Com’è andato il vertice tra Trump e Zelensky

Donald Trump e Volodymyr Zelensky si sono incontrati domenica a Mar-a-Lago, la residenza privata in Florida del presidente americano, per discutere del piano di pace in 20 punti elaborato dall’Ucraina e dagli Stati Uniti, nato per sostituire il progetto iniziale proposto da Washington dopo che era stato giudicato da Kyiv e alleati come troppo sbilanciato a favore di Mosca. A margine del vertice Trump ha detto che un accordo per la fine dell’invasione russa «è più vicino che mai» e che la bozza sarebbe «al 95 per cento» completa, pur ammettendo la presenza di «uno o due temi spinosi» ancora irrisolti. Prima dell’incontro, il presidente aveva sentito Vladimir Putin al telefono, descrivendo la chiamata come «buona e molto produttiva».

I nodi centrali del vertice tra Trump e Zelensky

Il principale nodo riguarda il futuro del Donbas, regione orientale dell’Ucraina su cui la Russia rivendica la piena sovranità. Zelensky respinge l’idea di cedere il territorio a Mosca ma ha aperto alla possibilità di creare una zona demilitarizzata come compromesso: «Non direi che su questo punto c’è accordo, ma ci stiamo avvicinando», ha detto. Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza, Zelensky ha ribadito che il tema resta centrale per Kyiv: senza impegni chiari e credibili da parte dei partner occidentali, qualsiasi intesa rischierebbe di non reggere nel tempo. Questo è il punto su cui i due presidenti sembrano più d’accordo: Trump ha riconosciuto l’importanza della questione e ha parlato di un coinvolgimento europeo, spiegando che «ci sarà un’intesa sulla sicurezza» e che «le nazioni europee sono coinvolte», senza però entrare nei dettagli. Altro nodo cruciale è la centrale nucleare di Zaporizhzhia, sotto occupazione russa dall’inizio dell’invasione. Zelensky considera l’impianto essenziale per la ricostruzione postbellica e propone una gestione condivisa con gli Stati Uniti, che a loro volta potrebbero concedere alla Russia un controllo parziale della centrale. Zelensky, infine, si è detto aperto a rinunciare all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, mentre ha insistito sulla necessità di una tregua di 60-90 giorni come fase preliminare per il cessate il fuoco: una proposta che Putin rifiuta perché gli permette di continuare a guadagnare vantaggio sul terreno.

Manovra, rush finale alla Camera

A seguito del via libera al Senato, la legge di bilancio è approdata alla Camera dei deputati. Dopo la discussione generale di oggi, domenica 28 dicembre, il governo porrà la questione di fiducia. Lunedì 29 dicembre nel primo pomeriggio ripartiranno i lavori dell’aula di Montecitorio con le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia: la chiama è prevista per la serata, a partire dalle 19. Al termine verrà avviato l’esame degli ordini del giorno con una preannunciata seduta notturna. Martedì 30 dicembre i lavori riprenderanno dalle 9:30, con le dichiarazioni di voto previste per le 11 e votazione finale entro le 13.

Corte dei Conti, Schlein: «Il governo si ritiene al di sopra della legge»

La segretaria del Pd Elly Schlein ha affermato che «la riforma della Corte dei Conti è un’altra prova del disegno di un governo che si ritiene al di sopra della legge» e che «il silenzio assenso e il tetto massimo di sanzione per un funzionario che viola la legge, insieme all’abolizione dell’abuso d’ufficio, crea una sacca d’impunità pericolosa».

Schlein: «Questo governo vuole le mani libere»

«Questo governo vuole le mani libere per fare tutto ciò che ritiene coi soldi degli italiani, rifiuta ogni forma di controllo, rifiuta ogni risposta che non sia ‘sì signora’», si legge in una nota. Schlein prosegue poi: «Per loro chi prende un voto in più alle elezioni non deve essere sottoposto al controllo di legalità. La separazione dei poteri è un principio fondamentale della democrazia, che vuole che ad ogni potere, specialmente di governo, corrisponda un limite adeguato a garanzia di tutti. È questo principio ad essere messo sotto attacco dalle riforme del governo Meloni».

