Allerta meteo da Nord a Sud: temporali in tutta Italia

Allarme rosso in Calabria, Basilicata e Sicilia. Rischio nubifragi e allagamenti a Roma, maree eccezionali previste a Venezia. Neve sull'arco alpino sopra i 1.200 metri. Il quadro del maltempo nella giornata del 12 novembre.

Una forte perturbazione sta portando temporali in tutta Italia, da Nord a Sud. Per la giornata del 12 novembre la Protezione civile ha diramato l’allerta rossa su gran parte della Calabria, sui settori costieri della Basilicata e sulla Sicilia orientale. Allerta arancione per la Puglia e per i restanti settori di Basilicata, Calabria e Sicilia. Gialla su Emilia-Romagna, Lazio, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania e settori di Lombardia, Veneto, Toscana e Sardegna.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL NORD

Per l’Italia del Nord le previsioni meteo annunciano un 12 novembre ambivalente: nelle regioni occidentali (Liguria, Piemonte e Val d’Aosta) non sono previste piogge significative, anche se il cielo resterà grigio. Il grosso delle precipitazioni si abbatterà invece sulle regioni orientali (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige), piogge lievi su Lombardia ed Emilia-Romagna. Prevista neve sull’arco alpino sopra i 1.200 metri. Nel corso della giornata la tendenza si confermerà, per poi attenuarsi a partire dalla tarda mattinata del 13 novembre. A Venezia sono possibili maree eccezionali: martedì mattina è previsto un picco di 140 centimetri, martedì sera di 145 centimetri, mercoledì mattina di 145 centimetri.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL CENTRO

Il 12 novembre sarà molto nuvoloso anche sul Centro Italia. Le piogge potranno assumere carattere temporalesco su Sardegna, Umbria e regioni tirreniche. Per quanto riguarda in particolare la Sardegna, a causa di un ciclone sul Mediterraneo occidentale sono attesi pioggia, vento e mareggiate fino a sera. Nel Lazio le precipitazioni più intense colpiranno le province di Viterbo, Latina, Frosinone e Roma, con il rischio concreto di nubifragi e locali allagamenti. Anche sulla Capitale sussiste quindi la possibilità di violenti rovesci specie durante il pomeriggio di martedì, accompagnati da raffiche di vento in prevalenza dai quadranti meridionali.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL SUD

L’ondata di maltempo colpirà soprattutto le regioni del Sud, con allerta rossa per Calabria, Basilicata e Sicilia orientale, dove sarà elevato il rischio di fenomeni alluvionali. Forti venti di scirocco accompagneranno piogge intense, in risalita dal Mar Mediterraneo verso la Sicilia, a partire dalla serata di lunedì 11 novembre, con mareggiate e onde alte fino a quattro metri su tutte le coste esposte. In sole sei ore potrebbero cadere fino a 80 millimetri d’acqua, ovvero 80 litri d’acqua su una superficie di un metro quadrato. Non sono da escludere anche grandinate e locali trombe d’aria soprattutto a Ragusa, Agrigento, Siracusa, Caltanissetta, Enna e Catania. Nella notte e nelle prime ore del 12 novembre lo spostamento del minimo depressionario dalla Tunisia al Mar Tirreno farà sì che le intense precipitazioni si concentreranno tra la Sicilia orientale e la Calabria ionica, dove potranno verificarsi alluvioni e allagamenti. Il maltempo sarà associato anche in questo caso a forti venti di scirocco, sia sul Mar Ionio, sia sulle vette appenniniche della Sila e dell’Aspromonte. La situazione andrà migliorando nel corso della mattinata di martedì.

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Allerta meteo da Nord a Sud: temporali in tutta Italia

Allarme rosso in Calabria, Basilicata e Sicilia. Rischio nubifragi e allagamenti a Roma, maree eccezionali previste a Venezia. Neve sull'arco alpino sopra i 1.200 metri. Il quadro del maltempo nella giornata del 12 novembre.

Una forte perturbazione sta portando temporali in tutta Italia, da Nord a Sud. Per la giornata del 12 novembre la Protezione civile ha diramato l’allerta rossa su gran parte della Calabria, sui settori costieri della Basilicata e sulla Sicilia orientale. Allerta arancione per la Puglia e per i restanti settori di Basilicata, Calabria e Sicilia. Gialla su Emilia-Romagna, Lazio, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania e settori di Lombardia, Veneto, Toscana e Sardegna.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL NORD

Per l’Italia del Nord le previsioni meteo annunciano un 12 novembre ambivalente: nelle regioni occidentali (Liguria, Piemonte e Val d’Aosta) non sono previste piogge significative, anche se il cielo resterà grigio. Il grosso delle precipitazioni si abbatterà invece sulle regioni orientali (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige), piogge lievi su Lombardia ed Emilia-Romagna. Prevista neve sull’arco alpino sopra i 1.200 metri. Nel corso della giornata la tendenza si confermerà, per poi attenuarsi a partire dalla tarda mattinata del 13 novembre. A Venezia sono possibili maree eccezionali: martedì mattina è previsto un picco di 140 centimetri, martedì sera di 145 centimetri, mercoledì mattina di 145 centimetri.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL CENTRO

Il 12 novembre sarà molto nuvoloso anche sul Centro Italia. Le piogge potranno assumere carattere temporalesco su Sardegna, Umbria e regioni tirreniche. Per quanto riguarda in particolare la Sardegna, a causa di un ciclone sul Mediterraneo occidentale sono attesi pioggia, vento e mareggiate fino a sera. Nel Lazio le precipitazioni più intense colpiranno le province di Viterbo, Latina, Frosinone e Roma, con il rischio concreto di nubifragi e locali allagamenti. Anche sulla Capitale sussiste quindi la possibilità di violenti rovesci specie durante il pomeriggio di martedì, accompagnati da raffiche di vento in prevalenza dai quadranti meridionali.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL SUD

L’ondata di maltempo colpirà soprattutto le regioni del Sud, con allerta rossa per Calabria, Basilicata e Sicilia orientale, dove sarà elevato il rischio di fenomeni alluvionali. Forti venti di scirocco accompagneranno piogge intense, in risalita dal Mar Mediterraneo verso la Sicilia, a partire dalla serata di lunedì 11 novembre, con mareggiate e onde alte fino a quattro metri su tutte le coste esposte. In sole sei ore potrebbero cadere fino a 80 millimetri d’acqua, ovvero 80 litri d’acqua su una superficie di un metro quadrato. Non sono da escludere anche grandinate e locali trombe d’aria soprattutto a Ragusa, Agrigento, Siracusa, Caltanissetta, Enna e Catania. Nella notte e nelle prime ore del 12 novembre lo spostamento del minimo depressionario dalla Tunisia al Mar Tirreno farà sì che le intense precipitazioni si concentreranno tra la Sicilia orientale e la Calabria ionica, dove potranno verificarsi alluvioni e allagamenti. Il maltempo sarà associato anche in questo caso a forti venti di scirocco, sia sul Mar Ionio, sia sulle vette appenniniche della Sila e dell’Aspromonte. La situazione andrà migliorando nel corso della mattinata di martedì.

