Ponte sullo Stretto, per la Corte dei Conti l’iter non rispetta le norme Ue

Per la Corte dei Conti l’iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina non rispetta le norme europee. È quanto si legge nelle motivazioni con cui i giudici contabili hanno bocciato il contratto stipulato tra il ministero dell’Economia, quello dei Trasporti e la società Stretto di Messina spa. Di fatto l’atto aggiuntivo presentato dopo la precedente bocciatura della delibera Cipess con cui venivano stanziato i 13,5 miliardi di euro per l’opera.

Ponte sullo Stretto, i tre passaggi bocciati

Per la Corte dei Conti bisognava fare un’altra gara, visto che i criteri sono cambiati rispetto a quella svolta nel 2005. E inoltre non ci sarebbe nessuna certezza di un aumento dei costi inferiore al 50 per cento. Per i giudici contabili i calcoli sono stati, quindi, troppo generici. Infine non si possono prevedere, nelle condizioni attuali, risarcimenti o penali in favore dei privati che si erano aggiudicati la gara del 2005. I tre passaggi bocciati, quindi, sono i costi, la gara d’appalto e il contratto, con le conseguenti penali.

Narges Mohammadi, nuova denuncia della famiglia

A distanza di alcuni giorni dal suo arresto, e dopo un primo appello sulle sue condizioni di salute, la famiglia di Narges Mohammadi è riuscita a parlare con la premio Nobel per la Pace. Il fratello dell’attivista iraniana, Hamid Reza Mohammadi, oggi residente in Norvegia, ha raccontato ai giornalisti francesi di una telefonata avuta tra Narges e un altro dei fratelli. Durante la chiamata, l’attivista ha raccontato di essere stata picchiata dalla polizia con manganelli al volto, alla testa e al collo. Ai cronisti Hamid Reza ha dichiarato: «Mio fratello ha chiesto alle autorità di autorizzare un esame da parte di un medico indipendente. Ma hanno rifiutato». La famiglia della donna continua a esprimere la propria preoccupazione sulla sua salute dopo l’arresto. Nei giorni scorsi si era parlato di due accessi all’ospedale per le percosse subite.

Università, l’annuncio sul semestre filtro di Medicina

Il semestre filtro d’accesso alla facoltà di Medicina, che ha debuttato alcuni mesi fa, sarà rivisto e corretto. La ministra dell’Università Anna Maria Bernini presenterà alcune modifiche per rivedere l’iter e dare maggiori garanzie agli studenti. Secondo Repubblica, Bernini ha escluso il ritorno ai test d’ingresso ma punta a intervenire sul nuovo sistema per dare più spazio alla didattica già dall’anno accademico 2026/2027. E quali potrebbe essere le modifiche? Innanzitutto si starebbe valutando una riduzione dei programmi d’esame, estendendo la durata delle lezioni e garantendo agli universitari più tempo tra la fine dei corsi e l’inizio degli esami. Bernini ne ha parlato al Consiglio nazionale degli studenti universitari, convocato a distanza di mesi dall’ultima volta. La ministra ha anche suggerito di istituire un tavolo di confronto permanente sulla riforma d’accesso a Medicina.

Semestre filtro, Bernini contestata ad Atreju

Le novità arrivano a distanza di alcuni giorni dallo scontro che la stessa Bernini ha avuto con alcuni studenti ad Atreju. La ministra è stata contestata e ha risposto citando Silvio Berlusconi: «Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità». Poco dopo è scesa tra il pubblico per confrontarsi direttamente con i giovani, ai quali ha rivolto anche la domanda: «Stavate meglio pagando 30 mila euro?». Bernini ha ricordato gli investimenti effettuati dal ministero, sostenendo: «Ho investito 9,4 miliardi sull’università e oltre 800 milioni sulle borse di studio». Ha poi accusato gli studenti di adottare «la strategia del caos», aggiungendo: «Parlano ma non ascoltano. Comincio a preoccuparmi quando qualche partito politico fa loro eco».

I risultati del primo appello

Ma il tema si è aperto dopo il primo appello delle tre prove d’esame, Chimica, Biologia e Fisica, tenutosi il 20 novembre. Soltanto il 22-23 per cento degli studenti ha superato le prime due materie. Mentre per la terza, ad aver preso almeno 18 è stato il 10-15 per cento degli esaminandi. Il secondo appello è stato il 10 dicembre e l’attesa per conoscere i risultati cresce. Il prossimo 12 gennaio, infine, sarà pubblicata la graduatoria nazionale. Un elenco in cui saranno inseriti anche gli studenti con solo due sufficienze su tre. Questi dovranno poi recuperare la terza materia entro il 28 febbraio.

L’Ue rivede i target sullo stop ai motori termici

La Commissione europea ha deciso di cancellare lo stop ai motori termici previsto nel 2035. Bruxelles ha parzialmente accolto le richieste dei produttori del settore automotive nel nuovo progetto di riforma del green deal, rivedendo i target precedentemente fissati sulla riduzione delle emissioni. Nel nuovo piano, le case automobilistiche dovranno rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni del 90 per cento dal 2035 in poi. Il restante 10 per cento, invece, dovrà essere compensato con l’utilizzo di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Ue, oppure attraverso e-fuel e biocarburanti. Come spiegato da Repubblica, così facendo dal 2035 potranno continuare a circolare i veicoli ibridi plug-in, i range extender, i mild hybrid e quelli con motore a combustione interna. Inoltre nel pacchetto di riforme presentato, Bruxelles ha previsto, tra l’altro, maggiore flessibilità per adeguarsi ai target di taglio di emissioni nel triennio dal 2030 al 2032.

Emissioni e motori termici, dietrofront Ue

Già nel settembre 2025 era stata Ursula von der Leyen ad aprire alla possibilità di una riforma. La presidente della Commissione europea aveva affermato: «Vogliamo che il futuro delle automobili, e le automobili del futuro, siano prodotte in Europa. Stiamo quindi lavorando a stretto contatto con l’industria per far sì che tutto questo diventi realtà». In un lungo tweet von der Leyen aveva anche scritto: «Oggi abbiamo tenuto il nostro terzo dialogo strategico con il settore automobilistico e il nostro piano d’azione industriale sta già dando risultati. Stiamo tutelando le aziende europee dalla concorrenza sleale, migliorando l’accesso alle materie prime essenziali e supportando i lavoratori attraverso la riqualificazione. Abbiamo anche ascoltato le preoccupazioni del settore e concesso flessibilità di conseguenza. Combineremo la decarbonizzazione e la neutralità tecnologica. Ora che la tecnologia trasforma la mobilità e la geopolitica rimodella la competizione globale, non si può più tornare indietro come prima. Insieme, garantiremo che l’Europa rimanga all’avanguardia nell’innovazione automobilistica».

