Levi Strauss & Co. ha annunciato la nomina all’interno del proprio Consiglio d’amministrazione di Jeffrey J. Jones II. Il nuovo consigliere entrerà ufficialmente nel Cda dal 21 gennaio 2026. Farà anche parte di due comitati ritenuti fondamentali all’interno del consiglio: il Comitato per le Nomine, la Governance e la Cittadinanza d’Impresa e quello per la Remunerazione e il Capitale Umano. Jeffrey J. Jones II è attualmente presidente e Ceo di H&R Block, ma lascerà l’incarico il 31 dicembre 2025. In oltre 30 anni di esperienza ha ricoperto ruoli di vertice in diverse aziende, tra cui anche Uber Technologies e Target Corporation.
Netflix ha espresso soddisfazione per la posizione assunta dal consiglio di amministrazione di Warner Bros, che ha invitato gli azionisti a respingere l’offerta avanzata da Paramount. A ribadirlo è stato il co-amministratore delegato Ted Sarandos, secondo cui «il consiglio di Warner ha ribadito che l’accordo con Netflix è superiore e che la nostra acquisizione è nel miglior interesse degli azionisti». Sarandos ha evidenziato come «Netflix e Warner Bros si completano a vicenda», spiegando che l’intesa punta a valorizzare le rispettive competenze. «Siamo entusiasti di unire i nostri punti di forza con la loro divisione cinematografica e HBO, che continuerà a concentrarsi su produzioni televisive di prestigio. Ci siamo inoltre impegnati a distribuire i film di Warner nelle sale con una finestra di distribuzione tradizionale», ha aggiunto.
Il board di Warner Bros: «L’offerta di Paramount comporta significativi rischi e costi per noi»
Sulla stessa linea il co-amministratore delegato Greg Peters, che ha sottolineato i benefici dell’operazione: «Acquisendo Warner saremo in grado di offrire al pubblico e ai creatori più scelta, valore e opportunità. Questa transazione è fondamentalmente a favore dei consumatori, dell’innovazione e dei creatori. Insieme offriremo una selezione ancora più ampia di grandi serie e film che il pubblico potrà guardare a casa e al cinema». Il board di Warner Bros ha motivato la raccomandazione agli azionisti a respingere la proposta di Paramount definendola meno vantaggiosa: «I termini dell’offerta di Netflix sono superiori. L’offerta di Paramount offre un valore inadeguato e comporta significativi rischi e costi per Warner».
Nella giornata del 16 dicembre 2025, la Banca d’Italia ha pubblicato tre concorsi pubblici per assumere 160 unità. Le immissioni coinvolgeranno sia l’amministrazione centrale che la rete territoriale, con contratti di lavoro a tempo indeterminato e a orario pieno. Nel dettaglio, l’istituto cerca figure di esperti e assistenti con orientamento nelle discipline economiche e vice assistenti. A seconda del bando per il quale ci si candidi, è necessario essere in possesso di un titolo di laurea o di un diploma di scuola superiore. Ecco, più nel dettaglio, dove reperire i bandi, qual è la suddivisione dei posti tra competenze e sedi territoriali, come inviare la domanda di candidatura e in cosa consistono le prove di selezione.
Concorsi Banca d’Italia dicembre 2025, quali sono i posti?
Svolgimento delle prove di un concorso pubblico (Imagoeconomica).
Ci sono poco più di 40 giorni di tempo a disposizione per candidarsi a uno dei tre concorsi pubblici della Banca d’Italia per un totale di 160 posti. Le selezioni riguardano interessati in possesso della laurea magistrale, specialistica, triennale o diploma ai fini dell’assunzione a tempo indeterminato di:
45 esperti a orientamento nelle discipline economiche, suddivisi in 18 posti all’amministrazione centrale e alla sede di Roma e gli altri 27 posti distribuiti nella rete territoriale (Bando A);
45 assistenti con orientamento nelle discipline economiche, suddivisi in 25 posti all’amministrazione centrale, alla sede di Roma e alla filiale di Roma Vermicino e gli altri 20 posti distribuiti nella rete territoriale (Bando B);
70vice assistenti suddivisi in 30 posti all’amministrazione centrale, alla sede di Roma e alla filiale di Vermicino e i restanti 40 presso la rete di tutta Italia (Bando C).
Requisiti per candidarsi ai concorsi della Banca d’Italia di dicembre 2025
Per candidarsi a uno dei concorsi è necessario far riferimento ai requisiti e ai titoli di studio elencati all’interno del bando, reperibile sul portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa) o, direttamente, sul sito istituzionale della Banca d’Italia. In particolare, per i bandi A) e B) è necessario essere in possesso del titolo di studio universitario nelle discipline specifiche elencate all’articolo 1, mentre il solo bando C) ammette chi ha conseguito un diploma di istruzione secondaria di secondo grado della durata di cinque anni.
Come inviare la domanda per ciascun concorso?
Una immagine esterna della sede della Banca D’talia in Via XX Settembre a Roma (Ansafoto).
L’invio della domanda di partecipazione a ciascun concorso della Banca d’Italia deve essere effettuato entro la scadenza del giorno 27 gennaio 2026 utilizzando la piattaforma telematica messa a disposizione dalla Banca d’Italia. Si può accedere alla piattaforma dal portale di reclutamento della Pubblica amministrazione (InPa), facendo una ricerca del concorso e cliccando sul tasto in basso «Invia la tua candidatura»; oppure direttamente dal sito istituzionale della Banca d’Italia seguendo il percorso Home > Chi siamo > Lavorare in Banca d’Italia > Informazioni sui concorsi > Concorsi aperti per cui è possibile presentare domanda e cliccare sul bando «160 assunzioni per l’Amministrazione Centrale e la Rete territoriale». Infine si ricorda che nel bando sono indicate le procedure di selezione, con la descrizione di ciascun esame preselettivo, scritto, orale, nonché la tabella di valutazione dei titoli.
Il semestre filtro per l’accesso a Medicina non verrà messo in discussione nei suoi principi, ma il governo apre a delle correzioni già dal prossimo anno accademico. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, intervenendo al Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu), ha annunciato la volontà di istituire un tavolo di confronto permanente sulla riforma, dopo le difficoltà emerse nella prima applicazione del nuovo sistema. Bernini ha escluso esplicitamente un ritorno ai test d’ingresso tradizionali, ma ha riconosciuto la necessità di intervenire sul funzionamento concreto del semestre filtro. L’obiettivo dichiarato è rendere il percorso più sostenibile dal punto di vista didattico, senza modificare l’impianto complessivo della riforma.
Le possibili modifiche al semestre filtro
Studenti durante il secondo appello degli esami del semestre filtro di Medicina (Ansa).
