Jordan Smith, chi è il dilettante che ha battuto Sinner e vinto il Million Dollar One Point Slam

Sinner, Alcaraz, Zverev, Medvedev, ma anche Gauff, Swiatek, Paolini e Anisimova. Sono solo alcuni dei professionisti che hanno partecipato, oggi 14 gennaio 2026, al Million Dollar One Point Slam, un evento di esibizione che alla vigilia degli Australian Open – che scatteranno domenica 18 – ha messo in palio 1 milione di dollari australiani per il vincitore. Semplice il format: tabellone a eliminazione diretta e partite con un solo punto. Presenti sia tennisti professionisti sia alcuni dilettanti locali ed è proprio uno di questi ultimi ad aver staccato il ricchissimo assegno. Si tratta di Jordan Smith, 29enne amatore che sul proprio cammino ha eliminato, tra gli altri, l’altoatesino numero due del ranking Atp e l’americana Anisimova, quarta nella classifica Wta. «Ero felice anche di aver fatto un solo punto», ha ammesso dopo il trionfo, spiegando che intende investire il montepremi per acquistare una casa.

Chi è Jordan Smith, l’amatore che ha battuto Sinner e vinto il One Point Slam

Jordan Smith, chi è il dilettante che ha battuto Sinner e vinto il Million Dollar One Point Slam
Il dilettante Jordan Smith al One Point Slam 2026 (Ansa).

Jordan Smith ricorderà per sempre la notte che gli ha cambiato la vita. Classe 1996, è il più giovane di tre fratelli – Cameron e Blake – e ha impugnato la sua prima racchetta a tre anni. D’altronde, per lui il tennis è il pane quotidiano sin dalla nascita, considerando che i genitori gestiscono la Castle Hill Academy, circolo nei pressi di Sydney in cui il 29enne oggi insegna ai giovani talenti. Ex giocatore a livello universitario con il sogno di diventare pro, il padre negli ultimi anni ha scelto di allenare invece che giocare. La madre, ex insegnante, nell’accademia si occupa di amministrazione. Jordan ha partecipato alla prima edizione del Million Dollar One Point Slam in quanto campione statale del Nuovo Galles del Sud. «Sarebbe incredibile giocare sulla Rod Laver Arena», aveva spiegato a novembre scorso. «Sono cresciuto guardando le partite in tv».

A livello juniores, Jordan Smith ha vinto due titoli nazionali in singolare fra il 2008 e il 2012, sfidando anche i giovanissimi Cameron Norrie e Alexander Zverev. A livello universitario, mentre frequentava l’Oakhill College, alle porte di Sydney, ha guidato la sua squadra alla vittoria del campionato statale nel 2014. Negli anni successivi si è trasferito negli Stati Uniti, giocando alla Gonzaga University, a Washington, grazie a una borsa di studio. Il lockdown per il Covid lo ha spinto a sedersi in panchina, tanto che oggi è un coach professionista certificato da Tennis Australia, che gli permette di supportare lo sviluppo dei giovani atleti. Durante il 2022 ha viaggiato in Asia e in Africa, prendendo parte a diversi tornei, tanto da raggiungere il suo best ranking: numero 1.141 in singolare e 748 in doppio. Oggi ha battuto il dominatore sul cemento Sinner e la finalista degli Us Open 2025 Anisimova.

Il cammino al Million Dollar One Point Slam

Jordan Smith, chi è il dilettante che ha battuto Sinner e vinto il Million Dollar One Point Slam
Il dilettante Jordan Smith al One Point Slam 2026 (Ansa).

Partito dal primo turno, Jordan Smith ha eliminato dapprima il giocatore di football americano Bailey Smith e subito dopo la brasiliana Laura Pigossi, numero 86 del ranking Wta, dopo un lungo scambio. Poi è stata la volta di Jannik Sinner che ha mandato in rete l’unico servizio a disposizione. La favola di Smith è proseguita ai quarti contro Amanda Anisimova, poi in semifinale contro Pedro Martinez, tra l’altro fresco vincitore del Challenger di Bengalore, e in finale contro Joanna Garland, numero 117 al mondo, che ha sbagliato un rovescio in uscita dal servizio. Smith ha persino sfiorato la vittoria di una macchina, una Kia Ev9, perdendo il match ad hoc contro Alec Reverente. Può consolarsi però con il milione di dollari australiani, al cambio circa 570 mila euro.

Isee 2026 famiglia con tre figli: cosa cambia

Come cambia l’Isee 2026 per una famiglia con tre figli rispetto all’indicatore del 2025? Il nuovo metodo di calcolo del valore della situazione economica equivalente è stato spiegato dall’Inps con un nuovo messaggio utile a fornire le indicazioni operative per l’adeguamento alle novità della legge di Bilancio di quest’anno. Presentare la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) nei tempi giusti è indispensabile per trasmettere la domanda di una prestazione erogata dall’Inps o per continuare a fruire di specifiche agevolazioni familiari. Rispetto al sistema precedente, la normativa stabilisce parametri sensibilmente favorevoli per i nuclei con più figli, facilitando il mantenimento dei sussidi. Pertanto, le nuove maggiorazioni e le soglie di franchigia ridisegnano l’accesso al welfare, premiando la natalità e riducendo il peso del patrimonio immobiliare nel calcolo finale.

Come cambia l’Isee 2026 per una famiglia con tre figli?

Isee 2026 famiglia con tre figli: cosa cambia
Preoccupazione delle famiglie per il caro-vita e richiesta di prestazioni dell’Inps (Imagoeconomica).

La presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) dal 1° gennaio 2026 è necessaria per tutti i nuclei che intendano accedere o confermare i sostegni economici. Nel messaggio numero 102 del 12 gennaio, l’Inps chiarisce che le modifiche di calcolo dell’Isee riguardano le maggiorazioni sui coefficienti della scala di equivalenza e la franchigia sulla propria abitazione. Rispetto al 2025, la maggiorazione del 2026 per i nuclei con tre figli passa da 0,20 a 0,25; per le famiglie con quattro figli, la maggiorazione sale da 0,35 a 0,40; infine, per le famiglie con cinque o più figli, la maggiorazione passa da 0,50 a 0,55. Inoltre, la corretta applicazione della scala di equivalenza permette di ottenere importi più elevati della prestazione richiesta. Il ricalcolo automatico operato dall’ente assicura che, laddove il nuovo indicatore risulti più favorevole, l’importo della prestazione venga adeguato senza necessità di una nuova istanza da parte del genitore o del richiedente.

