Il pubblico ministero Emanuele Marchisio, nel corso della sua requisitoria nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, ha chiesto l’ergastolo per Moussa Sangare, spiegando che «non mancano le prove, ma le parole» per descrivere «un delitto assurdo» in cui «una vita è stata spezzata per un capriccio». Per l’accusa sussistono le aggravanti della minorata difesa e della premeditazione, ma soprattutto quella «gigantesca» dei futili motivi.
Sangare ha ritrattato dopo la confessione
Sangare, che ha ritrattato dopo aver confessato di aver accoltellato a morte la 33enne Verzeni nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola (Bergamo), ha cercato di intervenire durante la requisitoria. Ma il pm lo ha fermato: «Stia zitto, ora parlo io». Sottoposto a perizia psichiatrica, il 30enne Sangare è stato ritenuto capace di intendere e di volere.
Il Comune di Milano e le università cittadine hanno firmato l’addendum al Protocollo interistituzionale «Milano per la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile contro le donne», rafforzando una rete che coinvolge già circa 40 soggetti tra istituzioni ed enti pubblici e privati. La sottoscrizione è avvenuta martedì 16 dicembre, nel corso di un’iniziativa pubblica con la partecipazione dell’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé e dei rappresentanti degli atenei milanesi.
Quali università di Milano aderiscono
All’accordo aderiscono l’Università degli Studi di Milano, Milano-Bicocca, Politecnico, Cattolica, Bocconi, lulm, HumanitasUniversity e Università Vita-Salute San Raffaele, che si aggiungono ai firmatari del protocollo promosso dal Comune e avviato nel novembre 2023. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento cittadino sulle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza maschile contro le donne, mettendo in rete competenze, risorse e dati e superando la frammentazione degli interventi. Come spiegato dal Comune, l’adesione delle università amplia il raggio d’azione del protocollo, coinvolgendo in modo strutturale il mondo della formazione e della ricerca.
Università Bocconi di Milano (Wikipedia).
Cosa prevede il protocollo sulla violenza contro le donne
Il protocollo impegna gli atenei a promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte a studenti e studentesse e a diffondere una cultura del rispetto. Sono previsti percorsi universitari e multidisciplinari dedicati alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne, oltre a programmi di formazione continua per professionisti, insegnanti e operatori. Un altro punto centrale riguarda l’attivazione e il rafforzamento degli sportelli di ascolto all’interno delle università, in collaborazione con la Rete antiviolenza di Milano. Gli atenei si impegnano inoltre a svolgere attività di ricerca, a predisporre database condivisi e a collaborare allo sviluppo di politiche pubbliche più efficaci, anche in vista dell’istituzione di un Osservatorio cittadino sulla violenza di genere. Il lavoro sarà coordinato anche attraverso il Centro Interuniversitario Culture di genere, con momenti di confronto e verifiche periodiche sull’attuazione degli impegni assunti.
Fabrizio Corona: Io sono notizia. È il titolo della nuova docuserie Netflix, in streaming dal 9 gennaio, incentrata sul re dei paparazzi, di cui racconterà ascesa e caduta. Composta da cinque episodi, sarà occasione non soltanto per ricordare la carriera dell’ex agente fotografico, ma fornire uno spaccato dell’Italia dagli Anni 90 fino a oggi, dove il confine tra realtà e reality show stia diventando sempre meno netto. Corona è un genio della comunicazione oppure un manipolatore senza scrupoli? Nella sua carriera è stato più vittima o carnefice? Sono le domande cui la serie, di cui è stato diffuso online il primo trailer, proverà a dare risposta. Alla regia Massimo Cappello (Il caso Alex Schwazer), che ha firmato anche la sceneggiatura assieme a Marzia Maniscalco.
Cosa sappiamo sulla docuserie di Netflix dedicata a Fabrizio Corona
La docuserie Fabrizio Corona: Io sono notizia racconterà l’Italia attraversando l’epoca berlusconiana, l’avvento dei social e le contraddizioni della sua giustizia. Come si intuisce dal teaser già diffuso sui social, è destinata a far discutere molto. «Lavoro, sesso, alcol: mi divertivo ed ero assolutamente maledetto», afferma a un certo punto Corona rivolto alle telecamere. «La mia personalità, la mia intelligenza, le mie arti erano troppo forti… e avevo in mano le vite di tutti». Poi la confessione: «Ho un’idea del mondo dove non esite il bene». Figlio di Vittorio Corona, giornalista che ha plasmato il settore editoriale negli Anni 80, Fabrizio è cresciuto con l’ossessione di essere all’altezza. E così, se il padre è stato emarginato dal sistema, opta per divorare quello stesso sistema dall’interno, trasformando il gossip in un’arma di potere e il denaro nel solo strumento di successo.
