Il governo fa marcia indietro sulle pensioni dopo una giornata segnata da tensioni. È stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo in Aula, a annunciare lo stop alla stretta prevista dalla manovra e l’impegno a correggere le norme contestate. Verranno eliminati i tagli retroattivi sul riscatto della laurea, mentre resta da chiarire se l’intervento riguarderà anche le cosiddette finestre pensionistiche. La Lega ha chiesto di cancellare entrambe le misure con un emendamento che prevede, come clausola di salvaguardia dal 2033, un possibile aumento dell’Irap. Fin dalle prime ore erano emerse prese di distanza nella coalizione, con il leghista Claudio Borghi che ha parlato di un «tecnico troppo zelante» e Armando Siri che ha puntato il dito contro un 0171burocrate del Mef0187. Lo stesso Siri ha ribadito: «Finché c’è la Lega al governo non esiste né oggi né mai nessun provvedimento che alzi i parametri dell’età pensionabile».
Le opposizioni: «La maggioranza ha tradito gli elettori»
Dubbi sono arrivati anche da Forza Italia: «E’ una stretta che parte dal 2030 – dice il portavoce azzurro Raffaele Nevi – ci ragioneremo con il governo con calma, ci confronteremo». Sul fronte opposto, attacco delle opposizioni: «La loro stangata sulle pensioni è un furto sia ai giovani che agli anziani. Vergognatevi», ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein, mentre il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli ha osservato: «La Lega ha il ministro dell’Economia e accusa i burocrati del Mef? È surreale». Per Nicola Fratoianni di Avs «Hanno tradito gli elettori, dovrebbero chiedere scusa», e Matteo Renzi ha commentato che la premier «vi ha dato una bottarella dicendo che il testo cambiato». L’arrivo della manovra in Aula alla Camera per la discussione generale con la fiducia è fissato per domenica 28 alle 16.30, con l’approvazione definitiva attesa martedì 30.
Una serie di pressioni e minacce avrebbe preso di mira esponenti politici e figure di vertice del settore finanziario in Belgio, con l’obiettivo di condizionare le scelte del Paese sull’eventuale utilizzo degli asset russicongelati a sostegno dell’Ucraina. È quanto riferisce il Guardian, che cita fonti riconducibili ad agenzie di intelligence europee, e parla di una vera e propria «campagna di intimidazione» attribuita a Mosca. Tra i bersagli figurerebbero anche dirigenti di Euroclear, l’istituto finanziario che custodisce una parte consistente di quei fondi. Secondo funzionari della sicurezza interpellati dal quotidiano britannico, dietro l’operazione ci sarebbe l’intelligence militare russa Gru.
Tra le persone contattate ci sarebbe anche il ceo di Euroclear
La Russia ha più volte sostenuto che l’impiego di quei beni configurerebbe un furto e la banca centrale russa ha annunciato l’intenzione di chiedere a Euroclear un risarcimento pari a 230 miliardi di dollari. L’azione descritta dal Guardian, si sarebbe concentrata su singole personalità considerate strategiche: tra queste Valérie Urbain, amministratore delegato di Euroclear, e altri dirigenti di alto livello. La società ha scelto di non entrare nel merito, limitandosi a dichiarare che «Qualsiasi potenziale minaccia viene trattata con la massima priorità e indagata a fondo, spesso con il supporto delle autorità, ove opportuno».
A partire dal 2029 la notte degli Oscarsarà visibile in esclusiva mondiale su YouTube, grazie a un’intesa siglata con l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l’ente che assegna ogni anno gli Academy Awards, permettendo la visione in tutti i Paesi in cui la piattaforma è disponibile, con un accordo valido fino al 2033. Fino al 2028, però, negli Stati Uniti la diretta resterà appannaggio di ABC, che arriverà a trasmettere la centesima edizione. I dettagli economici dell’accordo con YouTube non sono stati resi noti: finora Disney, proprietaria di ABC, versava circa 100 milioni di dollari l’anno per i diritti, e l’ultima cerimonia aveva raggiunto un’audience di quasi 20 milioni di spettatori.
La Cassazione ha messo la parola fine al procedimento a carico di Matteo Salvini per la vicenda Open Arms. I giudici della quinta sezione hanno respinto il ricorso per avanzato dalla procura di Palermo contro l’assoluzione di primo grado, rendendo così definitiva la sentenza che esclude le accuse di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio. La decisione è arrivata al termine di un’udienza in cui sia la procura generale della Suprema Corte sia la difesa dell’ex ministro dell’Interno avevano chiesto la conferma dell’assoluzione.
Di segno opposto la posizione delle parti civili, che avevano sollecitato l’annullamento della sentenza sostenendo che «la prova dell’esistenza del dolo c’è nei fatti e nelle testimonianze. A 140 naufraghi che si trovavano di fronte alle coste italiane non è stato permesso di sbarcare per giorni violando le norme internazionali e costituzionali e la loro dignità». Poco dopo la decisione, Salvini ha commentato l’esito del giudizio con un messaggio pubblicato sui social, accompagnato da una foto con la scritta “Assolto”: «Difendere i confini non è reato».
Dal palco del convegno “In libertà”, ospitato a palazzo Grazioli, Roberto Occhiuto ha lanciato un messaggio sul futuro di Forza Italia, sostenendo che «non si può navigare galleggiando all’8 per cento» e indicando la necessità di una svolta politica. Parole che arrivano a poca distanza dalle dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi, che parlava di «facce nuove».
Tajani: «Non ho frizioni con nessuno, tantomeno con Occhiuto»
Senza mai citare il segretario Antonio Tajani, il presidente della Regione Calabria ha respinto tuttavia le ricostruzioni su presunte manovre interne: «Nessuno aveva intenzione di svolgere un evento per costruire una corrente, cose polverose che appartengono al passato, e a un partito masochista come il Pd, se mai vorremmo dare una scossa liberale al centrodestra che ha bisogno di rafforzare la sua ala liberale». Lo stesso Antonio Tajani, interpellato a margine, ha gettato acqua sul fuoco: «Io non ho frizioni con nessuno, Occhiuto è un vicesegretario del partito. Io ho ottimi rapporti con tutti».
