Rilasciati oltre 11 mila documenti su Epstein: Trump otto volte sul suo jet

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha diffuso oltre 11 mila nuovi file provenienti dall’inchiesta su Jeffrey Epstein. Il ‘pacchetto’ include numerosi documenti dell’Fbi, comunicazioni interne alla Giustizia, citazioni in giudizio, altri documenti legali e registrazioni audio/video relative alla morte del finanziere, che si è suicidato in cella nel 2019. Ma non solo: nei documenti appena rilasciati spunta un’email in cui si legge che «Donald Trump ha viaggiato sul jet privato di Epstein molte più volte di quanto precedentemente riportato».

Trump volò con Epstein almeno otto volte

L’attuale presidente Usa, come si legge nell’email del 7 gennaio 2020 da titolo “RE: Registri di volo di Epstein”, è elencato come passeggero su almeno otto voli tra il 1993 e il 1996, inclusi almeno quattro su cui era presente anche Ghislaine Maxwell. Su un volo del 1993, Trump ed Epstein sono gli unici due passeggeri registrati. Su un altro, i passeggeri registrato sono Epstein, Trump e una ventenne.

L’email inviata dal principe Andrea a Maxwell

Come riporta il Guardian, nei documenti figura anche un’email inviata da un uomo indicato come “A”, in cui vengono discusse le modalità con cui Maxwell poteva facilitare i suoi incontri con «amiche inappropriate». L’uomo misterioso sarebbe il principe Andrea.

L’elenco di ponti e weekend lunghi del 2026

Il calendario del 2026 si presta a una gestione strategica delle ferie. La distribuzione delle festività nel corso dell’anno, con diversi giorni che cadono di martedì o venerdì, rende possibile allungare le pause con pochi giorni di permesso. Un vantaggio concreto per chi lavora a tempo pieno, per chi deve coordinare ferie familiari o semplicemente per chi vuole evitare di concentrare tutte le vacanze ad agosto. Alcuni mesi, più di altri, offrono combinazioni particolarmente favorevoli: giugno, dicembre e l’inizio di maggio. Di seguito, il quadro completo dei principali weekend lunghi e ponti.

Ponti e weekend lunghi 2026

L’elenco di ponti e weekend lunghi del 2026
Mercatino di Natale (Ansa).
  • Capodanno (1° gennaio, giovedì): con un giorno di ferie venerdì 2 gennaio si ottiene un weekend lungo di quattro giorni.
  • Epifania (6 gennaio, martedì): basta prendere ferie lunedì 5 per avere quattro giorni consecutivi di pausa.
  • Pasqua e Pasquetta (5–6 aprile, domenica e lunedì): un fine settimana lungo naturale, senza bisogno di ferie.
  • Festa della Liberazione (25 aprile, sabato): cade nel weekend e non genera ponti.
  • Festa dei Lavoratori (1° maggio, venerdì): tre giorni consecutivi senza ricorrere alle ferie.
  • Festa della Repubblica (2 giugno, martedì): prendendo ferie lunedì 1° giugno si crea un ponte di quattro giorni.
  • Ferragosto (15 agosto, sabato): non offre possibilità di allungamento.
  • Tutti i Santi (1° novembre, domenica): festività interamente nel weekend.
  • Immacolata (8 dicembre, martedì): con ferie lunedì 7 dicembre si ottiene un ponte di quattro giorni.
  • Natale e Santo Stefano (25–26 dicembre, venerdì e sabato): weekend lungo di tre giorni.

Guardando al periodo tra Natale 2026 e Capodanno 2027, prendendo quattro giorni di ferie è possibile coprire l’intervallo dal 25 dicembre al 3 gennaio, arrivando a dieci giorni consecutivi di pausa.

L’Ue dice sì alla Francia per la ristrutturazione di Corsair

Il salvataggio di Corsair è possibile. La Commissione europea ha approvato il piano di aiuti messo in campo dal governo francese per la ristrutturazione della compagnia aerea. L’aiuto consiste nel cancellare 80 milioni di euro di prestiti approvati da Bruxelles a dicembre 2020. A questo si aggiunge un finanziamento aggiuntivo da 87,8 milioni di euro. Il totale è di 167,8. L’iter per la rimodulazione del piano di salvataggio è partito nel 2023. Allora la Francia ha chiesto all’Ue di modificare il progetto a causa di alcuni eventi esterni imprevedibili che avevano avuto un ulteriore impatto sfavorevole su Corsair. Nel febbraio 2024 la Commissione ha così avviato un’indagine sulla situazione, arrivando poi alla risposta odierna. Il sì alla ristrutturazione da 167,8 milioni di euro, però, arriva con alcune condizioni. La compagnia francese dovrà ridurre alcune rotazioni dei voli e cedere diversi slot per ridurre l’impatto distorsivo sulla concorrenza.

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

«Allarghiamo la coalizione», ha spifferato il turborenziano Luciano Nobili, già deputato di Italia viva e ora consigliere regionale del Lazio: sì, in Campidoglio, dopo l’approvazione del bilancio, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri si trova un nuovo alleato, Matteo Renzi, «che porta Iv nella maggioranza di sinistra cercando di farla diventare di centrosinistra», dicono nel Partito democratico romano. Alla faccia di chi pronosticava un futuro meloniano per Renzi. Il passo compiuto nella Capitale dicono che abbia fatto preoccupare Elly Schlein, che teme sempre la vitalità politica dell’ex presidente del Consiglio. E invece per Gualtieri si tratta di un’astuta operazione di marketing elettorale, con l’obiettivo di annacquare il rosso che contraddistingue l’attuale coalizione.

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Matteo Renzi e Luciano Nobili (foto Imagoeconomica).