Chanel, Elisabetta Caldera a capo delle Risorse Umane

Chanel ha annunciato la nomina di Elisabetta Caldera come nuova Global Chief People and Organization Officer. A partire da gennaio subentrerà a Claire Isnard, che andrà in pensione dopo oltre 17 anni all’interno dell’azienda francese.

Chi è Elisabetta Caldera

Caldera vanta un’esperienza pluriennale nel settore HR. Negli ultimi quattro anni è stata Head of Human Resources di Aegon, multinazionale assicurativa olandese. In precedenza, ha trascorso 17 anni in Vodafone Group, ricoprendo numerosi incarichi di rilievo nella gestione del personale. Prima ancora ha lavorato per sei anni in Alstom.

Perché un vero accordo per la pace in Ucraina è ancora lontano

Come ha confermato Volodymyr Zelensky, in questi giorni si stanno tenendo i colloqui più intensi e mirati dall’inizio della guerra. Dopo quasi quattro anni di combattimenti su larga scala, e dopo oltre 10 dall’avvio della prima guerra nel Donbass, si sta delineando al tavolo dei negoziati una prospettiva concreta per una road map di pacificazione. L’ultimo weekend diplomatico a Berlino, con la partecipazione, oltre che del presidente ucraino e dei leader volenterosi europei, anche degli inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, è stato giudicato dallo schieramento occidentale un passo in avanti, mentre la Russia, sempre in attesa di un piano dettagliato, per ora non si è spostata dalle note richieste massimaliste: la neutralità futura dell’Ucraina e la sovranità sui territori conquistati.

Perché un vero accordo per la pace in Ucraina è ancora lontano
Friedrich Merz con Steve Witkoff e Jared Kushner a Berlino (Ansa).

L’equilibrismo di Zelensky tra gli Usa e l’Europa

La finalizzazione di un accordo rimane comunque ancora lontana, viste sia l’immobilità del Cremlino, sia le distanze fra la linea statunitense, volta al disimpegno totale sulla scacchiera ucraina, e quella europea, ancora alla ricerca di un’alternativa alla capitolazione. Da parte ucraina, Zelensky ha fatto l’equilibrista fra dichiarazioni realistiche, e comunque non nuove, come la rinuncia a entrare nell’Alleanza atlantica, e altre più propagandistiche, come l’impossibilità del riconoscimento dei territori occupati. Peraltro, come in passato, si è accennato a possibili referendum, che toglierebbero così dall’impaccio anche le cancellerie europee, scaricando ogni responsabilità sugli ucraini.

Perché un vero accordo per la pace in Ucraina è ancora lontano
Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Il niet di Mosca alla presenza di truppe occidentali

Che la strada per la pace sia ancora lunga e richieda ulteriori affinamenti tra Stati Uniti ed Europa lo dimostra proprio la dichiarazione berlinese sottoscritta da Kyiv e dai volenterosi, ma non da Washington che mantiene il ruolo di mediazione decisivo con Mosca: le proposte inserite, non nel piano vero e proprio in discussione, quello definito in partenza dai 28 punti stilati da Witkoff e il negoziatore russo Kirill Dmitriev, ma in una sorta di lettera di raccomandazioni ancora da elaborare sull’asse con Donald Trump, sono già state stroncate da Mosca. Soprattutto la presenza di truppe di Paesi Nato nell’Ucraina postbellica è inevitabilmente una condizione irrealistica all’interno di una futura intesa che rifondi l’architettura di sicurezza europea, visto che il Cremlino ha cominciato il conflitto anche proprio per questa ragione: tenere l’Ucraina lontana dall’Alleanza, e viceversa.

Perché un vero accordo per la pace in Ucraina è ancora lontano
Kirill Dmitriev e Steve Witkoff (Ansa).

Più che un Minsk 3 serve una Yalta 2.0

La questione è ovviamente problematica nelle trattative perché impone la creazione di un quadro di garanzie di sicurezza complessivo che da un lato protegga Kyiv da nuove aggressioni e dall’altro ripiani le ragioni che hanno condotto all’escalation del 2022. Non si tratta quindi di arrivare a una tregua temporanea, una sorta di Minsk 3, piuttosto di ripartire secondo un modello Yalta 2.0: è evidente che il futuro sistema di sicurezza europeo sarà plasmato in maniera decisiva dai rapporti di forza sul campo, quindi dai vincitori, o presunti tali, travestiti da mediatori. Se il potenziale contrattuale di Zelensky e dei volenterosi è obiettivamente esiguo, è però chiaro che sia l’uno che gli altri non possono piegarsi senza far rumore e cercano di mascherare la situazione attuale, che è quella di un’estrema difficoltà militare, vista la sospensione degli aiuti statunitensi e la riduzione anche di quelli europei, e la mancanza di coesione all’interno dell’Unione sui vari dossier, uno su tutti quello dell’utilizzo degli asset russi congelati.

Perché un vero accordo per la pace in Ucraina è ancora lontano
Matrioske con le immagini di Donald Trump e Vladimir Putin (Ansa).

Il dilemma dei territori occupati è tale solo nella narrazione

Ecco quindi che, mentre si tratta dietro le quinte con una buona dose di realismo e i particolari sui nuovi confini e sulle garanzie di sicurezza restano sottotraccia, la retorica, seppur modificata alla luce dello status quo – nessuno parla più di sconfiggere la Russia o riconquistare il Donbass e la Crimea – continua a giocare un ruolo centrale. Da una parte il rebus sui modelli securitari dovrà essere sciolto con il consenso della Russia, dall’altra il dilemma dei territori è tale solo nella narrazione dato che una loro cessione non è possibile dal momento che la Russia se li è già presi. Anche il riconoscimento è sì giuridicamente discriminante, ma gli esempi di Cipro – occupata dal 1974 dalla Turchia che ha impiantato lo stato fantoccio di Cipro Nord, non riconosciuto dalla comunità internazionale – o del Kosovo – non riconosciuto nemmeno da vari stati dell’Ue – indicano che a Bruxelles si può essere flessibili di fronte alla realtà prodotta dai conflitti in Europa. Diversa è però la prospettiva per Zelensky, che sul recupero di Donbass e Crimea ha costruito il consenso interno e si trova adesso alla resa dei conti, non proprio nelle condizioni migliori per continuare a occupare le stanze della Bankova.  