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Allarme rosso in Calabria, Basilicata e Sicilia. Rischio nubifragi e allagamenti a Roma, maree eccezionali previste a Venezia. Neve sull'arco alpino sopra i 1.200 metri. Il quadro del maltempo nella giornata del 12 novembre.

Una forte perturbazione sta portando temporali in tutta Italia, da Nord a Sud. Per la giornata del 12 novembre la Protezione civile ha diramato l’allerta rossa su gran parte della Calabria, sui settori costieri della Basilicata e sulla Sicilia orientale. Allerta arancione per la Puglia e per i restanti settori di Basilicata, Calabria e Sicilia. Gialla su Emilia-Romagna, Lazio, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania e settori di Lombardia, Veneto, Toscana e Sardegna.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL NORD

Per l’Italia del Nord le previsioni meteo annunciano un 12 novembre ambivalente: nelle regioni occidentali (Liguria, Piemonte e Val d’Aosta) non sono previste piogge significative, anche se il cielo resterà grigio. Il grosso delle precipitazioni si abbatterà invece sulle regioni orientali (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige), piogge lievi su Lombardia ed Emilia-Romagna. Prevista neve sull’arco alpino sopra i 1.200 metri. Nel corso della giornata la tendenza si confermerà, per poi attenuarsi a partire dalla tarda mattinata del 13 novembre. A Venezia sono possibili maree eccezionali: martedì mattina è previsto un picco di 140 centimetri, martedì sera di 145 centimetri, mercoledì mattina di 145 centimetri.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL CENTRO

Il 12 novembre sarà molto nuvoloso anche sul Centro Italia. Le piogge potranno assumere carattere temporalesco su Sardegna, Umbria e regioni tirreniche. Per quanto riguarda in particolare la Sardegna, a causa di un ciclone sul Mediterraneo occidentale sono attesi pioggia, vento e mareggiate fino a sera. Nel Lazio le precipitazioni più intense colpiranno le province di Viterbo, Latina, Frosinone e Roma, con il rischio concreto di nubifragi e locali allagamenti. Anche sulla Capitale sussiste quindi la possibilità di violenti rovesci specie durante il pomeriggio di martedì, accompagnati da raffiche di vento in prevalenza dai quadranti meridionali.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL SUD

L’ondata di maltempo colpirà soprattutto le regioni del Sud, con allerta rossa per Calabria, Basilicata e Sicilia orientale, dove sarà elevato il rischio di fenomeni alluvionali. Forti venti di scirocco accompagneranno piogge intense, in risalita dal Mar Mediterraneo verso la Sicilia, a partire dalla serata di lunedì 11 novembre, con mareggiate e onde alte fino a quattro metri su tutte le coste esposte. In sole sei ore potrebbero cadere fino a 80 millimetri d’acqua, ovvero 80 litri d’acqua su una superficie di un metro quadrato. Non sono da escludere anche grandinate e locali trombe d’aria soprattutto a Ragusa, Agrigento, Siracusa, Caltanissetta, Enna e Catania. Nella notte e nelle prime ore del 12 novembre lo spostamento del minimo depressionario dalla Tunisia al Mar Tirreno farà sì che le intense precipitazioni si concentreranno tra la Sicilia orientale e la Calabria ionica, dove potranno verificarsi alluvioni e allagamenti. Il maltempo sarà associato anche in questo caso a forti venti di scirocco, sia sul Mar Ionio, sia sulle vette appenniniche della Sila e dell’Aspromonte. La situazione andrà migliorando nel corso della mattinata di martedì.

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L’Isis ha rivendicato l’attacco ai militari italiani in Iraq

La notizia è stata riportata da Site. L'attentato ha provocato cinque feriti di cui tre gravi.

Il marchio dell’Isis sull’attentato ai militari italiani. Il sedicente Stato islamico ha rivendicato l’attacco in Iraq. L’attacco ha provocato cinque feriti di cui tre gravi. La notizia è stata riportata da Site.

IL MESSAGGIO CONTRO I «CROCIATI»

Sull’agenzia ufficiale del Califfato Amaq è apparso questo messaggio: «Con il favore di Dio, l’esercito dell’Isis ha preso di mira un veicolo 4×4 che trasportava membri della coalizione internazionale crociata e dell’antiterrorismo dei Peshmerga, nella zona di Qarajai, a Nord della zona di Kafri (nel distretto di Kirkuk, ndr), con l’esplosione di un ordigno. Questo ha causato la distruzione del veicolo e il ferimento di quattro crociati e di quattro apostati».

VERTICE IN PROCURA A ROMA

Intanto si è svolto in procura, a Roma, un vertice tra magistrati e carabinieri del Ros in relazione all’accaduto. All’attenzione del pm Sergio Colaiocco una prima informativa su quanto avvenuto. Una ricostruzione sulla quale gli inquirenti hanno mantenuto il più stretto riserbo, anche per ragioni di sicurezza legate al fatto che nella zona dell’attentato, a circa 100 chilometri da Kirkuk, sono tutt’ora presenti militari delle forze speciali italiane. I pm romani procedono per il reato di attentato con finalità di terrorismo.

DI MAIO HA INFORMATO I COLLEGHI A BRUXELLES

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invece ha guidato la delegazione italiana al Consiglio Esteri dell’Unione europea, a Bruxelles, dove ha informato i colleghi sull’attacco. Tra i temi affrontati anche il Libano. Di Maio ha poi lasciato la riunione per rientrare a Roma, senza rilasciare dichiarazioni.

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L’Isis ha rivendicato l’attacco ai militari italiani in Iraq

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Il marchio dell’Isis sull’attentato ai militari italiani. Il sedicente Stato islamico ha rivendicato l’attacco in Iraq. L’attacco ha provocato cinque feriti di cui tre gravi. La notizia è stata riportata da Site.

