità in uscita per gestire crisi aziendali o ricambi generazionali. Si distinguono tre principali canali di esodo che, nel complesso, coinvolgono 55.400 lavoratori:

Per quanto riguarda i fondi di solidarietà, si stima che il 70 per cento della platea complessiva di 40 mila uscite effettuate tra il 2022 e il 2025 sia potenzialmente a rischio. Nel caso dell’isopensione, la percentuale sale all’80 per cento, poiché molti lavoratori hanno usufruito del massimo anticipo consentito di sette anni. Si tratta di una platea ampia che necessita di interventi correttivi per evitare che il costo dell’adeguamento ricada interamente sul lavoratore.

Le richieste della Cgil e l’assenza di salvaguardie normative

Pensioni, i nuovi requisiti di uscita del 2027 rischiano di produrre 55 mila esodati
Veduta esterna della sede Inps in piazza della Vittoria a Genova (Ansafoto).

Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale, ha evidenziato come migliaia di persone abbiano lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole vigenti, firmando accordi basati su date certe. Il cambiamento delle regole a posteriori rischia di produrre effetti retroattivi sostanziali. Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, ha sottolineato che il governo aveva inizialmente vincolato l’Inps a non applicare gli incrementi dal 2027, salvo poi procedere diversamente nella legge di Bilancio 2026. La dirigente sindacale ha segnalato la necessità di:

  • introdurre una salvaguardia immediata per chi ha già sottoscritto accordi di accompagnamento;
  • rafforzare strutturalmente gli strumenti di tutela previdenziale;
  • prevedere meccanismi automatici di adeguamento degli assegni di isopensione;
  • riaprire il confronto istituzionale, fermo dal 18 settembre 2023.

Senza un intervento legislativo, il rischio è quello di creare una nuova generazione di soggetti privi di tutela in una fase della vita estremamente delicata.

Stati Uniti nel caos: il rischio di guerra civile e la “strategia” di Trump

Dopo la morte di Renee Good per mano dell’Immigration Customs and Enforcement (Ice), Minneapolis brucia per quella di Alex Pretti, freddato dalla Border Patrol durante una manifestazione contro i raid anti-migranti. Le agenzie federali preposte all’applicazione delle leggi sull’immigrazione, ampiamente foraggiate da Donald Trump, hanno superato il limite. La repressione voluta dal presidente, che nel primo anno del suo secondo mandato ha schierato scientificamente agenti federali in città a guida democratica (come a imporre una punizione collettiva), è ormai andata ben oltre gli immigrati clandestini. E gli sta costando consensi. Ma forse fa parte di una precisa strategia. Di sicuro, negli Stati Uniti è a rischio il concetto stesso di democrazia, mentre sullo sfondo continua ad aleggiare lo spettro della guerra civile.

Stati Uniti nel caos: il rischio di guerra civile e la “strategia” di Trump
Donald Trump (Ansa).

Perché Trump ha messo nel mirino il Minnesota

Garrett Graff, giornalista e storico, ha scritto chiaro e tondo che «c’è una città degli Stati Uniti occupata dalla polizia segreta presidenziale fascista», paventando un allargamento di questo scenario a tutto il Paese, destinato a trasformarsi – se le cose non cambieranno – in autocrazia. Trump ha iniziato a lavorare al “progetto” schierando 3 mila agenti dell’ICE e della Customs and Border Protection in Minnesota, Stato per il quale pare nutrire un odio particolare. Qui ha infatti perso le elezioni presidenziali nel 2016, nel 2020 e nel 2024, nonostante la maggior parte degli Stati confinanti avesse votato a suo favore. Di recente, peraltro, ha affermato di avere vinto tutte e tre le volte: falso, l’ultimo repubblicano a esserci riuscito è stato Ronald Reagan nel 1972. Il Minnesota ospita inoltre la più grande comunità somala degli Usa, Stato dunque in cui vivono – citando sempre il tycoon – molte «persone con un basso quoziente intellettivo». Tra cui l’ex rifugiata Ilhan Omar, deputata progressista definita «spazzatura». Inoltre, verso la fine del primo mandato trumpiano, Minneapolis fu teatro dell’omicidio di George Floyd, che scatenò le proteste del movimento Black Lives Matter. Non bisogna poi dimenticare che il governatore è Tim Walz, candidato vicepresidente al fianco di Kamala Harris nel 2024. Trump ha inizialmente legato il massiccio dispiegamento di agenti federali a Minneapolis (in quella che ha ribattezzato “Operation Metro Surge“) alla grande frode sui rimborsi durante la pandemia con al centro il programma Feeding Our Future, avviato dall’Amministrazione Biden per finanziare pasti per bambini di famiglie indigenti. Le indagini hanno raggiunto il culmine tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026: delle 86 persone incriminate, 78 sono di origine somala.

In Minnesota è arrivato anche lo “zar dei confini”

Nel suo accanimento contro il Minnesota, Trump ha pure annunciato l’arrivo dello “zar dei confini” Tom Homan. «Severo ma giusto, riferirà a me», ha assicurato il presidente. Come ha spiegato la Casa Bianca, Homan «gestirà le operazioni dell’Ice sul terreno per continuare ad arrestare i peggiori criminali immigrati irregolari». Il suo arrivo non porterà però – come sembrava – alla rimozione di Greg Bovino dal suo incarico di comandante del Border Patrol come precisato dal Dipartimento per la Sicurezza interna, che però ha confermato riduzione degli agenti Ice nello Stato.

