Hyundai Motor Europe ha annunciato la nomina di Erika Accatino come nuova Head of Compliance. Negli ultimi tre anni è stata Head of Legal and Internal Audit presso la divisione italiana del marchio sudcoreano. Prima di entrare in Hyundai, Accatino ha maturato una lunga significativa esperienza all’interno di The Heineken Company, dove ha ricoperto il ruolo di Senior Legal Counsel. In precedenza aveva lavorato tre anni per Pomellato.
Tulsi Gabbard, da quasi un anno direttrice dell’intelligence Usa, sarebbe stata tenuta all’oscuro dei piani della Casa Bianca per il Venezuela. Lo scrive il Wall Street Journal, citando fonti secondo cui sarebbe stata esclusa dalla pianificazione dell’operazione Absolute Resolve, iniziate la scorsa estate. Questo per volere di Donald Trump che – non particolarmente vicino a Gabbard – voleva limitare il numero di persone a conoscenza della missione che ha portato all’arresto di Nicolas Maduro, affidandosi perlopiù al direttore della Cia John Ratcliffe per le consultazioni sull’intelligence.
Tulsi Gabbard e Donald Trump (Ansa).
Vance smentisce l’indiscrezione del Wall Street Journal
Il Wsj riporta che la decisione di Trump è stata condivisa dal segretario di Stato Marco Rubio. La Casa Bianca ha smentito però l’indiscrezione del Wall Street Journal: «Sono falsità. Abbiamo mantenuto un rapporto molto stretto con gli alti funzionari di gabinetto e i funzionari del nostro governo», ha assicurato il vicepresidente JD Vance quando gli è stato chiesto dell’esclusione di Gabbard dalla pianificazione per il Venezuela.
McDonald’s Italia ha nominato Ilaria Vaccarini come nuova Communication Manager all’interno del team Impact. Nel suo nuovo incarico, la manager avrà la responsabilità di sviluppare e di guidare la comunicazione strategica del marchio legata a persone, cultura aziendale e impatto sociale. «Sono lieta di fare un nuovo passo in questa grande azienda e ricoprire una nuova posizione lavorativa», ha postato su LinkedIn. «Nuove sfide, nuovi compagni di viaggio, sempre sotto gli archi dorati. Non vedo l’ora che la nuova avventura abbia inizio». Vaccarini sarà chiamata così a rafforzare la coesione interna, sostenendo il dialogo con dipendenti e stakeholder e promuovendo altresì una narrazione autentica dei valori del brand.
Un fast food di McDonald’s (Ansa).
Chi è Ilaria Vaccarini, nuova Communication Manager di McDonald’s Italia
Professionista di lunga esperienza nel settore, Ilaria Vaccarini si è formata all’Università Cattolica dove ha conseguito una laurea magistrale in Comunicazione d’Impresa. Dopo gli studi, ha costruito il suo profilo focalizzandosi sulle relazioni interne e sulla valorizzazione delle risorse umane in diverse aziende prima di approdare il McDonald’s Italia nell’aprile 2019. Per più di sei anni ha ricoperto la carica di Employer Reputation Lead, occupandosi di consolidare progetti ad alto valore umano e di aumentare l’engagement dei dipendenti.
Kimberly Miller è la nuova Global Managing Director di Christie’s per la categoria del lusso. Manager dalla lunga esperienza nel settore, prende il posto di Emmanuel Dunan, che ha lasciato il gruppo nel 2025 dopo un anno di risultati record per la casa d’aste. Nel suo nuovo ruolo, continuerà a operare a New York, dirigendo tutti gli aspetti legati al business del Luxury, dalle aste dal vivo a quelle online fino alle vendite private, collaborando a stretto contatto con i dirigenti dei dipartimenti specializzati di Ginevra, Hong Kong, Londra, New York e Parigi. La sua nomina arriva al termine di un anno record per Christie’s con vendite per 795 milioni di dollari, il 17 per cento in più rispetto al 2024. Successi culminati a novembre, quando il Blue Mellon, diamante Fancy Color da 9,51 carati, è stato battuto per 25,6 milioni.
Il logo di Christie’s (Imagoeconomica).