Marco D’Ilario country manager di Emirates per l’Italia

Emirates, la più grande compagnia aerea internazionale al mondo, ha annunciato che a partire dal primo gennaio Marco D’Ilario ricoprirà il ruolo di Country Manager per l’Italia. Riporterà direttamente a Flavio Ghiringhelli, Vice President Commercial Operations South and Central Europe di Emirates.

Chi è Marco D’Ilario

D’Ilario vanta oltre 25 anni di incarichi dirigenziali in mercati e settori internazionali chiave quali aviazione, logistica, tecnologia e hospitality. Per quanto riguarda il trasporto aereo, ha ricoperto ruoli esecutivi di primo piano in Alitalia (oggi ITA Airways), tra cui quello di VP Sales per l’Italia. Successivamente è stato Chief Commercial Officer di Livingston Airlines. Negli ultimi 11 anni ha fatto parte del team di HRS Group come Global Senior Vice President of Sales & Operations.

I Rolling Stones annullano il tour 2026 in Europa

I fan europei dei Rolling Stones dovranno aspettare più a lungo del previsto per vedere nuovamente dal vivo Mick Jagger e compagni. La celebre rock band britannica ha infatti annullato i piani per un tour negli stadi del Regno Unito e d’Europa per l’estate 2026, tra cui una possibile tappa allo stadio Olimpico di Roma. La decisione, come riportano indiscrezioni della stampa inglese, avrebbe a che fare con la salute del chitarrista Keith Richards, che giovedì 18 dicembre compirà 82 anni: non è infatti riuscito a rispettare la «massacrante» tabella di marcia imposta dalla serie di concerti. Mick Jagger e Ronnie Wood, gli altri due storici membri del gruppo, avrebbero dunque comunicato agli organizzatori l’impossibilità di tornare in pista, almeno per il momento.

Rolling Stones, come sta Keith Richards? Ecco perché ha dovuto rinunciare al tour

Ad anticipare la notizia dell’annullamento del tour è stato il Sun, poi ripreso anche da Variety, che ha citato una fonte anonima molto vicina ai Rolling Stones. «Avevano tutti i grandi promoter che gli proponevano un sacco di idee e date per l’estate 2026», ha spiegato un insider del tabloid britannico. «Quando si sono seduti a discutere seriamente del tour, Keith (Richards, ndr.) ha detto di non sentirsi pronto per impegnarsi e non era entusiasta di un grande tour negli stadi da oltre quattro mesi». Già dal 2023, infatti, il leggendario maestro delle sei corde di Dartford, tra i migliori chitarristi di tutti i tempi, aveva comunicato di soffrire di artrite, tanto da aver dovuto modificare il modo di suonare. «È una forma benigna», aveva detto alla Bbc. «Vado più lento? È solo colpa dell’età».

I Rolling Stones annullano il tour 2026 in Europa
Il chitarrista Keith Richards (Ansa).

I Rolling Stones erano attesi in Europa già durante il 2025, tanto che secondo indiscrezioni sarebbero dovuti salire sul palco dell’Olimpico di Roma il 29 maggio. Quando tutto sembrava finalmente pronto per l’annuncio ufficiale, Jagger e soci avevano deciso di tenere tutto in stand-by per via di presunte difficoltà legate alla logistica. La notizia dell’annullamento anche del tour 2026 fa crescere un po’ di preoccupazione nei fan, che iniziano a domandarsi se la band potrà mai tornare su un palco. Quesito più che lecito, considerando che Keith Richards si appresta a compiere 82 anni e che nel 2026 Mick Jagger e Ronnie Wood ne compiranno rispettivamente 83 e 79. L’insider del Sun però rassicura: «Torneranno live, ma solo quando saranno pronti». L’ultimo concerto degli Stones in Italia risale al 21 giugno 2022, quando si esibirono a San Siro.

Corsi di filosofia per militari, l’ok dell’università di Modena

All’interno del corso di laurea in Scienze strategiche del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Modena e Reggio Emilia prenderà forma un nuovo percorso curricolare a orientamento filosofico rivolto agli allievi ufficiali dell’Accademia militare di Modena. L’iniziativa è stata definita dopo l’approvazione, da parte del consiglio del corso di laurea, delle modifiche all’ordinamento didattico che entreranno in vigore dall’anno accademico 2026-2027 che prevedono anche l’attivazione di un secondo indirizzo a carattere gestionale, entrambi pensati per i frequentatori dell’Istituto militare. Il nuovo assetto rappresenta di fatto l’alternativa al corso di filosofia che non era stato accolto dall’Università di Bologna, scelta che aveva acceso un ampio dibattito con le critiche espresse anche da Giorgia Meloni.

Bernini: «Torna il dialogo tra sapere e servizio»

Sull’intesa tra Accademia e ateneo è intervenuta la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, sottolineando che «quando l’università sceglie di assumersi fino in fondo la propria responsabilità formativa, il Paese fa un passo avanti». Secondo la ministra, il percorso avviato a Modena «va esattamente in questa direzione. È la ripresa di un dialogo che qualcuno avrebbe voluto interrompere e che invece torna a riallacciarsi: tra sapere e servizio, tra formazione accademica e sicurezza nazionale. Due dimensioni che non si escludono, ma si rafforzano a vicenda». Bernini ha poi rimarcato che «la sicurezza non è solo tecnica o addestramento, ma anche comprensione profonda del mondo che cambia», aggiungendo che investire nella preparazione degli ufficiali significa rafforzare «istituzioni più solide, una democrazia più matura, un’Italia più forte nella sua libertà».

Manovra, dal Ponte sullo Stretto alla pensione anticipata: le novità

Arrivato il maxi emendamento alla Manovra annunciato dal ministro Giancarlo Giorgetti, che ridefinisce una Legge di bilancio da circa 3,5 miliardi di euro, intervenendo su più fronti: dalla Transizione 5.0 ai crediti d’imposta Zes fino alla questione Ponte sullo Stretto. La Manovra approderà in Senato lunedì 22 dicembre e il voto finale dovrebbe avere luogo il giorno successivo.

