L’agghiacciante report dei Legionari di Cristo sulla pedofilia

Accertati 175 casi in 78 anni. Sessanta da parte del fondatore Maciel. Responsabili 33 sacerdoti.

Praticamente due casi di pedofilia ogni anno. E anche qualcosa in più. La Congregazione dei Legionari di Cristo ha pubblicato un Rapporto riguardante gli abusi sessuali su minori commessi da membri dell’associazione nel corso della sua storia e i numeri sono agghiaccianti: 175 casi in 78 anni, 33 sacerdoti responsabili. Il rapporto, che sarà presentato il 20 gennaio a Roma in occasione del Capitolo generale della Congregazione, precisa che il fondatore di essa, il padre messicano Marcial Maciel, è responsabile di almeno 60 casi di abusi di minori. Lo studio, si è inoltre appreso, è stato realizzato durante sei mesi da una commissione interna e riguarda la storia dei Legionari dalla fondazione in Messico, il 3 gennaio 1941, ad oggi.

CONDANNA DEGLI ABUSI

Nella presentazione del documento, pubblicato nel portale ceroabusos.org, si sottolinea che con esso «i Legionari di Cristo desiderano fare un ulteriore passo per conoscere e riconoscere il fenomeno dell’abuso sessuale su minori e favorire la riconciliazione con le vittime». Il Rapporto inoltre «condanna e deplora» gli abusi commessi, così come «quelle pratiche istituzionali o personali che possano aver favorito o propiziato qualsiasi forma di abuso o rivittimizzazione». Dopo aver sottolineato che fra i 175 minori abusati sono inclusi le 60 vittime dello stesso fondatore della Congregazione, padre Maciel, lo studio precisa che i 33 sacerdoti responsabili degli abusi rappresentano il 2,44% dei 1.353 legionari ordinati nel corso della storia dell’associazione.

27 PRETI PEDOFILI ANCORA VIVI

Dei responsabili, «sei sono morti, otto hanno abbandonato il sacerdozio, uno ha lasciato la Congregazione e 18 vi sono rimasti. Di questi ultimi, il 100% è escluso da rapporti pastorali con minori, quattro hanno restrizioni nell’esercizio del ministero e osservano un piano di sicurezza, mentre 14 non esercitano il ministero sacerdotale pubblico».

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Due indagati per maltrattamenti in casa famiglia a Mantova

Una donna di 62 anni e un uomo di 25 allontanati dalla struttura per abusi su giovani, minorenni e disabili.

Maltrattavano con regolarità i giovani di cui si sarebbero dovuti prendere cura. Gli agenti della polizia di Stato di Mantova hanno eseguito una misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare nei confronti di una donna di 62 anni e di un uomo di 25 per maltrattamenti aggravati e continuati ai danni di ragazzi, in prevalenza minorenni e alcuni affetti da disabilità, affidati alla casa famiglia da loro gestita con altre persone. Le indagini si sono basate su due reportage diffusi dalla trasmissione Le Iene a marzo, su acquisizioni documentali e intercettazioni ambientali.

PERQUISIZIONI E SEQUESTRI

Il provvedimento è stato chiesto dalla procura di Mantova che da tempo sta conducendo le indagini nei confronti dei due allontanati e di altre persone. Al momento della notifica dell’ordinanza gli uomini della squadra mobile e della sezione di polizia giudiziaria della polizia hanno eseguito perquisizioni e sequestri. I ragazzi rimasti nella struttura di accoglienza sono stati affidati dagli agenti ad altre persone e sono stati avvisati gli organi competenti per la presa in carico dei minori.

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Le notizie sul maltempo del 22 dicembre 2019

Il primo giorno d'inverno è accompagnato da bufere su tutta la Penisola. Un uomo schiacciato da un albero è morto a Napoli. Frane in Liguria, esondazioni in Toscana. Mareggiate sul Lazio e la Sardegna.

Il maltempo che imperversa su gran parte della Penisola in questi giorni che precedono il Natale sta facendo le sue vittime. A Napoli un uomo di 62 anni è morto schiacciato da un albero di grosse dimensioni, a Chiavari una persona è rimasta ferita da una frana. Disagi e pericoli anche nella Capitale, dove tre persone sono rimaste uccise in due incidenti mortali legati comunque alla forte pioggia che si è abbattuta sulla capitale, facendo cadere anche degli alberi.

UN MORTO A NAPOLI

Si chiamava Mohamed Boulhaziz e aveva 62 anni l’uomo rimasto ucciso schiacciato da un albero a Napoli. Il fatto è accaduto intorno alle 7 del mattino in via Nuova Agnano, alla periferia occidentale della città. L’uomo, di nazionalità marocchina, è stato soccorso dal 118 ma in ospedale i medici hanno potuto solo constatarne il decesso. Mohamed Boulhaziz risiedeva regolarmente a Maddaloni (Caserta) e lavorava come commerciante. Sul posto è intervenuta la polizia. La bufera di vento che ha colpito la Campania nelle prime ore del mattino ha provocato la caduta di numerosi altri alberi e cartelloni pubblicitari in tutta la città.

FRANA SULL’AURELIA, UNA FERITA A CHIAVARI

Una automobilista è rimasta lievemente ferita in un incidente stradale causato da una frana caduta all’alba sulla statale Aurelia nei pressi della galleria delle Grazie nel comune di Chiavari. L’utilitaria, proveniente da Rapallo, è transitata all’uscita della galleria proprio mentre scendeva la frana ed è andata a sbattere contro la massa di detriti e fango. La frana, staccatasi da una collina, ha invaso entrambe le corsie di transito. Il traffico è stato bloccato. I vigili del fuoco e gli uomini della polizia locale hanno controllato che sotto le macerie non vi fossero mezzi, ma l’ipotesi è stata scongiurata. La donna è stata soccorsa dal personale del 118 e trasportata al pronto soccorso di Lavagna in codice giallo. Uomini e mezzi dell’Anas stanno verificando le condizioni della collina per capire se la frana è ancora attiva o se possono cominciare la rimozione dei detriti. Unica alternativa al transito per raggiungere il Tigullio orientale da Zoagli a Rapallo è l’autostrada A12. Un’altra frana c’è stata nella notte sulla statale del Turchino, nel ponente genovese, vicino a Mele. Parte della carreggiata è stata ripulita ed è stato istituito il senso unico alternato.