Sembra invece traballare il posto di Kristi Noem alla guida del Dipartimento di Sicurezza interna, a cui fanno capo le due agenzie sulla graticola: l’Ice, che istituita nel 2003 dall’amministrazione di George W. Bush si occupa di applicare le leggi sull’immigrazione e combattere i reati transnazionali, e la Border Patrol (o meglio la U.S. Customs and Border Protection), la maggiore tra le forze dell’ordine per la sicurezza delle frontiere. I due corpi hanno uniformi simili e, ormai è noto, condividono anche i metodi brutali. Per Noem sono arrivate da parte dem richieste di impeachment.

Stati Uniti nel caos: il rischio di guerra civile e la “strategia” di Trump
Kristi Noem (Getty Images).

La versione dei fatti dell’Amministrazione Trump

A fronte di due morti oltre a studenti colpiti da lacrimogeni, automobilisti (anche disabili) trascinati fuori dagli abitacoli, nativi americani fermati e interrogati senza motivo, minacce a troupe televisive, bambini presi in custodia, rastrellamenti violenti e brutali ritenuti da molti esperti violazioni dei diritti umani, l’Amministrazione Trump continua a difendere l’operato degli agenti federali. E il presidente punta il dito contro il Partito democratico a suo dire colpevole di curarsi di più dei «criminali immigrati clandestini che dei cittadini rispettosi della legge e dei contribuenti», creando «circostanze pericolose per tutti i soggetti coinvolti».

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Il Minnesota può rappresentare un momento di svolta

«Quanti altri residenti, quanti altri americani devono morire o farsi male gravemente perché questa operazione finisca?», si è chiesto in conferenza stampa Jacob Frey, sindaco di Minneapolis e nuovo punto di riferimento dei dem. In realtà si sta diffondendo la sensazione che il Minnesota rappresenti un punto di svolta: davanti alle violenze, all’impunità degli agenti e alle fake news anche chi aveva votato The Donald potrebbe voltargli le spalle. Vero, Trump è ritornato alla Casa Bianca anche a causa dell’incapacità dell’ex presidente Joe Biden di proteggere il confine meridionale. Ma gli elettori non lo hanno votato per ritrovarsi con gruppi di agenti armati e mascherati in giro per le città o per subire perquisizioni che violano le tutele del Quarto Emendamento.

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Protesta contro Donald Trump (Ansa).

Anche i repubblicani e la NRA criticano Trump

Critiche alle modalità violente degli agenti per l’immigrazione stanno arrivando non solo dai dem, ma anche da alcuni repubblicani e dalla National Rifle Association. Il governatore repubblicano dell’Oklahoma, Kevin Stitt, ha detto che gli americani «stanno guardando altri americani essere uccisi in televisione». Il senatore Bill Cassidy ha invece espresso dubbi sulla credibilità di ICE e Dipartimento per la Sicurezza Nazionale. La NRA, lobby per il libero possesso delle armi molto vicina a Trump, ha chiesto «un’indagine completa», prendendo le distanze da chi sostiene che avvicinarsi alle forze dell’ordine mentre si porta legalmente un’arma giustifichi automaticamente l’uso della forza letale.

La “chiamata alle armi” dei big democratici

Per quanto riguarda i democratici, Barack e Michelle Obama hanno rilasciato una dichiarazione congiunta definendo l’uccisione di Pretti «una tragedia straziante» e «un campanello d’allarme per tutti gli americani, indipendentemente dal partito». Un altro big dell’Asinello, Bill Clinton, ha scritto su X: «Nel corso di una vita, affrontiamo solo pochi momenti in cui le decisioni che prendiamo plasmano la nostra. Questo è uno di quei momenti. Sta a tutti noi che crediamo nella promessa della democrazia americana alzarci in piedi, parlare e dimostrare che la nostra nazione ci appartiene». Sulla stessa linea Walz, che ha definito quanto accaduto «un punto di svolta per l’America» e ha rinnovato la richiesta a Trump di ritirare gli agenti federali da Minneapolis. La deputata Alexandria Ocasio-Cortez ha su X ha messo in guarda: «Gli americani vengono uccisi per strada dal loro governo. La nostra Costituzione viene fatta a pezzi e i nostri diritti si stanno dissolvendo». Insomma, il preludio di una guerra civile.

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Barack Obama all’insediamento di Donald Trump (Ansa).

La strategia di Trump per evitare l’impeachment

Ospite del programma State of the Union sulla Cnn, il senatore democratico Chris Murphy ha affermato che gli scontri tra cittadini del Minnesota e i funzionari federali non sono solo un effetto collaterale delle politiche di Trump: «Ice e Border Patrol agiscono per causare un conflitto, per creare caos. E non si limiteranno a Minneapolis». Preoccupato che un Congresso controllato dai Democratici possa indagare su di lui, metterlo sotto accusa e ostacolare la sua agenda (lo ha detto lui stesso a un evento repubblicano), Trump starebbe tentando di innalzare il livello dello scontro per creare le condizioni idonee a istituire la legge marziale ed evitare così le elezioni di midterm. Di certo, il tycoon sta già usando altri strumenti per cercare di influenzare le prossime elezioni di metà mandato: ha infatti chiesto agli Stati a maggioranza repubblicana (Ohio, Missouri, Carolina del Nord, Texas e Florida) di ridisegnare le mappe dei collegi per togliere seggi ai democratici. E sta spingendo mettere fine alla possibilità del voto per posta, strumento usato perlopiù dagli elettori di sinistra. Inoltre si sta facendo largo l’ipotesi del dispiegamento di agenti dell’Ice e della Guardia Nazionale per garantire la sicurezza nei seggi elettorali, mossa in realtà studiata per intimidire gli elettori nei collegi a maggioranza democratica. Ma, soprattutto, tramite la procuratrice Pam Bondi – responsabile della Giustizia americana – avrebbe vincolato il ritorno alla normalità in Minnesota al rilascio dei dati personali di milioni di elettori. Una mossa per “blindare” le elezioni di midterm, su cui però il governo statale ha fatto muro. Tutto questo nell’anno in cui gli States celebrano il 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza.