Spostati al 2033 i 780 milioni iscritti a bilancio nel 2025 per il Ponte sullo Stretto

Sul fronte delle grandi opere, sono stati spostati al 2033 i 780 milioni di euro iscritti a bilancio nel 2025 per l’avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto, posticipati sulla scia dello stop della Corte dei Conti. Non è stato modificato l’ammontare complessivo dei fondi autorizzati

Trasformazione 4.0 e 5.0, prorogate le agevolazioni per gli investimenti

Gli incentivi per la Transizione 4.0 e 5.0 vengono prorogati fino al 30 settembre 2028. Ma con due cambiamenti: è stata eliminata la maggiorazione prevista per gli investimenti “green” e l’accesso ai benefici è stato subordinato alla condizione che i beni acquistati siano prodotti all’interno dell’Ue. Iperammortamento e superammortamento diventano poi triennali per le imprese che investono in beni strumentali.

Balza al 58 per cento il credito d’imposta per la Zes unica agricoltura e pesca

Le percentuali del credito d’imposta per la Zes unica per agricoltura, pesca e acquacoltura nel 2026 salgono dal 15,2538 per cento al 58,7839 per cento, con riferimento agli investimenti effettuati dalle microimprese e dalle piccole e medie imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore forestale, e dal 18,4805 per cento al 58,6102 per cento con riferimento agli investimenti effettuati dalle grandi imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli.

Si allungano i mesi per la decorrenza della pensione anticipata

Aumentano i mesi per la decorrenza del trattamento pensionistico per i lavoratori che maturano i requisiti per il ritiro anticipato dal lavoro dal 2032. Per chi matura i requisiti per l’uscita anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, con un anno in meno per le donne) nel 2031 c’è un posticipo della decorrenza di tre mesi. Che aumenta poi progressivamente: a quattro mesi per chi matura i requisiti nel 2032 e 2033, a cinque mesi per il 2034 e a sei mesi per il 2035.

Ampliata la platea delle aziende obbligate a versare il Tfr al fondo Inps

L’ultimo emendamento depositato dal governo alla manovra prevede anche, dal primo luglio 2026, l’adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti del settore privato di prima assunzione, con possibilità di rinunciare entro 60 giorni. Ampliata inoltre la platea delle aziende obbligate a versare il Tfr al fondo presso l’Inps. Per quanto riguarda le coperture, l’emendamento prevede un contributo da 1,3 miliardi di euro a carico delle assicurazioni, con un meccanismo di versamento anticipato pari all’85 per cento del contributo dovuto sui premi delle assicurazioni di veicoli e natanti relativi all’anno precedente.

Cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026, quanto costano i biglietti e dove comprarli

È iniziato il conto alla rovescia per l’evento sportivo più atteso del 2026. Il 6 febbraio, allo stadio San Siro, avrà luogo infatti la cerimonia di apertura di Milano-Cortina, nuova edizione dei Giochi olimpici invernali che tornano in Italia 20 anni dopo quelli di Torino. Grande attesa per l’evento inaugurale, che coinvolgerà diverse star nazionali e internazionali tra cui Mariah Carey, prima super ospite della serata che scatterà alle ore 20 e durerà per circa tre ore. Come fare per assistere allo show dal vivo? I biglietti sono ancora disponibili per tutte le quattro categorie e fasce di prezzo, ma i costi non sono economici: per un posto nel Meazza bisogna essere pronti a sborsare almeno 286 euro. Il programma di Ticketing di Milano-Cortina 2026, insieme al Programma Hospitality di On Location, sono le uniche fonti ufficiali e sicure per l’acquisto.

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Milano-Cortina 2026, il costo dei biglietti per la cerimonia di apertura

Cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026, quanto costano i biglietti e dove comprarli
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella accende la fiamma olimpica (Ansa).

Ciascun account può acquistare un massimo di quattro biglietti, interamente digitali e strettamente nominativi. Ancora disponibili, ma solo grazie all’opzione di rivendita, i ticket per la categoria D, ossia la più economica delle quattro a disposizione: il prezzo delle offerte pubblicate dagli utenti è di 286 euro, leggermente maggiorato dei 260 iniziali. È ancora possibile comprare direttamente invece un posto in tutti gli altri settori, anche se non vi sono indicazioni su quanti ne siano rimasti ancora: chi ha intenzione di godersi ogni emozione della cerimonia dovrebbe affrettarsi per evitare di rimanere senza. La Categoria C costa 700 euro, mentre per la B bisogna salire fino a 1.400. Ben più costosa la Categoria A, tramite cui ottenere la visuale migliore e l’esperienza perfetta per godersi lo spettacolo e le performance musicali degli artisti: il prezzo parte infatti da 2.026 euro.

Annunciati i primi super protagonisti dell’evento inaugurale

Cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026, quanto costano i biglietti e dove comprarli
Matilda De Angelis a Roma: sarà tra i protagonisti della cerimonia di apertura (Imagoeconomica).

A poco meno di due mesi di distanza, la Fondazione Milano-Cortina 2026 ha annunciato la prima grande super ospite della cerimonia di apertura. Sul palco del Meazza di San Siro si esibirà infatti la star internazionale Mariah Carey, icona delle canzoni natalizie con il suo tormentone delle feste All I Want For Christmas Is You. L’evento, firmato da Marco Balich, sarà una celebrazione dello spirito italiano e dello sport in uno spettacolo di suoni, luci e colori. Tema centrale sarà l’Armonia, mentre uno spazio sarà dedicato al ricordo di Giorgio Armani. Tra le protagoniste anche Matilda de Angelis: ancora ignoto il suo ruolo preciso, anche se le anticipazioni la indicano come una delle voci narranti per incarnare il talento creativo italiano che dialoga con il mondo.

Rachael Carpani, 10 film e serie tv con l’attrice australiana

È morta Rachael Carpani, attrice australiana nota soprattutto per aver recitato nelle serie televisive Le sorelle McLeod e, più recentemente, NCIS: Los Angeles. A darne notizia è stata la sorella Georgia, compositrice musicale, che su Instagram ha condiviso un breve comunicato dei genitori Tony e Gael. «L’amata Rachael è mancata improvvisamente, ma serenamente, dopo una lunga battaglia contro una malattia cronica nelle prime ore di domenica 7 dicembre», si legge nella nota. «Chiediamo massima riservatezza in un momento così difficile». Nel 2021, l’attrice aveva parlato pubblicamente della sua diagnosi di endometriosi, di cui soffriva già dall’adolescenza ma diagnosticatale solo a 35 anni.