Tra le ipotesi al vaglio del ministero figurano una possibile riduzione dei programmi d’esame, l’allungamento della durata delle lezioni e un maggiore intervallo di tempo tra la fine dei corsi e gli appelli. Misure pensate per garantire più spazio alla didattica e ridurre la pressione concentrata sugli esami, emersa come uno dei nodi critici di questa prima fase. Nel frattempo, il semestre filtro resta operativo con il meccanismo delle graduatorie basate sulla somma dei voti dei due appelli. Non sarà necessario ottenere tre sufficienze piene: eventuali insufficienze potranno essere compensate attraverso debiti formativi, secondo criteri rimessi all’autonomia dei singoli atenei. La graduatoria nazionale verrà completata entro gennaio e, ha assicurato la ministra, non ci saranno posti vacanti. Il ministero però rivendica il principio cardine del nuovo modello: trasformare i candidati esclusi dai quiz in studenti universitari che non perdono un anno e iniziano subito ad accumulare crediti. Una riforma, ha ribadito Bernini, che è «perfettibile», ma pensata per essere inclusiva e non selettiva all’ingresso.
Il Regno Unito tornerà a partecipare al programma Erasmus a partire dal 2027, segnando il primo rientro formale in uno dei principali quadri dell’Unione europea dai tempi della Brexit. L’annuncio è il risultato del rilancio dei rapporti con Bruxelles promosso dal governo laburista di Keir Starmer, e dimostra i progressi tangibili della nuova linea, mentre l’opinione pubblica britannica oggi è più aperta alla cooperazione con l’Unione.
Cosa prevede l’accordo tra Ue e Regno Unito sull’Erasmus
Dal gennaio 2027 gli studenti britannici potranno trascorrere fino a un anno in università europee, oppure partecipare a tirocini, scambi sportivi e percorsi di formazione professionale, continuando a pagare le tasse al proprio ateneo di origine e senza costi aggiuntivi. Lo stesso varrà per gli studenti europei nel Regno Unito all’interno del programma. Sono previsti contributi per sostenere le spese di soggiorno all’estero e l’accesso sarà esteso non solo agli universitari, ma anche a studenti dei college, apprendisti e adult learners. L’accordo prevede per Londra un contributo di circa 570 milioni di sterline per l’anno accademico 2027-2028, con uno sconto iniziale del 30 per cento rispetto alla quota piena. Prima della Brexit il Regno Unito versava al programma più di quanto ricevesse, perché arrivavano più studenti europei di quanti britannici partissero. Università e sostenitori dell’Erasmus hanno però sempre sostenuto che, nonostante il saldo negativo, il programma generasse benefici economici e accademici complessivi per il Paese.
La FIFA ha risposto alle polemiche sui prezzi dei biglietti per le gare dei Mondiali 2026 con un pacchetto dedicato ai tifosi disponibile a un prezzo fisso. Si chiama Supporter Entry Tier ed è una fascia dedicata ai fan delle nazionali qualificate. Il prezzo sarà fisso e di 60 dollari a biglietto, poco più di 50 euro al cambio attuale. Sarà valido per ognuna delle 104 partite in programma, compresa la finale. Nelle ultime settimane la federazione guidata da Gianni Infantino è stata criticata pesantemente per i prezzi elevati dei biglietti per la Coppa del Mondo 2026. La Fse, Football Supporters Europe, aveva accusato la FIFA di «un tradimento monumentale».
Mondiali, i biglietti a prezzo fisso distribuiti dalle PMA
Ma la tariffa fissa non varrà per tutti. I biglietti nella fascia economica saranno assegnati ai tifosi delle squadre presenti al Mondiale. La selezione e la distribuzione toccheranno alle Associazioni Membro Partecipanti (PMA). Ognuna di esse definirà i propri criteri per selezionare i tifosi a cui andranno i biglietti, ma la FIFA ha chiesto di favorire quelli più fedeli e maggiormente legati alla Nazionale di riferimento. Ogni PMA collocherà la metà dei suoi biglietti nella fascia di prezzo più accessibile. L’altra metà sarà suddivisa nelle fasce standard e premier.
Finalmente riapre il Medagliere, nel Museo nazionale romano, a Palazzo Massimo. Un’ottima notizia per l’ingegner Francesco Gaetano Caltagirone, un cultore delle monete dell’antica Roma, che anni fa spendeva molto tempo per ammirare le collezioni blindate dell’istituzione statale in quello che veniva chiamato “monetiere”, per accertarsi di quante monete antiche mancavano nella sua personale bacheca. Una raccolta, quella di Calta, che secondo numerosi esperti «vale più di quella museale». Che poi il merito di aver creato la collezione, oggi in mano allo Stato italiano, è del savoiardo Vittorio Emanuele III, ossia “il re numismatico”, protagonista assoluto degli studi sulle monete, autore del catalogo Corpus Nummorum Italicorum. La sua collezione contava 103.846 monete nell’anno 1940.
Dal sito del Museo nazionale romano.
Lollo ha un concorrente “ai piani alti” sul food: il papa
A Lollo piace vincere facile. Il successo della cucina italiana non si scopre certo oggi, ma ora che è diventata ufficialmente patrimonio immateriale Unesco, qualsiasi cosa significhi (spoiler: è solo una nostra illusione anche un po’ infantile) il ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare prova a raccoglierne i frutti. Occhio però, ora ha un concorrente: nientepopodimeno che papa Leone XIV. Già, perché con Prevost a capo della chiesa cattolica mondiale, il Perù, terra nella quale ha svolto per anni il suo mandato pastorale, è diventata la «miglior destinazione culinaria del mondo» (nel 2024 era già stata premiata, ma solo come numero uno dell’America Latina), grazie a un piatto-simbolo come il ceviche. Vuoi vedere che, come suggerisce qualcuno, «quel signore vestito di bianco nel mondo è più ascoltato di Lollo»…
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare (foto Imagoeconomica).