Ci sono personaggi che, per anni, hanno vissuto fuori dal rischio. Hanno attraversato scandali, processi, tempeste mediatiche come se fossero stati protetti da una campana di vetro. Alfonso Signorini, lo storico direttore di Chi, è stato uno di questi. Sempre presente. Sempre centrale. Eppure raramente è finito nell’occhio del ciclone. Era (è) la cassaforte dei segreti della famiglia Berlusconi, come di tanti altri vip e potenti nell’Italia degli ultimi due decenni. Oggi, per la prima volta, quella campana però sembra essersi incrinata.
Alfonso Signorini (foto Imagoeconomica).
Le accuse di Fabrizio Corona non sono certo una sentenza. E non hanno nemmeno dato il via (per il momento) a un atto giudiziario. Sono un racconto. Confuso. Iperbolico. Spesso eccessivo. Arrivano in un momento in cui il network attorno a Signorini è meno compatto, di sicuro più fragile di una volta. E questo fa la differenza.
Un frame del trailer di Fabrizio Corona – Io Sono Notizia, la docuserie in cinque episodi in arrivo su Netflix dal 9 gennaio (foto Ansa).
Signorini, il centro di un sistema che gestiva relazioni, accessi, possibilità
Per la prima volta, infatti, Signorini non appare solo come il narratore del potere mediatico. Ma come uno dei suoi ingranaggi più visibili. È questo il salto che rende la vicenda diversa dalle molte polemiche che lo hanno riguardato negli anni, senza scalfirlo. Corona non lo attacca per una copertina, per una frase, per una scelta editoriale. Lo accusa di essere parte nevralgica di un sistema. Di gestire relazioni, accessi, possibilità. Di avere esercitato un potere non solo narrativo, ma selettivo. Un potere che passa dal decidere chi entra in televisione, chi ottiene visibilità, chi resta fuori. È un’accusa che non ha ancora riscontri giudiziari, ma che colpisce il cuore di quell’immagine di personaggio pubblico che Signorini si è costruito negli ultimi anni.
Le accuse non riguardano ciò che Alfonso racconta. Ma cosa rappresenta
La risposta, da parte di “Alfonsina la pazza” (copyright Dagospia), è stata al momento misurata. Nessuna sceneggiata. Nessuna contro-narrazione social. Nessun tentativo di ribaltare il racconto sul piano emotivo. Solo una frase asciutta: «Ho dato mandato ai miei legali». È una frase che chiude. Ma non spegne. Perché intorno, questa volta, il rumore non è solo gossip. È il suono di una domanda che, come mai accaduto prima, non riguarda ciò che Signorini racconta. Ma cosa rappresenta.
La rottura con Parpiglia e una perdita di copertura e protezione reciproca
Il tempismo è stato tutto in questa vicenda. Le accuse di Corona sono arrivate dopo la rottura con Gabriele Parpiglia con Signorini. Collaboratore storico di Alfonso. Firma riconoscibile. Uomo di fiducia. Un sodalizio durato anni, cresciuto tra redazioni e retroscena, e finito in modo pubblico, ruvido, non pacificato. Quando una coppia professionale di questo tipo si separa così, nel mondo del gossip non è mai solo una questione di caratteri. È una perdita di copertura. Di protezione reciproca. Di silenzi condivisi. È in questo spazio che Corona entra in scena.
Gabriele Parpiglia nel 2017 (foto Imagoeconomica).
Non colpisce Signorini come conduttore. Né come personaggio televisivo. Colpisce il ruolo. L’autorità che si occupa della selezione. L’idea che esista una soglia. E che Signorini sia stato, per anni, uno dei custodi di quella soglia. Non è un caso che Parpiglia stia cavalcando la questione sui social, raccontando come lui per anni abbia denunciato il sistema Signorini, senza ricordarsi di essere stato un suo prodotto e di aver alimentato quel meccanismo per decenni.
Negli anni di Vallettopoli Signorini era già una figura centrale
Per capire perché questa accusa pesa più di altre bisogna tornare indietro. Molto indietro. A quando il potere di Signorini non era televisivo, ma editoriale. E passava dalle fotografie. Negli anni di Vallettopoli, quando il gossip italiano venne messo sotto processo e il mondo dei paparazzi finì nei fascicoli giudiziari, Signorini era già una figura centrale. Non però l’uomo simbolo dell’inchiesta. Quello era Fabrizio Corona. Ma il settimanale Chi era il luogo dove le immagini arrivavano. Dove venivano valutate. Dove si decideva se una storia sarebbe diventata pubblica o meno. Dove si sceglieva anche se scavalcare i paparazzi che avevano inviato gli scatti, usando i propri fotografi per scovare in autonomia la notizia, evitando così di pagare.
Inchiesta del 2009 sui vip, Signorini in aula con alcune foto di Barbara Berlusconi, che gli vennero proposte da Fabrizio Corona (foto Ansa).
Nei processi il nome di Signorini compariva solo come testimone. Un interlocutore. E punto di snodo. Le cronache raccontavano di foto visionate in redazione. Di telefonate per avvertire i protagonisti. Di interviste organizzate. Di rapporti professionali con Corona che, riletti oggi, restituiscono il clima di un’epoca in cui il confine tra informazione, mediazione e pressione era labile.
Uomo di fiducia dei Berlusconi, non solo direttore di rotocalco
Ma è nel rapporto con la famiglia Berlusconi che la forza di Signorini ha assunto una forma più profonda. Per anni, Alfonso è stato considerato un uomo di fiducia. Non solo un direttore di rotocalco. Ma un interprete affidabile dell’universo berlusconiano. Un giornalista capace di maneggiare storie delicate senza farle esplodere. Abile a difendere. Schermare. Scegliere il tono giusto. Del resto, negli anni sulla sua scrivania è passato di tutto, anche le foto dei figli più piccoli del Cavaliere, che all’inizio degli Anni 2000 frequentavano discoteche come tanti altri calciatori beccati in flagranza di baldoria dai paparazzi.
Silvio Berlusconi su una copertina di Chi nel 2009 (foto Ansa).
Durante gli anni delle “cene eleganti” ad Arcore, Signorini è stato tra i pochi che pubblicamente ha difeso Silvio Berlusconi con convinzione. In tivù, sui giornali, spiegando che si trattava, secondo lui, di attacchi politici. Che la vita privata non poteva essere messa sotto processo. Una linea chiara. E coerente.
