Ibsa Italy ha nominato Giuseppe Celiberti come nuovo ceo e general manager. Succederà a Federico Mautone, alla guida della filiale italiana del gruppo farmaceutico svizzero dal 2023. Ibsa lo scorso hanno ha finalizzato il 40esimo anniversario da quando è stata acquisita dall’attuale presidente Arturo Licenziati. È stato lui a trasformare la società in una multinazionale che opera in oltre 90 Paesi in tutto il mondo e impiega più di 2.300 persone. Celibertiha precedentemente lavorato presso Centro Ricerche di GlaxoSmithKline prima di maturare esperienze anche in ambito marketing, sales e direzionale. In Ibsa Italy è entrato nel 2018, dopo aver lavorato per Novadynamics Healthcare e per Medel Italia.
Celiberti: «La persona al centro per Ibsa»
Il nuovo ceo Celiberti ha dichiarato: «La nostra capacità di mettere la persona al centro non è solo un valore. È il motore che ci consente di coniugare ricerca scientifica, produzione industriale e innovazione come pilastri del nostro impegno quotidiano. Insieme a tutto il team continueremo a lavorare per consolidare la crescita in Italia e accelerare lo sviluppo internazionale del Gruppo, promuovendo farmaci nella forma migliore, in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di tutti i nostri pazienti e migliorare la loro compliance».
Ognuno ha il suo destino. Quello di Goffredo Bettini (come definirlo? Insigne esponente del Pd la cui vita è divisa tra Roma e la Thailandia) è di provocare sconquassi. Questa volta il fiammifero lo ha acceso con un’intervista a Il Fatto Quotidiano, che nelle intenzioni voleva essere un contributo alla discussione, ma che è stata letta come un plateale cedimento alle ragioni del nemico Vladimir Putin con cui, dice Bettini, è ora di cominciare a parlare. Ma si sa che, in tempi come questi, anche le migliori intenzioni (ammesso che ci fossero) vengono prese come dichiarazioni di guerra. Come se non bastasse, l’ideologo della sinistra romana ne ha anche per l’Europa, la cui governance targata von der Leyen non starebbe più in piedi.
Goffredo Bettini (Imagoeconomica).
I riformisti insorgono, la sinistra dem mette la testa sotto la sabbia
Nel Pd questo e altri passaggi a supporto della sua tesi hanno fatto da detonatore riacutizzando contrapposizioni interne la cui sintesi diventa sempre più ardua. I riformisti, incarnati dalla triade Sensi, Picierno e Gori (un consiglio all’ex sindaco di Bergamo è di non farsi coinvolgere dalla comunicazione social della moglie) sono insorti come se Bettini avesse messo in discussione l’appartenenza all’Occidente, più che la necessità di ravvivare la diplomazia. La sinistra del partito, invece, ha fatto quello che fa sempre in questi casi: testa sotto la sabbia, sperando di troncare e sopire la polemica sul nascere, magari appellandosi al fatto che la realtà è molto più scomoda e complicata di un’intervista che ambisce velleitariamente a padroneggiarla.
Filippo Sensi (Imagoeconomica).
Su Israele la frattura tra i due Pd è antropologica
Ma Putin è solo un lato del problema. Il secondo, forse più tossico e gravido di conseguenze, si chiama Israele. Qui la frattura tra i due Pd non è solo politica, è antropologica. Da una parte c’è chi considera la sua difesa un riflesso automatico, identitario, non negoziabile. Dall’altra chi insiste sul diritto internazionale, sulle responsabilità, sulla sproporzione della reazione a Gaza, e finisce immediatamente nel recinto degli ambigui, quando non dei sospetti. Se l’Ucraina divide sulle parole, Israele divide sulle emozioni, che in politica purtroppo sono sempre più potenti delle analisi. Nel Pd convivono due lessici che non comunicano. Uno parla di sicurezza: alleanze, deterrenza, lealtà al contesto atlantico. L’altro di diritti: le vittime, le asimmetrie di forza, il diritto internazionale come metro morale prima che giuridico. Il risultato è che ogni presa di posizione sembra un tradimento per qualcuno, mai una scelta condivisa.
Giorgio Gori e Pina Picierno (Imagoeconomica).
Elly Schlein costretta a un equilibrismo permanente
In mezzo, con l’aria di chi cerca una sintesi in un puzzle a cui mancano sempre dei pezzi, c’è Elly Schlein. Alla segretaria si chiede di tenere insieme un partito che ormai non discute più per trovare una linea, ma per certificare le distanze interne. Sulla guerra in Ucraina deve evitare l’accusa di tiepidezza con l’aggressore. Su Israele deve schivare quella, ancora più infamante, di mancata chiarezza morale. Una segreteria trasformata in esercizio di equilibrio permanente.
Elly Schlein (Imagoeconomica).
Torna lo spettro di una scissione
Così non si va avanti, o meglio, la sola cosa che avanza è lo spettro di una clamorosa scissione. Il paradosso è che nel Pd tutti giurano di volerla evitare. Ma nella realtà dei fatti si comportano come se fosse già avvenuta. I riformisti parlano a un elettorato che immaginano solido, occidentale, rassicurato dalla continuità. La sinistra si rivolge a una base che chiede di non tradire l’ideologia fondativa e il suo ancoraggio internazionalista che identifica nel capitale, ancorché declinato nelle sue formule innovative, il nemico da battere. E nessuno dei due mondi sembra davvero interessato a farsi capire dall’altro. La politica italiana, del resto, ha una lunga tradizione di separazioni presentate come atti di maturità. Ogni scissione viene raccontata come una scelta inevitabile, mai come il fallimento di una convivenza. Se il Pd arriverà all’ennesima rottura, la formula sarà sempre la stessa: non c’erano più le condizioni per continuare insieme. Un modo elegante per dire che nessuno ha voluto pagare il prezzo dell’ambiguità finché era ancora gestibile.