Finanziamenti a Hamas, tra gli indagati anche una giornalista No Tav

Tra gli indagati nell’inchiesta sui finanziamenti ad Hamas coordinata dalla Direzione antimafia e antiterrorismo di Genova c’è anche Angela Lano, 62enne giornalista e direttrice dell’agenzia di stampa Infopal, autrice di diversi libri sul mondo arabo e islamico, nonché storica attivista No Tav (oltre che Pro Pal). Lo scrive La Stampa. Secondo gli inquirenti Lano avrebbe avuto rapporti quasi quotidiani con Mohammed Hannoun, imam di Genova e presidente dei Palestinesi d’Italia, al centro delle indagini: gli agenti della Digos hanno effettuato una perquisizione nella sua abitazione, che ha portato al sequestro di alcuni dispositivi informatici e delle bandiere con i simboli di Hamas. Lano, che sarebbe «considerata responsabile della propaganda in Italia», è accusata di concorso e partecipazione in associazione con finalità terroristica.

Al via le elezioni-farsa in Myanmar

Sono iniziate in Myanmar le elezioni organizzate dalla giunta militare che ha preso il potere nel 2020 con un colpo di Stato. Il voto avverrà in più fasi, zona per zona, per ragioni di sicurezza: durerà fino 25 gennaio, sotto lo stretto controllo di militari. Min Aung Hlaing, capo della giunta, pur ammettendo che l’esercito «continuerà a svolgere un ruolo nella leadership politica del Paese» ha dichiarato che le elezioni costituiscono «un’opportunità di riconciliazione». Ma la tornata elettorale, la prima dal golpe, è già stata ampiamente condannata dalle Nazioni Unite come una farsa messa in piedi per legittimare l’attuale governo. Innanzitutto, in base all’attuale costituzione del Myanmar, il 25 per cento dei seggi parlamentari è riservato alle forze armate. Inoltre la Lega Nazionale per la Democrazia di Aung San Suu Kyi (che sta scontando una condanna a 27 anni per vari reati), partito più popolare del Myanmar, è stato sciolto al pari altre formazioni politiche, a cui è stato impedito di presentare candidati. Infine, vaste aree del Paese saranno completamente escluse dal voto perché sotto il controllo di gruppi anti-giunta o teatro di combattimenti. Le elezioni appena iniziate godono del sostegno della Cina, che è l’alleato più importante dell’esercito. Oltre alla Repubblica Popolare, come hanno reso noto i media controllati dai militari, hanno inviato osservatori elettorali anche Russia, India e Vietnam.

Ucraina, cessate il fuoco alla centrale di Zaporizhzhia per riparare delle linee

Dopo un cessate il fuoco locale mediato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), sono iniziati lavori di riparazione delle linee elettriche nei pressi della centrale di Zaporizhzhia, in modo da ripristinare la trasmissione di energia tra le sottostazioni elettriche dell’impianto nucleare e l’impianto termico. Un team dell’Aiea sta monitorando i lavori, che dovrebbero durare alcuni giorni. Il direttore generale Rafael Grossi, come si legge in un post su X, ha ringraziato entrambe le parti per aver accettato questa nuova «finestra di silenzio» temporanea, volta a rafforzare la sicurezza nucleare.

Campobasso, madre e figlia morte per intossicazione alimentare dopo la cena della Vigilia

Una ragazza di 16 anni e la madre 50enne sono morte all’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove erano state ricoverate a causa di un dolore gastrointestinale persistente, iniziato dopo una cena a base di pesce e frutti di mare (delle cozze) la vigilia di Natale. Sono in corso accertamenti sanitari per stabilire le cause della tragedia, ma tutto lascia pensare che si sia trattato di un’intossicazione alimentare e non di un’intolleranza. Si trova ricoverato in ospedale anche il padre, che non sarebbe in pericolo di vita. Secondo quanto emerso, i tre si erano recati al pronto soccorso poco dopo la cena, ma erano stati rimandati indietro per due volte. Poi, nella serata del 27 dicembre, i dolori sono diventati insopportabili e infine è avvenuto il ricovero.