IL MESSAGGIO CONTRO I «CROCIATI»

Sull’agenzia ufficiale del Califfato Amaq è apparso questo messaggio: «Con il favore di Dio, l’esercito dell’Isis ha preso di mira un veicolo 4×4 che trasportava membri della coalizione internazionale crociata e dell’antiterrorismo dei Peshmerga, nella zona di Qarajai, a Nord della zona di Kafri (nel distretto di Kirkuk, ndr), con l’esplosione di un ordigno. Questo ha causato la distruzione del veicolo e il ferimento di quattro crociati e di quattro apostati».

VERTICE IN PROCURA A ROMA

Intanto si è svolto in procura, a Roma, un vertice tra magistrati e carabinieri del Ros in relazione all’accaduto. All’attenzione del pm Sergio Colaiocco una prima informativa su quanto avvenuto. Una ricostruzione sulla quale gli inquirenti hanno mantenuto il più stretto riserbo, anche per ragioni di sicurezza legate al fatto che nella zona dell’attentato, a circa 100 chilometri da Kirkuk, sono tutt’ora presenti militari delle forze speciali italiane. I pm romani procedono per il reato di attentato con finalità di terrorismo.

DI MAIO HA INFORMATO I COLLEGHI A BRUXELLES

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invece ha guidato la delegazione italiana al Consiglio Esteri dell’Unione europea, a Bruxelles, dove ha informato i colleghi sull’attacco. Tra i temi affrontati anche il Libano. Di Maio ha poi lasciato la riunione per rientrare a Roma, senza rilasciare dichiarazioni.

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L’Isis ha rivendicato l’attacco ai militari italiani in Iraq

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IL MESSAGGIO CONTRO I «CROCIATI»

Sull’agenzia ufficiale del Califfato Amaq è apparso questo messaggio: «Con il favore di Dio, l’esercito dell’Isis ha preso di mira un veicolo 4×4 che trasportava membri della coalizione internazionale crociata e dell’antiterrorismo dei Peshmerga, nella zona di Qarajai, a Nord della zona di Kafri (nel distretto di Kirkuk, ndr), con l’esplosione di un ordigno. Questo ha causato la distruzione del veicolo e il ferimento di quattro crociati e di quattro apostati».

VERTICE IN PROCURA A ROMA

Intanto si è svolto in procura, a Roma, un vertice tra magistrati e carabinieri del Ros in relazione all’accaduto. All’attenzione del pm Sergio Colaiocco una prima informativa su quanto avvenuto. Una ricostruzione sulla quale gli inquirenti hanno mantenuto il più stretto riserbo, anche per ragioni di sicurezza legate al fatto che nella zona dell’attentato, a circa 100 chilometri da Kirkuk, sono tutt’ora presenti militari delle forze speciali italiane. I pm romani procedono per il reato di attentato con finalità di terrorismo.

DI MAIO HA INFORMATO I COLLEGHI A BRUXELLES

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invece ha guidato la delegazione italiana al Consiglio Esteri dell’Unione europea, a Bruxelles, dove ha informato i colleghi sull’attacco. Tra i temi affrontati anche il Libano. Di Maio ha poi lasciato la riunione per rientrare a Roma, senza rilasciare dichiarazioni.

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L’Isis ha rivendicato l’attacco ai militari italiani in Iraq

La notizia è stata riportata da Site. L'attentato ha provocato cinque feriti di cui tre gravi.

Il marchio dell’Isis sull’attentato ai militari italiani. Il sedicente Stato islamico ha rivendicato l’attacco in Iraq. L’attacco ha provocato cinque feriti di cui tre gravi. La notizia è stata riportata da Site.

IL MESSAGGIO CONTRO I «CROCIATI»

Sull’agenzia ufficiale del Califfato Amaq è apparso questo messaggio: «Con il favore di Dio, l’esercito dell’Isis ha preso di mira un veicolo 4×4 che trasportava membri della coalizione internazionale crociata e dell’antiterrorismo dei Peshmerga, nella zona di Qarajai, a Nord della zona di Kafri (nel distretto di Kirkuk, ndr), con l’esplosione di un ordigno. Questo ha causato la distruzione del veicolo e il ferimento di quattro crociati e di quattro apostati».

VERTICE IN PROCURA A ROMA

Intanto si è svolto in procura, a Roma, un vertice tra magistrati e carabinieri del Ros in relazione all’accaduto. All’attenzione del pm Sergio Colaiocco una prima informativa su quanto avvenuto. Una ricostruzione sulla quale gli inquirenti hanno mantenuto il più stretto riserbo, anche per ragioni di sicurezza legate al fatto che nella zona dell’attentato, a circa 100 chilometri da Kirkuk, sono tutt’ora presenti militari delle forze speciali italiane. I pm romani procedono per il reato di attentato con finalità di terrorismo.

DI MAIO HA INFORMATO I COLLEGHI A BRUXELLES

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invece ha guidato la delegazione italiana al Consiglio Esteri dell’Unione europea, a Bruxelles, dove ha informato i colleghi sull’attacco. Tra i temi affrontati anche il Libano. Di Maio ha poi lasciato la riunione per rientrare a Roma, senza rilasciare dichiarazioni.

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Condanna di 2 anni e 8 mesi alla foreign fighter italiana Lara Bombonati

La donna si era convertita all'Islam radicale e aveva sposato un combattente italiano in Siria. Per il suo legale soffre di disturbo di personalità dipendente e deve essere curata.

Una condanna destinata a fare discutere. Lara Bombonati, la foreign fighter italiana accusata di associazione con finalità di terrorismo, è stata condannata a 2 anni e 8 mesi. La donna è stata ritenuta colpevole di aver fiancheggiato associazioni terroristiche di matrice islamica mentre era in Siria. Arrestata nel giugno 2017, aveva abbracciato la fede islamica e sposato Francesco Cascio, un combattente italiano che risulterebbe morto in ‘battaglia’.

IL LEGALE: «LARA VA CURATA»

Dopo il carcere, Bombonati dovrà scontare anche un anno in comunità. «Sono convinto che a breve verrà scarcerata, perché no ci sono più le esigenze cautelari», ha commentato il suo difensore l’avvocato Lorenzo Repetti, osservando che la sua assistita ha già scontato 2 anni e 5 mesi di carcere. «Lara va curata – aggiunge il legale – È stato accertato dai periti che ha disturbi di personalità tali, per cui il posto ideale per essere curata è una comunità idonea. Lara è molto delusa perché la corte non ha creduto al fatto, sempre ribadito, di essersi recata in Siria per seguire il marito, cui era legata e non poteva dire no per il disturbo di personalità dipendente».

