Le autorità dell’Iran smentiscono la condanna a morte per Erfan Soltani

La magistratura iraniana ha reso noto che Erfan Soltani, la cui impiccagione per il coinvolgimento nelle proteste era attesa per oggi, in realtà «non è stato condannato a morte». Tramite un comunicato diffuso dalla tv di Stato, è stato spiegato che Soltani è accusato di propaganda contro il sistema islamico iraniano e di atti contro la sicurezza nazionale, «reati per i quali la pena di morte non esiste». Soltani, attualmente detenuto nella prigione di Qazl-Hisar a Karaj, rischierebbe dunque “solo” la reclusione.

Soltani è stato arrestato l’8 gennaio a Karaj

Soltani, residente a Fardis e commesso in un negozio di abbigliamento, è stato arrestato l’8 gennaio a Karaj, quarta città più popolosa dell’Iran che si trova a poche decine di chilometri dalla capitale Teheran. Un parente aveva denunciato alla Bbc che era stato condannato all’impiccagione «con un processo estremamente rapido, nel giro di soli due giorni», in quanto – era emerso – responsabile di “moharebeh”, (“guerra contro Dio”). Le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato che quello a cui il 26enne sarebbe stato sottoposto non può essere definito un vero processo, ma piuttosto una procedura extragiudiziale.

Unicredit interviene dopo le voci di una partecipazione in Mps

Unicredit ha precisato che «le recenti voci e il clamore riguardo alla partecipazione in Mps sono di natura speculativa e ingiustificate, così come lo sono le ipotesi relative al presunto interesse nell’acquisto di altre partecipazioni». Il chiarimento arriva dopo la diffusione di rumor su un interesse dell’istituto per la quota di Delfin in Mps. «È motivo di rammarico dover nuovamente intervenire per smentire voci che sono pura invenzione e non hanno altro effetto se non quello di alimentare confusione e distorsioni sul mercato», ha aggiunto.

L’istituto ribadisce la propria strategia per le operazioni di M&A

La banca ha ribadito di aver «sempre affermato chiaramente che le operazioni di M&A rappresentano uno strumento strategico per il gruppo» e che «il ruolo del team interno dedicato alle operazioni di M&A è di valutare tutte le opzioni, sia all’interno che, potenzialmente, al di fuori del perimetro geografico del gruppo». Questa attività «comporta, in ogni momento, interlocuzioni, analisi e valutazioni preliminari sui potenziali target, elementi che non implicano in alcun modo la concreta possibilità che un’operazione venga effettivamente realizzata». E ancora: «La decisione di procedere o meno con qualsiasi operazione di M&A è basata esclusivamente sulla capacità del potenziale obiettivo non solo di integrarsi nella strategia di Unicredit, ma anche di soddisfare i nostri più volte dichiarati parametri di rendimento finanziario».

Australian Open 2026, sorteggiato il tabellone: gli avversari di Sinner e Musetti

Sorteggiato il tabellone degli Australian Open 2026, al via domenica 18 gennaio. Per gli italiani che saranno impegnati nei singolari maschile e femminile, un cammino che preannuncia qualche insidia già dai primi turni: delicato soprattutto l’esordio di Matteo Berrettini, che troverà il numero sei Alex De Minaur, Matteo Arnaldi e Mattia Belucci, rispettivamente opposti a Andrey Rublev e Casper Ruud. Non semplice nemmeno il cammino di Jannik Sinner, bi-campione in carica, e Lorenzo Musetti, che si potrebbero incrociare solamente in semifinale. Nel femminile, Jasmine Paolini è stata inserita nel quarto di Aryna Sabalenka, ma rischia di affrontare presto una fra Marta Kostyuk e la giovanissima Iva Jovic.

Australian Open 2026, il sorteggio del singolare maschile

Inizierà contro il francese Hugo Gaston la difesa del titolo di Jannik Sinner agli Australian Open, dove sarà testa di serie numero due. Le prime insidie potrebbero arrivare al terzo turno con un possibile match contro il brasiliano Joao Fonseca, con uno fra Ben Shelton e Casper Ruud ai quarti. Solamente in semifinale spazio al possibile derby con Musetti o allo scontro generazionale con Novak Djokovic. Per il carrarino, fresco numero cinque del ranking, all’esordio ci sarà il belga Raphael Collingon, con il possibile derby contro Lorenzo Sonego – che debutterà affrontando lo spagnolo Carlos Taberner – al secondo turno. Nel suo quarto anche un ritrovato Stefanos Tsitsipas e lo statunitense Taylor Fritz. Esordio da incubo per Berrettini, che dovrà vedersela con Alex De Minaur: il romano è anche nel quarto di Carlos Alcaraz, che inizierà la corsa al Career Grand Slam contro il padrone di casa Adam Walton.

