Starlink: cos’è, a cosa serve e quanto costa

I primi 60 satelliti sono arrivati in orbita nel 2019: a sei anni di distanza, stando ai dati di dicembre 2025 confermati dall’astronomo americano Jonathan McDowell, le unità operative sono già 9.347. È Starlink, la prima costellazione al mondo sviluppata con l’obiettivo di garantire una connettività per privati e imprese a banda larga e bassa latenza, raggiungendo ogni angolo del pianeta direttamente dal cielo. A idearla e metterla a punto sono stati gli ingegneri di SpaceX, la compagnia aerospaziale di Elon Musk che sta collaborando con la Nasa per riportare gli astronauti sulla Luna con il colossale velivolo Starship. L’obiettivo dichiarato al fine di ottenere una connessione stabile su scala globale è raggiungere le 12 mila unità, traguardo ormai a un passo. Ecco come funziona, a cosa serve e come fare per averla nelle proprie case.

Starlink, come viene lanciata e a cosa serve la costellazione di SpaceX

Starlink: cos’è, a cosa serve e quanto costa
Il lancio in orbita dei satelliti Starlink (Imagoeconomica).

Capita di tanto in tanto, alzando gli occhi al cielo una volta calato il Sole, di vedere una lunga serie di puntini bianchi muoversi in linea retta attraverso le stelle. Si tratta proprio dei satelliti della Starlink, in rotta verso l’orbita terrestre bassa (circa 500 chilometri di altitudine) per iniziare a operare. Come ha fatto SpaceX a lanciare in poco tempo così tante unità? Per farlo ha sfruttato i suoi nuovi Falcon 9, razzi riutilizzabili più volte in quanto capaci di tornare a terra una volta effettuato il lancio e di far risparmiare alla compagnia decine di milioni di dollari. Rapida anche la produzione: ciascun satellite misura appena 2,8 metri di lunghezza per 1,4 di larghezza, per un peso di 260 chilogrammi circa. Solo una volta in orbita si apre il pannello solare che li alimenta, la cui ampiezza è di circa otto metri.

Starlink: cos’è, a cosa serve e quanto costa
Un kit di Starlink in funzione (Imagoeconomica).

I satelliti Starlink operano a un’altitudine molto inferiore rispetto a quelli del meteo o GPS. I LEO di SpaceX, acronimo di Low Earth Orbit (Orbita terrestre bassa) si trovano infatti a circa 500 chilometri dalla superficie, mentre i geostazionari di cui sopra possono lavorare solamente a una distanza di 35 mila chilometri da noi. A spiegare la necessità di un’orbita così bassa è il funzionamento stesso della costellazione. Affinché possa produrre una connessione Internet stabile e supportare le necessità di ogni utente, dallo streaming al gaming fino alle videochiamate online, deve garantire sia l’invio sia la ricezione dei dati in poche frazioni di secondo, permettendo così di parlare di bassa latenza. Oltre alla vicinanza dalla Terra, serve anche un numero elevato di unità – gli esperti parlano di 12 mila – per garantire una copertura totale del pianeta.

Come funziona la rete Internet e quanto costa averla in casa

Starlink: cos’è, a cosa serve e quanto costa
Un kit di Starlink (Ansa).

La connessione satellitare di Starlink avviene tramite onde radio. Per utilizzarla, ciascun abbonato riceve infatti a casa un router e un’antenna: il primo, una volta che un Pc o uno smartphone collegato effettua l’accesso a Internet, invia una richiesta alla seconda, che a sua volta la spedisce in orbita. Dallo spazio, il satellite più vicino invia il segnale a una stazione sulla superficie terrestre che la smista ai server che contengono i dati necessari. Una volta estratti, questi ultimi fanno il percorso inverso fino al dispositivo dell’utente. Il tutto, in poche frazioni di secondo. Il prezzo? Il kit completo costa 349 euro, cui poi aggiungere un abbonamento da 29 (residenziale Lite) oppure 40 euro (Standard) mensili. Dal punto di vista tecnico, Starlink offre una velocità di download fra i 25 e i 220 mbps, con media di 100, ben distanti dai 1.000 della fibra ottica.

