La Verona razzista vista da Fresco della Virtus

Il presidente-allenatore della terza squadra della città dopo Hellas e Chievo guida un gruppo multietnico ed è il simbolo di "sinistra" del calcio di queste parti: «Balotelli? Un nemico per gli ultrà. Il colore della pelle viene dopo. Ma le mele marce vanno buttate via».

«La Verona razzista esiste, allo stadio come fuori, ma è un fenomeno più circoscritto rispetto ad anni fa». Lo assicura Gigi Fresco, 58 anni, veronese. Uno che, in un mondo sempre meno immaginifico, rischia di passare inosservato, talmente fuori dal seminato scorre la sua storia di dirigente scolastico nelle ore d’ufficio, responsabile di sette istituti della Val d’Illasi, e di presidente-allenatore di una squadra di calcio di Serie C, la Virtus Verona Vecomp. Così è – la sua doppia vita, sostenuta prima come studente e poi come lavoratore della scuola – da ormai 37 anni, durante i quali nessuno di simile è comparso sulla scena del calcio italiano, ma senza che l’establishment imperante si sia dato la cura di badarlo granché.

QUESTIONI DI ASTIO PERSONALE

Eppure, quando scoppiano “casi” come quello di Mario Balotelli, 29enne attaccante del Brescia bersagliato dai versi razzisti della curva dell’Hellas Verona durante la partita di Serie A giocata domenica 3 novembre allo stadio Bentegodi, vinta 2-1 dai padroni di casa, Gigi Fresco diventa il testimone più indicato per tastare il polso di una comunità calcistico-civile da sempre incline in certe sue frange alla burrasca e alla provocazione. «È vero, conosco bene la piazza, dove sono nato e dove opero nel mondo del calcio», ammette durante una pausa di giornate più frenetiche del solito, dovute al settimo posto della sua Virtus, dopo Hellas e Chievo terza squadra professionistica di Verona, con vista attualmente puntata sui playoff per salire in Serie B. «E da questo mio punto di osservazione», continua il presidente-allenatore, divenuto uomo simbolo della sinistra calcistica cittadina, «ribadisco che al giorno d’oggi, per la maggior parte degli ultrà gialloblù, le questioni personali vengono prima del colore della pelle».

I NEMICI E I VERSI DI CUI VERGOGNARSI

In che senso? «Provo a spiegarmi», chiarisce Fresco a proposito del Balotelli che, esasperato dagli insulti, ha calciato il pallone nella Curva dell’Hellas. «Gli ultrà del Verona, come tutti, hanno lunghe liste di giocatori e allenatori considerati nemici, o perché sono degli ex irriconoscenti, o perché in carriera si sono divertiti troppo a battere la loro squadra. Il problema nasce quando questi cosiddetti nemici hanno la pelle di un altro colore: allora scatta il solito campionario di versi scimmieschi e cori di cui vergognarsi».

LA DIFFERENZA CON GLI AFRICANI DELLA VIRTUS

Il presidente assimilato all’ex manager scozzese Alex Ferguson per via della sua longevità sulla panca del Manchester United, aggiunge: «Tutto ciò è comunque grave e va condannato, ma va precisato che, in assenza di queste premesse, l’avversario africano diventa uno come gli altri. L’ho verificato di persona nella partita casalinga giocata due mesi fa dalla Virtus contro la Triestina, durante i calci di rinvio del nostro portiere, che è un gambiano sbarcato in Italia a Lampedusa, Sibi Sheikh. In mezzo ai tifosi giuliani un bel numero era dell’Hellas, perché le due curve sono gemellate. Ecco, non c’è stata una volta in cui lo hanno preso di mira per il colore della pelle. Quando calciava, si limitavano a gridargli “scemo” come avrebbero fatto con qualsiasi portiere avversario».

MELE MARCE DA ESTIRPARE

Di fronte a questi dati di fatto, coach Fresco è ancora più convinto della necessità di misure esemplari contro chi ha riversato la sua intolleranza addosso a Balotelli, compresa la proibizione di andare allo stadio «perché una volta buttate via quelle mele marce a situazione può solo migliorare». Quindi il tecnico, prima di tuffarsi negli schemi con cui portare il bomber italo-nigeriano Odogwu a violare la porta della Fermana, conclude: «Verona è una città chiusa e diffidente per cui bisogna sempre ricordare che lo scudetto dell’85 ha dato a tutto l’ambiente una scossa formidabile, di cui si deve tenere conto anche quando si considerano gli eccessi di certi tifosi».

IL FATTORE UMANO CONTRO I RAZZISTI

Profondo conoscitore degli uomini sui banchi di scuola e fuori, prima ancora che dei calciatori, il presidente della società rossoblù ha dato spesso prova di questo suo fattore umano. Anche quando, con la Virtus in Serie D, i tifosi della Sanbonifacense presero di mira Dimas de Oliveira, ex bomber brasiliano della squadra. Il giorno dopo si presentò nel bar di San Bonifacio dove sapeva di trovare i capi ultrà, semplicemente per comunicare loro che disapprovava quei comportamenti razzisti. Nessuno ebbe qualcosa da ridire. Preferirono tutti fare esperienza della saggezza, semplice e realistica, di mister Fresco. Uno di loro, con qualche pensiero di differenza.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Ultrà contro i giocatori del Napoli dopo l’ammutinamento

Striscioni e cori prima dell'allenamento al San Paolo aperto solo agli abbonati e non alla stampa. "Rispetto!", "Meritiamo di più" e "Calciatori mercenari" tra i messaggi della contestazione. Intanto il presidente De Laurentiis pensa a quale sanzione applicare per la ribellione.