Un consigliere informale di Silvio, capace di leggere l’opinione pubblica
In ambienti giornalistici si racconta — da sempre — che Signorini fosse ascoltato. Che fosse considerato un consigliere informale. Non un stratega politico, ma un uomo capace di leggere l’opinione pubblica. Di capire cosa far uscire e cosa no. Di suggerire prudenza o reazione. Non è mai stato un ruolo ufficiale. Ma in quel mondo i ruoli più importanti non sono mai quelli negli organigrammi.
L’universo Mondadori e il rapporto sempre solido con Marina
Con Marina Berlusconi il rapporto è sempre stato solido. Di fiducia reciproca. Signorini ha diretto Chi, il cuore editoriale del gruppo Mondadori, per 17 anni, dal 2006 fino a marzo 2023. Poi ha lasciato la direzione operativa a Massimo Borgnis per assumere il ruolo di direttore editoriale e dedicarsi a nuovi progetti. Di certo è sempre stato affidabile. Uno che non sgarrava mai. Non tradiva. E soprattutto sapeva maneggiare un materiale che, per la famiglia, non è mai stato solo gossip. Era reputazione. Politica. Potere.
Alfonso Signorini durante la registrazione di una puntata di “Kalispera” nel 2011 (foto Ansa).
Perché per i Berlusconi il confine tra privato e pubblico è sempre stato politico. E lo è ancora di più oggi. Negli ultimi anni, l’ipotesi di una discesa in politica di Pier Silvio Berlusconi — evocata, smentita, lasciata fluttuare — o di Marina (ipotizzata da Corona) ha riacceso l’attenzione sull’immagine degli eredi del Cavaliere. In questo scenario, ogni scossa mediatica può trasformarsi potenzialmente in un problema politico. E ogni figura simbolo del potere mediatico del gruppo diventa sensibile.
Tacere non è segno di indifferenza, ma controllo del danno
Le accuse di Corona, in questo senso, sono una polpetta avvelenata difficile da gestire. Non colpiscono direttamente i Berlusconi. Ma se la prendono con uno degli uomini che meglio ha incarnato, per anni, il loro universo mediatico. Un direttore Mondadori. Un volto Mediaset. Un garante del racconto. Finora la reazione è stata principalmente il silenzio. Nessuna presa di distanza. Nessuna smentita pubblica. Nessun segnale di nervosismo. Ma tacere, in certi ambienti, non è segno di indifferenza. È controllo del danno.
Il Grande Fratello Vip assegna ruoli e distribuisce notorietà
Il ruolo di Signorini negli anni ha cambiato forma. Dalla carta è passato alla televisione. Dalle copertine al prime time. Dal racconto alla selezione. Il Grande Fratello Vip è diventato il nuovo ombelico di quel mondo. Non solo un reality. Ma una macchina di visibilità. Un dispositivo che crea personaggi. Assegna ruoli. E distribuisce notorietà.
Alfonso Signorini (foto Imagoeconomica).
In questo contesto, il conduttore non è solo un presentatore. È il custode morale del format e garante delle regole. Proprio lì Corona ha affondato il colpo. Non sul passato. Ma sul presente. Non sulle foto. Ma sulle opportunità. Non sulla carta. Ma sull’accesso.
L’apparenza è sostanza e la crepa conta quanto il crollo
Per questo oggi la storia pesa di più. Non perché Corona sia improvvisamente diventato affidabile. Ma perché il contesto è cambiato. Perché Signorini è più potente che mai. E perché ha appena perso una parte della sua rete di protezione. Nel mondo che lui conosce meglio di chiunque altro – quello dello spettacolo e del potere mediatico – l’apparenza è sostanza. E la crepa conta quanto il crollo. Per la prima volta, l’idea che Alfonso Signorini sia intoccabile non appare più granitica. E quando l’uomo che per anni ha gestito il racconto finisce dentro la storia, nulla è più davvero sotto controllo.
Nel dibattito alla Camera dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloniin vista del Consiglio europeo, la segretaria del Pd Elly Schlein ha attaccato la linea del governo sulla politica estera, accusando l’Italia di non esercitare un ruolo incisivo nello scenario internazionale. «Il consiglio europeo affronterà un bivio cruciale, l’Italia deve avere una voce autorevole, la sua è un sussurro. Avete tre posizioni diverse, è vero che avete una risoluzione unica ma non ci avete scritto niente dentro», ha affermato, contestando anche l’atteggiamento attendista dell’esecutivo «in attesa di capire che aria tira a Washington». Schlein ha poi criticato l’ipotesi di un accordo legato a Donald Trump, sostenendo che «il piano di Trump concede a Putin ciò che non è riuscito ancora a conquistare sul campo» e aggiungendo: «Matteo Salvini è ancora il vicepresidente o ambisce a fare il portavoce di Mosca?».
Schlein: «Manovra furto ai giovani e agli anziani»
La leader dem è intervenuta anche sul fronte economico e sociale, puntando il dito contro le scelte del governo nella manovra: «Avete riscritto la manovra e con una sola mossa fate un stangata sulle pensioni che è un furto sia ai giovani che agli anziani», ha detto, parlando di «promesse tradite» e accusando l’esecutivo di aver allungato l’età pensionabile nonostante gli impegni presi sulla riforma Fornero.
Sulla sanità: «Gli italiani che rinunciano a curarsi sono sei milioni»
Nel suo intervento ha affrontato anche il tema della sanità e del potere d’acquisto, citando le segnalazioni sui tempi di attesa: «Cara presidente secondo le segnalazioni arrivate a Cittadinanzattiva per una tac al torace le liste di attesa sono di un anno, per una colonscopia aspetti due anni». Secondo Schlein, «il governo pare aver dimenticato le persone», mentre «gli italiani che rinunciano a curarsi sono saliti a sei milioni» e, con l’aumento dei prezzi, «con lo stesso stipendio in tasca quando vai a fare la spesa non riesci a comprare le stesse cose». Accuse che si sono chiuse con un attacco al mancato intervento sugli stipendi e al «bloccare il salario minimo».
Meglio avere un sufficiente numero di medici domani, o togliersi oggi la soddisfazione di vessare dei 19enni, facendogli perdere tempo, denaro e speranze, e per di più insultandoli pubblicamente? L’establishment di destra, rappresentato da Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, non ha dubbi: meglio la seconda opzione. Lo si è visto qualche giorno fa ad Atreju, con l’imbarazzante scenata di Bernini contro gli studenti di Medicina della Sapienza venuti a contestarla per quella specie di Hunger Games che sono stati i test del cosiddetto semestre filtro. A quanto pare, la stessa ministra, a pochi giorni dalla sclerata, ha praticamente dato ragione ai «poveri comunisti», e ha annunciato che rimetterà mano alla procedura d’accesso alla facoltà di Medicina, che si è rivelata ancora più impraticabile dei famigerati test d’ingresso introdotti a inizio secolo.