Morta Rachael Carpani: film e serie tv con l’attrice australiana

All Saints, uno dei primi ruoli in carriera

Poco più che ventenne – è nata nell’agosto 1980 a Sydney – Rachael Carpani ha ottenuto un piccolo ruolo nella serie televisiva All Saints, medical drama australiano andato in onda dal 1998 al 2004 per sette stagioni. È apparsa, nei panni di Emily Martin, in un solo episodio del 2001 intitolato Troppo poco e troppo tardi. Incentrata sulle giornate del personale dell’All Saints Western General Hospital, in particolare segue quello del complicato reparto 17 gestito da suor Terri Sullivan (Georgie Parker). Tra i personaggi ricorrenti anche gli infermieri Connor (Jeremy Cumpston) e Von Ryan (Judith McGrath).

Home and Away, due apparizioni nella 14esima stagione

Ancora agli inizi della sua carriera sul piccolo schermo, Rachael Carboni ha recitato in due puntate della 14esima stagione della soap opera Home and Away, rispettivamente l’87esima e l’88esima. La trama dello show, tra i più longevi della tv australiana tanto da essere ancora in onda su Seven Network, si concentra sugli amori e sulle vite degli abitanti di Summer Bay, immaginaria cittadina costiera del Nuovo Galles del Sud. Personaggi ricorrenti sono gli esponenti della famiglia Fletcher, tra cui Tom (Roger Oakley) e Pippa (Vanessa Downing) e i cinque figli adottivi.

Le sorelle McLeod, il ruolo che ha portato Rachael Carboni al successo

Sempre nel 2001, Rachael Carboni ottenne il primo ruolo principale in una produzione televisiva. Fu infatti ne Le sorelle McLeod, serie australiana di Nine Network fino al 2009 e giunta anche in Italia su Rai 1. Tratta da una miniserie quasi omonima degli Anni 90, racconta la storia di Claire e Tess che si ritrovano a dover gestire una tenuta in Australia ereditata dal padre. Sebbene in principio fra le due non scorra buon sangue, con il tempo imparano a gestire le loro divergenze e trovare un accordo. Carpani presta il volto per sette stagioni a Jodi Fountain, figlia di Meg un tempo fidanzata con il padre di Claire e Tess.

NCIS: Los Angeles, la comparsa nella produzione americana

Oltre a recitare in Australia, Rachael Carpani ha anche lavorato negli Stati Uniti, come testimonia la sua breve comparsa in NCIS: Los Angeles, spin-off di NCIS – Unità anticrimine andato in onda per 14 stagioni fino al 2023 e trasmesso in Italia da Italia 1 e Rai 2. Nel cast Chris O’Donnell, che interpreta il capo squadra ed ex agente della CIA Grisha Cullen, ma anche Daniela Ruah e LL Cool J. Carpani ha recitato in una puntata della prima stagione, vestendo i panni di una ragazza di nome Amy.

The Glades, una piccola parte anche nella serie poliziesca

Nel 2010 ha invece vestito, per tre episodi, i panni di Heather Thompson nella serie tv The Glades, produzione americana andata in onda per quattro stagioni su A&E Network. Protagonista è Jim Longworth (Matt Passmore), detective di Chicago che dopo essere stato ingiustamente accusato dal suo capo di essere andato a letto con sua moglie, decide di cambiare vita e trasferirsi in Florida. Qui spera di trovare una vita più tranquilla in una piccola cittadina, ma i crimini lo seguiranno ovunque. Nel cast anche Kiele Sanchez, Michelle Hurd e Natalia Cigliuti.

Against the Wall, Rachael Carpani in un altro ruolo da protagonista

Dieci anni dopo il suo debutto in All Saints, Rachael Carpani è stata protagonista di Against the Wall, serie televisiva statunitense di genere poliziesco trasmessa su Lifetime. L’attrice australiana veste qui i panni di Abby Kowalski, detective entrata a far parte della divisione Affari interni del Dipartimento di Chicago. Una decisione che la mette subito in conflitto con i membri della sua famiglia, a loro volta impiegati presso la stessa autorità dell’Illinois. Per quanto riguarda la sfera sentimentale, si trova coinvolta in due relazioni contemporanee, l’una con il partner di suo fratello John (Andrew Walker) e l’altra con Danny (Chris Johnson), suo vecchio amico conosciuto nell’ufficio del procuratore.

Triangle, sul grande schermo al fianco di Liam Hemsworth

In carriera, Rachael Carpani ha lavorato anche per il cinema. Nel 2009 è stata infatti nel cast del film Triangle di Christopher Smith, thriller-horror di ambientazione distopica, in cui ha interpretato una donna di nome Sally. Protagonista della storia è Jess (Melissa George), ragazza e madre di Tommy, un bambino affetto da autismo. Dopo un naufragio durante una giornata in barca a vela con amici, scopre che una tempesta elettrica l’ha trascinata in un loop temporale. Nel cast figurano anche Jack Taylor e soprattutto Liam Hemsworth, che presta il volto a un ragazzo di nome Victor.

Tornare a vincere, Rachael Carpani nel film con Ben Affleck

La sua ultima apparizione sul grande schermo risale al 2020, quando ha recitato nel film Tornare a vincere di Gavin O’Connor con protagonista Ben Affleck. Il divo di Hollywood è qui Jack Cunningham, carpentiere separato dalla moglie e con gravi problemi di alcolismo. Improvvisamente, ottiene una chance di riscatto quando gli viene offerto il ruolo di primo allenatore della Bishop Hayes, squadra di basket della scuola cattolica di cui, negli anni di studio, era campione indiscusso. Sfruttando la sua conoscenza dello sport, riuscirà a mettere assieme un gruppo di ragazzi talentuosi ma indisciplinati e riportare il club, dopo 25 anni di assenza, di nuovo ai playoff. Carpani veste i panni di una donna di nome Diane.

If There Be Thorns, la prima apparizione nel ruolo di Cathy

Tra gli ultimi ruoli della carriera di Rachael Carpani c’è quello di Cathy in If There Be Thorns, film televisivo di Lifetime tratto dall’omonimo romanzo di V.C. Andrews. Ambientato sei anni dopo il precedente capitolo, Petals on the Wind, vede la giovane ragazza (in quel film interpretata da Rose McIver) felicemente sposata con Chris (Jason Lewis), da cui ha avuto tre figli e assieme al quale vive in California. Il loro passato però non sembra volerli lasciare e torna a perseguitarli anche nella loro nuova abitazione. Nel cast anche Heather Graham, Mason Cook e Mackenzie Gray.