MAREGGIATA SUL LITORALE ROMANO

Una forte mareggiata ha colpito il litorale romano. Particolarmente critica la situazione a Fregene Sud, dove l’acqua ha circondato le strutture balneari e sulle dune di Focene aggredite dalle onde. Il vento, che a tratti supera anche i 100 chilometri orari, sta provocando problemi anche agli alberi, alcuni caduti in giardini di abitazioni private a Fregene, a strutture e palizzate, oltre che a trascinare detriti sulle strade. Al Passo della Sentinella, nella zona abitata alla foce del Tevere, a Fiumicino, una persona è stata soccorsa a causa delle mareggiate che ne avevano allagato la casa. Il cimitero di via Portuense è stato chiuso a causa del crollo di un albero. Un altro albero è caduto in viale Traiano all’altezza del Ponte 2 Giugno; a Parco Leonardo sono volati calcinacci dal cantiere in corso; a Largo Formichi un albero caduto ha invaso la carreggiata; il semaforo all’incrocio tra viale di Porto e via della Veneziana è stata abbattuto e anche i semafori sul viadotto di via dell’aeroporto risultano danneggiati. Un grosso ramo ha invece invaso la carreggiata di via Casale Sant’Angelo. Un albero è caduto anche a Ladispoli. L’amministrazione comunale di Fiumicino «invita alla prudenza, poiché il vento di burrasca proseguirà anche nelle prossime ore». In azione, per interventi e monitoraggio, Protezione civile e polizia locale di Fiumicino.

UN AUTOMOBILISTA SALVATO NEL PISANO

Decine glil interventi dei vigili del fuoco in Toscana per allagamenti e rimozione di alberi e rami pericolanti a causa dal maltempo che continua a interessare la regione. Un automobilista è stato tratto in salvo dai vigili del fuoco a San Miniato (Pisa) perché era rimasto intrappolato su un ponticello in località Serra in seguito allo straripamento di un corso d’acqua per le intense piogge delle scorse ore. L’allarme è scattato intorno alle 6: il conducente dell’auto non ha riportato danni. Il tratto stradale è stato chiuso al traffico. Disagi si sono verificati anche nel resto della provincia di Pisa, da Volterra al mare, per le forti raffiche di vento che hanno spezzato rami e portato detriti sulle sedi stradali. Sull’Aurelia, tra Pisa e Livorno, un grosso ramo si è spezzato e ha travolto un’auto in transito: miracolosamente illesa la conducente. Danni anche a Madonna dell’Acqua per una piccola tromba d’aria. Complessivamente su tutto il territorio sono una quarantina le richieste di intervento pervenute nel corso della notte alla sala operativa dei vigili del fuoco. A Livorno i pompieri hanno soccorso gli occupanti di un’auto rimasti bloccati, con l’auto in panne, in un sottopasso allagato di via Firenze. Per le forti raffiche di Ponente che stanno sferzando il canale di Piombino (Livorno) fermi poi i traghetti in arrivo e in partenza dall’isola d’Elba.

TORRENTE SOTTERRANEO SOLLEVA LE PIAZZE NELL’AVELLINESE

Evacuate 300 persone nel centro storico di San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino, dopo le abbondanti e violenti piogge delle ultime ore. La piazza principale del paese è in condizioni di dissesto a causa delle acque sotterranee di un torrente ‘tombato’ negli anni scorsi, il cui livello è cresciuto a dismisura sollevando il manto stradale. Bilancio pesante anche nel Vallo di Lauro. A Moschiano, nella frazione San Michele, è franato un costone collinare. Per precauzione alcune famiglie che abitano in zona sono state evacuate. A Forino una frana ha invaso le carreggiate di due strade provinciali mentre a Montoro uno smottamento con un fronte di 15 metri ha invaso la strada che collega a Contrada e Avellino.

MERCANTILE INCAGLIATO A SUD DELLA SARDEGNA

A causa delle cattive condizioni meteo-marine, una nave mercantile battente bandiera italiana si è incagliata a Sant’Antioco, nella Sardegna sud occidentale. L’imbarcazione, partita da Cagliari, dove aveva sbarcato un carico di caffè, era ripartita alla volta della Spagna. Il mare grosso e il forte vento hanno fatto propendere per un rientro in porto, ma il cargo ha urtato gli scogli rimanendo bloccato. La Capitaneria di Porto e della protezione civile hanno messo in salvo i 12 membri di equipaggio. Per il trasbordo sono stati messi a disposizione due mezzi navali della guardia costiera e un elicottero. Secondo le prime notizie nessuno è rimasto ferito. A Sant’Antioco sono intervenuti anche i sommozzatori e un equipaggio dei vigili del fuoco di Cagliari e un’ambulanza del 118, inviata in via precauzionale.

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Due ragazze di 16 anni uccise in da un’auto a Ponte Milvio

Gaia e Camilla stavano attraversando Corso Francia. A investirle è stato un giovane di 20 anni che se le sarebbe trovate davanti all'improvviso.

Avevano 16 anni e passavano un sabato come tanti, nella zona della movida romana, a Ponte Milvio. Gaia Vonfreymann e Camilla Romagnoli , residenti poco distanti alla Collina Fleming, stavano attraversando il viadotto di corso Francia, quando, all’altezza del McDonald’s, sono state investite e uccise da una Renault Koleos guidata da un giovane di 20 anni, Pietro Genovese, figlio del regista Paolo, che si è immediatamente fermato per prestare soccorso. L’autista è stato trasportato sotto choc in ambulanza in ospedale dove è stato sottoposto agli esami del sangue per capire se fosse sotto l’effetto di alcol o droghe.

STRADA BAGNATA

La strada era bagnata dalla pioggia che è scesa copiosa sulla città già da ieri sera. I vigili urbani indagano sulla dinamica dell’incidente. Dai primi accertamenti pare che il ragazzo di 20 anni fosse appena ripartito dall’incrocio con il semaforo verde e che all’improvviso si sia ritrovato davanti le due giovani in un tratto a visibilità ridotta, non riuscendo a evitarle. L’impatto è stato molto violento e le ragazze sono morte sul colpo. Sul posto, poco dopo l’impatto, sono giunti gli amici con cui Gaia e Camilla erano uscite, i familiari sono stati avvisati dagli stessi e dagli agenti della Municipale. I pm hanno aperto un’indagine per omicidio stradale.