Un frame del trailer di Fabrizio Corona – Io Sono Notizia (Ansa).
Al fianco di Lele Mora, Fabrizio Corona ha costruito un impero basato sulla vendita delle vite altrui. Fino all’inchiesta Vallettopoli: accusato di estorsione, il golden boy diventa un nemico pubblico, ma al contempo un uomo capace di rendere la propria esistenza uno spettacolo estremamente vitale, costellato di personaggi surreali e situazioni ai limiti del tragicomico, dove realtà e finzione spesso si confondono tra loro. Tra immagini dei vari processi che lo hanno coinvolto, si delinea una vera guerra mediatica e giudiziaria combattuta con prime pagine e dichiarazioni al veleno volte a polarizzare e dividere l’opinione pubblica italiana. Nel trailer si può ascoltare anche Nina Moric, sua ex moglie, definirlo «un pagliaccio». Prima della chiosa di Corona: «Ci sarà da divertirsi».
«Occhio al Keanu Reevesde’ noantri», dicono a Roma guardando le foto di Leonardo Maria Del Vecchio. Intanto, «quel ragazzo» (“Jaki” Elkann dixit) ha creato il panico in quella che era «la sacra famiglia dei bulloni» (ossia gli Agnelli), costringendo a rendere pubblica la trattativa con l’imprenditore greco per la vendita del quotidiano la Repubblica. E quella possibile cessione di Gedi al gruppo ellenico Antenna, guidato dall’armatore Theodore Kyriakou, era sempre stata smentita fino all’uscita di Del Vecchio jr, che si è detto «pronto a comprare allo stesso prezzo». A sinistra (o a quel che ne resta) credono che dietro a uno degli eredi del fondatore di Luxottica ci possa essere addirittura la presenza del solito Francesco Gaetano Caltagirone, che sarebbe però interessato all’altra testata di Gedi, La Stampa. «Rileverebbe il giornale torinese dopo un anno, dal giovane amico», sussurra qualcuno. Scenario possibile o fanta-editoria? Le mire del costruttore romano di origine sicula tra l’altro erano state spifferate anche dal governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio nel corso dell’assemblea del pomeriggio del 15 dicembre della redazione de La Stampa. Sul tavolo ci sarebbe quel vecchio progetto del “tridente” che partiva dal Centro-Sud con il bastone del comando, e poi al Nord con tre punte: a Venezia con Il Gazzettino, a Torino con La Stampa e a Milano con un quotidiano di economia, Il Sole 24 Ore, dove direttore è stato un fedelissimo dell’ingegnere come Roberto Napoletano, oppure come seconda scelta («quella di ripiego», dicono nel quartier generale di Calta) il gruppo Class Editori (di cui detiene già il 5,16 per cento), con Milano Finanza come testata di richiamo. Una concentrazione di potere mediatico davvero realizzabile? Bisogna vedere cosa avranno eventualmente da ridire l’Antitrust sulla concorrenza e l’Agcom sul pluralismo…
Francesco Gaetano Caltagirone (foto Ansa).
Gualtieri come Totò, per vedere la Fontana di Trevi si paga
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri batte cassa, e allora ecco un “ticket” di 2 euro per vedere la Fontana di Trevi. L’immagine che viene subito alla mente è quella di Totò alle prese con il turista Decio Cavallo, il “paisà” che, tornato in Italia, vuole mettere su “un bisiness”. E cosa c’è di meglio che acquistare la fontana? In Campidoglio si favoleggia di un incasso di 20 milioni di euro all’anno, grazie ai turisti che non riescono a fare a meno dello spettacolo della Fontana di Trevi. Che poi alle spalle di quel monumento c’è l’Istituto centrale per la grafica, che è statale, ma questa è un’altra storia.