Seeds of Yesterday, il sequel di If There Be Thorns

Rachael Carpani ha ripreso il ruolo di Cathy anche nel sequel di If There Be Thorns, uscito nel 2015 con il titolo di Seeds of Yesterday. Ambientato 13 anni dopo gli eventi del capitolo precedente, vede ormai cresciuti i figli della coppia protagonista, tanto che uno di loro, Bart, sta per festeggiare i suoi 25 anni. Da tempo tuttavia non ha un rapporto con i genitori, tanto da aver persino cambiato il proprio cognome anagrafico per sottolineare la distanza da loro. Nel cast, oltre a Jason Lewis che ha ripreso il ruolo di Chris, figurano James Maslow Sammi Hanratty e Andrew Kerr.

Doppia Curva, le motivazioni delle condanne agli ultrà

La gestione esclusiva degli affari legati allo stadio avrebbe alimentato intimidazioni e violenze nella Curva Sud del Milan, garantendo introiti illegali, come quelli derivanti dalla rivendita dei biglietti, per oltre 100 mila euro all’anno. Diversa ma ugualmente rilevante la posizione della Curva Nord interista, definita «un mero contesto materiale di copertura» per traffici illeciti, sostenuti da «un rapporto di protezione di matrice mafiosa con l’avallo del clan di ‘ndrangheta dei Bellocco». È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza firmata dalla gup di Milano Rossana Mongiardo, citate dall’Ansa, che il 17 giugno ha condannato 16 imputati a pene complessive vicine ai 90 anni di carcere nel processo abbreviato nato dall’inchiesta della Dda e sfociato nell’inchiesta denominata Doppia curva.

Il perché delle condanne a Beretta e Lucci: gli ex leader delle curve

Le condanne più pesanti, dieci anni ciascuno, sono state inflitte agli ormai ex leader delle due curve di San Siro: Andrea Beretta per l’Inter e Luca Lucci per il Milan. Per l’interista il giudice ha riconosciuto le accuse contestate, dall’omicidio del 2024 di Antonio Bellocco, appartenente all’omonima cosca, fino a un tentato omicidio risalente a sei anni fa, oltre alle due associazioni per delinquere. Beretta dopo l’arresto è diventato collaboratore di giustizia dalla fine del 2024. Diversa la valutazione su Lucci, che secondo la giudice ha fatto quasi «da contrappeso» a Beretta, apparendo «scaltro e dotato di una intelligenza spietata», difendendosi «in maniera opportunistica negando ogni accusa». Pur definendosi «un vero tifoso» e ammettendo «errori di vita», Lucci non ha fornito elementi utili al procedimento, motivo per cui non gli sono state concesse attenuanti.

Reddito di libertà 2025, l’importo sale a 530 euro: ecco come inviare la domanda

Novità sulla presentazione della domanda e sulla fruizione del reddito di libertà 2025: l’importo, infatti, è stato aggiornato ed è salito a 530 euro al mese. L’incremento di quanto spettante deriva dal riparto delle risorse aggiuntive previste dalla Manovra del 2025. L’indennità spetta, per la durata di un anno, alle donne che siano rimaste vittime di violenza e che si trovino in condizioni di povertà. Il decreto del ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 dicembre 2025 ha reso definitivi gli aumenti dell’importo mensile del reddito di libertà.

Reddito di libertà 2025, qual è l’importo spettante?

Sale a 530 euro al mese l’importo del reddito di libertà 2025, l’indennità spettante alle donne vittime di violenza, in condizioni di difficoltà dal punto di vista economico. Infatti, il decreto del 17 settembre scorso del ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Maria Roccella, di concerto con i ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone, e dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 289 del 13 dicembre 2025, stabilisce l’aggiornamento dell’importo a 530 euro mensili, sulla base della ripartizioni delle risorse aggiuntive messe a disposizione dal comma 222 della legge 207 del 2024 (legge di Bilancio 2025). La misura serve a sostenere le donne vittime di violenza affinché possano intraprendere un percorso di autonomia personale.

A chi spetta il reddito di libertà 2025?

Reddito di libertà 2025, l’importo sale a 530 euro: ecco come inviare la domanda
Il ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità, Eugenia Maria Roccella (Imagoeconomica).

Inoltre, il reddito di libertà è cumulabile con altre forme di sostegno, come per esempio l’Assegno di inclusione (AdI). Pertanto, il sostegno spetta alle donne vittime di violenza, a prescindere che abbiano dei figli, seguite dai centri anti-violenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali. L’indennità serve, soprattutto, a garantire una certa indipendenza economica alla donna uscita di casa per le ragioni indicate, il cui stato di bisogno straordinario e urgente sia stato accertato e dichiarato dalle strutture sociali.

Come presentare la domanda del sostegno alle donne vittime di violenza?

Reddito di libertà 2025, l’importo sale a 530 euro: ecco come inviare la domanda
La panchina rossa dedicata alle donne vittime di violenza di genere (Imagoeconomica).

Per ricevere il reddito di libertà è necessario presentare la domanda mediante il proprio Comune di residenza tra il 1° gennaio e il 31 dicembre di ogni anno. Il Comune trasmette la pratica all’Inps che la gestisce sulla base degli requisiti e degli elementi a disposizione, nei limiti delle risorse finanziarie stanziate per la misura. La domanda può essere trasmessa anche per più anni, in caso di rigetto della precedente. Inoltre, per lo stesso anno non può essere inoltrata più di una richiesta. L’istituto di previdenza eroga l’indennità nei limiti delle risorse assegnate a livello regionale o di provincia autonoma. Infine, si ricorda che il sostegno non può essere erogato se la richiedente ha già fruito della stessa prestazione.

Steve Cahillane nominato ceo di Kraft Heinz

Kraft Heinz ha annunciato la nomina di Steve Cahillane come amministratore delegato a partire dal primo gennaio 2026. Contestualmente, il manager entrerà a far parte del cda e guiderà Global Taste Elevation, una delle entità che nasceranno dalla separazione dell’azienda in due società indipendenti (l’altra si chiamerà North American Grocery). Cahillane, che subentrerà a Carlos Abrams-Rivera, vanta oltre tre decenni di esperienza nel settore dei beni di largo consumo. Recentemente è stato presidente e ceo di Kellanova (ex Kellogg Company). In passato ha ricoperto incarichi di vertice in Nature’s Bounty, Coca-Cola Company, AB InBev e Coors.

