Lontani Pd (19,5%) e M5s (16,8%). La coalizione di centrodestra al 49,4%, sei punti in più di quella giallorossa.
Se si andasse al voto la Lega otterrebbe il 34% dei consensi, il Pd il 19,5% mentre il Movimento 5 Stelle 16,8%. Sono i dati che emergono dal sondaggio Index Research effettuato per la trasmissione per Piazza Pulita, su La7. Per quanto riguarda gli altri partiti del centrodestra: Fratelli d’Italia conferma il secondo posto con il 9% di consensi mentre Forza Italia è al 6.4%. Italia Viva di Matteo Renzi è 4,8% mentre Più Europa all’1,8%, i Verdi sono all’1,9%. Gli indecisi al 38,3%. Il sondaggio Index si concentra poi sui consensi che otterrebbero le coalizioni. Quella “giallorossa” (Pd, Iv, M5s, Sinistra) è data al 43,4% mentre il centrodestra (Lega, Fdi e Fi) si attesta al 49,4% dei consensi.
LISTA CALENDA ALL’1% (IN ATTESA DEL 21 NOVEMBRE)
Questi dati sono simili – almeno per le forze di testa – a quelli usciti da un’altra rilevazione, pubblicata il 14 novembre da Emg, secondo cui la Lega è primo partito con il 33% dei consensi seguita dal Pd con il 19,5% e il Movimento 5 Stelle dato al 16,1%. Tra gli altri partiti, Fratelli d’Italia è al 9,8%, Forza Italia al 7,4%. Italia Viva è al 5,7%, Più Europa al 1,8%, La Sinistra 1,7%, Europa Verde al 1,0% e Lista Calenda 1,0%. Proprio Calenda il 15 novembre ha annunciato su Twitter: «Il 21 lanceremo il nuovo movimento politico. Nonostante il poco tempo siamo pronti a lavorare con Stefano Bonaccini ed il Pd per combattere insieme. Ovviamente se i 5s non saranno alleati».
OLTRE IL 50% CONTRO IL GOVERNO PD-M5S
A proposito del governo giallorosso, il sondaggio Emg ha rilevato che la maggioranza degli intervistati è contro l’esecutivo attualmente in carica. Alla domanda «Lei pensa che sia stato un bene far nascere questo Governo?”» il 54% degli intervistati ha risposto “no”, il 28% ha risposto “sì”. Il 18% ha preferito non rispondere.
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La produzione di ricchezza al ribasso per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2009.
Hong Kong vede un 2019 con stime al ribasso del Pil a -1,3%, negative per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2009: sono le previsioni aggiornate dal governo alla luce delle proteste pro-democrazia in corso nell’ex colonia da giugno e diventate sempre più violente nelle ultime settimane. Il governo ha rilasciato anche la lettura finale del Pil del terzo trimestre, in contrazione del 3,2% congiunturale e del 2,9% annuo, in linea con i dati preliminari.
IN RECESSIONE PER LA PRIMA VOLTA DAL 2009
La revisione al ribasso del Pil di oggi è la seconda del suo genere fatta quest’anno: dal 2-3% di crescita iniziale, ad agosto c’è stata la prima limatura allo 0-1%, in gran parte per il contesto economico generale diventato più difficile con lo scontro commerciale tra Usa e Cina. Con i dati definitivi sul terzo trimestre (-3,2% congiunturale e -2,9% annuale) Hong Kong è ufficialmente finita in recessione tecnica. A inizio mese, il segretario alle Finanze Paul Chan ha messo in guardia che ulteriori tagli alla crescita potevano essere “inevitabili” per il 2019 in scia alle turbolenze vissute dall’ex colonia da oltre 5 mesi, con “la grande possibilità” che per l’intero anno la città sarebbe finita in recessione, per la prima volta dal 2009.
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Le grandi società possono influire sulle istituzioni. Arrivando persino a distorcere la realtà, manipolando l'opinione pubblica. Per questo è necessario un serio processo di responsabilizzazione.
Gli attacchi alla democrazia sono sempre più frequenti, strutturati e imprevedibili. Le minacce, al giorno d’oggi, provengono da più fronti: dalla finanza al web fino alla globalizzazione, sono tantissimi i fattori che influenzano negativamente l’andamento delle democrazie globali e minano il ruolo delle istituzioni. Non è un caso, infatti, che il premio Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz, lo scorso sabato a Roma al Festival Economia Come: l’impresa di crescere, abbia ribadito che i sistemi democratici sono sotto attacco, incrinando così il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni. Nel suo discorso, Stiglitz, una delle voci più autorevoli nella critica della globalizzazione e del liberismo, ha sottolineato che l’aspetto più inquietante del presente momento politico risiede nell’attacco al nostra conoscenza con effetti di vasta portata sulla civiltà, sul nostro standard di vita e sul funzionamento dei nostri sistemi di organizzazione politica e sociale. Un chiaro esempio di questi effetti, ha aggiunto Stiglitz, risiede nella negazione del cambiamento climatico e nella disinformazione perpetrata a riguardo negli ultimi anni. Tale negazione e manipolazione di informazioni ha provocato, infatti, effetti «esistenziali», come li ha definiti lo stesso premio Nobel, mettendo in crisi la credibilità delle istituzioni stesse.
PIÙ UN’ISTITUZIONE È NEUTRALE E PIÙ È CONSIDERATA AFFIDABILE
I continui attacchi alla democrazia hanno instillato sospetto e incertezze nei confronti delle istituzioni, accrescendo sentimenti di sfiducia da parte dei cittadini. I recenti studi condotti da Fondapol.org (Fondation pour l’innovation politique), think tank francese liberale, insieme con l’Iri (International Republican Institute), un’organizzazione no profit e non profit, già richiamati in altri articoli, hanno rilevato, a riguardo, un dato sorprendente: il governo (64%), il parlamento (59%), i partiti politici (77%), i sindacati (55%) e i media (66%) non sono ritenuti affidabili dalla maggioranza degli intervistati. Più un’istituzione appare neutrale e non legata alla politica, più questa viene percepita come essenziale e affidabile per rispondere ai bisogni fondamentali dei cittadini. Non è un caso, quindi, che le Ong (60%) ottengano un livello di fiducia maggioritario. Si tratta, quindi, di una relazione che associa fiducia e prossimità, servizi forniti e neutralità politica.
TRA I BIG TECH SCRICCHIOLA SOLO FACEBOOK
Diversa è, invece, la percezione e la fiducia dei cittadini nei confronti delle imprese. Nonostante la maggior parte degli intervistati affermi di non fidarsi delle grandi imprese e di prediligere le piccole e medie (78%), Microsoft (77%), Google (75%), Amazon (71%) e Apple (69%) ricevono un buon tasso di fiducia. Solo Facebook genera la maggior parte della sfiducia (58%). Questa è causata dal coinvolgimento dell’azienda in numerose controversie, compresa la sua influenza politica, la sua associazione con le notizie false e il suo trattamento dei dati personali degli utenti.
GLI ATTACCHI DI WARREN A EXON MOBIL
Nonostante il loro successo in termini di credito, le Big Tech e le grandi imprese pesano sulla democrazia e sono in grado di inficiare il lavoro delle istituzioni democratiche, dei politici e del sistema giudiziario attivando processi mirati di disinformazione, come ricordato dallo stesso Stiglitz. Proprio martedì, la candidata alle primarie democratiche per le Presidenziali Usa del 2020, Elizabeth Warren, di cui abbiamo già avuto modo di parlare relativamente alla sponsorizzazione intenzionale di fake news su Mark Zuckerberg, ha lanciato una nuova campagna su Twitter contro alcuni operatori dell’industria accusati di fornire consapevolmente informazioni false e fuorvianti alle agenzie di regolamentazione federali, fornendo così materiale da utilizzare come scusa per invalidare le regole vigenti. Nello specifico, la campagna di Warren si rivolge alla Exxon Mobil, uno dei principali gruppi mondiali del settore energetico. Gli scienziati del gigante petrolifero, pur avendo confermato negli Anni 70 e 80 che i combustibili fossili hanno contribuito al riscaldamento globale, avrebbero poi successivamente chiuso la loro ricerca sul clima, secondo quanto riportato, abbracciando una campagna di pubbliche relazioni per diffondere dubbi sulla scienza del clima e finanziare la negazione del cambiamento climatico. Dunque, secondo la candidata, la Exxon avrebbe speso milioni di dollari in think tank per generare incertezza sulla scienza del clima, pubblicando e promuovendo una scienza non revisionata per fuorviare il popolo americano sui cambiamenti climatici.