Il governo ha raggiunto l’accordo sul decreto armi per l’Ucraina

Il 29 dicembre è atteso in Consiglio dei ministri il decreto per la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina anche nel 2026. Una questione, quella del sostegno a Kyiv, che ha portato a forti tensioni all’interno della maggioranza. Ma, dopo settimane di trattative (e contatti continui tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini), la quadra finalmente sembra essere arrivata: il testo che approderà lunedì in Cdm – all’indomani del vertice in Florida tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky – prevede la fornitura di aiuti militari in munizioni, artiglieria e ogni altro possibile dispositivo armato utile alla resistenza ucraina, come nei testi precedenti. Ma (ecco la differenza rispetto al passato) parlerà anche di «autorizzazione prioritaria a equipaggiamenti sanitari e logistici» e di rafforzamento e ricostruzione della rete elettrica, ad esempio con l’invio di gruppi elettrogeni e generatori. Si tratta di misure, volte a “controbilanciare” l’invio di armi, che erano già tecnicamente possibile con i precedenti decreti. Ma la riformulazione viene incontro alla Lega, che chiedeva di inviare all’Ucraina aiuti principalmente civili.

È morta Brigitte Bardot

È morta Brigitte Bardot, icona del cinema francese e mondiale. Aveva 91 anni. Ad annunciare la scomparsa di “BB” è stata la sua Fondazione. Attrice e cantante, con apparizioni in 45 film e una settantina di brani incisi, aveva dedicato gran parte della sua vita alla difesa dei diritti degli animali dall’addio alle scene avvenuto nel 1973.

È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot
È morta Brigitte Bardot

Anticipato l’incontro tra Trump e Zelensky a Mar-a-Lago

Si terrà alle ore 19 italiane e non più alle 21 l’incontro a Mar-a-Lago tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky. Il vertice si svolgerà dopo una nuova notte di violenti attacchi russi sull’Ucraina, con il lancio di missili Kinzhal e i droni Shahed su numerose città del Paese, tra cui Dnipropetrovsk, Odessa e Kherson. Prima di volare negli Stati Uniti, Zelensky ha fatto tappa in Canada per incontrare il premier Mark Carney e ha partecipato a una videoconferenza con i principali leader europei, tra cui Friedrich Merz, Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Keir Starmer, che hanno ribadito la necessità di garanzie di sicurezza «specifiche e affidabili» per Kyiv. L’Ue ha confermato il pacchetto di aiuti da 90 miliardi di euro concordato il 18 dicembre, «prestito ponte» fondamentale per la tenuta dell’Ucraina.

Enel, cresce nel mondo la capacità di stoccaggio energetico del Gruppo

Con l’entrata in funzione degli ultimi impianti come Gulfstar negli Stati Uniti (355 mw) e Codrongianos in Italia (138 mw), sono stati superati a livello globale i 3 gigawatt di potenza installata in esercizio degli impianti Enel con tecnologia Bess (Battery energy storage system), ossia quei sistemi di stoccaggio che utilizzano le batterie per immagazzinare l’energia. Una tecnologia chiave per la decarbonizzazione, perché consente di accumulare l’elettricità prodotta dalle rinnovabili (come sole e vento) e di rilasciarla nei momenti di maggiore domanda, rendendo anche il sistema elettrico più flessibile, stabile e sicuro. Le Bess superano così il limite principale delle fonti green – la loro non programmabilità – e abilitano una rete più resiliente e a basse emissioni. Il portafoglio Bess ora copre, quindi, circa 1.5 gw negli Stati Uniti, circa 1.7 gw in Italia (gestite per la quasi totalità dalla società Enel Libra Flexsys), e circa 0.2 gw in Cile. Una distribuzione che ben evidenzia la scala e la copertura geografica delle operazioni.

Lo stoccaggio contribuisce a rendere la rete elettrica più stabile

Il risultato raggiunto consolida un percorso di crescita nel settore dello storage e conferma l’impegno del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo a valorizzare a livello globale questa tecnologia come leva per la transizione energetica. Lo stoccaggio è oggi indispensabile per ridurre il ricorso ai combustibili fossili, con benefici diretti sulla riduzione delle emissioni e sulla qualità dell’aria. Inoltre, contribuisce alla stabilità della rete elettrica, riducendo il rischio di blackout e supportando servizi come il capacity market, sistema di mercato utile a garantire che vi sia sempre sufficiente capacità di generazione disponibile per soddisfare la domanda di energia, anche durante i picchi (per esempio in estate, quando c’è l’apice del consumo per via dei condizionatori). Nel dettaglio, un impianto Bess è infatti composto da moduli di batterie che immagazzinano energia tramite processi elettrochimici restituendola quando necessario, come un “power bank” per la rete. Rispetto ad altri sistemi di accumulo – idroelettrici, meccanici o termici – offrono rapidità, efficienza e modularità, perché possono essere potenziati facilmente aggiungendo nuovi blocchi.