Nella notte tra l’11 e il 12 gennaio a Guarene, nell’Albese, in provincia di Cuneo, un padre e un figlio sono stati trovati senza vita nella loro abitazione della frazione Castelrotto a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio. L’allarme è scattato nella mattinata del 12 gennaio, quando un familiare, non riuscendo a ottenere risposta dopo essere arrivato davanti alla casa, ha contattato i soccorsi: vigili del fuoco e carabinieri, intervenuti sul posto, hanno rinvenuto i corpi di Paolo Foglino, ristoratore di 57 anni, e del figlio Francesco, di 17. Foglino era conosciuto ad Alba perché titolare, insieme ai soci Paolo Salomone e Diego Paschina, dell’Osteriadei sognatori, uno dei locali più noti e frequentati del centro storico. Restano da chiarire le cause che hanno portato alla dispersione del gas letale: gli accertamenti sono in corso e l’indagine è affidata ai carabinieri, intervenuti insieme ai vigili del fuoco.
Martedì 13 gennaio 2026 i taxi si fermeranno in quasi tutta Italia per uno sciopero nazionale di 24 ore. L’astensione dal lavoro è prevista dalle 00:00 alle 24:00 e coinvolgerà tutte le principali città, con l’unica eccezione dell’Umbria. Lo sciopero è stato indetto da un fronte molto ampio di sigle sindacali e associative del settore taxi, in tutto 18 organizzazioni, tra cui Filt Cgil Taxi, Ugl Taxi, Usb Taxi, Uritaxi, Fedartaxi Cisal e Orsa Taxi.
I servizi garantiti
Taxi a Roma (foto Ansa).
Durante lo sciopero restano garantite le prestazioni minime indispensabili, sotto la vigilanza della Commissione di Garanzia: sono assicurati i servizi urgenti e quelli per persone con disabilità o diretti verso strutture sanitarie. Per l’utenza sono attesi forti disagi, soprattutto nei collegamenti con aeroporti e stazioni.
Le ragioni dello sciopero dei taxi
Alla base della mobilitazione ci sono le contestazioni contro quello che i tassisti definiscono l’ingresso «aggressivo» delle multinazionali delle piattaforme digitali nel trasporto non di linea. La categoria rivendica il taxi come servizio pubblico regolato, con tariffe fissate dai Comuni, obblighi di sicurezza, controlli e responsabilità precise verso l’utenza. Secondo i sindacati, questo modello sarebbe messo a rischio da sistemi basati su algoritmi e prezzi variabili, con il pericolo di rincari nei momenti di maggiore domanda. Tra le richieste rivolte al governo figurano il completamento e la piena applicazione della legge 12 del 2019 contro l’abusivismo, regole chiare per le piattaforme tecnologiche e la tutela del servizio pubblico taxi.
La nuova legge di Bilancio introduce una distinzione fondamentale per chi risieda nei grandi centri urbani, ovvero nei capoluoghi delle Città Metropolitane, ai fini della determinazione dell’Isee 2026. Infatti la Manovra, riconoscendo il maggior peso economico del patrimonio immobiliare di queste aree, stabilisce che per i nuclei familiari residenti la quota di valore della prima casa, esclusa dal calcolo del patrimonio, salga a 120 mila euro. La misura è stata pensata per bilanciare il valore di mercato spesso elevato degli immobili nelle metropoli, garantendo che il possesso di una prima casa non diventi un ostacolo insormontabile per l’accesso ai sostegni al reddito. La riforma interessa direttamente le famiglie che richiedono l’Assegno unico per i figli e l’Assegno di inclusione, permettendo a una platea più vasta di rientrare nelle soglie di merito.
Quando si fa il nuovo ISEE 2026
Indicatore della situazione economica equivalente – Isee (Imagoeconomica).
La finestra per richiedere l’Isee 2026 si è aperta il 1° gennaio scorso, data a partire dalla quale si può sottoscrivere la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu). Per i residenti nelle Città Metropolitane, la Manovra 2026 aumenta la soglia di valore della prima casa da escludere dal calcolo del valore reddituale fino a 120 mila euro (rispetto ai 91.500 euro degli altri comuni, comunque in aumento di circa 40 mila euro sul 2025). La famiglia, inoltre, può applicare un’ulteriore franchigia se sono presenti più figli nel nucleo. Infatti, la normativa prevede un aumento della quota da escludere ai fini della determinazione dell’Isee pari a 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo. Ciò significa che una famiglia con tre figli residente a Milano o a Roma può escludere dal calcolo patrimoniale un valore immobiliare superiore rispetto a un nucleo più piccolo. Ecco, di seguito, come considerare le soglie di franchigia.
A cosa serve aggiornare l’indicatore della situazione economica?
L’apertura della finestra di presentazione delle domande di rinnovo dell’Isee dal 1° gennaio 2026 rappresenta un passaggio cruciale per confermare il diritto alle prestazioni dell’Inps e alle relative maggiorazioni. La normativa stabilisce che l’istituto previdenziale utilizzi prioritariamente la modalità precompilata, facilitando l’acquisizione dei dati catastali aggiornati. La cooperazione tra l’istituto e l’Anagrafe nazionale della popolazione residente assicura che il parametro relativo al comune di residenza sia inserito automaticamente, riducendo il rischio di errori nel calcolo della franchigia per l’abitazione. È opportuno presentare la domanda entro il 28 febbraio 2026 per garantire la continuità dei pagamenti dell’Assegno unico per i figli. Nel caso in cui la situazione economica dovesse essere mutata significativamente rispetto a due anni fa, si può optare per l’Isee corrente, purché sussistano le condizioni di variazione reddituale o patrimoniale previste dalla legge.