I GUAI GIUDIZIARI DEL GIGANTE PETROLIFERO
La Exxon è attualmente coinvolta in molteplici cause legali che sostengono che l’azienda abbia ingannato i suoi azionisti sui rischi climatici. New York ha citato in giudizio l’azienda per presunte frodi climatiche ed è in attesa di una sentenza del giudice della Corte Suprema di New York, Barry Ostrager. Qualora le accuse trovassero fondamento, si tratterebbe di una delle tante falsità intenzionalmente diffuse da grandi aziende per agevolare il business, ostacolando, però, la comprensione dei fatti per i cittadini e influenzando agenzie federali come l’Epa (United States Environmental Protection Agency). Le agenzie federali, in alcuni casi, sollecitano il pubblico a fornire informazioni sulle regole proposte attraverso un processo chiamato notice-and-comment, che dovrebbero aiutare l’agenzia a sollecitare il feedback degli esperti, rendendo chiaro, trasparente e responsabile il processo.
SONO NECESSARI PROCESSI DI RESPONSABILIZZAZIONE
Investimenti finalizzati alla disinformazione possono minare, dunque, i processi democratici. Se questi provengono da aziende, in particolare grandi aziende, risulta essere sempre più necessario dare vita a processi di responsabilizzazione. Questo può avvenire, non solo attraverso l’istituzione di una legge sulla “falsa testimonianza aziendale“, come suggerito da Warren, ma attraverso la creazione di una nuova sensibilità e di un piano strategico di comunicazione istituzionale interna ed esterna volta a evitare quanto preannunciato da Stiglitz, ovvero un attacco incontrastato al sistema epistemologico di base.
SONO IN GIOCO LA REPUTAZIONE E IL BUSINESS DELL’AZIENDA
Comunicazione e digitalizzazione ricoprono un ruolo fondamentale in questo campo e rappresentano attori cruciali e preziosi per lo sviluppo di una coscienza responsabile, in grado di mettere al primo posto il benessere dei cittadini e ispirare loro fiducia e solidità. Per quanto difficile possa essere trasmettere la complessità delle istituzioni e verificare la serietà e responsabilità aziendale, questo risulta essere necessario per il futuro, non solo delle istituzioni, ma delle aziende stesse: il conseguimento di una buona responsabilità aziendale può rappresentare un’ottima leva per incrementare la reputazione dell’azienda stessa e il suo business.
*Professore di Strategie di Comunicazione, Luiss, Roma
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Le forze di Mosca sono entrate in due ex avamposti americani nell'area: nella città di Metras e vicino a Kobane. E a Qamishli inizia la costruzione di un'altra base.
Gli elicotteri militari russi sono arrivati in una ex base statunitense vicino alla città siriana di Metras. Lo riportano i filmati trasmessi dal canale televisivo Zvezda del ministero della Difesa russo.
Il filmato mostra i militari russi che sbarcano da elicotteri Mil Mi-8 dopo che diversi mezzi, tra cui anche un Mi-35, sono atterrati. I soldati hanno poi issato la bandiera russa. La polizia militare ha poi fatto sapere di aver preso «sotto la sua protezione» un’altra ex base Usa, nei pressi di Kobane.
«La nostra unità ha preso l’aerodromo e la base sotto la sua protezione», ha dichiarato la polizia militare per quanto riguarda la struttura di Kobane, «e sta pattugliando il perimetro dell’area, sorvegliando le posizioni di tiro». «I genieri stanno verificando la presenza di esplosivi o mine nella struttura: non sappiamo quali trappole e sorprese gli ex proprietari potrebbero essersi lasciati alle spalle», ha affermato un ispettore militare, citato da Interfax.
INIZIATA LA COSTRUZIONE DI UN’ALTRA BASE A QAMISHLI
L’aerodromo era stato precedentemente occupato dalle forze governative siriane. Gli elicotteri dell’esercito russo sono stati poi schierati nella struttura per impedire alle forze statunitensi di danneggiare la pista. Il 14 novembre Mosca aveva annunciato di aver iniziato a costruire una base per elicotteri nell’aeroporto civile nella città di Qamishli, precedentemente usato dalle forze americane.
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Non c'è niente da fare: sono loro due i veri talenti di questa edizione. Nonostante tutor incapaci che in alcuni casi arrivano persino a sabotarli. Le pagelle.
A X Factor c’è chi fa la maglia. Lo fa vedere Cattelan in persona e, più che di ironia, sa tanto di mettere le mani avanti. Sferruzzando sferruzzando, comunque, si consuma la matassa che porta alla finale ormai tra un mese: proprio così, aspettando Godot XF si consuma nell’attesa di qualcosa che non viene. Perché non c’è. La gioventù degli aspiranti ha bisogno di esempi, e XF questa volta apre con Gianna Nannini, in magico collegamento, vedi un po’, da Berlino: sembra proprio lì, la fanno duettare virtualmente coi concorrenti. Ma che distanza! Non continenti ma mondi diversi.
GIANNA NANNINI, UNA VERA RAGAZZA DELL’EUROPA
Gianna porta addosso, sul completo giallo, tutta la sua età, una storia cominciata quando i dischi si facevano in tutt’altro modo e così gli artisti e così il successo, che giungeva costruito con orgoglio, ostinazione, presunzione nel proprio talento.
Gianna Nannini super ospite in ologramma (da Facebook).
Nannini, di cui parliamo diffusamente altrove, presenta il nuovo singolo che introduce il nuovo album e lo fa con l’energia stropicciata e maramalda di sempre: ancora non ha smesso di crederci e “la differenza” la fa eccome, particolarmente in questa serata (7). Perché quella cosa, quel Godot che a XF non viene, o ce l’hai o è meglio andare a pescare, come dice Keith Richards. Prendessero nota i ragazzi del talent, per quel che potrà servire. Gianna è una ragazza dell’Europa di 60 anni, ma il futuro di domani, di questa sera, cosa porta? Davide e Sofia dimostrano ogni settimana di avere quel qualcosa, le carte in regola: ai tempi, li avrebbero costruiti come artisti, oggi un talent li lancia o li brucia? Li fa volare una sola stagione e poi li consegna a un repertorio infame? E la risposta, credeteci, mette i brividi.
IN GIURIA SI SALVA GIUSTO MARA
ALESSANDRO CATTELAN: 6. Lui è facile da “votare”: è un regolarista, non rischia, non sbraca, non crea, non distrugge, non è simpatico, non è antipatico, non è cattivo, non è buono. Oggi solo questo possiamo dirti, quel che non sei, quel che non vuoi. Chissà chissà chi sei, Cattelan, chissà che sarai, chissà che sarà di te. E di noi, che ti subiamo.
MARA MAIONCHI: 6-. Lei invece si fa complicata da soppesare, perché ormai è larger than talent. Intanto, vecchia volpona truccata da rezdora, si trascina i suoi Nicola, i suoi Eugenio, come le catene di Jackob Marley.
MALIKA AYANE: 4. Ecco, lei sì che è cresciuta lungo la strada di XF. Cresciuta nel birignao, nel modo di ciacolare affettato e peraltro incomprensibile: ma parlet cume te manget, no con quel cicaleccio all’insù, dai, che non hai fatto niente in carriera. Ha bruciato tutti i suoi, le rimane Davide che è obiettivamente inaffondabile, ma lei è un disastro, una carie, anche se fa la pubblicità dell’igiene orale, uau, hey.
SFERA EBBASTA: 4. Ciao raga, come state, hai spuaccuato, mi sei piaciuto, cioè che siete bravi lo sapete. Difficile, anche questo, da giudicare. Impossibile. Inutile. È molto affezionato alle sue idee, forse perché ne ha così poche, e le ripete immutabili, a tutti, tutte le volte. Tipo un fissato.
SAMUEL: 4. Il nostro Monsù Travet, col suo ragionieristico piglio, perde finalmente qualcosa, i noiosi sopravvalutati Seawards, e sarebbe forse il più complicato da valutare: quindi la finiamo qui ebbasta, anche perché, yahwn. Viene un tal botta di sonno, yahwn, che le dita cascano sulla tastiera e non riusciamo più a scr….
MABEL: 5. Figlia di Neneh Cherry, e di conseguenza nipote (adottiva) di Don: la classe non è acqua, buon sangue non mente? Certo, però la canzoncina che roba da far cascare le palle e tutto, anche perché dappertutto rimbalza. Una domanda, ma è solo stratruccata o è già sfatta e rifatta alla sua età? Perché mette un po’ terrore, eh.
DAVIDE E SOFIA: GLI INAFFONDABILI
DAVIDE ROSSI (Don’t stop me now, Queen): 8 ½. Ricordare sempre che 16 anni ha, questo. E Freddie Mercury nelle corde vocali. Dico Freddie: che gli vuoi dire? Come talento, qui è il più puro – e versatile, anche. Mara non capisce dove vada a parare, per la semplice ragione che è vecchia. E sì che dovrebbe saperlo, che andrà a parare dove un vero mentore, mica la Ayane, lo porta. Speriamo bene, perché rovinarlo sarebbe un crimine.