Dopo “l’ammutinamento“, i tifosi del Napoli non si sono schierati con i calciatori. Anzi: è scattata la contestazione. Circa 150 ultrà azzurri hanno manifestato all’esterno della rampa d’accesso dello stadio San Paolo dove alle 15.30 è iniziato l’allenamento della squadra di Carlo Ancelotti.

STRISCIONE SROTOLATO DAVANTI ALL’ENTRATA

Uno striscione con la scritta “Rispetto!” è stato srotolato davanti al varco da cui entrano i giocatori. Tra i cori intonati dagli ultrà i più gettonati sono stati “Meritiamo di più” e “Calciatori mercenari siete voi”.

SEDUTA CHIUSA A GIORNALISTI E FOTOGRAFI

La sessione di allenamento doveva essere aperta alla stampa, ma poi le cose sono cambiate ed è diventata una seduta speciale con libero accesso solo per gli abbonati. Lo staff di comunicazione del club azzurro aveva inizialmente annunciato che anche i giornalisti e i fotografi avrebbero potuto assistere dalla tribuna stampa. Ma in seguito alla difficile situazione ingenerata propri dal ritiro stabilito dal club e poi disertato dai calciatori e al conseguente silenzio stampa imposto dalla società, il Napoli ha revocato l’apertura per i cronisti.

OGNUNO A CASA SUA, TRANNE ANCELOTTI

Dopo l’1-1 con il Salisburgo di martedì 5 novembre in Champions league, la squadra si è rifiutata di andare a dormire a Castel Volturno come previsto dal programma del ritiro deciso dal presidente Aurielio De Laurentiis alla vigilia della sfida europea e dopo la sconfitta in campionato contro la Roma. Ognuno è tornato alla propria casa e si è presentato all’allenamento puntuale. A Castel Volturno hanno dormito solo l’allenatore Ancelotti e il suo staff.

L’allenatore del Napoli Carlo Ancelotti. (Ansa)

LA SOCIETÀ PRONTA A TUTELARSI

Questo “no” al ritiro difficilmente rimarrà senza conseguenze, come ha precisato lo stesso Napoli una nota: «La società procederà a tutelare i propri diritti economici, patrimoniali, di immagine e disciplinari in ogni competente sede. Si precisa inoltre di aver affidato la responsabilità decisionale in ordine alla effettuazione di giornate di ritiro da parte della prima squadra all’allenatore della stessa Carlo Ancelotti».

DE LAURENTIIS STUDIA LE SANZIONI POSSIBILI

Il tecnico aveva criticato pubblicamente la decisione di mandare la squadra in ritiro, dicendosi pronto però a rispettarla. De Laurentiis e Ancelotti hanno parlato a lungo al telefono, il primo da Castel Volturno, il secondo dall’Hotel Vesuvio: lì infatti De Laurentiis alloggia a Napoli e lì ha ricevuto l’amministratore delegato Chiavelli ragionando anche sulle sanzioni previste dai contratti dei calciatori per la ribellione al ritiro, che, hanno ricordato dal club, non era stato “punitivo“, ma solo per cercare una migliore amalgama.

Il presidente Aurelio De Laurentiis. (Ansa)

IL FUTURO: RISULTATI SUBITO O ADDIRITTURA L’ESONERO

Il senso della tregua è al momento quello di responsabilizzare squadra e tecnico: niente ritiro? Allora portate i risultati. Che devono arrivare già dalla sfida di sabato 9 novembre contro il Genoa, quando il Napoli cerca il successo che manca dal 23 ottobre, dalla gara vinta a Salisburgo. La città è sgomenta e divisa tra chi difende De Laurentiis, chi si schiera con Ancelotti – ma tra gli adetti ai lavori si è parlato anche di esonero – e chi con la squadra. Di certo a questo gruppo non appartengono gli ultrà.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Due tifosi scozzesi accoltellati a Roma prima di Lazio-Celtic

Ore di tensione alla vigilia del match di Europa League in programma all'Olimpico. Il ferimento al culmine di una rissa davanti a un pub. In città è scattato il piano di sicurezza.

Alta tensione alla vigilia dell’incontro di Europa League tra Lazio e Celtic in programma allo stadio Olimpico di Roma nel tardo pomeriggio del 7 novembre. Due tifosi scozzesi sono stati soccorsi nella notte dopo essere stati accoltelli da supporter biancocelesti in pieno centro .

SCATTATO IL PIANO DI SICUREZZA

A quanto ricostruito finora alla polizia, c’è stata prima una rissa davanti a un pub e poi l’accoltellamento. A essere colpiti uno scozzese 52enne nei pressi del pub e un altro 35enne in piazza Beniamino Gigli, poco distante da lì. Nella giornata del 6 novembre era scattato il piano di sicurezza per la partita di Europa League in programma allo Stadio Olimpico.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it