Quali documenti servono per fare l’ISEE nel 2026 Città Metropolitane?
Una ragioniera lavora ad un modello 730 di dichiarazione dei redditi (Ansafoto).
La documentazione da produrre per la richiesta dell’Isee 2026 deve riflettere la composizione del nucleo e il patrimonio alla data del 31 dicembre 2024. Per chi abita nei capoluoghi metropolitani, non sono richiesti certificati aggiuntivi sulla residenza, poiché il sistema acquisisce il dato in automatico. Restano però fondamentali i documenti che attestino il valore degli immobili e la consistenza dei conti correnti. L’elenco dei dati da verificare comprende, pertanto:
la rendita catastale dell’abitazione principale e delle eventuali pertinenze;
l’estratto conto con saldo e giacenza media dei depositi bancari al 31 dicembre 2024;
la documentazione relativa ai mutui ipotecari residui per l’acquisto della casa;
i dati identificativi di veicoli e imbarcazioni, ora sottoposti ai controlli incrociati con il registro tenuto dall’Aci.
La verifica della corrispondenza tra i dati precompilati e la documentazione cartacea è un passaggio obbligatorio per evitare segnalazioni di difformità.
Santiago Lopez-Vilas è stato nominato socio gestore della divisione europea di Arctos Partners. Si tratta del fondo di investimenti attivo nel ramo sportivo in tutto il pianeta e a un passo da essere acquisita da Kkr. L’intesa è stata raggiunta e manca soltanto l’ufficialità. L’operazione sarà da un miliardo di dollari e sancirà l’ingresso del colosso americano del private equity nello sport.
Arctos, infatti, ha partecipazioni in club di varie discipline: ci sono i Golden State Warriors e gli Utah Jazz in NBA e i Los Angeles Dodgers e gli Houston Astros in MLB. La società possiede anche quote nei Los Angeles Chargers della NFL e nei New Jersey Devils della NHL. E così anche nel calcio, ma in Europa. Il fondo, infatti, è azionista del PSG, dell’Atalanta e del Fenway Sports Group, la holding che possiede il Liverpool. Possiede anche il 20 per cento di Aston Martin in Formula 1.
Lopez-Vilas ex ceo del Bernabeu
A dare notizia del passaggio di Lopez-Vilas ad Arctos Partners è stato il quotidiano spagnolo El Confidential. Il manager è stato dal 2022 all’estate 2025 amministratore delegato dell’Estadio Santiago Bernabeu, la società che gestisce lo stadio del Real Madrid. La separazione è scaturita da alcuni problemi emersi durante la ristrutturazione dell’impianto. Precedentemente Lopez-Vilas è stato direttore degli investimenti del Grupo Milleniuum e direttore del business di OHL Desarollos. Ora la nuova avventura che interesserà anche ai tifosi dell’Atalanta.
Hamnet – Nel nome del figlioè una delle rivelazioni dell’anno. Il nuovo film di Chloé Zhao, già premio Oscar per Nomadland nel 2021 e oggi tra i favoriti per la 98esima edizione degli Academy Awards di marzo 2026, ha trionfato ai Golden Globes, ricevendo l’ambita statuetta per il miglior drama davanti a Sinners – I peccatori, Frankenstein e Un semplice incidente. Premiata anche Jessie Buckley, miglior attrice protagonista in un lungometraggio drammatico nonostante la concorrenza di Julia Roberts per After the Hunt e soprattutto Jennifer Lawrence con Die My Love. Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell e incentrato sulla vita privata di William Shakespeare e della moglie Agnes, uscirà al cinema in Italia il prossimo 5 febbraio.
Hamnet – Nel nome del figlio, trama e cast del film di Chloé Zhao
Jessie Buckley con il Golden Globe 2026 (Ansa).
La narrazione del film di Zhao ha inizio nell’Inghilterra del Cinquecento. Al centro della storia William Shakespeare in una versione ben distante da quella del Bardo e monumento del teatro mondiale: il talento della letteratura britannica non è ritratto come un genio isolato, ma come un uomo, marito e padre ferito da un grave lutto. Giovane insegnante di latino, interpretato da Paul Mescal, vive ai margini della società con la moglie Agnes (Jessie Buckley) e ai figli Susanna (Bodhi Rae Breathnach) e i gemelli Hamnet (Jacobi Jupe) e Judith (Olivia Lynes). Quando Shakespeare si trasferisce a Londra per inseguire il teatro, la moglie resta da sola a Stratford, custodendo la casa e crescendo i bambini. Tutto cambia con l’arrivo della peste, che causa la morte improvvisa di Hamnet e lacera per sempre la vita della coppia.
Dal lutto in poi, Hamlet – Nel nome del figlio racconta dall’interno il dolore di William e Agnes: l’uno decide di rifugiarsi nella scrittura, mentre la seconda si ritira nel cuore della natura. Una frattura da cui nascerà il grande capolavoro diAmleto. Paul Mescal restituisce sullo schermo uno Shakespeare più umano, che scrive perché non riesce a fare altro per restare attaccato alla vita. Jessie Buckley, che nel 2026 tornerà in sala anche con La sposa! di Maggie Gyllenhaal nei panni della compagna del mostro di Frankenstein e che è la vera rivelazione dei Golden Globes 2026, incarna un personaggio magnetico che si prende la scena centrale della storia. Nel cast anche Emily Watson nel ruolo di Mary Shakespeare, madre severa e ferita, e Joe Alwyn in quelli di Bartholomew, fratello di Agnes.