É inaccettabile che a degli studenti in evidenti difficoltà la Ministra Bernini risponda che “sono dei poveri comunisti”. Ministra chieda scusa e ammetta il fallimento del semestre filtro per l’accesso alla facoltà di medicina pic.twitter.com/sxirikTvLe
Il guilty pleasure del governo è prendere a ceffoni i giovani
Addio, quindi, al semestre filtro, dove la prima parola è ingannevole (i sei mesi per preparare fisica, biologia e chimica erano in realtà solo due), la seconda rivelatrice: per definizione, un filtro serve a trattenere impurità solide in un fluido. Nella mente di chi ha introdotto il “semestre”, gli aspiranti medici erano dunque un fluido da purificare, e il “semestre” il sistema per renderlo puro catturando i corpi estranei per poi espellerli. Forse da questo atteggiamento deriva l’acido disprezzo mostrato da Bernini dall’alto del palco di Atreju: i giovani che non avevano superato i test-filtro erano scarti che non meritavano alcuna comprensione, e potevano essere impunemente bollati con gli epiteti con cui Silvio Berlusconi schiacciava quelli che non la pensavano come lui: «poveri» e «comunisti». Vabbè, non si poteva pretendere che una donna che ha speso gran parte della sua vita a difendere un anziano riccone, dall’oggi al domani si mettesse a difendere gli interessi di ragazzini senza tanti soldi in tasca. Tanto più se la donna oggi fa parte di un governo il cui guilty pleasure è prendere a ceffoni i giovani, prima i dissenzienti (pro-Pal, militanti ambientalisti, liceali che occupano, attivisti Lgbtq+), e ora anche quelli la cui unica colpa è voler studiare Medicina pur non essendo genietti delle Stem con una memoria di ferro.
Anna Maria Bernini (Imagoeconomica).
Il ritorno dei virologi-star sul semestre filtro
Va detto che, almeno, Bernini si è ricreduta, anche se non ha spettacolarizzato la sua retromarcia tanto quanto il cazziatone contro i contestatori ad Atreju. Ma si sarà ricreduto anche il professor Roberto Burioni, che in un post all’indomani dei test-massacro ha puntato il dito contro gli studenti «impreparati»? «Io (i test, ndr) li avrei superati insieme a tutti i miei compagni di classe. Bisogna lamentarsi di meno e studiare molto di più», ha rincarato la dose sui social. «Se il liceo vi ha illuso (e ha illuso anche i vostri genitori che vi ritengono geni incompresi) promuovendo alla maturità il 99,98 per cento di voi e dando in alcune regioni al 20 per cento degli studenti il massimo dei voti è un’ottima occasione per riprendere contatto con la (dura) realtà». Siccome Burioni non è di destra, in una successiva intervista ha parzialmente scagionato i ragazzi e incolpato la scarsa qualità dell’insegnamento delle materie scientifiche alle superiori.
Roberto Burioni (Imagoeconomica).
Al coro si è aggiunto anche il direttore di Malattie infettive al San Martino di Genova, Matteo Bassetti. «Questo è un semestre aperto, se i ragazzi sono andati a fare l’esame del primo semestre e non l’hanno passato, evidentemente vuol dire che non erano preparati adeguatamente, che non avevano studiato abbastanza, che non avevano fatto un percorso adeguato come scuole», ha commentato il professore. «Non è che si può decidere di fare il medico perché si guardano le serie tv o perché si vuole andare a fare il chirurgo estetico o perché si vogliono guadagnare dei soldi».
Matteo Bassetti (Ansa).
Scivolando ancora un po’ verso la sinistra infettivologica che abbiamo imparato a conoscere ai tempi del Covid, troviamo un altro esperto, il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, che concede ai ragazzi l’ulteriore beneficio del dubbio, e se la prende con chi ha elaborato i test, macchinosi e basati su aspettative irreali.
Nino Cartabellotta (Imagoeconomica).
Ancora più magnanima Antonella Viola, docente di Patologia generale a Padova, che su Instagram ha addirittura chiesto scusa a studenti e famiglie per «una farsa lesiva sul piano emotivo ed economico» e ha spiegato che «oggi la memoria è esternalizzata, questo non rende le persone più stupide, ma diverse».
Chi oggi si iscrive a Medicina dovrebbe essere accolto dalla banda musicale
Per inciso: Bernini, Burioni, Cartabellotta e Viola appartengono a una generazione che è entrata all’università senza bisogno di test d’ingresso, e così pure praticamente tutti i medici cui tutti i giorni affidiamo la nostra salute. Fra 20 o 30 anni forse potremo fare a meno della figura dell’infettivologo-star, ma non dei medici. Anzi, ce ne sarà sempre più bisogno, visto che incombe la terza età di boomer e generazione X, milioni di anzianolescenti che assommeranno le patologie del benessere goduto da giovani a quelle dell’impoverimento vissuto dalla mezza età in poi. Ma i dottori cominciano già a scarseggiare ora, perché i più anziani vanno in pensione, e i pochi neo-medici temprati da una formazione lunga, faticosa e costosa non ci stanno a farsi sfruttare nella sanità pubblica, e si impiegano nel privato o vanno all’estero. Altro che semestre filtro, le facoltà di Medicina dovrebbero accogliere con banda musicale e pioggia di fiori tutti i ragazzi e le ragazze che desiderano ancora imparare a curare i mali dei loro simili, anziché fare i content creator su OnlyFans. Dove per ora non sono previsti test d’ingresso, ma visto l’affollamento, presto potrebbero introdurli anche lì.
I passeggeri del volo Cracovia-Bergamo dell’8 dicembre scorso hanno vissuto momenti di puro panico. Subito dopo il decollo, infatti, il velivolo di Malta Air ha superato gli 8 mila piedi quando uno dei due motori si è improvvisamente spento. I piloti hanno lanciato un messaggio d’allarme segnalando l’anomalia, ma sono riusciti a riavviare in tempi rapidi i motori. L’aereo ha ritardato di oltre un’ora, ma è riuscito ad arrivare a destinazione. Ma cosa ha causato il blocco del motore? Secondo una prima ricostruzione, una visiera parasole si sarebbe staccata per poi cadere sui comandi dell’aereo. Da lì lo stop ai motori.