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La cinese Anta Sports diventa azionista di maggioranza di Puma

Il colosso cinese Anta Sports acquisterà circa il 29 per cento del capitale di Puma dalla holding francese Pinault Artemis, diventando così azionista di maggioranza dell’azienda tedesca di abbigliamento sportivo. Operazione da 1,5 miliardi di euro, con poco più di 43 milioni di azioni rilevate al prezzo unitario di 35 euro ciascuna. L’accordo arriva nel contesto di un’operazione di rilancio da parte del marchio tedesco, che in crisi da tempo ha perso terreno rispetto ai rivali Adidas e Nike. La transazione dovrebbe essere completata entro la fine del 2026, subordinatamente alle relative approvazioni normative. Anta Sports, fondata nel 1991, possiede numerosi marchi attraverso la controllata Amer Sports, acquisita nel 2019: tra essi cui Wilson, Arc’teryx e Salomon. Inoltre controlla i diritti nel mercato cinese di alcune aziende straniere di abbigliamento sportivo, tra cui Fila e Descente.

Zaia, Salvini e la verità sul Vannaccigate che agita la Lega

Nei corridoi dei palazzi romani del centrodestra non si fa altro che parlare del ‘Vannaccigate’. Cosa farà il generale in pensione, da aprile vicesegretario della Lega, dopo l’elezione a Strasburgo con boom di preferenze? Lascerà la Lega? Nessuno sa dirlo. I deputati più vicini a Vannacci, come Edoardo Ziello, smentiscono questa ipotesi. E lo ha fatto anche lo stesso generale. Anche se la sensazione è che le posizioni siano ormai così distanti che l’uscita (non si può parlare di scissione perché la Lega resterebbe a Matteo Salvini) sia ormai inevitabile.

Zaia, Salvini e la verità sul Vannaccigate che agita la Lega
Matteo Salvini con Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Gli avvertimenti di Zaia al capo

Una parte del partito di via Bellerio da mesi è in pressing sul segretario affinché lo estrometta. Ma Salvini finora si è sempre rifiutato, definendo Vannacci un «valore aggiunto». Nei mesi scorsi sono state diverse le telefonate fatte da Luca Zaia su questo tema. L’ex governatore veneto – viene riferito a Lettera43 da fonti qualificate – non si è mai spinto a chiedere l’espulsione del generale ma a più riprese ha avvertito Salvini sulla pericolosità del soggetto. «Hai visto i suoi video? Sono fatti da più operatori, con un sistema di luci ben organizzato. Questo è uno che investe e non si ferma certo qua», è stato l’avvertimento lanciato a Salvini. Ma la situazione è molto delicata, altri parlamentari potrebbero lasciare la Lega nei prossimi giorni. Salvini non vuole alimentare polemiche interne e critiche al generale. Per questo ha tenuto a smentire l’ennesima indiscrezione di stampa che riferiva di una telefonata di Zaia con richiesta di espulsione di Vannacci. Non è che il Doge leghista non vorrebbe Vannacci fuori dalla Lega… ma non è nel suo carattere imporre queste decisioni.

Blitz della maggioranza nel decreto Milleproroghe: rispunta il condono edilizio

Dopo il tentativo poi fallito di inserire la misura nella legge di bilancio, la maggioranza ha riproposto la riapertura del condono edilizio del 2003 con tre emendamenti – fotocopia – al decreto Milleproroghe, presentati da deputati di Fratelli d’Italia (primo firmatario Imma Vietri), Lega (Gianpiero Zinzi) e Forza Italia (Annarita Patriarca). Gli emendamenti, tramite una modifica all’articolo 32, affiderebbero alle Regioni il compito di adottare una legge di attuazione regolarizzazione degli illeciti voluta dal governo Berlusconi 23 anni fa.

Cosa prevedono gli emendamenti

Nella proposta di modifica si legge che «sono suscettibili di sanatoria edilizia» sei diverse tipologie di illecito: tra esse le opere realizzate «in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio» e «non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici», così come le opere «non valutabili in termini di superficie o di volume». L’emendamento affida alle Regioni, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, il dovere di adottare una legge di attuazione con cui determinare «le possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità a sanatoria».

Israele, Idf: «Carabinieri fermati da un soldato, non da un colono»

Sarebbe stato un militare dell’esercito israeliano, e non un colono, a bloccare i carabinieri in Cisgiordania, all’interno di una zona militare chiusa dell’area C, sotto controllo israeliano. Almeno questo è quanto sostenuto dall’Idf alla sede Rai di Gerusalemme, ricostruendo quanto accaduto lungo un percorso interdetto al traffico civile nei pressi della comunità di Sde Ephraim. «All’inizio di questa settimana (domenica), un soldato ha individuato un veicolo diretto alla comunità di Sde Ephraim lungo un percorso chiuso al traffico civile in conformità con la valutazione della situazione operativa e designato come zona militare chiusa», ha spiegato l’esercito israeliano.

Idf: «Non appena si sono identificati sono stati rilasciati»

Secondo quanto riferito, dopo il fermo dei carabinieri in borghese «il soldato ha classificato il veicolo come sospetto. Poiché la targa diplomatica non era stata identificata al momento, il militare si è avvicinato al veicolo per fermarlo, puntando l’arma senza aprire il fuoco, e ha ordinato ai passeggeri di uscire dal veicolo e identificarsi». L’Idf ha precisato che «non appena i passeggeri si sono identificati come diplomatici, il soldato li ha immediatamente rilasciati e ha segnalato l’accaduto ai suoi comandanti». In una nota successiva l’esercito ha aggiunto che «un’indagine preliminare indica che il soldato ha agito in conformità con le procedure richieste in caso di incontro con un veicolo sospetto. Tuttavia, non ha agito in conformità con le procedure applicabili ai veicoli diplomatici, poiché il veicolo non è stato identificato come tale», annunciando che il militare «è stato convocato per un incontro di chiarimento e una revisione delle procedure».