Non dite a Salvini che si contrasta l’antiziganismo
Non ditelo a Matteo Salvini, a cui “prudono” sempre le ruspe: nel 2026, dal 7 al 19 aprile, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) promuove la terza edizione della “settimana per la promozione della cultura romanì e per il contrasto all’antiziganismo”. Sul piatto, 350 mila euro per far conoscere e valorizzare la storia, la lingua e la cultura di rom e sinti nell’ottica del “capacity building”. E l’8 aprile sarà proprio la giornata internazionale dei due gruppi etnici.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Enrico Letta e Orsini per i dirigenti
A Roma, nel Forum Theatre, nella giornata di martedì 16 dicembre Previndai, il fondo pensione per i dirigenti industriali istituito da Confindustria e Federmanager, celebra il suo anniversario numero 35. Tra gli invitati Marina Elvira Calderone, ministra del Lavoro, Federico Freni, sottosegretario all’Economia, Enrico Letta, rettore della IE School of politics, economics e global affairs, Giuseppe Straniero, presidente Previndai, ed Emanuele Orsini, presidente di Confindustria. Lunedì sera Letta era alla Luiss, l’università confindustriale, per parlare di green.
Enac festeggia la Fondazione Pacta
Il nome, Fondazione Pacta, a molti non dirà nulla: si tratta della fondazione «patto per la decarbonizzazione del trasporto aereo», che «riunisce player industriali, stakeholder istituzionali e associazioni che, guidati dagli esperti del mondo accademico, intendono proporre una road map efficiente e sostenibile per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto aereo». Nella giornata di martedì a Roma la fondazione verrà festeggiata da Pierluigi Di Palma, presidente di Enac, Marco Troncone, ceo di Aeroporti di Roma e presidente di Fondazione Pacta, Vannia Gava, viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, e Valerio Moro, capo di Airbus Italia.
Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla revoca dell’immunità parlamentare di Alessandra Moretti, consentendo così alla magistratura belga di proseguire le indagini nei suoi confronti nell’ambito del Qatargate, l’inchiesta esplosa nel dicembre 2022 sulla presunta compravendita di voti all’interno dell’Eurocamera. L’Aula ha confermato la decisione adottata il 3 dicembre dalla commissione Giuridica, approvandola a larga maggioranza: 497 i voti favorevoli, 139 i contrari e 15 le astensioni. Alla votazione hanno partecipato anche gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle, che avevano annunciato il loro sostegno alla revoca. Esito opposto, invece, per l’altra eurodeputata del Partito democratico coinvolta nella stessa richiesta. Nei confronti di Elisabetta Gualmini, infatti, l’Aula ha respinto la proposta di togliere l’immunità, confermando la linea indicata dalla commissione Juri: 382 voti a favore del mantenimento della protezione parlamentare, 254 contrari e 19 astenuti.
Paolo Tavian non è più presidente della Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici (Fisip). Lo ha deliberato all’unanimità la Giunta del Comitato Italiano Paralimpico (Cip). La decisione di commissariare la Fisip arriva a meno di tre mesi dall’avvio dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026: come emerso da indagini condotte dal procuratore federale Stefano Comellini, Tavian (che era stato deferito) si sarebbe reso responsabile di abusi psicologici, molestie e minaccecontro alcune donne che lavoravano con lui, e in particolare nei confronti dell’ex segretaria generale Sonia Nolli. Marco Giunio De Sanctis, presidente del Cip, ha dichiarato che la misura mira esclusivamente a «tutelare il percorso sportivo e istituzionale in vista dell’appuntamento olimpico».
Nuove regole contro il caldo estremo nel tennis maschile. L’Atp, associazione che gestisce il circuito professionistico, ha infatti approvato un pacchetto normativo per quanto riguarda la heat policy, già presente per quanto riguarda i quattro tornei dello Slam – dotati di un regolamento specifico – e la Wta femminile. Decisivi sono stati i troppi episodi verificatisi a Cincinnati e Shanghai: in entrambi gli eventi Jannik Sinner era stato costretto al ritiro dopo che numerosi altri giocatori, tra cui Holger Rune, Daniil Medvedev e Novak Djokovic, avevano lamentato condizioni infernali sui campi di gioco. La stagione scatterà il 2 gennaio in Australia con la United Cup, torneo a squadre nazionali, mentre i primi tornei in singolare sono previsti per il 5 a Brisbane, in Australia, e a Hong Kong. Cosa cambierà e quali dati verranno tenuti in considerazione.