Australian Open 2026, sorteggiato il tabellone: gli avversari di Sinner e Musetti
Jannik Sinner con la coppa degli Australian Open (Ansa).

Tra le sfide del primo turno, come detto, Arnaldi dovrà vedersela con il russo Rublev, 13esimo della classifica mondiale, mentre Bellucci affronterà il norvegese Ruud, numero 12 al mondo. Per quanto riguarda Flavio Cobolli, attenderà un qualificato così come Luca Nardi, mentre per Luciano Darderi ci sarà il cileno Cristian Garin. Prosegue invece la favola di Francesco Maestrelli, che a 24 anni si è qualificato per la prima volta nel main draw di un torneo dello Slam. L’azzurro ha staccato il pass con una vittoria in rimonta su Dusan Lajovic, battuto 4-6, 6-4, 6-3. Niente da fare per Giulio Zeppieri e Stefano Travaglia, che non hanno superato l’ultimo scoglio del turno decisivo.

Tabellone femminile: le avversarie di Paolini e Cocciaretto

Per quanto riguarda invece il singolare femminile, gli occhi degli italiani saranno puntati su Jasmine Paolini, che lo scorso anno si fermò al terzo turno contro Elina Svitolina. L’azzurra, numero sette del ranking Wta, debutterà contro una qualificata e al terzo turno potrebbe incrociare la giovane stella americana Jovic, già affrontata e battuta nel 2025 agli US Open. Possibile ottavo contro l’ucraina Kostyuk o la russa Ekaterina Alexandrova, mentre ai quarti potrebbe trovare la numero uno Aryna Sabalenka, che invece esordirà con la wild card francese Tiantsoa Rakotomanga Rajaonah. Inserita invece nell’altra metà del tabellone Elisabetta Cocciaretto, che esordirà con l’austriaca Julia Grabner: per lei un potenziale secondo turno contro Anna Kalinskaya e un terzo contro la polacca Iga Swiatek. Ai nastri di partenza anche la veterana Venus Williams, che esordirà contro Olga Danilovic: possibile secondo turno stellare con Coco Gauff.

Australian Open 2026, sorteggiato il tabellone: gli avversari di Sinner e Musetti
L’azzurra Jasmine Paolini in campo (Ansa).

Tutti i primi turni degli italiani e delle azzurre

Jannik Sinner – Hugo Gaston

Lorenzo Musetti – Raphael Collignon

Flavio Cobolli – qualificato

Luciano Darderi – Cristian Garin

Lorenzo Sonego – Carlos Taberner

Matteo Berrettini – Alex De Minaur

Matteo Arnaldi – Andrey Rublev

Mattia Bellucci – Casper Ruud

Luca Nardi – qualificato

Jasmine Paolini – qualificata

Elisabetta Cocciaretto – Julia Grabner

L’ICE ha sparato a un uomo a Minneapolis

Continuano le tensioni a Minneapolis dopo che mercoledì sera, durante un raid di controlli e arresti nel Nord della città, un agente dell’ICE ha sparato a un uomo colpendolo a una gamba. L’uomo è stato ricoverato in ospedale con ferite non gravi. La portavoce del Dipartimento di sicurezza interna, Tricia McLaughlin, ha dichiarato che gli agenti hanno agito per «legittima difesa» mentre stavano cercando di arrestare un uomo proveniente dal Venezuela che si trovava illegalmente nel Paese. La versione non è stata verificata in modo indipendente. L’episodio ha riacceso le proteste in una città già scossa dall’uccisione, una settimana fa, di Renee Nicole Good, 37 anni, colpita a morte da un agente federale.