123 MORTI IN UN ANNO

Poche ore dopo, intorno alle 7 di mattina di domenica 22 dicembre, un altro incidente mortale è avvenuto in via Marco Polo, in zona Ostiense, dove un’auto ha travolto un motorino elettrico uccidendo il conducente dello scooter. Le morti per incidenti stradali a Roma sono salite a 123 nel 2019, 45 delle vittime sono pedoni. Se si include la provincia di Roma, i decessi salgono a 142.

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Torino scelta per ospitare il mega raduno dei Fridays for Future

Gli attivisti ambientalisti l'hanno preferita alla tedesca Dresda. Il ritrovo internazionale organizzato ad agosto durerà cinque giorni.

Forse non sarà per lo scambio di gentilezze avuto con le ferrovie tedesche, sta di fatto che ad agosto ad ospitare il più grande raduno dei Fridays for Future, le manifestazioni dei giovani ambientalisti contro il cambiamento climatico sarà Torino, città che è stata preferita dal movimento ecologista alla tedesca Dresda. Il capoluogo piemontese è stato visitato di recente da Greta Thunberg ed è stato scelto come luogo del ritrovo internazionale dalla maggioranza degli attivisti. Il raduno di quest’estate durerà cinque giorni.

APPENDINO: «FAREMO DA MEGAFONO AL MONDO»

La scelta di Torino come sede del prossimo raduno internazionale dei Fridays For Future è «un segnale importante che ancora una volta mette al centro la priorità dell’emergenza climatica», rendendo il capoluogo piemontese «megafono per tutto il mondo», ha commentato la sindaca Chiara Appendino. «Un risultato che si deve al grande lavoro del gruppo Fridays For Future Torino e in cui la Città ha creduto sin dall’inizio», aggiunge la prima cittadina, ricordando che nel ballottaggio con Dresda la prima capitale d’Italia è stata preferita dal «75% degli attivisti». «Grazie a chi lo ha reso possibile», conclude Appendino

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La caccia ai frutti proibiti (o quasi) del mare

Dall'abusivismo nella pesca di ricci al contrabbando dei datteri: viaggio tra divieti e consumi che mettono a rischio l'ecosistema.

Ormai più moda che tradizione: quel sapore di mare in pieno inverno scuote desideri di palato, coscienze ambientaliste ed economie nascoste – di contrabbando. La caccia ai frutti proibiti (o quasi) da Nord a Sud è infatti anche affare di soldi e conoscenze giuste. E talvolta di petizioni contro una pesca legale ma che mette a rischio il futuro dell’ecosistema. Spuma di mare, ricci, datteri: un viaggio tra divieti, consumi legali ma al limite e tam tam social.

RICCI DI MARE: LA PESCA È LEGALE, MA GLI ABUSIVI…

Nessuno stop imposto a ristoratori e pescatori professionisti, ma in Sardegna da Alghero a Cagliari – ben prima dei preparativi natalizi – è polemica. Attorno alla pesca e al consumo dei ricci di mare si sono scatenate fazioni contrapposte. La Regione, da prassi – tramite l’assessorato all’Agricoltura – ha autorizzato i circa 200 pescatori professionisti: 2 mila ricci al giorno da novembre fino al 15 aprile. Secondo una ricostruzione degli ambientalisti il prelievo potrebbe arrivare a 50 milioni di esemplari nell’intera stagione. In più, ci sono gli abusivi camuffati da hobbisti che si immergono per un bottino da rivendere ad amici e amiche, a bordo strada in città: ricci confezionati nei vasetti proibitissimi anche per il rispetto inesistente delle norme sulla conservazione. Sequestri e sanzioni amministrative delle forze dell’ordine non bloccano il giro: si tratta di un’entrata certa, una specie di ammortizzatore sociale in tempi di lavori precari o inesistenti.

L’unico ostacolo agli spaghetti ai ricci arriva dal boicottaggio personale o di chi li cucina

Al chilo la quotazione può superare i 200 euro. Eppure, come sottolineano gli ambientalisti del Gruppo d’intervento giuridico, alla Regione è noto lo stato dei mari e della specie: ricci sempre più piccoli, o con gusci vuoti, pescati anche sotto quota, piccolissimi. Così è partita di nuovo la campagna Nessun riccio nel mio piatto. Se vuoi mangiarne anche nel futuro (ideata dall’associazione Qui Etica) a cui hanno aderito alcuni ristoratori, con un tam tam sui social network e una petizione da 7 mila firme su charge.org. Grig e altri chiedono uno stop di tre anni, monitoraggi marini e aiuti per i pescatori ufficiali che non possono lavorare. Una presa di posizione condivisa anche da alcune amministrazioni del Sud-Ovest: Portoscuso, Calasetta, Sant’Antioco. Ma, nulla da fare: l’unico ostacolo agli spaghetti ai ricci arriva dal boicottaggio personale o di chi li cucina.

DATTERI MARE, DATTERI DI CONTRABBANDO

È il frutto proibito per eccellenza, non solo al Sud. Prelevarli è illegale in Italia dal 1988, dal 2006 in tutta Europa. I datteri di mare sono al centro di una recente inchiesta di Report che ha dimostrato come si continui di notte, nonostante il divieto ormai trentennale, a spaccare le rocce in cui i molluschi – di forma allungata come quelli vegetali – si insediano in lunghi buchi cilindrici. Chi si immerge usa con forza martello e scalpello, ma anche esplosivi. Si stima che per averne un chilo si debba sacrificare un metro quadro di scogliera. Una distruzione irreversibile che si consuma nelle coste campane e lazionali – come dimostrano le immagini – ma non solo.

UNO SFIZIO SALATO ANCORA IN VOGA

Gustare datteri, quindi, non è mai passato di moda ed esiste una rete di contrabbando che paga bene e li fa arrivare nei vassoi dei ristoranti di lusso in tutta Italia. I costi per il consumatore finale – sempre consapevole – possono superare i 200 euro al chilo sotto le feste, un piatto di spaghetti con i datteri si può pagare fino a 70 euro. Il giro, con il supporto e il benestare dii nomi importanti della ristorazione, è ben avviato. Le squadre dei sub professionisti a caccia del ‘profumo di mare’ hanno un’organizzazione stabile e mezzi: barche, pali, vedette e personale per la consegna. Niente li ferma, se non i blitz della Finanza. Non il timore delle sanzioni: arresto da due mesi fino a due anni, confisca del pescato e dell’attrezzatura. E una multa da 200 fino a 2 mila euro.