GIORDANA PETRALIA (Highest in the room, Travis Scott): 5. Se le danno un pezzo uscito da una settimana, c’è puzza di sinergie, insomma di manfrine pubblicitarie; se la spingono avanti, (s)ballottaggio dopo sballottaggio, è perché deve arrivare a presentare un inedito di Sia, e siamo sempre lì: girala come vuoi, ma questa piagnona di formidabile ha solo le spinte. Fossi uno degli altri, m’incazzerei di brutto, ma chi vuoi che osi ammetterlo? Ma una che al talent vive di autotune, che roba è?
I Sierra ripropongono i RHCP (da Facebook).
SIERRA (Snow -Hey on Red Hot Chili Peppers): 3. Trapper che canta ha fatto l’uovo. Per la carbonara, così rimpianta da che non stanno a Roma, Monte Sacro. Uomini duri. Anche noi dobbiamo essere duri per reggere la loro rottura di palle, tanto più patetica in quanto infantile riscrittura dei Red Hot. Piccola roba da talent. «Non serve combattere». Infatti, meglio farsi di schiuma, che con gli sponsor giusti magari ti dice bene e diventi i nuovi Fedez e J-Ax. Madò, che raccomandatoni, anche questi.
NICOLA CAVALLARO (90min, Salmo): 5/6. Io un parà con le unghie smaltate mica l’avevo mai visto. Ma, soprattutto, non ne avevo mai visto uno struggersi tanto con la fidanza via Skype, manco fosse in Afghanistan. Invece sta a Monza. De ceteribus, se invece che alle follie di Mara si desse, che so, al grindcore, con quella grattugia che sforza in gola, forse troverebbe infine la sua strada.
Nicola Cavallaro canta 90 min di Salmo (da Facebook).
EUGENIO CAMPAGNA (Delicate, Damien Rice): 5-. Che non si può più nominare col nome d’arte forse perché è lo stesso di uno sponsor di peso del programma. «Troppo bravo» dice Mara, la quale, non dimentichiamolo mai, ha scoperto Tiziano Ferro, punto esclamativo. Se lo dice lei.
BOODA (M.I.L.F. $, Fergie): 5 ½. Sai chi mi ricordano? Sai er sor Mario Brega padre di “Ruggiero” in Un sacco forte? «Ah Ruggiè: com’è che facevi co’ ‘sta bbatteria?». E giù un bombardamento a tappeto che i trashmetallari se lo sognano. «Ah papà, e bbasta, sempre co’ ‘sta violenza, e che ppalle!».
I Booda (da Facebook).
SEAWARDS (Feel, inedito): 4. Sarà anche colpa del rag. Samuel che gli fa su un arrangiamento esangue ma questi due son proprio sciapi insipidi desalati anodini surgelati: loro e la loro canzoncina. Escono, infine, allo sballottaggio con Giordana l’arpa che uccide, effettivamente più tonica.
L’esibiziomne di Sofia Tornambene (da Facebook).
SOFIA TORNAMBENE (Papaoutai, Stromae): 7 ½. Mostrificarla come una maschera di morte da cabaret di Raimondo Vianello è roba implausibile e non ci credo manco se mi ammazzano che è farina del sacco vuoto di Sfera. Ma questa bambina d’oro salva sempre tutto, ribalta una potenziale sciagura in chiave elettropoo/world in qualcosa di fresco e intrigante. Mille volte lo abbiam detto, ha un talento naturale nell’entrare in ogni pezzo. Il voto, alto, si spiega in questo senso.
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Sulla scia della grande manifestazione di Bologna, l'ex ministro e attuale europarlamentare ci riprova. E prepara una nuova iniziativa per il 21 novembre assieme a Matteo Richetti.
Carlo Calenda ci riprova. Dopo aver fallito nell’unire i partiti di centrosinistra dietro alla bandiera del suo Siamo Europei alle elezioni di maggio, sulla scia della grande manifestazione contro la Lega di Bologna rilancia una nuova iniziativa politica.
Questa mobilitazione va onorata. Il 21 lanceremo il nuovo movimento politico. Nonostante il poco tempo siamo pronti a lavorare con @sbonaccini e @pdnetwork per combattere insieme. Ovviamente se i 5S non saranno alleati. @MatteoRichetti pic.twitter.com/JHW7Ah1toW
. «Questa mobilitazione va onorata. Il 21 lanceremo il nuovo movimento politico. Nonostante il poco tempo siamo pronti a lavorare con Stefano Bonaccini ed il Pd per combattere insieme. Ovviamente se i 5s non saranno alleati», ha scritto su twitter Carlo Calenda postando una foto della manifestazione di ieri a piazza Maggiore a Bologna. Nel tweet compare il nome di Matteo Richetti, parlamentare emiliano ed ex Pd che ha seguito Calenda nella strada di Siamo Europei e si è schierato contro il governo con il M5s.
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La sorella del geometra romano ha annunciato che la famiglia potrebbe citare in giudizio l'ex ministro per le sue parole dopo la sentenza di condanna dei carabinieri.
«Che c’entra la droga? Salvini perde sempre l’occasione per stare zitto». È stato il commento di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, in diretta a Circo Massimo, su Radio Capital, dopo che commentando la sentenza di condanna per i carabinieri ritenuti responsabili della morte di Stefano Cucchi, il leader leghista Matteo Salvini aveva detto che rispetta la famiglia ma il caso «dimostra che la droga fa male».
«CI BATTEREMO CONTRO QUESTI PREGIUDIZI»
«Anch’io», ha aggiunto Ilaria, «da madre sono contro la droga, ma Stefano non è morto di droga. Contro questo pregiudizio e contro questi personaggi ci siamo dovuti battere per anni. Tanti di questi personaggi sono stati chiamati a rispondere in un’aula di giustizia, e non escludo che il prossimo possa essere proprio Salvini».
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Salvini e Meloni, vecchi rottami di governo, si sconfiggono solo con una vera svolta a sinistra radicale e riformista. Lasciamo loro il sovranismo, noi prendiamoci la Patria.
Il lento e inesorabile declino del Movimento 5 stelle testimonia che la lunga stagione dell’antipolitica e del populismo, né di destra né di sinistra, è finita.
Forse per qualche anno ancora ci sarà una pattuglia di deputati grillini, è probabile che una parte di cittadini incazzatissimi resti con i suoi capi attuali o con quelli che manderanno via Luigi Di Maio, ma la ricreazione è finita.
Arrivati al governo, cioè nel cuore della politica, i pentastellati si sono spenti e le loro idee, trasformate in proposte dell’esecutivo, si sono rivelate inquietanti dalla Tav all’Italsider.
L’ANTIPOLITICA HA CREATO UNA DESTRA ESTREMISTA
La fine dell’antipolitica restituisce la scena allo scontro fra destra e sinistra, come era prevedibile. Sono entrambe cambiate. La destra è quella che è mutata di più perdendo definitivamente ogni traccia di moderatismo e rivelandosi la componente più avventurosa ed estremista della scena italiana. È anche quella componente che ha radunato la classe dirigente più chiassosa, più indifferente di fronte ai dati della realtà, più propensa alla bugia soprattutto se clamorosa.
La stagione di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, oggi alleati domani concorrenti, prepara il Paese per il definitivo salto nel buio
Dimentichiamo tutte le destre italiane che abbiamo combattuto noi di sinistra. La stagione di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, oggi alleati domani concorrenti, prepara il Paese per il definitivo salto nel buio. Meloni, che è più intelligente di Salvini, lo sa e per questo dichiara di avere crisi d’ansia quando pensa a un governo fatto da loro.
MELONI E SALVINI SONO DUE ROTTAMI DELL’ANCIEN RÉGIME
Questa destra rifiuta la sua storia e usa il fascismo come un take away, prende quando e quel che serve. Stiamo parlando di una destra anti-italiana che è diventata sovranista, di una destra antimeridionale che ha i suoi dirigenti al Sud, stiamo parando di una destra che predica moralità ma è fin dal suo vertice impelagata in contese giudiziarie senza precedenti, stiamo parlando di una destra che ha governato male l’Italia per decenni e in particolare ha ucciso Venezia.
Da sinistra, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi (foto Roberto Monaldo / LaPresse).
Gli stessi leader, Salvini e Meloni, sono vecchi rottami di governo. Eppure una grandissima parte di italiani che fu indifferente al conflitto di interesse e alla questione morale sollevata contro Silvio Berlusconi, oggi si schiera a protezione di Salvini e Meloni dimenticando i danni che la tragica coppia ha già provocato. È, per l’appunto, il prevalere della logica destra-sinistra, che fa scegliere l’avversario del tuo avversario anche se un pò fa schifo anche a te.
