Il Napoli vince la Supercoppa italiana 2025. Un gol per tempo di David Neres porta ad Antonio Conte il primo trofeo della stagione. I partenopei dopo la vittoria contro il Milan in semifinale superano con merito anche la squadra di Vincenzo Italiano, che venerdì 19 dicembre aveva eliminato ai rigori l’Inter.
Simonelli: «Possibile ritorno al vecchio format dall’anno prossimo»
Intanto prima del match il presidente della Serie A Ezio Maria Simonelli ha aperto alla possibilità di un ritorno al vecchio format, lontano dall’ArabiaSaudita, per il torneo già dal 2026. Ai microfoni di Sport Mediaset ha dichiarato: «La sinergia con il mondo arabo è andata bene fino a qui, sono quattro anni che facciamo la Supercoppa in questo luogo ma l’anno prossimo non verrà giocata qui. Forse torneranno a sfidarsi solo la vincitrice del campionato contro la vincitrice della coppa Italia».
Nei Paesi Bassi a Nunspeet, cittadina della provincia della Gheldria a circa 70 chilometri da Amsterdam, durante la tradizionale parata natalizia delle luci un’auto ha investito un gruppo di persone, causando il ferimento di almeno nove partecipanti, tre dei quali in condizioni gravi. Le cause dell’accaduto restano in fase di accertamento, ma la polizia locale ha fatto sapere che «a prima vista, non sembra un atto deliberato, ma stiamo ancora indagando», come riportato anche dal quotidiano Telegraaf. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti numerosi mezzi di soccorso, tra ambulanze, autopompe e pattuglie delle forze dell’ordine, mentre il comune ha annunciato l’annullamento di un’altra parata prevista in serata nella vicina Elburg. vicenda segue gli sviluppi anche l’Italia: «La Farnesina e l’ambasciata d’Italia all’Aja», si legge in una nota del ministero degli Esteri diffusa su X, «seguono la situazione a Nunspeet, dove un’auto ha investito la folla riunita per una parata natalizia. In corso verifiche per accertare eventuale coinvolgimento di connazionali».
L’avvio dell’esame della manovra a Palazzo Madama è stato segnato da tensioni già nelle prime ore della mattinata. Intorno alle 9:30, all’apertura della seduta, le opposizioni hanno contestato l’assenza di due dei quattro relatori incaricati di illustrare il testo licenziato dalla commissione Bilancio: non erano presenti il senatore di Fratelli d’Italia Guido Liris né quello di Forza Italia Dario Damiani. Il clima è rimasto acceso per tutta la discussione generale, fino all’intervento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, arrivato in Aula poco prima delle 20. Nel suo intervento, il ministero ha difeso l’impianto della manovra rivendicando una linea di cautela. «Prudenza, non austerità», ha affermato il titolare del Mef, spiegando: «Con il livello di debito pubblico che ha questo Paese, non posso ragionare come avveniva fino a cinque anni fa con tassi vicini allo zero». Ha poi aggiunto che proprio per questa ragione l’esecutivo ha seguito una strategia volta a «contenere miracolosamente il livello dello spread». Secondo il ministro, si tratta di un approccio che rafforza la posizione dell’Italia anche fuori dai confini nazionali: «Grazie a questo tipo di politica l’Italia si presenta a testa alta in Europa e nel mondo».
Giorgetti: «Tassazione su pacchi extra Ue? Ci sono negozi costretti a chiudere»
Giorgetti ha poi richiamato diversi capitoli della manovra, dalla sanità alla riduzione dell’Irpef, fino all’introduzione della tassa sui pacchi provenienti da Paesi extra Ue. Su questo punto ha chiarito che «si è detto che è una maggior tassazione a carico dei consumatori: no», sottolineando che «ci sono anche i negozi fatti da persone, uomini e donne che di fronte a questa concorrenza sleale sono costretti a chiudere» e ricordando come anche a livello europeo si sia compreso che l’afflusso incontrollato di spedizioni potesse «avrebbe distrutto anche con riflessi economici e sociali la rete del commercio». Spazio anche al tema della previdenza complementare: «Coraggiosamente abbiamo affrontato un tema ineludibile senza il secondo pilastro le pensioni del futuro non saranno in grado di garantire pensioni dignitose. Quindi è una scelta che nel lungo termine farà un gran bene soprattutto ai giovani e questo lo rivendico». Infine, un riferimento ai rinnovi dei contratti pubblici, rivendicando il ruolo svolto dal Mef: «Di fianco a me c’è il ministro della Pa Paolo Zangrillo: è fortunato perché ha trovato un ministro dell’Economia come me…Il ministro ha firmato i contratti del pubblico impiego che erano vecchi e fermi da anni e anche questa è una cosa storica, un fatto nuovo».