Da Stratford-upon-Avon alle case di Shakespeare, le location del film
Paul Mescal e Jessie Buckley alla première di Hamnet (Ansa).
Disponibile nelle sale britanniche da venerdì 9 gennaio, Hamnet – Nel nome del figlio è stato girato interamente nel Regno Unito. Sebbene il Bardo fosse originario di Stratford-upon-Avon, cittadina del Warwickshire dove visse con la moglie Agnes e la famiglia, le riprese hanno avuto luogo soprattutto a Weobley, nell’Herefordshire, a poco meno di 100 chilometri di distanza. Località che ora, secondo la Bbc, si attendono un aumento del turismo pari al 20 per cento. Gli amanti della storia potrebbero recarsi per visitare una delle cinque case di famiglia legate al drammaturgo e oggi in possesso dello Shakespeare Birthplace Trust: si tratta del cottage di Anne Hathaway, il luogo di nascita del Bardo, la fattoria di sua madre, la casa in cui morì e Halls Croft, dove gli eredi vissero dopo la morte.
«Stratford è rimasta immutata», ha spiegato Richard Paterson, direttore del Trust, alla Bbc. «È come camminare per le stesse strade percorse da Shakespeare». A Weobley, molti edifici nella classica bicromia bianco e nero risalgono alla fine del XV secolo o agli inizi del XVI così come Penbridge, altro villaggio noto per gli edifici in legno a due ore di cammino. Nella biblioteca e nelle sale del museo cittadino è stata allestita una mostra dedicata alle riprese del film di Zhao.
Papa Leone XIV ha ricevuto in Vaticano María Corina Machado, esponente di primo piano dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace 2025. L’incontro, reso noto dalla Sala Stampa della Santa Sede e inserito tra gli impegni ufficiali della giornata, è avvenuto su richiesta della stessa Machado. Fondatrice e guida del movimento Vente Venezuela, l’attivista è da tempo impegnata nella denuncia delle violazioni dei diritti democratici nel Paese sudamericano. Dopo essere fuggita dal Venezuela per partecipare a Oslo alla cerimonia del Nobel a dicembre 2025, in seguito al sequestro e al trasferimento a New York di Maduro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso una sua eventuale ascesa alla guida del Paese, annunciando comunque che incontrerà la leader dell’opposizione «martedì o mercoledì» e chiarendo che una grazia per Maduro non è «uno scenario possibile».
L’appello di Machado e l’appello del Pontefice per il Venezuela
Già a ottobre 2025 Machado aveva chiesto al Pontefice di intervenire presso il governo di Caracas per favorire la liberazione dei detenuti politici. Negli ultimi giorni, infatti, diverse scarcerazioni sono state disposte dalle autorità venezuelane, tra cui anche quelle degli italiani Alberto Trentinie Mario Burlò, come annunciato dal presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodríguez, fratello della vicepresidente e presidente facente funzioni Delcy Rodríguez. Durante l’Angelus del 4 gennaio, Papa Leone XIV aveva richiamato l’attenzione sulla crisi venezuelana, affermando di seguirne gli sviluppi «con animo colmo di preoccupazione» e sottolineando che «Il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione e indurre a superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica».
Il ministero degli Esteri ha diffuso le prime foto del cooperante italiano Alberto Trentini e dell’imprenditore torinese Mario Burlò dopo la loro liberazione in Venezuela. L’annuncio è arrivato intorno alle 5 di lunedi mattina dal ministro Antonio Tajani, che ha riferito che entrambi sono stati trasferiti nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas, dove sono state scattate le immagini. I due si trovano in buone condizioni e rientreranno in Italia su un volo di Stato tra lunedì notte e martedì.
Mario Burlò e Alberto Trentini (Ansa).
Trentini è stato liberato dopo 423 giorni di detenzione. Il cooperante della ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità, era stato fermato senza accuse formali il 15 novembre 2024 a un posto di blocco, circa tre settimane dopo il suo arrivo nel Paese. Dopo il fermo era stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e successivamente rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Venezuela. Anche Mario Burlò era arrestato nel novembre 2024 a un posto di blocco, mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. Anche nel suo caso le accuse non sono mai state chiarite e, per gran parte della detenzione, non gli è stato formalmente contestato alcun reato.
Dacia ha nominato Sandra Gomez nuova Vicepresidente Strategia, Prodotti e Business. La manager guiderà il comparto a livello globale e riporterà direttamente a Katrin Adt, ceo di Dacia. La società fa parte del gruppo Renault. Gomez succederà a Patrice Lévy Bencheton, passato a guidare il programma Veicoli commerciali proprio per Renault Group. La nuova vicepresidente vanta una lunga esperienza all’interno del gruppo. È stata nel 2019 Vicepresident Partnership di Renault. Prima ha avuto incarichi di vario tipo in Nissan North America. La ceo Adt si è detta «molto felice di accogliere Sandra Gomez nel ruolo di Vicepresidente Strategia, Prodotti e Business. La sua competenza sul prodotto, la profonda conoscenza del Gruppo e la sua esperienza nelle trasformazioni strategiche saranno risorse fondamentali per accompagnare lo sviluppo e la performance del marchio».