QUESTA DESTRA RAPPRESENTA L’AREA RICCA E PANCIUTA DEL PAESE
Molte tesi sociologiche attorno al successo della destra sono culturalmente fragili. Per esempio non è vero che la destra è popolo ed è il popolo sconfitto dalla crisi. La destra è soprattutto quell’area ricca e panciuta della borghesia italiana che vuole lucrare sulla crisi utilizzando la plebe come propria massa di manovra. Tutte le destre sono così. Queste destre hanno bisogno di una vera prova di governo. La sinistra che intende rinviare questo appuntamento attraverso giochetti parlamentari danneggia se stessa e il Paese, soprattutto quando il giochetto fallisce, come il governo Conte 2.
Io sono convinto che Salvini premier dura pochissimo. Non ce la fa, ha la cazzata incorporata
Contrastateli, cercate persino di batterli, conteneteli ma se una maggioranza di italiani li vuole, se li prenda. Io sono convinto che Salvini premier dura pochissimo. Non ce la fa, ha la cazzata incorporata. L’esistenza della destra, e di questa destra, non può spingere la sinistra al richiamo della nostalgia sotto la voce “antifascismo”. È troppo ed è troppo poco. Né, a differenza di quel che si pensava alcuni mesi fa, incoraggia grandi schieramenti con tutti dentro.
LA SINISTRA DEVE CAMBIARE RADICALMENTE
La sinistra ha perso gravemente per ragioni che ormai è inutile indagare perché sono chiare: a) si è ubriacata di blairismo e di clintonismo, b) ha dimenticato che si può convivere col capitalismo ma facendo a cazzotti con esso, c) che occorre una visione, cioè quella roba per cui una sinistra si fa nazionale in quanto incarna una vocazione del Paese, ad esempio un nuovo industrialismo tecnologico e sostenibile, e) che deve tornare fra le persone, costruendo e aiutando l’associazionismo, f) che deve mutare tutta, dicasi tutta, la propria classe dirigente.
La manifestazione pacifica di Piazza Maggiore a Bologna contro la Lega di Salvini.
Credo che anche voi quando vedete i “:” e subito dopo le virgolette aperte prima del nome di un ministro di sinistra, abbiate la certezza che state per leggere la dichiarazione più stupida della giornata. Questa sinistra deve essere radicale e riformista, non ha paura del proprio passato, non lo vuole far tornare in vita ma non saranno Salvini secessionista e Meloni con quei bubboni alle spalle a rimproverare le tragedie della sinistra.
NESSUNA IDEA PER RISOLVERE I DRAMMI DI TARANTO E VENEZIA
Questa sinistra non ha bisogno di Matteo Renzi con cui non deve neppure più litigare. Renzi provi a fare quello che sogna senza più i voti di quelli che prima votavano il Pci. Renzi si faccia un suo bel partito di centro e decida se mettersi accanto alla sinistra che aborrisce o a Savini che non gli sta antipatico. L’unica possibilità che la sinistra ha è di rifondarsi dopo aver buttato giù quello che c’è e poi, armata da un trattino gigantesco, affiancarsi a una forza di centro e così tentare l’impresa.
Tuttora non vedo quartieri popolari affollati di gente di sinistra
Tutto ciò non deve avvenire in laboratorio. Tuttora non vedo quartieri popolari affollati di gente di sinistra, vedo che il dramma di Taranto non commuove perché l’anima ambientalista recalcitra di fronte al sogno della fabbrica sostenibile, non vedo nulla che non sia una raccolta di denari che dica come concretamente aiutare Venezia. Senza questo nuovo spirito fra gli italiani, senza questa italianità vera non si va avanti. Loro si tengono il sovranismo, noi prendiamoci la Patria.
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L'argine costruito con Doris e in parte Bolloré in funzione anti-Del Vecchio non può reggere a lungo. E non sarebbe sufficiente in caso il patron di Luxottica ottenesse l'ok per arrivare al 20%. E così l'ad di Piazzetta Cuccia ha chiamato in suo soccorso il numero 1 di Unipol.
Si chiama Carlo Cimbri la carta segreta di Alberto Nagel nella guerra che lo vede contrapposto a Leonardo Del Vecchio per il controllo di Mediobanca e, suo tramite, di Generali. Complici gli errori che il patron di Luxottica sta commettendo nella gestione strategica dell’operazione, che gli stanno costando i tempi lunghi e la molta circospezione, per non dire diffidenza, con cui la Bce esamina la richiesta di poter superare la quota del 10% in Mediobanca, l’amministratore delegato della banca che fu di Enrico Cuccia sta organizzando la difesa e la controffensiva sapendo di avere del tempo davanti. Inizialmente Nagel ha cercato di serrare le fila degli attuali azionisti, trovando soprattutto in Ennio Doris il più disponibile. E anche Vincent Bollorè tutto sommato gli ha dato retta, avendo per ora venduto a Del Vecchio solo poche azioni.
CIMBRI, CAVALIERE BIANCO IN AIUTO ALL’AD DI MEDIOBANCA
Ma Nagel ha capito che quell’argine non può reggere a lungo, e che comunque non sarebbe sufficiente se e quando l’uomo di Agordo dovesse ottenere luce verde per arrivare al 20%. Allora ha scorso la sua agendina alla voce “amici del cuore”, e ha subito capito che l’uomo di Unipol, ormai anche banchiere con Bper, sarebbe perfetto nella veste di cavaliere bianco gradito. Il rapporto tra i due è antico e solido, cementato dall’operazione Sai-Fondiaria e dalla vicenda giudiziaria, poi archiviata, relativa al famoso “papello” sottoscritto da Mediobanca con Salvatore Ligresti. A quanto è dato sapere, Cimbri avrebbe risposto «eccomi» alla chiamata dell’amico, anche se resta ancora non del tutto definita la modalità con cui Unipol-Bper potrebbe intervenire in soccorso di Nagel.
Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.
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L’Azienda sanitaria del materano (Asm), attraverso una nota, invita tutti i soggetti a rischio ad effettuare la vaccinazione, dal momento che l’Istituto superiore di sanità e le società scientifiche hanno previsto per questa stagione una recrudescenza dell’influenza che annuncia più contagi rispetto agli anni passati.
Il dottor Giulio De Stefano, direttore della Struttura complessa interaziendale Asm-San Carlo di Malattie Infettive, e il dottor Francesco Massimo Romito, responsabile della Terapia intensiva generale dell’Ospedale ‘Madonna delle Grazie’, ribadiscono che le infezioni rappresentano potenziali fattori di rischio intermedi capaci di aumentare la gravità delle singole patologie e la vaccinazione rappresenta lo strumento di profilassi più efficace, in grado di ridurre la morbilità e la mortalità nelle popolazioni più deboli.
La vaccinazione stagionale e antipneumococcica, come già comunicato dal dottor Espedito Moliterni, direttore del Dipartimento Prevenzione, igiene e sanità pubblica, si può effettuare in tutti gli uffici sanitari dell’Asm e anche negli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.
La vaccinazione stagionale – fanno sapere dall’ufficio stampa dell’Asm – è prioritaria per i cittadini di età pari o superiore ai 65 anni e per i bambini di età superiore ai 6 mesi, ragazzi e adulti affetti da malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio (incluso l'asma, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica e la broncopatia cronico-ostruttiva), malattie dell'apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite, da diabete mellito e altre malattie metaboliche, malattie renali con insufficienza renale; malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie; tumori; malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV; malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale; patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici; patologie associate ad un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad esempio malattie neuromuscolari).
Devono vaccinarsi con priorità anche bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di sindrome di Reye in caso di infezione influenzale; donne che all'inizio della stagione epidemica (influenza stagionale) si trovino nel secondo e terzo trimestre di gravidanza; individui di qualunque età ricoverati nelle strutture di lungodegenza; medici e personale sanitario di assistenza; familiari a contatto di soggetti ad alto rischio; soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo; personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani (allevatori, addetti alle attività di allevamento, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori e vaccinatori, veterinari pubblici).
I competenti uffici dell'Asm, i medici di medicina generale e i pediatri sono a completa disposizione per ogni ulteriore informazione.
Carabinieri in azione in tre regioni. In manette capi e affiliati del clan D'Abramo-Sforza di Altamura.
Dall’alba i carabinieri stanno eseguendo oltre 50 arresti ad Altamura (Bari), Foggia, Cerignola (Foggia), Matera, Lecce e Roma. Le ordinanze di custodia vengono notificate a presunti capi e affiliati del clan D’Abramo-Sforza di Altamura (Bari) ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso armata, detenzione e porto di armi anche da guerra, traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, tentato omicidio, estorsione, turbativa d’asta.