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato cinque provvedimenti di grazia, dopo il via libera del ministro della Giustizia al termine della prevista istruttoria. A darne notizia è un comunicato del Quirinale, che chiarisce come i decreti riguardino situazioni personali e giudiziarie differenti, valutate singolarmente sulla base dei pareri espressi dalle autorità competenti e delle circostanze specifiche di ciascun caso.
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
Il primo provvedimento riguarda Zeneli Bardhyl, nato nel 1962, condannato a un anno e sei mesi per evasione dagli arresti domiciliari: la grazia copre l’intera pena, tenendo conto delle valutazioni favorevoli del magistrato di sorveglianza e del procuratore generale, secondo cui l’allontanamento dall’abitazione sottoposta all’obbligo di dimora non configurava il reato contestato. È stata invece estinta la pena residua per Franco Cioni, nato nel 1948, condannato per l’omicidio volontario della moglie, malata terminale, avvenuto nell’aprile 2021. Atto di clemenza anche per Alessandro Ciappei, nato nel 1974, condannato per una truffa commessa nel 2014: la grazia riguarda la pena ancora da scontare ed è stata motivata dalla limitata gravità del reato, dal tempo trascorso e dal percorso di vita ricostruito all’estero.
I casi di Gabriele Spezzuti e Abdelkarim Alla F. Hamad
Gli altri due decreti interessano Gabriele Spezzuti, nato nel 1968, e Abdelkarim Alla F. Hamad, nato nel 1995. Nel primo caso la grazia è stata concessa sulla parte residua della sanzione pecuniaria, pari a 80 mila euro, dopo che la pena detentiva per reati legati agli stupefacenti, commessi nel 2005, era già stata interamente espiata, tenendo conto anche delle difficili condizioni economiche e dell’assenza di ulteriori condotte illecite negli anni successivi. Per Abdelkarim Alla F. Hamad, condannato a 30 anni di reclusione per concorso in omicidio plurimo e violazioni della normativa sull’immigrazione risalenti al 2015, il presidente ha disposto una grazia parziale. La decisione si fonda, tra l’altro, sulla giovane età al momento dei fatti, sul percorso di recupero riconosciuto durante oltre dieci anni di detenzione e sulla complessità del contesto in cui maturarono i reati.
È morto a 74 anni Giovanni Masotti, giornalista e inviato Rai, figura di primo piano dell’informazione televisiva italiana. Era ricoverato in una clinica privata di Roma a causa di una broncopolmonite, le cui complicazioni si sono rivelate fatali. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi ruoli all’interno del servizio pubblico, distinguendosi come inviato, conduttore e condirettore, oltre a essere stato vicedirettore del Tg2. Importante anche la sua attività come corrispondente dall’estero, con incarichi a Londra e a Mosca, che ne hanno consolidato il profilo internazionale.
La carriera di Giovanni Masotti
Masotti aveva mosso i primi passi nel giornalismo nel 1974, iniziando come cronista al quotidiano Momento-sera. Da lì un percorso articolato che lo ha portato a collaborare con Radio Monte Carlo e successivamente con La Nazione di Firenze. Negli Ottanta entra in Rai nella redazione di Firenze, dove conduce il Tgr Toscana. Nel 1990 approda al Tg2 come giornalista parlamentare e tra il 1994 e il 1997 è volto dell’edizione notturna. In seguito viene nominato caporedattore dell’area politica e nel 2002 assume l’incarico di vicedirettore del Tg2 dal Parlamento. Tra le esperienze più significative anche la conduzione di programmi come Italia sì, Italia no e Punto e a capo. Dopo le corrispondenze estere, nel 2019 si era trasferito a Viterbo, dove aveva fondato la testata giornalistica Lamiacittànews.
C’è il sovranismo alimentare, quello semplice, digeribile, da scaffale del supermercato. Il suo cantore è Matteo Salvini, che per anni ha riempito i social di selfie masticanti: qualunque cosa, purché rigorosamente prodotta entro i confini del sacro suolo. Una di queste esternazioni riguardava la Nutella, orgoglio tricolore delle cioccolate spalmabili, conquistatrice dei mercati globali. Un’ode piena alla Ferrero, salvo poi storcere il naso davanti alla rivelazione blasfema: per produrla, la multinazionale di Alba usa anche nocciole turche. Elogio del made in Italy, ma con riserva. Patriottismo a scadenza, da etichetta nutrizionale.
Matteo Salvini (foto Ansa).
Dipende sempre da cosa globalizzi: se sono i giornali va bene
Oggi quel sovranismo si è fatto adulto, cosmopolita, con frequentazioni migliori. Il turbamento per le nocciole dell’Anatolia è un ricordo sbiadito. E infatti Salvini plaude senza esitazioni all’iniziativa dell’imprenditore greco che vuole comprare la Repubblica. Evidentemente la globalizzazione, anche quella editoriale, non è più una minaccia, ma una risorsa. Dipende sempre da cosa globalizzi: se sono i giornali va bene, se sono gli ingredienti un po’ meno. La coerenza non è obbligatoria, la tracciabilità nemmeno.