PENA GIÀ SCONTATA QUASI INTERAMENTE

«La constatazione amara è che ha quasi integralmente scontato la pena prima della sentenza di condanna», ha aggiunto l’avvocato. In aula in tribunale ad Alessandria erano presenti la sorella, i genitori e la suocera. «Non sono la persona adatta per esprimere un giudizio»”, le poche parole del padre, incalzato dai giornalisti. Tra 90 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.

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Condanna di 2 anni e 8 mesi alla foreign fighter italiana Lara Bombonati

La donna si era convertita all'Islam radicale e aveva sposato un combattente italiano in Siria. Per il suo legale soffre di disturbo di personalità dipendente e deve essere curata.

Una condanna destinata a fare discutere. Lara Bombonati, la foreign fighter italiana accusata di associazione con finalità di terrorismo, è stata condannata a 2 anni e 8 mesi. La donna è stata ritenuta colpevole di aver fiancheggiato associazioni terroristiche di matrice islamica mentre era in Siria. Arrestata nel giugno 2017, aveva abbracciato la fede islamica e sposato Francesco Cascio, un combattente italiano che risulterebbe morto in ‘battaglia’.

IL LEGALE: «LARA VA CURATA»

Dopo il carcere, Bombonati dovrà scontare anche un anno in comunità. «Sono convinto che a breve verrà scarcerata, perché no ci sono più le esigenze cautelari», ha commentato il suo difensore l’avvocato Lorenzo Repetti, osservando che la sua assistita ha già scontato 2 anni e 5 mesi di carcere. «Lara va curata – aggiunge il legale – È stato accertato dai periti che ha disturbi di personalità tali, per cui il posto ideale per essere curata è una comunità idonea. Lara è molto delusa perché la corte non ha creduto al fatto, sempre ribadito, di essersi recata in Siria per seguire il marito, cui era legata e non poteva dire no per il disturbo di personalità dipendente».

PENA GIÀ SCONTATA QUASI INTERAMENTE

«La constatazione amara è che ha quasi integralmente scontato la pena prima della sentenza di condanna», ha aggiunto l’avvocato. In aula in tribunale ad Alessandria erano presenti la sorella, i genitori e la suocera. «Non sono la persona adatta per esprimere un giudizio»”, le poche parole del padre, incalzato dai giornalisti. Tra 90 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.

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Condanna di 2 anni e 8 mesi alla foreign fighter italiana Lara Bombonati

La donna si era convertita all'Islam radicale e aveva sposato un combattente italiano in Siria. Per il suo legale soffre di disturbo di personalità dipendente e deve essere curata.

Una condanna destinata a fare discutere. Lara Bombonati, la foreign fighter italiana accusata di associazione con finalità di terrorismo, è stata condannata a 2 anni e 8 mesi. La donna è stata ritenuta colpevole di aver fiancheggiato associazioni terroristiche di matrice islamica mentre era in Siria. Arrestata nel giugno 2017, aveva abbracciato la fede islamica e sposato Francesco Cascio, un combattente italiano che risulterebbe morto in ‘battaglia’.

IL LEGALE: «LARA VA CURATA»

Dopo il carcere, Bombonati dovrà scontare anche un anno in comunità. «Sono convinto che a breve verrà scarcerata, perché no ci sono più le esigenze cautelari», ha commentato il suo difensore l’avvocato Lorenzo Repetti, osservando che la sua assistita ha già scontato 2 anni e 5 mesi di carcere. «Lara va curata – aggiunge il legale – È stato accertato dai periti che ha disturbi di personalità tali, per cui il posto ideale per essere curata è una comunità idonea. Lara è molto delusa perché la corte non ha creduto al fatto, sempre ribadito, di essersi recata in Siria per seguire il marito, cui era legata e non poteva dire no per il disturbo di personalità dipendente».

PENA GIÀ SCONTATA QUASI INTERAMENTE

«La constatazione amara è che ha quasi integralmente scontato la pena prima della sentenza di condanna», ha aggiunto l’avvocato. In aula in tribunale ad Alessandria erano presenti la sorella, i genitori e la suocera. «Non sono la persona adatta per esprimere un giudizio»”, le poche parole del padre, incalzato dai giornalisti. Tra 90 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.

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Ruby ter, una teste: «Pagò più di 50 mila euro per una vacanza alle Maldive»

Secondo la titolare di un'agenzia viaggi Karima El Mahrough versò la cifra in contanti chiedendo tutti i comfort. Per il suo compleanno in un locale di Milano «spesi 6 mila euro».

Vacanze extra lusso alle Maldive e spese faraoniche in ristoranti. Tutto pagato da Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori, «in contanti». Denaro che, secondo i pm, sarebbe stato fornito alla donna da Silvio Berlusconi, tra gli imputati per corruzione in atti giudiziari nel processo Ruby ter. È quello che emerge dalle ultime testimonianze della titolare di un’agenzia di viaggi e di una ristoratrice.

QUEI «50 MILA EURO PAGATI IN CONTANTI»

«È stata sicuramente una situazione unica per me, ha pagato tutto in contanti, era un viaggio che costava molto, oltre 50 mila euro, mi pare», ha detto la prima testimone parlando di una vacanza fatta cinque anni fa da El Mahroug. Già a verbale nelle indagini nel 2015 la testimone aveva raccontato del viaggio organizzato per Ruby, sua figlia, la baby sitter e il compagno dell’epoca Luca Risso e pagato «tra i 55 mila e i 60 mila euro». Lunedì 11 novembre ha aggiunto: «Volevano avere tutti i comfort». «Voleva una bella struttura alle Maldive, le ho proposte soluzioni decisamente costose, lei mi ha chiesto di viaggiare in business assieme al compagno e l’economy per la tata e la bimba». Di certo, ha proseguito, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano in aula col collega Luca Gaglio, non era una «modalità normale pagare in contanti, io ho portato la busta coi soldi al tour operator».

LA FESTA DI COMPLEANNO DA 6 MILA EURO

Un’altra teste, titolare di un ristorante a Milano, ha raccontato che la giovane marocchina pagò «6 mila euro in contanti» per la sua festa di compleanno nel locale. Il preventivo per «75 coperti, una torta da 750 euro» era di 8.800 euro, ma poi Ruby alla fine verso in tutto «6 mila euro in contanti». La ristoratrice, poi, ha raccontato di essere diventata all’epoca «amica» di Ruby che frequentava spesso il suo locale in centro. Ai pm che le hanno chiesto se le risultasse che Karima «facesse qualche lavoro», la teste ha risposto: «No, mai saputo. Si occupava della bimba. Diceva che le sarebbe piaciuto aprire un ristorante».