Atp, nuove regole contro il caldo estremo: cosa cambierà
Le nuove norme introdotte dall’Atp terranno conto dell’indice WBGT. Acronimo di Wet Bulb Globe Temperature, è un parametro utilizzato per misurare lo stress termico sull’uomo combinando una serie di fattori tra cui la temperatura dell’aria, il tasso di umidità, il vento e le radiazioni del Sole. In base al pacchetto di regole, qualora tale indice dovesse superare i 30,1 gradi centigradi durante i primi due set di un match, i giocatori potranno chiedere un cooling break da 10 minuti. Potranno non solo idratarsi e cambiarsi, ma anche entrare negli spogliatoi per una rapida doccia e parlare con il proprio allenatore. In questo lasso di tempo, lo staff medico dell’Atp potrà verificare le condizioni di idratazione e la temperatura corporea dei protagonisti. Per quanto riguarda il doppio non ci sarà un’interruzione formale, ma saranno permessi «90 secondi di idratazione in più» se la scala WBGT toccherà i 31 gradi.
Novak Djokovic sofferente per i caldo a Cincinnati (Ansa).
«Volete che un giocatore muoia in campo?», aveva chiesto il danese Holger Rune a ottobre, in difficoltà al torneo di Shanghai, dove le temperature hanno superato i 30 gradi con livelli di umidità superiori all’80 per cento. Con la nuova heat policy dell’Atp, dalla stagione 2026 al raggiungimento di 32,2 gradi centigradi nella scala WBGT scatterà la sospensione automatica dell’incontro. Stesso discorso qualora la temperatura del suolo dovesse superare i 45 gradi. La partita, interrotta solo al completamento di un game o eventuale tiebreak in corso, riprenderà quando si scenderà per almeno 20 minuti sotto i 30,5 gradi. Prevista anche la possibilità di chiudere il tetto, qualora possibile, e di passare dunque dall’outdoor all’indoor fino al termine dell’incontro. Una soluzione utile soprattutto nelle fasi finali dei tornei, dove si gioca solo sui campi principali e solitamente provvisti di copertura.
Nel prossimo futuro per visitare la Fontana di Trevi si dovrà pagare un biglietto. L’ipotesi sul tavolo del Campidoglio è stata confermata dall’amministrazione comunale, che parla però di un progetto ancora in fase di definizione. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il contributo – pari a due euro – dovrebbe entrare in vigore dal 7 gennaio 2026, con accesso gratuito garantito ai residenti romani. Su questo punto, però, dal Comune arriva una precisazione: non esiste ancora una data ufficiale di avvio.
La precisazione del Campidoglio
Fonti del Campidoglio citate dall’Adnkronos chiariscono che si tratta di «un’ipotesi di lavoro su cui l’Amministrazione Capitolina sta ragionando da tempo» e che «ad oggi non sono state decise date, né sono state prese decisioni formali». Anche l’ufficio stampa dell’assessore al Turismo Alessandro Onorato conferma l’intenzione di introdurre il biglietto, ma smentisce che il calendario sia già definito. La ricostruzione del Corriere della Sera descrive comunque un modello già delineato: due corsie separate nella piazza – una per i residenti e una per i turisti — pagamento elettronico del ticket e mantenimento del numero chiuso già in vigore.
Fontana di Trevi (Imagoeconomica).
Le ragioni dell’introduzione del ticket per la Fontana di Trevi
Alla base della decisione c’è il sovraffollamento cronico dell’area. La Fontana di Trevi è uno dei luoghi più visitati di Roma: solo nei primi sei mesi del 2025 ha registrato oltre 5 milioni e 300 mila visitatori, più di quanti ne abbia avuti il Pantheon in tutto il 2024. Dopo la fine dei lavori di manutenzione straordinaria, il Comune ha già introdotto un limite massimo di 400 persone alla volta. Secondo le stime citate dal Corriere, il ticket da due euro potrebbe garantire circa 20 milioni di euro l’anno, risorse che l’amministrazione intende destinare alla gestione, alla sicurezza e alla tutela del monumento.
Boris Weletzky diventerà dal primo gennaio Head of Customer, Brand and Sales di BMW Motorrad, prendendo il posto di Stephan Reiff e assumendo la responsabilità delle attività globali di vendita e marketing del marchio motociclistico tedesco.
Chi è Boris Weletzky
Weletzky vanta oltre 20 anni di esperienza all’interno del gruppo BMW. Dal 2021 era Regional Head per Rolls-Royce in Regno Unito, Europa, Russia e Asia Centrale, dopo essere stato per tre anni General Manager di Mini per l’Europa centrale e sud-orientale. Ancora prima ha ricoperto incarichi nel settore vendite e prodotto in Cina, mercato di estrema importanza per BMW.