Vicino il ritorno di Twitter? Una startup Usa sfida Musk

Una startup statunitense vuole riportare in vita Twitter. La neonata Operation Bluebird, che già con il nome richiama il celebre social dell’uccellino blu, ha infatti avviato un’azione legale per ottenere la titolarità del marchio e del nome con l’obiettivo di riportare online la piattaforma. Come riportato in anteprima da Ars Technica, ha già depositato una petizione presso l’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti chiedendo la cancellazione di ogni potere legale da parte di X Corp., nata dalle ceneri di Twitter dopo l’acquisto di Elon Musk, così da poter utilizzare la grafica e lo stile per riattivare il social. Già online il nuovo sito con il dominio di twitter.new, dove gli utenti possono prenotare il proprio nome utente in vista dell’eventuale lancio, di cui ancora non vi sono comunicazioni. X ha tempo fino a febbraio per rispondere.

Cosa sappiamo sul possibile ritorno online di Twitter

«X Corp ha abbandonato di fatto il marchio storico di Twitter, senza alcuna intenzione di riprenderli in futuro», ha spiegato Operation Bluebird nella sua petizione. «L’uccellino è stato rimosso». Qualora avesse successo, come anticipa sempre Ars Technica, la startup potrebbe rilanciare il social online già verso la fine del 2026. A guidarla è Michael Peroff, avvocato dell’Illinois esperto nella tutela dei marchi, insieme a Stephen Coates, già direttore associato dei domini di Twitter per due anni tra il 2014 e il 2016. Per quale motivo riportare in vita proprio il network dell’uccellino blu? «Ci sono delle alternative», ha spiegato Peroff citando la nascita negli anni di Threads, Mastodon e Bluesky. «Per me nessuna di queste ha la portata necessaria per fare la differenza nel dibattito nazionale». È dello stesso avviso anche Coates, che ha giustificato l’operazione con la volontà di riportare in auge quella «magia che un tempo aveva Twitter».

Vicino il ritorno di Twitter? Una startup Usa sfida Musk
Il social twitter su un tablet (Imagoeconomica).

Già diffuse alcune caratteristiche del nuovo Twitter che, come quasi tutti i network contemporanei, non potrà fare a meno dell’intelligenza artificiale. Come spiegato in un post sul profilo LinkedIn della stessa Operation Bluebird, la piattaforma utilizzerà l’IA anche per il fact checking e la moderazione dei contenuti, anche se non è ancora chiaro in che modo. «Trasparenza senza censura. Fiducia senza controllo. Libertà di parola, non libertà di accesso», ha spiegato la startup. «Non è più un’ipotesi. Lo stiamo costruendo e lo stiamo riportando in un luogo che tutti conosciamo: la piazza pubblica».

Apple, le 10 app più scaricate su iPhone e iPad nel 2025

Il 2025 volge al termine ed è tempo di bilanci. Come da tradizione, Apple ha rilasciato la classifica delle applicazioni più scaricate in Italia dagli utenti su App Store, certificando un ulteriore successo dell’intelligenza artificiale. Chatbot e software IA la fanno ancora da padroni, anche se non mancano i software per i pagamenti, le piattaforme bancarie oppure quelle legate alla sicurezza. Ecco tutte le classifiche sia per le applicazioni gratuite sia per quanto riguarda quelle a pagamento.

Apple, le 10 app gratuite più scaricate su iPhone nel 2025

Apple, le 10 app più scaricate su iPhone e iPad nel 2025
Il logo di OpenAI (Ansa).

L’app più scaricata dagli utenti iPhone è ChatGPT, sistema di intelligenza artificiale più diffuso in Italia e realizzato da OpenAI. L’ennesima conferma di come l’IA stia conquistando sempre più un posto centrale nella nostra quotidianità. Al secondo posto c’è invece Poste Italiane, che ha da poco preso il posto di BancoPoste e PostePay in un’unica app. Medaglia di bronzo invece per Klarna, dedicata ai servizi per pagamenti a rate. Nella Top 5 delle app gratuite con più download su iPhone ci sono anche Google Chrome, motore di ricerca di Mountain View, e Temu, il portare economico di e-commerce. Seguono in classifica Threads di Meta, Google e il relativo sistema di intelligenza artificiale Gemini. Nono posto per Remini, app per migliorare le foto sempre tramite IA, mentre in decima posizione si è piazzata TikTok.