LO STOP DELL’UE PER I MICRO-PESCI

Lì dove il buon senso non arriva, alla fine è intervenuta l’Unione europea con uno stop alla pesca per il novellame o bianchetto. È successo con un apposito regolamento nel 2006 per motivi di sostenibilità ambientale, prima di allora in Italia alcuni decreti ministeriali ne regolavano tempi parziali di pesca. Si tratta della schiuma di mare, ovvero neonata in Sicilia o gianchetti in Liguria: insomma la taglia micro di sardine e acciughe. Regione che vai, nome e ricetta che trovi. Ma la pesca blocca la crescita e lo sviluppo della specie: provoca un impoverimento per l’intero ecosistema che – se praticato con l’insistenza dei ritmi dei ristoratori – potrebbe portare alla scomparsa. Ragioni che non intaccano ancora convinzioni, abitudini e desiderio di guadagno dei bracconieri di mare. A monte il cliente paga, la domanda regge.

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L’Italia nella morsa del maltempo: un morto in Friuli

L'uomo ha imboccato una strada vietata per l'allerta meteo. Intanto in undici regione è scattato il codice arancione. E Venezia è pronta a due giorni di acqua alta a 130 centimetri.

Italia ancora nella morsa del maltempo nel week end del 21 e 22 dicembre. In Friuli Venezia Giulia, un uomo è morto per aver deciso di imboccare una strada che era stata chiusa per l’allerta meteo guadando il torrente e finendo travolto dalla corrente. La tragedia tra Zoppola e Cordenons, in provincia di Pordenone. Le autorità locali, a causa del maltempo, avevano diramato un’allerta arancione, che comporta una serie di prescrizioni compresa la chiusura di alcune strade. Tra queste, quella dove è morto l’uomo, tanto che l’accesso era stato chiuso con una sbarra.

UN MOTOCICLISTA DISPERSO NEL FIUME SANTERNO

I vigili del fuoco del comando di Firenze e del distaccamento di Borgo S.Lorenzo, stanno intervenendo nel comune di Firenzuola, in Mugello, per la ricerca di un motociclista caduto nel fiume Santerno, nei pressi del ponte di Cornacchiaia. Sul posto, si spiega dai vvf, anche personale del nucleo sommozzatori di Firenze e l’elicottero Drago del nucleo di Arezzo che sta effettuando dei sorvoli lungo il fiume. Da chiarire ancora come la persona sia finita con la moto nel corso d’acqua.

ALTRE 48 ORE DI ACQUA ALTA A VENEZIA

Intanto si è presentata anche il 21 dicembre l’acqua alta a Venezia si è presentata anche oggi toccando i 120 centimetri sul medio mare. Per il 22 è prevista acqua alta di 130 centimetri. Nel Nord Ovest la protezione civile ha disposto la chiusura dellìautostrada A5 Torino-Aosta a causa dell’allerta scattata per il movimento della frana in località Chiappetti di Quincinetto.

IN PROVINCIA DI SIENA CROLLATO UN TRATTO DI STATALE

Forti piogge in Toscana, fino a 263 millimetri caduti in 24 ore. Rimaste intrappolate all’interno di una vettura nel torrente Maiano, nel comune di
Magliano in Toscana (Grosseto), due persone sono state messe in salvo dai vigili del fuoco. Crollato, a causa del maltempo, un tratto della statale 2 Cassia tra Abbadia San Salvatore e Radicofani, in provincia di Siena: nessuno automobilista è rimasto coinvolto.

ALLERTA ARANCIONE IN UNDICI REGIONI

Per il maltempo l’allerta è arancione in Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Sardegna, Toscana e Umbria; gialla in Calabria, Piemonte e Veneto.

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In Vaticano mille denunce di abusi sessuali in un anno: «È uno tsunami»

John Joseph Kennedy, il capo Ufficio della sezione disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede: «Se avessi un bambino maltrattato, probabilmente smetterei di andare a messa».

Sopraffatti dalle denunce, letteralmente. L’ufficio vaticano che riceve le denunce di abusi sessuali da parte del clero ha registrato quest’anno la cifra record di 1.000 casi segnalati da tutto il mondo, anche da Paesi di cui non aveva mai sentito parlare prima, e potrebbe non essere finita qui. John Joseph Kennedy, il capo Ufficio della Sezione Disciplinare nella Congregazione per la dottrina della fede, lo ha detto all’agenzia di stampa americana Associated press, precisando che l’enorme afflusso di denunce ha “sopraffatto” il personale

«STIAMO ASSISTENDO A UNO TSUNAMI DI CASI»

Per evadere tutti i documenti relativi al 2019, il quadruplo di quanti se ne gestivano un decennio fa, il personale – ha spiegato Kennedy – «dovrebbe lavorare sette giorni alla settimana». «Stiamo effettivamente assistendo a uno tsunami di casi, al momento, in particolare da Paesi di cui non abbiamo mai sentito parlare prima», ha detto, riferendosi ai casi più eclatanti emersi in Argentina, Messico, Cile, Italia, Polonia e Stati Uniti. «Suppongo che se non fossi un prete e se avessi un bambino maltrattato, probabilmente smetterei di andare a messa», ha detto Kennedy. Ma il Vaticano – ha ricordato – si è impegnato a combattere gli abusi e ha solo bisogno di tempo per esaminare tutti i casi. «Li esamineremo dal punto di vista forense e garantiremo il giusto risultato – ha aggiunto -. Non si tratta di riconquistare la gente, perché la fede è qualcosa di molto personale. Ma almeno diamo alla gente la possibilità di dire: ‘Forse diamo alla chiesa una seconda possibilità di ascoltare il messaggio’».

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In Piemonte voto di scambio con la ‘ndrangheta, arrestato l’assessore di Fdi Rosso

Responsabile dei diritti civili nella giunta di centrodestra, a lungo era stato parlamentare di Forza Italia. Eseguite altre sette misure di custodia cautelare.

Il blitz contro la ‘ndrangheta non si ferma e dopo la maxi operazione del 19 dicembre e gli arresti eseguiti in Valle D’Aosta, questa volta le indagini toccano il Piemonte. Roberto Rosso, assessore ai Diritti civili della Regione Piemonte, a lungo parlamentare di Forza Italia, per cui all’inizio degli anni ’90 è stato candidato sindaco di Torino, e ora in Fratelli d’Italia, è stato arrestato la mattina del 20 dicembre dalla guardia di di Finanza nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta che ipotizza anche il voto di scambio.