Nuovo Isee 2026, maggiorazioni e franchigie di calcolo con tre figli

A prescindere dal numero dei figli, nel calcolo dell’Isee 2026 la soglia base di deduzione per l’immobile di residenza subisce un aumento significativo rispetto al 2025, passando dai 52 mila 500 euro dello scorso anno ai 91 mila 500 euro del 2026. Tuttavia, il valore della franchigia sulla casa situata in una Città Metropolitana viene elevato a 120 mila euro. Il numero dei figli conta per l’ulteriore incremento di franchigia sulla prima casa. Infatti, l’incremento del valore è di 2 mila 500 euro per ogni figlio successivo al primo. Pertanto, per famiglie di tre figli occorre considerare una franchigia aggiuntiva di 5 mila euro rispetto al valore da portare in detrazione sulla prima casa, di 91 mila 500 euro o 120 mila euro.

Chi deve fare domanda di Dsu per non perdere i bonus Inps?

Isee 2026 famiglia con tre figli: cosa cambia
Casa di proprietà (Imagoeconomica).

Le prestazioni erogate dall’Inps che beneficiano del calcolo più vantaggioso sono limitate a cinque categorie specifiche. Per tutte le altre misure, restano validi gli indicatori ordinari. L’elenco comprende:

  • l’Assegno di inclusione (Adi);
  • il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
  • l’Assegno unico e universale per i figli a carico;
  • il bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare;
  • il bonus nuovi nati.

Si ricorda che per la Dsu precompilata si conferma l’esclusione automatica dal patrimonio mobiliare dei titoli di Stato e buoni fruttiferi postali fino a 50 mila euro per nucleo, come stabilito dal messaggio dell’Inps 1895 del 16 giugno 2025. Diversamente, per la modalità autodichiarata, l’esclusione deve essere effettuata dal richiedente secondo le indicazioni dell’istituto, reperibili nella circolare numero 7 del 3 aprile 2025.

Iran, l’allarme dei media: «Incursioni dei pasdaran a casa dei manifestanti uccisi»

Secondo quanto riferito da Iran International, emittente televisiva dei dissidenti iraniani con base a Londra, le forze di sicurezza in abiti civili e membri delle Guardie rivoluzionarie avrebbero compiuto operazioni mirate contro le abitazioni dei familiari delle persone uccise durante le proteste nell’area orientale di Teheran. L’emittente parla di irruzioni condotte con modalità intimidatorie, durante le quali sarebbero stati esplosi colpi d’arma da fuoco, rivolti insulti e saccheggiate le case. Sempre stando alla stessa fonte, ai parenti delle vittime sarebbe stato imposto di recuperare i corpi prima dell’alba e di procedere a sepolture rapide e riservate, con l’avvertimento che i costi delle munizioni utilizzate sarebbero stati addebitati alle famiglie.

La magistratura iraniana: «Ricostruzioni fornite dai media legati ai servizi israeliani»

Le notizie diffuse da Iran International sono state però respinte dalla magistratura iraniana, che ha smentito in particolare il bilancio di circa 12 mila morti attribuiti alla recente ondata di disordini. Le autorità giudiziarie, citate dal Teheran Times, definiscono tali informazioni «false e manipolate». In una nota diffusa dal centro media del potere giudiziario, organo ufficiale della magistratura, le ricostruzioni dell’emittente vengono attribuite a quelli che vengono indicati come «media legati ai servizi israeliani» e bollate come «una menzogna assoluta».

Michelin ha confermato Florent Menegaux Managing General Partner

Michelin ha deciso di confermare Florent Menegaux come Managing General Partner per altri quattro anni. La decisione è stata presa dalla SAGES, la Société Auxiliaire de Gestion, in qualità di Non-Managing General Partner della Compagnie Générale des Établissements Michelin (CGEM). Contemporaneamente è stato deciso di non rinnovare il mandato di Yves Chapot e di nominare nel ruolo di Direttore generale Philippe Jacquin. Si attende soltanto l’Assemblea degli azionisti per ratificare la conferma di Menegaux e la nuova nomina.

Chiara Ferragni, oggi la sentenza sul Pandoro gate: a che ora arriva e cosa rischia

È attesa per il primo pomeriggio di mercoledì 14 gennaio la sentenza del processo con rito abbreviato che vede imputati Chiara Ferragni, il suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, gruppo cui fa capo il brand Dolci Preziosi. I tre devono rispondere per le accuse di truffa aggravata in merito ai casi del Pandoro Balocco Pink Christmas e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Secondo l’accusa, infatti, la comunicazione delle due campagne pubblicitarie avrebbe lasciato intendere che ogni acquisto fosse finalizzato direttamente alla beneficenza, creando in tal modo un vantaggio ingiustificato a beneficio delle società coinvolte. Con un ritorno economico per l’intera operazione stimato a più di 2,2 milioni di euro oltre a profitti non quantificabili in termini di immagine.

Chiara Ferragni, attesa per la sentenza: cosa rischia l’imprenditrice

Chiara Ferragni, oggi la sentenza sul Pandoro gate: a che ora arriva e cosa rischia
Chiara Ferragni in tribunale in attesa della sentenza (Ansa).

Nell’udienza del 25 novembre 2025, il pm Cristian Barilli e l’aggiunto Eugenio Fusco hanno chiesto per Chiara Ferragni una condanna a un anno e otto mesi di reclusione senza attenuanti, specificando che l’utilizzo dei social avrebbe aggravato l’ipotesi di reato amplificando la presunta ingannevolezza delle informazioni. Secondo quanto emerso dalle indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza, fra il 2021 e il 2022 l’influencer avrebbe raggirato follower e consumatori ottenendo presunti ingiusti profitti in relazione alle vendite dei due prodotti. Assieme a lei, anche il suo ex braccio destro Damato – per cui è stata chiesta la condanna a un anno e otto mesi – avrebbe avuto un ruolo preminente nelle campagne commerciali con cui sarebbe stata realizzata la presunta truffa. Per il terzo imputato, il presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo, l’accusa ha chiesto invece un anno di reclusione.