Giorno della Memoria, Meloni: «Condanniamo la complicità del regime fascista»

«Purtroppo, a distanza di molti anni, l’antisemitismo non è stato ancora definitivamente sconfitto. È un morbo che è tornato a diffondersi, con forme nuove e virulente. Oggi ribadiamo il nostro impegno per prevenire e combattere ogni declinazione di questa piaga, che avvelena le nostre società e ha l’obiettivo di demolire i principi di libertà e rispetto che sono alla base della coesione sociale». Lo ha scritto su X Giorgia Meloni, in occasione del Giorno della Memoria, che ufficialmente istituito nel 2000 commemora le oltre 10 milioni di vittime dello sterminio nazifascista.

«Oggi celebriamo i Giusti di ogni Nazione, che non esitarono a mettere a rischio la loro vita per opporsi al disegno nazista e salvare vite innocenti. In questa giornata torniamo a condannare la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni. Una pagina buia della storia italiana, sigillata dall’ignominia delle leggi razziali del 1938». E poi: «Il 27 gennaio di 81 anni fa, con l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, il mondo ha visto con i suoi occhi l’abisso della Shoah. Da quel momento, tutto è cambiato. La più grande macchina di morte concepita nella storia dell’umanità mostrava a tutti la sua ferocia, la sua sistematicità, il suo disegno diabolico. Milioni di persone strappate dalle loro case e uccise nei campi di sterminio, solo perché di religione ebraica. Un piano congegnato e messo in atto per cancellare dall’Europa ogni traccia della presenza, millenaria e feconda, degli ebrei e delle comunità ebraiche».

Fallimento Ifil, la procura di Salerno chiede due anni di reclusione per Piero De Luca

La procura generale di Salerno ha avanzato una richiesta di condanna a due anni di reclusione nei confronti di Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Partito democratico in Campania, figlio dell’ex presidente della Regione Vincenzo De Luca. L’istanza è stata formulata nel corso dell’udienza del 26 gennaio davanti alla Corte d’Appello di Salerno, dove è in corso il processo di secondo grado legato al fallimento della società di consulenza immobiliare Ifil, guidata da Mario Del Mese. Il parlamentare, assistito dall’avvocato Andrea Castaldo, era stato assolto in primo grado dall’accusa di concorso in bancarotta, nonostante anche allora la procura avesse sollecitato una pena di due anni.

Le accuse nei confronti di Piero De Luca

Secondo l’accusa, a De Luca viene attribuito un presunto coinvolgimento nella bancarotta della società salernitana impegnata in operazioni come il progetto del Crescent in piazza della Libertà e la mancata riconversione dell’ex Pastificio Amato. Il nome del deputato era emerso in relazione ad alcuni voli verso il Lussemburgo, ritenuti dagli inquirenti possibili distrazioni di fondi per circa 14 mila euro, somme che tra il 2009 e il 2011 sarebbero state utilizzate da Del Mese per coprire viaggi di lavoro all’estero dell’attuale esponente dem, all’epoca impiegato proprio nel Granducato prima dell’ingresso in Parlamento.

Adriano, così è stata truffata con l’IA la madre dell’ex Inter

Adriano, ex attaccante e stella dell’Inter fra il 2004 e il 2007, ha denunciato sui social che la madre è stata truffata telefonicamente con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. Secondo la ricostruzione fatta dall’Imperatore su Instagram, i criminali si sarebbero spacciati per lui inizialmente su WhatsApp e clonando la sua voce con un software IA, facendo leva sul rapporto di fiducia familiare e spingendola a depositare circa 15 mila reais (circa 2.400 euro) su un conto corrente fraudolento. «Sono qui per avvisarvi di una cosa molto seria», ha tuonato l’ex Inter, quasi 44enne, dando un ultimatum ai malviventi. «Meglio che restituiate i soldi, perché verrò a cercarvi. Con la mamma, la nonna e la famiglia non si scherza. Avete 24 ore per restituire il denaro».

La mamma di Adriano vittima della Cloned Voice Scam

L’episodio denunciato da Adriano sui propri canali social mette nuovamente in luce una diffusione sempre più ampia e allarmante delle tecniche dei deepfake, spesso utilizzati per manipolare la gente facendo leva su legami affettivi e familiari. La madre dell’ex attaccante dell’Inter sembra essere stata raggirata con una nuova tecnica fraudolenta, la Cloned Voice Scam, che si sta spargendo in tutto il mondo. Sfruttando i software di intelligenza artificiale, ai malintenzionati è sufficiente registrare una volta la voce della vittima per sovrapporla alla propria e poterla riutilizzare per fini loschi. Per farlo, possono ricorrere a diverse fonti quali video online, chiamate mute oppure finti call center. Facendo processare poi all’IA il suono, è facile ricreare digitalmente qualunque frase con quella voce. Come in ogni addestramento IA, più dati si hanno sotto mano, più precisa sarà la resa del software in merito a tono, accento e persino pause ritmiche.

Adriano, così è stata truffata con l’IA la madre dell’ex Inter
Adriano in uno scatto sui social (da Instagram).