ACCORDO CON I BOSS PER LE ULTIME ELEZIONI REGIONALI

Le accuse nei suoi confronti riguarderebbero le ultime elezioni regionali. «Secondo le risultanze delle indagini Roberto Rosso è sceso a patti con i mafiosi. E l’accordo ha avuto successo», ha detto Francesco Saluzzo, procuratore generale del Piemonte. Gli investigatori hanno documentato – anche con immagini – diversi incontri tra Rosso e alcuni presunti boss, tra cui Onofrio Garcea, esponente del clan Bonavota in Liguria, anche in piazza San Carlo a Torino. Oltre all’arresto di Rosso le Fiamme gialle hanno eseguito altre sette ordinanze di custodia cautelare e sequestri di beni nei confronti di soggetti legati alla ‘ndrangheta e operanti a Torino.

ALLONTANATO DAL PARTITO

Fratelli d’Italia, da parte sua, ha allontanato Rosso dal partito. Apprendiamo che stamattina è stato arrestato con l’accusa più infamante di tutte: voto di scambio politico-mafioso. Mi viene il voltastomaco», ha dichiarato Giorgia Meloni. «Mi auguro dal profondo del cuore che dimostri la sua innocenza, ma annuncio fin da ora che Fratelli d’Italia si costituirà parte civile nell’eventuale processo a suo carico. Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da Fdi».

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In Piemonte voto di scambio con la ‘ndrangheta, arrestato l’assessore di Fdi Rosso

Responsabile dei diritti civili nella giunta di centrodestra, a lungo era stato parlamentare di Forza Italia. Eseguite altre sette misure di custodia cautelare.

Il blitz contro la ‘ndrangheta non si ferma e dopo la maxi operazione del 19 dicembre e gli arresti eseguiti in Valle D’Aosta, questa volta le indagini toccano il Piemonte. Roberto Rosso, assessore ai Diritti civili della Regione Piemonte, a lungo parlamentare di Forza Italia, per cui all’inizio degli anni ’90 è stato candidato sindaco di Torino, e ora in Fratelli d’Italia, è stato arrestato la mattina del 20 dicembre dalla guardia di di Finanza nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta che ipotizza anche il voto di scambio.

ACCORDO CON I BOSS PER LE ULTIME ELEZIONI REGIONALI

Le accuse nei suoi confronti riguarderebbero le ultime elezioni regionali. «Secondo le risultanze delle indagini Roberto Rosso è sceso a patti con i mafiosi. E l’accordo ha avuto successo», ha detto Francesco Saluzzo, procuratore generale del Piemonte. Gli investigatori hanno documentato – anche con immagini – diversi incontri tra Rosso e alcuni presunti boss, tra cui Onofrio Garcea, esponente del clan Bonavota in Liguria, anche in piazza San Carlo a Torino. Oltre all’arresto di Rosso le Fiamme gialle hanno eseguito altre sette ordinanze di custodia cautelare e sequestri di beni nei confronti di soggetti legati alla ‘ndrangheta e operanti a Torino.

ALLONTANATO DAL PARTITO

Fratelli d’Italia, da parte sua, ha allontanato Rosso dal partito. Apprendiamo che stamattina è stato arrestato con l’accusa più infamante di tutte: voto di scambio politico-mafioso. Mi viene il voltastomaco», ha dichiarato Giorgia Meloni. «Mi auguro dal profondo del cuore che dimostri la sua innocenza, ma annuncio fin da ora che Fratelli d’Italia si costituirà parte civile nell’eventuale processo a suo carico. Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da Fdi».

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Liguria in allerta rossa per il maltempo

Chiusi porti, scuole e la A6. Ma il codice è arancione anche per Piemonte, Emilia Romanga e Lombardia.

Allerta rossa per il maltempo il 20 dicembre in Liguria: chiusi porti e
scuole; chiusa la A6 tra Savona e Altare; è attesa una
perturbazione “molto violenta”, avverte l’assessore alla
Protezione civile Giampedrone.

ALLERTA ARANCIONE IN TRE REGIONI

Allerta arancione invece sempre in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna; gialla in Sardegna, Campania, Lazio, Toscana, Umbria e Friuli Venezia Giulia.

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Ritrovato lo scudo di Garibaldi

Era sparito dal museo del Risorgimento di Roma, era nella casa di un architetto.

Era sparito dal Museo del Risorgimento ed è stato ritrovato a casa di un architetto. I carabinieri del Reparto Tutela Patrimonio Culturale e della Stazione di Roma Gianicolense hanno recuperato lo scudo di Garibaldi, dono del popolo siciliano nel maggio del 1878, dopo lo sbarco a Marsala. Dalle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma, risulta il trafugamento dell’opera sia avvenuto nei primi anni del 2000. Non è ancora chiaro però come lo scudo possa essere sparito dal Museo Nazionale del Risorgimento, per finire poi presso l’abitazione di un architetto romano dove è stata trovato. Lo scudo è un’opera unica nel suo genere: una scultura bronzea policroma di forma circolare, del diametro di 118 cm e del peso di circa 50 chilogrammi, realizzata da Antonio Ximenes, padre del più noto scultore Ettore Ximenes.

DONO ALLA CITTÀ DI ROMA

Nel centro dello scudo, al posto dell’antico brocchetto che serviva per colpire il nemico, sporge da una conchiglia, per l’appunto Caprera, sormontata dalla testa di Giuseppe Garibaldi. Fa da cornice una corona di quercia cinta da un nastro: sulle foglie sono incise le principali battaglie combattute da Garibaldi, da Montevideo e Digione. Lo scudo è diviso in otto raggi, in ognuno dei quali sono incisi gruppi allegorici che riportano gli stemmi delle principali città italiane, oltre ad icone simboliche che rappresentano la Carità, la Giustizia, la Gloria e la Scienza strategica. L’intero scudo è cinto da una corona d’alloro dove sono incisi i nomi di tutti i “Mille” di Marsala. Lo scudo fu donato da Garibaldi alla città di Roma, che lo custodì nel Museo Capitolino, per poi essere trasferito presso il Museo Nazionale del Risorgimento nel Palazzo del Vittoriano, come documentato in vari cataloghi di esposizioni dell’opera, per ultimo nel 1982, in occasione del centenario della scomparsa dell‘Eroe.

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Grave incidente stradale per Lapo Elkann in Israele

L'erede di casa Agnelli ricoverato in reparto emergenze in coma per uno scontro avvenuto una decina di giorni fa. Ora sta meglio: «Adesso voglio impegnarmi a fare del bene».