Le 10 app a pagamento più scaricate su iPhone nel 2025

Apple, le 10 app più scaricate su iPhone e iPad nel 2025
Un modello di iPhone 17 (Ansa).

Apple ha pubblicato anche la classifica delle 10 app a pagamento con più download in Italia durante il 2025. In vetta e-Connect, servizio per la gestione centralizzata e remota dei sistemi di sicurezza e di automazione domestica. Segue subito dopo Blitzer.de PRO dedicata alla sicurezza stradale e che fornisce informazioni live per quanto riguarda la posizione di autovelox, incidenti e ingorghi. In terza posizione Threema, servizio di messaggistica made in Svizzera e focalizzato sulla privacy. PeakFinder per le informazioni sulle montagne è in quarta posizione: quinta Metronet, utile per la gestione e la supervisione di sistemi di sicurezza IESS. Seguono Shadowrocket per reindirizzare il traffico sul web tramite server proxy e NightCap Camera per scattare fotografie anche in condizioni di scarsa illuminazione. Chiudono la Top 10 Veicolo+ per avere informazioni sulle vetture tramite la targa, Procreate Pocket per la pittura e il portafoglio per digitalizzare tessere fisiche 1Wallet.

Gaming: i videogiochi più cercati dagli italiani

Capitolo gaming. Apple ha pubblicato anche la classifica delle app di gioco con più download nel 2025 in Italia. In prima posizione, per quanto riguarda quelle free, c’è Block Blast, erede del puzzle game Tetris, seguita da GCC Pokémon Pocket e – soltanto al terzo posto – dalla celebre Clash Royale. Vi sono poi Roblox, Township, Subway Surfers e Brawl Stars. In Top 10 anche Vita Mahjong dedicato al famoso gioco cinese con le tessere, Giochi offline senza Internet per potersi divertire anche quando non si è connessi e Last War: Survival. Passando alle app gaming a pagamento, in prima posizione c’è Minecraft. Segue in seconda posizione Plague Inc., in cui evitare che un virus mortale si propaghi in tutto il mondo. In classifica vi sono poi Pou, Balatro, Geometry Dash, Monopoly e Taboo – Official Party Game. In Top 10 Rovio Classics: Angry Birds, After Inc e Real Flight Simulator.

iPad, quali sono le applicazioni con più download nel 2025

Apple, le 10 app più scaricate su iPhone e iPad nel 2025
Un iPad in un Apple Store (Imagoeconomica).

Apple ha rilasciato anche la classifica delle app più scaricate sui tablet iPad. Per quanto riguarda le gratuite, ChatGPT resta ancora una volta in prima posizione come su iPhone, seguita in questo caso da Google Chrome e Canva per Design IA, Foto e Video. Ai piedi del podio si è posizionata Goodnotes per AI Notes, Docs e PDF, seguita da Amazon Prime Video per lo streaming e da Appunti+. Al settimo posto Freenotes: AI Notes Taking, poi Notability: Smarters AI Notes, confermando ancora una volta il forte impatto dell’intelligenza artificiale anche per quanto dobbiamo prendere appunti su un tema o sugli appuntamenti da rispettare. Chiudono la Top 10 WhatsApp Messenger, sbarcata su iPad solo a maggio 2025, e Google Meet per le riunioni online.

Passando alle applicazioni a pagamento, in cima alla classifica con più download su iPad c’è Procreate per disegno e illustrazione digitale. Secondo posto per Nomad Sculpt, incentrata sulla modellazione in tre dimensioni, mentre la medaglia di bronzo è andata a Procreate Dreams. Quarto posto per l’app Toon Squad, che ha preceduto Feather: Draw 3D. Sesta piazza per Atlante di Anatomia Umana 2026, che ha preceduto in classifica forScore, iReal Pro e AnkiMobile Flashcards. Chiude la Top 10 invece MobileSheets for iPad, utile per gestire, organizzare e visualizzare gli spartiti musicali digitali.