L’asta dei regali istituzionali ricevuti da Giorgia Meloni nel corso delle missioni ufficiali all’estero è stata bloccata. La sospensione, riportata dal Fatto Quotidiano, è legata alla posizione del responsabile della società incaricata della vendita, la Bertolami Fine Art, raggiunto da una misura interdittiva nell’ambito di un’indagine per traffico illecito di beni archeologici. L’asta avrebbe dovuto riguardare esclusivamente i doni con un valore superiore ai 300 euro, soglia oltre la quale la normativa impedisce al presidente del Consiglio di trattenerli. Il valore complessivo stimato degli oggetti selezionati si aggira intorno agli 800 mila euro.
Che cosa comprende la “collezione” di Giorgia Meloni
L’elenco, reso noto dopo un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Italia Viva Francesco Bonifazi, comprende oltre 270 articoli attualmente conservati in un locale di Palazzo Chigi. Tra questi figurano il primo omaggio ricevuto, la veste tradizionale delle donne del Kerala donata dal premier indiano Narendra Modi al G20 di Bali del novembre 2022, una statuetta raffigurante Javier Milei con una motosega, un sacco di riso proveniente dal Pakistan e una statua di stoffa regalata da Michele Emiliano. Completano la raccolta numerosi tappeti provenienti da Paesi arabi, oltre a gioielli, quadri e altri oggetti di varia natura.
Forti ritardi sull’Alta velocità tra Roma e Firenze a causa del ritrovamento di un cadavere sulla ferrovia nei pressi della stazione di Chiusi-Chianciano Terme (Siena). Sono in corso le operazioni della Polfer e pertanto i treni potranno essere instradati sulla linea convenzionale, con un maggior tempo di percorrenza. Al momento si parla di ritardi quantificabili in 90 minuti, ma l’interessamento della linea ad alta velocità, su una tratta molto importante, ha temporaneamente diviso l’Italia in due e pertanto i disagi potrebbero aumentare.
Giro di nomine in Intel, che ha annunciato un’importante riorganizzazione interna del management. L’azienda leader nel settore della tecnologia informatica e nella produzione dei microprocessori ha infatti accolto tre figure chiave per altrettante aree strategiche, ossia Affari governativi, Marketing e Comunicazione e Strategia tecnologica avanzata. Per quanto riguarda quest’ultima, Pushkar Ranade – attualmente a capo dello staff del Ceo – assumerà ad interim la carica di Chief Technology Officer, subentrando temporaneamente a Sachin Katti, passato a novembre in OpenAI. Il suo impegno sarà cruciale per definire la linea aziendale soprattutto sul quantum computing e i materiali innovativi.
Uno stand di Intel (Imagoeconomica).
Le altre nomine in Intel: c’è anche un’ex assistente di Trump
Intel ha nominato parallelamente Robin Colwell per la carica di vicepresidente senior degli Affari governativi. Suo il compito di guidare le relazioni dell’azienda con i leader del settore e le autorità regolatorie su scala globale. Di recente vice assistente di Donald Trump oltre che vice direttrice del Consiglio economico nazionale, ha anche operato in BGR Group con competenze nelle telecomunicazioni e nella sicurezza informatica. La nomina arriva a pochi mesi dall’acquisizione da parte del governo Usa del 10 per cento delle quote del produttore di chip. Al suo fianco lavorerà James Chew, che diventerà il vicepresidente di Intel Government Technologies. Intel ha anche nominato Annie Shea Weckesser nuova vicepresidente e Chief Marketing & Communications Officer, posizione dalla quale gestirà la reputazione corporate e il market engagement internazionale. Ex Cmo di SambaNova, azienda informatica incentrata sull’IA con sede a San José, ha ricoperto ruoli dirigenziali anche in Cisco.
Dopo l’ottimismo di Trump, anche il viceministro degli Esteri russo Sergej Ryabkov, una via diplomatica per chiudere il conflitto in Ucraina sarebbe ormai vicina. In un’intervista esclusiva rilasciata ad Abc News, ha spiegato che le parti coinvolte sono «sul punto» di arrivare a una soluzione negoziata, sottolineando la disponibilità di Mosca a un’intesa. Nella stessa direzione vanno anche le valutazioni emerse da ambienti dell’amministrazione statunitense, secondo cui un accordo di pace tra Russia e Ucraina sarebbe più vicino che mai: funzionari americani hanno riferito che «letteralmente il 90 per cento» delle questioni aperte tra i due Paesi sarebbe già stato risolto.