Lapo Elkann ha avuto un grave incidente d’auto una decina di giorni fa a Tel Aviv, tappa di un viaggio in Israele. È stato ricoverato in reparto emergenze in coma. Ora è ritornato in Europa ed è in convalescenza. «Ringrazio Dio e i medici», ha commentato Lapo.

SOLO IN AUTO, LA DINAMICA NON CHIARA

Lapo stava tornando a Tel Aviv da Gerusalemme, dove aveva visitato il Muro del Pianto. Al momento dell’incidente, di cui non è chiara la dinamica, era solo in auto. Non sarebbero rimaste coinvolte altre persone. Il nipote dell’Avvocato Agnelli, fratello del presidente di Fca e Exor John Elkann, è ora convalescente in un ospedale della Svizzera.

«DEDICHERÒ IL MIO TEMPO A FARE DEL BENE»

«Voglio innanzitutto ringraziare Dio, e poi i medici israeliani e quelli europei. Voglio pregare per i ragazzi giovani che ho visto morire in Israele accanto a me nei letti delle emergenze dell’ospedale, gli amici che mi sono stati vicini, la mia famiglia», ha detto Lapo in una videochiamata al Corriere della Sera, «voglio ringraziare Dio di avermi dato la possibilità di ridarmi la vita. Voglio dedicare il mio tempo, il mio cuore e risorse economiche a fare del bene occupandomi della mia Onlus, che non è un capriccio da bambino viziato. Umanamente Lapo Elkann non è come lo descrivono gli altri ma un uomo con il cuore aperto e che ha voglia di fare del bene. Con l’incidente ho capito che è questo il mio nuovo motto di vita».

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Grave incidente stradale per Lapo Elkann in Israele

L'erede di casa Agnelli ricoverato in reparto emergenze in coma per uno scontro avvenuto una decina di giorni fa. Ora sta meglio: «Adesso voglio impegnarmi a fare del bene».

Lapo Elkann ha avuto un grave incidente d’auto una decina di giorni fa a Tel Aviv, tappa di un viaggio in Israele. È stato ricoverato in reparto emergenze in coma. Ora è ritornato in Europa ed è in convalescenza. «Ringrazio Dio e i medici», ha commentato Lapo.

SOLO IN AUTO, LA DINAMICA NON CHIARA

Lapo stava tornando a Tel Aviv da Gerusalemme, dove aveva visitato il Muro del Pianto. Al momento dell’incidente, di cui non è chiara la dinamica, era solo in auto. Non sarebbero rimaste coinvolte altre persone. Il nipote dell’Avvocato Agnelli, fratello del presidente di Fca e Exor John Elkann, è ora convalescente in un ospedale della Svizzera.

«DEDICHERÒ IL MIO TEMPO A FARE DEL BENE»

«Voglio innanzitutto ringraziare Dio, e poi i medici israeliani e quelli europei. Voglio pregare per i ragazzi giovani che ho visto morire in Israele accanto a me nei letti delle emergenze dell’ospedale, gli amici che mi sono stati vicini, la mia famiglia», ha detto Lapo in una videochiamata al Corriere della Sera, «voglio ringraziare Dio di avermi dato la possibilità di ridarmi la vita. Voglio dedicare il mio tempo, il mio cuore e risorse economiche a fare del bene occupandomi della mia Onlus, che non è un capriccio da bambino viziato. Umanamente Lapo Elkann non è come lo descrivono gli altri ma un uomo con il cuore aperto e che ha voglia di fare del bene. Con l’incidente ho capito che è questo il mio nuovo motto di vita».

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Per l’Istat in Italia ci sono almeno 2 milioni di giovani in sofferenza

Secondo il rapporto "Benessere equo e sostenibile" nel nostro Paese ci sono milioni di giovani che soffrono privazioni nelle dimensioni del benessere, come lavoro, salute o istruzione.

Sono quasi due milioni i giovani tra i 18 e i 34 anni in condizioni di sofferenza, ovvero a cui mancano due o più dimensioni del benessere (dalla salute al lavoro, dalla sfera sociale a quella territoriale, passando per l’istruzione). È quanto è emerso da rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile (Bes). Quella che l’Istituto chiama la “multi-deprivazione” è più alta, si sottolinea, «tra i giovani adulti di 25-34 anni e nel Mezzogiorno».

IL REDDITO NON È TUTTO, FELICI SE LAUREATI

Il dossier si legge anche che sui livelli di benessere pesa di certo la componente economica, in primis il reddito familiare, ma «in misura minore rispetto ad altre caratteristiche come il titolo di studio, le condizioni di salute, l’occupazione e le condizioni abitative». «Ad esempio», ha scritto l’Istat, «la propensione a essere molto soddisfatti della vita è circa il triplo tra i laureati rispetto a coloro che posseggono al massimo la licenza secondaria inferiore, mentre all’aumentare del reddito familiare la propensione a essere molto soddisfatti cresce in misura minore».

UN RAGAZZO SU TRE INSUFFICIENTE IN ITALIANO

I ricercatori si sono concentrati anche sull’istruzione dei giovanissimi e hanno sottolineato che tra i ragazzi del secondo anno delle scuole superiori la quota di coloro che non «raggiunge la sufficienza (low performer) nelle competenze è del 30,4% per l’italiano e del 37,8% per la matematica». I dati del Bes si riferiscono in particolare all’anno scolastico 2018/2019. «Nelle regioni del Mezzogiorno la quota di studenti che non raggiungono un livello sufficiente sale al 41,9% per le competenze in italiano e al 53,5% per quelle in matematica».

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Scontro sugli sci a Plan de Corones: un morto e un ferito

Un turista sloveno ha perso la vita sulla pista Sonne. Ricoverato a Brunico in condizioni non gravi un giovane tedesco.

Un turista sloveno di 47 anni ha perso la vita in un incidente sugli sci in Val Pusteria. Sulla pista Sonne a Plan de Corones l’uomo si è scontrato con un giovane tedesco. Lo sloveno è morto, mentre il tedesco è stato trasportato all’ospedale di Brunico con ferite giudicate non gravi. Sul posto sono, tra l’altro, intervenuti i carabinieri per i rilievi di legge.

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Cosa sappiamo sul maxi blitz contro la ‘ndrangheta nel Vibonese

Vasta operazione del Ros in Calabria e nel resto dl'Italia. In manette oltre 300 persone tra avvocati, politici e membri della cosca Mancuso. Le accuse vanno da associazione mafiosa, all'estorsione e omicidio.