Carelli alla festa dell’ex editore de L’Espresso
Grande festa per Forbes Italia nella serata di martedì 16 dicembre a Roma, nelle sale di Palazzo Brancaccio. A guidare l’evento, con tanto di premiazioni di imprenditori, il direttore Alessandro Rossi con l’editore Danilo Iervolino. È apparsa curiosa la presenza all’evento del direttore de L’EspressoEmilio Carelli: perché Rossi era stato a capo del settimanale quando il proprietario era Iervolino, mentre Carelli è arrivato con il successivo editore, Donato Ammaturo. Tra l’altro, leggendo l’editoriale di Rossi, viene citata la mega sede milanese voluta da Iervolino per Forbes, in piazza Diaz, e molti hanno pensato agli uffici sontuosi di via del Corso ai tempi di Rossi, mentre ora Carelli & Co. si trovano in un edificio brutalista sulla via Ostiense. Tra i partecipanti alla serata, da sottolineare, alcune firme che scrivevano su L’Espresso di Rossi e poi «tagliate in malo modo», come sussurra qualcuno, dai successori, tipo il potentissimo Massimiliano Atelli, capo di gabinetto del ministro dello Sport Andrea Abodi. Tutta gente che ha la memoria lunga e attende sulla riva del fiume…
Garante Privacy, il M5s torna a chiedere le dimissioni
No, non è finita la storiaccia della condanna a Report per il caso Sangiuliano: il capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione di vigilanza Rai, Dario Carotenuto, è tornato a chiedere il passo indietro di Pasquale Stanzione e del collegio del Garante della Privacy: «Nel silenzio assordante che sta calando sulla vicenda, mentre ribadiamo senza giri di parole la richiesta di dimissioni per l’intero collegio, arriva un nuovo sonoro schiaffo in faccia all’Autorità. Il tribunale assolveReport per una puntata del 2020 e smonta pezzo per pezzo l’impostazione del Garante, giudicata infondata. Non solo: il Garante viene pure condannato a pagare le spese legali. Per fortuna ci sono i tribunali, ma in generale il fatto che il giornalismo di inchiesta possa essere soffocato da un’autorità politicizzata deve avere termine. E comunque: quanto dobbiamo ancora aspettare perché Agostino Ghiglia e compagni mollino la poltrona?».
Dopo il tira e molla di questo autunno sul blocco di tre mesi dei requisiti di uscita dal 1° gennaio 2027, arriva un doppio allungamento dell’età delle pensioni che interessa il meccanismo delle finestre mobili e il riscatto della laurea. La nuova stretta è la vera novità di questi ultimi giorni di lavori parlamentari sulla legge di Bilancio 2026 ed è contenuta nell’ultimo emendamento presentato dal governo al Senato nella giornata del 16 dicembre 2026. Nello specifico, chi sceglie il canale delle pensioni anticipate di soli contributi per uscire dal lavoro dovrà sommare un ulteriore periodo, da uno a tre mesi, a partire dal biennio 2032, prima di poter ricevere il primo trattamento mensile. Inoltre, buona parte degli effetti positivi sul diritto ad accedere alla pensione grazie al riscatto della laurea risulterà depotenziato dal 2031.
Pensioni, allungamento età di uscita dal 2032 per chi esce in anticipo: come funziona?
Anziani, pensionati (Imagoeconomica).
Un doppio allungamento dell’età pensionabile è arrivato nella giornata di ieri con la presentazione dell’emendamento del governo al Senato che rivede ulteriormente i criteri di uscita anticipata. La prima stretta riguarda unicamente le pensioni anticipate che si perfezionano con i soli contributi versati e agisce sulle finestre mobili, ovvero sul periodo – attualmente di tre mesi – che deve intercorrere tra la maturazione dei requisiti contributivi e l’effettivo pagamento del primo assegno di pensione. Si ricorda che, a oggi, gli uomini possono andare in pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi e le donne con 41 anni e 10 mesi ma, entrambe le platee, devono attendere ulteriori tre mesi di finestra mobile prima di ricevere effettivamente il primo assegno di pensione.
Di quanti mesi si rimandano le pensioni con il nuovo allungamento di età?
Sul funzionamento della finestra mobile – a prescindere dagli aumenti dei requisiti contributivi che si sommeranno nei prossimi anni – si basa l’emendamento presentato dal governo al Senato in sede di approvazione della legge di Bilancio 2026. La correzione prevede che, dal 2032, sui pensionamenti anticipati la finestra mobile sia di quattro mesi, anziché di tre, per divenire di cinque mesi nel 2034 e di sei mesi nel 2035. L’impatto sulla spesa previdenziale parte piano per poi accelerare negli anni successivi: 393 milioni di tagli nel 2032, 494 milioni nel 2033, 1 miliardo e 29 milioni nel 2034 e 1 miliardo e 400 milioni nel 2035.
Come cambia il riscatto della laurea per andare in pensione prima?
La seconda stretta dell’emendamento prevede una sterilizzazione degli effetti del diritto di pensionamento ottenuti pagando il riscatto della laurea. Se fino al 2030 gli anni di riscatto corrisponderanno – in buona parte – agli anni di contributi da sommare al proprio montante per uscire prima dal lavoro, dal 2031 l’effetto temporale del riscatto sarà tagliato di sei mesi, dal 2032 di un anno, dal 2033 di un anno e mezzo, dal 2034 di due anni e dal 2035 di due anni e mezzo.
Quanto vale il riscatto della laurea?
Studenti universitari, quanto vale il riscatto della laurea?
Questo meccanismo, una volta entrato a regime, consentirà a chi effettui il riscatto della laurea di aggiungere al massimo sei mesi al montante dei contributi. La valorizzazione dei periodi di studio universitari, invece, continuerà a valere con le regole attuali ai fini della determinazione del trattamento mensile di pensione anche dal 2031. Con questa misura, si stima un risparmio sulla spesa previdenziale tra i 500 e i 600 milioni di euro all’anno.
Le aziende che hanno ottenuto la certificazione sulla parità di genere nel 2025, possono richiedere il bonus all’Inps per avere l’esonero dei contributi nella misura prevista dall’articolo 5 della legge 162 del 2021. Il chiarimento è arrivato dall’Inps che, nella giornata del 16 dicembre 2025, ha pubblicato il messaggio numero 3804 con il quale informa i datori di lavoro interessati della disponibilità del modulo da compilare e inviare per via telematica al fine di richiedere lo sconto contributivo. Ecco, quindi, chi può presentare la richiesta e come effettuarla entro la scadenza del 30 aprile 2026.
Domanda Bonus parità genere 2025, chi può inviarla?
La pagina del portale dell’Inps per la richiesta di agevolazioni (Imagoeconomica).
L’Inps ha messo a disposizione di imprese e datori di lavoro che quest’anno hanno conseguito la certificazione per la parità di genere il modulo da utilizzare per richiedere il relativo bonus, consistente nel taglio dei contributi previdenziali da versare nella misura dell’1 per cento e fino alla soglia di 50 mila euro all’anno. L’agevolazione contributiva, una volta presentata e accettata la domanda, vale per tutta la durata della certificazione, ovvero per un triennio. Per questa ragione, chi ha presentato la domanda nel 2024 non deve presentare un’altra istanza per continuare a fruire dell’esonero contributivo. Il modulo da compilare si può reperire sul portale istituzionale dell’Inps, all’interno della sezione «Portale delle agevolazioni».
Come trasmettere la domanda all’Inps del bonus parità genere 2025?
La domanda del bonus per la parità di genere 2025 deve essere presentata dai datori di lavoro che abbiano conseguito la relativa certificazione durante l’anno 2025. Nell’istanza devono essere specificati:
la matricola e il codice fiscale dei dipendenti;
la stima della retribuzione mensile globale;
l’aliquota datoriale media.