La posizione della difesa e le parole dell’influencer

Chiara Ferragni, oggi la sentenza sul Pandoro gate: a che ora arriva e cosa rischia
Chiara Ferragni arriva in tribunale (Imagoeconomica).

Chiara Ferragni ha sempre ribadito la propria innocenza. Nell’udienza del 19 dicembre, la sua difesa ha sostenuto di aver agito in buona fede, parlando al massimo di un caso di pubblicità ingannevole, dovuta a dei potenziali errori di comunicazione e per cui la stessa imprenditrice ha chiuso il fronte versando dei risarcimenti e donazioni per un totale di 3,4 milioni di euro. Soprattutto, da parte della star dei social, i legali hanno evidenziato l’assenza di dolo e che, dal punto di vista oggettivo di tutti gli elementi probatori, non si è verificata alcuna truffa. «Sono tranquilla e fiduciosa», si è limitata ad affermare Ferragni ai cronisti poco prima del suo ingresso in aula il 14 gennaio. «Tutto quanto fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno ha lucrato», aveva invece spiegato il 25 novembre mediante dichiarazioni spontanee. Anche le difese di Damato e Cannillo hanno chiesto l’assoluzione.

Groenlandia, botta e risposta von der Leyen-Trump

Nel giorno dell’incontro a Washington tra JD Vance e Lars Løkke Rasmussen, rispettivamente vice presidente USA e ministro degli Esteri danese, il dibattito sulla Groenlandia, che sarà rappresentata dalla ministra groenlandese Vivian Motzfeldt, si è acceso. I protagonisti del nuovo botta e risposta sono stati Donald Trump e Ursula von der Leyen. Il tycoon su Truth ha scritto che gli Stati Uniti avrebbero bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale. Ha spiegato che è «vitale per il Golden Dome», il sistema per la difesa missilistica che difende il territorio americano. E ha aggiunto: «La Nato dovrebbe farci da apripista per ottenerla. Se non lo facciamo noi, lo faranno la Russia o la Cina, e questo non accadrà».

Von der Leyen: «La Groenlandia è del suo popolo»

Von der Leyen, però, ha affermato con forza l’indipendenza dell’isola. La presidente della Commissione Ue ha spiegato: «La Groenlandia appartiene al suo popolo. Siamo in costante contatto con il governo danese. Come secondo punto, la Groenlandia è parte della Nato, e noi sappiamo che la Nato integra i differenti interessi dei suoi Alleati. Per me è importante che la Groenlandia sappia che noi rispettiamo la volontà dei suoi abitanti». Una risposta chiara che va di pari passo con quella di Troels Lund Poulsen, ministro della Difesa danese. La Danimarca «rafforzerà» la propria presenza militare in Groenlandia «ma ci concentreremo anche maggiormente all’interno della Nato su più esercitazioni e una maggiore presenza della Nato nell’Artico».

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UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili

Che genere sia è difficile dirlo. Dramma istituzionale, commedia regolatoria o teatro dell’assurdo? Di certo la trattativa con cui Delfin valuta la cessione della sua quota nel Monte dei Paschi di Siena a UniCredit non è una normale operazione di mercato. Il 17 per cento non è un di cui, ma una leva che forza molte porte del sistema. 

UniCredit pronta a tornare al centro del risiko

Partiamo dalle conseguenze, che almeno sono più chiare delle sin qui confuse intenzioni. Se UniCredit entrasse in Mps, la banca guidata da Andrea Orcel tornerebbe al centro del risiko che nell’ultimo anno ha ridisegnato gli equilibri della finanza italiana. Non per amore improvviso di Rocca Salimbeni, ma per ciò che essa oggi incorpora: Mediobanca e, suo tramite, la posizione chiave in Assicurazioni Generali. Un perimetro che vale più della banca senese in quanto tale, che in questo schema è il mezzo, non il fine. Il che però rende inevitabile il confronto con quanto accaduto solo pochi mesi fa. Quando Orcel aveva provato a muoversi su Bpm, era stato fermato bruscamente. Il Mef aveva sfoderato il golden power, il governo con l’eccezione di Forza Italia aveva fatto quadrato, e nella foga qualcuno (indovinate chi?) si era spinto a definire UniCredit una banca straniera, come se la geografia potesse supplire alle argomentazioni. Risultato: operazione congelata, interesse nazionale messo in vetrina e salvaguardato nonostante le sopracciglia alzate di Bruxelles e Bce. 

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili
Andrea Orcel (Imagoeconomica).

Perché Siena è accettabile mentre Bpm non lo era?

Oggi lo scenario è diverso, ma non per questo più lineare. L’acquirente è lo stesso. Cambia l’asset. E cambia soprattutto ciò che quell’asset consente di controllare indirettamente. La domanda, a questo punto, sorge spontanea e invoca una risposta logica che noi non abbiamo trovato: perché Siena è accettabile dove Bpm non lo era? Il Mef, peraltro ancora titolare di una quota residua di Mps, osserva e tace. Non per distrazione, ma per calcolo. Qualunque parola rischierebbe di riattizzare il putiferio. Evocare di nuovo il golden power significherebbe riaprire il fronte già bollente con Francoforte e Bruxelles. Non farlo espone a un altro interrogativo imbarazzante: davvero si è forzato quello strumento per fermare Orcel a Milano, salvo poi consentirgli un ingresso a Siena che, per effetti e ricadute, pesa molto di più? 

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili
Luigi Lovaglio, ceo Mps (Imagoeconomica).

L’inchiesta milanese suggerisce a Delfin prudenza

Lo stesso senso di straniamento si avverte guardando alla controparte, ovvero gli eredi di Del Vecchio. Ufficialmente la possibile uscita da Mps risponde a una valutazione industriale. In concreto è il contesto che conta. Francesco Milleri guida un gruppo che produce e vende occhiali in tutto il mondo: un’industria globale, poco incline a restare agganciata a dossier giudiziari i cui riverberi non controlla. L’inchiesta della Procura di Milano sulla vendita da parte del Mef delle azioni Mps a Francesco Gaetano Caltagirone, Delfin e Anima Holding non è una sentenza, ma è sufficiente a suggerire prudenza. In questi casi ridurre l’esposizione è una forma elementare di gestione del rischio

UniCredit, Mps e il golden power a geometrie variabili
L’ad di Essilorluxottica Francesco Milleri (Imagoeconomica).