L’editoria italiana sembra un rutilante gioco di società
Nel frattempo, mentre l’armatore greco finalizza lo sbarco a Roma, l’editoria italiana assume l’aspetto di un rutilante gioco di società. Entra in scena Leonardo Maria Del Vecchio, deciso a fare sul serio. Il progetto è ambizioso: mettere le mani su Gedi. Ma la porta è già chiusa. Exor ha concesso l’esclusiva a Theo Kyriakou, che fa di tutto per mostrarsi all’altezza dell’acquisto (si tratta pur sempre del secondo e del quarto quotidiano italiano) rischiando però di strafare. Succede quando si lancia in un peana sulla stabilità del Paese e del governo che lo guida, proprio mentre la Repubblica e La Stampa ne sono fieramente antagoniste. Dettagli, evidentemente.
Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).
Del Vecchio però non è tipo da tornare a mani vuote. Incassato il no torinese, cambia tavolo, cambia musica, ma resta nel locale dove evidentemente destra o sinistra per lui pari sono. Compra una quota di minoranza del Giornale da Paolo Berlusconi. Ma la minoranza è spesso una posizione strategica: non comandi e non governi, ma orienti e talvolta suggerisci. È il potere soffuso, quello che non finisce nei titoli ma pesa nelle riunioni di redazione. A suggellare l’operazione arriva l’intesa con gli Angelucci, che del Giornale detengono la maggioranza. Più che editori, la famiglia romana è un ecosistema stabile della destra editoriale.
Antonio Angelucci (foto Imagoeconomica).
Riffeser, presidente della Fieg, non crede più nel settore che rappresenta
E siccome l’appetito viene mangiando, Del Vecchio presenta anche un’offerta per i quotidiani di Andrea Riffeser, altro nome che difficilmente verrebbe scambiato per un campione del progressismo. Riffeser, tra l’altro, è anche presidente della Fieg, la Confindustria degli editori. Se vuol vendere evidentemente non crede nemmeno lui nel settore che rappresenta. Anche questi dettagli, evidentemente. A questo punto il disegno è chiaro: non una concentrazione industriale, ma una mappa politica. Non una linea editoriale, ma una ideologica linea Maginot.
Andrea Riffeser, presidente della Fieg (foto Imagoeconomica).
La domanda non è più chi compra cosa, ma perché
Se è così, la domanda non è più chi compra cosa, ma perché. E la risposta resta sempre la stessa: perché i giornali non servono più a informare, ma a posizionare. Sono badge di accesso, strumenti di relazione, leve di trattativa. Non li si compra per leggerli, ma per esserci. Come in certi club dove conta poco di cosa si parla, molto chi è seduto al tavolo. Il risultato è un sovranismo editoriale a geometria variabile: nazionale quando conviene, internazionale quando serve, ideologico quando rassicura. Un sovranismo che non difende confini, ma interessi, che non teme lo straniero, ma l’irrilevanza. E che, alla fine, non si chiede più da dove arrivino le nocciole, purché il barattolo resti saldamente nelle mani giuste.
All’ospedale Cisanello di Pisa i corpi di Jacopo Gambini, 17 anni, e Leonardo Renzoni, 16, sarebbero stati scambiati. I genitori di Jacopo hanno vegliato per circa due giorni su un ragazzo che credevano fosse il loro figlio, ricoverato in rianimazione dopo lo schianto in moto, mentre in realtà Jacopo era deceduto quasi subito ed era già stato trasferito in obitorio. Allo stesso tempo, l’altra famiglia non ha potuto salutare il proprio figlio, convinta che fosse morto sul colpo, quando invece stava lottando per sopravvivere. Intanto proseguono anche le indagini sull’incidente che ha coinvolto i due giovani, avvenuto in un parcheggio vicino a un punto vendita Ikea.
Come la famiglia Gambini si è accorta dello scambio
La verità è emersa solo dopo 48 ore, quando i genitori di Jacopo, insospettiti dalle condizioni del giovane ricoverato e dalle difficoltà nel riconoscerlo a causa di maschere e bendaggi, hanno scoperto che il gruppo sanguigno non coincideva. A quel punto i sanitari hanno effettuato verifiche interne, facendo emergere lo scambio. Resta ora da chiarire come sia potuto accadere: la documentazione compilata dai soccorritori risulterebbe corretta, mentre l’errore sarebbe avvenuto dopo l’arrivo in pronto soccorso, forse nella gestione dei fascicoli clinici. La famiglia Gambini ha presentato una denuncia per accertare responsabilità e cause dell’accaduto.