La carriera di Kimberly Miller, nuova guida del Luxury di Christie’s
Laureatasi con lode in Storia dell’arte alla Temple University di Philadelphia, ha conseguito anche un master in Business Administation alla NYU Stern School of Business. Entrata in Christie’s nel 2010 nel dipartimento Wine, ha scalato rapidamente le gerarchie ricoprendo posizioni di responsabilità fino a imporsi come figura centrale nello sviluppo del business. Dopo una parentesi di quattro anni in Sotheby’s, dal 2015 al 2019, dove è stata anche Head of Sale, nel settembre 2021 è rientrata nella casa d’aste londinese in qualità di Managing Director del Luxury per le Americhe, dove ha guidato la strategia aziendale, l’espansione delle vendite e la performance finanziaria dei dipartimenti gioielli, orologi, vini e borse. Sotto la sua direzione è avvenuta anche l’integrazione di Gooding, casa d’aste di riferimento per le auto da collezione.
Non solo l’imprenditore Luigi Gasperin. Tra i detenuti politici rilasciati dalle autorità di Caracas c’è anche il giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri, leader del partito Convergencia ed ex deputato dall’Assemblea Nazionale, che era stato arrestato nell’agosto del 2024, accusato di terrorismo e tradimento alla patria. Ma sostanzialmente, imprigionato in quanto oppositore del regime di Maduro.
Pilieri, 60 anni, era detenuto nell’Helicoide, una delle prigioni più dure del Venezuela. Le autorità non hanno fornito un elenco di nominativi: possibile liberazione di altri italiani, tra cui il cooperante Alberto Trentini, che lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e il commercialista Mario Burlò, partito per il Venezuela nel 2024 per esplorare nuove opportunità imprenditoriali e detenuto da oltre un anno senza motivi chiari. Gasperin, imprenditore di 77 anni in possesso del doppio passaporto, era stato arrestato il 7 agosto 2025 per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui era socio di maggioranza e presidente.
L’Iran ha imposto un blackout di internet nel Paese nel tentativo di soffocare le vaste proteste contro il regime. La rete è stata deliberatamente oscurata giovedì sera, attorno alle 19 italiane secondo i dati di CloudflareRadar, dopo una giornata di grosse manifestazioni in decine di città. Per le autorità iraniane, spegnere internet serve a impedire il coordinamento delle piazze e a isolare l’Iran dal resto del mondo. Spesso serve anche a coprire la repressione violenta. Nel novembre 2019, dopo un blackout simile, le forze di sicurezza uccisero oltre 200 persone in appena 48 ore. Secondo l’ong Iran Human Rights, finora le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 45 manifestanti, tra cui otto bambini. Ma Amnesty International e altri gruppi indipendenti stimano un bilancio ancora più alto, con migliaia di arresti.
Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province dell’Iran
La mobilitazione degli iraniani, diffusa e senza una leadership centrale, chiede la fine del regime islamico. Le proteste sono iniziate a fine dicembre. La scintilla, questa volta, è stata il crollo della valuta e l’aumento dei prezzi seguito alla fine del cambio agevolato per le importazioni. Il costo dei generi alimentari è aumentato di oltre il 70 per cento in un anno, quello dei medicinali di circa il 50. Le manifestazioni hanno raggiunto tutte le 31 province. A Teheran grandi folle si sono radunate in diversi quartieri, mentre proteste sono state segnalate a Mashhad, Isfahan, Shiraz, Abadan, Bushehr e Karaj. Nelle regioni curde, da Kermanshah a llam e Lorestan, i commercianti hanno aderito a uno sciopero generale. Nel sud, nella provincia di Fars, i manifestanti hanno abbattuto una statua di Qassem Suleimani. Video verificati mostrano incendi, spari e uso di gas lacrimogeni. Il presidente Masoud Pezeshkian ha chiesto «moderazione», ma magistratura e apparati di sicurezza promettono una repressione senza sconti.
Lorenzo Musetti inizia bene la stagione 2026. Il carrarino è in semifinale al torneo 250 di Hong Kong, sua prima uscita dell’anno in vista degli Australian Open. Battuto in due set con un doppio 6-4 in poco più di un’ora e 14 minuti il padrone di casa Coleman Wong, che ha partecipato grazie a una wild card. Per l’azzurro, testa di serie numero uno, si tratta della 26esima semifinale in carriera a livello Atp: sfiderà uno tra il portoghese Nuno Borges e il russo Andrey Rublev. Match in controllo per Musetti, che ha strappato il servizio all’avversario nel settimo gioco prima di chiudere senza problemi al decimo game. Nel secondo parziale, dopo aver perso la battuta già in apertura, ha conquistato un immediato controbreak per poi mettere la freccia sul 5-4 e vincere l’incontro.