SECONDO I PM RUBY AVREBBE INCASSATO DA BERLUSCONI TRA I 5 E I 7 MILIONI

Dalle indagini, sempre sul capitolo ‘spese’, erano emersi già diversi dettagli, tra cui i casi delle «banconote da 500 euro» tirate fuori in discoteca da Ruby e date a un dj «per fargli mettere una canzone a fine serata», degli «abiti su misura» per Daniele Leo, altro suo compagno, fino al «personale di servizio» per sbrigare le faccende domestiche in casa e al «noleggio auto con conducente». Ruby, secondo le indagini dei pm, avrebbe incassato tra i 5 e i 7 milioni di euro da Berlusconi, parte dei quali sarebbero serviti anche per l’acquisto di un ristorante con annesso pastificio e due edifici con mini-alloggi per operatori del settore turistico a Playa del Carmen, in Messico.

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Ruby ter, una teste: «Pagò più di 50 mila euro per una vacanza alle Maldive»

Secondo la titolare di un'agenzia viaggi Karima El Mahrough versò la cifra in contanti chiedendo tutti i comfort. Per il suo compleanno in un locale di Milano «spesi 6 mila euro».

Vacanze extra lusso alle Maldive e spese faraoniche in ristoranti. Tutto pagato da Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori, «in contanti». Denaro che, secondo i pm, sarebbe stato fornito alla donna da Silvio Berlusconi, tra gli imputati per corruzione in atti giudiziari nel processo Ruby ter. È quello che emerge dalle ultime testimonianze della titolare di un’agenzia di viaggi e di una ristoratrice.

QUEI «50 MILA EURO PAGATI IN CONTANTI»

«È stata sicuramente una situazione unica per me, ha pagato tutto in contanti, era un viaggio che costava molto, oltre 50 mila euro, mi pare», ha detto la prima testimone parlando di una vacanza fatta cinque anni fa da El Mahroug. Già a verbale nelle indagini nel 2015 la testimone aveva raccontato del viaggio organizzato per Ruby, sua figlia, la baby sitter e il compagno dell’epoca Luca Risso e pagato «tra i 55 mila e i 60 mila euro». Lunedì 11 novembre ha aggiunto: «Volevano avere tutti i comfort». «Voleva una bella struttura alle Maldive, le ho proposte soluzioni decisamente costose, lei mi ha chiesto di viaggiare in business assieme al compagno e l’economy per la tata e la bimba». Di certo, ha proseguito, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano in aula col collega Luca Gaglio, non era una «modalità normale pagare in contanti, io ho portato la busta coi soldi al tour operator».

LA FESTA DI COMPLEANNO DA 6 MILA EURO

Un’altra teste, titolare di un ristorante a Milano, ha raccontato che la giovane marocchina pagò «6 mila euro in contanti» per la sua festa di compleanno nel locale. Il preventivo per «75 coperti, una torta da 750 euro» era di 8.800 euro, ma poi Ruby alla fine verso in tutto «6 mila euro in contanti». La ristoratrice, poi, ha raccontato di essere diventata all’epoca «amica» di Ruby che frequentava spesso il suo locale in centro. Ai pm che le hanno chiesto se le risultasse che Karima «facesse qualche lavoro», la teste ha risposto: «No, mai saputo. Si occupava della bimba. Diceva che le sarebbe piaciuto aprire un ristorante».

SECONDO I PM RUBY AVREBBE INCASSATO DA BERLUSCONI TRA I 5 E I 7 MILIONI

Dalle indagini, sempre sul capitolo ‘spese’, erano emersi già diversi dettagli, tra cui i casi delle «banconote da 500 euro» tirate fuori in discoteca da Ruby e date a un dj «per fargli mettere una canzone a fine serata», degli «abiti su misura» per Daniele Leo, altro suo compagno, fino al «personale di servizio» per sbrigare le faccende domestiche in casa e al «noleggio auto con conducente». Ruby, secondo le indagini dei pm, avrebbe incassato tra i 5 e i 7 milioni di euro da Berlusconi, parte dei quali sarebbero serviti anche per l’acquisto di un ristorante con annesso pastificio e due edifici con mini-alloggi per operatori del settore turistico a Playa del Carmen, in Messico.

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Ruby ter, una teste: «Pagò più di 50 mila euro per una vacanza alle Maldive»

Secondo la titolare di un'agenzia viaggi Karima El Mahrough versò la cifra in contanti chiedendo tutti i comfort. Per il suo compleanno in un locale di Milano «spesi 6 mila euro».

Vacanze extra lusso alle Maldive e spese faraoniche in ristoranti. Tutto pagato da Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori, «in contanti». Denaro che, secondo i pm, sarebbe stato fornito alla donna da Silvio Berlusconi, tra gli imputati per corruzione in atti giudiziari nel processo Ruby ter. È quello che emerge dalle ultime testimonianze della titolare di un’agenzia di viaggi e di una ristoratrice.

QUEI «50 MILA EURO PAGATI IN CONTANTI»

«È stata sicuramente una situazione unica per me, ha pagato tutto in contanti, era un viaggio che costava molto, oltre 50 mila euro, mi pare», ha detto la prima testimone parlando di una vacanza fatta cinque anni fa da El Mahroug. Già a verbale nelle indagini nel 2015 la testimone aveva raccontato del viaggio organizzato per Ruby, sua figlia, la baby sitter e il compagno dell’epoca Luca Risso e pagato «tra i 55 mila e i 60 mila euro». Lunedì 11 novembre ha aggiunto: «Volevano avere tutti i comfort». «Voleva una bella struttura alle Maldive, le ho proposte soluzioni decisamente costose, lei mi ha chiesto di viaggiare in business assieme al compagno e l’economy per la tata e la bimba». Di certo, ha proseguito, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano in aula col collega Luca Gaglio, non era una «modalità normale pagare in contanti, io ho portato la busta coi soldi al tour operator».

LA FESTA DI COMPLEANNO DA 6 MILA EURO

Un’altra teste, titolare di un ristorante a Milano, ha raccontato che la giovane marocchina pagò «6 mila euro in contanti» per la sua festa di compleanno nel locale. Il preventivo per «75 coperti, una torta da 750 euro» era di 8.800 euro, ma poi Ruby alla fine verso in tutto «6 mila euro in contanti». La ristoratrice, poi, ha raccontato di essere diventata all’epoca «amica» di Ruby che frequentava spesso il suo locale in centro. Ai pm che le hanno chiesto se le risultasse che Karima «facesse qualche lavoro», la teste ha risposto: «No, mai saputo. Si occupava della bimba. Diceva che le sarebbe piaciuto aprire un ristorante».