Si precisa che il calcolo sulla retribuzione media mensile globale deve essere effettuato indicando la somma di tutte le retribuzioni medie erogate mensilmente durante i 36 mesi della certificazione della parità di genere. Per esempio, se l’impresa ha 40 dipendenti che percepiscono, di media, 2 mila euro al mese, l’importo da inserire nella domanda è pari a 80 mila euro. I dettagli della certificazione di genere devono essere specificati in una dichiarazione sostitutiva di possesso del documento, con data di emissione e relativo periodo di validità.`
Cosa c’è da sapere sull’agevolazione sui contributi delle imprese?
Per quanto concerne la misura del bonus sulla parità di genere, la certificazione consente di ottenere uno sconto dell’1 per cento sui contributi da versare fino a un massimo di 50 mila euro. Tuttavia, per la determinazione di quanto spettante, è necessario verificare il numero delle domanda che perverranno fino alla scadenza del 30 aprile 2026. Infatti, l’importo dello sconto potrà diminuire in proporzione alle richieste per rientrare nella soglia delle risorse stanziate che sono pari a 50 milioni di euro all’anno. La riduzione si è verificata per le domande presentate nel 2023 con una decurtazione sullo sconto di circa un terzo (il 31 per cento).
Annuncio a sorpresa per Carlos Alcaraz: il numero uno del mondo, a un mese esatto dall’inizio della stagione 2026, ha deciso di separarsi dal suo storico allenatore. Come annunciato in un emozionante post su Instagram, Juan Carlos Ferrero non sarà più il suo coach. In sette anni assieme, i due hanno condiviso l’intera prima tranche di carriera del fuoriclasse di Murcia, conquistando 24 trofei tra cui sei titoli dello Slam e la prima posizione del ranking mondiale. Lo spagnolo si presenterà dunque con una nuova guida tecnica, di cui ancora non ha fornito indicazioni, ai nastri di partenza del nuovo anno il 18 gennaio con l’Australian Open, unico Slam ancora assente nella sua già ricca bacheca.
Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero al Roland Garros (Ansa).
Carlos Alcaraz: «Grazie per aver trasformato i sogni in realtà»
«È molto difficile per me scrivere questo post», ha esordito Alcaraz su Instagram. «Dopo più di sette anni insieme, io e Juanki (Ferrero, ndr.) abbiamo deciso di porre fine al nostro periodo come allenatore e giocatore». Spazio poi per un lungo ringraziamento che ha ripercorso tutte le principali tappe della carriera. «Grazie per aver trasformato i miei sogni d’infanzia in realtà», ha proseguito il murciano. «Abbiamo iniziato questo viaggio quando ero solo un bambino e mi hai accompagnato in un’avventura incredibile, dentro e fuori dal campo. Ho apprezzato moltissimo ogni singolo passo di questa esperienza con te. Abbiamo raggiunto la vetta e credo che, se i nostri percorsi sportivi dovessero divergere, dovrebbe essere proprio da lassù. Dal traguardo per cui abbiamo sempre lottato e cui abbiamo sempre aspirato».
«Sono così tanti i ricordi che mi invadono la mente che sceglierne solo uno sarebbe ingiusto», ha continuato Alcaraz sui social. «Mi hai aiutato a crescere come atleta, ma soprattutto come persona. E c’è una cosa a cui tengo immensamente: mi sono goduto il percorso. È questo che custodirò gelosamente, il viaggio che abbiamo condiviso. Ora è arrivato per entrambi un periodo di cambiamenti, che porterà nuove avventure e nuovi progetti. Sono certo che li affronteremo nel modo giusto, dando il massimo, come abbiamo sempre fatto. Lavorando sempre insieme. Ti auguro sinceramente il meglio per tutto ciò che accadrà. Mi conforta sapere che abbiamo dato tutto, che ci siamo messi a disposizione a vicenda. Grazie di tutto, Juanki!».
L’addio amaro di Ferrero: «Avrei voluto poter continuare»
«Oggi è una giornata difficile», ha esordito invece Ferrero con un lungo post su Instagram. «Una di quelle in cui è difficile trovare le parole giuste. Dire addio non è mai facile, soprattutto quando dietro ci sono così tante esperienze condivise. Abbiamo lavorato sodo, siamo cresciuti insieme e abbiamo condiviso momenti indimenticabili. Voglio ringraziare per il tempo, la fiducia, l’apprendimento e, soprattutto, per le persone che mi hanno circondato durante questo percorso. Porto con me risate, sfide superate, conversazioni, supporto nei momenti difficili e la soddisfazione di aver fatto parte di qualcosa di veramente unico. Oggi si conclude un capitolo molto importante della mia vita. Chiudo con nostalgia, ma anche con orgoglio ed eccitazione per quello che verrà dopo. So che tutto quello che ho vissuto mi ha preparato per essere migliore».
Poi un messaggio diretto ad Alcaraz. «Grazie, Carlos: per la fiducia, l’impegno e per avermi fatto sentire così speciale con il tuo modo di competere», ha precisato Ferrero. «Ti auguro il meglio, sia professionalmente che personalmente. Ringrazio anche tutto il team per aver reso il mio lavoro più facile in tutti questi anni. Con te ho imparato che il lavoro non è solo fatto di compiti o risultati, ma anche di persone che ti camminano accanto. Ognuno di voi mi ha lasciato un segno che non dimenticherò mai. Siamo stati una squadra incredibile nonostante le difficoltà e sono sicuro che continuerete a raggiungere grandi successi. Vorrei aver potuto continuare. Sono convinto che i bei ricordi e le brave persone trovano sempre il modo di incontrarsi di nuovo. Grazie di cuore».
Nelle ultime ore, l’Inps ha pubblicato un messaggio nel quale si annuncia l’arrivo delle integrazioni di pensione di dicembre 2025, grazie alle quali molti pensionati potranno fruire di due indennità aggiuntive, verificabili nel cedolino di questo mese. Oltre all’assegno mensile, infatti, i percettori di pensione riceveranno la quattordicesima mensilità e un’indennità una tantum di 154,94 euro. Ecco, quindi, come verificare chi ha diritto a ricevere le due indennità e trovarne riscontro nel cedolino di pensione di dicembre 2025.
Integrazioni pensione dicembre 2025, a chi spetta il bonus di 154,94 euro?
La sede Inps in Corso Giulio Cesare a Torino (Ansafoto).
Con il messaggio numero 3781 del 15 dicembre 2025, l’Inps rende noto che sono state completate le elaborazioni per il pagamento delle due indennità di dicembre da erogare a integrazione della pensione di questo mese. Si tratta:
del bonus aggiuntivo di 154,94 euro;
della cosiddetta “quattordicesima”.