Alberto Trentini è stato liberatodalle autorità del Venezuela dopo 423 giorni in carcere. Il rilascio del cooperante, avvenuto assieme a quello dell’imprenditore Mario Burlò, è arrivato dopo un intenso lavoro di diplomazia e intelligence, che ha subito un’accelerata dopo l’attacco militare degli Stati Uniti nel Paese e la cattura dell’ormai ex presidente Nicolás Maduro. Trentini, cooperantedella ong Humanity & Inclusion,specializzata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità, era stato fermato a un posto di blocco il 15 novembre del 2024, circa tre settimane dopo il suo arrivo in Venezuela. Era poi stato trasferito alla Direzione generale del controspionaggio militare e poi rinchiuso nel carcere di El Rodeo, uno dei più duri del Paese sudamericano.
Quella di Trentini è stata una detenzione arbitraria
Alberto Trentini e Mario Burlò liberi (Ansa).
Al momento del fermo, Alberto Trentini stava viaggiando per lavoro da Caracas a Guasdualito, nel nordovest del paese, insieme all’autista della ong: entrambi sono stati bloccati senza che venissero formalizzate accuse precise. Da allora Trentini è rimasto detenuto senza capi d’imputazione, in un contesto che la sua avvocata Alessandra Ballerini ha definito una «sparizione forzata». Il caso si inserisce nella pratica, documentata da ong e associazioni per i diritti umani, con cui il regime di Nicolás Maduro ha utilizzato sistematicamente la detenzione di cittadini stranieri — spesso fermati senza imputazioni chiare — come leva politica nelle relazioni internazionali, la cosiddetta “diplomazia degli ostaggi”.
In Venezuela restano detenuti 42 italiani, 24 per motivi politici
Il nuovo governo di Caracas guidato dalla vice di Maduro, Delcy Rodríguez, ha annunciato l’avvio di un processo di riconciliazione con il rilascio di un numero significativo di prigionieri politici, ma le ong indipendenti come Foro Penal confermano che finora solo poche decine — circa41 su un totale stimato tra 800 e 1.200 – sono effettivamente tornate in libertà nonostante l’annuncio ufficiale di 116 scarcerazioni. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha dichiarato che la diplomazia italiana sta lavorando senza sosta per riportare a casa italiani e italo-venezuelani. Ad oggi, secondo Tajani, 42 connazionali risultano ancora detenuti in Venezuela, di 24 per motivi politici.
Il Tribunale delle misure coercitive del Canton Vallese ha confermato la detenzione preventiva di Jacques Moretti, proprietario e gestore del bar Le Constellation di Crans-Montana. La decisione è stata presa per un periodo iniziale di tre mesi. Confermata dunque la scelta di incarcerare provvisoriamente Moretti al termine dell’udienza di venerdì 9 gennaio, visto il pericolo di fuga. Il tribunale svizzero si è dichiarato disponibile a revocare la custodia cautelare a fronte di diverse misure richieste in via subordinata dal pubblico ministero, tra cui in particolare «il versamento di cauzioni» e «misure adeguate per contrastare il rischio di fuga». Moretti ha confermato che la porta di emergenza del Constellation era chiusa dall’interno e di aver sostituito lui stesso la schiuma fonoassorbente che ha preso fuoco, causando la morte di 40 persone. È accusato con la moglie Jessica Maric (ai domiciliari con braccialetto elettronico) di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose.
Un passo indietro prima della decisione. Il promotore di Giustizia vaticana Alessandro Diddi (l’equivalente del pubblico ministero) si è chiamato fuori dal processo contro il cardinale Angelo Becciu prima che la Cassazione vaticana sostenesse l’inammissibilità dell’appello. Diddi aveva impugnato la sentenza di primo grado del 16 dicembre 2023, dopo che le difese di Becciu avevano fatto ricorso in appello per tentare di ribaltare la condanna (il caso è quello della compravendita di un palazzo a Sloane Avenue a Londra). Solo che aveva commesso degli errori formali e così la Corte d’appello vaticana, presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo, aveva dichiarato l’inammissibilità dell’appello. La Cassazione ora doveva decidere se ricusare il promotore di Giustizia vaticana, escludendolo dal processo. Ma lui ha anticipato tutti. Per i suoi detrattori, adesso dovrebbe essere anche rimosso dal suo ruolo di promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano…
Alessandro Diddi (Ansa).
Forza Italia punta tutto sul Sì
Sulla GiustiziaForza Italia non scherza. Del resto la separazione delle carriere dei magistrati è da sempre un cavallo di battaglia dei berluscones. In nome del Cav, il partito ha deciso così di puntare pesante sul Sì al referendum con una serie di iniziative in ogni regione e pure all’estero. Un impegno che non sarà soltanto a parole, ma anche a suon di danè. Quelli raccolti con la campagna di tesseramento – 250 mila circa i nuovi iscritti nel 2025 – sicuramente, ma si sta pensando anche a un contributo ad hoc da parte degli eletti azzurri. Così almeno hanno stabilito Tajani, il coordinatore del comitato per il sì Giorgio Mulè, Enrico Costa, Pierantonio Zanettin e il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini. Si parte con una tre giorni nel weekend del 24 gennaio a Milano, Roma e Napoli. E proprio nella Capitale ci si concentrerà sulla giustizia con un evento – il 24 – all’hotel Ergife. Saranno presenti Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora e presidente del comitato nazionale dei cittadini per il sì, il radicale Maurizio Turco, Giandomenico Caiazza. La ciliegina sulla torta sarebbe l’apparizione di Marina e Pier Silvio, ma l’ipotesi di una loro discesa romana al momento è remota. Intanto Tajani, impegnato a difendere la propria leadership tra richiami di Arcore e correnti interne, si gode i complimenti ricevuti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che nel corso della conferenza stampa di inizio anno ha definito i suoi ultimi tre anni di gestione «miracolosi»: «Forza Italia non aveva più il carisma di Silvio Berlusconi», ha detto la premier. «Nessuno pensava che fosse possibile vedere lo stato di salute attuale di Forza Italia. Antonio Tajani ha fatto un lavoro straordinario». Mentre in qualità di ministro degli Esteri non può che fare silenziosamente il tifo per Donald Trump: grazie all’interventismo spregiudicato del presidente Usa, anche lui si è riconquistato i riflettori di tg e quotidiani…
Antonio Tajani (Imagoeconomica).