Enel costruirà sei nuovi impianti Bess nel Sud Italia

Alla capacità installata attualmente, tra l’altro, si aggiungerà presto quella recentemente aggiudicata nell’ambito dell’asta Macse (Mercato di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico) che prevede l’ingresso di ulteriore energia in storage in Italia entro pochi anni. Il 30 settembre scorso, infatti, si è svolta la prima asta del Macse per l’anno di consegna 2028, che riguarda la costruzione di nuovi impianti di accumulo di energia elettrica nel Sud Italia e nelle isole. Enel, attraverso le sue società controllate, si è aggiudicata contratti per una capacità complessiva di 6,7 gigawatt/ora e potrà costruire sei nuovi impianti Bess per una potenza installata complessiva di 1.1 gigawatt. Gli impianti saranno localizzati nel meridione, in parte all’interno di siti già di proprietà del Gruppo Enel. Particolarmente rilevante sarà la Bess che sorgerà all’interno dell’impianto di Brindisi che, una volta operativa, sarà tra gli impianti di batterie più grandi al mondo.

Salerno, aggredito a bastonate il sindaco di Castiglione del Genovesi

Un uomo ha aggredito il sindaco di Castiglione del Genovesi, Carmine Siano, ingegnere e primo cittadino del piccolo comune in provincia di Salerno. La sera del 26 dicembre, poco dopo le 20.30, l’uomo stava uscendo dalla propria abitazione in via provinciale Madonnelle per partecipare a un’iniziativa natalizia quando è stato assalito da una persona incappucciata, appostata al buio.

Le indagini: esclusa l’ipotesi di una rapina

L’aggressore lo ha colpito ripetutamente alla testa e al corpo, con ogni probabilità utilizzando un bastone, per poi allontanarsi rapidamente. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di San Cipriano Picentino e i volontari della Croce Rossa di Giffoni Valle Piana. Dopo le prime cure, il sindaco è stato trasportato in ambulanza all’ospedale Ruggi di Salerno, dove è stato ricoverato in codice rosso: non sarebbe in pericolo di vita, ma le sue condizioni restano gravi. Le indagini, condotte dai carabinieri, escludono al momento l’ipotesi di una rapina degenerata e si concentrano su un’aggressione pianificata, forse legata a motivi di rancore connessi all’attività amministrativa, tanto che non viene esclusa l’intenzione omicida.

Corte dei Conti, approvato dal Senato il ddl: che cosa cambia

Con il voto finale dell’Aula di Palazzo Madama, il disegno di legge sulla Corte dei Conti è stato approvato in modo definitivo, senza modifiche rispetto al testo già licenziato dalla Camera. I voti favorevoli sono stati 93, contrari 51 e cinque le astensioni. Il provvedimento, presentato a Montecitorio con prima firma di Tommaso Foti, diventerà legge dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tra le principali novità figura l’introduzione di un limite alla responsabilità erariale e una delega al governo per emanare uno o più decreti legislativi destinati alla riorganizzazione e al riordino delle funzioni della Corte dei Conti.

Sanzioni economiche per chi provoca ritardi nei procedimenti legati al Pnrr e Pnc

Sul piano della responsabilità, la legge stabilisce un tetto ai danni risarcibili: la Corte, «salvi i casi di danno cagionato con dolo o di illecito arricchimento, esercita il potere di riduzione ponendo a carico del responsabile, in quanto conseguenza immediata e diretta della sua condotta, il danno o il valore perduto per un importo non superiore al 30 per cento del pregiudizio accertato», con un limite massimo che non può superare il doppio della retribuzione lorda. In Aula la maggioranza ha richiamato «il principio secondo cui la buona fede degli amministratori politici si presume fino a prova contraria». Le nuove regole si applicano anche ai procedimenti ancora in corso alla data di entrata in vigore della legge e non definiti con sentenza definitiva. Sono inoltre previste sanzioni economiche per chi provoca ritardi superiori al 10 per cento nei tempi di conclusione dei procedimenti legati a Pnrr e Pnc.

