Dodici indagati nell'operazione condotta dalla Dda di Firenze: nel mirino c'era l'edificio religioso di Colle Val d'Elsa.
Avrebbero progettato, salvo poi rinunciare, di far esplodere la moschea di Colle Val d’Elsa (Siena) ipotizzando di far saltare la condotta del gas, ma avrebbero desistito temendo di esser scoperti dalla polizia. Di questo sono accusati i 12 indagati dell’inchiesta sull’estremismo di destra della Dda di Firenze. «Aveva già portato le mappe, gli si voleva far saltare il coso col gas così saltava tutto», si sente dire in un’intercettazione. Poi il progetto sarebbe stato bloccato. «Fermi ragazzi fermi, fermi tutti, come ci si muove siamo guardati a vista», avrebbero anche detto in un’altra intercettazione in cui il gruppo di estremisti di destra decide successivamente d’interrompere il progetto di attentato, forse perché temevano di essere scoperti.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Nuovo sisma di magnitudo 3.3 nell'Est del Paese. L'11 novembre una scossa aveva colpito il Sud. Portando alla decisione di fermare i reattori nucleari che dovevano ripartire venerdì 15.
È stata avvertita una nuova scossa di terremoto nell’Est della Francia, dopo quella dell’11 novembre a Montelimar, nel Sud. Il sisma, di magnitudo 3.3, è stato percepito questa volta a Strasburgo.
UNA CINQUANTINA DI CHIAMATE AI POMPIERI
La scossa, decisamente più lieve di quella del giorno prima che aveva fatto segnare 5,4 sulla scala Richter, è stata segnalata dall’Istituto nazionale di sorveglianza sismica di Strasburgo. Nel capoluogo alsaziano le mura hanno tremato qualche secondo alle 14.38. Secondo le autorità tedesche del land del Bade-Wurtemberg, l’epicentro del sisma è stato localizzato 6 chilometri a Est di Strasburgo e a 2 chilometri dalla città di confine tedesca di Kehl, sulla riva opposta del Reno. I pompieri hanno ricevuto una cinquantina di chiamate e sono intervenuti per una crepa su un edificio a Nord di Strasburgo e per la caduta di mattoni da un caminetto.
L’annuncio era stato fatto da un portavoce dell’operatore, Edf: «Le squadre sono al lavoro per esaminare tutto l’insieme dei sistemi di sicurezza e per essere sicuri di poter avere fiducia nei nostri impianti prima di riavviarli». Ma poi è arrivato un altro terremoto che potrebbe cambiare le cose.
TRE FERITI LIEVI E UNO GRAVE LUNEDÌ
L’evento di lunedì aveva provocato tre feriti leggeri e uno grave. La scossa è stata avvertita fino a Lione e Grenoble, ma anche a Saint-Etienne e Marsiglia la terra ha tremato. I tre feriti leggeri hanno subito le conseguenze di crisi di panico.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Trombe d'aria in Salento. Piogge torrenziali su Matera. Un metro d'acqua nelle strade di Venezia. La mappa dei disagi.
Ondata di maltempo sull’Italia. Il 12 novembre forti perturbazioni hanno colpito il Sud, in particolare Calabria, Basilicata, Sicilia e Puglia, ma disagi si sono registrati anche in altre zone dell’Italia, in primis a Venezia, dove è scattata l’allerta acqua alta.
TROMBE D’ARIA IN SALENTO
Piogge, venti di burrasca e onde alte anche cinque metri stanno investendo il Salento dalle prime ore del mattino, causando danni e disagi soprattutto sulla costa jonica, con pali della luce e alberi sradicati ovunque. A Porto Cesareo, si è abbattuta una tromba d’aria e il mare in burrasca ha disancorato alcune barche tra cui due cabinati a vela che sono stati scaraventati sugli scogli. A Torre Lapillo un maneggio è stato distrutto. Interrotta a lungo la circolazione sulla litoranea da Santa Cesarea a Castro. A Spongano la furia del vento e la forza della pioggia hanno distrutto il palazzetto dello sport pronto per essere consegnato nei prossimi giorni. A Taurisano invece un grosso pino è caduto sulla cancellata di recinzione della scuola elementare, abbattendola. In quasi tutta la Provincia le scuole sono chiuse. A Lecce è stato interdetto anche l’accesso ai parchi. In Prefettura a Lecce è in corso una riunione del centro di coordinamento della Protezione civile.
TEMPORALI E VENTO SULLA CALABRIA
La costa ionica della Calabria – dove per tutto il giorno è prevista l’allerta rossa della Protezione civile regionale – è stata investita da violenti temporali accompagnati da forti raffiche di vento che hanno provocato allagamenti di strade e scantinati, cadute di alberi, cartelloni pubblicitari e tegole. Al momento, tuttavia, ai vigili del fuoco non risultano né danni a persone né situazioni di particolari criticità. Numerosi sono comunque gli interventi. A Catanzaro, nella frazione marina, il lungomare è allagato, così come lo sono le strade in diverse località della costa. Violente raffiche di vento – tanto che gli abitanti parlano di tromba d’aria – hanno colpito la zona di Simeri e di Zagarise. Colpiti anche il Reggino, tra Bianco e Siderno, ed il Crotonese.
LE STRADE DI MATERA DIVENTANO TORRENTI
A Matera le antiche strade della città si sono trasformate in torrenti in piena. Acqua e fango sono entrati anche nelle abitazioni ai piani più bassi, provocando danni. I fiumi d’acqua non hanno risparmiato i Sassi e la parte antica della città. Ovviamente grandi problemi anche alla viabilità. Le scuole sono chiuse per l’ordinanza firmata dal sindaco della città.
OLTRE UN METRO DI MAREA A VENEZIA
A Venezia, l’alta marea ha raggiunto alle ore 8 il livello di un metro sopra il medio mare, nel giorno in cui il picco di marea ha toccato i 127 centimetri alle ore 10.20, alla stazione di rilevamento di Punta della Salute. Il massimo registrato in mare è stato di 137 centimetri. Per il 12 e 13 novembre sono stati chiusi gli asili nido e le scuole dell’infanzia.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
I giudici hanno annullato il periodo di affidamento. L'ex re dei paparazzi deve stare in cella, dove è detenuto da marzo 2019. La difesa: «Impugneremo la decisione».
Fabrizio Corona deve tornare (o meglio restare) in carcere. Così ha deciso il tribunale di sorveglianza di Milano che ha annullato i nove mesi di pena trascorsi dall’ex “re dei paparazzi” in affidamento, tra febbraio e novembre 2018, stabilendo che deve scontarli un’altra volta e in cella, dove Corona tra l’altro è detenuto di nuovo da marzo 2019.
I SUOI AVVOCATI PRONTI A IMPUGNARE LA DECISIONE
L’avvocato Ivano Chiesa, che assiste Corona assieme al legale Antonella Calcaterra, ha commentato a caldo: «Sono basito, senza parole. Impugneremo la decisione in palese contrasto, tra le altre cose, con una sentenza di assoluzione» sul caso dei contanti nel controsoffitto.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Acciaio sversato in una fossa e tubature di gas a rischio. Il peggio evitato grazie ai pompieri. Ma i sindacati denunciano l'assenza di manutenzione sia ordinaria che straordinaria e chiedono vertice d'urgenza.