L’Istituto di previdenza stima che saranno oltre 400 mila i pensionati che riceveranno il trattamento integrativo di 154,94 euro. L’indennità è prevista dalla legge numero 388 del 2000. Più nello specifico, il bonus spetta ai percettori di pensioni di importo compreso tra 7.844,20 euro e 7.999,14 euro all’anno e rispetti le seguenti soglie:
di reddito personale fino a 11.766,30 euro;
di reddito familiare, per i pensionati coniugati, fino a 23.532,60 euro.
L’Inps informa, inoltre, che il pagamento è stato già effettuato in via provvisoria e che le verifiche saranno effettuate in un momento successivo sulla base dei redditi dichiarati dal percettore di pensione.
Pensioni, a chi spetta la quattordicesima mensilità 2025?
Per quanto concerne la quattordicesima mensilità, a dicembre 2025 l’indennità è stata riconosciuta a un totale di 149.580 beneficiari che hanno perfezionato i requisiti nel secondo semestre 2025. In particolare, il beneficio spetta ai percettori di pensione che abbiano compiuto l’età di 64 anni tra agosto e dicembre 2025, purché i loro redditi siano in linea con i limiti previsti. I pensionati interessati ad avere maggiori informazioni sugli importi ricevuti con il pagamento delle pensioni di questo mese, possono effettuare le opportune verifiche sul cedolino di dicembre 2025. Gli stessi, inoltre, possono ricevere le relative notifiche e-mail, App Io e nell’area personale del portale dell’Inps («MyInps») previa indicazione dei propri contatti. Infine, per ulteriori informazioni è possibile consultare il portale dell’istituto di previdenza o rivolgersi di persona alle strutture territoriali di competenza.
Si chiude con un risarcimento di 25 mila euro il processo per Leonardo Apache La Russa, figlio di Ignazio presidente del Senato. La gup milanese Maria Beatrice Parati ha infatti ritenuto congruo il risarcimento proposto, dichiarando il non doversi procedere per il reato di revenge porn, a questo punto estinto. Un anno con pena sospesa invece per Tommaso Gilardoni, amico dj di La Russa (le pm avevano chiesto due anni). Entrambi erano imputati per revenge porn per aver diffuso video intimi di una ragazza con la quale avevano trascorso la notte tra il 18 e il 19 maggio 2023: la giovane aveva raccontato di aver bevuto due drink con il figlio del presidente del Senato in un locale e di essersi poi risvegliata a mezzogiorno, nuda nel suo letto, senza ricordarsi nulla. L’accusa di stupro era già stata archiviata.
C’è un dato che andrebbe scolpito all’ingresso di Palazzo Chigi, prima ancora di qualsiasi discussione su Mercosur, agricoltura, Francia o sovranismo d’accatto: l’Italia vive di export. E oggi l’export italiano è sotto pressione come non lo era da anni. Gli Stati Uniti, dopo il ritorno di una politica commerciale schizofrenica fatta di dazi annunciati, ritirati, rimessi e ricalibrati – inclusi quelli su settori sensibili come la farmaceutica – non sono più il mercato affidabile e lineare che erano. L’Europa cresce poco, la domanda interna ristagna e la produzione industriale italiana è in calo da oltre un anno, con una dinamica negativa quasi continua nel 2024 e nel 2025. In questo contesto, il Pil italiano viaggia su una previsione di crescita attorno allo 0,4 per cento: una cifra che non consente né illusioni né sprechi di opportunità. È dentro questo quadro che va letto l’accordo Ue–Mercosur, negoziato per oltre 20 anni e diventato oggi una cartina di tornasole della capacità europea – e italiana – di scegliere se stare nel mondo o chiudersi per paura. Non come una bandiera ideologica, ma come uno strumento economico.
La protesta degli agricoltori francesi contro l’accordo Ue-Mercosur (Ansa).
Tra Ue e Mercosur c’è una relazione complementare, non una sovrapposizione distruttiva
Il Mercosur – composto da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – significa oltre 260 milioni di consumatori, una classe media in crescita (soprattutto in Brasile) e una domanda strutturale proprio dei prodotti di punta del sistema industriale italiano: macchinari, automazione, tecnologia, chimica e farmaceutica, automotive, beni industriali complessi e agroalimentare di qualità. I numeri sono chiari. Oggi l’Unione Europea esporta verso il Mercosur circa 55 miliardi di euro l’anno e ne importa poco più di 56. Ma conta la composizione, non solo il saldo. Quasi il 90 per cento dell’export europeo verso il Mercosur è composto da manifattura: macchinari, veicoli, prodotti chimici e farmaceutici. Al contrario, oltre il 70 per cento delle importazioni dal Mercosur sono materie prime e prodotti agricoli: soia, mangimi, zucchero, carne, minerali, energia. È una relazione complementare, non una sovrapposizione distruttiva.
Ursula von der Leyen (Ansa).
Per il nostro Paese il Mercosur è solo un’opportunità di crescita
Per l’Italia, il Mercosur vale oggi circa 7–8 miliardi di export annuo. Non una cifra enorme, ed è proprio questo il punto: c’è spazio per crescere. L’eliminazione progressiva dei dazi – che oggi arrivano fino al 35 per cento su auto e componentistica, intorno al 20 per cento sui macchinari e penalizzano pesantemente vino, farmaceutica e agroalimentare trasformato – aprirebbe un mercato che oggi è artificialmente chiuso proprio ai nostri prodotti di eccellenza. Le stime più prudenti indicano che, a regime, l’export italiano verso il Brasile potrebbe crescere del 35–40 per cento nel prossimo decennio. Parliamo di 3–4 miliardi di euro aggiuntivi di vendite estere, in una fase storica in cui ogni punto di export conta.
Perché bloccare o rinviare l’accordo equivale a colpire l’Italia due volte
Ma c’è un secondo livello, che a Roma fanno finta di non vedere: la Germania. Berlino spinge sull’accordo Mercosur per un motivo banale quanto decisivo: la sua industria ha bisogno di mercati di sbocco. Se l’export tedesco cresce verso il Sud America, cresce anche la domanda tedesca di componenti, semilavorati e subfornitura italiana. È la solita, solida simbiosi industriale italo-tedesca. Bloccare o rinviare l’accordo con il Mercosur significa colpire l’Italia due volte: direttamente sul nostro export extra-UE e indirettamente sulle filiere europee. Il tema agricolo, agitato come uno spauracchio, è quello su cui la propaganda supera sistematicamente la realtà. L’accordo non apre le porte senza limiti: prevede quote, dazi residui, clausole di salvaguardia e meccanismi di sospensione in caso di squilibri di mercato. Inoltre, il modello agricolo francese – estensivo, iper-sussidiato, orientato ai volumi – non è il modello italiano. Per molte filiere nazionali, a partire dal vino, il Mercosur è un’opportunità commerciale, non una minaccia. Persino nella zootecnia esiste un effetto positivo: mangimi a costi più bassi significano filiere più competitive.
Giorgia Meloni e Friedrich Merz (Imagoeconomica).