Tetto al contante, cosa vuole fare il governo e come funziona negli altri Paesi

Nel confronto sulla legge di bilancio 2026 torna al centro il tema del tetto all’uso del contante. Un emendamento presentato da Fratelli d’Italia propone di portare la soglia dagli attuali 5 mila a 10 mila euro, introducendo però un meccanismo correttivo: per i pagamenti in contanti compresi tra 5.001 e 10 mila euro sarebbe dovuta un’imposta fissa di 500 euro, insieme all’obbligo di emissione della fattura. La Lega ha annunciato il proprio sostegno alla proposta, che deve ancora essere esaminata dalla Commissione bilancio del Senato. Il limite al contante è da decenni uno degli strumenti usati in Italia per contrastare evasione fiscale e riciclaggio. Introdotto all’inizio degli Anni ’90, è stato più volte modificato, con soglie alzate e abbassate a seconda delle fasi politiche ed economiche. L’attuale tetto di 5 mila euro è in vigore dal 2023.

Come funziona il tetto al contante negli altri Paesi

Il quadro europeo è molto eterogeneo. In diversi Paesi, come Germania, Austria, Paesi Bassi o Svezia, non esiste un limite generale ai pagamenti in contanti, anche se per importi elevati sono previsti obblighi di identificazione o segnalazione. Altri Stati hanno invece scelto soglie basse: in Francia e Spagna il tetto è fissato a 1.000 euro, in Grecia scende a 500, mentre in Romania è di 2.000 euro. Esistono poi limiti intermedi, tra i 3.000 e i 5.000 euro, e casi con soglie più alte, fino ai 10.000 o 15.000 euro.

Tetto al contante, cosa vuole fare il governo e come funziona negli altri Paesi
Denaro contante (Imagoeconomica).

È vero che «ce lo chiede l’Europa»?

In un’intervista a Repubblica, il sottosegretario al ministero dei Trasporti della Lega Armando Siri ha sostenuto che portare il tetto al contante a 10 mila euro sarebbe «doveroso» perché si tratterebbe di «un livello deciso dall’Europa», presentando la proposta come un adeguamento necessario alle norme europee. In realtà non è proprio così. È vero che dal 2027 entrerà in vigore un regolamento dell’Unione europea che introduce per la prima volta una soglia massima comune: i pagamenti in contanti per beni e servizi non potranno superare i 10 mila euro. Ma il testo chiarisce che gli Stati membri possono mantenere o introdurre limiti nazionali più bassi. Questo significa che l’Italia, con un tetto a 5 mila euro, è già pienamente conforme alle regole europee.

Contributi FVG 2026: bonus di 10 mila euro in arrivo a imprese e professionisti

In arrivo i contributi in FVG per le imprese e i liberi professionisti che potranno disporre di un bonus di 10 mila euro per l’adeguamento dei propri processi produttivi e dei servizi all’Intelligenza Artificiale a partire dal 2026. Per questa misura, la Regione Friuli Venezia Giulia ha stanziato una dote da un milione di euro che consentirà di ottenere i contributi fino al 75 per cento delle spese ammissibili. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha presentato l’incentivo nella giornata del 15 dicembre 2025, insieme alle altre misure contenute nella Finanziaria regionale del prossimo anno, con una particolare attenzione alle agevolazioni alle micro e piccole imprese, nonché ai liberi professionisti.

Bonus FVG 2026, a chi spetta e che cos’è il voucher di 10 mila euro?

Contributi FVG 2026: bonus di 10 mila euro in arrivo a imprese e professionisti
ChatGPT, Intelligenza artificiale (Imagoeconomica).

Si attende per l’inizio del 2026 l’uscita del regolamento che darà attuazione a una misura adottata dalla Regione Friuli Venezia Giulia riguardante un bonus del valore del 75 per cento delle spese ammissibili ed entro l’importo massimo di 10 mila euro per gli investimenti dedicati all’intelligenza artificiale, considerata come una leva indispensabile per favorire la competitività e lo sviluppo delle imprese della regione. Il bonus potrà essere richiesto sia dalle micro e piccole imprese che dai liberi professionisti con residenza nella Regione. Per quanto riguarda la platea dei professionisti, saranno ammessi alla richiesta del voucher sia gli ordinisti che i non ordinisti. Pertanto, le imprese interessate dovranno fare attenzione alla pubblicazione del regolamento, previsto per il mese di febbraio 2026, che anticipa l’adozione del bando regionale. Grazie al documento, si potranno verificare le condizioni di accesso al bonus e come presentare la domanda.

Cosa si sa del bando sul bonus FVG 2026?

Qualche anticipazione è trapelata sul bonus per l’intelligenza artificiale nella giornata di ieri alla presentazione della legge Finanziaria 2026. Innanzitutto, non dovrebbe trattarsi di un click day, anche se le imprese e i professionisti dovranno fare in fretta per evitare l’esaurimento delle risorse, pari a un milione di euro. Con i voucher si potranno acquistare sia corsi di formazione che software da introdurre in azienda.

Rizzetto: «Friuli Venezia Giulia prima Regione a puntare sull’IA»

Contributi FVG 2026: bonus di 10 mila euro in arrivo a imprese e professionisti
Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera (Imagoeconomica).

«Sono molto orgoglioso del lavoro portato avanti dal gruppo di @fratelliditalia in Friuli Venezia Giulia sulla legge di Bilancio 2026 – si legge in un post di Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera – Il gruppo consiliare ha contribuito in modo determinante al rafforzamento della manovra regionale. Tutti gli emendamenti presentati sono stati accolti, a partire da un investimento strategico di un milione di euro sull’intelligenza artificiale: una scelta che rende il Friuli Venezia Giulia la prima Regione in Italia a puntare sull’introduzione dell’IA nei processi produttivi, a sostegno di micro e piccole imprese e dei liberi professionisti. Innovazione, inclusione e valorizzazione dei territori: è questa la direzione che vogliamo dare al Friuli Venezia Giulia».

Superbonus, emendamento al Ddl Bilancio 2026: possibile proroga, ecco le novità

Proroga del superbonus per il 2026 e stanziamento di risorse fino al 2036, contributi diretti a copertura dei lavori relativi alle aree del Centro Italia (Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche) colpite da eventi sismici, a partire dal 1° aprile 2009 e non più dal 24 agosto 2016: sono queste le due maggiori novità dell’emendamento presentato al disegno di legge di Bilancio 2026 rispetto alla precedente versione dell’ex bonus 110 trasmesso al Senato. Le modifiche si sono rese necessarie per evitare che i cantieri dei lavori agevolati per la ricostruzione delle case danneggiate da eventi sismici potessero subire uno stop a causa della mancata capienza fiscale delle famiglie. Non essendoci più la possibilità di ottenere lo sconto in fattura o la cessione del credito sono molti i beneficiari del bonus, infatti, che non riuscirebbero a rientrare delle spese sostenute.