Una maxi operazione dei Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia è in corso per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare del gip di Catanzaro su richiesta della Dda a carico di 334 persone. L’operazione ‘Rinascita-Scott‘ ha disarticolato tutte le organizzazioni di ‘ndrangheta operanti nel Vibonese e facenti capo alla cosca Mancuso di Limbadi. Complessivamente sono 416 gli indagati, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio e altri reati aggravati dalle modalità mafiose.

IN MANETTE ANCHE POLITICI

Tra le persone arrestate ci sono politici, avvocati, commercialisti, funzionari infedeli dello Stato e massoni. Tra loro anche l’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia Giancarlo Pittelli. In manette è finito anche il sindaco di Pizzo e presidente di Anci Calabria Gianluca Callipo, del Pd, l’ex consigliere regionale del Pd Pietro Giamborino (ai domiciliari) e il segretario del Psi calabrese Luigi Incarnato (domiciliari). Il gip ha imposto il divieto di dimora in Calabria per l’ex parlamentare ed ex assessore regionale del Pd Nicola Adamo, indagato per traffico di influenze. Tra gli arrestati c’è anche l’ex comandante del reparto operativo dei carabinieri di Catanzaro Giorgio Naselli, adesso comandante provinciale a Teramo. Contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare, i carabinieri stanno notificando anche un provvedimento di sequestro beni per un valore di circa 15 milioni di euro.

OPERAZIONI ANCHE AL NORD E IN EUROPA

L’imponente operazione, frutto di indagini durate anni, oltre alla Calabria interessa varie regioni d’Italia dove la ‘ndrangheta vibonese si è ramificata: Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata. Alcuni indagati sono stati localizzati e arrestati in Germania, Svizzera e Bulgaria in collaborazione con le locali forze di Polizia e in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria di Catanzaro. Nell’operazione sono impegnati 2500 carabinieri del Ros e dei Comandi provinciali che in queste ore stanno lavorando sul territorio nazionale supportati anche da unità del Gis, del Reggimento Paracadutisti, degli Squadroni Eliportati Cacciatori, dei reparti mobili, da mezzi aerei e unità cinofile.

GRATTERI: «PIÙ GRANDE BLITZ DOPO IL MAXI PROCESSO»

«È la più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo». Così il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha sintetizzato l’operazione che ha portato ai 334 arresti. «Abbiamo disarticolato completamente le cosche della provincia di Vibo», ha aggiunto, «ma ha interessato tutte le regioni d’Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Nell’ordinanza ci sono 250 pagine di capi di imputazione. È stato un grande lavoro di squadra fatto dai carabinieri del Ros centrale, di quello di Catanzaro, e del Comando provinciale di Vibo Valentia. Alla fase esecutiva dell’operazione hanno preso parte circa 3000 militari con tutte le specialità, dal Gis al Tuscania ai Cacciatori, tutte le sezioni Ros d’Italia e tutti i carabinieri della Calabria». Solo pochi giorni fa il neoprocuratore di Vibo, Camillo Falvo, che si è insediato il 18, salutando i colleghi della Procura di Catanzaro, dove per la Dda seguiva l’area di Vibo, aveva detto «ora o mai più». «Se era un riferimento a oggi? Anche», ha detto Gratteri.

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Cosa prevede il Patto della Salute per il periodo 2019-2021

Intesa raggiunta tra governo e regioni sui fondi per la Sanità. Misure per inserire gli specializzandi e tenere a lavoro i medici fino a 70 anni. Ma anche maggiore elasticità di spesa. Cosa c'è nell'accordo.

Più risorse per la sanità, specializzandi in corsia, possibilità per i medici di rimanere al lavoro fino ai 70 anni, ma anche sei mesi di tempo per la revisione delle procedure sui commissariamenti, che tenderanno sempre più a essere una extrema ratio. È l’«ampia intesa» trovata sul Patto della Salute 2019-2021, firmato il 18 dicembre dopo una lunga trattativa tra il governo e le Regioni.

SBLOCCATI FONDI PER 9 MILIARDI E MEZZO IN TRE ANNI

Il punto di caduta sembra quello giusto: «Governo e Regioni insieme a difesa del diritto alla salute», ha twittato il ministro Roberto Speranza, «Ora è più forte il nostro Servizio sanitario nazionale». Per il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini «finisce la stagione dei tagli»: il Patto, anzi, «sancisce il notevole incremento delle risorse destinate alla Sanità». Due miliardi già a partire dal prossimo anno, 3,5 con l’anno successivo, a cui si aggiunge quanto previsto dal Bilancio con un incremento, dopo i 4 miliardi già previsti per il 2019, di 2 miliardi per gli investimenti per l’edilizia sanitaria e l’aumento di 1,5 miliardi di quelli per l’ammodernamento tecnologico.

MISURE PER SPECIALIZZANDI E MEDICI ANZIANI

Nell’accordo sono rientrate anche due misure fortemente richieste dalle Regioni, ha spiegato l’assessore laziale Alessio D’Amato, entrambe legate al personale: l’impiego degli specializzandi già dal terzo anno nelle strutture sanitarie, ma anche la possibilità su base volontaria per i medici di rimanere in attività anche oltre i 40 anni di servizio e fino a 70 anni d’età. Nel Patto è inoltre prevista la revisione dei meccanismi e degli strumenti relativi ai piani di rientro e ai commissariamenti. «È stata inserita su richiesta della Regione Molise», ha spiegato il presidente Donato Toma, «ma condivisa da tutte le altre, la revisione delle procedure entro i prossimi 180 giorni anche alla luce delle disposizioni della Consulta», che si era pronunciata contro l’incompatibilità tra le figure di governatore e di commissario ad acta. Commissariamento che, si legge nel testo, «costituisce un rimedio ultimo dettato da circostanze eccezionali»: dall’anno prossimo il Comitato dei Lea (i Livelli essenziali d’assistenza) effettuerà ogni anno un monitoraggio, e in caso di «gravi criticità in almeno due macro-livelli di assistenza», si legge nel Patto, il Comitato inviterà la Regione entro trenta giorni a presentare un piano di risoluzione (‘Intervento di potenziamento dei Lea’) «nell’ambito della sostenibilità economica del Servizio sanitario regionale interessato».

