Crosetto risponde dopo le polemiche: «Io a Dubai per motivi familiari, accelerazione inattesa»

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito la sua posizione dopo lo scontro politico generatosi sulla sua presenza a Dubai nel bel mezzo del conflitto e sul ritorno in Italia a bordo di un aereo militare. «Sono venuto perché le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale accelerazione», ha spiegato in un’intervista a Repubblica. «Quando ho capito che — a differenza di altre volte — ci sarebbe potuto essere anche un attacco agli Emirati Arabi Uniti, ho deciso di portare a casa la mia famiglia. Dovevamo partire sabato mattina (e quindi saremmo arrivati tranquillamente), ma per un mio impegno istituzionale ad Abu Dhabi abbiamo preso il volo del pomeriggio. Il fatto di trovarsi bloccato non è una cosa su cui fare polemica soprattutto perché la reazione che ha colpito Dubai non era stata ipotizzata da nessuno come conseguenza immediata».

«Opposizione non preoccupata dei miei rischi personali ma solo delle polemiche»

Sul fatto di trovarsi negli Emirati senza scorta e senza che servizi e governo fossero informati, cosa che avrebbe potuto esporlo a rischi, ha risposto: «Io non sono andato di nascosto, ma essendo una questione familiare non ho voluto scorte, né codazzi e ho usato una compagnia aerea civile. Cosa che faccio da tre anni sempre. Anche quando avevo sulla testa una taglia Wagner. Nulla di segreto. Secondo me è un esempio semmai virtuoso. Per il resto non penso che l’opposizione sia preoccupata dei miei rischi personali, ma solo delle polemiche e infatti chiede dimissioni. Per cosa? Perché l’Iran ha attaccato Dubai? Sono preoccupati della mia salute, ma poi fanno polemiche inventate. Non meritano la fatica che ho dedicato al servizio della nazione in questi anni».

Pasdaran: «Colpito l’ufficio di Netanyahu»

I pasdaran iraniani hanno riferito di aver attaccato l’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu. In una dichiarazione ripresa dalla agenzie di stampa di Teheran, i Guardiani della rivoluzione rivendicano di «aver preso di mira l’ufficio del premier criminale del regime sionista e il quartier generale del comandante dell’Aeronautica del regime». Nell’attacco sarebbero stati usati missili Kheibar. La notizia non è ancora stata confermata da Israele, che però ha reso noto che «non risultano feriti in seguito all’ultimo lancio di missili balistici dall’Iran verso il centro del Paese». A dirlo medici e servizi di emergenza israeliani.

Abbattuti caccia statunitensi in Kuwait

Il ministero della Difesa del Kuwait ha reso noto che «diversi» aerei da guerra statunitensi sono stati abbattuti nei cieli del Paese arabo: tutti i piloti dei caccia F-15 sono riusciti a eiettarsi prima dello schianto. Sani e salvi, sono stati trasportati comunque in ospedale. Il governo del Kuwait ha affermato di aver fatto partire indagini sulle cause dell’incidente, avvenuto nel contesto dell’allargamento degli attacchi iraniani sui Paesi del Golfo.

L’Iran ha anche attaccato la base di Ali Al Salem

L’esercito dell’Iran ha dichiarato di aver preso di mira la base aerea di Ali Al Salem, che ospita anche militari della United States Air Force e alcune navi nell’Oceano Indiano settentrionale, aggiungendo che nei raid sono stati utilizzati 15 missili da crociera. Le autorità kuwaitiane hanno confermato l’intercettazione di velivoli senza pilota considerati ostili.

Colonna di fumo dall’ambasciata Usa a Kuwait City

Una colonna di fumo è stata osservata levarsi dall’ambasciata statunitense a Kuwait City, dopo che che forti esplosioni e sirene antiaeree sono state udite nel Paese per il terzo giorno consecutivo mentre continua la rappresaglia dell’Iran. L’ambasciata aveva invitato i cittadini americani a non recarsi presso la struttura diplomatica.

Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra

Si allarga ancora il conflitto in Medio Oriente scatenato dall’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. È infatti scattata una nuova offensiva dell’Idf contro Hezbollah che, come ha spiegato una fonte della sicurezza di Tel Aviv al canale saudita Al-Hadath, «sarà ampia e completa» e «potrebbe includere un’invasione di terra». Decine di vittime, centinaia di feriti, decine di migliaia i libanesi in fuga dalle zone interessate dai raid.