FdI non riesce a esprimere una linea chiara
Sul Pil nessuno promette miracoli. L’impatto stimato dell’accordo Ue–Mercosur per l’Italia è limitato ma positivo: qualche decimale in più. Ma in un Paese che cresce dello 0,4 per cento, ogni decimale conta, soprattutto se arriva da export e industria, non da debito e bonus. Ed è qui che emerge l’inadeguatezza politica di Fratelli d’Italia, incarnata dal capodelegazione al Parlamento europeo Carlo Fidanza. La sua linea sul Mercosur è un esercizio di confusione permanente: un giorno l’accordo è pericoloso per l’agricoltura, il giorno dopo «un rinvio non sarebbe un dramma», quello successivo si parla di vigilanza e garanzie senza mai arrivare a una posizione chiara.
Carlo Fidanza (Imagoeconomica).
Nel frattempo Giorgia Meloni balla sul palco di Atreju, letteralmente. Balla mentre la produzione industriale cala, mentre l’export rallenta, mentre l’Italia fatica a crescere. La politica economica diventa così uno spettacolo grottesco, condito da una retorica dell’odio permanente: contro l’Europa, contro i partner commerciali, contro chiunque non rientri nel perimetro del nemico del giorno. In questo quadro surreale l’unico a far trapelare un barlume di buonsenso è paradossalmente il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Quello con «il Mercosur è un buon accordo, può diventare ottimo se dopo 25 anni si riesce a fare un passo definitivo sulla reciprocità», ha dichiarato. «Quello che viene imposto ai nostri produttori europei, che a nostro avviso è corretto, deve essere anche garantito sui prodotti che arrivano. Riteniamo che questo passo in avanti si possa fare». Parole che sembrano provenire da un altro partito. Lollobrigida dice una cosa banalmente vera: gli accordi si migliorano, non si affossano.
Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).
Mentre lui ammette che l’impianto dell’accordo è valido, il suo stesso partito continua però a sabotarlo a colpa di ambiguità e dichiarazioni contraddittorie. Dopo oltre 20 anni di negoziati, proseguire a parlare di rinvii sull’accordo Mercosur non è difesa dell’interesse nazionale: è un atto di autolesionismo. In un momento di produzione industriale in calo, export sotto pressione e crescita anemica, l’accordo farebbe bene all’Italia. Non firmarlo – o tenerlo ostaggio di slogan e paure – significa scegliere l’isolamento mentre il mondo si muove. E il prezzo, come sempre, lo pagheranno le imprese. Non chi balla sui palchi.
Giorgia Meloni ha parlato alla Camera dei deputati per le Comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18-19 dicembre. Tra i principali temi affrontati l’Ucraina e il Medio Oriente. «Manteniamo chiaro che non intendiamo abbandonare Kyiv nella fase più delicata degli ultimi anni», ha dichiarato la premier, aggiungendo che «la Russia si è impantanata» e che «l’unica cosa che può costringere Mosca a un accordo» è insistere sulla deterrenza. Per quanto riguarda le garanzie di sicurezza per l’Ucraina, la presidente del Consiglio ha spiegato che «sono tre gli elementi dei quali si sta discutendo: la garanzia di un solido esercito ucraino; l’ipotesi di dispiegamento di una forza multinazionale per la rigenerazione delle forze armate, guidata dalla coalizione dei Volenterosi con la partecipazione volontaria dei Paesi; le garanzie da parte degli alleati internazionali, a partire dagli Stati Uniti, sul modello dell’articolo 5 della Nato». A proposito del secondo punto, Meloni ha assicurato che «l’Italia non intende inviare soldati in Ucraina». Il Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ha detto Meloni parlando della decisione sull’eventuale uso degli asset russi congelati, «è chiamato ad assicurare la continuità del sostegno finanziario» all’Ucraina, ma «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice».
Meloni: «Abu Mazen ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso»
Sul Medio Oriente, Meloni ha detto che il presidente palestinese Abu Mazen (ricevuto due volte a Palazzo Chigi in poco più di un mese) «ha chiesto con convinzione un impegno italiano forte e ambizioso nei passaggi necessari a fissare il piano di pace proposto dagli Stati Uniti e sottoscritto da tutti i protagonisti» e che l’Italia «non si deve sottrarre a questo impegno, che le viene richiesto appunto da più parti in un momento tanto decisivo». La premier ha poi commentato il piano di pace di Donald Trump che «ha avuto il grande merito di porre fine al conflitto a Gaza», sottolineando che «si tratta di una tregua fragile e di un percorso complesso e ambizioso». E poi: «Guardiamo con attenzione anche al contributo che potremmo assicurare alla forza internazionale di stabilizzazione che sarà dispiegata sulla base della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Il testo delle stesse comunicazioni sarà consegnato al Senato, dove la discussione è prevista nel pomeriggio, verso le 16.30.
Giorgia Meloni (Ansa).
Al termine del dibattito alla Camera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a intervenire in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre, ribadendo la linea del governo in politica estera. «Vi ho detto mille volte che non considero che il ruolo dell’Italia in politica estera debba essere un ruolo da cheerleader. Non è questione di stare con, è questione di costruire delle prospettive strategiche», ha affermato durante le repliche, sottolineando che «L’Italia è in Europa e vuole rafforzare l’occidente».
Meloni: «L’utilizzo di asset russi solo su basi giuridiche solide»
Sul tema dell’utilizzo degli asset sovrani russi, Meloni ha ribadito: «Io dico sì se la base giuridica è solida». E ha avvertito che un passo falso potrebbe favorire Mosca: «se la base giuridica di questa iniziativa non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del questo conflitto», precisando comunque che «Bisogna sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi perché è giusto che sia la Russia a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso ma – puntualizza – bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta».
Sulla Russia: «È meno forte di quanto racconti»
Nel confronto con il deputato Luigi Marattin, che aveva sollecitato un commento sulle recenti dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, la premier ha spiegato: «Io penso che la realtà sul campo in questi quasi quattro anni abbia dimostrato che la Russia è meno forte di quanto abbia voluto raccontare», ha affermato, ricordando che «Certo che quando è iniziata – aggiunge – era una guerra impari». Meloni ha quindi rivendicato i risultati ottenuti grazie al sostegno internazionale: «il lavoro che noi abbiamo fatto racconta una storia un po’ diversa rispetto a quella per cui non c’era niente da fare. Come ho sentito più volte dire dal M5S». Risultati che, ha concluso, «sono obiettivi che sono stati raggiunti con il sostegno occidentale» e sui quali, a suo giudizio, «dovremmo essere consapevoli del nostro peso negli obiettivi che sono stati raggiunti in questi anni».