Il gruppo di Iv è composto da Francesca Leoncini e Valerio Casini e ha votato favorevolmente la delibera del bilancio, l’ultimo del mandato di Gualtieri: «Il nostro è un voto di adesione a un progetto politico nel quale ci riconosciamo. Questo bilancio è un passo in avanti verso una visione di Roma europea e competitiva, nel medio e lungo periodo Roma deve diventare una Capitale pienamente all’altezza delle altre capitali europee, con la qualità della vita che migliori dal centro alle periferie».

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

A benedire l’operazione è intervenuta Maria Elena Boschi, presentissima sulla scena romana e presidente dei deputati renziani: «Dall’inizio di questa consiliatura Italia viva ha scelto un’opposizione costruttiva e responsabile, fondata sul merito dei provvedimenti e sull’interesse dei cittadini romani. Il nostro sostegno nasce dal riconoscimento del lavoro portato avanti dal sindaco Roberto Gualtieri e dalla sua giunta, in particolare nell’ultimo anno, segnato da passaggi decisivi come l’organizzazione del Giubileo e la gestione delle risorse del Pnrr. Roma è una città complessa, ma è evidente che sta cambiando in meglio». Va anche detto che tutti i sondaggi prevedono una vittoria bis, e a mani basse, di Gualtieri nel caso di una sua ricandidatura in Campidoglio. Senza alcuna speranza per un potenziale competitor di centrodestra.

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

Veneziani e Giordano, fuoco su Giuli

«Dopo Venezi ci mancava Veneziani». Le rogne per il ministro della Cultura Alessandro Giuli provengono da due cognomi quasi simili, con la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi nominata a La Fenice (attenti alla manifestazione prevista nel teatro a Capodanno dagli orchestrali) e Marcello Veneziani che verga editoriali contro l’ormai ex amico Alessandro, accusando la destra di non aver tolto dagli schermi Bruno Vespa e Roberto Benigni. Le accuse di Veneziani fanno male: «Nulla di significativo e di sostanziale è cambiato nella vita di ogni giorno, negli assetti del Paese, nella politica estera ma anche sul piano delle idee, della cultura e degli orientamenti pubblici e perfino televisivi, eccetto l’inchino al governo; tutto è rimasto come prima». Prima è arrivata la replica di Giuli, poi a ruota Mario Giordano sempre su La Verità ha difeso Veneziani, sparando ad alzo zero contro il ministro «adoratore del dio Pan e della dea Dia, già suonatore di flauti pagani, seguace dei fauni». Anche se chi lo conosce bene non si esime dal dire: «Lui, Veneziani, quando è stato nel consiglio d’amministrazione della Rai, vero e proprio luogo di potere, che cosa ha fatto?».

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno

Napoletano grandi eventi

Titoloni. Convegnoni. Nel giornale diretto da Roberto Napoletano, Il Messaggero, si pensa in grande. Appena è tornato al posto di comando di via del Tritone, richiamato dall’editore Francesco Gaetano Caltagirone, ha inaugurato una sala televisiva intervistando il sindaco di Roma Gualtieri. Ed è già pronta una lunga lista di iniziative da realizzare nel 2026. E così, pronti a cominciare: alla fine del mese di gennaio, il 29, ecco una giornata in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, con il titolo “Roma città dei grandi eventi”. Il progetto porta la firma dell’assessorato di Roma Capitale che si occupa di grandi eventi, sport, turismo e moda, guidato da Alessandro Onorato, e vanta «il finanziamento del ministero del Turismo», dove al comando c’è Daniela Santanchè. Quindi è un convegno pubblico, nel senso che i soldi per realizzarlo provengono da un’istituzione. Però per partecipare alla giornata tocca chiamare la “segreteria organizzativa eventi” del quotidiano Il Messaggero, e non un ufficio capitolino. Ma è normale?

Il soccorso renziano a Gualtieri, il fuoco amico contro Giuli: le pillole del giorno
Roberto Napoletano (Imagoeconomica).

Ciro Grillo, le motivazioni del tribunale alla condanna

Il tribunale di Tempio Pausania ha chiarito nei dettagli le motivazioni che hanno portato alla condanna di Ciro Grillo, figlio di Beppe, e di tre amici genovesi per lo stupro di gruppo denunciato da un’allora 18enne nel luglio del 2017 a pochi passi da Porto Cervo. Il collegio giudicante ha sottolineato come la vittima «deve essere ritenuta pienamente attendibile. Le sue dichiarazioni hanno trovato, infatti, significativi riscontri. Non può revocarsi in dubbio che l’assunzione del “beverone”, contenente anche una quantità di vodka, abbia provocato nella stessa una condizione di inferiorità fisica e psichica che ha agevolato l’operato criminoso degli imputati». I giudici hanno evidenziato come la giovane non potesse in alcun modo dare consenso, «dato che si sono consumati in un contesto di costrizioni ed impossibilità di reagire, che denotano la particolare brutalità del gruppo, coeso fin da principio, e che ha agito in un contesto predatorio e prevaricatorio non tenendo in considerazione alcuna lo stato di fragilità in cui versava la ragazza».

Il tribunale: «Lesa la libertà sessuale della ragazza»

La ricostruzione del tribunale ripercorre anche la serata del 16 luglio 2017, iniziata al Billionaire e proseguita fino al giorno successivo nell’appartamento di Beppe Grillo al Pevero. Il collegio ha ricordato come la giovane sia stata costretta a bere alcool, trovandosi in uno stato di alterazione psicofisica e ridotta lucidità: «non vi è alcun dubbio che gli imputati abbiano, con la loro azione, consapevolmente leso la libertà sessuale della ragazza, approfittando, a tal fine, delle condizioni di minorata difesa di quest’ultima, e dunque ben consci dello stato di ubriachezza della vittima». Per quanto riguarda il consenso, i giudici chiariscono che «nel caso in parola è palese l’inesistenza di positive manifestazioni di volontà» e ricordano che «un siffatto consenso non è libero consenso bensì consenso coatto». Infine, i magistrati sottolineano come «la deposizione resa dalla teste appare dunque dimostrativa dell’assenza di profili di animosità e astio della ragazza nei confronti degli imputati; da essa, piuttosto, traspare la rappresentazione di una ragazza profondamente incisa dall’esperienza subita».