Musetti, a Hong Kong è anche finale con Lorenzo Sonego
Lorenzo Musetti ha anche raggiunto l’ultimo atto nel tabellone di doppio in coppia con Lorenzo Sonego, conquistando la prima finale azzurra del 2026. I due si sono dapprima resi protagonisti di un trionfo in rimonta contro le teste di serie numero due Alexander Erler e Robert Galloway con il punteggio di 5-7, 6-3, 10-4, recuperando un break di svantaggio anche nel secondo parziale. Pochi minuti dopo hanno beneficiato del ritiro di Gabriel Diallo e Coleman Wong, che avrebbero dovuto affrontare in semifinale, per staccare il pass della finale. Giocheranno o contro la coppia russa di Andrey Rublev e Karen Khachanov oppure contro Vasil Kirkov e Bart Stevens.
Il carrarino vede anche la Top 5 del ranking mondiale
Grazie alla semifinale dell’Atp 250 di Hong Kong, Lorenzo Musetti ha raggiunto la sesta posizione del ranking mondiale, superando in un colpo solo il canadese Felix Auger-Aliassime e gli americani Taylor Fritz e Ben Shelton. L’azzurro, con 4.040 punti, è ora a sole 40 lunghezze da Alex De Minaur, ancora in corsa nella United Cup a squadre con la sua Australia. Un eventuale successo asiatico, unito a una contemporanea sconfitta del “Demone”, potrebbe spalancare le porte della Top 5 mondiale a “Muso” proprio alla vigilia del primo Slam della stagione.
Essere amici di Donald Trump è assai difficile. Ne sanno qualcosa i vari Giuseppi che, pur vantando solide relazioni presidenziali con il padrone della Casa Bianca, sono stati costretti a venire a patti con la Realpolitik americana. Il Giuseppi del 2026 si chiama, come noto, Giorgia Meloni. È lei ad aver definito «legittima» la cattura di Nicolás Maduro perché trattasi, ha detto la presidente del Consiglio, di un intervento di «natura difensiva».
Donald Trump con Giorgia Meloni, in occasione della firma dell’accordo di pace su Gaza, al vertice di Sharm el-Sheikh (Ansa).
E se Trump attaccasse la Groenlandia?
Il problema per gli amici di Trump di casa nostra è che dopo il Venezuela potrebbe arrivare la conquista della Groenlandia, ancora non è chiaro se via intervento militare o tramite regolare acquisto con fattura, come potrebbe voler fare invece il presidente americano, abituato a trattare tutto come se fosse la compravendita di un palazzo di New York (Marco Rubio, segretario di Stato, l’ha già comunicato ai parlamentari americani: pin e tasto verde). Il problema, dunque, sempre per gli amici di Trump, è che uno si trova invischiato in cose di cui forse vorrebbe fare a meno. La destituzione di un dittatore è, invero, sempre una buona notizia, ma Trump non si sa fin dove potrebbe spingersi. E se davvero attaccasse la Groenlandia, che fa parte della Danimarca, la quale a sua volta fa parte della Nato? Stephen Miller, vice capo dello staff alla Casa Bianca e mastino trumpiano, dice che gli «Stati Uniti dovrebbero avere la Groenlandia come parte degli Stati Uniti» e che nessuno vorrà mai avere militarmente a che fare con gli Stati Uniti. Che dirà Meloni nel caso in cui Trump non riuscisse a comprare, giocando al Monopoli internazionale, la Groenlandia? Che cosa farà Antonio Tajani, ministro degli Esteri?
Giorgia Meloni e Antonio Tajani (Ansa).