Sam Altman guiderà l’intelligenza artificiale di Microsoft

Sam Altman guiderà il nuovo team di intelligenza artificiale di Microsoft. Il 18 novembre il cofondatore di OpenAI era stato estromesso dalla sua startup. Ad affiancarlo in Microsoft ci sarà anche Greg Brockman, membro del consiglio di amministrazione e cofondatore di OpenAI, che ha lasciato l’azienda la scorsa settimana.

L’ad Microsoft: «Fiduciosi di continuare a innovare tutto ciò che abbiamo annunciato» 

«Rimaniamo impegnati nella nostra partnership con OpenAI e siamo fiduciosi nella nostra roadmap di prodotti, nella nostra capacità di continuare a innovare con tutto ciò che abbiamo annunciato al Microsoft Ignite, e nel continuare a supportare i nostri clienti e partner», ha affermato Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, in un post su Linkedin.

YouTube, nuove regole per le nudità in allattamento e danze sensuali

YouTube ha allentato le sue regole in merito alla monetizzazione dei video che contengono nudità. L’elenco dei filmati idonei per generare introiti pubblicitari infatti comprende anche quelli che mostrano i capezzoli del seno durante l’allattamento e le immagini che presentano danze sensuali come il twerking e il grinding. La piattaforma di proprietà di Google ha anche rilasciato una clip dove Conor Kavanagh, responsabile per le politiche di monetizzazione, spiega nel dettaglio i principali aggiornamenti relativi alle linee guida per tutta la community. Restano infatti importanti restrizioni, soprattutto per quanto riguarda i filmati che mirano a enfatizzare contenuti sessualmente espliciti e volgari.

Monetizzazione attiva per i video che mostrano nudità durante l'allattamento oppure per le danze twerking e grinding. Le regole di YouTube.
YouTube ha modificato le sue linee guida per la community (Getty Images).

LEGGI ANCHE: YouTube, nuove regole per video generati dall’IA e deepfake

Dall’allattamento al twerking, le nuove linee guida di YouTube sulle nudità

Come si legge sul blog ufficiale della piattaforma, nonostante l’allentamento YouTube ha mantenuto alcune restrizioni importanti. Per quanto riguarda l’allattamento, infatti, è fondamentale che nel video sia presente un bambino. In tal caso, sarà possibile monetizzare anche se nell’inquadratura sono visibili i capezzoli, prima invece vietati. Passando invece ai filmati coreografici di danza, la piattaforma ha deciso di consentire anche il twerking e il grinding oltre a una serie di «balli sensuali». Resteranno però interdette inquadrature intenzionali e ricorrenti di seno, glutei e genitali, movimenti che imitano l’atto sessuale nonché un vestiario «estremamente minimal». YouTube non ha però specificato quali siano i limiti per definire l’abbigliamento consono o meno alla monetizzazione online. «Come sempre, tutti i contenuti dovranno rispettare le regole della community», ha concluso Kavanagh.

Per quanto riguarda la nudità in generale, invece, non ci sono limitazioni per quanto riguarda espressioni di stampo artistico come sculture, schizzi e bozzetti nonché immagini al computer che coinvolgono le intimità illustrate. Consentiti anche abiti traslucidi o trasparenti per seni e décolleté femminili, glutei e torsi maschili «a patto che siano in contesti appropriati come passerelle di moda, esami medici e spiagge». È possibile poi mostrare anche il fondoschiena con vestiti trasparenti purché non rappresentino «il punto focale del video» e non siano «indirizzati per un contenuto sessualmente esplicito». Esclusi dall’elenco filmati, documentari e reportage legati all’industria del sesso, alle sex worker o contenenti immagini pornografiche. Nella danza, si bandiscono infine twerking e grinding se uno dei partner mette le mani sotto i vestiti dell’altro oppure ci sia uno zoom deliberato sulle parti intime.

BancoPosta e PostePay bloccate dal codice GC01: cosa significa

Un venerdì 17 novembre decisamente complicato per gli utenti delle app BancoPosta e PostePay che si sono trovati a dover fronteggiare nelle prime del mattino un codice di errore, il GC01, che ha loro limitato la possibilità di utilizzo del servizio. Si tratta di un segnale che compare nel momento in cui l’app dei servizi postali si blocca, il che lascia intendere che le problematiche riscontrate riguardino i server dell’azienda che gestiscono le suddette app.