Toh, chi si rivede: Enrico Letta
Elly Schlein, tanto per cambiare, deve preoccuparsi: torna Enrico Letta. L’ex segretario del Partito democratico ed ex presidente del Consiglio sarà protagonista del convegno conclusivo del programma Restart, finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca guidato da Anna Maria Bernini con 116 milioni di euro nell’ambito del Pnrr. L’incontro, dal titolo: Shaping Horizons In Future Telecommunications si svilupperà lungo tre giornale, dal 19 al 21 gennaio, a Roma, nell’Auditorium della Tecnica di Confindustria. Il programma coinvolge oltre 130 partner tra università, grandi imprese, con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare il settore delle telecomunicazioni in Italia. Tra i presenti, Livia Ferraro head IT Digital Public Policy di Amazon Italia, Giuseppe Gola ceo Open Fiber, Alessandro Gropelli direttore di Connect Europe, Stefano Grieco ceo Nokia Italia, Benedetto Levi ceo iliad, Andrea Missori ceo Ericsson Italia, Antonio Perrucci presidente Astrid, Federico Protto ceo Cellnex Italia. Letta partecipa in qualità di presidente di Arel, l’Agenzia di Ricerca e Legislazione nata da un’idea di Beniamino Andreatta.
Smentendo ogni chiusura totale del dialogo nonostante le tensioni, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha affermato che «è stato aperto» un «canale di comunicazione» tra Abbas Araghchi, capo della diplomazia di Teheran, e «l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti». Nella notte Donald Trump aveva dato notizia della richiesta di negoziazione da parte dell’Iran e di un incontro in preparazione, dopo le minacce Usa di un intervento militare in caso di prosecuzione della repressione violenta delle proteste contro il regime degli ayatollah. Iran International scrive che l’inviato speciale di Trump è Steve Witkoff, il quale ha tenuto i canali aperti con Teheran anche in passato.
Teheran continua però ad accusare Washington di interferenze
«Non vogliamo la guerra, ma siamo pronti a combatterla. Siamo altrettanto pronti al negoziato, purché sia equo, basato sulla parità di diritti e sul rispetto reciproco», ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei sulla tivù di Stato, accusando però Stati Uniti e Israele di essere dietro alla trasformazione delle manifestazioni – inizialmente pacifiche – in «atti di violenza armata» e sostenendo che «l’intervento americano e sionista mira a provocare il caos» nella Repubblica Islamica. A due settimane dall’inizio dell’insurrezione popolare sono morte almeno 538 persone, secondo i numeri della ong Hrana: 490 manifestanti e 48 membri delle forze di sicurezza.
Il comma 519 della legge 199 del 30 dicembre 2025 (nuova legge di Bilancio) istituisce un bonus per l’iscrizione alle scuole paritarie per l’anno 2026. La misura è concepita per sostenere i nuclei familiari con un Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 30 mila euro, in modo da facilitare l’accesso all’istruzione presso gli istituti privati facenti parte del sistema nazionale. Il governo ha autorizzato una spesa complessiva di 20 milioni di euro per l’anno 2026, destinando le risorse agli studenti iscritti alla scuola secondaria di primo grado o al primo biennio della secondaria di secondo grado. Il voucher scuole paritarie 2026 viene erogato in base a scaglioni proporzionali al reddito, garantendo un aiuto più alto a chi possiede una capacità economica inferiore. Un decreto ministeriale di prossima emanazione determinerà i dettagli per l’invio delle domande e l’assegnazione dei fondi.
Requisiti e beneficiari del bonus scuole paritarie 2026
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).
L’accesso al bonus scuole paritarie 2026 dipende da parametri reddituali precisi e dal percorso di studi dell’alunno. Per ottenere il voucher le famiglie dovranno presentare un’attestazione Isee valida che rispetti la soglia di 30 mila euro. Il contributo massimo previsto è di 1.500 euro per ogni studente, ma l’importo effettivo varia in base alla situazione economica specifica del nucleo. Gli istituti interessati al provvedimento sono:
le scuole secondarie di primo grado;
il primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado.
L’obiettivo è, dunque, quello di garantire la libertà di scelta educativa anche ai redditi medi e bassi. Tuttavia, l’erogazione del contributo dovrà tenere conto anche di eventuali somme già riconosciute dalle Regioni per la medesima finalità. È necessario che la frequenza sia documentata e relativa al solo anno 2026, escludendo esplicitamente le spese per corsi esteri o universitari.
Spese ammissibili e voucher scuole paritarie 2026
Il voucher scuole paritarie 2026 copre diverse tipologie di costi a carico dei genitori durante l’anno scolastico. Infatti, la copertura non riguarda la sola retta di iscrizione, ma abbraccia sia l’attività didattica, sia i servizi accessori necessari alla frequenza. Inoltre, i pagamenti dovranno essere tracciabili per consentire i controlli previsti dalla legge 199 del 30 dicembre 2025. Saranno inlcusi nel conteggio anche i contributi volontari deliberati dagli istituti per l’ampliamento dell’offerta formativa, quali i corsi di teatro o di lingua, svolti al di fuori dell’orario scolastico. Ecco, di seguito, una tabella riepilogativa delle spese incluse nel voucher.