Con The Donald ogni equilibrismo diventa impossibile
Il problema di essere amici di Trump è che il mondo in cui vive il presidente degli Stati Uniti non consente sfumature. È un mondo polarizzato come la stessa società americana, dove il ricorso alla violenza politica è strategico e sovrastrutturale. O si è con Trump o si è contro Trump. O si è con l’Ice, la polizia anti-immigrazione, o si è contro l’Ice, e ci si becca una pallottola in testa, come la 37enne Renee Nicole Good. E questa polarizzazione imposta a chiunque, amico, nemico, passante della storia, rende impossibile il mestiere in cui Meloni eccelle: quello di equilibrista. La presidente del Consiglio è il collante di cui il governo ha bisogno, non quello che si merita, ma l’equilibrio vale entro certi limiti. E soprattutto Trump fa perdere l’equilibrio a tutti. Persino Matteo Salvini si è risentito per l’operazione venezuelana (sarà che l’amico Vladimir Putin, un altro che ti mette in brutte situazioni, si è accigliato) e si è ritrovato a citare il Papa. Ha detto che «nessuno avrà nostalgia di Maduro, responsabile di aver affamato e oppresso per anni il suo popolo», ma «per la Lega la strada maestra per risolvere le controversie internazionali e chiudere i conflitti in corso deve tornare a essere la diplomazia, rispettando il diritto dei popoli a decidere del proprio futuro». Sicché, ha detto ancora Salvini, «illuminanti al proposito le parole del Papa, che chiede di garantire la sovranità nazionale del Venezuela e assicurare lo stato di diritto». Il Papa notoriamente viene citato dai politici solo quando fa comodo; anche se fosse una volta ogni 10 prese di posizione che prende. Illuminante dunque, sì, ma soprattutto sui tic di alcuni leader di partito che fanno cherry picking tra le molte dichiarazioni papesche per darsi cristianamente un tono.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Il filo-atlantismo italiano rischia di diventare una gabbia
Trump è in carica da un anno e più passa il tempo e più mena fendenti sui capisaldi liberaldemocratici. L’Italia non può rinunciare certamente a posizioni filo-atlantiste, lo dice la sua storia, che poi è una storia di co-dipendenza sentimentale ma anche culturale, non solo italiana ma in fondo europea; così però facendo rischia di accettare senza battere un sopracciglio qualsiasi decisione di Trump, pronto come in una canzone di Calcutta a fare una svastica a Bologna solo per litigare. Pronto a conquistare la Groenlandia solo per litigare.
Nella notte la Russia ha colpito Kyiv con un nuovo raid missilistico e con droni, causando almeno quattro morti e 22 feriti. Mosca sostiene di aver utilizzato anche il missile ipersonico Oreshnik e di aver preso di mira «obiettivi strategici», parlando di una risposta a un presunto «attacco terroristico del regime di Kyiv» contro la residenza di Vladimir Putin a fine dicembre, versione che l’intelligence ucraina respinge, sostenendo sia un pretesto per avviare una nuova escalation.
BREAKING: RUSSIA HAS LIKELY STRUCK LVIV REGION WITH AN “ORESHNIK”
The missile was traveling at a speed of around 13,000 km/h. Ukraine’s Air Command “West” said the exact type of the weapon will be confirmed after analyzing its fragments. However, there is little doubt that… pic.twitter.com/YI42oeQNaO
Il sindaco di Kyiv, Vitali Klitschko, ha riferito che tra le vittime c’è un paramedico, ucciso mentre prestava soccorso nel distretto di Darnytskyi. Altri quattro operatori di emergenza sono rimasti feriti. Tra i feriti, 14 sono stati ricoverati in ospedale. Gli attacchi, iniziati alle 23:45 ora locale, hanno colpito diversi quartieri residenziali: alcuni edifici hanno preso fuoco e in varie zone si sono registrate interruzioni di acqua ed elettricità. L’aeronautica ucraina segnala anche lanci contro Leopoli, dove sono stati intercettati missili balistici a velocità ipersonica.
Apartments of Kyiv residents in flames after a horrific attack on the city
Last night, Russia bombed civilians and infrastructure for several hours. The attack was massive — dozens of drones, cruise missiles, and ballistic missiles were used.
L’Ucraina colpisce Belgorod: 556 mila senza elettricità
L’Ucraina ha colpito la rete elettrica nella regione russa di Belgorod. Secondo il governatore locale, Viatcheslav Gladkov, sarebbero oltre 556 mila le persone rimaste senza luce e riscaldamento in sei comuni. Circa 200 mila persone sarebbero senza acqua e servizi igienici. La regione di Belgorod confina con la città ucraina di Kharkiv.
Cresce l’attesa per l’apertura della Borsa italiana e dello spread Btp-Bund in quella che sarà l’ultima sessione settimanale per i mercati europei e globali. Ieri, giovedì 8 gennaio, giornata positiva per Milano. Dopo un recupero pomeridiano, l’indice Ftse Mib ha concluso a +0,25% a 45.671,70 punti.