OPERAZIONE ESEGUITA DAI CARABINIERI DI BARI
L’operazione è eseguita dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, supportati dai reparti speciali “Cacciatori di Puglia“, Nucleo Cinofili e VI Elinucleo Cc di Bari. Le misure restrittive sono state emesse dal gip di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a seguito di attività d’indagine condotta dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Bari. I particolari dell’operazione verranno resi noti alle 11 nel corso di una conferenza stampa, presieduta dal procuratore di Bari Giuseppe Volpe, negli uffici della Procura della Repubblica a Bari.
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Peggiorano le previsioni per la marea. Nella città lagunare ci si aspetta un nuovo picco di 160 centimetri. E Piazza San Marco resta allagata.
Peggiora la previsione di marea per il 15 novembre a Venezia. La stima di acqua alta è stata rivista al rialzo dai 150 centimetri precedenti a 160 cm sul medio mare, alle 11.20. Lo comunica il centro maree del Comune, che poco fa ha attivato le sirene di allarme in città. Attualmente il livello di marea è di 115 centimetri, con piazza San Marco già abbondantemente allagata.
CHIUSA PIAZZA SAN MARCO
Il sindaco, Luigi Brugnaro, ha quindi deciso la chiusura della piazza. Questo in considerazione dei gravi problemi causati dall’acqua alta che anche oggi sta allagando l’area Marciana.
«Sono le 9.20», ha detto Brugnaro in un video pubblicato sul proprio profilo di Twitter, «e sono ora costretto a far chiudere la piazza per ogni evenienza, in maniera tale di non mettere a rischio l’incolumità delle persone». Poco prima, in un altro post Brugnaro scriveva: «Un’altra giornata di allerta per Venezia. Il vento di scirocco continua a soffiare. Vi invito a evitare gli spostamenti e a tenervi aggiornati sul livello dell’acqua con il @ICPSMVenezia».
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L'ex sindaco di New York è finito al centro di un'inchiesta su operazioni finanziarie sospette. E, come nel caso dell'impeachment, i fari sono puntati sull'Ucraina.
L’avvocato personale di Donald Trump, Rudolph Giuliani, figura centrale nella vicenda dell’Ucrainagate, è indagato dalla giustizia federale nell’ambito di un’inchiesta su alcune sue operazioni finanziarie. Il sospetto è quello di possibili violazioni delle regole sui finanziamenti elettorali e di azioni illegali di lobby all’estero. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando alcuni funzionari dell’amministrazione Usa. Uno di loro ipotizza da parte della procura federale di Manhattan anche le accuse per corruzione di funzionari stranieri e cospirazione.
LA LENTE SULLE ATTIVITÀ DI GIULIANI IN UCRAINA
A indagare su Giuliani è l’ufficio del procuratore federale di Manhattan una volta da lui guidato, prima di diventare sindaco di New York. Le indagini – riporta sempre l’agenzia Bloomberg – si starebbero concentrando proprio sulle sue attività in Ucraina. Attività per le quali erano già finiti nel mirino degli inquirenti due soci di Giuliani arrestati alcune settimane fa, Lev Parnas e Igor Fruman, accusati di aver fatto illegalmente confluire centinaia di migliaia di dollari verso funzionari statunitensi e comitati politici che sostenevano Trump. Se i capi di accusa ipotizzati per Giuliani dovessero materializzarsi rappresenterebbero una vera tegola per il presidente Trump, soprattutto se venisse provato che l’ex sindaco di New York ha agito dietro le direttive del tycoon.
La politica estera degli Usa era minata dagli sforzi irregolari guidati da Giuliani
Bill Taylor, ex ambasciatore Usa a Kiev
Giuliani è stata una delle figure più chiacchierate della prima giornata di testimonianze pubbliche nell’ambito del procedimento che potrebbe portare all’impeachment di Trump. Uno dei testimoni, l’ex ambasciatore Usa a Kiev Bill Taylor, ha detto che Giuliani mise in piedi un canale politico «irregolare» che minò le relazioni con Kiev mentre cercava di aiutare il presidente Usa politicamente. Fare pressioni sul presidente ucraino Volodymir Zelensky per indagare il figlio del candidato presidenziale dem Joe Biden «mostra che la politica estera degli Usa era minata dagli sforzi irregolari guidati da Giuliani», ha detto Taylor.
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Piazza Affari prova a chiudere la settimana con un rimbalzo dopo la chiusura negativa di ieri. Spread vicino ai 170 punti. I mercati indiretta.
La Borsa italiana si avvia a chiudere la settimana in leggera sofferenza. Il 14 novembre Piazza Affari ha chiuso in leggero calo a -0,41%, seguendo le sofferenze di tutti i listini europei: Londra -0,8%, Parigi -0,1% e Francoforte a -0,38%.
A Milano negativi i bancari con in testa Unicredit (-0,82%) e Intesa Sanpaolo (-0,81%). Controcorrente invece Ubi (+0,92%) in ripresa dopo la corrente di vendite sui risultati del trimestre. Viaggia spedita nel risparmio gestito Azimut (+2,59%) che ha creato una newco negli Usa ed entra nel mercato degli asset alternativi. Buon passo anche per Diasorin (+2,35%) e Amplifon (+1,14%). Negativa Snam (-0,86%) dopo la trimestrale. Acquisti su Tim (+0,99%) in attesa delle offerte dei fondi per Open Fiber. Tra gli altri titoli in calo A2a (-1,23%), Pirelli (-1,27%), Moncler (-1,17%), Atlantia (-1,10%).
SPREAD VICINO AI 170 PUNTI
Il 14 novembre lo spread tra Btp e Bund è schizzato sopra quota 160 punti chiudendo a 168 punti base (154 punti la chiusura del 13) toccando il livello più alto da fine agosto. Il rendimento del titolo decennale italiano è volato all’1,32%.
I MERCATI IN DIRETTA
7.15 – CHIUSURA BORSA DI TOKYO IN RIALZO
La Borsa di Tokyo recupera sul finale di contrattazioni nell’ultima seduta della settimana, dopo le dichiarazioni da Washington del consigliere economico Larry Kudlow, sull’evoluzione delle trattative del commercio internazionale tra Cina e Stati Uniti. Il Nikkei segna un progresso dello 0,77%, a quota 23.319,70 con un guadagno di 178 punti. Sui mercati valutari lo yen si stabilizza, trattando a un valore di 108,50 sul dollaro, e a 119,60 con la moneta unica europea.
1.08 – APERTURA TOKYO POCO VARIATA
La Borsa di Tokyo apre l’ultima seduta della settimana poco variata, mentre continua l’incertezza sull’andamento delle contrattazioni sul commercio internazionale tra Cina e Stati Uniti, con gli investitori che attendono sviluppi dalle trattative in corso. Il Nikkei inizia gli scambi praticamente piatto, a quota 23.153,75 (+0,05%). Sui mercati valutari lo yen torna ad apprezzarsi sulle principali valute scambiando a un livello di 108,40 sul dollaro, e a 119,50 con la moneta unica.
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Piazza Affari prova a chiudere la settimana con un rimbalzo dopo la chiusura negativa di ieri. Spread vicino ai 170 punti. I mercati indiretta.
La Borsa italiana si avvia a chiudere la settimana in leggera sofferenza. Il 14 novembre Piazza Affari ha chiuso in leggero calo a -0,41%, seguendo le sofferenze di tutti i listini europei: Londra -0,8%, Parigi -0,1% e Francoforte a -0,38%.
A Milano negativi i bancari con in testa Unicredit (-0,82%) e Intesa Sanpaolo (-0,81%). Controcorrente invece Ubi (+0,92%) in ripresa dopo la corrente di vendite sui risultati del trimestre. Viaggia spedita nel risparmio gestito Azimut (+2,59%) che ha creato una newco negli Usa ed entra nel mercato degli asset alternativi. Buon passo anche per Diasorin (+2,35%) e Amplifon (+1,14%). Negativa Snam (-0,86%) dopo la trimestrale. Acquisti su Tim (+0,99%) in attesa delle offerte dei fondi per Open Fiber. Tra gli altri titoli in calo A2a (-1,23%), Pirelli (-1,27%), Moncler (-1,17%), Atlantia (-1,10%).
SPREAD VICINO AI 170 PUNTI
Il 14 novembre lo spread tra Btp e Bund è schizzato sopra quota 160 punti chiudendo a 168 punti base (154 punti la chiusura del 13) toccando il livello più alto da fine agosto. Il rendimento del titolo decennale italiano è volato all’1,32%.