Ryabkov: «Non accetteremo truppe Nato sul territorio ucraino»
Ryabkov ha però fissato alcuni paletti ritenuti non negoziabili da Mosca. Nell’intervista ha ribadito che la Russia non accetterà in alcun modo la presenza di militari Nato in Ucraina, neppure nell’ambito di garanzie di sicurezza o di una eventuale Coalizione dei Volenterosi: «Non sottoscriveremo, accetteremo o saremo nemmeno soddisfatti di alcuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino». Il viceministro ha inoltre escluso qualsiasi concessione territoriali, chiarendo che Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson e la Crimea restano fuori da ogni possibile compromesso: «Non possiamo assolutamente scendere a compromessi su di esse». Sul piano dei contatti diplomatici, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha smentito che vi siano state nuove conversazioni tra Vladimir Putin e Donald Trump dopo quella del 16.
No del Cremlino a una tregua natalizia: «Permette a Kyiv di prepararsi a continuare la guerra»
Il Cremlino ha poi respinto la proposta di una tregua natalizia avanzata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e sostenuta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo consultazioni con gli Stati Uniti a Berlino. Peskov ha chiarito la posizione di Mosca durante la consueta conferenza stampa telefonica, affermando: «Vogliamo la pace, non una tregua che dia sollievo agli ucraini e permetta loro di prepararsi a continuare la guerra». Lo stesso portavoce ha inoltre evitato di commentare le dichiarazioni dei leader europei sulle possibili garanzie di sicurezza per Kyiv, spiegando che il Cremlino non ha ancora ricevuto documenti ufficiali in merito. «Finora abbiamo visto solo resoconti giornalistici, ma non risponderemo», ha detto, aggiungendo: «Non abbiamo ancora ricevuto alcun testo. Quando li vedremo, li analizzeremo», come riportato da Ria Novosti.
Dal primo gennaio Daniela D’Antonio assumerà l’incarico di Head of PR, Communication & Marketing di FremantleMedia Italia, società produttrice di programmi televisivi di successo come X Factor, Italia’s Got talent e Un posto al sole. Il dipartimento seguirà tali attività per l’intera azienda e per tutte le label del gruppo, come Wildside, The Apartment e Pico Media. D’Antonio riporterà direttamente ad Alessandro Saba, co-ceo di FremantleMedia Italia. A sua volta guiderà un team composto da Federica Ceraolo (Head of Publicity), Chiara Friggi (Communication Manager), Martina Prosperi (Senior Marketing & PR Manager), Flavia Berruti (Marketing & PR Manager), Serena Catalano (Marketing & PR Specialist).
Dani Dudeck è la nuova Chief Communications Officer di Netflix. Entrerà ufficialmente in carica dal 12 gennaio 2026 e prenderà il posto lasciato vacante lo scorso marzo da Rachel Whetstone, alla guida delle comunicazioni della piattaforma streaming dal 2018. Riferirà al co-Ceo Ted Sarandos e arriverà in un contesto molto delicato per l’azienda, che ha da poco annunciato la conclusione dell’accordo da quasi 83 miliardi di dollari per l’acquisizione di Warner Bros. «Dani Dudeck ha lavorato con alcune delle aziende in più rapida crescita al mondo negli ultimi 20 anni», ha spiegato Sarandos in una nota. «È nota per aver guidato team globali altamente performanti e per aver plasmato narrazioni in grado di influenzare in modo significativo la cultura, il business e la fiducia degli stakeholder».
Il logo di Netflix su un edificio (Imagoeconomica).
Chi è Dani Dudeck, nuova Cco di Netflix
Laureata all’Università della California del Sud, Dani Dudeck vanta una lunga esperienza nel settore delle comunicazioni. Dal 2006 al 2010 ha lavorato come Vice President of Global Communications per MySpace in News Corp, prima di passare in Zynga, società con sede a San Francisco specializzata nello sviluppo dei videogiochi per browser Internet e piattaforme social come Facebook e MySpace. Rimasta Chief Communications Officer fino al 2018, ha lasciato per diventare Chief Corporate Affairs Officer in Instacart, impegnata nella consegna e nel ritiro di generi alimentari fra Usa e Canada. «I team di Netflix sono tra i più laboriosi e creativi nel campo dell’intrattenimento e della tecnologia e, dopo 28 anni, continuano a espandere i confini del possibile», ha spiegato in una nota. «Sono carica per il futuro e non vedo l’ora di unirmi al team il mese prossimo».