Cambia l’inno d’Italia: come e perché

Durante le cerimonie militari ufficiali non si potrà più gridare il «sì» finale durante l’esecuzione cantata dell’inno d’Italia. La modifica era stata formalizzata con un decreto del presidente della Repubblica del 14 marzo 2025, adottato su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma lo Stato Maggiore della Difesa lo ha recepito solo a dicembre di quest’anno. 

Perché Meloni ha voluto modificare l’inno d’Italia

Cambia l’inno d’Italia: come e perché
Giorgia Meloni (Ansa).

La scelta non ha motivazioni politiche particolari, ma risponde a un criterio filologico e alla volontà di attenersi il più possibile al testo originale. Il decreto richiama infatti il riconoscimento del testo di Goffredo Mameli e dello spartito di Michele Novaro come riferimento ufficiale dell’inno della Repubblica. Nel manoscritto autografo del 1847 conservato a Torino, Mameli non inserì il «sì», mentre l’avverbio compare nello spartito di Novaro come aggiunta successiva, motivata da lui stesso con l’intenzione di concludere con «un grido supremo, il quale è un giuramento e un grido di guerra». Sul sito del Quirinale è già adottata l’esecuzione del 1971 cantata da Mario Del Monaco, che si chiude senza il grido finale. Il decreto è stato firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e rende obbligatorio, almeno in ambito militare, l’allineamento al testo considerato originario.

Via libera del Senato alla Manovra

L’Aula del Senato ha approvato la quarta legge di bilancio del Governo Meloni, che vale 22 miliardi di euro come ha spiegato il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, con 110 voti a favore, 66 contrari e 2 astenuti. Approvata anche la Nota di variazione. Poco prima il Senato ha votato la fiducia posta dal governo sul maxiemendamento alla Manovra: i voti favorevoli in questo caso sono stati 113, i contrari 70, gli astenuti 2. «Siamo intervenuti su questioni che sembravano quasi impossibili. La tassazione solo al 5 per cento degli aumenti contrattuali era qualcosa che veniva chiesto da sempre dai sindacati e l’abbiamo fatto per i lavoratori dipendenti con redditi più bassi. La tassazione all’1 per cento dei salari di produttività credo anche che sia sintomatica della direzione verso cui si deve andare. Quindi davvero un bilancio positivo che dimostra ancora una volta come tutto il governo sostiene questa linea che abbiamo impostato tre anni fa», ha dichiarato Giorgetti. La legge di bilancio passa ora alla Camera.

Stralciate cinque norme dal maxiemendamento dopo i dubbi del Quirinale

Prima del nuovo round nell’emiciclo di Palazzo Madama, la Commissione Bilancio del Senato – dopo i dubbi del Quirinale – ha stralciato dal maxiemendamento sulla Manovra cinque misure: la norma che consentiva agli imprenditori condannati per aver sottopagato i propri dipendenti ma che si erano comunque attenuti agli standard di alcuni contratti collettivi di non pagare gli arretrati; di due norme sulle porte girevoli nella pubblica amministrazione; di una sulla disciplina del collocamento fuori ruolo dei magistrati; di una sulla revisione della disciplina del personale della Covip.

Gruppo Corriere, Federico Ricci nuovo amministratore unico

Il Gruppo Corriere ha scelto Federico Ricci come nuovo amministratore unico. La nomina avrà vigore dal primo febbraio 2026. Il 48enne è stato già presentato alla redazione e ha ringraziato Marco Corridori, a cui subentrerà. Il Gruppo Corriere è una realtà editoriale importante, oggi parte del Gruppo Cepu. Raccoglie diverse testate: il Corriere dell’Umbria, il Corriere di Arezzo, il Corriere di Siena, il Corriere di Maremma, Radio Corriere dell’Umbria e diversa supplementi mensili. Ricci dovrà mettere a disposizione della società tutta la sua esperienza nei settori dell’information technology, della finanza e delle infrastrutture per il rilancio del progetto. In passato è stato ceo di Antognolla Spa. Corridori continuerà il suo lavoro all’interno del Gruppo Cepu, mantenendo la guida dell’Accademia del Volo come Accountable manager e di Aergrifo Srl come amministratore unico.

Greta Thunberg è stata arrestata a Londra

Martedì mattina la polizia britannica ha arrestato a Londra l’attivista svedese Greta Thunberg durante una manifestazione a sostegno di Palestine Action, gruppo messo al bando e designato come organizzazione terroristica dal governo del Regno Unito. L’arresto è avvenuto nel centro della capitale, davanti agli uffici della compagnia assicurativa Aspen Insurance, in occasione di una protesta di Defend Our Juries legata alla detenzione di alcuni membri di Palestine Action. Secondo la polizia, Thunberg è stata fermata per aver violato la sezione 13 del Terrorism Act del 2000, per aver esposto un cartello che recita: «Sostengo i detenuti di Azione Palestinese. Mi oppongo al genocidio». Nella stessa operazione sono state arrestate altre due persone, sospettate di aver imbrattato l’edificio della compagnia con vernice rossa. La protesta prendeva di mira l’azienda per i suoi presunti legami commerciali con Elbit Systems, gruppo israeliano della difesa. Gli attivisti contestano anche quello che sostengono essere un uso distorto della normativa antiterrorismo.

Smartphone, i modelli più attesi che usciranno nel 2026

Maggior impulso all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, chip sempre più avanzati e nuovi modelli fold. Il 2026 si preannuncia un anno ricco di novità per la telefonia, con il debutto sul mercato dei device di ultima generazione di Samsung, Apple e tutte le principali aziende del settore. Secondo le prime anticipazioni, il colosso sudcoreano dovrebbe puntare su un nuovo processore, mentre a Cupertino potrebbe vedere la luce il primo modello pieghevole. Ecco tutto quello che sappiamo.