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Mantovano: «Nessuna vendetta per il Ponte sullo Stretto»

Sulle critiche delle opposizioni è intervenuto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, affermando: «Non c’è unanimità di dissensi tra i giudici contabili, più di uno di loro ha manifestato favore nei confronti della riforma, soprattutto nella parte di approfondimento che ha avuto alla Camera, vi è stata una costante interlocuzione con rappresentanti della corte dei conti che ha permesso di modificare più di una delle norme dell’impostazione originaria. Non c’è nessuna vendetta perché l’iter di questa riforma parte all’incirca due anni fa. In Senato è approdata nel marzo di quest’anno, vi è stata una serie di audizioni, legarla al provvedimento della magistratura contabile sul Ponte dello stretto che è intervenuto poco più di un mese fa mi sembra, per usare un eufemismo, una forzatura».

Ucraina, nuova indagine anticorruzione a Kyiv

Un nuovo filone investigativo scuote l’Ucraina. A renderlo noto è stata la Nabu, l’Agenzia nazionale anticorruzione, i cui funzionari nelle ultime ore hanno tentato di accedere al Parlamento per effettuare perquisizioni, senza riuscirci a causa dell’intervento dei servizi di sicurezza. In una nota ufficiale, l’agenzia ha riferito che «Nabu e Sap, a seguito di un’operazione sotto copertura, hanno smascherato un gruppo criminale organizzato che includeva alcuni attuali membri del parlamento». Lo stesso comunicato segnala inoltre che «I dipendenti del Dipartimento di Sicurezza dello Stato stanno opponendo resistenza agli agenti della Nabu durante le azioni investigative» all’interno dell’edificio parlamentare.

Non sono ancora noti i nomi dei parlamentari coinvolti

Lo scontro si inserisce nel contesto dell’estensione di un’indagine già avviata su un presunto sistema corruttivo che coinvolgerebbe esponenti della Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino. Secondo quanto riferito dalla Nabu, alcuni deputati in carica avrebbero incassato pagamenti illeciti in cambio del proprio voto su specifiche decisioni parlamentari. Gli investigatori descrivono un meccanismo strutturato e ripetuto nel tempo, che potrebbe aver funzionato anche grazie al ruolo di intermediari. Al momento, l’agenzia anticorruzione non ha reso noti i nomi dei parlamentari finiti sotto inchiesta.

Camel Cup, il reality show estremo che sta facendo impazzire la Cina

Definirlo un reality sarebbe riduttivo. Qixing Mountain Challenge, conosciuto anche come Camel Cup, è una gara di sopravvivenza senza esclusione di colpi. Trasmesso in diretta streaming dall’impervio monte Qixing, nel Parco forestale nazionale di Zhangjiajie – lo stesso che ha ispirato le vette fluttuanti di Avatar – in Cina è diventato uno degli show più virali. Il format è tanto brutale quanto avvincente: 100 concorrenti vengono lasciati nella natura selvaggia, equipaggiati con un machete e pochi altri strumenti. Chi resiste fino alla fine vince un premio di 200 mila yuan (oltre 28 mila dollari). Gli spettatori assistono in tempo reale alle imprese dei partecipanti e possono interagire con loro su Douyin, la versione cinese di TikTok. 

Camel Cup, il reality show estremo che sta facendo impazzire la Cina
da Douyin.