I MERCATI IN DIRETTA
7.15 – CHIUSURA BORSA DI TOKYO IN RIALZO
La Borsa di Tokyo recupera sul finale di contrattazioni nell’ultima seduta della settimana, dopo le dichiarazioni da Washington del consigliere economico Larry Kudlow, sull’evoluzione delle trattative del commercio internazionale tra Cina e Stati Uniti. Il Nikkei segna un progresso dello 0,77%, a quota 23.319,70 con un guadagno di 178 punti. Sui mercati valutari lo yen si stabilizza, trattando a un valore di 108,50 sul dollaro, e a 119,60 con la moneta unica europea.
1.08 – APERTURA TOKYO POCO VARIATA
La Borsa di Tokyo apre l’ultima seduta della settimana poco variata, mentre continua l’incertezza sull’andamento delle contrattazioni sul commercio internazionale tra Cina e Stati Uniti, con gli investitori che attendono sviluppi dalle trattative in corso. Il Nikkei inizia gli scambi praticamente piatto, a quota 23.153,75 (+0,05%). Sui mercati valutari lo yen torna ad apprezzarsi sulle principali valute scambiando a un livello di 108,40 sul dollaro, e a 119,50 con la moneta unica.
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Oltre 10 mila persone riunite in piazza Maggiore, mentre al Paladozza il leader leghista lanciava la candidatura per le Regionali di Borgonzoni. Davanti a più di un seggiolino vuoto.
A Bologna migliaia di persone sono scese in piazza contro Matteo Salvini nel giorno della convention leghista al Paladozza. Il 14 novembre collettivi e centri sociali hanno sfilato cgià dal tardo pomeriggio. In strada oltre 2 mila persone e attimi di tensione. Per allontanare il corteo che si stava avvicinando ai blindati schierati per proteggere il Paladozza la polizia ha usato gli idranti. Dal corteo, in via Riva Reno, poco distante dal palazzetto, sono partite bottiglie, fumogeni e palloncini pieni di vernice. A protezione della zona circostante il Paladozza, un ingente schieramento di uomini e mezzi. Ma l'”accoglienza” di Bologna a Salvini non è finita qui. In piazza Maggiore alcune migliaia di persone hanno fatto un flash mob pacifico nel segno delle sardine, il simbolo scelto per l’occasione per ingaggiare con la Lega una guerra di numeri su chi avesse più partecipazione, rispetto all’iniziativa del Paladozza. Gli organizzatori avevano annunciato di voler riempire il ‘Crescentone’ della piazza con migliaia persone strette, appunto, come sardine: obiettivo abbondantemente raggiunto, visto che la piazza era gremita. Circa 11 mila i presenti.
SALVINI LANCIA LA CANDIDATURA DI BORGONZONI
Dalla convention leghista, parlando delle proteste, Salvini ha detto: «Se sono pacifiche, sono le benvenute». Il leader del Carroccio ha poi parlato di temi nazionali: «Prima gli italiani potranno liberamente e democraticamente andar a votare, meglio sarà per tutti». E sulla condanna di due carabinieri per l’omicidio di Stefano Cucchi: «Se qualcuno ha usato violenza, ha sbagliato e pagherà. Questo testimonia che la droga fa male sempre e, comunque, io combatto la droga in ogni piazza». Passando al tema Regionali, Salvini ha lanciato la candidatura di Lucia Borgonzoni e l’assalto alla Regione fortino del centrosinistra, dove si vota il 26 gennaio : «È la candidata di tutto il centrodestra ma non solo, anche di tanti emiliani e bolognesi che si candideranno nelle liste civiche a sostegno di Lucia».
NIENTE SOLD-OUT AL PALADOZZA
Ad ascoltare Borgonzoni un palazzo dello sport con qualche seggiola vuota: circa 5 mila i presenti, ma il sold-out annunciato nei giorni scorsi non c’è stato. Nei numeri, la piazza ha più che doppiato la Lega. La fedelissima di Salvini (per lei sono arrivati sotto le Due Torri anche i governatori di Veneto, Lombardia, Sardegna, Umbria e Friuli-Venezia Giulia) ha indicato tra le priorità lo snellimento della burocrazia per aziende e famiglie, oltre alla sanità: «Quando dico che ci sono problemi, la gente mi guarda come una marziana, ma ci sono». Inevitabili i riferimenti ai cavalli di battaglia di Bibbiano («Mi criticano per quella maglietta, ma si dovrebbe vergognare chi non ha controllato») e all’assegnazione delle case popolari: «Dire che devono andare a chi è qui da più tempo, non è razzismo, ma giustizia».
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La cecità di istituzioni e politica sta condannando a morte un ecosistema che va dalla Laguna ai quadri di Tiziano. Non ha dubbi lo storico dell'arte: «Ci stiamo baloccando con il Mose da 35 anni, quando senza Grandi navi qualcosa potrebbe cambiare».
I marmi della Basilica di San Marco erano appena stati restaurati dopo l’acqua alta del 30 ottobre 2018, quando la marea invase alcune decine di metri quadrati del millenario pavimento a mosaico, di fronte all’altare della Madonna Nicopeia, inondando completamente il battistero e bagnando i portoni in bronzo e le colonne. È passato un anno e San Marco è «a un passo dall’Apocalisse», come ha detto il procuratore della Basilica Pierpaolo Campostrini commentando la marea che ha coperto l’80% della città, una devastazione che ha riportato alla memoria l’Acqua Granda del 1966.
La Basilica è stata invasa dalle acque sei volte negli ultimi 1.200 anni, tre negli ultimi 20. Un dato che dà la tara sul rischio che corre la città «i cui fondali», spiega a Lettera43.it Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, già direttore della Scuola Normale di Pisa e autore del volume Se Venezia muore (Einaudi), «negli ultimi decenni sono stati scavati fino a 60 metri per far transitare petroliere e grandi navi, senza tener conto degli effetti che questo avrebbe causato sulla dinamica delle maree».
L’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis.
DOMANDA. Eppure sembra ci si accorga delle condizioni in cui versa questa città solo adesso. RISPOSTA. Venezia oggi è una città stesa sul letto di morte, in agonia. E non è colpa solo dei cambiamenti climatici o del destino cinico e baro. È colpa in primis degli uomini che hanno fatto la politica nazionale, delle istituzioni internazionali come l’Unesco e non ultimo del Comune.
Cosa intende? Negli anni c’è stata una incapacità di affrontare i problemi nel modo giusto e questo è evidente non solo da quanto abbiamo visto in questi giorni ma anche dallo svuotamento della città: nel 1955 la Venezia lagunare contava 176 mila abitanti, oggi ce sono appena 51 mila. Una città che perde abitanti è una città condannata. Si registrano circa 1000 abitanti in meno, ogni anno. A Venezia c’è una farmacia che ha un contatore luminoso che tiene conto dei nati e dei morti in città. Ebbene, quel contatore è costantemente in rosso.
Senza abitanti, restano in pochi a prendersi cura della città. Esattamente. Negli anni, nonostante una situazione così allarmante, non si è fatta alcuna operazione a favore dei giovani, per ripopolare la città, o per ridurre il numero delle seconde case. A Venezia ci sono centinaia di appartamenti vuoti. Chi ha una seconda casa a Venezia ci sta mediamente due giorni e mezzo l’anno. Chi ci vive così poco, non può rendersi conto dei problemi. Mi viene in mente Woody Allen: ha un palazzo sul Canal Grande ma ci va pochissimo. Senza scomodare i grandi nomi: se una città non la si abita, come si può prendersene cura?
Un’acqua così alta non la si vedeva dal 1966. L’Acqua Granda, come la chiamano a Venezia, del 1966, fu più alta di 10 centimetri rispetto a quanto abbiamo visto ora. E venne causata dal fatto che si decise di scavare il Canale dei Petroli, per permettere il passaggio delle petroliere dirette a Marghera. Nell’ultimo secolo non si è tenuto conto della condizione delicata di Venezia che ha un rapporto di simbiosi con la laguna: è un ecosistema di cui fanno parte pesci, alghe, vegetazioni, isole, esseri umani e monumenti. Tra un quadro di Tiziano e la Laguna c’è una continuità. Ora negli ultimi decenni si sono scavate le bocche di porto, si è passati da una profondità intorno ai 10 metri a circa 60. E questo perché? Per far transitare prima le petroliere verso Marghera, poi le Grandi navi, per permettere ai turisti di guardare piazza San Marco dall’alto. E questa è una forma di turismo vergognosa. Se mettiamo insieme tutti questi fattori ci rendiamo conto che la vera essenza di Venezia non è più curata da molto tempo.