Tutto pronto per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. L’Italia si appresta a ospitare la nuova edizione dei Giochi invernali, che scatteranno il 6 febbraio con la cerimonia di apertura allo Stadio San Siro e che saranno i più diffusi di sempre. Coinvolte infatti diverse località di Lombardia, Veneto e Trentino Aldo-Adige che copriranno un’area di circa 22 mila chilometri quadrati. Ecco nel dettaglio le sedi per ciascuna disciplina, dallo sci alpino fino all’hockey su ghiaccio e al pattinaggio di velocità. L’evento sarà trasmesso in diretta televisiva per l’Italia dalla Rai e, in streaming, da RaiPlay e Discovery+.
Olimpiadi Milano-Cortina 2026, le sedi delle varie gare
Marco Odermatt in azione a Bormio nel 2024 (Ansa).
Milano, Cortina e Bormio: sedi e discipline
Come detto, le XXV Olimpiadi invernali della storia non si terranno in un unico posto, ma saranno diffuse in varie zone geografiche. Milano, oltre alla cerimonia di apertura, ospiterà anche le gare di hockey su ghiaccio (alcune partite si disputeranno nel quartiere Santa Giulia), pattinaggio di velocità e di figura e short track. Nello specifico, l’Unipol Forum di Assago, per l’occasione ribattezzato Milano Ice Skating Arena, ospiterà il pattinaggio di figura e lo short track, mentre gli spazi di Fiera Milano Rho saranno teatro dell’hockey su ghiaccio. Nella stessa area sorgerà anche Milano Speed Skating Stadium per le gare di pattinaggio di velocità.
A Cortina sorgerà invece il Curling Olympic Stadium, che ospiterà anche la cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi, per le gare di curling. Bob, skeleton e slittino saranno protagonisti invece nel nuovo Sliding Centre, che sorge sul tracciato della mitica pista intitolata a Eugenio Monti. Sulla pista delle Tofane, tra le più iconiche della Coppa del Mondo, si terranno invece le gare di sci alpino femminile: sarà qui che si potranno vedere le prodezze di Sofia Goggia, Lindsey Vonn, Mikaela Shiffrin e Federica Brignone, pronta al rientro dopo l’infortunio. Lo sci alpino maschile, assieme allo sci alpinismo, sarà invece di scena sulla pista dello Stelvio, a Bormio.
Livigno, Predazzo e Anterselva: le altre sedi dei Giochi
Milano, Cortina e Bormio saranno soltanto tre delle tante sedi dei Giochi olimpici 2026. Bisognerà infatti spostarsi a Livigno per ammirare le gare di freestyle e snowboard, previste rispettivamente al Livigno Aerials & Moguls Park, comprensorio situato sul versante Sud-ovest della vallata, e al Livigno Snow Park. A Predazzo, presso lo Ski Jumping Stadium, sarà la volta del salto con gli sci e della combinata nordica (prevista anche a Tesero), mentre Anterselva sarà il cuore del biathlon con un’arena capace di ospitare fino a 19 mila spettatori per sessione. Per ammirare dal vivo i campioni dello sci di fondo bisognerà spostarsi al Tesero Cross-Country Skiing Stadium, immerso nella culla della Val di Fiemme. All’Arena di Verona la cerimonia di chiusura del 22 febbraio e quella di apertura dei Giochi paralimpici.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge con «disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2026»: le votazioni sul referendum riguardante la riforma della giustizia – che prevede la separazione delle carriere dei magistrati – si svolgeranno in due giornate, domenica e lunedì. Le date del referendum, al momento, non sono ancora state decise: il voto si terrà comunque in primavera. Il dl si è reso necessario in quanto la legge attualmente in vigore stabilisce che le operazioni di voto per le consultazioni referendarie avvengano nella sola giornata di domenica.
Hsbc ha scelto Ida Liu come amministratore delegato della propria banca privata. La nomina avrà effetto dal 5 gennaio. La nuova ceo succederà a Gabriel Castello, nominato responsabile ad interim nel dicembre 2024. L’ad di Hsbc International Wealth and Premier Banking Barry O’Byrne dopo la nomina ha spiegato che la scelta «riflette la nostra ambizione di rafforzare ulteriormente la banca privata come partner di riferimento per gli imprenditori e le famiglie più sofisticati del mondo». Liu è stata recentemente responsabile di Citi Private Bank e vanta oltre 25 anni di esperienza nel settore della gestione patrimoniale.
Online le prime, attesissime, immagini di Odissea, adattamento cinematografico del poema omerico diretto da Christopher Nolan. Universal ha infatti rilasciato sui social e su YouTube il trailer del nuovo kolossal del regista e sceneggiatore britannico, premio Oscar per Oppenheimer, che porta sul grande schermo l’epica classica. Girato interamente in IMAX 70 millimetri tra Marocco, Grecia, Sud Italia e Scozia con un budget di circa 250 milioni di dollari, è uno dei lungometraggi più attesi del 2026: nelle sale italiane arriverà il 16 luglio. Stellare il cast, che vede Matt Damon nei panni del protagonista e Anne Hathaway in quelli della moglie Penelope.