Nessun copione e nessun protocollo di sicurezza

I concorrenti trascorrono le giornate a raccogliere funghi, a cercare patate selvatiche e a dormire in rifugi di fortuna. Ma a catalizzare l’interesse del pubblico online sono le scorpacciate di maiale crudo e lumache. Clip che macinano miliardi di visualizzazioni. Ovviamente, chi non riesce a resistere si ritira. Non è previsto alcun copione e non ci sono chiari protocolli di sicurezza. Nella prima stagione, per esempio, con l’arrivo dell’inverno, alcuni partecipanti sono stati messi ko da congelamenti, disidratazione e persino malnutrizione. Mentre la seconda, iniziata lo scorso ottobre, è appena stata interrotta a causa di un’ondata di freddo. Come se non bastasse nessuno sa con esattezza quanto tempo dovrà sopravvivere in montagna. Contano solo la resistenza e la conoscenza della natura. Chi sa identificare radici e frutti commestibili, tessere il bambù per costruire recinti e conosce la medicina tradizionale cinese ha un enorme vantaggio rispetto ai rivali.

Come un progetto a basso budget è diventato un successo

È proprio questo realismo nudo e crudo ad aver reso Camel Cup, un reality amatoriale a basso budget – spesso girato con semplici smartphone – un fenomeno virale. «Oggi le persone sottovalutano quanto sia difficile sopravvivere in natura. Questa gara ha lo scopo di ripristinare il senso di stupore e insegnare sia agli spettatori sia ai partecipanti come salvarsi quando le cose vanno male», uno dei creatori del format. «I partecipanti non cercano emozioni estreme. Cercano di riscoprire se stessi», ha aggiunto il collega Tian Lei, al quotidiano Young Pai. Quasi il 90 per cento dei concorrenti prima di mettersi alla prova non ha alcuna formazione sulle tecniche di sopravvivenza. Si tratta per lo più di giovani sfiniti dalla vita nelle grandi città o persone di mezza età che vogliono dimostrare quanto valgono. Visto il successo, le autorità temono il rischio emulazione. Secondo la China Adventure Association, nel 2024 si sono verificati 335 incidenti legati alle attività all’aria aperta, con un bilancio di 84 morti e 11 dispersi. Nel frattempo sono iniziate le iscrizioni per partecipare alla terza stagione di Camel Cup. Il montepremi è stato portato a 500 mila yuan. Centinaia di persone sono già in lista d’attesa. 

Cinema, i numeri del nuovo film di Checco Zalone al botteghino

Dopo il debutto record del 25 dicembre, quando Buen camino aveva raccolto 5,6 milioni di euro, l’ultimo film di Checco Zalone ha accelerato ulteriormente il giorno di Santo Stefano con un incasso di 7,9 milioni. In appena 48 ore la commedia ha così toccato quota 13.766.122 euro, registrando una media per sala di 10.715 euro e conquistando una quota di mercato del 70,8 per cento: più di sette spettatori su dieci hanno scelto la pellicola girata da Gennaro Nunziante, favorito anche da una distribuzione molto ampia, con oltre 1.200 copie in circolazione. Buen camino ha superato in soli due giorni l’incasso complessivo di Avatar: fuoco e cenere di James Cameron, fermo a 12.196.000 euro.

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Ucraina, Salvini: «Trump per la pace, no ai guastatori occidentali»

Nonostante il massiccio attacco russo in Ucraina nella notte, Matteo Salvini ha manifestato ottimismo sulla situazione del conflitto in vista dell’incontro previsto a Mar-a-Lago tra Zelensky e Trump. Intervenendo a Radio Libertà il leader leghista ha detto: «Mi aspetto un altro passo avanti. Ringrazio come tutti dovrebbero ringraziare il presidente Trump per lo sforzo che sta facendo. E poi è chiaro che la partita finale sarà a tre: Trump-Zelensky e Putin. Spero non ci siano guastatori occidentali a cui conviene la continuazione della guerra con la produzione e la vendita delle armi magari per riconvertire settori industriali messi in ginocchio da Bruxelles. Ci sono migliaia di morti ogni giorno», ha affermaato il ministro dei Trasporti, «un massacro insensato per una guerra che ormai è chiaro a entrambi i fronti che nessuno vincerà sul campo», ha aggiunto, precisando che «la soluzione territoriale dovranno trovarla Zelensky e Putin con l’accompagnamento dell’amministrazione americana, non Macron, Kallas, Stamer o Salvini». Il vicepremier ha inoltre osservato: «Mi sembra che le parole di Zelensky nelle ultime settimane rappresentino la voglia di mettere fine a questo massacro».