MAGGIORE ELASTICITÀ SUL TETTO DELLA SPESA PER IL PERSONALE

Nel Patto è prevista inoltre, ha spiegato ancora Bonaccini, la rimodulazione «nella direzione di una maggiore flessibilità» del tetto di spesa del personale dal 5% al 10%, valutando la possibilità di un ulteriore innalzamento al 15%, e quella del tetto relativo agli acquisti di prestazioni dai privati accreditati. Prevista inoltre la revisione del decreto 70/2015 che fissava gli standard per l’assistenza ospedaliera. Tutti «strumenti importanti» secondo il coordinatore nazionale della commissione Salute Luigi Genesio Icardi. Scettici invece i ‘camici bianchi’ dello Smi, il Sindacato medici italiani: per il segretario generale Pina Onotri è un provvedimento «con luci e ombre, in cui ci sono poche risorse per i rinnovi contrattuali dei medici di famiglia». Il giudizio dei presidenti di Regione è però positivo: soddisfatto il governatore della Sardegna Christian Solinas («le nostre richieste più importanti sono state recepite») e quello del Veneto Luca Zaia («in questo documento c’è molto della nostra Regione»). «Per la sanità nuove assunzioni, investimenti, servizi migliori. Apriamo una nuova stagione di giustizia sociale» ha sintetizzato il presidente del Lazio, e segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

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Cosa prevede il Patto della Salute per il periodo 2019-2021

Intesa raggiunta tra governo e regioni sui fondi per la Sanità. Misure per inserire gli specializzandi e tenere a lavoro i medici fino a 70 anni. Ma anche maggiore elasticità di spesa. Cosa c'è nell'accordo.

Più risorse per la sanità, specializzandi in corsia, possibilità per i medici di rimanere al lavoro fino ai 70 anni, ma anche sei mesi di tempo per la revisione delle procedure sui commissariamenti, che tenderanno sempre più a essere una extrema ratio. È l’«ampia intesa» trovata sul Patto della Salute 2019-2021, firmato il 18 dicembre dopo una lunga trattativa tra il governo e le Regioni.

SBLOCCATI FONDI PER 9 MILIARDI E MEZZO IN TRE ANNI

Il punto di caduta sembra quello giusto: «Governo e Regioni insieme a difesa del diritto alla salute», ha twittato il ministro Roberto Speranza, «Ora è più forte il nostro Servizio sanitario nazionale». Per il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini «finisce la stagione dei tagli»: il Patto, anzi, «sancisce il notevole incremento delle risorse destinate alla Sanità». Due miliardi già a partire dal prossimo anno, 3,5 con l’anno successivo, a cui si aggiunge quanto previsto dal Bilancio con un incremento, dopo i 4 miliardi già previsti per il 2019, di 2 miliardi per gli investimenti per l’edilizia sanitaria e l’aumento di 1,5 miliardi di quelli per l’ammodernamento tecnologico.

MISURE PER SPECIALIZZANDI E MEDICI ANZIANI

Nell’accordo sono rientrate anche due misure fortemente richieste dalle Regioni, ha spiegato l’assessore laziale Alessio D’Amato, entrambe legate al personale: l’impiego degli specializzandi già dal terzo anno nelle strutture sanitarie, ma anche la possibilità su base volontaria per i medici di rimanere in attività anche oltre i 40 anni di servizio e fino a 70 anni d’età. Nel Patto è inoltre prevista la revisione dei meccanismi e degli strumenti relativi ai piani di rientro e ai commissariamenti. «È stata inserita su richiesta della Regione Molise», ha spiegato il presidente Donato Toma, «ma condivisa da tutte le altre, la revisione delle procedure entro i prossimi 180 giorni anche alla luce delle disposizioni della Consulta», che si era pronunciata contro l’incompatibilità tra le figure di governatore e di commissario ad acta. Commissariamento che, si legge nel testo, «costituisce un rimedio ultimo dettato da circostanze eccezionali»: dall’anno prossimo il Comitato dei Lea (i Livelli essenziali d’assistenza) effettuerà ogni anno un monitoraggio, e in caso di «gravi criticità in almeno due macro-livelli di assistenza», si legge nel Patto, il Comitato inviterà la Regione entro trenta giorni a presentare un piano di risoluzione (‘Intervento di potenziamento dei Lea’) «nell’ambito della sostenibilità economica del Servizio sanitario regionale interessato».

MAGGIORE ELASTICITÀ SUL TETTO DELLA SPESA PER IL PERSONALE

Nel Patto è prevista inoltre, ha spiegato ancora Bonaccini, la rimodulazione «nella direzione di una maggiore flessibilità» del tetto di spesa del personale dal 5% al 10%, valutando la possibilità di un ulteriore innalzamento al 15%, e quella del tetto relativo agli acquisti di prestazioni dai privati accreditati. Prevista inoltre la revisione del decreto 70/2015 che fissava gli standard per l’assistenza ospedaliera. Tutti «strumenti importanti» secondo il coordinatore nazionale della commissione Salute Luigi Genesio Icardi. Scettici invece i ‘camici bianchi’ dello Smi, il Sindacato medici italiani: per il segretario generale Pina Onotri è un provvedimento «con luci e ombre, in cui ci sono poche risorse per i rinnovi contrattuali dei medici di famiglia». Il giudizio dei presidenti di Regione è però positivo: soddisfatto il governatore della Sardegna Christian Solinas («le nostre richieste più importanti sono state recepite») e quello del Veneto Luca Zaia («in questo documento c’è molto della nostra Regione»). «Per la sanità nuove assunzioni, investimenti, servizi migliori. Apriamo una nuova stagione di giustizia sociale» ha sintetizzato il presidente del Lazio, e segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

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Il 30 dicembre si decide sul ricorso contro lo stop all’altoforno 2 dell’Ilva

A ridosso della fine dell'anno si deciderà sul ricordo dei commissari straordinari contro la decisone del Tribunale di Taranto sul blocco dell'impianto.

È stata fissata per il 30 dicembre la decisione in camera di consiglio sul ricorso dell’Ilva in amministrazione straordinaria contro lo stop all’altoforno due dell’acciaieria di Taranto. È dello scorso 10 dicembre la decisione del Tribunale di Taranto che ha rigettato la richiesta di proroga presentata dai commissari straordinari Ilva sull’uso dell’Altoforno, sequestrato e dissequestrato più volte nel corso dell’inchiesta sull’incidente che nel 2015 costò la vita all’operaio Alessandro Morricella.

LEGGI ANCHE: Cosa prevede la bozza del decreto Taranto

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