La Cloned Voice Scam, nuova frontiera tecnologica delle truffe online, può avvenire anche mediante le telefonate del cosiddetto “finto figlio”, in cui il malintenzionato si finge parente della vittima per mettere in scena un’emergenza per cui si rende necessario un trasferimento urgente di denaro. È il caso poi anche delle Romance Scam o truffe romantiche, di cui era rimasto vittima in passato anche un altro sportivo, il pallavolista Roberto Cazzaniga. È per questo necessario fare attenzione, anche in Italia, dove di recente si stanno diffondendo telefonate con prefissi esteri tra cui Danimarca e Francia. Nel suo video su Instagram, Adriano ha denunciato un’ampia diffusione di truffe con deepfake nel suo Brasile, sperando con la sua testimonianza di porre l’accento su un fenomeno per cui occorre un intervento immediato.

Firmato uno storico accordo di libero scambio tra Ue e India: cosa prevede

L’Unione europea e l’India hanno siglato uno storico accordo di libero scambio, il più grande del genere mai concluso da entrambe le parti. L’intesa, che negoziata fin dal 2007 e rilanciata nel 2021 unirà due miliardi di persone e circa il 25 per cento del Pil globale, punta a eliminare fino a 4 miliardi di euro di dazi all’anno sull’export europeo entro il 2032, eliminando o riducendo le tariffe doganali sul valore del 96,6 per cento dei beni provenienti dall’Ue. I negoziati hanno subito un’accelerazione dopo l’introduzione dei dazi imposti dagli Stati Uniti all’India.

Riduzione dei dazi e non solo: cosa prevede l’accordo

Verranno ridotti i costi dell’export per automobili (i dazi passeranno dal 110 al 10 per cento), alcolici (le tariffe caleranno dal 150 per cento al 75 per cento, fino a un progressivo 30-20 per cento), macchinari, prodotti chimici e farmaceutici (i dazi doganali saranno in gran parte eliminati). Giù anche le tariffe per settori dove l’Ue è competitiva: agricoltura, servizi finanziari e di telecomunicazione. I settori agricoli europei sensibili, assicura la Commissione Ue, saranno «pienamente protetti»: tutte le importazioni dall’India «continueranno a essere soggette alle rigorose norme Ue in materia di salute e sicurezza alimentare». L’intesa Ue-India include poi una partnership in sicurezza e difesa, cruciale per Nuova Delhi che intende diversificare la propria dipendenza dagli armamenti russi, attualmente all’80 per cento. In particolare, l’accordo quadro prevede più dialogo e cooperazione su tecnologie anti-drone, protezione di infrastrutture marittime critiche. L’intesa prevede poi cooperazione su intelligenza artificiale, ricerca e mobilità.

La soddisfazione dei leader Ue e del premier indiano Modi

«L’Europa e l’India stanno scrivendo oggi una pagina di storia. Abbiamo concluso l’accordo più importante di sempre. Abbiamo creato una zona di libero scambio che coinvolge due miliardi di persone, con vantaggi per entrambe le parti. Questo è solo l’inizio», ha dichiarato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. António Costa, presidente del Consiglio Ue, ha parlato di «momento storico» che «apre un nuovo capitolo nelle nostre relazioni su commercio, sicurezza e legami interpersonali». Il primo ministro indiano Narendra Modi ha detto: «La cooperazione tra India e Unione europea è un partenariato per il bene globale. Estenderemo i nostri progetti di sviluppo trilaterali dall’Indo-Pacifico ai Caraibi. Insieme, creeremo il corridoio Imec come un importante collegamento per il commercio globale e lo sviluppo sostenibile».

Ucraina, media: «Garanzie Usa a Kyiv se cede sul Donbass»

L’amministrazione Trump avrebbe comunicato a Kyiv che eventuali garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti sarebbero vincolate al raggiungimento preliminare di un’intesa di pace con la Russia, un accordo che, secondo quanto riferito, potrebbe includere la rinuncia al controllo del Donbass. È quanto emerge da un’esclusiva del Financial Times, secondo cui Washington avrebbe anche fatto capire di essere disposta ad assicurare all’Ucraina un rafforzamento delle forniture militari in una fase di pace, qualora il governo ucraino accettasse di ritirare le proprie truppe dalle aree dell’est del Paese attualmente sotto il suo controllo come contropartita per la fine del conflitto con Mosca.

Ucraina, media: «Garanzie Usa a Kyiv se cede sul Donbass»
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Il presidente Volodymyr Zelensky punta a firmare entro il mese di gennaio documenti sulle garanzie di sicurezza e un «piano di prosperità» per il dopoguerra con gli Stati Uniti, nella convinzione che ciò possa rafforzare la posizione di Kyiv nei futuri negoziati con la Russia. Sempre secondo le stesse fonti però, Washington starebbe ora chiarendo che qualsiasi impegno sul fronte della sicurezza dipenderebbe da un accordo con Mosca. Gli Stati Uniti, inoltre, non avrebbero ancora concesso il via libera definitivo a nessuno dei due accordi, nonostante Zelensky abbia dichiarato che i testi delle garanzie di sicurezza, discussi con il presidente Donald Trump a Davos, erano «pronti al 100 per cento».

Carlo Conti omaggia Pippo Baudo: a marzo torna Sanremo Top

Si avvicina sempre più Sanremo 2026, 76esima edizione del Festival, che scatterà al Teatro Ariston martedì 24 febbraio. Nel giorno del tradizionale pre-ascolto dei brani riservato alla stampa, Carlo Conti ha annunciato il ritorno di un programma ideato da Pippo Baudo nel 1994 e andato in onda fino al 2002: Sanremo Top. L’intento? Analizzare l’andamento delle canzoni presentate in gara nelle classifiche nazionali, scoprendo se le vendite rispecchiano i verdetti dell’Ariston. «I tempi ormai sono cambiati, abbiamo le classifiche in tempo reale», ha precisato il direttore artistico e conduttore. «Divideremo i protagonisti in due serate speciali, il 7 e il 14 marzo, per vedere come vanno le cose. Prendiamo un’idea di Pippo, ma l’intero Festival sarà in suo onore».