Il sindaco di Minneapolis: «Ho visto condotte intollerabili»

Poche ore dopo il ferimento dell’uomo, alcune centinaia di persone si sono radunate sul posto. Gli agenti hanno isolato l’area e utilizzato fumo e altri strumenti di controllo della folla, mentre alcuni manifestanti hanno vandalizzato tre veicoli. Il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, ha parlato di «comportamenti illegali» da parte dei manifestanti e ha chiesto lo sgombero della zona. Mentre il sindaco Jacob Frey è tornato a criticare l’operato dell’ICE: «Ho visto condotte disgustose e intollerabili», ha detto. Allo stesso tempo ha invitato i manifestanti a tornare a casa, avvertendo che «non si può rispondere al caos di Donald Trump con altro caos».

L’ICE ha sparato a un uomo a Minneapolis
Fumogeni a Minneapolis (Ansa).

La Casa Bianca invia 3 mila agenti dell’ICE in Minnesota

Nel Minnesota sono in corso o in arrivo circa 3 mila agenti dell’immigrazione, in quella che l’amministrazione Trump definisce la più grande operazione della storia del Dipartimento di sicurezza interna. In risposta, i cittadini pattugliano i quartieri, osservano gli arresti, offrono assistenza legale e supporto alle famiglie che temono di uscire di casa. Il governatore del Minnesota Tim Walz ha invitato i cittadini a documentare le operazioni degli agenti, chiedendo di «registrare ciò che accade» per raccogliere prove. «La responsabilità arriverà, nelle urne e nei tribunali», ha detto. Ma sul piano politico il governo ha alzato ulteriormente il livello dello scontro in difesa dell’ICE, sostenendo che gli agenti godrebbero di «immunità federale» nello svolgimento delle loro funzioni e chiunque tenti di ostacolarli commette un reato. Diversi esperti legali hanno però ricordato che i poteri di questi agenti sono più limitati rispetto a quelli della polizia ordinaria.

Iran, chi potrebbe andare al potere dopo la caduta del regime?


Anche per l’Iran, dopo oltre due settimane di proteste e le minacce di Donald Trump – che per ora restano tali, visto che il presidente ha fatto sapere che la repressione si sarebbe fermata – si parla di regime change. Chi potrebbe guidare il Paese nell’era post-Repubblica Islamica, al netto delle possibili ingerenze Usa? La questione è piuttosto spinosa. Perché se è vero che sono tanti i movimenti a volere la caduta del regime teocratico, al tempo stesso l’opposizione – per quanto determinata – è frammentata e con visioni diverse sul futuro percorso del Paese, stretto nella morsa degli ayatollah dal 1979. Inoltre si troverebbe (o troverà, chissà) ad affrontare una sfida logistica oltre che ideologica: tradurre le proteste di piazza in un potere politico organizzato prima che le forze di sicurezza riprendano il controllo.

La figura di Reza Pahlavi, figlio dello scià, non scalda l’opposizione

Behnam Ben Taleblu, esperto della Foundation for Defense of Democracies, ha detto alla trumpiana Fox News che decenni di repressione hanno reso quasi impossibile coltivare una leadership politica all’interno dell’Iran, che pertanto «deve essere costruita all’esterno». Reza Pahlavi, 65enne figlio in esilio dello scià deposto dalla rivoluzione di Khomeini, si è detto pronto a tornare in patria per gestire una transizione pacifica, magari con un referendum popolare. Ma è un nome che non scalda l’opposizione né in patria, né all’estero. Sì, ci sono manifestanti che hanno invocato il suo ritorno, ma la maggioranza della popolazione lo considera inadatto a governare. Innanzitutto non ha mai messo piede nel Paese, dunque non ne conosce la realtà. E poi è pur sempre figlio di un dittatore, per quanto modernizzatore. A sostenere Reza Pahlavi è soprattutto Israele.

Iran, chi potrebbe andare al potere dopo la caduta del regime?
Reza Pahlavi (Ansa).

Maryam Rajavi guarda avanti, ma i suoi Mojahedin non sono amati

Puntano a governare il Paese anche i Mojahedin del Popolo Iraniano, organizzazione che aveva partecipato alla rivoluzione contro lo scià per poi entrare in contrasto con Khomeini, circostanza che li portò all’inizio degli Anni 80 a cercare rifugio da Saddam Hussein, che fornì loro armi e protezione. Il gruppo, a lungo designato organizzazione terroristica dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, è stato in realtà utilizzato dalla Casa Bianca per diverse azioni contro il programma nucleare iraniano ed è guidato da Maryam Rajavi.

Iran, chi potrebbe andare al potere dopo la caduta del regime?
Maryam Rajavi (Ansa).