Odissea, le anticipazioni sul film di Christopher Nolan
Come è lecito aspettarsi, il film di Nolan ricalcherà pedissequamente la trama del poema epico. Le prime immagini del trailer mostrano Ulisse nel suo tortuoso e lungo cammino verso Itaca al termine della decennale guerra di Troia, dove ha servito i re Agamennone e Menelao nell’assalto della città. Il teaser mostra il suo peregrinare in mare, con tanto di naufragio, e per terra, ma anche la grotta del ciclope Polifemo (ancora visibile in penombra) e il famigerato cavallo di legno a Troia. «Il pubblico può aspettarsi un capolavoro cinematografico visivo e irripetibile, di cui lo stesso Omero sarebbe stato molto probabilmente fiero», ha spiegato a Variety il presidente di Universal, Jim Orr.
Nel cast anche Tom Holland nei panni di Telemaco, figlio di Ulisse e Penelope, mentre Zendaya veste i panni della dea Atena. Charlize Theron è la maga Circe, mentre Robert Pattinson interpreta Antinoo, uno dei Proci che insediano il trono di Ulisse sull’isola di Itaca e aspirano alla mano di Penelope. Infine, Jon Bernthal è Menelao, mitico re di Sparta e marito di Elena. Sebbene gran parte dei fan sui social abbia riservato elogi, non mancano le tradizionali critiche di anacronismo storico. In tanti, già dalla pubblicazione del poster, hanno lamentato inesattezze per quanto riguarda soprattutto il look dei personaggi e in particolare delle loro armature.
Nel corso di una conferenza stampa svoltasi al Patriarcato di Gerusalemme, al termine della visita natalizia a Gaza, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha offerto la sua visione sulla situazione nella Striscia. Dopo aver trascorso il fine settimana nella parrocchia cattolica della Sacra Famiglia, Pizzabala ha sottolineato che, allo stato attuale, non si registra una condizione di carestia. «Almeno il cibo c’è», ha dichiarato, spiegando che «dobbiamo dire che non c’è più carestia o fame. Le cose stanno arrivando. Non tutto, ma è una situazione completamente diversa rispetto a sei mesi fa». Nel corso degli incontri avuti con la popolazione locale, ha riferito, è emersa la volontà di guardare avanti: «Vogliamo parlare del futuro. La nostra comunità voleva festeggiare il Natale con gioia».
Pizzaballa: «Gaza deve voltare pagina e avere un futuro diverso»
Pizzaballa ha quindi richiamato l’attenzione sul futuro, ribadendo l’importanza del piano in 20 punti elaborato da Donald Trump per il futuro di Gaza. Il patriarca ha espresso l’auspicio che il progetto «sia completato», riconoscendo tuttavia le difficoltà del percorso: «Sappiamo che non è così semplice come si pensa, ma è l’unica tabella di marcia che abbiamo, quindi dobbiamo continuare così». In questo contesto, ha invitato la comunità internazionale a un ruolo più attivo: «Penso che gli altri Paesi e coloro che hanno relazioni con Hamas debbano impegnarsi molto per convincerli di questo». Secondo il cardinale, l’obiettivo deve essere chiaro: «Siamo convinti che Gaza debba voltare pagina e avere un futuro completamente diverso».
Il vescovo William Shomali: «A Gaza in tanti in situazione di povertà estrema»
Alla conferenza stampa è intervenuto anche il vescovo William Shomali, vicario patriarcale per Gerusalemme, la Cisgiordania e Gaza, che ha confermato la valutazione generale sulla disponibilità di beni alimentari, evidenziandone però i limiti. «Al mercato c’è qualcosa da mangiare, anche frutta, anche verdura, ma si paga in contanti o tramite PayPal. Non tutti hanno contanti. Quindi il problema rimane. C’è frutta, ma molte persone, come in Cisgiordania, possono trovare di tutto, ma hanno bisogno di soldi per comprarla alla fine». Shomali ha poi richiamato l’attenzione sulle difficoltà economiche diffuse: «C’è povertà, povertà estrema, soprattutto perché molte persone, la maggior parte, non lavorano, quindi non hanno entrate». Una parte consistente della popolazione, ha aggiunto, sopravvive grazie agli aiuti: «Non ricevono nulla. E vivono grazie agli aiuti forniti dalle agenzie delle Nazioni Unite. Inoltre, sono orgoglioso di dire che le associazioni cattoliche sono molto attive». Tra le criticità segnalate figura anche la mancanza di farmaci: gli antibiotici, ha concluso, «sono diventati come una valuta pregiata».