La Commissione statale polacca indaga
La Commissione statale polacca, però, non è del tutto convinta sull’origine dell’emergenza. Il velivolo è stato tenuto a terra per 50 ore dopo l’arrivo a Bergamo. La compagnia l’ha utilizzato soltanto due giorni dopo, per una tratta ben più breve, la Bergamo-Bologna. Dalle indagini, inoltre, è emerso che la leva del carburante, con cui si avvia il motore, ha un sistema grazie a cui non è così semplice il blocco. Come spiegato da Repubblica, lo stop si verifica soltanto se questa viene sollevata verso l’alto e poi spinta indietro. Un urto accidentale può far verificare questa eventualità? Le autorità stanno indagando su quanto accaduto.
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha archiviato la pratica di trasferimento d’ufficio del procuratore della Repubblica di Roma, Francesco Lo Voi, che era stata aperta in relazione al caso Almasri su richiesta dei consiglieri laici del centrodestra, secondo cui il magistrato era incompatibile con la procura capitolina dopo la denuncia del Dis a Perugia. L’archiviazione è stata approvata con sei astensioni (Isabella Bertolini, Claudia Eccher, Daniela Bianchini, Enrico Aimi e Felice Giuffrè e Daniele Porena).
L’attesa è finita. Da mercoledì 17 dicembre è disponibile in streaming su Amazon Prime Video il primo episodio di Fallout 2, nuova stagione della serie tratta dall’iconico videogame survival di Bethesda. Otto le puntate previste, con uscita a cadenza settimanale e gran finale in programma il 4 febbraio 2025. Già in lavorazione la terza, il cui rinnovo è arrivato già diversi mesi prima della messa in onda della precedente. Il produttore esecutivo Jonathan Nolan, fratello del più acclamato Christopher, ha spiegato a IGN che spera di poter iniziare le riprese già entro l’estate 2026.
Fallout 2, trama e cast della seconda stagione
Kyle MacLachlan alla premiere di Fallout (Ansa).
Per quanto riguarda la trama della nuova stagione, i dettagli sugli episodi sono molto scarsi. L’azione ripartirà tuttavia dal finale della prima con la giovane Lucy (Ella Purnell) alla ricerca di suo padre Hank (Kyle MacLachlan) e decisa a fare giustizia per i suoi crimini. La sua caccia la vedrà ancora una volta attraversare la Wasteland o Zona Contaminata al fianco del misterioso Ghoul (Walton Goggins), il cui passato sta man mano riaffiorando nel corso della narrazione. Contemporaneamente, Maximus (Aaron Moten) è ormai diventato un Cavaliere della Confraternita d’acciaio, il cui operato lo inizia a mettere sempre più in crisi. Torneranno in scena anche gli abitanti del Vault 33 da cui Lucy ha iniziato il suo viaggio: qui, il fratello della ragazza Norm (Moisés Arias) lavora sotto traccia per smascherare una cospirazione.
La seconda stagione porterà la narrazione all’interno di una delle città più note soprattutto ai fan di lunga data della saga videoludica. Come già visto nel finale della prima tornata di episodi, Lucy e il Ghoul finiranno per attraversare New Vegas, l’unica grande città del Nord America a essere stata risparmiata da un’esplosione nucleare che ha devastato il mondo. Tra le new entry più attese c’è il personaggio di Robert Edwin House, interpretato da Justin Theroux, molto noti agli appassionati gamer: si tratta di una figura di grande rilievo, paragonabile ai grandi tecnocrati del mondo moderno, ammirati ma anche temuti per la loro eccezionale inventiva e creatività. A lui si aggiungeranno Macaulay Culkin – il celebre Kevin di Mamma, ho perso l’aereo – e Kumal Nanjiani, di recente visto in Only Murders in the Building e Ghostbusters – Minaccia glaciale.
La terza stagione è già stata confermata
Sebbene la seconda stagione sia appena sbarcata in streaming, Amazon Prime Video ha confermato già la produzione della terza. «Ci sono un sacco di sorprese», ha dichiarato a VarietyTodd Howard, direttore di Bethesda Game Studios, sviluppatore del videogioco omonimo e produttore esecutivo della serie. «La cosa principale è che pubblicheremo un episodio ogni settimana, quindi direi semplicemente di continuare così. Sono curioso di vedere come andrà a finire per tutti, perché ora sarà una serie settimanale, invece di una maratona da vedere tutta d’un fiato. Stiamo scrivendo la terza stagione ora e stiamo discutendo su cosa faremo e quali elementi potremo introdurre nei nostri giochi quando usciranno, senza che sembrino forzati o falsi».
Sarà Robert Peugeot a rappresentare il gruppo famigliare francese nel consiglio di sorveglianza di Stellantis fino al 2028. La nomina, che scatterà formalmente con l’assemblea generale prevista in primavera, affida al 75enne Robert Peugeot un nuovo mandato di due anni, dopo quello straordinario di durata quinquennale ricevuto nel 2021. La nomina rappresenta una scelta di continuità nella governance del colosso automobilistico nato dalla fusione tra FCA e PSA: in corsa per la rappresentanza famigliare c’era anche il cugino Xavier Peugeot, 61 anni, oggi a capo del marchio DS Automobiles dopo aver diretto la divisione dei veicoli commerciali, considerata tra le più redditizie del gruppo. Robert Peuget continuerà a ricoprire anche la carica di vicepresidente di Stellantis.
Il tribunale di Roma ha assolto Clizia Incorvaia, disponendo il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato. L’influencer era finita a processo dopo la denuncia dell’ex compagno Francesco Sarcina, frontman delle Vibrazioni, che l’aveva accusata di aver diffuso immagini della figlia minorenne a fini commerciali senza il suo consenso. Sulla vicenda si era già espresso il giudice civile, che aveva vietato a Incorvaia la pubblicazione delle foto della bambina di 9 anni sui social network.