Alla Arcelor Mittal di Taranto, oltre l’emergenza industriale, finanziaria e occupazionale, c’è quella sicurezza. Nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto una ‘siviera‘ (una caldaia di colata che contiene metallo fuso) appena uscita dal ‘Convertitore 1’ si sarebbe bucata «sversando acciaio in fossa e procurando fiamme altissime che hanno raggiunto alcune tubazioni di gas». È quanto denunciano Fim, Fiom e Uilm, precisando che «solo l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco che hanno gestito l’emergenza in maniera professionale» ha evitato il peggio.
ACQUA NON DISTRIBUITA SULLA LINEA DI EMERGENZA
«Oltre al grave episodio – rilevano i sindacati – nell’intervento emerge una mancanza inaudita, la completa assenza della distribuzione d’acqua della linea d’emergenza che doveva essere utile al reintegro delle cisterne e di supporto a tutta l’acciaieria in caso di incendio».
LA DENUNCIA DEI SINDACATI: «NON C’È MANUTENZIONE»
Le Rsu di Fim, Fiom e Uilm ritengono «intollerabile l’intero accaduto a dimostrazione che l’Acciaieria 2 e tutti gli altri impianti necessitano di interventi immediati, e di una seria manutenzione ordinaria e straordinaria sino ad oggi solo annunciata senza nessun effettivo intervento». I sindacati chiedono «un incontro urgente per trovare una soluzione definitiva, atta ad evitare ulteriori episodi, attraverso l’impiego concreto di attività manutentiva».
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Per le operazioni oltre confine sono stati previsti 7.434 uomini, per poco più di 1 miliardo di spesa. Dal Libano all'Iraq, dall'Afghanistan ai Balcani ecco dove il nostro Paese è presente e con quali forze.
L’attentato al contingente italiano in Iraq rivendicato dall’Isis in cui sono rimasti feriti cinque militari, accende nuovamente i fari sulle missioni all’estero che impegnano quotidianamente i nostri soldati.
E se sono ormai lontani i tempi in cui i 5 stelle si battevano per accelerare il disimpegno delle nostre forze armate (il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, commentando l’accaduto, ha infatti ribadito che quella irachena «è una missione che incarna tutti i valori del nostro apparato militare»), è lecito chiedersi quanti siano attualmente gli uomini impegnati all’estero, in quali fronti operino e quale sia il loro costo.
Soldati italiani nella missione Unifil in Libano (foto d’archivio).
IMPEGNATE UN MASSIMO DI 7.343 UNITÀ PER 1 MILIARDO DI SPESA
Tutte informazioni contenute nella recente proroga approvata dal parlamento lo scorso luglio per il rifinanziamento per il 2019 della partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali in corso e, contestualmente, per l’approvazione del budget di quelle nuove. «La consistenza massima annuale complessiva dei contingenti delle Forze armate impiegati nei teatri operativi è pari 7.343 unità», si legge nel documento. «La consistenza media è pari a 6.290 unità». I costi? «Il fabbisogno finanziario per la durata programmata è pari complessivamente a euro 1.130.481.331».
Nel 2019 si spenderà poco più di 1 miliardo, insomma. Costi tutto sommato in linea con gli anni passati. Perché sebbene con l’avvento della crisi ciascun ministero abbia dovuto fare i conti con la spending review, la Difesa non ha visto diminuire in modo significativo le somme allocate per le missioni all’estero. Negli ultimi 15 anni, ovvero dal 2004 a oggi, l’Italia ha speso più di 17 miliardi di euro. Il record lo si toccò sotto l’ultimo governo Berlusconi, proprio in piena crisi economica e tempesta dello spread, tra il 2010 e il 2011, quando a questo scopo vennero destinati oltre 1,5 miliardi.
CRESCE L’ATTENZIONE PER L’AFRICA
Il maggior numero di missioni che riguarda i militari italiani non sono in scenari mediorientali, bensì nel continente africano. Con riferimento invece alla consistenza numerica delle unità impiegate nei diversi teatri operativi, il fronte più caldo e impegnativo per il nostro Paese è certamente in Libano e, a seguire, gli scenari in Europa e quelli in Africa.
DAI BALCANI A LETTONIA E TURCHIA
Partendo dalle missioni più vicine, dunque nel Vecchio continente, quelle che impegnano maggiormente i contingenti italiani sono la Joint Enterprise (Nato) nei Balcani e la Eunavformed Sophia dell’Unione europea. Ai numerosi fronti balcanici, che spaziano dal Kosovo (Missione Kfor) all’Albania, partecipano 538 unità con 204 mezzi terrestri e lo scopo di assistere lo sviluppo delle istituzioni locali per assicurare la stabilità nella regione, mentre a Sophia sono state destinate 520 unità e tre mezzi aerei con il mandato di «adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso le imbarcazioni e i mezzi usati dai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo centrale». C’è poi il fronte in Lettonia della missione Baltic Guardian. In questo caso il nostro contributo prevede un impiego massimo di 166 militari e 50 mezzi terrestri per la sorveglianza dei confini dei Paesi Nato. Infine, a cavallo tra Europa e Asia si posizionano i 130 militari e 25 mezzi terrestri su suolo turco della missione Active Fence con il compito di neutralizzare minacce provenienti dalla Siria.
IL COMPLICATO SCACCHIERE LIBICO
Nel difficile teatro libico sono presenti 400 militari, 130 mezzi terrestri e mezzi navali e aerei tratti dal dispositivo Mare sicuro – che in totale impiega 754 unità, 6 mezzi navali e 5 aerei. «La nuova missione, che ha avuto inizio a gennaio 2018», si legge sul sito del ministero della Difesa, «ha l’obiettivo di rendere l’azione di assistenza e supporto in Libia maggiormente incisiva ed efficace, sostenendo le autorità libiche nell’azione di pacificazione e stabilizzazione del Paese e nel rafforzamento delle attività di controllo e contrasto dell’immigrazione illegale».
Soldati italiani in Kosovo (foto d’archivio).
L’IMPEGNO IN NORD AFRICA
Nel Nord Africa segue per numero di uomini la missione in Egitto che prevede un impegno massimo di 75 militari e 3 mezzi navali. Nella missione comunitaria antipirateria denominata Atalanta sono impegnate 407 unità di personale militare, due mezzi aerei e due navali. Proprio per la sorveglianza delle coste e del Golfo di Aden, dal 20 luglio 2019 l’Italia contribuisce con la Fregata Europea Multi Missione Marceglia che ha assunto anche l’incarico di flagship della task force aeronavale. Nella missione bilaterale di supporto nel Niger abbiamo dato la disponibilità per un massimo di 290 unità, comprensive di 2 unità in Mauritania, 160 mezzi terrestri e 5 mezzi aerei. C’è poi la Somalia: per il 2019 l’impegno nazionale massimo è di 53 militari e 4 mezzi dei Carabinieri anche nella Repubblica di Gibuti per facilitare le attività propedeutiche ai corsi e i rapporti con le forze di polizia somale e gibutiane.