Superbonus, emendamento al Ddl Bilancio 2026: quali sono le novità?

Superbonus, emendamento al Ddl Bilancio 2026: possibile proroga, ecco le novità
Ristrutturazioni effettuate con gli incentivi edilizi (Imagoeconomica).

E, dunque, la proroga per il 2026 potrebbe arrivare con altre regole, a integrazione dell’articolo 4 sul superbonus del decreto legge numero 95/2025 che già prevedeva la possibilità di utilizzare gli incentivi per la ricostruzione dei comuni colpiti da terremoti. La novità più importante dell’emendamento è la previsione di contributi diretti finalizzati alla ricostruzione, a copertura delle spese eccedenti l’importo che poteva essere concesso con le domande presentate fino al 31 dicembre 2024. In questo modo, i contributi diretti consentiranno di completare quei lavori a rischio di blocco per la mancata possibilità dei committenti di utilizzare lo sconto in fattura o la cessione del credito e di dover utilizzare il 110% solo come detrazione fiscale nella dichiarazione dei redditi.

Che cos’è il contributo diretto dell’emendamento sul superbonus al Bilancio 2026?

Il disagio per le famiglie nasce dal fatto che i lavori avviati prima del 30 marzo 2024 – giorno di entrata in vigore del decreto legge numero 39 che ha definitivamente eliminato lo sconto in fattura e la cessione dei crediti d’imposta – non avrebbero altro modo di essere incentivati se non con la detrazione fiscale decennale. Alle famiglie interessate arriverebbe, dunque, il contributo diretto e si scongiurerebbe l’eventualità di un blocco dei lavori di ricostruzione. Sulla base del monitoraggio effettuato dal governo sulla ricostruzione, a oggi i cantieri in corso sono 9.400, dei quali circa 5 mila sarebbero interessati al nuovo superbonus 2026. Le risorse necessarie, pari a 1,3 miliardi di euro, avrebbero già la copertura necessaria dai fondi stanziati per prolungare le detrazioni fiscali del 2026.

Bonus edilizi, ultime notizie sui bonus edilizi per la ricostruzione dal sisma

Superbonus, emendamento al Ddl Bilancio 2026: possibile proroga, ecco le novità
Ristrutturazioni edilizie con il superbonus (Imagoeconomica).

Inoltre, l’emendamento al Ddl di Bilancio 2026 stabilisce che rientrano nel cratere dei lavori di ricostruzione ai fini del superbonus tutte le aree colpite da terremoti dal 1° aprile 2009 (in pratica, dal terremoto dell’Abruzzo in avanti) nelle quali sia stato riconosciuto lo stato di emergenza. Infine, l’emendamento propone l’autorizzazione di spesa di 232,4 milioni per il 2027 e di 132,89 milioni per ciascuno degli anni dal 2028 al 2036. Tra i lavori ammissibili al nuovo superbonus sono esclusi gli interventi effettuati, anche in misura parziale, in violazione delle regole urbanistiche e di tutela del paesaggio o dell’ambiente.

Omicidio Sharon Verzeni, chiesto l’ergastolo per Moussa Sangare

Il pubblico ministero Emanuele Marchisio, nel corso della sua requisitoria nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, ha chiesto l’ergastolo per Moussa Sangare, spiegando che «non mancano le prove, ma le parole» per descrivere «un delitto assurdo» in cui «una vita è stata spezzata per un capriccio». Per l’accusa sussistono le aggravanti della minorata difesa e della premeditazione, ma soprattutto quella «gigantesca» dei futili motivi.

Sangare ha ritrattato dopo la confessione

Sangare, che ha ritrattato dopo aver confessato di aver accoltellato a morte la 33enne Verzeni nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola (Bergamo), ha cercato di intervenire durante la requisitoria. Ma il pm lo ha fermato: «Stia zitto, ora parlo io». Sottoposto a perizia psichiatrica, il 30enne Sangare è stato ritenuto capace di intendere e di volere.

Cosa prevede il protocollo contro la violenza sulle donne firmato dalle università di Milano

Il Comune di Milano e le università cittadine hanno firmato l’addendum al Protocollo interistituzionale «Milano per la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile contro le donne», rafforzando una rete che coinvolge già circa 40 soggetti tra istituzioni ed enti pubblici e privati. La sottoscrizione è avvenuta martedì 16 dicembre, nel corso di un’iniziativa pubblica con la partecipazione dell’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé e dei rappresentanti degli atenei milanesi.

Quali università di Milano aderiscono

All’accordo aderiscono l’Università degli Studi di Milano, Milano-Bicocca, Politecnico, Cattolica, Bocconi, lulm, Humanitas University e Università Vita-Salute San Raffaele, che si aggiungono ai firmatari del protocollo promosso dal Comune e avviato nel novembre 2023. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento cittadino sulle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza maschile contro le donne, mettendo in rete competenze, risorse e dati e superando la frammentazione degli interventi. Come spiegato dal Comune, l’adesione delle università amplia il raggio d’azione del protocollo, coinvolgendo in modo strutturale il mondo della formazione e della ricerca.

Cosa prevede il protocollo contro la violenza sulle donne firmato dalle università di Milano
Università Bocconi di Milano (Wikipedia).

Cosa prevede il protocollo sulla violenza contro le donne

Il protocollo impegna gli atenei a promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte a studenti e studentesse e a diffondere una cultura del rispetto. Sono previsti percorsi universitari e multidisciplinari dedicati alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne, oltre a programmi di formazione continua per professionisti, insegnanti e operatori. Un altro punto centrale riguarda l’attivazione e il rafforzamento degli sportelli di ascolto all’interno delle università, in collaborazione con la Rete antiviolenza di Milano. Gli atenei si impegnano inoltre a svolgere attività di ricerca, a predisporre database condivisi e a collaborare allo sviluppo di politiche pubbliche più efficaci, anche in vista dell’istituzione di un Osservatorio cittadino sulla violenza di genere. Il lavoro sarà coordinato anche attraverso il Centro Interuniversitario Culture di genere, con momenti di confronto e verifiche periodiche sull’attuazione degli impegni assunti.