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Il primo attacco di Hezbollah da novembre 2024 e la risposta di Israele

Hezbollah nella notte ha lanciato razzi e droni su Israele per la prima volta dal novembre del 2024, quando fu firmato l’accordo di cessate il fuoco. Lo Stato ebraico ha emesso ordini di evacuazione per oltre 50 centri abitati in tutto il Libano, chiedendo alla popolazione di allontanarsi di almeno un chilometro poiché in prossimità di «strutture di Hezbollah», e poi ha colpito: nel mirino anche Dahieh, sobborgo meridionali di Beirut da sempre roccaforte del Partito di Dio. Nella capitale e nel Sud del Paese gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 31 persone e ne hanno ferite 149, ha riferito il ministero della Salute di Beirut. Decine di migliaia i libanesi in fuga dalle zone interessate dai raid. Il lancio di missili «va contro tutti gli sforzi e le misure intraprese dallo Stato per tenere il Libano lontano dai pericolosi scontri militari in corso nella regione», ha dichiarato il presidente Joseph Aoun.

Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra
Israele colpisce il Libano e non esclude l’invasione di terra

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Gli attacchi in Libano contro Hezbollah «potrebbero durare molti giorni»

La fonte della sicurezza israeliana che ha parlato con Al-Hadath, ha anche detto che «non ci sarà alcuna immunità per nessun politico o figura militare di Hezbollah e nemmeno per i suoi sostenitori». Il generale Eyal Zamir, capo dell’Idf, ha spiegato che gli attacchi in Libano contro Hezbollah, sostenuto dall’Iran, «potrebbero durare molti giorni». Il gruppo, ha dichiarato Rafi Milo, capo del Comando Settentrionale dell’Idf, «ha scelto il regime iraniano rispetto allo Stato del Libano, avviando un attacco contro i civili israeliani», e pertanto «pagherà un prezzo pesante». Tel Aviv non ha escluso la possibilità di un’operazione di terra.

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Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania

Il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu ha approvato ulteriori misure per rafforzare il controllo dello Stato ebraico sulla Cisgiordania e facilitare il possesso di terreni da parte dei coloni. Domenica 15 febbraio è infatti arrivato il semaforo verde all’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati della West Bank che permetterà di dichiararli come “proprietà statale”, se i palestinesi non saranno in grado di presentare documenti che ne attestino la titolarità. Tutto questo dopo decenni di occupazione e guerra, in cui la documentazione potrebbe essere andata persa o distrutta: di fatto, l’obiettivo è l’espropriazione di massa dei territori palestinesi. «Stiamo proseguendo la rivoluzione degli insediamenti e rafforzando la nostra presa su tutte le parti del nostro territorio», ha dichiarato Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, tra i promotori del piano assieme a Yariv Levin (Giustizia) e Israel Katz (Difesa).

La registrazione dei terreni riguarderà l’Area C

Era dal 1967 che Tel Aviv non procedeva alla registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania. Il nuovo piano riguarderà l’Area C della West Bank individuata dagli Accordi di Oslo, dove vivono oltre 300 mila palestinesi. Essa costituisce circa il 60 per cento dell’intera Cisgiordania, di fatto sotto il pieno controllo militare israeliano.

Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania
Bezalel Smotrich e Benjamin Netanyahu (Ansa).

Anp: «Flagrante violazione del diritto internazionale»

«Una grave escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale», che equivale a una «annessione de facto». Così l’ufficio di Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), ha definito il piano di Israele, invitando la comunità internazionale e in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire immediatamente. Hamas ha definito quello del governo di Netanyahu un «tentativo nullo e privo di valore» di «giudaizzare» la Palestina. Anche Giordania, Egitto, Qatar e Turchia hanno condannato la mossa di Tel Aviv, che già la scorsa settimana aveva annullato il divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali. Il divieto di cessione di terreni ai non musulmani risaliva al periodo di amministrazione da parte della Giordania (1948-1967): finora le persone non di fede islamica non potevano acquistare terreni a titolo personale, ma solo tramite società private.