IN LIBANO E L’IMPEGNO CONTRO IL TERRORISMO
La partecipazione italiana più significativa è impiegata nella missione Unifil in Libano, per la quale possono essere dispiegati fino a 1.076 militari, 278 mezzi terrestri e 6 mezzi aerei. Dal 7 agosto 2018 il nostro Paese ha assunto nuovamente l’incarico di Head of Missione Force Commander. Segue la missione della coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh. In merito, i documenti parlamentari prevedono una partecipazione «per il 2019 di 1.100 unità, 305 mezzi terrestri e 12 mezzi aerei». I cinque militari feriti nell’attentato di domenica 10 novembre, secondo quanto si apprende, facevano parte della task force 44, impiegata in Iraq per attività di mentoring and training a supporto delle milizie locali da addestrare per contrastare l’Isis.
Soldati italiani in Afghanistan (foto d’archivio).
IL PARZIALE DISIMPEGNO DALL’AFGHANISTAN
Un altro contingente importante è impiegato nella missione Resolute Support in Afghanistan con 800 unità di personale militare. «Analogamente all’anno 2018», si legge nei documenti, «si prevede l’invio di 145 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei». Dopo 17 anni le nostre truppe sono passate da 900 unità del 2018 a 800 negli ultimi 12 mesi, destinate a scendere a 700 proprio nella seconda metà del 2019. E dire che solo lo scorso 28 gennaio l’allora ministra della Difesa Elisabetta Trenta aveva annunciato un celere ritiro entro 12 mesi, facendo esultare i 5 stelle («Finalmente riportiamo a casa i nostri ragazzi», scrivevano i portavoce del Movimento 5 stelle della commissione Difesa) ma lasciando interdetti sia il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, sia il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che non erano stati avvertiti. In generale e in tutti gli scenari di guerra, per l’anno in corso, i documenti certificano una riduzione della consistenza massima dei contingenti di 624 unità, con il passaggio da 7.967 unità a 7.343 unità. Mentre la consistenza media nelle intenzioni dovrebbe scendere di appena 19 unità, da 6.309 a 6.290. Per questo non ci sono significativi risparmi sul fronte dell’impegno economico, che resta superiore al miliardo di euro annuo.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Comincia con un colpo di scena il processo che vede imputati otto membri dell'Arma.
Comincia con un colpo di scena il processo che riguarda i depistaggi sul caso Cucchi, il giovane detenuto morto nel 2009 all’ospedale Pertini di Roma. In apertura dell’udienza il giudice, Federico Bonagalvagno, si è astenuto dal processo, che vede imputati otto carabinieri. Bonagalvagno ha giustificato la sua astensione spiegando di essere un ex carabiniere attualmente in congedo.
I legali dei familiari di Cucchi hanno chiesto al giudice di astenersi dopo aver appreso che aveva organizzato convegni a cui avevano partecipato alti ufficiali dell’Arma
La decisione di Bonagalvagno è legata all’iniziativa dei legali dei familiari di Stefano Cucchi che avevano chiesto al giudice monocratico di astenersi dopo aver appreso da fonti aperte che Bonagalvagno aveva organizzato convegni a cui avevano partecipato alti ufficiali dell’Arma. Il nuovo giudice monocratico nominato è Giulia Cavallone.
GLI OTTO CARABINIERI IMPUTATI
Gli otto imputati sono tutti carabinieri, tra cui alti ufficiali, accusati a vario titolo e a seconda delle posizioni di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Si tratta del generale Alessandro Casarsa, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, e altre sette carabinieri: Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma; Francesco Cavallo, ex tenente colonnello e capo ufficio del comando del Gruppo Roma; Luciano Soligo, che era maggiore dell’Arma e comandante della compagnia Roma Montesacro; Massimiliano Colombo Labriola, comandante della stazione di Tor Sapienza; Francesco Di Sano, allora in servizio alla stazione di Tor Sapienza; Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del nucleo investigativo dei Carabinieri; Luca De Cianni, accusato di falso e di calunnia. Al processo non erano presenti Ilaria Cucchi e l’avvocato Fabio Anselmo.
IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA SI COSTITUISCE PARTE CIVILE
Il ministero della Giustizia ha presentato istanza di costituzione di parte civile. Tra le parti civili già costituite, la presidenza del Consiglio dei ministri e l’Arma. Nel frattempo, si sta svolgendo l’ultima udienza al processo che riguarda la morte di Cucchi, che vede imputati cinque carabinieri, tra cui tre per omicidio preterintenzionale, la cui sentenza è prevista giovedì 14 novembre.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Nell'assalto alla Remas sono stati feriti due nostri connazionali. Non sono in pericolo di vita. I colpi d'arma da fuoco, il furto, la fuga: cosa è successo.
Nave italiana nei guai nel Golfo del Messico. La “Remas” è stata attaccata da un commando di 7-8 pirati e l’assalto ha provocato il ferimento di due italiani, uno colpito da un oggetto contundente alla testa e l’altro da un colpo d’arma da fuoco al ginocchio: non sono in pericolo di vita.
APERTO IL FUOCO CONTRO L’EQUIPAGGIO
I pirati sono arrivati a bordo della Remas su due barchini veloci e, dopo essere saliti sulla nave, hanno aperto il fuoco contro l’equipaggio, derubandolo di quanto possibile prima di scappare.
I FERITI SBARCATI NEL PORTO DI CIUDAD DEL CARMEN
Sulla nave si trovavano 35 persone, compreso un ufficiale della Marina mercantile messicana, che ha poi coordinato i contatti con le autorità locali. I due feriti sono stati sbarcati nel porto di Ciudad del Carmen, dove la Remas è arrivata scortata da una unità militare messicana. Lì c’era il personale medico allertato per soccorrere i due marittimi.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Il 12 novembre 2013 un attentato in Iraq fece 19 morti italiani. Tra cui il funzionario della Farnesina. La moglie Carla racconta quella strage: «Mi crollò tutto. Mio marito era lì per un mondo di uguaglianza. E ora con la sua associazione proseguiamo la missione». L'intervista.
Nassiriya, Iraq. Il 12 novembre del 2003, alle ore 10.40 locali, un kamikaze al volante lanciò a tutta velocità un’autocisterna imbottita con 4 mila chili di tritolo contro la base “Maestrale” dei carabinieri. Il boato si avvertì a oltre 10 chilometri di distanza. Esplose anche il deposito di munizioni. Quando cadde a terra la polvere sollevata dalle macerie comparve solo distruzione, carcasse annerite di mezzi militari, un edificio sventrato e un cratere enorme. La “Ground zero” dell’Italia fece 28 morti, di cui 19 italiani, e fra questi due civili: il regista Stefano Rolla e Marco Beci, funzionario della Farnesina per la Cooperazione allo sviluppo.
«SI TROVAVA LÌ PER CASO»
Beci aveva 43 anni e tre figli, di cui l’ultima piccolissima, che lo aspettavano a casa. Era di Pergola, nel Pesarese. Carla Baronciani, sua moglie, dopo 16 anni da quella strage racconta a Lettera43.it: «Si trovava lì per caso. Era in una missione esplorativa. Doveva trovare un luogo adatto per aprire un ufficio governativo in rappresentanza della Farnesina. Aveva individuato la sede per l’ufficio con cui avrebbe gestito per conto del ministero degli Esteri i progetti per la ricostruzione dell’ospedale e dell’acquedotto. L’ultima volta che l’ho sentito è stato il giorno prima dell’attacco: l’11 novembre. Era sereno e tranquillo».