Quali sono gli effetti dell’acqua di mare sui Beni artistici della città?L’acqua di mare contiene salsedine, capace di corrodere e rovinare normalmente edifici e opere. A questo vanno aggiunti i rifiuti che l’acqua porta con sé, le polveri sottili. A Venezia possiamo dire che è a rischio tutto. La ragione per cui ci occupiamo della Basilica di San Marco è perché è uno dei monumenti più famosi al mondo, ma tutta la città rischia di morire. Secondo il letterato inglese John Ruskin, vissuto a metà Ottocento, la Basilica di San Marco è «il termometro del mondo». Ebbene, con questa invasione delle acque questa affermazione risulta lampante. La piazza e la Basilica sono tra le zone più soggette all’acqua alta ma tutti i monumenti e i palazzi di Venezia sono a rischio.
Nel 1955 la Venezia lagunare contava 176 mila abitanti, oggi ce sono appena 51 mila. Una città che perde abitanti è una città condannata
Gli edifici della città lagunare sorgono su palafitte che formano una vera e propria rete nel terreno e sono soggette a logoramento. Un logoramento che può certamente essere corretto ma con la dovuta manutenzione. E sono decisioni che vanno prese subito. Adesso. C’è un rapporto Unesco del 2011 che non è mai stato veramente reso pubblico, secondo cui prima del 2050 l’acqua alta a Venezia potrebbe essere perpetua e sarà necessario spostarsi e muoversi con le barche in tutta la città. Con l’innalzamento dei mari uno dei primi porti a essere danneggiati sarà proprio quello Venezia, tutto è più a rischio specialmente se è più in basso.
Souvenir di Venezia ammassati.
Da 30 anni si parla del Mose come dell’opera che avrebbe risolto o quantomeno arginato il problema dell’acqua alta a Venezia. L’idea del Mose poteva forse essere una buona idea ma è finita per essere una scusa per uno straordinario episodio di corruzione. Non ho un giudizio tecnico sul Mose, però dico alcune cose: doveva essere inaugurato, lo annunciò Bettino Craxi, prima del 1995. Adesso dicono che sarà finito tra altri tre, forse cinque anni. Il costo doveva essere di circa 2 miliardi, siamo arrivati a quasi 8. Secondo un calcolo fatto da un economista come Francesco Giavazzi, di questi 8 miliardi, 2 sono finiti in corruzione. Infine, ho letto sui giornali, una parte di queste barriere sono state costruite anni fa e sarebbero già rovinate ed è possibile che quando sarà inaugurato, sarà subito necessario fare manutenzione alle paratie. E anche su questo aspetto nessuno ha dato cifre certe sui costi annui.
Si è avuta fretta di permettere il passaggio delle Grandi navi ma non di tutelare la città… Questo governo dovrebbe avere il coraggio di nominare una commissione internazionale di altissimo livello incaricata di studiare gli atti relativi al Mose e nel giro di due mesi o tre mesi dire se quest’opera possa davvero funzionare. Ci stiamo baloccando con il Mose da 35 anni. E di contro se non transitassero più le Grandi navi, si potrebbero riportare le bocche di porto all’altezza originaria e forse qualcosa potrebbe cambiare.
Tutti pensano agli effetti del turismo delle Grandi navi, ma non pensano all’inquinamento, al rischio che una di queste navi possa sventrare Palazzo ducale
Alcuni tra gli ultimi sindaci però sulle Grandi navi non hanno mai voluto sentire ragioni. L’attuale sindaco di centrodestra Luigi Brugnaro è un fautore delle Grandi navi. Ma l’altro principale sponsor negli anni scorsi è stato Paolo Costa, ex sindaco che viene dal Pd. Questa armonia tra destra e sinistra ci dice molto del perché Venezia vada puntualmente sott’acqua.
L’obiezione principale è relativa all’indotto in termini di supporto all’economia locale, creato dal turismo delle migliaia di persone che scendono dalle navi da crociera e si riversano in città. Tutti pensano agli effetti presunti del turismo delle Grandi navi, da cui in realtà spesso non scende nemmeno la metà dei turisti, ma non pensano all’inquinamento, al rischio che una di queste navi possa sventrare il Palazzo ducale. E anche ultimamente si è andati vicino a incidenti di questo tipo. Oggi si discute del biglietto di accesso a Venezia che considero una stupidaggine, ma non si pensa a bloccare le Grandi navi. E invece di riportare l’altezza delle bocche di porto alla profondità originaria, c’è qualcuno che vorrebbe costruire un secondo canale verso Marghera. Con tale cecità ci stanno obbligando al fatto che Venezia morirà domani.
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La cecità di istituzioni e politica sta condannando a morte un ecosistema che va dalla Laguna ai quadri di Tiziano. Non ha dubbi lo storico dell'arte: «Ci stiamo baloccando con il Mose da 35 anni, quando senza Grandi navi qualcosa potrebbe cambiare».
I marmi della Basilica di San Marco erano appena stati restaurati dopo l’acqua alta del 30 ottobre 2018, quando la marea invase alcune decine di metri quadrati del millenario pavimento a mosaico, di fronte all’altare della Madonna Nicopeia, inondando completamente il battistero e bagnando i portoni in bronzo e le colonne. È passato un anno e San Marco è «a un passo dall’Apocalisse», come ha detto il procuratore della Basilica Pierpaolo Campostrini commentando la marea che ha coperto l’80% della città, una devastazione che ha riportato alla memoria l’Acqua Granda del 1966.
La Basilica è stata invasa dalle acque sei volte negli ultimi 1.200 anni, tre negli ultimi 20. Un dato che dà la tara sul rischio che corre la città «i cui fondali», spiega a Lettera43.it Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, già direttore della Scuola Normale di Pisa e autore del volume Se Venezia muore (Einaudi), «negli ultimi decenni sono stati scavati fino a 60 metri per far transitare petroliere e grandi navi, senza tener conto degli effetti che questo avrebbe causato sulla dinamica delle maree».
L’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis.
DOMANDA. Eppure sembra ci si accorga delle condizioni in cui versa questa città solo adesso. RISPOSTA. Venezia oggi è una città stesa sul letto di morte, in agonia. E non è colpa solo dei cambiamenti climatici o del destino cinico e baro. È colpa in primis degli uomini che hanno fatto la politica nazionale, delle istituzioni internazionali come l’Unesco e non ultimo del Comune.
Cosa intende? Negli anni c’è stata una incapacità di affrontare i problemi nel modo giusto e questo è evidente non solo da quanto abbiamo visto in questi giorni ma anche dallo svuotamento della città: nel 1955 la Venezia lagunare contava 176 mila abitanti, oggi ce sono appena 51 mila. Una città che perde abitanti è una città condannata. Si registrano circa 1000 abitanti in meno, ogni anno. A Venezia c’è una farmacia che ha un contatore luminoso che tiene conto dei nati e dei morti in città. Ebbene, quel contatore è costantemente in rosso.
Senza abitanti, restano in pochi a prendersi cura della città. Esattamente. Negli anni, nonostante una situazione così allarmante, non si è fatta alcuna operazione a favore dei giovani, per ripopolare la città, o per ridurre il numero delle seconde case. A Venezia ci sono centinaia di appartamenti vuoti. Chi ha una seconda casa a Venezia ci sta mediamente due giorni e mezzo l’anno. Chi ci vive così poco, non può rendersi conto dei problemi. Mi viene in mente Woody Allen: ha un palazzo sul Canal Grande ma ci va pochissimo. Senza scomodare i grandi nomi: se una città non la si abita, come si può prendersene cura?
Un’acqua così alta non la si vedeva dal 1966. L’Acqua Granda, come la chiamano a Venezia, del 1966, fu più alta di 10 centimetri rispetto a quanto abbiamo visto ora. E venne causata dal fatto che si decise di scavare il Canale dei Petroli, per permettere il passaggio delle petroliere dirette a Marghera. Nell’ultimo secolo non si è tenuto conto della condizione delicata di Venezia che ha un rapporto di simbiosi con la laguna: è un ecosistema di cui fanno parte pesci, alghe, vegetazioni, isole, esseri umani e monumenti. Tra un quadro di Tiziano e la Laguna c’è una continuità. Ora negli ultimi decenni si sono scavate le bocche di porto, si è passati da una profondità intorno ai 10 metri a circa 60. E questo perché? Per far transitare prima le petroliere verso Marghera, poi le Grandi navi, per permettere ai turisti di guardare piazza San Marco dall’alto. E questa è una forma di turismo vergognosa. Se mettiamo insieme tutti questi fattori ci rendiamo conto che la vera essenza di Venezia non è più curata da molto tempo.
Quali sono gli effetti dell’acqua di mare sui Beni artistici della città?L’acqua di mare contiene salsedine, capace di corrodere e rovinare normalmente edifici e opere. A questo vanno aggiunti i rifiuti che l’acqua porta con sé, le polveri sottili. A Venezia possiamo dire che è a rischio tutto. La ragione per cui ci occupiamo della Basilica di San Marco è perché è uno dei monumenti più famosi al mondo, ma tutta la città rischia di morire. Secondo il letterato inglese John Ruskin, vissuto a metà Ottocento, la Basilica di San Marco è «il termometro del mondo». Ebbene, con questa invasione delle acque questa affermazione risulta lampante. La piazza e la Basilica sono tra le zone più soggette all’acqua alta ma tutti i monumenti e i palazzi di Venezia sono a rischio.