Smartphone, da Samsung a Apple: i modelli più attesi del 2026

Samsung, in arrivo la nuova gamma Galaxy S26

Fra le prime a mostrare i nuovi modelli sarà come sempre Samsung, attesa a febbraio con l’evento Unpacked. Sul palco della conferenza 2026, l’azienda sudcoreana dovrebbe mostrare per la prima volta la gamma Galaxy S26, attesa sul mercato con il modello base, il Plus e il top di gamma Ultra. Tra le novità più attese, soprattutto per quanto riguarda i primi due, c’è il processore Exynos 2600 (l’Ultra dovrebbe debuttare con Snapdragon), il primo al mondo realizzato con processo produttivo a due nanometri, capace di integrare un’IA di nuova generazione con funzioni ancora più avanzate in termini di produttività, interazione vocale e fotografia. Quanto a quest’ultima, secondo vari leak, non dovrebbero esserci stravolgimenti, con la conferma degli obiettivi finora in uso. Il lancio è atteso verosimilmente per il mese di marzo.

Apple è pronta a lanciare il primo iPhone pieghevole?

Attesa anche la risposta di Apple, che nel 2026 dovrebbe portare una massiccia dose di novità nella sua gamma di smartphone in attesa della vera e propria rivoluzione per il 2027, in cui festeggerà il ventennale degli iPhone con tanto di modello celebrativo speciale. Per quanto riguarda iPhone 18, analisi di JP Morgan anticipano un possibile sensore per la fotocamera da 24 Mp per tutta la famiglia così come il Center Stage per zoom automatico; in arrivo anche il nuovo chip A20 che, come nel caso di Samsung, dovrebbe vantare processo produttivo a due nanometri. Per iPhone 18 Pro e Pro Max si parla, a livello di design, di un nuovo posizionamento della fotocamera frontale, forse all’interno della Dynamic Island. Probabile anche un nuovo chassis in acciaio inossidabile.

Tutti i rumors tuttavia si concentrano sull’ipotetico iPhone Ultra, ossia il primo foldable di Apple, con hardware simili ai top di gamma Pro e Pro Max per chip e fotocamere. Novità assoluta potrebbe essere la selfie camera, verosimilmente da 24 Mp, posizionata sotto al display. Si vocifera anche di un aspetto in 4:3 stile iPad, con spessore da aperto di appena 4,5 millimetri, diagonale interna da 7 pollici senza piega visibile e ritorno dello scanner delle impronte digitali. Il prezzo, stando ad alcune indiscrezioni della stampa Usa, dovrebbe partire da circa 2.400 dollari.

Google pronta a mostrare i nuovi Pixel 10a e 11

Tra le protagoniste del mercato 2026 anche Google che, fra la primavera e l’estate prossime, lancerà il Pixel 10a e il Pixel 11. Il primo dovrebbe conservare le caratteristiche del predecessore con display da 6,3 pollici (che potrebbe raggiungere 2 mila nits di luminosità), fotocamera da 48 Megapixel e processore Tensor G4: quanto ai miglioramenti, si parla di una batteria potenziata da 5.100 mAh. Il Google Pixel 11, invece, dovrebbe contare ancora quattro modelli, tra cui uno di base e tre Pro, di cui uno foldable. Sul fronte prestazioni, Android Authority ha anticipato che lo smartphone dovrebbe contare sul chip Tensor G6 con ottimizzazione dell’efficienza energetica e della gestione termica. Il prezzo dovrebbe partire da 899 euro per il modello standard per arrivare ai 1.899 del pieghevole.

Xiaomi 17 Ultra, il nuovo top di gamma dell’azienda cinese

Sarà presentato per il mercato cinese il giorno di Natale 2025, ma non arriverà in Occidente prima del 2026. Stiamo parlando di Xiaomi 17 Ultra, il nuovo modello top di gamma dell’azienda con sede a Pechino. Stando alle prime anticipazioni, dovrebbe essere equipaggiato con il chip Snapdragon 8 Elite Gen 5 e vantare un comparto fotografico d’eccezione che sarà anche principale punto di forza. Presente infatti una fotocamera principale da un pollice con brand Leica, basata verosimilmente sul sensore OmniVision OV50X, un obiettivo ultra-grandangolare da 50 Mp e uno periscopico da 50 Mp. Sul social Weibo sono spuntate anche le prime immagini del design, che non sembra presentare una netta evoluzione rispetto al predecessore.

Nothing Phone 4a e 4a Pro con nuovi chip Snapdragon

Degni di menzione anche i nuovi Nothing Phone 4a e 4a Pro, attesi nel corso del 2026. Tra le novità più interessanti, come riportano alcuni insider, l’azienda britannica dovrebbe differenziare i modelli per quanto riguarda i processori. Mentre il primo resterebbe ancorato allo Snapdragon 7S del suo predecessore, passando forse alla quarta generazione, il Pro è atteso al salto di qualità verso un chip più performante della serie Snapdragon standard, di cui ancora non ci sono anticipazioni attendibili. Previsto, anche in questo caso come esclusiva del device di fascia alta, il supporto alle eSIM, già vista sui modelli precedenti. Quanto ai costi, le indiscrezioni suggeriscono cifre relativamente contenute per la configurazione con 12GB di Ram e 256GB di spazio di archiviazione. Il Phone 4a si attesterebbe intorno ai 499 euro, mentre il Phone 4a Pro salirebbe fino a circa 569 euro.

Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset

Suona l’allarme ai piani alti di Mediaset. E non è una semplice esercitazione cui segue il ritorno alla normalità. Lo scandalo CoronaSignorini non è un inciampo reputazionale né un fastidio giudiziario da gestire con la consueta liturgia delle distanze e delle smentite. È qualcosa di più profondo: la crisi di una narrazione che per anni ha protetto Mediaset più di quanto abbia mai potuto fare la sua solidità industriale.

Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
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Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
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Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset

In discussione il modo in cui Mediaset ha raccontato il potere

È la prova più dura che Pier Silvio e Marina Berlusconi si trovano ad affrontare da quando hanno preso in mano le redini dell’azienda, e ora la stanno traghettando oltre i confini di Cologno, con l’ambizione di farla diventare un broadcaster europeo. Perché qui non è in discussione un volto o un programma, ma il modo stesso in cui Mediaset ha raccontato il potere. E la discontinuità di quel racconto che ora sarà necessariamente chiamata ad affrontare.

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Alfonso Signorini non era solo un conduttore o un giornalista vicinissimo alla famiglia di Arcore. Era una funzione che incarnava un ruolo fondante, quello di raccontare il potere come sentimento, la politica come costume, l’opacità come intimità innocua, tutto ricondotto a salvaguardare l’aura di integrità dei suoi padroni. Che peraltro lo ricompensavano del lavoro condividendo con lui i loro segreti. La sua narrazione non serviva a difendere Mediaset dagli attacchi, ma a evitare che certi attacchi prendessero forma. Mentiva, ma più spesso addolciva. Non indagava, normalizzava. Trasformava il conflitto in feuilleton e la responsabilità in serialità patinata.

Chi non è mai stato un semplice settimanale di costume

In questo schema Chi non è stato un semplice settimanale di costume, ma l’infrastruttura editoriale del sistema. Il luogo dove la narrazione veniva testata, raffinata e resa permanente. Chi ha svolto un compito cruciale: spostare il baricentro del racconto dal fatto alla relazione, dall’atto al sentimento, dalla responsabilità pubblica alla comprensione privata. Non un giornale che raccontava il potere, ma uno spazio che lo depotenziava nell’apologia di una storia familiare additata come esemplare.

Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset

Dentro Chi la famiglia Berlusconi non appariva mai come centro di un sistema di influenza, ma come saga affettiva permanente, esposta ma non vulnerabile, mai messa in discussione. Era il cuore morbido di Mediaset: non informazione, ma ambientazione. Un settimanale che non costruiva notizie, ma contesti emotivi in cui le notizie venivano depotenziate.

Chiunque proponeva una contro-narrazione era un «povero comunista»

Quel sistema ha retto finché il berlusconismo mediatico ha potuto permettersi un privilegio raro: essere narrato sempre dall’interno con indulgenza, l’epopea di una famiglia come esempio virtuoso che esibiva i suoi modelli comportamentali in chiave emulativa. Un racconto dotato di una forza evocativa tale da rendere irrilevante qualsiasi contro-narrazione, sempre respinta come astio, pregiudizio o ossessione ideologica di chi restava irriducibilmente un «povero comunista».

Se è bastato il detonatore Corona, significa che l’architettura era già logora

L’irruzione di Fabrizio Corona ha fatto saltare tutto non perché abbia portato verità definitive – Corona non è un testimone, è un detonatore – ma perché ha mostrato la fragilità del meccanismo. In due puntate del suo Falsissimo ha fatto più danni all’impianto simbolico di Mediaset di quanto non siano riusciti a fare trent’anni di opposizione politica e critica culturale. Non perché sia più credibile, ma perché parla lo stesso linguaggio del sistema cui appartiene geneticamente, solo senza il filtro dell’ipocrisia. E quando basta una voce borderline per provocare il collasso, significa che l’architettura era già logora. Il confine tra informazione, confidenza e spettacolo era evaporato da tempo. Restava solo un cortocircuito buono a coprire l’immagine di un gruppo che d’altro canto aveva trovato nello scudo della politica un riparo ai suoi affari.

Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Fabrizio Corona al Palazzo di Giustizia di Milano per l’interrogatorio, da lui richiesto, nell’inchiesta che lo vede indagato per revenge porn, sulla base della denuncia di Alfonso Signorini (foto Ansa).

La domanda più scomoda per Marina e Pier Silvio: che cosa fare adesso?

Qui sta il vero problema per Marina e Pier Silvio. Non possono limitarsi a una presa di distanza rituale né a un sacrificio simbolico. Signorini non è stato una figura accessoria, è stato un pilastro. E Chi non è stato un semplice contenitore, ma il luogo dove quella grammatica è diventata senso condiviso. Rinnegarli implica spiegare perché erano centrali. Ma soprattutto costringe a rispondere alla domanda più scomoda: che cosa fare adesso?

Il vecchio frame è imploso, ma il nuovo non esiste ancora

Mediaset da questa vicenda non patisce soltanto una crisi d’immagine. Si trova improvvisamente a dover fare i conti con un vuoto di racconto. Il vecchio frame fatto di affetti amorevoli, leggerezza e assoluzione preventiva, è imploso. Ma il nuovo non esiste ancora. E inventarlo significa rinunciare a un’abitudine profonda: usare il racconto come protezione. Accettare che l’informazione non sia più carezza, ma attrito. Che la credibilità non si costruisca con il silenzio, ma con una discontinuità visibile.

Quell’epoca dell’epopea sentimentale ormai è finita

Il punto non è ripulire Mediaset, come se fosse solo una questione cosmetica. È decidere se restare in un ambiente protetto, dove le domande entrano solo se innocue, o diventare un’azienda normale: esposta, discutibile, giudicabile. Passare da media che assolve a media che regge il conflitto. Il sistema Signorini non è caduto per colpa di Corona. È caduto perché apparteneva a un’epoca in cui il potere poteva ancora permettersi di essere raccontato come epopea sentimentale. Quell’epoca è finita.

Perché il caso Signorini costringe Marina e Pier Silvio alla prova più dura con Mediaset
Una foto di Silvio Berlusconi coi figli (manca Barbara) e nipoti su Chi.

Ora i Berlusconi hanno davanti una scelta che non riguarda solo il destino di un volto televisivo o di un settimanale di gossip, ma la natura stessa di Mediaset: possono continuare a gestire l’eredità del padre, smussandola ed edulcorandola come sin qui fatto, o accettare che crescere significhi, finalmente, rinunciare all’indulgenza.