MISSIONI TRA AFRICA E BALCANI
Marco Beci nacque nel 1960. Una laurea in Scienze politiche e alle spalle lunghi anni di lavoro in Africa, nell’ambasciata in Etiopia, in Somalia, in Kenia, nell’ex Jugoslavia e in Kosovo. Nel 1995 entrò alla Farnesina come funzionario e poco dopo dalla Bosnia portò in Italia due bimbi mutilati dalle bombe, Sanja e Aladin, per garantire loro le giuste cure a Budrio. In Africa salvò Goitom, il suo autista eritreo “accerchiato” dal conflitto armato. Poi l’Iraq. L’ultima fermata.
Marco Beci in Iraq.
DOMANDA. Signora Carla, chi era suo marito? RISPOSTA. Un uomo in trincea che ha fatto della cooperazione internazionale uno stile di vita. Per lui non era un lavoro, ma una missione dell’anima. Credeva in un mondo diverso, fatto di amore e di uguaglianza. Per questo era a Nassiriya, come in Etiopia o nei Balcani. Se lo dico sembro di parte. Invece era proprio così: un grande uomo.
Cosa si ricorda di quel giorno? Ero a casa, con la piccola Maria Ludovica, mentre Giacomo e Vittoia erano a scuola. Mia madre mi chiamò verso mezzogiorno e mi disse: «Accendi la televisione. È successo qualcosa dove si trova Marco». Vidi le immagini confuse. Caserma. Fumo. Disastro. Ero frastornata. Poi mi tranquillizzai pensando che lo avevo sentito il giorno prima ed era sereno. Passarono le ore. Arrivò un primo bilancio della strage. Quando sentii che erano coinvolti due civili, chiamai l’unità di crisi della Farnesina.
E poi? Ho iniziato a tempestarli di chiamate. Mi dicevano sempre di stare tranquilla, che mi avrebbero fatto sapere loro, appena avrebbero saputo il nome delle vittime. Il tempo passava ed ero sempre più terrorizzata. Verso le otto di sera, mentre Mentana faceva il nome di mio marito in tivù, i carabinieri di Pergola hanno bussato alla porta: un urlo di disperazione. Il mondo e la mia vita in pezzi in un istante con tre figli da crescere da sola.
Ora i suoi figli sono grandi. Sì. Maria Ludovica è al quarto anno di liceo in America. Vittoria è una web designer e Giacomo sta facendo la specialistica per diventare medico infettivologo delle malattie tropicali. Sta seguendo le orme del padre. Ho tre figli d’oro. Marco mi diceva: «Mi raccomando, ai nostri figli non deve mancare nulla. Tanto amore e un futuro migliore». Sto cercando di rispettare quella promessa. Mi sono rimboccata le maniche. Ho fatto lavori umili e ho cercato di trasmettere amore e rispetto ai miei figli.
Lei volutamente non si è costituita parte civile al processo. Perché? Rispetto la decisione degli altri familiari delle vittime. Ma ho agito da mamma. Che voleva far crescere i suoi figli nella totale serenità. Andare alla ricerca spasmodica di un colpevole o dei colpevoli non mi avrebbe restituito Marco. E sarebbe stata la negazione di quei valori in cui lui credeva e che donava agli altri: amore, serenità, libertà. E
posso dirle una cosa?
Certo. La gioia più grande, oltre ai miei figli, è stata quando Aladin, il ragazzo salvato da mio marito, ci ha invitato al suo matrimonio in Bosnia. Un tuffo al cuore. Marco è sempre con noi. Ma in quel momento ero felicissima perché ho visto ciò che aveva fatto per gli altri. Credeva in un mondo pieno di amore.
Lei ha creato l’associazione “Marco Beci”. Di cosa si occupa? È una no profit, intitolata a mio marito che senza clamore e nel silenzio cerca di aiutare gli altri. La missione d’umanità continua, anche se lui non c’è più. Abbiamo aperto una scuola in Congo. Aiutato bimbi cardiopatici in Iraq. Oppure semplicemente paghiamo le bollette di chi è in difficoltà. Diamo una mano a chi ne ha bisogno. Estero, Italia o nelle Marche, dove sia non importa. La missione di Marco in questo modo continua. E nessuno lo dimenticherà.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Il 12 novembre 2013 un attentato in Iraq fece 19 morti italiani. Tra cui il funzionario della Farnesina. La moglie Carla racconta quella strage: «Mi crollò tutto. Mio marito era lì per un mondo di uguaglianza. E ora con la sua associazione proseguiamo la missione». L'intervista.
Nassiriya, Iraq. Il 12 novembre del 2003, alle ore 10.40 locali, un kamikaze al volante lanciò a tutta velocità un’autocisterna imbottita con 4 mila chili di tritolo contro la base “Maestrale” dei carabinieri. Il boato si avvertì a oltre 10 chilometri di distanza. Esplose anche il deposito di munizioni. Quando cadde a terra la polvere sollevata dalle macerie comparve solo distruzione, carcasse annerite di mezzi militari, un edificio sventrato e un cratere enorme. La “Ground zero” dell’Italia fece 28 morti, di cui 19 italiani, e fra questi due civili: il regista Stefano Rolla e Marco Beci, funzionario della Farnesina per la Cooperazione allo sviluppo.
«SI TROVAVA LÌ PER CASO»
Beci aveva 43 anni e tre figli, di cui l’ultima piccolissima, che lo aspettavano a casa. Era di Pergola, nel Pesarese. Carla Baronciani, sua moglie, dopo 16 anni da quella strage racconta a Lettera43.it: «Si trovava lì per caso. Era in una missione esplorativa. Doveva trovare un luogo adatto per aprire un ufficio governativo in rappresentanza della Farnesina. Aveva individuato la sede per l’ufficio con cui avrebbe gestito per conto del ministero degli Esteri i progetti per la ricostruzione dell’ospedale e dell’acquedotto. L’ultima volta che l’ho sentito è stato il giorno prima dell’attacco: l’11 novembre. Era sereno e tranquillo».
MISSIONI TRA AFRICA E BALCANI
Marco Beci nacque nel 1960. Una laurea in Scienze politiche e alle spalle lunghi anni di lavoro in Africa, nell’ambasciata in Etiopia, in Somalia, in Kenia, nell’ex Jugoslavia e in Kosovo. Nel 1995 entrò alla Farnesina come funzionario e poco dopo dalla Bosnia portò in Italia due bimbi mutilati dalle bombe, Sanja e Aladin, per garantire loro le giuste cure a Budrio. In Africa salvò Goitom, il suo autista eritreo “accerchiato” dal conflitto armato. Poi l’Iraq. L’ultima fermata.
Marco Beci in Iraq.
DOMANDA. Signora Carla, chi era suo marito? RISPOSTA. Un uomo in trincea che ha fatto della cooperazione internazionale uno stile di vita. Per lui non era un lavoro, ma una missione dell’anima. Credeva in un mondo diverso, fatto di amore e di uguaglianza. Per questo era a Nassiriya, come in Etiopia o nei Balcani. Se lo dico sembro di parte. Invece era proprio così: un grande uomo.