Una startup statunitense vuole riportare in vita Twitter. La neonata Operation Bluebird, che già con il nome richiama il celebre social dell’uccellino blu, ha infatti avviato un’azione legale per ottenere la titolarità del marchio e del nome con l’obiettivo di riportare online la piattaforma. Come riportato in anteprima da Ars Technica, ha già depositato una petizione presso l’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti chiedendo la cancellazione di ogni potere legale da parte di X Corp., nata dalle ceneri di Twitter dopo l’acquisto di Elon Musk, così da poter utilizzare la grafica e lo stile per riattivare il social. Già online il nuovo sito con il dominio di twitter.new, dove gli utenti possono prenotare il proprio nome utente in vista dell’eventuale lancio, di cui ancora non vi sono comunicazioni. X ha tempo fino a febbraio per rispondere.
Cosa sappiamo sul possibile ritorno online di Twitter
«X Corp ha abbandonato di fatto il marchio storico di Twitter, senza alcuna intenzione di riprenderli in futuro», ha spiegato Operation Bluebird nella sua petizione. «L’uccellino è stato rimosso». Qualora avesse successo, come anticipa sempre Ars Technica, la startup potrebbe rilanciare il social online già verso la fine del 2026. A guidarla è Michael Peroff, avvocato dell’Illinois esperto nella tutela dei marchi, insieme a Stephen Coates, già direttore associato dei domini di Twitter per due anni tra il 2014 e il 2016. Per quale motivo riportare in vita proprio il network dell’uccellino blu? «Ci sono delle alternative», ha spiegato Peroff citando la nascita negli anni di Threads, Mastodon e Bluesky. «Per me nessuna di queste ha la portata necessaria per fare la differenza nel dibattito nazionale». È dello stesso avviso anche Coates, che ha giustificato l’operazione con la volontà di riportare in auge quella «magia che un tempo aveva Twitter».
Il social twitter su un tablet (Imagoeconomica).
Già diffuse alcune caratteristiche del nuovo Twitter che, come quasi tutti i network contemporanei, non potrà fare a meno dell’intelligenza artificiale. Come spiegato in un post sul profilo LinkedIn della stessa Operation Bluebird, la piattaforma utilizzerà l’IA anche per il fact checking e la moderazione dei contenuti, anche se non è ancora chiaro in che modo. «Trasparenza senza censura. Fiducia senza controllo. Libertà di parola, non libertà di accesso», ha spiegato la startup. «Non è più un’ipotesi. Lo stiamo costruendo e lo stiamo riportando in un luogo che tutti conosciamo: la piazza pubblica».
L’esercito degli Stati Uniti ha portato a termine una nuova serie di attacchi in acque internazionali contro navi dedite al traffico di droga. Su X lo US Southern Command ha infatti reso noto che la Joint Task Force Southern Spear «ha condotto attacchi cinetici letali su tre imbarcazioni gestite da organizzazioni terroristiche in acque internazionali», coinvolte in attività di narcotraffico nell’Oceano Pacifico orientale. Si tratta dell’ennesimo episodio dello scontro gli Stati Uniti di Donald Trump e il Venezuela di Nicolás Maduro.
On Dec. 15, at the direction of @SecWar Pete Hegseth, Joint Task Force Southern Spear conducted lethal kinetic strikes on three vessels operated by Designated Terrorist Organizations in international waters. Intelligence confirmed that the vessels were transiting along known… pic.twitter.com/IQfCVvUpau
«In totale, otto narcoterroristi di sesso maschile sono stati uccisi durante queste azioni: tre sulla prima imbarcazione, due sulla seconda e tre sulla terza», ha spiegato su X lo US Southern Command, sottolineando che l’attacco è stato condotto «sotto la direzione del Segretario Pete Hegseth». Da settembre gli Usa, nell’ambito della campagna lanciata da Trump contro il traffico di droga nella regione, hanno colpito 25 imbarcazioni nel Pacifico e nei Caraibi, uccidendo almeno 95 presunti narcos nelle varie operazioni.