Media: «Usa chiedono all’Italia di far parte della Forza di stabilizzazione per Gaza»

Gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Italia di partecipare, come membro fondatore, alla Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) per Gaza. Si tratta del contingente concepito nell’ambito del piano di pace statunitense per monitorare la sicurezza nell’enclave palestinese. A riferirlo è Bloomberg, citando fonti informate. Secondo queste ultime, la proposta sarebbe stata presentata questa settimana alla premier Meloni e al ministero degli Esteri, che non avrebbero ancora deciso. In base alla richiesta, l’Italia non contribuirebbe con truppe ma sarebbe sufficiente un impegno ad addestrare la futura forza di polizia di Gaza. La portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers, interpellata nel merito, non ha specificato se gli Usa abbiano esteso un invito a Roma. «Gli annunci sull’Isf arriveranno presto», ha detto.

Gaza, Putin invitato da Trump a far parte del Consiglio per la pace

Vladimir Putin è stato invitato da Donald Trump a far parte del ‘Board of Peace‘ per Gaza, ovvero il comitato che supervisionerà la ricostruzione della Striscia. Lo ha dichiarato Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, aggiungendo che l’invito è «in fase di valutazione» da parte del presidente russo e che Mosca «spera di ottenere maggiori dettagli» da Washington. L’istituzione del consiglio, presieduto da Trump, è un passo fondamentale nel piano americano sostenuto dalle Nazioni Unite per smilitarizzare e ricostruire Gaza, devastata da due anni di attacchi da parte di Israele. Anche l’Italia, come annunciato da Giorgia Meloni, è stata invitata a far parte del Consiglio per la pace. «Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nel processo di pace», ha affermato la premier. Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, quello argentino Javier Milei e quello egiziano Abdel Fattah al-Sisi hanno ricevuto inviti a partecipare.

Trump annuncia i nomi del Board of Peace per Gaza

Donald Trump ha annunciato i nomi di alcuni componenti del Board of Peace per Gaza, il Consiglio previsto dalla seconda fase dell’accordo tra Israele e Hamas per gestire la Striscia. Ci sono il segretario di Stato Marco Rubio, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, l’ex premier britannico Tony Blair, l’imprenditore miliardario Marc Rowan, il direttore della Banca mondiale Ajay Banga e il l’ex produttore televisivo e collaboratore di Trump Robert Gabriel. Tra i compiti del Board c’è quello di supervisionare l’operato del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, un organismo composto da figure tecniche in gran parte palestinesi che dovrebbe governare il territorio esautorando Hamas.

Mladenov alto rappresentante per Gaza

«Ogni membro del Consiglio esecutivo supervisionerà un portafoglio definito, fondamentale per la stabilizzazione e il successo a lungo termine di Gaza, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il rafforzamento delle capacità di governance, le relazioni regionali, la ricostruzione, l’attrazione di investimenti, i finanziamenti su larga scala e la mobilitazione di capitali», si legge in una nota della Casa Bianca. S.E. Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per la pace in Medio Oriente (dal 2015 al 2020) ed ex ministro degli Esteri bulgaro, ricoprirà il ruolo di alto rappresentante per Gaza e fungerà da collegamento sul campo tra il Board of Peace e il comitato tecnico di 15 palestinesi. A breve verranno resi noti anche i nomi dei ruoli politici dell’organismo. A tal proposito, la premier Meloni ha detto che «l’Italia è disponibile a entrare nel Board».

Attacchi israeliani in Libano, colpiti siti di Hezbollah

L’esercito di Israele ha annunciato di aver colpito infrastrutture di Hezbollah in diverse aree del Libano meridionale: nel mirino dell’Idf un complesso per l’addestramento utilizzato dalla forza d’elite Radwan e strutture militari usate per immagazzinare armi.

L’esercito israeliano, secondo quanto riporta il quotidiano libanese L’Orient Le Jour, ha messo a segno 12 attacchi aerei nell’arco di 20 minuti in diverse località nel sud del Libano. Un altro raid, inoltre, è stato effettuato nella valle della Beqaa, che si estende al confine con la Siria. I nuovi attacchi, sottolinea Tel Aviv, sono avvenuti in un contesto di continue violazioni, da parte di Hezbollah, degli accordi di cessate il fuoco tra Israele e Libano.

Raid di Israele su siti di lancio di Hezbollah nel sud del Libano

Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato di aver colpito «diversi siti di lancio di Hezbollah in varie aree del Libano meridionale». Su X l’Idf ha spiegato che gli attacchi «hanno smantellato le strutture militari e le infrastrutture da cui i terroristi avevano recentemente operato», di fatto «in violazione degli accordi tra Israele e Libano».