Moglie di Massoud Rajavi scomparso nel 2003 in Iraq, è anche a capo del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (Cnri) e dall’inizio delle proteste ha diffuso resoconti quotidiani grazie alla sua rete di informatori, diffuso video della repressione e denunciato il massacro dei manifestanti. Rajavi propone un periodo provvisorio di sei mesi dopo il rovesciamento del regime, che culminerebbe poi in libere elezioni per un’assemblea costituente. «L’uguaglianza di genere in tutte le sue sfaccettature, la separazione tra religione e Stato, l’autonomia del Kurdistan iraniano e molte altre questioni urgenti sono state ratificate in dettaglio dal Cnri», ha dichiarato. C’è un problema: i Mojahedin del Popolo Iraniano non godono di buona fama in patria a causa del sostegno all’Iraq nella guerra combattuta tra i due Paesi dal 1980 al 1988. Tuttavia hanno ricevuto nel corso degli anni il sostegno dagli Usa di alcune importanti figure politiche repubblicane, tra cui l’ex vicepresidente Mike Pence, l’ex segretario di Stato Mike Pompeo e Rudy Giuliani.

Il Tūdeh sta partecipando alle proteste, ma difficilmente avrà un ruolo significativo

Anche il Partito Iraniano del Tūdeh, formazione comunista e attore chiave della rivoluzione del 1979, fu vittima negli anni successivi di purghe ordinate da Khomeini, con arresti ed esecuzioni di numerosi membri. Messo al bando in Iran dal 1983 il Tūdeh continua a operare come organizzazione politica clandestina. Durante la guerra di giugno 2025, il Tūdeh si era alleato con il Partito Comunista Israeliano per chiedere la fine delle ostilità e oggi i suoi membri, stando a quanto dichiarato, stanno partecipando attivamente alle proteste. Appare improbabile un ruolo significativo nel futuro del Paese.

Curdi e beluci non hanno una rappresentanza sufficientemente ampia

Ci sono poi i curdi e i beluci. I primi, che costituiscono circa il 10 per cento della popolazione iraniana, avevano già manifestato con forza nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini, uccisa dalla polizia morale. Anche gli abitanti del Belucistan, regione a cavallo tra Iran e Pakistan, sono stati coinvolti in numerosi scontri con le forze del regime negli ultimi anni. All’interno delle due minoranze, però, coesistono molte figure e movimenti e non esiste un’organizzazione con una rappresentanza sufficientemente ampia da avere influenza a livello nazionale.

La coalizione di sinistra Hamgami è relativamente sconosciuta in Iran

Nel 2023 alcuni gruppi di sinistra della diaspora hanno dato vita alla coalizione Hamgami, che propone una repubblica laica e democratica, con una magistratura indipendente e una stampa libera. Hamgami ha acquisito visibilità al di fuori dell’Iran dopo le proteste del 2022. Tuttavia il movimento rimane relativamente sconosciuto in Iran e, come ha affermato l’accademica Maryam Alemzadeh un’intervista ad Al Jazeera «non ha alcuna influenza nella sfera pubblica». Nonostante le speculazioni, gli esperti concordano su un punto: all’orizzonte non c’è un chiaro successore degli ayatollah.

Venezuela, è stato liberato Luigi Gasperin

L’italiano Luigi Gasperin è stato scarcerato dal Venezuela questa notte. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, specificando che ora si trova nell’ambasciata italiana a Caracas. Il suo ordine di scarcerazione era stato tra i primi a emergere, insieme alla notizia della liberazione di Biagio Pilieri, ma Gasperin era ancora in attesa di essere effettivamente rilasciato. La sua liberazione si aggiunge a quelle di Alberto Trentini e Mario Burlò. «Gasperin è provato ma in condizioni stabili. Ha annunciato che vorrebbe rimanere in Venezuela e tornare alla città di Maturin, nello stato del Monagas, dove si trova la sua azienda», ha spiegato la Farnesina. 

Gasperin era stato arrestato il 7 agosto scorso

Gasperin è un imprenditore italiano di 77 anni, titolare della sola cittadinanza italiana. È stato arrestato il 7 agosto 2025 a Maturin, nello Stato del Monagas, e trasferito in un centro di detenzione nella zona di Prados del Este, a Caracas. L’arresto è avvenuto dopo un controllo per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui Gasperin era socio di maggioranza e presidente.