Nel 1955 la Venezia lagunare contava 176 mila abitanti, oggi ce sono appena 51 mila. Una città che perde abitanti è una città condannata
Gli edifici della città lagunare sorgono su palafitte che formano una vera e propria rete nel terreno e sono soggette a logoramento. Un logoramento che può certamente essere corretto ma con la dovuta manutenzione. E sono decisioni che vanno prese subito. Adesso. C’è un rapporto Unesco del 2011 che non è mai stato veramente reso pubblico, secondo cui prima del 2050 l’acqua alta a Venezia potrebbe essere perpetua e sarà necessario spostarsi e muoversi con le barche in tutta la città. Con l’innalzamento dei mari uno dei primi porti a essere danneggiati sarà proprio quello Venezia, tutto è più a rischio specialmente se è più in basso.
Souvenir di Venezia ammassati.
Da 30 anni si parla del Mose come dell’opera che avrebbe risolto o quantomeno arginato il problema dell’acqua alta a Venezia. L’idea del Mose poteva forse essere una buona idea ma è finita per essere una scusa per uno straordinario episodio di corruzione. Non ho un giudizio tecnico sul Mose, però dico alcune cose: doveva essere inaugurato, lo annunciò Bettino Craxi, prima del 1995. Adesso dicono che sarà finito tra altri tre, forse cinque anni. Il costo doveva essere di circa 2 miliardi, siamo arrivati a quasi 8. Secondo un calcolo fatto da un economista come Francesco Giavazzi, di questi 8 miliardi, 2 sono finiti in corruzione. Infine, ho letto sui giornali, una parte di queste barriere sono state costruite anni fa e sarebbero già rovinate ed è possibile che quando sarà inaugurato, sarà subito necessario fare manutenzione alle paratie. E anche su questo aspetto nessuno ha dato cifre certe sui costi annui.
Si è avuta fretta di permettere il passaggio delle Grandi navi ma non di tutelare la città… Questo governo dovrebbe avere il coraggio di nominare una commissione internazionale di altissimo livello incaricata di studiare gli atti relativi al Mose e nel giro di due mesi o tre mesi dire se quest’opera possa davvero funzionare. Ci stiamo baloccando con il Mose da 35 anni. E di contro se non transitassero più le Grandi navi, si potrebbero riportare le bocche di porto all’altezza originaria e forse qualcosa potrebbe cambiare.
Tutti pensano agli effetti del turismo delle Grandi navi, ma non pensano all’inquinamento, al rischio che una di queste navi possa sventrare Palazzo ducale
Alcuni tra gli ultimi sindaci però sulle Grandi navi non hanno mai voluto sentire ragioni. L’attuale sindaco di centrodestra Luigi Brugnaro è un fautore delle Grandi navi. Ma l’altro principale sponsor negli anni scorsi è stato Paolo Costa, ex sindaco che viene dal Pd. Questa armonia tra destra e sinistra ci dice molto del perché Venezia vada puntualmente sott’acqua.
L’obiezione principale è relativa all’indotto in termini di supporto all’economia locale, creato dal turismo delle migliaia di persone che scendono dalle navi da crociera e si riversano in città. Tutti pensano agli effetti presunti del turismo delle Grandi navi, da cui in realtà spesso non scende nemmeno la metà dei turisti, ma non pensano all’inquinamento, al rischio che una di queste navi possa sventrare il Palazzo ducale. E anche ultimamente si è andati vicino a incidenti di questo tipo. Oggi si discute del biglietto di accesso a Venezia che considero una stupidaggine, ma non si pensa a bloccare le Grandi navi. E invece di riportare l’altezza delle bocche di porto alla profondità originaria, c’è qualcuno che vorrebbe costruire un secondo canale verso Marghera. Con tale cecità ci stanno obbligando al fatto che Venezia morirà domani.
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Si chiamano Massimo e Giacomo e fanno musica insieme dal 2012. Nel loro bagaglio musicale non ci sono solo rapper ma anche i grandi cantautori italiani. Il profilo.
Si chiamano Giacomo e Massimo, ma sul palco sono “solo” i Sierra, duo di rapper romani che sta conquistando X Factor 2019. Sotto la guida di Samuel, stanno procedendo verso la puntata di giovedì 21 novembre, quando avranno la possibilità di far sentire al pubblico il loro inedito.
Giacomo e Massimo hanno entrambi 26 anni e vivono a Roma con le loro famiglie. Giacomo è figlio di un tastierista e coltiva la passione per la musica sin da ragazzino. Massimo, invece, ha genitori medici che, nonostante il supporto, vorrebbero per lui una strada diversa da quella imboccata. La loro avventura è cominciata nel 2012 quando un produttore ha puntato su di loro. Il progetto però è andato in fumo qualche anno dopo.
Nonostante questo, i due non hanno mollato: prima hanno cominciato a registrare i pezzi in autonomia, usando la cabina armadio di un amico comune come sala di registrazione. E ora, a distanza di qualche anno, sono riusciti ad aprire uno studio di produzione grafica e musicale per fare sul serio.
Nel loro bagaglio musicale ci sono infatti anche i mostri sacri del cantautorato italiano, come Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Lucio Battisti e Antonello Venditti, oltre che il rapper genovese Tedua e il cuneese Izi.
Giacomo e Massimo, nonostante la complicità nella scrittura e il feeling sul palco, sono ragazzi molto diversi. Il primo si definisce estroverso, il secondo invece è più riservato e introverso. Li accomuna però una grande passione per la musica e la voglia di sfondare in questo settore.
Finora a X Factor i Sierra con il loro sono stile stati apprezzati da giudici e pubblico. Un po’ come Anastasio, che con il suo rap aveva portato una ventata d’aria fresca riuscendo a vincere l’edizione del 2018. Porterà fortuna?
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Si tratta di un "papa straniero": per la prima volta il Consiglio superiore della magistratura non ha optato per una soluzione interna. A Roma da pm si è occupato di Ustica, Nar, Br e non solo. Poi togato di sinistra nel Csm e la nomina a Catania. Da n.2 dell'Anm si scontrò con Berlusconi.
La Cassazione ha un nuovo procuratore generale: è Giovanni Salvi, il “papa straniero” scelto dal Consiglio superiore della magistratura che per la prima volta non ha optato per una soluzione interna.
UNA LUNGA CARRIERA A ROMA
Salvi è in magistratura da 40 anni. Una lunga carriera segnata da due costanti: il legame con Roma, sua città di adozione, e con le funzioni di pubblico ministero, che non ha mai smesso se non per brevissimi periodi. Nato a Lecce, 67 anni fa, Salvi è arrivato alla procura della Capitale nel 1984 e ci è rimasto per 20 anni. Un lunghissimo arco di tempo in cui si è occupato di indagini delicate, come quelle sulla strage di Ustica, gli omicidi di Mino Pecorelli e Roberto Calvi e di inchieste sui Nar e le Brigate rosse.
NEL CSM CON MAGISTRATURA DEMOCRATICA
Esperienza interrotta nel 2002, quando Salvi è stato eletto componente togato del Csm, nella lista di Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe confluita negli ultimi anni in Area, senza però sciogliersi.
A CATANIA FRA TRAFFICO DI MIGRANTI E MAFIA
A Roma è poi tornato da procuratore generale nel 2015, nominato all’unanimità dal Csm. Quattro anni prima invece era passata sul filo di lana la sua nomina a procuratore di Catania. E da quell’ufficio, che ha guidato dal 2011 al 2015, ha coordinato numerose inchieste sul traffico dei migranti e sulla mafia. Indagini che con la collaborazione dei capi di Cosa nostra catanese hanno consentito di individuare i responsabili di delitti centrali per la ricostruzione delle vicende nazionali dell’organizzazione mafiosa, come l’omicidio di Luigi Lardo.
GLI SCONTI ALL’ANM CON BERLUSCONI
Salvi in realtà non è del tutto estraneo all’ufficio che dovrà guidare: vi ha lavorato per quattro anni, dal 2007 al 2011, con le funzioni di sostituto pg. È stato anche vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati negli anni dello scontro tra le toghe e il governo Berlusconi. A cercare negli archivi non sono tante le sue esternazioni. L’ultima l’ha fatta per invocare rispetto per il lavoro della procura di Roma, dopo che la Cassazione ha fatto cadere l’accusa di associazione mafiosa per i condannati dell’inchiesta sul Mondo di mezzo.
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