Impatto fiscale e detrazioni Irpef
Persona effettua conti con calcolcatrice (Freepik).
L’utilizzo del voucher scuole paritarie 2026 interagisce con le agevolazioni fiscali esistenti, in particolare con la detrazione Irpef del 19 per cento. Già la scorsa legge di Bilancio aveva previsto una modifica al Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) circa il limite massimo di spesa detraibile di 1.000 euro per ogni studente a partire dal 2025. Poiché il contributo statale riduce la spesa effettiva rimasta a carico della famiglia, di conseguenza diminuisce l’importo su cui calcolare la detrazione fiscale. Pertanto, dal momento che il beneficio diretto di 1.500 euro è superiore al risparmio fiscale, la detrazione massima ottenibile scende a 190 euro. La normativa specifica, inoltre, che il contributo non è cumulabile con altre erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici.
Checco Zalone è il re del cinema italiano. Con l’uscita di Buen Camino, capace di conquistare il box office del nostro Paese, il comico pugliese si è confermato il vero e proprio dominatore della settima arte, portando nelle sale più di 8 milioni di spettatori. Un primato incredibile, che gli ha consentito – secondo i dati Cinetel – di riscrivere i libri dei record nella storia dello spettacolo. Un successo che ha coinvolto anche lo streaming: nella prima settimana di gennaio, Quo Vado?e Cado dalle nubisono entrati in Top 10 su Netflix rispettivamente al secondo e all’ottavo posto. Dal debutto fino a Tolo Tolo del 2020, ecco dove guardare per la prima volta oppure riscoprire i cinque film del comico pugliese.
Checco Zalone, dove vedere in streaming tutti i film della carriera
Cado dalle nubi (2009)
Nel primo film della sua carriera, uscito nel 2009 per la regia di Gennaro Nunziante, Zalone interpreta un giovane cantante neomelodico con grossi problemi nello sbarcare il lunario: sognando il successo, nonostante la rottura con la sua storica fidanzata Angela, si trasferisce a Milano dal cugino Alfredo. E conosce la bella Marika. Capace di incassare 14 milioni di euro, Cado dalle nubiè disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.
Che bella giornata (2011)
Due anni dopo Cado dalle nubi, Checco Zalone è tornato in sala con Che bella giornata. Qui il comico veste ancora una volta i panni di un ragazzo pugliese, che però da anni vive al Nord con i genitori Anna e Nicola e che si guadagna da vivere come buttafuori in una discoteca. Grazie allo zio carabiniere, ottiene dall’arcivescovo di Milano un posto come addetto alla sicurezza del Duomo di Milano, ma con la sua incompetenza finisce per creare più guai che ordine. Sul posto di lavoro conosce Farah, ragazza araba che si finge studentessa di storia dell’arte per compiere un attentato terroristico. È disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e per gli abbonati Sky.
Sole a catinelle (2013)
Quasi 52 milioni di euro al box office per Sole a catinelle, terzo film della carriera di Checco Zalone, uscito nel 2013. Il comico pugliese è qui un cameriere che, stanco della vita monotona, lascia il lavoro ma sfortunatamente, nello stesso giorno, la moglie Daniele viene licenziata dalla fabbrica in cui era impiegata. Divenuto venditore di aspirapolveri, ottiene un enorme successo convincendo i suoi numerosi parenti ad acquistarne uno, ma terminati i familiari finisce sul lastrico. Deciso nell’osservare la promessa fatta al figlio di portarlo in vacanza, parte con lui verso la Basilicata, dove conosce la francese Zoe e il figlio Lorenzo. In streaming è possibile recuperarlo su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e TimVision: è disponibile anche sull’on demand di Sky.
Quo vado? (2016)
Nel quarto film della carriera, Quo Vado?, Zalone è un ragazzo pugliese che ha realizzato il suo sogno sin da bambino: avere un posto fisso. Quando un giorno però il governo approva una riforma per il taglio degli impiegati pubblici, viene spinto al licenziamento con cospicua buona uscita. Pur di mantenere il lavoro, tuttavia, accetta di trasferirsi all’estero e di ricoprire i ruoli più improbabili e pericolosi. Al Polo Nord conosce Valeria, ricercatrice di cui si innamora e con cui inizia una nuova avventura prima di sentire il richiamo dell’Italia. È disponibile in streaming sulle piattaforme Netflix, Amazon Prime Video, Disney+, Now Tv, Mediaset Infinity, TimVision e sull’on demand di Sky.
Tolo Tolo (2020)
InTolo ToloZalone è invece un giovane imprenditore pugliese che sognava di fare successo con un ristorante di sushi in Puglia: oberato dai debiti, fugge in un resort africano, dove si confida con l’amico e collega Oumar. Quando una guerra civile spazza ogni cosa, finisce sulla rotta dei migranti verso l’Europa: determinato a non tornare in Italia, dove debiti e parenti attendono solo di condurlo alla giustizia, decide di sfruttare il viaggio per andare in Liechtenstein. Innamoratosi di Idjaba, anche lei in fuga con il figlio Doudou, finirà in un’avventura capace di insegnarli molto più di quanto potesse immaginare. Il film è disponibile in streaming su Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Now Tv, Mediaset Infinity e sulla piattaforma on demand di Sky.