Coty Inc ha scelto Markus Strobel come nuovo amministratore delegato ad interim e presidente esecutivo del Consiglio d’amministrazione. La nomina avrà effetto dal primo gennaio. Strobel subentrerà a Sue Nabi, che lascia dopo cinque anni e in un periodo in cui il colosso del beauty sta facendo i conti con un calo di oltre il 50 per cento del valore delle proprie azioni. Il nuovo ceo proviene da Procter & Gamble e ha alle spalle una lunga carriera nel settore dei beni di consumo confezionati. Dopo la nomina ha affermato di voler «accelerare la crescita, rafforzare la nostra posizione nel settore beauty di prestigio e di massa, e offrire valore sostenibile per azionisti, partner e consumatori in tutto il mondo».
Contromossa di Pechino dopo la decisione dell’Unione europea di indagare sui sussidi cinesi alle case produttrici di veicoli elettrici. Il ministero del Commercio di Pechino ha infatti annunciato dazi provvisori dal 21,9 fino al 42,7 per cento sui prodotti lattiero-caseari importati dall’Ue. Le nuove tariffe entreranno in vigore da domani, martedì 23 dicembre. I dazi si basano sui risultati preliminari di un’indagine avviata dal ministero nell’estate del 2024, quando si sono accese le tensioni tra Pechino e Bruxelles, secondo cui l’industria casearia nazionale cinese avrebbe subito danni sostanziali a causa dell’importazione di prodotti europei, che nel Vecchio Continente ricevono sussidi. «Prendiamo atto con preoccupazione dell’annuncio di nuove tariffe da parte della Cina. Tali misure sono ingiustificabili. Faremo il possibile per difendere i nostri agricoltori», ha dichiarato Olof Gill, portavoce della Commissione Ue.
Milan-Como si giocherà in Australia, anzi no. Solo pochi giorni fa, alla vigilia della Supercoppa a Riyad, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, ai microfoni di Mediaset, aveva annunciato l’accordo per la trasferta più lunga nella storia del nostro campionato. Il match fra i rossoneri e gli uomini di Cesc Fabregas si sarebbe disputato a Perth per l’impossibilità di giocare al Meazza impegnato per le Olimpiadi invernali. Ora il colpo di scena: tutto saltato. A far fallire l’accordo sarebbero state ulteriori condizioni economiche imposte, considerate inaccettabili, dalla Federcalcio asiatica, che già aveva pretesto la nomina di arbitri australiani per il match. Atteso a breve un comunicato della Lega.
Milan-Como, le parole di Simonelli prima della Supercoppa
Il cambio di rotta arriva a pochi giorni di distanza da quella che appariva come la conferma definitiva della riuscita del progetto. Giovedì 18 dicembre, a pochi minuti dal fischio d’inizio della semifinale di Supercoppa italiana fra Milan e Napoli, il presidente Simonelli aveva annunciato in diretta su Italia 1 che la partita si sarebbe disputata in Australia. «Si giocherà a Perth, come da programma», aveva spiegato il numero uno della Lega Serie A tornando sulla questione dei direttori di gara. «Collina (presidente della commissione arbitri della Fifa, ndr.) mi ha dato grandi garanzie sugli arbitri asiatici. Questo ci ha rassicurati ed è una condizione che accetteremo». Ora, il dietrofront. Legato, come si evince, a nuove problematiche.
A pochi giorni dalle notizie sul no degli azioni di Warner Bros. Discovery all’offerta di acquisizione presentata da Paramount, a parlare è Gerry Cardinale. Il fondo americano RedBird, proprietario del Milan, è infatti al fianco della famiglia Ellison nella trattativa che vede Paramount contrapposto a Netflix. Nei giorni scorsi, in un podcast chiamato The Town, Cardinale ha parlato di «un falso racconto. È tutto un mucchio di diversivi». Ha spiegato: «La responsabilità fiduciaria qui è fornire il massimo valore e la massima certezza agli azionisti di Warner Bros.Per favore, ditemi che un’operazione da 108 miliardi di dollari può concludersi o meno per problemi di comunicazione o per questioni formali. La nostra proposta è superiore. La nostra offerta è tutta in contanti: 30 dollari per azione per il 100% della società. E abbiamo un percorso regolatorio più pulito. Non serve alcuna interpretazione. Zero congetture».
Cardinale attacca
Ha poi attaccato Netflix di aver presentato un’offerta complicata, che «richiede occhiali 3D per capirla». E ha parlato del debito che grava sulla Warner: «Per quel gruppo di asset, 15 miliardi di debito sono circa quattro volte l’Ebitda. La matematica è matematica: la nostra stima porta a un dollaro per azione, non tre». Nel respingere la ricostruzione di Warner, secondo cui l’offerta si basava soltamente sul patrimonio personale di Ellison, Cardinale ha poi sottolineato: «Le attività di Larry Ellison sono tutte nel trust che abbiamo messo a garanzia. Quel trust ha 250 miliardi di valore… sei volte la copertura dei 40 miliardi di equity garantiti. Assolutamente, è lui a essere responsabile. La garanzia assicura che il finanziamento sia disponibile al momento del closing».