SECONDO I PM RUBY AVREBBE INCASSATO DA BERLUSCONI TRA I 5 E I 7 MILIONI

Dalle indagini, sempre sul capitolo ‘spese’, erano emersi già diversi dettagli, tra cui i casi delle «banconote da 500 euro» tirate fuori in discoteca da Ruby e date a un dj «per fargli mettere una canzone a fine serata», degli «abiti su misura» per Daniele Leo, altro suo compagno, fino al «personale di servizio» per sbrigare le faccende domestiche in casa e al «noleggio auto con conducente». Ruby, secondo le indagini dei pm, avrebbe incassato tra i 5 e i 7 milioni di euro da Berlusconi, parte dei quali sarebbero serviti anche per l’acquisto di un ristorante con annesso pastificio e due edifici con mini-alloggi per operatori del settore turistico a Playa del Carmen, in Messico.

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Ruby ter, una teste: «Pagò più di 50 mila euro per una vacanza alle Maldive»

Secondo la titolare di un'agenzia viaggi Karima El Mahrough versò la cifra in contanti chiedendo tutti i comfort. Per il suo compleanno in un locale di Milano «spesi 6 mila euro».

Vacanze extra lusso alle Maldive e spese faraoniche in ristoranti. Tutto pagato da Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori, «in contanti». Denaro che, secondo i pm, sarebbe stato fornito alla donna da Silvio Berlusconi, tra gli imputati per corruzione in atti giudiziari nel processo Ruby ter. È quello che emerge dalle ultime testimonianze della titolare di un’agenzia di viaggi e di una ristoratrice.

QUEI «50 MILA EURO PAGATI IN CONTANTI»

«È stata sicuramente una situazione unica per me, ha pagato tutto in contanti, era un viaggio che costava molto, oltre 50 mila euro, mi pare», ha detto la prima testimone parlando di una vacanza fatta cinque anni fa da El Mahroug. Già a verbale nelle indagini nel 2015 la testimone aveva raccontato del viaggio organizzato per Ruby, sua figlia, la baby sitter e il compagno dell’epoca Luca Risso e pagato «tra i 55 mila e i 60 mila euro». Lunedì 11 novembre ha aggiunto: «Volevano avere tutti i comfort». «Voleva una bella struttura alle Maldive, le ho proposte soluzioni decisamente costose, lei mi ha chiesto di viaggiare in business assieme al compagno e l’economy per la tata e la bimba». Di certo, ha proseguito, rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano in aula col collega Luca Gaglio, non era una «modalità normale pagare in contanti, io ho portato la busta coi soldi al tour operator».

LA FESTA DI COMPLEANNO DA 6 MILA EURO

Un’altra teste, titolare di un ristorante a Milano, ha raccontato che la giovane marocchina pagò «6 mila euro in contanti» per la sua festa di compleanno nel locale. Il preventivo per «75 coperti, una torta da 750 euro» era di 8.800 euro, ma poi Ruby alla fine verso in tutto «6 mila euro in contanti». La ristoratrice, poi, ha raccontato di essere diventata all’epoca «amica» di Ruby che frequentava spesso il suo locale in centro. Ai pm che le hanno chiesto se le risultasse che Karima «facesse qualche lavoro», la teste ha risposto: «No, mai saputo. Si occupava della bimba. Diceva che le sarebbe piaciuto aprire un ristorante».

SECONDO I PM RUBY AVREBBE INCASSATO DA BERLUSCONI TRA I 5 E I 7 MILIONI

Dalle indagini, sempre sul capitolo ‘spese’, erano emersi già diversi dettagli, tra cui i casi delle «banconote da 500 euro» tirate fuori in discoteca da Ruby e date a un dj «per fargli mettere una canzone a fine serata», degli «abiti su misura» per Daniele Leo, altro suo compagno, fino al «personale di servizio» per sbrigare le faccende domestiche in casa e al «noleggio auto con conducente». Ruby, secondo le indagini dei pm, avrebbe incassato tra i 5 e i 7 milioni di euro da Berlusconi, parte dei quali sarebbero serviti anche per l’acquisto di un ristorante con annesso pastificio e due edifici con mini-alloggi per operatori del settore turistico a Playa del Carmen, in Messico.

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Trattativa Stato-mafia, Berlusconi non risponde ai giudici

L'ex premier si è avvalso della facoltà di non rispondere. Era stato convocato dai legali del suo vecchio braccio destro, Marcello Dell'Utri.

L’ex premier Silvio Berlusconi, citato come teste assistito davanti alla Corte d’Assise d’Appello che celebra il processo di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex presidente del Consiglio ha negato anche il permesso di farsi riprendere e fotografare in aula. «Su indicazione dei miei legali, mi avvalgo della facoltà di non rispondere», ha detto l’ex premier alla corte. Citato dagli avvocati dell’imputato Marcello Dell’Utri, suo storico braccio destro, doveva essere sentito come testimone assistito.

IL SILENZIO GARANTITO DAL PROCESSO PARALLELO

Appena entrato in aula i giudici gli avevano illustrato le prerogative garantitegli dallo status di teste assistito, status determinato dal fatto che a suo carico pende una inchiesta a Firenze sulle stragi del ’93, quindi su fatti «probatoriamente collegati» a quelli oggetto del processo «trattativa». La corte, dunque, ha preliminarmente avvertito l’ex premier della possibilità di non rispondere precisando, inoltre, che qualora avesse risposto avrebbe assunto «l’ufficio di testimone», quindi avrebbe dovuto dire la verità. In aula c’erano anche i legali dell’ex premier, gli avvocati Franco Coppi e Nicolò Ghedini.

DI MAIO: «SONO SENZA PAROLE»

«Questo Paese non chiuderà mai i conti con il passato, se una persona che ha fatto per tre volte il Presidente del Consiglio si avvale della facoltà di non rispondere in un processo per mafia. Sono veramente senza parole», ha scritto in un tweet il ministro degli Esteri e capo politico del M5s, Luigi Di Maio.