Il legale di Sarcina: «Attendiamo le motivazioni, in dibattimento nessun nuovo elemento»
La difesa del cantante ha annunciato che attenderà il deposito delle motivazioni: «Quello che sconcerta è che la stessa procura che dopo due anni di indagine chiede il rinvio a giudizio di Incorvaia, arriva in udienza e sulla base degli stessi elementi chiede il proscioglimento. Sono curiosa di vedere perché quei fatti non costituiscono reato». Nell’atto di accusa, la pm aveva sostenuto che l’imputata avrebbe pubblicato foto e video della figlia Nina «al fine di trarne profitto per sé e per altri», citando collaborazioni pubblicitarie legate a marchi di abbigliamento e calzature, ritenute in contrasto con la normativa sulla tutela dei minori e con gli accordi stabiliti in sede di separazione.
Il gruppo internazionale Rainbow, fondato nel 1995 da Iginio Straffi e famoso per i propri contenuti animati e per il Winx Club, ha acquisito un personaggio simbolo della narrativa per ragazzi. Si tratta di Geronimo Stilton, di cui la società ha acquistato la proprietà intellettuale. Come riportato da Prima Comunicazione, l’acquisto dei diritti è passato dalla compravendita delle quote della International Charachters, di proprietà di Elisabetta Dami, e della Pietro Marietti, dell’omonimo proprietario.
Straffi: «Geronimo Stilton crescerà su nuovi media»
È stata Dami a creare Geronimo Stilton, pubblicato in Italia da Piemme. Dalle sue avventure sono poi nate le Tea Sisters e le collane firmate Tea Stilton. Per Iginio Straffi, fondatore di Rainbow, «i libri di di Geronimo Stilton hanno contribuito a formare l’immaginario di milioni di bambini. Accogliere questo personaggio nella nostra famiglia è un grande onore e una grande responsabilità. Il nostro impegno sarà accompagnarlo in un percorso di crescita su nuovi media, restando fedeli ai valori che lo hanno reso unico».
Vigili del fuoco ed Enel hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per rinnovare la collaborazione e per rafforzare le attività di coordinamento e di soccorso e sviluppare progetti innovativi. Il documento, firmato dal capo dipartimento dei Vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile, Attilio Visconti, e dal direttore Italia del Gruppo Enel, Nicola Lanzetta, individua le aree di comune interesse per sviluppare piani d’azione congiunti idonei a prevenire e a gestire situazioni critiche, emergenze e calamità naturali. Presente alla firma il capo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, Eros Mannino.
Formazione, prevenzione e tecnologia al centro dell’accordo
L’obiettivo del protocollo è migliorare la gestione delle attività di interesse comune per l’ottimizzazione delle procedure e dei flussi di comunicazione, l’elaborazione di attività di formazione e di esercitazione per incrementare la consapevolezza dei rischi associati alle diverse attività e azioni congiunte per facilitare ulteriormente la cooperazione e la conoscenza del territorio, la prevenzione degli incendi e di altre situazioni di emergenza. Il documento prevede lo sviluppo condiviso di progetti ad alto contenuto tecnologico finalizzato a implementare l’adozione di piattaforme per supportare l’attività di soccorso anche mediante l’utilizzo di droni e robot a comando remoto e l’utilizzo di sistemi di sensoristica e intelligenza artificiale per l’acquisizione e la gestione dei dati.
Visconti: «Metteremo a punto percorsi di studio e ricerca»
«La prevenzione incendi è una delle funzioni istituzionali del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco», ha commentato Visconti, «e ha come obiettivi diretti la sicurezza e l’incolumità degli operatori e delle persone e la tutela dei beni e dell’ambiente. Per questo il Dipartimento assicura il coordinamento degli interventi tecnici caratterizzati dal requisito dell’immediatezza della prestazione per i quali siano richieste professionalità specialistiche e idonee risorse strumentali. Il protocollo firmato ci permette di adempiere a questi compiti anche con la promozione di adeguate attività di formazione e di collaborazione per adeguati e mirati percorsi di studio e ricerca».
È iniziato ufficialmente il conto alla rovescia verso la 98esima edizione dei premi Oscar. L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha infatti annunciato le shortlist, elenco preliminare con i migliori titoli che possono sperare in una nomination. Per le candidature vere e proprie, che determineranno le cinquine che si giocheranno la statuetta nella cerimonia di gala del Dolby Theatre, bisognerà però aspettare ancora. L’annuncio è previsto, in diretta streaming sul sito ufficiale dell’organizzazione, il 22 gennaio, quando in Italia sarà tardo pomeriggio. La premiazione si terrà invece a Los Angeles il 15 marzo con la conduzione, per il secondo anno consecutivo, di Conan O’Brien.
Oscar 2026, tra le novità dell’edizione la categoria del casting
Una replica delle statuetta degli Oscar (Ansa).
I 98esimi premi Oscar, che hanno purtroppo sancito l’esclusione del film italianoFamilia e tagliato fuori dunque il nostro Paese dalla corsa per il miglior lungometraggio internazionale, saranno ricordati soprattutto per una grande novità: la categoria per il Casting. È la prima introduzione dal 2001, quando Shrek si aggiudicò la prima statuetta per un film animato. Atteso da tempo, il riconoscimento andrà a coloro che sono riusciti, tramite un lungo processo di selezione, a mettere assieme un gruppo di attori ben amalgamato e di alto livello. Nel novero della shortlist ci sono Sinnerscon Michael B. Jordan, Marty Supremecon Timothée Chalamet e Una battaglia dopo l’altracon Leonardo DiCaprio, che si dovrebbero giocare anche la statuetta per il miglior film. Presenti, tra gli altri, Hamnet, Sentimental Value e Frankenstein con Oscar Isaac e Jacob Elordi. Due le esclusioni eccellenti: Bugonia con Emma Stone e Jay Kelly con George Clooney.
Gli attori favoriti secondo la stampa americana
Leonardo DiCaprio ai Governors Awards 2025 (Ansa).
Per quanto riguarda la regia, secondo la stampa americana il favorito è Paul Thomas Anderson con il suo Una battaglia dopo l’altra. Più staccati Ryan Coogler per Sinners e Jafar Panahi per Un semplice incidente, già premiato a Cannes. Per quanto riguarda gli attori, il 2026 potrebbe essere nuovamente l’anno di Leonardo DiCaprio, che potrebbe tornare a vincere 10 anni dopo Revenant – Il redivivo, suo unico trionfo su sette candidature, grazie all’opera di Anderson. Occhio però anche a Chalamet per Marty Supreme e a Wagner Moura per Agente segreto. Fra le donne, dovrebbe imporsi invece Jesse Buckley di Hamnet davanti a Emma Stone, immancabile presenza ormai nelle serate di gala dell’Academy, per Bugonia. Quanto agli interpreti non protagonisti, la stampa Usa punta su Benicio del Toro di Una battaglia dopo l’altra e Amy Madigan di Weapons.