Il codice GC01 e i problemi per gli utenti

BancoPosta e PostePay sono le applicazioni maggiormente utilizzare da chi ha uno smartphone e un conto presso Poste Italiane. Così come riportato da Nextme, circa 800 utenti, intorno alle 9.45 del 17 novembre, si sono ritrovati senza la possibilità di poter accedere alle app, con il sistema che continuava a fornire loro il codice di errore GC01. Bloccate dunque tutte le funzioni, da quelle di semplice consultazione delle informazioni del proprio conto a quelle relative ai pagamenti. Poste Italiane non ha ancora diramato alcuna comunicazione ufficiale sul tema. Intorno alle ore 10.00 le applicazioni avrebbero ripreso a funzionare per qualche minuto, salvo poi bloccarsi nuovamente.

Black Friday 2023 di Amazon: offerte, sconti e giornate

È il giorno più atteso dell’anno per gli acquisti online. Il Black Friday 2023 è ormai alle porte, in programma per il 24 novembre, il primo venerdì dopo il Giorno del Ringraziamento americano. Per l’occasione, Amazon presenta migliaia di prodotti in offerta, con prezzi ribassati anche oltre il 50 per cento. Numerosi però gli sconti già attivi, dato che venerdì 17 novembre il colosso dell’e-commerce ha già inaugurato la settimana che porterà all’evento clou del Black Friday. Ci sarà tempo per comprare smartphone, computer, prodotti per l’igiene personale e molto altro fino a lunedì 27 novembre, il Cyber Monday dedicato all’hi-tech. Ecco una guida per districarsi tra le migliori occasioni online e le informazioni su come aderire.

Black Friday 2023, come funziona e quali aziende aderiscono

Sebbene nato come unica giornata di promozioni, negli anni il Black Friday si è espanso sempre più tanto da comprendere nel 2023 ben 10 giorni di offerte. La data ufficiale si calcola ogni anno allo stesso modo, dato che cade nel giorno che segue il Ringraziamento americano, che si celebra il quarto giovedì di novembre sin dai tempi di Abramo Lincoln. L’iniziativa, che inaugura la stagione dello shopping in vista del Natale, su Amazon nel 2023 si apre già da venerdì 17, con una serie di sconti già attivi sulla piattaforma online. Per potervi accedere, a differenza dei Prime Day riservati agli utenti iscritti, non occorre aver sottoscritto in precedenza alcun piano di abbonamento alla piattaforma. Chiunque infatti può usufruire delle offerte su tutti i prodotti nel catalogo venduti e spediti da Amazon o dalle aziende che hanno deciso di aderire.

Il 17 novembre parte la settimana del Black Friday di Amazon, in programma per venerdì 24. E lunedì 27 tocca al Cyber Monday per l'hi-tech.
I pacchi di Amazon pronti per la spedizione (Getty Images).

L’iniziativa, che raggiungerà l’apice venerdì 24 novembre, si protrarrà poi fino a lunedì 27, il Cyber Monday. Riservato al settore hi-tech, è un’invenzione recente in quanto nato solamente nel 2005 per opera di Ellen Davis della National Retail Federation americana e di Scott Silverman con l’obiettivo di incrementare gli incassi delle vendite online. Giornata conclusiva della settimana del Black Friday, presenta le promozioni più allettanti, con sconti che possono sfiorare anche il 70 per cento sul prezzo di partenza. Seppur celebre su Amazon, il Black Friday non è un’esclusiva dell’azienda fondata da Jeff Bezos. Vi aderiscono infatti varie catene commerciali, da Unieuro a Mediaworld, passando per Euronics. Senza dimenticare singole aziende come Samsung, Xiaomi, Dyson e OnePlus, solo per citarne alcuni.