Juventus, Marco Ottolini sarà il nuovo direttore sportivo

La Juventus ha scelto il nuovo direttore sportivo. Il club bianconero ha raggiunto un accordo verbale con Marco Ottolini, ex Genoa da sempre in pole sull’agenda di Damien Comolli. Per l’ex del Grifone si tratta di un ritorno a Torino, dove aveva già lavorato per quattro anni tra il 2018 e il 2022. Con lui si completa dunque l’organigramma della Signora, in quanto affiancherà il direttore tecnico François Modesto e Giorgio Chiellini, che ricopre la carica di Director of Football Strategy.

La carriera di Marco Ottolini, nuovo ds della Juventus

Classe 1980, Marco Ottolini vanta un passato da calciatore avendo vestito la maglia del Brescia. Ha avviato la sua carriera dirigenziale nel 2015, quando assunse l’incarico di osservatore all’Anderlecht, club che milita nella prima divisione belga. Vi è rimasto per tre anni: nel 2018, grazie al suo lavoro, ha attirato l’attenzione proprio della Juventus, che l’ha voluto per lo stesso incarico oltre che per la posizione di responsabile del progetto Club 15, rete di collaborazioni con club europei e statunitensi con l’obiettivo di sviluppare talenti, creare sinergie e ampliare la presenza internazionale del club. Durante la sua prima esperienza in bianconero ha anche guidato la gestione dei calciatori in prestito e seguito da vicino la nascita del progetto Next Gen, squadra oggi iscritta al campionato di Serie C.

Juventus, Marco Ottolini sarà il nuovo direttore sportivo
Il logo della Juventus (Imagoeconomica).

Dopo quattro stagioni, nel 2022 ha lasciato la Juventus per approdare al Genoa nel nuovo ruolo di direttore sportivo, ricoperto fino al 31 ottobre 2025. In Liguria ha contribuito in maniera cruciale alla scoperta e alla valorizzazione di tanti talenti della prima squadra, tra cui Radu Dragusin, passato in Premier League al Tottenham, e Josep Martinez, attuale vice di Yann Sommer all’Inter. Oltre a Koni De Winter, attualmente nelle fila del Milan, e ovviamente al bomber della Nazionale Mateo Retegui, prelevato dal campionato argentino dopo le prime partite in Azzurro e poi venduto all’Atalanta. Ora il ritorno alla Juventus, nuovo capitolo della sua ancora giovane carriera.

Famiglia nel bosco, la decisione del tribunale sul possibile ricongiungimento

I figli della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli, a Chieti, resteranno nella struttura protetta dove attualmente si trovano. Lo ha stabilito il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che ha disposto anche una perizia sia sui bambini sia sui genitori. L’incarico è stato affidato alla perita Simona Ceccoli, alla quale sono stati concessi quattro mesi per rispondere ai quesiti posti dai giudici. Nel provvedimento emergono diverse criticità: tra queste, l’assenza della documentazione necessaria ad attestare le autorizzazioni per gli interventi effettuati sull’abitazione. Un elemento che ha indebolito una delle principali linee difensive. Restano inoltre le perplessità legate alla prospettiva di trasferimento in un nuovo casolare, ritenuta incerta anche alla luce di precedenti episodi, quando la coppia aveva fatto perdere le proprie tracce dopo l’avvio di verifiche da parte dei servizi sociali.

Famiglia nel bosco, la decisione del tribunale sul possibile ricongiungimento
La casa nel bosco di Palmoli (Ansa).

A tutto si aggiunge il tema del diritto allo studio, in particolare per la figlia maggiore, che secondo il Tribunale risulta compromesso, rendendo necessaria una «indagine personologica e psicodiagnostica» sull’intero nucleo familiare, come stabilito dal collegio presieduto da Cecilia Angrisano. Non ci sarà dunque un ricongiungimento per le festività, anche se una parziale occasione di incontro è prevista per il giorno di Natale. Giovedì 25, infatti, è fissata la visita del padre, Nathan Trevallion, che potrà recarsi nella casa famiglia di Vasto dove sono ospitati i bambini. Al termine dell’orario consentito, è ritenuto probabile che la struttura permetta al genitore di trattenersi per il pranzo insieme ai figli all’interno della comunità, consentendo così almeno un momento di condivisione familiare durante le feste.

Anna’s Archive ha archiviato buona parte del catalogo di Spotify

Il celebre gruppo di attivisti digitali Anna’s Archive sostiene di aver effettuato uno dei più grandi prelievi di dati mai avvenuti nel mondo dello streaming musicale. Il progetto, già noto per l’indicizzazione di libri pirata, afferma di aver salvato una parte rilevante del catalogo di Spotify attraverso un’operazione di scraping su larga scala. Secondo quanto dichiarato dal collettivo, l’archivio conterrebbe circa 86 milioni di file audio e centinaia di milioni di righe di metadati, per un volume complessivo stimato in circa 300 terabyte. I numeri, spiegano gli attivisti, coprirebbero il 99,6 per cento di tutti i brani effettivamente ascoltati sulla piattaforma, pur rappresentando circa il 37 per cento dell’intero catalogo disponibile.

L’obiettivo dello scraping di Anna’s Archive

L’obiettivo dichiarato del gruppo è la creazione di un «archivio di conservazione» della musica, da rendere accessibile tramite sistemi di condivisione come i torrent, per chi disponga delle risorse tecniche necessarie. Anna’s Archive richiama la propria missione di «preservare la conoscenza e la cultura umana», senza distinguere tra media testuali e sonori. «Ovviamente Spotify non ha tutta la musica del mondo, ma è un ottimo inizio», si legge nel comunicato del collettivo. «Con il vostro aiuto, il patrimonio musicale dell’umanità sarà per sempre protetto dalla distruzione da disastri naturali, guerre, tagli di bilancio e altre catastrofi», aggiunge il gruppo.