Gli europei per Vladimir Putin sono «porcellini» che hanno seguito ciecamente la politica portata avanti da Joe Biden. E la speranza dei leader Ue e dell’ex presidente americano, secondo il numero uno russo, sarebbe stata quella di vedere la Russia crollare per poi trarne vantaggio. È questo il nuovo attacco che Putin ha rivolto agli europei. Come riportato dalla Tass, il presidente russo parlando al ministero della Difesa ha accusato l’Occidente di aver dato il via alle operazioni in Ucraina. Così facendo avrebbero voluto far crollare Mosca. Putin ha spiegato: «Tutti credevano che in un breve periodo di tempo avrebbero distrutto e fatto crollare la Russia».
Putin: «Dialogo con l’Ue solo se cambiano le élite politiche»
Putin, durante il vertice, ha accusato la Nato: «I Paesi della Nato stanno attivamente rafforzando e modernizzando le loro forze offensive, creando e dispiegando nuovi tipi di armi, anche nello Spazio». Il presidente russo si è anche detto «pronto a negoziare una soluzione pacifica per l’Ucraina», confermando il dialogo in corso con Donald Trump. E l’Ue? Per Putin la ripresa del dialogo con i Paesi europei sarebbe possibile soltanto con un cambio delle attuali élite politiche in Europa e il rafforzamento della Russia.
I miliardari italiani aumentano di numero e di ricchezza. A fine 2025 sono 79, cinque in più rispetto alla scorsa primavera, quando Forbes aveva pubblicato la consueta classifica annuale. Cresce anche il valore complessivo dei patrimoni: 357,2 miliardi di dollari, contro i 339 miliardi registrati ad aprile. Un incremento che riflette sia l’andamento positivo di alcuni grandi gruppi industriali e finanziari, sia il frazionamento di grandi eredità, che ha portato nuovi nomi sopra la soglia del miliardo. In testa resta Giovanni Ferrero, presidente dell’omonimo gruppo dolciario, che consolida il primato grazie a un patrimonio stimato in 41,3 miliardi di dollari. Alle sue spalle si confermano protagonisti della finanza e delle criptovalute, mentre nella parte centrale della graduatoria pesano soprattutto industria, moda e farmaceutica. La classifica evidenzia anche una crescita del numero di donne miliardarie, oggi 24.
La classifica Forbes dei miliardari in Italia
John Elkann (Imagoeconomica).
Giovanni Ferrero – 41,3 miliardi di dollari
Andrea Pignataro – 36,9 miliardi di dollari
Giancarlo Devasini – 22,4 miliardi di dollari
Francesco Gaetano Caltagirone – 9,8 miliardi di dollari
Paolo Ardoino – 9,5 miliardi di dollari
Massimiliana Landini Aleotti – 8,1 miliardi di dollari
Piero Ferrari e famiglia – 7,6 miliardi di dollari
Claudio Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
Rocco Basilico – 7,5 miliardi di dollari
Paola Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
Luca Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
Clemente Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
Nicoletta Zampillo – 7,5 miliardi di dollari
Leonardo Maria Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
Marisa Del Vecchio – 7,5 miliardi di dollari
Giuseppe Crippa e famiglia – 6,9 miliardi di dollari
Paolo Rocca – 6,1 miliardi di dollari
Gianfelice Rocca – 6,1 miliardi di dollari
Giuseppe De’Longhi e famiglia – 6 miliardi di dollari
Sergio Stevanato – 5 miliardi di dollari
Patrizio Bertelli – 4,9 miliardi di dollari
Miuccia Prada – 4,9 miliardi di dollari
Renzo Rosso e famiglia – 4,3 miliardi di dollari
Brunello Cucinelli e famiglia – 4,2 miliardi di dollari
Remo Ruffini – 3,7 miliardi di dollari
Giuliana Benetton – 3,6 miliardi di dollari
Luciano Benetton – 3,6 miliardi di dollari
Isabella Seragnoli – 3,5 miliardi di dollari
Giorgio Perfetti – 3,5 miliardi di dollari
Fabrizio Di Amato – 3,1 miliardi di dollari
Augusto Perfetti – 3 miliardi di dollari
Domenico Dolce – 3 miliardi di dollari
Stefano Gabbana – 3 miliardi di dollari
Ugo Gussalli Beretta e famiglia – 2,9 miliardi di dollari
Pier Silvio Berlusconi – 2,8 miliardi di dollari
Marina Berlusconi – 2,8 miliardi di dollari
Luca Garavoglia – 2,8 miliardi di dollari
John Elkann – 2,8 miliardi di dollari
Pantaleo Dell’Orco – 2,5 miliardi di dollari
Lina Tombolato – 2,5 miliardi di dollari
Annalisa Doris – 2,5 miliardi di dollari
Massimo Doris – 2,5 miliardi di dollari
Alessandra Garavoglia – 2,4 miliardi di dollari
Alberto Bombassei – 2,3 miliardi di dollari
Maria Franca Fissolo – 2,3 miliardi di dollari
Gustavo Denegri e famiglia – 2,2 miliardi di dollari
Romano Minozzi – 2,1 miliardi di dollari
Nerio Alessandri – 2,1 miliardi di dollari
Manfredi Lefebvre d’Ovidio e famiglia – 2,1 miliardi di dollari
Alberto Prada – 2 miliardi di dollari
Marina Prada – 2 miliardi di dollari
Nicola Bulgari – 2 miliardi di dollari
Massimo Moratti – 1,9 miliardi di dollari
Sabrina Benetton – 1,9 miliardi di dollari
Sandro Veronesi e famiglia – 1,9 miliardi di dollari
Giovanni Arvedi – 1,8 miliardi di dollari
Paolo Bulgari – 1,6 miliardi di dollari
Eleonora Berlusconi – 1,6 miliardi di dollari
Luigi Berlusconi – 1,6 miliardi di dollari
Barbara Berlusconi – 1,6 miliardi di dollari
Barbara Benetton – 1,6 miliardi di dollari
Filippo Ghirelli – 1,5 miliardi di dollari
Diego Della Valle – 1,4 miliardi di dollari
Susan Carol Holland – 1,4 miliardi di dollari
Mario Moretti Polegato e famiglia – 1,4 miliardi di dollari
Alessandro Rosano – 1,4 miliardi di dollari
Antonio Percassi – 1,3 miliardi di dollari
Simona Giorgetta – 1,2 miliardi di dollari
Giuliana Caprotti – 1,2 miliardi di dollari
Marina Caprotti – 1,2 miliardi di dollari
Danilo Iervolino – 1,2 miliardi di dollari
Silvana Armani – 1,1 miliardi di dollari
MarcoSquinzi – 1,1 miliardi di dollari
Veronica Squinzi – 1,1 miliardi di dollari
Andrea Camerana – 1,1 miliardi di dollari
Rosanna Armani – 1,1 miliardi di dollari
Luigi Cremonini e famiglia – 1,1 miliardi di dollari
Il governo del Regno Unito emetterà formalmente istruzioni per trasferire 2,5 miliardi di sterline provenienti dalla vendita del Chelsea da parte di Roman Abramovich a cause umanitarie in Ucraina. Lo ha annunciato Keir Starmer durante l’ultimo Question Time alla Camera dei Comuni prima della pausa natalizia. Abramovich, che ne era proprietario dal 2003, ha ceduto il Chelsea nel 2022, dopo forti pressioni da parte del governo britannico, che gli aveva concesso una licenza per vendere il club, a condizione che il ricavato fosse speso a sostegno delle vittime della guerra in Ucraina.