Salvini sull’arresto di Hannoun: «Accusava me, ma è lui un finanziatore dei genocidi»

Nel corso della stessa trasmissione radiofonica, Salvini ha commentato anche l’arresto di nove persone accusate di aver finanziato Hamas, tra cui Mohammad Hannoun, presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia: «Spero che vengano presi tutti. Che vengano espulsi quelli che sono in Italia illegalmente e spero che il processo di pace prosegua nonostante i pro-pal», ha dichiarato. Appresa la notizia in diretta, ha aggiunto: «Quindi il presidente dei giovani palestinesi, che è stato intervistato centinaia di volte e che mi dava dell’assassino e del genocida, come a tutto il governo, era lui un finanziatore dei genocidi». Salvini ha poi ribadito il ruolo degli Stati Uniti nel quadro internazionale: «Se oggi a Gaza e a Tel aviv non volano missili e scorre meno sangue non è grazie alla Flottilla, all’Albanese, a Greta Thumberg, alla Schlein ma è grazie a Donald Trump e alla buona volontà dimostrata da palestinesi e israeliani nonostante i fenomeni che in Italia e in Europa hanno fatto casino dalla parte sbagliata», ricordando infine che «l’Italia è fra i Paesi non musulmani quello che ha maggiormente aiutato la popolazione palestinese».

Garlasco, il giallo del video di Sempio sul pc di Chiara Poggi

Un filmato in cui compare Andrea Sempio sarebbe stato trovato nel computer di Chiara Poggi. A renderlo pubblico è stato il canale Bugalalla Crime della youtuber Francesca Bugamelli, che in passato aveva già diffuso immagini dell’indagato davanti alla villetta di Garlasco il giorno dell’omicidio. Il video risale al 13 marzo 2007 ed è stato registrato alle 21.14: nelle immagini si vede un gruppo di ragazzi all’interno di quella che sembra un’aula scolastica. Tra loro è riconoscibile anche Sempio.

Dai metadati illustrati sul canale YouTube emerge che il file sarebbe stato copiato sul pc il 20 luglio 2007 alle 17.01, probabilmente dal fratello Marco, amico stretto di Andrea, che potrebbe averlo girato con il cellulare, considerato il formato 3gp. Un altro dettaglio ha però attirato l’attenzione: il video risulta aperto alle 16.28 del 14 agosto 2007, giorno dell’omicidio, quando la casa era già sotto sequestro e il computer si trovava in caserma. L’ipotesi è quindi che il file sia stato consultato durante le prime attività investigative.

Genova, arrestate nove persone: «Finanziavano Hamas»

Nove persone sono finite in carcere al termine di un’operazione congiunta di polizia e guardia di finanza, accusate di aver sostenuto economicamente Hamas per una cifra complessiva stimata in circa sette milioni di euro. I provvedimenti cautelari sono stati disposti dal gip nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova e riguardano anche tre associazioni. Tra gli arrestati figura anche il presidente dell’associazione dei palestinesi in Italia.  Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, un ruolo centrale nell’organizzazione sarebbe stato ricoperto da Mohammad Hannoun, indicato come «membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas» e come «vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas». L’attività investigativa ha preso avvio dall’esame di flussi finanziari ritenuti sospetti e si è poi ampliata grazie alla collaborazione con altri uffici giudiziari italiani e con le autorità dei Paesi Bassi e di altri Stati dell’Unione europea.

Il meccanismo con cui le organizzazioni avrebbero finanziato Hamas

Per l’accusa, il «finanziamento delle attività terroristiche» sarebbe stato realizzato tramite tre enti formalmente impegnati in iniziative benefiche. Gli indagati avrebbero «rilevantemente contribuito alle attività delittuose dell’organizzazione terroristica, per un ammontare complessivo di circa sette milioni di euro», attraverso «operazioni di triangolazione» effettuate con bonifici bancari o con altri strumenti, utilizzando associazioni con sede all’estero. Le somme sarebbero state destinate a organizzazioni operanti nella Striscia di Gaza «dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas» oppure «direttamente a favore di esponenti di Hamas, in particolare, ad Osama Alisawi, già Ministro del governo di fatto di Hamas a Gaza, che in varie circostanze sollecitava tale supporto finanziario».