Infine, un passaggio sulla mancata risposta all’offerta: «Continuano a metterci ostacoli da superare, senza alcuna intenzione di chiudere con noi. E lo dimostra che dal 1° dicembre non abbiamo sentito più nulla da parte loro. Le loro azioni parlano più delle parole. Ci hanno chiesto di affrontare altri punti dopo quella data. Non è un concorso di popolarità. Non stiamo correndo per il consiglio studentesco. È roba seria. Si tratta di consegnare valore superiore agli azionisti. È questo che il capitalismo richiede. Non è la loro azienda. È dei suoi azionisti. David Ellison ha fatto più per gli azionisti di Warner Bros. in tre mesi di quanto David Zaslav abbia fatto in tre anni. È irrispettoso verso di me e verso gli Ellison».
E infine: «Sono 35 anni che faccio tutto nel modo giusto. Larry Ellison ha sempre rispettato ciò che promette. Quando dice che farà qualcosa, lo fa. Se il cuore del loro argomento è questo, allora non hanno alcun argomento. Un futuro rilancio? Sarebbe un po’ strano, dato che non abbiamo ancora ricevuto una risposta alla nostra sesta proposta. Prima di pensare a un settimo rilancio, vorremmo una risposta. Abbiamo mandato la lettera perché sembrava una procedura senza campo da gioco livellato. La matematica non mente. Cash is king».
Un 15enne ha denunciato di essere stato trattenuto per circa un’ora da un gruppo di giovani che, dopo averlo circondato, lo hanno spogliato e minacciato per ottenere denaro. L’episodio è avvenuto nella serata di domenica 21 dicembre nella zona di corso Buenos Aires, a Milano, e si è poi spostato tra via San Gregorio e le strade limitrofe. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera inizialmente i ragazzi gli hanno sottratto il giubbotto, costringendolo subito dopo a consegnare anche maglione e scarpe. La situazione è degenerata quando gli aggressori si sono fatti dare portafoglio e cellulare: il giovane non aveva contanti, ma solo una carta prepagata, circostanza che ha spinto il gruppo a pretendere un prelievo forzato a uno sportello automatico.
Fermate quattro persone: un 20enne e tre minorenni
Poiché la carta risultava priva di fondi, i ragazzi gli hanno imposto di contattare i genitori per chiedere una ricarica. Il padre, insospettito dalla telefonata, ha chiamato il 112 consentendo ai carabinieri di intervenire con più pattuglie. I militari sono riusciti a fermare quattro presunti responsabili e a recuperare l’intera refurtiva, poi restituita alla vittima. Si tratta di un 20enne tunisino, trasferito nel carcere di San Vittore, e di tre minorenni — una ragazza italiana di 15 anni, un 16enne marocchino e un 17enne siriano — portati al centro di prima accoglienza del carcere minorile Beccaria. Tutti residenti nella Bergamasca, risultano già coinvolti in episodi simili.
Nel mese di gennaio 2026 sono previsti una serie di scioperi programmati in tutti i settori del trasporto: aerei, ferroviario, trasporto pubblico locale e taxi. Il calendario pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti indica una concentrazione di proteste soprattutto tra il9 e il 13 gennaio, periodo destinato a creare disagi a pendolari e viaggiatori.
Scioperi a gennaio: le date più critiche
Un treno della metro a Milano (Imagoeconomica).
Il 9 gennaio è il primo snodo problematico: lo stop coinvolgerà il trasporto aereo per 24 ore e il trasporto pubblico locale con un’astensione nazionale. Nella stessa giornata sono previste proteste nel settore handling, con le aziende aderenti ad Assohandlers ferme quattro ore. Tra il 9 e il 10 gennaio scatterà anche uno sciopero ferroviario dalle 21 del 9 alle 21 del 10. Dal 12 al 13 gennaio il personale ferroviario tornerà a fermarsi, con uno sciopero di quasi 24 ore dalla mattina del 12 alle 2 del 13. Il 13 gennaio sarà inoltre la giornata nazionale dello stop dei taxi, programmato per l’intera prestazione lavorativa.
Altre agitazioni nel mese
Il calendario prevede ulteriori azioni nel trasporto merci su rotaia (14 gennaio), un nuovo sciopero Trenitalia (23 gennaio) e uno stop di settore il 30 gennaio. Nel comparto aereo seguiranno altre mobilitazioni: il 26 gennaio per il personale Asc Handling e il 31 gennaio per lo sciopero Enav.
Durante L’aria che tira su La7, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha dichiarato che stabile di CasaPound a Roma «è tra le priorità per quanto riguarda la lista degli immobili da sgomberare», aggiungendo che «si trova tra le prime sei-sette posizioni, secondo criteri che non sono comunque vincolanti del tutto». Il titolare del Viminale ha poi detto: «Abbiamo fatto sgomberi di qualsiasi colore politico, io stesso da prefetto di Roma ne ho fatti tanti, anche di Forza Nuova. Su CasaPound quando ero prefetto ho preso l’impegno l’immobile è stato iscritto tra quelli da sgomberare».