La replica di Spotify

Dopo l’annuncio del gruppo, Spotify ha detto di aver messo in atto nuove misure di sicurezza «per questi tipi di attacchi anti-copyright» e sta «monitorando attivamente i comportamenti sospetti». La piattaforma svedese sostiene anche che i file non siano ancora stati pubblicati. In Italia, il sito di Anna’s Archive non è più liberamente accessibile da tempo, essendo stato bloccato su disposizione dell’AgCom.

Red Bull Racing, scelto il nuovo direttore al posto di Helmut Marko

Red Bull Racing ha ufficialmente chiuso il rapporto con Helmut Marko. Lo storico super consulente austriaco, oggi 82enne, ha rassegnato le dimissioni dopo 20 anni in azienda, in cui ha contribuito ai successi in Formula 1 e al debutto di campioni come Max Verstappen e Sebastian Vettel. Al suo posto, nel ruolo di direttore statutario del team, arriva Alistair David Rew, attuale Chief Financial Officer di Red Bull. Poco prima dell’addio di Marko, la scuderia aveva optato per Stefan Salzer, che però ha lasciato l’incarico proprio nei giorni delle dimissioni dell’ormai ex consulente e responsabile del Red Bull Junior Team. La transizione, come spiegano fonti di GPblog che ha anticipato la notizia poi confermata dal Daily Express, segna l’inizio di una nuova fase per il team di Milton Keynes che si prepara ad affrontare la stagione 2026 di Formula 1 per riprendersi il trono mondiale.

Red Bull Racing, scelto il nuovo direttore al posto di Helmut Marko
Max Verstappen al volante della Red Bull (Ansa).

Red Bull Racing, la gestione operativa resta in mano a Mekies

Pur prendendo ufficialmente il posto di Helmut Marko, Rew assumerà un incarico più marginale nel team Red Bull Racing. Secondo quanto emerge dalle dinamiche interne della scuderia, la sua nomina è principalmente formale e amministrativa piuttosto che in funzione di una reale guida tecnica. La gestione operativa resterà infatti in mano al team principal Laurent Mekies, subentrato a stagione in corso nel 2025 al posto di Christian Horner.

Ucraina, la denuncia di Zelensky: «Massiccio attacco di Mosca»

Nelle prime ore del 23 dicembre la Russia ha avviato una vasta offensiva contro l’Ucraina, colpendo in particolare il sistema energetico e le infrastrutture civili. A renderlo noto è stato il presidente Volodymyr Zelensky attraverso Telegram, parlando di un attacco che ha interessato 13 regioni del Paese e che ha visto l’impiego di oltre 650 droni e più di 30 missili: «Al momento, gran parte del territorio ucraino è ancora in stato di allerta aerea». Il bilancio è grave: «Purtroppo, ci sono state delle vittime. Nella regione di Kyiv, una donna è stata uccisa da un drone. È nota la morte di una persona nella regione di Khmelnytskyi. Nel Zhytomyr, un bambino di 4 anni è morto».

Zelensky: «Un attacco prima di Natale per minare la sicurezza»

Zelensky ha poi sottolineato il significato politico e simbolico dell’offensiva, lanciata alla vigilia delle festività natalizie e mentre sono in corso contatti diplomatici per fermare il conflitto. «L’attacco russo di stanotte segnala molto chiaramente le priorità russe. Un attacco prima di Natale, quando le persone vogliono semplicemente stare con i loro cari, a casa, in sicurezza», ha scritto, aggiungendo che si tratta di «un attacco praticamente in pieno svolgimento dei negoziati che si stanno conducendo per porre fine a questa guerra». Secondo il presidente ucraino, «Putin non riesce a riconciliarsi con l’idea di dover smettere di uccidere», una situazione che dimostra come «il mondo non sta facendo abbastanza pressione sulla Russia». Da qui l’appello alla comunità internazionale: «Dobbiamo continuare a spingere la Russia verso la pace e la sicurezza garantita», ricordando che «la difesa aerea per l’Ucraina, il finanziamento per l’acquisto di armi, la fornitura di attrezzature energetiche – tutti questi processi non si fermano nei fine settimana» e che l’impegno resta quello di «raggiungere finalmente la pace».

Salerno, De Luca prepara il ritorno da sindaco

Vincenzo De Luca ha inaugurato un nuovo ufficio nei pressi di piazza Vittorio Veneto, a Salerno, uno spazio che, come riporta Il Fatto Quotidiano, rappresenta anche il punto di partenza per un possibile ritorno alla guida del Comune, puntando a un quinto mandato da sindaco. Salerno sarà chiamata alle urne nella primavera del 2026 e De Luca è destinato a succedere a Vincenzo Napoli, mentre il primo incarico da sindaco risale al 1993. Il mandato iniziato nel 2015 si concluse anticipatamente per l’incompatibilità con l’incarico di ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo Letta, prima di un decennio alla guida della Regione Campania, vinto con due elezioni consecutive. Napoli, invece, dovrebbe restare presidente della Provincia, ruolo per il quale sarebbe sufficiente l’elezione in consiglio comunale.

ChatGPT lancia il suo Wrapped: come funziona il recap annuale

Anche ChatGPT offre il suo personale riepilogo di fine anno. Come riporta TechCrunch, OpenAI ha iniziato a rilasciare, in alcuni mercati selezionati, «Il tuo anno con ChatGPT», una funzione inedita che richiama da vicino lo Spotify Wrapped. Per il momento è disponibile solamente negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, ma è probabile che nell’arco di alcuni giorni arrivi anche nel resto del mondo. Al momento del lancio, possono accedervi tutti gli utenti dei piani free, Pro e Plus che hanno attivato le opzioni di cronologia delle chat e salvataggio dei ricordi, a patto che abbiano raggiunto una soglia minima di attività di conversazione. Al contrario, gli utenti Enterprise, Education e Team non potranno visualizzare il recap.