Due pesi e due misure?

Il risultato finale è che UniCredit rientra nel grande gioco bancario rilanciando alla grande dopo l’operazione che le era stata negata. Bpm resta fuori, alle prese con un azionista forte, Crédit Agricole, che punta a ispessire il suo ruolo di azionista di riferimento. Mentre Siena è sul tavolo, con tutto ciò che si porta dietro, compresa la nomina di un nuovo cda che non vede i soci andare d’amore e d’accordo. Ma cercare una contraddizione esplicita alla fine serve poco. Il sistema funziona così, per spostamenti laterali, per asset che contano più di quanto dichiarano, per decisioni politiche dettate dalla foga del momento e che come tali sono sempre pronte a passare in cavalleria. Forse il governo ha altre priorità, forse Salvini è concentrato sul Ponte e Giorgetti si guarda bene dall’alzare nuovi polveroni. Però resta lo sconcerto: l’ops di Unicredit su Bpm era una operazione di mercato lecita quanto potrebbe essere quella su Mps. Due pesi e due misure? Veti o via libera della politica che rispondono alla convenienza del momento?

Marco Pisoni nominato direttore generale di Ifis Npl Investing

Marco Pisoni è stato nominato direttore generale di Ifis Npl Investing, controllata di Banca Ifis dedicata alla selezione, valutazione e acquisto di portafogli di crediti deteriorati. Pisoni, che ha anche collaborato con Banca d’Italia nell’ambito dell’Asset Quality Review lanciata dalla Bce, nel suo percorso professionale ha ricoperto importanti incarichi presso realtà come PwC e EY (di cui è stato direttore) e all’interno dello stesso gruppo Banca Ifis. Dal 20202 era Head of Deals in Ifis Npl Investing.

Cdp e Intesa Sanpaolo, nuovo accordo da 1 miliardo per la crescita di pmi e mid-cap

Cassa depositi e prestiti (Cdp) e Intesa Sanpaolo hanno firmato un nuovo accordo di finanziamento da 1 miliardo di euro per sostenere l’accesso al credito e l’espansione sui mercati di micro, piccole e medie imprese, favorendo l’economia reale e lo sviluppo dei territori in cui operano. L’operazione si inserisce nell’ambito della lunga collaborazione volta a promuovere iniziative a favore delle aziende italiane che, a partire dal 2021, hanno consentito di mettere a disposizione complessivamente risorse pari a circa 5 miliardi di euro per la crescita di oltre 6 mila imprese.

La banca potrà erogare prestiti fino a 25 milioni alle imprese per singolo progetto

Nel dettaglio, il miliardo di euro previsto dall’attuale accordo sarà integralmente impiegato dalla banca per erogare prestiti fino a 25 milioni e di durata fino a 18 anni a pmi e mid-cap italiane per singolo progetto. Le risorse potranno essere destinate a investimenti da realizzare o in corso di realizzazione per rafforzare le principali filiere produttive nazionali, a spese per immobilizzazioni materiali o immateriali e a esigenze di capitale circolante. L’iniziativa congiunta di Cdp e Intesa risponde alla volontà di sostenere il tessuto imprenditoriale italiano in una fase di mercato in costante evoluzione, ampliando le opzioni di finanziamento a disposizione delle aziende nella prospettiva di stimolare anche i loro investimenti più complessi.

Barman ucciso dal vigile urbano, arrestato il presunto complice

Un 38enne residente a Spinea (Venezia) è stato arrestato perché ritenuto responsabile, in concorso, dell’omicidio di Sergiu Tarna, il barman moldavo 25enne freddato con un colpo di pistola alla tempia in un campo agricolo di Malcontenta di Mira da Riccardo Salvagno, 40enne agente della polizia locale di Venezia, che è già in carcere da dieci giorni. Si tratta dell’uomo ripreso dalle telecamere la sera del 30 dicembre che, sotto minaccia di una pistola di Salvagno, costringeva Tarna a salire in auto con lui.

L’amico che vive a Tenerife conferma la versione del ricatto sessuale data da Salvagno

In un’intervista al Gazzettino, l’amico che ha ospitato Salvagno per una notte a Tenerife, dove l’omicida era fuggito dopo il delitto, ha confermato la versione data dal vigile, che ha raccontato di un ricatto sessuale da parte di Tarna. Il barman, ha spiegato Salvagno, sarebbe stato in possesso di un video lo si vedeva fare sesso con un uomo e lo aveva usato per ricattarlo. Ma il video, di cui anche altri amici comuni avevano sentito parlare, non è stato ancora individuato. E nemmeno l’arma del delitto. L’omicida, dopo una breve permanenza alle Canarie, è stato poi arrestato a Venezia, dove era rientrato passando da Madrid.

Ucraina, perquisita l’ex premier Yulia Tymoshenko

L’ex premier ucraina Yulia Tymoshenko ha denunciato una perquisizione notturna nella sede del suo partito, avvenuta dopo l’annuncio da parte delle autorità di un’ampia indagine sulla corruzione. Figura centrale della Rivoluzione Arancione del 2004 e a capo del governo in due diversi mandati tra il 2005 e il 2010, Tymoshenko è accusata di offerto ai parlamentari benefici in cambio del voto a determinati progetti di legge. La leader di Batkivshchyna, che nel 2019 si era candidata contro Zelensky alle presidenziali e più volte si è scontrata con lui durante il suo mandato, ha riferito che nelle ultime ore i locali del partito sono stati oggetto di controlli da parte degli organi anticorruzione.