Le parole di Piantedosi sullo sgombero di Askatasuna
Piantedosi, sempre nel corso de L’aria che tira, ha anche parlato dello sgombero del centro sociale Askatasunadi Torino, spiegando che nel mirino delle forze dell’ordine è finito «un immobile occupato abusivamente da 30 anni dove trovavano dimora persone che anche si sono contraddistinte per assalti ripetuti ai cantieri di Chiomonte, quelli della Tav, e anche per azioni fatte al di fuori dei confini della città ogni volta che ci sono manifestazioni che in qualche modo impegnano il controllo dell’ordine pubblico».
I primi 60 satelliti sono arrivati in orbita nel 2019: a sei anni di distanza, stando ai dati di dicembre 2025 confermati dall’astronomo americano Jonathan McDowell, le unità operative sono già 9.347. È Starlink, la prima costellazione al mondo sviluppata con l’obiettivo di garantire una connettività per privati e imprese a banda larga e bassa latenza, raggiungendo ogni angolo del pianeta direttamente dal cielo. A idearla e metterla a punto sono stati gli ingegneri di SpaceX, la compagnia aerospaziale di Elon Musk che sta collaborando con la Nasa per riportare gli astronauti sulla Luna con il colossale velivolo Starship. L’obiettivo dichiarato al fine di ottenere una connessione stabile su scala globale è raggiungere le 12 mila unità, traguardo ormai a un passo. Ecco come funziona, a cosa serve e come fare per averla nelle proprie case.
Starlink, come viene lanciata e a cosa serve la costellazione di SpaceX
Il lancio in orbita dei satelliti Starlink (Imagoeconomica).
Capita di tanto in tanto, alzando gli occhi al cielo una volta calato il Sole, di vedere una lunga serie di puntini bianchi muoversi in linea retta attraverso le stelle. Si tratta proprio dei satelliti della Starlink, in rotta verso l’orbita terrestre bassa (circa 500 chilometri di altitudine) per iniziare a operare. Come ha fatto SpaceX a lanciare in poco tempo così tante unità? Per farlo ha sfruttato i suoi nuovi Falcon 9, razzi riutilizzabili più volte in quanto capaci di tornare a terra una volta effettuato il lancio e di far risparmiare alla compagnia decine di milioni di dollari. Rapida anche la produzione: ciascun satellite misura appena 2,8 metri di lunghezza per 1,4 di larghezza, per un peso di 260 chilogrammi circa. Solo una volta in orbita si apre il pannello solare che li alimenta, la cui ampiezza è di circa otto metri.
Un kit di Starlink in funzione (Imagoeconomica).
I satelliti Starlink operano a un’altitudine molto inferiore rispetto a quelli del meteo o GPS. I LEO di SpaceX, acronimo di Low Earth Orbit (Orbita terrestre bassa) si trovano infatti a circa 500 chilometri dalla superficie, mentre i geostazionari di cui sopra possono lavorare solamente a una distanza di 35 mila chilometri da noi. A spiegare la necessità di un’orbita così bassa è il funzionamento stesso della costellazione. Affinché possa produrre una connessione Internet stabile e supportare le necessità di ogni utente, dallo streaming al gaming fino alle videochiamate online, deve garantire sia l’invio sia la ricezione dei dati in poche frazioni di secondo, permettendo così di parlare di bassa latenza. Oltre alla vicinanza dalla Terra, serve anche un numero elevato di unità – gli esperti parlano di 12 mila – per garantire una copertura totale del pianeta.
Come funziona la rete Internet e quanto costa averla in casa
Un kit di Starlink (Ansa).
La connessione satellitare di Starlink avviene tramite onde radio. Per utilizzarla, ciascun abbonato riceve infatti a casa un router e un’antenna: il primo, una volta che un Pc o uno smartphone collegato effettua l’accesso a Internet, invia una richiesta alla seconda, che a sua volta la spedisce in orbita. Dallo spazio, il satellite più vicino invia il segnale a una stazione sulla superficie terrestre che la smista ai server che contengono i dati necessari. Una volta estratti, questi ultimi fanno il percorso inverso fino al dispositivo dell’utente. Il tutto, in poche frazioni di secondo. Il prezzo? Il kit completo costa 349 euro, cui poi aggiungere un abbonamento da 29 (residenziale Lite) oppure 40 euro (Standard) mensili. Dal punto di vista tecnico, Starlink offre una velocità di download fra i 25 e i 220 mbps, con media di 100, ben distanti dai 1.000 della fibra ottica.
Powered by the world’s most advanced broadband constellation, Starlink offers high-speed, low-latency internet in 150+ countries, territories and markets around the world – even in the most remote areas.