La guerra in Ucraina mette di nuovo in evidenza le fratture interne al campo largo. L’occasione sono le due risoluzioni del Pd e del M5s in arrivo mercoledì alla Camera, alla vigilia del Consiglio europeo del 18 dicembre, che confermano i due approcci completamente divergenti sul sostegno a Kyiv e sulla pressione politica ed economica contro la Russia.
Le risoluzioni di Pd e M5s sull’Ucraina
Secondo quanto anticipato dall’Ansa, la risoluzione del M5s chiede ancora lo stop all’invio di nuove armi all’Ucraina. Invita inoltre il governo a non sostenere, al Consiglio europeo, la confisca definitiva degli asset sovrani russie dei beni riconducibili a soggetti terzi detenuti in Europa, e propone di rivalutare la possibilità di tornare ad acquistare gas russo. Di segno opposto la posizione dei dem, che ribadiscono la «ferma condanna all’aggressione russa» e il pieno sostegno alla popolazione ucraina, attraverso «tutte le forme di assistenza necessarie», tra cui l’utilizzo «legalmente fondato» dei beni russi congelati. Il Pd sollecita inoltre il governo a «scegliere senza esitazioni e ambiguità, di fronte alle minacce globali e alle sfide continue rappresentate dall’amministrazione americana, l’interesse europeo».
Nelle sue comunicazioni alla Camera la premier Giorgia Meloni ha riferito del vertice di Berlino con Zelensky, leader europei e negoziatori statunitensi, sottolineando che c’è stato «un clima costruttivo e unitario che vale la pena di sottolineare». Centrale, ha detto, è «il mantenimento della pressione sulla Russia», che «si è impantanata in una durissima guerra di posizione» e solo così può essere «costretta a un accordo». Sul sostegno a Kyiv, Meloni ha affermato che il Consiglio Ue deve «assicurare la continuità del sostegno finanziario» con la «soluzione più sostenibile per i Paesi membri nel breve e lungo periodo», mentre sull’uso degli asset russi congelati ha avvertito che «trovare una soluzione sostenibile sarà tutt’altro che semplice». Quanto alle garanzie di sicurezza, ha ribadito che l’Italia «non intende inviare soldati in Ucraina». Sui territori, ha concluso, «è lo scoglio più difficile» e «nessuno può imporre da fuori la sua volontà».
BAT Italia, parte del gruppo British American Tobacco, ha annunciato la nomina di Simone Masè a presidente e amministratore delegato a partire dal primo gennaio 2026. Prende il posto di Fabio de Petris, che assumerà un nuovo ruolo a livello europeo. Confermato come vicepresidente Andrea Di Paolo. Masè dal 2019 era general manager del Gruppo Lunelli e ceo di Tassoni. In precedenza era stato amministratore delegato di Saatchi & Saatchi e chief marketing officer di Pinko. Ancora prima aveva trascorso oltre 15 anni in Heineken, ricoprendo diversi incarichi.
Il 2025 sta per terminare ed è già tempo di guardare alla prossima stagione cinematografica. Nelle sale italiane sono pronti a sbarcare alcuni dei titoli più attesi degli ultimi anni, tra cui grandi novità e importanti ritorni. Su tutti, quelli di Christopher Nolan, pronto a svelare il suo adattamento kolossal de L’Odissea di Omero, e degli Avengers dei Marvel Studios con Doomsday, che vedrà di nuovo in scena Robert Downey Jr., stavolta nell’inedita veste del villain. Il 2026 sarà ricco di qualità anche sul piccolo schermo: in arrivo la terza stagione di Euphoria e il prequel di Gomorra. Si partirà subito con il botto il primo gennaio con il finale-evento di Stranger Things. Il meglio del 2026.
I film più attesi al cinema nel corso del 2026
Un proiettore al cinema (Foto di Alex Litvin via Unsplash).
Il biopic su Michael Jackson e L’Odissea: quali film arriveranno nel 2026
Il 2026 al cinema si aprirà già il primo gennaio con No Other Choice, produzione sudcoreana con la star di Squid Game Lee Byung-hun, iconico volto del Front Man. Il 15 gennaio sarà il turno di 28 anni dopo: Il tempio delle ossa, sequel diretto di 28 anni dopo uscito appena sei mesi fa con Ralph Fiennes ancora una volta nei panni del dottor Kelson. Il 22 toccherà a Marty Supreme, film sul ping pong Anni 50 con Timothée Chalamet acclamato dalla critica. A febbraio sarà invece il turno dell’atteso Cime tempestose, adattamento del romanzo di Emily Brontë diretto da Emerald Fennell (Saltburn) con Jacob Elordi e Margot Robbie e colonna sonora di Charli XCX. Forte del successo di Frankenstein di Guillermo del Toro, l’opera di Mary Shelley tornerà il 5 marzo con La sposa!, con Jessie Buckley nel ruolo della moglie rianimata della creatura, interpretata da Christian Bale.
Il 24 aprile sarà il momento di ballare e cantare con Michael, atteso biopic sul Re del Pop con Jafaar Jackson, nipote della star, nei panni dello zio protagonista. Cinque giorni dopo torneranno al cinema Miranda Priestly e Andrea Sachs con Il diavolo veste Prada 2, sequel che vedrà ancora una volta in scena Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci. Il 20 maggio si tornerà nell’universo di Star Wars con The Mandalorian & Grogu, sequel della serie tv Disney+ con Pedro Pascal nei panni del mercenario protagonista. Al suo fianco Sigourney Weaver e Jeremy Allen White. L’estate si aprirà il 17 giugno con il quinto capitolo di Toy Storycon le nuove avventure di Buzz Lightyear e Woody. Il 16 luglio toccherà a L’Odissea di Nolan con un cast stellare che vede in scena Matt Damon, Tom Holland, Zendaya, Charlize Theron, Robert Pattinson e Anne Hathaway.
A dicembre sarà duello fra Dune – Parte 3 e Avengers: Doomsday
A ottobre i cinema accoglieranno Judy, nuovo film di Alejandro Gonzalez Inarritu con Tom Cruise nei panni dell’uomo più potente del pianeta che intraprende un’apparente missione suicida. Il 18 dicembre spazio invece a due colossi della stagione. In sala il terzo e ultimo capitolo della trilogia diDunediretta da Denis Villeneuve. La trama si concentrerà su un Paul Atreides – sempre interpretato dall’eccezionale Chalamet – ormai sull’orlo della follia, prendendo spunto dal capolavoro letterario di Frank Herbert Messiah. Parallelamente uscirà anche Avengers: Doomsday, l’ultimo disperato tentativo dei Marvel Studios di riaccendere l’interesse verso i supereroi che hanno costantemente perso appeal. Per l’occasione tornerà anche Robert Downey Jr., che lasciata l’armatura di Iron Man è pronto a indossare il costume del dottor Destino.