Cosa si ricorda di quel giorno? Ero a casa, con la piccola Maria Ludovica, mentre Giacomo e Vittoia erano a scuola. Mia madre mi chiamò verso mezzogiorno e mi disse: «Accendi la televisione. È successo qualcosa dove si trova Marco». Vidi le immagini confuse. Caserma. Fumo. Disastro. Ero frastornata. Poi mi tranquillizzai pensando che lo avevo sentito il giorno prima ed era sereno. Passarono le ore. Arrivò un primo bilancio della strage. Quando sentii che erano coinvolti due civili, chiamai l’unità di crisi della Farnesina.
E poi? Ho iniziato a tempestarli di chiamate. Mi dicevano sempre di stare tranquilla, che mi avrebbero fatto sapere loro, appena avrebbero saputo il nome delle vittime. Il tempo passava ed ero sempre più terrorizzata. Verso le otto di sera, mentre Mentana faceva il nome di mio marito in tivù, i carabinieri di Pergola hanno bussato alla porta: un urlo di disperazione. Il mondo e la mia vita in pezzi in un istante con tre figli da crescere da sola.
Ora i suoi figli sono grandi. Sì. Maria Ludovica è al quarto anno di liceo in America. Vittoria è una web designer e Giacomo sta facendo la specialistica per diventare medico infettivologo delle malattie tropicali. Sta seguendo le orme del padre. Ho tre figli d’oro. Marco mi diceva: «Mi raccomando, ai nostri figli non deve mancare nulla. Tanto amore e un futuro migliore». Sto cercando di rispettare quella promessa. Mi sono rimboccata le maniche. Ho fatto lavori umili e ho cercato di trasmettere amore e rispetto ai miei figli.
Lei volutamente non si è costituita parte civile al processo. Perché? Rispetto la decisione degli altri familiari delle vittime. Ma ho agito da mamma. Che voleva far crescere i suoi figli nella totale serenità. Andare alla ricerca spasmodica di un colpevole o dei colpevoli non mi avrebbe restituito Marco. E sarebbe stata la negazione di quei valori in cui lui credeva e che donava agli altri: amore, serenità, libertà. E
posso dirle una cosa?
Certo. La gioia più grande, oltre ai miei figli, è stata quando Aladin, il ragazzo salvato da mio marito, ci ha invitato al suo matrimonio in Bosnia. Un tuffo al cuore. Marco è sempre con noi. Ma in quel momento ero felicissima perché ho visto ciò che aveva fatto per gli altri. Credeva in un mondo pieno di amore.
Lei ha creato l’associazione “Marco Beci”. Di cosa si occupa? È una no profit, intitolata a mio marito che senza clamore e nel silenzio cerca di aiutare gli altri. La missione d’umanità continua, anche se lui non c’è più. Abbiamo aperto una scuola in Congo. Aiutato bimbi cardiopatici in Iraq. Oppure semplicemente paghiamo le bollette di chi è in difficoltà. Diamo una mano a chi ne ha bisogno. Estero, Italia o nelle Marche, dove sia non importa. La missione di Marco in questo modo continua. E nessuno lo dimenticherà.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Proteste sia dal governatore del Veneto Luca Zaia, sia dal deputato leghista Massimo Bitonci. Ma per la questura è tutto regolare.
Volevano entrare allo stadio con una bandiera raffiguranteil leone di San Marco, simbolo del Veneto e dei venetisti, ma sono stati bloccati dagli addetti alla sicurezza che hanno trattenuto il vessillo. È quanto successo a un ragazzino di 14 anni, a sua madre e a suo fratello più piccolo, domenica 10 novembre, in occasione della partita Padova-Sudtirol del campionato di Serie C. La decisione ha scatenato immediatamente le polemiche degli ultrà che, nel secondo tempo, hanno staccato gli striscioni e sospeso i cori per cinque minuti in segno di protesta. E successivamente anche quelle della Lega.
LUCA ZAIA: «INCIVILE VIETARE L’INGRESSO DELLA BANDIERA»
A denunciare prontamente l’accaduto ci hanno pensato diversi esponenti del Carroccio, cominciando dal governatore della Regione Veneto Luca Zaia, il quale ha affermato che «vietare l’ingresso allo stadio alla bandiera con il leone di San Marco dei tifosi veneti è un atto quantomeno incivile». Sono poi seguiti i commenti di Silvia Rizzotto, capogruppo veneto della Lista Zaia in consiglio regionale, per cui il gesto rappresenta «un atto contro il Veneto e le sue pressanti richieste di autonomia», e quelli di Nicola Finco, capogruppo della Lega in Regione, per il quale il gesto è ancor più grave perché «viene da un rappresentante dello Stato, il questore Paolo Fassari, che dovrebbe conoscere la storia della nostra Regione». Infine, è intervenuto anche il deputato leghista Massimo Bitonci, che ha depositato un’interrogazione al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per chiedere «se non ritenga opportuno approfondire la dinamica della vicenda».
PER LA QUESTURA LA NORMATIVA È STATA RISPETTATA
La risposta della questura non ha però tardato ad arrivare: secondo il questore Paolo Fassari, la normativa consente l’accesso libero solo alle bandiere delle due squadre in campo e al tricolore. Per le altre, invece, deve essere richiesta un’autorizzazione, in mancanza della quale gli addetti alla sicurezza sono costretti a proibirne l’ingresso.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Divieti di transito in vigore fino al ripristino delle parti ammalorate. I lavori dureranno alcuni mesi.
Autostrade per l’Italia ha deciso di chiudere alcune corsie, vietare il transito ai mezzi eccezionali e vietare i sorpassi tra tir su quattro viadotti della Liguria, che dopo le ultime ispezioni hanno raggiunto un punteggio di ammaloramento più elevato di quello atteso. I divieti, in via cautelativa, resteranno in vigore fino al ripristino delle parti ammalorate. I lavori dureranno alcuni mesi. I quattro viadotti hanno totalizzato un punteggio di ammaloramento pari a 70 e presentano difetti che richiedono un rapido intervento di manutenzione, già avviato da Autostrade da alcune settimane. Nel dettaglio ecco quali sono le strutture coinvolte e le limitazioni previste.
A7 (Milano-Genova) Viadotto Coppetta Carreggiata Nord km 117+570
Segnaletica di flesso che sposta il traffico sul lato sinistro della carreggiata (la trave con voto 70 è quella sul bordo destro); chiusura della corsia di marcia; divieto di sorpasso per mezzi superiori alle 7,5 tonnellate; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti il limite di massa ammesso dal Codice della strada (44 t). I lavori termineranno entro il prossimo dicembre.
A7 Ponte Scrivia a Busalla (Genova) Carreggiata Nord km 111+360
Chiusura corsia marcia; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti in massa ammesso dal codice della strada (44 t). Autostrade ha fatto sapere che avendo già apposto un sostegno provvisionale alla trave con voto 70, la corsia di marcia potrebbe già essere riaperta, ma viene utilizzata per i sopralluoghi e per le indagini finalizzate alla progettazione dell’intervento, previsto entro giugno 2020.