L’INTERVISTA SULLA TRATTATIVA

«Non abbiamo ricevuto nel 1994, né successivamente nessuna minaccia dalla mafia o dai suoi rappresentanti. Vorrei ricordare che i miei governi hanno sempre operato nella direzione di un contrasto fortissimo nei confronti della mafia, abbiamo incrementato la pena del 41 bis rendendola più dura e l’abbiamo anche spostata sino alla fine della detenzione invece che per un certo più stretto periodo. Abbiamo individuato nuovi strumenti giuridici tra cui il codice antimafia che ha consentito da un lato la cattura di 32 dei più pericolosi latitanti capimafia, 32 su 34», era uno stralcio delle dichiarazioni rese dall’ex premier in una intervista video rilasciata il 20 aprile del 2018, dopo la sentenza di primo grado del processo sulla trattativa. I legali di Dell’Utri avevano chiesto di far vedere il video in aula, ma i giudici hanno negato la riproduzione del filmato in aula. «L’intervista è già acquisita agli atti», hanno detto i giudici, «quindi potrà essere visionata dalla corte in ogni momento e non c’è motivo di proiettarla in aula».

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Trattativa Stato-mafia, Berlusconi non risponde ai giudici

L'ex premier si è avvalso della facoltà di non rispondere. Era stato convocato dai legali del suo vecchio braccio destro, Marcello Dell'Utri.

L’ex premier Silvio Berlusconi, citato come teste assistito davanti alla Corte d’Assise d’Appello che celebra il processo di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex presidente del Consiglio ha negato anche il permesso di farsi riprendere e fotografare in aula. «Su indicazione dei miei legali, mi avvalgo della facoltà di non rispondere», ha detto l’ex premier alla corte. Citato dagli avvocati dell’imputato Marcello Dell’Utri, suo storico braccio destro, doveva essere sentito come testimone assistito.

IL SILENZIO GARANTITO DAL PROCESSO PARALLELO

Appena entrato in aula i giudici gli avevano illustrato le prerogative garantitegli dallo status di teste assistito, status determinato dal fatto che a suo carico pende una inchiesta a Firenze sulle stragi del ’93, quindi su fatti «probatoriamente collegati» a quelli oggetto del processo «trattativa». La corte, dunque, ha preliminarmente avvertito l’ex premier della possibilità di non rispondere precisando, inoltre, che qualora avesse risposto avrebbe assunto «l’ufficio di testimone», quindi avrebbe dovuto dire la verità. In aula c’erano anche i legali dell’ex premier, gli avvocati Franco Coppi e Nicolò Ghedini.

DI MAIO: «SONO SENZA PAROLE»

«Questo Paese non chiuderà mai i conti con il passato, se una persona che ha fatto per tre volte il Presidente del Consiglio si avvale della facoltà di non rispondere in un processo per mafia. Sono veramente senza parole», ha scritto in un tweet il ministro degli Esteri e capo politico del M5s, Luigi Di Maio.

L’INTERVISTA SULLA TRATTATIVA

«Non abbiamo ricevuto nel 1994, né successivamente nessuna minaccia dalla mafia o dai suoi rappresentanti. Vorrei ricordare che i miei governi hanno sempre operato nella direzione di un contrasto fortissimo nei confronti della mafia, abbiamo incrementato la pena del 41 bis rendendola più dura e l’abbiamo anche spostata sino alla fine della detenzione invece che per un certo più stretto periodo. Abbiamo individuato nuovi strumenti giuridici tra cui il codice antimafia che ha consentito da un lato la cattura di 32 dei più pericolosi latitanti capimafia, 32 su 34», era uno stralcio delle dichiarazioni rese dall’ex premier in una intervista video rilasciata il 20 aprile del 2018, dopo la sentenza di primo grado del processo sulla trattativa. I legali di Dell’Utri avevano chiesto di far vedere il video in aula, ma i giudici hanno negato la riproduzione del filmato in aula. «L’intervista è già acquisita agli atti», hanno detto i giudici, «quindi potrà essere visionata dalla corte in ogni momento e non c’è motivo di proiettarla in aula».

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Trattativa Stato-mafia, Berlusconi non risponde ai giudici

L'ex premier si è avvalso della facoltà di non rispondere. Era stato convocato dai legali del suo vecchio braccio destro, Marcello Dell'Utri.

L’ex premier Silvio Berlusconi, citato come teste assistito davanti alla Corte d’Assise d’Appello che celebra il processo di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex presidente del Consiglio ha negato anche il permesso di farsi riprendere e fotografare in aula. «Su indicazione dei miei legali, mi avvalgo della facoltà di non rispondere», ha detto l’ex premier alla corte. Citato dagli avvocati dell’imputato Marcello Dell’Utri, suo storico braccio destro, doveva essere sentito come testimone assistito.

IL SILENZIO GARANTITO DAL PROCESSO PARALLELO

Appena entrato in aula i giudici gli avevano illustrato le prerogative garantitegli dallo status di teste assistito, status determinato dal fatto che a suo carico pende una inchiesta a Firenze sulle stragi del ’93, quindi su fatti «probatoriamente collegati» a quelli oggetto del processo «trattativa». La corte, dunque, ha preliminarmente avvertito l’ex premier della possibilità di non rispondere precisando, inoltre, che qualora avesse risposto avrebbe assunto «l’ufficio di testimone», quindi avrebbe dovuto dire la verità. In aula c’erano anche i legali dell’ex premier, gli avvocati Franco Coppi e Nicolò Ghedini.

DI MAIO: «SONO SENZA PAROLE»

«Questo Paese non chiuderà mai i conti con il passato, se una persona che ha fatto per tre volte il Presidente del Consiglio si avvale della facoltà di non rispondere in un processo per mafia. Sono veramente senza parole», ha scritto in un tweet il ministro degli Esteri e capo politico del M5s, Luigi Di Maio.

L’INTERVISTA SULLA TRATTATIVA

«Non abbiamo ricevuto nel 1994, né successivamente nessuna minaccia dalla mafia o dai suoi rappresentanti. Vorrei ricordare che i miei governi hanno sempre operato nella direzione di un contrasto fortissimo nei confronti della mafia, abbiamo incrementato la pena del 41 bis rendendola più dura e l’abbiamo anche spostata sino alla fine della detenzione invece che per un certo più stretto periodo. Abbiamo individuato nuovi strumenti giuridici tra cui il codice antimafia che ha consentito da un lato la cattura di 32 dei più pericolosi latitanti capimafia, 32 su 34», era uno stralcio delle dichiarazioni rese dall’ex premier in una intervista video rilasciata il 20 aprile del 2018, dopo la sentenza di primo grado del processo sulla trattativa. I legali di Dell’Utri avevano chiesto di far vedere il video in aula, ma i giudici hanno negato la riproduzione del filmato in aula. «L’intervista è già acquisita agli atti», hanno detto i giudici, «quindi potrà essere visionata dalla corte in ogni momento e non c’è motivo di proiettarla in aula».