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A Sanremo un omaggio anche ai grandi che ci hanno lasciato nel 2025

Carlo Conti omaggia Pippo Baudo: a marzo torna Sanremo Top
Il conduttore Carlo Conti (Imagoeconomica).

«Per quanto riguarda Pippo non ci sarà qualcosa di specifico, ma l’edizione è interamente per lui», ha precisato Conti. «L’ho sempre detto, anche l’anno scorso ho dichiarato che stiamo facendo oggi il Festival come l’ha impostato lui, come ce l’ha insegnato lui, con l’intervento della stampa, con tutte le polemiche, la forza, l’energia e le canzoni. Tutto e il contrario di tutto l’ha inventato Pippo. Non ci sarà qualcosa di specifico, ma mi piacerebbe, laddove ci sia qualche ospite da lui lanciato, farlo presentare proprio da lui». Durante la 76esima edizione del Festival di Sanremo ci sarà spazio anche per il tributo ai grandi della musica che ci hanno lasciato nel 2025, da Ornella Vanoni a Tony Dallara fino al maestro Peppe Vessicchio. «Ci stiamo pensando e vedremo cosa fare», ha aggiunto Conti. «Per alcuni ci sarà un lungo applauso, per altri avremo altri spunti».

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C’è la conferma: l’Ice «collaborerà alla sicurezza delle Olimpiadi invernali»

Nuovo capitolo del caso relativo all’impiego dell’Ice in Italia in occasione di Milano-Cortina 2026. «Durante le Olimpiadi, l’Ice Homeland Security Investigations fornirà supporto al Servizio di Sicurezza Diplomatica del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e alla nazione ospitante per verificare e mitigare i rischi derivanti dalle organizzazioni criminali transnazionali», ha detto all’Afp un portavoce dell’agenzia statunitense Immigration and Customs Enforcement, nell’occhio del ciclone per i fatti di Minneapolis.

Cosa avevano detto fonti dell’Ambasciata Usa

Nella serata del 26 gennaio, fonti dell’Ambasciata degli Stati Uniti avevano dichiarato che agenti dell’Ice avrebbero preso parte al dispositivo di sicurezza delle Olimpiadi invernali, affiancando altri apparati Usa nell’ambito delle attività coordinate dal Servizio di sicurezza diplomatica del Dipartimento di Stato, precisando che il personale americano avrebbe operato a supporto e che «tutte le operazioni di sicurezza restano sotto l’autorità italiana». Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, aveva confermato la presenza dell’agenzia federale Usa per la sicurezza del vicepresidente JD Vance e del segretario di Stato Marco Rubio. Poi era arrivata la smentita. L’Ice, come aveva già sottolineato il Dipartimento della Sicurezza, «non svolgerà operazioni di controllo dell’immigrazione».

Meta testerà gli abbonamenti premium su Facebook, Instagram e WhatsApp

Meta potrebbe presto rivoluzionare l’esperienza sulle sue piattaforme social. Come ha anticipato la testata TechCrunch, l’azienda di Mark Zuckerberg intende testare piani di abbonamento premium su Facebook, Instagram e WhatsApp con l’obiettivo di offrire funzionalità aggiuntive conservando però un’esperienza di base gratuita. Le sottoscrizioni punteranno a stimolare produttività e creatività oltre a potenziare le capacità dell’intelligenza artificiale. L’approccio non sarà uniforme, ma presenterà una serie di combinazioni e bundle per ciascuna applicazione, che avrà un set con caratteristiche esclusive. In poche parole, non un unico abbonamento valido per l’intero pacchetto ma un’offerta differenziata in base al social.

Meta testerà gli abbonamenti premium su Facebook, Instagram e WhatsApp
Il logo dei social di Meta (Ansa).

Meta punta all’integrazione dell’agente IA Manus

All’interno dei piani di abbonamento di Meta ci sarà sicuramente Manus, agente IA che l’azienda ha recentemente acquisito per una cifra stimata attorno ai 2 miliardi di dollari. Anche in questo caso vi sarà un approccio duplice: da un lato, Meta integrerà Manus all’interno dei suoi prodotti, dall’altro continuerà a proporre abbonamenti standalone destinati alle aziende. Indizi concreti erano emersi già nelle ultime settimane, tanto che Alessandro Paluzzi – noto per individuare funzioni in sviluppo – ha notato un collegamento rapido alle funzioni dell’agente IA in fase si test su Instagram. Secondo TechCrunch, Meta prevede anche di testare abbonamenti per le funzionalità di intelligenza artificiale legate a Vibes, esperienza di generazione video integrata in Meta AI: gratuita al lancio, l’app dovrebbe passare a un modello freemium con accesso senza costi e abbonamenti per sbloccare funzioni extra.

I nuovi abbonamenti saranno separati da Verified

TechCrunch ha fatto notare come i nuovi abbonamenti in progetto per le app Facebook, Instagram e WhatsApp saranno slegati da Meta Verified, che fornisce a pagamento un badge di spunta blu volto alla protezione dal furto d’identità e che consente un accesso al supporto tecnico prioritario. Mentre quest’ultimo sarà orientato soprattutto a creator, influencer e aziende, le nuove sottoscrizioni invece si rivolgeranno anche agli utenti comuni. Sul fronte economico, l’arrivo di ulteriori abbonamenti rappresenta per Meta una nuova fonte di guadagno. Resta però il tema della cosiddetta subscription fatigue per cui molti utenti, già alle prese con numerosi servizi a pagamento, potrebbero decidere di non sottoscriverne un altro.