Come trovare le migliori offerte da non lasciarsi scappare

Sebbene basti navigare online sui siti ufficiali per trovare le promozioni, è possibile avvantaggiarsi sfruttando una serie di strumenti sul web. Su tutti, i tracker dei prezzi, efficaci per monitorare le oscillazioni del costo dei prodotti su Amazon, mostrando se l’offerta è davvero conveniente o meno. Per i possessori degli smartphone Android c’è l’app Price Tracker, mentre tutti gli altri possono optare per i servizi online di Keepa, MaxSpar e Watch4Price, oltre al più famoso CamelCamelCamel, disponibile anche per l’Italia. Non meno utili risultano poi le piattaforme che aggregano i volantini dei negozi fisici dove poter risparmiare qualche spicciolo negli acquisti. I più gettonati sono Doveconviene, Ultimoprezzo e Promoqui.

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IBM sospende la pubblicità su X in protesta contro i contenuti antisemiti

IBM abbandona X. La società di informatica fra le più antiche al mondo ha infatti annunciato l’immediata sospensione delle pubblicità sul social network per la presenza di contenuti antisemiti sulla piattaforma. «È una situazione del tutto inaccettabile», ha spiegato l’azienda in una nota ufficiale. «Bloccheremo gli spot mentre indaghiamo su quanto accaduto. Abbiamo tolleranza zero per l’incitamento alla discriminazione e all’odio». L’organismo di vigilanza Media Matters for America ha infatti pubblicato un rapporto in cui si cita la presenza di elogi al nazismo, a Hitler e all’antisemitismo accanto a inserti non solo di IBM, ma anche di Apple e Oracle. L’annuncio arriva a poca distanza da una polemica che ha colpito il patron di X Elon Musk per alcuni commenti sulla piattaforma in cui supportava la teoria secondo cui gli ebrei promuovono l’odio contro gli occidentali.

Gli spot di IBM, Apple e Oracle appaiono su X accanto a contenuti antisemiti. Polemica anche su Elon Musk per commenti contro gli ebrei.
Il logo di IBM, fra le più grandi società informatiche (Getty Images).

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Linda Yaccarino di X risponde a IBM: «Siamo contro ogni forma di odio»

Nel suo rapporto disponibile online, Media Matters for America ha anche elencato il contenuto di alcuni post antisemiti presenti su X accanto alle pubblicità di grandi aziende. Sotto a uno spot proprio di IBM, per esempio, è possibile vedere alcuni cartelli filonazisti degli Anni 40 che appoggiavano il Reich e Hitler, una «guida spirituale». Le promozioni della società di telecomunicazioni Xfinity invece sono apparse sotto a una serie di post in cui si stabiliva che «Hitler ha fatto anche delle cose buone durante la sua dittatura». In altri contenuti, apparsi assieme a spot della rete televisiva Bravo, un utente ha persino definito stupidi coloro che credono che sia avvenuto un Olocausto. «Non possiamo sostenere una situazione così inaccettabile», ha spiegato IBM al Financial Times.

Gli spot di IBM, Apple e Oracle appaiono su X accanto a contenuti antisemiti. Polemica anche su Elon Musk per commenti contro gli ebrei.
Alcuni spot di IBM accanto a post antisemiti (Screenshot X).

Immediata la replica da parte di Linda Yaccarino, Ceo di X. «Il nostro punto di vista sulla questione è stato sempre chiaro», ha spiegato sul suo profilo l’amministratore delegato del social. «Contrastiamo ogni forma di discriminazione, fattore su cui penso che tutti siamo d’accordo». Confermando che la piattaforma non ammetterà mai l’antisemitismo, ha confermato l’impegno per eliminare e bandire gli account. La società di Elon Musk si è difesa in un comunicato affermando che la collocazione delle pubblicità nel feed è casuale e non dipende in alcun modo dal network. «I profili filonazisti non potranno mai monetizzare per i loro post, che saranno etichettati come contenuti sensibili», ha concluso, senza però parlare di cancellazione.