Dal finale di Stranger Things 5 a Euphoria 3, le serie tv più attese del 2026
Per quanto riguarda il piccolo schermo, grande attesa il primo gennaio per l’ottava e ultima puntata di Stranger Things 5, che chiuderà definitivamente la serie sul Sottosopra firmata dai fratelli Duffer. Il 18 toccherà invece a Il cavaliere dei sette regni, nuovo spin-off/prequel de Il Trono di Spade con cui debutterà in Italia la piattaforma HBO Max. Protagonisti, circa un secolo prima della serie madre, Sir Duncan l’Alto e il suo scudiero Egg. A fine mese su Netflix sarà la volta di Bridgerton 4, prevista in due volumi. A marzo lo streamer rilascerà One Piece 2con le nuove avventure di Cappello di Paglia e della sua ciurma tratte dall’omonimo manga giapponese. In aprile, dopo quattro lunghi anni di attesa, uscirà la terza stagione di Euphoria con Zendaya affiancata da star come Sidney Sweeney e Jacob Elordi. Ancora da confermare la data di uscita di Blade Runner 2099, serie televisiva spin-off del cult di Ridley Scott: nel cast Michelle Yeoh e Hunter Schafer.
Archiviato il successo di Stranger Things, Matt e Ross Duffer sono pronti a svelare il nuovo progetto streaming. Nel 2026 arriverà Something Very Bad is Going to Happen, la cui trama è ancora avvolta nel mistero: parlerà di una coppia durante la settimana che precede il loro matrimonio sventurato. A giugno uscirà invece su HBO Max e Sky Atlantic House of the Dragon 3, che riprenderà la Danza dei Draghi nel momento più delicato per Rhaenyra Targaryen. Ancora da confermare invece il debutto nel nostro Paese – negli Usa uscirà a febbraio – del revival di Scrubsche riporterà sugli schermi JD e Turk. E dall’Italia? Il 9 gennaio su Sky e Now uscirà Gomorra – Le origini, prequel della fortunata serie tratta dal libro di Roberto Saviano che racconterà la giovinezza di Pietro Savastano. A febbraio su HBO Max ci sarà Portobellocon Fabrizio Gifuni nei panni di Enzo Tortora.
È stato ritirato l’emendamento che avrebbe modificato le regole sull’uso del contante portando il tetto massimo a 10 mila euro. La proposta, presentata da Fratelli d’Italia e a prima firma di Gelmetti, era stata depositata nell’ambito dell’esame della legge di bilancio 2026 ma non proseguirà l’iter parlamentare. Lo riporta l’Ansa.
Cosa prevedeva l’emendamento sul tetto al contante
L’emendamento prevedeva, a partire dal primo gennaio 2026, un innalzamento della soglia per i pagamenti in contanti fino a 10 mila euro. Il meccanismo ipotizzato introduceva però un’imposta speciale di bollo pari a 500 euro per tutte le transazioni in contanti comprese tra 5.001 e 10 mila euro, accompagnata dall’obbligo di emissione della fattura. Oltre i 10 mila euro sarebbe rimasto il divieto assoluto di utilizzo del contante. La Lega aveva annunciato il proprio sostegno, mentre il testo doveva ancora essere esaminato dalla Commissione bilancio del Senato. Con il ritiro dell’emendamento, però, il quadro normativo resta invariato. Attualmente in Italia è possibile effettuare pagamenti in contanti solo fino a un massimo di 5 mila euro: oltre questa soglia è obbligatorio ricorrere a strumenti tracciabili, come carte o bonifici. Il limite all’uso del contante è uno degli strumenti storicamente utilizzati per contrastare evasione fiscale e riciclaggio, e nella forma attuale è in vigore dal 2023.
Anthony Enzor-DeMeo è il nuovo Chief Executive Officer di Mozilla. Già direttore generale di Firefox, subentra a Laura Chambers, che ha ricoperto la carica di amministratrice delegata ad interim negli ultimi due anni. La nomina arriva in una fase piuttosto delicata per l’azienda informatica, impegnata in sfide complesse fra ristrutturazione, tagli al personale e un’importante dipendenza economica dagli accordi con Google: il tutto, in un mercato tecnologico fortemente dominato dall’intelligenza artificiale. «Firefox rimarrà il nostro punto di riferimento», ha affermato Enzor-DeMeo in una nota. «Si evolverà in un moderno browser basato sull’IA e supporterà un portfolio di nuovi e affidabili software aggiuntivi». Nel 2026 è previsto l’arrivo di una nuova AI Mode che consentirà agli utenti di scegliere fra più modelli di intelligenza artificiale tra privati e open source.
Chi è Anthony Enzor-De Meo, nuovo Ceo di Mozilla
Formatosi alla Business School del MIT, Anthony Enzor-DeMeo è entrato in Mozilla a dicembre 2024 come Senior Vice President del browser Firefox, di cui a luglio 2025 è diventato General Manager. In precedenza, aveva lavorato per circa due anni in Roofstock, piattaforma di investimento e analisi dei dati, dapprima come Chief Product Officer e in un secondo momento anche come responsabile della divisione tecnologica. «Sono onorato di diventare il Ceo di Mozilla Corporation», ha spiegato in una nota su LinkedIn. «Un anno fa credevo che IA e browser fossero in rotta di collisione: ora mi è chiaro che un incrocio è possibile. La gente si fida di Mozilla. Abbiamo guadagnato quella fiducia facendo la cosa giusta anche per il web. Credo profondamente in ciò che possiamo costruire e in un Internet che le persone meritano».
Stellantis ha annunciato la nomina di Eric Laforge come nuovo responsabile della business unit globale Pro One. Assumerà l’incarico dal primo gennaio, subentrando ad Anne Abboud. Stellantis Pro One è una divisione della holding creata nel 2023, che incorpora sei marchi di veicoli commerciali europei e statunitensi: Citroen, Fiat Professional, Peugeot, Vauxhall/Opel e Ram Trucks.
Chi è Eric Laforge
Laforge vanta una carriera di oltre tre decenni nel settore automotive, iniziata nel 1990 in Fiat. Da allora ha trascorso diversi anni nell’area commerciale in Francia e Italia, ricoperto poi diverse posizioni chiave, come quella di ceo di Fiat Chrysler Automobiles (FCA) in Svizzera e in Germania. Dal 2015 al 2018 è stato Responsabile di diversi mercati nell’ambito di MOPAR Parts & Services. Nel 2019 è stato nominato direttore dei reparti Autovetture e Veicoli commerciali leggeri per la regione Central Europe di FCA, assumendo poi il ruolo di Responsabile di Fiat Professional. Nel 2021 è stato nominato responsabile della business unit dedicata ai veicoli commerciali di Stellantis in Europa. Dal 2023 all’inizio del 2025 è stato Responsabile dei marchi Jeep, Ram e Dodge nel perimetro dell’Europa allargata. Da primo aprile è stato vicepresidente per i servizi commerciali del Gruppo Renault.