L’accusa di Seul: «La Corea del Nord ha lanciato un missile nel mar del Giappone»

I ministeri della Difesa di Corea del Sud e Giappone hanno reso noto che la Corea del Nord ha effettuato il lancio di un oggetto, ritenuto potenzialmente un missile balistico, diretto verso il mar del Giappone. Il tracciamento del lancio è stato immediato e sono tuttora in corso accertamenti per verificare l’eventuale impatto o possibili conseguenze sul territorio giapponese. Da Seul ricordano che un episodio analogo si era verificato il 4 gennaio 2026, quando Pyongyang aveva lanciato missili balistici nella stessa area alla vigilia della visita del presidente sudcoreano Lee Jae-myung a Pechino, in programma per un incontro con il presidente cinese Xi Jinping.

La Casa Bianca riduce gli agenti dell’ICE a Minneapolis

Dalla Casa Bianca arrivano alcuni segnali che potrebbero rappresentare una marcia indietro sulla gestione degli agenti dell’ICE a Minneapolis, dopo giorni di tensioni, proteste e polemiche seguite all’uccisione di Renee Nicole Good e Alex Pretti. Il primo segnale concreto arriva dall’annuncio del sindaco Jacob Frey: a partire da martedì alcuni agenti federali lasceranno la città, riducendo il dispiegamento legato all’Operazione Metro Surge. Frey ha spiegato di aver parlato direttamente con Donald Trump: «Il presidente ha detto di essere d’accordo sul fatto che l’attuale situazione non può continuare», ha riferito il sindaco, sottolineando che Minneapolis continuerà a collaborare con autorità statali e federali su indagini mirate, ma non su arresti ritenuti arbitrari e incostituzionali. «I criminali violenti devono rispondere dei reati commessi, non della loro provenienza», ha aggiunto.

La Casa Bianca cambia tono sull’omicidio di Alex Pretti

La Casa Bianca riduce gli agenti dell’ICE a Minneapolis
Una protesta a Minneapolis (Ansa).

Il cambio di tono emerge anche dalla Casa Bianca. Dopo le dichiarazioni iniziali di alcuni esponenti dell’amministrazione che avevano definito Pretti un terrorista o un aggressore, la portavoce Karoline Leavitt ha parlato pubblicamente di una «tragedia», evitando di ribadire le accuse più dure e rinviando ogni valutazione alle indagini in corso. Anche Trump, in un’intervista al Wall Street Journal, ha adottato un registro più prudente, affermando che l’amministrazione sta «esaminando e valutando tutto».

Trump invia in Minnesota lo “zar dei confini” Tom Homan

Parallelamente, il presidente ha annunciato l’invio in Minnesota dello “zar dei confini” Tom Homan, che riferirà direttamente a lui e che, secondo la Casa Bianca, gestirà le operazioni sul campo. La mossa viene letta però anche come un ridimensionamento dei vertici finora responsabili dell’operazione, dalla segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem al comandante della Border Patrol Gregory Bovino, entrambi finiti sotto pressione dopo la diffusione di video e testimonianze sulla sparatoria, che hanno smentito le loro narrazioni sull’operato degli agenti. Secondo quanto riportato da The Atlantic, citando un funzionario del Dipartimento per la Sicurezza interna e due persone a conoscenza della retrocessione, Bovino sarebbe stato rimosso dall’incarico di comandante del Border Patrol e dovrebbe tornare al suo precedente ruolo a El Centro, in California. Il Dipartimento per la Sicurezza interna ha però smentito, affermando che Bovino non è stato sollevato dall’incarico.

Newsom attacca TikTok: «Reprime le critiche a Trump»

Gavin Newsom accusa TikTok. Il governatore della California ha infatti puntato il dito contro il social di ByteDance per la presunta repressione di contenuti critici nei confronti del presidente americano Donald Trump. Annunciata anche un’indagine sul trattamento dei dati per individuare una presunta violazione della legge statale. L’annuncio è arrivato a poca distanza da una serie di malfunzionamenti e guasti che hanno colpito TikTok fra le giornate di domenica 25 e lunedì 26 gennaio, che la società ha attribuito a problemi di sistema.

Newsom contro TikTok e la replica della piattaforma

Newsom attacca TikTok: «Reprime le critiche a Trump»
Il governatore della California Gavin Newsom (Imagoeconomica).

«In seguito alla vendita di TikTok a un gruppo imprenditoriale allineato a Trump, il nostro ufficio ha ricevuto segnalazioni e casi confermati in modo indipendente della soppressione di contenuti critici nei confronti del presidente Trump», si legge in un post su X dell’ufficio del governatore. «Newsom sta avviando un’indagine su tale condotta e chiede al Dipartimento di Giustizia della California di stabilire se viola la legge dello Stato». Nella nota, Newsom ha fatto riferimento alla finalizzazione dell’accordo della piattaforma cinese per formare una joint venture a maggioranza statunitense che proteggerà i dati degli utenti Usa ed eviterà il blocco dell’app usata da 200 milioni di persone in tutto il Paese. «Sarebbe inesatto affermare che si tratti di qualcosa di diverso dai problemi tecnici che già abbiamo confermato in modo trasparente», ha replicato un portavoce di TikTok.

Durante il weekend di debutto, infatti, TikTok ha registrato una serie di criticità al sistema che hanno compromesso le funzioni base. Diversi utenti hanno segnalato l’impossibilità di loggarsi al profilo o di caricare video, il cui upload è rimasto in sospeso per diverse ore. L’ipotesi più accreditata tra gli osservatori riguarda le complessità derivanti dalla migrazione delle infrastrutture verso i cloud di Oracle. Il processo di separazione dei dati e la necessaria ricalibrazione degli algoritmi su base locale potrebbero aver innescato un effetto domino sui server globali. «La rete è stata ripristinata, tuttavia l’interruzione ha causato un guasto a cascata dei sistemi che stiamo cercando di risolvere», si legge in una dichiarazione su X antecedente l’attacco di Newsom.

Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo

L’accesso al fotovoltaico e al bonus per le batterie rappresenta una delle principali opportunità per ridurre i costi energetici domestici e favorire la transizione ecologica degli edifici residenziali. La normativa vigente, basata sull’articolo 16-bis del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), disciplina le modalità attraverso le quali i contribuenti possono recuperare una parte significativa della spesa sostenuta. La legge 207/2024, di Bilancio per il 2025, ha delineato i criteri di accesso, confermati poi da successivi interventi normativi. È fondamentale considerare che i sistemi di accumulo sono identificati come elementi funzionali all’impianto di produzione. Tuttavia, l’agevolazione varia in base alla destinazione dell’immobile e al soggetto che sostiene l’onere economico, rendendo necessaria una verifica dei requisiti tecnici e burocratici per evitare la perdita del beneficio fiscale.

La disciplina del fotovoltaico e il bonus per le batterie di accumulo

Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo
Fotovoltaico in condominio, pannelli di energia solare pulita (Imagoeconomica).

I sistemi di accumulo sono considerati parte integrante degli impianti di produzione energetica. Per questa ragione, la spesa per l’acquisto e la messa in opera delle batterie risulta detraibile. La misura dell’agevolazione dipende dal titolo di possesso e dalla destinazione dell’unità immobiliare. Il contribuente deve assicurarsi che l’installazione avvenga nel rispetto delle norme tecniche e che sia seguita dall’invio della comunicazione dei dati all’Enea. Per quanto riguarda le percentuali applicate, la normativa distingue tra abitazione principale e altre tipologie di immobili, prevedendo le due aliquote del 50 e del 36 per cento.

Inoltre, le procedure necessarie per l’accesso al bonus includono:

  • l’acquisto e l’ installazione delle batterie di accumulo;
  • l’invio dei dati tecnici tramite il portale dell’Enea;
  • la conservazione delle fatture e delle ricevute dei bonifici parlanti;
  • la ripartizione della detrazione in 10 rate annuali di pari importo;
  • il limite massimo di spesa fissato a 96 mila euro per unità immobiliare.

Bonus fotovoltaico, ultime notizie sulle aliquote del 2026

Le prospettive per l’anno 2026 hanno subito delle variazioni significative rispetto alle previsioni iniziali. Si era ipotizzato, infatti, un calo delle aliquote al 36 per cento per le abitazioni principali e al 30 per cento per gli altri immobili. Tuttavia, l’articolo 1, comma 22, della legge 199/2025, di Bilancio per il 2026, ha modificato questo scenario. La nuova disposizione stabilisce che le percentuali maggiorate siano mantenute anche per le spese sostenute nel corso del 2026. Ciò significa che i proprietari possono continuare a beneficiare della detrazione del 50 per cento o del 36 per cento, a seconda dei casi, senza subire la riduzione precedentemente programmata. La conferma legislativa fornisce stabilità al mercato delle energie rinnovabili e permette una pianificazione a lungo termine per i privati che intendano completare i propri impianti.

Incentivi fotovoltaico 2026 privati

Fotovoltaico, come ottenere il bonus del 50 per cento sulle batterie d’accumulo
Banconote (Freepik).

I privati che acquistano un immobile direttamente dall’impresa costruttrice possono beneficiare delle medesime agevolazioni. L’acquisto di una prima casa nel 2026 con aliquota Iva al 4 per cento, consente di fruire del bonus fiscale per le batterie di accumulo relative all’impianto installato durante la costruzione. La circolare 8/E/2025 dell’agenzia delle Entrate ha chiarito che il beneficio spetta nella misura massima quando l’immobile è adibito ad abitazione principale dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento. Se le spese sono sostenute da un soggetto differente o per immobili non principali, l’aliquota scende al 36 per cento. È importante ricordare che il limite di 96 mila euro deve essere rispettato per ogni singola unità immobiliare, includendo sia l’impianto sia i sistemi di accumulo collegati, per esempio per massimizzare l’autoconsumo energetico diurno e notturno.

Agente spara a Milano e uccide un giovane: è indagato

La Procura di Milano indaga per omicidio volontario il poliziotto che ieri ha sparato e ucciso un 28enne marocchino durante un servizio antidroga in via Impastato, nel quartiere Rogoredo. L’agente, assistito dall’avvocato Pietro Porciani, è stato interrogato in Questura dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, che coordina le indagini della Squadra mobile insieme al procuratore Marcello Viola. Sul piano politico, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invitato a evitare «presunzioni di colpevolezza», sostenendo che non ci saranno «scudi immunitari», mentre Matteo Salvini ha scritto: «Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma».

La dinamica della sparatoria

Secondo la ricostruzione fornita dalla polizia, poco prima delle 18 una pattuglia composta da agenti in divisa e in borghese stava fermando un presunto spacciatore quando il 28enne si è avvicinato. Gli agenti gli hanno intimato l’alt. L’uomo avrebbe estratto una pistola e l’avrebbe puntata contro la pattuglia. A quel punto un poliziotto ha sparato, colpendolo alla testa. Solo successivamente si è accertato che l’arma era a salve. Il giovane è morto sul posto: i soccorritori del 118 hanno potuto soltanto constatarne il decesso. Nel verbale l’agente ha riferito di aver agito «per paura e per difesa», spiegando di essersi trovato a circa 15-20 metri dall’uomo al momento dello sparo. La Procura ha disposto l’autopsia e gli accertamenti balistici per ricostruire traiettoria, distanza e dinamica dell’azione, anche perché nell’area non risultano telecamere.