Tymoshenko: «Qualcuno vuole fare piazza pulita tra gli avversari»

Secondo quanto riportato da Ukrainska Pravda, durante l’operazione sarebbe stato sequestrato «denaro contante in valuta americana». La stessa Tymoshenko ha raccontato su Facebook quanto accaduto: «Oltre trenta uomini armati fin ai denti, senza presentare alcun documento, hanno di fatto sequestrato l’edificio e preso in ostaggio i dipendenti. Non hanno trovato nulla e quindi mi hanno semplicemente portato via i telefoni di lavoro, i documenti parlamentari e i risparmi personali, le cui informazioni sono pienamente riportate nella dichiarazione ufficiale. Respingo categoricamente tutte le accuse. Sembra che le elezioni siano molto più vicine di quanto sembrassero. E qualcuno ha deciso di iniziare a fare piazza pulita tra gli avversari». Intervenendo in Parlamento, Tymoshenko ha aggiunto che le perquisizioni sono iniziate alle 21.30 del 13 gennaio, mentre si trovava da sola nell’edificio, che gli investigatori sono arrivati a bordo di cinque autobus senza un provvedimento del tribunale, le hanno impedito di contattare un avvocato e hanno esteso i controlli anche agli uffici del deputato Serhiy Vlasenko, suo storico legale.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno

Giornata in agrodolce dedicata alla famiglia Elkann e ai suoi interessi editoriali, a Roma. Ore che, agli occhi di chi segue la situazione delle testate Gedi, a livello di emozioni ricordano le montagne russe. Cominciamo dalla nota più piccante: alla Camera dei deputati, in commissione Cultura, davanti al presidente (meloniano) Federico Mollicone si è tenuta (dalle 12.30 alle 13.15) l’audizione del sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini sulle problematiche legate alla vendita del gruppo Gedi: 45 minuti per trattare un tema che ha provocato fin qui facce lunghe, continue richieste sulle garanzie per i posti di lavoro e per l’indipendenza editoriale, scioperi e dubbi sulle intenzioni della proprietà. Su Repubblica c’è sempre forte l’interesse dei greci di Antenna (per Gedi si era fatto avanti pure Leonardo Maria Del Vecchio, che dopo la porta in faccia ha però virato su il Giornale), mentre per La Stampa si vocifera di un possibile accordo col gruppo veneto Nord Est Multimedia di Enrico Marchi (che ha già, tra gli altri, Il Mattino di PadovaLa Nuova VeneziaIl Messaggero Veneto). Una guerra che passa anche dalla comunicazione.

Ma basta qualche ora e la situazione cambia, almeno di facciata, per coinvolgere una marea di vip nella gioia di un compleanno speciale: in serata nel quartiere Testaccio, al Mattatoio, dove una volta si uccidevano i vitelli (e non solo), grande party per il mezzo secolo di vita del quotidiano la Repubblica, fondato nel 1976. Un modello che fu la più importante impresa editoriale del 900 e su cui sembra stia calando il sipario. In tanti si chiedono chi verrà della proprietà, tanto alla fine tutti pronosticano che il vero protagonista sarà il direttore Mario Orfeo, che ha chiamato a raccolta, personalmente, ogni collega direttore in circolazione, con sollecito telefonico per assicurarsi della presenza. Anche perché, di questi tempi, gli editori è meglio se non si fanno vedere. Prevista comunque una folta rappresentanza della Rai, tra gli invitati. Qualcuno, amaramente, ha già fatto trapelare la battuta: «Fanno la festa prima che gli facciano la festa».

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Mario Orfeo (Imagoeconomica).

Per Urso pure il guaio delle radio Fm

Non se l’aspettava nessuno, eppure la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto del codice europeo delle comunicazioni elettroniche e della direttiva quadro, ritenendo che il nostro Paese non abbia adottato misure amministrative sufficienti per eliminare le interferenze dannose causate dalle emittenti radiofoniche Fm italiane negli Stati europei nella banda di frequenza Fm. Le interferenze si estenderebbero in particolare al territorio croato, sloveno, francese (cioè alla Corsica) e maltese. L’ennesima grana da risolvere per il ministro Adolfo Urso.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Adolfo Urso (Imagoeconomica).

Il Corriere e Report agli antipodi

«I laboratori di cucina degli chef stellati per ripartire dopo anoressia e bulimia», si legge sulla prima pagina romana del Corriere della Sera, con spazio visibilissimo e tanto di foto, più una testimonianza e un’intervista a Ciro Scamardella, il cuoco del ristorante Pipero di Roma. Di che si tratta? «Nelle campagne dell’orvietano, il centro Verdeluce della Fondazione Cotarella è un punto di riferimento per la riabilitazione dei giovani che hanno sofferto di disturbi del comportamento alimentare». Una bella iniziativa, a leggere il giornale diretto da Luciano Fontana. Poi la mente ricorda qualcosa: ma quel centro non era stato preso di mira da Report, la trasmissione di RaiTre condotta da Sigfrido Ranucci, con il servizio “In vino non veritas” dove si parlava di 240 mila euro raccolti grazie alla beneficenza per mettere su questa dimora? Sì, è proprio quello.

L’audizione sulla vendita di Gedi e poi la festa per Repubblica: le pillole del giorno
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Alla Francia piace Rosso (Renzo)

Légion d’honneur per Renzo Rosso all’ambasciata di Francia in Italia, nel romano Palazzo Farnese. Che poi è il riconoscimento, spiffera qualcuno nei dintorni di Palazzo Chigi, «a chi non ama il governo di Giorgia Meloni». Insomma, una specie di club transalpino che mette insieme i vip italiani che detestano la maggioranza di centrodestra. L’imprenditore della moda (pure dei vini, ma non ricordatelo al gruppo Masi Agricola, quelli dell’Amarone) si è presentato in giacca, ma sotto indossava una maglietta nera con stampata una cravatta. Martin Briens, il diplomatico che rappresenta il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, ha apparecchiato una tavolata per il festeggiato. Rosso poi ha pubblicato un testo sui social per esaltare l’onorificenza ricevuta dai “galli” in terra romana. In quale lingua? In italiano? No. In francese? Nemmeno. In inglese…

Andrea Rigogliosi è il nuovo Ceo di Diesel

Diesel ha nominato Andrea Rigogliosi nuovo Chief Esecutive Officer. Riporterà direttamente a Ubaldo Minelli, amministratore delegato del gruppo Otb di Renzo Rosso che controlla il brand. «Sono molto felice del suo arrivo», ha commentato lo stilista. «Insieme alla squadra potrà valorizzare il potenziale del marchio in un momento evolutivo di cruciale importanza. Diesel è un brand magico, da sempre rappresenta una realtà unica nel panorama della moda. La direzione creativa di Glenn Martens ha saputo trasformarlo, riscoprendone il Dna più autentico e rendendolo più fresco e contemporaneo e sempre più amato dai giovani. Oggi Diesel può considerarsi l’unica alternativa al mondo del lusso».