Un uomo di 55 anni è stato ucciso nella tarda serata del 15 dicembre a Sarezzo, nel Bresciano, dopo essere stato ferito con un coltello all’esterno di un bar. L’aggressione è avvenuta intorno alle 23 e ha avuto come vittima Andrei Zakabluk, barista. Le sue condizioni sono apparse subito critiche: soccorso e trasportato in codice rosso all’ospedale di Gardone Val Trompia, è morto poco dopo il ricovero a causa delle lesioni riportate. L’uomo, cittadino italiano di origini ucraine, lavorava nel locale di proprietà della moglie.
Il presunto omicida si è presentato spontaneamente dai carabinieri
Il presunto responsabile dell’accoltellamento è Pirau Artenie, 32 anni, di nazionalità moldava, che si è presentato spontaneamente dai carabinieri ed è stato arrestato con l’accusa di omicidio aggravato. I militari hanno rinvenuto il coltello utilizzato per l’aggressione all’interno di un cassonetto vicino al luogo del ferimento. In base alle prime ricostruzioni investigative, il delitto sarebbe collegato a un episodio avvenuto alcuni mesi fa, quando il 32enne era stato coinvolto in una rissa all’interno del bar ed era stato denunciato dai titolari. L’uomo si sarebbe poi ripresentato nel locale, colpendo la vittima a una gamba e recidendo l’arteria femorale, ferita che si è rivelata fatale.
Pioggia di critiche su Donald Trump per il suo post sulla morte del regista Rob Reiner, per la quale lunedì è stato fermato il figlio Nick, di 32 anni. Il presidente ha attribuito la scomparsa del regista a una fantomatica «sindrome da ossessione per Trump», sostenendo che Reiner sarebbe morto «a causa della rabbia che ha provocato negli altri». Il riferimento è all’attivismo politico del regista, che negli ultimi anni aveva apertamente appoggiato i Democratici e criticato aspramente Trump. Dopo la pubblicazione del post su Truth, diversi repubblicani, democratici e celebrità di Hollywood hanno preso le distanze dal presidente.
Il deputato Massie: «Sfido il mio partito e il vicepresidente a difendere le parole di Trump»
Tra i primi a prendere le distanze c’è stato il deputato repubblicano Thomas Massie, del Kentucky: «Indipendentemente da come la si pensasse su Rob Reiner, questo è un linguaggio inappropriato e irrispettoso su un uomo che è stato appena brutalmente ucciso». Massie ha aggiunto: «Sfido chiunque nel mio partito, incluso il vicepresidente e lo staff della Casa Bianca, a difendere queste parole». Sulla stessa linea Marjorie Taylor Greene, che da fedelissima di Trump si è recentemente trasformata in una delle voci più critiche all’interno del partito. La deputata, che lascerà il Congresso dal 5 gennaio, ha ricordato al presidente che quanto accaduto è «una tragedia familiare, non una questione di politica o di nemici politici». Greene ha scritto che «molte famiglie affrontano la dipendenza da droghe e problemi di salute mentale di un familiare. È incredibilmente difficile e dovrebbe essere affrontato con empatia, soprattutto quando finisce in un omicidio». Il deputato di New York Mike Lawler ha liquidato il post di Trump come «sbagliato», aggiungendo: «Indipendentemente dalle opinioni politiche, nessuno dovrebbe essere vittima di violenza». Anche la repubblicana Stephanie Bice ha invitato a «pregare per la famiglia» invece di «fare politica».
Donald Trump (Ansa).
Le critiche dei Democratici e delle celebrità
Il governatore democratico della California Gavin Newsom ha definito il post del presidente incompatibile con il ruolo istituzionale che ricopre: «Quest’uomo è malato», ha scritto su X. Sulla stessa linea il deputato democratico della Florida Maxwell Alejandro Frost, che ha commentato: «Che pezzo di spazzatura spregevole». Il senatore del Connecticut Chris Murphy ha accusato Trump di aver oltrepassato ogni limite: «Ha completamente perso il controllo. Ora dice che Rob e Michele Reiner si sono causati da soli il loro omicidio perché non lo sostenevano. È disgustoso». Alle critiche politiche si sono aggiunte quelle degli attori. Patrick Schwarzenegger ha scritto: «Che dichiarazione disgustosa e vile». Whoopi Goldberg, che ha definito Reiner «un uomo davvero straordinario», ha attaccato direttamente il presidente ricordando il suo discorso al funerale di Charlie Kirk: «Dopo aver parlato a lungo di rispetto e compassione, pubblica questo. Non hai vergogna? Nessuna vergogna?».