ChatGPT, come funziona il nuovo recap annuale del chatbot

Il funzionamento richiama da vicino quello già visto su altre piattaforme, tra cui Spotify e YouTube.  A differenza di vedere i brani più ascoltati oppure i video più cliccati durante gli ultimi 12 mesi, con «Il tuo anno con ChatGPT» gli utenti possono rivedere come hanno utilizzato il chatbot e l’IA tramite una grafica accattivante e un’esperienza che ruota attorno a tre elementi principali: riconoscimenti e badge personalizzati, una poesia scritta dall’IA e un’immagine generata su misura. Quanto ai premi, si tratta di etichette che vengono assegnate in base all’uso di ChatGPT: per esempio, se un utente ha sfruttato l’intelligenza artificiale per risolvere problemi, sviluppare soluzioni o ragionare su concetti e idee, riceverà il titolo di Creative Debugger. Oltre ai premi, la funzione permette all’IA di scrivere persino un componimento poetico basato sugli interessi dell’utente o generare un’immagine adatta a riassumerne gli interessi recenti.

ChatGPT lancia il suo Wrapped: come funziona il recap annuale
Il logo di OpenAI (Imagoeconomica).

Come visualizzare la funzione all’interno dell’app

Sebbene il riepilogo di fine anno verrà promosso all’interno della schermata iniziale di ChatGPT, non sarà aperto automaticamente né verrà imposto in alcun modo all’utente. Sarà tuttavia sufficiente cliccarvi sopra per visualizzarlo sia sul web sia tramite l’app mobile iOS e Android. È possibile inoltre attivare l’esperienza chiedendo esplicitamente «Il tuo anno con ChatGPT» in una chat. Non è ancora chiaro, allo stato attuale, quando sarà disponibile anche per l’Italia.

Sgarbi, il tribunale: no all’amministratore di sostegno, sì alla perizia medica

Il tribunale di Roma ha escluso, allo stato attuale, la nomina di un amministratore di sostegno per Vittorio Sgarbi, ritenendolo capace di gestire gli atti ordinari della propria vita quotidiana. La decisione arriva dopo l’istanza presentata dalla figlia Evelina Sgarbi, che aveva chiesto l’intervento del giudice sostenendo che il padre non fosse più in grado di tutelare autonomamente i propri interessi. Contestualmente, però, il tribunale ha disposto una perizia medica per verificare se Sgarbi sia idoneo anche a compiere atti straordinari e a esercitare i diritti personalissimi.

Sospeso il matrimonio tra Sgarbi e Sabrina Colle

La perizia dovrà accertare se esistano condizioni psicologiche, psicopatologiche o cognitive tali da incidere sulla capacità di comprendere e valutare le conseguenze personali, patrimoniali e giuridiche di decisioni di particolare complessità. L’esame riguarderà in particolare la gestione straordinaria del patrimonio, la possibilità di fare testamento e la scelta di contrarre matrimonio. La consulenza è stata affidata a una psicologa psicoterapeuta nominata dal tribunale. In attesa dell’esito — che non è previsto prima della primavera del 2026 – resta sospesa la possibilità di celebrare il matrimonio con Sabrina Colle, annunciato nelle scorse settimane. Il procedimento giudiziario è iniziato dopo un periodo di grave depressione attraversato da Sgarbi, culminato con un ricovero al Policlinico Gemelli. Successivamente Evelina Sgarbi aveva presentato un’istanza di ricusazione del giudice, poi respinta.

Discovery Global, Adrienne O’Hara a capo delle comunicazioni

Adrienne O’Hara è la nuova vicepresidente esecutiva, responsabile delle comunicazioni e degli affari pubblici di Discovery Global, divisione incentrata sulla televisione. La nomina, anticipata in esclusiva da Variety, arriva in vista della scissione di Warner Bros. Discovery prevista nel terzo trimestre 2026, prima dell’acquisizione da parte di Netflix degli studi cinematografici e dello streaming. A meno che le nuove offerte di Paramount, presentate con il sostegno economico di Larry Ellison, non facciano fallire l’accordo. O’Hara entrerà in carica il 7 gennaio e riferirà direttamente a Gunnar Wiedelfels, Cfo di WBD e pronto a divenire Ceo e presidente di Discovery Global.

Chi è Adrienne O’Hara, responsabile delle comunicazioni di Discovery Global

Formatasi alla Rowan University del New Jersey in Giornalismo e Public Relations, Adrienne O’Hara ha mosso i primi passi in Toys”R”Us, catena di negozi di giocattoli e prodotti per l’infanzia, per cui ha ricoperto diversi ruoli dirigenziali nella comunicazione. Dopo 10 anni, nel 2017 è passata in Old Navy, azienda di abbigliamento di proprietà di Gap Inc. per cui è divenuta Head of Global Communications nel marzo 2020. Dal 2022 ricopriva l’incarico di Senior Vice President of Global Communications and Engagement. «Discovery Global vanta uno straordinario portfolio e una chiara opportunità per poter ridefinire il proprio posizionamento sul mercato», ha spiegato in una nota. «Sono entusiasta di collaborare con Gunnar e l’intero team globale per contribuire a plasmare la narrativa dell’azienda».

Discovery Global, Adrienne O’Hara a capo delle comunicazioni
Adrienne O’Hara (da LinkedIn).

Dopo lo spin-off di WBD, Discovery Global dovrebbe contenere la Cnn oltre a Discovery, Tnt, Tbs, Tlc, Own, Food Network, Animal Planet, Cartoon Network e Adult Swim. «Adrienne è una leader affermata, con una profonda esperienza nel guidare marchi iconici attraverso la trasformazione e il cambiamento», ha affermato Wiedenfels. «La sua capacità di tradurre la strategia in narrazioni chiare e convincenti sarà fondamentale per coinvolgere i nostri investitori, dipendenti, partner e altri stakeholder, rafforzando la fiducia nell’incredibile potenziale di Discovery Global come azienda indipendente».