Andrea Rigogliosi è il nuovo Ceo di Diesel
Il logo di Diesel davanti a uno store (Imagoeconomica).

Chi è Andrea Rigogliosi, nuovo Ceo di Diesel

Laureato in International Business Administration alla Bocconi di Milano, Andrea Rigogliosi vanta un’esperienza ventennale nei settori di moda, lusso e retail. Global Head of Retail and Commercial in Miu Miu-Gruppo Prada dal gennaio 2024, ha rivestito alcune posizioni di primo piano all’interno del Gruppo Lvmh. È stato infatti, da luglio 2021 a gennaio 2024, Presidente Europa di Fendi, mentre dal 2013 al 2021 è stato in Christian Dior Couture dapprima come General Manager Italia e in seguito come Directeur General France & Monaco. All’inizio della sua carriera avea svolto ruoli manageriali in Gruppo Poltrona Frau (General Manager per quattro anni fra il 2009 e il 2013) e presso L’Oréal Luxury Products.

Venezuela, riaperti i pozzi petroliferi dopo l’embargo Usa

La riapertura di parte dei pozzi petroliferi venezuelani segna una svolta dopo mesi di stop legati alle sanzioni statunitensi. Pdvsa, il colosso energetico controllato dallo Stato, ha rimesso in funzione impianti rimasti inattivi durante l’embargo, consentendo la ripartenza delle spedizioni di greggio già in questa settimana. Nelle ultime ore hanno lasciato i porti del Paese almeno due superpetroliere, ciascuna con un carico di circa 1,8 milioni di barili. Fonti citate da Reuters collegano queste partenze a un’intesa tra Caracas e Washington che prevede un volume complessivo di forniture fino a 50 milioni di barili.

Lo stop forzato con l’unica eccezione di Chevron

La ripresa arriva dopo un lungo periodo di quasi totale paralisi dell’export, che aveva messo in evidenza le difficoltà strutturali dell’industria petrolifera venezuelana sotto la pressione degli Stati Uniti. In questo scenario, l’unica eccezione era rappresentata da Chevron, autorizzata a operare con permessi speciali e con quantitativi ridotti destinati al mercato americano. Sul fronte giudiziario, intanto, il consiglio di amministrazione di Pdvsa designato dall’opposizione ha annunciato di aver presentato un ricorso contro la cessione di Citgo, la controllata statunitense della compagnia, vendita che era stata autorizzata dal Tribunale distrettuale del Delaware alla fine di novembre.

Kenny Wilson nuovo ceo di K-Way

Avvicendamento ai vertici di K-Way. A meno di un anno dalla nomina, Luca Lo Curzio ha lasciato il ruolo di amministratore delegato: gli subentra ad interim Kenny Wilson, già direttore non esecutivo e membro del cda. La nomina arriva in un momento chiave per il marchio, che si prepara a presentare la collezione autunno-inverno 2026-2027 durante la Milano Fashion Week. Wilson, che vanta un’esperienza trentennale nel settore, da aprile 2025 era presidente di Represent, marchio britannico di streetwear di lusso. In precedenza era stato per sette anni ceo di Dr. Martens e prima ancora di Cath Kidston. Dal 2009 al 2011 era stato presidente per l’Europa di Claire’s. Nel suo background anche una lunga esperienza in Levi Strauss.
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5 bonus Inps che richiedono il nuovo Isee 2026 per non interrompere il pagamento

Nella giornata del 12 gennaio, l’Inps ha pubblicato un nuovo messaggio nel quale elenca 5 bonus destinati alle famiglie che necessitano dell’aggiornamento dell’Isee alle novità e alle modalità di calcolo del 2026 per non subire l’interruzione del pagamento. Il rinnovo tempestivo dell’indicatore risulta indispensabile, pertanto, sia per presentare nuove istanze, sia per mantenere i pagamenti delle prestazioni di sostegno al reddito e all’inclusione già in corso. La normativa introdotta con la legge di Bilancio di quest’anno ha stabilito criteri di calcolo sensibilmente più vantaggiosi per le famiglie con figli, puntando a una maggiore equità sociale. A tal proposito, l’Inps ha già adeguato i propri sistemi informatici per applicare le nuove franchigie e le maggiorazioni previste. Questa operazione risulta determinante per definire correttamente la platea dei beneficiari dei bonus erogati dall’istituto di previdenza, in modo da assicurare che il sostegno economico raggiunga i nuclei che ne hanno effettivamente diritto.

Chi deve fare domanda del nuovo Isee 2026 per non perdere i bonus Inps

5 bonus Inps che richiedono il nuovo Isee 2026 per non interrompere il pagamento
Una ragioniera lavora ad un modello 730 (Ansafoto).

I soggetti che percepiscono prestazioni assistenziali o di sostegno al reddito devono presentare la nuova Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) a partire dal 1° gennaio 2026. L’aggiornamento è necessario per chi beneficia di bonus quali l’Assegno di inclusione o il Supporto per la formazione e il lavoro, poiché l’omissione del rinnovo potrebbe causare la sospensione dei pagamenti. L’Inps ha specificato che le procedure informatiche sono già pronte per accogliere i nuovi dati. Qualora una domanda presentata all’inizio dell’anno dovesse risultare respinta sulla base del vecchio indicatore, l’istituto procederà a un riesame d’ufficio non appena sarà disponibile il calcolo più favorevole. Questo meccanismo di tutela automatica evita che i cittadini debbano presentare ulteriori ricorsi o integrazioni, garantendo la continuità dei sussidi previsti dalla legge di Bilancio 2026 per le fasce più fragili della popolazione.

Quali sono i bonus 2026 per le famiglie

Le prestazioni che richiedono obbligatoriamente il calcolo del nuovo Isee, secondo quanto stabilito dal messaggio 102 dell’Inps, sono limitate a cinque specifiche categorie di sostegno. Pertanto, i bonus interessati sono i seguenti:

  • Assegno di inclusione (Adi);
  • Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl);
  • Assegno unico e universale per i figli a carico;
  • bonus asilo nido e forme di supporto domiciliare;
  • bonus nuovi nati.