A26 (Genova-Alessandria-Gravellona Toce) Viadotto Bormida Carreggiata Nord e Sud km 058+292
Chiusura delle corsie sorpasso (Nord e Sud); divieto di sorpasso per i mezzi superiori alle 7,5 tonnellate (Nord e Sud); divieto di transito per i trasporti eccezionali eccedenti le 90 tonnellate (Nord e Sud). La conclusione dei lavori è privista (meteo permettendo) entro marzo 2020.
A10 (Genova-Ventimiglia) Ponticello ad Arco Carreggiata Est km 016+782
Chiusura della corsia di marcia; divieto di sorpasso per i mezzi superiori alle 7,5 tonnellate; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti in massa ammesso dal Codice della strada (44 t). Lavori in corso; ultimazione prevista (meteo permettendo) entro dicembre.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Da dicembre contributo di 50 euro in base al reddito per acquistare decoder e smart tv. La tecnologia sarà definitivamente in vigore su tutto il territorio nazionale a partire dal primo luglio 2022.
Il digitale terrestre cambia segnale passando alla tecnologia DVBT2 e si stima che circa 18 milioni di famiglie italiane dovranno sostiturie il proprio televisore. Per questo motivo, con la legge di bilancio 2019, il governo allora in carica aveva messo a punto un contributo di 50 euro basato sul reddito: il bonus sarà erogato a partire dal mese di dicembre ed è destinato all’acquisto di decoder e smart tv. Il ministero dello Sviluppo economico sta per pubblicare l’apposito decreto, ma l’obiettivo è di incrementare i 151 milioni di euro già stanziati, nel tentativo di allargare la platea dei beneficiari.
LE DATE DA TENERE D’OCCHIO
La nuova tecnologia entrerà ufficialmente e definitivamentein vigore su scala nazionale, con passaggi progressivi nelle varie aree del Paese, a partire dal primo luglio 2022. Entro il 30 giugno 2022, infatti, i network televisivi dovranno abbandonare completamente l’utilizzo delle frequenze sulla banda dei 700 MHz, per lasciare spazio alla connettività 5G. La “liberazione” dei 700 MHz da parte dei network imporrà la necessità di acquistare una smart tv o un decoder compatibili, se si vorrà continuare a vedere i programmi televisivi.
IN QUALI CASI NON SERVE CAMBIARE TELEVISORE
Come detto sopra, se queste frequenze venissero spente immediatamente secondo alcune stime quasi 18 milioni di famiglie italiane – più di otto su dieci – non potrebbero più vedere i canali terrestri, anche se è dal primo gennaio 2017 che i negozi hanno l’obbligo di vendere apparecchi predisposti. Quindi, se il televisore che si ha in casa è stato comprato dopo quella data, è già in grado di supportare il nuovo sistema. Per acquisti fatti negli anni precedenti dovrà invece essere verificata la compatibilità.
CHI HA DIRITTO AL CONTRIBUTO PUBBLICO
Ma come funzionerà il contributo pubblico? Per il momento si prevede che i beneficiari debbano essere «residenti nel territorio italiano» e «appartenenti alla I e II fascia dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee)». Parliamo di coloro che hanno un Isee rispettivamente di 10.632 e 21.265 euro, con aumenti progressivi in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare. Si parla di un bonus di 50 euro a famiglia, fruibile una sola volta fino alla fine del 2022, che dovrebbe prendere la forma di uno sconto praticato direttamente dal negoziante. Si tradurrebbe così in un credito d’imposta a favore del commerciante, che non perderebbe nulla.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Dipendente del comune, aveva preso un'aspettativa che non gli spettava per candidarsi. La candidata della lista di Mimmo Lucano che aveva presentato ricorso ha vinto la sua battaglia.
Un altro sindaco decaduto a Riace, il paesino calabrese divenuto celebre per il modello di accoglienza dei migranti che a ottobre 2018 ha visto arrestare il primo cittadino Mimmo Lucano e a maggio ha eletto il primo sindaco leghista della sua storia. L’11 novembre il Tribunale di Locri ha accolto il ricorso che era stato presentato dalla candidata a sindaco di Riace Maria Caterina Spanò, dichiarando l’ineleggibilità di Antonio Trifoli, eletto primo cittadino in occasione delle amministrative svoltesi il 27 maggio scorso.
TRIFOLI NON POTEVA CHIEDERE L’ASPETTATIVA DA VIGILE URBANO
Maria Caterina Spanò, assistita dall’avvocato Francesco Rotundo, aveva sostenuto l’ineleggibilità di Trifoli in quanto dipendente del Comune, con mansioni di vigile urbano con contratto a tempo determinato. E in quanto tale non poteva beneficiare dell’aspettativa per motivi politici. Spanò capeggiava la lista in cui era candidato a consigliere l’ex sindaco Mimmo Lucano, decaduto dopo il suo arresto nell’ottobre 2018 per i presunti illeciti nella gestione dei migranti. Lucano, comunque, non era stato eletto. La sentenza con cui è stato accolto il ricorso di Maria Caterina Spanò sarà esecutiva soltanto dopo i tre gradi giudizio. Fino ad allora Trifoli resterà in carica come sindaco.
INELEGGIBILITÁ CONFERMATA DAL MINISTERO DELL’INTERNO
Il ricorso della candidata a sindaco era stato riunito con un’analoga iniziativa che era stata promossa da tre cittadini di Riace. L’ineleggibilità di Trifoli era stata anche sancita in un parere espresso nel mese di settembre dal Ministero dell’Interno e notificato alla Prefettura di Reggio Calabria.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Allarme rosso in Calabria, Basilicata e Sicilia. Rischio nubifragi e allagamenti a Roma, maree eccezionali previste a Venezia. Neve sull'arco alpino sopra i 1.200 metri. Il quadro del maltempo nella giornata del 12 novembre.
Una forte perturbazione sta portando temporali in tutta Italia, da Nord a Sud. Per la giornata del 12 novembre la Protezione civile ha diramato l’allerta rossa su gran parte della Calabria, sui settori costieri della Basilicata e sulla Sicilia orientale. Allerta arancione per la Puglia e per i restanti settori di Basilicata, Calabria e Sicilia. Gialla su Emilia-Romagna, Lazio, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania e settori di Lombardia, Veneto, Toscana e Sardegna.
LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL NORD
Per l’Italia del Nord le previsioni meteo annunciano un 12 novembre ambivalente: nelle regioni occidentali (Liguria, Piemonte e Val d’Aosta) non sono previste piogge significative, anche se il cielo resterà grigio. Il grosso delle precipitazioni si abbatterà invece sulle regioni orientali (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige), piogge lievi su Lombardia ed Emilia-Romagna. Prevista neve sull’arco alpino sopra i 1.200 metri. Nel corso della giornata la tendenza si confermerà, per poi attenuarsi a partire dalla tarda mattinata del 13 novembre. A Venezia sono possibili maree eccezionali: martedì mattina è previsto un picco di 140 centimetri, martedì sera di 145 centimetri, mercoledì mattina di 145 centimetri.
LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL CENTRO
Il 12 novembre sarà molto nuvoloso anche sul Centro Italia. Le piogge potranno assumere carattere temporalesco su Sardegna, Umbria e regioni tirreniche. Per quanto riguarda in particolare la Sardegna, a causa di un ciclone sul Mediterraneo occidentale sono attesi pioggia, vento e mareggiate fino a sera. Nel Lazio le precipitazioni più intense colpiranno le province di Viterbo, Latina, Frosinone e Roma, con il rischio concreto di nubifragi e locali allagamenti. Anche sulla Capitale sussiste quindi la possibilità di violenti rovesci specie durante il pomeriggio di martedì, accompagnati da raffiche di vento in prevalenza dai quadranti meridionali.
LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL SUD
L’ondata di maltempo colpirà soprattutto le regioni del Sud, con allerta rossa per Calabria, Basilicata e Sicilia orientale, dove sarà elevato il rischio di fenomeni alluvionali. Forti venti di scirocco accompagneranno piogge intense, in risalita dal Mar Mediterraneo verso la Sicilia, a partire dalla serata di lunedì 11 novembre, con mareggiate e onde alte fino a quattro metri su tutte le coste esposte. In sole sei ore potrebbero cadere fino a 80 millimetri d’acqua, ovvero 80 litri d’acqua su una superficie di un metro quadrato. Non sono da escludere anche grandinate e locali trombe d’aria soprattutto a Ragusa, Agrigento, Siracusa, Caltanissetta, Enna e Catania. Nella notte e nelle prime ore del 12 novembre lo spostamento del minimo depressionario dalla Tunisia al Mar Tirreno farà sì che le intense precipitazioni si concentreranno tra la Sicilia orientale e la Calabria ionica, dove potranno verificarsi alluvioni e allagamenti. Il maltempo sarà associato anche in questo caso a forti venti di scirocco, sia sul Mar Ionio, sia sulle vette appenniniche della Sila e dell’Aspromonte. La situazione andrà migliorando nel corso della mattinata di martedì.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Allarme rosso in Calabria, Basilicata e Sicilia. Rischio nubifragi e allagamenti a Roma, maree eccezionali previste a Venezia. Neve sull'arco alpino sopra i 1.200 metri. Il quadro del maltempo nella giornata del 12 novembre.
Una forte perturbazione sta portando temporali in tutta Italia, da Nord a Sud. Per la giornata del 12 novembre la Protezione civile ha diramato l’allerta rossa su gran parte della Calabria, sui settori costieri della Basilicata e sulla Sicilia orientale. Allerta arancione per la Puglia e per i restanti settori di Basilicata, Calabria e Sicilia. Gialla su Emilia-Romagna, Lazio, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania e settori di Lombardia, Veneto, Toscana e Sardegna.
LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL NORD
Per l’Italia del Nord le previsioni meteo annunciano un 12 novembre ambivalente: nelle regioni occidentali (Liguria, Piemonte e Val d’Aosta) non sono previste piogge significative, anche se il cielo resterà grigio. Il grosso delle precipitazioni si abbatterà invece sulle regioni orientali (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige), piogge lievi su Lombardia ed Emilia-Romagna. Prevista neve sull’arco alpino sopra i 1.200 metri. Nel corso della giornata la tendenza si confermerà, per poi attenuarsi a partire dalla tarda mattinata del 13 novembre. A Venezia sono possibili maree eccezionali: martedì mattina è previsto un picco di 140 centimetri, martedì sera di 145 centimetri, mercoledì mattina di 145 centimetri.
LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL CENTRO
Il 12 novembre sarà molto nuvoloso anche sul Centro Italia. Le piogge potranno assumere carattere temporalesco su Sardegna, Umbria e regioni tirreniche. Per quanto riguarda in particolare la Sardegna, a causa di un ciclone sul Mediterraneo occidentale sono attesi pioggia, vento e mareggiate fino a sera. Nel Lazio le precipitazioni più intense colpiranno le province di Viterbo, Latina, Frosinone e Roma, con il rischio concreto di nubifragi e locali allagamenti. Anche sulla Capitale sussiste quindi la possibilità di violenti rovesci specie durante il pomeriggio di martedì, accompagnati da raffiche di vento in prevalenza dai quadranti meridionali.
LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL SUD
L’ondata di maltempo colpirà soprattutto le regioni del Sud, con allerta rossa per Calabria, Basilicata e Sicilia orientale, dove sarà elevato il rischio di fenomeni alluvionali. Forti venti di scirocco accompagneranno piogge intense, in risalita dal Mar Mediterraneo verso la Sicilia, a partire dalla serata di lunedì 11 novembre, con mareggiate e onde alte fino a quattro metri su tutte le coste esposte. In sole sei ore potrebbero cadere fino a 80 millimetri d’acqua, ovvero 80 litri d’acqua su una superficie di un metro quadrato. Non sono da escludere anche grandinate e locali trombe d’aria soprattutto a Ragusa, Agrigento, Siracusa, Caltanissetta, Enna e Catania. Nella notte e nelle prime ore del 12 novembre lo spostamento del minimo depressionario dalla Tunisia al Mar Tirreno farà sì che le intense precipitazioni si concentreranno tra la Sicilia orientale e la Calabria ionica, dove potranno verificarsi alluvioni e allagamenti. Il maltempo sarà associato anche in questo caso a forti venti di scirocco, sia sul Mar Ionio, sia sulle vette appenniniche della Sila e dell’Aspromonte. La situazione andrà migliorando nel corso della mattinata di martedì.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Allarme rosso in Calabria, Basilicata e Sicilia. Rischio nubifragi e allagamenti a Roma, maree eccezionali previste a Venezia. Neve sull'arco alpino sopra i 1.200 metri. Il quadro del maltempo nella giornata del 12 novembre.
Una forte perturbazione sta portando temporali in tutta Italia, da Nord a Sud. Per la giornata del 12 novembre la Protezione civile ha diramato l’allerta rossa su gran parte della Calabria, sui settori costieri della Basilicata e sulla Sicilia orientale. Allerta arancione per la Puglia e per i restanti settori di Basilicata, Calabria e Sicilia. Gialla su Emilia-Romagna, Lazio, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania e settori di Lombardia, Veneto, Toscana e Sardegna.
LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL NORD
Per l’Italia del Nord le previsioni meteo annunciano un 12 novembre ambivalente: nelle regioni occidentali (Liguria, Piemonte e Val d’Aosta) non sono previste piogge significative, anche se il cielo resterà grigio. Il grosso delle precipitazioni si abbatterà invece sulle regioni orientali (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige), piogge lievi su Lombardia ed Emilia-Romagna. Prevista neve sull’arco alpino sopra i 1.200 metri. Nel corso della giornata la tendenza si confermerà, per poi attenuarsi a partire dalla tarda mattinata del 13 novembre. A Venezia sono possibili maree eccezionali: martedì mattina è previsto un picco di 140 centimetri, martedì sera di 145 centimetri, mercoledì mattina di 145 centimetri.
LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL CENTRO
Il 12 novembre sarà molto nuvoloso anche sul Centro Italia. Le piogge potranno assumere carattere temporalesco su Sardegna, Umbria e regioni tirreniche. Per quanto riguarda in particolare la Sardegna, a causa di un ciclone sul Mediterraneo occidentale sono attesi pioggia, vento e mareggiate fino a sera. Nel Lazio le precipitazioni più intense colpiranno le province di Viterbo, Latina, Frosinone e Roma, con il rischio concreto di nubifragi e locali allagamenti. Anche sulla Capitale sussiste quindi la possibilità di violenti rovesci specie durante il pomeriggio di martedì, accompagnati da raffiche di vento in prevalenza dai quadranti meridionali.
LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL SUD
L’ondata di maltempo colpirà soprattutto le regioni del Sud, con allerta rossa per Calabria, Basilicata e Sicilia orientale, dove sarà elevato il rischio di fenomeni alluvionali. Forti venti di scirocco accompagneranno piogge intense, in risalita dal Mar Mediterraneo verso la Sicilia, a partire dalla serata di lunedì 11 novembre, con mareggiate e onde alte fino a quattro metri su tutte le coste esposte. In sole sei ore potrebbero cadere fino a 80 millimetri d’acqua, ovvero 80 litri d’acqua su una superficie di un metro quadrato. Non sono da escludere anche grandinate e locali trombe d’aria soprattutto a Ragusa, Agrigento, Siracusa, Caltanissetta, Enna e Catania. Nella notte e nelle prime ore del 12 novembre lo spostamento del minimo depressionario dalla Tunisia al Mar Tirreno farà sì che le intense precipitazioni si concentreranno tra la Sicilia orientale e la Calabria ionica, dove potranno verificarsi alluvioni e allagamenti. Il maltempo sarà associato anche in questo caso a forti venti di scirocco, sia sul Mar Ionio, sia sulle vette appenniniche della Sila e dell’Aspromonte. La situazione andrà migliorando nel corso della mattinata di martedì.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
La notizia è stata riportata da Site. L'attentato ha provocato cinque feriti di cui tre gravi.
Il marchio dell’Isis sull’attentato ai militari italiani. Il sedicente Stato islamico ha rivendicato l’attacco in Iraq. L’attacco ha provocato cinque feriti di cui tre gravi. La notizia è stata riportata da Site.
IL MESSAGGIO CONTRO I «CROCIATI»
Sull’agenzia ufficiale del Califfato Amaq è apparso questo messaggio: «Con il favore di Dio, l’esercito dell’Isis ha preso di mira un veicolo 4×4 che trasportava membri della coalizione internazionale crociata e dell’antiterrorismo dei Peshmerga, nella zona di Qarajai, a Nord della zona di Kafri (nel distretto di Kirkuk, ndr), con l’esplosione di un ordigno. Questo ha causato la distruzione del veicolo e il ferimento di quattro crociati e di quattro apostati».
VERTICE IN PROCURA A ROMA
Intanto si è svolto in procura, a Roma, un vertice tra magistrati e carabinieri del Ros in relazione all’accaduto. All’attenzione del pm Sergio Colaiocco una prima informativa su quanto avvenuto. Una ricostruzione sulla quale gli inquirenti hanno mantenuto il più stretto riserbo, anche per ragioni di sicurezza legate al fatto che nella zona dell’attentato, a circa 100 chilometri da Kirkuk, sono tutt’ora presenti militari delle forze speciali italiane. I pm romani procedono per il reato di attentato con finalità di terrorismo.
DI MAIO HA INFORMATO I COLLEGHI A BRUXELLES
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invece ha guidato la delegazione italiana al Consiglio Esteri dell’Unione europea, a Bruxelles, dove ha informato i colleghi sull’attacco. Tra i temi affrontati anche il Libano. Di Maio ha poi lasciato la riunione per rientrare a Roma, senza rilasciare dichiarazioni.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
La notizia è stata riportata da Site. L'attentato ha provocato cinque feriti di cui tre gravi.
Il marchio dell’Isis sull’attentato ai militari italiani. Il sedicente Stato islamico ha rivendicato l’attacco in Iraq. L’attacco ha provocato cinque feriti di cui tre gravi. La notizia è stata riportata da Site.
IL MESSAGGIO CONTRO I «CROCIATI»
Sull’agenzia ufficiale del Califfato Amaq è apparso questo messaggio: «Con il favore di Dio, l’esercito dell’Isis ha preso di mira un veicolo 4×4 che trasportava membri della coalizione internazionale crociata e dell’antiterrorismo dei Peshmerga, nella zona di Qarajai, a Nord della zona di Kafri (nel distretto di Kirkuk, ndr), con l’esplosione di un ordigno. Questo ha causato la distruzione del veicolo e il ferimento di quattro crociati e di quattro apostati».
VERTICE IN PROCURA A ROMA
Intanto si è svolto in procura, a Roma, un vertice tra magistrati e carabinieri del Ros in relazione all’accaduto. All’attenzione del pm Sergio Colaiocco una prima informativa su quanto avvenuto. Una ricostruzione sulla quale gli inquirenti hanno mantenuto il più stretto riserbo, anche per ragioni di sicurezza legate al fatto che nella zona dell’attentato, a circa 100 chilometri da Kirkuk, sono tutt’ora presenti militari delle forze speciali italiane. I pm romani procedono per il reato di attentato con finalità di terrorismo.
DI MAIO HA INFORMATO I COLLEGHI A BRUXELLES
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invece ha guidato la delegazione italiana al Consiglio Esteri dell’Unione europea, a Bruxelles, dove ha informato i colleghi sull’attacco. Tra i temi affrontati anche il Libano. Di Maio ha poi lasciato la riunione per rientrare a Roma, senza rilasciare dichiarazioni.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
La notizia è stata riportata da Site. L'attentato ha provocato cinque feriti di cui tre gravi.
Il marchio dell’Isis sull’attentato ai militari italiani. Il sedicente Stato islamico ha rivendicato l’attacco in Iraq. L’attacco ha provocato cinque feriti di cui tre gravi. La notizia è stata riportata da Site.
IL MESSAGGIO CONTRO I «CROCIATI»
Sull’agenzia ufficiale del Califfato Amaq è apparso questo messaggio: «Con il favore di Dio, l’esercito dell’Isis ha preso di mira un veicolo 4×4 che trasportava membri della coalizione internazionale crociata e dell’antiterrorismo dei Peshmerga, nella zona di Qarajai, a Nord della zona di Kafri (nel distretto di Kirkuk, ndr), con l’esplosione di un ordigno. Questo ha causato la distruzione del veicolo e il ferimento di quattro crociati e di quattro apostati».
VERTICE IN PROCURA A ROMA
Intanto si è svolto in procura, a Roma, un vertice tra magistrati e carabinieri del Ros in relazione all’accaduto. All’attenzione del pm Sergio Colaiocco una prima informativa su quanto avvenuto. Una ricostruzione sulla quale gli inquirenti hanno mantenuto il più stretto riserbo, anche per ragioni di sicurezza legate al fatto che nella zona dell’attentato, a circa 100 chilometri da Kirkuk, sono tutt’ora presenti militari delle forze speciali italiane. I pm romani procedono per il reato di attentato con finalità di terrorismo.
DI MAIO HA INFORMATO I COLLEGHI A BRUXELLES
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio invece ha guidato la delegazione italiana al Consiglio Esteri dell’Unione europea, a Bruxelles, dove ha informato i colleghi sull’attacco. Tra i temi affrontati anche il Libano. Di Maio ha poi lasciato la riunione per rientrare a Roma, senza rilasciare dichiarazioni.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it