Starmer: «Abramovich deve onorare l’impegno preso»
«Abramovich deve onorare l’impegno preso al momento della vendita del Chelsea di trasferire i 2,5 miliardi di sterline a una causa umanitaria per l’Ucraina. Il tempo stringe. Questo governo è pronto a far rispettare l’impegno attraverso i tribunali, affinché ogni centesimo raggiunga coloro le cui vite sono state distrutte dalla guerra illegale di Vladimir Putin». I proventi della cessione del club calcistico sono rimasti congelati in un conto bancario britannico controllato da Fordstam, società di Abramovich, dopo l’imposizione di sanzioni per i suoi stretti legami con Putin.
Buone e cattive notizie per l’Italia dalle shortlist degli Oscar 2026. Niente da fare per Familia, il film di Francesco Costabile selezionato dal nostro Paese per la corsa alla statuetta per il lungometraggio internazionale. In lizza per le nomination, che saranno annunciate il 22 gennaio, ci sono titoli come Un semplice incidente di Jafar Panahi, Sentimental Value di Joachim Trier e La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania. Un’esclusione sorprendente, soprattutto se si considera che le indiscrezioni di stampa americana davano il film italiano tra i favoriti della vigilia anche in ottica candidature. Tuttavia il nostro Paese può sorridere grazie all’animazione. A sfondo italiano, tra le 15 canzoni originali, c’è anche Sweet Dreams of Joy da Viva Verdi, il documentario di Yvonne Russo che racconta la vita degli ospiti della Casa di Riposo per Musicisti di Milano nota come Casa Verdi.
Oscar 2026, nelle shortlist dei corti animati anche due italiani
Una riproduzione delle statuette degli Oscar (Ansa).
A rappresentare l’Italia saranno due cortometraggi animati. In lizza per una nomination ci sono infatti Playing God di Mattia Burani, vincitore del Tribeca Film Festival e dell’Animayo Festival delle Canarie, ed Éiru, esordio alla regia per la bolognese Giovanna Ferrari: ecco tutto quello che bisogna sapere.
Playing God, di cosa parla il cortometraggio di Burani
Completamente made in Italy, il cortometraggio Playing God di Mattia Burani, classe 1991 originario di Bologna, concorrerà per una candidatura ai premi Oscar nell’animazione. Body horror, racconta in sette minuti la storia di un artista tormentato che tenta in ogni modo di plasmare una figura umana dalle proporzioni ideali, modellando l’argilla come fosse carne viva. Quando tuttavia si accorge di aver fallito, la rinnega e abbandona sulla scia di un moderno Frankenstein. La creatura, nel tentativo disperato di raggiungerlo, finisce tuttavia per autodistruggersi, trovando compassione in altre opere come lei rifiutate. In scena 60 pupazzi in terracotta di 58 centimetri, plasmati da Arianna Gheller, fondatrice assieme a Burani dello Studio Croma di Bologna. «È stata un’odissea», ha spiegato l’autore all’Ansa. «Tuttavia, ci ha formati come artisti e produttori».
«Mi affascina l’imperfezione, la materia che resiste alla forma imposta», ha proseguito Burani. «La storia nasce dal desiderio di esplorare la fragilità del creato e del creatore. L’idea si è poi evoluta molto e la chiave è diventata il rapporto tra le creature. Quando anche l’ultima statuetta viene rifiutata perché imperfetta, cade, perde letteralmente la faccia, e sono le altre ad accoglierla, accettarla e capirla». Prima di poter sperare nel premio, Playing God dovrà superare l’ultimo ostacolo dell’annuncio delle nomination, in programma il 22 gennaio. Da notare, tuttavia, che lo scorso vincitore del Festival delle Canarie, In the Shadow of the Cypress, ha poi vinto l’Oscar a Los Angeles.
Éiru, l’esordio alla regia di Giovanna Ferrari
Oltre a Playing God, a rappresentare l’Italia sarà Giovanna Ferrari, bolognese classe 1979 e autrice di Éiru, la storia di una bambina minuta dai capelli color fiamma nell’Irlanda dei Celti. Il suo sogno è diventare una guerriera rispettabile e ben considerata dal suo clan durante l’Età del Ferro. Tuttavia, proprio per la sua corporatura gracile che la rende la più piccola del villaggio, combattere sembra un’impresa impossibile. Il riscatto arriva quando un pozzo si prosciuga improvvisamente, lasciando la gente senza acqua: solo lei è in grado di calarsi attraverso la piccola apertura e scoprire la causa del problema. «È una storia di ecologia, ma anche una riflessione sull’assurdità della guerra», ha spiegato la regista all’Ansa. «È un’emozione incredibile, sono davvero orgogliosa di essere tra i 15 corti più votati tra gli oltre 110 ammessi da tutto il mondo».