Per tutte le altre prestazioni non elencate, continuano ad applicarsi gli indicatori calcolati secondo le modalità ordinarie. Risulta fondamentale distinguere queste misure poiché i nuovi criteri di calcolo, più vantaggiosi rispetto al passato, si applicano esclusivamente a questo pacchetto di interventi per il sostegno alla natalità e alla coesione sociale. La presentazione della Dsu precompilata rimane la via consigliata, poiché permette di escludere automaticamente dal patrimonio mobiliare i titoli di Stato e i buoni fruttiferi postali fino a un valore di 50 mila euro.

Cosa cambia nell’Indicatore della situazione economica equivalente 2026

La principale novità dell’Isee 2026 riguarda l’innalzamento delle franchigie sulla casa di abitazione e il potenziamento della scala di equivalenza per chi ha figli. Il valore dell’immobile in cui risiede il nucleo familiare viene ora abbattuto in misura maggiore, riducendo l’indice finale e permettendo a più famiglie di rientrare nelle soglie di accesso.

Oltre a questi importi, la scala di equivalenza viene corretta con maggiorazioni crescenti: si parte da 0,10 per due figli, fino ad arrivare a 0,55 per i nuclei con almeno cinque figli. Tali parametri rendono il calcolo più favorevole per le famiglie numerose.

Quando si fa l’Isee 2026 per l’Assegno unico

Per quanto riguarda l’Assegno unico e universale, l’Inps ha previsto una fase transitoria per tutelare i percettori. Nei mesi di gennaio e febbraio 2026, l’importo dell’assegno viene calcolato sulla base dell’Isee valido al 31 dicembre 2025. Questa deroga temporanea serve a garantire la regolarità degli accrediti nelle more del rinnovo della documentazione. Tuttavia, a partire dalla mensilità di marzo 2026, l’erogazione della cifra corretta e delle eventuali maggiorazioni dipenderà esclusivamente dalla presenza di un indicatore aggiornato. Se la Dsu non viene presentata entro la fine di febbraio, l’istituto corrisponderà l’importo minimo previsto dalla normativa. Una volta ottenuto il nuovo valore, l’ente provvederà a conguagliare le somme spettanti a partire dal mese di presentazione della domanda, ricalcolando gli importi secondo i parametri più vantaggiosi definiti per l’anno 2026.

Bonus Inps di 1000 euro: a chi spetta

5 bonus Inps che richiedono il nuovo Isee 2026 per non interrompere il pagamento
Bonus nuovi nati e asili nido, due sostegni dell’Inps per l’infanzia (Freepik).

Il bonus nuovi nati, introdotto dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207, è destinato ai genitori per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2026. Per ottenere questo beneficio, che ammonta a 1000 euro, è necessario possedere un Isee che rispetti i limiti reddituali stabiliti dalla normativa vigente. Grazie alle nuove regole di calcolo, molte famiglie che in precedenza superavano le soglie d’accesso potrebbero ora rientrare nel beneficio, proprio per via delle franchigie immobiliari più elevate e delle maggiorazioni per i figli conviventi. La domanda deve essere inoltrata telematicamente all’istituto per ricevere il pagamento in un’unica soluzione. È importante ricordare che, nel caso di presentazione della Dsu in modalità autodichiarata, il cittadino deve indicare manualmente l’esclusione dei titoli di risparmio postale o di Stato fino a 50 mila euro, operazione che invece avviene in automatico utilizzando i modelli precompilati messi a disposizione dall’ente.

Alcuni membri del personale Usa invitati a lasciare la base in Qatar

Gli Stati Uniti hanno avvisato alcuni membri del personale di lasciare la base aerea Al Udeid dell’esercito americano in Qatar entro mercoledì sera. Lo riporta Reuters. Al Udeid è la più grande base statunitense in Medio Oriente, e ospita circa 10 mila truppe. «È un cambiamento di postura e non un’evacuazione ordinata», ha sottolineato uno dei diplomatici sentiti da Reuters. A giugno dell’anno scorso, circa una settimana prima che gli Stati Uniti lanciassero attacchi aerei sui siti nucleari dell’Iran, alcuni membri del personale e delle famiglie erano stati trasferite dalle basi statunitensi in Medio Oriente. Nelle ore scorse l’Iran ha avvertito gli Stati Uniti che attaccherà le basi americane in Medio Oriente in caso di un intervento di Washington, dopo che Donald Trump ha minacciato azioni militari contro Tehran in risposta alla repressione violenta delle manifestazioni in corso da oltre due settimane. L’Iran ha comunicato ai Paesi della regione, dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti fino alla Turchia, che le basi statunitensi in quei Paesi potrebbero essere attaccate. L’Arabia Saudita ha chiuso il proprio spazio aereo ai jet degli Stati Uniti per scoraggiare un intervento militare.

È morto il comico Luciano Manzalini, metà dei Gemelli Ruggeri

Luciano Manzalini, membro dei Gemelli Ruggeri, è morto all’età di 74 anni. Il «secco», come era soprannominato durante gli show, si trovava nella Villa Paola di Bologna. A darne notizia è stato l’altra metà del duo, Eraldo Turra, con un omaggio sui social: «Luciano se n’è andato, povero amico amico mio». Formatisi nel 1979, i Gemelli Ruggeri hanno attraversato con il loro umorismo degli Anni 80, arrivando fino al nuovo millennio e facendo ridere con i loro sketch generazioni di appassionati sia a teatro sia in televisione. «Ci conoscevamo dal 1978», ha raccontato Turra al Resto del Carlino. «Ci siamo incontrati a uno spettacolo del Centro civico Mazzini e poi, dopo qualche stage, abbiamo iniziato con il teatro di strada e ricerca, sempre virato alla comicità».

È morto il comico Luciano Manzalini, metà dei Gemelli Ruggeri
I Gemelli Ruggeri (da Facebook).