La polemica su Elon Musk per alcuni contenuti antisemiti

L’annuncio di IBM arriva in un contesto critico per X a causa di alcuni commenti del patron Elon Musk. Il 15 novembre infatti, il miliardario americano aveva spalleggiato la teoria di un utente secondo cui alcuni ebrei promuovono l’odio contro i bianchi. «Amico, hai perfettamente ragione», ha postato il magnate, dicendosi d’accordo con un complotto antisemita secondo cui gli ebrei incoraggino l’immigrazione in Occidente con l’obiettivo di eliminare la razza bianca e portare a un cambiamento demografico. In seguito ha provato a spiegarsi, peggiorando però le cose. Ha infatti specificato che non riguarda tutti gli ebrei, ma soltanto alcuni gruppi tra cui l’Anti-Defamation League, con cui era entrato in rotta di collisione in passato. «È pericoloso usare la propria fama e influenza per promuovere simili teorie», ha spiegato il Ceo dell’organizzazione.

Gli spot di IBM, Apple e Oracle appaiono su X accanto a contenuti antisemiti. Polemica anche su Elon Musk per commenti contro gli ebrei.
Il commento di Elon Musk che ha fatto infuriare gli ebrei (Screenshot X).

Gmail, da dicembre addio agli account inattivi: cosa fare per non perdere posta e foto

A partire da dicembre 2023, gli account Gmail di Google personali (e non aziendali o istituzionali) inattivi da almeno due anni saranno eliminati. Nell’operazione saranno inclusi anche i dati nelle librerie di Google Foto, gli appuntamenti di Google Calendar e gli archivi di Google Docs. Tuttavia, ci sono alcuni semplici metodi da adottare per non perdere i propri dati.

Google cancella gli account Gmail inattivi contro i malintenzionati

Secondo l’azienda, la ragione dietro questa decisione è legata alla sicurezza più che allo spazio. Ruth Kricheli, vicepresidente del Product Management di Google, ha affermato che l’eliminazione degli account mira a ridurre le vulnerabilità nei confronti di individui malintenzionati. Gli account dimenticati o non utilizzati spesso presentano rischi di sicurezza, poiché potrebbero utilizzare password vecchie o compromesse, non avere l’autenticazione a due fattori attivata e ricevere meno controlli da parte degli utenti. I rischi associati ad account compromessi possono variare dal furto d’identità alla diffusione di contenuti dannosi.

Come fare per non perdere i dati

Kricheli ha anche delineato un semplice metodo per mantenere attivo un account Gmail: effettuare l’accesso almeno una volta ogni due anni. Ha precisato che se l’utente ha effettuato l’accesso di recente, l’account è considerato attivo e non sarà eliminato, includendo sia la posta elettronica sia le foto e i calendari. Le azioni considerate valide per mantenere un account attivo sono le seguenti:

  • fffettuare l’accesso;
  • leggere o mandare una mail;
  • utilizzare il Drive;
  • scaricare un’applicazione da Play Store;
  • fare una ricerca su Google.

WhatsApp, la nuova funzione per silenziare le chiamate da numeri sconosciuti

L’applicazione statunitense ha rilasciato una nuova funzione chiamata «Controllo della privacy», grazie alla quale sarà possibile proteggersi da eventuali truffatori che potrebbero usare la piattaforma di messaggistica per scopi illeciti. Al centro dunque la privacy dell’utente, una linea già tracciata da WhatsApp e introdotta con i backup crittografati, le funzioni dei messaggi «visualizza una volta», e ancora l’autenticazione forte a due fattori, oltre alla possibilità di abbandonare silenziosamente i gruppi, di bloccare e segnalare gli utenti indesiderati, così come la definizione dei messaggi effimeri, senza dimenticare la penultima novità, il «lucchetto chat».

La piattaforma ha introdotto la nuova impostazione con l'obiettivo di tutelare i consumatori dalle chiamate truffa.
Smartphone, WhatsApp (Getty Images)

La nuova funzione di WhatsApp per silenziare le chiamate

Per iniziare a usare la nuova funzione basterà aprire il menu principale dell’app per iOS o iPhone, andare su Privacy, successivamente su Controllo della Privacy, Inizia e infine Scegli chi può contattarti. In questo modo, quando si riceveranno delle chiamate dai numeri sconosciuti, che non sono quindi tra i contatti WhatsApp, non verrà generato lo squillo telefonico. La chiamata resterà archiviata tra le notifiche, nella lista dedicata, così da poter comunque prendere visione del numero sconosciuto. L’obiettivo è quello di ridurre le chiamate truffa, motivo di lamentela degli utenti.