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Trattativa Stato-mafia, Berlusconi non risponde ai giudici

L'ex premier si è avvalso della facoltà di non rispondere. Era stato convocato dai legali del suo vecchio braccio destro, Marcello Dell'Utri.

L’ex premier Silvio Berlusconi, citato come teste assistito davanti alla Corte d’Assise d’Appello che celebra il processo di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex presidente del Consiglio ha negato anche il permesso di farsi riprendere e fotografare in aula. «Su indicazione dei miei legali, mi avvalgo della facoltà di non rispondere», ha detto l’ex premier alla corte. Citato dagli avvocati dell’imputato Marcello Dell’Utri, suo storico braccio destro, doveva essere sentito come testimone assistito.

IL SILENZIO GARANTITO DAL PROCESSO PARALLELO

Appena entrato in aula i giudici gli avevano illustrato le prerogative garantitegli dallo status di teste assistito, status determinato dal fatto che a suo carico pende una inchiesta a Firenze sulle stragi del ’93, quindi su fatti «probatoriamente collegati» a quelli oggetto del processo «trattativa». La corte, dunque, ha preliminarmente avvertito l’ex premier della possibilità di non rispondere precisando, inoltre, che qualora avesse risposto avrebbe assunto «l’ufficio di testimone», quindi avrebbe dovuto dire la verità. In aula c’erano anche i legali dell’ex premier, gli avvocati Franco Coppi e Nicolò Ghedini.

DI MAIO: «SONO SENZA PAROLE»

«Questo Paese non chiuderà mai i conti con il passato, se una persona che ha fatto per tre volte il Presidente del Consiglio si avvale della facoltà di non rispondere in un processo per mafia. Sono veramente senza parole», ha scritto in un tweet il ministro degli Esteri e capo politico del M5s, Luigi Di Maio.

L’INTERVISTA SULLA TRATTATIVA

«Non abbiamo ricevuto nel 1994, né successivamente nessuna minaccia dalla mafia o dai suoi rappresentanti. Vorrei ricordare che i miei governi hanno sempre operato nella direzione di un contrasto fortissimo nei confronti della mafia, abbiamo incrementato la pena del 41 bis rendendola più dura e l’abbiamo anche spostata sino alla fine della detenzione invece che per un certo più stretto periodo. Abbiamo individuato nuovi strumenti giuridici tra cui il codice antimafia che ha consentito da un lato la cattura di 32 dei più pericolosi latitanti capimafia, 32 su 34», era uno stralcio delle dichiarazioni rese dall’ex premier in una intervista video rilasciata il 20 aprile del 2018, dopo la sentenza di primo grado del processo sulla trattativa. I legali di Dell’Utri avevano chiesto di far vedere il video in aula, ma i giudici hanno negato la riproduzione del filmato in aula. «L’intervista è già acquisita agli atti», hanno detto i giudici, «quindi potrà essere visionata dalla corte in ogni momento e non c’è motivo di proiettarla in aula».

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Caso Segre: la ministra Lamorgese visita la comunità ebraica di Roma

La titolare del Viminale in sinagoga: «Il linguaggio urlato preoccupa, porta a violenza. Attenzione sull'antisemitismo». Salvini? «Mi dispiace essere diventata una ossessione».

«Il linguaggio urlato preoccupa perché da parole violente possono venire azioni violente», ha detto la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese alla Sinagoga di Roma nel corso della sua visita alla Comunità Ebraica. «Questo è il momento delle scelte e dell’equilibrio», ha aggiunto, «è il momento della responsabilità da parte di tutti, non dobbiamo sottovalutare il problema, non è accettabile che ci siano parole d’odio».

«MI DISPIACE ESSERE UN’OSSESSIONE PER SALVINI»

«Mi dispiace che io sia diventata una ossessione per Salvini e i suoi ex sottosegretari, mi dispiace che abbia questa mania quotidiana», ha risposto a chi le chiedeva un commento sugli attacchi della Lega e del suo leader. «Non ho nulla da dirvi», ha aggiunto, «sono 40 anni che sono al ministero e credo di saper leggere i numeri. Tra l’altro la mia squadra è invariata, funzionava con lui, funziona anche con me».

«MASSIMA ATTENZIONE SULL’ANTISEMITISMO»

«Assicuro da parte delle forze dell’ordine la massima attenzione, monitoriamo costantemente le situazioni di criticità», ha assicurato il ministro, sottolineando che verranno «intensificate le attività poste in essere» per arginare l’antisemitismo. «Su questi aspetti siamo tutti compatti», ha aggiunto il ministro, «l’Italia è uno di quei Paesi in cui c’è maggiore sicurezza perché non ha mai abbassato la guardia e ha sempre mantenuto viva la memoria».

DI SEGNI: «ARGINARE L’ODIO DILAGANTE»

«Dobbiamo arginare l’odio dilagante fatto di monosillabi e anonimato», è l’appello che la presidente delle comunità ebraiche italiane Noemi di Segni ha lanciato alla Lamorgese. «Dobbiamo agire insieme mettendo competenza e professionalità», ha aggiunto, «non è sufficiente agire e reagire solo con le forze di polizia, occorre ripensare l’impianto normativo e il codice penale: capire che cosa è l’apologia del fascismo, l’aggravante razziale, l’antisemitismo». E serve, ha concluso di Segni, lavorare «sulla cultura e sull’educazione alla convivenza, fin da piccoli».

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Attentato contro i militari italiani in Iraq

Cinque feriti. Tre sono in gravi condizioni, ma non sarebbero in pericolo di vita. Sono stati colpiti da un ordigno rudimentale.

Attentato esplosivo contro militari italiani in Iraq: cinque i feriti, di cui tre in gravi condizioni. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini sta seguendo «con attenzione e apprensione» gli sviluppi di quanto accaduto e ha immediatamente informato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il premier Giuseppe Conte. Guerini ha espresso «la più profonda vicinanza alle famiglie e ai colleghi dei militari coinvolti».

LA DINAMICA DELL’ATTENTATO

L’attentato, secondo lo Stato maggiore della Difesa, è avvenuto a mattina del 10 novembre quando un ordigno esplosivo rudimentale è detonato al passaggio di un team misto di forze speciali italiane in Iraq. Il team stava svolgendo attività di addestramento in favore delle forze di sicurezza irachene impegnate nella lotta all’Isis. I cinque militari coinvolti dall’esplosione sono stati subito soccorsi, evacuati con elicotteri americani facenti parte della coalizione e trasportati in un ospedale dove stanno ricevendo le cure del caso. I tre militari in gravi condizioni non sarebbero comunque in pericolo di vita.

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