Chi era Luciano Manzalini, comico dei Gemelli Ruggeri

Nato a Milano il primo gennaio 1952, Luciano Manzalini è stato un attore, comico, autore e scrittore. Laureato in Chimica, da dilettante aveva iniziato negli Anni 70 al Centro Teatrale Roselle, dove nacque il gruppo Gran Pavese Varietà di Bologna con alcuni dei volti comici più incisivi del periodo tra cui Syusy Blady, Patrizio Roverso e Freak Antoni. Consacratosi con i Gemelli Ruggeri, vestiva i panni di uno stralunato e demenziale Stanlio, mentre Eraldo Turra si calava nei panni di un novello Ollio. Il loro successo si è consolidato negli Anni 80 grazie alla televisione, tra cui la partecipazione al programma i Mixerabili su Rai 2 condotto da Gianni Minà. Poi il passaggio sotto l’ala di Antonio Ricci con Drive In nel 1983 e Lupo Solitario quattro anni dopo, dove hanno impersonato gli improbabili corrispondenti della tv di Stato di Croda, immaginario Paese dell’Europa dell’Est.

Seguirono poi anche diversi lavori per il cinema. Nel 1987 i Gemelli Ruggeri debuttarono sul grande schermo con Notte italiana di Carlo Mazzacurati, seguito da Mortacci di Sergio Citti e Affari speciali di Felice Farina. Attirarono persino l’attenzione di Federico Fellini, che come ricorda il Corriere li scritturò per il suo film del 1989 La voce della luna. In carriera, Luciano Manzalini aveva pubblicato con Pendragon alcuni libri come L’amore svenuto, raccolta di brevi poesie, e La felicità è un caso da risolvere intriso di aforismi. Alcuni anni fa era stato colpito da un ictus. «Era una persona schiva», ha raccontato Turra. «Non si può dire che non amasse stare sotto i riflettori: aveva uno sguardo ironico sulla vita, capace di guardare le cose in modo diverso».

L’omaggio del sindaco di Bologna Lepore: «Lascia un grande vuoto in città»

«Luciano Manzalini è stato un artista eclettico e una presenza importante a Bologna che lascia un grande vuoto in città», ha dichiarato il sindaco Matteo Lepore. «Dotato di un umorismo surreale, sottile e raffinato, da vero uomo di spettacolo ha saputo spaziare dal cinema al teatro, alla televisione, segnando gli anni d’oro del cabaret bolognese e nazionale con gli straordinari Gemelli Ruggeri, in coppia con Eraldo Turra. Ai suoi cari va il nostro più sincero affetto. Ricordarlo per noi sarà tornare inevitabilmente a sorridere, pensando agli infiniti sketch e alle risate che ha saputo donarci, vera e preziosa eredità che lascia un grande comico».

Bloomberg: Witkoff e Kushner presto a Mosca per un nuovo incontro con Putin

Steve Witkoff e Jared Kushner, che sono già stati al Cremlino a inizio dicembre, potrebbero recarsi a breve a Mosca per un nuovo incontro con Vladimir Putin. Lo riferisce Bloomberg, citando fonti a conoscenza della questione, secondo cui la visita dell’inviato speciale della Casa Bianca e del genero di Donald Trump sarebbe prevista entro la fine di gennaio. I tempi, spiega Bloomberg, potrebbero slittare a causa della situazione in Iran e anche perché non è chiaro quanto Putin possa essere interessato a un nuovo confronto con negoziatori americani. La Casa Bianca ha dichiarato che al momento non è in programma alcun incontro, mentre il Cremlino non ha risposto a una richiesta di commento.

Scuola, de Pascale sul commissariamento: «Provvedimento iniquo»

Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale intervistato da Repubblica ribadisce il no della Regione al dimensionamento scolastico richiesto dal governo, spiegando le ragioni che hanno portato al rifiuto dell’accorpamento di 17 scuole su 532 e al successivo commissariamento dell’Emilia-Romagna, insieme a Toscana, Umbria e Sardegna, deciso dopo il confronto con l’esecutivo e con il ministero dell’Istruzione guidato da Giuseppe Valditara: «In generale reputo sbagliata la scelta di tagliare il numero di autonomie scolastiche», ha detto de Pascale, «ma come presidente di Regione, nell’ottica di una corretta collaborazione istituzionale, tutti i giorni do attuazione a scelte politiche che non condivido. Io come Regione sono chiamato a contenere i danni. Ma qui non condividevo il principio e nemmeno l’attuazione».

Scuola, de Pascale sul commissariamento: «Provvedimento iniquo»
Giuseppe Valditara (foto Imagoeconomica).

De Pascale ricorda che la misura, introdotta dal governo Draghi e confermata dall’esecutivo Meloni, rischia di svuotare la partecipazione nella scuola: «Disinvestire sulle autonomie scolastiche, arrivare ad avere scuole da 2 mila alunni è per me iniquo. Ma Valditara ha avvallato il provvedimento. Io sono stato in consiglio di istituto e se il numero degli studenti è troppo elevato si frena la partecipazione di famiglie, del collegio dei docenti, delle relazioni sindacali: ne soffre la vita democratica della scuola, che è un luogo di partecipazione. L’autonomia scolastica è stata una grande conquista».

De Pascale: «Siamo i più virtuosi e i più penalizzati»

Sul piano tecnico la Regione contesta l’assenza di motivazioni e i criteri applicati. «Ci siamo rifiutati di dare seguito al dimensionamento scolastico perché è stata una scelta univoca non motivata. Sono sei mesi che pretendiamo chiarimenti». De Pascale sottolinea che le scuole emiliano-romagnole superano la soglia ministeriale di 938 alunni per autonomia, con una media di 998, e che in base al meccanismo premiale spetterebbero più istituti e non tagli. «Siamo i più virtuosi e siamo i più penalizzati». La Regione aveva proposto di ridurre solo sei scuole, ma la scelta è stata tra l’accorpamento di 17 istituti o il commissariamento. Sulle pressioni europee replica: «Bisognava rinegoziare con l’Europa», definendo «una follia» la possibilità di ampliare nuovamente le scuole dopo il 2026. Conclude sul commissario ad acta: «Ognuno si assume le sue responsabilità. Si tratta di un provvedimento iniquo del centrodestra, le famiglie sapranno chi lo ha firmato. Io difendo la scuola pubblica e il dimensionamento è uno svilimento dell’autonomia scolastica, che porterà con sé tagli. Abbiamo avuto garanzie sull’occupazione, ma gli organici saranno comunque ridotti».