L’ufficio del procuratore distrettuale del distretto di Columbia ha avviato un’indagine penale nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve. L’inchiesta, spiega il New York Times, è stata approvata a novembre da Jeanine Pirro, alleata di Donald Trump nominata a capo dell’ufficio nel corso del 2025, e riguarda la possibilità che Powell abbia mentito di fronte al Congresso sulla portata del progetto di ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della Fed a Washington. «È un pretesto. La minaccia di accuse penali è conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, invece di seguire le preferenze del Presidente», ha dichiarato Powell. Trump, che ha più volte sollecitato tagli dei tassi più rapidi da parte della Fed al fine di dare maggiore slancio all’economia Usa, si è reso protagonista di diversi attacchi a Powell, “colpevole” di essersi opposto alle sue richieste, puntando il dito (tra le altre cose) contro l’onerosa ristrutturazione di alcuni edifici della banca centrale statunitense.
Un operaio è morto lunedì mattina all’acciaieria 2 dello stabilimento ex lIva di Taranto. Si tratta di Claudio Salamida, 46 anni. Ha perso la vita dopo essere precipitato dal quinto al quarto piano dell’impianto mentre era in servizio. Secondo le prime informazioni, era impegnato in attività di controllo e ispezionedelle valvole su un paiolato, una pedana interna all’impianto, che avrebbe ceduto facendolo cadere per diversi metri, da un’altezza di circa otto metri. L’incidente sarebbe avvenuto al convertitore 3. Sul posto sono intervenuti i responsabili della sicurezza e il personale sanitario del 118, che ha tentato a lungo le manovre di rianimazione, senza esito. I funzionari dello Spesal hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle procedure di sicurezza.
Proclamato sciopero immediato di 24 ore
I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato 24 ore di sciopero a partire da subito, da svolgersi in tutti i siti del gruppo con articolazioni territoriali. «In attesa di conoscere la dinamica, tutti i lavoratori dell’ex Ilva e del mondo metalmeccanico si stringono intorno alla famiglia del lavoratore», comunicano i sindacati. Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha espresso «profondo cordoglio» e ha fatto sapere che «sono in corso tutte le verifiche necessarie per accertare la dinamica dei fatti».
Checco Zalone si prepara a riscrivere il libro dei record del cinema italiano. Il suo Buen Camino, sesto lungometraggio della sua carriera, si appresta a diventare il film più redditizio di sempre nel nostro Paese. Con altri 2,1 milioni di euro guadagnati domenica 11 gennaio, è infatti salito all’incredibile cifra di 65.292.956 complessivi: secondo i dati Cinetel è ora a poco più di 70 mila euro di distanza da Quo Vado?, sempre con protagonista il comico pugliese, ad oggi il film italiano con i maggiori incassi della storia. Un gap che verrà, con ogni probabilità, colmato già lunedì 12 e che lo avvicinerà ancor di più al primato di 68.675.722 detenuto da Avatar, kolossal di James Cameron, che resiste dal 2009. Diretto da Gennaro Nunziante, ad oggi ha portato in sala più di 8,1 milioni di spettatori, circa 1,2 milioni in meno rispetto al totale di Quo Vado? del 2016.
Effetto Zalone anche nelle ricerche sul Cammino di Santiago
Il successo incredibile del nuovo film di Luca Medici, vero nome di Checco Zalone, si conferma anche sui motori di ricerca. Come conferma Google Trends, specializzato nell’analisi delle tendenze a livello nazionale e internazionale, da quando Buen Camino è sbarcato nei cinema italiani il 25 dicembre, il Cammino di Santiago de Compostela – cruciale nella trama del film – ha assistito a un incremento medio delle ricerche pari addirittura al 400 per cento rispetto al passato. Un dato in crescita già da Natale, giorno di uscita del lungometraggio, con un aumento del 200 per cento. Il picco tuttavia risale al 28 dicembre, quando il Cammino di Santiago ha avuto una crescita del 600 per cento. Numeri che non fanno altro che confermare come Zalone incarni un vero e proprio fenomeno di tendenza sociale che oltrepassa i confini delle sale.
Gli incassi degli altri film nei cinema italiani
Alle spalle di Buen Camino, che nell’ultimo weekend (8-11 gennaio) ha incassato 5,6 milioni di euro sfiorando le 700 mila presenze, si è piazzato Avatar: Fuoco e cenere, terzo capitolo della saga diretta da James Cameron. Il film con Sam Worthington e Zoe Saldana ha totalizzato 1,4 milioni di euro negli ultimi tre giorni, salendo a 23.667.007 euro complessivi dal giorno dell’uscita, lo scorso 17 dicembre. Terzo posto per Norimbergacon Russell Crowe e Rami Malek che ha registrato altri 878 mila euro nel weekend e si è issato a € 7.055.950 complessivi. Chiudono la Top 5 Spongebob – Un’avventura da piratie Una famiglia – The Housemaid, film con Sydney Sweeney che sta conquistando anche le sale americane tanto da aver convinto i produttori a mettere in cantiere un sequel.
Elena Sorlini è la nuova ceo di Grandi Stazioni Retail, società che dal 2016 gestisce in esclusiva il diritto di sfruttamento commerciale e pubblicitario nei 14 maggiori scali italiani, distribuiti in 11 città (Roma, Milano, Napoli, Torino, Firenze, Venezia, Bologna, Verona, Genova, Bari e Palermo). Sorlini, che subentra a Francesco Tagliapietra, vanta oltre 20 di esperienza nel settore infrastrutturale e del travel retail: da giugno del 2023 ricopriva l’incarico di amministratrice delegata degli Aeroporti di Abu Dhabi.